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La bellezza (estetica) è una sventura per il mondo

Quando uno compra un libro, non l’ha ancora letto: dunque, non può essere per il contenuto. In genere sono il titolo, la copertina, l’autore, la pubblicità, e il passaparola a farci scegliere un libro (come una persona) o a farcela rifiutare. La superficie.

Quella che si chiama bellezza estetica guida le scelte di moltissime persone, soprattutto in ambito sessuale e sentimentale.

Dal fatto che i corpi sono tutti diversi tra loro deriva il fatto che le persone preferiscono alcuni corpi rispetto ad altri e che giudicano belli quelli che preferiscono e brutti quelli che non preferiscono.

Il giudizio estetico, fatto su sé stessi o ricevuto dagli altri, può provocare emozioni molto intense e piacevoli, ma può anche provocare emozioni altrettanto intense ma spiacevoli.

Quando qualcuno si sente dire “sei bello/a, bellissima/o” o “sei brutto/a, o bruttissimo/a” reagisce emotivamente.

Le emozioni sono segnali e parte integrante dei processi cognitivi che collegano la mente e il cuore, in particolare costituiscono il risultato sensibile di giudizi e valutazioni subitanee: ciò che percepisco costituisce per me un fattore di benessere o un rischio? Mi posso rilassare o devo stare in guardia? La situazione sta cambiando in modo tale da sorprendermi o secondo le mie aspettative?

Al piacere generato dalla percezione visiva di una persona ritenuta bella le persone sono portate a rispondere nella maggioranza dei casi in modo positivo nei confronti di quella persona osservata: Gentilezza, interesse, aiuto, disponibilità a fare favori, amicizia. Gli stessi complimenti, che sono semplicemente parole e non azioni, provocano piacere nel soggetto ammirato, in certi casi producono anche speranze, o la sensazione di potersi lasciar andare a un’attrazione sessuale. La disponibilità mostrata dagli altri a relazionarsi con sé stessi provoca maggior autostima, assenza di senso di solitudine, benessere, godimento sessuale, sensazione di essere amati, un senso di potere e godimento.

IL CONFRONTO
Dal fatto non tutti i corpi sono uguali e che attraverso l’aspetto si può attrarre qualcuno deriva il fatto che qualcuno può sottrarre la persona desiderata a qualcun altro che non ha l’aspetto richiesto. E dunque deriva il bisogno di confrontarsi.

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Lo specchio magico è un elemento della fiaba Biancaneve dei Fratelli Grimm. Nella fiaba la regina è una bellissima donna che possiede uno specchio magico, al quale si specchia vanitosa. Invidiosa della bellezza della giovane figliastra Biancaneve, incarica un cacciatore di portare la ragazza nel bosco e ucciderla. Un giorno però la regina cattiva, grazie allo specchio fatato, scopre che la ragazza è viva e in salute. Cerca così di ucciderla nuovamente, riuscendoci con una mela avvelenata. Qualche tempo dopo viene invitata alle nozze di un principe e una principessa, e lo specchio la avverte che la sposa è più bella di lei. Questa sposa si rivela essere Biancaneve, risvegliata dall’amore del principe. Nella storia come nella favola a cui il film si ispira, la regina è molto superba e vanitosa, ossessionata dalla propria bellezza ed invidiosa della bellezza della figliastra, al punto da desiderarne la morte, pur di restare la donna più bella del regno. Lo specchio magico, di suo possesso, è abitato da uno spirito onnisciente, al quale rivolge sempre la frase: “Specchio, servo delle mie brame, chi è la più bella del reame?”

IL CONTROLLO DEL PROPRIO ASPETTO

Non solo una persona ha un preciso aspetto che la rende più o meno bella rispetto all’aspetto degli altri, ma questo suo aspetto può oscillare, e dunque una persona può volontariamente massimizzare o minimizzare l’aspetto che ha.
Chi crede che l’effetto estetico del proprio corpo sia prevedibile perché o totalmente oggettivo, o in gran parte oggettivo, cercherà di modificare il proprio aspetto, e tenerlo sotto controllo in modo che non cambi, per essere bello/a, e dunque per ottenere quei vantaggi che chi prova piacere estetico nel guardare tale bellezza spontaneamente sente di voler donare.

Ogni giorno le persone si guardano allo specchio per controllare se il proprio aspetto è nell’ordine giusto per essere apprezzato al meglio. Si pettinano i capelli, si tagliano la barba, si rifanno le sopracciglia, scelgono il vestito giusto, con la scollatura giusta.

Proprio perché esiste la bellezza estetica in un corpo, e si può avere un certo controllo sulla percezione altrui, fotografandolo si chiede di muovere il corpo al soggetto nudo in modo da arrivare a fermarlo in una posizione in cui esso, inquadrato dalla fotocamera e illuminato dai flash o dalle fonti di luce solare, risulti esteticamente migliore. Sono le cosiddette pose. Ed è questo che distingue una persona che si fa fotografare senza vestiti da una persona che posa per farsi fotografare nuda e che viene per questo chiamata fotomodella.

La fotografa Grecie Hagen ha messo a confronto due tipi di foto, in cui differenti pose, scelte appositamente per massimizzare quelle chi si sanno essere le forme migliori e peggiori che può assumere il corpo umano, producono differenti emozioni nell’osservatore.

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La fiction cinematografica mostra molti personaggi che soffrono perché gli altri non donano la loro attenzione, la loro benevolenza, il loro amore, la loro sessualità sesso a causa del proprio aspetto estetico.
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Sesso, diritto di avere figli, dovere di fare figli

Tra i vari problemi che i libidinosi possono incontrare nel fare sesso, è che ovviamente il sesso, se fatto senza precauzioni può portare a gravidanze.

Ciò che interessa la sfera privata, tra adulti consenzienti, non dovrebbe essere ristretto in nessun modo: ognuno deve poter fare cosa vuole. E questo vale non solo per l’omosessualità, ma anche, ad esempio, per la poligamia. Per quale motivo, se alcuni esseri si vogliono legare ad altri esseri, non dovrebbe essere loro consentito?

Dove invece intervengono altri esseri, allora le cose cambiano. E questo vale per l’adozione delle coppie, eterosessuali o omosessuali, e per la procreazione. Ovviamente non per l’aborto, perché gli esseri lì non ci sono ancora, e se si abortisce non ci saranno mai, nonostante ciò che sbraitano in chiesa.

Ma quando nel fare sesso le arrivano a una gravidanza non desiderata c’è la resistenza sociale all’interruzione di gravidanza per motivi morali e religiosi.
E quando la gravidanza è desiderata ma non ci sono le condizioni necessarie a dare serenità al figlio l’imposizione dell’interruzione di gravidanza da parte dello Stato è ostacolata dall’opinione pubblica.

DIRITTO DI NASCERE
“La vita umana fin dal concepimento” è un’espressione contraria non soltanto all’evidenza scientifica, ma anche alla tradizione teologica. Per quanto riguarda la prima, infatti, si sa che almeno fino al quattordicesimo giorno dal concepimento il pre-embrione non può essere considerato un individuo attuale. Prima del sesto giorno, perché le sue cellule sono ancora totipotenti, e dunque ciascuna di esse è un individuo potenziale. E tra il sesto e il quattordicesimo giorno, perché il pre-embrione può ancora dividersi in gemelli monozigoti, e dunque nemmeno esso ha ancora un’individualità attuale.
Quanto all’umanità, poi, tutto dipende da cosa significa il termine.
Se la presenza di un sistema nervoso, questo comincia a svilupparsi dopo il quattordicesimo giorno. Se la percettività sensoriale, allora il tatto arriva al secondo o terzo mese, il gusto al sesto e l’olfatto all’ottavo. Se l’autocoscienza, bisogna naturalmente attendere mesi dopo la nascita. Se la parola un paio d’anni. Se la ragione, quella per qualcuno può anche non arrivare mai.

Alcuni affermano che i figli abbiano diritto di nascere anche quando i genitori non volevano fare figli ma volevano solo fare sesso. I figli non hanno il diritto di nascere se scopando gli anticoncezionali avessero fallito, hanno invece diritto di non nascere se non ci sono certe condizioni.
La prima è: non puoi avere solo voglia di scopare per far nascere un figlio, ma devi avere voglia anche di avere un figlio.

In questo modo le persone che negano l’aborto legale danno vita all’aborto clandestino. Il quale, può uccidere la donna in stato di gravidanza, di cui però non si preoccupano gli anti-abortisti o obiettori di coscienza o pro-life. Sono a favore di una vita, che è una costruzione mentale, quella del nascituro, ma sicuramente non sono a favore per la vita della madre, donna che loro considerano colpevole di aver scelto un rapporto sessuale pericoloso, e quindi soggetta a dover subire danni su di sé per rimediare all’errore.
Come è successo a una ragazza di 17 anni che ha pagato 50 euro per delle pasticche realmente destinate all’ulcera ma usate con l’intento di abortire, da una coppia di nomadi romeni, che ha rischiato la vita a causa di una grave infezione. La ragazza si era rivolta alla coppia di improvvisati dottori per nascondere alla madre quella gravidanza.
l fratello di 12 anni e Marta, la sua ragazza appena quindicenne, lo hanno trovato appeso alla trave che attraversa il deposito sotto casa, un ragazzo di 17 anni di Rivoli. non ha potuto sopravvivere alla notizia che il consultorio aveva negato l’autorizzazione all’aborto alla sua ragazza.
“Si è sentito impotente” ha raccontato la fidanzata. Lei ha telefonato a lui dicendogli che al secondo appuntamento il giudice tutelare le aveva chiesto di ripassare al consultorio, che insisteva affinchè lei dicesse ai miei genitori di essere incinta ma lei aveva troppa paura, non voleva che si sapesse che aspettavo un figlio, e aveva chiesto di fare tutto in segreto”.
La madre che racconta  “Sarebbe bastato un po’ di buon senso e di umanità. Invece quando io ho accompagnato i ragazzi al consultorio siamo stati accolti con aggressività. Io sono stata allontanata, mio figlio è stato trattato come un appestato e Marta come una colpevole”.
Una volta che il figlio si è ucciso ha schiaffeggiato la responsabile e l’assistente sociale che si occupavano del caso. I due sono finiti al pronto soccorso. “Sono loro i responsabili della morte di mio figlio – spiega Luisa P. – Durante uno degli incontri la responsabile gli ha detto che non aveva il diritto di fare certe cose ma lo ha fatto con termini crudi, irripetibili…”.

La quantità dei medici obiettori di coscienza, che può casualmente essere minima o grandissima, è evidente che impediscono la reale applicazione della legge 194. L’obiezione di coscienza è illegalmente utilizzata anche per la prescrizione della pillola del giorno dopo.
Questa è una violenza, quella che ti porta a ingerire un farmaco che potrebbe ucciderti perché le tue scelte non sono sostenute così come dovrebbero essere,

E’ probabilmente una morale feroce, una morale che etichetta come “troia”, “facile”, “poco di buono” una ragazza che fa sesso e rimane incinta senza averlo scelto, una morale sessuofobica quella che ha portato la ragazza a tacere.

DIRITTO DI DIVENTARE GENITORE
Molte persone, in contrasto al divieto di far nascere figli se non ci sono le condizioni, dicono che la madre dovrebbe vere il diritto di far nascere i figli, o la cellula fecondata il diritto di nascere, o in generale la donna il diritto di fare quello che vuole con una propria parte del corpo, in questo caso l’utero, e quindi il diritto di diventare genitore.

La realtà in termini di aborto e diritto ad avere figli è ben diversa da quella ideale. A Trento, nel 2011, un conflitto ha opposto una sedicenne incinta e i suoi genitori. Lei avrebbe voluto tenere il figlio concepito con un albanese. Loro si sono rivolti al tribunale per farla abortire (di nuovo, visto che la ragazza è recidiva). Ma il giudice ha negato l’imposizione dell’intervento, perché per la nostra legislazione l’aborto è un diritto (limitato), ma non un dovere. Naturalmente, non si può pretendere molto di diverso, in un paese in cui la politica famigliare è ispirata a valori predicati da eunuchi che si rifanno agli insegnamenti di una “famiglia” in cui tutti i membri (padre, madre e figlio) erano vergini.

Finché fratello e sorella fanno sesso senza fare figli non è un problema che riguarda gli altri. Il rapporto sessuale tra consanguinei, detto incesto, in sé non è pericoloso né a livello di salute fisica che psichica.  Ma nel momento in cui fanno figli, volontariamente riguarda appunto i figli, e deve essere loro impedito, perché il nostro patrimonio genetico ha bisogno di variazione, accoppiarsi con un consanguineo non permette di introdurre elementi di variazione nel codice genetico del figlio e a lungo andare tale codice può indebolirsi. Inoltre più è vicina la consanguineità tra i genitori più è stato riscontrata una incidenza di malattie ereditarie recessive.

Per anni hanno vissuto come una coppia normale, poi la verità è venuta a galla e sono finiti nei guai. Robin Price, per 30 anni ha nascosto a sua figlia di essere frutto di un amore incestuoso, quello tra lui e sua sorella
L’uomo e la donna per anni hanno vissuto come una coppia normale fino a quando la polizia non ha bussato a casa sua per chiedere delle spiegazioni. Price e sua sorella hanno avuto una lunga relazione da cui sono nati tre figli, due dei quali morti in tenera età. La più grande, che da tempo non vedeva la madre, ha deciso di saperne di più sulla donna e ha scoperto che in realtà era sua zia, sorella del padre. La donna, come riporta il Sun, dopo essersi separata, ha avuto un’altra famiglia con un altro uomo, ma il fratello ha mantenuto per tutto questo tempo il segreto per tutelarsi legalmente e proteggere la figlia. L’uomo ha ammesso che tra loro era scoppiata una passione travolgente a cui non erano riusciti a sottrarsi, dopo aver appreso della gravidanza hanno deciso di amarsi come una coppia normale ma dopo alcuni anni si sono separati. L’indignazione della figlia, che l’ha spinta a denunciare i genitori, potrebbe costare cara ad entrambi che rischiano una condanna fino a 7 anni di carcere.

In un paese ideale e razionale, una attività sessuale compiuta per puro piacere in modo responsabile, o la scelta di procreare in modo responsabile richiederebbe anzitutto e soprattutto la considerazione e la difesa del diritti dei nascituri.
Diritti che includono quelli enunciati in teoria dalla Costituzione: salute, istruzione, lavoro. Ma anche quelli rivendicati in pratica da chiunque: benessere, felicità, autorealizzazione.
Certe prospettive possono venire a mancare in alcuni casi. Infatti non tutti possono fare i genitori in modo benefico per loro mancanze economiche, psicologiche, culturali.

Sul piano culturale, al diritto di diventare genitori, molti associano anche il diritto di educarli come meglio credono.
Ma se i genitori educano liberamente i figli, magari parlano loro in dialetti locali inutili o insegnando locuzioni sgrammaticate che imparate a due-cinque anni (l’età alla quale si impara una lingua per locuzioni) restano in loro a vita.
Possono trasmettere un imprinting di valori di ispirazione religiosa (inculcando ad esempio la “colpa” cattolica, soprattutto legata al sesso) a due-tre anni, da cui ad esempio una ragazza non si libererà mai più in vita sua. Facendo loro credere che il sesso per puro piacere sia peccato, sia malato, e da evitare (impedendo loro quindi di usufruire di valide sensazioni e emozioni da sostituire a tabacco, alcol, droghe).
Possono vestire con colori “da maschietto” il loro bambino di uno, due, tre anni e con colori “da femminuccia” la loro bambina di uno, due, tre anni.

Inoltre i genitori possono far correre dei rischi ai loro figli tramite le loro scelte basate su informazioni sbagliate, facendoli morire per le loro stupide idee sull’omeopatia e i vaccini.

In una società ideale, il personale responsabile dell’educazione dei giovani sarebbe formato e selezionato secondo criteri stabiliti dall’élite scientifica e scientifico-pedagogica di un paese. L’élite sarebbe determinata con criteri analoghi a quelli del reciproco riconoscimento all’interno della comunità scientifica (allo stesso modo in cui si riconoscono gli oncologi più autorevoli).

Il governo metterebbe in pratica (come malino si è fatto in Cina) l’ideale del “governo degli ingegneri”. Ovvio che io come ministro della pubblica istruzione, prima di farti insegnare a dei bambini o ragazzi, ti faccio fare decine di questionari e test psicologici (anche con l’aiuto di neurotecnologie) a tranello per vedere se ti dichiari ateo e materialista e se lo sei davvero o menti (o, anche, se menti a te stesso). E se non passi i test non insegni.

Per quanto riguarda il piano economico, se si è poveri, a meno che lo Stato non abbia la capacità di assicurare la vita, economicamente parlando, al figlio, lo Stato dovrebbe imporre l’aborto. Ma in realtà questo accade in modo simile. Quando gli assistenti sociali constatano che i genitori non sono idonei a tenere i figli, glieli tolgono, con le conseguenti sofferenze psicologiche, e i conseguenti costi sociali che sarebbero evitati con l’aborto.

Allo stesso modo il piacere sessuale non deve compromettere la vita degli altri e arrecare sofferenza a loro. Ma demonizzare il piacere sessuale perché può produrre imprevisti non è giusto né utile a eliminare gli imprevisti dolorosi. Se si fa sesso per puro piacere senza protezioni e si rimane incinta, ma le possibilità di crescere il figlio/a non sono buone, oppure non c’è la volontà e quindi anche forzandosi la crescita non sarà una buona crescita, è necessario abortire piuttosto che condannare l’atto sessuale. Molti preferiscono condannare l’atto sessuale perché vedono nell’aborto un atto estremamente negativo.

Prima di regolamentare l’adozione, anche di coppie eterosessuali, bisognerebbe regolamentare la procreazione, anche di coppie regolarmente sposate.

non si vede perché ci si deve preoccupare così tanto dei bambini che già esistono, e che dunque in qualche modo bisogna sistemare, e niente dei bambini che ancora non esistono,e ai quali si potrebbero evitare genitori incapaci o distruttivi, come quelli che poi li abbandonano a morire sulla strada appena nati. o li fanno morire per le loro stupide idee sull’omeopatia e i vaccini.

come mai due anziani non dovrebbero essere idonei ad adottare un orfano, che è già nato, ma invece dovrebberlo essero a procrearne uno nuovo, che ancora non lo è, e che quindi arriverà quando loro saranno ancora più anziani? perché l’età dovrebbe essere un impedimento nel primo caso, e non nel secondo?

e perchè due giovani ed al futuro incerto, o persone non sufficientemente benestanti, non dovrebbero adottare un bambino, ma possono farne uno? forse che il loro figlio ha meno diritti di quello che loro non possono adottare?

la logica di questi ragionamenti mi sfugge. e infatti temo che non ci sia nessuna logica, nella legislazione. se non quella che quando i bambini ci sono già, ci si comporta razionalmente.

non è che bisogna togliere le procedure per l’affido o l’adozione, ma estenderle allo stesso modo alla procreazione, sulla base del semplice principio che non si capisce perché, se una famiglia è inadatta ad adottare, dovrebbe invece esserlo a procreare. con l’aggravante, come dicevo, che un’adozione riguarda un bambino che già c’è, e che bisogna in qualche modo sistemare, mentre la procreazione riguarda un bambino che ancora non c’è, e che si può evitare di far venire al mondo in condizioni non adeguate. che poi sono quelle che spesso portano all’adozione, come diceva appunto isaia (senza che questo lo turbi, perché l’importante è fare figli…).

in una parola, meglio prevenire (evitando la procreazione) che curare (con l’adozione, o anche con l’aborto, che è l’altra faccia della medaglia).

Ciò che interessa la sfera privata, tra adulti consenzienti, non dovrebbe essere ristretto in nessun modo: ognuno deve poter fare cosa vuole. E questo vale non solo per l’omosessualità, ma anche, ad esempio, per la poligamia. Per quale motivo, se alcuni esseri si vogliono legare ad altri esseri, non dovrebbe essere loro consentito?

Dove invece intervengono altri esseri, allora le cose cambiano. E questo vale per l’adozione delle coppie, eterosessuali o omosessuali, e per la procreazione. Ovviamente non per l’aborto, perché gli esseri lì non ci sono ancora, e se si abortisce non ci saranno mai, nonostante ciò che sbraitano in chiesa.

 

questo è ovviamente un principio teorico: l’applicazione pratica è complicata, in questo caso come in altri. ad esempio, nella democrazia.

ma nel caso della “patente di genitorialità”, in fondo si potrebbero applicare le stesse leggi già in vigore per l’adozione. se una coppia non risulta idonea ad adottare, a maggior ragione non dovrebbe esserlo a procreare. e dunque bisognerebbe impedirglielo. e non sarebbe un’imposizione maggiore, o meno “democratica”, di quanto già non siano le leggi per l’adozione: anzi, lo sarebbero meno.

ovviamente, i criteri sarebbero comunque condizioni necessarie, ma non sufficienti, per adottare o procreare. ma applicarli sarebbe comunque un passo avanti.

ma è ovvio che queste proposte vanno contro l’ideologia del “crescete e moltiplicatevi”, e se un politico facesse seriamente una proposta in questo senso, verrebbe linciato.

nell’adozione il problema non si pone, invece, perché la moltiplicazione è già avvenuta. ma almeno questo smaschera le motivazioni che stanno dietro l’ideologia precedente, e dimostra che questa non ha nulla a che fare con il benessere del bambino.

Un genitore deve per forza di cose avere il diritto di prendere decisioni per il proprio figlio, perché se non lo fa lui lo fa il figlio, il quale può voler alimentarsi con sole caramelle e coca cola tutti i giorni arrivando pure a morire. Ma può prendere decisioni giuste o sbagliate, come non far andare il figlio alle feste con gli amici per evitare che mangi la torta fatta col burro e andare contro i principii vegani.

E alcune, invece di attendere le condizioni giuste vogliono prendere la scorciatoia.

Esistono diverse possibilità:
– donne con una famiglia che le può aiutare anche fisicamente
– donne senza famiglia e anche senza appoggio del padre.

DISCRIMINANTE DI ETà
Se due genitori diventano genitori dopo i 55 anni inizia a diventare un problema progressivo con l’aumentare dell’età, ad esempio se un padre ha 70 anni alla nascita del figlio, quando il figlio avrà 10 anni, se il padre sarà ancora vivo, lui ne avrà 80, e quando ne avrà 15 e avrà bisogno di un modello comportamentale da imitare per costruirsi la sua personalità adulta capace di dominare l’ambiente, affrontare i problemi e avere sicurezza in sé il padre sarà troppo stanco, e mentalmente debilitato per fornire questo modello.

Da una parte le ragioni del cuore. Dall’altra quelle della legge. Le prime hanno spinto una coppia a ricorrere alla fecondazione eterologa all’estero per diventare genitori nonostante l’età, 58 lei, 70 lui. Quelle del Tribunale dei minori di Torino hanno, invece, stabilito che la loro bambina dovrà essere data in adozione. Viola, il nome è di fantasia, oggi ha 16 mesi e da 15 vive con una famiglia affidataria. In tutto questo tempo i giudici, aiutati da psicologi e psichiatri, hanno studiato il caso. Una realtà complessa e delicata che vede come protagonista una giovane vita desiderata e concepita da quelli che molti definiscono come genitori-nonni. Troppo anziani per allevare un figlio.

E ora il verdetto del collegio presieduto dal giudice Donata Clerici fotografa la scelta di un uomo e una donna «fondata sulla volontà di onnipotenza, sul desiderio di soddisfare a tutti i costi i propri bisogni». E ancora: «Non si sono posti seriamente domande in merito al fatto che Viola si ritroverà orfana in giovane età».

Eppure i genitori di Viola, Gabriella e Luigi Deambrosis – lei bibliotecaria, lui impiegato, ex sindaco di un piccolo centro del Monferrato -, raccontano un’altra verità. «Per noi è stato come subire un furto – dicono, tenendosi per mano -. Ma le vere vittime di questa ingiustizia non siamo noi: è la nostra bimba. Perché deve essere strappata alla sua famiglia d’origine? Guardi queste foto, guardi come sorride quando sta con noi, la vediamo solo ogni quindici giorni e ogni volta, quando ci allontaniamo da lei, riviviamo quella mattina in cui i carabinieri vennero a prenderla a casa».

Un passo indietro è doveroso. Perché se è vero che nelle 16 pagine della sentenza del Tribunale si pone molto l’accento «sull’eccessivo desiderio di genitorialità» della coppia, è altrettanto vero che esiste un antefatto, oggetto di una causa penale per abbandono dei minori. Viola aveva appena un mese quando venne notata piangere disperata, da sola, sull’auto del papà vicino a casa, a Mirabello, un paese di mille anime poco distante da Casale Monferrato. «Stavo scaricando la spesa, mentre mia moglie era andata a farsi una puntura, ma non ho mai perso di vista né la bimba, né l’auto» si difende Luigi Deambrosis.

«La bambina è rimasta sola sull’auto, non vigilata in modo costante, 40-45 minuti – scrivono i giudici -, il padre si è riavvicinato alla bambina senza mostrare allarme per il suo pianto e la madre, quando torna a casa, chiede al marito come sta la figlia, lui risponde bene senza dirle che è in auto, lei sale le scale e va al piano di sopra senza accertarsi della presenza e delle condizioni della figlia». Difesi dall’avvocato Giulio Calosso, i genitori di Viola affronteranno a febbraio l’udienza preliminare del processo per questa storia. Intanto insistono nel ribadire il «nostro amore incondizionato per nostra figlia».

La mamma: «Quando ci siamo sposati, nel ‘90, avevo 36 anni. Quando ho visto che non rimanevo incinta, mi sono sottoposta ad oltre 10 tentativi di fecondazione assistita in Italia. Tutti falliti. Cosa dovevo fare? Arrendermi? Io e mio marito ci siamo interrogati a lungo sull’opportunità di andare avanti e così abbiamo deciso di rivolgerci all’estero per l’eterologa». In mezzo ci sono state anche due richieste di adozione, la prima nel ‘99, la seconda nel 2003, entrambe respinte. Assistita dagli avvocati Fabio Deorsola e Gianni e Antonio Dionisio, la coppia si appellerà alla sentenza del Tribunale dei minori.

«Quello che ci amareggia di più, però, è il modo in cui ci hanno dipinto – dicono -, siamo brave persone, crediamo che un figlio sia l’espressione dell’amore di una coppia e invece ci hanno portato via la nostra dolcissima Viola». Secondo i periti del Tribunale il padre «ha scompensi in senso dissociativo e psicotico», la madre «non stabilisce con la figlia contatto emotivo, … mostrando una ferita narcisistica intollerabile». Ma nelle foto Gabriella stringe e sorride sempre alla sua bambina. «Siamo di fronte a un pregiudizio – chiosa l’avvocato Deorsola – che vede l’adozione come alternativa al desiderio di genitorialità».

I RICCHI CONSIGLIANO DI FAR FIGLI AI POVERI CHE SFRUTTANO
Il 28 luglio 2016, il Consiglio dei ministri approva la proposta della ministra Lorenzin di istituire per il 22 settembre di ogni anno una giornata nazionale dedicata all’informazione sulla fertilità umana. Vengono prodotte delle immagini pubblicitarie con l’intento di promuovere certe scelte e disincentivarne altre.

Il capogruppo dei deputati di Sinistra Italiana, Arturo Scotto, ha affermato: “La campagna di comunicazione ministeriale sulla fertilità ha mostrato chiaramente non tanto l’intento di informare, ma piuttosto quello di promuovere un’ideologia di parte. Che va nella direzione di scelte di governo volte a svuotare la sentenza della Corte Costituzionale che ha superato il divieto di fecondazione eterologa, ignorare le difficoltà che molte donne incontrano nel ricorrere alla legge sull’interruzione volontaria di gravidanza, spingere verso una condanna mondiale della maternità surrogata intesa addirittura come crimine contro l’umanità”.

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L’impressione è che per confezionare la copertina dell’opuscolo pro-fertilità (poi ritirato e oscurato dal sito del Ministero) si siano affidati a uno spensierato, presuntuoso quanto insipiente fai-da-te, basato sul “e che ci vuole?”.
Si va su un sito di fotografie di stock, in cui si trovano immagini “a noleggio”, a disposizione di chiunque le chieda in affitto, si digitano due o tre paroline chiave, si scaricano le foto simboliche e si spende pure poco. Time fece sapere di aver pagato 30 dollari una foto da copertina che normalmente ne costava qualche migliaio.

Immagini a poco prezzo, prodotte appositamente per essere riutilizzate, modificate, reimpastate in prodotti comunicativi diversi, pensate per essere generiche, intercambiabili, multiuso.

Nella foto scelta i buoni (fertili) sono biondastri bianchi e belli e vanno al mare in luminose giornate di sole, dunque nel tempo libero da lavoro, e probabilmente perché si possono permettere di andare al mare. Il suo titolo, nel catalogo dell’agenzia che la vende, è: “Gruppo di amici che si godono una giornata al mare”. Può andare bene per un dépliant di villaggio vacanze, ma anche per una pubblicità di dentifricio (mostrano come pescecani sorridenti i loro i denti bianchissimi).

Sul piano culturale queste immagini lavorano silenziosamente a un’enorme operazione di costruzione artificiale dell’immaginario pubblico. Qualcuno le ha definite “la fabbrica dell’ordinario”. La loro anonima banalità apparentemente non-significante le fa passare sotto la soglia dell’attenzione critica. Eppure danno forma ogni giorno, nel modo più invadente e occulto, alla nostra percezione del quotidiano.

Proprio la loro apparente banalità è la loro potenza. Dovendo coincidere con l’immaginario più diffuso, ne raccolgono, confermano e rilanciano tutti i luoghi comuni, tutti i pregiudizi di genere e razza e diseguaglianza sociale. Sono le foto che si vedono più spesso, e che condizionano molto più delle foto giornalistiche.

Le foto di stock non sono, come si crede, e come crede purtroppo anche qualche addetto ai lavori, un contenuto neutro, un materiale grezzo da costruzione, come la calce o i mattoni per il muratore. Sono immagini che contengono e rilasciano ideologia, morale, politica a piene mani. Sono foto utilizzate anche dai motivatori, dagli allenatori della mente, da tutte quelle persone che per guadagnare soldi producono fantasie di serenità e gioia in chi ne ha poche.

Ma non tutti sono ricchi, e possono mostrare grandi sorrisi, e denti bianchissimi, in giornate di sole, nel tempo libero, al mare come nelle foto presa dai siti di stock immagini.

Alcuni ricchi sembrano percepire il mondo attraverso le foto dei siti di stock immagini, e quindi sembrano paradossalmente non accorgersi delle differenti possibilità che ha un povero rispetto a un ricco, quando trattandolo come un pari a livello economico gli dispensa perle di saggezza sullo scegliere uno stile di vita dispendioso economicamente, come quello di essere genitori, mentre allo stesso tempo gli toglie quella possibilità di scegliere quello stile di vita non ricompensandolo in modo adeguato per il lavoro che gli fornisce, ed evadendo le tasse che servono anche ai più poveri. Alcuni possono permettersi figli anche perché non danno il giusto compenso a chi fornisce loro dei servizi, che per questo motivo perdono la possibilità di permettersi di avere dei figli, ed essere così costretti a rimandare o a non farli, se li vogliono.

Una donna con lauto stipendio e risparmi, che condivide la sua vita con un uomo con lauto stipendio (medico, avvocato, ingegnere…) può pagare una baby sitter e una un’addetta alle pulizie domestiche.
La baby sitter per farla lavorare dal lunedì al venerdì, per farle prendere figli all’uscita da scuola, rispondere al telefono di casa mentre i datori del suo stipendo stanno facendo altro per poi informarli “è il signor x, Giovanni”, cucinare per genitori, figli, e parenti, lavare i piatti, pulire il frigorifero, cambiare pannolini, dare indicazioni alla donna delle pulizie, per sostituire lei e il padre mentre lavorano e guadagnano soldi.

Una quantità di tempo e di compiti al punto che il bambino della signora pagante chiamerà mamma la baby sitter, e nel caso il bambino della babysitter sia con loro presente mentre l’altro bambino la chiama mamma si offenderà e arrabbierà. E, inoltre, la baby sitter farà pranzare i propri figli più tardi, per poter preparare il pranzo in tempo ai figli della mamma pagante.

La baby sitter e la donna delle pulizie, così come eventuali persone che lavorano per questi ricchi con figli, ricevendo una quantità di soldi inferiore, però non potranno a loro volta pagare baby sitter e donne delle pulizie.
Mentre questi ricchi, col tempo libero guadagnato, possono fare progetti di business, sfruttando ragazzi che non trovano lavoro, usando finanziamenti pubblici destinati alla loro formazione che non riceveranno e impiego futuro che non riceveranno una volta finiti i finanziamenti.

Persone del genere che danno il consiglio di progettare di fare un figlio prima dei 35 anni, perché si riduce la fertilità, o perché si riducono le forze “devi pensare ai figli prima di quell’età” a chi non ha le loro possibilità economiche, anzi, magari a chi lavora per loro, in nero, ed è sottopagato e sfruttato, come una baby sitter o un’addetta alle pulizie domestiche e dicendo pure “il problema non sono i soldi ma che i giovani pensano a divertirsi e pensano che saranno sempre giovani” e appoggiando ideologicamente iniziative indecenti del ministero, non si accorge delle differenze economiche che ci sono tra le varie persone, né del fatto che in grande parte sono determinate dallo sfruttamento dei ricchi borghesi, che se proprio ci tengano che la gente faccia figli prima dei 35 anni potrebbero rinunciare a risparmiare soldi per i loro desideri sottraendoli dalle paghe delle persone che lavorano per loro. Paradossale consigliare di pensare a far figli a persone che non hanno soldi per farne e che non ne hanno anche per colpa propria.

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Il corpo e la mente in azione per sopravvivere e vivere


IL MOVIMENTO DEL CORPO PER USARE E MODIFICARE L’AMBIENTE ATTORNO

La sensibilità e la capacità di percepire sono intrinsecamente finalizzate all’azione: ogni organismo di qualsiasi specie percepisce del mondo solo ciò che gli serve per agire o, per meglio dire, per mettere in atto un comportamento adeguato.

All’istinto di separarsi e congiungersi alle cose del mondo corrisponde il fatto che l’essere umano possiede un corpo che può interagire con l’ambiente, il quale può essere modificato attraverso il proprio corpo. L’emozione provoca l’azione che causa una modificazione dell’ambiente.

Gli animali, grandi e piccoli, si muovono e muovono alcune loro parti, a tal punto che se si scorge qualcosa che si muove, si è subito portati a pensare che si tratti di un essere vivente.
Gli oggetti inanimati non si muovono, bensì sono mossi, da un vivente, dal vento, dall’acqua, dalla gravità o dal calore. Può sembrare che le piante non si muovano e che facciano perciò eccezione a questa regola, ma non è così. Innanzitutto con il tempo anch’esse crescono, cambiano fronde e fogliame e sostituiscono alcune loro parti; inoltre al loro interno tutto. Utilizzando opportuni strumenti si può notare come al loro interno e dentro alle loro cellule ci sia lo stesso frenetico movimento e incessante flusso di materia che si osserva all’interno delle cellule animali.
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Perché Il Corvo è il mio cinecomic preferito

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Diretto da Alex Proyas (autore di Dark City) nel 1994, tratto dall’omonimo fumetto di James O’Barr.

L’ultimo film di Brandon Lee, figlio di Bruce Lee, morto sul set per un colpo di pistola. Alcune scene sono state lavorate in computer grafica per permettere di far “resuscitare” l’attore. Tratto dal fumetto omonimo.

Mio fratello teneva il poster del corvo appeso alla parete sopra la scrivania nella sua camera, lo disegnava, me ne parlava.

Rabbia, estetica dark, tristezza, e frasi ad’effetto come “non può piovere per sempre”.

Mi regalò l’audiocassetta da inserire nello stereo della colonna sonora. E ascoltai quella colonna sonora per tantissimi anni.

Fantastica: dai The Cure con Burn, passando per i Nine Inch Nails con la cover dei Joy Divsion “Dead souls” agli Stone Temple Pilots, Color me once dei Violent Femmes, e la voce di Elizaebeth Fraser dei Cocteau Twins in Time Babe III, Machines of Loving Grace con Golgotha Tenement Blues.


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LA GUIDA DEFINITIVA ALLA COSTELLAZIONE DEI VIOLENTI INSULTI A DONNE E UOMINI PER GLI SPOGLIARELLI (SOPRATTUTTO DELL’8 MARZO)

Ci sono persone che insultano su base soggettiva, altre che si appellano a supposti effetti delle azioni giudicate nella realtà esterna oggettiva.

Per quanto riguarda la propria soggettività non si dovrebbero nemmeno prendere in considerazione i propri desideri, gusti, abitudini per giudicare gli altri moralmente. Un giudizio etico si riferisce non a ciò che non ci piacerebbe fare, ma a ciò che produce danni negli altri. Per tanto “Io non lo farei” “Mi farebbe schifo farlo” “Non ne ho bisogno” “Non mi piace” non sono argomenti validi ma egocentrici. Come dire “poiché non mangio le melanzane perché sono allergico devono smettere tutti di mangiarle”.

In genere chi critica ce li vede dei motivi oggettivi per cui queste cose producono danni agli altri. è in questa ignoranza il problema.

LE LEGGI MORALI INFRANTE NELLO SPOGLIARELLO

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Le regole e i giudizi per le infrazioni di queste regole utilizzati contro l’esposizione della nudità, e di tutti gli atti che hanno a che fare con la sessualità, e il loro uso, sono tantissimi. A sentire molte persone l’esposizione del proprio corpo ad altri deve essere: dignitosa, non volgare, non squallida, non da troia, non degradante, non oggettificante, non perversa ecc

Lo spogliarello, o striptease secondo la nomenclatura di lingua inglese, è il termine che connota la tecnica dello spogliarsi lentamente degli indumenti. Ha valenza di azione di seduzione e può assumere forma di esibizione erotica – talvolta in chiave ironica – quando la platea di spettatori è costituita da più persone. All’interno del mondo dello spettacolo, è stato uno dei numeri centrali del genere teatrale chiamato burlesque.

Lo spogliarello che avviene in discoteche e night club, sia per chi si spoglia che per chi assiste allo spogliarello, infrange alcune regole base della morale comune che limitano l’esposizione del proprio corpo nudo agli altri e l’osservazione del corpo nudo altrui:
1. non godere della tua eccitazione sessuale, anche di origine visiva, in presenza di più di una persona (monogamia imposta).
2. non godere del tuo piacere sessuale, anche di origine visivo, con sconosciuti/e con i/le quali non si è conversato e conosciuto la loro vita, le loro credenze, i loro gusti, ma accompagna sempre questo piacere a una connessione intellettuale e affettiva.
3. non esprimere il tuo piacere sessuale in modo chiassoso e vistoso, sii morigerata/o, riservata e coperta/o.

In sintesi il comandamento morale è: Pensa a fidanzarti in modo esclusivo, pensa all’amore, alla protezione, alla sicurezza, non provare piacere guardando altre persone, non farti fotografare durante certi atti, fai sesso con lui/lei senza mostrarlo a nessuno, dal vivo, in foto o in video, e senza neanche raccontarlo.
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LA CONFUSIONE TRA ARTE E VERITà E LA GERARCHIA DI FRUIZIONE

Gli umani nel corso del tempo hanno imparato a controllare e utilizzare la materia. Alcuni tipi di materia in particolare (la grafite della matita, la vernice, gli alogenuri d’argento, i pixel, i suoni prodotti da legno, gusci, corde metalliche..) sono stati utili per produrre moltissime cose con delle caratteristiche particolari indicate genericamente dalla parola “arte”: la pittura, il disegno, la musica, la fotografia, il cinema, i videoclip musicali, i cartoni animati e così via.
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Allo stesso tempo, strumenti come la penna,  l’inchiostro, le macchine da stampa, sono stati usati in contemporanea all’uso del linguaggio per scrivere opere: Romanzi, poesie, saggi scientifici, libri di storia, manuali e così via.

Quando nessuno sapeva scrivere era normale trascorrere un’esistenza che prescindesse da tale attività. Nelle regioni dov’è stata inventata la scrittura, però, è cominciata un’opera d’informazione e di formazione che ha portato i ragazzi ad apprendere molto presto i meccanismi del leggere e dello scrivere. Questa pratica, che coinvolge allo stesso tempo un apprendimento cognitivo esplicito e un apprendimento procedurale e irriflesso, si è così diffusa, mantenuta e propagata.
Oggi, tutti hanno la possibilità di leggere tutti i tipi di libri esistenti, vedere film, guardare dipinti e fotografie.

Per fruire dell’insieme di produzioni umane è utile riflettere sulle loro caratteristiche, sul loro effetto, e dunque la loro funzione, in modo da comprendere cosa aspettarsi da esse e cosa non aspettarsi, perché la mente umana ha il potere di aspettarsi certi risultati dove non si possono trovare, e dunque va corretta attraverso la conoscenza della verità.

LA FUNZIONE DELL’ARTE

Tutta l’arte, letteratura compresa, sono dei passatempi.
Poiché la nostra mente è incapace di fare il silenzio, e quando è in condizioni prive di stimoli si annoia, si ha spesso un bisogno compulsivo di riempirla con qualcosa. E arte, letteratura, cinema, i contenuti presenti sul web sono fatti apposta per riempirla. Seghe mentali piacevoli. Una specie di inarrestabile bulimia psichica.

La loro funzione non è quella di esprimere un contenuto, nel senso di descrivere come vada il mondo, quali siano le sue leggi, cosa sia accaduto nel passato, ma di provocare in chi fruisce di queste opere sensazioni, cioè stimoli provenienti dall’ambiente, ed emozioni, cioè sensazioni prodotte dalla memoria.
Queste sensazioni, e queste emozioni, possono essere piacevoli o spiacevoli, così come dolci, gelati, bibite producono sensazioni, piacevoli e spiacevoli, e talvolta sensazioni prodotte da ricordi, come ad esempio di quando si è mangiato un gelato di un certo gusto con una persona importante e poi per sbaglio è caduto addosso sporcando la maglietta.

Negli umani infatti, si riscontra una vasta e articolata gamma di stati emozionali, tra loro sovente sovrapposti e mescolati. Nella lingua italiana ci sono centinaia di termini che indicano queste emozioni. (apprensione, inquietudine, attrazione, brama, passione, astio, livore, melanconia, nostalgia). Fisiologicamente, si tratta di sensazioni prodotte da percezioni che si originano nel sistema nervoso centrale, la conseguenza di particolari ormoni sui neurotrasmettitori.

Non si vive l’esperienza di un film, o di una fotografia, solo attraverso gli occhi guardando lo schermo e le orecchie ascoltando l’audio che esce dagli altoparlanti, ma anche attraverso le altre parti del corpo (il cuore aumenta il suo battito, i muscoli erettori fanno drizzare i peli, si hanno i brividi, si trema, si urla, dopo aver visto il film si hanno incubi la notte mentre si sogna, si ride, si emettono fluidi corporei come lacrime e sudore, avviene una erezione o una lubrificazione vaginale e si emette sperma se ci si masturba), producendo così delle esperienze corporee che non sono come vivere esperienze reali ma neanche come stare davanti a una parete bianca.
Vedere un film o una fotografia significa esperire in modo mentale e non fisico l’esperienza che si vede coinvolgendo tutto il corpo dello spettatore. E questo vale in particolare per quei generi di film e fotografie che hanno una particolare capacità di far reagire la carne dello spettatore: melò, horror, porno.

L’ESPERIENZA DI FRUIRE UN FILM: CINEMA E CASA
Non solo vedere un film coinvolge molte parti del corpo, ma coinvolge anche gli altri. Vedere un film con gli altri amplifica il piacere (soprattutto se anche loro apprezzano quel film).

Il cinema, aggiunge delle esperienza a una visione di un film.
Se si guarda un film comico, in sala risuonano risate a ogni geniale battuta. La risata, esperienza basilare per un pubblico, è contagiosa. Ed è molto più facile che arrivi se intorno ci sono centinaia di altre persone con cui condividere quel momento di ilarità.
Al contrario di radunarsi in un cinema, frammentarsi nelle abitazioni, dove ognuno vede un film differente su di uno schermo, col suo home enterntainment center produce effetti differenti. Invece di interagire con il cassiere, l’addetto che strappa il biglietto e il venditore di bibite e alimenti, si scarica il film da Netflix, si paga con la carta di credito e si prepara qualcosa da bere o mangiare in cucina. Svolgiamo noi il compito del proprietario del cinema (che acquista il film e il posto dove proiettarla), quello del bigliettaio (quando si paga), quello del proiezionista (occupandosi della riproduzione del film) e quello del bar (preparandosi i popcorn).

COINVOLGIMENTO TECNOLOGICO
Da un punto di vista esperienziale, il cinema è quasi sempre qualitativamente migliore della visione in casa.

Il cinema offre un’esperienza più intensa dell’opera cinematografica, rispetto a quella che normalmente si ha nella propria abitazione, principalmente perché offre un’immagine cinematografica molto più grande: fino a qualche decina di metri di larghezza. Per ottenere queste dimensioni dell’immagine cinematografica, normalmente nei cinema si usa la proiezione cinematografica. In particolare l’immagine cinematografica viene visualizzata sullo schermo cinematografico mediante uno o più proiettori cinematografici e lo schermo cinematografico è uno schermo per proiezioni. Un proiettore cinematografico in grado di visualizzare immagini cinematografiche di tali dimensioni, con una qualità soddisfacente, può costare anche centinaia di migliaia di Euro. Normalmente quindi, per le abitazioni private, ci si affida ad impianti home theater, molto più economici, ma in grado di offrire un’immagine cinematografica molto più piccola.

Per quanto riguarda il sonoro cinematografico, il discorso è diverso. Un ampio spazio necessita di elevata potenza acustica. Elevata qualità del suono, unita ad elevata potenza acustica, comporta, da un punto di vista economico, ingenti spese per l’impianto sonoro. La stanza di una normale abitazione privata necessita invece di una potenza acustica sensibilmente inferiore. Ottenere una elevata qualità del suono nella stanza di una normale abitazione privata comporta, da un punto di vista economico, una spesa sensibilmente inferiore. In altri termini, ottenere una buona qualità del suono in un piccolo ambiente è alla portata della maggior parte delle persone, se si considera i Paesi economicamente più sviluppati. Spesso il sonoro cinematografico è trascurato nei cinema. Perché l’esercente non può permettersi di investire ingenti somme di denaro in tale settore, oppure perché non lo ritiene importante. Almeno nei cinema più moderni, non è raro trovare una buona qualità del suono. È invece molto raro trovare un’eccellente qualità del suono anche nei cinema più moderni. Oltre a ingenti spese economiche, sono necessarie competenze tecniche non comuni.

Anche se in base al sistema di riproduzione audiovisiva che ci si ritrova a casa si può avere una esperienza più o meno distante da quella del cinema. A casa infatti si può avere un videoproiettore molto potente, e una parete molto ampia su cui proiettare, e si può avere un sistema audio molto potente, anche se non si può eccedere col volume a causa dei vicini.
Infatti, il principale motivo per cui non si sceglie di andare al cinema non è che la qualità del cinema sia inferiore a quella degli apparecchi che si hanno in casa, ma il costo dei film (dai 7 agli 11 euro l’uno) oltre agli orari prestabiliti, e alla necessità di spostarsi da casa al cinema, e di pagare di più se si vuole bere o mangiare qualcosa.

Naturalmente, la lettura di una storia di fantasia o la visione di un film, nonostante produca sensazioni tramite la memoria, rispetto a mangiare un dolce o un gelato, ha delle particolarità. Costringe a un impegno immaginativo, per il quale il nostro cervello pare molto versato: uno studio di risonanza magnetica funzionale ha infatti mostrato che sono sufficienti brevissime frasi descrittive (come “un tappeto blu scuro”) per portare l’ippocampo – una regione del cervello associata con l’apprendimento e la memoria – ai livelli massimi di attività.

Questo­ sottolinea il potere della mente di chi legge e come gli scrittori non abbiano bisogno di descrivere le scene in modo esauriente per accendere la fantasia del lettore: basta che le suggeriscano.

COS’è LA SCIENZA

Per comprendere la differenza tra l’arte e la scienza bisogna sapere cos’è la scienza: “Scienza” è una parola molto antica e indica un insieme strutturato di conoscenze consolidate e relativamente affidabili. Può esistere perciò una scienza delle finanze, ma anche una scienza della pesca o una scienza della acconciatura dei capelli, o della conciatura delle pelli.
Con il passare del tempo, però, la parola ha acquisito un significato sempre più specifico, per quanto più problematico, soprattutto per la collusione con il concetto di “verità”.
In Occidente, infatti, la scienza s’identifica sempre di più con un processo di ricerca della verità dei fatti.
Anche grazie al fondamentale apporto della matematica, discipline come la fisica, la chimica e la biologia, come pure la geologia e l’astronomia, l’informatica, negli ultimi decenni sono letteralmente esplose giovandosi del continuo aumento dei ricercatori e dei tecnici coinvolti nel loro sviluppo.
La parola “scienza” è andata così acquisendo un significato sempre più preciso e mirato: quando si parla di scienza senza altre specificazioni si intende oggi quasi sempre quel complesso di cose e di persone specializzate e impegnate a tempo pieno nella grande ricerca scientifica e operanti in grandi strutture con l’aiuto di apposite e costosissime strumentazioni d’avanguardia.

Al contrario delle sensazioni e delle emozioni la “conoscenza” è “sapere che le cose stanno in un certo modo”: cioè, la conoscenza è fattuale, ed è ciò di cui si interessa invece la scienza. L’arte si interessa invece dei valori, che sono tutt’altra cosa dai fatti: ad esempio, sono soggettivi, invece che oggettivi.

Le parole sono essenzialmente immagini(i caratteri dell’alfabeto) alle quali si affiancano dei suoni, prodotti dalla bocca quando le si legge ad alta voce, e simulati dalla mente quando le si legge in silenzio, che hanno un significato, ovvero non somigliano a ciò che rappresentano ma fanno pensare a qualcosa nel mondo (un oggetto, una proprietà, un’azione). La corrispondenza tra le parole e il mondo viene chiamata verità, e la non corrispondenza viene chiamata falsità.

DIFFERENZA TRA LETTERATURA E SCIENZA
Dal fatto che esiste una rappresentazione mentale della realtà fedele e una invece distorta e fantasiosa deriva il fatto che alcune produzioni scritte degli umani si possono distinguere anch’esse sulla differenza tra realtà e finzione.

Testi e prodotti audiovisivi come saggi, interviste, biografie, libri di storia, documentari, interviste, telegiornali, fotografie giornalistiche o scientifiche si differenziano da testi e prodotti audiovisivi come romanzi, film, telefilm, docufiction, videoclip musicali, fotocomposizioni, fotomontaggi per l’aderenza alla realtà di ciò che viene descritto a parole o mostrato attraverso le foto e i video. Come un pittore può fare un ritratto fedele di un paesaggio o una persona, o un fotografo può scattare una foto (senza rielaborarla) oppure può fare un’opera astratta cubista.

I romanzi, come le poesie, con i testi utili e necessari per tramandare la conoscenza della Natura attraverso la scienza, hanno in comune il linguaggio, e il fatto che descrivono qualcosa attraverso di esso (un evento, un oggetto, un concetto…), infatti anche la scienza si racconta attraverso il linguaggio.
Ma non hanno in comune la veridicità, perché una descrizione scientifica è diversa da una descrizione letteraria, dunque il racconto e il linguaggio scientifici sono tutt’altra cosa da quelli letterari, e non vanno confusi.
La differenza tra i due usi del linguaggio è che la scienza cerca di descrivere e comprendere il reale, la letteratura inventa l’immaginario.

Le emozioni e le cognizioni sono cose differenti, e dunque suscitare emozioni non è produrre cognizioni. Se l’arte permettesse di conoscere il mondo, per superare gli esami basterebbe ascoltare centinaia di canzoni, guardare film, e leggere romanzi. Tuttavia, chi fa così, finisce col non passare nessun esame, perché appunto per conoscere il mondo serve altro, anche se potrebbe vincere dei quiz su film, telefilm, romanzi.

Le storie della letteratura, anche quelle che presentano tutti eventi che rispettano le leggi della natura, sono costruite in un modo molto semplificato e diverso dalla realtà, a volte più bello della norma.
La descrizione dei comportamenti umani da parte dei letterati non è una descrizione scientifica, e dunque “veritiera”, ma aneddotica e personale.

Per fare un esempio più semplice, se qualcuno fa interviste a elettori scelti a caso, o peggio ancora si inventa cosa possano pensarne uno o due personaggi di fantasia, non sta descrivendo il comportamento politico oggettivo di una nazione, ma un “cherry picking” soggettivo: questo corrisponde appunto alla descrizione umanista del comportamento umano, fatta ad esempio attraverso romanzi.

Se invece fa sondaggi su campioni significativi, o meglio ancora si riferisce ai risultati di un’elezione, allora sta raccogliendo dati obiettivi, che corrispondono a una raccolta di dati scientifica. Se poi fa una teoria in grado di descrivere il comportamento della popolazione in base ai vari fattori coinvolti (genetici, psicologici, ideologici, eccetera), allora questo corrisponde al passo finale scientifico.

Che non si possa (ancora) fare una tale descrizione è un fatto. Ma questo non significa che la verità sull’uomo la danno i romanzi o le sinfonie, ma che non è ancora possibile, e forse non lo sarà mai, parlare di “verità” a proposito del comportamento umano.

LE CONSEGUENZE NEGATIVE DELLA CONFUSIONE TRA LA FUNZIONE DELL’ARTE E LA FUNZIONE DELLA SCIENZA

Una persona potrebbe anche dire “ok, può anche essere che arte e scienza siano differenti, ma non m’interessa comprendere chiaramente la cosa, perché tanto non mi fa nessun effetto negativo”.

Confondere la funzione dell’arte con la funzione della scienza produce alcune conseguenze dannose alle persone che sentono l’esigenza di conoscere il mondo, ovvero cercare conoscenza e saggezza nei film, telefilm, e romanzi, perdendo quindi tempo che potrebbe invece utilizzare per cercare realmente la verità, e allo stesso tempo occupando memoria inutilmente.

Se non si sa che non ci si può affidare alla finzione per cercare verità sulla vita si può arrivare a dare un valore così alto alle affermazioni dei personaggi di film, telefilm o romanzi da scriversele, dirle agli amici, pubblicarle sui social, senza sapere e capire che sono scorrette o false e pericolose per la propria salute e quella altrui.
La credenza che si possa trovare conoscenza e saggezza nei romanzi porta a credere che non ci sia bisogno di altri testi, oppure a ignorare che esistano altri testi da leggere, dunque credendo che si stia seguendo la via giusta per ottenerle, non si leggono saggi.

I bambini leggono per identificarsi nei personaggi, gli adolescenti per imparare qualcosa, gli adulti per capire come un libro è costruito.
C’è un’attrazione infantile per le storie, una pretesa adolescenziale di chi pensa che la letteratura serva a conoscere qualcosa del mondo e un atteggiamento adulto di chi legge per conoscere l’autore o come l’opera è costruita.

Quindi la conoscenza che se ne trae non è funzionale a crearsi una rappresentazione mentale corrispondente alla realtà, quando si va a mettere in pratica ciò che un personaggio inventato ha fatto, al contrario dei saggi scientifici sui problemi della vita, che possono includere anche i problemi psicologici. E si finisce con l’ottenere fallimenti, perché la vita non è un romanzo o un film.

 

Quindi, la gente fa male a cercare conoscenza e saggezza nei romanzi, così come nei film, perché conoscenza e saggezza non è lì che si trovano.
Per capire il mondo e per cambiarlo si potrebbe fare a meno della letteratura, non della matematica. Nell’antichità c’è stata molta matematica prima ancora dei grandi poemi: la letteratura è una riflessione, quindi è posteriore.
Le arti in senso lato, a differenza dalle scienze, hanno uno scopo diverso dalla conoscenza, semmai c’entrano con l’estetica, e invece, spesso rivendicano per sè anche questo, nel loro istinto monopolistico della cultura.
Le letterature sono legate ai luoghi e ai tempi, e sono potenzialmente infinite, così come i giochi.

Confondere le due tipologie di produzioni ha provocato nella storia che alcune persone sapessero come funziona il mondo e che altre non lo sapessero, in base alle loro letture.
Nel Medioevo nessuno credeva che la terra fosse piatta, eccetto coloro che lo credono anche oggi. Che fosse rotonda si sapeva dai tempi dei greci: bastava guardare le eclissi di luna, o viaggiare da nord a sud e notare che le costellazioni cambiavano. E già eratostene, 300 anni prima dello 0, aveva esattamente calcolato la lunghezza del raggio della sfera terrestre.

Inoltre, che l’America esistesse, e che si estendesse all’incirca dal polo nord al polo sud, si sapeva da altrettanto tempo: l’aveva dedotto ipparco, confrontando i dati sulle maree nelll’oceano indiano e nel mare del nord.
Dunque, chi leggeva i libri giusti (di scienza) per comprendere il mondo sapeva come stavano le cose, e chi leggeva i libri sbagliati (di teologia, filosofia o letteratura) credendo di poter comprendere il mondo doveva prendersela solo con se stesso. E la stessa cosa rimane vera oggi, come ieri.

Dal fatto che la scienza cerca di descrivere e comprendere il reale, mentre la letteratura inventa l’immaginario, deriva una delle differenze tra i due tipi di testo è che nel leggere ci si può disinteressare della vita personale di uno scienziato, quando si leggono i suoi lavori. E questo perché essi hanno un contenuto oggettivo, indipendente dalla soggettività di chi li ha prodotti.

Ma questo non è vero per la letteratura, dunque non è così evidente che si possano separare lo scrittore dal suo lavoro. Ad esempio, Tolstoj non la pensava così, a proposito di Dostoevskij, e Saint Beuve ha scritto opere memorabili proprio legando l’uomo e l’opera.

Questo non vuol dire che esiste un isomorfismo tra la vita dell’autore letterario e la sua opera: solo un omomorfismo. E quindi non si deve pensare che si debba o si possa scrivere una biografia di un autore basandosi sulle sue opere, ma il contrario, invece: che si possono capire le opere di un autore basandosi sulla sua biografia.

Sartre, ad esempio, ha provato a mostrare quanto di “Madame Bovary” fosse una conseguenza “necessaria” della vita di Flaubert, usando tutti i mezzi a sua disposizione (storia, sociologia, psicologia, psicanalisi, eccetera). Il risultato è stato un altro libro straordinario, delle stesse dimensioni della “recherche” e di “port royal”, dal titolo “l’idiota di famiglia”, e dice altrettanto su Sartre (appunto) di quanto dica di Flaubert e di “Madame Bovary”.

Nella letteratura, sapere qualcosa dell’autore, può servire a sapere qualcosa dell’opera. Ad esempio, se gli adolescenti (di una volta) avessero saputo qualcosa della vita di Dostoevskij, non avrebbero preso troppo sul serio le sue opere, e sarebbe stato meglio.

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Fortunatamente per vedere certi film non è necessario credere nelle idee di chi li gira (al contrario di altri in cui è più difficile gustarseli pensando che sono solo fantasia come Hereafter). Quindi ci si può vedere un Alien senza dare conto alle corbellerie antiscientifiche e antidarwiniste che può dire Ridley Scott come “Non credo nel fatto che siamo “semplicemente” il risultato di un incidente biologico. Credo in uno spirito supremo, c’è chi crede nell’esistenza di Dio e chi, come me, in altre specie viventi. Per me è più facile credere alla possibilità dell’esistenza di milioni di pianeti come il nostro, che alla teoria dell’evoluzione”. Il problema nasce quando dei ragazzi appassionati del film, o del genere, leggono certe interviste e si fanno sedurre da certe idee allontanandosi sempre di più dalle verità scientifiche.

Split: James McAvoy in un momento del film

Nel film Split di M. Night Shyamalan l’attore James McAvoy interpreta un personaggio che ha decine di personalità diverse.
La dottoressa Michelle Stevens, fondatrice dell’organizzazione Post-Traumatic Success, ha ora scritto una lettera al regista per spiegare come il mondo di Hollywood sta causando dei danni rappresentando sul grande schermo le persone affette da disturbi della personalità come se fossero persone pericolose.
L’esperta inizia la sua missiva facendo i complimenti a Shyamalan per il successo ai box office di tutto il mondo, proseguendo: “Questo significa che milioni di persone hanno visto o vedranno la sua storia su un uomo che soffre di un disturbo dissociativo dell’identità. Personalmente penso che sia una vergogna. Per quanto io faccia il tifo per lei come artista, Mr. Shyamalan, sono arrabbiata dal fatto che si sia scelto di scalare il successo sulle spalle già sovraccaricate di chi è malato mentalmente“.

Tony Perkins è Norman Bates in Psycho

La dottoressa prosegue poi ricordando che il cinema ha spesso usato l’idea di persone con più di una personalità per realizzare dei film, come accaduto ad esempio con Psycho, Schegge di paura o Fight Club. Quel tipo di malattie mentali, nella vita reale, ha degli effetti su milioni di persone e la dottoressa Stevens ha voluto spiegare: “Essendo una psicologa esperta sull’argomento e una persona che soffre di multiple personalità, penso che sia il mio dovere spiegare alcuni fatti: le persone che soffrono di un disturbo dissociativo non sono, in generale, raccapriccianti o ingannevoli, non ci nascondiamo in vicoli oscuri. Non siamo rapitori che rinchiudono teenager in cantina, e sicuramente non siamo assassini. Invece siamo mariti e mogli, padri e madri, amici e vicini di casa che soffrono in silenzio di una condizione dolorosa, paurosa e spesso debilitante in cui il concetto di chi siamo è diviso in parti frammentate. La nostra condizione è causata da una storia di abusi gravi e ripetuti vissuti da bambini. In verità siamo vittime di una violenza impossibile da immaginare. Avere più personalità, come la depressione, lo stress post traumatico e i tentativi di suicidarsi sono solo sintomi di infanzie terribili“.

La dottoressa prosegue quindi spiegando il suo punto di vista: “Quando a Hollywood vi prendete gioco del nostro problema non siete diversi dai bulli che nel giardino di scuola prendono di mira un ragazzo disabile. Fareste un film con protagonista una persona Down con delle fantasie sessuali deviate? Scrivereste di un killer armato di coltello che soffre di autismo? Ovviamente no, sarebbe di cattivo gusto. Allora perché va bene prendere in giro la mia malattia mentale?“.

Split: Betty Buckley e James McAvoy in una scena del film

Split, secondo il medico, ha trasformato Shyamalan in un bullo a causa degli stereotipi portati avanti nel film, rendendo difficile far capire a chi incontra persone reali affette da quel tipo di disturbi che non sono folli o pericolose. Ogni volta che la dottoressa rivela la propria condizione, infatti, le persone reagiscono nello stesso modo: con stupore e un certo grado di orrore perché pensano a tutte le rappresentazioni mostrate al cinema e in tv.

La dottoressa conclude: “Non sono un mostro Mr. Shyamalan. Al contrario direi che sono una persona piuttosto normale con una famiglia stabile e amorevole, che ha dedicato la sua carriera ad aiutare altre persone. Come milioni di altri individui soffro di una malattia mentale. In futuro apprezzerei che si smettesse di usare il nostro dolore e la nostra sofferenza per alimentare il vostro intrattenimento“.

Quindi si può leggere romanzi, guardare film, ascoltare musica, giocare con i videogames, mangiare dolci, masturbarsi, fare sesso, ma in nessuna di queste cose pretendere di vedere “come stanno le cose”. Se si vuole saperlo, rivolgersi alla scienza, alla matematica e alla logica, che sono le uniche discipline dove si possono ottenere risposte alle relative domande.

LA PRETESA DELL’UMANESIMO DI AVERE LA VERITà

Alcuni cercano di negare l’esistenza di distinzioni tra rappresentazioni realistiche e finzioni. Ma le distinzioni esistono, in particolare quella fra realtà e finzione, e chi cerca di negarlo, è perché in fondo vuole appunto che la finzione acquisti la stessa valenza storica della realtà. cosa comprensibile, ovviamente, soprattutto riguardo la valenza storica dei vangeli, che invece sono film o quadri, ma certo non documentari o fotografie. Cioè, non descrivono una parte, sia pure parziale, della realtà, ma inventano una storia, più o meno realistica, e per niente verosimile

L’umanesimo non ha a che vedere con il vero e il falso. Ma il suo grande equivoco sta proprio nel pretendere di avere la verità, invece per giunta, “assoluta”, o “superiore” (rispetto a quella della scienza, che pure l’umanesimo arriva a capire essere diversa dalla sua).

Il motivo è che la verità fa gola a tutti, così come la scienza, e secca lasciarla ad altri. Per questo si parla di “scienze teologiche”, o “scienze sociali”. E, naturalmente, di “verità religiosa”, o “verità artistica”.

Gli umanisti più svegli ovviamente lo sanno benissimo. Ad esempio, Platone diceva che l’opera d’arte è una “doppia falsità”: la prima, perché gli oggetti sarebbero false immagini (simulacri) delle idee, e la seconda, perché le opere d’arte sarebbero false immagini degli oggetti (simulacri di simulacri). Picasso probabilmente l’avrebbe definito una “tripla falsità”, visto che il suo genere di arte è una falsa immagine di un quadro (simulacro di simulacro di simulacro).
L’ACCUSA DI VOLER SMINUIRE L’UMANESIMO DICENDO CHE NON HA LA VERITà
Una volta detto che arte e scienza hanno funzioni ed effetti differenti, e che non bisogna confonderle per evitare di sbagliare a fruire qualcosa che non può portare all’effetto desiderato, per correggere certe credenze bisogna chiarire il dire che l’arte non ha a che fare con la conoscenza non la sminuisce in nessun modo, non più che se si dicesse che non è verde. Semplicemente, è un tentativo di usare le parole in maniera corretta.

Tante cose non hanno niente a che fare con la verità, oltre all’umanesimo. Anche la cucina non ha nulla a che vedere con la verità, ma almeno i cuochi e gli chef hanno il buon senso di non pretendere che sia il contrario. E ovviamente nessuno “disprezza” la cucina: si mangia per necessità e per dovere, non per decidere la verità delle cose. Ma sembra che questi ovvi concetti non vengano capiti, dagli scrittori e da alcuni loro lettori.

Ovviamente si dice “in vino veritas”, ma questo non significa che il vino abbia a che fare con la verità. solo con la caduta dei freni inibitori, che a volte impediscono di mentire e fanno dire per sbaglio la verità.

 

IMMAGINI O VIDEO UNITI ALLE PAROLE
Le immagini statiche, che siano disegni, illustrazioni, grafiche digitali, fotografia si possono unire alle parole in molti modi.

Nei disegni e nei dipinti disegnando e dipingendo delle parole insieme a delle figure, nelle fotografie scrivendoci sopra con un pennarello se stampate o attraverso i programmi di fotoritocco, o fotografando parole scritte o stampate insieme ad oggetti del mondo, così come nei fumetti si possono inserire all’interno delle vignette, e per quanto riguarda le immagini in movimento, definiti come “letteratura disegnata” da Hugo Pratt, fumettista autore di Corto Maltese.campagne-pubblicita-progresso--6-

La Pubblicità Sociale (o campagna di utilità sociale) è quella forma di pubblicità che sfrutta le proprie caratteristiche principali con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica su problematiche di carattere morale e civile riguardanti l’intera comunità.

Nei film e nei telefilm, l’audio permette alle persone videoregistrate di dire parole e frasi complesse, così come nella musica  si può cantarle.

Un disegno, una illustrazione, una fotografia, un video, un film possono essere un supporto utile da affiancare a delle parole che cercano di rappresentare la realtà in modo fedele, e comprendere verità leggendo pensieri, anche se brevi, come una didascalia, una nota, un commento, una descrizione in un pagina facebook, e anche se nel produrla oppure osservarla si può arrivare a scoprire alcune verità della vita. Anche nel caso in cui le parole non siano fisicamente affiancate all’opera, ma siano inserite nell’opera, come nel caso dell’opera di Magritte “Questa non è una pipa”, in cui l’immagine aiuta a comprendere ancora di più la differenza tra immagini e percezioni reali, differenza che può essere descritta e spiegata anche con le sole parole.

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Oppure come dimostrano Le immagini della scienza di John Barrow e Bolle di sapone di Michele Emmer. Benché accomunate dall’uso sapiente e accattivante delle immagini, queste loro due opere sono comunque antitetiche. Le immagini della scienza è un libro da leggere e meditare, oltre che da sfogliare, perché in maggioranza le sue altrettante illustrazioni richiedono una spiegazione o un inquadramento, senza cui sarebbero difficilmente comprensibili.
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