Battiato e l’interpretazione della parola “troia”

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Chi usa l’appellativo troia o puttaniere verso una donna o un uomo, riferendosi a un certo tipo di scopi ricercati con la sua attività sessuale, come il voler ottenere dei vantaggi che a differenza di altri producono problemi agli altri individui o alla società intera, come nella politica, in cui è necessario ottenere poteri in base alle competenze e ai meriti, sta sottolineando l’importanza che attribuisce alla presenza di correttezza e di merito ai fini del benessere sociale, e tentando di inibire un tale comportamento attraverso emozioni negative come la vergogna o il senso di colpa, e non negando la libertà sessuale e il diritto di godere del piacere sessuale, né di usare il proprio corpo per procurarsi i soldi necessari alla manutenzione della propria vita. Che esista questo tipo di uso della parola troia o sinonimi è testimoniato dal fatto che le persone usino questa parola intendendo concetti diversi rispetto alla promiscuità sessuale o alla prostituzione. E un uso della parola in modo ufficiale e verificabile è testimoniato dai due libri di Debora Ferretti: “Il manuale delle giovani mignotte” 1 e 2.
La quale afferma “Le donne sono geneticamente predisposte per esercitare la seduzione finalizzata e gli uomini sono geneticamente predisposti per subire la seduzione femminile e darle un prezzo. Dove prezzo va inteso in senso lato, molto lato. Può essere il trancio di margherita con più mozzarella o l’annullamento di una multa per divieto di sosta. Oppure: diventare first lady, amministratore delegato della multinazionale, parlamentare. L’obiettivo varia da mignotta a mignotta, è lampante.”

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Tuttavia, se il tipo di uso del termine “troia” tra i vari possibili non è specificato, la scelta interpretativa di chi lo ascolta può  non corrispondere alle intenzioni di chi lo ha pronunciato. Soprattutto perché questo uso del termine “troia” deriva da un significato prevalente diverso che si sceglierà con più probabilità, e quindi se non si vuole rischiare che le donne che ascoltano si pensino colpite senza rientrare nell’obiettivo reale del comunicatore è meglio specificare il senso, o usare altri termini.

Probabilmente, per evitare questo termine è necessario che ce ne sia un altro abbastanza forte da provocare la stessa sofferenza. “Ladra/e” potrebbe essere pertinente perché ruba il posto a chi si impegna nel modo corretto per ottenerlo. Ma sarebbe diffamazione secondo la legge italiana. Quindi, si dovrebbe usare un termine diverso, che non costituisce reato usare. Ma questo implica il sapere quali termini sono reato e quali no. Tuttavia non è una conoscenza che si acquisisce nella vita di tutti i giorni, e quindi queste informazioni andrebbero ricercate e verificare se usare termini come “usurpatrici”, “sfruttatrici”, “disoneste”, “mafiose” non è reato. Per capirlo si può considerare che l‘invenzione del reato diffamazione ha la funzione di tutelare la reputazione delle persone intesa dalla cassazione come “patrimonio intellettuale, politico, religioso, sociale, ideologico o professionale dell’individuo o della persona giuridica, comprensiva anche del profilo connesso alla attività economica e professionale svolta dall’individuo e alla considerazione che essa ottiene nel gruppo sociale, sicché la condotta lesiva può attenere anche al buon nome commerciale di un soggetto” (Cass. Pen. 16.06.2011 n. 37383).

I tre fraintendimenti principali del messaggio sono:

  1. L’uso del termine da un valore negativo alla prostituzione.
  2. L’uso del termine da un valore negativo alla sessualità promiscua.
  3. L’uso del termine da un valore diverso alla donna che vende le prestazioni sessuali e all’uomo che le compra.

Uno dei fraintendimenti, dovuti dalla indipendenza interpretativa che gli esseri umani hanno rispetto a chi pronuncia il messaggio, è che ad esempio riferirsi a delle parlamentari, si pensi equivalga a usare come metro di misura di negatività le prostitute, poiché paragonare alcune parlamentari alle prostitute per proprietà transitiva porterebbe ad avergli attribuito negatività e quindi aver affermato che la prostituzione è negativa e quindi aver insultato le prostitute.
se “parlamentari” = “prostitute” -> allora “prostitute” = “categoria del negativo”.
Tuttavia, si può creare questo processo anche senza la consapevolezza e quindi l’intenzionalità. E dunque può farlo anche chi non da un valore negativo alla prostituzione.

Inoltre, con questo termine si sottolinea il mezzo attraverso il quale si compie l’azione scorretta di prendere un posto che va assegnato a qualcun altro, e si potrebbe pensare che in questa focalizzazione ci sia implicito il giudizio che quel mezzo è peggiore di altri mezzi, come l’usare l’amicizia per raggiungere gli stessi vantaggi in parlamento, o la corruzione monetaria, mafia, concussione, appropriazione indebita, compravendita di voti, la violazione delle norme costituzionali. La parola “troia” sembra così peggiore della parola “mafiosa” o “corrotta”.

In ogni caso chi la pronuncia non ha la responsabilità di stimolare credenze già esistenti in chi fraintende e pensa di aver trovato un altro che condivide il proprio pensiero, e che vedendo che c’è anche qualcun altro si sente protetto e quindi continuerà o comincerà a sua volta a utilizzare lo stesso termine, con un altro significato però, per criticare altri aspetti degli stessi soggetti criticati dal primo che ha comunicato il termine.

E poiché in realtà ogni mezzo usato per arrivare a un fine negativo è da giudicare come qualsiasi altro, questa sottolineatura potrebbe essere interpretata come futile e stigmatizzante, ovvero come un giudizio sull’uso del mezzo in qualsiasi situazione, che invece deve essere relativizzato ad alcune situazioni.

Infatti, questo fraintendimento è avvenuto e ha portato a conseguenze importanti.
La decisione di Rosario Crocetta, presidente della Regione Sicilia, di revocare l’incarico al cantautore Franco Battiato è arrivata all’indomani della polemica per le parole pronunciate al Parlamento Europeo a Bruxelles in veste di assessore al Turismo e allo Spettacolo della Regione Sicilia, parlando della politica italiana:

“Ci sono troie in giro in Parlamento che farebbero di tutto” aggiungendo sarcasticamente che dovrebbero aprire un casino invece che fare politica.


Crocetta ha detto “Un artista porta tutto all’iperbole, ma il linguaggio delle istituzioni deve essere molto più attento.” Infatti, se si limita la critica della scelta del termine troia al contesto in cui è stata detta può essere accettata. Perché un ruolo politico prevede chiarezza e quindi una parola ambigua, soprattutto se il senso non è esplicitato, contraddice i requisiti di tale ruolo, e perché un ruolo politico prevede che la critica agli altri politici sia fatta con moderazione.
Tuttavia, sarebbe giusto chiarire quali possano essere i termini moderati con i quali si possono criticare i comportamenti di alcune parlamentari che grazie a favori sessuali hanno ottenuto le loro cariche.

Il problema dell’accusa a Battiato sta nel fatto che i motivi dell’inaccettabilità dell’uso di tale parola siano stati estesi ad argomenti impertinenti, viste le sue dichiarazioni sul senso dell’uso del termine troia, come “la dignità delle donne”, “delle prostitute”, di “tutte le parlamentari” e non solo di “quelle criticate”, e dei parlamentari maschi e femmine, e questa estensione è scorretta.

Infatti, il cantautore siciliano intervistato da Vittorio Zucconi ha dichiarato sull’uso che ha fatto del termine “troie” che “Non era riferita alle donne, dunque non devo scusarmi. Io sono fatto così, sono libero, e Crocetta lo sa bene. Io non sono un politico. Voglio denunciare la prostituzione dei politici che si sono venduti”.

Quindi, in base a cosa il presidente della Regione Sicilia ha preso la sua decisione? Se si sbagliasse avrebbe preso una decisione che ha effetti negativi sugli altri senza poter essere penalizzato. Ogni autorità esiste perché funzionale al benessere del popolo, quindi dovrebbe prendere delle decisioni discutibili dal popolo. E molte donne hanno negato di sentirsi offese, e hanno rifiutato la decisione del presidente della Regione Sicilia. Alcune hanno addirittura affermato che non gradiscono il ruolo di vittima, fragile, debole, indifesa, che le hanno ricucito addosso difendendole in questo modo.

Il Fatto Quotidiano ha deciso di sostenere tramite una raccolta firme sul suo sito una petizione firmata da personaggi famosi.

Ecco il testo dell’appello: “Egregio presidente Crocetta, esprimiamo il nostro rammarico per l’esclusione di Franco Battiato dalla sua Giunta. La straordinaria sensibilità artistica, il prestigio, il rigore e il senso dell’etica di Franco Battiato sono indiscutibili. La strumentalizzazione politica delle parole dell’artista è invece, secondo noi, profondamente ingiusta, anche alla luce del fatto che Battiato ha prontamente e chiaramente precisato che non voleva certo offendere né le donne né le istituzioni attuali. L’assenza di Franco Battiato dalla Sua Giunta è una grande perdita per la Regione da Lei presieduta. Distinti saluti”.

Poi le firme in calce: Dario Fo, Franco Rame, Aldo Nove, Barbara Spinelli, Alessandro Bergonzoni, Mimmo Paladino, Marco Travaglio, Stefano Bonaga, Piera Degli Esposti, Aldo Cazzullo, Demetrio Paparoni, Nanni Balestrini, Roberto Alajmo, Samuele Bersani, Marco Alemanno, Mario Sesti, Franco Mussida, Elisabetta Sgarbi, Eugenio Lio, Antonio Forcellino, Paola Pallottino.
Si può dedurre che secondo il punto di vista di chi ha accusato Battiato non viene considerato che una parola può indicare concetti diversi in base alla frase in cui è posta.

Dato che il termine troia può essere usato in molti modi diversi tra loro si deve dire che Battiato non ha usato il termine nel senso di “donna che fa sesso con tante persone” o “donna che fa fotografie nuda” o “donna che chiede di scambiare soldi con prestazioni sessuali”.

Se si fosse usato il termine con il significato di “prostituta” (cioè donna che scambia prestazioni sessuali con soldi) sarebbe stato un problema privato e non pubblico, infatti non finiscono sui giornali tutti/e quelli/e che pagano per fare sesso.

La possibilità di scegliere più interpretazioni ha portato alcune persone a difendere Battiato interpretando l’uso della parola troia con l’indicare l’essersi fatte fotografare nude, imputandolo sul web ad alcune parlamentari che in anni precedenti hanno posato nude per riviste come la Mussolini, la Brambilla, Iva Zanicchi, negativizzando l’atto di farsi fotografare nude, ed offendendo così le donne che fanno fotografie di nudo, (e i fotografi che gliele fanno) o facendo implicitamente un collegamento tra quelle foto e la scorrettezza politica che non c’è, perché che si facciano calendari con foto di nudo per ottenere vantaggi è sicuro, per lo meno i soldi del servizio. Ma che i calendari siano ciò che hanno permesso di rubare il posto in parlamento, o abbiano contribuito, è impossibile.

Quindi, dovendo eliminare gli altri usi del termine, si può arrivare alla conclusione che il significato usato da Battiato è stato in realtà “donna che tenta di ottenere vantaggi attraverso la soddisfazione psicosessuale di chi ha il potere di dargli quei vantaggi che spettano invece a chi ha le competenze e non le caratteristiche giuste per soddisfazioni sessuali”.

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Perciò si può dire che Battiato può essere criticato per aver usato una parola fraintendibile svolgendo un ruolo politico che prevede chiarezza, ma non può essere accusato di sessismo o maschilismo.

Se l’assessore Crocetta avesse preso la sua decisione per la preoccupazione di una offesa nei confronti delle prostitute, come minimo avrebbe dovuto dire che non c’è niente di male nel prostituirsi volontariamente, e avrebbe dovuto fare proposte per tutelare il loro lavoro ed eliminare gli impedimenti a svolgerlo che esistono, come il reato verso chi aiuta le prostitute a compiere il loro lavoro (favoreggiamento). Ma non ha detto niente a proposito di questo, quindi si può dedurre che la sua preoccupazione non fosse rivolta alle prostitute.

I motivi per cui è stato dato valore a una interpretazione errata dell’uso del termine troia sono dovuti a interessi politici o a errori logici dovuti a una fiducia a priori nell’ideologia in difesa delle donne, o a delle false credenze a proposito del linguaggio.

Termine al femminile
Secondo il genere, un nome può essere maschile o femminile, se designa esseri animati di tale sesso (padre, leone, madre, leonessa).
Sono generalmente maschili i nomi terminanti in o (appartengono alla seconda declinazione); femminili i nomi che hanno la desinenza in a (appartengono alla prima declinazione): uomo, cavallo, fuoco, tramonto, pensiero; casa, sedia, luna, stella, alba. Non mancano però le eccezioni: nomi femminili in o (mano, radio, moto, auto, dinamo, Saffo, Ino, Ero) e nomi maschili in a (poeta, profeta, patriarca, papa, duca).

Quindi, per quanto riguarda il linguaggio, c’è chi pensando che poiché troia è un termine declinato al femminile, usarlo indica un attribuire una colpa nel compiere l’azione che il termine indica imputabile solo se a compierla è chi appartiene al genere femminile, e quindi indica una discriminazione tra uomo e donna.

Tuttavia, forse chi crede questo non sa che esistono diversi insulti usati al maschile o al femminile e l’usarli non implica automaticamente l’affermare che solo chi appartiene al genere sessuale nominato è disprezzabile nel compiere l’azione che si indica con tali insulti.
Infatti, è quasi sempre implicito che se una donna viene definita troia perché quello che fa viene considerato disprezzabile, allora per proprietà transitiva anche chi le permette di fare qualcosa di disprezzabile è disprezzabile. In base a questo principio si dovrebbe pensare che dire “porco” a un uomo equivale a dire che soltanto gli uomini possono essere accusati di compiere un’azione negativa se fanno ciò a cui si riferisce con il termine “porco” ovvero “fare sesso con donne diverse in un arco di tempo breve”, o “l’avere desiderio di farlo”. Ma questo non è vero.

C’è invece chi pensa che il concetto esista solo al femminile, e quindi sia sempre una discriminazione. Ma questo non è vero perché le etichette usate con i maschi esistono, e sono tantissime. Per citarne alcune:
In ambito di prostituzione “marchettaro”,  “puttaniere”,”bocchinaro” o “pompinaro”  e “bocchinaro”, che non significa soltanto “colui che fai i bocchini” ma anche “colui che si fa fare i bocchini”, e quindi denigrato poiché si fa fare i “bocchini” o “pompini” dalle prostitute.
In ambito di sesso libero da pagamento “donnaiolo”, “farfallone”, “troione”.
Oppure l’indicare una perdita di umanità nel compiere certe azioni con termini come “porco/maiale” o “bestia”, “cavernicolo”.
Oppure l’indicare come causa del comportamento criticato una malattia “bavoso”, “malato”, “pervertito”, “schifoso”.
Oppure l’indicare una non aderenza al valore della definizione di “uomo” o “persona per bene” come “uomo tarocco”, “pseudo-uomo”, “sottospecie di uomo”, “viscido”.
Oppure vengono maschilizzati i nomi di solito usati al femminile “troio”, “zoccolo”, “puttano”, “sciupafemmine”.
Inoltre ci sono  “segaiolo”, “segaiolo seriale”, “morto di figa”, “represso”, “sfigato” che non sono termini da intendere soltanto per chi non fa sesso, perché anche chi fa sesso spesso si fa le “seghe”, e anche chi ha una relazione fissa può farsi le “seghe”, ad esempio guardandosi un porno, e “sfigato” si usa come termine generico simile a “sfortunato perché stupido”.

I nomi dispregiativi più morbidi sono “Latin lover”e “Gigolò”, i quali, per quanto possano essere morbidi vengono associati a concetti e sensazioni negative, come l’inaffidabilità.

Per quanto riguarda le parole usate solo al femminile, a parte alcune indicazioni (come i punti cardinali, i mesi o i metalli da declinare al maschile e i nomi dei frutti, delle scienze e nozioni astratte, feste religiose continenti, stati e province, città e isole da declinare al femminile), la determinazione del genere dei nomi non segue regole fisse e quindi occorre affidarsi all’uso e consultare il vocabolario. Quindi, non è una scorrettezza linguistica declinare al maschile la parola “troia” dicendo “troio”, o usare un genere promiscuo come si fa con “la rondine maschio” e dire “la troia maschio” quindi il fatto che non sia abitualmente usata questa declinazione non impedisce di usarla. L’impedimento sta nel fatto che tutto ciò che è inusuale viene giudicato inappropriato o fa ridere. Il personaggio del fumetto di Andrea Camerini del 2007 è chiamato “il troio”. Ed esiste anche la parola “puttano”, anche se viene usata in modo scherzoso poiché il fatto che sia sgrammaticata fa ridere. Ci hanno fatto anche un film in cui la parola Gigolò è stata tradotta in italiano con “puttano”. “Deuce Bigalow – Puttano in saldo”.

Inoltre, anche senza l’uso di parole costruite appositamente per la denigrazione del fatto sessuale maschile, esistono moltissimi altri modi in cui le persone dimostrano disapprovazione, ed emarginazione per certi comportamenti. Invece che emettere il suono di una parola, eliminare dalle amicizie l’uomo che compie certi gesti, oppure troncare una relazione sentimentale, o mettere in dubbio la sua professionalità.

Inoltre, nell’immaginario collettivo quando si parla di prostituzione maschile si usa l’espressione “dare via il culo”, proprio perché se gli uomini tentassero di prostituirsi in modo etero non guadagnerebbe un centesimo, questo mancanza di guadagno economico spiega l’alta quantità di prostitute donne e la bassissima quantità di clienti femmine e prostituti uomini etero. Dimostrando così che storicamente l’uso dispregiativo verso l’atto della prostituzione è riferito alle donne perché sono state esse a prostituirsi in grandi quantità.

Per quanto riguarda la fiducia a priori nell’ideologia in difesa delle donne, c’è da dire che la difesa da discriminazione è stata fatta prevalentemente se non esclusivamente nei confronti delle donne, dato che il giorno dopo Beppe Grillo, ad esempio, ha ripetuto cose analoghe, o peggiori (“partiti puttanieri”) ma non gli è accaduto lo stesso trattamento, anche se lui non lo ha detto al parlamento europeo, e non è un candidato politico nonostante proprietaro del logo del partito politico Movimento5Stelle, e infatti Crimi ha detto “il fatto che ciò avvenga in luogo extraparlamentare è una responsabilità del signor Giuseppe Piero Grillo”.
Quindi, è stupefacente che una giunta che collabora con il movimento 5 stelle capitanata da Beppe Grillo, si sia stupita di un’espressione che è appunto tipica dei Grillo e della maggior parte degli attivisti che usa lo stile comunicativo di Grillo. C’è da chiedersi come è possibile che sia tanto difficile togliersi di torno figure politiche tanto compromesse, sporche, corrotte ed è così semplice cadere se c’è di mezzo qualcosa che riguarda le donne.

Inoltre, si possono giudicare anche le azioni precedenti di chi pronuncia una parola del genere per comprendere se nelle sue intenzioni ci sia sessismo o maschilismo, e giudicando le azioni che Battiato ha compiuto durante il suo lavoro non si potrebbe dire che è maschilista, perché si è battuto contro il femminicidio, causa portata avanti dal femminismo, e per preservare la memoria di Stefania Noce, presentandosi alla celebrazione della sua memoria, soprattutto in un territorio, come la Sicilia, piuttosto conservatore ed ancora retrivo riguardo le tematiche di genere. Ha spesso preso decisioni piuttosto anticonformiste ed impopolari in un contesto in cui vige il gregarismo e la corruzione. Si può quindi dedurre che le donne siano “strumentalizzate”, anche per far “fuori” gli intellettuali ed i politici “scomodi” al sistema.

Gli interessi politici si possono dedurre anche dalle affermazioni a proposito di Battiato di una deputata del PartitoDemocratico:
“Il presidente della Regione dimostra ancora una volta di avere a cuore le istituzioni e la dignità delle donne. La Sicilia ha bisogno di rappresentanti che non ci mettano in cattiva luce e che lavorino per il rilancio della nostra regione Cambiamento non vuol dire mancanza di rispetto”.
Avendo fatto parte del PD crocetta, si può ipotizzare che non voleva andare contro idee di amici, ma questa è solo un’ipotesi, poiché ha cacciato anche Zichichi. Crocetta lo ha dichiarato anche in un servizio delle Iene che si è sentito costretto a mandarlo via poiché aveva tantissime persone importanti contro. Alla domanda fatta dalle Iene “perchè lo hai cacciato?” Crocetta ha risposto “Aveva bombardato la Sicilia, mi aveva mandato i caschi blu dell’ONU. Non avevo altra scelta da fare”.
http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/390095/intervista-rosario-crocetta.html

Cacciando Battiato il coro che negli ultimi anni è diventato maggioritario nella difesa delle donne può giudicare giusta e dovuta l’azione, e infatti tantissime pagine femministe hanno protestato nei confronti delle parole di Battiato: Interessi nel consenso del popolo, il quale da potere a chi lavora nelle istituzioni.

Michaela Biancofiore, deputata del PDL, intervistata dal quotidiano la Repubblica, dichiara a proposito della vicenda:
“La rappresentazione data da Battiato è grave. Talmente grave che sarebbe bello che le donne di tutti gli schieramenti si riunissero in una class action.”

Questo dimostra come si confonda tra il riferirsi ad “alcune parlamentari” e “tutte le parlamentari” in quanto appartenenti al genere femminile. C’è quest confusione perché si pensa che ogni offesa ricevuta a una donna sia fatta anche a tutte le altre.

Si parla sempre di uso del corpo delle donne in pubblicità facendo l’errore di confondere tra uso dell’immagine del corpo di una donna che secondo qualcuno rappresenta tutte le donne, e l’uso di un corpo altrui senza il suo permesso (una violenza). Ma non si parla mai dell’uso illegittimo che le donne fanno del loro corpo in politica. Ma il vero uso del corpo delle donne è quello che le donne fanno sul proprio. Posare nude in calendari che distribuiti nell’intera nazione creano la notorietà della modella non è un merito utile per diventare ministro delle pari opportunità. Sull’istruzione, la signora Carfagna è laureata in giurisprudenza, ma non basta una laurea in giurisprudenza per diventare ministro delle pari opportunità, oppure tutti i laureati in giurisprudenza che vogliono diventarlo ci riuscirebbero. Quindi il discorso non verte sulla sua istruzione, bensì sul suo uso del corpo per fare carriera, ovvero quel qualcosa che manca anche a chi è laureato.
Fu in seguito a all’episodio, nel quale Berlusconi disse in pubblico che se non fosse già stato sposato con Veronica Lario, avrebbe sposato la soubrette, Mara Carfagna, che il 31 gennaio 2007 la signora Berlusconi scrisse una lettera a Repubblica, nella quale pretese pubblicamente le scuse dal marito. In una successiva mail del 28 aprile 2009, la signora criticò come “ciarpame senza pudore” le candidature delle veline in politica, e pochi giorni dopo chiese la separazione da Berlusconi.
Nel frattempo, nel 2006 la velina Carfagna era stata eletta deputato, e nel 2008 divenne ministro per le pari opportunità. Una indecenza, per un’arrivista che era apparsa nuda sulla copertina di una rivista nel 2001, e su un intero calendario nel 2005, e per questo era arrivata ad avere notorietà.
Nei tre anni e mezzo in cui rimase in carica, il ministro si distinse per una relazione extraconiugale durata due anni e mezzo con il deputato finiano Italo Bocchino, rivelata pubblicamente nel 2011 dalla moglie di questo.
L’ex ministra, ma tuttora deputata, è stata insultata al supermercato da due persone. Il ministro dell’Interno, suo collega di partito, dà la colpa dell’episodio ai “cattivi maestri”: tra i quali, probabilmente, vanno annoverati tutti coloro che non dimenticano, e continuano a ricordarlo a chi l’ha dimenticato, come e perché la signora Carfagna sia entrata in politica e abbia fatto carriera. La presidente della Camera ha espresso solidarietà alla collega di seggio in una “lunga e affettuosa telefonata”: evidentemente, lo spirito di casta ha sempre il sopravvento sulla decenza. Anche se l’ingiuria è sempre un reato, si devono trovare modi legittimi per denunciare e condannare certi comportamenti.Il passaggio dalla camera da letto, coniugale o extraconiugale, al potere è una prassi ben praticata. Per fare degli esempi, reggenti cinesi, prima fra tutte la famigerata Wu Xi. O si può ricordare quante donne sono arrivate alla presidenza perché mogli di presidenti morti o uccisi: Corazon Aquino nelle Filippine, Isabelita Peron prima, e la Kirchner ora, in Argentina, indipendentemente dal loro valore.
La “democrazia” essendo influenzata dal mercato e dalla pubblicità è strutturata in maniera tale da permettere che persone serie e preparate,  abbiano dovuto perdere elezioni contro chi non era affatto preparato, solo perché questi ultimi “bucano lo schermo”.

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