Fotoritocco ed etica del merito del successo

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C’è chi fa fotoritocco per passione e chi retribuito da piccole o grandi aziende.

In entrambi i casi, quest’atto può venir contrastato.
Come?
O con delle critiche verbali o scritte, in privato (messaggi privati, faccia a faccia) o in pubblico, (tra amici, tra i commenti delle immagini modificate, subvertising cioè lo scrivere sui manifesti stampati dei giudizi, ad esempio la parola “photoshoppato”), o in modo che colpisca un maggior numero di persone, attraverso interventi sui media (blog, servizi televisivi, pagine create nei social network).

Per chiarire, il subvertising è una pratica che sta tra il sovvertire e il fare pubblicità a un certo tipo di pensiero attraverso pubblicità che veicolano pensieri opposti. La sua più comune applicazione la si può trovare sui cartelloni pubblicitari come parodia dell’immagine. Può apparire come un’immagine nuova o come modifica dell’immagine originale.

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Ad Amburgo, un artista anonimo ha espresso il suo disappunto sull’uso smodato del fotoritocco per la creazione di cartelloni pubblicitari, incollando sugli stessi l’immagine della barra degli strumenti di Photoshop, il software professionale più usato al mondo per l’editing di immagini.
Protagoniste della protesta sono stati i marchi H&M ed Isabeli Fontana che pubblicizzavano la loro nuova linea di costumi da bagno.

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Nel caso di chi lo fa per passione, può non creare problemi ma può anche crearli, a livello psicologico, a causa del bisogno di sentirsi nel giusto, soprattutto se chi fa la critica è qualcuno con il quale o la quale si ha una relazione importante si può sentire dispiacere. Infatti il semplice fatto che qualcuno emetta un giudizio, può far venire il dubbio sulla legittimità del proprio operato se non si è mai riflettuto su certi argomenti che sono nuovi per chi li ascolta o se si è riflettuto poco.
Nel caso di chi lo fa per retribuzione questi contrasti possono produrre perdite economiche.

Partendo dal presupposto che esprimere giudizi agli altri ha la funzione di informarli su come cambiare ciò che non va, e che quindi sono giustificati nel caso ci sia realmente qualcosa che non va.
Nel caso il giudizio negativo sia ingiusto, l’analisi del giudizio riguarda il fotoritoccatore ma anche chi lo emette, perché chi lo emette può influenzare in modo insensato qualcuno che invece non dovrebbe essere influenzato con certi giudizi, in quanto falsi, ed è giusto impedire a sé stessi di farlo, attraverso una critica costruttiva sulle proprie opinioni.
Nel caso di un giudizio negativo giusto riguarda il fotoritoccatore, come riguarderebbe qualunque persona che vuole essere razionale ed etica, perché può diventare complice di qualcosa di sbagliato. Ed è quindi necessario considerare che esistono giudizi giusti e giudizi sbagliati e non accettare le critiche in modo passivo.

Dunque, diventa importante, per chi usa software per la manipolazione delle fotografie, analizzare ciò che le persone dicono o fanno per contrastare l’azione del modificare una immagine, col fine di sapere se c’è qualcosa che si può fare per evitare che lo facciano o se nel caso questo contrasto sia inevitabile, se ci siano possibilità di gestirlo, come modificare il proprio modo di ritoccare o eliminare del tutto il fotoritocco.

Per poter fare un’analisi per prima cosa, è necessario scoprire quali sono i giudizi rivolti nei confronti della postproduzione, e in base a quali principii questi giudizi vengono giustificati.

Il giudizio, positivo o negativo, sull’atto di fotoritoccare può essere emesso:
1. in base all’aderenza tra il risultato ottenuto dalla lavorazione e il cambiamento che si immagina di ottenere sulla fotografia.

2. In base a ciò che si vuole ottenere dalla condivisione della fotografia postprodotta, interdipendente con le azioni che compiono le persone che fanno della postproduzione e della fotografia un mestiere, come il giudizio sulla presenza o mancanza di merito.

3. In base alle conseguenze psicologiche che certe immagini fotoritoccate si suppone producano su chi le vede.

Le conseguenze psicologiche sugli osservatori si dividono in:

  1. cercare il valore di sé ottenendolo attraverso la modifica del proprio aspetto verso una corrispondenza con il concetto di qualità.
  2. cercare la soddisfazione sessuale ottenuta con una aderenza della qualità del proprio aspetto a un certo modello estetico.
  3. cercare la soddisfazione del bisogno d’amore ottenendola con la qualità dell’aspetto.
  4. Confusione tra desiderio e necessità.
  5. Medici e dermatologi hanno espresso la loro preoccupazione, che queste immagini possano indurre giovani donne all’ossessione per la magrezza eccessiva o per l’abbronzatura, che può determinare l’insorgere di tumori della pelle.

Gli effetti di queste ricerche  porterebbero a sofferenza come la frustrazione, il senso di inadeguatezza, insoddisfazione, vergogna, a far nascere comportamenti compulsivi (fatti senza volontà) volti a risolvere questa sofferenza come anoressianarcisismo, e l’uso ossessivo di tecniche per modificare l’aspetto (diete, palestra, creme, cosmetici, abbigliamento, interventi di chirurgia estetica e prodotti di bellezza) o l’immagine dell’aspetto che gli altri si possono creare attraverso fotografie.


GIUDIZIO IN BASE AL RISULTATO FOTOGRAFICO

Questo tipo di giudizio non ha un valore etico, perché è personale. Infatti, se si basa il giudizio sull’aderenza tra il risultato ottenuto dalla lavorazione e il cambiamento che si immagina di ottenere sulla fotografia, nel caso in cui lo scopo di una foto di un soggetto umano, è quello di essere una fototessera, cioè una immagine che va applicata su un documento per identificare la persona alla quale appartiene l’aspetto visivo stampato sulla foto, il fotoritocco del soggetto è controproducente, e quindi lo si può giudicare negativamente.

GIUDIZIO IN BASE AL MERITO E DEMERITO DEL SUCCESSO

Poiché alla bellezza estetica è attribuito il potere di far ottenere diversi vantaggi (di tipo emotivo, relazionale, sociale, economico, psicologico, fisiologico) attraverso le altre persone che la contemplano, perciò, giudicare e condividere giudizi influisce con l’ottenimento di questi vantaggi, quindi, secondo il principio sul quale si basa la critica, a causa di una falso metro di misura degli osservatori/valutatori qualcuno che dovrebbe ottenere vantaggi non li ottiene, e qualcun altro che non dovrebbe ottenerli li ottiene.

Infatti, nella condivisione dei giudizi le opinioni si modificano, e modificando i parametri di giudizio alcuni ottengono ciò che hanno ottenuto altri senza però fare le stesse azioni o possedere le stessa caratteristiche. Le persone possono giudicare male per ignoranza del parametro giusto con il quale giudicare, o per cortesia e non dar fastidio con giudizi negativi, o per amicizia. Quindi, la sicurezza nei confronti di certi vantaggi viene minata.

Per chi ha il problema di voler ottenere vantaggi in base a qualcosa che ritiene meritevole di essere premiato, o chi vuole che gli altri diano vantaggi solo a chi merita quei vantaggi, diventa necessario stabilire quando c’è il merito e in quale grado ci sia.

Tra i motivi del giudizio di non meritarsi ciò che di positivo si riceve attraverso una fotografia fotoritoccata, c’è l’attribuire negatività alla non corrispondenza tra la fotografia e l’aspetto reale della ragazza.
Una rappresentazione dell’immagine di una ragazza priva delle caratteristiche dell’aspetto ritenute difetti, cioè non corrispondenti con il canone predominante, eliminati attraverso i software di fotoritocco e di videoritocco.

Secondo questo principio, se una ragazza fotografata che ottiene successo attraverso l’esposizione di una o più fotografie, non possiede nella realtà ciò che viene definito un difetto (smagliature, nei, rughe, asimmetrie, sproporzioni, cellulite, strabismi ecc…) allora è legittimo il suo successo.
Di conseguenza, se nella foto non ha difetti a causa del fotoritocco ma nella realtà li ha, e ottiene successo, non è legittimo il successo. E quindi può essere criticata, derisa e quant’altro la porti a non ripetere il comportamento di ottenere successo in quel modo.

Per comprendere i motivi per cui si usino il concetto di merito e demerito per giudicare il fotoritocco nelle fotografie di persone è necessario per prima cosa esplicitare il significato della parola “merito”.
Alla voce “merito” nel dizionario è scritto: Diritto alla stima, alla riconoscenza, alla giusta ricompensa acquisito in virtù delle proprie capacità, impegno, opere, prestazioni, qualità.”

Per stabilire se è corretto il non dare merito a chi usa immagini del proprio aspetto ritoccate, e quindi contribuire al suo successo, è necessario verificare la corrispondenza dei fatti con il concetto di merito.

Il merito è un metro di misura che si usa anche nelle gare sportive.

Facendo differenza, tra la corsa e lo sci ad esempio. Nella prima la tecnologia influisce al minimo, nella seconda al massimo. Nella corsa, uno può vincere la maratona anche a piedi scalzi.
La differenza tra sport e gioco. Lo sci, il ciclismo, il motociclismo, l’automobilismo, appartengono a uno spettro tecnologico, in cui a gareggiare non è un essere umano, ma un sistema composto uomo-macchina, e quindi una buona parte del gioco viene giocato da altri (progettisti, tecnici, ingegneri, eccetera).

E quindi necessario stabilire dei gradi di merito invece che usare due semplici opposti: merito e demerito. Il principio per creare una sala di merito può essere che : Più un effetto è dipeso dalla volontà più il grado di merito aumenta, e viceversa.

Che cosa può attribuire un merito al corrispondere a degli standard estetici o alle proporzioni della sezione aurea?

I loro privilegi derivano dal loro corpo. Ed è quindi sulla relazione tra la loro mente e la loro volontà e il loro corpo che bisogna riflettere.

Non hanno né deciso di avere un corpo, né come questo corpo dovesse essere dalla nascita, né hanno deciso come dovesse crescere, né hanno avuto la fortuna di non avere possibili problemi che cambiassero il loro aspetto naturale.

La crescita è un’attività biologica che si esplica nei primi venti anni di vita, pur potendo proseguire anche oltre. Consiste in variazioni delle dimensioni del corpo nel suo insieme, o delle sue parti. Queste variazioni sono il risultato di tre processi di base: l’iperplasia (aumento del numero delle cellule), l’ipertrofia (incremento delle dimensioni delle cellule) e l’accumulo di materiali intercellulari. Tali meccanismi, come tutti gli altri che riguardano i diversi metabolismi cellulari e la comunicazione tra una cellula e l’altra, sono regolati da proteine, la cui sintesi, all’interno delle cellule, dipende da un messaggio contenuto nel DNA e trasmesso all’RNA
Il DNA e gli ormoni, e non la volontà, determinano l’aspetto del cAd esempio, la crescita staturale è regolata da diversi ormoni; prima della pubertà lo stimolo per l’allungamento delle ossa lunghe è dato principalmente dal GH (od ormone somatotropo), in sinergia con gli ormoni tiroidei, nonché con l’insulina ed i fattori di crescita insulino simili (che ne potenziano gli effetti). Al termine della pubertà, indicativamente verso i 16-17 anni per le femmine e verso i 18-20 anni per i maschi, la crescita staturale si blocca. L’accrescimento si arresta perché le epifisi si collegano alle metafisi e le cartilagini di accrescimento cessano di funzionare. Da questo momento in poi non è più possibile aumentare la propria lunghezza ossea.

Responsabili di questo blocco sono gli ormoni sessuali, che dopo aver indotto una rapida accelerazione della crescita nel periodo puberale, ne determinano il definitivo arresto.

Aumento del seno
La pigmentazione del capezzolo e della sua areola, lo sviluppo delle strutture ghiandolari, nonché l’aumento del seno che si verifica durante la pubertà, sono legati all’incremento dei livelli di estradiolo, il principale ormone sessuale femminile.
Gli estrogeni inducono la crescita dei dotti mammari favorendo la proliferazione delle cellule epiteliali che li rivestono internamente e stimolando la formazione dei nuovi vasi sanguigni e la permeabilità del tessuto connettivo che li circonda.
PELLE

Gli estrogeni (ormoni femminili) stimolano la produzione di collagene, la sostanza che rende elastici i tessuti. Se diminuiscono (come accade in menopausa) la pelle tende a perdere la sua tonicità e a cedere.

Anzi, a volte la bellezza estetica dimostra l’assenza di stress da lavoro o situazioni pericolose, e che quindi certe ragazze fanno parte di una classe economica privilegiata. Lo stress può colpire anche la pelle, aggravando problemi preesistenti, come psoriasi, eczema e acne. Esso può colpire anche capelli e unghie. Può diventare un circolo vizioso, ovvero lo stress può causare problemi alla pelle e i problemi alla pelle possono essere fonte di stress. Un nuovo campo della medicina, la psicodermatologia, si occupa infatti della complessità della correlazione esistente tra mente e pelle.

Possono influire anche l’alimentazione e l’attività fisica (soprattuto lo sport essendo un’attività fisica mirata a modificare il corpo). Ma per lo sport sono necessari tempo e soldi, che i meno ricchi non hanno. Per l’alimentazione è necessaria educazione.

Sul web vengono diffusi concetti nei confronti delle ragazze che non si sentono belle o che vengono giudicate non belle:
Immagini con sederi considerati canonicamente belli con su scritto “lo vuoi? lavora per ottenerlo”.

è colpa della tua pigrizia se non sei bella, vuoi un sedere considerato bello? lavora per ottenerlo. e combatti il tuo desiderio di stare seduta quanto ti pare, di non fare attività sportiva, di mangiare quello che ti pare”.
Si creano così contrasti con sé stessi e senso di vergogna e di colpa se non si riesce ad adeguarsi alla propria volontà.
Dunque, è nel momento in cui le ragazze belle si considerano superiori, “le altre non hanno il mio corpo, e quindi io mi merito ciò che si merita chi ha un corpo bello” o criticano, incolpano e fanno vergognare le altre che diventa immorale l’uso della propria bellezza.

Se non si ha la conformazione fisica, più di tanto non si può ottenere. Le donne sono tutte diverse infatti, ci sono quelle con i fianchi stretti tipo maschili o più larghi…quelle con il sedere piatto o più sporgente..sono ideali sbagliati perchè portano ad una frustrazione certa se poi alla base non si ha quella conformazione fisica.

Le caratteristiche del corpo che si possono modificare volontariamente sono:

  1. Muscoli, aumentando o diminuendo il volume muscolare (per la parte inferiore del corpo, ogni muscolo può essere allenato, come glutei, gambe).
  2. Grasso, aumentando o diminuendone la quantità (anche, natiche, cosce e nell’addome al di sotto dell’ombelico).
  3. Pelle, migliorando le sue qualità con l’alimentazione.

A limitare il grado di libertà della volontà di modificare il corpo ci sono diversi fattori:

  1. Queste modificazioni hanno dei gradi di difficoltà diversi. Ad esempio gli arti inferiori sono il problema più difficile da risolvere per le donne, poiché gli adipociti situati nella parte inferiore del corpo sono più portati ad accumulare il grasso che non a smaltirlo.
  2. I ritmi frenetici imposti dal lavoro, dalle scadenze come le bollette, la spesa, dagli imprevisti, costringono ad abitudini scorrette, che si ripercuotono sul fisico e con un maggior accumulo di grasso nei punti indesiderati.

Non si possono modificare le ossa, e quindi le occhiaie provocate dalla cavità ossea in cui sono riposti gli occhi.
La pigmentazione della pelle, il colore degli occhi, il colore dei capelli, la forma delle ossa, l’altezza, la disposizione dei denti non sono frutto della volontà.




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Allora c’è qualcosa che hanno fatto volontariamente sul loro corpo?
Oltre al fatto che ognuno dopo essere nato cresce e si ritrova delle caratteristiche non scelte, e ha la possibilità di usare ciò che si ritrova, ha anche la capacità di immaginare qualcosa di diverso e di agire per modificare la realtà creando appositamente qualcosa da usare.
Lo fanno tutte le persone quasi tutti i giorni. Ci si pettina i capelli, ci tagliamo le unghie e i capelli. O il il make up, l’abbigliamento, i profumi, i cosmetici.
In base alla situazione ci si cambia aspetto: quando si lavora, quando si sta a casa, quando si va a un appuntamento sentimentale.

Quindi, se il concetto di merito implica una volontarietà. Forse, le ragazze che ottengono vantaggi attraverso fotografie il merito ce l’hanno nel momento in cui intervengono impegnandosi a mantenere o creare la propria bellezza, ad esempio evitando di farsi venire i denti gialli (non fumando, o facendo l’igiene dentale che rimuove la pigmentazione gialla, o applicando le faccette estetiche sui denti, facendo una sbiancatura). Oppure prevenire informandosi sull’alimentazione, e usando creme per mantenere la pelle giovane, mangiare frutta che contiene vitamine che hanno questa proprietà, oppure bere molta acqua, poiché veicola molte delle sostanze nutritive, ed elimina le sostanze di scarto, e limita i danni del sole sulla pelle. Assumere vitamina C presente in ortaggi e frutta come nelle fragole, kiwi, arance che stimola la produzione del collagene che ha un ruolo strutturale nell’epitelio, o l’acido linoleico, un acido grasso che si trova nei semi di zucca o di lino e nella frutta in guscio come noci o mandorle, per ridurre la quantità di rughe, dare un aspetto idratato, e meno secchezza alla pelle, ed evitare grassi e carboidrati che fanno invecchiare la pelle. Così con tutte le altre parti del corpo visibili che possono essere modificate.

Le pratiche comuni sono la depilazione delle gambe e delle ascelle, meno spesso della vagina, poi l’epilazione delle sopracciglia, la pettinatura dei capelli, il mettere lo smalto sulle unghie, e l’abbigliamento, indossando relativi accessori come la borsa a tracolla.

Sono tutte azioni che comportano un dispendio di energie, di tempo e di soldi. Questo può essere considerato un merito? Non in senso assoluto. Se fosse un merito in sesso assoluto utilizzare energie fisiche, il proprio tempo e i propri soldi. Qualsiasi risultato ottenuto con questo utilizzo comporterebbe un merito.

Le pratiche non comuni sono quelle di usare lenti colorate, o circle lenses. Si tratta di lenti a contatto cosmetiche progettate per ingrandire la pupilla a dismisura, spostando artificialmente i contorni dell’iride e regalando così l’impressione di occhi enormi.

Si può dire che chi si trucca ha la capacità di usare le proprie mani in modo appropriato, conosce i prodotti che servono per truccarsi, sa quali funzioni hanno, quali sono le loro qualità. E poiché la stima si acquisisce in base alle virtù come le proprie capacità, stimare il saper truccarsi di qualcuno è corretto.

Quindi le persone che fanno questa critica per avere un pensiero corretto dovrebbero pensare il contrario di quello che pensano. Cioè che non è vero che chi si trucca si toglie del merito. Come anche chi indossa pearcing, tatuaggi, acconciature, e vestiti particolari diversi dalla norma.
Tuttavia la cultura non è questa, ed è dimostrato anche da un episodio accaduto durante un famoso concorso di bellezza Italiano: Miss Italia. Ci furono delle polemiche per degli interventi chirurgici attribuite ad alcune concorrenti, paragonato al doping nello sport.  Patrizia Mirigiliani, ha detto che “è impossibile capire se un seno sia rifatto o meno”. Il regolamento non prevede un’esclusione perché quando è nato il concorso, la chirurgia estetica non era così diffusa. Ci si rifà però al buonsenso, quindi il problema non sussiste: “Se una ragazza evidenzia parti del corpo, seno o viso, decisamente ritoccati, non penso proprio che arriverebbe alle finali”. Come se per il fatto di aver fatto chirurgia estetica meritasse di meno il premio per la sua bellezza. Un’assurdità illogica. Dato che non si ha merito di avere un corpo e che sia in un certo modo.


MERITO E DEMERITO NEL MIGLIORAMENTO DELL’ASPETTO ESTETICO IN FOTO E VIDEO DA PARTE DEL FOTOGRAFO O DELLA FOTOMODELLA

Oltre alle pratiche quotidiane ci sono delle pratiche più rare e profonde come la chirurgia estetica.

O le pratiche che non agiscono sul corpo, ma sull’immagine che gli altri hanno dell’aspetto di queste ragazze come le fotografie manipolate con software di fotoricco, o i video manipolati con software di videoritocco.

La giovinezza in video aumenta ed è facilmente controllabile grazie alla minore risoluzione delle telecamere rispetto alle fotocamere di grande formato.

La letteratura oculistica mondiale concorda sul fatto che l’occhio umano, in condizioni ottimali di contrasto, può distinguere alla distanza minima di messa a fuoco (20-30 cm) fino ad un massimo di 10 linee per millimetro – cioè 250 dpi. La risoluzione spaziale dell’occhio umano diminuisce drasticamente all’aumentare della distanza (ad un metro di distanza siamo già sotto ai 75 dpi), e “precipita” in situazioni di scarso contrasto.

Le risoluzioni standard o modalità video sono combinazioni di parametri utilizzate dall’industria elettronica per definire l’interfaccia video di un computer. Tali parametri di solito sono la risoluzione dei display (specificata dalla larghezza e altezza in pixel), la profondità di colore (espressa in bit) e la velocità di refresh (refresh rate, espressa in hertz). La risoluzione dello schermo è il numero dei pixel orizzontali e verticali presenti o sviluppabili in uno schermo

Oltre alla risoluzione anche grazie agli obiettivi molto incisi e alle pellicole a grana zero della fotografia tradizionale, o da ceroni, luci morbide, campi lunghi e da tante espressioni controllate che non lasciano spazio alle rughe.

Retina Display ha quattro volte il numero di pixel del precedente iPhone, quindi in un pixel del precedente iPhone ora ne sono contenuti ben 4. L’iPhone 3GS in commercio vanta di una densità pari a 163 pixel per pollice in uno schermo con risoluzione di 480×320.

Quanti pixel sono necessari per avere un confronto con la risoluzione dell’occhio umano?

Ogni pixel deve apparire non più grande di 0,3 minuti d’arco. Si consideri una stampa 20 x 13,3 pollici visualizzata a 20 pollici di distanza. La Stampa sottende un angolo di 53 x 35,3 gradi, il che richiede 53 * 60/.3 = 10.600 x 35 = 7000 * 60/0.3 pixel, per un totale di circa 74 megapixel per percepire i dettagli al limite dell’umana acuità visiva.

I 10.600 pixel in 20 pollici corrispondono a 530 pixel per pollice, che in effetti sembrano rappresentare in apparenza il limite della percezione umana. Ma siccome l’occhio umano è un organo dinamico e non statico, grazie al cervello svolge anche un’attività di interpolazione e integra i dettagli di un’insieme estendendone naturalmente la capacità percettiva. Con una serie di test su soggetti tutti sono stati in grado di mettere in ordine immagini di dettaglio crescente che avevano una risoluzione che andava dai 300 ppi ai 600 ppi. Da questo studio si capisce che l’uomo distingue nel complesso ad una risoluzione almeno ancora di poco superiore ai 530 pixel.

Di conseguenza c’è ancora margine di miglioramento.

DA COSA DIPENDE LA BELLEZZA DI UNA FOTO E LA BELLEZZA DI UN SOGGETTO FOTOGRAFATO?

Una foto per essere bella è quasi sempre necessario che sia nitida, cioè aderente alla realtà percepita. Tuttavia, non è l’uso della fotocamera o del software in funzione dell’ottenimento quest’aderenza che viene criticato (Il software può anche modificare le dominanti colore che rendono l’immagine diversa dalla realtà) ma è la rappresentazione non aderente alla realtà. Tuttavia, non è solo il software, a poter rappresentare la realtà in modo diverso, ma anche l’uso del flash e degli accessori per la modellazione delle luci, o gli obiettivi e la loro posizione rispetto al soggetto che possono allungarlo o accorciarlo. Inoltre anche la scelta dello scatto, che presenta solo un frammento della realtà fatta di un tempo che continua, e quindi soltanto una prospettiva, magari la prospettiva migliore tra quelle possibili.

C’è chi rifiuta questa possibilità, e cerca di impedire gli altri di usarla. Perché? Perché crede sia una scorciatoia, e che una persona debba usare ciò che la natura gli da senza modificare il lavoro della natura. Ma da quando esiste la civiltà l’essere umano modifica la natura in tutto. Neanche la stessa tecnologia che queste persone usano per inviare messaggi di critica è una cosa naturale. E spesso questa critica viene fatta da chi non lascia naturale il proprio aspetto ma si depila, si pettina, usa rossetto, vestiti interessanti e non casuali, pearcing.

E perché chi permette a qualcuno di modificare il suo aspetto con il software in una foto ha meno meriti di chi nasce con certe caratteristiche estetiche, o di chi si trucca?

Nel primo caso non si agisce su materiale fisico inerente alla persona, ma su pixel visualizzati attraverso un monitor, o sulla stampa su carta. Quindi non c’è corrispondenza tra la modifica e la persona. Questo è motivo di mancanza di merito per chi fa tale critica. Queste persone dicono che una ragazza che fa così “bara”. Come è stato detto di Dakota Rose.

Barare è il non rispettare le regole di un gioco. Ma quali regole esistono? Ed è un gioco? Una gara?

C’è anche chi afferma pubblicamente “io non ho bisogno del fotoritocco” per sottolineare la sua superiorità in ambito estetico, e rimarcando il suo potere, e di essere dalla parte del giusto. Si crea quindi una competizione tra modelle in cui si cerca di scoprire anche la quantità di fotoritocco usato per corrispondere al canone estetico, in modo da capire se la modella ha il merito o no dei complimenti derivati dalla sua bellezza.

Che mancanza di merito ci sarebbe nel fotografarsi in modo di migliorarsi per quel

breve momento se non c’è merito nell’essere canonicamente belli poiché frutto del caso?

In questo modo le persone attribuiscono alla bellezza un potere molto forte, perché discriminano chi non ce l’ha. E istituiscono una identità tra la foto e la realtà. Dimostrata da tantissimi comportamenti che vedo.

Un esempio è che scatto una foto a una persona, la foto diventa di proprietà di quella persona per il suo punto di vista, anche se l’ho fatto per un favore. Quindi l’altra persona può avanzare pretese su un oggetto che è di sua proprietà. Se io la voglio cancellare non voglio dargliela questo diventa un comportamento scorretto, scorretto semplicemente perché è interessata nel possedere una sua immagine.

Ma in verità, la fotocamera appartiene a me, e l’azione è stata fatta da me, dunque sono io il proprietario della fotografia. Inoltre istituiscono una discriminazione negativa tra naturale e artificiale, che è un errore logico dovuto a non considerare che l’artificiale nasce dalla natura.

Esiste la natura che crea la materia pensante che è l’essere umano il quale crea l’artificialità, che non è una cosa malefica in sé.

Il cosiddetto miglioramento dell’aspetto, che in questo caso significa, assomigliare al massimo

grado a un modello di riferimento di bellezza, non è dato solo dal fotoritocco.

Anzi, il fotoritocco è l’ultimo di un lungo processo.

1. l’alimentazione del soggetto che determina il tenore della propria pelle.

2. la cura del corpo del soggetto attraverso esercizio fisico, palestra.

3. l’uso dei cosmetici atti a curare e conservare la salute della propria pelle, capelli, unghie e altro.

3. il tipo di obiettivo fotografico usato.

4. Il tipo di lampade usate per l’illuminazione.

5. La scelta della posizione delle lampade.

6. La scelta dei modellatori di luce.

6. La scelta della regolazione della fotocamera (tempi, diaframmi, iso, bilanciamento dei colori)

7. Il make-up, (che al contrario del fotoritocco è legittimato per via dell’uso quotidiano di ogni donna nel mondo).

 

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Ad esempio, le tecniche del contouring e di highlighting, (o tecnica del chiaro scuro) consiste nell’effetto percettivo tra i colori chiari, che permettono di evidenziare alcune parti del viso e i colori scuri, che invece aiutano a mascherare e minimizzare i difetti, rendendo così il vostro viso più armonico.

Con la tecnica di contouring si realizzano delle morbide ombreggiature scolpendo, snellendo, ridisegnando e definendo i lineamenti del viso.
Le ombreggiature all’attaccatura dei capelli e lungo le tempie nel caso di una fronte alta, sotto gli zigomi per evidenziarli e per rendere il viso più snello.
O per assottigliare un naso largo, un’ombreggiatura lungo i lati. Nel caso di un naso allungato si scurisce la parte finale. I scuri vano usati sugli occhi per regalare la profondità allo sguardo o correggere la palpebra calante. Le ombreggiature si usano anche per minimizzare un mento importante.

Dopo il contouring passiamo a highlighting. Con questa tecnica si evidenziano alcune parti del viso applicandoci il colore leggermente più chiaro rispetto al colore della pelle.

Si schiarisce il d’orso del naso per renderlo più fine. Si usa  il chiaro nella parte centrale del viso come la fronte ricreando così la naturale luminosità, applicate la tonalità chiara anche sotto gli occhi sfumandola dal naso verso l’esterno, poi sullo zigomo alto, sopra l’arco di cupido e al centro del labbro inferiore per rendere le vostre labbra voluminose, nel punto centrale del mento e anche sotto l’arcata sopraccigliare. Nel caso di occhi ravvicinati si applica il chiaro nell’angolo interno, nel caso di occhi distanti fate l’opposto, si scurisce la parte interna.

8. l’hair style.

9. l’espressione in quel momento del soggetto.

10. la posa che ha in quel momento.

11. l’angolo di ripresa del fotografo

Il regista e designer Nacho Guzman dimostra con un video l’importanza dell’illuminazione nelle riprese di un volto: la faccia di una donna è illuminata da luci di diverso colore che cambiano rapidamente posizione, il risultato è che sembrano tante facce diverse, poiché al cambiare della direzione della luce si vedono caratteristiche che non si vedevano in altre direzioni della luce (come brufoli o asimmetrie).

Il fotografo Peter Hurley ha raccolto in un video qualche consiglio per scattare dei buoni ritratti. Spiega che i ritratti migliori sono quelli in cui la linea della mandibola appare ben definita. Per i ritratti frontali quindi chiede ai suoi clienti di portare in avanti la fronte (e quindi tutta la testa e il mento) verso la macchina fotografica, in modo che la pelle del collo e delle guance sia ben tesa. Dal minuto 9 circa del video vengono mostrati scatti di diversi clienti, in posa naturale e nella posa protesa che Hurley chiede loro di assumere. La differenza è notevole.

Solo all’ultimo, il fotoritocco.

Che in certi casi si abolisca solo l’ultimo processo, ovvero il fotoritocco secondo me significa qualcosa.

Succede la stessa cosa con la chirurgia estetica.

Succede anche che qualcuno abolisca anche il make-up.

So di un genitore che dice a sua figlia: “perché ti trucchi? sono insicurezze che vanno appianate“.

Quando possiedi una foto ritoccata è considerato un barare, e stai cercando di guadagnare potere senza meritartelo realmente, e una persona che ha scelto di non farlo è svantaggiata e per questo può sentirsi frustrata, questo è il vero problema morale che affligge le persone che criticano la scelta del fotoritocco.

Un altro motivo per cui si reputa immeritato un certo riscontro positivo è che la bellezza del corpo femminile, soprattutto se sessuale, può essere usata per ricevere apprezzamenti, consensi e stima.

Questo tipo di comportamento può essere disprezzato come disonesto, scorretto, poiché

1. si usano mezzi diversi dall’intelletto per interessare qualcuno, e quindi considerati impari, da chi non ha la possibilità di usare un corpo sessualmente bello, o chi non vuole usarlo.

2. si mostra quello che in realtà non è attraverso fotoritocco, make-up, acconciature, tatuaggi, pearcing, abbigliamento.

Poiché la stima è la buona considerazione, la valutazione positiva di una persona, delle sue qualità per risolvere il problema di chi si sente infastidito dalla stima immeritata propongo di non stimare una ragazza per la sua bellezza, ma semmai esplicitare il proprio godimento visivo, o la propria attrazione sessuale. Tra dire “mi piace il tuo aspetto, il tuo corpo” e “Ti stimo” c’è differenza.

In questo modo si risolve il conflitto nei confronti di chi riceve stima per foto che non rappresentano fedelmente il suo aspetto, o di chi riceve stima per la sua seduttività sessuale.

Un’altra soluzione è non trattare con più gentilezza chi sa fare qualcosa che altri non sanno fare. Non ha senso sopravvalutare qualcuno rispetto agli altri perché ha delle abilità che altri non hanno. Gli esseri umani hanno un valore in quanto esistono, e non in quanto sanno fare qualcosa, o possiedono delle caratteristiche estetiche di un certo tipo. Chi possiede delle caratteristiche estetiche in corrispondenza al canone estetiche ha la possibilità di provocare piacere in chi usa questo canone come metro estetico, ma non per questo può essere trattato come unica persona che merita gentilezza e rispetto.

E poiché la bellezza dona la gentilezza degli altri, il sentirsi riconosciuti nella propria esistenza, non essere ignorati, una ragazza ricerca il successo per quelle cose che non ha dagli altri, come l’attenzione per sé. Disapprovandola e svalutandola, sentirà ancora più bisogno di attenzione positiva e approvazione.

Inoltre che cos’è la fama?

Queste ragazze alle quali si riferiscono non sono famose quanto le star di Hollywood.

Con l’uso dei social network quindi le ragazze belle diventano anche famose. Ma che cosa significa famoso?

Se Sharon Stone, o Madonna sono famose, lo sono anche delle ragazze che hanno 10mila fan sulla pagina fan di Facebook? Si deve distinguere il tipo di fama, una mondiale, e una relativa al web.

La bellezza da sola non potrebbe procurare nessun vantaggio. La bellezza è una categoria per interpretare l’aspetto estetico, invece l’onore è una categoria per interpretare il ruolo di una persona all’interno della società. Ed esse nella società vengono unite concettualmente. Per tradurre in termini fisici questa unione si premia chi possiede la bellezza, e si punisce chi non la possiede (scherno, emarginazione, disparità). E poiché a una premiazione corrisponde la svalutazione di chi non è premiato. Si deve svalutare qualcosa per premiare qualcos’altro. L’arrabbiarsi nei confronti di chi non usa solo le proprie caratteristiche estetiche per ricevere dei guadagni (complimenti, gentilezze, favori, premi o soldi) dimostra il bisogno di mantenere un potere. Quello ottenuto dall’unione dell’onore e del merito alla bellezza.

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