Fotoritocco ed etica degli effetti psicologici

I due principali effetti psicologici criticati che alcuni suppongono produca il fotoritocco sono:

  1. Il far credere di poter raggiungere un aspetto che non si può raggiungere realmente. 
  2. Il far desiderare solo un tipo di bellezza estetica.

AZIONI LEGALI PER CONTRASTARE IL FOTORITOCCO

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Nel primo spot la protagonista è l’attrice Julia Roberts, volto di Lancôme, che pubblicizza un fondotinta presentato come ‘creatore naturale di luce‘ e che promette ‘di ricreare l’effetto di una pelle perfetta”.

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Nel secondo invece, la quarantaduenne Christy Turlington promuove un cosmetico antinvecchiamento della marca Maybelline. Per dimostrare gli effetti del prodotto, solo alcune parti del viso della supermodella sono coperte dal fondotinta, mentre le altre sono mostrate al naturale.
Lo slogan è chiaro: ‘Copre le occhiaie e le piccole rughe e aiuta a nascondere le zampe di galline come se queste non esistessero più. Ecco la perfezione dell’apparire perfetta‘.
Secondo la denuncia presentata da una deputata liberaldemocratica inglese entrambe le pubblicità, promosse sulle più importanti riviste britanniche, sono state ritoccate con Photoshop e non rappresentano ‘i risultati che i prodotti realmente riescono a raggiungere‘.
L’Asa ha concluso che non è possibile stabilire se gli effetti benefici reclamizzati nei due spot possano essere ottenuti e allo stesso tempo è chiaro che le immagini sono state migliorate con l’aiuto digitale.
L’Oréal ha ammesso di aver migliorato le immagini nel post-produzione e che le foto sono state ritoccate digitalmente per ‘schiarire la pelle, per pulire il trucco, per ridurre le ombre attorno agli occhi, per ammorbidire le labbra e per scurire le sopracciglia delle due star‘.
Tuttavia la società francese giura che gli effetti reclamizzati negli spot sono accertati e sono stati ottenuti grazie a un lavoro di ricerca durato diversi anni. La parziale ammissione del colosso francese non è bastata alla deputata che ha rincarato la dose. La Swinson ha definito ‘scioccante‘ il fatto che all’Asa non siano state consegnate le foto originali degli spot.
Una clausola nel contratto della Roberts vieterebbe a L’Oreal di far vedere a terzi le immagini originali: ‘Ciò dimostra quanto queste cose siano diventate ridicole‘, afferma la Swinson. ‘Si ha tanta paura di mostrare le foto originali che ciò non è permesso neppure all’organo che vigila sulle pubblicità. Immagini di pelle perfetta e corpi supermagri‘, continua la deputata, ‘si vedono dappertutto negli spot, ma non riflettono la realtà. La manipolazione digitale e le false rappresentazioni sono oggi divenute la norma, ma star come Julia Roberts e Christy Turlington sono donne talmente belle che non avrebbero bisogno di questi ritocchi. Questo divieto dell’Asa potrebbe essere un messaggio molto forte per gli inserzionisti. Esso dice chiaramente: torniamo alla realtà‘.

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Twiggy si vanta del prodotto pubblicizzato che rende i suoi occhi molto attraenti.

Non ci vuole un occhio esperto, però, per notare come gli occhi ritratti nella pubblicità puzzino di fotoritocco da lontano e la pelle non sia quella di una donna di ben 59 anni.

Per evitare casi come questo il parlamento inglese vuole varare una legge che imponga il divieto del fotoritocco digitale in pubblicità destinate ad un pubblico con meno di 16 anni e l’obbligo di dichiarare che l’immagine è stata ritoccata in pubblicità per le persone con più di 16 anni.

Nonostante ci siano molte persone consapevoli dell’entità di alcuni ritocchi, la proposta di legge è stata pensata per proteggere quella parte di popolazione che non ha ancora, o non svilupperà mai, un senso critico.
Per avere un’idea della portata di questa iniziativa vogliamo riproporvi due gallerie che mostrano la differenza fra la realtà e la finzione pubblicitaria.

Sicuramente una legge di questo tipo avrebbe l’indubbio effetto di creare più lavoro per i fotografi e truccatori che non potrebbero rimandare alcuni dettagli più alla fase di postproduzione. Anche il cliente avrebbe un’immagine più vera del prodotto.

Una possibilità è che il ritocco dovrebbe essere lecito su tutto ciò che non è attinente al prodotto pubblicizzato. Quindi, se si pubblicizza un prodotto cosmetico per il contorno occhi, si può modificare i capelli della modella, correggere eventuali brufoli o punti neri, gonfiare le labbra ma non toccare la zona degli occhi, così se pubblicizzi una macchina può modificare le dominanti colori, lo sfondo, ma non distorcere l’immagine per far apparire la vettura più bassa e larga

CLAUDIA CARDINALE
CannesCardinale.jpg

Si è gridato all’ennesimo delitto di Photoshop per il poster del prossimo, il settantesimo, Festival di Cannes, appena reso pubblico. Lei, l’Angelica dei nostri sogni, si è detta “onorata” di esserne la testimonial visuale.

L’agenzia parigina Bronx l’ha ricavato da una fotografia dell’archivio Cameraphoto di Getty Images, parte di una piccola serie scattata nel 1959 su una terrazza romana, di cui pare si sia perso il nome dell’autore.

L’occhiuta ansia tecnosospettosa del “popolo del Web” si è scatenata alla ricerca delle manipolazioni intercorse fra la fotografia e la sua versione grafica, e naturalmente le ha trovate. Indiscutibili.

Un confronto con l’immagine originale (qualcuno vi ha reso le cose più facili elaborando una gif) rivela anche a un osservatore distratto che i grafici hanno lisciato alcuni tratti del volto di CC, le hanno ricomposto la capigliatura, assottigliato la vita, forse alzato il seno, sicuramente snellito le gambe.

Le femministe hanno detto “Abbiamo bisogno di un giornalismo differente perché anche questa è violenza di genere.
La sagoma della silhoutte nel poster di Cannes risulta allungata, la vita più sottile, le gambe più magre; la figura, secondo la rivista Elle, “è stata raffinata”.
Raffinata? I nostri corpi non hanno bisogno di essere “raffinati” dai media, ma di essere accettati, apprezzati in tutte le loro forme, di non essere più ghettizzati, rivisitati, ridimensionati, giudicati, selezionati e photoshoppati.
Il corpo della donna non è solo un pezzo di carne e la donna solo un oggetto inerme che può essere brutalizzato e denigrato a piacimento di canoni comandanti una dimensione della donna prestabilita e disumananizzante.
In un mondo in cui i modelli esistenti precarizzano una formazione indipendente e autocosciente delle giovani ragazze, dove il modello Barbie ha insegnato che la formula della felicità è sinonimo solo di un corpo perfetto e un volto sorridente, indipendentemente dalle proprie qualità, dai propri sogni e aspettative per il futuro, dove la sessualizzazione sfrenata dei corpi ha indotto generazioni di ragazze all’acquisto di un solo modello performante di autodeterminazione, forse evitare di sminuzzare il corpo di Claudia Cardinale dovrebbe rappresentare un gesto di quotidinità.
Tutti corpi liberi sono belli e meritano di essere valorizzati, qualunque uso ne si faccia e qualunque forma assumano”

Hanno manipolato una fotografia, non un corpo. Hanno creato un’immagine partendo da un’altra immagine. E la seconda è una così evidente trasformazione grafica che indignarsi per la manipolazione fa sorridere.

È su questo processo metamorfico tra icone che dobbiamo ragionare, non sull’habeas corpus di una grande attrice.

E Claudia, che da grande professionista conosce assai bene la differenza fra le immagini e la realtà, ha reagito alle polemiche debufaliste e femministe spiazzando tutti, e ha detto cose giuste, che vi traduco volentieri:

“Si tratta di un manifesto che, al di là di rappresentare me, rappresenta una danza, uno spiccare il volo. Questa immagine è stata ritoccata per accentuare un effetto di leggerezza e mi trascende in un personaggio di sogno: è una sublimazione. Il realismo non ha ragione di sussistere qui e, da femminista convinta, non ci vedo alcun attentato al copro della donna. Ci sono cose più importanti al mondo da discutere in questo momento. È solo cinema, non dimentichiamolo”.

Perfetto. Ricordiamoci sempre, quando guardiamo un’immagine, che guardiamo la costruzione di un’immagine. E che la fotografia originale non era meno costruita di questa sua traduzione grafica. Metterla in termini di verità contro bugia è chiaramente assurdo.

Ma se il corpo della donna in generale, e quello della giovane CC in particolare, non c’entrano molto, qualcosa forse si può pur dire sul corpo iconico della fotografia originale se messo a confronto con quello altrettanto e più iconico ancora del manifesto.

Accentuata leggerezza, legge la signora Cardinale nella metamorfosi della sua figura. C’era dunque pesantezza in eccesso nella fotografia originale? Ma soprattutto, come si ottiene “più leggerezza” in una immagine?

GiottoScrovegniTradurre in figura una qualità astratta come il movimento, o la leggerezza, è da sempre un incubo per i creatori di immagini.

Penso ad esempio alla figura dell’Incostanza, uno degli affreschi delle virtù e dei vizi dipinti da Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova: nelle intenzioni, avrebbe dovuto trasmettere un’impressione di mobilità, agitazione, instabilità: macché, è un fallimento clamoroso, quei piedini appaiati la fanno apparire comodamente seduta, quel velo dietro la testa è una cupola più immobile di quella del Brunelleschi, le braccia aperte sembrano aggrapparsi ai bordi del pannello, l’unica cosa instabile è paradossalmente il pavimento che sembra pendere come una rampa.

Philippe Halsman scoprì che chiedendo alle sue celebrità di fare un salto mentre lui le fotografava, i ritratti acquistavano leggerezza: ma non proprio tutti. Alcuni sono goffi, altri immobili come in un collage, altri ridicoli.

La leggerezza non è una proprietà di certe forme. Per creare leggerezza non basta rappresentare una figura sottile, una posa un po’ scomposta – bisogna creare un’immagine leggera.

Torniamo a guardare la fotografia originale per un momento? CC piroetta sul pavimento bagnato (attenta a non scivolare!) di una terrazza romana, mattonelle squadrate, piatte, la ringhiera squadrata, a graticcio, e dietro ancora palazzine squadrate: mentre tutto il suo corpo è curve torsioni e pieghe.

Nella fotografia, CC domina lo spazio geometrico e se ne libera. È la foto di una esplosione di gioia di vivere che scardina una gabbia.

Tutto questo si perde nello spazio irreale del poster. Non c’è più nulla attorno, solo una nebbia di colore aggressivo e un po’ claustrofobico, un lettering che circonda e si sovrappone alla figura bloccandola come in una rete: stretta tra il sette e lo zero, CC sembra gridare per il soffocamento e non per la gioia. Il cambio di medium, dalla fotograia al poster, ha cambiato anche il mood.

Staccata dal suolo e proiettata nel vuoto, la tensione muscolare del corpo e delle gambe appariva ingiustificata, e il grafico l’ha smagrita nell’affannoso tentativo di rincorrere l’armonia perduta.

Penso proprio che i grafici abbiano dovuto ricorrere al bisturi elettronico non tanto (ma forse anche, suvvia) per adeguare la silhouette di CC ai canoni di magrezza attuali, ma soprattutto per recuperare la leggerezza, appunto, che nella fotografia c’era eccome, e che il rimpasto grafico ha fatto invece perdere.

Il racconto di un momento di vita vissuta è diventato così l’affermazione retorica, e anche poco efficace, di un concetto astratto. Se c’è un delitto in questa storia, forse è questo.

Forse ha ragione la signora Cardinale, quel poster è solo cinema.

Ma la fotografia è fotografia.

[Le fotografie, nel rispetto del diritto d’autore, vengono riprodotte per finalità di critica e discussione ai sensi degli artt. 65 comma 2, 70 comma 1 bis e 101 comma 1 Legge 633/1941.]

 

IDENTIFICARE L’ILLUSIONE

Per poter affermare con sicurezza che c’è una illusione, è necessario effettivamente sapere che cosa si può raggiungere nella realtà a livello estetico attraverso attività fisica, dieta, make up, e chirurgia estetica.

Nel giudicare immorale il fotoritocco in seguito all’aver supposto che esso produca degli effetti negativi sulla psicologia di chi osserva le immagini fotoritoccate ci sono almeno due errori:

1. Pensare che il canone estetico sia causato dal fotoritocco, quando invece esso è causato da diverse cause, di cui solo una è il fotoritocco.

2. Confondere la causa della sofferenza psicologica (come i cosiddetti “complessi mentali”) con le condizioni in cui si può manifestare.
Infatti, la causa di certe sofferenze psicologiche è il confondere le necessità con i desideri, e quindi pensare che corrispondere a un canone estetico sia una necessità e non un desiderio, e dunque reagire come quando si reagisce alla mancanza di cibo: disperandosi.
E le condizioni in cui questa confusione diventa più probabile o quasi sicura sono un ambiente in cui in grandi quantità di persone donano vantaggi e piaceri a chi possiede certe caratteristiche estetiche e in cui si educa a pensare che essi siano necessità in quanto fonti di vantaggio e piacere, facendo dimenticare quali siano le reali necessità per vivere sereni.

Tante donne esagerano con le iniezioni di botox e acido ialuronico, per cui finiscono con le labbra a canotto e l’espressione perennemente “da cattive”, per via dell’angolo esterno delle sopracciglia troppo all’insù (alcune magari ottengono l’eccessivo stiramento con un lifting chirurgico) e si pentono dell’intervento. Questo è dovuto alla loro ignoranza. Nel caso in cui arrivassere a tali conseguenze in seguito alla visione di tantissime foto ritoccate ma scambiate per realtà è dovuto alla loro ignoranza. Ma probabilmente in un modo fatto su misura per i bisogni umani, le pubblicità dovrebbero interessarsi dell’ignoranza altrui e non sfruttarla.

FOTORITOCCO COME OGGETTIFICAZIONE
Per quanto riguarda il dover accettare il soggetto da fotografare così come è oppure non fotografarlo, in base al fatto che è una persona e non una natura morta, è difficile capire il collegamento.
Le persone fotografate rimangono persone anche se in foto non corrispondono alla realtà.
Tra l’altro anche una postproduzione fatta di effetti di colore, oppure distorsioni grandangolari porta una persona a non corrispondere alla realtà. Ma chi fa questo tipo di obiezioni riguardo al fotoritocco non non le fa mai per le distorsioni grandangolari.
Perciò, si può concludere che una manipolazione fotografica ha l’effetto di far sentire un pezzo di carne qualcuno solo se crede di essere un pezzo di carne se viene manipolato, ma non perché c’è un collegamento causale tra i due eventi nella realtà.
Se un essere umano, non è la propria immagine, allora chi manipola la sua immagine non lo sta trattando in nessun modo nella realtà.

AZIONI CULTURALI PER CONTRASTARE IL FOTORITOCCO

L’American Medical Association ha lanciato l’allarme contro i ritocchi fotografici fatti sulle tante star.
“Alterazioni” che hanno effetti negativi “soprattutto tra bambini e adolescenti”.

Negli Usa la star del reality Kim Kardashian è la bellezza più ritoccata del momento. E perfino la supercafona Snooki è apparsa sulla copertina di Rolling Stone molto più attraente di come si presenti in Jersey Shore. Non c’è modella o attrice che non venga ritoccata prima di finire sui giornali o negli spot. Perfino Kate Winslet si è assottigliata col trucco.

Queste “alterazioni contribuiscono a non realistiche aspettative sull’appropriatezza dell’immagine del nostro corpo: specialmente tra i bambini e gli adolescenti più impressionabili”. L’associazione si è proposta di sensibilizzare le agenzie di pubblicità e i professionisti del settore. Dalla Francia alla Gran Bretagna anche in Europa si è già discusso sulla necessità di regolamentare il “photoshopping” a tutela dei minori: magari con un’avvertenza che indichi esplicitamente che si tratta di ritocco.

Ma avete mai visto i medici avvertirci dei pericoli dei costosissimi ritocchi estetici, che loro stessi promuovono a colpi di bisturi?

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Julia Bluhm, 14 anni ha raccolto 85mila firme contro l’uso di Photoshop per ritoccare le foto delle modelle su Seventeen: ha vinto.
Una ragazzina americana ha riportato una grande vittoria, ottenendo dalla rivista fashion Seventeen la promessa di non pubblicare più le immagini delle modelle ritoccate con Photoshop, evitando così di dare un’immagine falsata del corpo femminile.
Julia aveva lanciato la sua campagna in aprile, pubblicando una petizione sul suo sito Internet e raccogliendo ben 85mila firme. “Nella vita vera nessuno è photoshoppato” ha detto.
“Seventeen Magazine: dai alle ragazze immagini di ragazze reali” spiegava Julia sul suo manifesto online.” Ho sempre notato come un sacco di immagini sulle riviste appaiano modificate. Le ragazze non dovrebbero paragonare se stesse a quelle immagini. Perché sono false! Vorrei vedere ragazze normali, che assomigliano a me, in una rivista che si suppone essere destinata a me“.

Dopo “Seventeen” il magazine “Teen Vogue”. La rivista è infatti il nuovo obiettivo degli oltre 90mila attivisti anti-photoshop riuniti nel gruppo Sparks. Gli stessi che, guidati dalla 14enne del Maine, Julia Bluhm, ideatrice di una petizione online, avevano ottenuto due giorni fa l’assicurazione da parte della direttrice del magazine “Seventeen” che le immagini pubblicate d’ora dal giornale in poi saranno tutte “reali”. Niente più ritocchini magici. Ma questa vittoria non è bastata al movimento.

«È solo l’inizio», scrive Emma Stydahar su http://www.change.org, «ora bisogna allargare la lotta». E l’obiettivo è “Teen Vogue”. In realtà, la rivista tre mesi fa si era già data una sorta di codice etico, impegnandosi a non pubblicare fotografie di ragazze minori di 16 anni e che potessero dare adito al sospetto di soffrire di disturbi alimentari. Una promessa insufficiente per gli Sparks, che ora pretende dalla testata l’impegno formale a non digitalizzare più alcuna immagine.

Intanto, si è mosso anche il governo australiano: con un legge appena varata, ha creato il bollino “anti-photoshop”, che segnalerà sulle riviste le immagini ritoccate digitalmente.

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le foto che ritraevano una filiforme Nigella Lawson sulla copertina di Radio Times, erano autentiche o photoshoppate? la decrescita delle sue curve burrose era dovuta una dieta, o all’opera di un sapiente grafico? A sorpresa, qualche giorno fa, la bella cuoca inglese ha preso una netta posizione pubblica anti-Photoshop.

Lunedì scorso, sul network americano ABC, è iniziato The Taste, lo show che tra gli altri, ha per giudic Nigella e Anthony Bourdain. Subito dopo la domestic goddess ha raccontato così la sua esperienza con gli spot per il programma :

“Anche se è stato davvero eccitante pensare di finire sui cartelloni a Los Angeles e negli Stati Uniti, sono stata molto severa, molto britannica, e gli ho detto che non erano autorizzati a photoshoppare la mia pancia. Una scelta furba? Hmmm. Ma quella pancia è la verità ed è arrivata ‘in maniera onesta’, come avrebbe detto mia nonna”.

Per combattere la pubblicazione di immagini che promuovono l’anoressia c’è bisogno di un programma che valuti e segnali in che misura una foto sia stata ritoccata con appositi software. A sostenerlo è uno studio pubblicato nel Proceedings of National Academy of Sciences, realizzato da Hany Farid ed Eric Kee, che ricorda come immagini altamente idealizzate siano state più volte legate a disturbi alimentari e all’insoddisfazione per il proprio corpo che colpisce una folta schiera di giovanissimi.

L’ETICHETTA – Farid e Kee puntano l’indice contro i cambiamenti geometrici del corpo, l’assottigliamento delle gambe, la regolazione della simmetria, la correzione della postura, la rimozione delle rughe, delle borse agli occhi, delle macchia dalla pelle. I ricercatori chiedono l’impegno di osservatori umani per valutare differenze tra foto originali e foto ritoccate che vengono pubblicate, per poi poter impostare regole valide per tutti. Il programma dovrebbe valutare le modifiche in una scala da 1 a 5 e distinguere i cambiamenti da ‘minimi’ ad ‘irreali’. Farid dice che il programma dovrebbe aiutare l’autoregolamentazione. I primi test, intanto, non lascerebbero dubbi sulla sua efficacia. Le foto che all’occhio umano sembrano fasulle raccolgono il minor grado di gradimento anche da parte del sistema computerizzato messo a punto dai ricercatori

La Dottoressa Helga Dittmar dell’ University of Sussex, dichiara: “Alcune prove evidenti dimostrano che le immagini in cui la magrezza e l’estetica delle donne viene “perfezionata”, hanno una forte influenza sulle menti, tale da distorcere la percezione della propria forma fisica” 

Monica Bellucci, qualche tempo fa posarono senza trucco né ritocco per protestare contro ideali di bellezza irraggiungibili quanto irreali, anche dall’Inghilterra arrivano i primi segnali di un ritorno ad una bellezza più naturale. Tra le fautrici dello scatto senza ritocco l’attrice britannica Emily Blunt, l’ex fidanzata del cantante canadese Michael Bublé, che qualche anno fa paradossalmente interpretò l’assistente nevrotica de Il Diavolo veste Prada, per la quale bellezza faceva rima con magrezza.

Fresca di matrimonio con l’attore John Krasinski, l’attrice è la nuova cover girl di settembre dell’edizione inglese del magazine di moda Elle, al quale, in merito al ritocco digitale dice: «Non mi piace quando ti stendono, ti allungano e ti fanno magrissima. Ti fa sembrare una Barbie. Chi diavolo è così?».

Ad esempio, l’azienda Dove attraverso un video afferma:

– Dopo quasi un decennio di promozione della bellezza reale, Dove vuole alzare la posta. Parlando di questo direttamente ai responsabili della manipolazione delle nostre percezioni.

Art directors, Graphic Designer, Graphic Retouchers

Ma come facciamo a prenderli in flagrante e farli riconsiderare il problema? –

facendo passare il nostro messaggio come azione photoshop. (e per questo hanno inserito nel web un’azione automatica da installare per far ritornare i soggetti delle foto come erano prima dell’eliminazione dei difetti estetici)

– Lo slogan è: Non manipolare la nostra percezione della bellezza reale.

Introducendo una distinzione tra vera e falsa bellezza. “la vera bellezza non è ritoccata”.

Questa pubblicità fatta a favore di un certo pensiero è senza senso perché:

1. viene preso in considerazione il software photoshop. Ma è stato immesso in commercio negli anni 90, e prima di esso si agiva lo stesso sulle fotografie per eliminare il possibile, quindi il fotoritocco non è dipendente da photoshop. E questo varrebbe anche se fosse un software generico e non photoshop.

2. poiché il fotoritocco non è dipendente da photoshop o da un software specifico, si è costretti a vietare il fotoritocco. Ma poiché si fa riferimento al fotoritocco perché impedisce la percezione della bellezza nella realtà, anche tutto ciò che può rappresentare in modo diverso dalla realtà andrebbe eliminato. I flash sono strumenti che non permettono di rappresentare la realtà così com’è. E gli obiettivi neanche!

3. ciò che è reale è fisico, ma la bellezza è un concetto, perciò per bellezza reale chi riceve il messaggio della Dove può intendere anche l’insieme delle caratteristiche estetiche che misurate in base a un canone possono soddisfare il concetto di bellezza. Quindi, se si tratta della bellezza canonica, anche senza l’esistenza del fotoritocco si potrebbe comunque fare una selezione di ragazze che eliminasse i difetti estetici eliminati dagli strumenti di photoshop. E dunque ci sarebbero comunque conseguenze psicologiche anche senza l’uso del software. E quindi è evidente che il problema della sofferenza psicologica che possono provare certe ragazze non è dovuta all’uso del fotoritocco, ma all’esistenza del concetto di bellezza.

La Dove ha fatto un altro spot sul concetto di “vera bellezza”.

Si può rimanere alquanto turbati nel considerare che tre minuti di video ipercommovente siano stati fatti per vendere sapone.
Un messaggio del genere è possibile solo perché si vende sapone.

Il sapone viene prodotto e usato per sciogliere le sostanze grasse nei processi di pulizia, siccome acqua e grasso normalmente non si miscelano, l’aggiunta di sapone, consente al grasso di disperdersi nell’acqua ed essere risciaquato.
Infatti, il messaggio del video è “passiamo troppo tempo a cercare di aggiustare cose di noi che invece vanno benissimo. Dovremmo passare piu` tempo ad apprezzare e gioire di cio`che di bello abbiamo”. Lavatevi e curate ciò di che bello avete…la pelle così com’è.
Che è quello che le persone vogliono sentirsi dire, ma non è un’affermazione che può cambiare realmente i gusti estetici. Infatti non è un’affermazione dimostrata. Ma solo un’affermazione. Non ho visto nessuno sfigurato dal fuoco o dall’acido nel video.

profondamente turbato che anche per il sapone sia necessario stimolare il consumo. E turbato anche per la strumentalizzazione del concetto di “vera bellezza”.

Il messaggio è prevalentemente indirizzato alle ragazze (dato che ci sono solo donne nel video) che hanno bisogno di qualcosa per accettare e valorizzare il loro aspetto così com’è, forse perché non possono cambiarlo o perché vorrebbero non cambiarlo ma non riescono a vivere serenamente questa scelta, perché chi non ha bisogno di essere diverso, anche con tutte le caratteristiche considerate difetti non ha bisogno di commuoversi per ciò. Lo fa con spontaneità e basta. Ma la cosa che più mi interessa è che le aziende si sono appropriate di temi morali (o meglio chiamati moralisti) che vanno di moda oggi. Ad esempio ne “il corpo delle donne” si cita una marea di volte l’espressione “vera bellezza”, così come “vera donna”.

A Dove stanno sul cavolo ragazze rifatte e photoshopper. O meglio, a Dove non gliene frega niente, però gli interessa che a molte persone stiano sul cavolo ragazze rifatte e photoshopper, perché sono potenziali consumatori del marchio che gli dice ciò che si vogliono sentir dire.

Ci sono due modi diversi in cui il fotoritocco può agire sulla bellezza:
eliminando difetti del soggetto,
rendendo in un modo impossibile nella realtà il soggetto.

Ciò che si può evitare di fare è creare effetti non reali, ma che spesso non sono neanche ben voluti proprio perché irreali (come la pelle talmente lisciata da essere monocromatica).

Tuttavia, il problema rimane il potere che la bellezza ha:

I complimenti provocano piacere nel soggetto che li riceve. L’aumento della disponibilità a relazionarsi degli altri provoca maggior autostima, mancanza di solitudine, benessere. Disponibilità a relazioni sessuali provoca un senso di potere e godimento. Gentilezza, interesse, aiuto, disponibilità a fare favori, amicizia.

Osservare questo tipo di vantaggi possono provocare desiderio frustrato, invidia, astio, rabbia, vergogna e frustrazione, ossessione in chi non li ottiene.

Lo psicoterapeuta Phil Mollon nel suo libro Shame and Jealousy – the hidden turmoils tradotto in italiano col titolo “Vergogna e gelosia – tumulti segreti” del 2002 scrive:

“La vergogna è una risposta all’insuccesso e ai sentimenti d’inadeguatezza che ne derivano – specialmente nei casi in cui si prevedeva la riuscita. Questi episodi comportano sempre il senso di aver fatto fiasco agli occhi degli altri.[…]Tuttavia il fallimento più basilare è a mio avviso l’incapacità di suscitare una risposta empatica nell’altro.[…]La vergogna a suo avviso nasce quando il bambino guarda la madre in cerca dell’emozione positiva generata dal rispecchiamento facciale, ma s’imbatte invece in una risposta indicante disgusto o disapprovazione: allora, in luogo del previsto stato di attivazione psicologica, prova vergogna, che è uno stato doloroso di drastica disattivazione. Mentre infatti nel positivo stato emotivo dell’interazione mimica con la madre il cervello del bambino produce oppiati endogeni, mediatori naturali delle risposte di piacere, nella vergogna genera composti biochimici da stress, come i corticosteroidi, che inducono inibizione e ripiegamento su se stessi. Secondo Schore la vergogna aiuta il bambino a capire quando è il momento di ritrarsi e mettersi buono.[…]Un sistema biologico mediante il quale l’organismo controlla la propria risposta affettiva in modo da non rimanere interessato o contento quando ciò potrebbe essere rischioso, oppure in risonanza affettiva con un organismo che non corrisponde ai modelli organizzati nella memoria.[…]Una risposta all’incapacità di corrispondere all’ideale dell’Io”

 

Rafael Santandreu scrive in “L’arte di non amareggiarsi la vita”:

“nel linguaggio della psicologia esiste un’espressione che definisce molto bene questo fenomeno: quando uno pretedne troppo dalla realtà, viene definito “illuso deluso”. La persona nevrotica immagina che la realtà debba essere in un determinato modo (senza traffico, senza tasse, senza problemi di parcheggio…) e si infuria (o si rattrista) quando si accorge che le cose non stanno così. In questo senso è poco realista, si comporta come un bambino egocentrico. Sembra dire: “L’universo deve girare nella direzione che dico io!”.
Quando siamo nevrotici ci conviene imparare che tutte queste necessità non sono indispensabili per essere felici.[…]La cosa migliore è dimenticarsi di questi “doveri”, rinunciare a queste idee stupide e godersi ogni tanto ciò che si ha già, quello che la realtà mette a nostra disposizione. Se cancellassimo dalla nostra mente le esigenze irrazionali, ci renderemmo conto di quante cose possiamo goderci nella vita. Per tutti questi motivi, la malattia che dà origine all’ansia e alla depressione, la terribilite, potrebbe essere definita anche necessitite, ovvero la tendenza a credere che “ho bisogno, ho bisogno e ho bisogno per essere felie”. L’uomo, o la donna, maturo è colui che sa di non aver bisogno di quasi nulla per essere felice”.

Christina Aguilera nel 2002 incise una canzone intitolata “Beautiful” nel cui videoclip, una ragazza semi anoressica si osservava allo specchio e poi lo rompeva dandogli un pugno. La cantante invitava ad accettarsi e pensare che tutti sono belli senza bisogno di modificarsi, tuttavia la sua fama mondiale era dovuta in gran parte alla sua corrispondenza con i canoni estetici, che per contratto doveva mantenere facendo palestra e diete. E cantando “you’re beatiful” a ragazze che non erano belle come lei e non potevano neanche guadagnarci ci ha guadagnato una marea di soldi che una commessa che non lavora con la sua bellezza si può solo sognare.

beautiful
specchio
Il software ha delle funzioni che soddisfano le esigenze che tentano di soddisfare anche il make up e la chirurgia. Essenzialmente il modificare ciò che la natura non ha fatto come si voleva fosse fatto. E sicuramente tra i tre, il software è quello che comporta minor pericoli e sofferenza per il fisico, dato che sono pari a zero. Il make up può invece portare infezioni o allergie, e la chirurgia deformazioni fisiche. La sofferenza che produrrebbe il software sarebbe invece psicologica. Si inizierebbe a desiderare ciò che si è visto in una o più immagini ma non si ha. Ed è il modo in cui si gestiscono certe esigenze a far soffrire o non soffrire.

fotorittocco+makeup

Per creare la bellezza si può usare il trucco che produce un’illusione estetica, visualizzando il viso come se fosse più vicino alle proporzioni della maschera aurea.

Le proporzioni della maschera aurea vengono usate per le modifiche e ricostruzioni della chirurgia estetica, per portare il volto del paziente quanto più vicino possibile alla configurazione dell’archetipo ideale percepito del volto.

Una configurazione appropriata e un corretto orientamento spaziale sono determinanti per un una buona funzione dentale.
Lo studio matematico delle proporzioni che ha portato alla definizione della maschera aurea, ha precisato anche il posizionamento ideale dei denti. Diagnosi ed analisi che utilizzano questo nuovo modello facilitano la modifica e la ricostruzione di tutta la chiostra dentale

Il make up

Un uomo e una donna partono per un viaggio: oltre agli abiti, la donna porta con sé un beauty case contenente, almeno, spazzolino, dentifricio, doccia schiuma, sapone, shampoo, latte detergente, struccante per occhi, crema idratante (a volte sono due una giorno e una notte), deodorante; l’uomo porta con sé, non necessariamente in un beauty case, lo spazzolino, il dentifricio e il deodorante, forse il sapone. Cosa sono questi prodotti che gli uomini spesso detestano perché segno di frivolezza e le donne adorano?
La storia dei cosmetici parte da lontano; in molte culture antiche si utilizzavano i cosmetici per arricchire ed evidenziare delle parti del corpo ritenute sacre; in altre culture anche i cadaveri venivano trattati con speciali unguenti per fare in modo che si conservassero nello stato migliore possibile. La storia racconta di tante donne che utilizzavano prodotti naturali come cosmetici sfruttandone le capacità idratanti, purificanti, emollienti ecc…
Nel corso degli anni l’idea di cosmetico è cambiata e addirittura per anni è diventata sinonimo di superficialità; l’utilizzo di cosmetici era associato solo a persone frivole e per molto tempo, per l’opinione comune, il vero uomo non utilizzava i cosmetici.
Se, però si guarda alla definizione che la legge dà di cosmetico, si scopre che è davvero difficile non utilizzarli.
Vengono infatti definite “cosmetici” tutte le sostanze e preparazioni, diverse dai medicinali, destinate ad essere applicate sulle superfici esterne del corpo umano oppure sui denti e sulle mucose della bocca allo scopo esclusivo o prevalente, di pulirli, profumarli, modificarne l’aspetto, correggere gli odori corporei, proteggerli o mantenerli in buono stato (legge 713/1986, art.1). Alla luce di questa definizione si può scoprire che anche quando si utilizza il sapone, il doccia schiuma, il deodorante, si sta utilizzando dei cosmetici. Dunque i cosmetici sono parte di quei prodotti di uso quotidiano di cui nessuno fa a meno.
Dal momento che li si utilizzano sarebbe quindi utile conoscerli un po’ più da vicino in modo da poter fare delle scelte consapevoli, così come si per altre tipologie di prodotto. Non è corretto pensare che in fondo sono tutti uguali e dal momento che non vanno ingeriti, meglio scegliere magari solo in base al costo o alla pubblicità che più ci colpisce.
Sulla confezione frequentemente si trovano l’indicazione “non testato su animali”; per alcuni dei consumatori, già questo potrebbe essere motivo per scegliere un cosmetico piuttosto che un altro, ma attenzione: in Italia da anni è vietata la sperimentazione dei cosmetici sugli animali.
Sulsito internet di ABC cosmetici (diret tamente collegato all’associazione italiana delle imprese cosmetiche, UniPro): “Ormai da 20 anni, prima di quanto imposto dalle leggi, non si svolgono più sperimentazioni animali su prodotti cosmetici nell’ambito della UE. Tra marzo 2009 e marzo 2013 progressivamente, il divieto si estenderà anche alla commercializzazione di cosmetici contenenti ingredienti testati su animali in paesi extra-UE.
coniglietta cosmeticaAllora, l’indicazione “non testato su animali” appare fuorviante; non è falsa e dunque può essere riportata, ma tutti i cosmetici non sono testati sugli animali.
è come entrare in un negozio e leggere il cartello: questa merce non è rubata.
Poi ci sono un elenco di “ingredienti” che compongono il prodotto. La prima reazione che i più hanno è quella di scoraggiarsi di fronte a parole impronunciabili e sconosciute, e chiedersi se servirà a qualcosa provare a soffermarsi un po’ di più su quest’elenco.
Alcuni farmaci, come alcuni antiinfiammatori o anche farmaci che aiutano il cuore, prevedono un utilizzo cutaneo: l’applicazione di cerotti comporta un certo tipo di rilascio del principio attivo che, ovviamente, riuscirà a penetrare attraverso gli strati cutanei e giungere così a destinazione. Guardando al corpo, sicuramente la pelle costituisce uno scudo di cui non potremmo mai fare a meno; è la parte più esterna di noi, che viene continuamente a contatto con sostanze potenzialmente nocive e che fortunatamente è impermeabile a tante di esse. Ciò nonostante, la pelle non può essere considerata come uno scudo invalicabile, impermeabile a tutto e resistente a qualsiasi sostanza e, proprio per l’esempio appena fatto dei farmaci con applicazione cutanea, è una gran fortuna che sia così. Ci sono quindi molecole in grado di penetrare negli strati più interni della pelle così come ci sono sostanze che dall’interno riescono a risalire i vari strati della pelle per arrivare all’esterno ( per esempio il sudore).
La pelle è ciò che del nostro corpo è costantemente sotto il nostro sguardo, proprio perché ci riveste completamente. Ciò che chiamiamo comunemente pelle e quindi lo strato più esterno si chiama più correttamente epidermide; lo strato sottostante si chiama derma ed epidermide e derma insieme costituiscono la pelle. Al di sotto del derma c’è poi un altro strato che si chiama ipoderma. L’epidermide si suddivide in altri strati ciascuno dei quali è caratterizzato da cellule di forme diverse; sostanzialmente, però, si può dire che nell’epidermide avviene la maturazione delle cellule che quando giungono sulla superficie sono pronte alla morte. Si ha così un continuo flusso di cellule che nascono, maturano muoiono e vengono contemporaneamente sostituite da quelle de ciclo successivo. A separare l’epidermide dal derma ci pensa la membrana basale; la membrana consente il passaggio delle sostanze nutritive dal derma all’epidermide. I vasi sanguigni sono presenti solo nel derma e quindi le sostanze nutritive

stratigrafia cute
stratigrafia cute
che servono alle cellule epidermiche per crescere a maturare provengono dal derma e passano attraverso la membrana basale. Il derma ha una funzione essenziale di fungere da scheletro per l’epidermide; le cellule caratteristiche sono molto attive nei primi 30 anni di un individuo (pensiamo all’invecchiamento cutaneo) e producono sostanze (ad esempio acido ialuronico, collagene ed elastina) che sono direttamente responsabili di molte caratteristiche della nostra pelle, soprattutto quella dei giovani (resistenza, elasticità. Tutto ciò ci deve far riflettere sul fatto che, quando un prodotto qualsiasi arriva sulla nostra pelle, esso può penetrare negli strati più interni e dunque bisogna prestare attenzione ai cosmetici che utilizziamo!!! Per questa ragione è importante cercare di capire quali sono gli ingredienti presenti nei nostri cosmetici; sapere tutto nei dettagli non sempre è indispensabile e possiamo provare almeno ad averne un’idea.

Grazie alla legge 713/1986 sulla confezione dei cosmetici oggi deve essere riportata la lista di tutti gli ingredienti presenti nel cosmetico; altro punto di vantaggio è che la nomenclatura dei prodotti usati in cosmetica è stata uniformata almeno per quanto riguarda i paesi europei. Esiste un Inventario Europeo degli Ingredienti Cosmetici (INCI) che indica il nome sotto il quale indicare una certa sostanza. Non si tratta affatto di un dettaglio; molte sostanze chimiche hanno un nome tradizionale, che per definizione, può cambiare da una nazione ad un’altra; esiste poi, la nomenclatura cosiddetta commerciale in cui una sostanza conserva il nome che gli è stato dato dall’azienda che per prima l’ha introdotta sul mercato ed esiste poi una nomenclatura ufficiale. La confusione che può derivarne è evidente che sia grande; questa è stata la ragione che ha spinto il legislatore ad introdurre un sistema ufficiale di nomenclatura per le materie prime cosmetiche.
Per iniziare ad avere un’idea diciamo che gli ingredienti vengono inseriti nell’INCI in ordine di abbondanza e già questo potrebbe essere punto di riflessione;possiamo trovare per esempio due cosmetici della stessa tipologia (ad esempio una crema per le mani) all’olio d’oliva. In una formulazione l’olio figura ad esempio al terzo posto, nell’altra al sesto: questo vuol dire che molto probabilmente nel secondo prodotto c’è così poco olio d’oliva che di fatto la nostra pelle neanche se ne accorgerà…magari se ne accorge soltanto la nostra tasca!
Quello che in campo farmacologico viene definito principio attivo, nei cosmetici si chiama sostanza funzionale; nel caso riportato, l’olio d’oliva costituisce la sostanza funzionale. È chiaro che per manifestare i suoi effetti una sostanza deve essere presente in una certa concentrazione e se si usa una concentrazione più bassa è come se non l’avessimo usata per niente.
Iniziamo a leggere l’etichetta del nostro cosmetico; in genere il primo ingrediente è l’acqua. L’acqua in genere è il prodotto più abbondante nei bagno/doccia schiuma, negli shampoo, ma anche nelle creme. Se continuiamo a scorrere l’elenco, sicuramente troveremo un nome che ci indicherà la presenza di un olio o di un burro. Nelle formulazioni cosmetiche riscontriamo l’utilizzo di oli molto comuni come l’olio d’oliva, l’olio di arachidi o girasole, l’olio di mandorle così come spesso troviamo il burro di cacao; tutti prodotti che siamo abituati a trovare nella dispensa della cucina eppure rivestono un ruolo importante nella cosmetica che ne sfrutta le capacità idratanti, emollienti, addolcenti. Accanto a questi oli di origine vegetale vengono molto utilizzati in cosmetica anche gli oli minerali come l’olio di paraffina o il glicole di propilene.
Ritorniamo un attimo a sottolineare la presenza contemporanea di acqua e olio. Sicuramente leggendo non ci prestiamo tanta attenzione, ma se pensiamo alla presenza contemporanea dell’acqua e dell’olio ci dovrebbe venire in mente qualche domanda. Se in un bicchiere mettiamo acqua e olio scopriamo l’immiscibilità di questi liquidi. Acqua e olio restano completamente separati; se proviamo ad agitare il bicchiere, per un po’ avremo

progressione nella separazione di un’emulsione
progressione nella separazione di un’emulsione
l’impressione di essere riusciti a miscelarli, ma è solo un’illusione; lentamente acqua e olio si separeranno nuovamente. È la chimica che le fa separare: acqua e olio hanno molecole troppo diverse tra loro per poter stare le une accanto alle altre e quindi cercano di allontanarsi. Ma allora, come è possibile che nella nostra crema coesistano acqua e olio e noi non si manifesta nessuna separazione?

Intanto quando coesistono acqua e olio (che con parole più generiche e tecniche si indicano come fase acquosa e fase grassa) siamo in presenza di un’emulsione, quindi la crema per le mani, che ormai è diventata il nostro punto di riferimento, è un’emulsione. Vediamo adesso perché in questa emulsione non osserviamo la separazione tra acqua e olio. Sono presenti delle particolari sostanze che si chiamano emulsionanti; chimicamente queste sostanze hanno delle molecole che sono in parte simili a quelle dell’acqua ed in parte simili a quelle dell’olio. La molecola dell’emulsionante, allora, viene utilizzata come ponte tra la fase acquosa e la fase oleosa; facendo un viaggio nel microscopico possiamo immaginare una molecola di acqua che riesce ad essere vicina ad una molecola di emulsionante (nella parte di molecola più simile) che a sua volta riesce a stare vicina ad una molecola di olio (nella parte più simile). Ne viene fuori un set di tre molecole acqua/emulsionante/olio che tenderanno a stare vicine e a non slegarsi. Macroscopicamente siamo in presenza di un’emulsione stabilizzata: quando abbiamo un’emulsione in cui per un tempo sufficientemente lungo non si osserva separazione, siamo in presenza di un’emulsione stabilizzata (probabilmente grazie all’azione di un emulsionante). In cosmetica possono essere utilizzati doversi emulsionanti, ma molto utilizzati sono la gomma xantana (xanthana gum), PEG-7 hydrogenated castor oil, cetearyl glucoside e carbomer.
Come in tutti i prodotti in vendita, anche nei cosmetici sono presenti i conservanti. Molto spesso questa categoria viene bistrattata; siamo portati a pensare che solo qualcosa di scadente o fortemente industrializzato necessiti di conservanti: è bene sapere che si tratta di un luogo comune assolutamente falso. Tutti i prodotti che normalmente utilizziamo nella nostra vita quotidiana hanno una loro vita caratterizzata da una data di nascita e una data di morte. Tutto si degrada per azione della luce, della temperatura, del tempo e per prolungare il tempo di vita è necessario utilizzare i conservanti. D’alta parte chi comprerebbe un cosmetico che dopo una settimana si degrada e deve essere buttato? Naturalmente non è necessario utilizzarli in grandi quantità, ma è necessario utilizzarli. Anche nel caso dei conservanti ne possiamo trovare diversi esempi nei prodotti cosmetici, ad esempio sodium benzoate utilizzato in coppia con il potassium sorbate, la famiglia dei parabeni (methyl paraben, ethyl paraben, propyl paraben, butyl paraben) e molti altri.
Oltre agli ingredienti base possiamo trovare poi molte sostanze che arricchiscono il nostro cosmetico dal punto di vista funzionale oppure ne rendono più semplice l’utilizzo. Parliamo, per esempio, dei modificanti reologici. modificatori reologiciLa reologia studia la capacità di scorrimento di una materia su una superficie; nel nostro caso quindi si sta studiando la capacità della crema di scorrere sulla nostra pelle. Non è un dettaglio: quando si spalma una crema si desidera spalmarla in modo uniforme sulla superficie stabilita e se possibile farlo velocemente. Una crema troppo fluida rischia di scivolare sulla pelle e magari scorrere via, così come una crema troppo densa sarà difficilmente spalmabile. A volte, fateci caso, spalmando una crema si forma una striscia bianca che non si toglie facilmente, ma utilizzandone un’altra non si forma affatto. Il modificante reologico permette di controllare queste caratteristiche del cosmetico ed in questo campo i siliconi spesso fanno la parte dei padroni.
Infine si utilizza una fragranza, un profumo che alla lunga sarà elemento caratterizzante il nostro cosmetico. Anche in questo caso non si tratta di un dettaglio. Non molto tempo fa, una mia amica appassionata di cosmetici e cosmetici fai da te, mi invitò a casa sua per provare a “fare” una crema per il viso. Da buon chimico sperimentale che adora qualsiasi ambiente in cui si possano mescolare delle sostanze (sia che si tratti di un laboratorio, sia che si tratti di una cucina, sia che si tratti di un laboratorio domestico) accettai. Lei aveva già una buona esperienza nella formulazione quindi quella volta mi sono limitata a seguire una “ricetta” già collaudata e alla fine quando lei mi ha detto di aggiungere il profumo le ho detto di no. In fondo, le dissi, abbiamo utilizzato il burro di cacao, che normalmente si associa a qualcosa di profumato, olio di oliva (che per me ha un buon odore) e tutte le altre materie prime erano inodori. Così lei ha aggiunto un po’ di profumo alla sua porzione e io contenta di aver realizzato la mia crema, sono tornata a casa con la mia senza profumo. Dopo due giorni mi sono dovuta ricredere; tutti gli ingredienti, insieme, avevano sviluppato un odore terribile; la crema mi piaceva tanto, ma era inutilizzabile per l’odore!!! L’aggiunta di profumo non è quindi soltanto una sciccheria!
Per ogni categoria indicata fin qui troviamo una lunga serie di prodotti che è destinata a crescere sempre di più: la ricerca cosmetica è sempre al lavoro per mettere a punto nuove formulazioni che risolvano gli inconvenienti delle formulazioni precedenti, sfruttando l’evolversi di tutte le più moderne tecnologie. La scelta dei prodotti da inserire in una formulazione non è semplice; al di là della funzionalità del cosmetico, stabilire quale emulsionante, quale conservante, quale modificante reologico utilizzare spesso rappresenta una scelta di campo nel senso del target a cui il prodotto si rivolge o nel senso economico. Questo vuol dire che scegliere un cosmetico piuttosto che un altro non è banale, ma vale la pena provare a farlo in modo consapevole.

Si può elencare i cosmetici per il make up in due parti, la prima dedicata ai cosmetici da utilizzare per il make-up, la seconda a tutti quegli accessori che servono per stesura e ritocchi.

Cosmetici:

makeUp

fondotinta (per un incarnato uniforme), correttore (per correggere le occhiaie e i brufoli), cipria (per fissare il fondotinta sul viso per tutto il giorno ed opacizzare la pelle), terra abbronzante opaca (per creare ombreggiature sul viso), ombretto color avorio (per creare punti luce), matita per sopracciglia (per delinearle e riempire eventuali imperfezioni), ombretti chiari (per illuminare lo sguardo i colori base sono il beige, lo champagne, il vaniglia, il rosa carne), ombretti scuri (per ombreggiare la palpebrasono indispensabili i classici nero, marrone caffè, tortora, grigio e nocciola), matita occhi morbida (per sfumarla sopra e sotto l’occhio, o da applicare all’interno della rima palpebrale), mascara (per aprire lo sguardo), blush (per vivacizzare le guance), rossettigloss (come il classico trasparente da applicare da solo o sopra al rossetto).

Accessori:

Gli strumenti più comuni e usati per il make-up sono: Pennelli, spugnette, piumini, scovolini, pinzette, piegaciglia, forbicine, colla per ciglia finte, ciglia finte, appuntamatite.

strumentiMakeUp

spugnetta in lattice (per stendere e sfumare bene il fondotinta), piumino (per applicare la cipria su tutto il viso), piegaciglia (se le ciglia tendono ad essere troppo dritte), cotton fioc (per correggere piccoli errori e sbavature del trucco), temperamatite (indispensabile per avere matite sempre ben appuntite), set di pennelli.

Pennelli: si possono classificare in base alle fibre delle setole, che possono essere sintetiche (costituite da nylon o dal più moderno ed innovativo taklon), possono anche essere costituite da peli naturali di origine animale (il pelo più morbido e più costoso è quello di scoiattolo e di zibellino, mentre quello più utilizzato, è il pelo di capra poiché offre un buon compromesso tra qualità e prezzo), esistono poi pennelli misti, formati cioè da setole sintetiche e naturali. Inoltre i pennelli si differenziano a seconda della forma, della lunghezza e della disposizione delle setole che permettono di utilizzarli in modo specifico o per usi diversi.

Spugnette: esistono tantissime tipologie di spugnette (utilizzate soprattutto per la stesura di prodotti cosmetici in crema) che differiscono per forma e morbidezza.
Per quanto riguarda la forma, esistono 3 tipologie principali: piatta (utilizzata soprattutto per le zone ampie ed è facilmente modellabile per arrivare nelle zone più difficili, come il naso o l’angolo interno dell’occhio), triangolare (è appositamente studiata per raggiungere le zone più nascoste del viso, come quelle citate prima, ma permette anche di utilizzarne gli apici come strumento di precisione per l’occhio, togliendo eventuali eccessi di ombretto e/o per creare una linea dritta sull’esterno in grado di donare un effetto di allungamento), a “ovetto” (è forse la più conosciuta, permette di applicare il fondotinta o qualsiasi altro prodotto in crema, in modo preciso con la parte a punta, e consente una stesura più veloce ed omogenea sul resto del viso grazie alla sua rotondità).
Anche la morbidezza è un elemento importante perché dipende dalla densità della spugnetta ed incide sul tipo di stesura che si vuole ottenere (più è morbida e meno densa, più il risultato sarà naturale; mentre scegliendo spugnette dure e compatte, si ottiene maggiore coprenza).

Piumini: utilizzati solitamente per prodotti in polvere libera come la cipria, la polvere di riso e alcune polveri illuminanti.

Scovolino/i: utili per pettinare le sopracciglia e per la classica applicazione del mascara.

Pinzette: servono a togliere eventuali ed antiestetici peletti nella zona labiale, del mento e sopraccigliare, ma possono essere impiegate anche durante l’applicazione delle varie tipologie di ciglia finte.

Piegaciglia: necessarie per incurvare le ciglia naturali, specialmente se sono disordinate o tendono ad essere dritte, l’utilizzo di questo strumento aiuterà a valorizzare il risultato finale una volta applicato il mascara e/o le ciglia finte.

Forbicine: possono tornare utili soprattutto nel caso si applichino le ciglia finte a nastro o intere per tagliarle della lunghezza giusta (a nastro) o qualora risultassero troppo lunghe per la forma dell’occhio su cui vanno applicate (intere).

Colla per ciglia finte: essenziale per applicare le ciglia finte, ma anche per attaccare sulla pelle piccoli decori come paillettes, brillantini e glitter. Esiste in due varianti colore: nera e bianca, ma entrambe, una volta applicate, diventano trasparenti.

Ciglia finte: ne esistono da applicare sia sopra che sotto l’occhio, possono essere di varia natura: sintetiche, di pelo animale (solitamente di visone), oppure di capelli veri. In generale si applicano dopo aver truccato gli occhi e aver applicato il mascara, servono ad evidenziare lo sguardo in maniera più o meno naturale. In commercio se ne trovano di diverse tipologie a seconda dell’effetto finale desiderato:

SINGOLE: questo tipo di ciglia finte possono avere sia spessori che lunghezze diverse. Il loro utilizzo ha i suoi pro ed i suoi contro, infatti queste ciglia, se da una parte sono in grado di donare un look decisamente più naturale rispetto alle altre tipologie perché si possono posizionare a proprio piacimento e se ne può modulare la quantità/densità; dall’altra, risultano più difficili da applicare dato che devono essere attaccate una ad una.
A CIUFFI: come dice la denominazione, si presentano come dei singoli ciuffetti di ciglia, uniti alla base. Sono sicuramente più maneggevoli e pratiche da applicare rispetto alle precedenti perché si riescono a gestire meglio quando si incollano; rappresentano un modo facile per dare subito volume e lunghezza alle ciglia naturali.
In commercio le ciglia a ciuffetti si trovano in quattro diverse lunghezze: mini, short, medium e long; vanno applicate in base al tipo di effetto che si vuole ottenere e l’abilità consiste nell’applicare i ciuffetti tra le radici delle ciglia vere, negli spazi più vuoti, in modo che l’intervento non sia palesemente visibile.

A NASTRO: sono tessiture di peli lunghe 20-25 centimetri, solitamente sono utilizzate esclusivamente dai professionisti; prima di applicarle è necessario tagliare dal nastro la lunghezza di cui si necessita. Questa tipologia, dal punto di vista estetico, è di qualità nettamente inferiore rispetto agli altri tipi di ciglia; sono usate soprattutto in teatro, oppure in tutte quelle situazioni dove si guarda al “colpo d’occhio” generale e non si bada all’assoluta perfezione e al dettaglio.
INTERE: sono sicuramente le più diffuse e conosciute grazie alla facilità con cui si applicano in quanto sono già preformate per seguire l’incurvatura naturale dell’occhio. Prima dell’applicazione è importante muoverle un pochino, facendo serpeggiare in modo delicato la parte dove si congiungono; grazie a questa specie di stretching si preparano all’applicazione e si toglie loro un po’ di rigidità. Dopo aver applicato un filo di colla lungo il bordo interno della frangia, la si lascia asciugare qualche secondo e poi si applica la ciglia appoggiandola sulla palpebra tenendo l’occhio semichiuso (attaccando prima la parte situata in corrispondenza del centro dell’occhio, poi quella dell’angolo interno ed infine di quello esterno; per eseguire l’operazione ci si può aiutare con l’estremità finale di un pennello o con la pinzetta per le sopracciglia).
SEMI PERMANENTI PROFESSIONALI: sono ciglia finte singole, che però vengono applicate nei centri estetici da professioniste che le fissano in modo da avere una durata maggiore rispetto all’applicazione delle classiche ciglia finte singole.
COLORATE: si trovano solitamente sotto forma di ciglia intere e sono particolari in quanto sfoggiano colori bizzarri e stravaganti, ovviamente non sono per niente naturali.
CREATIVE: sono ciglia finte eccentricamente decorate con accessori e materiali vari, infatti possono esserci attaccati: glitter, strass, piume, paillettes, carta, carta laminata, ecc. A causa dei materiali applicati sopra o di cui sono composte, è fondamentale assicurarsi che siano abbastanza flessibili, in modo da poterle incollare e adattare meglio alla forma dell’occhio.
DI CARTA: sono ispirate all’arte cinese dell’intaglio della carta ma hanno un design contemporaneo; le più famose sono sicuramente quelle della Paperself. Hanno diversi stili e forme, ma nonostante la loro natura cartacea, sono resistenti e riutilizzabili come le normali ciglia finte.

Una volta elencati gli strumenti per il make up, si può passare a conoscerne i dettagli.

PENNELLI

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I pennelli da trucco sono gli strumenti indispensabili per realizzare il make up, non è infatti da sottovalutare la loro importanza quando si vogliono ottenere effetti di tipo professionale. Scontrarsi con un ombretto nero, arrendersi davanti ad un eyeliner ingestibile o litigare con un fondotinta difficile da stendere sono problematiche make up che possono essere facilmente superate utilizzando i giusti strumenti. Un pennello per fondotinta, un blending brush o un pennellino per eyeliner sono oggetti semplici, che possono però risolvere moltissime situazioni critiche e possono aiutare ad avere un look impeccabile in poche e semplici mosse.

I pennelli  si possono dividere in base alla loro fuzione: da cipria, da fondotinta e fard, da ciglia e sopracciglia, per gli occhi e quelli per il correttore e le labbra.
O in base alla loro forma: Per gli occhi esistono tre diverse forme di pennello, per truccare le diverse parti e per stendere in modo differente l’ombretto.
Uno per le zone più ampie, un altro per ombreggiature più raffinate e un altro ancora per le rime ciliari.
Così come per il viso, c’è il classico piatto per stendere fondotinta liquidi e quello più grosso e compatto per ciprie e fondotinta minerali.
Per le guance invece potete scegliere fra due tipologie a seconda del risultato che volete ottenere: più arrotondato per un finish bonne mine e obliquo per scolpire gli zigomi, con effetto sculpting.
Per finire le labbra. Un paio di belle labbra vengono valorizzate da un rossetto steso alla perfezione, con i bordi netti e precisi. Per fare in modo che ciò accade, tutti i make up artist suggeriscono di ricorrere al pennello per la stesura. Piatto a lingua di gatto per riempire e dare colore, più sottile e a punta per definire i punti critici e il contorno delle labbra.
Il pennello grande a setole morbide per sfumare le polveri sul viso (cipria, terra, blush), pennello medio a setole sintetiche per applicare il correttore, pettinino per ciglia e sopracciglia, pennelli medi a setole morbide per sfumare gli ombretti (per i colori scuri e chiari), pennello angolato per sfumare la matita sull’occhio, pennello piccolo per sfumare matite e ombretti tra le ciglia, pennello medio a setole sintetiche per applicare rossetti e gloss).

PENNELLO DA CIPRIA
Pennelli da cipria in 3 dimensioni
Rotondo, piatto o mignon, serve anche per il trucco minerale.

Rotondo
Pennelli da cipria in 3 dimensioni1/7
Per stendere la cipria si può usare un piumino di velluto (con cui si ottiene un trucco effetto opaco), oppure il pennello. Il pennello da cipria è rotondo con setole naturali: consente un’applicazione precisa e un risultato naturale. La sua forma rotonda e bombata permette di seguire i lineamenti del viso per applicare e sfumare perfettamente la cipria

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I pennelli per il trucco viso sono di grande aiuto per applicare il fondotinta, stendere la cipria e scolpire il volto con il blush e il bronzer. Per applicare con precisione il fondotinta si possono utilizzare diversi strumenti, con i prodotti in polvere e i fondi minerali l’ideale è utilizzare un Kabuki Brush come quello proposto da Bare Escentual, con i prodotti in crema l’ideale è utilizzare una spugna o un pennello a testa larga come il 187 Duo Fibre di Mac o il Petite Stippling di Zoeva, mentre con i prodotti liquidi si può utilizzare un classico pennello da fondotinta come il 47 di Sephora o un pennello come il Powder Brush di Elf Studio per ottenere un effetto simil airbrush. Per applicare blush e bronzer e scolpire il viso è indispensabile utilizzare un pennello in modo da sfumare bene questi prodotti ed evitare macchie di colore, da provare il Blush Brush di Bobby Brown e il Bamboo Angled Blush Brush di Elf. Per finire per applicare la cipria si può utilizzare un semplice puff o un pennello apposito come il Powder Brush di Real Technique.

I-pennelli-per-il-trucco-occhiIndispensabili per look very cool i pennelli per il trucco occhi. Un semplice make up da giorno monocolore può essere realizzato utilizzando un applicatore classico, ma i più complessi trucchi smokey o gli intriganti cat eyes richiedono strumenti più sofisticati. Sono moltissimi i pennelli per il trucco occhi che i beauty brand propongono, ma gli indispensabili si contano sulle dita di una mano. Fondamentale per applicare tutti gli ombretti un classico pennello a c come l’Eye Shadow Brush di Elf, versatile e utile per applicare le polveri e sfumare i colori il famoso pennello 217 di Mac, indispensabile per creare intensi trucchi smokey un blending brush come il 224 di Mac, fondamentale per sfumare le matite un pennello a setole corte come lo Smudge Brush di Sephora. Per applicare l’eyeliner alla perfezione è necessario utilizzare il giusto strumento, la scelta è tra un pennello angolato, tipo il 15 di Sephora, o un pennellino sottile come il 209 Eyeliner Brush di Sigma.

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I pennelli non sono gli unici strumenti indispensabili per realizzare un make up da professionista. Piegaciglia, fissanti e stencil possono essere molto utili per trasformare un trucco così e così in un make up very glam. Chicchieratissimo l’Eyelash Curler di Shu Uemura, uno strumento indispensabile per avere ciglia da Bambi in pochi secondi, per uno sguardo da capogiro è molto utile anche il Lash Amplifier proposto da Sephora, un “arnese” che si appoggia all’attaccatura delle ciglia e aiuta ad applicare il mascara senza macchiare la palpebra. Le sopracciglia sono una componente importante del volto e averle curate e ben definite aiuta ad aprire lo sguardo, per averle perfette in pochi istanti sono molto utili i Brow Stencil di Anastasia. Per finire ricordate che sono molto utili i fissatori per il trucco, uno dei più fasmosi è il Fix Plus di Mac, nessuna di noi ha voglia di faticare per realizzare un make up perfetto per vederlo sciogliersi nel giro di un paio d’ore.

Iniziamo col dire che i pennelli di qualità eccezionale si vedono ad una prima occhiata e la loro preziosità è confermata anche dal prezzo. Purtroppo, avere un’ottima qualità spendendo pochi euro quando si parla di pennelli è davvero impossibile: uno strumento per il trucco come un pennello da occhi o per il blush però, è un investimento che dura tutta la vita, a patto ovviamente di trattare il vostro pennello con molta cura. Secondo moltissime esperte i pennelli migliori del mondo sono quelli di Shu Uemura: realizzati in setole assolutamente naturali, arrivano a costare anche più di 50 euro l’uno. Eccezionali anche i pennelli di Giorgio Armani beauty: quello per l’applicazione del fondotinta è stato insignito del premio “Allure Best of Beauty Award Winner”. Anche in questo caso i singoli pezzi superano il costo di 50/60 euro. Hakuhodo è invece un’azienda giapponese che produce pennelli per tantissimi brand, con una qualità eccellente e prezzi leggermente inferiori rispetto a Shu Uemura e Armani. Più economici ma sempre di ottima qualità sono anche i pennelli di MAC: tantissimi modelli perfetti per il trucco più preciso.

Correttore

Il correttore è un cosmetico utilizzato per coprire brufoli, occhiaie e altre piccole macchie o inestetismi della pelle che non possono essere coperte dal fondotinta.

– Le occhiaie, ossia la zona sotto all’occhio con colorito della pelle tra il bluastro e il viola.
– L’acne oppure i “brufoli”, la zona colpita ha un colorito rosso ed infiammato.
– La couperose, che è un arrossamento della pelle dovuta ad una fragilità dei vasi capillari, spesso nella zona delle guance e del naso.
– Altre piccole imperfezioni della pelle.

Sia il fondotinta che il correttore hanno lo scopo di far apparire il colore dell’incarnato quanto più uniforme possibile. Questi due tipi di cosmetici differiscono fra loro, nel fatto che il correttore tende ad essere più pigmentato. Inoltre, il fondotinta viene utilizzato su aree più ampie del viso, a differenza del correttore, che invece copre sezioni notevolmente più piccole. Il primo correttore messo in commercio risale al 1938, e fu creato dalla Max Factor.

Il correttore viene applicato dopo il fondotinta. Nel caso contrario, i due prodotti si impasterebbero e andrebbero ad appesantire anche altre zone della pelle del viso, che invece potrebbero permettersi una copertura più blanda.
I correttori in commercio coprono una larga fascia di colorazioni, affinché l’utilizzatore possa scegliere quello che maggiormente si avvicina al colore della propria pelle. Alcuni colori invece hanno il preciso scopo di contrastare determinati tipi di macchie. Il correttore normalmente va usato in combinazione all’applicazione del fondotinta. Inoltre alcuni tipi di correttori fungono anche da idratanti o da anti-brufoli. Sul mercato esistono correttori in forma liquida, in polvere o in forma di matita. come scegliere il colore giusto per l’imperfezione in base al colore i correttori si classificano in: neutri che vengono utilizzati erroneamente al posto degli altri ma l’unico scopo per il quale sono realmente utili è coprire gli altri correttori, verdi per coprire le imperfezioni rosse (brufoli, capillari scoppiati ecc.), aranciati per coprire le occhiaie, viola per il colorito spento. poi esistono fondotinta illuminanti che servono a illuminare gli zigomi, la palpebra, il mento, il naso e la fronte.

TIPOLOGIE
In commercio questo cosmetico lo troviamo in due forme:
– Compatto (stick, pasticca o matita);
– Cremosi (tubetto o in stilo).

Per nascondere le occhiaie tendenti tra il blu e il viola si può utilizzare un correttore di tonalità aranciata (albicocca). Se le occhiaie sono di un colore tendente al marrone andremo ad applicare un correttore sulla tinta malva-lilla.
Con un pennello in martora N 18 (io utilizzo la linea di Cinecittà) che ha una forma compatta e una punta non propriamente sottile (quasi piatta), preleveremo un pochino del nostro correttore, lo misceleremo con un po’ di fondotinta e lo andremo a picchiettare nella zona sottostante all’occhio, e preferibilmente utilizzeremo un correttore in pasticca compatto.
Per neutralizzare la couperose utilizzeremo un correttore di colore tendente al verde, lo applicheremo nella zona interessata picchiettando il prodotto con il nostro pennello sempre N18 e poi lo andremo ad uniformare con la spugnetta. Il colore verde neutralizza il colore rosso. E’ preferibile applicare in questa zona un correttore cremoso.
Per quanto riguarda l’acne o brufoletti, misceleremo il correttore di color verde con il fondotinta e lo applicheremo con il pennello in ogni punto nero o foruncoletto e poi con la spugnetta lo picchietteremo.
Per scegliere i colori si può considerare la teoria della complementarietà dei colori ovvero: sovrapponendo due colori complementari essi si sottraggono luce a vicenda annullandosi, mentre accostandoli si esaltano a vicenda.

I colori primari sono: Rosso, Giallo e Blu. I colori secondari sono: il violetto (rosso + blu), l’arancio (rosso + giallo), il verde (giallo + blu ). Questi ultimi sono colori ottenuti da combinazioni di parti uguali di colori primari.

Correttore_570_1
I colori terziari, invece si ottengono combinando due primari in quantità diverse ad esempio:
– un arancio rossastro è dato da: rosso + rosso + giallo;
– un arancio giallastro è dato da: rosso + giallo + giallo;
– un viola bluastro è dato da: rosso + blu + blu;
– un viola rossastro è dato da blu + rosso + rosso.

Correttore_570_2Ad esempio, una discromia rossa si neutralizzerà con il verde, un ematoma blu con un correttore aranciato e così via.

TRUCCO DELLE LABBRA

Le labbra sono una delle armi di seduzione più potente per le donne. A volte basta un sorriso per conquistare un uomo, lo sapevate?
Se poi aggiungiamo alle labbra un tocco di rosso, il colore della passione, sarà impossibile resistervi! Ma per riuscire ad avere una bocca da vera seduttrice, è importante seguire qualche piccolo accorgimento, che vi spieghiamo di seguito:

Il necessario:
– un balsamo per le labbra;
– un pennello per labbra;
– un rossetto;
– una matita per labbra di una tonalità leggermente più scura rispetto al rossetto;
– un fazzolettino di carta;
– della cipria e un pennello grosso

Scegliere il rossetto

Per rendere la bocca più bella, esistono molti prodotti, quindi avrai un’ampia scelta:
– i gloss colorati: illuminano le labbra ma hanno scarsa tenuta.
– i gloss trasparenti: l’effetto è molto naturale e la bocca risulta più carnosa.
– i rossetti opachi: durano a lungo e danno al trucco un tocco vellutato estremamente sofisticato.
– i rossetti lucidi: creano un colore intenso e luminoso e sono molto coprenti.
– i rossetti perlati: rendono il sorriso scintillante grazie ai bei riflessi perlati.

La tecnica

– I fase: la preparazione
Esegui un leggero gommage delle labbra per eliminare le cellule morte.
Applica un balsamo nutriente ed idratante. Infine, per rendere il colore più omogeneo, la bocca più carnosa e far durare di più il rossetto, basta applicare sulle labbra un po’ di fondotinta, di correttore o di cipria.
– II fase: la matita per le labbra
Sottolinea il contorno delle labbra con una matita ben temperata iniziando dalla «V» del labbro superiore e scendendo verso gli angoli. Poi disegna delicatamente il contorno del labbro inferiore dal centro verso l’esterno.

– III fase: il rossetto
Applica il rossetto (meglio se con un pennello) partendo dal centro della bocca verso l’esterno. Appoggia un fazzolettino di carta al centro della bocca e ripeti l’operazione. In questo modo il rossetto durerà di più.

– IV fase: il lucidalabbra
Per rendere la bocca più carnosa applica un tocco di lucidalabbra al centro della bocca. Ma se vuoi che il rossetto duri veramente di più, invede del lucidalabbra applica un po’ di correttore, sempre al centro delle labbra.

Le astuzie
– Per far sembrare più grande una bocca sottile applica un po’ di fondotinta (o correttore) sulle labbra per mimetizzarne i contorni, metti un tocco di cipria per far durare di più il rossetto, e poi disegna il contorno con una matita rimanendo un millimetro all’esterno delle labbra.
– Per fare sembrare più piccola una bocca molto carnosa, sfumane il contorno con un fondotinta o un correttore, poi ridisegnane il contorno rimanendo leggermente all’interno delle linee naturali. Per finire applica un rossetto sui toni del rosa o rosso chiaro, per un effetto naturale.

ABBRONZATURA
lampada-abbronzante_O2
Le persone si abbronzano per giudicarsi più belle, attraverso gli UV, sintetici o naturali, La lampada, dove i raggi UVA e UVB sono emessi da tubi fluorescenti.
La pelle scura assorbe la luce, perciò “riduce” otticamente i volumi. Però se le curve del corpo possono trarre beneficio da questo, il viso appare più scavato e più stanco. Quindi più vecchio. E non è solo una questione di effetti ottici. Al sole lo strato corneo, lo strato più superficiale della pelle, si disidrata e tende a ispessirsi, perché le cellule morte si accumulano. I raggi infrarossi del sole fanno evaporare l’umidità superficiale, un fenomeno termodinamico. Così in superficie la pelle invece di essere liscia e “riflettere” in modo ordinato la luce, diventa secca e irregolare e appare “spenta” e segnata.
Lo scopo di andare in spiagga è quello di esporre il proprio corpo alle radiazione della stella più vicina alla Terra, il Sole.
Nel sole le temperature raggiungono qualche milione di gradi e le pressioni sono enormi: a queste condizioni s’innescano le reazioni nucleari, cioè i protoni si fondono fra loro e danno luogo a nuove particelle, fra cui i nuclei di elio. Da queste reazioni nucleari si sprigionano non solo protoni e neutroni ma anche fotoni di varie energie che i fisici chiamano “spettro elettromagnetico”

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