La differenziazione culturale netta tra il sesso maschile e femminile

Il dimorfismo sessuale è la differenza morfologica tra individui che appartengono alla stessa specie.
Un esempio pacifico di dimorfismo è la differenza negli organi genitali, ma le differenze tra maschio e femmina della stessa specie possono riguardare anche le dimensioni, la diversa colorazione, la presenza o meno di ornamenti (come il palco di corna del cervo maschio), e persino la presenza o assenza di spepcifici comportamenti, come il calore nei cani. Il periodo durante il quale la femmina è feconda e disponibile all’accoppiamento.

Le gonadi femminili si dicono ovaie e producono gli ovociti. Quelle maschili sono dette testicoli e producono gli spermatozoi. Le prime sono situate nell’addome e i secondi sono posti nello scroto.

I caratteri sessuali vengono distinti in primari e secondari.
I caratteri sessuali primari sono le gonadi, cioè i testicoli che producono spermatozoi, nell’uomo e le ovaie nella donna (v. Genitale, apparato), dove si originano le cellule riproduttive e vengono secreti gli ormoni sessuali.

I caratteri sessuali secondari possono essere distinti in genitali ed extragenitali: i primi sono rappresentati dagli organi riproduttivi accessori (pene, vagina, utero ecc.), mentre i secondi sono costituiti dalle molte differenze esteriori che non sono direttamente implicate nella riproduzione.

Il sesso si identifica nei cromosomi e quindi nello sviluppo di gonadi e altri caratteri sessuali secondari differenziati, nell’uomo la presenza di barba, la voce profonda, forte sviluppo muscolare.

Nelle donne assenza di barba, voce acuta, seno, diversa disposizione di grassi, basso sviluppo muscolare, mestruazioni.
Quindi nella prevalenza ormonale in circolo fra testosterone ed estrogeni.

Ovviamente non basta non avere le mestruazioni per non essere di sesso femminile, o le bambine e le anziane non sarebbero di sesso femminile. Ma non ci sono solo le mestruazioni.

Il sesso dell’individuo è irrevocabilmente determinato su basi genetiche, ma la differenziazione sessuale presenta una tipica evoluzione nel corso della vita. Le gonadi e gli organi riproduttivi accessori, differenziati nei due sessi fin dalla nascita, ma non completamente sviluppati nel bambino, nell’età puberale subiscono un rapido sviluppo, che culmina con il raggiungimento della maturità sessuale, cioè della capacità riproduttiva.

Anche i caratteri sessuali secondari extragenitali rimangono poco distinti prima della pubertà e si rendono più manifesti solo dopo tale processo di maturazione. Lo sviluppo delle differenze sessuali è condizionato, oltre che da fattori genetici, anche da alcuni ormoni, in particolare quelli sessuali, che vengono principalmente prodotti dalle gonadi.

Gli ormoni sessuali appartengono al gruppo degli steroidi, sostanze di grande importanza biologica di cui fanno parte anche il colesterolo, gli acidi biliari, le vitamine del gruppo D e gli ormoni prodotti dalla corteccia surrenale.

Gli ormoni che promuovono lo sviluppo e il mantenimento dei caratteri sessuali femminili sono detti ormoni estrogeni, mentre a quelli che agiscono sui caratteri sessuali maschili viene dato il nome di androgeni. Il meccanismo di azione degli ormoni sessuali è affidato ad azioni di tipo stimolante o inibente nei confronti di specifiche caratteristiche biologiche preesistenti e la loro azione non si evidenzia fino a che essi non abbiano raggiunto una determinata concentrazione nel sangue.

È ormai ben accertato che l’azione degli ormoni sessuali è di tipo specifico (mascolinizzante o femminilizzante) indipendentemente dal sesso dell’individuo in cui essi agiscono; inoltre, benché gli androgeni predominino nel maschio e gli estrogeni nella femmina, gli ormoni sessuali che caratterizzano un sesso non sono assenti, né sono privi di effetto, nell’altro.

Gli androgeni e gli estrogeni presentano proprietà comuni, la cui spiegazione deve essere ricercata nella loro parentela chimica. In entrambi i sessi essi non scompaiono dopo l’asportazione delle gonadi, poiché sono prodotti, sia pure in piccola quantità, anche dalla corteccia surrenale. L’azione degli ormoni sessuali, inoltre, è sotto il controllo di fattori extragonadici, il più importante dei quali è rappresentato dall’ipofisi. Nell’uomo praticamente tutti i caratteri sessuali secondari sono sotto l’influenza del testosterone, il principale ormone gonadico maschile, ma anche altri androgeni, prodotti dalle ghiandole surrenali, hanno un effetto non trascurabile. I testicoli elaborano testosterone anche durante la vita fetale e ciò determina, già in questo periodo, lo sviluppo delle caratteristiche maschili.

La secrezione di ormoni sessuali avviene comunque in misura alquanto ridotta fino alla pubertà, epoca in cui la loro concentrazione ematica va progressivamente aumentando fino a raggiungere, nel periodo della maturità sessuale, un valore costante, che si ridurrà solo con l’avvento della vecchiaia. Tuttavia, la conclusione della vita sessuale e riproduttiva del maschio (climaterio maschile) non è affatto regolare né certa come lo è nella femmina: sono stati documentati casi di uomini che avevano conservato una vita sessuale attiva e feconda fino all’età di 70 anni e anche oltre. Gli androgeni stimolano potentemente la sintesi proteica in parecchi organi del corpo, e non solamente negli organi riproduttivi, e lo slancio accrescitivo dell’adolescente in entrambi i sessi è dovuto almeno in parte a questi effetti anabolici.

Tuttavia, anche se, come conseguenza del loro effetto anabolico, gli androgeni aumentano la velocità di accrescimento, essi determinano anche l’inattivazione delle placche epifisarie, e in tal modo finiscono per arrestare la crescita (effetto autolimitante). Nei maschi all’epoca della pubertà si verificano ampi cambiamenti che riguardano anche i caratteri sessuali secondari, per es. il mutamento della configurazione del corpo, lo sviluppo dei peli, l’accrescimento dei genitali, la modificazione della voce ecc. Il maggiore sviluppo dell’apparato osteomuscolare che si riscontra nei maschi rispetto alle femmine è una delle espressioni della maggiore disponibilità di androgeni. Gli ormoni sessuali femminili secreti dall’ovaio sono gli estrogeni e il progesterone. Quest’ultimo è presente nel sangue in quantitativi rilevanti solo in coincidenza della fase luteinica del ciclo ovarico e i suoi effetti sui caratteri sessuali extragenitali sono di scarsa rilevanza. Al contrario, gli estrogeni nella femmina hanno effetti analoghi a quelli che il testosterone induce nel maschio, in quanto possiedono un’azione determinante sugli organi sessuali e sui caratteri sessuali secondari extragenitali.

Oltre a esercitare i loro effetti sull’apparato riproduttivo femminile, gli estrogeni inducono tutti quei cambiamenti nell’aspetto femminile che caratterizzano la fase puberale: l’ingrossamento delle mammelle, la distribuzione di tipo femminile dei peli, la conformazione rotondeggiante dovuta all’accumulo di grasso sottocutaneo in determinate regioni del corpo (anche, addome ecc.). Nonostante gli estrogeni esercitino sui tessuti non appartenenti all’apparato riproduttivo un effetto anabolico meno potente rispetto a quello del testosterone, essi contribuiscono tuttavia in modo non trascurabile alla spinta accrescitiva generale del corpo che si verifica durante la pubertà. Il declino della funzione sessuale e riproduttiva nella donna avviene assai più drasticamente di quanto non accada nell’uomo.

Lo stadio della vita nel quale le gonadi vanno incontro a modificazioni degenerative o senescenti viene detto climaterio (dal greco κλιμακτήρ, “gradino”), proprio a causa della repentinità con cui si manifesta. A quest’epoca il ciclo mestruale cessa e tale evento viene detto menopausa. Poiché nel climaterio gli ormoni sessuali vengono ormai prodotti soltanto in quantità assai modeste, sia gli organi riproduttivi sia i caratteri sessuali secondari vanno incontro a profonde modificazioni, così che le differenze dell’aspetto fisico che caratterizzano l’uomo e la donna in età adulta si attenuano progressivamente.

CELLULITE DONNE E PANCETTA UOMINI
Gli uomini sembrano non conoscere l’antiestetico problema della cellulite in virtù di alcune differenze fisiologiche rispetto alle donne, a partire dalla distribuzione dell’adipe.

Nella donna, gli strati di grasso tendono a svilupparsi in superficie, verso la pelle, e così ogni “accumulo” risulta subito più evidente. Nell’uomo, invece, la morfologia del tessuto adiposo (che è, in percentuale, inferiore) fa sì che l’adipe si sviluppi più in profondità, verso lo strato muscolare, senza quindi alterare l’estetica della pelle.

Il resto ovviamente lo fa la carenza di estrogeni, gli ormoni che nelle donne rallentano l’eliminazione di acqua, grassi e scorie, favorendone l’accumulo (in grumi) in certe zone del corpo, soprattutto cosce e glutei, dove si crea la fastidiosa “buccia d’arancia”.

LA PANCETTA. Se il “lato b” degli uomini è praticamente immune dalla cellulite, le cose cambiano  sensibilmente quando si sale verso l’addome: proprio lì è invece facile che quest’ultima si concentri in abbondanza, creando la cosiddetta pancetta che (almeno quello) quasi tutti gli uomini, a una certa età, hanno.

E attenzione: la pancetta maschile non ha quindi scusanti ormonali, ma è quasi sempre dovuta a una cattiva ed eccessiva alimentazione.

PRO E CONTRO L’ESISTENZA DELLA DIFFERENZIAZIONE NETTA TRA MASCHIO E FEMMINA

Dell’esistenza di una differenziazione dei caratteri sessuali primari e secondari nessuno afferma che sia falsa.
E non bisogna ingere di credere che le donne siano uguali agli uomini, anche se molti temono che, dicendo che sono diverse, allora qualcuno potrebbe trarne il non sequitur che sono peggiori, quando invece potrebbe significare che sono migliori, o sono migliori in alcune cose e non in altre.

Quindi, tutte le contrarietà nel credere nelle differenziazioni tra l’uomo e la donna sono relative alle differenziazioni che vanno al di là dei caratteri sessuali primari e secondari.

Chi non crede nelle differenziazioni che vanno al di là di queste differenze primarie, differenze psicologiche, emotive, neurologiche, nega l’idea che esistano differenze nette tra uomo e donna. Oltre a ciò afferma che le differenze nette che esistono nei caratteri sessuali non impediscono di avere comportamenti diversi da quelli relativi alle funzioni dei loro caratteri sessuali, ovvero la riproduzione eterosessuale. Si può fare sesso con persone dello stesso sesso, oppure si può non generare mai un figlio neanche relazionandosi e facendo sesso con persone dell’altro sesso.
Poiché, sono differenziazioni che non sono percepibili dai sensi, al contrario dei genitali o della barba, per sapere qual’è la verità sono necessarie ricerche scientifiche, e quindi chi non è uno scienziato, è necessario che legga libri di divulgazione scientifica su queste teorie.

Ma c’è un altro motivo, oltre al desiderio di conoscere la verità, per cui le persone sono interessate a queste idee sulle differenze tra uomo e donna. Perché queste teorie producono in chi le crede vere dei comportamenti corrispondenti. E questi comportamenti possono produrre sofferenze, le persone sono interessate a capire se sono evitabili o inevitabili, in modo da migliorare il mondo secondo i loro bisogni.

Nella vita di tutti i giorni c’è una disuguaglianza di trattamenti positivi e negativi tra il sesso maschile femminile. tra uomo rispetto alla donna, e donna rispetto all’uomo.

Questo avviene perché c’è l’idea che certi comportamenti, abbigliamenti, pensieri, desideri siano per natura femminili ed altri per natura maschili.
Questo pensiero viene chiamato sessismo.
Una persona che non ha studiato Diritto, né Psicologia, né Rapporti di genere nella storia, farà molta fatica a comprendere certi discorsi. Quindi, è necessario che prima di giudicare compensi la mancanza di informazioni necessarie per giudicare, conoscendo il significato del termine,e le conseguenze reali e negative di ciò che il termine indica.

Se esistano o no, abbigliamenti, azioni, passioni, lavori e quant’altro da femmina o maschio è una questione scientifica, il cui risultato può essere vero o falso. Mentre se sia giusto o no imporre abbigliamenti, azioni, passioni, lavori e quant’altro è una questione etico-politica, il cui risultato può essere giusto o sbagliato.

Si può dire che esista qualcosa da maschio o femmina ma allo stesso tempo che non è giusto imporlo se la persona in questione non vuole e se non arreca danno agli altri. Pertanto, indipendentemente dalla verità, se fosse vero che il rosa è effettivamente un colore da femmina, si potrebbe comunque dire che non è giusto imporlo alle femmine e imporre ai maschi di non indossarlo, dal momento che non reca danno agli altri il fare diversamente.
La cultura sessista, che differenzia nettamente i ruoli tra uomo e donna, fa dire a molte donne “porta tu questo pacco su che sei un uomo!”, “ripara tu l’antenna che sei un uomo!”, “ripara tu l’elettrodomestico rotto, che sei un uomo!”, “se un uomo non prova anche il lavoro rischioso allora è uno scansafatiche!”. mentre una rappresentazione antisessista afferma che “sei una ragazza e puoi fare la muratrice”, “puoi fare lavori rischiosi se te la senti, così come un ragazzo può fare il casalingo e la moglie può mantenerlo”.

Il termine sessismo viene utilizzato con diversi significati:

1. Idea che i sessi abbiano caratteristiche fisiche, psicologiche e comportamentali nettamente diverse tra loro, e che da questo fatto si possa dedurre sia utile, sensato e giusto gestire i comportamenti pubblici dei due sessi stabilendo ruoli, norme, precetti di comportamento da seguire diversi in molti ambiti della vita sociale.
2. Diversificazione di trattamento tra i sessi non necessaria, iniqua e ingiusta, compiuta sia da un uomo che una donna su uomini e donne, in ambito sociale, con lo scopo di ottenere un vantaggio immotivato a scapito dell’altro sesso.
3. L’espressione della superiorità del sesso maschile, o la giustificazione, dell’idea dell’inferiorità del sesso femminile rispetto a quello maschile e la conseguente discriminazione operata nei confronti delle donne in campo sociopolitico, culturale, professionale etc a vantaggio degli uomini

In un caso la parola indica l’idea che ci sia una differenziazione netta, nell’altro la parola indica una discriminazione negativa. Infatti le idee producono comportamenti, e le idee sessiste possono produrre comportamenti iniqui.

Il terzo uso del termine è improprio, e in realtà si tratta del significato che è contenuto dalla parola “maschilismo”.

L’Antisessismo ha due “branche” principali: il mascolinismo e il femminismo.

Il Femminismo è un movimento che richiede diritti alle donne fino alla parità del sesso femminile a quello maschile, in contrapposizione a una società patriarcale, ovvero discriminatoria nei confronti delle donne. Il patriarcato è il sistema di fissità di ruoli di genere che non permette di raggiungere l’equità del sesso femminile con quello maschile e, a detta delle/degli stess* femminist*, nuoce anche agli uomini, in quanto i ruoli di genere che confinano la donna a casa, sono gli stessi che delegano i lavori pesanti, maggiori pene a parità di reato, l’obbligo militare, ecc. agli uomini.

Viene invece chiamato Mascolinismo o Mascolismo nei paesi di lingua neolatina e Movimento per i Diritti degli Uomini (MRM) o Movimento per i Diritti Umani degli Uomini (MHRM) nei paesi anglofoni quella corrente dell’antisessismo che richiede diritti per gli uomini fino alla parità. Di norma i secondi rifiutano il termine patriarcato in quanto il sistema degli stereotipi di genere colpisce anche gli uomini, mentre i femministi lo conservano per motivi storici.

Il sessismo nei confronti delle donne viene invece chiamato misoginia o maschilismo, mentre il sessismo nei confronti degli uomini viene denominato misandria o donnismo.

Molte donniste si nascondono sotto il nome femminismo, così come molti maschilisti si autoproclamano attivisti per i diritti degli uomini (MRA) o mascolinisti quando invece sono chiaramente sessisti, ma ciò non deve condurre a pensare che tutti i MRA e che tutte le femministe lo siano, perchè le definizioni dei corrispettivi movimenti sono quelle riportate dai dizionari, e non si deve smettere di usarli se è invece qualcun altro che usa i termini in modo non ufficiale.

NEGARE IL PROPRIO SESSO PERCHé NON CI SI COMPORTA SECONDO LE REGOLE

Ci sono due punti di vista contrapposti riguardo a come si determini il sesso di una persona.

1. Secondo alcuni la definizione di maschio e femmina deve essere cambiata, e la nuova definizione deve essere “maschio o femmina è chiunque dica di essere tale indipendentemente dai suoi cromosomi e attributi sessuali”,  non starebbe agli altri decidere chi appartiene a un sesso o a un altro sulla base dei genitali, perhé  così facendo li sovradeterminerebbero.
2. Mentre secondo altri un maschio per essere tale deve avere certe caratteristiche fisiche, e non ha senso dire che se si dice che qualcuno appartiene a un sesso oppure a un altro lo si sta sovradeterminando, perché ad esempio non si muove la stessa accusa se si dice che è di una certa altezza o di un certo colore della pelle.

Entrambe le posizioni contrapposte sulla determinazione del sesso si pongono come vere e scientifiche ma solo una delle due può essere vera e verificata scientificamente. Dato che la verità può essere solo una, uno dei due avrà ragione oppure no.

SCEGLIERE COSA FARE RIGUARDO ALLA VERITà SULLE TEORIE DEL SESSO
Ci si può anche disinteressare sul chi abbia ragione tra i due litiganti, dal momento che la vita è breve e non si può passare il tempo a ragionare su tutto.

Però non ci si può disinteressare facilmente se si viene insultati e accusati di danneggiare se si fa un’affermazione sul mondo, come che il sesso si determina in base al corpo e non può essere determinato in base a un’autodichiarazione del soggetto, che qualcuno ritiene falsa. Viene voglia di capire se è vero che si danneggia e non rispetta, e se sia vero che ci si sbaglia su come stanno le cose.

Una persona può voler rispettare chi ritiene che il sesso si possa determinare con un’autodichiarazione. Non c’è dubbio che negare affermazioni del genere colpisca emotivamente molto più che negare qualcosa di meno influente nella vita altrui, ma indipendentemente dal chi abbia ragione se una persona per rispettare deve dire che l’altro dice il vero e ha ragione ha solo due opzioni:
1. o capisce cosa l’altro dice, vede che è vero, e ci crede, e quindi può dirlo senza sforzo,
2. o non capisce, non ci crede e gli mente.
3. oppure dire “non capisco l’argomento, quindi non so che dire in proposito, mi astengo”.

L’affermazione che si può credere senza comprendere è fortemente dubbia. Anzi, un semplice esperimento di pensiero sembra dimostrare che è proprio completamente sbagliata. Si può immaginare infatti cosa si farebbe se qualcuno dapprima dicesse qualcosa di incomprensibile, o mostrasse uno scritto illegibile, e poi domandasse se ci si crede: ovviamente, si risponderebbe che non ci si può credere, perché non lo si è capito. In altre parole, dal punto di vista logico la comprensione deve precedere la credenza.

Una volta compreso ciò che l’altro dice se non si riesce a vedere riscontri nella realtà di quanto dice non si può dire che stia dicendo il vero, a meno che non si voglia mentirgli. E se una persona chiede a un’altra di dirgli cosa pensa, in merito a qualunque cosa, vuole sapere cosa pensa, indipendentemente dal se ciò che pensa sia vero o falso, piacevole o molto spiacevole.

In alcuni casi una persona potrebbe anche scegliere di credere ciò che gli pare riguardo a come si determina a quale sesso appartiene un essere umano, ma non in altri. Se una persona diventa professore e deve insegnare cosa sia il sesso deve scegliere una delle due posizioni contrapposte in materia. Quella vera. Si deve scegliere tra una rappresentazione della realtà o la sua contrapposta. Anche un genitore deve insegnare cose vere ai figli. O un fratello maggiore a un fratello minore. Dunque è necessario scoprire chi dica la verità.

SCEGLIERE SE COMUNICARE O NO LA PROPRIA NON CREDENZA
Pensare qualcosa ed esternarla sono due atti indipendenti tra loro. E si può scegliere di pensare qualcosa senza comunicarla a nessuno. Quindi la scelta di comunicare o no non c’entra col cosa pensare.

Se qualcosa fa soffrire si può valutare di non comunicarla, o comunicarla solo in determinate occasioni. Se qualcosa fa soffrire si può valutare di non comunicarla, o comunicarla solo in determinate occasioni. Non si è obbligati a cambiare idea anche se non si hanno argomentazioni valide (cosa impossibile) al fine di evitare di far soffrire gli altri. Si può scegliere di non comunicarlo a quelle persone che possono soffrirne.

ARGOMENTAZIONI SUL SE SIA VERO O NO CHE IL SESSO è DETERMINATO IN BASE A ALL’AUTODICHIARAZIONE
Una persona può credere che una certa affermazione sia vera (di qualsiasi argomento si parli, di sesso, di razza, di stelle, di matematica) mentre un’altra persona al contrario può credere sia falsa.
Una di queste può anche andare in giro con un cartello con su scritta un’affermazione sul mondo , ad esempio “2+2=7” o “alcune ragazze hanno il pene, fattene una ragione” sperando che gli altri cambino idea. Chi sente o legge quell’affermazione a quel punto ha la possibilità di ignorarla oppure dire se gli risulta che sia vera o falsa.

L’IDEA CHE NEGARE UN’AFFERMAZIONE SULLA REALTà SIA MANCARE DI RISPETTO
Chi non crede che il sesso possa essere determinato in base a un’autodichiarazione ma debba essere determinato in base al corpo, può avere ragione oppure no. Ma quando afferma questo e agisce di conseguenza, non lo fa con l’intenzione di danneggiare le persone che credono il contrario. Così come chiunque altro quando afferma che la realtà è in un modo mentre qualcun altro pensa che sia nel modo opposto, non lo fa per danneggiare il prossimo, ma lo fa semplicemente perché in base a quello che sa e ai ragionamenti che fa è quella alla conclusione a cui arriva, vera o falsa che sia.

Chi non crede a certe affermazioni, può accettare che qualcun altro ci creda senza fargli la guerra e senza discriminarlo. Non sono incompatibili. Non è obbligato a cambiare idea per rispettare. Se non altro non si può obbligare a cambiare idea, le idee si cambiano se si vedono argomenti sufficientemente persuasivi per cambiarle.

In un dibattito in cui una persona afferma “il sesso è quello della nascita e non si può sentire di essere di un altro sesso” non ci sarebbe nessun problema se l’altro rispondessse che si sta dicendo qualcosa di falso “non è vero che non si può essere di un sesso differente da quello di nascita” se solo questa persona non si arrabbiasse o non accusasse di qualche colpa terribile tipo la transfobia. Dove starebbe la fobia se una persona crede una cosa che ha sentito dire da tutti gli scienziati che ha letto o che deriva da un ragionamento logico che ha fatto? Si può dire che la fobia e l’avversione può stare in chi ha paura e ha avversione di qualcuno che crede in qualcosa di differente.
Naturalmente chi pensa che la teoria del gender non corrisponda a realtà pensa che chi la crede vera si stia sbagliando, così come accade a chi crede che i vaccini causino l’autismo, non per prendere in giro. Dunque negando l’affermazione non sta dando del bugiardo a chi ci crede.

Se il problema di chi si sente rappresentare la realtà in modo diverso da quanto egli crede è la propria libertà di pensare e dire ciò che si pensa allora bisogna stare tranquilli, perché se uno dice a qualcun altro che quello che ha detto non è vero non gli impedisce di continuare a pensarlo, o continuare a dirlo, o continuare ad andare in giro con cartelli con su scritto cosa pensa sia vero. per poter pensare ciò che si vuole basta avere un cervello, e per poter dire ciò che si vuole basta avere una bocca, e sia il cervello che la bocca non vengono distrutti da qualcuno che nega le proprie affermazioni, perciò si può stare tranquilli riguardo al proprio potere di continuare a dire ciò che ci pare. esprime semplicemente quello che crede vero, esattamente come fa lei.
Così come nel caso specifico di chi dice di essere donna nonstante i cromosomi e gli attributi sessuali di un uomo dirgli che non è vero non impedisce che quella persona continui a pensare di essere una donna, a dire di essere una donna e fare tutte le operazioni che vuole per somigliare esteriormente a una donna.
Le proprie credenze non hanno un effetto sulla realtà altrui, quindi non si capisce perché si sentano minacciate al punto da affermare che le proprie libertà siano violate.

Il giusto comportamento sarebbe dire ciò che si pensa vero, anche con dei cartelli pubblici, ma accettare e sopportare che qualcun altro pensi, scriva e dica che ciò che si dice e crede sia falso, e non pretendere che l’altro smetta di pensare ciò che pensa o dirlo per evitare di farlo soffrire, e non insultarlo. Il vero problema è che non bisogna insultare qualcun altro se fa la stessa identica cosa, cioè dire ciò che crede vero. Ma bisogna dimostrargli che ha sbagliato ragionamenti.

Di fronte alla richiesta delle persone che pensano di essere di un altro sesso di agire come si fosse di quel sesso si pone il problema sull’essere sinceri oppure no. Se una persona non crede sia vero che l’altra persona sia di un sesso diverso da quello che è comportarsi come se non lo pensasse sarebbe sintomo di mancanza di sincerità. Naturalmente per alcune persone può essere più importante l’essere trattati come vogliono piuttosto che la sincerità.
Quindi ci sono persone che ritengono sia giusto essere sincere nonostante la forte richiesta di non esserlo e altre che invece assecondano tale richiesta ritenendo che sia più giusto evitare di far soffrire dicendo ciò che veramene si pensa.
Però dire che lo si dovrebbe fare per avere empatia da un significato alla parola che non tutti possono condividere. L’empatia non è dire ciò che l’altro ha bisogno di sentirsi dire sempre e comunque per non soffrire anche se si ritiene sia falso o dimostrato che è falso. Anche se molte persone pensano sia opportuno mentire agli altri dandogli ragione per non farli soffrire.

Anche se si può capire la sofferenza di una persona di voler esser qualcosa che non è non per questo si deve pensare di essere in dovere di far finta che non si sta pensando che la realtà sia diversa.

Sicuramente se una persona insiste a volersi sentire chiamare al femminile e sentirsi dire che è femmina, per evitare di stressarsi ed essere accusati di essere insensibili e offensivi si può scegliere di dirglielo, dirgli che non è un uomo ma che è un altro tipo di donna che non ha l’apparato per partorire, e cambiare argomento.

Cercare di usare le parole “maschio” e “femmina” in modo preciso non è dovuto al fastidio che qualcuno pensi di essere femmina pur avendo le caratteristiche di un maschio, ma è dovuto a voler rappresentarsi la realtà in modo scientifico e chiaro, per un interesse nei confronti della verità. non è che se uno dice che non è vero che è una donna a una persona che si definisce donna allora se questa persona continua a dire che è donna la picchia e glielo impedisce con la forza. Quindi può continuare a esercitare il suo potere di dire tutto e il contrario di tutto. Così come chi vuole dire che è giorno quando è notte ha il potere di continuare a dirlo anche se qualcuno gli dice che non è vero. Perciò nessun suo potere è bloccato e soffocato e non ha senso che si lamenti di essere vittima di qualche restrizione.

Si può essere favorevoli alla libertà di vivere il proprio aspetto esteriore come si vuole, ad esempio usando abiti e make up che la società si aspetta siano le femmine usare o facendo operazioni chirurgiche per ottenere un corpo eteriormente diverso dal proprio sesso e simile a quello dell’altro sesso. E lo si può desiderare anche per sé stessi. Questo lo si può fare senza la necessità di credere che l’altro sti dicendo il vero quando dice “sono di femmina anche se non ho niente di fisico che lo dimostri”.

ARGOMENTAZIONI SUL SE SIA VERO CHE IL SESSO SI DETERMINA COL CORPO
Tutti nascono da qualcuno e da qualche parte, e i suoi genitori gli lasciano in eredità capitali di vario genere: biologici, culturali, sociali ed economici. Ciascuna di queste eredità sarà diversa per ciascuno nato, e avvantaggierà alcuni su altri.
Ciascuna di queste eredità è regolata da leggi di vario tipo, alcune delle quali immutabili e naturali, e altre variabili e convenzionali.
A un estremo dello spettro sta l’ereditarietà biologica, che è completamente naturale. Le sue leggi, scoperte da Mendel nel, possono piacere o non piacere, ma non si possono violare.
Certe caratteristiche le ereditiamo dai nostri genitori, ma se non ci piacciono, ci mettono in svantaggio, o ci creano problemi perché gli altri non le tollerano, dobbiamo comunque tenercele. Un uomo non potrà mai avere le mestruazioni o rimanere incinto, neanche se pensa di essere donna mentalmente (qualunque cosa voglia significare tale espressione), così come ci si deve tenere il colore della pelle anche se si è ultra miliardari capaci di pagare tutti i trattamenti che si vuole come Michael Jackson (l’essere neri, ed essere discriminati, o l’essere albini, e affascinare ed essere privilegiati nella moda e nell’arte fotografica), l’altezza, la simmetria, la grandezza delle mammelle o del pene, come la bellezza, ma anche la predisposizione a malattie e così via. Uno nasce col talento di Maradona, o con la bellezza di Naomi Cambpell e un altro nasce con la sindrome di Down, una condizione caratterizzata dall’anomala presenza di tre cromosomi numero 21, anziché due.
Quello che si può scegliere è se dire “sono donna dentro anche se non ho un corpo da donna e nessuno può verificare che sono donna dentro” oppure no. E lo si può scegliere ragionando e comprendendo che si tratta solo di un errore logico. Le persone credono a tante falsità e prima o poi possono accorgersi di aver involontariamente errato pur continuando a volere avere un corpo dall’aspetto simile al sesso opposto, che non c’è niente di male.

Le persone possono non essere felici del colore della pelle che hanno, della propria altezza, del colore dei propri occhi, così come del proprio sesso, e avrebbero voluto nascere diversi. Un uomo può invidiare il corpo di una donna, vedendo quanti vantaggi comporta mostrarlo e usarlo, e può pensare che gli sarebbe piaciuto nascere donna, può anche esorcizzare questo desiderio frustrato fotografando frequentemente corpi di donne e possedendone qualche fotogramma.
Può dire “mi piacerebbe essere una donna anche se so di essere un uomo e so che non potrò mai essere una donna”.
Si può essere favorevoli alla libertà di vivere il proprio aspetto esteriore come si vuole, ad esempio usando abiti e make up da donna o facendo operazioni chirurgiche per ottenere un corpo diverso dal proprio sesso e simile a quello dell’altro sesso. E lo si può desiderare anche per sé stessi.
Ma come diceva Tyler Durden, infilarti le penne nel culo non fa di te una gallina, così come farti chiamare con un nome al femminile non ti fa diventare donna, o indossare gonne e rossetto anche se sei uomo non ti fa diventare donna. se una persona non vuole fare sesso con una persona dotata di pene, in qualunque modo essa si senta, deve essere libera di non farlo, e quindi di saperlo prima. Infatti, se una persona che pensa di essere donna ma è dotata di un pene non dice di essere dotata di pene a qualcuno con cui ci prova o al quale vuole vendere servizi sessuale, e dalle altre parti del corpo non sembra evidente sia dotata di pene, allora finge di non avere un pene. Se anche si volesse dare credito a ciò che dicono le persone di essere interiormente, se una trans non è un uomo, si dovrebbe comunque ammettere che è una donna col pene, che è diversa da una donna con la vagina, perché un pene è differente da una vagina, e questo è un fatto e non un’opinione.

I nomi sono delle convenzioni. Un maschio si potrebbe benissimo chiamare Caterina, mentre una femmina si potrebbe benissimo chiamare Ernesto, e questo non avrebbe alcun effetto sul suo corpo, e dunque sul suo sesso. Gli abiti possono essere disegnati per esaltare le differenze anatomiche dei corpi maschili e femminili, ma la maggioranza delle cose possono benissimo essere indossate da un maschio o da una femmina invariabilmente, e questo non avrebbe effetto sul suo corpo, e dunque sul suo sesso. Naturalmente, il modo in cui una persona vuole mostrare agli altri ciò che pensa di essere veramente nonostante il suo corpo può includere il cambiare nome all’anagrafe o indossare certi vestiti che i ruoli sessisti impongono a maschi e femmine. Ma questa scelta non cambia nulla sul sesso che si ha, ma solo su ciò che appare. La parte esteriore del corpo di una donna (che è solo quella che interesserebbe avere a chi invidia la sua attrattività sessuale) se non la si ha per nascita non la si può avere.

Naturalmente so che la scienza è riuscita a dare gli strumenti utili a stravolgere artificialmente il proprio aspetto. Non si può agire sul passato e rinascere di un altro sesso, ma si può agire sul presente e usare le conoscenze e le tecnologie necessarie per cambiare aspetto esteriore.
In modo parziale, lasciando il pene visibile, oppure anche molto più completo.
Un uomo che si modifica il corpo per assomigliare a una donna può somigliare talmente a una donna, da voler operarsi completamente, e ingannare molte persone alla vista, anche se poi (come insegna il dottor Christian Troy in una puntata di Nip/Tuck nella quale tenta di far sesso con un transessuale uomo che ha nascosto di essere tale) un altro uomo etero che crede di star davanti a una donna all’atto della penetrazione scoprirà che il pene non gli entra dentro. O come diceva Tyler Durden in Fight Club: infilarti le penne nel culo non fa di te una gallina.
Dunque all’esterno rimarrà comunque qualcosa di diverso da una donna.
Tuttavia, già farsi un tatuaggio o un piercing può spaventare chi soffre il dolore, figurarsi una chirurgia completa, compreso il taglio del pene, per somigliare a una donna. Ma se anche si avesse il coraggio di sottoporsi a ogni intervento utile per somigliare al corpo di una donna, compreso il taglio del pene, questo non sarebbe sufficiente, benché aumenterebbe di molto sia il sesso che per chi interessato i guadagni.
E infatti, proprio perché c’è differenza tra una donna e un uomo transessuale, una persona può preferire il sesso con un o una transessuale piuttosto che con un uomo o con una donna, proprio perché esteriormente differente da entrambi e può invece desiderare il sesso solo con una donna o solo con un uomo o sia con un uomo che con una donna ma non con un o una transessuale.

E chi è favorevole al diritto di cambiare il proprio corpo come vuole può comunque ritenere corretto usare il linguaggio in un modo specifico e facendo distinzione tra uomini e donne, e dire che gli uomini che pensano di essere donne interiormente credono e dicono qualcosa di falso e insensato e sono comunque uomini materialmente, così come un nero che pensa di essere bianco interiormente.

Il problema filosofico è semplicemente se “sentire” di essere qualcosa o qualcuno sia sufficiente a rendere tali, o se non sia necessario anche “esserlo” in maniera precisa.

Inoltre una persona può non capire cosa significhi l’espressione “sentirsi uomo o donna”, perché lui non si sente né né uomo né donna. Non sente nulla a proposito di uomo o donna, a parte il proprio corpo: il proprio cuore che batte, la temperatura, i propri piedi, le mie emozioni ecc. E non riesce a comprendere può sembrargli si stia parlando di qualcosa di esterno rispetto a ciò che sento del mio corpo. Come la sindrome dell’arto fantasma di cui ha parlato Ramachandran.

Anzitutto le stesse persone che credono alla teoria secondo la quale chi afferma di sentirsi dentro di un sesso non visibile agli occhi, né al microscopio, affermano che non è sufficiente affermare di sentirsi in qualche modo per essere quel che si pensa di essere. “Sentire di essere un gatto” è un’esperienza psicologica possibile, ad esempio sotto influsso di droghe psicodislettiche. Ma chi si ritiene un gatto non viene creduto tale dalle persone, neanche dalle persone che credono nella teoria del gender, ma probabilmente si pensa abbia dei problemi mentali. Perché uno può anche dire di “essere mentalmente un gatto” o “un gigante”, ma questo non basta a renderlo un gatto o un gigante. Se uno si sente napoleone, come a volte succede, la cosa è puramente psicologica. Così come nel caso di una pastorella che dice di aver visto la Madonna ma in realtà ha avuto solo un’esperienza psicologica allucinatoria che ha interpretato con gli strumenti a disposizione nella sua cultura imperniata di cristianesimo. Ma è proprio questo a impedirgli di essere per davvero napoleone: la mancanza di riscontri oggettivi. Così come non basta pensare di essere alti per essere alti, di essere bianchi o neri per essere bianchi o neri, di essere biondi per essere biondi, di avere il seno grande per avere il seno grande.

Dunque, serve qualcosa di più di una dichiarazione individuale su di quale sesso si è per poter stabilire di quale sesso si è. Per poter dire che invece se si pensa/sente di essere di un sesso differente allora lo si è, ed essere creduti, al contrario di chi dice di essere un gatto o napoleone, significa che ci deve essere qualcosa di differente da tutti gli altri casi in cui si pensa di essere qualcosa ma non lo si è.

Dal momento che la definizioe di “sesso” è materialistica, si devono possedere determinate caratteristiche. Così come poiché essere “eterosessuali” implica qualcosa di materiale (eccitarsi all vista di un corpo dell’altro sesso e fare sesso con persone dell’altro sesso) non si può essere eterosessuali e poi scegliere di far sesso, se ad esempio è maschio, con gli uomini e mai con le donne. Chiunque dica “sono eterosessuale” ma si sappia che pur essendo maschio fa sesso solo con gli uomini e non vuole mai farlo con le donne quando ne ha l’opportunità non verrà creduto, non si capirà cosa stia dicendo, si penserà stia scherzando o che ignori la definizione del termine “eterosessuale”.

Se anche si pensa di avere un sacco di soldi, quando si va a pagare per comprare le cose di cui si ha bisogno o si desidera si vede il portafogli o il bancomat semivuoti o vuoti e si comprende che quel pensiero è solo fantasia. Uno può anche pensare di avere il viso come Kurt Cobain ma poi se non ce l’ha per davvero quando ci prova con una che vuole uno con quel viso gli dirà “non mi piaci perchè non hai il viso come Kurt Cobain” e comprendere la differenza tra la realtà e ciò che pensa della realtà, rimanendoci anche emotivamente male.

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Allo stesso modo cercare di apparire come un gatto, attraverso interventi chirurgici e tatuaggi è possibile, ma c’è differenza tra apparire ed essere. Anche magritte invitava a discernere tra l’apparire della pipa e l’essere una pipa.

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sarebbe lo stesso se i medici incominciassero a cercare di convincere i malati che non sono malati, ma hanno una forma diversa di salute. o i politici che i poveri non sono poveri, ma hanno una ricchezza diversa (che poi è quello che cercano di fare i preti).
è come dire che uno basso è alto anche se non ha le caratteristiche di uno alto, o uno povero è ricco anche se non ha le caratteristiche di uno ricco, o che uno con un tumore è sano come un pesce anche se non ha le caratteristiche di uno sano come un pesce e così via.
Anche un tossicodipendente crede di essere sano di mente e avere tutto sotto controllo, ma non per questo lo è.

Dunque non si capisce neanche perché alcuni credono che una persona sarebbe di un certo sesso solo sulla base che pensa di esserlo, ma non credono che potrebbe essere di una certa specie solo sulla base del fatto che pensa di essere di una certa specie (gatto, cane, elefante).

Si può concludere che si tratta in tutti i casi di truffa far credere a qualcuno che sia realmente ciò che cognitivamente pensa di essere e non ciò che materialmente è, in una scissione ego-corpo in cui l’ego è ciò che conta, e in questo modo si finisce per far star peggio la gente, invece di aiutarla, sempre se esiste un modo per eliminare la causa della sofferenza di chi non accetta di avere un corpo di un certo sesso. il tutto, all’insegna di sciocche ideologie.

La persona che si veste con gli abiti tipici del sesso opposto non è una persona che si veste con gli abiti fatti sulla forma di un corpo da donna (come il reggiseno) od usa strumenti di una donna (come gli assorbenti, o la pillola anticoncezionale) perché pensa di essere in realtà una donna dentro al corpo di un uomo secondo il concetto non scientifico della divisione mente/corpo, ma è un uomo che pensa di essere un uomo e si veste con abiti tipicamente utilizzati dalle donne.
A due anni un bambino sviluppa la consapevolezza della propria esistenza e coglie le prime differenze: la femmina si rende conto di possedere la vulva e il maschio il pene. Questa scoperta è l’inizio dell’identità sessuale biologica che permarrà e si arricchirà durante lo sviluppo e che sarà un pilastro della costruzione della persona. Verso il compimento del quinto anno, partendo dall’identità di genere, cominciano a immedesimarsi nel ruolo sociale idoneo per la società in cui vivono. Ma il ruolo di genere è solo una convenzione. E quando si dice di essere transessuali non si sta dicendo di desiderare truccarsi e mettersi i tacchi nonostante si sia uomini. Sarebbe come se un uomo dicesse di essere donna solo perché gli piace truccarsi, mettere i tacchi, avere i capelli lunghi e farsi la ceretta.

Tenere i capelli lunghi, o truccarsi non ha alcun effetto sul proprio DNA, sui propri ormoni, sui propri caratteri sessuali. Così come infilarsi le penne nel culo non fa di te una gallina.
Non si deve fare confusione tra il dire che si apprezza la gestione dell’esteriorità che la società concede al sesso opposto (avere i capelli lunghi, truccarsi, mettersi i tacchi) col dire che si è di un sesso che non si vede con gli occhi e non si riscontra con le analisi del sangue.
Non c’è dubbio che la cultura abbia creato delle differenziazioni nette tra maschi e femmine riguardo ai loro ruolo nella società, nella famiglia, le norme comportamentali da seguire, anche sull’aspetto estetico. Ma andare contro tali norme non influisce minimamente sul proprio corpo. E se si ritiene che tali norme siano costruzioni, non ha senso dire che quando si va contro di esse si cambia sesso, che invece non è una costruzione culturale. Si cambia modo di comportarsi rispetto al modello da seguire.

Il genere è una costruzione culturale. Il sesso è reale. Dunque non c’è bisogno di specificare alcun genere. Anzi, se si specifica un genere si fa confusione. Dire “sono di sesso maschile ma di genere femminile” è stupido, e da ragione a chi afferma che un maschio debba vestirsi in un certo modo oppure è una femmina.

A due anni un bambino sviluppa la consapevolezza della propria esistenza e coglie le prime differenze: la femmina si rende conto di possedere la vulva e il maschio il pene. Questa scoperta è l’inizio dell’identità sessuale biologica che permarrà e si arricchirà durante lo sviluppo e che sarà un pilastro della costruzione della persona. Verso il compimento del quinto anno, partendo dall’identità di genere, cominciano a immedesimarsi nel ruolo sociale idoneo per la società in cui vivono. Ma il ruolo di genere è solo una convenzione. E quando si dice di essere transessuali non si sta dicendo di desiderare truccarsi e mettersi i tacchi nonostante si sia uomini. Sarebbe come se un uomo dicesse di essere donna solo perché gli piace truccarsi, mettere i tacchi, avere i capelli lunghi e farsi la ceretta.

Il “cogito ergo sum” Cartesiano significa “penso, dunque sono un essere pensante” e non “penso di essere qualcosa, dunque sono quel qualcosa”. Cartesio si rivolterebbe nella tomba, pensando a come viene interpretato da qualcuno.

Il problema è se abbia senso parlare di una sostanza distinta dagli accidenti: è appunto il problema che ha mandato la scienza in rotta di collisione con la religione, a causa appunto della transustanziazione, ovvero la conversione della sostanza del pane nella sostanza del corpo di Cristo. Oggi nessuno scienziato pensa che la cosa abbia senso. E non è un caso, che le problematiche del “gender” arrivano non dai dipartimenti scientifici, ma da quelli sociologici americani: un nome, un programma.

Dietro l’ideologia del gender, che di per sé non interesserebbe altro che le persone coinvolte, anche se ora sta diventando una questione sociale, e dunque finisce per interessare tutti (esattamente come la religione), sta un “attacco” al linguaggio, che viene usato pretendendo di assegnare alle parole sensi diversi da quelli convenzionali. e dunque un “attacco” al pensiero: almeno, di quello che vorrebbe usare le parole in maniera “chiara e distinta” e non a caso come nelle poesie surrealiste (ovviamente, quando si parla seriamente: quando si scrivono poesie e non si pretende di convincere gli altri che hanno senso, di nuovo si può fare cosa si vuole).

Il caso di Jenner, una delle personalità più famose che hanno parlato apertamente della loro transizione verso il sesso opposto, è emblematico. Se si sente mentalmente una donna, ma non ha nessuna delle caratteristiche che fanno una donna donna, cosa significa cosa sta dicendo? Il problema è scientifico, non etico o sociale, e per questo è sospetto che venga discusso dai sociologi. Il suo caso è come le “memorie ritrovate”, che in realtà sono impiantate. In altre parole, a nessuno come jenner verrebbe in mente di considerarsi una donna, se non vivesse in una società in cui questo “genere” di cose sono state presentate come reali. Esattamente come per le “deviazioni” scoperte dalla psicanalisi, che nessuno aveva prima che Freud se le inventasse.

L’idea fissa dello scrittore philip dick, era che tutti possano cospirare coalizzati alle spalle di qualcuno (che era lui, ovviamente), a fargli credere il contrario della realtà.

In fondo la condizione di alcuni che ritengono di essere di un sesso poiché pensano di essere di quel sesso potrebbe essere analoga: la cospirazione della sociologia americana è ormai riuscita a far credere a qualcuno di essere diverso da quello che è, e uguale a ciò che loro credono si possa essere.

Per questo molti non avrebbero avuto problemi di (questo) genere, se non fossero stati vittime di una “cultura” che insegna certe assurdità. Vale nel caso della la conversione della sostanza del pane nella sostanza del corpo di Cristo e della sostanza del vino nella sostanza del sangue di Cristo (transustanziazione), come in quello del gender. Come si può insegnare che le persone hanno un’anima e un bambino ci può credere e può dire “io sento di avere un’anima” e magari è solo bisogno di scorreggiare, ma si interpretano quelle sensazioni con gli strumenti mentali a disposizione. Ed effettivamente molti descrivono la cosa come se esistesse un io, un’anima che alla nascita si infila dentro a un corpo, ma ogni tanto sbaglia corpo.

In una direzione diversa, ma non opposta, molti delitti non sarebbero stati compiuti, se non ci fosse stato un “effetto imitazione” provocato dall’attenzione morbosa riservata dai media ad altri delitti dello stesso genere.

La questione del “gender” è un bell’esempio di politicamente corretto, una pura ideologia, che viene imposta dall’attenzione che riceve nei media e nella società:
La caratteristica tipica del politicamente corretto è che si tratta di un argomento sul quale uno deve stare ben attento a parlare, e soprattutto a dire che “il re è nudo”, se non vuole rischiare di essere travolto da valanghe di reazioni Pavloviane, e di accuse, tra le tante di “offendere chi la pensa diversamente”.

Negli anni ’70 la sociologia statunitense, già in odore di stupidità sia per il sostantivo che per l’aggettivo, ha inventato un analogo profano della transustanziazione: l’idea, cioè, che come un’ostia può non avere la sostanza del pane, pur mantenendone tutti gli attributi, così un uomo può non avere la sostanza del maschio pur mantenendone tutti gli “attributi”. Idem per la donna.

È naturale che un essere umano possa sentire attrazione sessuale per il proprio sesso, invece che per quello opposto: talmente naturale, che la cosa avviene appunto in Natura anche in molte altre specie animali. Ed è culturale che a un essere umano possa piacere vestirsi come l’altro sesso, invece che come il proprio: portare i tacchi è tanto stupido quanto indossare una cravatta, e viceversa.

Ma quando un decatleta come Bruce Jenner (poi diventato Caitlyn Jenner) vince le Olimpiadi maschili nel 1976, stabilisce più volte il record del mondo, ha tre mogli e sei figli, rifiuta riassegnazioni chirurgiche del sesso e terapie ormonali, mantiene i cromosomi maschili e l’attrazione sessuale verso le donne ma ritiene di «essere mentalmente una donna», sta solo facendo ottima metafisica, buona sociologia, cattiva letteratura e pessima scienza.

Il problema sollevato non è, ovviamente, quello che si presenta nei casi di cromosomi XXY, o di altre singolarità genetiche, biologiche o fisiologiche, ad esempio la presenza di entrambi gli organi genitali, che sono ovviamente reali. Ma quello che si presenta in assenza completa di tutto ciò, e che ciò nonostante insiste a volersi definire come “donna” (nel caso di Jenner, o “uomo”, in altri casi).
ci dovrebbe essere libertà nel vestirsi, truccarsi come ci pare, così come nel modificarsi il corpo compreso mettendosi protesi per somigliare a una donna, ma non ci dovrebbe essere libertà nel cancellare il significato delle parole, perché servono per rappresentare la realtà oggettiva.
dire di voler apparire simile a un uomo, tagliandosi il seno, mettendosi un pene, innestandosi barba e peli, se si è donna è diverso dal dire di essere uomo.

IL MASCHIO CHE SI COMPORTA IN MODO DIVERSO DAL SUO RUOLO
A un essere umano maschio può piacere vestirsi, truccarsi come di frequente fa il sesso femminile e ci si aspetta dal sesso femminile, per un codice non scritto, invece che come fa in genere il proprio: portare i tacchi è soggettivo e non necessario quanto indossare una cravatta, e viceversa.
Si prova spontaneamente l’interesse per cose che la società non vuole destinare al proprio sesso. quando un maschio entra nei negozi si sente annoiato dagli abiti da uomo e interessato agli abiti da donna, si piace di più con la matita agli occhi e l’eyeliner che senza. preferisce anche non essere chi fa il primo passo per provarci con una ragazza, e non salvare prima le donne in incidenti, e non sentirsi in dovere di mantenere ma non essere mantenuto, farsi pagare il conto alla donna invece che pagarglielo, non proporsi per sollevare i carichi pesanti togliendoli alla donna…

Ci si può sicuramente comportare in modo contrario alla cultura in cui si è nati e cresciuti, e questo può stupire e sdegnare gli altri, alcune persone possono chiedere se si abbia la fica invece che il pene proprio perché non si è spontaneamente contenti di seguire il codice comportamentale stabilito per il proprio sesso. Ma non perché si indossano dei tacchi, pur essendo uomini, e questi sono associati alle donne nella propria cultura di riferimento allora si diventa e si è automaticamente donna, perché indossare tacchi non è come avere le mestruazioni.
Si può immaginare che sarebbe più bello essere femmina anche se si è maschi. E si può struggersi, impazzire e farsi venire un esaurimento perché si è maschi e si vuole essere femmina ma non si può, così come chi si uccide perché non accetta che non può essere bello/a (alto, con certe caratteristiche ecc).
Ma bisogna stare attenti a certe parole come “sentirsi/percepirsi femmina dunque non essere maschi” o si cade nella metafisica.
Si dovrebbe utilizzare il termina maschio e femmina per indicare il sesso, e invece per indicare quella parte culturale in base alla quale maschi e femmine si comportano si dovrebbero utilizzare altre parole, perché il loro sesso rimane immutato sia se si mettono i tacchi che le scarpe, o la gonna, sia se si vestono di rosa o di azzurro, sia se si truccano il viso o no, sia se si depilano o no, sia se si sottopongono a trattamenti estetici-chirurgici (rimozione barba, mastoplastica additiva, cambio dei tratti del viso) o no, non cambia i cromosomi, ma mantiene le caratteristiche basilari per essere uomo.
se nasci basso e ti senti alto non puoi essere alto, se nasci mora e ti senti bionda non puoi essere bionda (soltanto apparire bionda facendo la tinta ai capelli e appena smetti di fartela torni del colore originale).
chi dotato di attributi sessuali primari solo maschili o solo femminili, assume i caratteri fisici e sessuali dell’altro sesso, anche sottoponendosi a interventi chirurgici che rendano la trasformazione anatomica più persuasiva possibile agli occhi di chi lo guarda non diventa una donna se è uomo. così come un cosplayer non diventa il personaggio che rappresenta anche se gli somiglia molto.
Ma certe persone non comprendono la differenza tra essere e apparire, forse perché è piacevole dimenticare questa differenza. se non si accettano le catalogazioni dei biologi la motivazione è puramente psicologica. esattamente come chi non accetta che l’omeopatia non sia una cura nonostante la sciena abbia detto così perché accettarlo lo farebbe sentire male. si ha bisogno di credere di essere ciò che non si è. Nel film Fight Club, il personaggio Tyler Durden afferma “Infilarti le piume nel culo non fa di te una gallina”, infatti se ti modifichi per sembrare una donna sei un uomo che non si comporta nel modo in cui ci si aspetta si comporti un uomo, non una donna. non si cambia sesso usando le conoscenze scientifiche per modificare il corpo, perchè sennò sarebbe magia e non scienza. semplicemente le parole vanno usate in modo univoco e le parole “uomo” e “donna” non possono avere 4 significati in tutto se sono 2 parole. 2 parole 2 significati.

1. uomo
2. donna
3. uomo che si comporta in un modo ritenuto da uomo (cisgender)
4. uomo che si comporta in un modo ritenuto da donna
5. donna che si comporta in un modo ritenuto da donna
6. donna che si comporta in un modo ritenuto da uomo

in questo modo non si fa nessuna confusione. è utile e necessario. funziona così con tutte le parole. se uno dice sedia non è che intende 3 cose differenti e l’altro deve indovinare. il significato è uno solo. perciò è necessario e utile usare “uomo” e “donna” e dire “sono uomo” o “sono donna” in modo univoco.

sono terminologie nuove quelle come “cisgender” che significa “chi è di un certo sesso e concorda con il comportamento o ruolo considerato appropriato dalla società per il proprio sesso”.

Ma quando un decatleta come Bruce Jenner (poi diventato Caitlyn Jenner) vince le Olimpiadi maschili nel 1976, stabilisce più volte il record del mondo, ha tre mogli e sei figli, rifiuta riassegnazioni chirurgiche del sesso e terapie ormonali, mantiene i cromosomi maschili e l’attrazione sessuale verso le donne ma ritiene di «essere mentalmente una donna», sta solo facendo ottima metafisica, buona sociologia, cattiva letteratura e pessima scienza.

Il problema sollevato non è, ovviamente, quello che si presenta nei casi di cromosomi XXY, o di altre singolarità genetiche, biologiche o fisiologiche, ad esempio la presenza di entrambi gli organi genitali, che sono ovviamente reali. Ma quello che si presenta in assenza completa di tutto ciò, e che ciò nonostante insiste a volersi definire come “donna” (nel caso di Jenner, o “uomo”, in altri casi).

ESSERE CONTRARI ALLA DISCRIMINAZIONE UOMO-DONNA
ci sono evidenti e grosse differenze di trattamento tra uomini e donne, e alcuni affermano che sia giusto ci siano e altri affermano sia sbagliato.

la maggioranza afferma sia sbagliato quando si parla delle differenze che riguardano e danno fastidio alle donne, e giusto quando si parla delle differenze che riguardano e danno fastidio agli uomini (come nel caso “eh, gli uomini stuprano e molestano molto di più quindi è giusto trattarli in modo differente dalle donne nelle occasioni x, y, z”).

Verificare tutte le teorie che le persone credono vere e con le quali giustificano limitazioni della libertà e obblighi è difficile e richiede molto tempo, pazienza, ma anche distacco emotivo.

richiede molto tempo perché le teorie sono tantissime, e spesso sono contraddittorie e vanno riordinate una volta ascoltate. Ci vuole pazienza perché spesso vengono esposte con rabbia e dando per scontato che non si possa portare argomenti contrari perché la loro verità sarebbe ovvia e assoluta.

LA TEORIA DELL’OPPRESSIONE DEGLI UOMINI SULLE DONNE

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Il movimento per i diritti delle donne chiamato femminismo, è interessato all’eliminazione delle discriminazioni a danno del sesso femminile, e dunque è interessato all’esistenza di idee intorno alle differenze dei sessi. Soprattutto all’idea che i sessi siano nettamente diversi e che per questo motivo sia logico assegnare ruoli diversi con i connessi vantaggi e svantaggi.
L’errore di molti/e femministi/e nel definire il concetto di sessismo è quello di pensare che esso sia “la discriminazione sessuale nei confronti delle donne” invece che “la limitazione a certi comportamenti nei confronti del sesso maschile o del sesso femminile”.

Molte femministe lo fanno inconsapevolmente, altre, invece credono che l’antisessismo e il femminismo siano la stessa cosa, come sinonimi.
Per comprendere se due parole sono sinonimi  bisogna comprendere prima di tutto cos’è un sinonimo.

La sinonimìa (dal greco synōnymía, «comunanza di nome») in semantica indica la relazione che c’è tra due lessemi che hanno lo stesso significato. È dunque la relazione opposta all’antonimia.
Il riconoscimento di sinonimi può essere guidato dal criterio della sostituibilità, ma la sostituibilità assoluta di due parole non è accettabile. Il rapporto significato, significante e referente extralinguistico è unico e irripetibile singolarmente solo per ogni parola. Si tratta quindi di equivalenza, non di identità perfetta di senso; anzi, è proprio la possibilità di variare leggermente il significato che spiega l’uso retorico della sinonimia: vedere e guardare, viso e volto.

Se antisessismo e femminismo fossero sinonimi, sarebbero parole che esprimono lo stesso concetto. Ma se fossero parole che esprimono lo stesso concetto non si spiegherebbe la loro forma sonora che indica elementi del mondo differenti tra loro, né l’insieme degli elementi d’interesse di quel movimento che indica la parola “femminismo” che vanno al di là degli stereotipi di genere che invece sono gli unici elementi indicati dal termine “sessismo”.

Per quanto riguarda la forma sonora delle parole “femminismo” e “sessismo”, la parola “femminismo” contiene la parole “femmina”, e solo le femmine sono femmine, ma non gli uomini, invece la parola “antisessismo” contiene la parola “sesso”, e il sesso è una proprietà che fa parte sia degli uomini che delle donne. E dunque, se fossero sinonimi, non si spiegherebbe il motivo per cui una parola che contiene un sesso specifico “femminismo” si usi per indicare sia il sesso femminile che quello maschile, e perché si usi una parola che non contiene nessun sesso specifico “sessismo” per indicare qualcosa di inerente al sesso femminile.
Quindi, poiché il termine “sessismo” non specifica quale sesso, ed è quindi un termine generico, si può dedurre che esso indica la discriminazione in base al sesso, sia maschile che femminile. E non soltanto quello femminile, come invece indica la paroal “femminismo”. E dunque, la discriminazione sessuale femminile si potrebbe chiamare “sessismo femminile”, e sarebbe una specificità del sessismo.

Infatti, i vocabolari riportano che il termine è nato su somiglianza del termine “razzismo”, e anche la parola razzismo ha una definizione generica e una specifica. Quella generica non indica solo la discriminazione dei neri, o solo degli ebrei, ma la discriminazione in base alla razza di qualsiasi tipo.
Quindi, in base a quale comportamento viene etichettato con il termine “sessista”, se è un comportamento agito nei confronti del sesso femminile o maschile, può assumere i significati specifici di “sessismo maschile” o “sessismo femminile. E se invece si indica il comportamento astratto di diversificare i sessi in modo netto (al di là delle differenze oggettive) si usa il termine indefinito “sessismo”.

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Inoltre, confrontando il significato del termine “femminismo” che può essere “lotta per i diritti delle donne” non coincide con “lotta contro gli stereotipi di genere nelle donne e negli uomini” per due motivi, perché si parla solo di donne e perché i diritti delle donne vanno al di là al diritto di comportarsi in modo diverso degli stereotipi di genere. Quindi si potrebbe dire che la “lotta contro gli stereotipi di genere nelle donne” fa parte delle lotte femministe.

Infatti, se una aspettativa normativa nei confronti delle donne è quella che si occupino della casa e dei bambini,immaginando che dopo lotte contro questa aspettativa normativa avvenga un cambiamento, e dunque, una volta sparito lo stereotipo, le donne possono iniziare a occuparsi di altro senza subire conseguenze negative, ma nelle stesso periodo di tempo, se anche gli uomini subiscono uno stereotipo (ad esempio quello di essere forti, avere i capelli corti, dedicarsi ai lavori pesanti), questo cambiamento nelle aspettative nei confronti degli uomini non ha effetti. E dunque, le donne hanno la possibilità di vivere senza lo stereotipo eliminato, ma gli uomini no. Perché le aspettative e le norme che le persone hanno nei confronti di un sesso e dell’altro sono indipendenti tra loro.

DISINTERESSE PER IL SESSISMO CONTRO IL SESSO MASCHILE
Tra le persone che si preoccupano dei diritti delle donne e del loro benessere sociale c’è chi afferma che se anche gli capitasse di riconoscere del sessismo contro gli uomini, di questo sessismo anti maschile non gli importerebbe nulla, come non gli importa nulla della cosiddetta misandria (odio contro gli uomini).
Questo disinteresse nasce dal pensare che i casi di misandria, possono esssre interessanti soltanto per psicologi o psichiatri, ma non per chi si interessa di società e politica, o di persone in generale, perché non costituiscono un fenomeno politico e sociale. E non costituiscono un fenomeno politico e socilae perché non c’è un regime femminile in cui gli uomini siano lapidati dalle donne, oppure frustati sulla pubblica piazza, per avere sbagliato abito, oppure costretti a vestirsi dentro una tuta da palombaro. O non ci sono organizzazioni femminili che fanno la tratta dei maschi. O protettrici che li sfruttano e clientesse che godono nel dominarli. Né centinaia, forse migliaia di uomini sfigurati dall’acido muriatico, per aver osato dire di no ad una donna. O uccisi a centinaia ogni anno, per lo stesso motivo. O uomini intrappolati tra le mura domestiche, privi di un reddito e di relazioni sociali, oggetto di violenze fisiche e psicologiche. O uomini messi nella condizione di dover scegliere se leccare una vagina o no, per poter accedere ad un posto di lavoro. O uomini che fanno da harem ad una sultana, in una delle sue tante ville private. O un palazzo della pubblica amministrazione in cui ci sono dirigenti tutti donna e gli adetti alle pulizie tutti maschi.
In un mondo fatto così, secondo queste persone, l’unico sessismo che ha una importanza è il maschilismo, è quello dei maschi eterosessuali contro tutti gli altri generi e orientamenti: le donne, i gay, i trans. Tuttavia, si può sempre catolagare i due tipi di sessismo in modo diverso, senza ignorarne nessuno. Un sessismo più esteso e uno meno esteso, più emergente e meno emergente.

IL PATRIARCATO NON ESISTE

Gli attivisti per i diritti delle donne, come i vegani e i religiosi estremisti, ritengono che tutti siano obbligati a dichiararsi femministi, senza quasi mai specificare cosa intendano con “essere femministi” ma ovviamente dando per scontato che si debba intendere ciò che intendono loro, e come se nessuno nessuno possa mettere in discussione una sola parola che esce dalla bocca di tali attivisti che si dichiarano “femministi”.

Come se si trattasse di un gruppo di persone che pensa e agisce in base a ciò che sta scritto in un unico libro che ha un inizio e una fine e che si può solo memorizzare e riprodurre senza contraddire: come una bibbia. Chi contraddice le affermazione di un femminista, soprattutto la più importante sulla quale si regge tutta l’ideologia (l’esistenza del patriarcato) naturalmente può sentirsi dare dell’ignorante e del cieco (che naturalmente può essere detto anche all’altra persona in quanto si ritiene specularmente stia dicendo qualcosa di falso). Ma può anche essere definito mafioso, complice, non sincero nelle sue afferemazioni (come se sapesse la verità ma non volesse ammetterla) perché interessato a mantenere i privilegi maschili (della serie “che agisce col favore delle tenebre”), stupido, con problemi mentali e naturalmente maschilista, ma anche alla stregua di un terrapiattista (poiché tra interpretazioni sociologiche e verità scientifiche non vedono alcuna differenza). Perché, secondo quanto dicono tali persone, i femministi dicono solo cose giuste e vere e non contestabili, come 2+2 fa 4.

Ma se una persona non vede riscontro nella realtà con le affermazioni dei femministi non può autobbligarsi a crederci. L’unico modo per cambiare idea è attraverso la comprensione, oppure si tratta di un credere senza comprendere, tipico delle religioni.

Chi, sulla base di informazioni, dati e ragionamenti, non condivide certe intepretazioni della realtà passata e presente da parte dei femminisi può solo aver paura di contraddire a causa della violenza che subisce se non dice ciò i femministi si aspettano dica: non farmi arrabbiare è un tipico argomento ad baculum. Con questa fallacia (del “bastone”) l’interlocutore viene informato che seguiranno spiacevoli conseguenze se non sarà d’accordo con quanto proposto. Si sostituisce cioè una minaccia all’argomento.

E accostare le spiegazioni sociologiche dei femministi al pari delle teorie matematiche, per dire che non c’ nessuno che possa smentirle, è scorretto. C’è uno spettro di verità, in ordine decrescente di verificabilità (certissime, molto certe, sufficientemente certe, poco certe, incerte): logica, matematica, scientifica, storica, filosofica, teologica, letteraria.

LA GUERRA TRA LE DUE VISIONI CONTRAPPOSTE

Indipendentemente dal chi abbia la rappresentazione coincidente con la realtà, da chi abbia ragione, le persone che sono favorevoli ai diritti delle donne e alla loro tutele da prevaricazioni ingiuste si spiegano gli eventi negativi, le pressioni, l’assenza/presenza di diritti, passati e presenti, che riguardano le donne e gli uomini in modi differenti.
Cioè, ci sono gruppi differenti di persone che ritengono vere spiegazioni differenti sugli eventi (da un lato chi crede nel patriarcato e dall’altro chi crede nel bisessismo). E questi due gruppi hanno gli stessi valori (pensano che le donne hanno dei diritti così come gli uomini) e gli stessi scopi (pensano si debba lottare per i diritti delle donne così come per quelli degli uomini), ma avendo premesse differenti si volgono agli stessi obiettivi in modi differenti.
Ad esempio, il femminismo tramite la discriminazione “positiva” nei confronti dei maschi,  il femminismo ad esempio con le quote rosa (una legge autoritaria, perché impone a tutto l’elettorato di eleggere candidati che sono stati imposti, uomini o donne che siano, e di accontentarsi del fatto che siano per metà di un sesso, e per metà dell’altro. Chiede e pretende che una donna sia scelta per il suo sesso, e non per le sue qualità. Nonostante il sesso non sia una caratteristica rilevante in certi lavori, compreso quello parlamentare), la detassazione sul lavoro solo per le donne, i centri antiviolenza solo per le donne, i finanziamenti per la microimprenditorialità solo per le donne.

Di conseguenza, una persona a favore dei diritti delle donne che agisce come può per il rispetto di tali diritti può avere posizioni e/o agire per i diritti femminili senza credere nella teoria del patriarcato, concordando però con la base teorica secondo la quale c’è stato e c’è un bisessismo storico (ovvero una oppressione su entrambi i sessi perpretata da entrambi i sessi a vantaggio di oppressori sia maschi che femmine) e che ci sia un ginocentrismo istituzionale attuale. Un femminismo che sulla base di certe premesse ideologiche e petizioni di principio pensa sia giusto curarsi maggiormente o esclusivamente delle donne ignorando le problematiche degli uomini, e spesso riportando solo una parte dei fatti che descrive ciò che accade alle donne, ignorando quei fatti che descive ciò che accade agli uomini (nelle stesse problematiche), o riportando vere e proprie bufale, per dare l’idea che le donne siano maggiormente oppresse e discriminate o le uniche a esserlo in molti campi.

Si può quindi essere favorevoli ai diritti delle donne appoggiando anche le battaglie maschili senza ricorrere alla spiegazione del patriarcato anche per i maschi, e appoggiando l’azione per i diritti femminili quando essa avviene al di fuori della spiegazione che ricorre al concetto di Patriarcato.

Quindi rifiutando che a lotta per gli uomini venga messa in secondo piano, che le oppressioni degli uomini non vengano riconosciute, e che quando vengono riconosciute le se riconduca all’oppressione delle donne. Rifiutando che i finanziamenti quindi vadano solo alle donne, i centri antiviolenza vadano solo alle donne, le detassazioni vanno alle donne e così via.

Essere a favore dei diritti delle donne e della loro difesa (come degli uomini) pensando che in verità sia uomini che donne sono equamente oppressi dalla società, anche se a volte in modalità differenti a causa della loro differenza fisica, e uomini e donne che compongono la società sono equamente responsabili di tale oppressione.

VIOLENZA NELL’ESTERNARE POSIZIONI DIFFERENTI DAL FEMMINISMO
Il problema dell’esistenza di visioni contrapposte in merito ad affermaizioni femministe sta nel confrontarsi tra visioni opposte cercando a vicenda di dimostrare le proprie posizioni senza essere violenti, senza insultare la persona, senza fare shitstorm, senza prendere in giro quando la vittima della violenza verbale si lamenta del trattamento violento ricevuto e spiega come esso sia controproducente per tutti (“povera stella, via a piangere dalla mamma” ecc), senza pensare che l’altro che si suppone stia sbagliando sia a priori, senza neanche conoscerlo e solo perché pensa il contrario di noi, mentalmente inferiore e dunque incapace di comprendere, oppure che stia volontariamente o inconsapevolmente distorcendo la realtà per interessi personali (“mantenere il privilegio maschile”) e non che semplicemente stia riportando ciò che realmente pensa in base a dati e ragionamenti che ha fatto, pur potendo sbagliarsi come tutti possono sbagliarsi, compresi noi stessi. Quindi, un atteggiamento non violento, non arrogante, e volto a correggere costruttivamente anziché deridere narcisisticamente. Un atteggiamento che non mette muri a chiunque contraddica i principii base in cui si crede, perché se si mette muri poi nessuno di quelli che errano si corregge e i due gruppi di persona che la pensano in modi diversi o diametralmente opposti continuano a pensare le stesse cose per decenni senza mai comunicare tra di loro, e semplicemente nella società vince l’idea e l’affermazione che si impone di più.

Non si capisce nemmeno quale sia lo scopo che hanno la maggior parte delle persone nel condividere affermazioni femministe dal momento che al contemmpo non ammetteno risposte a tali affermazioni che neghino o puntualizzino anche solo parzialmente ciò che è stato affermato. Perché se lo scopo è far credere chi non ci crede ancora allora se non gli si permette di esporre i suoi dubbi, non potrà mai ascoltare risposte utili a eliminare tali dubbi e negazioni, così leggerà e passerà oltre continuando a non crederci, e poi non ci si potrà lamentare se “ci sono persone che non credono vere le affermazioni femministe”, dal momento che si ha un atteggiamento religioso nei loro confronti del tipo: “x è y, credete e non replicate”.

La confusione è determinata dal fatto che la parola “femminismo” o “femminista” è 1 parola. Ma le strade mentali che che percorrono le persone che sono pro diritti delle donne sono diverse, e infatti c’è chi parla di femminismi al plurale. Quando una donna parla di femminismo pensa all’insieme di idee in cui crede lei ed esclude che l’altra persona usando la stessa parola intenda dire altre cose, esclude quelle in cui credono altre persone che negano le proprie. Da questa non chiarezza nel determinare esattamente a quali spiegazioni si attingano nasce spesso il problema sul se dichiararsi femministi oppure no, o se dire che il femminismo serva oppure no.

Quindi se uno dice di non essere femminista, intendendo però che non si rivede in un certo tipo di femminismo, viene tacciato di essere contro i diritti delle donne, anche se non lo è, però se dice di essere femminista viene dato per scontato che creda alla spiegazione in cui credono le persone che ascoltano tale dichiarazione (mentre magari non crede nella spiegazione del patriarcato ma in quella del bisessismo). Insomma non se ne esce.

Assodato che sia naturalmente ovvio che è giusto pretendere la non discriminazione delle donne, e dunque la parità con gli uomini, così come è ovvio pretendere la non discriminazione degli uomini, e dunque la parità con le donne, non è necessario utilizzare il concetto di patriarcato per essere favorevoli ai diritti delle donne. Si può quindi essere a favore di tutti i diritti delle donne senza dare credito alla spiegazione degli eventi del patriarcato e combattendo per i diritti degli uomini senza affermare anch’essi siano oppressi a vantaggio maschile e non femminile.

Il concetto di patriarcato è una proposta di spiegazione di qualcosa che non ha un rigore pari a 2+2 fa 4, è una interpretazione sociologica fondata su un collegamento tra alcune verità storiche, e come tale non deve essere accettata in silenzio senza ragionare, ma può essere confutata, in base a opportune verifiche e riflessioni logiche. La spiegazione del Patriarcato, secondo la quale, nel corso della storia, gli uomini avrebbero sempre dominato le donne, opprimendole e relegandole nei ruoli peggiori, è una rappresentazione del mondo che, all’attenta analisi della storia passata e presente, non coincide con la realtà, che però viene fatta passare come un dato scientifico rigorosamente verificato al livello della Legge gravitazionale di Newton, in modo che nessuno si senta in diritto di contestarla con argomenti e prove contrari.

Se si fa coincidere la data di origine della spiegazione del patriarcato (un’azione sistematica rivolta nei confronti delle donne, consapevole e/o inconsapevole) con quella della compilazione del “documento di nascita” del Femminismo, la Convenzione di Seneca Falls o Dichiarazione dei Sentimenti, si vede che semplicemente si tratta di una visione parziale del mondo.

Le persone che hanno compilato la Dichiarazione dei Sentimenti erano donne che non ce la facevano psicologicamente più a reggere i ruoli che la società aveva imposto loro, che prese da un errore cognitivo di selettività delle informazioni, hanno universalizzato la loro esperienza: dal loro punto di vista non erano semplicemente vittime così come gli uomini, erano diventate le uniche vittime escludendo i maschi. Vittime dei maschi carnefici. Non sono riuscite a vedere, rinchiuse nella bolla della loro esperienza, nella bolla della loro oppressione, l’oppressione che subivano gli uomini, e quindi hanno dato per scontato che questi ultimi non fossero vittime come loro, ma solo e unicamente carnefici.

Il femminismo non nega l’oppressione maschile nella misura in cui rimanga rappresentata come secondaria e collaterale a quella delle donne e comunque causata dagli uomini (il patriarcato), con lo scopo principale di dominare le donne. Rare volte i femminismi hanno visto tale oppressione sui maschi ma l’hanno interpretata con scorretti giochi di logica in modo tale da poter affermare che l’oppressione sugli uomini fosse la dimostrazione dell’oppressione maschile sulle donne (un po’ come fa Salvini quando disse “cucchi è stato ucciso dai poliziotti dunque questa è la dimostrazione che la droga fa male” cosa che significa che come la metti i poliziotti sono sempre innocenti), e infatti i femministi che hanno addirittura parlato di “un sistema patriarcale che danneggia anche gli uomini”. Cioè che anche quando fossero stati vittime di qualcosa, lo sarebbero stati a causa di pensieri elaborati da altri uomini per il vantaggio maschile e mai a vantaggio femminile.

Ma hanno fatto finta di non capire che se un sistema culturale danneggia anche gli uomini e non solo le donne, non ha senso parlare di sistema patriarcale, cioè un sistema a vantaggio degli uomini, il cui scopo è dominare le donne, opprimendole e relegandole nei ruoli peggiori. I comportamenti sessisti delle donne che hanno per vittima gli uomni vengono inquadrati in un’ottica di interiorizzazione patriarcale (ad es., l’idea che gli uomini debbano rispondere a certi standard di mascolinità, e quelli che non lo fanno meritano la derisione o la violenza, ecc.). De facto, un simile discorso potrebbe essere tranquillamente rivoltato per dire che, se è vero che “quando le donne hanno atteggiamenti e comportamenti sessisti che hanno per vittima gli uomini, hanno interiorizzato il patriarcato“, allora è anche vero che “quando gli uomini hanno atteggiamenti e comportamenti sessisti che hanno per vittima le donne, hanno interiorizzato il ginocentrismo“.

è deresponsabilizzante dire che “le donne non fanno le cose, è il patriarcato che agisce attraverso di loro e che sono in realtà i maschi a trarne vantaggio anche quando sono le donne a opprimere”. Questa narrazione nega la loro agency, de facto nega che siano esseri responsabili e le infantilizza, le riduce a meri esseri agiti e non agenti attivi del loro destino.

Il termine patriarcato ha come implicito l’idea che gli uomini abbiano *voluto* il sistema, mentre le donne l’abbiano *subito*, e solo collateralmente ne risentano anche gli uomini (anche da parte delle donne che però sono mosse da una educazione creata dagli uomini e che avvantaggia gli uomini). l’enfasi sul chiamare il sistema che opprime entrambi i generi con il nome di uno solo dei generi (“patriarcato” da “padre”) sia una forma di narcisismo conversazionale. Certe parole evocano significati impliciti. “patriarcato” fa riferimento a un potere maschile e a una responsabilità unicamente maschile, e questa impressione si crea anche se detto da parte di chi lo impiega avendo in mente un sistema che opprime entrambi i sessi e responsabilità di entrambi i sessi.

In realtà ginocentrismo e patriarcato sono due facce della stessa medaglia, il bisessismo. E così come è sbagliato ricondurre le questioni femminili a quelle maschili (dicendo che sono “sottoprodotti del ginocentrismo”), è altrettanto sbagliato ricondurre le questioni maschili a quelle femminili (dicendo che sono “sottoprodotti del patriarcato”). Così come non si chiamerebbe mai un sistema che danneggia anche i neri, e non solo i bianchi, “neriarcato” dicendo che per avvantaggiare i bianchi si svantaggiano anche i neri ed è colpa dei neri se anche i neri vengono danneggiati e bisogna unirsi ai bianchi per combattere i neri cattivi perché di bianchi cattivi non ce ne sono, non ha senso farlo col sesso.

Si può chiamare “narcisismo conversazionale” il fenomeno per cui, anche quando si parla di questioni non-femminili, il femminismo fa ruotare tutto comunque attorno alle donne, e se un uomo vuole sottolineare come si debba parlare anche di uomini, senza attribuire la loro oppressione alla volontà e all’interesse degli uomini e unicamente degli uomini, arrivano le derisioni.

Se si dice degli uomini, ad esempio: “Gli uomini sono gli unici ad essere obbligati ad andare in guerra tramite la leva, o se sospesa ad essere iscritti alle liste di leva in caso di grave crisi internazionale o attacco al paese”, chi appoggia le spiegazioni femministe probabilmente risponderà:

“Eh ma è una discriminazione contro le donne, perché le donne vengono infantilizzate”.

E se gli uomini osano dire che gli uomini che provano a uscire dai loro ruoli di genere vengono oppressi?

“E’ perché sono visti come femminili, cioè simili alle donne”.

E se parleremo di oppressione degli uomini?

“E’ un colpo di ritorno dell’oppressione delle donne”.

Ovviamente anche gli uomini potrebbero dire che l’oppressione delle donne è in realtà oppressione degli uomini perché gli uomini sono ritenuti sacrificabili (1° caso), perché le donne che escono fuori dai ruoli di genere sono viste come maschili cioè simili agli uomini (2° caso) o perché è un colpo di ritorno dell’oppressione degli uomini (3° caso).

Ma lo scopo giusto non dovrebbeessere volere che gli uomini e le loro questioni siano sempre al centro dell’attenzione (narcisismo) ma semplicemente l’equità.

Il punto è proprio qui, perché è su questo che si gioca tutto. Il femminismo non è semplicemente lotta per i diritti delle donne, ma è mettere la donna al centro del dibattito di genere escludendo che anche l’uomo venga oppresso dalle donne e dagli uomini.

La donna deve essere sempre il centro dell’attenzione, per cui parlare di questioni maschili viene visto come qualcosa di sbagliato, di minaccioso, non perché la questione sia o meno lecita in sé, ma perché toglie le donne dai “riflettori”. E se se ne parla si deve subito contestualizzare l’oppressione maschile come causata dai maschi per vantaggi maschili finalizzati ad avere più e migliori diritti delle donne.

Infatti il femminismo, anche quando parla di questioni maschili, lo fa sempre in funzione delle donne riconducendo le colpe solo negli uomini. Il narcisismo conversazionale serve difatti a far tornare le donne al centro del dibattito anche quando si parla di uomini. E mantenere la visione dell’origine dei problemi di maschi e femmine nel maschio è importantissimo per il femminismo. Senza questa premessa la maggioranza dei ragionamenti e delle scelte politiche che ne discendono decadono come un effetto domino, e questo è visto dalle sostenitrici di tale ideologia come inaccettabile.

è solo paraculaggine dire che le donne opprimono gli uomini ma a causa di una ideologia creata dagli uomini a vantaggio degli uomini per opprime le donne. Alle femministe non piace l’idea che maschi e femmine siano sì oppressi da una ideologia, ma oppressi da altri maschi e femmine, che trovano dei vantaggi, e non al fine di rendere le femmine inferiori ai maschi, ma al fine di conformare tutti in base a dei modelli. Perché appoggiando questa idea non potrebbero più ricevere finanziamenti e leggi che avvantaggiano le donne sugli uomini con la giustificazione di ristabilire equità (come la proposta di detassare le donne e tassare gli uomini).

Accusare quindi di “incolpare genericamente ‘il femminismo’ anziché la cultura patriarcale da cui i ruoli di genere effettivamente scaturiscono” non ha senso, perché il femminismo de facto è un ostacolo proprio al riconoscimento di tali ruoli e alla lotta contro di essi. Proprio perché riconduce ogni questione, anche quando non affligge le donne, ad esse. Impedisce dunque di vedere gli uomini come degni di liberazione e vittime del sistema. Vengono invece visti come individui casualmente colpiti da proiettili vaganti in realtà destinati alle donne.

Non possiamo avere nessuna liberazione maschile dai ruoli di genere se non riconosciamo che quei proiettili erano invece indirizzati proprio contro gli uomini.

Non possiamo quindi avere nessuna liberazione maschile senza disconoscere il femminismo, fintanto che il femminismo non smetterà di essere narcisismo conversazionale che nega l’oppressione subita dagli uomini.

Il sistema è co-creato da uomini e donne e i ruoli opprimono entrambi. Se non crediamo che opprima gli uomini, ma che questi l’abbiano scelto volontariamente, dovremmo essere coerenti e affermare allo stesso modo che anche le donne l’abbiano scelto volontariamente (pensiamo infatti alla percentuale risibile di donne che volevano il voto nell’epoca pre-suffragio femminile).

Benché alcuni uomini possano pensare che le donne siano inferiori agli uomini, così come alcune donne pensano che gli uomini siano inferiori alle donne non esiste un patriarcato, ma è una teoria del complotto. In verità sia uomini che donne sono equamente oppressi dalla società, anche se a volte in modalità differenti a causa della loro differenza fisica, e uomini e donne che compongono la società sono equamente responsabili di tale oppressione.

Dal fatto che sia uomini che donne sono equamente oppressi da uomini e donne per il vantaggio di uomini e donne si può derivare che il nome della cultura che opprime uomini e donne in ruoli differenziati non può essere scelto in modo che stia a significare che è l’uomo la causa dell’oppressione di entrambi, ovvero “patriarcato” che indica una dominazione e una oppressione degli uomini sulle donne (che indirettamente può colpire anche gli uomini), ma dovrà essere un termine che include l’oppressione di entrambi i sessi e non di uno sull’altro e c’è chi la chiama “bioppressione” o “bisessismo” eliminando il riferimento al pater e al maschio.

La particella “bi” sta a indicare che vale per entrambi i sessi, per maschi e femmine, cioè su entrambi i sessi c’è una oppressione che differenzia nettamente i sessi (la loro esteriorità, i loro ruoli) a svantaggio di entrambi i sessi e a vantaggio di quegli uomini e quelle donne che invece apprezzano tale differenzazione forzata.
Eliminare il riferimento all’uomo come causa primaria permette di evitare discriminazioni sugli uomini a favore delle donne con la giustificazione che le donne dovrebbero beneficiare di più degli interventi (più finanziamenti, centri antiviolenza solo per donne, quote rosa, eliminazione delle tasse sul lavoro solo per le donne ecc).
Il termine “bisessismo” viene confuso da chi non lo conosce col concetto di bisessualità, ma non c’entra nulla con l’orientamento sessuale.

Il tradizionalismo bisessista (chiamato erroneamente “maschilismo”) opprime sia uomini che donne.
Il sistema tradizionalista, che vede le donne come soggetti infantilizzati (che, come i bambini, hanno bisogno di – libertà e + tutela) e tratta gli uomini come oggetti sacrificabili (che come gli adulti, hanno bisogno + libertà e – tutela) punta alla sottomissione di entrambi a dei modelli.

La sottomissione totale deriva da una mancanza sia di libertà che di tutela, pertanto sia uomini che donne sono stati sottomessi parzialmente e in maniera complementare dal sistema tradizionalista/bisessista: le donne che non corrispondevano al modello di femminilità egemonica, e gli uomini che non corrispondevano al modello di mascolinità voluto dalla cultura tradizionalista (e non maschilista), sono entrambi stati oppressi con pari gravità.

Secondo tale rappresentazione della realtà il femminismo, negando l’aspetto del bisessismo che opprime gli uomini a vantaggio anche delle donne (ginocentrismo) ma riconoscendo solo quello che opprime le donne (maschilismo), oppure affermando che gli uomini siano oppressi, ma che ci sia una netta differenza di intensità e gravità tra le due oppressioni e che siano oppressi ma da un cultura creata dagli uomini a vantaggio degli uomini e non dalle donne e perpretata dagli uomini e non dalle donne, al punto da chiamare TUTTO il sistema bisessista solo come questa metà, cioè maschilismo, ha de facto appoggiato il sistema tradizionalista-bisessista nel suo aspetto ginocentrico.

Il femminismo, chiamando il sistema bisessista (cioè che opprime sia maschi che femmine imponendo un modello differenziato per entrambi, non a vantaggio solo dei maschi ma anche delle femmine) con il nome di “Patriarcato” e riconducendo tutte le questioni maschili a questioni femminili, de facto blocca gli aiuti, di ogni tipo, agli uomini (perché per essere aiutati si deve essere considerati oppressi), o anche semplicemente le manifestazioni e le proteste a favore dei diritti degli uomini, e avvantaggia le donne con politiche di “discriminazione positiva”, affermando che anche quando sono gli uomini a essere colpiti, siano le donne “le vere vittime della situazione”, (cosa falsa) e che dunque si debba lottare per i diritti delle donne per ottenere anche diritti degli uomini (cosa insensata).

Rappresenta quindi un nuovo tradizionalismo 2.0 spurgato dal maschilismo, un ginocentrismo più puro rispetto al ginocentrismo “bilanciato” dal maschilismo del bisessismo originario.

Quindi non solo esiste un sistema che punta a opprimere gli uomini. Ne esistono 2. Uno originario (tradizionalismo bisessista) e uno successivo (femminismo) che appoggia la metà misandrica del primo negando la natura ginocentrica dell’oppressione sul sesso maschile e negandone la quantità.

I “motivi storici” per cui il femminismo si chiama così non sono nient’altro che l’idea per cui in passato le donne sarebbero state più oppresse degli uomini e dunque serviva una lotta a favore delle donne e non anche degli uomini.  Il femminismo è nato per liberare dall’oppressione le donne, come dice il nome, e non gli uomini. Infatti le stesse femministe possono dire che non c’era alcuna oppressione per gli uomini, quindi è logico che il femminismo sia nato per liberare le donne e non gli uomini, stessa cosa che dicono del presente (a parte quando dicono che anche gli uomini vadano liberati ma dagli uomini e si arrabbiano se qualcuno dice che invece vadano liberati anche dalle donne).

In realtà, la lettura della storia, passata e attuale, viene sistematicamente falsata da chi lotta per i diritti delle donne a causa di un bias cognitivo ( tendenza a creare la propria realtà soggettiva, non necessariamente corrispondente all’evidenza ) che seleziona attentamente solo le informazioni utili per confermare la spiegazione di come vanno le cose di partenza secondo la quale le donne sarebbero state e sono più oppresse dagli uomini.

Si fa cherry picking (selezionare le sole prove a sostegno della propria tesi, ignorando al contempo tutte le altre che la potrebbero confutare) partendo dal dare per scontato che tale spiegazione sia corrispondente alla realtà. Non ascoltando chi dice qualcosa in contrario, cancellandolo dagli amici sui social per non leggere più affermazioni contrarie, ergendo un muro, accusandolo di maschilismo o di essere incel, o di essere interessati a cancellare lo schifo che è stato fatto in passato, tentando volontariamente di ingannare il prossimo, perché si è uomini, e non perché si vedono delle incongruenze e delle mistificazioni. In questo modo si circondano solo di persone che gli dicono ciò che conferma le loro tesi, leggono solo blog e pagine femministe che confermano le loro tesi, e dunque si convincono sempre di più di ciò che credono vero.

La storia è andata diversamente da come viene narrata dai vari femminismi che prendono solo informazioni parziali per confermare le proprie tesi: anche quando le donne erano più discriminate di oggi, gli uomini lo erano ugualmente ma in maniera complementare; infatti i problemi degli uomini non sono nati oggi, esistono da sempre.

L’errore di chi pensa “è impossibile che le donne appoggino idee contrarie alla libertà delle donne, sarebbero masochiste e contraddittorie, dunque l’opressione dei ruoli di genere deve necessariamente essere unicamente opera degli uomini” sta nel credee che le donne e gli uomini siano un tutt’unico aventi tutti gli stessi valori e gli stessi desideri e che certe idee siano contrarie alla libertà di tutte le donne e non solo di alcune. Pensandola così si conclude necessariamente che se le donne non vogliono certe imposizioni allora non possono essere state le donne ad appoggiarle. Ma la premessa (le donne che appoggiano idee contrarie alla libertà delle) è errata, perché si parla di LE donne, senza specificazioni ulteriori, e dunque TUTTE.
Infatti, non esistono due soli gruppi (gli uomini e le donne) ma ne esistono almeno quattro:
1. esistono donne che amano aderire a un modello tradizionalista di donna (capelli lunghi, cura della casa e della prole, essere mantenuta, fregarsene totalmente del diritto di voto e non votare mai in tutta la vita ecc), e disprezzano chi se ne discosta, e dunque appoggiano una cultura e una politica a favore di una imposizione di ruoli su uomini e donne vedendoci un vantaggio;
2. ed esistono anche donne che invece non amano il modello tradizionalista, e disprezzano venga imposto, e lottano per una libertà di scelta senza conseguenze negative.
3. uomini che amano il modello tradizionalista ecc..
4. uomini che non amano il modello tradizionalista ecc…
E sono i primi due gruppi (uomini e donne tradizionalisti che non tollerano gli antisessessiti) che opprimo i secondi due gruppi (uomini e donne antisessisti) e non uomini vs donne. Ma è una spiegazione più semplice da capire quella con due soli gruppi, e quindi funziona con molte più persone.
La teoria dellla dominazione maschile sulle donne, infine, attribuisce la colpa delle discriminazioni di genere ai soli uomini, in quanto maggioranza dei governatori e dei regnanti durante tutta la storia umana.
Ma il sesso dei regnanti è poco rappresentativo del pensiero che li domina e che domina la società tutta: tale pensiero deriverebbe invece da un substrato culturale condiviso tra uomini e donne (una parte di essi), che ambedue sostengono e alimentano perché ne trovano vantaggi.
Mentre gli uomini (una parte) sostengono indubbiamente tale substrato culturale mediante l’autorità, le donne (una parte) contribuirebbero ad esso grazie al potere per procura o “by proxy” come viene chiamato dagli studiosi delle questioni di genere.
L’accezione antropologica di Patriarcato fa infatti riferimento all’autorità politica, ma c’è differenza tra autorità e potere. Riprendendo un famoso detto, se dietro ogni grande uomo c’è una grande donna, anche dietro un meschino patriarca c’è una meschina donna. Entrambi esercitano potere, ma solo in un caso (l’uomo) tale potere è un’autorità formale. Il potere femminile è dunque un potere “per procura”, “by proxy”, come quello delle incitatrici nelle faide di sangue, delle donne della campagna delle Piume Bianche nella Prima Guerra Mondiale, delle coniugi che inviavano il marito ad accusare di stregoneria una compaesana a loro particolarmente sgradita o, più genericamente, delle mogli dei governanti, delle reggenti, delle madri nell’influenza sui figli e sulle future generazioni.
Dunque, non esiste un Patriarcato nell’imposizione dei ruoli di genere, ma un contributo maschile dovuto all’autorità e un contributo femminile dovuto al potere per procura: basti pensare che se l’educazione dei figli era affidata alle madri, proprio una donna era la prima a contribuire al passaggio generazionale delle idee sui ruoli di genere. E tutt’ora è così.
I maschi sin da bambini vengono educati a gestire il proprio aspetto secondo modelli differenti dalle femmine. Nella gestione di ciò che si può modificare frequentemente del proprio corpo come capelli e unghie (capelli corti e unghie corte), come nell’abbigliamento (colori degli abiti non eccentrici, scarpe piane…) e imparano ad apprezzare ciò che è ritenuto coerente col proprio sesso e disprezzare ciò che è ritenuto inadatto al proprio sesso, e quindi a prendere in giro tutti gli altri bambini che avessero qualcosa di non conforme al modello.
E nei casi limite una madre che si vede tornare il figlio da scuola vestito di rosa perché ha sporcato tutti gli abiti potrà rimproverare le maestre dicendo loro “mio figlio è meglio rimanga sporco di pipì che si vesta di rosa che può confondergli le idee su come un maschio si deve vestire”.
Dunque attribuire la responsabilità del sistema dei ruoli di genere ad un solo sesso appare riduttivo.


PROBLEMI DI CONFRONTO TRA VISIONI OPPOSTE

Naturalmente affermare che le cose non stanno (nel passato e nel presente) come dicono i femminismi non è sufficiente per convincere una persona che ha abbracciato tale interpretazione del mondo a cambiare idea. E sarebbe ingiusto pretendere che qualcuno cambi idea solo perché si nega la sua rappresentazione delle cose senza fornire spiegazioni e dimostrazioni.

Ma per dimostrare che la storia non è andata come gli aderenti alle narrazioni femministe raccontano e che nel presente le cose non stanno come vengono interpretate e raccontate servono molte parole, e molti dati, e quindi del tempo per scriverle, per leggere e ascoltare e la volontà da parte di chi ascolta di mettere in discussione le proprie conoscenze e credenze.

Per negare l’esistenza di un patriarcato, che sia teorizzato come cosciente e pianificato o inconsapevole e casuale, si devono fare argomentazioni lunghe e generiche, perché l’altra persona porterà centinaia di obiezioni (diritto di voto, gap salariale, poche cariche di potere, prostituzione, quantità di donne uccise-femminicidi-stupri, molestie sul lavoro, infibulazione, pornografia pensata per il maschile, spose minorenni con maschi ecc).

Esattamente come un religioso porterà centinaia di obiezioni a un ateo per dimostrargli che dio esiste, i miracoli esistono, le preghiere funzionano e viceversa.

E non basta negare due letture dei fatti che magari può esternare l’interlocutore femminista a supporto della teoria del patriarcato.

Infatti, due argomentazioni esposte a favore della teoria del patriarcato potrebbero essere false, e quindi l’altro potrebbe pensare “ok, hai dimostrato che queste due cose che ho detto non sono del tutto corretto o sono false, ma rimangano tutte le altre”, perché tante altre interpretazioni-affermazioni a favore della teoria del patriarcato potrebbero essere vere, quindi negare quelle due non sarebbe sufficiente, e l’interlocutore porterebbe continuamente nuove obiezioni.

E non sarà ritenuto sufficiente portare buone argomentazioni logiche, ma verranno pretese delle fonti attendibili di studiosi, di statistiche e altro.

Ma negare centinaia di obiezioni, cercare e riportare fonti attendibili, leggere le fonti che riporta l’altro e verificarlo, richiede tempo, e inoltre una persona può non sapere tutto, a meno che non sia uno storico di professione.

Se si iniziasse a confrontarsi con l’obiettivo di sospendere solo quando tutto è stato detto, probabilmente non basterebbero 50 ore. Perciò, uno può anche rispondere a una o due obiezioni che si sente fare ma non può continuare a rispondere per altre 23 ore  a continue nuove obiezioni.

Ad esempio: Il numero dei maschicidi è parecchio sottoriportato, e il numero dei femminici è sovrariportato.

Il gender pay gap è un mito che nasce da un errore di fondo, ovvero l’aver confrontato lo stipendio medio complessivo maschile con il corrispettivo femminile. Ma l’unica cosa che il divario tra gli stipendi medi può dimostrare è che uomini e donne non fanno né gli stessi lavori né li fanno alle stesse condizioni, ma NON può essere usato per affermare che le donne siano discriminate o pagate di meno, perché il gap NON è su base individuale. In altre parole, se una donna fa lo stesso lavoro di un uomo, ha le stesse esatte mansioni, lavora le stesse ore, ha la stessa anzianità e non prende congedi più lunghi, la sua paga sarà esattamente uguale a quella del collega di sesso maschile.

E così anche per tutte le altre “prove dell’esistenza del patriarcato” che si riportano, sono informazioni parziali, fraintendimenti, e quant’altro.

Negare l’esistenza di un patriarcato, consapevole o inconsapevole, ha lo stesso effetto del negare la resurrezione di Cristo nei confronti di un cristiano. Prima di ammettere che non è risorto nessuno deve fare un lavoro dentro di sé fortissimo, perché cade tutto, dunque le resistenze psicologiche saranno elevatissime.

Purtroppo è molto difficile far capire che la conoscenza che i comuni cittadini hanno della storia può non essere affidabile. è pieno di falsi storici in cui le persone credono.

Un esempio di falso storico diffusamente creduto:
Alcune tradizioni fanno riferimento, come nascita della festa dell’o8marzo, a un episodio drammatico accaduto negli Stati Uniti, nel 1857, quando alcune operaie chiuse in fabbrica dal padrone perché non partecipassero a uno sciopero, persero la vita a causa di un incendio. In Italia e altri Paesi si è fatto spesso riferimento a un presunto episodio analogo avvenuto a New York l’8 marzo del 1911, quando nel rogo di una fabbrica di camicie persero la vita 134 donne. Sembra però che la fabbrica fosse inestente e che un drammatico rogo avvenne effettivamente, ma in febbraio. In realtà, a seconda dei Paesi dove si è affermata questa tradizione cambiano la date, il luogo e il numero delle vittime.

Oppure in diversi casi si attribuiscono meriti a donne di risultati scientifici che non aveva, da Ipazia alle donne dell’epoca moderna.

Quando ci si vuole informare su questioni scientifiche non bisogna prendere per notizia accertata quella che è diffusa da un social, un blog o un giornale non specialistico.
Mentre quando si parla di storia le persone si sentono tranquille a linkare un blog qualunque, non di uno storico, non che contiene bibliografie e fonti affidabili (ma solo alti blog femministi, o giornali generalisti) per certificare che quanto si dice del passato è realmente quanto sia accaduto. Sembra quindi esserci molta più superficialità riguardo alla storia che riguardo alla scienza. Quando si parla di matematica o di scienza sperimentale molti (anche se non tutti, e sempre troppo pochi) comprendono che gli esperti sono più affidabili dei comuni cittadini che si scambiano informazioni lette qua e là sui social. Mentre sulla storia ci si sente più sicuri, si dice “non c’è bisogno di studiare la storia, basta leggerlo da qualche parte e lo sai con certezza” quando in realtà si dovrebbe fare maggiore attenzione. Perché la scienza ha la comunità scientifica che verifica le affermazioni, mentre le verità storiche si basano su testimonianze di varia mano, relative a fatti unici e non riproducibili, e dunque non possono mai avere il grado di affidabilità delle verità scientifiche, per non parlare di quelle matematiche. Ed è anche molto facilmente manipolabile.

Di fronte a due spiegazioni differenti della storia (patriarcato e bisessismo) in cui si trovano fonti in entrambi i casi, si può non sapere a chi credere, perché non si sa come verificare tali affermazioni ed esserne sicuri. Quindi si può rimanere in sospeso, oppure tendere alla spiegazione che sembra più logica e sembra confermare le proprie esperienze di vita.

Dunque, alla luce delle tante problematiche ci sono nell’ascoltare informazioni opposte alle proprie, su temi che hanno molta rilevanza e quindi producono molta emotività, raramente può avvenire uno scambio utile tra persone dalla visione opposta su quest’argomento. E per tutte le affermazioni contrarie a quelle favorevoli alla spiegazione del patriarcato ci può essere un rifiuto viscerale, aggressivo e scorretto (ad esempio ci potrebbe essere qualche donna che dirà “gli uomini devono stare zitti”).

Se ci si pone con un’atteggiamento tale per cui tutto ciò che si afferma non va dimostrato, ma è già autoevidente, tanto quanto la forza di gravità, e al contempo si pensa che chi nega sia colpevole di un grave danno, e vada almeno punito verbalmente (ad esempio deridendolo o facendo insinuazioni sul suo essere maschio privilegiato) non ci può essere nessun dialogo con chi non crede nella teoria del patriarcato concordando però con la base teorica secondo la quale c’è stato e c’è un bisessismo storico e ginocentrismo istituzionale attuale e appoggiando quindi anche le battaglie maschili, e appoggiando l’azione per i diritti femminili quando essa avviene al di fuori della spiegazione che ricorre al concetto di Patriarcato.

ci sono gruppi differenti di persone che ritengono vere spiegazioni differenti sugli eventi (da un lato chi crede nel patriarcato e dall’altro chi crede nel bisessismo) che hanno gli stessi valori (pensano che le donne hanno dei diritti così come gli uomini) e gli stessi scopi (pensano bisogna lottare per i diritti delle donne così come per quelli degli uomini). Dunque chi non crede nella teoria del patriarcato e non l’appoggia non lo fa per non supportare le donne, le vuole supportare, ma senza appoggiare tale teoria. Poi, naturalmente il far cadere tale teoria ha delle conseguenze, ad esempio cadono giustificazione per l’impiego di finanziamenti pubblici destinanti solo alle donne in quanto ritenute donne discriminate dagli uomini, e secondo le donne queste conseguenze possono essere dannose. Ma chi non crede in tale teoria non ci crede perché le argomentazioni che riceve non gli paiono sufficientemente persuasive e non per fare un torto alle donne.

ORGOGLIO MASCHILE
Molti pensano che gli uomini che si offendono nel sentire discorsi pieni zeppi di generalizzazioni misandriche sul proprio conto lo facciano per un presunto orgoglio collettivo maschile, il quale viene prontamente inquadrato come espressione e retaggio del sistema patriarcale attraverso cui gli uomini avrebbero sottomesso le donne nel passato. È troppo facile, dato questo frame di partenza, vedere ogni minima rimostranza basata sul considerarsi parte della categoria “uomini” come una semplice resistenza da parte del gruppo oppressore ai cambiamenti richiesti dal gruppo oppresso, e pensare che quindi si sia legittimati a punzecchiare ancor di più, convinti di star facendo qualcosa di bello e positivo per la società.

Ora, abbiamo già parlato spessissimo del fatto che gli uomini in realtà non siano mai stati il gruppo oppressore, bensì anche loro oppressi dal sistema di genere proprio come ne erano oppresse le donne. Parliamo invece di questo orgoglio collettivo maschile: esiste davvero? Io penso di no. Così come un oggetto spicca maggiormente se lo collochi al centro di una stanza completamente vuota, quelle poche volte che c’è una rimostranza contro la misandria la si nota di più, proprio perché tale rimostranza non si è abituati né a vederla né a considerarla legittima in alcuna circostanza.

Che la stragrande maggioranza degli uomini purtroppo non si offenda quando si parla male del loro genere, o comunque non al punto da dire qualcosa, è sotto gli occhi di tutti. Tanto che svariati esponenti politici hanno ritenuto conveniente fare discorsi relativi a presunte colpe collettive maschili, raccogliendo più plausi che critiche. Quelli che si risentono sono pochissimi: essendo ancora molto indietro con la liberazione degli uomini dai propri ruoli di genere, non esiste una consapevolezza diffusa delle modalità con cui gli uomini sono vittime del sessismo. E il fatto che si pensi che il problema siano proprio quei pochi che invece ne sono consapevoli la dice lunga sui meccanismi di autopreservazione del sistema tradizionalista.


COM’è ANDATA VERAMENTE LA STORIA

– Quando le donne lottavano per il voto, gli uomini morivano in guerra perché il voto era connesso alla leva (e ancora oggi che la leva vera e propria è stata sospesa, gli uomini sono gli unici che continuano ad essere inseriti nelle liste di leva).
Il voto era connesso alla leva proprio perché sarebbe stato molto scorretto dare il voto a qualcuno, e quindi la possibilità di decidere di mandare milioni di persone in guerra, se chi decideva non aveva l’obbligo a partire anch’egli, come nel caso delle donne. Dunque, al diritto di voto maschile, corrispondeva uno svantaggio (il rischio di morire o rimanere ferito in guerra). E alla mancanza di diritto di voto femminile, corrispondeva un vantaggio (la sicurezza di non morire in guerra). E se si crede che il mancato diritto di voto delle donne fosse misogino ma che la leva solo maschile non fosse misandrica, si è parte del problema del sessismo nei confronti dei maschi.

– Quando le donne non potevano lavorare fuori casa (o potevano lavorare fuori casa con una paga minore), gli uomini non potevano lavorare in casa (salvo lavori ad alto rischio come riparazioni, manutenzioni et similia che tra l’altro aumentano la mortalità maschile), né fare i casalinghi ed essere mantenuti dalle mogli. E se si crede che impedire alle donne di lavorare (o permetterglielo pagandole meno) fosse misogino ma che impedire agli uomini di fare i casalinghi non fosse e non continui a essere misandrico, si è parte del problema del sessimo nei confronti dei maschi.

Ancora oggi gli uomini che fanno solo lavori domestici senza lavorare anche fuori casa in modo retribuito vengono derisi e disprezzati, al contrario di qanto accade alle donne e non educati da madri e e nonne ai lavori di casa (ma semmai vengono educati dai padri a usare cacciavite, chiave a brugola, martello, tenaglia, trapano, sega, metro, pinze…) mentre le donne hanno acquisito il diritto di lavorare che prima non avevano in assoluto (o lo avevano con una paga minore) e oggi le donne lavoratrici sono la norma, il loro ruolo relegato ai lavori domestici è cambiato mentre il ruolo degli uomini permane lo stesso.

– Quando le donne non avevano il diritto alla compravendita senza l’autorizzazione del marito, il marito era obbligato a mantenerle (e era proprio per assicurarsi di poter adempiere a quest’obbligo che lui doveva avere il controllo su ciò che lei spendeva, perché se lei avesse speso tutto, lui come avrebbe fatto a mantenerla?), e ancora oggi la pressione sociale al mantenimento delle donne da parte degli uomini (che prima era obbligo legale) porta gli uomini ad essere la quasi totalità dei suicidi per cause economiche.
In passato chi era un uomo e faticava a mettere il piatto a tavola, la sua realizzazione personale coincideva col riuscire a farlo e mantenere la tua famiglia. Mentre chi era donna in un’epoca in cui la mortalità infantile era altissima, la sua realizzazione personale era il crescere figli sani. In passato la realizzazione personale era diversificata per sesso e consisteva nello svolgere bene il proprio ruolo determinato in base al sesso. Ma la società di oggi è diversa da quella di ieri, e nella sua diversità non ha più bisogno dei ruoli diversificati in base al sesso: conservarli sarebbe solo una zavorra. Sarebbero svantaggi senza più vantaggi.

– Allo stesso modo, quando le donne non potevano studiare, quegli uomini che potevano farlo dovevano usare la loro istruzione per mantenerle. Questo proprio perché a differenza degli uomini, le donne non erano tenute a mantenere chicchessia, bensì ad essere mantenute dal marito, per cui il loro grado di istruzione era ininfluente nel loro diritto a essere mantenute, mentre invece era necessario agli uomini affinché potessero assicurare un maggiore benessere alle proprie donne.
Infatti se una ragazza avesse preso uno dei pochi posti disponibili a scuola, a un ragazzo sarebbe stata negata l’istruzione, il che lo avrebbe costretto ad un lavoro meno remunerativo che avrebbe abbassato non solo la qualità della sua vita, ma anche e soprattutto la qualità di vita delle persone che avevano il diritto ad essere mantenute da lui, ovvero sua moglie e i suoi eventuali figli.
Inoltre l’obbligo a mantenere spingeva (e ancora spinge, attraverso la pressione sociale) gli uomini a intraprendere lavori ad alto rischio, pericolosi o massacranti e più remunerati, che ancora oggi sono purtroppo a maggioranza maschile, e che portano gli uomini ad essere ancora oggi la quasi totalità delle morti sul lavoro (travolti dal trattore,  da un albero, cadendo da un’impalcatura o da una scala, schiacciati da un macchinario che stavano riparando, schiacciati da un pezzo di materiale caduto da una gru…).

Inoltre, il femminismo si è preso il merito di una cosa che non ha inventato lui: l’istruzione femminile. Da quasi un millennio ci sono donne che studiano all’università in Occidente.Nel 1900 negli USA si contavano un 6% di uomini e un 5% donne con un titolo universitario. La prima università del mondo occidentale, l’Università di Bologna, è stata infatti sin dalla fondazione (avvenuta nel 1088, quasi mille anni fa!) aperta sia a uomini che a donne.

Inoltre, anche i gruppi jihadisti che contrastano l’istruzione femminile in realtà si sovrappongono benissimo con i gruppi che contrastano l’istruzione secolare in generale. Quindi più che un contrasto alle donne nell’istruzione, sembrerebbe esservi un contrasto all’istruzione non-islamica.

– Proprio per l’obbligo al mantenere, anche quando le donne non potevano ereditare a differenza dei loro fratelli, esse avevano comunque diritto all’eredità che il marito aveva ricevuto dai suoi parenti: se anche le mogli avessero potuto ereditare, infatti, avrebbero avuto sia l’eredità propria che quella del marito, poiché egli aveva l’obbligo a condividerla con la moglie per provvedere al suo mantenimento.

– Quando c’erano leggi poco severe contro la violenza sulle donne, quella sugli uomini non aveva proprio leggi e anzi veniva pubblicamente derisa.

– Quando la legge a tutela delle donne stuprate era molto permissiva, gli uomini vittime di stupro da parte di donne non erano proprio considerati vittime.

– Quando le testimonianze femminili di eventi terzi valevano meno di quelle maschili in tribunale e/o le donne non potevano diventare giudici o parte della giuria, gli uomini venivano condannati e puniti più duramente a parità di crimine commesso, e in alcuni Paesi addirittura erano i mariti ad andare in carcere per i reati delle mogli (vedasi la dottrina legale della Coverture). Ancora oggi, a parità di reato e di circostanze, gli uomini ricevono pene il 63% più lunghe ed hanno il doppio di possibilità di essere incarcerati se condannati.

– Quando le donne avevano minor libertà di movimento, come succede ad esempio ancora oggi in alcuni Paesi Islamici, dove la moglie può uscire solo se accompagnata o con il permesso del marito, l’uomo aveva l’obbligo a proteggerla in caso di aggressione.
Infatti vi era una condanna sociale maggiore se in caso di aggressione fuggiva lui e la moglie si faceva male o moriva rispetto a quando invece era lei a fuggire e lui a farsi male o morire.
Ovviamente se si assegna agli uomini l’obbligo a proteggere le donne, non possono farle uscire senza di loro o senza il loro permesso (ovvero senza che abbiano valutato che il luogo dove le mogli andranno è privo di pericoli), perché se non so dove vai, come posso assolvere all’obbligo di proteggerti?
L’unico modo per dare alle donne libertà di movimento è liberare prima gli uomini dall’obbligo di proteggerle e di sacrificarsi per loro in caso di aggressione o attacco di altro tipo.- Quando l’adulterio era punito più pesantemente per le donne, gli uomini erano obbligati a mantenere un figlio non loro se il tradimento della moglie non veniva scoperto (a volte addirittura anche se veniva scoperto). Al contrario, quando tradivano gli uomini, i figli o erano mantenuti dai mariti ignari delle amanti o erano mantenuti dagli stessi mariti traditori, quindi non pesavano sui soldi della moglie.
Il tradimento della moglie dunque pesava economicamente sul marito ma era trattato con maggiore severità, mentre il tradimento del marito non pesava economicamente sulla moglie ma era trattato con minore severità.
In più, questa differenza di trattamento è spiegabile dal fatto che, in un’epoca in cui i test del DNA non esistevano, il tradimento della moglie era più difficile da scoprire perché “mater semper certa est, pater numquam” (“la madre è sempre certa, il padre mai”).
L’uomo, inoltre, doveva calcolare quanti figli avere perché, se fossero stati in numero maggiore rispetto alle sue risorse economiche, non avrebbe potuto mantenere né loro né sua moglie.
L’uomo che tradiva, dunque, si prendeva la responsabilità di assicurare che le risorse rimaste sarebbero bastate a mantenere anche gli altri figli e la moglie (visto che le mogli potevano andare dai giudici per ottenere provvedimenti contro i mariti inadempienti da questo punto di vista), mentre la moglie che tradiva, non gestendo lei i soldi (ma non avendo al contempo nemmeno l’obbligo al mantenimento), aumentando le bocche da sfamare, avrebbe rischiato di aggiungere spese eccessive rispetto alle risorse economiche del marito, e perciò di abbassare la qualità di vita dell’intero nucleo familiare (lei stessa inclusa) che dipendeva economicamente da lui.

– Quando le donne non avevano diritto all’aborto, gli uomini non avevano alcun diritto alla rinuncia di paternità, e ancora oggi, mentre le donne hanno ottenuto sia il diritto all’aborto che alla rinuncia di maternità lasciando il figlio anonimamente in ospedale al momento del parto (“parto in anonimato”) o abbandonandolo successivamente in una “culla per la vita” (una moderna versione della “ruota degli esposti”), la legge ancora non riconosce agli uomini il diritto riproduttivo a rinunciare alla paternità legale di un figlio non voluto. Quindi il consenso al sesso da parte di una donna non è consenso alla riproduzione, mentre invece il consenso al sesso da parte di un uomo ancora comporta legalmente un consenso alla riproduzione.

– Quando le donne non avevano congedi di maternità, gli uomini non avevano congedi di paternità e ancora adesso questi ultimi sono minuscoli rispetto ai primi.

– Le donne morivano maggiormente per parto e la scienza ha fatto diminuire drasticamente tali decessi grazie a uno sforzo mirato, mentre gli uomini morivano in età più giovane e questo divario al posto di diminuire si è allargato nel corso degli anni.- Durante le emergenze la vita delle donne, proprio in virtù della loro capacità di partorire, era considerata più importante e da salvare prima.

– Quando le lesbiche erano invisibilizzate dalla società, l’omosessualità maschile era punita molto più di quella femminile, e ancora oggi molti Stati che condannano l’omosessualità lo fanno solo con quella maschile o questa riceve le pene peggiori, come la morte.

– Quando le donne hanno iniziato a lavorare, gli uomini hanno comunque dovuto fare più anni di lavoro prima di arrivare alla pensione e solo adesso si sta ponendo rimedio.

– Quando il linguaggio era più orientato al maschile non facendo sentire rappresentate le donne, gli uomini venivano automaticamente invisibilizzati proprio da tale linguaggio: se morivano 5 uomini e 2 donne si diceva che vi erano stati “7 morti, tra cui 2 donne“; se un problema attaccava principalmente gli uomini era un problema “della gente”, se attaccava principalmente donne era un “problema delle donne” o peggio “un problema di genere”.
Questo problema persiste anche laddove si sia risolto quello del linguaggio orientato al maschile, ad esempio si sente spesso dire “sono morte 7 persone, di cui 2 donne”: in questo caso il linguaggio è neutro (“persone”) e non più maschile (“morti”) ma il numero di donne continua ad essere specificato.

– Quando le donne non potevano aspirare a entrare al governo di un Paese o a governare come monarca (negli stati pre-democratici… tra l’altro, ciao regina Vittoria!), gli strati più bassi della società come i senzatetto erano a maggioranza maschile e tuttora lo sono. Perché si ritiene che non sia importante proteggere gli uomini, se la possono cavare da soli. Invece donna trova sempre qualche cavaliere o la solidarietà femminile e viene ospitata in casa.
Inoltre le donne esercitavano forme di potere indiretto come ad esempio nell’educazione (una forma innegabile di potere, al punto che veniva utilizzata per indottrinare le future generazioni anche nei periodi di colonizzazione, vedasi l’impegno dei missionari gesuiti a costruire scuole cattoliche per imporre la loro religione alla popolazione), che spettava alle madri (pensiamo al potere che aveva la madre di un regnante, ad esempio, nel controllare le sue strategie). Altri esempi di potere informale femminile, oltre a quello delle madri nell’influenza sui figli e sulle future generazioni, sono quelli delle reggenti, delle mogli dei governanti, delle incitatrici nelle faide di sangue, delle donne della campagna delle Piume Bianche nella Prima Guerra Mondiale, delle coniugi che inviavano il marito ad accusare di stregoneria una compaesana a loro particolarmente sgradita, e molti altri ancora.

Il fatto che a lungo non abbiano perseguito carriere da manager o da leader politiche, poteva anche essere il sintomo di un giudizio negativo nei confronti di quei modelli di vita alienante, che tendono a richiedere una dedizione totale a cause che spesso non lo meritano. E infatti, spesso le leader politiche (dalla Thatcher alla Merkel) non hanno brillato per umanità.

– Quando le donne venivano considerate emotive, agli uomini veniva (e ancora viene) negata la possibilità di esprimere emozioni e li si induceva a reprimerle, portando ad un minor tasso di denunce quando erano vittime di abusi, ad un maggior under-reporting, a una minore attenzione alla propria salute sia fisica che mentale, all’impossibilità di esprimere normali sentimenti di tristezza, paura o insicurezza e quindi ad un’assenza di aiuti, attenzioni, servizi e tutele per gli uomini offerti dalla società. Tutto questo a sua volta si è manifestato nelle percentuali di suicidi, che già in passato erano e ancora oggi restano a maggioranza maschile, e si è tradotto anche in un ampio divario nell’aspettativa di vita tra uomini e donne a danno dei primi.

– A questi problemi si sono aggiunti quelli del collocamento dei figli dopo il divorzio e quello della dispersione scolastica maggiormente maschile. Problemi moderni, questi ultimi, ma tutti gli altri molto più antichi.

DARE RISALTO ALLE PARTI DEL CORPO DIFFERENTI TRA IL SESSO FEMMINILE E MASCHILE COME SINONIMO DI DISCRIMINAZIONE

Se una donna che ha un seno, e un uomo che ha un pene decidono di indossare dei vestiti in cui solo il seno o solo il pene sono visibili, danno un peso visivo a quelle parti del corpo che l’osservatore/trice noterà. Ma questo dare un peso visivo alle parti del corpo differenti non è una discriminazione verso i sessi. Secondo questa teoria non si dovrebbero accentuare le differenze tra uomo e donna, con vestiti, pose, e materiali vari. Anche Hokusai, ingrandiva i genitali.
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L’IDEA CHE LE IDEE SESSISTE ESISTANO CON L’UNICO SCOPO DI DISCRIMINARE LE DONNE

Affermare che le idee sulle differenze emotive, comportamentali, neurologiche Non è assolutamente vero che è un presupposto che esiste ai soli fini della discriminazione delle donne. se dici così, affermi che tutti gli scienziati che hanno elaborato teorie neurosessiste le hanno elaborate semplicemente perché avevano intenzione di aiutare gli uomini a dominare le donne. Una teoria complottista. Molto più probabile che invece credessero nelle loro teorie. Quelle teorie non sono a unico svantaggio delle donne ma anche degli uomini, e che non hanno solo svantaggi ma anche vantaggi. Ed è per questo che il sessismo esiste. Perché donne e uomini ne traggono vantaggi, e traendone vantaggi lo fanno esistere.

L’IDEA CHE IL SESSISMO MASCHILE NON ESISTA
L’esistenza di idee che dividono nettamente le aspettative riguardo alle appartenenti al sesso femminile dagli appartenenti al sesso maschile è reale, e testimoniata anche da libri come “gli uomini vengono da marte e le donne vengono da venere”.
Se purtroppo il termine antisessismo, così come sessismo, sono monopolizzati dal femminismo, è meglio non usarli per indicare l’idea netta che gli uomini (etero) debbano essere o siano in un certo modo e le conseguenze che ne derivano, in modo da non fare confusione con chi lotta per i diritti delle donne.

A contrastare l’idea che antisessismo e femminismo siano sinonimi, c’è il fatto che se anche, per qualche motivo sconosciuto, antisessismo e femminismo fossero sinonimi, non si capirebbe come mai nelle pagine femministe si parla quotidianamente di donne e non anche di uomini, dato che anche gli uomini vengono limitati nelle loro possibilità di comportamento in diversi ambiti: lavorativo, estetico, affettivo.
E non si capirebbe perché certe admin di pagine femminsite, quando si introduce un fatto relativo agli uomini dicano spesso “qui si parla di donne e non di uomini”.
Se fossero sinonimi, con le dovute proporzioni relative alla situazione storica in cui si vive, si dovrebbe parlare di entrambi i sessi. Se anche, nella storia, non fosse mai accaduta una sola discriminazione sugli uomini, il concetto resterebbe comunque indipendente dai fatti storici. Tanté che, questa è la tesi di molti/e femministi riguardo al termine “maschilismo”. Essi/e affermano che non può esistere una connotazione positiva di tal termine, anche cambiandolo di forma (ad esempio mascolinismo), perché non si è mai verificata una oppressione del genere maschile.
In base a quest’idea la frase “Comportarsi da uomo” è sessista perché dicendo così si vuole far sembrare le donne come delle deboli. Questo non significa che le/i femministe/i siano a favore del sessismo sugli uomini, ma significa che in teoria non lo combattono. E nel caso si faccia notare questa cosa possono rispondere che in una pagina femminista si parla di donne e non di uomini, come se parlare di uomini fosse andare fuori tema.

Nel significato femminista del termine “sessismo” un atteggiamento sessista si può manifestare in alcune convinzioni, ad esempio:

1. la presunta superiorità o il presunto maggior valore di un genere rispetto all’altro.
2. la presunta superiorità o il presunto maggior valore di un sesso rispetto all’altro.
3. l’odio per le donne (misoginia).
4. l’odio per gli uomini (misandria).
5. l’attitudine ad inquadrare uomini e donne in base agli stereotipi di genere e ai relativi pregiudizi.
6. assegnare arbitrariamente qualità (positive o negative) in base al sesso.

Le idee sessiste si manifestano in una sorta di essenzialismo secondo cui gli individui possono essere compresi e giudicati semplicisticamente in base ad alcune caratteristiche fisiche o del gruppo di appartenenza, in questo caso il gruppo maschi o femmine. Anche le persone che in vari luoghi e periodi storici non rientravano “fenotipicamente” in un genere definito (intersessuali, ermafroditi o pseudoermafroditi) o che si rifiutavano di aderire al ruolo loro assegnato in base al sesso (transessuali sia uomini che donne, crossdresser e in alcuni casi gay e lesbiche) sono state e sono ancora oggi oggetto di discriminazioni che si possono leggere come discriminazioni sessiste, in quanto derivanti dalla necessità implicita, nella semplificazione sessista, di dividere nelle due categorie suddette: maschi e femmine.

In tutte le società conosciute, maschile e femminile sono definiti prima di tutto come generi sociali ben distinti. Il genere biologico (maschio o femmina) a volte da solo non basta per definire l’appartenenza ad un genere.

SOLUZIONE AL FRAINTENDIMENTO DEI SIGNIFICATI
Poiché il termine “sessismo” è largamente usato dai femminismi, le probabilità che le persone interpretino il significato di tale termine nel senso di “diversificazione iniqua e ingiusta in ambito sociale da parte del sesso maschile a svantaggio quello femminile” sono molto alte, al contrario delle probabilità che questo termine venga interpretato come  “idea che i sessi abbiano caratteristiche fisiche e psicologiche nettamente diverse che portano a ruoli diversi in ambito sociale”. Perciò, per risolvere questo problema ed evitare fraintendimenti si può provare a utilizzare solo la definizione estesa quando si parla dell’idea della divisione netta dei sessi, e lasciare che il termine “sessismo” sia interpretato in modo femminista da chi vuole utilizzarlo.
Una volta che si definisce il problema in modo esteso, e si verifica nella realtà ciò che esso indica, chi prima parlava di “sessismo” intendendo “idea che i sessi abbiano caratteristiche fisiche e psicologiche nettamente diverse che portano a ruoli diversi in ambito sociale” non potrà più essere frainteso, perché non c’è possibilità di pensare che l’idea di una divisione netta dei sessi riguardi soltanto il genere femminile. Si può inoltre usare un’etichetta diversa come “divisionismo sessuale” invece che “sessismo”.

RUOLO DI GENERE E STEREOTIPO DI GENERE
Oltre alle differenze che la natura pone a uomo e donna (genitali, mestruazioni, parto ecc), esistono anche delle differenziazioni tra uomo e donna (nel comportamento, nel gestire il proprio aspetto, nel modo di parlare, nel cosa apprezzare) non stabilite dalla natura ma incentivate e imposte dall’essere umano stesso, che molti si aspettano vengano concretizzate da uomo e donna. E sono il risultato di un modello culturale di comportamenti sociali indotti e diversificati tra maschi e femmine che è risultato utile nella storia per dividere i compiti e sopravvivere emeglio, e che diventa norma, inutile e non necessaria, che vieta diritti o induce a comportamenti di appartenenza sessuale, fa soffrire le persone e nega opportunità.

Questa differenza essendo il risultato di una idea e non di un processo spontaneo, capita di incontrare donne che sembrano più coincidenti alla categoria di aspettative destinante agli uomini (mascoline) rispetto a tanti uomini e uomini che sembrano più coincidenti con le aspettative destinate alle donne (femminei) risetto a tante donne.

In altri termini, se l’identità sessuata di una persona è formata da sesso gonadico, identità di genere e ruolo di genere, è solo quest’ultimo a mutare nei diversi contesti culturali e storici. Se però il ruolo o, lo stereotipo di genere variano a seconda del contesto culturale, essi, nella maggior parte delle culture umane, sono indissolubilmente legati al sesso gonadico. Il ruolo di genere è, infatti, una sorta di binario comportamentale entro il quale stare per essere considerati uomini e donne normali senza subire stigma. Similmente lo stereotipo è il ruolo, quando diventa “norma”, “obbligo”, “divieto” persino in forma scritta (leggi).

L’idea che si ha di “donna” e di “uomo” è solo una delle tante immagini che si utilizzano per pensare il mondo, e si tratta di generalizzazioni. In quanto generalizzazioni, si possono sostenere percentuali, riguardo a comportamenti di uomini e donne, ma non peculiarità. Una lista delle differenze di aspettative riguardo a uomini e donne è utile per memorizzare come funzionano le cose.

Dalla nascita in poi, l’ambiente sociale propone comportamenti, situazioni, atteggiamenti, scelte estetiche ritenuti idonei al proprio sesso, e guida maschi e femmine ad assumere determinati ruoli, li ammonisce quando non lo fanno, e da adulti li svantaggia anche lavorativamente. Che maschi e femmine si comportino in modi differenziati in base al loro sesso è a vantaggio di quei maschi e di quelle femmine che amano tale differenziazione.

Tanté che un maschio può preferire l’educazione che riceve una femmina e pertanto può preferire rapportarsi prevalentemente con femmine perché prevedibilmente si comporteranno in un determinato. Così come può volersi rapportare soltanto coi maschi che sono stati educati in modi difformi dall’educazione tipica riservata ai maschi, perché in realtà anche gli uomini potrebbero essere educati allo stesso modo.

Il primo luogo in cui i ruoli sessuali prendono forma e vengono trasmessi è senz’altro la famiglia. Già grazie all’ecografia si può scoprire il sesso di un bambino ancora prima che nasca, e già durante la gravidanza i genitori preparano la cameretta, i giochi e il corredino, scegliendo gli oggetti e l’arredamento considerati più adatti ai maschi o alle femmine.

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Nonostante la società sia sessista i genitori hanno molto potere, e se non seguono la società possono condizionare molto i figli. Per quanto riguarda il potere dei genitori di crescere figli in contrasto coi dettami della società c’è il film Captain Fantatic, in cui si mostrano un padre e una madre fuori dagli schemi che hanno vissuto in isolamento con la sua famiglia per oltre un decennio, lontano dalla moderna e consumistica società.

Con i parenti e gli amici, all’asilo e a scuola, guardando i cartoni animati in tv bambini e bambine vengono via via invitati a comportarsi nel modo che si considera tipico di un sesso o dell’altro. E man mano che si cresce, le norme sociali che definiscono i ruoli sessuali si fanno più precise.

La conseguenza di una educazione differenziata per sessi è una netta differenziazione tra maschi e femmine in ciò che fanno, in ciò che gli altri si aspettano da loro, in ciò che suiscono di negativo. Elencare tutte le differenze acquisite per cultura è impossibile:

In una famiglia con due figli, un maschio e un femmina, molto probabilmente sarà la bambina e dover servire a tavola, mentre il fratello no, e invece sarà un bambino e non poter piangere, avere paura, chiedere aiuto, mentre sua sorella può.
Un interlocutore che ti infantilizza in quanto donna e  un genitore, una partner, un datore di lavoro, uno Stato, una società che ti considera sacrificabile in quanto uomo.
La donna avrà il nodo alla gola quando è sola di notte e incontra un uomo con aria predatoria, e l’uomo correrà il rischio drasticamente più alto di essere vittima di un crimine violento rispetto a una donna, anche di notte o nella movida, che però non percepisce neanche perché i problemi maschili non sono mai problemi di genere, sono sempre problemi “della gente”, “della società”.

CONSEGUENZE NEGATIVE SUGLI UOMINI DELLA DIFFERENZIAZIONE DEI RUOLI
è vero che alla donna è associata la debolezza e all’uomo la forza, ma da questo non si può derivare che la forza comporti automaticamente vantaggi sociali, e che quindi sia un’aspettativa migliore della debolezza.

Dall’idea che gli uomini in quanto uomini possono sopportare dolore fisico e psicologico, derivano moltissime conseguenze negative per gli uomini, che in moltissime occasioni hanno quindi posizioni di svantaggio a confronto le donne, che invece non devono sottostare a quelle conseguenze negative riservate agli uomini.

Da certe premesse sul cervello e il corpo maschili deriva l’idea che hanno il dovere di imparare a sopportare il dolore fisico, psicologico ed emotivo, di non piangere, non offendersi, e che se invece chiedono una comunicazione verbale non violenta debbano essere derisi, gli si possa dire che sono delle fichette, che hanno la virilità sotto le scarpe. che debbano essere emotivamente forti, e la loro salute o la loro vita è sacrificabile soprattutto in funzione di donne e bambini. Si pensa che abbiano a priori più forza muscolare delle donne, e che debbano allenarla, e che abbiano meno bisogno di protezione, sia fisica che psicologica. quindi se un maschio si offende non è un vero maschio, se invece una femmina si offende allora è nei suoi diritti di femmina.

lotta

Per quanto riguarda il condizionamento che la società impone ai bambini c’è un’interessante puntata dei Simpson (Le ragazze vogliono solo sommare), in cui Lisa si finge maschio mettendosi una parrucca coi capelli corti e vestiti da maschio, ed entrata a scuola per osservare scopre come vengono educati i maschi, come giocano, come reagiscono: e quasi sempre c’è la violenza, l’imitazione della lotta dei cartoni, il giocare a prendersi a pugni, a sfottersi con insulti, il non interessarsi minimamente di come si sente l’altro ecc

C’è una lunga lista di idee che la società (genitori, maestre, insegnanti, tv) inculca ai bambini di sesso maschile, modellandone le interazioni sociali (sul loro ruolo nei confronti delle donne), indirizzando le loro scelte di vita (sul loro aspetto estetico, il tipo di lavoro) condinzionandone le opportunità sociali (tutele riguardo alla violenza).

La lotta come valore.
Sin da bambini a casa i maschi vedono supereroi che fanno la lotta, coi giocattoli costruiti in modo tale da invogliare a fare la lota (personaggi muscolosi e dotati di armi) fanno la lotta e a scuola, come a una festa di compleanno, si possono vedere i maschietti che fanno la lotta imitando i personaggi dei cartoni animati, e si fanno male per errore, e si vendicano di eventuali botte ricevute rispondendo con altre botte. Imparano a farsi rispettare con la forza fisica e i genitori li lasciano giocare. Mentre alle femmine i genitori comprano giochi non bellicosi, e insegnano a essere calme e gentile, perciò le bambine femmine giocano in tranquillità, e se dovesse raramente accadere qualche diverbio in cui una da una spinta all’altra non viene considerato come un gioco, e i genitori le rimproverano del comportamento attuato spiegando loro che è sbagliato. “Niente bambole, gioca coi soldatini”: il sistema bisessista manipola i maschi già dalla più tenera età, condizionandoli ad associare alla guerra valori come la gloria, l’onore e lo status sociale, al fine di renderli più disposti a diventare carne da cannone da adulti, semmai dovesse scoppiare un conflitto armato. Al compimento del diciassettesimo anno di età ogni adolescente maschio italiano viene infatti iscritto nelle liste di leva, praticamente a sua insaputa dato che informazioni a riguardo sono reperibili solo recandosi negli uffici dei Comuni.

2.La violenza sugli uomini è meno grave di quella sulle donne.
Al contrario “Le femmine non si toccano nemmeno con un fiore!”: i bambini di entrambi i sessi vengono abituati all’idea che la violenza sugli uomini sia meno grave di quella sulle donne. Da grandi, i maschi rischieranno maggiormente aggressioni e rapine e avranno meno probabilità di denunciare, soprattutto se vittime di violenza per mano femminile.

Da grandi le cose rimangono così. Se si organizza una festa autoallestendo il locale i tavoli pesanti li sposteranno e monteranno i maschi, li  solleveranno e poggeranno su furgono per trasportarli, mentre le femmine attendono o fanno altro di leggero.

4) “Sii cavaliere con le donne”: ai maschi viene inculcato che se non concedono un trattamento di favore alle femmine, soprattutto in situazioni di potenziale pericolo (ma non solo), la società perderà ogni rispetto che ha per loro. Anche questo si rifletterà, da adulti, in varie manifestazioni di sacrificabilità maschile.

5) “Non piangere, che sembri una femminuccia”: questo jolly usato spesso da genitori poco accorti passa ai loro figli maschi il messaggio distorto che per essere Veri Uomini bisogna tenersi dentro tutto, ostentare una sicurezza di facciata e non mostrarsi mai vulnerabili. Che tanto alla società non frega nulla dei problemi di un maschio, quindi o te li risolvi da solo o non puoi contare su nessuno. Risulta dunque poco sorprendente che il tasso maschile di suicidi oscilli tra il doppio e il triplo di quello femminile in quasi tutto il mondo.

6) “Non devi essere introverso”: se una femmina è timida, riservata, è una bambina a modo. Se lo è un maschio, allora è problematico e lo si fa sentire inadeguato. Fin da piccolo, l’uomo è condizionato ad essere proattivo, in modo da potersi poi integrare nella competitività della gerarchia maschile tradizionale senza finirne schiacciato. Un uomo con personalità vicaria, a cui piace stare dietro le quinte, è dunque visto in malo modo ed è costretto a snaturarsi per essere apprezzato.

7) un altro gioco da maschi: braccio di ferro. lo imparano perché lo vedono da qualcun altro. E così vengono introdotti a una gerarchia maschile da scalare mostrando di essere più forti dell’avversario, e per estensione a una vita che passeranno a competere lavorativamente (e non) con altri uomini nel disperato tentativo di acquisire status. Senza status l’uomo non ha appeal. Se vi chiedete perché nelle posizioni più prestigiose ci siano più uomini che donne, sappiate che prima di pensare alla discriminazione dovremmo analizzare come gli uomini subiscano una maggiore pressione ad eccellere.

Tra l’altro, bisognerebbe chiedersi anche perché gli uomini occupino la stragrande maggioranza delle posizioni *meno* prestigiose e tutelate, come testimonia il fatto che il 90% dei morti sul lavoro è di sesso maschile. La pressione verso l’eccellenza riguarda infatti i ragazzi le cui famiglie non versano in situazioni di disagio economico, perché in caso contrario la pressione a mantenersi appena possibile è più alta e spinge molti ragazzi maschi all’abbandono scolastico e a lavori più duri e rischiosi. Così come la pressione a eccellere, anche quella a lavorare è maggiore per gli uomini che per le donne, a causa del retaggio tradizionalista che vuole che l’uomo porti il pane a casa e che la donna sia casalinga.

Sento già in lontananza: “Sì ma infatti tutto questo che hai detto è opera del Patriarcat…”

NO. È opera di un sistema che ha da sempre oppresso ugualmente entrambi i sessi e che tutti si ostinano a vedere solo per metà, come dimostra il fatto che io debba scrivere articoli come questo per riequilibrare la visione sbilanciata che i media sistematicamente propongono.

A causa di una educazione differente dei maschi rispetto ale femmine, basata su diverse idee differenzianti, come l’idea che gli uomini possono sopportare dolore fisico e psicologico, eventi difficili, e la loro salute o la loro vita è sacrificabile per il bene della donna e dei suoi figli, l’idea che gli uomini hanno a priori, tutti, più forza muscolare delle donne, sanno resistere meglio al dolore e dunque meno bisogno di protezione dalle aggressioni degli altri, gli uomini hanno maggiori possibilità di vivere situazione negative in solitudine, aggressioni ma anche omicidi.

Da certi pensieri differenzianti su come rapportarsi ai maschi rispetto alle femmine derivano per gli uomini maggiori possibilità di depressioni reattive e di suicidarsi, di diventare senzatetto, di perdere casa e figli dopo il divorzio, il non avere accesso a servizi antiviolenza, sono la maggioranza delle vittime di violenza e omicidio sia di quelli a mano di uomini che di quelli a mano di donne (anche nel caso dell’abuso di potere da parte delle autorità che si possono mischiare a motivazioni razziali, come con George Floyd, durante le quali si riconosce il razzismo ma non il sessismo), sono ancora iscritti a liste di leva (visto che la leva è stata sospesa e non abolita, perché in caso di grave crisi internazionale e attacco al paese si riattiva) a differenza delle femmine, sono la maggioranza delle vittime del caporalato, sono la maggioranza degli abbandoni scolastici, non hanno diritto a congedi di paternità lunghi quanto quelli di maternità, secondo numerosi studi a parità di reato hanno una pena il 63% maggiore e sempre a parità di crimine e condizioni hanno il doppio di possibilità di essere incarcerati, la prevenzione delle malattie maschili rispetto a quella delle malattie femminili è in un rapporto di 1:30, non sono riconosciuti i diritti riproduttivi maschili come la rinuncia di paternità mentre sono riconosciuti i diritti riproduttivi femminili come rinuncia di maternità al momento del parto e aborto, una madre può dare il figlio in adozione anonima a terzi al momento del parto senza che il padre biologico venga avvisato o gli venga richiesto di diventare genitore unico del bambino (così un bimbo rischia di diventare orfano di padre vivo e desideroso di accudirlo), ancora oggi gli uomini sono la quasi totalità dei morti sul lavoro e di coloro che intraprendono lavori pericolosi o faticosi (anche quelli dove la differenza di forza fisica non c’entra perché vi sono macchinari che renderebbero tale differenza ininfluente), sono il 95% dei suicidi per motivi economici visto che è tabù che un uomo sia casalingo o mantenuto dalla moglie, e dunque spesso rimangono soli a cavarsela, mentre ovviamente non è tabù che una donna lavori (in mansioni non massacranti e pericolose).

TvBoy omaggia George Floyd: il murales a Barcellona

Quando un uomo afroamericano (George Floyd) viene ingiustamente assassinato da un poliziotto che abusa del suo potere, e il mondo intero si muove per denunciare il profondo, gravissimo e inqualificabile razzismo che è intrinseco in questo vergognoso fenomeno, non si considera la discriminazione meno palese: il sessismo.

È ovvio che c’è un chiarissimo e gravissimo fattore etnico-razziale alla base dell’esecuzione di Floyd, ma nella semplice locuzione “uomo afroamericano”, la parola “uomo” è completamente passata inosservata. Come fosse del tutto invisibile. Nessuno spende neanche una singola parola a riguardo, perché non ne vede il motivo.

Eppure si può verificare che ogni qualvolta le forze dell’ordine negli USA si sono macchiate di un omicidio simile, la vittima è sempre stato un uomo afroamericano. Afroamericano, ma anche uomo e non donna.
E non serve nemmeno andare oltreoceano per notare come le vittime di queste barbare esecuzioni abbiano in larghissima maggioranza questa componente di genere in comune, perché pestaggi ed uccisioni simili avvengono anche in Paesi in cui tutto questo multiculturalismo non c’è, come ad esempio l’Italia. E di casi ce ne sono davvero tanti, tra cui, solo per citarne qualcuno Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Riccardo Magherini e Vincenzo Sapia. Da questi dati si può dedurre che c’è un atteggiamento differente nei confronti di uomini e donne anche quando qualcuno agisce motivato da razzismo.

Eppure anche quando il mondo intero ne parla, proprio non si riesce a percepire un uomo come vittima di genere. Anche quando ci sono palesi svantaggi, per tutti essere uomo significa sempre e solo essere un privilegiato che non può essere vittima anche in quanto uomo, ma solo per altri motivi (in quanto nero, in quanto omosessuale ecc). Di certo non mancano ambiti in cui è effettivamente così ma ce ne sono molti altri, come ad esempio questo, in cui è esattamente l’incontrario.
Chi dice di lottare per la parità assoluta di diritti tra gli esseri umani dovrebbe considerare anche la discriminazione maschile. Perché l’omicidio di Floyd ha una palese componente razziale, ma anche un’altrettanto evidente componente di genere.

Nel corso della storia, lo strumento di potere informale femminile più efficace è stato l’appello alla virilità maschile.
Questo appello poteva essere utilizzato per spingere gli uomini a conformarsi al loro ruolo di genere, il quale riservava loro le attività più rischiose (e che pertanto necessitavano di un particolare “incoraggiamento”), come la guerra o l’esecuzione di vendette.
Un esempio tra i tanti può essere la Campagna delle Piume bianche. Nel corso della Prima guerra mondiale, il governo britannico non riusciva, con il potere derivato dalla sua mera autorità, a mandare in guerra tutti gli uomini che aveva previsto di arruolare. Così decise di ricorrere al potere informale femminile, con donne che distribuivano piume bianche (simbolo di codardia) ai disertori. Qualcuno potrebbe dire che siccome la Campagna delle Piume bianche fu incoraggiata dal governo, essa non era altro che l’ennesimo caso di potere derivato dall’autorità. Tuttavia, il governo avrebbe potuto inviare funzionari pubblici a distribuire piume, e non lo fece. Solo le donne (donne sconosciute agli uomini in questione, per giunta) avevano il potere sufficiente per far sì che gli uomini andassero a uccidere o a morire in guerra. E il loro potere per procura riuscì, in molti di questi casi, dove il potere per autorità aveva fallito.

Ma la storiografia fornisce innumerevoli altri esempi di donne che hanno iniziato guerre, faide familiari, ottenuto vendette, il tutto facendo ricorso al loro braccio armato iperagente, cioè gli uomini, e costringendoli spesso e volentieri ad agire contro la propria volontà e contro il proprio interesse.

Alcune donne esternano il loro disprezzo nei confronti degli uomini che non si confrontano al ruolo storicamente imposto dalla maggioranza all’uomo. Esternano pubblicamente che gli uomini che usano lo smalto le fanno venire il vomito, che dovrebbero fare gli uomini e non usare lo smalto, che non si capisce chi è l’uomo e chi è la donna, che se si è sposati con figli non è decoroso indossare lo smalto, ridono insieme ad altri nel dire che meritano l’estinzione, e scrivono pubblicamente che si devono cancellare dai propri amici. Ma se una donna pretende che un uomo segua le regole prestabilite per il suo ruolo allora non dovrebbe lamentarsi di seguire le regole stabilite per il suo ruolo di donna: cucina, pulisci e zitta. le donne che rimproverano gli uomini di non essersi conformati al ruolo e alla forma a loro assegnata meritano di ricevere la colazione con un vassoio pieno di spugna, detersivi e ferro da stiro, per stare zitte in cucina a cucinare e pulire.

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UOMO:
A livello fisico: forza fisica, sacrificio
A livello psicologico:  analisi, calcolo
A livello sociale: potere economico
contro: incapacità di gestire la casa e di fare il genitore

DONNA:
A livello fisico: bellezza, seduzione,
A livello psicologico: maternità ed empatia

COMPORTAMENTI DIFFERENZIATI IN BASE AL SESSO

La credenza in queste idee produce comportamenti diverso in base al sesso.

Nel passato, la prima differenza fondamentale tra uomo e donna era quella tra chi poteva e chi non poteva fare figli.
Infatti, dato che il lavoro manuale era il mezzo di produzione primario, sicuramente avevano molta importanza i mezzi per crearlo, ovvero la riproduzione e l’aumento della popolazione: la riproduzione sessuale serviva per far crescere la popolazione e quindi aumentare le capacità produttiva e difensiva del gruppo. Questo richiedeva un gran numero di nascite, vista l’alta mortalità infantile, ma solo metà popolazione era in grado di partorire.
Questa importanza data alla riproduzione è stata sicuramente una forte spinta alle donne a specializzarsi nell’ambito domestico e agli uomini ad assumere il ruolo di protettori e fornitori di risorse, in modo da sopperire alla mancanza di contributi delle donne in gravidanza.
Che le culture differiscano tra di loro è vero, ma differiscono a livello di struttura superficiale. Esistono invece modelli più profondi, derivati originariamente da questioni biologiche e che pertanto sono condivisi da tutti i popoli. Se si dice che i ruoli di genere si sono evoluti in un certo modo a causa della differenza biologica tra chi poteva partorire e chi no, questa forza modellatrice non potrà che aver prodotto schemi di genere comuni a tutte le culture. La struttura superficiale può differire, quella profonda no. Ad esempio, in Afghanistan le donne portano il burka: ad un occhio inesperto questa potrà sembrare una differenza colossale, ma a ben guardare lì i ruoli di genere sono identici ai nostri di cento o duecento anni fa, anche come intensità. L’uomo ha più libertà ma è anche più sacrificabile; la donna è meno libera e più protetta. Questo è il nocciolo fondamentale, ed è presente in tutte le culture, comprese quelle poche matrilocali e matrilineari. Tutto il resto è, relativamente parlando, sovrastruttura.

L’aspettativa imposta agli uomini era quindi quella di provvedere ad altri (compagna, figli e villaggio) oltre che a sè stessi.
La nostra società esalta i suoi eroi maschi che si sacrificano perché altri vivano, ma, stando a quello che è stato appena detto, le norme sociali nascono per spingere gli individui a svolgere compiti benefici per la società; la celebrazione dell’auto-sacrificio eroico dei maschi è un modo di incoraggiare gli uomini a vedere la loro morte per una nobile causa come un giusto contributo alla società e, con questo, far sì che gli uomini siano più inclini a morire per gli altri. In tempi di pace il massimo pericolo lavorativo erano le fabbriche, e quindi erano gli uomini a lavorarci, in quanto sacrificabili, così le donne venivano protette dal pericolo del lavoro nelle fabbriche.
In tempi di guerra, il massimo pericolo diventava il conflitto armato stesso, perciò gli uomini venivano reclutati e qualcuno doveva evidentemente rimpiazzarli nelle fabbriche, e così le donne durante la guerra venivano protette da un pericolo maggiore, la guerra.
Il rischio dei lavori cosiddetti non-pericolosi (lavori d’ufficio e intellettuali), era comunque rappresentato dal fatto che tramite essi si doveva mantenere la famiglia, obbligo che alle donne non toccava (ed erano invece loro ad usufruire del beneficio del mantenimento). Gli uomini quindi, anche tramite questi lavori non-pericolosi, erano meno tutelati perché economicamente non li manteneva nessuno e ciò dunque implicava una forma di rischio che le donne invece non correvano.

Quando gli uomini ottennero il diritto di voto (e ben prima di quella data), erano obbligati a servire il loro paese, se necessario, e obbligati a servire le loro comunità tramite il servizio civile e il volontariato, assistendo gli agenti di polizia e così via. Quando le donne ottennero il diritto di voto, non fu imposto loro alcun obbligo reciproco.

UOMINI E DONNE : FORZA E BELLEZZA

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pagare il conto alla donna, sollevare i carichi pesanti togliendoli alla donna. la protezione non è un atteggiamento reciproco, ma unicamente maschile;

L’IDEA CHE L’UOMO DEBBA PROTEGGERE LA DONNA MA NON VICEVERSA
in moltissimi film c’è sempre il classico dualismo “uomo buono/uomo cattivo”, dove l’uomo buono salva la donna dall’uomo cattivo. Ad esempio spesso si vede che nel mentre di un litigio tra un uomo e una donna, l’uomo (buono) viene raffigurato mentre chiede alla donna se “va tutto bene” o addirittura assalta l’uomo (“cattivo”), a volte picchiandolo fino allo svenimento, senza minimamente sapere di cosa stavano discutendo i due finendo il tutto con “scusalo”. Dopo di che, la donna immancabilmente cade tra le braccia dell’uomo buono (perché ovviamente tutti i buoni pestano sconosciuti che discutono per strada, eh!) e lei si sente “protettaaahh”.
E’ evidente come questo tipo di rappresentazione alimenti una mancata solidarietà maschile e contribuisca a far crescere invece il ginocentrismo, l’empathy gap, il “white knight -ismo” e la sacrificabilità maschile. Basti solo notare che a parti invertite (un uomo attaccato verbalmente da una donna) non viene rappresentata una donna (“buona”) che “salva” l’uomo.dall’altra (“cattiva”).

Le femministe spesso hanno giustamente criticato questo tema (sebbene da un punto di vista ginocentrico, per cui si vede solo l’infantilizzazione femminile, senza notare che nel contesto l’infantilizzazione femminile ha il vantaggio femminile di essere maggiormente protette dalla società e dalla legge ed è uno svantaggio di molto maggiore per gli uomini che non sono infantilizzati ma responsabilizzati che rimangono senza protezione e che spesso quando subiscono qualcosa vengono responsabilizzati per ciò che hanno subito), il tema appunto del “damsel in distress”. Ad esempio, molte donne si sentono superiori agli uomini, e vogliono usufruire di maggior considerazione sociale, protezione e diritti. Infatti affermano che “noi mandiamo avanti il mondo, mandiamo avanti la vita, la famiglia, i figli ogni giorno” senza menzionare cosa facciano gli uomini. Il problema è che le stesse femministe poi dopo chiedano agli uomini di “alzare la voce contro la violenza sulle donne” e sostengano iniziative come “He for She”, in cui cioè richiedono agli uomini di intervenire.
Ma se io intervengo per proteggere le donne, non le sto infantilizzando? Come faccio a proteggere le donne dalla protezione? Per “proteggere le donne dalla protezione” si deve semplicemente smettere di proteggere.
Cioè il contrario dell’He For She.
Però in questo caso, il ruolo tradizionalista va benissimo per le femministe.
Ecco quindi che quando sento una femminista dire “non ho bisogno di protezione” capisco che quello che intende è: “Non ho bisogno di protezione quando lo intendi tu, ora non mi serve, resta lì che quando mi serve ti chiamo”.
Essenzialmente è richiedere che le donne abbiano due scelte: essere protette e proteggersi da sole, ma negano che gli uomini abbiano anche loro le stesse due scelte: essere protetti e proteggersi da soli.
In realtà come capiamo, se vuoi essere protetta serve che qualcuno ti protegga, quindi il femminismo chiede che le donne scelgano tra:
– essere protette
– proteggersi da sole
– proteggano quando vogliono

E che gli uomini invece abbiano la scelta tra:
– proteggere sempre (protezione “tradizionalista”)
– proteggere quando vuole la donna (protezione “femminista”)
+ il proteggersi da soli (di default)

Come notiamo, anche quando le donne possono proteggere, POSSONO appunto proteggere. Non hanno la PRESSIONE SOCIALE a proteggere.
Quindi gli uomini DEVONO proteggere, le donne POSSONO proteggere.

Con la “riforma femminista” gli uomini continuano a DOVER proteggere e non hanno la possibilità di poter essere protetti, figuriamoci di poter essere protetti quando decidono essi stessi!

A me quindi questa riforma femminista del tema Damsel in Distress non convince per niente, e mi sembra semplicemente una versione tradizionalista ritoccata per togliere gli svantaggi alle donne e far rimanere tutti gli svantaggi agli uomini.

La vera rivoluzione anti-tradizionalista invece è:
– dare alle donne la stessa PRESSIONE SOCIALE a proteggere gli uomini
– dare agli uomini la stessa PROTEZIONE che ricevono le donne.

Questa cosa non è accaduta.

Accompagnamento, aggressioni e (auto)difesa

Poiché si ritiene che una donna da sola rischi maggiormente di essere aggredita da un uomo, e che un uomo sia sempre più forte di una donna e che la forza abbia una grande importanza nel difendersi in situazioni di pericolo, si consegue che un uomo in caso di pericolo (aggressioni, furti, risse, ecc.) non deve essere protetto, difeso e soccorso dalla propria partner, da un’amica o da una passante donna, ma deve proteggersi da solo, mentre lui lo deve fare con la partner, l’amica o una passante in caso sia in pericolo;

La forza fisica è sopravvalutata nelle situazioni di pericolo. Essa ha infatti un’importanza marginale in praticamente tutte le situazioni di pericolo che con questa scusa si vorrebbero appioppare al sesso maschile. Nel momento in cui si fa notare la disparità, però, molti la giustificano affermando che l’uomo è più alto e forte, e perciò “tornerebbe più utile” in caso di aggressioni, stupri o rapine da parte di malintenzionati. Alcuni ipotizzano addirittura che la sola presenza di un accompagnatore di sesso maschile, per il suo essere percepito come una vittima più “ostica”, ridurrebbe il rischio che tali episodi si verifichino. Ma come hanno mostrato studi tedeschi, canadesi, e statunitensi, sono gli uomini coloro che subiscono più aggressioni per strada. Se da un lato è vero che anche i criminali stessi possono vedere erroneamente le donne come vittime più indifese e quindi più facili da attaccare, dall’altro lato è anche vero che la cavalleria non è mai morta. A quanto pare, quest’ultima esercita un’influenza molto più forte e di segno contrario. L’idea che i delinquenti siano del tutto estranei al sistema di valori dell’ambiente sociale in cui sono nati e cresciuti, d’altronde, risulta davvero poco credibile: esistono ambienti culturali, come quello dei criminali appunto, dove la violenza è sdoganata e la vita altrui ha poco valore, ma sarebbe ingenuo e irrazionale credere che questi ambienti sfuggano alle logiche ancestrali della sacrificabilità maschile e dell’empathy gap, che tutte le società si sono portate dietro dalla preistoria fino ai giorni nostri.
Quindi non è vero che una donna che cammina da sola di notte rischi maggiormente di essere aggredita rispetto a un uomo. E, aggiungiamo, non è neanche vero che quest’ultimo corra meno pericoli nel caso in cui l’aggressione effettivamente si verifichi. Infatti basta riflettere un attimo per capire che la dinamica delle aggressioni è leggermente diversa da quella di una sfida a braccio di ferro, dove chi ha più muscoli necessariamente la spunta. Se un uomo non è allenato, se non è reattivo, se si blocca e va nel panico, o se gli vengono puntate contro armi proprie o improprie, le sue probabilità di uscire illeso da un’aggressione sono più o meno le stesse di quelle della donna media. Non conta tanto la forza fisica (tranne quando ci sono divari estremi), ma volerla e saperla usare. La pretesa che l’accompagnamento a casa sia unilaterale, dunque, e non reciproco, è fondata solo qualora l’accompagnatore abbia ricevuto qualche sorta di allenamento militare, che gli consenta di evitare il freezing e di avere la meglio a mani nude su avversari spesso armati, senza correre particolari rischi per la propria incolumità.

un uomo non deve essere riaccompagnato a casa dalla propria partner con l’idea di proteggerlo, ma lui deve farlo con lei. In parte questa mancanza di reciprocità è inconscia, dovuta ad un’interiorizzazione dei ruoli di genere.
un uomo non può dire “mi sento protetto quando sto con te” o “mi piace sentirmi così vicino a te, sento come se mi proteggessi”.
nel caso di convivenza, un uomo in difficoltà economiche non deve avere la stessa possibilità di una donna nelle stesse condizioni di poter essere mantenuto dalla partner e dedicarsi ai lavori di casa come casalingo, ma lui è obbligato ad essere breadwinner e la donna è l’unica a poter diventare casalinga o a essere mantenuta. Se un uomo viene preso a schiaffi da una donna a causa di un contrasto puramente verbale con lei gli si dice che lui è più forte e resistente di una donna, dunque sa incassarli meglio di una donna, a meno che non sia una culturista, e dunque non si deve lamentare e se lo fa gli si dice “non mi fai pena”, e non può lasciarsi andare all’istinto naturale di controreagire, ma deve incassare e andarsene.
è proprio in virtù di questa maggiore libertà dalle aspettative di genere, di questo potenziale di liberazione maschile presente nelle relazioni omo, che tali relazioni sono state reputate pericolose e da sopprimere. È proprio perché la società non voleva darla vinta così facilmente agli uomini, permettendo loro di fuggire – mediante rapporti con altri uomini – dalle aspettative di genere a loro imposte, che l’omosessualità è stata duramente contrastata, soprattutto e con maggior vigore quella maschile.
Le relazioni omosessuali permettono alle persone di “scappare” dai loro ruoli, e proprio perché un uomo che si sottraeva al suo ruolo di genere, che era quello di proteggere e mantenere unilateralmente una donna, rappresentava un affronto ben più grande per il sistema tradizionalista del sottrarsi di una donna (che sfuggendo al proprio ruolo aveva come effetto collaterale soltanto quello di non lasciarsi mantenere, che è meno grave rispetto al rifiutarsi di mantenere qualcuno che, secondo i dettami della società, avrebbe il diritto a essere mantenuto), l’omosessualità maschile è stata avversata molto più duramente di quella femminile. Proprio per evidenziare questa maggiore discriminazione degli uomini gay è stato coniato il termine omo-misandria, che riassume così la loro doppia oppressione sia in quanto uomini che in quanto gay.

FORZA MASCHILE E VIOLENZA DOMESTICA
La violenza domestica, come ogni violenza, è un problema umano. Non è meramente una questione di genere. Classificare la violenza coniugale e sul partner come un problema delle donne, piuttosto che come un problema umano, è erroneo. Nelle relazioni domestiche, le donne sono inclini quanto gli uomini a essere coinvolte in atti fisicamente abusivi.
Le persone hanno difficoltà con il concetto di donne che infliggono ferite agli uomini perché gli uomini, in media, sono più grandi, più forti e più abili a combattere. Ma la dimensione e la forza dell’uomo medio vengono neutralizzate da pistole e coltelli, acqua bollente, attizzatoi per il camino, mattoni, e mazze da baseball. Molti non riescono a rendersi conto che le aggressioni domestiche non comportano una correttezza pugilistica, o non considerano che gli attacchi si possono verificare anche quando gli uomini sono addormentati, o incapacitati dall’alcol, dall’età o dalle infermità. Forse ancora più sorprendente è che i mariti giovani non sono risparmiati dalla vittimizzazione. Anche i militari nei loro litigi non di rado vengono accoltellati o sparati per primi in episodi non provocati di violenza.
Le politiche governative unilaterali che finanziano risorse per sole donne, basate sul presupposto che le donne raramente, o mai, sono impegnate come autori di violenza domestica, sono la chiave del problema.

UOMINI E L’ASPETTATIVA DI ENERGIA FISICA

Verso gli uomini c’è l’aspettativa della forza, energia muscolare, prestanza fisica. Le fonti di energia muscolare umana sono i muscoli che trasformano l’energia chimica di una molecola ad alta energia, l’ATP, in energia meccanica.
I muscoli possono essere considerati il motore del corpo umano, essi determinano i movimenti, dai più impercettibili ai più complessi. Grazie alle fibre muscolari i muscoli si contraggono , trasformando l’energia chimica in energia meccanica, con la quale muovono il corpo. Nel processo, l’ATP, molecola complessa composta da una molecola A (adenosina) e da tre (T) molecole di P (fosforo), si trasforma in ADP. Durante le prestazioni atletiche assumono importanza una combinazione di diversi fattori: Resistenza, Forza, Velocità, mobilità articolare ed elasticità muscolare. La resistenza fisica, detta brevemente resistenza, è la capacità fisica che permette di sostenere un determinato sforzo il più a lungo possibile contrastando il fenomeno della fatica.

Avere più energia a disposizione significa mantenere più a lungo lo sforzo senza cali prestativi; in poche parole, energia è sinonimo non solo di potenza, ma anche di resistenza.
Quando si compie uno sforzo per prima cosa terminano le riserve energetiche, quindi finisce la benzina, che per il muscolo si chiama glicogeno (zucchero “di riserva”), o, per le attività di brevissima durata ATP (di riserva) e creatin-fosfato. Poi si accumulano gli “scarti” del metabolismo, il più conosciuto dei quali è l’acido lattico che, essendo un acido, abbassa il ph e mette fuori uso parecchi enzimi muscolari, cioè gli operai che ci riforniscono dell’energia necessaria alla contrazione. Di conseguenza si assisterà ad un minor sviluppo di tensione muscolare, ma anche una ridotta capacità di utilizzare sia gli zuccheri di riserva che quelli liberi nel sangue, oltre ad una ridotta affinità per il calcio da parte della troponina, una delle proteine che compongono i muscoli. Dovete infatti sapere che il calcio, oltre ad essere un elemento fondamentale delle ossa, assume un ruolo molto importante nel processo della contrazione, che non potrebbe esistere senza il legame del calcio con le proteine muscolari. In pratica senza calcio non potremmo vivere….Ma il pallone (almeno qui) non c’entra! Tornando allo stato di fatica dobbiamo anche ricordare le alterazioni dell’equilibrio elettrolitico, in particolare un aumento del sodio intracellulare e del potassio extracellulare che portano ad una diminuita efficienza della contrazione, oltre a ridurre la sensibilità al calcio da parte della cellula. Passiamo poi alla fatica centrale, per intenderci quella determinata dal cervello. Diminuisce la frequenza di scarica dei motoneuroni, i “messaggeri” che fanno contrarre il muscolo, ed inoltre è ridotta la sintesi di dopamina, con conseguente aumento della sensazione di dolore. Ma non è tutto qui. La volontà è un fattore importantissimo, perché attraverso di essa noi possiamo “vincere” sui segnali che il nostro organismo ci lancia. Così come sappiamo mantenere il ginocchio flesso quando il dottore ci “prova i riflessi” (bhe forse il dottore si preoccuperà un po’ se non lo avvisiamo…), così possiamo prolungare uno sforzo, se fortemente stimolati ed impegnati. E’ questo che ad alti livelli fa la differenza tra un buon atleta e un campione, che anche nei momenti più difficili sa tirare fuori quel qualcosa di più e, magari, salire su un podio che altri si potrebbero solo sognare, anche se ugualmente dotati dal punto di vista fisico. Quindi la fatica è anche un processo mentale, oltre che fisico, ed imparare a gestirla psicologicamente è indubbiamente uno dei fattori principali per il successo sportivo, oltre che di quello nella vita di tutti i giorni.

DIFFERENZA DI BELLEZZA E SENSUALITà TRA UOMO E DONNA

Se ci sono donne che affermano che “gli uomini di sexy non hanno nulla” si spiega come mai le stesse donne fotografe nella maggioranza dei casi fotografano altre donne sia vestite che nude, e raramente uomini vestiti, ancora di meno uomini nudi.

Alcune donne credono che mostrano il proprio seno a chi non hanno scelto per motivi sentimentali o sessuali (o di salute nel caso di un medico) perdono valore, ma non credono che ciò non accada anche agli uomini se mostrano il proprio petto, perché attribuiscono un valore diverso al seno rispetto al petto.

L’esclusività della bellezza e della sensualità attribuita al corpo femminile permette a molte aziende di dare un valore aggiunto alle proprie merci accostandole al corpo femminile, il quale per magia trasmetterebbe il proprio valore alla merce e così aumentare i guadagni dell’azienda, e di conseguenza permette a molte donne di guadagnare attraverso l’uso del proprio corpo o dell’immagine del proprio corpo.

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Alla G-Spirits, ha messo sul mercato una vodka in edizione limitata la cui caratteristica è che la vodka è stata “filtrata” (o meglio versata) sul corpo di modelle nude, soprattutto sul seno. Questo fatto dovrebbe fare qualche differenza per il consumatore. Si comunica che il contatto della pelle del corpo femminile, soprattutto del seno, con il liquido della vodka trasmetterebbe il valore che secondo chi ci crede avrebbe il corpo femminile alla vodka. E ogni bottiglia costerà circa 150$, una cifra molto più alta del normale, e avrà inclusa nel packaging una foto esclusiva della modella su cui è stata versata la vodka, nonchè un utilissimo certificato di autenticità.

Se hai due tette i tuoi problemi economici potrebbero essere solo un ricordo. Almeno in base a una delle trovate di marketing del sito hard Pornhub. L’idea, ancora solo sulla carta, si baserebbe sulla possibilità di “pagare” in negozio tramite una foto del proprio seno.

I commercianti che accettano la “moneta” dovranno apporre un logo in vetrina, un po’ come con le carte di credito o i buoni pasto.

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La donna, farà i suoi acquisti. Che ciò le valga un panino con la mortadella o calzature di lusso non è dato saperlo. Comunque sia, una volta fatte le sue scelte, la donna si recherà dal cassiere. Dunque solleverà la maglietta, slaccerà il reggiseno e si farà fotografare in topless. Mentre lei potrà uscire dal negozio, il commerciante invierà la foto a Pornhub e sarà pagato dal sito.

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Sulla falsa riga del Bitcon, la nuova moneta digitale che permette acquisti online, il portale a luci rosse PornHub è intenzionato a lanciare il TitCoins, una App grazie alla quale le donne prosperose e non certo pudiche potranno procedere ad acquisti online mostrando, in cambio, una foto del proprio seno. La piattaforma, è solo un’idea.

Il fatto che le ragazze non vogliono mostrare il proprio seno in primis, e il corpo nudo, pensando che facendolo perderebbero valore, al contrario di quanto pensano accadrebbe ai maschi, o il caso della vodka versata sul corpo di modelle nude, soprattutto sul seno, e poi venduta presentandola come diversa, i TitCoins, mostrano la differenza di cultura e di possibilità tra il sesso maschile e femminile.

Il sesso femminile può rendere merce la visione diretta o indiretta del proprio corpo, a causa del fatto che la maggioranza attribuisce un valore al corpo femminile, tanto da pagare per vederlo, i maschi non possono rendere merce l’immagine del proprio corpo, o non nella stessa proporzione, a causa del fatto che la maggioranza non attribuisce un valore al corpo maschile, e non accetta di pagare per vederlo.

brazilSono stati fatti molti spot con il seno come principale protagonista, come quello dei Vengaboys per il campionato di calcio brasiliano.

RAPPORTO PSICO-SESSUALE UOMO-DONNA
In base ad alcune teorie, gli uomini, a differenza delle donne, scelgono la loro partner in base al criterio dell’ottimizzazione riproduttiva. Desiderano un esemplare di donna particolarmente dotato per i loro geni: giovani, labbra piene, pelle liscia e soda, occhi chiari, capelli lucenti, muscoli allenati, giusta distribuzione di grasso, andatura elastica, sguardo vivace e alto livello di energia, poiché queste caratteristiche indicano fertilità.

L’UOMO E L’IDEA DI POTERE ECONOMICO: LA GESTIONE DEI SOLDI DEGLI UOMINI NEI CONFRONTI DELLE DONNE
Ci sono donne che si offendono se andando al ristorante con un uomo con il quale c’è attrazione reciproca non gli pagano la cena. pensando “Se avesse voluto dimostrarmi che ci teneva mi avrebbe offerto la cena” oppure “Un uomo che non paga anche per la donna che frequenta è un taccagno-un egoista-un cafone”.Il maschio è spesso rappresentato come bancomat umano.

GESTIONE DELLA CASA UOMO E DONNA

Donna
La donna invece, che oltre ad avere una carriera ha anche una famiglia e non riesce a essere una casalinga perfetta viene vista come un qualcosa di negativo, addirittura perde il suo status di donna in quanto vengono a mancare i ruoli e le caratteristiche fondamentali imposti alla sua natura femminile dalla società. La bellezza è imposta anche a chi non la vuole sfruttare.

Uomo
Il modello inadeguato di uomo può esser rappresentato dagli sketch comici alla Homer Simpson. Pigro, incapace di occuparsi della casa, disordinato, stupido.


Un altro esempio è la pubblicità della tv Samsung chiamata “Evolution kit”

La moglie installa un programma di evoluzione sul marito che passa tutto il giorno davanti alla tv sporcando tutto senza pulire che comincia a pulire casa, cucinare, occuparsi del neonato.

Oppure ci sono donne che si sentono dire “tu sei un uomo”, ma definire uomo una donna che non rispetta le regole non scritte della femmina perfetta è un’offesa per entrambi i sessi, in quanto il termine uomo viene utilizzato con una connotazione negativa anche se per quest’ultimo comportamenti del genere vengono giustificati. Secondo questo modello l’uomo è uomo e quindi libero di esprimersi ruttando ed imprecare a piacimento durante l’esposizione di un concetto affinché possa così dimostrare la propria virilità.

Sportschau è una delle trasmissione di una televisione pubblica tedesca, pagata dai contribuenti. Il programma, una sorta di Novantesimo Minuto con le sintesi delle partire della Bundesliga, è finito nelle polemiche per una pubblicità che gioca sugli stereotipi delle grandi passioni degli uomini, il calcio e le belle donne. L’uomo è rappresentato come un cavernicolo con la pancia grande, la barba, ammaliato dalla partita.

Si vede un uomo di Neanderthal tornare a casa, sedersi sulla poltrona di pietra e accendere la televisione per guardarsi una partita di calcio.

La moglie cerca così la sua attenzione. Non ottenendola si cambia d’abito, prima mettendosi in minigonna e top, poi spogliandosi e rimanendo solo con un reggiseno a forma di pallone. A questo punto il marito esulta con un sorriso. La moglie, ottenuta l’attenzione sperata, sospira: “Gli uomini di Neanderhal…” e in sottofondo si sente una voce che dice: “Gli uomini sono sempre stati così”.

Uno spot che in pochi istanti racchiude i due generi sessuali negli stereotipi classici della moglie bella e accondiscendente e dell’uomo etero calcio-poltrona e fica.


SESSUALITà MASCHILE E FEMMINILE 

Anche nell’arte si usa questo tipo di rappresentazione per gli uomini.  “Racional” – Sculpture by Yoan Capote.The sculpture embodies the dichotomy between pleasure and fear, thought and desire, instinct, and reason.





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 APPREZZAMENTO ESTETICO

Gli uomini non si vedono quasi mai nelle foto. Soprattutto se  nudi.

A dimostrazione dell’assenza degli uomini nelle rappresentazioni visive, c’è il fatto che i curatori del Leopold Museum di Vienna hanno selezionato una trentina di capolavori di nudo maschile da esporre in una mostra chiamata “Nackte Männer”, Uomini nudi dedicata alla nudità maschile nell’arte figurativa dal 1800 fino ai nostri giorni, dal 19 ottobre 2012 al 28 gennaio 2013. Questo evento è nato a seguito di una semplice constatazione, ovvero la presenza esclusiva, negli ultimi duecento anni, di nudo femminile esposto durante le fiere artistiche, a fronte delle moltissime opere disponibili che ritraggono uomini ma mai presentate durante eventi e mostre.

Infatti, se la bellezza del corpo maschile è stata esaltata dalle culture del passato come quella Greca, possiamo notare come nell’arte moderna e contemporanea il nudo maschile sia stato censurato, dando spazio esclusivamente a corpi di donna, anche fortemente sessualizzati.

Tuttavia, la teoria per cui gli uomini non siano presenti a causa della volontà degli uomini maschilisti è contraddetta dal fatto che gli uomini non si trovano, o si trovano in quantità decisamente minore anche nelle foto scattate da donne. E neanche nelle foto scattate da donne eterosessuali, scattate per puro piacere e non pagate da altri, e quindi scelte liberamente, in condizioni in cui la propria eterosessualità può motivare a fotografare corpi di sesso diverso.

 

L’ esposizione è stata anticipata dalle polemiche sul suo manifesto pubblicitario, opera del 2009 “Vive la France” di Pierre & Gilles dal titolo che ritrae tre calciatori, un europeo, un arabo ed un africano , vestiti solo con calzettoni e scarpe da calcio, per rappresentare la multiculturalità francese.  Affissi per le strade di Vienna, i circa 180 manifesti hanno suscitato una grande levata di scudi che ha costretto i responsponsabili del museo a far coprire i peni dei calciatori con una striscia rossa.

“Molte persone si sono veramente arrabbiate che abbiamo avuto paura per la sicurezza, in materia di protezione dei visitatori del museo.” Ha dichiarato Pokorny, il responsabile del Leopold. ” Ci dispiace” ha aggiunto, “ma c’e’ sempre la speranza di aver fatto progressi. Ora siamo nel 21esimo secolo.

Quasi trecento sono le opere che saranno esposte fino al 18 gennaio 2013 con autori come Albrecht Dürer, Peter Paul Rubens, Paul Cézanne, Auguste Rodin, Gustav Klimt, Edvard Munch, Giovanni Giacometti, Egon Schiele, Andy Warhol, Robert Mapplethorpe e Keith Haring.

Fanno molta più notizia immagini di peni che di vagine, quando ci sono. Proprio perché la loro visione è più straordinaria della visione della vagina. Ad esempio quando Bonito Oliva si è fatto ritrarre nudo.

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QUAL’è LA CAUSA DEL NON APPREZZAMENTO DEL NUDO MASCHILE?

C’è chi identifica la causa di questo fenomeno di censura del corpo maschile nel fatto che “il bigottismo impone una morale a senso unico, che veda la donna come oggetto di giudizio e di desiderio e mai come fruitrice e utente di contenuto; di contro l’uomo deve rivestire un ruolo di “autorità” è non può essere “smutandato”, pena la perdità di virilità e dignità” ma la verità è che, nonostante questo possa essere uno dei motivi, il motivo principale per cui il nudo maschile è censurato non è l’imposizione agli uomini di essere autoritari e alle donne di essere oggetti di giudizio e desiderio, poiché sono le stesse donne in gran numero a disprezzare il corpo nudo maschile, tra le quali molte affermano “la bellezza appartiene soltanto al genere femminile”. Le fotografe donne fotografano quasi sempre e solo donne, nude o vestite. Quindi provano piacere nel guardare il corpo di una donna e non nel guardare quello di un uomo, e inoltre ci guadagnano dai vantaggi che la società collega all’essere belli. Concorsi di bellezza, lavori in pubblicità, gentilezza eccetera. Quindi è vero che il nudo va bene ma solo se è “donna” nella nostra società, ma le cause di questo fatto sono più complesse.

C’è chi pensa che una donna nuda se fotografata in maniera sbagliata potrebbe essere troppo provocante o nel peggiore dei casi volgare, e invece un uomo con il pene in bella vista, anche se fotografato nel migliore dei modi sembrerà sempre che stia posando per una rivista erotica per uomini, e non volendo fare foto erotiche non le fanno.

C’è chi pensa che il corpo femminile simboleggia meglio la perfezione del corpo umano.. Le sue forme rotonde, a differenza di quelle maschili, ricordano una delle figure geometriche più importanti proprio per la sua perfezione: il cerchio.

perché perfezione del corpo umano? il corpo umano è perfetto da che punto di vista? sia uomini che donne hanno parti anatomiche inutili come la coda, e altre fragili, e dei sensi deboli. perfezione geometrica? i corpi umani non corrispondono mai alle forme astratte della geometria, gli somigliano.

la gerarchia della perfezione nelle forme geometriche influenza il valore che si danno alle forme del corpo.

Il cerchio  non ha inizio né fine, né direzione né orientamento, e la “volta del  cielo” (anche a causa delle orbite circolari delle stelle intorno al polo celeste) viene rappresentata come una cupola sferica, motivo per

cui il cerchio è simbolo anche del cielo e di tutto ciò che è spirituale.

Se gli uomini non fanno la stessa cosa che fanno loro è perché vengono privati del concetto di bellezza (hanno i peli, non hanno il seno, non hanno il sedere tondo e sporgente come il loro, e soprattutto hanno il pene!!! tutte cose ritenute brutte da moltissime persone). Infatti molte donne affermano che al di là di cosa ne pensino altri la verità è che “la bellezza appartiene soltanto al genere femminile”.

E questo pensiero comporta delle emozioni e delle conseguenze di inferiorità. Essendo la bellezza collegata a diversi comportamenti e sentimenti, come la gentilezza, il soccorso, l’ascolto, l’interesse.

Può succedere che rispondendo alla chiamata di un ragazzo visto per mezz’ora giorni prima, ma insieme a un altro amico, questo si senta al sicuro di comportarsi spontaneamente perché amico di un amico e al: “pronto?” sentirsi fare un rutto megagalattico, senza aggiungere niente, ma dicendo, Sono “X”. Chiedendo perché abbia ruttato, sentirsi rispondere: “Perché si! mi andava, mica sei una bella fica!“.

Questo episodio testimonia come la bellezza è spesso considerata una virtù da ammirare e apprezzare, che comporta maggior gentilezza, e rispetto, e dunque è una credenza che divide il genere umano in insiemi ai quali vanno riservati trattamenti diversi. Se il concetto di bellezza fosse slegato da certi privilegi sarebbe diverso, su nessuna base sensata.

C’è chi spiega l’esistenza di questi pensieri in molte donne dicendo “una credenza personale deriva da modelli maschilisti interiorizzati e conferma che questo è un mondo costruito dagli uomini per gli uomini”, ma come si dimostra questa affermazione?

In ogni caso, se anche fosse così, molte donne ci guadagnano molto da questo modello maschilista interiorizzato. E molti uomini ci perdono molto. Già dalla semplice soddisfazione di avere un abbigliamento vario e creativo, al fatto di godere di applausi, fiori, complimenti, ingaggi in pubblicità remunerate, interviste in tv, pubblicazioni sulle riviste, e incoronazioni varie, al fatto di aspettare che qualcuno le conquisti perché “belle”. Già per questo fatto io smetterei di chiamarlo “modello maschilista”, ma lo chiamerei “modello”.

Questo sarebbe un mondo costruito dagli uomini per gli uomini? e cosa ci guadagnano gli uomini ad autodefinirsi privi di bellezza, e puntare il faro dell’attenzione estetica solo sulle donne, premiandole con concorsi di bellezza e lavori in cui la difficoltà è minima, perché consistono nel far immortalare in foto e video la loro bellezza, lodata, ammirata, stimata, che le porta vantaggi economici, sociali, affettivi e sessuali? non ci guadagnano molto.

Si può provare dispiacere per aver constatato la disuguaglianza di possibilità in ambito fotografico tra l’essere una donna e l’essere un uomo.

Perché sono spesso stato rifiutato come soggetto fotografico sentendomi dire: “Mi dispiace, ma preferisco fotografare ragazze. Ne trovo tante e sono anche molto belle“. Oppure, vedere premiata una foto che io giudicavo brutta, e di facile realizzazione veniva premiata con complimenti al contrario di una mia foto che io giudicavo bella e di difficile realizzazione.

TIPI DI PRESSIONI A DIFFERENZIARSI
Le pressioni che maschi e femmine che non si conformano ai modelli differenziati subiscono sono di varito tipo.

Molte persone che non ne sono colpite perché spontaneamente si conformano al modello che ci si aspetta per il suo sesso non e ne rendono conto e semplificano pensando che si tratta solo di leggerissime pressioni psiologiche occasionali. Mentre sono frequenti e a volte non colpiscono solo gli affetti, come nel caso della famiglia che può continuamente ripetere di tagliarsi i capelli corti se si è maschi, o di non mettere lo smalto, ma colpiscono anche la propria sopravvivenza, come nel caso dei datori di lavoro, che senza motivi oggettivi possono richiedere la condizione di conformarsi al modello destinato al proprio sesso oppure niente guadagno. Per passare poi al bullismo scolastico, in cui maschi e femmine che non si conformano vengono derisi, presi di mira e anche molestati.

Sempre le persone che non vengono colpite dallo stigma si rappresentano la situazione molt facile “è pieno di persone coi capelli verdi e tatuaggi in faccia, dunque si può vivere tranquillamente” ma in realtà sono rarissimi. Una percentuale minima della popolazione si discosta così tanto, mentre tutti gli altri si somigliano (i maschi coi capelli corti del colore naturale e le femmine coi capelli lunghi ecc). E chi si discosta tanto dal modello può farlo perchè il suo accesso a merci e servizi necessari dipende dal reddito dei genitori e non da un lavoro, oppure perchè fa lavori in cui essere diversi è concesso, i quali però sono pochissimi, e chi non è incline a certi lavori verrà escluso dalla maggioranza degli altri.

DIFFERENZE NECESSARIE E DIFFERENZE IMPOSTE

Dal fatto che maschi e femmine hanno diverse differenze anatomiche deriva che hanno un bisogno la cui soddisfazione è necessaria, oppure un desiderio la cui soddisfazione non è necessaria di alcune merci e servizi differenti tra loro:
ad esempio le donne hanno le mammelle, dunque, quelle che le hanno sufficientemente grandi hanno desiderio, che nella maggioranza dei casi non necessario soddisfare, di portare il reggiseno che non ha senso lo indossino invece gli uomini.
Avendo le donne il ciclo hanno un bisogno che è necessario soddisfare con gli assorbenti, o, per chi non è allergica, la coppetta mestruale. Mentre gli uomini avendo la barba (e non potendola lasciar lunga in tutti i casi) hanno come seminecessaria il rasoio da uomo per la barba, che richiede una pressione diversa per radere la barba rispetto a quella necessaria per la depilazione delle gambe utile anche alle donne. E come merce non necessaria la schiuma da barba, il dopobarba o le mutande col fronte cucito in modo tale da esserci sufficiente spazio per contenere pene e testicoli senza schiacciarli.

DifferenzeBiologiche

Escludendo gli oggetti, strumenti, abbigliamenti la cui esistenza deriva da una funzione che risponde a caratteristiche anatomiche e biologiche del corpo di uno specifico sesso (come gli assorbenti), sulla maggioranza degli altri oggetti che rimangono, ad esempio riguardanti l’aspetto estetico (abbigliamento, cosmesi decorativa, stile dei capelli) come cravatte, gonne, tanga, scarpe coi tacchi, eye liner, matita, rossetto ecc, non ci sono motivazioni che portino a pensare che dalla diversità dei corpi debba derivare un netta differenziazione nell’abbigliamento e nell’estetica, che si debba incentivare, indurre o imporre una differenziazione netta, ma possono usare entrambi le stesse cose, perché non derivano da differenze oggettive anatomiche nei sessi che impedisca il loro uso in entrambi i sessi.

Il motivo principale per cui le donne hanno più possibilità di scelta nel gestire il proprio aspetto degli uomini, è che alle donne è assegnato il valore della bellezza estetica, mentre agli uomini quello della forza. Essendo alle donne assegnato il valore della bellezza allora è loro concessa maggiore creatività, quindi se vogliono si possono mettere il rossetto, la gonna, e i tacchi, mentre gli uomini devono avere un aspetto consono a certi ruoli della vita.

L’aspettativa che alcuni abbigliamenti o alcune cosmesi vengano utilizzati solo dagli appartenenti a un sesso escludendo l’altro sesso, deriva da una imposizione culturale non attinente alla realtà biologica, una imposizione stabilita anziché assecondata, che deriva da altre differenziazioni non biologiche ma circostanziali: se solo agli uomini sono destinati lavori corporali, manuali, faticosi, di forza, e di rischio per i quali le unghie lunghe sono un intralcio (si possono spezzare e far male, possono raccogliere sporcizia), o i capelli lunghi possono essere d’intralcio perché s’impigliano sulla maschera da saldatore, o vanno a finire davanti agli occhi mentre ci si muove e ci si abbassa a prendere e sollevare carichi pesanti, raccolgono polvere, si possono incendiare, aumentano la temperatura coroporea ecc allora creerà a priori l’abitudine che gli uomini non debbano avere unghie lunghe e capelli lunghi, e quando qualcuno vedrà un uomo con le unghie lunghe penserà “che schifo” e potrà anche esternarlo, mentre quando vedrà una donna con le unghie lunghe dirà “oh che belle unghie, ti donano”. Si dice di un uomo in modo innocuo ma esprendo anche stupore “che capellone” ma non di una donna “che capellona”, perché per la seconda è nella norma avere capelli lunghi.

Alla femmina viene inculcato fin da subito il valore della bellezza come asset, e come tale richiede investimenti sotto forma di tempo, energia, denaro.
Nel caso del maschio, la bellezza è “gradita ma non essenziale”, che si sbatta a diventare ricco in fretta piuttosto.
Il tutto condito da un ben preciso bias culturale, una sorta di imbarazzo nel prendersi cura di sé stessi, nel guardarsi allo specchio per piacersi, o sulle vetrate dei negozi mentre la gente passa, nel farsi i selfie per strada.

“La donna non si metterà un indumento da uomo né l’uomo indosserà una veste da donna; perché chiunque fa tali cose è in abominio al Signore tuo Dio”. Per secoli questa ingiunzione del Deuteronomio è stata la citazione preferita dei puritani che infierivano contro ogni forma di travestitismo, dagli spettacoli rinascimentali inglesi a quelli delle drag queen contemporanee. Prima ancora che determinare la classe sociale di appartenenza, infatti, l’abbigliamento ha sempre fornito un’informazione fondamentale: questa persona è un maschio oppure una femmina.
Agli inizi del Novecento, però, l’imperativo biblico cominciò lentamente a perdere di senso. Per le strade giravano le prime donne in pantaloni né disdegnavano di comparire in pubblico vestite da uomo alcune vip, come la diva del cinema Greta Garbo, la pittrice Frida Kahlo o la cantante Josephine Baker. Nel film Marocco (1930) l’attrice tedesca Marlene Dietrich, indossando un frac nero e un cappello a cilindro, si chinava a baciare una donna: era il primo bacio omosessuale della storia del cinema e la scena, pur facendo scandalo, piacque moltissimo a gran parte degli spettatori.

Tabù
Ma se, nel caso delle donne, l’adottare abiti maschili si confondeva con la battaglia politica per l’emancipazione, molto meno comprensibile – e socialmente accettabile – sembrava il fenomeno contrario.
A coniare il termine “travestito” per definire l’uomo che ama assumere sembianze femminili con l’aiuto di vestiti e trucco fu per primo il medico tedesco (e omosessuale) Magnus Hirschfeld, a suo tempo definito “Einstein del sesso” per i suoi studi approfonditi nel campo. Hirschfeld aveva osservato che il fenomeno del travestitismo non aveva molto a che fare con l’omosessualità. Anzi: a suo dire era più frequente tra gli eterosessuali. Né era chiaro il significato di quel fenomeno. Nella maggior parte dei casi, infatti, gli uomini che vestivano in abiti femminili (come le drag queen dell’epoca) esasperavano abiti e trucco: più che assomigliare a una donna, ne erano una parodia.
Effetti comici erano cercati anche dai primi travestiti cinematografici. Nella commedia di Billy Wilder A qualcuno piace caldo (1959), i due protagonisti si travestono da donne per entrare a far parte di un’orchestra femminile e sfuggire così a una gang malavitosa. Tra le tante gag la più memorabile restò per tutti la scena finale, quando il miliardario Osgood, innamorato di “Dafne” (in realtà Jerry, l’attore Jack Lemmon), commenta la scoperta della sua virilità affermando candidamente che “Nessuno è perfetto”. Come dire: il fatto che sei uomo un po’ mi dispiace, ma in fondo è un dettaglio. La trovata era umoristica, ma era anche il segno di un cambiamento culturale in atto.

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Gli artisti famosi possono influenzare le masse. I Beatles, con frange e capelli più lunghi lasciati liberi. Negli anni ’60 la maggior parte dei giovani si taglia i capelli come Elvis Presley, con basette e un bel ciuffo voluminoso. Negli anni si sono succedute varie pettinature e tagli di massa, con cadenza dettata dalle tendenze moda e hanno sempre più assunto il carattere di una manifestazione interiore del soggetto, o una distinzione e riconoscimento di veri e propri gruppi sociali. Ma non c’è stato un cambiamento permanente e volto alla libertà di scegliere come gestire il proprio aspetto indipendentemente dal proprio sesso.

Infatti i cantanti maschi che infrangono le regole estetiche a cui vengono educati sin da bambini, ai quai vengono da adulti suggerite (da conoscenti e amici), fortemente incentivate (da partner, i quali generalmente si aspettano soddisfazione visiva in cambio del loro soddisfare l’altro a propria volta) e imposte al genere maschile (o con insulti nella vita comune, o col ricatto economico nei posti di lavoro) sembrano spesso essere poco influenti sulle idee della società di come maschi e femmine debbano apparire. Questo perchè il mondo delle star (prevalentemente cantanti e artisti, e meno gli attori dai quali ci si aspetta al massimo un make up naturale) è considerato come un mondo a parte rispetto a quello dei comuni cittadini che fanno lavori da un guadagno esiguo con regole sociali a parte. Infatti, le star non devono portare il cv ai negozi della propria città, e aver paura di essere rifiutati perché no non si hanno risparmi in banca, o una famiglia sufficientemente agiata da mantenere durante la disoccupazione. Di conseguenza possono disinteressarsi completamente del se ai datori di lavoro stia bene o no che anche se si è uomini si hanno i capelli lunghi, lo smalto alle unghie, la matita agli occhi, o i leggins. Nonostante già negli anni 80 i maschi della musica avessero capelli lunghi, colorati, piastrati, si mettessero matita e rossetto, indossassero abiti molto colorati e anche rosa, e tacchi la società della gente non famosa e non ricca continua a reagire in modo avverso nei confronti dei maschi che si discostano molto dal modello preposto per il maschile. Nelle foto di stock se si fa una ricerca sui maschi a lavoro si vedono infatti maschi sorridenti, coi capelli corti, senza make up e orecchini, e senza smalto. Pertant o i personaggi mediatici non possono essere presi come prova per dimostrare come i comuni cittadini gestiscano il loro aspetto.

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Nonostante sia decisamente palese il contributo della cultura, degli altri, nelle scelte estetiche delle persone, molti non riescono ad accettarlo (anche perché dovrebbero ammettere di essere loro stessi condizionati inconsapevolmente) e quindi si rappresentano la realtà in modo edulcorato, dove ognuno ha preferenze e scelte totalemtne spontanee. A volte le persone che negano maschi e femmine compiano scelte che differenziaziano nettamente il loro aspetto portano singoli controesempi per affermare che non è vero che la maggioranza degli uomini è condizionata nel gestire il proprio aspetto e dunque la maggior parte degli uomini appare in modo simile e differenziato dall’aspeto femminile: “guarda un maschio coi capelli lunghi!” o “guarda, un maschio con le espansioni”. Ma uno o più controesempi dimostrano soltanto che il fenomeno non è assoluto, cioè non tutti sono conformi al modello, ma quando si parla di maggioranza non si parla di assoluti, e infatti non si nega che esistano degli uomini non conformi. Come quando si dice che sono le donne a prostituirsi in maggioranza e non gli uomini etero, non si nega che esistano degli uomini etero che lo fanno anche se le donne etero paganti sono pochissime.
Il fatto che ad alcune singole donne possano piacere gli uomini che non corrispondono al modello dominante (a vari gradi di difformità), ad esempio una fan dark-goth può preferire l’aspetto di un cantante come Robert Smith (rossetto, matita agli occhi e capelli lunghi e cotonati) a un uomo stereotipato, o un attore come Jason Momoa (che di difforme dal modello maschile ha solo la lunghezza dei capelli) non significa che allora la stragrande maggioranza delle donne senta e ragioni così e che non esistano più modelli mentali che condizionano i propri giudizi estetici, sia esplicitamente (come nel caso di chi afferma “io penso che uomini e donne debbano differenziarsi, perché la natura ha stabilito così”), o anche in modo inconsapevole dicendo semplicemente “mi piace di più così” dove quel mi piace è determinato da decine di anni di esposizione a certi modelli e a certi giudizi. Attualmente, gli uomini comuni sono obbligati nei posti di lavoro a vestirsi e conciarsi in un modo diverso dalle donne.
Molti grandi guerrieri della storia avevano i capelli lunghi, dai greci (che scrissero odi ai capelli dei loro eroi) ai norreni, dagli indiani d’America (famosi per i loro lunghi capelli lucenti) ai giapponesi. E più i capelli erano lunghi e belli, più il guerriero era considerato virile. I vichinghi con le loro trecce e i samurai con i loro lunghi capelli come simbolo del loro onore (si tagliavano la coda quando perdevano l’onore). Ma così non è oggi nella maggioranza dei casi.

I maschi famosi e ricchi non sono obbligati dalla società a conformare il loro aspetto alle aspettative della società, anzi, a volte vederli può essere una valvola di sfogo simbolica per le persone comuni che non possono essere come loro (o una speranza per un cambiamento sociale). Prevalentemente gli artisti e i cantanti famosi hanno questa libertà. Un maschio ricco e famoso in ambito artistico può conciarsi come vuole perché non deve portare CV a datori di lavoro che pretendono da un maschio una conformazione al modello esteriore e un non spiccare accanto agli altri maschi assunti (essere come gli altri), e la famiglia è contenta della sua difformità dal modello perché è ricco e famoso.

Se riproduce lo stesso comportamento di un cantante famoso un comune cittadino invece verrà comunque discriminato (“non sei mica famoso!”, “non sei mica una star!”, “chi ti credi di essere?”, “ti credi speciale?”) anche se si è abituati a vedere cantanti maschi vestirsi e conciarsi con la libertà che è riservata alle donne. Basta fare una ricerca di foto standardizzate che rappresentano lavoratori maschi e vedere come sono, e dunque come ci si aspetta che siano.

Tanté che se un comune cittadino prova a creare un aspetto simile a quello di alcuni cantanti alcuni gli diranno “non sei mica un cantante o una star”, “credi di essere speciale?” (una ragazza dall’aspetto alternativo è molto più accettata e frequente).
Non è quindi questa la soluzione all’oppressione dei sessi in ambito esteriore, anche se tutto fa brodo.

E quindi, a causa della conformazione a tali modelli, incontrando persone nel mondo si trovera la maggioranza dei maschi che si comporta o si presenta esteriormente in un certo modo diverso da quello delle femmine, e la maggioranza delle femmine in un altro modo diverso da quello dei maschi, anche se questo non è necessario non è inevitabile, e le leggi della fisica permettono di fare diversamente, e anche se opprime la libertà individuale. E questo ruolo è talmente introiettato che molte persone non riescono a capire che se un uomo sceglie di apparire in un modo che usualmene è indicato alle donne, mette il rossetto, indossa la gonna, tiene i capelli lunghi non diventa una donna, non cambia sesso, semmai si può dire che quell’uomo assume il ruolo e si appropria del diritto di conciarsi in quel modo che è stato reso esclusivo della donna nella società, in accordo con lo stereotipo dell’uomo, ma che può in verità essere di entrambi, in quanto la fisica non lo impedisce. Come diceva Tyler Durdern “infilarti le piume nel culo non fa di te una gallina”. Non ha senso quindire “sono diventato femmina”.
Per questo è stupido parlare di identità di genere solo perché qualcuno ritiene che se si è di un sesso allora per natura si debba gestire il proprio aspetto in un preciso modo e ci si debba comportare in un preciso modo. Questa persone non si identificano in un determinato genere ma sono semplicemente sessiste, e non comprendono si tratti semplicemente di convenzioni e tradizioni diffuse per motivi di convenienza storica. E un uomo a cui piacciono make up, pantaloni attilati e lucenti, tacchi, il rosa, i capelli lunghi si può rifiutare di usare tale terminologia della sociologia americana.

Ad esempio, solo le donne hanno il seno dunque solo le donne ha senso utilizzino il reggiseno, per piacere o per necessità nel caso delle donne dal seno grande, mentre il retro del tanga non soddisfa una necessità prettamente anaotmica relativa al corpo femminile come fa un reggiseno, perché sia le donne che gli uomini hanno le natiche, e la forma del retro del tanga è compatibile con l’anatomia sia maschile che femminile.

Quindi, poiché il fronte del tanga invece è stretto e non consente di contenere il pene e i testicoli, sarebbe possibile per un uomo indossare un altro tipo di tanga il cui retro è uguale sia per uomini e donne e il fronte diverso, dal momento che gli uomini hanno pene e testicoli che devono essere contenuti e non fuoriscire ai lati e le donne no.

Allo stesso modo se una bambina o una ragazza indossa l’azzurro il suo corpo non esplode né l’abito si strappa o viene respinto da una energia oscura del corpo in quanto di sesso femminile.

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A un maschio etero può piacere il make up, o la nail arte e infatti può diventare truccatore e nail artists, ma può piacere gli anche metterlo sul proprio viso e sulle proprie unghie. Così come può piacergli vedersi con i tacchi e le natiche alzate.
Molti maschi etero non si truccano, non si mettono lo smalto e non fanno altro, solo perché alla maggioranza non piaceranno, e molti emetteranno giudizi non richiesti, sul lavoro verranno discriminati e durante i colloqui verranno scartati. Ma se non ci fossero tutte queste conseguenze negative sceglierebbero make up e determinati abiti concessi alle femmine.


GRADI DI DIFFORMITà DAL RUOLO DI GENERE

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Se si valuta l’insieme di comportamenti, atteggiamenti, regole e scelte estetiche che la società si aspetta vengano rispettati in modo differenziato in base al sesso, e che educa a rispettare, e che poi le persone spontaneamente fanno proprie, e che variano dal proprio ambiente (una persona di sesso femminile in india avrà modelli differenti da una in italia) e si vuole catalogare a quale gradazione di aderenza una persona stia riguardo a tale modello, facendo uso di una logica non dicotomica o binaria (aderente al modello e non aderente al modello), cioè facendo uso di una logica sfumata, si può fare.
Si possono usare molti aggettivi affiancandoli a delle percentuali “giovane al 100%, al 50%, al 20%”, o “bello al 100%, al 50%, al 20%”, e “nudo al 100%, 50%, 10%” e quindi lo si può fare anche nei confronti dell’essere conformi o meno al modello mentale a cui la società si aspetta che maschi si conformino, facendo una lista di tutte le caratteristiche che si debbano avere per essere conformi (estetiche e comportamentali) “conforme al 20%, al 50%, al 100% al modello maschile” o più semplicemente “maschile al 20%…ecc”. Si potrebbe anche dire di un maschio che è “più femminile” ma si rischierebbe di dimenticare che il concetto di femminile, inteso come insieme di comportamenti a cui si viene educati, è culturale e non biologico.
Ad esempio, un maschio che a livello esteriore avrà i capelli lunghi, e tutto il resto del suo corpo sarà conforme al modello attribuito ai maschi (unghie corte, niente make up ecc), sarà poco difforme al modello maschile, mentre un maschio che oltre ad avere i capelli lunghi, si depilerà, si metterà lo smalto, si lascerà crescere le unghie, userà abbigliamento colorato, e rosa, e variegato e non squadrato, porterà delle scarpe col tacco, non vorrà fare il militare o andare in guerra, non vorrà pagare il conto alla donna ecc sarà molto difforme dal modello che ci si aspetta debba seguire un maschio.


COME DOVREBBERO ANDARE LE COSE IN AMBITO ASPETTO

Anziché scegliere se reprimersi e conformarsi o prendere coraggio e accettare di subire pressioni, discriminazioni e ricatti economici per poter scegliere di prendersi le libertà estetiche che hanno le donne maschi e femmine non dovrebbero subire alcuna pressione dagli altri (maschi e femmine) a conformarsi a dei ruoli e dei modelli estetici differenziati in base al loro sesso. Dunque, dovrebbero essere i gruppi di persone (maschi e femmine) che fanno pressioni e discriminazioni a doverla smettere.

Tra i vari tipi di pressioni ci sono i giudizi negativi e aspri su come si dovrebbe conciare un maschio.

I giudizi negativi sulle scelte altrui che non fanno male a nessuno (comprese quelle estetiche), se sono automaticamente prodotti dal cervello non si può eliminarli, ma si può pensarli senza la necessità di esternarli, e ci sono motivi per non esternarli dal momento che possono ferire e condizionare.

Ma un conto sono i giudizi soggettivi “non mi piace/preferisco” e un conto sono le prescrizioni oggettive “i maschi devono/non devono” o “donne che sembrano uomini, uomini che sembrano donne” e “se non fai x non sei una vera femmina/maschio”.”maschile” e femminile” sono concetti costruiti e imposti storicamente, che indicano come maschi e femmine si debbano comportare e conciare, quindi già dire che un maschio o una femmina snon sono “maschili o femminili” provoca un’emozion di star infrangendo qualcosa che si deve invece seguire. Si dovrebbe smettere di dirlo e pensare che sono solo modelli superati.

Ovvio che “non essere femminili” e “non essere maschili” significhi “non essere conformi al modello esteriore e comportamentale che la maggioranza delle persone nella nostra società si aspetta per un sesso o per l’altro” ed è ovvio che chi non si conforma al modello si allontana dal quel modello e perde la possibilità di essere categorizzato all’interno di quel modello. Così come se uno fa il gioco in legno dei bambini di inserire le figure geometriche (triangolo, cerchio, quadrato) mette il triangolo nella forma del cerchio e si accorge che sono diversi.

Ma quello che si deve capire è che tali modelli sono costruzioni sociali, e che opprimono le persone, anche in ambiti molto seri come quelli lavorativi, per cui le persone che non si vogliono conformare al modello sono costrette a sentirsi dire “scegli, o conformi il tuo aspetto al modello stabilito per il tuo sesso o qui non lavori”, oppure “sei un maschio ma sembri una femmina, non sei maschile, forse sei un trans, forse sei gay” cosa che a me è successa un sacco di volte, cambia e fai l’uomo!”. Dunque, essendo costrutti artificiali, li si potrebbe superare.

Ognuno potrebbe continuare ad avere le preferenze estetiche che vuole, una donna potrebbe scartare gli uomini che hanno i capelli lunghi, si mettono lo smalto, si depliano ecc ma senza usare concetti opprimenti dandoli come dati biologici e naturali inevitabili e incontestabili.

Nessuno nega a nessuno di preferire maschi e femmine che seguono il modello tradizionale, ma questo è diverso dal dire che maschi e femmine devono gestire il loro aspetto in modo differenziato anche se non vogliono, e che non sono maschili o non sono femminili, così come è diverso dire che per fare l’agente immobiliare il maschio debba avere i capelli corti, perché queste sono pressioni.

Dal momento che non è necessario imporre modelli esteriori differenziati per sesso, e non fa del male a nessuno non conformarsi a dei modelli prestabiliti, i maschi dovrebbero avere il diritto di gestire e modificare il proprio aspetto allo stesso modo delle femmine senza che nessuno dica niente in contrario o ricattati economicamente, e viceversa.
Quindi i maschi dovrebbero poter indossare camice rosa o coi fiori, depilarsi, tenere i capelli lunghi, truccarsi, mettere il rossetto, mettere l’ombretto, tenere le unghie lunghe, mettersi lo smalto, mettere la gonna, mettere i tacchi, indossare mutande con le natiche scoprenti, postare foto sexy delle natiche online ecc ecc senza sentirsi dire “sei un maschio, non devi conciarti così!”. E le femmine dovrebbero poter non depilarsi le ascelle senza sentirsi dire “sei una femmina, non devi conciarti così!”.

E si dovrebbe imparare ad apprezzare l’aspetto dei corpi di maschi e femmine, comprensivi del loro abbigliamento, non in base al modello al quale dovrebbero adattarsi, ma in base alle sensazioni visive pure.

In Virginia È Illegale Discriminare I Capelli Naturali

I nostri capelli sono una parte importante di noi stessi, della nostra identità e del nostro aspetto, e tutti noi dovremmo essere in grado di mostrarli con orgoglio. Nonostante ciò, uomini, donne e bambini neri sono ancora ingiustamente discriminati a causa dei loro capelli. Nei luoghi di lavoro e nelle scuole, ai neri viene spesso detto che i capelli naturali sono in qualche modo “non professionali” e possono essere anche licenziati o sospesi per la scelta della loro acconciatura. Negli ultimi anni, però, c’è stato un crescente impegno per innescare un cambiamento in questo senso.

Il 1 ° luglio, la Virginia è diventato il primo Stato meridionale degli USA a emanare il CROWN Act, un disegno di legge che rende illegale discriminare i capelli naturali nelle scuole e nei luoghi di lavoro. Delores McQuinn, rappresentante di Stato che ha promosso il disegno di legge, ha commentato:

I capelli di una persona sono una parte fondamentale della sua identità. Nessuno merita di essere discriminato semplicemente per il tipo di capelli con cui è nato o per il modo in cui sceglie di acconciarli.

La legge CROWN – che sta per “Create a Respectful and Open World for Natural hair”, ovvero “creare un mondo rispettoso e aperto per i capelli naturali” – è una legge che implica che a nessuno può essere negato il lavoro o le opportunità educative a causa dei propri capelli o per le acconciature protettive come trecce, afros, dreadlocks o nodi bantu; ha ottenuto attenzione nel 2019, dopo che il regista Matthew A. Cherry ha usato il suo discorso di accettazione all’Oscar per il film d’animazione Hair Love, per invitare gli Stati a far passare la legge. Le organizzazioni della CROWN Coalition hanno fatto una campagna per introdurre la legge in tutto il Paese e finora è passata in sette stati: California, Washington, New Jersey, Maryland, Colorado, New York e ora Virginia.

Il 3 luglio negli Stati Uniti viene celebrato il National CROWN Day. In occasione dell’anniversario di un anno dalla firma della legge in California, sarà “un giorno di solidarietà per i diritti umani di uomini, donne e bambini neri a indossare i capelli naturali con coraggio e orgoglio“.

Nel frattempo, nel Regno Unito, insegnanti e attivisti hanno affermato che le scuole puniscono regolarmente gli studenti neri per le loro acconciature – e ci sono stati diversi casi recenti di discriminazione razziale per via dei capelli. A febbraio, l’adolescente Ruby Williams ha ricevuto un pagamento di 8.500 sterline dopo che la sua famiglia ha intrapreso un’azione legale contro la sua ex scuola. A 14 anni, Ruby è stata più volte rimandata a casa dalla Urswick School di Hackney dopo che le era stato detto che i suoi capelli stile afro violavano le politiche dell’uniforme scolastica. L’esperienza la fece sentire umiliata e ansiosa, e sviluppò segni di depressione. C’è anche il caso di Farouk James, un bambino di 8 anni con i capelli lunghi, la cui madre ha lanciato una campagna per impedire alle scuole di costringere i ragazzi a tagliarsi i capelli, cosa che ha detto essere discriminatoria sia per razza che per genere.

Al fine di porre fine a questi pregiudizi e discriminazioni, l’autrice Emma Dabiri ha avviato una petizione all’inizio di quest’anno per proteggere i capelli afro e ha chiesto al governo di modificare il UK Equality Act del 2010 per includere la protezione esplicita per questo tipo di capelli.

Le recenti proteste in tutto il mondo hanno attirato l’attenzione sulla questione del razzismo sistemico e della brutalità della polizia che i neri continuano a subire. Il movimento per porre fine alla discriminazione naturale dei capelli può essere un piccolo passo per superare l’ingiustizia razziale, ma è una parte importante dell’eradicazione del pregiudizio quotidiano. Speriamo che altri Stati e Paesi approvino leggi simili per vietare questa forma ingiusta di discriminazione e garantire che tutti siano liberi di mostrare i propri capelli con orgoglio.


DIFFERENZE NEL GIUDIZIO SULL’ASPETTO DEL CORPO TRA MASCHIO E FEMMINA

Ci si può sicuramente comportare in modo contrario alla cultura in cui si è nati e cresciuti, e questo può stupire e sdegnare gli altri, A causa di ciò alcune persone possono chiedere in modo provocatorio a un maschio che si trucca, e veste con abiti destinati alle donne, se abbia la fica invece che il pene proprio perché non si è spontaneamente contenti di seguire il codice comportamentale stabilito per il proprio sesso.

C’è chi ritiene che le persone debbano apparire in un certo preciso modo, e che maschi e femmine debbano gestire il proprio aspetto in modi completamente differenti. La differenziazione tra i sessi è bidirezionale e interdipendente. Se il maschio deve differenziarsi dalla femmina allora la femmina dovrà differenziarsi dal maschio.
A causa delle persone (maschi e femmine) che ritengono si debba seguire certi modelli differenzianti su base sessuale, in ogni ambito della vita (la gestione della casa, i lavori, l’aspetto estetico…) discostarsi dalle aspettative su come si debba gestire il proprio aspetto esteriore può comportare problemi sociali, a volte anche gravi, sia per maschi che per femmine. Ma i maschi hanno possibilità di scelta decisamente più limitate e conseguenze spesso più gravi nell’essere difformi.

Si possono subire da semplici insistenze a conformarsi al modello maschile relative alla caratteristica o alle caratteristiche non conformi. Se i capelli sono lunghi e non corti, oppure tinti e non naturali, allora “tagliati i capelli, non sono adatti a un maschio”, “ti credi speciale rispetto agli altri maschi?”, oppure “sembri una mignotta con questi capelli colorati” o se indossa una maglietta rosa, o la matita agli occhi o il fondotinta le insistenze saranno per quello.

Insistenze per le quali si può provare molta irritazione se le si riceve per decenni (dall’adolescenza all’età adulta) al fatto più grave che si può essere rifiutati per lavorare, o minacciati di perdere il lavoro se nel frattempo lo si è modificato dal giorno dell’assunzione e se si continua ad avere un certo aspetto non attinente al proprio sesso (prevalentemente per i maschi, dato che le femmine in genere possono liberamente avere i capelli corti o lunghi, truccarsi o non truccarsi). Infatti, il datore di lavoro è interessato a soddisfare le aspettative dei clienti, dei collaboratori, e a plasmare i dipendenti in base ai propri gusti e ai propri complessi, comprese quelle nei confronti dell’aspetto dei dipendenti. E i dipendenti tra le varie cose non si vogliono sentire diversi.
Dunque, se ad esempio un datore di lavoro avrà un pubblico razzista, o sarà lui stesso razzista, non assumerà un nero, e se avrà un pubblico che divide nettamente il modo in cui un uomo deve apparire rispetto a una donna non assumerà neanche un bianco il cui aspetto sia non conforme al suo ruolo sessuale.

Questo ovviamente viene chiesto anche se tali imposizioni esteriori non sono necessarie al fine di poter svolgere il lavoro.

O potrà accadere di vedersi vergognare parenti e amici di mostrarsi insieme quando si esce, il ricevere frequenti commenti negativi e inviti a cambiare aspetto. Se un maschio etero si mostrasse come a una donna è concesso gridando di avere il diritto di poter mostrare parti sessualmente rilevanti e si truccasse, e si mettesse le gonne e sculettasse la maggioranza delle donne (tolte rare eccezioni) lo depennerebbero da un potenziale rapporto sessuale, oppure lo prenderebbero come fenomeno da baraccone di cui ridere. Ma se lo stesso uomo dichiarasse o di sentirsi interiormente donna, o di essere omosessuale allora riceverebbe empatia dalla maggioranza, perché si fa differenza tra un uomo etero che lo fa per puro gusto estetico un uomo che si sente donna, perché in questo casi si vede una necessità superiore, una non-responsabilità (pur continuando a essere discriminato ovviamente).

Quasi qualsiasi caratteristica fisica, di maschi e femmine, può essere presa di mira da chi pretende che le persone si conformino ai modelli dominanti che differenziano maschi e femmine.

Le reazioni altrui che condizionano a prendere le proprie scelte esteriori o puniscono le scelte prese riguardano naturalemnte ciò che è visibile del corpo in pubblico, non ad esempio i genitali. Tuttavia chi opta per transizione del proprio corpo da femmina a maschio o da maschio a femmina ha dei tratti visibili di tale cambiamento, ed è riconoscibile anche senza guardargli i genitali.

è diffusa una rappresentazione non corrispondente alla realtà su chi riceva imposizioni sul proprio aspetto nella società. Vengono cancellate tutte le imposizioni che colpiscono in contemporanea sia uomini che donne, e quelle che colpiscono solo gli uomini, per mostrare solo quelle che colpiscono le donne, facendo finta che non ce ne siano delle altre, in modo da confermare l’idea che certe imposizioni esistano per ottenere il compiacimento e l’asservimento maschile e per ottenere guadagno e prosperita per le aziende che si occupano di estetica, come se pettorali e addominali artificialmente costruiti in palestra, gli orologi costosi, le auto di lusso che gli uomini hanno bisogno di sfoggiare per attrarre le donne interessate alla ricchezza e al potere non facessero la gioia delle aziende.

Discostarsi dalle aspettative su come si debba gestire il proprio aspetto esteriore comporta problemi sociali, anche gravi, sia per maschi che per femmine: a lavoro, ma anche nelle relazioni sociali.

Farsi una rappresentazione aderente alla realtà e precisa di come stanno le cose sulle pressioni e imposizioni riguardo alla gestio dell’aspetto di uomini e donne richiede molto tempo, molte parole e attenzione. Nel farlo bisogna stare attenti a non cadere trappola nella parzialità delle informazioni che si possono naturalmente acquisire vivendo la propria vita che è differente da quella del sesso opposto. Una donna acquisrà più facilmente informazioni riguardo alle pressioni e le imposizioni che subisce e un uomo riceverà più facilmente informazioni riguardo a ciò che un uomo subisce. Ma solo l’unione delle due diverse informazioni può fornire un quadro completo.

La libertà assoluta di gestire il proprio aspetto quando non è solo e in un luogo chiuso non ce l’ha nessuno. A maschi e femmine è concessa libertà di scelta nel gestire il proprio aspetto (scoprirsi o coprirsi, usare o no il make up, pantaloni o gonne in base al sesso al quale ecc) solo all’interno di una piccolo gruppo di possibilità, mentre per il resto sono costretti a seguire le leggi della giurisprudenza, condizionati dalle leggi del mercato, e condizionati dall’immagine sociale, senza la quale si rischia di essere isolati e importunati.

Ci sono regole e pressioni su come si debba apparire che vengono imposte sia a maschi che a femmine in contemporanea (come l’obbligo di non avere tatuaggi e piercing sul volto o capelli stile punk per fare il 90% dei lavori dipendenti).

Altre regole sulla gestione dell’aspetto vengono imposte in modo differenziato e specifico agli uomini, mentre le donne vengono in genere semplicemente incentivate a conformarsi ma lasciate libere di fare il contrario (spesso in nome della “libertà delle donne” senza mai nominare “la libertà degli uomini” in quanto si pensa che essi l’abbiano già).

Sia maschi che femmine hanno la libertà da giudizi negativi e vincoli altrui nello scegliere come gestire il proprio aspetto quando le loro scelte rientrano nelle regole riservate al loro sesso, per la società in cui si vive differenzia i ruoli di maschi e femmine. Dunque un maschio che si aspetta che una donna si depili, così come una femmina che si aspetta che un uomo si metta il rossetto scelgono di appoggiare un sistema che differenzia nettamente i ruoli degli uomini e delle donne.

sicuramente in italia, in europa, e in generale in occidente, in sintesi, le regole dicono che:
Per quanto riguarda i tratti bioligici che non si scelgono
– capelli (i maschi corti e le femmine preferibilmente lunghi ma corti è accettabile)
– barba (rasata, corta o lunga a scelta)
– peli del corpo, compresi quelli pubici (per i maschi lunghi o corti in base alla ragazza con cui si hanno rapporti e quasi sempre corti per le ragazze),
Per quanto riguarda i tratti non biologici ma che sono comunque necessari (è necessario vestirsi e indossare le scarpe)
– abiti (per gli uomini squadrati, spenti, poco vistosi, niente scollature, niente gonne, niente calze a rete, niente tacchi alti, libera scelta per le donne) e le scarpe coi tacchi solo per le donne
Per quanto riguarda invece i tratti non biologici e non necessari ma desiderabili:
– make up, smalto, orecchini (niente per gli uomini, libera scelta per le donne)


ARGOMENTI FEMMINISTI

Alcuni/e ritengono che l’oppressione maschile non esista, altre ritengono che esiste ma è comunque causata e perpretata solo dagli uomini, altre ritengono che esiste ed è perpretata sia da uomini che donne, ma le donne avrebbero subito un lavaggio del cervello da parte degli uomini e quindi la causa originale sarebbe comunque da attribuire agli uomini.

“L’OPPRESSIONE MASCHILE NON ESISTE” cit.

Si parla di più delle imposizione esteriori alle donne perché si da più importanza alle donne rispetto che agli uomini, principalmente a causa del fatto che si ritiene le donne meritino maggiori tutele e che siano maggiormente oppresse (teorie del femminismo). E molte persone fanno derivare da questa maggiore esposizione mediatica data alle donne una dimostrazione di una maggiore oppressione femminile rispetto a quella maschile in ambito esteriore. Ma a un’analisi attenta si scopre che non è così, uomini e donne sono equamente oppressi. Le donne possono essere giudicate esteticamente anche dalle donne, se non altro perché esistono anche le donne omosessuali e bisessuali. E già questo basterebbe per evitare di descrivere i fatti come maschi contro femmine (molte femministe dicono “liberiamoci dal giudizio maschile!!”).

“L’OPPRESSIONE MASCHILE ESISTE MA è CAUSATA SOLO DAGLI UOMINI” cit.

Anche quando si parla delle oppressioni maschili secondo l’ideologia femminista si deve trovare sempre la causa nella sola volontà maschile e nel solo vantaggio maschile etichettando il fenomeno con un nome al maschile, e non si può mai dire che le femmine trovano vantaggio nel fatto che i maschi si conformino al loro ruolo e spingono attivamente perché lo facciano e che dunque i maschi siano oppressia sia da maschi che da femmine per vantaggi sia maschili che femminili.

Il gruppo di due parole funzionanti come unità lessicale “mascolinità tossica” usato per identificare l’ideologia secondo cui gli uomini debbano comportarsi in modi differenti dalle donne, e di conseguenza l’atteggiamento del criticare gli uomini che non si sottomettono ai ruoli differenziati tra maschi e femmine, viene usato solo quando si identificano i comportamenti di oppressione nei confroni dei maschi, mentre a parti invertite, quando si nomina e categorizza il comportameno dell’opprime le donne a livello esteriore, si impiega “ruoli imposti alle donne”, “coercizione estetica” o semplicemente “misoginia” e non “femminilità tossica”. Questa differenza mostra come ci sia alla base un’idea che ritiene giusto chiamare con nomi diverse le due oppressioni.

“mascolinità tossica” è una categoria costruita e diffusa dai e dalle pensatrici del femminismo. Dunque è una categoria che è coerente con la teoria del patriarcato, e infatti il messaggio arriva chiaro: il maschio subisce una coercizione estetica da parte di una ideologia maschile a vantaggio del genere maschile.

Ma questo punto è errato, perché in realtà il maschio subisce coercizione estetica, così come la femmina, a causa di un’ideologia che differenzia nettamente i comportamenti di maschi e femmine e opprime anche i maschi anche a vantaggio di quelle donne che appoggiano tale ideologia e di cui ne sono responsabili.

Pertanto in nomi da adottare per catalogare e descrivere i vari fenomeni inerenti devono veicolare questo messaggio, ma “mascolinità tossica” non fa questo servizio.

E’ necessario dunque chiamarla misandria (un sentimento ed un conseguente atteggiamento di avversione e ostilità nei confronti del genere maschile) e non mascolinità tossica, perché a parti invertite la chiamiamo misoginia, non femminilità tossica.
Questo perché mascolinità/femminilità sembrano mescolarsi con l’identità personale, come a dire che gli uomini non l’avrebbero subito, questo ruolo: non sarebbe stato imposto loro, ma l’avrebbero voluto.

Quando in realtà sia uomini che donne subiscono dei ruoli imposti dalle aspettative della società, fatta di uomini e donne, che avvantaggiano una parte degli uomini e una parte delle donne (quella a parte a cui le differenziazioni imposte piacciono).

Riconducendo ogni oppressione maschile ai concetti del patriarcato e inventando un linguagio coerente con questi concetti si sposta il fulcro della questione, cioè il il bisessismo o anche chiamata bioppressione (l’oppressione su entrambi i sessi) che colpisce sia maschi che femmine a vantaggio di alcuni maschi e alcune femmine, al patriarcato, e dunque non si combatte il bisessismo, perché non lo si riesce a identificare, ma si combatte pensando al patriarcato, quindi si combatte per le donne, tralasciando in modo forte gli uomini e giustificando anche la discriminazione degli uomini chiamandola “discriminazione positiva (ad esempio le quote rosa, o la differente tassazione lavorativa tra uomini e donne a favore delle donne proposta dalla Carfagna).

COERCIZIONE NEL COSTUME DA BAGNO
Le differenze culturali indotte di abbigliamento tra uomo e donna si vedono anche in spiaggia, dove la donna copre il seno mentre l’uomo lascia i pettorali scoperti, e la donna può tenere il tanga che scopre le natiche mentre l’uomo passa dai pantaloncini più o meno aderenti (capaci quindi di mostrare la forma del pene per chi ce l’ha grosso da mollo) agli slip che coprono le natiche ma mai al tanga. Inoltre in genere la donna si mostra depilata e solo pochi uomini no.

Quindi, c’è una simmetria opposta: seno coperto contro pettorali scoperti, e natiche femminili scoperte contro natiche maschili coperte.

E come ogni volta che ci sono delle differenze culturali tra maschi e femmine le femministe vedono continui privilegi maschili dove non ci sono, anche nei costumi da mare, e non vedono analoghi privilegi nella donna.

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Alcune di queste femministe affermano che i costumi delle donne sono contrari al benessere (scomodità per chi le indossa, e possibilità di irritazioni da sfregamento), e sono gli unici a marcare gli aspetti sessuali del corpo, e sarebbero semicostrette perché quasi introvabili costumi più coprenti.

E come ogni volta che ci sono delle differenze culturali tra maschi e femmine le femministe vedono continui privilegi maschili dove non ci sono, anche nei costumi da mare, e quando ci sono non vedono analoghi privilegi nella donna.

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SCOMODITà
Alcune femministe dicono che non è comodo, in senso assoluto, e non semplicemente per sé. Ma altre smentiscono dicendo che ci stanno tanto comode con la brasiliana, o che non riuscirebbero mai a mettere dei pantaloncini (anche se li apprezzano, tipo Sundek) poiché hanno la pelle troppo delicata, specie fra le cosce, e con sale e sole è subito eritema.
Ci sono ragazze che infilano di proposito la mutanda nata per essere tale a mo’ di filo intendentale, e ad alcune donne piace mettersi in mostra in spiaggia e ricevere ammirazione e attenzione maschile o femminile per le bisex od omo. Altre donne hanno tendenza naturista perché e, credendo che il corpo nudo non abbia capacità di eccitare sessualmente, usano costumi interdentali a mò di protesta nella speranza che gli uomini si abituino a vedere il corpo nudo senza eccitarsi (in modo dispregiativo loro dicono “deanimalizzino”) e perché odiano la pelle segnata dalla linea dell’abbronzatura.

COSTRIZIONE
Se una donna non vuole mostrare le natiche quando va in spiaggia i costumi adatti a coprirle ci sono, ci sono anche i burkini volendo.

Molte donne usano da anni il costume a pantaloncino aderente perché lo trovano più comodo di quello largo a boxer, e se non trovano quello che cercano tra i costumi femminili e ne comprano uno nel reparto ragazzo.
Alcune come costume uso i pantaloncini da uomo: hanno le tasche davanti e dietro (dietro addirittura chiudibili con il velcro), nascondono la pancia , non si vedono i peli all’inguine e in piu’ li indossano come un capo di abbigliamento. Basta infilarsi un paio di infradito per poter girare sia per strada che in spiaggia.

se l’uomo tenta di mostrarsi diversamente dalla maggioranza degli uomini (mettendosi il tanga e depilandosi) verrà deriso o frainteso (si penserà essere un omosessuale o un travestito). Se gli uomini vogliono mostrare le natiche, non solo non trovano tanga per uomini (diverso da quello della donna perché capace di contenere anche il pene e i testicoli), ma subiranno o il disprezzo sociale o il pregiudizio di essere automaticamente omosessuali o travestiti o uomini che si sentono donne. La seduttività dell’uomo sulla donna non è permessa in libertà tramite l’esposizione delle natiche, ma solo tramite petto e addominali se palestrati.

SESSUALIZZAZIONE
ci sono molte pubblicità, locandine e poster dei costumi maschili col soggetto che mostra il pacco in bella vista, così come in quelli femminili si mostra il sedere. Sicuramente quelle pubblicità sono la norma e non un’eccezione a fronte di un’ondata di pubblicità di costumi e abbigliamenti femminili sempre più capaci di emozionare sessualmente.

PRIVILEGIO MASCHILE
Il fatto che la donna abbia il privilegio di poter essere fisicamente seduttiva nei confronti di uomini etero e donne bisessuali ed omosessuali, e dunque poter scoprire le natiche che l’uomo non può scoprire senza essere deriso, e ricevere maggiore disponibilità e anche denaro, può comportare naturalmente un incentivo sociale a esserlo, che porta le donne a crescere più propense degli uomini a mostrarsi seducenti, ma non un obbligo, né una imposizione.

Quindi entrambi, maschi e femmine, subiscono una induzione a mostrarsi in un determinato modo, diverso dall’altro, e entrambi hanno vantaggi e svantaggi. Quindi, non è che la donna sia sottomessa dall’uomo a mostrarsi così.

Tali teorie vanno spesso in contraddizione tra loro. Se le donne hanno le natiche scoperte in spiaggia è colpa del patriarcato che vuole le donne diano piacere agli occhi degli uomini, ma se le donne non possono scoprire il seno in spiaggia è colpa del patriarcato.

Se fosse vero che alle donne fosse imposto dagli uomini etero e maschilisti di mostrare le natiche in spiaggia, non mettendo sul mercato costumi coprenti per le donne, per compiacere l’uomo etero allora non si vede perché non sia imposto anche di mostrare le tette, che a molti uomini attizzano di più che delle natiche, oppure addirittura anche la vulva, che il plus dell’attizzamento, e quindi è dubbio che sia a causa degli interessi maschilisti.

CAPELLI

Alcune donne, poiché possono conoscere solo le oppressioni che vivono loro, non conoscendo quelle dei maschi, credono che i maschi non subiscano alcuna oppressione in merito ai capelli.

Benché sia agli uomini che alle donne possono crescere i capelli lunghi oltre le spalle, viene imposto di tenere i capelli corti solo agli uomini, ad esempio tramite il ricatto economico (o ti tagli i capelli o non puoi lavorare) e, al contrario vengono semplicmeente incentivate le donne a tenerli lunghi pur lasciando loro la libertà di tenerli anche corti, tramite complimenti (i capelli lunghi ti fanno molto femminile e sensuale) o paragoni (stai meglio con i capelli lunghi). E infatti, molte ragazze che si lamentano delle pressioni riguardo ai peli sulle donne, spiegandone le motivazioni con la teoria del patriarcato, avranno i capelli lunghi e saranno fidanzate con ragazzi dai capelli corti.

Poi se un uomo ha le ciglia lunghe può sentirsi dire che sembra una femmina, in modo svalutante.

BARBA
I maschi hanno sufficiente libertà sul radersi la barba (nella maggioranza dei luoghi di lavoro non viene imposto il radersela, mentre in alcuni viene imposto), perché la barba è un tratto caratteristico degli uomini) e solo nel privato qualche donna può dire che un uomo senza barba è una donna. Questo perché l’assenza di barba in un uomo e un tratto associato all’immaturità (ragazzo che deve diventare uomo) e non a un tratto prettamente femminile, poiché alle donne crescono i peli ma non la barba, oltre al fatto che avere la barba può risultare seducente per alcune donne, al contrario dei peli del corpo.

MAKE UP
Viene imposto ancora di più dei capelli agli uomini di non mettere rossetto, non usare fondotina, che è utile per convivere meglio con cicatrici e problemi della pelle o indossare tacchi, e infatti se lo fanno vengono interpretati come transessuali e non viene in mente a nessuno che possano invece essere uomini etero che amano usare make up, tacchi ecc, e incentivando le donne a indossare rossetto e tacchi, pur avendo anche la libertà di non indossarli senza subire conseguenze negative.

I maschi sin da bambini vengono educati a gestire il proprio aspetto secondo modelli differenti dalle femmine. Nella gestione di ciò che si può modificare frequentemente del proprio corpo come capelli e unghie (capelli corti e unghie corte), come nell’abbigliamento (colori degli abiti non eccentrici, scarpe piane…) e imparano ad apprezzare ciò che è ritenuto coerente col proprio sesso e disprezzare ciò che è ritenuto inadatto al proprio sesso, e quindi a prendere in giro tutti gli altri bambini che avessero qualcosa di non conforme al modello.

E nei casi limite una madre che si vede tornare il figlio da scuola vestito di rosa perché ha sporcato tutti gli abiti potrà rimproverare le maestre dicendo loro “mio figlio è meglio rimanga sporco di pipì che si vesta di rosa che può confondergli le idee su come un maschio si deve vestire”.

Gli uomini, dalla pubertà in poi, al contrario delle donne che invece vengono incentivate a tenere i capelli lunghi ma comunque possono tranquillamente averli anche corti ricevendo ugualmente complimenti, se vogliono tenere i capelli lunghi si sentiranno dire che stanno male coi capelli lunghi, che sono poco macolini, che impicciano per i lavori da uomo (per fare il saldatore, il carpentiere, ecc) perchè sono una lunghezza da riservare alle donne, e gli si dice che quindi “sembrano donne”. Se poi hanno un taglio particolare, e qualche colore, sui loro capelli lunghi, gli si può dire che “sembrano delle mignotte”.

Quando gli uomini diventano maggiorenni e capaci di stipulare un contratto di lavoro trovano idee sulla divisione dell’aspetto anche nel mondo dell lavoro e se le non le rispettano non possono lavorare. Quando gli uomini dai capelli lunghi sono involontariamente disoccupati e cercano lavoro viene detto loro che se non lo trovano è anche colpa del fatto che si ostinano a tenere i capelli lunghi. Così anche nel caso di tutte le altre scelte esteriori non corrispondenti al modello maschile: che si mostrano nelle foto che postano nei social mentre vestono di rosa (anche se molte persone ritengono che sia giusto i maschi si possano vestire di rosa o con colori floreali, nessuno dice che invece sia giusto possano fare tutto il resto che fannole donne, dal make up ai tacchi), che hanno gli orecchini, che amano truccarsi il volto (peggio ancora se col rossetto), che indossano i tacchi invece di adattarsi al gusto dominante.

I transessuali che si sono rifatti il corpo si ritrovano a non poter nemmeno adottare in modo efficiente uno dei due modelli, maschile e femminile, proposti e imposti dalla società perché non somigliano più né uno né all’altro. Anche qualora lo facessero, alcuni tratti li potrebbero far riconoscere come operati. E hanno ancora più problemi, perché gli ambiti che rimangono in cui non ci sono discriminazioni nei confronti del loro aspetto sono pochi, e spesso non amati dalla maggioranza delle persone. Ad esempio gli ambiti sessuali (pornografia, servizi webcam, escorting).

Un ambiente in cui la sopravvivenza dell’individuo dipende maggiormente dalla famiglia piuttosto che dallo Stato favorisce differenze marcate nei ruoli tra i sessi, perché c’è più bisogno di dividere le energie, il tempo, il denaro, le competenze con qualcuno dell’altro sesso per fare tutto ciò che è necessario per sopravvivere (lavoro retribuito, lavoro domestico…) e cercare piacere e felicità.

per quanto riguarda la depilazione genitale, dato che se non è per lavoro, in genere la vede solo il/la partner che la vede non è per moda. è per piacere a chi t’interessa. così come un maschio si depilerà per piacere alle ragazze che si vuole trombare, se queste non desiderano al contrario i peli.

Se invece si mettono matita, rossetto, smalto, gonna allora sarà ancora peggio, e sarà il datore di lavoro stesso a dire che non è possibile assumere un uomo che si concia da donna, soprattutto al pubblico dove le persone rimarrebbero indignate e non tornerebbero più, e alcuni amici e alcune amiche si sentiranno a disagio a uscire a passeggiare in un luoghi in cui possono essere visti insieme a un uomo che usa un’estetica destinata alla donna, anche fosse una maglietta rosa, e quindi preferiranno evitare, dicendolo anche apertamente.

Molte donne affermano “la donna è l’essere più perfetto che sia stato creato, ed è giusto che mostri la sua perfezione”.

Gli uomini sono scoraggiati nel togliersi i peli se lo vogliono con “ma che sei gay” “l’uomo deve essere peloso”, e le donne sono incoraggiate a toglierli. E questa caratteristica culturale gli uomini sono esclusi dal commercio della loro immagine e le d. Quindi ci perdono. Dunque, non è un fenomeno che colpisce solo le donne. Sono i peli in sé che non vengono accettati.

Inoltre già nell’antico Egitto le donne si radevano i peli del pube dato che solo un corpo liscio e senza peli (con l’eccezione dei capelli) rappresentava vera bellezza, giovinezza e innocenza. Lo si faceva con creme a base di miele e olii.

Lo stesso avveniva anche in Grecia dove le donne con peli pubici erano considerate orribili, soprattutto nei ceti più elevati.

A Roma si utilizzava la depilazione tramite apposite pinzette.

In Oriente le leggi rituali prescrivevano la depilazione della regione pubica: i peli erano fatti cadere con una sostanza composta da trisolfuro d’arsenico e calce. Per questo, nell’antica Roma, gli schiavi di origine orientale erano considerati dei veri e propri maestri nell’arte della depilazione, che praticavano servendosi di resine ed impacchi di pece caldi.

Questa abitudine proseguì nei secoli, cadendo in disuso a partire dall’epoca di Caterina de Medici, che proibì la depilazione per le donne in attesa.

Arrivando ad anni più vicini a noi, la depilazione è stata riscoperta negli anni ’60 ma a depilarsi integralmente o quasi erano le attrici e gli attori dei film a luci rosse, per esigenze di copione, le ballerine e poche altre. Signore e signorine “normali” evitavano interventi troppo “radicali” ed al massimo procedevano alla depilazione solo nel periodo estivo.

Oggi, complici i tanga e nuove forme di erotismo, il pelo pubico è sempre più “out” ma quali sono i sistemi migliori per avere un “luogo intimo” perfetto? Ecco tutto quello che avreste voluto chiedere.

Dunque, può essere che siano state fatte delle campagne pubblicitarie per creare questo desiderio di farsi i peli, e che prima non ci fosse questo standard, ma è questione di periodi storici, e di luoghi, magari nello stesso posto prima ancora dell’assenza di questo standard c’era l’estetica come assenza di peli.

è necessario chiarire che la disparità di trattamento nei confronti dell bellezza non è un problema di sessi, poiché anche tra le donne ci sono categorie che possono beneficiare di questa disparità e categorie che non possono. Le “belle” e le “brutte”.

Credo sia manipolare i fatti a favore del femminismo dire quanto dite.

Dovrebbere essere considerato reato il discriminare un uomo o una donna se agiscono in modo differente dai modelli relativi a uomini e donne, lasciando la libertà a tutti di seguire dei modelli prestabiliti.

Non solo gli uomini devono vestirsi e acconciarsi in modo diverso dalle donne, ma il modo in cui devono farlo è banale e spesso neutro dal punto di vista estetico.

Gli uomini etero non fanno caso alla bellezza degli altri uomini, non dicono “quanti amici boni ho” perché non sono abituati ad essere al centro dell’attenzione in termini di bellezza.
Sono abituati al massimo a fare complimenti e spendere soldi per comprarci fotocamere e pagare studi per fotografare le donne e farle ammirare senza essere pagati. Questo perché ci si rassegna a non ricevere lo stesso interesse dal momento che si constata l’enorme differenza.

Dal fatto che il mercato fornisca molte merci e servizi, relativi all’aspetto (abbigliamento, accessori, cosmesi, trattamenti estetici) differenziati creativamente tra loro, alle donne, e pochi agli uomini, e che la società si aspetti un uso massiccio delle merci e dei servizi relativi all’estetica da parte delle donne, mentre ponga molte più restrizioni alla libera scelta di come apparire agli uomini, deriva che genere femmile e genere maschile abbiano vantaggi e svantaggi differenti.

Il genere femminile, al contrario di quello maschile, è molto esposto al rischio di consumare ossessivamente in ambito estetico (abbigliamento, cosmesi, profumi) al punto dal rimanere senza risparmi e avere sempre il bisogno di sottomettersi a datori di lavoro e clienti per l’assenza di una cifra da parte utile a dare sicurezza, in quanto il potere più forte del genere femminile è l’attrattività sessuale e di conseguenza il suo interesse principale è l’estetica del proprio corpo.
La soddisfazione del desiderio estetico è percepito dalla stragrande maggioranza delle donne come inevitabile, al punto da dire che “si ha il problema di doversi depilare” e che non si “non può avere le gambe coi peli” e non che non si vuole.

Oltre al forte bisogno di suscitare certe emozioni col proprio aspetto, o di non suscitarne di negative, ci sono le aziende che impegnano persone competenti per sedurre il cervello delle donne e convincerle a comprare.
Il problema che riscontrano nel resistere all’acquisto di trucchi è anche che sono belli da vedere anche se non li si mette in faccia. L’incanto di una trousse di ombretti appena comprata, con le pasticche di colore intatte e vellutate e il pennello vergine. O la seduzione fetish di un rossetto nuovo con la sua punta scarlatta che si erge ancora nuova dall’astuccio. Matite per occhi e per labbra e boccette di smalto risvegliano nelle donne adulte la loro attrazione e la loro sete di potere seduttivo. Scatta la febbre da collezionista, e se ne comprano di ogni colore, che stiano bene o no su sé stesse, per il puro gusto di avere un beauty-case assortito, da vedere e rivedere, in bagno o in camera da letto. Inoltre, per persuadere all’acquisto le profumerie offrono il make up artist all’interno della profumeria, che è l’equivalente per un maschio della lap-dancer nel night club.
Poi, molte ragazze credono che se si cambia atteggiamento interiore, credenze, valori allora si debba necessariamente cambiare look, come se le due cose fossero collegate, mentre un maschio che cambia interiormente non cambia colore di capelli o colore di rossetto.

Per questo crescere una figlia può costare molto di più rispetto ad un figlio. La differenza è dovuta al costo dei vestiti, al trucco, agli articoli da bagno, alle scarpe e molte altre cose, vestiti, prodotti di bellezza, giocattoli costosi come la casa delle bambole o la cucina.

Le ragazze, durante il periodo dell’adolescenza, riescono a spendere 14 mila euro solo in cosmetici e prodotti per la toeletta. I ragazzi, invece, spendono 9 mila euro solo in tecnologia. Una bella differenza tra le due cose. Questi però sono niente a confronto dei vestiti che costano quasi il 37% in più di quelli dei ragazzi.


Mentre il genere maschile si ritroverà con meno libertà, e più frustrazione nel caso desideri apparire in modo molto differente rispetto al modello maschile che dovrebbe seguire.


ABBIGLIAMENTO

Anallizzando le differenze di estetica tra uomo e donna non attinenti alla biologia umana e quindi non necessarie, ovvero determinate culturalmente, nell’abbigliamento agli uomini le industrie forniscono un certo tipo di vestiti molto simili tra loro, alle donne un altro tipo di vestiti molto diversi tra loro.
Le donne hanno un numero maggiore di merci e servizi da poter scegliere riguardo al proprio aspetto rispetto al numero di merci e servizi che hanno da scegliere gli uomini. Gli uomini ad esempio non indossano molte delle cose che indossano le donne: autoreggenti, tanga, scarpe coi tacchi ecc.

L’abbigliamento tra uomo e donna è differente, e la quantità di pelle scoperta non è uguale. La donna è quella che è accettato si possa scoprire di più. Dunque, nei rapporti in cui c’è esclsusività sessuale una donna non ha molto da limitare a un uomo a livello di abbiligaliamento, che è sempre più coperto di una donna, e tra l’altro una quantità maggiore di donne rispetto agli uomini è interessata all’amore e non al sesso.

Al di là del reggiseno che nel caso di seni molto grandi ha la funzione pratica di sostenere e fermare le mammelle limitando l’oscillazione verticale e orizzontale durante il movimento (ad es.mentre la donna cammina), gli altri indumenti hanno una funzione soltanto estetica, come le calze autoreggenti.

Per le donne vestiti e accessori fatti con linee sinuose che ricordano l’ideale del corpo femminile nella maggioranza dei casi, e per gli uomini vestiti e accessori fatti con linee rigide e spigolose, che ricordano il corpo ideale maschile nella maggioranza dei casi. Questa abitudine determina una aspettativa che crea un dispiacere quando una donna vuole vestirsi con linee rigide, e un uomo con linee sinuose poiché gli altri mostrano stupore, disapprovazione e diffidenza nella sanità mentale dell’altro che non comprende le regole della società.

Le donne curano il proprio aspetto per mantenerlo esteticamente piacevole e seducente, e hanno il diritto di modificarlo, anche in modo creativo e innaturale.

Partendo dall’alto del corpo e arrivando al basso si possono identificare:

Avendo in maggioranza le donne i capelli lunghi rispetto agli uomini, che invece o per natura a causa della maggior frequenza di calvizie negli uomini, o per cultura, a causa del fatto che si ritiene gli uomini siano più belli e interessanti coi capelli corti, le donne hanno modo di spendere denaro per curarli e modificarli: Tenerli lucidi, fare certi tagli di capelli, tingerli, aggiungere cyberdreads colorati…

Strumenti per amplificare tratti del viso e modificarne l’apparenza: Trucco agli occhi, fard per il viso , tinte per capelli, cyberdreads colorati, orecchini, anelli, collane, bracciali, smalto, unhie lunge per le donne, unghie corte per gli uomini, scollature sul seno e sulla schiena, gonne (anche molto corte), calze, pantaloni aderenti, panta collant, leggins, scarpe col tacco. è evidente che questi accessori creano un interesse estetico, e sono strumenti utili per sedurre se lo si vuole.

GIACCA E CRAVATTA
Gli uomini a differenza delle donne sono spesso obbligati a giacca e cravatta, anche in ambienti molto caldi, e l’ipertermia conseguente ha effetti dannosi sulla salute. Comporta perdita di liquidi per sudorazione, repirazione e perspiratio, con conseguente aumento della densità del sangue, aumento dello sforzo cardiaco, formazione di calcoli alle vie urinarie, cefalee, nausee , vomito, svenimento. Il caldo per alcuni non fa “solo sudare”, e una persona costretta ad abiti invernali d’estate sverrebbe un minuto sì e l’altro anche, causa pressione bassa.
Richiedere la giacca per gli uomini corrisponde a una certa visione dei rapporti sociali, della dominanza fra culture e dell’identità di genere.
Allo stesso modo, servire prima le donne significa dare per scontato un certo tipo rapporti e identità di genere: un modo di incasellare le persone in ruoli in base all’aspetto esteriore.
Ci sono ristoranti, bar ecc. che richiedono la “giacca per i signori” o che servono la donna prima del suo fidanzato. Chi bisogna servire prima? Si vada a caso, si alterni, si eviti in tutti i modi di dare l’impressione di usare più attenzioni, più delicatezze, più “coccole” alla donna.

SCARPE

Le donne in occidente vengono lasciate libere sia d’indossare scarpe piane che scarpe coi tacchi, anche se si ritiene siano più belle con le scarpe coi tacchi, e molte di loro si vedono più belle coi tacchi e dunque scelgono liberamente di acquistarle, anche in grandi quantità (anche collezionarle) e indossarle nel loro tempo libero.
Nella maggioranza dei lavori accessibili per le donne esse hanno non è necessario indossare tacchi, e possono scegliere quelli se è una loro necessità che devono assicurarsi, mentre per altri lavori al pubblico richiedono alle donne di indossare tacchi, anche se non troppo alti, come promoter, hostess. E in altri lavori è fortemente richiesto, indossare anche tacchi altri, come per le stripper nei night club, di avere un abbigliamento che esalti il più possibile la sessualità del loro corpo, e dunque anche i tacchi perché aumentano l’attrattivià sessuale delle natiche femminili e dunque l’interesse per i clienti a pagare per guardare i loro corpi.
Mentre gli uomini, in qualsiasi lavoro, possono indossare solo scarpe piane, infatti nel caso si presentassero coi tacchi in ufficio, o in un negozio d’abbigliamento perderebber il lavoro e lo stigma sociale. La gente penserebbe siano matti e incapaci di comprendere le regole della società, e i datori di lavoro si vergognerebbe di mostrare a colleghi e clienti di aver assunto una persona che non si sa piegare ai voleri estetici divisi su base sessuale dell’azienda.

L’obbligo di far indossare i tacchi durante l’orario di lavoro comporta la possibilità di provare dolore ai piedi di chi li indossa di problemi ai piedi dovuta al fatto che le scarpe diventano più strette in punta (non lasciano spazio alle dita e le stringono come una morsa fino a deformarle) e obbligano il peso del corpo a scaricarsi sull’avampiede, in un tempo prolungato, in cui non le si può togliere ma al massimo fare un pausa e in bagno attendere qualche minuto senza. E sono una delle cause dell’alluce valgo e delle metatarsalgie (cioè i dolori alla base delle dita dovuti alla compressione e alla caduta delle teste metatarsali). Tuttavia, non essendo l’obbligo esteso a tutti i lavori (cioè non è simmetrico “le donne devono sempre indossare i tacchi” “gli uomini non devono mai indossare i tacchi”), chi non vuole sopportare tale dolore, oppure ha i piedi più fragili, potrà scegliere altri lavori, o tentare di proporre compromessi.

Mentre l’obbligo di non indossare mai i tacchi in nessun lavoro, non può portare a conseguenze fisiche negative, ma porta solo a una frustrazione estetica, ma sopratutto a una discriminazione sessuale nel momento in cui quest’obbligo vale solo per i maschi.

In giappone l’aderenza a modelli totalmente differenti tra i sessi è imposta in modo simmetrico sia agli uomini che alle donne. Si pensa che una donna non rispetta le buone maniere se indossa scarpe senza tacco come fanno gli uomini, e dunque non è libera di indossare invariabilmente scarpe piane o scarpe coi tacchi, e al contempo si pensa che un uomo non rispetta le buone maniere se indossa scarpe col tacco come fanno le donne, quindi non è libero di indossare invariabilmente scarpe piane o scapre col tacco in base al proprio gusto.

L’abbigliamento in ufficio è disciplinato da regole molto ferree in Giappone. In particolare, per le donne, presentarsi a un colloquio o una riunione in scarpe basse è considerato una mancanza di rispetto. Chi si rifiuta di mettere i tacchi, quindi, potrebbe non essere considerata per una determinata posizione, pur avendo i requisiti, o passare per una persona poco seria (o, peggio ancora, una maleducata). Anche chi, pur volendo, non può indossare quel tipo di scarpe per problemi fisici, può andare incontro a questo tipo di limitazioni.

Ishikawa, la donna che ha iniziato la protesta e che ne è diventata il simbolo dopo essersi fatta fotografare con le scarpe da tennis su una scrivania, dice che questa regola è discriminatoria e dannosa per la salute delle donne.

O le pratiche di seduzione, nella maggior parte dei casi gli uomini provano a sedurre, e le donne si fanno sedurre.
Va specificato che la barba è un tratto biologico del sesso maschile, non è determinata culturalmente, quindi non va inclusa nelle differenza determinate culturalmente. gli uomini possono avere la barba lunga come la barba corta, e se anche ci fosse una regola che impone agli uomini la barba corta non si potrebbe comparare con le donne, perché le donne la barba non ce l’hanno, e semmai sarebbe una regola che differenzia gli uomini dagli altri uomini e non dalle donne.

DIFFERENZE NELL’ASPETTO TRA UOMO E DONNA

Le differenze tra uomo e donna per quanto riguarda la gestione dell’aspetto, dalla testa ai piedi, le si possono vedere camminando per strada, entrando nei negozi, andando a scuola o a lavoro, guardando la propria famiglia, i propri parenti e i propri amici, guardando film e telefilm, telegiornali e varietà televisivi, sfogliando riviste con immagini, guardando cartelloni pubblicitari, andando dal parrucchiere e facendosi illustrare i tagli e le acconciature da uomo e da donna, andando nei negozi di abbigliamento e vedendoli divisi in reparti da uomo e da donna, andando a comprare costumi da mare e vedendo le differenze tra i due e così via. Non c’è mai stato nessun presidente della repubblica o del consiglio coi capelli lunghi, e nemmeno un parlamentare maschio coi capelli lunghi, mentre ci sono state molte parlamentari donne coi capelli lunghi. Anche i giornalisti e le giornaliste in tv, gli uomini coi capelli corti, le donne coi capelli lunghi.

Sia riguardo a ciò che fa parte del corpo e si può modificare frequentementecome i capelli, le sopracciglia, i peli, le unghie che lasciati al naturale sarebbero lunghi sia per maschi che per femmine, ma maschi e femmine se li tagliano o tolgono in modi differenti. Sia per quanto riguarda i materiali estranei al corpo con i quali lo si ricopre (cappelli, orecchini, make up, abiti, borse, scarpe).

Negarlo è bizzarro, ma c’è chi lo nega, forse perché ha qualche disturbo della vista, e afferma che maschi e femmine vivono in maggioranza allo stesso modo, si comportano allo stessom modo e gestiscono il loro aspetto nello stesso modo.

Queste differenze di genere vengono mantenute anche attraverso giudizi non richiesti, pressioni, insistenze e condizionamenti forti, come nel caso del non accesso al lavoro o della perdita dello stesso.

Naturalmente che ci possano essere pressioni e condizionamenti non significa che tutti possano subirle. Alcuni potranno non subirle. Ma questo non nega che ci siano, e non dice neanche che siano pochissime.

TESTA

Essenzialmente le donne possono scegliere tra due possibilità d’aspetto opposte, dalla testa ai piedi, senza che la società la condizioni pesantemente: essere naturali o usare make up e abiti e accessori destinati alle donne oppure abiti e accessori comuni anche con gli uomini. Mentre agli uomini è permesso senza condizionamenti esterni essere solo naturali e indossare solo abiti e accessori destinati agli uomini. Un uomo coi capelli lunghi e il rossetto e con la gonna sarà altamente discrimianto anche sul lavoro. Figuarsi quindi se ci va con dei seni impiantati o con interventi estetici come le labbra gonfiate e chirurgici per somigliare al corpo di una donna.

A cominciare dall’alto del corpo, per la gestione dell’aspetto della testa (capelli, sopracciglia, occhi, pelle del viso, orecchie, bocca) le differenze tra maschio e femmina  sono molte.
La donna porta prevalentemente i capelli lunghi, ma è libera di portare i capelli corti, mentre l’uomo porta prevalentemente i capelli corti, e riceve molte più pressioni a tagliarli. Lesopracciglia vengono curate in modo diverso (le donne più fini e delicate, gli uomini più folte e squadrate). Le donne possono indossare gli orecchini lunghi e grandi, mentre gli uomini no, al massimo dei cosi minuscoli.

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La differenziazione dei prodotti per capelli tra uomo e donna è
uomo: shampo, gel
donna: shampoo, balsamo, lacca, colore

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In genere gli uomini li portano corti e le donne lunghi. Si tratta di uno stupido uso introdotto da san Paolo, che dice nella Prima lettera ai Corinzi: “è la natura a insegnarci che è indecoroso per l’uomo lasciarsi crescere i capelli, mentre è una gloria per la donna: la chioma le stata data a guisa di velo”.
Per quanto riguarda i capelli gli uomini possono essere rifiutati per lavori, ad esempio riprese televisive per la rai che obbliga per contratto gli uomini ad avere i capelli corti. O possono sentirsi dire da amici o parenti che è meglio se li tagliano per cercare lavoro, che diminuisce le probabilità di essere assunti perché sono identificati come sintomi di mancanza di ordine, e di affidabilità. Ma questo non accade con le donne, che invece sono lodate per i loro bellissimi e lunghi capelli. Oltre a ciò le unghie gli uomini non possono tenerle lunghe, invece alle donne viene attribuita più bellezza e vengono anche smaltate. Il fatto che se un uomo si lascia le unghie lunghe come una donna viene guardato male e gli si dice “che schifo” non è grave quanto altri fatti, ma comunque è fastidioso e condiziona molti a tagliarsele o non a nascondersi le mani.
Inoltre, una discriminazione leggera, se portata avanti per i “diritti” delle donne è accettata maggiormente, mentre una polemica stupida portata avanti per i “diritti” degli uomini è riconosciuta subito come tale.

MAKE UP
Non solo il sesso fa la differenza nel mondo, cioè quello femminile su quello maschile, ma anche il make up, che copre difetti estetici, oppure aggiunge linee ed effetti che il viso non ha, ma che è riservato per regola sociale alle donne in modo totale nella vita quotidiana, in modo parziale nella fotografia pubblicitaria dove per l’uomo è ammesso il trucco di base che serve a rendere più omogeneo il colore della pelle. Il trucco che invece crea illusoriamente linee esitenti è esclusiva del sesso femminile (gli uomini etero sarebbero chiamati gay se utilizzassero certi make up). E soprattutto le persone non fanno differenza tra percezione e realtà, perciò se percepiscono una ragazza truccata e sentono attrazione per lei, credono che lei abbia le qualità che percepiscono, quando invece esse sono date dal make up.

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CAPELLI

Non è semplice preferire un’estetica diversa da quella che la società impone a maschi e femmine, dunque non è semplice avere i capelli in modo diverso da come impone il modello per il maschio (corti) senza nessuna conseguenza negativa.
La maggioranza dirà a un maschio che sta male coi capelli lunghi, perché si è uomini, alcuni chiederanno se si è omosessuali, altri diranno che si è ribelli, altri diranno “tagliateli” e quando qualche conoscente non ci vede da tanto e si ritrova un maschio coi capelli molto allungati quando prima li aveva suficientemente corti si stupirà “ma che è successo?” cosa che non farebbe con una donna.

Per quanto riguarda la libertà del maschio di gestire il proprio corpo e tenere i capelli lunghi durante il lavoro, i datori si aspettano e pretendono che li abbiano corti, sia per assomigliare agli altri già assunti, sia per dare un’idea di serietà. Ad esempio, la RAI per contratto, agli operatori video maschi (quelli che riprendono con la telecamera) soprattutto chi riprende vicende politiche, a Montecitorio, obbliga di tagliare i capelli, senza spiegarne il motivo (forse perché scontato: sono maschi). E per diventare operatori video hanno dovuto studiare, impegnarsi, e i frutti alla fine devono dipendere anche dalla propria disponibilità a sottomettersi a un modello estetico che differenzia i maschi dalle femmine.

Anche le onoranze funebri chiedono ai maschi che vogliono essere assunti di tenere i capelli corti. Le agenzie immobiliari chiedono agli agenti di lavoro, ma addirittura anche al personale in ufficio che si occupa semplicemente del marketing dell’azienda (per cui ha dovuto studiare molto) e che non deve entrare in contatto col pubblico ma solo coi colleghi ecc ecc. E questo viene chiesto a un maschio che non lavora al pubblico, ma in ufficio, davanti al pc, insieme a donne coi capelli lunghi e anche spettinate. Al limite chiedono per gli inizi in cui ancora non si è confermati di tenere il codino, perché fa sembrare che il maschio abbia i capelli corti, e durante un periodo di prova possono anche accettare che il maschio leghi i capelli, mentre le donne che lavorano con lui e hanno i capelli lunghi possono tenerli sciolti, e poi una volta il contratto diventa definitivo pretendere il taglio di capelli.

Alle donne coi capelli corti e cortissimi è concesso lavorare senza sentirsi dire che devono farli crescere, le si può infatti vedere in molti luoghi, compresi i bar. Questo non toglie che molti clienti vanno a un determinato bar o pub, e si lasciano convincere a comprare qualcosa da una promoter perché è seducente, non solo e non tanto per la merce o il servizio venduti. E i commercianti sfruttano qualsiasi meccanismo psicologico pur di guadagnare. Dunque, in rarissimi e soggettivi casi in cui i proprietari delle attività al pubblico vogliono attirare la clientela anche grazie alla seduttività della barista o della intrattenitrice nei villaggi turistici viene chiesto alla candidata di farsi crescere i capelli, perché a parità con un maschio non vedono il motivo di prendere una femmina con i capelli a zero. Oppure al contrario, viene chiesto di farli allungare perché  risulta troppo “appariscente” e la ragazza potrebbe mettere a disagio il cliente. Mentre con i capelli lunghi sarebbe uguale alle altre, quindi qualcosa di rassicurante.
Nonostante la maggior libertà delle donne di tenere i capelli come vogliono (corti, colorati, con le trecce ecc) poi naturalmente ci saranno persone che le preferiscono coi capelli lunghi, o che ritengono che le donne debbano sottolineare le loro differenze con gli uomini tenendoli lunghi, e dunque potranno esprimerlo “perché non ti fai crescere quei capelli sembri un maschiaccio”, così come accade agli uomini.
Poi è ovvio che i modelli estetici dominanti non sono dominanti sulla totalità della popolazione, e dunque ci saranno datori di lavoro che sentiranno un’esigenza inferiore nel selezionare in base a essi o addirittua ci saranno datori di lavoro antisessisti.
Anche la libertà di gestire il proprio corpo dipende dal conto in banca. Con certe condizioni economiche è difficile rifiutare le condizioni lavorative. Mutando lo slogan femminista “il corpo è mio, decido io” in certi casi la descrizione adata è “il corpo è mio, decide il conto in banca”. E anche quando il datore di lavoro proporrà un periodo di prova di 20 giorni lavorativi non comunicato a nessuno e gratuito si senitrà comunque in diritto dire che è necessario tagliare i capelli, mimando il gesto delle forbici: “perché sennò gli altri maschi dell’azienda che hanno i capelli corti che pensano? diranno perché noi dobbiamo averli corti e lui lunghi”. Magari potrà sentirsi magnanime nel dire “però vabé nei 20 giorni gratuiti puoi tenerli solo legati”.
Altre persone diranno che si abbassano le probabilità di trovare lavoro e dunque se si rimane senza soldi è colpa propria e non si deve chiedere aiuto. Anche le fidanzate, coi capelli lunghi, preoccupate per la situazione economica del proprio fidanzato maschio faranno pressioni per fargli tagliare i capelli o legarli tutti i giorni in modo da non farli vedere lunghi, in modo da aumentare le probabilità di trovare lavoro. E se il maschio si rifiuterà gli diranno che sta facendo scelte sbagliate, e mostreranno insoddisfazione. Gli diranno “con questi capelli credi di poter trovare lavoro? perché non li tagli corti?”
A contribuire alla costruzione del modello secondo il quale maschio deve avere i capelli corti, c’è anche il fatto che si è molto più abituati a vedere maschi pelati che donne pelate. Il testosterone, l’ormone che conferisce la mascolinità causa, seppure indirettamente, anche la pelata. Magari c’è anche un interesse personale dei datori di lavoro maschi pelati a imporre i capelli corti ai dipendenti che non soffrono della stessa condizione.

Una ragazza coi capelli corti si potrà sentir dire da un datore di lavoro “non hai capito cosa vuoi essere. Prima capisci qualcosa a proposito della tua identità, poi ti potrai proporre per lavori in cui si cercano RAGAZZE. A noi servono donne, non maschi mancati. Ti presenti come donna, ma hai l’aspetto da maschio.”

Nel web è stata condivisa un’immagine ironica con su scritto “circa il 52% degli uomini è costretto ad assumere farmaci per risolvere problemi di disfunzione erettile dovuto alla visione di donne con i capelli corti. facciamo qualcosa. l’erezione è un diritto dell’uomo”.
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SOPRACCIGLIA

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Il metodo per modellare le sopracciglia degli uomini è diverso da quello utilizzato dalle donne e si limita ad eliminare i punti in cui le sopracciglia seguono un andamento irregolare e le aree in cui le sopracciglia sono eccessivamente folte.
Gli uomini e le donne devono stabilire matematicamente dove il sopracciglio debba cominciare e dove debba finire, dare una forma simmetrica alle sopracciglia, devono tagliarsi la barba in modo che sia simmetrica e perfetta.

PELI
Il pelo sugli uomini a molte donne piace, e alcune donne chiedono o di non depilarsi o di tagliarseli poco. Alcune chiedono anche di far crescere la barba, in quanto sia barba che peli (di quella lunghezza) sono una caratteristica tipica maschile, e molte donne vogliono dei maschi che hanno un aspetto molto differenziato dalle femmine e seguando il modello tradizionale maschile (capelli corti, barba, sopracciglia sistemate da maschio, peli). Dunque, gli uomini che rivolgono a donne tradizionaliste possono risparmiarsi la fatica di depliarsi.

Ma anche gli uomini possono sentire l’esigenza di depilarsi per non essere guardati e giudicati dagli altri: dalle ragazze con le quali vogliono fare sesso che schifano i peli sugli uomini, dalle ragazze in spiaggia che potrebbero schifare i peli sugli uomini, e, sempre in spiaggia, per non sentirsi esteticamente inferiori rispetto ai ragazzi ai quali o non crescono quasi per niente i peli o si depilano. E per questo motivo potrebbero voler tenere la maglietta anche in spiaggia. O anche prima di farsi un selfie nudi da inviare a qualche ragazza che glielo ha chiesto potrebbero sentire l’esigenza di depilarsi e poi farsi il selfie.

PRIVILEGIO MASCHILE E COERCIZIONE ESTETICA SULLA PELURIA

Alcune donne parlano di “privilegio maschile” e “coercizione estetica” o “imposizione” e “lavaggio del cervello” nella gestione dei peli da parte delle donne (ascelle, peli delle gambe, vulva), come a dire che gli uomini non subiscono pressioni e imposizioni estetiche, mentre le donne sì.
Sicuramente le femmine sono portate fin dalla preadolescenza a spendere tempo, denaro e dolore per togliere ciò che sugli uomini è concesso in quantità ben maggiori (peli sul petto, gambe, ascelle).

Eppure “coercizione” è un termine forte e preciso, che non sembra trovare riscontro su come vanno le cose.

Il problema della non depilazione delle donne viene rappresentato in modo esagerato e distorto, e soprattutto il paragone con le pressioni estetiche degli uomini viene sminuito irrealisticamente a favore della vittimizzazione delle donne. Le quali anziché parlare di pressioni estetiche su entrambi i sessi preferiscono parlare di oppressione femmnile estetica (invitando gli uomini che parlando delle proprie pressioni a silenziarsi fino a quando le pressioni delle donne non saranno cancellate), in una sorta di narcisismo della vittima.
Sicuramente le donne possono subire giudizi non richiesti spiacevoli, scortesi e anche aggressivi (così come accade agli uomini quando si discostano dal modello maschile). Ad esempio, mentre una donna chiede informazioni sulla zona in cui sta camminando, un maschio, notando che ha i peli sotto le ascelle può dirle “e prenditi un rasoio per raderti le ascelle per favore”.

Naturalmente l’obbligo di legge, così come la coercizione fisica e violenta, sono il massimo di perdita di libertà che si possa avere. Tuttavia, non essere obbligati dalla legge, o con la forza fisica a fare o non fare qualcosa non implica essere certamente non condizionati. Si può essere condizionati dall’esterno anche senza che sia la legge a stabilirlo o ci siano persone che con la forza bruta obbligano qualcuno a non fare o fare qualcosa.
Perciò che la legge permetta qualcosa o che non ci siano persone a fare violenza fisica non può essere l’unico parametro per stabilire il livello di libertà che si ha nel fare o non fare qualcosa.

Tuttavia, per fare confronti tra uomo e donna bisogna chiarire che le donne non sono obbligate dalla legge a tagliarsi i peli del corpo, e non vengono aggredite a caso per la strada se non si sono tagliate i peli, così come non succede agli uomini se tengono i capelli lunghi. Le donne non vengono obbligate né dalla legge né con la forza fisica da parte di qualcuno a scegliere se tagliarsi i peli del corpo oppure perdere la possibilità di lavorare (al massimo può succedere di essere fortemente condizionate in rari casi coi capelli come sccede agli uomini, nei lavori in cui si richiede che la ragazza sia seducente per attirare la clientela o al contrario che non sia appariscente e diversa dalle altre colleghe, se sono a zero), come invece accade coi capelli dei maschi che se li tengono lunghi spesso e volentieri non possono lavorare (in rari casi devono legarli, e nella maggioranza dei casi devono tagliarli per contratto).Perciò sul lato della legge e dell’obbligo tramite forza fisica uomo e donna sono alla pari.

E in genere solo i partner hanno da ridire sui peli del corpo delle donne, soprattutto quelli più nascosti come i peli pubici (se non altro perché per la maggioranza delle stagioni le persone di ogni sesso si coprono e dunque non si vedono gambe e ascelle, e i peli pubici li si fa vedere solo al partner o alla persona con la quale si vuole faresesso, e non si può giudicare ciò che non si vede), così come accade agli uomini riguardo alle loro partner che possono richiedere loro di depilarsi completamente o niente sesso. E le donne come gli uomini possono dispiacersi dei giudizi degli altri, da quelli del partner, a quelli degli amici che vedono i peli generalmente scoperti (capelli, sopracciglia, peli delle ascelle e peli delle gambe), o dei potenziali partner sessuali.

Inoltre, anche gli uomini si sentono giudicare la scelta di gestire i popri peli (hai capelli lunghi, perché non te li tagli, ti stanno male, sei uomo. hai tagliato i peli delle ascelle? ma che sei femmina? oppure, hai i peli delle ascelle che ti escono fuori, sono brutti, tagliali, e poi trattengono il sudore, tu sei scuro e puzzi di più, tagliali, sono disgustosi sia su maschi che femmine”, oppure “ammazza quanti peli hai sulle gambe, sembri un orso, dagliela una spuntata”).
Parlare di privilegio maschile in ambito estetico, intendendo che gli uomini si possono più frequentemente risparmiare la fatica di radersi il corpo, è realistico solo se non si implica non esista un corrispondente privilegio femminile, perché esiste (le donne possono tenere i capelli lunghi senza che nessuno dica loro niente, mettersi la matita agli occhi, il rossetto, i tacchi, lo smalto ecc.), Se si parla del privilegio maschile unicamente perché si vuole prendere in considerazione l’argomento singolarmente, ma sapendo che a quello corrisponde il privilegio femminile, allora si sta dicendo qualcosa di aderente alla realtà. Se invece si implica e sottende che non esiste un corrispondente privilegio femminile allora è falso.

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BARBA
La barba, essendo una carattere sessuale differenziante dal sesso femminile, è accettata, e a volte incentivata. Esistono frasi ironiche create per ridicolizzare gli uomini che non amano la barba del tipo “c’è un nome per gli uomini senza barba: donna”.

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Le regole e le misure in fatto di barba hanno origini antiche: nell’Italia rinascimentale si contano almeno 70 editti che regolavano la lunghezza di baffi e pizzetti. La religione ebraica, già tremila anni fa, vietava rasoio e imponeva forbici per sbarbarsi. I romani proibivano la barba tra i soldati, per non offrire appigli ai nemici, mentre i Normanni, mille anni dopo circa, imposero i baffi ai francesi e gli inglesi. lo zar Pietro il Grande impose una tassa salata sulla barba. tra la comunità Amish i maschi possono farsi crescere la barba soltanto dopo il matrimonio. Ma i baffi sono comunque proibiti.

Ogni cultura e tempo ha il suo linguaggio “peloso”: nell’antichità capelli fluenti e rigogliosi erano una dimostrazione di forza, virilità e coraggio. I monaci buddisti si radono completamente per dichiarare il loro voto di castità, mentre nelle società occidentali moderne la completa calvizie non è più sinonimo di vecchio, ma di virilità, fascino e potenza sessuale.

UNGHIE
Gli uomini si devono tagliare le unghie, al contrario delle donne. E le donne possono smaltarle volendo.

GONNA
Per migliaia di anni anche gli uomini non hanno indossato i pantaloni, inventati e imposti alla moda dell’epoca dai barbari invasori dell’impero romano.
Molte donne indossano la gonna d’estate per godere dell’aria fresca che sentono. Ma questo gli uomini non possono farlo. E se sentono fischi o apprezzamenti maschili possono scegliere di non indossarla più per non sentirli. Se anche gli uomini potessero farlo forse diminuirebbe lo stupore di molti uomini.

I motivi per cui  uomini che usano abbigliamenti progettati per donne vengono criticati sono diversi: Non appartenere al genere sessuale maschile, e l’essere antiestetici. Per questi motivi gli uomini possono o essere rifiutati per fare dei lavori o perdere il lavoro.

Il quotidiano svedese Expressen rivela la singolare forma di protesta di un gruppo di conducenti di treni di Stoccolma, ai quali la società di trasporti Roslagsbanan vieta, nelle giornate di caldo, di indossare pantaloni corti. Tredici conducenti – tutti uomini – hanno così pensato bene di indossare una gonna, fornita nella dotazione di abbigliamento standard della società senza – tuttavia – specificare se possanoo indossarla solo donne o anche uomini. E Roslagsbanan sembra averla presa bene: i responsabili, infatti, assicurano che non c’è nessun problema se degli uomini indossano delle gonne: “Non intendiamo fare nessun tipo di discriminazione”.

IL VANTAGGIO FEMMINILE DELLA CURA ESTETICA

Se lo potessero fare anche gli uomini senza essere derisi, scambiati automaticamente per omosessuali, o scartati dalle ragazze allora le donne non potrebbero dire “noi ci trucchiamo, cerettiamo ecc voi no, quindi un uomo dovrebbe tenerlo in considerazione quando riflettete sul fatto che spendete soldi per offrire discoteche, ristoranti, cinema, regali, sigarette, drink, venire sotto casa a prendere in auto ecc”. Alcuni uomini, pur non potendo usufruire in libertà dei medesimi oggetti che le donne usano per abbellirsi, compensano esteticamente indossando orologi costosi, cravatte, e girando con auto costose

ACCESSORI
Gli ombrelli da sole per uomo non appaiono nemmeno nei risultati di google. Infatti, per tutta la storia moderna è stato socialmente impedito agli uomini di portare quelli da sole.

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CONSEGUENZE DELLA DIFFERENZIAZIONE IN ESTETICA
Il fatto che i capelli lunghi, la depilazione, compresa la barba, il make up, la gonna, i vestiti attillati, creativi, con colori accesi, siano resi legittimi esclusivamente al sesso femminile produce che questi diventino alcuni dei motivi per cui nelle foto in generale, e in particolare nelle pubblicità, si vedono donne e non uomini.
Poiché il make up attira attenzione e cambia completamente il viso, si può ipotizzare che se agli uomini fosse permesso quello che è permesso alle donne in ambito estetico, come il farsi make up pesanti, anche loro riuscirebbero a fare quello che fanno loro.  Compreso guadagnare molti soldi con la propria immagine. Così come, poiché i capelli lunghi danno un senso più delicato e forte dei capelli corti, se il maschio potesse portarli senza rimproveri sociali forse ci sarebbe anche più richiesta della sua immagine. L’unica differenza che produrrebbe differenti reazioni emotive alla vista dell’aspetto di maschio e femmina rimarrebbe il seno, la vagina, e la rotondità del corpo femminile, che provocano in moltissime persone emozioni piacevoli, al contrario del petto, del pene, e della spigolosità del corpo maschile.

ATTRIBUZIONE DI OMOSESSUALITà AL MASCHIO CHE TRAVALICA I LIMITI ESTETICI

Il termine camp si riferisce all’uso deliberato, consapevole e sofisticato del kitsch nell’arte, nell’abbigliamento, negli atteggiamenti.

L’essenza del camp, consiste in primis nella passione per ciò che di visivamente estetico è fatto dall’umano, ma soprattutto nella passione per ciò che di visivamente estetico è diverso da ciò che di solito viene fatto dall’umano, che a causa di metri di misura standard può essere definito eccessivo ed esagerato, cioè che va oltre il limite socialmente prestabilito a livello visivo.

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Essendo associati ai due sessi, maschio e femmina, delle regole per l’abbigliamento, il make up altro, i Camp trovano bello anche il contrario di ciò che la regola imporrebbe, e quindi ciò che in base a questa idea di divisione netta tra sesso femminile e maschile viene saparato con i termini “femminilità” e “maschilità”. Perciò trovanobello negli uomini virili qualcosa ritenuto esclusiva femminile, e nelle donne femminili qualcosa ritenuto maschile. Infatti, generalmente sono le donne a impiegare il proprio tempo nello scegliere con accuratezza l’abbigliamento e nell’uso del make up, e non gli uomini.

Nel 1909 l’Oxford English Dictionary propone la seguente definizione del termine “camp” : ostentato, esagerato, teatrale, effeminato o omosessuale; riguarda le caratteristiche dell’omosessualità. Come nome, comportamento camp, maniere camp, ecc.; un uomo che esibisce tale comportamento.

Si può dire che gli omosessuali grazie all’uso dell’artificio e della stilizzazione nel presentarsi agli altri hanno trovato un modo per potersi dichiarare tali distraendo dai giudizi negativi attraverso l’apprezzamento estetico e il fenomeno mediatico.

ANTIESTETISMO
giudizi sull’antiestetismo dell’indossare un certo tipo di abbigliamento vengon fatti sia su uomini che su donne. se gli uomini indossano certi vestiti da donna vengono giudicati antiestetici. chi crede nel principio dell’antiestetismo pensa che l’altro gli produce una sofferenza estetica e quindi deve evitare di produrgli tale sofferenza. bisogna soppesare quali delle due esigenze deve prevalere.  nella giustizia devono prevalere le ragioni piuttosto che i desideri personali, dunque bisogna esplicitare che il male agli occhi dipende prima di tutto da una personale interpretazione, e quindi non è una responsabilità altrui, ma delle persona che giudicando in un certo modo provoca una emozione negativa, e che potrebbe invece scegliere di giudicare in un altro modo l’evento e quindi provare emozioni diverse. dunque tra le due esigenze, mostrarsi come più ci piace, e evitare l’emozione sgradevole provocata dalla visione, prevale la libertà di vestirsi come più ci piace. se non fosse così tutti sarebbero soggetti a qualsiasi paranoia altrui.

LIBERTà ESTETICA
La nostra società glorifica l’estetica, e l’estetica significa il corrispondere a un certo tipo di canoni estetici, ed è questo che produce imposizioni in ambito estetico.
Per le donne vengono fatte lotte in cui si dice che esse hanno il diritto di vestirsi come meglio credono. Per gli uomini non vengono fatte tali lotte. Questo perché spesso si pensa che le pressioni per i canoni estetici abbiano una causa maschilista, quando invece le pressioni vengono fatte sia da donne che da uomini perché non rispondono alle proprie esigenze estetiche, esigenze che hanno sia donne che uomini.

Ogni persona è libera di giudicare male gli altri dentro di sé, basta che non giudichi esplicitamente e non faccia pressione sugli altri per indurli a conformarsi ai propri parametri. quindi, non si deve usare le proprie energie per eliminare i parametri delle altre persone. si deve far diventare reato invece le offese e le discriminazione in base all’estetica che una persona sceglie. sia che sia donna sia che sia uomo. perché nessun principio a cui una persona può liberamente credere, come può essere il dovere di corrispondere alle idee di “femmina” o di “maschio”, oppure il dovere di “essere estetici” e di “non essere antiestetici”, può legittimare offese e discriminazioni, sopratutto che precludono il lavoro.
Argomentazioni prive di oggettività devono essere rifiutate nell’applicazione a soluzioni su problematiche sociali. quindi, qualunque cittadino/a può essere infastidito dalle norme imposte ma questo non lo legittima a infrangerle se non ha delle motivazioni oggettive. e l’interpretare come indecente la visione di una persona vestita in un certo modo non ha motivazione oggettive, ma soggettive, dunque è giusto che le persone abbiano la loro libertà di vestirsi come vogliono e chi pensa il contrario venga costretto a rispettare la libertà altrui.

Se proprio non potete fare a meno di mettervi lì a preoccuparvi della percentuale adiposa nei corpi altrui, abbiate perlomeno la “decenza” e il “buon gusto” di tenervelo per voi.
Non sono gli altri a doversi adattare al vostro sguardo, siete voi che potete benissimo girarvi dall’altra parte e non rompere le palle.
Le persone abbiano dei gusti propri, io ho i miei gusti, e mi piace poterne godere. ma non mi permetto di andare a dire agli altri che devono ascoltare la musica che ascolto io o provare disgusto guardando i corpi che disgustano a me. uno può anche dire che non gli piacciono le ragazze grasse o magre o sane. ma non insultare. l’ingiuria è un reato. né obbligare gli altri a non mostrarsi per i propri gusti personali. non si può rispettare tutti i desideri allo stesso tempo. alcuni devono prevalere sugli altri. e in questo caso il proprio gusto soggetto non può prevalere sul desiderio degli altri di vestirsi come vogliono.
A volte, le persone che criticano gli altri in base al proprio gusto estetico e allo stesso tempo si dichiarano essere femministe/i, non si accorgono che spesso il loro disgusto può coincidere con il sessismo, cioè con il fatto che l’uomo deve apparire in un certo modo e la donna in un altro modo, oppure accade l’emozione sgradevole che porta a giudicare antiestetico un modo di abbigliarsi di qualcuno/a.

RESISTENZE ALL’ELIMINAZIONE DI DIFFERENZIAZIONI IMPOSTE
Paragonare la libertà di non conformarsi al modello che differenzia nettamente maschi e femmine imponendo ai datori di lavoro di non discriminare o favorendo la diffusione di una cultura che porti spontaneamente alla libertà anche nel mondo del lavoro con l’imporre il taglio degli arti delle persone sane per non far sentire male le persone con gli arti tagliati è una scusa allucinante, che mostra come ci siano persone favorevoli al modello differenziante per le quali è inconcepibile un mondo libero da ruoli, e che sono disposte a inventarsi qualsiasi giustificazione illogica pur di eliminare determinate oppressioni.

COMPLIMENTI ESTETICI
I complimenti estetici a sconosciute/i possono essere interpretati in modi molto diversi.

Infatti, chi li vuole fare non sa mai come possono essere interpretati. può allora astenersi del tutto o tentare. io ti consiglio di non farti condizionare se è importante mettere la gonna. E reagire in modo indifferente. dicendo ciò che pensi “grazie, ma non mi piacciono questi complimenti” ad esempio.
Una ragazza può dire a un ragazzo “che bel culetto che hai” come può fare la stessa cosa un ragazzo a una ragazza, quindi si deve analizzare il fenomeno da un punto di vista generale e non specifico sul sesso femminile.

COLORI

Il rosa, e i colori accesi sono usati quasi sempre con le femmin, e l’azzurro il nero, il grigio, il marrone con i maschi. Viene diffusa l’aspettativa che siano indossati solo da donne, oppure solo da omosessuali. Famoso è il caso del ragazzo che si è suicidato che veniva chiamato “il ragazzo dai pantaloni rosa” nella sua scuola, ma anche su facebook per circa un anno. Schernendolo per il suo look diverso dalla norma. Il giorno del suicidio, secondo quanto riferito dai compagni, una docente avrebbe ripreso il ragazzo per aver usato uno smalto per le unghie.

Questo dimostra che la critica fatta nei confronti dei messaggi pubblicitari è falsa, cioè che a una donna viene impedito di “modificarsi” esteticamente per attrarre e provare piacere, chiamandola “troia” e un uomo invece viene stimolato a modificarsi esteticamente ad attrarre senza impedimenti. Inoltre, ciò che viene considerato positivo in alcune pubblicità non coincide con ciò che favoriscono le persone di una città, di una regione o di una nazione. La pubblicità in genere favorisce i desideri sessuali di entrambi i generi sessuali perché il suo interesse primario è guadagnare e non moralizzare. Spesso chi critica non considera la differenza tra pubblicità e pubblico che osserva la pubblicità tralasciando di verificare il pubblico che visiona pubblicità maschili insieme a quello che afferma il pubblico che visiona pubblicità femminili.

Oppure dettagli dei vestiti come brillantini, pizzo, cuori, gatti e cani, poix sono solo per femmine.

COSMESI E CURA DEL CORPO

Di conseguenza i prodotti per la cura del corpo sono diversi e in quantità maggiore. Le donne si depilano in grande maggioranza con cerette. Si mettono creme. Usano molti tipi di profumo.

Ascelle

ZONE INTIME

Non si può affermare che le donne siano considerate disgustose con i peli sulla vagina, o sul corpo da tutti gli uomini e l’uomo invece non sia considerato tale da tutte le donne. Che i peli di una una donna o di un uomo siano considerati disgustosi da alcuni uomini o da alcune donne invece è una descrizione aderente alla realtà. Infatti, i peli degli uomini possono essere disgustati dalle donne tanto quanto i peli delle donne possono disgustare le donne. O può essere disprezzato il loro averli troppo lunghi o troppo folti.

A questa preferenza di volta in volta possono essere attribuiti giudizi come “sessista” o “maschilista”. In ogni caso, una preferenza estetica non può essere considerata sessista e quindi discriminatoria semplicemente per il fatto che l’obiettivo di questa preferenza è una donna. Poiché nel caso di uomini eterosessuali, se questi hanno preferenze estetiche, soprattutto di tipo sessuale, non possono che essere rivolte verso le donne. Invece nel caso di uomini bisessuali anche agli uomini. Quindi il sessismo (cioè la discriminazione sulla base del genere sessuale di ruoli che comporta disprezzo nel caso in cui non siano rispettati) non sussiste nell’avere preferenze nei confronti di una donna. Oppure, se fosse sufficiente avere preferenze, anche l’essere eterosessuali sarebbe sessista, perché prevederebbe che solo le donne possano far sesso con chi è eterosessuale, ma non gli uomini.

Che i peli pubici siano oggettivamente necessari e non si debbano togliere per il proprio benessere è da dimostrare. Poiché ci sono diverse teorie per spiegare la presenza del pelo pubico nel corpo umano:

il riscaldamento, indicazione visiva del raggiungimento della maturità sessuale, l’azione combinata di diversi feromoni, riduzione dell’attrito durante l’atto sessuale, la protezione di aree sensibili come quelle genitali,

indicatore dell’attività esocrina del pancreas.

Ma le teorie più accreditate sono che i peli siano un retaggio antico ormai non più utile che però è rimasto, come è rimasta la coda. Perché i peli non sono sufficienti a riscaldare, infatti ci si copre con vestiti. E uno dei motivi per cui li si elimina è che, soprattutto nei maschi, d’estate riscaldano troppo, trattengono quantità maggiore di odori come anche il sudore.

Infatti, i peli hanno la capacità di trattenere odori, come l’urina (e nel caso dei peli dell’ano, l’odore degli escrementi). In ambito sessuale fare cunnilungus in presenza di peli comporta di ingerirli, tossire, sentire che pungono nella gola, provare fastidio. Vedere la vagina senza peli può eccitare di più e dare una sensazione di liberazione dalla proibizione della visione di certe zone del corpo. E fare una fellatio può portare a tirare i peli quando si fa frizione tirando in alto la pelle del pene e inavvertitamente prendendo anche dei peli, che facendo molto male contrasta la sensazione di piacere.

Alcune ragazze non riescono a sopportare la depilazione completa a causa dell’arrossamento, dei peli incarniti, e dell’irritazione che producono sofferenza. Queste donne che non vogliono farlo ma se lo sentono proporre dai propri partner si pensano in dovere di farlo, e si spiegano questa richiesta come causa da un condizionamento della pornografia.

Proporre la RIBELLIONE che cosa significa? proporre di dire “non mi va” quando qualcuno chiede se si può radere? non è un atto creativo né difficile da immaginare.

Perché certe femministe pensano sia giusto dare consigli su quanto fare sesso o quanta pornografia guardare o quale tipo di pornografia guardare? il compito del femminismo non è condizionare le scelte individuali delle persone, ma creare condizioni sociali di pari opportunità tra uomo e donna. Opportunità che non possono diventare regole, o smettono di essere opportunità, ovvero scelte che che possono essere prese o meno senza subire sofferenze (neanche verbali come “ti sei fatto/a condizionare dalla pornografia!”). Dire che ci si deve “rendere conto di star subendo un condizionamento” da parte della pornografia è esso stesso un tentativo di condizionamento.

Se una ragazza odia depilarsi ma dichiara di voler sopportare quel dolore per far felice qualcun altro non compie niente di diverso da ciò che si compie quotidianamente ogni volta che ci si censura dal criticare o dal telefonare o altro. Se la sofferenza che prova è alta la responsabilità è sua che si autoinfligge tale sofferenza e non sceglie alternative. Non si può dare la responsabilità agli altri per avere delle preferenze. E anche se fosse vero, che il chiedere di depilarsi sia un atto maschilista, non si può dare la responsabilità ai maschilisti di fare pornografia maschilista che una volta vista condizionerà le preferenze dell’osservatore. Perché se ci si fa condizionare è perché si trova un vantaggio, in termini fisici un piacere, nell’agire in quel modo piuttosto che in un altro.

Si da per scontato che derivi dalla pornografia “maschilista”. Nella pornografia però anche gli uomini sono depilati, eppure questo non porta a far depilare la maggioranza degli uomini. Dire che le nostre preferenze sono determinate con precisione millimetrica dalle pubblicità e dalla cultura è dire che siamo robot al 100% e quindi programmabili (al millimetro). Non è così. Inoltre la pornografia è talmente varia, che chi l’ha vista ogni tanto non se lo immagina neanche. Inoltre, il pretendere che il partner si depili per poter avere un rapporto sessuale non è una mancanza di rispetto. Perché si può scegliere, o fare o non fare. L’obbligarlo, con insistenze o giudizi oggettivi è invece una violenza. E questo avresti dovuto specificare nel post.

PELI

I peli sono disprezzati ed eliminati in modi diversi negli uomini e nelle donne. Generalmente gli si radono la barba, oppure si tolgono i peli dalle spalle che superano i due centimetri di lunghezza.

La donna invece si depila le braccia, le gambe e altro.

Alcune persone, soprattutto femministe, pensano che le donne siano state indotto nel corso dei secoli le a sottoporsi alla depilazione, considerandola una tortura inspiegabile.

l’immagine solleva un discorso molto + ampio. non solo se depilarsi oppure no, per un fatto estetico. ma per una appartenenza alla femminilità. allora il discorso diventa davvero lungo.

Non ci sono sono vie giuste in assoluto riguardo alla depilazione. depilarsi o non depilarsi. ognuno deve poter scegliere cosa fare. e quindi lasciare gli altri liberi o non liberi di depilarsi, potrebbe essere una questione giusta. Dire i peli non sono brutti non è efficace, perché è un giudizio, e tutti sono liberi di scegliere i giudizi che vogliono. Ma se si dice che i peli raccolgo o non raccolgono sporco invece si parla di realtà fisica, e si può dire se è vero o falso.

Per alcuni la peluria che esce minacciosa fuori dalle mutande non si può proprio vedere sulle donne, come se tutto questo fosse in qualche modo connaturato al genere femminile.

Alcuni modelli culturali ci siano entrati talmente dentro da diventare la lente attraverso cui leggiamo la realtà e risultare invisibili, seppure presenti. Ci dicono che taglia dobbiamo portare, come dobbiamo essere per risultare appetibili, addirittura che cosa mangiare.

L’essere glabre e lisce è sia per la visione e il tatto di altri.

C’è chi pensa “non è né bellezza né femminilità. Non rispetta il senso estetico”.

Perché dovrei alterare lo stato naturale del mio corpo per essere vista come socialmente accettabile? non ci dovrebbero essere certi doveri.

A quanto ci risulta il concetto di “femminilità”, così come quello di “bellezza”, è socialmente costruito  su canoni estetici prestabiliti, che possono variare nel tempo anche in base al periodo storico e alle mode. Non esiste un concetto assoluto di “femminilità” e “bellezza”, tanto più che i canoni promulgati dai media e dai  ”costumi” vigenti, come nel caso dell’epilazione integrale, si rifanno maggiormente a caratteristiche artificiose e costruite culturalmente piuttosto che date “per natura”, che soddisfano a loro volta un immaginario socialmente condiviso. Pertanto non si può parlare di “femminilità” come una premessa metafisica di appetibilità e di fatto questa parola si svuota di tutto il significato comunemente attribuitole.

Come potrebbe, in effetti, un pube femminile (ovvero appartenente ad una donna) non essere considerato ”femminile” nel momento in cui mantiene la sua peluria in dotazione se si parla in senso oggettivo? in senso soggettivo può invece non essere femminle.

Rimane un mistero e un paradosso. I messaggi che acquisiamo inconsciamente non descrivono LA femminilità o LA bellezza in senso assoluto, ma riguardano da una parte il concetto di appetibilità femminile, così come imposto “dall’alto”, e dall’altro il profitto del mercato dell’estetica. Infine, quando si parla di senso estetico ci domandiamo “senso estetico di chi?”. Il senso estetico è per definizione individuale e soggettivo, seppure condizionato dall’esposizione costante ad un certo tipo di immagini. Pertanto è disonesto e sovradeterminante pensare di potersi arrogare il diritto di definire ciò che dovrebbe essere considerato universalmente ”bello”.

C’è un limite al decoro e alla decenza. Offende il buon gusto, l’eleganza. Non si può andare in giro “conciate” in questo modo. Se non ti depili e metti il perizoma sono risate assicurate.

Le reazioni suscitate dal pelo pubico fanno appello a concetti quali decoro, decenza, buon gusto ed eleganza.

Ma cerchiamo di decostruire questi significati attraverso la loro definizione:

Decoro: complesso di valori e atteggiamenti ritenuti confacenti a una vita dignitosa, riservata, corretta.

Decenza: rispetto della morale, delle convenienze sociali.

Buongusto: capacità di cogliere e apprezzare ciò che è bello.

Eleganza: che possiede grazia e un certo pregio estetico.

Igiene
Comodità

Le femministe interpretano questo fatto come una limitazione della libertà di autodeterminazione fatta solo con le donne, quando invece viene fatta anche con gli uomini, e lo definiscono come “controllo sociale” sui corpi femminili, e affermano che non sia previsto in egual misura per gli uomini.

IGIENE

Se la logica non ci inganna, la presenza naturale del pelo pubico a qualcosa dovrà pur servire. Per quanto riguarda l’igiene si deve considera che l’igiene personale è dato in maggior parte dall’adeguata frequenza dei lavaggi e non dall’eliminazione dei peli, anche se questa aiuta.

Anche perché il pelo pubico ha proprio la specifica funzione di proteggere le parti più delicate e diminuire la possibilità di contrarre infezioni.

Checché ne dicano i comitati estetiste e cerettatrici, che hanno chiaramente il loro buon tornaconto nel promulgare l’idea che il pelo sia sporco, abbiamo fonti non finanziate dalle lobby della lotta al pelo che sostengono tutt’altro: “La rimozione dei peli pubici irrita ed infiamma naturalmente i follicoli, lasciando microscopiche ferite aperte. Per rimanere lisci bisogna rimuovere i peli frequentemente, causando regolare irritazione della zona depilata a rasoio o ceretta. L’irritazione, assieme al calore e all’umidità della zona genitale, favorisce la proliferazione di batteri patogeni tra i più aggressivi“.

Il nostro intento però non è tanto quello di dimostrare scientificamente la dannosità dell’epilazione, questione che non rientra nei nostri scopi; a nostro parere ognuna dovrebbe sentirsi libera di scegliere se depilarsi integralmente o tenersi fino all’ultimo pelo, senza essere bersaglio del giudizio altrui. Quello che non ci torna è come mai solo il “pelo pubico femminile” sia socialmente inteso come sporco. A quanto pare le nostre interlocutrici di questi giorni si assicureranno che i loro partner, quindi spesso anche gli uomini, presentino un pube adeguatamente glabro e depilato prima di avere qualsiasi tipo di contatto ravvicinato, altrimenti chissà quanti batteri!

Oppure l’uomo… ha da puzzà?

Per quanto riguarda la comodità sarebbe carino che si esprimesse chi decide di tenersi i peli nelle mutante, tra cui la stragrande maggioranza degli uomini!

Ci sono altri concetti più importanti nella lotta delle donne contro la società maschilista che tergiversare sulla depilazione, il femminismo con tutto ciò non c’entra nulla.

Forse chi ci ha mosso queste “accuse” di “pseudo-femminismo” pensa che noi giriamo tutto il giorno coi peli in bella mostra per far dispetto alla gente che incontriamo o per omologarci ad un canone di sovversione acriticamente.

Vorremmo far presente che il femminismo forse col pelo in sé non c’entra più di tanto (e infatti pelo o non pelo per noi fa lo stesso!) ma con l’autodeterminazione dei corpi sì, e nessuno può dirci che per decoro dobbiamo obbligatoriamente depilarci! Il decoro è una norma sociale e a noi le norme sociali stanno strette. Da notare, tra l’altro, come siano soprattutto le donne, in questo caso, ad aver introiettato norme imposte da terzi e uno sguardo esterno e giudicante su di sé.

Tutto questo non si traduce nel dover sovvertire nulla a priori e per principio, ma nel proclamare semplicemente la libertà di scelta. A questo punto ci chiediamo… Risulta ancora tanto difficile accettare la libertà di scelta altrui? ma le cose van fatte come si deve: se mi tocca subire per una settimana gambe simil carta vetrata per godere di un paio di giorni di simil-velluto…meglio la foresta perenne. o una è particolarmente scrupolosa o il rasoio lo deve evitare!

dipende anche dalla persona e le caratteristiche della sua pelle, e non solo dal modo in cui si fa la depilazione.

“La mia peluria non è sporca”. Margot, Femen Belgique.

COIBENTAZIONE

Il pelo sostituisce nei mammiferi le scaglie di pesci, rettili e anfibi. Se queste però hanno ruolo nella termoregolazione, i peli dei mammiferi hanno invece fondamentale ruolo nella coibentazione, cioè il mantenimento della temperatura, mentre la regolazione della stessa è sotto l’ègida del sistema circolatorio.

I peli servono cioè a difendersi dalle temperature troppo alte e soprattutto da quelle inferiori alla norma: evidente è il caso dell’orso o della marmotta, ad esempio, che posseggono una folta pelliccia per difendersi dall’eccessivo freddo invernale.

Ma nell’essere umano i peli sono talmente pochi che lasciano la pelle completamente esposta al freddo o al caldo, sono quindi retaggi di un adattamento dell’essere umano all’ambiente in epoche precedenti agli abiti, e i sistemi di riscaldamento o raffreddamento dell’ambiente.

DIFFERENZE DI ASPETTATIVA UOMO E DONNA NELLA DEPILAZIONE

Si può spiegare la differenza di aspettative in ambito di peli tra uomini e donne anche con il fatto che le donne si trovano alle prese con vestiti che lasciano scoperte le gambe al contrario degli uomini, anche quando rivestite dalle calze, e di conseguenza aumenta in contemporanea la frequenza della depilazione nelle donne, ma anche farlo in modo sicuro, per evitare di ricoprire le gambe di lesioni e sfregi.

Oggi la donna può scegliere tra la depilazione temporanea, pratica ed economica, la definitiva, impegnativa e costosa, e la via di mezzo, quella che libera dal problema per un periodo di tempo.

Depilazione ed epilazione sono due parole di uso comunissimo, tanto comune che spesso vengono confuse, eppure sono ben diverse. Entrambe hanno a che fare con la rimozione dei peli superflui e inestetici, ma cambia il metodo di intervento. Il termine depilazione indica la rimozione dei peli dalla superficie cutanea, mentre con epilazione si intende l’eliminazione di tutto il pelo, non solo del fusto ma anche del bulbo.

CAPEZZOLI

STRESS DEL CORPO

LAVORO

Poiché esistono, nella maggioranza delle persone, delle aspettative diverse verso uomini e donne, (su cosa sono in grado di fare, che tipo di esperienza avranno, cosa possono sopportare ecc) queste aspettative colpiscono anche chi deve cercare qualcuno da far lavorare.

E il fatto che nell’insieme totale dei lavori esistenti, poiché per svolgerli sono necessarie caratteristiche diverse tra loro, forza e assenza di forza, i lavori che richiedono la caratteristica della forza fisica saranno collegati con i maschi nella maggioranza dei casi, poiché da essi la maggioranza delle persone si aspetta la caratteristica di forza (in quanto si ritiene che per biologia siano sempre più forti e resistenti delle donne e in quanto si ritiene che nel corso della vita, sin da bambini, abbiano fatto esperienze di rafforzamento della forza e della resistenza, dai giochi con gli amici, al tipo di sport, al modellamento muscolare del corpo a fini estetici che per un uomo è molto più importante in quanto una donna può essere bella anche passando le giornate in completa pigrizia. rimodellamento che al contempo però produce anche un aumento di forza fisica e non solo un effetto estetico).

Invece i lavori che non richiedono la caratteristica di forza saranno collegati, nella maggioranza dei casi, alle femmine perché da esse la maggioranza delle persone non si aspetta la caratteristica di forza.

In realtà la differenza di forza fisica tra uomo e donna è meno ampia di quanto comunemente si creda, ed è presente solo in media, non per tutti gli individui. Esistono quindi uomini con una forza nella media, uomini più forti della media, e infine uomini la cui forza è solo marginalmente superiore, pari o anche inferiore a quella di una donna. Inoltre il divario, già di suo non così largo, diventa davvero minimo per quanto riguarda la forza nelle gambe, le quali tra l’altro sono più usate delle braccia per colpire determinati punti deboli che gli uomini hanno e le donne no.

in teoria è chi si propone che dovrebbe sapere se sa fare tutto delle mansioni di una casa e prendersi cura di un anziano. ma magari può sbagliarsi o può volontariamente disinteressarsi di fare un’autovalutazione oggettiva. quindi è comprensibile che una persona voglia mettere dei paletti preventivi.

divisione_lavoro_donna_uomoIl problema di questo modello che pregiudica le persone senza conoscerle individualmente è che può non azzeccarci. Alcuni uomini saranno fisicamente più deboli di altre donne, magari avranno anche problemi che impediscono loro grossi sforzi (ernia, vertebre schiacciate ecc…) e avranno fatto esperienze che non hanno a che fare con la forza: niente lotta con gli amici, niente palestra, niente calcio ecc ma magari si saranno dedicati di più alle relazioni, alla cura, alla casa ecc. gli uomini vengono educati e abituati molto di più al rischio da modelli reali e di fantasia. In questo modo finisce che un uomo non possa mai accedere a certi lavori per dei pregiudizi, in quanto “lavori da donna”, non tanto perché realmente non è in grado.

se un maschio che non ha grande forza muscolare riceve aspettative di forza muscolare, unite a derisioni “che sei una femminuccia che non riesci a fare…?” rimane infastidito e magari si sentirà condizionato a esagerare, facendosi male, soprattutto nel lavoro.
Poiché i mestieri si fanno nella realtà fisica, si può dividere le attività lavorative descrivendo le caratteristiche fisiche che le distinguono e ciò che esse richiedono per essere svolte, invece che distinguerle attraverso delle etichette astratte come ” settori di primario, secondario e terziario” cioè delle parole, che in fisica sono suoni, che ordinano mentalmente attraverso la successioni numerica i lavori, ma non forniscono informazioni fisiche su cosa essi sono nella realtà fisica, e quindi non descrivono immediatamente queste differenze, ma le lasciano all’immaginazione individuale. Il vantaggio di descrivere in modo fisico i processi è quello di far comprendere velocemente e in modo più sicuro ciò che si analizza attraverso la mente.
Una divisione mentale dei lavori basato sulla descrizione fisica del loro processo è utile per comprendere quali richiedono una attività fisica notevole e quali invece richiedono un’attività fisica ridotta.

X cerca personale maschile per lavoro di sgombero locali da effettuarsi presso privati e aziende.

Perciò, si può dire che esistono due specie di lavoro:
La prima consiste nell’alterare la posizione di una cosa (quindi di materia) su o presso la superficie della terra, relativamente a un’altra cosa; Ad esempio quelle materie utili a soddisfare i bisogni umani, come il cibo, coltivato e trasportato, o le case costruite attraverso la mescolanza di varie materie come cemento e ferro, la coltivazione della terra, dell’allevamento, della silvicoltura, la pesca, la caccia, l’estrazione di materiali dal suolo (miniere, cave, torbiere,  giacimenti…).
La seconda specie di lavoro consiste nel dire ad altri di farlo, come fanno i manager. La prima specie di lavoro è sgradevole e mal retribuita. La seconda è gradevole e ben retribuita, ed anche suscettibile di infinite variazioni. Per esempio, non soltanto esistono persone che danno ordini, ma anche persone che danno consigli circa gli ordini che bisogna dare.

Per quanto riguarda la specie di lavoro che consiste nell’alterare la posizione di una cosa su o presso la superficie della terra, relativamente a un’altra cosa, le aspettative di energia muscolare, prestanza fisica, e forza verso il maschio producono, in grandi quantità, comportamenti conformi a queste aspettative. I comportamenti prodotti attraverso le idee sessiste sul maschio sono quelle di selezionare maschi per un certo tipo di lavoro piuttosto che un altro tipo di lavoro: il lavoro manuale.

Ovviamente, affermare che gli uomini possono morire con maggiori probabilità sul lavoro e muoiono più frequentemente sul lavoro rispetto alle donne non significa dire che solo gli uomini possono morire sul lavoro o muoiono sul lavoro mentre le donne non possono morire sul lavoro e non muoiono sul lavoro.

E I fattori nocivi dell’ambiente di lavoro sono molti.
Quelli generici quali per esempio luce, rumore, temperatura, ventilazione, umidità. Quelli tipici della produzione quali per esempio polveri, gas, vapori, fumi, radiazioni. Quelli relativi alla fatica fisica e quella psicofisica quali ritmi eccessivi, monotonia, ripetitività, posizioni disagevoli, saturazione dei tempi, orario di lavoro giornaliero, a turni.
E se si confronta i lavori maggiormente fatti da donne con quelli fatti da uomini si vede la differenza.

La legge italiana non definisce l’infortunio in modo preciso, ma ne fissa i requisiti nell’art.2 del Testo Unico 1124/65: “L’infortunio è l’evento avvenuto per causa violenta in occasione di lavoro, da cui sia derivata la morte o un’inabilità permanente al lavoro, assoluta o parziale, ovvero un’inabilità temporanea assoluta che comporti astensione dal lavoro per più di tre giorni”. La causa violenta viene identificata in un fattore esterno, improvviso e imprevisto, che in modo rapido e intenso provoca un effetto lesivo. La definizione di “occasione di lavoro”, attraverso cui si deinea il carattere professionale dell’infortunio, mette in evidenza che tra l’attività lavorativa fornita dall’infortunato e l’incidente vi sia un rapporto, anche indiretto, di causa ed effetto.  Tuttavia, per quanto la definizione assicurativa permetta di ricondurre alla tutela di legge un’ampia casistica, è evidente che si tratta di un punto di vista parziale. Non vengono considerati infortuni, infatti, quelli che provocano un’assenza dal lavoro inferiore a tre giorni, e che sono comunque eventi importanti da prendere in considerazione ai fini della prevenzione.

IL CARICO DI LAVORO FISICO
Un aspetto fondamentale per la sicurezza è il carico di lavoro imposto alle persone rispetto ai compiti richiesti. Quando l’attività svolta è principalmente fisica, è necessario valutare che ciò che viene richiesto non sia superiore alle capacità del lavoratore in uno specifico contesto.

 LE CONSEGUENZE DEL SESSISMO NEL LAVORO

Ci sono lavori in cui non ci sono aspettative sul sesso e sia uomini che donne hanno pari probabilità di essere scelti indipendentemente dal loro sesso, mentre ci sono dei lavori in cui, in base a delle idee riguardo a uomini e donne, è più probabile che chi assume preferisca le donne, e altri in cui è più probabile che accedere solo gli uomini.

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Nei lavori di vendita di merci, alla cassa o al banco in cui le persone chiedono cosa vogliono acquistare, spesso i datori di lavoro, maschi o femmine, preferiscono le donne agli uomini, o escludono categoricamente gli uomini, con diverse motivazioni, che riguardano le loro caratteristiche fisiche, mentali ed emotive:
in certi casi perché attirano di più il cliente maschio, in altri perché sono più gentili ed empatiche degli uomini, in altri casi perché sono più esperte e competenti in certi lavori degli uomini, hanno delle mani più esili, con delle dita fine, e quindi più adatte a certi lavori manuali degli uomini. Sono gli uomini stessi quindi a scegliere di formarsi e di fare esperienza in certi settori. Dunque, anche quando un corso da saldatore viene pagato dalla regione per formare persone disoccupate che non riescono a trovare lavoro si troverà solo uomini a partecipare alla formazione. E magari il corso preliminare sulla sicurezza sul lavoro sarà fatto da una donna, il cui lavoro consiste nel parlare, e far ruotare delle slide sul pc che vengono proiettate sulla parete (niente di pericoloso e muscolarmente faticoso).

Panetterie, pasticcerie, i bar, i negozi di fotografia, alla consegna delle foto stampate spesso è scelto per il suo genere sessuale, cioè donne. Mentre i fotografi scattano le foto, se sono esterni lavorano a collaborazione e per 14 ore di matrimonio guadagnano 50 euro mentre le donne 800 per un mese intero di lavoro alla cassa. per il semplice fatto che si è nati maschi non si può competere per fare il commesso di gioielleria perché cercano una donna.

Le badanti donne vengono preferite anche per gli uomini e non solo per le donne che potrebbe essere giustificate da motivi psicologici dovuti a una cultura in cui vedere o parlare di cose inerenti ai genitali o alla zona anale è riservato a persone dello stesso sesso (i maschi possono vedere e parlare tranquillamente di testicoli e altro, le femmine possono tranquillamente parle di vulve altro tra loro, senza provare vergogna). Infatti, sono le stesse donne anziane a richiedere donne come badanti, perché il dialogo e la visione di una donna, la mette più a suo agio, e  per la vergogna della donna assistita che potrebbe provare con un uomo se dovesse mostrarsi in bagno seminuda o nuda.

Geograficamente, nelle città con una quantità di industrie che prevale sui negozi, soprattutto se piccole città, la presenza di maschi è prevalentemente spostata nelle periferie, mentre in centro ci sono prevalentemente femmine, a riprova del preconcetto per cui il maschio è fatto per la forza lavoro e la femmina per lavori più intellettuali o manualmente meno faticosi oppure dovuti alla loro presenza estetica.

DISCRIMINAZIONE DEL MASCHIO
Forse le persone dovrebbero lamentarsi quando si sentono dire “scelgo una donna perché sa lavare meglio”, in questo modo potrebbero generare una pressione nel datore di lavoro, che col tempo potrebbe scegliere di testare la persona prima di seguire un preconcetto che può rivelarsi utile ma anche inutile. Far fare una prova di un paio di giorni almeno, sarebbe comunque una discriminazione per gli uomini, che dovrebbero dimostrare di saper fare qualcosa che le donne invece non dovrebbero dimostrare di saper fare con una prova di due giorni. Ma sarebbe una discriminazione preferibile a non poter prendere uno stipendio mensile.

Per quanto riguarda la seconda specie di lavoro, le differenze di immagini mentali tra uomo e donna che influiscono sono quelle secondo cui l’uomo è intelligente, analitico, competitivo e interessato alla carriera e la donna invece è empatica, e non competitiva. Gli uomini tendono a negare l’esistenza di parti interne vissute come problematiche, come la sensibilità, la tristezza e il senso di inadeguatezza, che li imbarazzano in quanto non corrispondono alla norma su come un uomo deve essere.

OCCUPAZIONI IN CUI SI CERCANO UOMINI: per quanto riguarda i lavori muscolarmente pesanti, serve una caratteristica specifica: essere muscolarmente dotati. E qui subentra lo stereotipo per cui l’uomo sarebbe sempre più forte della donna e quindi si cercano uomini: Pompieri, Taglialegna, Camionisti, Operai edili, Minatori,  Magazzinieri, Addetti alle onoranze funebri…

OCCUPAZIONI IN CUI SI CERCANO DONNE: Lavori il cui l’apporto estetico del corpo è maggiore, come le fotomodelle, dal momento che il corpo dell’uomo non è considerato “un’opera d’arte”, o comunque è utile in aggiunta ad altre caratteristiche, come la segretaria, receptionist, barista, venditrice (al banco, promoter), hostess.
Il lavoro di cura è principale (badanti, oss, domestiche, baby sitter, pulizia di case e centri commerciali per quanto riguarda la parte soft come lavare i vetri con guanti, panno e spruzzino, o passare la scopa, e non la parte più pesante che svolge l’unico uomo assunto tra tante donne).

I reclutatori, uomini e donne, ritenendo che una donna viene educata dalla madre e dalla nonna alle pulizie di casa mentre un uomo no, allora sarà più esperta (sia nel senso di conoscere cosa fare e come si usano gli strumenti, sia nel senso di esperienza manuale) non solo al lavoro domestico retribuito, ma anche alla pulizia di centri commerciali, rispetto a un uomo. Dunque, è conveniente prendere a lavorare solo donne perché i centri commerciali che pagano per il servizio saranno maggiormente soddisfatti.

Classificare mestieri dal migliore al peggiore, basandosi su una combinazione di fattori come stipendio, stress, ambiente di lavoro, prospettive, sicurezza e fatica fisica, si può rilevare  i mestieri peggiori sono svolti quasi esclusivamente da maschi (Il venticinquesimo mestiere, per metà svolto dalle donne, era la danza professionale che, come il calcio professionale. indubbiamente era in coda per la scarsa sicurezza, le scarse prospettive, l’elevato tasso di infortuni e l’elevato livello di stress).

Qualche esempio: magazzinieri, camionisti, lattonieri, conciatetti, costruttori di caldaie, boscaioli, carpentieri, ascensoristi, muratori o capisquadra, operatori di macchinari per l’edilizia, giocatori di calcio, saldatori, costruttori di mulini, metallurgici. Questi «mestieri peggiori» hanno tutti un elemento in comune: dal 95 al 100 per cento toccano agli uomini.

Ogni giorno muoiono sul lavoro tanti uomini quanti mediamente ne morivano in Vietnam in una giornata. In sostanza, gli uomini sono chiamati tre volte alla leva: per tutte le guerre, come guardia del corpo gratuita nei confronti delle donne e per tutti i mestieri pericolosi, o «professioni mortali». Gli uomini si sentono sempre psicologicamente richiamati.

Più un mestiere è pericoloso più è massiccia la presenza di uomini.

Il principio della scelta d’assunzione di persone in base all’estetica, qualità attribuita da molti esclusivamente al sesso femminile, spesso prevale sull’attribuzione di competenze a un sesso. Infatti, nonostante in genere sia attribuito al maschio la competenza dell’elettronica, in un supermercato, in cui sono assunte prevalentemente donne nel reparto elettronica possono essere assunte anche solo donne. Agli uomini, che hanno una grande corporatura e sono anche alti, nei supermercati è principalmente affidato il reparto del magazzino, per sollevare pesi con dei muletti, casse d’acqua, cassette della frutta. Alle donne il compito di inserire negli scaffali i prodotti scaricati dagli uomini. A volte si trovano nel reparto formaggi o salumi. Alle casse sono quasi ovunque assunte solo donne. Si possono trovare dieci o venti casse di sole donne.

Prevalentemente nei centri commerciali gli uomini sono nei reparti di magazzino, nella sicurezza, copiatura delle chiavi, o riparazione delle scarpe, salumi, formaggi.
Le donne spesso sono le uniche assunte nei negozi di abbigliamento sia maschile che femminile, ma anche soltanto maschile, mentre viene spontaneo pensare che rientra nella norma non assumere un uomo in un negozio di soli abiti femminili.

In lavori in cui si devono sollevare materiali pesanti per spostarli altrove, alcuni uomini possono essere rifiutati dai datori di lavoro, perché non sono alti, non hanno spalle larghe mani grandi, o grandi muscoli, poiché immaginano che questi uomini non riuscirebbero a svolgere il lavoro, facendo cadere i pesi, oppure facendo pause per riposarsi, o subendo malori come lo svenimento, anche se vorrebbero essere assunti perché hanno bisogno di guadagnare soldi per sopravvivere.

Si può catalogare gli svantaggi derivati dalla divisione del lavoro tra uomo e donna nei mestieri che richiedono forza fisica.
Vantaggi uomini nel lavoro: maggiore guadagno rispetto alle donne che non possono accedere a lavori manuali o pericolosi.
Svantaggi uomini nel lavoro: maggiore fatica fisica rispetto alle donne, maggiori danni al corpo (alla pelle, perdita di arti), pericolo di morte, inaccessibilità a lavori leggeri nel caso non trovino lavori nei settori dedicato agli uomini.
Vantaggi donne nel lavoro: Assenza di fatica fisica, assenza di danni al corpo, assenza di pericolo di morte, maggiore facilità nel trovare lavoro base.
Svantaggi donne nel lavoro: stipendio più basso degli uomini, inaccessibilità a lavori pesanti.

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Uno dei motivi per cui i mestieri svolti dagli uomini sono meglio pagati, è che sono anche più pericolosi. Il supplemento di paga potrebbe essere definito «indennità per la professione mortale». E, nell’ambito di una data professione mortale, quanto più un incarico è pericoloso tanto più probabilmente sarà affidato a un uomo.

Come le donne forniscono l’utero per creare i bambini, spesso gli uomini forniscono il grembo finanziario per mantenere i bambini.

Molti sono spinti a scegliere professioni mortali proprio per fornire questo grembo finanziario.

LEGGE E PARITà DI OPPORTUNITà LAVORATIVE
Ai sensi del d. lgs. n. 198/2006 è vietata ogni discriminazione basata sul sesso nell’accesso al lavoro. Il divieto vale per qualsiasi forma di lavoro e per le iniziative di formazione, orientamento e selezione professionale. Ogni atto o comportamento che produca un effetto pregiudizievole, in via diretta o indiretta, è considerato discriminante. La legge ammette alcune deroghe per mansioni particolarmente pesanti, individuate nei diversi contratti collettivi; altre deroghe sono concesse nell’ambito della moda, dell’arte e dello spettacolo, quando la natura sessuale del soggetto sia ritenuta essenziale per il tipo di attività lavorativa da svolgere. Lavoratore e lavoratrice hanno diritto alla medesima retribuzione nel caso in cui svolgano prestazioni uguali o di pari valore. Anche nell’attribuzione di mansioni e qualifiche, e nella progressione della carriera, le lavoratrici non possono essere discriminate dal datore di lavoro. Ulteriore tutela di parità è stabilita per le lavoratrici nel campo pensionistico. Infatti, anche se in possesso dei requisiti per il diritto alla pensione, possono scegliere di continuare a lavorare fino al raggiungimento dei medesimi limiti pensionistici maschili. Gli atti, di qualunque tipo, concernenti il rapporto di lavoro di lavoratori vittima di comportamenti discriminatori sono nulli se adottati in seguito al rifiuto dei comportamenti medesimi. L’insieme delle misure positive utilizzate per la rimozione delle differenze che di fatto impediscono le pari opportunità tra i due sessi, dette azioni positive sono disciplinate all’art. 42 del d. lgs. n. 198/2006.

Certi annunci di lavoro oltre che illegali sono ridicoli: indicano il sesso che si cerca, femmina o maschio, o il limite di età di 40 anni e poi appena più in basso riportano la dicitura di legge “Il presente annuncio è rivolto ad entrambi i sessi, ai sensi delle leggi 903/77 e 125/91, e a persone di tutte le età e tutte le nazionalità, ai sensi dei decreti legislativi 215/03 e 216/03”.

Tuttavia, negli annunci di lavoro si può leggere “Il presente annuncio è rivolto ad entrambi i sessi, ai sensi delle leggi 903/77 e 125/91” poi però il titolo è cercasi “commessa, banchista, addetta alle pulizie, barista esperta”, quindi rivolto solo al genere femminile.

discriminazione

Inoltre,la legge 198/2006 che dice “è vietata ogni discriminazione basata sul sesso nell’accesso al lavoro” non parla affatto di divieti riguardo a come un appartenente al sesso gestisce il suo apparire, ad esempio avendo i capelli lunghi invece che corti se è uomo. E questo quindi non vieta ad esempio alla RAI di scrivere sul suo contratto che l’uomo assunto come cameraman deve avere i capelli corti per poter essere assunto.
Non si potrebbero applicare delle quote azzurre ai maschi, perché così perderebbero di valore le quote rosa, e quindi si dovrebbero fare ulteriori cose per avvantaggiare il genere femminile.

Nella legislazione più recente assume rilievo prevalente la tutela paritaria o di riequilibrio della posizione della lavoratrice nel mercato del lavoro.
Una decisa svolta nel senso del rafforzamento della tutela paritaria fu impressa dalla l. 903/77.
Infatti, negli anni ’70, sulla spinta dei movimenti femminili, viene in rilievo il problema generale della condizione femminile e sul piano dell’occupazione emerge con chiarezza, tra l’altro, come le tradizionali norme di protezione si risolvano a svantaggio della donna, in quanto, aumentando il costo della manodopera femminile, finiscono per disincentivare il suo impiego da parte degli imprenditori.
La legge 903/77 mira proprio a ribaltare la tradizionale prospettiva della tutela differenziata e ad attuare una parità di trattamento.

LEGGE 903/77 “PARITA’ DI TRATTAMENTO TRA UOMINI E DONNE IN MATERIA DI LAVORO”

Articolo 1
E’ vietata qualsiasi discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda l’accesso al lavoro indipendentemente dalle modalità di assunzione e qualunque sia il settore o il ramo di attività, a tutti i livelli della gerarchia professionale.
La discriminazione di cui al comma precedente è vietata anche se attuata:
1) attraverso il riferimento allo stato matrimoniale o di famiglia o di gravidanza;
2) in modo indiretto, attraverso meccanismi di preselezione ovvero a mezzo stampa o con qualsiasi altra forma pubblicitaria che indichi come requisito professionale l’appartenenza all’uno o all’altro sesso.
Il divieto di cui ai commi precedenti si applica anche alle iniziative in materia di orientamento, formazione, perfezionamento e aggiornamento professionale, per quanto concerne sia l’accesso sia i contenuti.
Eventuali deroghe alle disposizioni che precedono sono ammesse soltanto per mansioni di lavoro particolarmente pesanti individuate attraverso la contrattazione collettiva.
Non costituisce discriminazione condizionare all’appartenenza ad un determinato sesso l’assunzione in attività della moda, dell’arte e dello spettacolo, quando ciò sia essenziale alla natura del lavoro o della prestazione.

Ergo, se le discriminazioni sessuali nel lavoro esistono vanno identificate, e non affermate a priori in base al principio che le donne sono discriminate sugli uomini. Dato che in base ai dati di fatto anche agli uomini possono essere rifiutati tantissimi lavori per darli alle donne, e quindi non fila il meccanismo per cui in base al principio “le donne vengono discriminate e gli uomini no” si arriva a dire che quando a una donna viene rifiutato un lavoro si tratta automaticamente di maschilismo. Il lavoro si basa sulla discriminazione. Al di là del sessismo, è proprio la discriminazione che colpisce tutti. Quando invece il lavoro di tutti si basa sulla discriminazione di sesso, età, etnia, titoli di studio, possesso di patente/auto, esperienza nel settore, aspetto estetico e tante altre caratteristiche. Il sessismo infatti non è maschilismo e non causato unicamente dal maschilismo. Il sessismo lo vivono tutti e ne subiscono le conseguenze negative e ne godono le conseguenze positive. Che la cultura maschilista sia diffusa è evidente, basta pensare alle nostre consuetudini di tutti i giorni. Ad esempio noi riteniamo normale che la donna sia condotta al matrimonio dal padre che la consegna allo sposo: che debba cioè essere “consegnata“ da un uomo ad un altro uomo. Meno evidente è il peso di questa cultura nel determinismo del lavoro o delle differenze quotidiane che non è mai netta e diretta contro le donne, ma contro tante persone differenti tra loro.

Sentiamo ripetere spesso che le donne sono relegate a fare lavori malpagati, senza sbocco, in ambienti di lavoro miserabili come le fabbriche. Ma non degli svantaggi che gli uomini subiscono a causa del sessismo.

Non è compito dei cittadini risolvere il problema, ma se le segnalazioni non arrivano dove devono arrivare una responsabilità ce l’hanno anche i cittadini, eccome. Ciò che si dovrebbe fare è contattare i gestori del sito che ha pubblicato l’annuncio o direttamente l’agenzia per il lavoro che propone l’offerta di lavoro, e chiedere spiegazioni. Poi viene tutto il resto, cioè la denuncia della discriminazione alle autorità competenti, come l’UNAR, l’ufficio antidiscriminazioni presso la Presidenza del Consiglio, e trattandosi di un annuncio di lavoro, lo stesso Ministero del Lavoro.

ESCLUSIONE DELLE DONNE DAI RUOLI DI POTERE 

Se uno vuole evitare che ci sia “chi muore di fame” e chi “muore di troppo cibo”, deve essere pronto a impedire non solo l’accumulo, ma anche l’utilizzo del capitale mal accumulato.
Non esistono “capitali puliti”, ma solo “capitali sporchi”. Quindi, nel caso dei diritti delle donne nel lavoro. Rivendicare che esse facciano parte del potere, dato che si dice che i lavori a loro accessibili non ricoprono ruoli di potere, è sbagliato, sarebbe invece giusto che rivendicassero il diritto al lavoro, comprendendo anche il loro sesso.

CASALINGA

Ad esempio una casalinga può gestire l’economia di casa in totale autonomia, consultandosi con l’uomo ma avendo sempre lei l’ultima parola.

giudicare come una discriminazione a priori il fatto che la donna si è sempre, per secoli, occupata più di faccende domestiche e l’uomo più di lavoro, è un’operazione demagogica. Sappiamo quanto, secoli fa, il lavoro e la vita fuori da casa erano un ambiente pericolosissimo nel quale si rischiava la salute, se non la vita. Restare a casa era un “lusso” riservato alle donne, per la maggior parte contente di stare a casa.

ERRORE DEL CONSIDERARE LE DONNE COME UNICHE A ESSERE TRATTATE IN MODO DIVERSO

Nel criticare le aspettative nei confronti delle donne ci si dimentica che la differenza di aspettative, e la diversa educazione vale per entrambi i generi sessuali. Poiché se una femmina viene educata in modo diverso da un maschio, allora un maschio viene educato in modo diverso da una femmina. Infatti, i maschi hanno giocattoli da guerrieri e le femmine da principesse. Ma in quanto a differenza stanno pari, tutte e due sono trattati in modo diverso. Se poi vogliamo parlare del come sono trattati e chi è trattato meglio o peggio, è un altro discorso.

ADATTAMENTO ALLE IDEE DOMINANTI COME CAUSA DEL SESSISMO

Poiché il sessismo può produrre vantaggi ai vari sessi, donne e uomini, approfittano dei vantaggi del sessismo. Ad esempio moltissime donne scelgono di, mostrare la vagina, o il corpo nudo, a pagamento, facendo soldi in fretta in rapporto a una paga media di un operaio uomo, dalle 100 euro alle 300  per un paio di ore di foto di nudo, e questo è possibile a loro semplicemente hanno un corpo al quale è attribuito un valore prezioso, in questo modo contribuiscono a mantenere il sessismo.
Ma adattarsi a ciò che c’è, benché sia un principio utile e naturale, è il principio della giungla e non della civiltà. La parità tra i sessi infatti non è data per natura, in cui vige il caso e la forza, ma è prodotta dal pensiero razionale.

Diventa necessario comprendere i motivi per cui le donne preferiscono trarre vantaggi dalle idee sul proprio sesso piuttosto che puntare alla parità tra i sessi, soprattutto in ambito lavorativo, dato che il lavoro dovrebbe essere assicurato a tutti dallo Stato.
A volte lo fanno perché lavorare è una necessità, e quindi, come tutti utilizzano ciò che hanno a disposizione, e come la maggioranza delle persone, si disinteressano se altri non hanno le stesse possibilità. E a volte lo fanno perché il lusso è un desiderio forte, o anche il lavorare nel modo meno faticoso possibile.
Molte donne sono interessate al potere che ottengono col proprio corpo che al piacere fisico. Una caratteristica spesso pertinenti ai narcisisti.

IDENTIFICAZIONE DEL VALORE SOCIALE DELLA BELLEZZA FEMMINILE NEL MASCHILISMO 

Alcune femministe identificano la causa del valore sociale della “bellezza femminile” nel pensiero che il rispetto delle norme socialmente accettate sia richiesto solo alle donne e che la femminilità è l’unica a dover essere controllata. Ma questo è palesemente falso. Perché l’estetica maschile è normata quanto quella femminile. Anzi, l’estetica femminile ha molte più libertà di quella maschile.


DIFFERENZE TRA FOTOGRAFO UOMO E FOTOMODELLA DONNA

Da piccola una adolescente femmina sfoglia le riviste, poi si compra tanti abiti e si fa tante foto per assomigliare a queste riviste, trucca le compagne di scuola, e si fa amica ragazze belle, così le fotografa, le trucca e poi fa loro indossare gli abiti che si è comprata nel frattempo, poi un giorno i genitori gli pagano un monolocale per far foto, guadagna soldi per fare questo e la mandano a fare conferenze, compra vernici, oggetti e altro.

INTERESSE, AMICIZIA, APPREZZAMENTI

A testimoniare questo conflitto d’interessi tra chi produce foto e chi non le produce, oltre ai commenti, ci sono dei Meme o delle immagini che vengono condivise su Facebook dalle quali si possono ricavare le idee prevalenti su questo tema.

In questa immagine viene rappresentato un ragazzo senza qualità estetiche rilevanti per il mondo, e una ragazza con qualità estetiche rilevanti, e attraenti sessualmente.

Qualcuno mi ha detto: “se il pubblico elegge qualcuno a celebrità, la persona eletta deve rendere loro qualcosa di  più di un semplice faccino carino o di un bel paio di tette“.

Ma se le persone rendono celebre qualcuno, perché si dicono a vicenda e lo dicono al soggetto stesso: “io stimo/mi piace quella persona”, e vari complimenti, perché quella persona deve fare qualcosa in più di ciò che già fa? è celebre per quello che fa e non per quello che farà in più una volta reso/a celebre.

Dunque il problema reale è che certe persone pensano che non si deve rendere celebri certe altre persone. Cioè non si deve rendere celebri persone che ultre a un faccino carino o un bel paio di tette non hanno altro da dare al pubblico.

A volte ho provato dispiacere per aver constatato la disuguaglianza di possibilità in ambito fotografico tra l’essere una donna e l’essere un uomo.

Perché sono spesso stato rifiutato come soggetto fotografico sentendomi dire: “Mi dispiace, ma preferisco fotografare ragazze. Ne trovo tante e sono anche molto belle“.

A testimoniare questo conflitto d’interessi tra chi produce foto e chi non le produce, oltre ai commenti, ci sono dei Meme o delle immagini che vengono condivise su Facebook dalle quali si possono ricavare le idee prevalenti su questo tema.

SESSUALITà

Un ragazzo ETERO è fidanzato con una ragazza BISESSUALE GELOSISSIMA.

Se lui parla con un’altra, anche se non dal vivo ma in chat, o se guarda negli occhi un’altra per parlarle, anche se è la migliore amica della fidanzata, o la sorella della fidanzata, lui subisce la gelosia di lei, sottoforma di “non voglio più stare con te” “te la volevi scopare eh?!” e se dice di no si sente dire “stai mentendo, almeno ammettilo” eccetera. Arrivando ad aver paura a non parlare più con nessuna.

Tuttavia se lei parla con le ragazze, sorride, si da gli sguardi, fa apprezzamenti sul loro corpo, e ci fa amicizia, secondo lei è nel giusto.

Questo è un trattamento profondamente iniquo, disparitario, diseguale.

La giustificazione di questo comportamento con “non c’è competizione” è falsa. La competizione, se si intende l’amore in questi termini, c’è eccome. Ed è dello stesso tipo per cui esiste la gelosia tra gli etero. Perché la perdita perenne dell’altro, la perdita del possesso fisico ed emotivo e l’esclusività dell’altro avvengono anche con una persona dello stesso sesso.

Anzi, questo concetto errato porta ad un altro concetto errato. Cioè che una ragazza bisessuale, o etero, gelosa, che impone certe regole non possa avere lo stesso trattamento se, parla, abbraccia, bacia, flirta, e prova emozioni per un amico Gay.

Lui è gay, ma lei è etero. Perché la perdita perenne dell’altro, la perdita del possesso fisico ed emotivo e l’esclusività dell’altro avvengono anche con una persona che non ci corrisponde. Anzi, spesso il fatto che non ci corrisponda aumenta il desiderio.

Inoltre se al contrario è lui a essere amico di ragazze lesbiche, ad abbracciarle, sorridere, o baciarle a stampo in bocca come potrebbe fare lei, non è la stessa cosa, perché lui è un maschio, e in quanto maschio non è puro, perché non può non essere eccitato sessualmente, è un porco, e quindi non è affidabile.

Tuttavia, una marea di ragazze sono bisessuali, e quindi hanno il doppio degli stimoli di chi non lo è, e questo è trascurabile secondo loro, quando allo stesso tempo non è trascurabile neanche uno sguardo dall’altra parte. Due pesi, due misure.

Una forma di potere è ciò che induce le persone a riconoscere intuitivamente gerarchie sociali implicite . Il linguaggio del potere è costituito da gesti, pose, sguardi, cappotti e cravatte , fotografie, codici linguistici , ecc ; I legami comunitari sono l’essenza del potere . Il potere non è una questione formale , così la libertà dal potere è una cosa diversa dalla libertà formale di scelta . Alimentazione si basa su abitudini , il senso comune , l’istruzione e tutto ciò che contribuisce a puntellare quello che viene percepito come ” normalità” attraverso implicito ( o ” ovvio” ) codici sociali . Per lottare contro il potere è la lotta contro ogni idea implicita di normalità .
La discriminazione di genere è una conseguenza del potere. Non è basata sulla legge, ma sulle abitudini, il buon senso, l’educazione e tutto ciò che contribuisce a puntellare quello che viene percepito come “normalità di genere” attraverso impliciti, evidenti, e ovvi codici di genere.
Il potere sessuale è una forma di potere basato su un’idea comune del senso di ” normalità”. Su approcci e comportamenti sessuali differenziati per genere . Una specifica forma di potere sessuale è il potere sessuale femminile . La potenza sessuale femminile è una forma di potere basata sulla differenze di genere e sulla ricettività alle offerte sessuali. Una conseguenza ovvia del potere sessuale femminile è la facilità con cui una donna non qualificata può riuscire a essere pagata per del sesso che non ha caratteristiche eccezionali o scarsamente trovabili .
Come qualsiasi altra forma di potere, il potere sessuale femminile non è una questione formale , così la libertà dal potere sessuale femminile è una cosa diversa dalla libertà formale di scelta . Se un uomo ” liberamente” decide di pagare una donna non qualificata per del sesso normale , in realtà egli è una vittima : è una vittima del potere sessuale femminile che la donna ha trovato vivendo e ha scelto di utilizzare. La libertà di scelta è irrilevante in questo numero . L’usura è spesso basata su accordi di libera scelta , ma è considerata immorale ed illegale . Poi possiamo dire che viene pagato per il sesso normale è una sorta di usura . Approfittando del differenziale di genere nell’accesso al sesso occasionale.

C’è chi accetta senza problemi, come un fatto “naturale”, che una femmina possa trovare qualcuno con cui fare sesso occasionale con più facilità rispetto a un maschio. Ma è una cosa profondamente ingiusta. Sui siti di incontri, il rapporto che c’è tra maschi veri e femmine vere è di 100 a 1. Se un gruppo di dieci ragazze cerca dieci ragazzi per fare un’orgia in venti, li trova facilmente. Per un gruppo di dieci ragazzi, la cosa è enormemente più difficile. Tutto ciò non è bello e non è giusto. E qualsiasi giustificazione “naturalistica” di questo stato delle cose è semplicemente disgustosa. La “natura” non va accettata, va trasformata. Oggi una ragazza maschilista è una ragazza che pensa, ad esempio, che i maschi dovrebbero avere le stesse opportunità di sesso occasionale delle femmine. Una ragazza maschilista è una ragazza che pensa che i maschi non dovrebbero svolgere mediamente lavori fisicamente più usuranti di quelli mediamente svolti dalle femmine. Una ragazza maschilista è una ragazza che pensa che l’età pensionabile delle femmine non dovrebbe essere minore di quella dei maschi. Una ragazza maschilista è una ragazza che pensa che, a parità di bravura, non si dovrebbe preferire un politico femmina a uno, altrettanto bravo, maschio.

È una cosa immorale che le femmine possano ottenere vantaggi in virtù del loro “potenziale” sessuale. Ed è demenziale pensare di poter contrastare tale problema con la repressione. Se vieti le sigarette, ne fai aumentare – certo non diminuire – il “prezzo” (e il potere di chi ne dispone). Idem per il sesso. Più si agirà in maniera repressiva, più si farà aumentare il valore di mercato del potenziale sessuale femminile. Viceversa, se maschi e femmine avessero davvero pari opportunità per quanto concerne il sesso occasionale, il potenziale sessuale femminile sarebbe assai più difficilmente vendibile, e potrebbero spenderlo esclusivamente quelle (o quelli) dotati di qualità (naturali o acquisite con l’esercizio) particolari, come accade negli altri ambiti. Chi scrive cerca di dare il suo piccolo contributo in questa direzione vivendo il sesso occasionale come qualcosa di normale, di quotidiano, da praticarsi con la stessa facilità e disinvoltura con cui si beve un caffè. Ma non basta la dimensione privata: è necessaria anche la diffusione pubblica, la rappresentazione culturale di questi modelli di comportamento. Dovrebbe essere questo, in fondo, uno dei compiti della pornografia: diffondere un modello di sessualità priva di sovrastrutture, in cui le femmine siano altrettanto propense dei maschi a fare sesso occassionale. Si tratta della riproposizione di istanze nate diverse decadi fa, che però restano attuali perché di fatto non si sono realizzate, o non si sono realizzate appieno. Chi, pur avendo la necessità di guadagnare quel minimo necessario per vivere, cerca di portare avanti questa battaglia anche realizzando progetti senza scopo di lucro fa imbestialire alcune “concorrenti” femmine. Negli Stati Uniti, paese che si definisce baluardo della democrazia, le donne condannate a morte e giustiziate dal 1976 ad oggi sono meno dell’un percento rispetto agli uomini. Si potrebbe ipotizzare che la maggior propensione a delinquere da parte dei maschi dipenda in qualche misura dal loro essere generalmente privi, a differenza delle femmine, di possibilità relativamente agevoli, e non troppo rischiose, di conseguire vantaggi materiali. Il fatto che, fra i clochard negli Stati Uniti, gli uomini singoli siano il triplo rispetto alle donne singole indurrebbe a ragionare in questa direzione. A scuola, secondo una ricerca Ocse, a parità di performance gli studenti maschi vengono generalmente penalizzati. I dati su cui si potrebbe riflettere sono infiniti.
Se si vuole equità, si deve lottare contro l’idea che le differenze di genere siano naturalmente giustificate e non debbano essere rase al suolo . Proponendo un modello di perfetta simmetria tra la disponibilità maschile e femminile per il sesso occasionale. Se un diritto è un dispositivo sociale collegato a un bisogno umano, si può dire che che il sesso occasionale è un diritto di tutti e dovrebbe quindi essere rispettato in pratica.

La natura non si preoccupa della giustizia. Le differenze naturali sono la causa di tutte le asimmetrie e quindi di tutte le discriminazioni di genere. Non c’è stato un momento in cui si è persa la “retta via”, non c ‘è stato un momento in cui una situazione originariamente giusta è stata “corrotta”. Se cerchiamo il buono e il giusto non dobbiamo mai guardare al passato e al “naturale”, ma al futuro e all’artificiale. Perché l’unico “buono” e l’unico “giusto” che hanno senso sono quelli che vogliamo noi. Noi, non il passato. Noi, non la natura. Dobbiamo realizzare noi il buono e il giusto che noi vogliamo. Dobbiamo essere transumanisti. L’uomo deve essere transumanista. L’essere umano deve essere il  forgiatore di se stesso, del proprio corpo, del proprio DNA, della propria mente, del proprio “essere”. La Legge di natura la dettiamo noi. La Legge di natura è quello che piace a noi.

Ogni differenza di genere è un’ingiustizia di genere. Sarebbe invece giusto se un maschio potesse pretendere anche lui le “prerogative naturali” di una femmina (capacità di generare, ecc.), e una femmina quelle di un maschio (assenza di mestruazioni, ecc.). Dire al primo “non puoi, sei maschio” o alla seconda “non puoi, sei femmina” è come dire a un ragazzo con sindrome di Down “non puoi, sei down”. È la stessa cosa. L’essere umano deve invece superare tutti gli apparenti limiti della sua presunta “struttura naturale”. Ogni “pensiero della differenza” deve quindi tener presente che nessuna differenza dovrebbe essere considerata “naturale”. L’idea di “differenza naturale” è alla base del sessismo così come del razzismo. Lo schema di ragionamento è lo stesso: poiché si è “naturalmente” diversi (vedi presunta diversità “naturale” fra le razze, a cui si credeva non molto tempo fa), si hanno esigenze diverse e si ha bisogno di essere tutelati in maniera diversa. Questa disgustosa e fallace argomentazione è stata alla base del razzismo così come di certo femminismo della differenza. E invece no: l’uomo è privo di “struttura naturale” perché l’uomo non è creato da Dio, perché Dio non esiste, esiste la Natura, e la Natura ha dato la possibilità all’essere umando di modificarsi e modificare il mondo.

SESSIMO IN PUBBLICITà

Il giornale “Internazionale” titola “American Apparel non ama le donne“. E quindi fa un collegamento tra l’atto di esporre foto di donne nude nello stesso luogo fisico di uomini vestiti come un atto di mancanza d’amore verso le donne, e quindi disprezzo verso esse.

In Svezia le associazioni dei consumatori hanno accusato di sessismo la catena di abbigliamento statunitense American Apparel per la sua pubblicità che mostra degli uomini sempre vestiti e sobri e delle donne svestite in atteggiamenti provocanti per promuovere lo stesso capo d’abbigliamento, pubblicizzato come unisex.

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Emelie Eriksson, una blogger di 24 anni, ha sollevato il problema postando le pubblicità femminili e maschili della casa di moda americana a confronto sul suo blog. Il suo post è stato letto da centomila persone e le associazioni per la tutela dei consumatori hanno chiesto alle autorità che vigilano sulle pubblicità di sanzionare American Apparel. Tuttavia le autorità svedesi hanno risposto che non è nella loro giurisdizione oscurare il sito della casa di moda, perché è in inglese e ha un dominio non registrato in Svezia.

“Le pubblicità di American Apparel sono assurde, è evidente che hanno un’immagine degradante della donna ed è incredibile che non ci siano critiche dure a questo tipo di pubblicità”, ha detto Eriksson a The Local, un giornale svedese in lingua inglese.

Il mese scorso alcune pubblicità della stessa marca sono state bandite dal Regno Unito per l’eccessiva volgarità che è stata ritenuta offensiva per le donne.

NUDITà UOMINI E DONNE IN PUBBLICITà

Esistono diversi esempi di nudità di uomini. Ma queste non vengono denunciato come oggettificazioni. E infatti sarebbe giusto se non si denunciasse nessuna delle due rappresentazioni come oggettificazione. Dato che offendono solo chi offendono e non tutti gli uomini e le donne.

MASCHILISMO E FEMMINILISMO

Un uomo può venir insultato con maschilista di merda senza che nessuno la percepisca come una ingiustizia, se una donna viene insultata chiamandola femmina di merda la società disapproverà in coro questo avvenimento. Questo nella maggioranza dei casi. Se un uomo da uno schiaffo a una donna dopo aver scoperto che l’ha tradito verrà chiamato maschilista, se una donna gli da uno schiaffo per lo stesso modo non verrà mai chiamata femminilista, così come se lei gli sputa in faccia dopo che lui chiede chiarimenti su rivelazioni che gli sono state fatte sulla propria fidanzata non verrai mai chiamata femminilista.

Esiste il concetto che l’uomo può pensarsi superiore alla donna ma non il contrario. Spesso le donne pensano che se un uomo da uno schiaffo a una donna ha un valore, se una donna da uno schiaffo a un uomo ha un altro valore. Il maschio è automaticamente maschilista, la femmina non ha mai una ideologia dietro.

Da che mondo è mondo il dolore fisico non si misura con il maschilismo. Se un uomo muscoloso da uno schiaffo a una donna minuta è probabile che le faccia più male di quanto la donna minuta farebbe male a lui. Ma così si parla di intensità del dolore e non della presenza di una cultura o di una ideologia come il maschilismo. Si può dire che è più grave ma non che è maschilista a priori.

Ma se si prova confutare certe argomentazioni si viene chiamati maschilisti, che è un insulto perché indica una persona profondamente irrispettosa. Ma dare del maschilista viene interpretato come esprimere una opinione personale e non un insulto.

Può dare molto fastidio sentirsi chiamare “maschilista” quando non si crede di esserlo. Perché significa dire che l’altro crede di avere “una superiorità fisica e intellettuale sulle donne che lo porta a essere profondamente irrispettoso”, e questo è un insulto. Reagendo dicendo alla donna di non permettersi di insultarlo lei può rispondere “è solo un parere personale” perché viene percepito dalla maggioranza come inoffensivo.

Se l’uomo avesse detto “scema” “idiota” “stupida” “stronza” o “sei in malafede” o “ce l’hai con gli uomini” o “misandrica” e lei avesse detto a lui che non si doveva permettere di offenderla, risponderle è “SOLO UN MIO PARERE PERSONALE” sarebbe sembrato ridicolo.

Ma il fatto è che “maschilista” è sempre giusto per alcune persone. le offese servono per modificare psicologicamente le persone e se anche non le approvo posso trovarci un senso.

Per alcune femministe dire che il proprio ragionamento è falso sarebbe essere maschilisti. Ma allora un maschilista è qualcuno che dice che è falso il ragionamento di una che si dichiara femminista in modo a priorioristico, cioè indipendentemente da chi ha ragione.  E questo quindi non è solo un insulto, ma anche un insulto sessista e ingiusto.

Il problema è che ogni persona offesa ingiustamente, replica. ma se ti danno del maschilista come replichi?

FUNZIONE SESSUALE DELL’ABBIGLIAMENTO

C’è anche chi protesta per questa differenza di trattamento nei confronti della tendenza a produrre e indossare vestiti che sottolineano l’anatomia sessuale soltanto o prevalentemente per uno dei due sessi maschio-femmina. Oppure nel creare immagini in cui le donne mostrano la loro sensualità, seduttività e bellezza ma gli uomini no, dimenticando che avviene sia tra maschi che tra femmine e non solo per un genere sessuale, e pensando che questa sia una discriminazione che porta svantaggi e non vantaggi, quando invece sensualità, seduttività e bellezza sono grandi vantaggi. Poiché viviamo in sistema economico, ciò che trova più consumatori vince in visibilità.  La prevalenza di certi immagini e la scarsità di altre immagini dipende dal mercato. Infatti, il mercato delle immagini in cui viene sottolineata la sessualità femminile è variato in periodi di forte critica e quindi di abbassamento dei consumi. E dunque le fotomodelle, o le vallette per essere affiancate con immagini di donne diverse, che fanno qualcosa di importante, come le ricercatrici scientifiche, le sportive, le scrittrici dovrebbero vivere in un paese in cui non è il guadagno economico ad avere la priorità.

Ad esempio i bambini vengono educati a pensare che è giusto che i maschi compiano azioni faticose, rischiose, che mancano della delicatezza estetica di cui invece vivono le femmine, che si concentrano sull’indossare abiti eleganti, e a farsi chiamare “principessa” e ad essere trattate con gentilezza, evitando loro fatica e rischio.

Fino al secolo scorso era rarissimo vedere donne inquadrate negli eserciti in guerra. Alle donne veniva vietata, (o risparmiata), la durezza delle campagne militari.

La storia ha sempre visto le donne escluse dal settore militare e, pur essendoci state delle eccezioni con addirittura donne a capo di eserciti quali Giovanna d’Arco e Dihya, in generale la presenza femminile fino al secolo scorso può essere ritenuta episodica. Cosa ha determinato ciò?

La risposta più semplice che si può dare al quesito è che gli uomini siano più forti fisicamente delle donne e questo contava molto specie in passato quando il corpo a corpo dominava.  Pur se questa considerazione è assolutamente ragionevole bisogna considerare che gli uomini sono  più performanti fisicamente delle donne in media e non in assoluto. Tuttavia se la motivazione risiedesse esclusivamente nella forza fisica l’arruolamento non sarebbe avvenuto in base al sesso ma in base a delle prove attitudinali. Molte donne infatti amano che ci sia questa differenza di genere, e non si propongono per lavori faticosi, o rischiosi.

La maggior parte delle merci viene prodotta immaginando di rivolgersi a persone che si identificano in tali idee su come naturalmente sono maschi e femmine.

VENDITA LIBRI

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Per giustificare una differenziazione bisogna vedere se è inevitabile, e se pur essendo evitabile è utile.
Il mercato per influenzare psicologicamente i consumatori deve raggrupparli e concentrarsi su delle leve, e questo è inevitabile per fare profitto.
Dato che, sicuramente una donna vive esperienze diverse da un uomo, per il suo essere donna, così come un uomo vive esperienze diverse da un uomo per il suo essere uomo. Ad esempio un uomo non vive le mestruazioni e una donna non vive l’eiaculazione (per lo meno quella maschile). Quindi, poiché gli esseri umani sono interessati a ciò che li riguarda direttamente, un testo di letteratura può interessare con più probabilità chi si può identificare nel personaggio. Ma l’identificazione può avvenire sia nei confronti di personaggi femminili che maschili. Invece le informazioni sulla vita di una donna si possono ricevere soltanto descrivendo la vita di una donna. Ma bisogna considerare che la letteratura non è scienza, ed è la scienza che fornisce informazioni sulla realtà e non la letteratura. Quindi, se si cerca di comprendere qualcosa sul proprio sesso leggendo letteratura si sbaglia.

La scienza include la psicologia, e qualsiasi testo scientifico psicologico descrive con il linguaggio un processo mentale senza fermarsi soltanto ai processi microscopici e impercepibili con i sensi.
Come fa un romanzo, senza però aggiungere interpretazioni soggettive scambiandole per vere, e storie fantastiche.
I romanzi, la gente li legge perché divertono e ci trovano emozioni, empatia con gli autori e i personaggi, distrazione dai propri personali problemi, e questo fa bene a chi li legge sul breve termine.
Ma spesso la gente cerca nei romanzi conoscenza e saggezza, per risolvere i propri problemi sul lungo termine, e fa male a farlo, perché non è lì che si trovano.
Anche se la descrizione di eventi è un racconto, e può essere necessaria per conoscere come risolvere certi problemi della vita, è ovviamente, più facile leggere un romanzo o un testo sacro che un libro di matematica o di scienza o di psicologia o di filosofia.
La letteratura ci ha abituati alla dissolvenza del confine che separa la realtà e la finzione, con opere che si presentano come realiste, pur essendo completamente fantastiche. Cosa spinga i letterati a inventare mondi fantastici, invece di preoccuparsi di quello reale, è un problema da psicanalisti.
Dunque, molti si accontentano, e si illudono di trovare in un luogo ciò che si trova solo in un altro. Continuando a chiedere consigli ad amici, conoscenti, inesperti, rispetto a chi utilizza conoscenze registrate in tutto l’arco di tempo in cui l’umanità ha ricercato spiegazioni agli eventi della vita. Persone che sedendosi sulle spalle di giganti riescono a vedere molto oltre, e che se non usassero le spalle di quei giganti vedrebbero o come gli altri, o poco più lontano.

Allora chi è interessato a invogliare all’acquisto può utilizzare stratagemmi visivi per farlo, il colore, e la rappresentazione di donne.
Tuttavia, la funzionalità ha un limite, e bisogna verificare dove finisce. Finché si descrive esperienze che solo una donna può vivere, o solo un uomo può vivere, la funzione di identificazione può essere giustificabile, ma quando si descrive esperienze che possono essere vissute da entrambi sessi la differenziazione non è giustificabile.


ELIMINARE I CONDIZIONAMENTI SOCIALI

L’azione di dire a qualcuno che è condizionato dalla società nelle sue scelte è sicuramente guidata da una buona intenzione, quella di pensare che gli altri preferiscano vivere in modo libero e quindi aiutarli a sapere cosa fare o non fare per essere liberi. E infatti, alcune persone si fermano a questo pensiero e quindi compiono l’azione di dissuadere qualcuno a pensare di essere condizionato e quindi di desiderare qualcosa di diverso in uno stato di assenza di condizionamento.

Ma pensare che le persone che ci circondano, e noi stessi, facciamo delle scelte che obbediscono a pressioni sociali e culturali e quindi non siamo autonomi è inutilmente offensivo nei nostri confronti.

Inutilmente perché l’autonomia totale e l’autodeterminazione totali non sono possibili, poiché nella nostra vita quotidiana viviamo meccanismi di influenzamento perpetuo. Questi meccanismi sono la causa per cui molti figli di notai finiscono per fare il notaio, o che qualcuno scelga di studiare matematica invece che letteratura poiché ha letto un libro di un matematico che lo ha interessato e influenzato. Quindi dobbiamo pensare che siamo autonomi quanto basta per non considerarci incapaci di intendere e di volere.

E inoltre fare un’affermazione del genere a qualcuno presuppone che chi informa l’altro sia al di fuori di questi condizionamenti, senza però dimostrare che effettivamente sia così, e implica anche ne sappia più di quanto ne può sapere la persona giudicata su se stessa. Inoltre, in messaggi nel genere non si dice “se fate x potreste essere condizionati da y” ma “non fate x! perché sicuramente lo fate perché siete condizionati da y” che è una affermazione certa e non una ipotesi o una preoccupazione. Diventa una violenza invece imporre di non essere condizionati. Se i condizionamenti persistono è perché a molti piacciono. E quindi possono piacere. Ciò che si deve fare è dare la libertà di uscire dai condizionamenti senza essere condannati.

Il conformista si conforma perché è consapevole delle conseguenze negative del non conformarsi. Infatti, su Wikipedia è scritto “l’origine del conformismo risiede molto spesso nella radice animale dell’essere umano che attinge le sue paure dalla solitudine fuori dal branco. È una sorta di comportamento mimetico: l’individuo si nasconde nell’ambiente sociale nel quale vive, assumendone i tratti più comuni, in termini di modi di essere, di fare, di pensare. Il senso di protezione che ne deriva rafforza ulteriormente i comportamenti conformisti.”

ABUSO DEGLI STEREOTIPI NEGATIVI ESISTENTI PER OTTENERE VANTAGGI

C’è chi usa la credenza degli altri in certi stereotipi per guadagnare soldi. E ci riesce perché è facile che qualcuno creda a qualcosa che è già creduto dalla maggioranza delle persone, per il semplice fatto che è creduto dalla maggioranza delle persone. Erin Pizzey afferma: “La violenza domestica è una industria da milioni di dollari. E le donne che la controllano non vogliono lasciare alcuna prova che possa togliere denaro. La National Federation of woma’s aid prende qualcosa come 12 milioni di dollari dal governo. Non è una questione di genere, è questione di schemi di comportamento appresi nell’infanzia, è stato soppiantato da una macchina molto efficente chiamato movimento femminista che semplicemente afferma “tutti gli uomini lo fanno a tutte le donne”.

Ridurre il problema al facile teorema donna-buona/uomo-cattivo “Noi siamo il Bene, loro il Male”, “Noi l’amore, loro l’odio” è fuorviante e controproducente.

COS’è LA DISCRIMINAZIONE

Il termine “discriminazione” è ambiguo, e fuorviante.

Lo si può intendere come “Diversificazione iniqua causata da un giudizio di superiorità sessuale; disparità di trattamento, in spregio a fondamentali principi di uguaglianza sociale e politica e umana. Mancato riconoscimento della pari dignità.”

Oppure come “Separazione; differenziazione, far differenza o distinzione tra persone o tra cose”.

Sono due significati molto diversi.

Nel primo caso è il trattamento non paritario, ma particolare e diverso rispetto agli altri individui o gruppi di individui, nel quale manca giustificazione per questo differente trattamento, attuato nei confronti di un individuo o un gruppo di individui in virtù della loro appartenenza ad una particolare categoria.

Alcuni esempi di discriminazione possono essere il razzismo, il sessismo, lo specismo e l’omofobia.

Con questa definizione è chiaro che molti trattamenti particolari  non sono discriminatori, come i congedi di maternità perché si differenziano da altri trattamenti non uguali nell’avere una giustificazione, il bisogno che altri non hanno di avere tempo per soddisfare i bisogni fisiologici, affettivi e relazionali del neonato. O il dare amore alla propria fidanzata e non fare sesso con tutti gli altri in un rapporto monogamico, giustificato dalla propria preferenza. Giustificazione che impedisce alle persone razionali di rimproverare l’altro perché lo sta discriminando non dandogli amore o sesso. Alcune persone confondono la discriminazione generica, cioè il semplice distinguere una cosa da un’altra requisito senza il quale si verrebbe giudicati come aventi qualche patologia, con la discriminazione negativa, e pensandosi discriminate si sentono arrabbiate e agiscono incolpando gli altri.

A livello internazionale la legislazione in materia di discriminazione è determinata dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, redatto dalle Nazioni Unite e firmato a Parigi il 10 dicembre 1948, in cui si sanciva il rispetto nei confronti di ogni individuo indipendente dalla sua appartenenza ad una particolare religione, etnia, sesso, lingua.

La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea all’articolo 21 afferma che:

È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali.

Nel secondo caso: Il cervello umano conosce usando la discriminazione, per categorizzazione. Se il cervello umano non vede differenze non apprende.

Non è quindi la differenza che esista da negare ma l’imposizione di una idea culturale non in corrispondenza con la natura su come le cose siano eliminando i fatti e le informazioni che non confermano questa idea. Oppure la fobia della diversità, l’odio verso di essa. La differenza è intrinseca in noi, nell’esistenza. Io esisto perché sono diverso da te. Posso riconoscermi in quanto TU esisti. E’ un’epifania riscoprirsi nell’alterità, delineare la propria identità in rapporto e relazione con l’altro. Riconoscersi attraverso uno sguardo altro. Senza “l’altro” io non posso esistere, determinarmi, definirmi. Io posso vivere solo all’interno di una relazione, senza relazione non esisto, la mia identità è annullata. E la relazione è presente solo quando c’è diversità.

Il cervello quindi discrimina? Divide? Categorizza? Potremmo dire che coglie le differenze e attraverso di esse sviluppa il giudizio. Non un giudizio metafisico, assoluto. Spesso è un giudizio etico, “dall’esterno”. Il giudizio “giusto”, metafisico, assoluto non esiste. Comporterebbe un incontro tra emico ed etico, tra “il dentro dell’altro” e “il fuori dell’altro” che non può realmente avvenire. Lo scambio si effettua quindi attraverso relazioni immaginifiche, secondo quello che “io credo che l’altro creda”.

L’incontro con “l’altro”, col diverso, quindi, è stato nella storia sempre problematico e pieno di conseguenze catastrofiche. L’incontro col “tu” ha spesso provocato una fobia per la paura della perdita di identità personale, quando invece è l’unico modo per definirla. Si è temuto, e si teme tutt’ora, una perdita di autonomia e identità. Questo è un fraintendimento alla base del concetto di autodeterminazione, che può avvenire, come già detto, solo nella relazione con “l’altro”, che è per definizione diverso.

Ecco allora il proliferare di guerre per la supremazia, per il controllo e il potere, per la rivendicazione della propria autonomia e identità. Ecco nascere l’etnocentrismo, secondo il quale le culture “altre” possono essere giudicate solo ed esclusivamente secondo i metodi e gli standard della nostra cultura, la cultura “normale”, giusta, reale. Ecco nascere la xenofobia, la paura di ciò che è diverso da noi per natura, razza, specie, e da cui ha luogo l’intolleranza. Ecco nascere il sessismo: misoginia e omofobia. In entrambi i casi si “teme” che l’autodeterminazione sessuale di genere scardini i precetti dell’identità “virile” del patriarcato. Possiamo annoverare anche lo specismo, secondo cui la il genere umano è una razza “eletta” rispetto al mondo animale. Non di meno risultano le contro parti, quali ad esempio la misandria.

Siamo tutti quindi diversi non-diversi? Semplicemente c’è bisogno di prendere consapevolezza che noi questa diversità la viviamo tutti i giorni, in quanto tu sei diverso da me perché io sono diverso da te e per questo siamo in relazione. Ed è semplicemente poiché siamo tutti diversi che, in definitiva, siamo tutti uguali!

INVIDIA DELLA VAGINA

Come Sigmund Freud coniò il concetto di invidia del pene, esiste anche l’invidia della vagina. Non tanto sul fatto che l’organo in sé viene considerato meno ridicolo alla vista e più delicato all’olfatto rispetto al copulatorio maschile. Né indugerò sulla superiorità estetico-funzionale di altre specifiche: già un neonato sa cosa scegliere tra i seni di Salma Hayek e quelli di Hugh Grant. Né vi annoierò ricordandovi che le donne vivono più a lungo, non hanno peli sulla schiena come noi e altri pitecantropi, conoscono con la gestazione la sola autentica emozione divina che ci viene concessa, e così via. No, parlo di tutt’altro. Per esempio, dei giornali. Provate a scegliere un top magazine femminile, che so, Elle, per dire a caso. Confrontatelo con le riviste maschili più diffuse del mondo (e qui non faccio nomi, per carità di patria): guardate la grafica, la ricchezza e l’intelligenza degli argomenti, la passione e la ricerca nella scansione dei servizi. E i gioielli? Pensa all’orologino svizzero che ti regala la suocera il giorno del matrimonio (già il giorno dopo va avanti) e mettilo vicino a questi bracciali di Gucci tempestati di diamanti che mi abbagliano solo a vederli stampati su una pagina di pubblicità. E i cosmetici? Vuoi mettere la magia delle griffe esclusive per lei con certi viscidi gel che i maschietti appiccicano sui rotoli del punto vita? Ma l’invidia addirittura deflagra in un qualsiasi guardaroba Haute couture. Lì abbiamo solo scheletri nell’armadio: le nostre orrende cravatte, una in fila all’altra, che per fortuna non mettiamo più. Il motivo principale della rabbia e della conseguente violenza nei confronti di tante donne non è il maschilismo, cioè la credenza che l’essere umano di genere maschile sia superiore alla donna e abbia dei diritti esclusivi, ma la frustrazione, l’impotenza e la fragilità dal constatare di aver bisogno di una donna che ha dei poteri che lui non ha e che è capace di abusare di questo bisogno dell’uomo per goderne.

IPOTESI INFONDATA DI DISCRIMINAZIONE SESSUALE

Per poter sapere se qualcuno si giudica superiore in quanto appartenente a un genere è necessario o sentirglielo dire, o leggere qualche suo scritto in cui afferma ciò, ma non si può ascoltare i suoi pensieri, quindi ipotizzare che un dato comportamento derivi da un certo pensiero può rivelarsi sbagliato.

In molte canzoni presenti nel mercato musicale si parla del piacere sessuale provato in modo metaforico, e nei videoclip musicali di queste canzoni si inseriscono degli elementi che rappresentino in modo metaforico questo piacere sessuale.

Alcuni presumono che una rappresentazione del genere sia un comportamento derivato da un giudizio sessista, cioè un giudizio in cui chi giudica presume di avere una superiorità o un maggior valore rispetto al genere sessuale opposto al suo, e dunque si comporti in base a questo pensiero. Ma, appunto è presunta, una presunzione, e quindi non può essere certa, e può non essere corrispondente alla realtà. Infatti, come può una persona esterna sapere quali sono i giudizi interni e le emozioni esterne di una persona dato che non li può sentire direttamente? Inoltre, a molte ragazze piace, si vuole negare questo piacere? Usando il concetto che ciò che è pubblico va censurato perché può influenzare, si costringe a limitare a fenomeno privato tutto ciò che non è ammesso dalla maggioranza. Ma per quale motivo?

Rappresentare una donna che da soddisfazione a un uomo attraverso il suo corpo perché è discriminarla? (inteso come ritenerla con meno valore dell’altro). Perché è lei che da piacere lui e non viceversa? Quindi se fosse rappresentato un uomo che da piacere a una donna sarebbe discriminatorio nei confronti dell’uomo, e dunque l’unica rappresentazione paritaria, e giusta, e accettabile sarebbe la rappresentazione dei due che si danno piacere a vicenda. Ma chi ha detto che quando una donna sta in costume davanti a un uomo, o sculetta davanti a un uomo, o piega la schiena per mostragli il sedere, o lecca un lecca lecca ricordando il pene che viene leccato e succhiato, non riceva piacere dallo sguardo dell’uomo? Il pensare che non sia così, è solo una supposizione.

Non c’è niente di discriminatorio in video di questo tipo. Si può criticare la tecnica musicale e video. Ma è semplice l’espressione del piacere maschile eterosessuali nei confronti delle pratiche sessuali. Volgare? Che significa? Cambiando tecnica musicale ma lasciando lo stesso messaggio si arriva a Michael Nyman autore della colonna sonora di film riconosciuti mondialmente come capolavori come “lezioni di piano”. Una sua canzone “Apri le coscie, acciò ch’io vegga bene”. Discriminatorio e volgare anche lui?

Il subvertising è una pratica che sta tra il sovvertire e il fare pubblicità a un certo tipo di pensiero attraverso pubblicità che veicolano pensieri opposti. La sua più comune applicazione la si può trovare sui cartelloni pubblicitari come parodia del prodotto stesso o del politico di turno. Può apparire come un’immagine nuova o come modifica dell’immagine originale.

Su alcuni poster pubblicitari in cui si possono vedere ragazze in intimo che si toccano il seno viene scritto “sessimo. non comprarlo!” questo dimostra come un pensiero falsificato provochi delle azioni reali inappropriate.

COME LE PERSONE TENTANO DI CREARE PARITà DI DIRITTI UMANI?

Per limitare gli effetti della discriminazione si adottano politiche di discriminazione positiva: si privilegiano, cioè, quelle categorie che sono state o si ritengono discriminate, ad esempio riservando agli appartenenti a questi gruppi di persone posti di lavoro in enti pubblici o università.

Un altro modo è la protesta, e infatti c’è chi dice “assolutamente da eliminare libri o giocattoli o merci che dividono i bambini in base al sesso e propongono loro dei ruoli”.

Ma per quanto sia importante considerare che anche la scelta ripetuta di certi colori come il rosa e il nero, o il rosa e l’azzurro, per identificare i generi ci condizioni nei nostri comportamenti, una volta considerato questo fenomeno come si può impedire agli altri di farlo accadere?

Alcuni uomini soffrono del fatto che vengono fatte loro continue pressioni per corrispondere all’idea di uomo etero. Se indossi la maglietta rosa forse sei gay. Se hai capelli lunghi non sei uomo. Se per caso volessi usare il fondotinta è la fine. Nei negozi, i reparti di abbigliamento degli uomini sono quasi sempre monotoni. Quelli per le donne sono creativissimi. Tuttavia. Come modificare questo fenomeno? Gli esseri umani hanno naturalmente delle preferenze. E si può certamente constatare che le preferenze alle quali si abituano crescendo diventano preferenze personali, che molti difendono autonomamente. Quando qualcuno tenta di modificare le preferenze a qualcun’altro quest’ultimo si difende, o fugge. Sono le stesse persone che rinforzano certi modelli dicendo la propria opinione agli altri o criticando chi non corrisponde a questi modelli, e non lo fanno neanche con l’idea di giudicarsi superiori o di fare del male. Dicono “io sento che preferisco che gli uomini non indossino il rosa” ad esempio. Oppure “sono una femmina, mi sta meglio il rosa”. Esempi banali fatti con l’intenzione di chiarire velocemente il concetto che sto esponendo. Quando nascono i bambini, i genitori sentono felicità nel mettere il fiocco azzurro se è maschio, e il fiocco rosa se è femmina. Molti non rinuncerebbero a questo piacere. Quindi, una protesta di questo genere come si confronta con la preferenza spontanea di certe persone?

Un altro modo è la protezione a priori.

I maschi vengono privati di un godimento estetico, dalla banale penna della bic, diversa da quella destinata ad un uomo perché non ha il “corpo sottile” o non ha il “design elegante” dato che la bic sottolinea “solo per lei”, a tanti altri godimenti estetici. Oppure a trattamenti psicologici come la gentilezza.

Tuttavia come ottenere l’eliminazione di questa disparità?

scrivere un post in cui si dice “questa cosa non va bene!” potrebbe non cambiare nulla.

Anzi, forse può creare tensione, perché se una consumatrice compra quelle merci che sono state fatte con l’intenzione di differenziare ciò che possono e non possono fare o avere o sentire o pensare le persone che appartengono a un certo genere sessuale e gli piace tutto ciò, come lo slogan della bic “for her”, anche lei contribuisce a creare un’abitudine estetica e concettuale. Molte donne adorano questa differenziazione sessuale, proprio perché possono ottenere dei privilegi senza la quale non potrebbero ottenerla.

Ma qualcuno può dirle che non può avere la libertà di apprezzare tale slogan e comprare tali merci?

Si può negare questa libertà a una persona? come qualcuno può dire “a me basterebbe una penna che non macchia” “qualcuno può dire a me basta una penna rosa che identifichi il colore delle femmine”. Inoltre è una differenziazione estetica così diffusa ed estesa che le penne sono solo la punta dell’iceberg. Anche l’abbigliamento, le auto, l’intimo, qualsiasi cosa! eliminare questo fenomeno sarebbe imporre un grande cambiamento. E come fare per far accadere questo cambiamento? mettendo una legge che vieti alle aziende di creare merci differenziate? O sperando che tutte le consumatrici e i consumatori smettano di preferire e provare piacere nel vivere lo stile di vita in cui c’è questa differenziazione estetica? questa speranza mi sembra utopistica, e quindi frustrante

LUI e LEI

C’è chi pensa che per eliminare questa insoddisfazione e disparità si debba cancellare le differenze concettuali tra maschile e femminile nella lingua, in nome di una società più libera e rispettosa di chi in questa divisione non riesce a collocarsi. Eliminando i pronomi che identificano un genere.

“Hen” è il nuovo pronome neutro svedese (già discusso dai linguisti negli anni ’60) che va ad aggiungersi al maschile “han” (lui) e al femminile “hon” (lei) nella versione online dell’Enciclopedia Nazionale.

Alcuni marchi di abbigliamento per bambini hanno eliminato la dicitura “ragazzo” e “ragazza” dai suoi capi e la Federazione nazionale di Bowling propone un campionato unico per maschi e femmine, ci sono anche politici che avanzano l’idea di toilette unite. Non solo: le bambine non si chiameranno più solo Eva, Ulla e Annika: in Svezia per legge sono stati approvati 170 nomi unisex. L’intenzione è quella di condizionare il meno possibile le scelte sessuali dei cittadini, soprattutto di quelli che ancora devono formarsi: i bambini. Per questo nella capitale Stoccolma, la scuola materna Egalia, aperta nel 2010, ha deciso di evitare il più possibile “espressioni di genere”: nelle canzoni si cerca di usare “hen” e nei disegni la famiglia non è solo “mamma e papà”, ma anche “papà e papà” e “mamma e mamma”.

Non basterebbe cambiare significato ai concetti di maschio e femmine invece che eliminarli? Se si toglie al significato di maschio quello di automaticamente etero, o automaticamente violento, e a quello di femmina il significato di automaticamente dolce e sensibile, le distinzioni rimangono ma non la disparità di trattamento.

Un bambino non cresce con degli stereotipi da corrispondere semplicemente perché qualcuno gli dice che è un maschio, o perché legge che è maschio su una etichetta di un vestito, ma perché a tale nome vengono associati certi comportamenti e non altri. Il bagno unisex potrebbe essere utile per eliminare l’imbarazzo che c’è nel confrontarsi con l’esistenza di un sesso differente, per pensare che non c’è niente da nascondere o da evitare di vedere. Se si incontra una donna in bagno, o un uomo in bagno.

Va invece eliminato l’uso di maschio e femmina in senso stereotipato. Astenendosi da caratteristiche che non sono astraibili dal singolo individuo, come la sua sensibilità, il suo grado di aggressività, i suoi interessi e inclinazioni, il suo tipo di attrazione sessuale.

Egualitarismo non significa affatto annullamento delle differenze. Il problema semmai è quando la differenza è male interpretata e sentita come qualcosa di obbligatorio e necessario. Il punto è di evitare di pensare che la differenza sessuale morfologica implichi un diverso ruolo di genere, differenze attitudinali, un diverso sentire il proprio posto nel mondo. Il punto delle politiche di genere, a mio avviso, non consiste quindi nell’annullare eventuali differenze tra i sessi. Così come in tutte le politiche di integrazione dovrebbe avvenire, anche in quelle sessuali si dovrebbe dar spazio a tutte le espressioni degli individui.

In Italia, e non solo, il processo linguistico dovrebbe essere appoggiato a una serie di provvedimenti integrati che riguardano i mass media, le scuole, l’educazione: trovare progetti ad ampio raggio che agiscano in sinergia, all’interno dei quali la modificazione linguistica trova spazio, altrimenti è una goccia nel mare.

c’è l’idea che gli adulti non dovrebbero disturbare i bambini nella ricerca della loro sessualità

il fatto di non orientare il bambino a sentirsi catalogato in quanto maschio o femmina che corrispondono a una idea fissa. Il problema è stabilire nella prassi come declinare quest’intenzione. Il rischio è proporre la neutralità quando il contesto agisce in contraddizione. Il bambino si trova a dover prendere collocazione nella realtà secondo criteri che hanno assunto naturalità quando magari hanno origine culturale e storica. Inutile imporgli la neutralità a scuola se poi è esposto a messaggi in cui i ruoli sessuali appaiono strutturati e gerarchici, come avviene in certi cartoni animati. Il problema è molto ampio, gli stereotipi di genere sono in larga parte pacificamente veicolati dai mass media e rinforzati nei contesti lavorativi e nelle prassi sociali. In Italia si cerca, anche faticosamente, di riportare l’attenzione sul problema, che è molto più che un elemento di militanza. È un elemento di civiltà, relativo ai diritti della persona.

Quand’è che gli stereotipi di genere vanno combattuti? O vanno combattuti a prescindere?

Aura:  Vanno combattuti sempre, fin dai primissimi stadi, fin dai fiocchi rosa e azzurri, prima che, in età adulta, si arrivi a ruoli socialmente permanenti, largamente condivisi e quindi difficili da decostruire. Il problema è quando lo stereotipo impone delle norme costruite e non naturali che risultano invalidanti per il singolo

Se il significato imparato delle parole che usiamo determinano se un qualcosa (qualcuno) è di genere maschile o femminile, la nuova edizione della lingua svedese avrà un effetto illuminante su questo argomento.

In linguistica e in grammatica, il pronome o sostituente (dal latino pronomen, “al posto del nome”) è una parte del discorso che si usa per sostituire una parte del testo precedente (anafora) o successivo (catafora) oppure per riferirsi a un elemento del contesto in cui si svolge il discorso (funzione deittica). Di conseguenza per interpretare un pronome occorre fare riferimento rispettivamente al cotesto (o contesto linguistico) o al contesto. In tutte le lingue i pronomi esistono in un numero limitato (è cioè una classe chiusa). Il pronome può sostituire anche altre parti del discorso; ad esempio:

non è il negare differenze sessuali attraverso un pronome che si può elimina il significato che molte persone danno a uomini e donne che li fanno comportare in un certo modo non equalitario. Perché i comportamenti non equalitari non dipendono dalle differenze sessuali ma dalle abitudini a comportarsi i un certo modo. Quando un bambino nasce trova già tutte le cose fatte, ma si chiede perché vanno così le cose, e nel momento in cui pensa che non sia giusto vadano così, può scegliere di comportarsi diversamente. Moltissime persone non scelgono di comportarsi diversamente, ma si trovano bene con i comportamenti che hanno trovato. Molte donne si trovano bene a imitare le altre donne che hanno visto e indossare gonne, tacchi, borse a tracolla, rossetti, e portare capelli lunghi. Così come molti uomini a rinunciare a una esaltazione estetica creativa quanto quella delle donne.

LIMITI DELLE LIMITAZIONI

C’è chi giudica una discriminazione di tipo sessista e maschilista e da eliminare anche una locandina di un film come questa, in cui Scarlett Johansson è l’unica in posa di spalle, così da mostrare il sedere nella tutina aderente, e il seno di profilo.

Ma tutte le immagini esistenti, comprese le immagini in sequenza che creano i filmati vanno regolate in modo da non mostrare gli esseri umani in un dato modo? Nessuna donna dovrebbe essere libera di fari fotografare in modo che seno e glutei siano evidenti? La giustificazione per un tale atto è irrazionale, perché proteggere a priori tutte le donne impedendo la visione del loro corpo in un certo modo, sarebbe una regolazione estremamente laboriosa e faticosa ed estremamente limitativa. Nessuno potrebbe vedere o mostrare qualcosa di diverso rispetto a quello che rientra in ciò che è approvato. Dunque, anche le limitazioni devono avere limiti per non negare la libertà e la soddisfazione altrui.

C’è chi pensa: “se il pubblico elegge qualcuno a celebrità, la persona eletta deve rendere loro qualcosa di  più di un semplice faccino carino o di un bel paio di tette“.

ma se le persone rendono celebre qualcuno, perché si dicono a vicenda e lo dicono al soggetto stesso: “io stimo/mi piace quella persona“, e vari complimenti, perché quella persona deve fare qualcosa in più di ciò che già fa? è celebre per quello che fa e non per quello che farà in più una volta reso/a celebre.

Dunque il problema reale è che certe persone pensano che non si deve rendere celebri certe altre persone. Cioè non si deve rendere celebri persone che oltre a un faccino carino o un bel paio di tette non hanno altro da dare al pubblico.

CLASSIFICHE E STATISTICHE

Una delle critiche tipiche nei confronti delle immagini di donne, soprattutto se nude o in atti sessuali è che siano frutto del maschilismo.

Ci sono degli strumenti che possono essere usati per convalidare delle ipotesi, come ad esempio le statistiche e le classifiche. Ma come tutti gli strumenti possono essere usate per confermare idee senza che esse le confermino realmente a livello logico, ma solo a livello psicologico.

C’è chi le usa per dimostrare che esiste disuguaglianza di genere tra uomini e donne nell’attività politica e nell’impiego, a sfavore delle donne.

Ad esempio il Global Gender Gap. Urapporto internazionale sul divario di genere pubblicato per la prima volta nel 2006 dal World Economic Forum.

Ma come può una classifica che registra la quantità di donne che fanno qualcosa senza tenere in considerazione il perché esiste una quantità del genere e non una superiore o inferiore e relazionare queste quantità alle quantità degli altri paesi descrivere che un paese non è un paese per donne, o che non c’è parità di genere? Molte donne si disinteressano di partecipare attivamente in politica, o si disinteressano di cercare lavoro, perché sognano qualcosa di meglio attendendo anni, e a volte non trovandolo mai, o perché possono vivere dai genitori e fare corsi di qualsiasi tipo, o perché possono farsi mantenere da fidanzati o mariti.

Il Gender Gap non classifica i paesi secondo il benessere delle donne, ma in funzione della rilevanza delle differenze fra uomini e donne all’interno di ogni paese. Quindi, un paese in cui uomini e donne stessero molto male, ma in misura perfettamente eguale, sarebbe in cima alla graduatoria. E dare valore al malessere che prende il primo posto è assurdo. Quindi, i dati non parlano da sé. Vanno capiti e interpretati. Come invece affermano alcune donne.

Bisogna sottolineare come i problemi della logica di genere (di cui il pensiero della differenza, la conseguente giustificazione dello status quo dei differenti approcci sessuali ecc. sono inconsapevoli declinazioni) sono problemi anche maschili. E dovrebbero essere considerati, semplicemente, problemi umani.

PERCHé ESSERE CONTRO LA DIVISIONE NETTA DEI SESSI
Sentirsi a proprio agio con se stessi è anche sentire che si è quel che davvero ci si sente d’essere e che non si è caduti prigionieri di ruoli di genere che non si desiderano.  Perché con il principio molto utilizzato del dare valore alle maggioranze esse assumono spesso un ruolo improprio, come l’individuazione e la separazione tra giusto e sbagliato, e così si arriva a soffrire nel sentire pressioni a essere come non si vorrebbe essere. Giusto il destrimano, sbagliato il mancino. Giusto/a lo/la etero, sbagliato/a il/la omosessuale o il/la poliamoroso/a. Viene chiamato “ruolo di genere” ciò che la società si aspetta dai comportamenti differenziati maschili e femminili. Considerare l’esistenza del ruolo di genere consente di comprendere come i concetti di uomo e di donna possano essere variati nella storia, essere diversi secondo etnia, cultura, religione di diversi popoli.

STEREOTIPO DI GENERE E PUBBLICITà
Quando l’aspettativa data dal ruolo diventa normativa, è preferibile usare l’espressione “stereotipo di genere”. Entrambi i termini rappresentano risposte diversamente graduate a comportamenti.
Nel caso dell’aspettativa ci sarà uno stupore, o una delusione, nel caso della normatività dei rimproveri, delle critiche, delle aggressioni.  L’immagine che rappresenta un essere umano può essere un modello per chi la vede. Cioè un aspetto ritenuto degno d’imitazione.
Per imitazione si indica l’utilizzare lo stesso make up o simili, gli stessi vestiti o simili, gli stessi atteggiamenti o simili. Ma un modello a cui ispirarsi volontariamente è diverso da una norma alla quale costringersi ad assomigliare. Nella scelta volontaria non c’è sofferenza, ma nella scelta non volontaria c’è sofferenza. La norma esiste solo se gli altri con i loro comportamenti o le loro parole (critiche, aggressioni, rimproveri, emarginazioni) impongono una scelta a qualcuno. Ad esempio tenere i capelli corti per gli uomini, e i capelli lunghi per le donne. Dunque, se la norma estetica o comportamentale dipende da un certo tipo di comportamento delle persone non dipende dalle pubblicità. Perciò, possono esistere pubblicità che presentano degli stereotipi, in un mondo in cui le persone non impongono attraverso critiche, emarginazioni o regole scritte questi stereotipi. Quindi essere contro la divisione netta tra i sessi non coincide con l’essere contro le pubblicità in cui vengono rappresentati stereotipi.

Alcune differenze di comportamento tra uomini e consistono nell’associazione di certe azioni che sono capaci di produrre benessere e vantaggi nell’altro compiuto in seguito alla visione della bellezza estetica femminile. Qualcuno vede la bellezza estetica in un essere umano e sente di voler agire in un certo modo.

Questa diseguaglianza c’è sia tra il genere maschile e il genere femminile, sia tra la parte di genere femminile il cui aspetto corrisponde allo standard di bellezza e la parte del genere femminile che non corrisponde allo standard di bellezza.

CONSEGUENZE NEGATIVE DEL SESSISMO

La differenza di sesso è stata nella storia una disparità in molti ambiti, più o meno gravi. In base ai bisogni primari si può inserire tra gli effetti più gravi quello economico, politico, affettivo, ma anche in ambito estetico.

Ad esempio le donne, perché erano appunto di sesso femminile, venivano private del diritto di voto. Tutt’ora alla differenza di sesso corrispondono altre differenze, sul piano concettuale, riguardo alle pratiche sociali. Anche l’abbigliamento.

Le conseguenze del sessismo, che è l’idea per cui la natura determina differenza tra uomo e donna e quindi si deve dividere in modo netto ruoli tra uomo e donna, e quindi che ci si può aspettare da uomini e donne che corrispondano alle norme loro poste, sono molte. Poiché dagli uomini ci si aspetta forza ma non bellezza, essi si occupano in maggioranza di lavori pesanti e o pericolosi (Pompieri, Taglialegna, Camionisti, Operai edili, Minatori) o di attività pericolose (Moto GP, Formula 1, Pugilato, Wrestling) o attività criminali.
La selezione di lavori pesanti e pericolosi ha la conseguenza di produrre più vittime di incidenti e morti sul lavoro, oppure di morti per crimini e mafia maschili che femminili, e di conseguenza i maschi non hanno quei vantaggi che le donne hanno in ambito lavorativo, poiché da loro ci si aspetta bellezza e non forza, ovvero il vantaggio di non occuparsi di lavori pesanti, o di attività pericolose come quelle criminali, e quindi di subire meno incidenti e meno morti sul lavoro o per crimini, e non hanno il vantaggio di guadagnare soldi attraverso l’uso dell’immagine del proprio corpo, e quindi senza fatica proporzionale a chi guadagna per delle competenze. Le donne a causa del vantaggio di poter guadagnare con la propria immagine estetica hanno lo svantaggio di essere in maggioranza giudicate esteticamente e subire molte più pressioni degli uomini per l’estetica, e di guadagnare in maggioranza di meno perché si occupano di lavori meno pesanti e pericolosi.

Poiché sono i significati che si attribuiscono alla realtà a costruirla per la propria percezione, attribuzioni di senso diverse portano allo sviluppo di stili comunicativi e competenze diverse, in uomini e donne. Gli uomini spesso non sanno cucinare, o pulire la casa, e invece le donne sanno cucinare e pulire la casa.

CONSEGUENZE SESSISMO IN FOTOGRAFIA
Un/una fotografo/a al di là della sua capacità di gestire la fotocamera e la luce, è anche criticato in base alle aspettative e alle idee sui ruoli di genere e gli stereotipi di genere usate come metro di misura per giudicare le fotografie che produce. Per cui fotografando una donna con un comportamento oppure con delle caratteristiche estetiche, o un abbigliamenti esclusi dall’idea di donna verrà criticato/a, e probabilmente giudicato un cattivo fotografo/a perché incapace di riconoscere qualcosa di inopportuno.

ANTISESSISMO

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Quando l’uomo fa l’uomo nel senso sessista del termine e picchia le donne però non va bene. Dunque se non va bene quello non dovrebbe andar bene che l’uomo faccia l’uomo nel senso sessista in assoluto. Quindi se non volete che gli uomini vi picchino perché hanno una visione sessista del proprio essere uomini smettetela di dire loro che sono femminucce quando non si comportano in modo stereotipato, dal non avere carattere, al piangere, al dire mi sono sentito offeso, al tenere i capelli lunghi, rifarsi le sopracciglia, e farsi la ceretta.

è ingiusto differenziare i comportamenti di uomo e donna ed aspettarsi che gli uomini e le donne rispondano ai loro ruoli.

Un uomo dovrebbe avere la libertà di versare l’acqua al ristorante, pagare il conto, aprire lo sportello non perché sa che un uomo deve fare così per essere romantico, un gentiluomo. Lo deve fare pensando che la donna può fare esattamente la stessa cosa.

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Quindi non ci si deve aspettare certi comportamenti solo dagli uomini, ma anche dalle donne, e ognuno deve essere libero di metterli in atto solo se gli va, e non perché appartiene a un certo sesso.

Così come in ambito estetico, le donne dovrebbero essere libere di avere i capelli corti o a zero, non depilarsi, ed essere impassibili e non ipersensibili, mentre gli uomini dovrebbero avere il diritto di avere i capelli lunghi, depilarsi, truccarsi, mettere i tacchi.

Così come in ambito psicologico gli uomini dovrebbero aver il diritto di piangere dicendo di sentirsi umiliati, offesi, aggrediti senza essere presi in giro.

SOLUZIONI AL SESSISMO

NELLE IMMAGINI PUBBLICITARIE

Poiché le immagini, soprattutto con contenuti verbali, possono influenzare parametri, desideri e comportamenti ci si preoccupa che esse non producano comportamenti pericolosi, o che producono sofferenza.

Cucina

Ci si preoccupa di non produrre desideri sessisti, attraverso la visione ripetuta di certi contenuti pubblicitari, come il desiderio che la donna si occupi dell’alimentazione o della pulizia della casa e l’uomo invece no. Ma per quale motivo, se per quanto riguarda aspettative e desideri, ad esempio occuparsi dell’alimentazione del partner o della famiglia intera nei confronti di una donna perché donna non produce una costrizione. Se il fidanzato, o il marito, vogliono che solo la propria partner cucini, o pulisca casa, lei può rifiutarsi e dire di no, come per qualsiasi altro suo desiderio. E quindi non si crea un problema.

La soluzione al sessismo in pubblicità data dai vari femminismi è eliminare l’immagine di donne nude, o che rispondono a idee precostituite (stereotipo) per pubblicizzare qualcosa (merci, musica, pensieri sociali o politici).
Ma l’eliminazione totale di un certo tipo di donna dalle pubblicità produrrebbe l’assenza di donne nude, o stereotipizzate e la presenza di uomini nudi o stereotipizzati. E dunque il sessismo non sarebbe eliminato in generale, ma solo nello specifico nei confronti delle donne.

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Quindi, poiché eliminando soltanto la nudità femminile si crea un sessismo sul maschio, si devono eliminare le nudità di entrambi i sessi.

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Ma eliminare sia l’immagine stereotipata della donna che dell’uomo elimina la libertà delle persone di aspirare a modelli stereotipata con l’approvazione sociale, e la situazione si ribalterebbe. Dall’intolleranza verso chi non corrisponde al canone estetico e allo stereotipo si passerebbe all’intolleranza verso chi corrisponde al canone estetico e allo stereotipo.
Negare la validità delle distinzioni di genere può essere interpretato da chi invece le ama e ne trae vantaggi come una limitazione di libertà nel viverle o una svalutazione del loro viverle. Questo quindi può portare a uno scontro tra esigenze opposte che impedisce qualsiasi cambiamento oppure fa vincere qualcuno a danno di qualcun altro. Perciò, piuttosto che condannare l’esistenza di distinzioni, forse si dovrebbe condannare la coercizione nel dover vivere queste distinzioni, e dunque contribuire a creare un mondo in cui chi vuole il rosa e l’azzurro per femmine e maschi, o capelli lunghi e corti, può scegliere liberamente di vivere questo tipo di vita, come chi invece non vuole vivere quel tipo di vita.
Quindi, si potrebbero soluzioni diverse rispetto all’eliminazione di ciò che provoca sofferenze.
Se l’uso dell’immagine di un corpo femminile per pubblicizzare una merce, (su carta o su video) ma anche un pensiero come una pubblicità progresso o sociale, o un videoclip musicale, viene usata perché alla donna viene collegato il concetto di bellezza, e all’uomo quello di forza, ed è quindi un’idea che divide i sessi in due ruoli netti e distinti, si può ipotizzare che per eliminare il collegamento tra il concetto di bellezza e donna, si dovrebbe inserire obbligatoriamente in ogni immagine di nudo in cui si esalta la bellezza della donna anche l’immagine di un uomo nudo in cui si esalta la sua bellezza, e vietare l’uso dell’immagine di nudo un singolo sesso. In questo modo il trattamento sarebbe paritario e la nudità non sarebbe più sessista.

soluzioni_alternativeIn sintesi, le possibilità di cambiamento sono quattro:
1. Si elimina la nudità femminile e si lascia quella maschile
2. Si elimina la nudità femminile e maschile.
3. Si lascia la nudità ma si obbliga all’alternanza delle immagini a ogni rivista e azienda pubblicitaria
4. Si eliminano le immagini con un solo sesso e si obbliga a inserire sempre i due sessi i contemporanea

MODI UTILIZZATI PER OTTENERE L’ELIMINAZIONE DELLE IMMAGINI SESSISTE
I modi utilizzati per ottenere l’eliminazione delle immagini femminili giudicate sessiste è criticarle, e amplificare la critica nel web, oppure fare petizioni, oppure riprodurre le pubblicità in modo da ridicolizzarle e far cambiare idea ai pubblicitari.

SOLUZIONI ALLA DIFFERENZIAZIONE SESSUALE NELL’EDUCAZIONE

sull’importanza della libera scelta dei giochi nell’età dello sviluppo: destinare ai maschietti dei giochi e alle femmine degli altri vuol dire limitare la fantasia e creatività dei bambini e ha conseguenze negative soprattutto perché consolida stereotipi che differenziano i sessi in modi non attinenti alla realtà, e quindi gratuitamente discriminatori.
La grande catena specializzata nella vendita di giocattoli Toys’R’Us, sollecitata da questa campagna di idee contro il sessismo, ha deciso di dire pubblicamente addio alla separazione in settori di giochi secondo il genere. Basta giochi per femmine e giochi per maschi, basta divisioni, nei loro negozi ci saranno solo giochi mescolati, giochi per tutti/e, giochi e basta.
Prove generali: La Toys “R” Us aveva già lanciato per Natale scorso un primo catalogo dedicato ai magazzini collocati in Svezia in cui i giochi venivano smarcati dal genere:
“Se i maschietti, come le bambine, in Svezia amano giocare a far da mangiare o occuparsi della casa allora noi vogliamo rappresentare questa tendenza”
Evidentemente i loro collaboratori hanno saputo, aldilà dell’autentico o meno impegno nella lotta alle discriminazioni di genere, cogliere quella che é una reale tendenza del mercato, interpretando anche l’importanza delle proteste e campagne che negli ultimi anni hanno toccato questo tema e con cui gli addetti al settore devono sempre di più confrontarsi, possibilmente aprendo gli occhi e caricandosi delle dovute responsabilità.
Smettiamo di limitare l’immaginazione dei bambini, questo lo slogan della petizione Let toys be toys firmata da oltre 8mila persone. Oltre a costituire un sito (che vi consiglio di esplorare per bene vista la ricchezza di materiali e rubriche) dove raccolgono testimonianze di genitori e bambini, l’associazione ha creato una sorta di sistema di monitoraggio “del nemico” e ha inventato marchio di qualità per premiare o riconoscere i magazzini che non insistono sugli stereotipi di genere. Guardate qui il bollino di Toymark e qui il comunicato stampa. Per i genitori ecco qui un articolo in lingua inglese sul legame fra giochi e apprendimento e qualche consiglio per non limitare la fantasia del bambino .
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La nuova politica aziendale di Toys “R” Us sembra già promettere bene pure dal punto di vista delle vendite, per questo motivo anche molte altre importanti marche sono pronte a a seguirla. Sempre in reazione alla campagna Let toys be toys infatti altri grandi nomi come Tesco, Sainsbury’s, Boots, The Entertainer et TK Maxx si sono impegnati pubblicamente a sopprimere nei loro magazzini la divisione dei compartimenti specializzati «maschi» e «femmine» .
Ma non si tratta di episodi isolati. Anche in Francia questa presa di coscienza inizia a farsi strada ed ha avuto inizio grazie al catalogo natalizio 2012 diffuso da Super U , catena di supermercati che ha reagito non conformandosi ai soliti clichés di genere. Qui sotto trovate qualche immagine: nel catalogo comparivano mescolate foto di bambine che giocano con costruzioni, macchine telecomandate e trattori e bimbi che cullano bambolotti o giocano alla cucina. Incredibile eh? Quando la realtà diventa avanguardia !!!!!!
La stessa operazione venne fatta anche nel catalogo diffuso dal grande magazzino di giochi francese “La Grande Récré” ma al momento i loro magazzini presentano ancora una divisione tra reparto per maschietti e quello per le femminucce. La creazione dei cataloghi ha costituito un primo passo certo, ma le associazioni che si sono occupate di queste tematiche, fra cui quelle che hanno pubblicato il libro Contre le jouets sexistes, sorvegliano e lavorano ancora affinché il cambiamento divenga reale e visibile anche percorrendo i reparti di negozi di giochi o di grandi magazzini. Fra pochi mesi, a Natale, potremo divertirci o indignarci visionando i nuovi cataloghi e magari confrontarne le caratteristiche a seconda dei paesi di provenienza.

SOLUZIONI AL DIVISIONISMO SESSUALE NELL’ESTETICA

Ciò che mantiene una cultura e permette che venga trasmessa agli esseri umani ed evita che venga sostituita con un’altra è il giudizio negativo e positivo degli altri, che inventa il concetto di “infrazione”, oltre alla visione continua di un certo look e al bisogno umano di sentirsi integrati in un gruppo. Molti genitori vanno controcorrente.

Un genitore in contemporanea al concedere al figlio la giusta libertà di gestire il suo aspetto, e i giochi con i quali gioca, indipendentemente dai modelli che differenziano nettamente uomini e donne (capelli, colori, tipologia di abito ecc), un genitore dovrebbe spiegare bene la differenza tra il sesso e il ruolo che ci si aspetta una persona svolga in base al suo sesso.

In modo da evitare che il figlio faccia confusione e arrive a pensare semplicemente che maschi e femmine ha senso che indossino qualsiasi cosa, perché non esistono i sessi.

Cioè che poiché certe differenziazioni, come i colori diversi per maschi e femmine, sono convenzioni che non hanno a che fare con l’anatomia, al contrario di un reggiseno o di un assorbente, allora non esistono i sessi, e quindi ha senso che un maschio si metta il reggiseno o l’assorbente

Il gesto di Nils Pickert che nel 2012 ha raccontato alla rivista Emma facendo molto discutere. di aver iniziato a indossare una gonna rossa per far sentire adeguato il figlio di 5 anni, il quale preferiva indossare abiti femminili, ha fatto molto discutere, e ho prodotto giudizi negativi, “in questo modo si confondono le idee al bambino” “non è un buon padre chi fa così”.

“Mio figlio preferisce indossare abiti da donna, così ho iniziato a mettere la gonna anch’io, per solidarietà […]. Sono uno di quei genitori che cercano di educare i figli all’uguaglianza di genere, non sono uno di quegli pseudo-papini-accademici che nei loro studi blaterano di giustizia di genere, per poi cadere nei soliti cliché dei ruoli appena nasce loro un bambino: lui pensa alla carriera, lei si prende cura del resto”.

NEL LAVORO
Riguardo alla differenziazione netta o quasi, dei lavori offerti al sesso maschile e quello femminile, c’è chi pensando che i o le titolari di attività in cui è necessario un essere umano (venditore) a contatto con altri esseri umani (umani) assumano solo o prevalentemente donne è perché in questo modo i clienti saranno invoglia a fermarsi o a ritornare in quel posto perché ad essi piace vedere o parlare con qualcuno che apprezzano esteticamente, in particolare se donna. Gli uomini che non riescono a trovare lavoro nei settori dedicati agli uomini e tentano in quelli dedicati alle donne sarebbero vittime del loro piacere di guardare l’aspetto del sesso femminile.

Dare la colpa al piacere di guardare le donne piuttosto che al sistema di produrre soldi, che non assicura il lavoro a tutti, al contrario di quanto è scritto nella Costituzione, è ingiusto, e se seguito alla lettera porta a conseguenze paradossali.
Infatti, in base a questo ragionamento allora si dovrebbe eliminare questo piacere tramite strategie non ben conosciute aspettando che il mercato cambi. allora le ragazze dovrebbero smettere di indossare shorts, esser provocanti, o sexy, o anche belle, o semplicemente dovrebbero smettere di esistere in modo che molti uomini non le stuprino più.

Il lavoro dovrebbe essere assicurato a tutti, e solo se certe differenziazioni se sono inevitabili, o se evitabili ma utili e giuste, potrebbero essere accettate. Il problema è che l’inevitabilità di certe differenziazioni è giustificata dal modello economico in cui viviamo, in cui il profitto è la cosa più importante, se l’impresa non guadagna deve chiudere, e se guadagnano di più escludendo gli uomini e accettando solo donne in lavori in cui c’è il contatto con il cliente così vanno le cose, dunque, si deve cambiare si deve cambiare questo sistema  verso un sistema basato su un uso razionale delle risorse del pianeta terra e del lavoro umano, per impedire che accada questa disparità di opportunità.

Ma poiché per cambiare il sistema economico ci vogliono tempi storici e interventi politici che non possono attuare i singoli cittadini privi di potere, nel frattempo si potrebbe obbligare il governo a controlli nelle imprese, che obblighino i titolari a giustificare il perché sono presenti solo donne o solo uomini.

EDUCAZIONE
I bambini non dovrebbero essere indotti culturalmente verso alcun comportamento considerato da maschio o da femmina, lasciando libere le possibilità di sviluppo delle loro identità personali che includono quella di genere. La presenza di genitali diversi non dovrebbe esser collegata come segno inequivocabile di una netta separazione sessista per la quale chi ha il pene deve essere e comportarsi da maschio  e chi ha la vagina deve essere e comportarsi da femmina.

SESSISMO E FEMMINISMO
Si ricorda che la CEDAW – universalmente riconosciuta come una sorta di Carta dei diritti delle donne – definisce “discriminazione contro le donne” “ogni distinzione, esclusione o limitazione basata sul sesso, che abbia l’effetto o lo scopo di compromettere o annullare il riconoscimento, il godimento o l’esercizio da parte delle donne, indipendentemente dal loro stato matrimoniale e in condizioni di uguaglianza fra uomini e donne, dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale, civile, o in qualsiasi altro campo”.

8. Il manifesto deontologico dei creativi pubblicitari. Nel 2011 l’Adci, il club dei creativi pubblicitari, pubblica un manifesto deontologico che invita tutti gli addetti ai lavori a progettare campagne non volgari, appropriate e rispettose. Che non rafforzino stereotipi e cliché arretrati e dannosi. Che non usino il corpo come oggetto sessuale da abbinare ai prodotti in modo pretestuoso. È un passo importante ma, ovviamente, non basta: l’Adci rappresenta un gruppo di creativi, non l’intero sistema pubblicitario italiano. Può incoraggiare e premiare la buona pubblicità, ma non può punire quella cattiva.

9. Punire i “cattivi”: l’attività del giurì. Non tutti sanno che da anni è attivo in Italia lo Iap. L’Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria è un ente privato a cui aderiscono le aziende che commissionano la pubblicità, le agenzie che la progettano e i media che la diffondono. Lo Iap ha firmato di recente un accordo anche con il ministero delle pari opportunità. Agisce in base a un codice di autodisciplina, riconosciuto dalla corte di cassazione, che consente a un organo giudicante, il giurì della pubblicità, di bloccare e far ritirare le campagne sessiste o offensive. Nel 2012 il giurì ha preso in esame quasi mille casi. Tutti i cittadini possono denunciare pubblicità offensive. Farlo è semplice.

Il fatto molto positivo è che il giurì agisce, come è necessario, in tempi rapidi (pochi giorni). Ma c’è un’ampia area di miglioramento: il giurì agisce a partire dalle attuali norme di legge italiane, le quali non hanno ancora, per esempio, recepito le indicazioni europee del 2008, intitolate Impatto del marketing e della pubblicità sulla parità tra donne e uomini. Oggi il giurì può far cessare subito le campagne clamorosamente sessiste e offensive. E lo fa, ma resta un’ampia area grigia che sfugge alle sue sanzioni.

In Italia è attivo anche l’antitrust (Autorità garante della concorrenza e del mercato), che però si occupa solo di pubblicità ingannevole.

10. Il caso dei salumi calabresi, le buone intenzioni e i pessimi risultati. Dal 2011 gira in rete una ripugnante immagine pubblicitaria che, per promuovere salumi calabresi, mostra una fellatio. L’azienda cosentina che la firma ha cessato di esistere nel febbraio 2012, ma l’immagine è ancora più che visibile online, e continua a rimbalzare tra siti e commenti scandalizzati o furbetti: appare anche in uno slideshow sul sito di un importante quotidiano nazionale, e il 21 aprile 2013 l’ennesimo post che la riproduce è fra i topic della rete con 10.400 citazioni.

L’immagine è stata segnalata più volte allo Iap, che però non è intervenuto: non ne trova traccia al di fuori della rete e sospetta che si tratti di un falso. Come mai? Semplice: quell’immagine non appartiene a una campagna pubblicitaria uscita sui mass media, ma a un dépliant, diffuso durante un concorso per istituti alberghieri. Un episodio tanto sgradevole quanto marginale.

11. L’effetto paradosso. Il caso di cui sopra fa riflettere: il sommarsi di citazioni in rete ha, in realtà, involontariamente moltiplicato all’infinito la visibilità di quel dépliant idiota, che di suo sarebbe rapidamente finito nella discarica dell’oblio.

Lo stesso meccanismo di diffusione sul web continua a premiare altre campagne becere il cui ritiro è stato imposto anni fa e che, spesso diffuse solo su base locale, avrebbero comunque avuto scarsissima visibilità.

La sanzione dello Iap punisce le campagne “cancellandole” dal sistema dei mezzi di comunicazione tradizionali: ma se le stesse campagne, magari proprio per il fatto di essere state censurate, ottengono online una visibilità alta, gratuita e permanente, le aziende colpevoli si fregano le mani dalla gioia. E l’efficacia della sanzione dello Iap viene di fatto azzerata.

12. I grandi meriti dell’attivismo contro la pubblicità sessista. Da tempo sono attivi moltissimi gruppi, blogger, opinioniste che tengono sotto controllo la pubblicità sessista e, con pazienza e tenacia, ne denunciano i danni.

A proposito di pazienza, mi permetto una riga autobiografica: scrivo contro la comunicazione sessista da fine anni ottanta, quando non c’era neanche la definizione. Come vedete, non ho ancora smesso.

Ma torniamo ai gruppi: fanno su base volontaria un’azione meritoria e impagabile di monitoraggio e sensibilizzazione. Costituiscono una fittissima rete, diffusa su tutto il territorio, che si esprime attraverso decine di siti, blog, pagine su Facebook, convegni, manifestazioni. Un patrimonio di energia prezioso e un elemento strategico cruciale se, come spero, si decidesse di agire sul serio contro la pubblicità sessista.

13. Quanta pubblicità produciamo in Italia? La società Nielsen stima che in Italia siano prodotte e diffuse ogni anno tra mezzi d’informazione classici (stampa, tv, affissione, radio, cinema) e internet circa 80-100mila campagne pubblicitarie diverse. A questa massa va aggiunta tutta l’enorme quantità di materiali promozionali che non sono trasmessi dall’informazione: cartelli da banco e da vetrina, volantini, locandine, manifesti e segnaletica promozionale per i punti vendita, striscioni, dépliant come quello dei salumi calabresi.

Poiché ogni campagna pubblicitaria è di norma accompagnata dalla produzione di diversi materiali promozionali, credo che una realistica e cauta stima globale possa considerare qualcosa come 400mila “pezzi” di pubblicità prodotti ogni anno. Più di mille al giorno, Natale e ferragosto compresi.

14. Censurare la pubblicità? Primo esempio. Guardate la differenza tra l’immagine dell’azienda di abbigliamento H&M che potete vedere qui in Europa (a sinistra) e la stessa immagine predisposta per un’uscita in Arabia Saudita (a destra).

Di norma le multinazionali adattano la loro pubblicità alla sensibilità di ogni paese: nessuna azienda fa pubblicità con l’intento di dispiacere ai suoi potenziali consumatori o, peggio ancora, ai governi nazionali. Anche senza arrivare a coprire le spalle delle modelle, le multinazionali potrebbero essere più sensibili anche in Italia, come chiede Laura Boldrini?

Certo che sì. Ma avete presente la reputazione che, all’estero, il paese del bunga bunga si è creato? E volete che le multinazionali siano caute proprio qui da noi?

Dobbiamo essere noi per primi a darci regole chiare e a comportarci in modo coerente con la pubblicità, e non solo con quella. Solo così potremo mettere in riga non solo le multinazionali: spesso, le campagne peggiori sono prodotte e diffuse in situazioni periferiche.

15. Censurare la pubblicità sessista? Secondo esempio.Qui sotto a sinistra vedete una campagna pubblicitaria con una nota personaggia televisiva in posa ammiccante. Si può discutere se sia censurabile o meno ma, insomma, diciamolo: se lei non si stesse tirando giù le mutande sarebbe meglio.

Però, sempre a proposito di mutande: qui sotto vedete la stessa personaggia proposta in prima serata da mamma Rai durante il festival di Sanremo.

Come dicevo molte righe più sopra, è difficile parlare di donne e pubblicità rinunciando a leggere la pubblicità medesima all’interno del più ampio sistema dei media, con particolare attenzione alla tv così come Zanardo l’ha raccontata, e all’interno dell’ancor più ampio sistema paese: quello ricordato ai punti 2 e 3.

16. Bisognerà pur cominciare a cambiare le cose. Perché non cominciare dalla pubblicità, allora? Personalmente ne sarei entusiasta. La pubblicità stessa avrebbe, tra l’altro, una straordinaria occasione per tornare a essere credibile, creativa e all’avanguardia nel cambiamento. Ma vediamo come si può fare.

Sottoporre tutta la pubblicità a verifica preventiva mi sembra improponibile, non solo dati i 400mila pezzi prodotti ogni anno (e la difficoltà di intercettare, per esempio, un dépliant diffuso su base locale), ma anche tenendo conto dei tempi di attuazione.

Giusto per fare un esempio: i quotidiani, i cui introiti derivano per oltre il 50 per cento dalla pubblicità, ospitano una gran quantità di campagne tattiche. Si tratta di promozioni, sconti, offerte speciali, decisi dalle imprese e varati in tempi brevissimi: se ogni annuncio dovesse aspettare settimane per essere approvato, gran parte della pubblicità tattica finirebbe, con le conseguenze che tutti potete immaginare.

Sottoporre solo una parte (per esempio, le affissioni comunali) a verifica preventiva mi sembra ugualmente improponibile. Nel paese dei furbi, avremmo mille distorsioni: manifesti censurati che escono in formato maxi sugli spazi privati, che escono in una città sì e nell’altra no, immagini censurate dirottate sulla stampa, e così via.

E, comunque, in assenza di norme certe, aggiornate e capaci di intercettare tutta la pubblicità sessista (stereotipi e cliché compresi) non si va da nessuna parte.

17. Indirizzi chiari, sanzioni certe. Prima di tutto bisogna prendere in mano la risoluzione europea del 2008, tradurla in indirizzi chiari e realistici che servano a orientare aziende, agenzie e tutti gli addetti ai lavori (e magari di riflesso l’intero sistema dei media) e in norme di legge altrettanto chiare e realistiche che, una volta applicate, prevedano sanzioni anche pecuniarie: oggi, infatti, l’esclusione dai mass media inflitta dallo Iap non ha alcun impatto su un volantino o un dépliant e su chi l’ha prodotto e diffuso.

E poi bisogna diffondere gli indirizzi, spiegarli, educare. E far rispettare le norme, potenziando lo Iap o affiancandolo. L’importante è che le norme e le sanzioni ci siano, e che l’applicazione sia certa e tempestiva.

18. La funzione strategica dell’attivismo. Torniamo al punto 12 e all’attivismo contro la pubblicità sessista: sulla base di norme finalmente esaurienti, e avendo un interlocutore certo e tempestivo, la rete territoriale dell’attivismo può esercitare, come già sta facendo ma con risultati più efficaci, un monitoraggio capillare e prezioso, sapendo bene cosa denunciare, in che termini, a chi. E può offrire un supporto forte al cambiamento.

19. Un’opportunità per le aziende, e per il paese. Le aziende vogliono fare pubblicità efficace. Per convincerle che la pubblicità efficace è quella che rispetta le donne bisogna intrecciare dissuasione e persuasione: dire anche – e comincio a farlo qui – che le aziende che sapranno per prime rappresentare in modo moderno e soddisfacente l’universo femminile, senza intrappolarlo in stereotipi e cliché, otterranno non solo la gratitudine di tutti, ma anche un vantaggio competitivo tangibile e clienti più affezionate e grate. Qualche azienda se n’è già accorta, ma sono troppo poche.

20. Una petizione popolare per cominciare. E, di nuovo, è l’Adci, il club dei creativi pubblicitari, a lanciare un segno per cambiare: ha messo online una petizione pubblica contro la diffusione ripetuta di stereotipi di genere, e per chiedere che le indicazioni europee in materia siano finalmente recepite e tradotte in norme di legge. Se volete una pubblicità meno sessista e più rispettosa potete firmare adesso. E allora, forza, che aspettate a farlo?

Parole e immagini
Le parole possono cambiare completamente un’immagine. E un’immagine neutra o positiva può diventare negativa in base ad esse.
Si accusa certe frasi aggiunte a immagini in cui ci sono immagini di corpi di donne di essere sessiste:
“E tu dove glielo metteresti?”
“Montami a costo zero”
“E lei quante volte viene?”
Il riferimento è sessuale.

VANTAGGI E SVANTAGGI DEL SESSISMO
Anche alcune femministe affermano che ci siano vantaggi nel sessismo.

E lo chiamano “sessismo benevolo”, cioè un insieme di atteggiamenti basati sulla differenziazione netta tra i sessi soggettivamente positivi. Come l’opinione che le donne siano “fiori delicati”, o che le donne, ma non gli uomini, non si toccano neanche con un fiore. Una differenziazione che va avantaggio di un sesso, e che quindi può essere apprezzata e usata da quel sesso, al contrario di una differenzazione che va a svantaggio di quel sesso. Vengono interpretati come complimenti, favori, dimostrazioni d’affetto, di attenzione, di rispetto, di gentilezza, di attenzione, di importanza. nonostante i sentimenti positivi che può indicare nel ricevente, le sue fondamenta risiedono nella stereotipizzazione tradizionale. Ad esempio, il commento di un uomo ad una collega su quanto sia ‘carina’, per quanto benintenzionato, può minare in lei la sensazione di venire presa sul serio come professionista. Quando qualcuno percepisce un comportamento sessista ma benevolo o vantaggioso è meno motivato ad intraprendere azioni collettive contro il sessismo, come firmare una petizione, partecipare a una manifestazione, o in generale agire “contro il sessismo”. Perché le persone, uomini o donne, esposte al sessismo benevolo hanno più probabilità di pensare che ci sono molti vantaggi nell’essere del sesso che si è, focalizzando la propria attenzione sui vantaggi. e avevano anche più probabilità di impegnarsi nella giustificazione del sistema, un processo attraverso il quale le persone giustificano lo status quo e credono che i gruppi giudicati svantaggiati da alcuni non abbiano reali problemi da affrontare nella società odierna

IMPEDIMENTI ALL’ANTISESSISMO: SESSISMO CONSENSUALE

Il problema dell’esistenza del sessismo nasce dal fatto che esso ha delle conseguenze rifiutate da chi lo vive, in quanto dolorose a vari livelli.
Viene chiamato antisessismo, il rifiuto della netta divisione tra i sessi che produce comportamenti e impostazioni sociali che a chi si definisce antisessista danno fastidio.
Ma poiché esiste chi accetta e preferisce il sessismo e chi lo rifiuta, non è possibile semplicemente eliminare il sessismo, ad esempio considerandolo reato, o disinteressarsi dei problemi che provoca, considerandolo libero, dunque è necessario stabilire chi deve prevalere su chi, o se ci sono possibilità di accontentare entrambi. Questa decisione deve essere presa in base al metro di misura della sofferenza umana, dovuta all’esistenza di bisogni primari o anche desideri. Dunque è necessario identificare le differenze di trattamento tra i due sessi.
Distinguere le differenze tra uomini e donne date dalla natura e quelle date dall’essere umano, valutare quali giustificazioni abbiano quelle date dall’essere umano, e poiché anche se esistono differenze naturali la natura non è buona in sé, è necessario identificare ciò che è inevitabile da ciò che è evitabile nell’ambito naturale, e valutare se la modifica di ciò che è evitabile provochi sofferenze e se queste sofferenze siano giustificabili o no, nel caso la modifica sia giustificabile, procedere col modificare ciò che è evitabile in vista di un miglioramento, basato sulle conseguenze negative prodotte da queste differenze che si eviterebbero, e stabilendo cosa si può imporre o no, come si fa attraverso la legge nei confronti di tante possibilità umane che vengono limitate a causa della sofferenza che producono.

La natura non bada alle esigenze psicologiche di parità tra uomo e donna, in qualsiasi specie vivente, perciò è la civiltà che deve avere il compito di produrre comportamenti e opportunità il più possibile paritari, e quindi deve valutare ciò che si può modificare da ciò che non si può modificare.

 

VANTAGGI E SVANTAGGI DEL SESSISMO

DIFFERENZE DI TRATTAMENTO TRA UOMO E DONNA

In ambito lavorativo:
Uomini – Poiché dagli uomini ci si aspetta forza ma non bellezza, essi si occupano in maggioranza di lavori pesanti e o pericolosi (Pompieri, Taglialegna, Camionisti, Operai edili, Minatori, Magazinieri) o di attività pericolose (Moto GP, Formula 1, Pugilato, Wrestling) o attività criminali, oppure attività in cui non c’è un valore aggiunto al proprio lavoro come il fotografo, oppure attività legate alla forza come i negozi di abbigliamento sportivo.
Donne – (bar, banchiste, cassiere al supermercato, fotomodelle, profumerie, negozi per bambini, baby sitter, biglietti del cinema, abbigliamento ecc)

In ambito affettivo:
Donne – (la donna si fa corteggiare, non paga la cena fuori ecc)
Uomini – (l’uomo paga la cena fuori, apre lo sportello dell’auto, aiuta con i pesi durante la spesa, si pensa sia l’unico attratto dal sesso, e che sia incapace all’empatia)

In ambito sociale:
per gli affitti si ricercano spesso donne e non uomini poiché pensate come ordinate, che non fanno confusione, corrette, non portano prostitute in casa.

In ambito estetico:
Donne (Trucco agli occhi, capelli lunghi e lucidi, o certi tagli di capelli (cleopatra) orecchini, anelli, collane, bracciali, smalto, unhie lunge, scollature sul seno e sulla schiena, gonne (anche molto corte), calze, pantaloni aderenti, panta collant, leggins, scarpe col tacco.
Uomini – (Viso senza make up, capelli corti, cravatta, scarpe piatte ecc)

conseguenze_divisione_lavoro_donna_uomoUomini: spesa ridotta al minimo per cosmetici e prodotti per la cura del corpo. maggior tempo libero.
Donne: spesa maggiore in cosmetici e prodotti per la cura del corpo. minor tempo libero (pettinarsi, truccarsi, colorarsi capelli, depilarsi, scegliere tra quantità maggiori vestiti e accessori)

conseguenze_sessismo_estetica

 DISCRIMINAZIONE POSITIVA NEI CONFRONTI DELLE DONNE

C’è un paradosso in quella che viene chiamata “discriminazione positiva” e che poi tra le tante varie traduzioni pratiche può prendere la forma di “quote rosa”. Nel discriminare al fine di produrre un effetto positivo su chi è stato discriminato, ad esempio nell’ambito del sesso, si agevola a caso delle persone appartenenti a quel sesso.
Si sostituisce Darwin con la Austin sulle banconote perché la Austin è donna e Darwin uomo. Si chiede che ci siano rappresentanti donne, indipendentemente da chi, come se fossero una riproduzione in scala dello Stato che rappresentano, si chiede che vengano fatte studiare autrici letterarie donne supponendo che questo educherebbe al rispetto delle donne.
Si assegnano nomine di senatore/trice a vita a donne in quanto donne, come la Cattaneo, preferita a un uomo, ad esempio Umberto Eco, perché donna.
La Cattaneo, è un’ottima persona, un’ottima ricercatrice, e una donna impegnata. Ma non ha “meriti eccezionali” (noti), e il presidente Napolitano l’ha riconosciuto: nella sua motivazione per le nomine, infatti, ha detto di aver scelto tre personalità indiscusse, e di aver voluto fare un regalo alla ricerca, intendendo di aver scelto praticamente a caso una donna promettente. Facendo così è andato contro la lettera della costituzione. La costituzione, nomina espressamente la letteratura tra le possibili motivazioni per la nomina di senatore a vita. ora, sarebbe difficile trovare uno scrittore italiano più noto e popolare al mondo. e anche, trovare in italia un intellettuale che più simboleggi per noi la cultura non solo umanistica, ma globale (nel senso rinascimentale). La Cattaneo, al paragone è un’emerita sconosciuta, e non si può certo dire, in nessun senso (letterale o metaforico) che abbia “illustrato la patria in maniera eccezionale”.
Si fa andare in pensione più tardi gli uomini e prima le donne eccetera. La lista è lunga.
Paradossalmente se si continuasse così per tanto tempo, forse la situazione potrebbe ribaltarsi. Ovvero le discriminazioni sarebbero verso i maschi. Questa discriminazione positiva è abbastanza casuale, come lo è quella negativa. Sarebbe più razionale far rispettare principii indipendenti dal sesso. Tipo la parità tra i sessi. E non inventare una parità quando non c’è. Cioè, se non ci sono due premi nobel, uno maschio e uno femmina, ma solo due maschi, o solo due femmine, non ci si dovrebbe inventare un premio nobel maschio o un premio nobel femmina ad hoc per creare parità. Quello che c’è c’è. Indipendentemente dal sesso.

DONNE E NOBEL

Ai nostri giorni una delle forme più diffuse di questa malattia dello spirito è il “politicamente corretto”: cioè, la pretesa di impedire che si chiamino le cose col loro nome, perché questo urterebbe la sensibilità di coloro che avanzano appunto la pretesa. Le armi che i politicamente corretti brandiscono sono le accuse che essi riversano su coloro che si rifiutano di piegarsi alle loro pretese: accuse tanto più infamanti, quanto più le pretese sono ridicole.

La conseguenza può essere, come racconta Philip Roth in La macchia umana, “un’orgia colossale di bacchettoneria”, in cui “i cialtroni tronfi e morigerati, smaniosi di incolpare, deplorare e punire, fanno i moralisti a più non posso, tutti in un parossismo calcolato di quello che Hawthorne identificò come lo spirito di persecuzione”. Spirito che oggi si incarna appunto nell’ipocrita conformismo del “politicamente corretto”.

Il record di questo genere di stupidità si è raggiunto negli anni ’70, quando le femministe statunitensi ebbero a ridire sul termine history: secondo loro il prefisso his sottolinea infatti che la storia è scritta da una prospettiva maschile, e andrebbe quindi riscritta in prospettiva femminile e chiamata herstory. Naturalmente ci sono state case editrici che hanno intrapreso questa encomiabile impresa.

Un’altra bella invenzione di questo genere è stato il concetto di gender, che costituisce un analogo profano della sacra transustanziazione: l’idea, cioè, che come un’ostia può non avere la sostanza del pane, pur mantenendone tutti gli attributi, così un uomo può non avere la sostanza del maschio, pur mantenendone tutti gli “attributi”, letterali e metaforici. E idem per la donna, naturalmente.

Di questo pane azzimo si nutrono le sociologhe statunitensi, ma l’hanno introdotto nella loro dieta persino le matematiche italiane: ad esempio, quelle riunite in un Gruppo di Lavoro Pari Opportunità dell’Unione Matematica Italiana, che si preoccupa appunto di problematiche gender and science (rigorosamente in inglese, secondo un altro comandamento del “politicamente corretto”).

I politically correct, ad esempio, storcono il naso di fronte al determinismo sessuale, tacciandolo di sessismo, e preferiscono ricordare l’innegabile unilateralità dell’educazione femminile, che fino a non molto tempo fa spingeva le donne a diventare “mogli e madri”. Rita Levi Montalcini amava ricordare come avesse appunto dovuto ribellarsi a questa pretesa nella sua propria famiglia. E come ai congressi ai quali partecipava da giovane i relatori aprissero le loro conferenze con un Lady and gentlemen, “Signora e signori”, a conferma della generalità della situazione.

A sostegno di questa interpretazione sembra andare anche la statistica. In Italia, ad esempio, tra i professori associati di matematica le donne sono una maggioranza, ma diventano una netta minoranza tra i professori ordinari, lasciando sospettare che i figli finiscano per interferire con il proseguimento delle loro carriere, in una disciplina che richiede una concentrazione e una dedizione costante ed esclusiva.

Le statistiche ci dicono che oggi in molti paesi, dagli Stati Uniti all’Iran (due che sono distanti anni luce sotto altri aspetti), la maggioranza delle lauree e dei dottorati scientifici sono presi da donne, e non da uomini. Questo significa che almeno il pregiudizio che le donne non debbano studiare, in generale, e non debbano studiare le scienze, in particolare, è stato largamente superato. Sicuramente questo fa sì che ci siano già molte scienziate nell’università e nel mondo del lavoro.

Tuttavia, le donne scienziate sono comunque meno di quante ci si potrebbe aspettare. Si può infatti citare i dati della Fondazione Nobel a proposito della presenza femminile tra i vincitori dell’omonimo premio, e di integrarli con dati simili legati ad analoghi premi in discipline non premiate dal Nobel.
Ad esempio, nel 2016 nessuna donna ha vinto un premio Nobel. E fino al 2015 l’hanno vinto 16 nella pace, 15 in letteratura, 12 in medicina, 4 in chimica, 2 in fisica e 1 in economia. Cioè 49 donne su 885 premi Nobel vinti.
Inoltre, 2 donne hanno vinto finora il premio Turing per l’informatica su 64, 1 la medaglia Fields in matematica su 56 e nessuna è mai stata campionessa mondiale di scacchi su 24 persone lo sono state.

Non è certo un caso che, alla richiesta di un nome di grande matematica, la risposta sia quasi universalmente Ipazia di Alessandria. Della quale sarebbe però difficile ricordare anche un solo teorema, invece che le gloriose vicende della sua vita da “libera pensatrice”, e quelle tragiche della sua morte per mano dei fondamentalisti cristiani istigati dall’arcivescovo Cirillo alla fine del quarto secolo. Non a caso, il film Agora su di lei le attribuisce risultati sulle coniche che sono invece dovuti ad Apollonio, più di mezzo millennio prima. La stessa cosa vale per le compositrici, a fronte di un gran numero invece di grandi esecutrici, da Clara Schumann a Martha Argerich.

Una progressione discendente dalle discipline più concrete a quelle più astratte, nelle discipline premiate con i premi citati (pace, letteratura, medicina, chimica, fisica, informatica, economia, matematica e scacchi) che sembra indicare come l’attitudine femminile sia direttamente proporzionale alla concretezza e indirettamente proporzionale all’astrazione nelle discipline scientifiche.
Affermazione che non significa che le donne non sono portate per l’astrazione in generale, ma che sono portate meno per le discipline più astratte (scacchi, matematica, eccetera) e più per quelle concrete (chimica, medicina, eccetera), nello spettro citato.

In questo contesto le superficiali e sciocche spiegazioni sociologiche basate sulle “convenzioni sociali” non solo non fanno onore in bocca a persone di estrazione scientifica, e meno che mai in matematici e matematiche ma, soprattutto, non possono spiegare la “progressione discendente” nei dati: al massimo, potrebbero essere invocate, volendo essere pseudoscientifici, se i dati mostrassero una costante assenza di donne in tutte le discipline, cosa che invece non fanno.

Sia l’educazione che la famiglia dovrebbero però permettere abbondanti fluttuazioni statistiche, mentre invece le eccezioni costituite dalle matematiche al top mondiale tendono a far sospettare qualcosa di più profondo.
Una spiegazione scientifica degna di questo nome dovrebbe invece spiegare perché le “convenzioni sociali” e le “cure famigliari” non hanno impedito a madame Curie di prendere due Nobel appena il premio è stato istituito, e di eccellere in proporzione ben maggiore delle matematiche, ma impediscono ancora un secolo dopo a una donna di vincere il campionato del mondo di scacchi.
Forse che le “convenzioni sociali” e le “cure famigliari” sono tre volte più efficaci in chimica che in medicina? due volte più efficaci in fisica che in chimica, e in matematica che in fisica? e infinitamente più efficaci negli scacchi che in matematica? e se si, perché?

In unione sovietica prima, e in russia dopo, gli scacchi sono stati diffusi capillarmente in tutte le categorie di persone, e in entrambi i sessi, e sono diventati uno sport nazionale. i campioni mondiali sono quasi sempre stati sovietici o russi, a parte un paio di eccezioni. e ciò nonostante, nessuna sovietica o russa ha mai raggiunto i livelli maschili. tanto che esistono appunto campionati femminili separati.

Ma la maggioranza delle femministe ad affermazioni del genere reagisce diffondendo urbi et orbi una reprimenda nello stile descritto da Roth in cui accusano di “maschilismo” chiunque dica certe cose. Esse spiegano acutamente che la distribuzione citata è dovuta a profondi motivi, quali il fatto che “le ragazze non vengono sufficientemente indirizzate verso gli studi scientifici”, o che “la ricerca e la cura famigliare sono difficili da conciliare”.

Come questo possa spiegare il fatto che alcune donne, che invece sono state indirizzate verso gli studi scientifici e hanno evidentemente conciliato ricerca e cura famigliare, poi vincano molti più premi in medicina e chimica che non in economia e matematica, rimane un mistero.

Così come rimane un mistero per qual motivo avere meno attitudine per gli scacchi che per la medicina sia da considerare offensivo per qualcuno, donna o uomo che sia: anzi, spesso le discipline teoriche vengono appunto snobbate come inutili, rispetto a quelle più pratiche.

Secondo certe persone che muovono certe critiche un premio nobel della medicina, o della chimica, è automaticamente meno intelligente di una medaglia fields, o di un campione mondiale di scacchi.
Ma si può dare per scontato che a quei livelli siano tutti ugualmente intelligenti, ma poiché non tutti la pensano così si può dedurre che dietro certe posizioni ci sia implicita una campanilistica gerarchia di valori, nella quale la matematica sta al top e la medicina al bottom.

Una possibile spiegazione della strana situazione delle donne nella matematica è stata proposta dal più famoso scienziato vivente: James Watson, scopritore della doppia elica, e noto anticonformista. Secondo lui, il quoziente intellettivo medio delle donne è più alto di quello degli uomini, ma le donne hanno meno varianza. Cioè, le donne sono più intelligenti in media degli uomini, ma hanno meno punte di loro: nella genialità, da un lato, e nell’autismo e nella schizofrenia, dall’altro.

Watson sa di cosa parla, visto che nella sua stessa famiglia si trovano entrambe le punte: suo figlio è infatti schizofrenico, e lui ha spesso organizzato convegni su questa malattia, per cercare di comprenderla meglio. Se poi abbia ragione in generale, rimane da vedere. Per ora, Maryam Mirzakhani è un a favore delle donne, e il futuro dirà se si tratta di un’eccezione isolata o l’inizio di un nuovo trend.

D’altronde, anche nelle gare sportive si tengono campionati femminili, e nessuno si sogna di negare che esistono differenze genetiche fra uomini e donne. Così come esistono differenze tra bianchi e neri: ad esempio, i bianchi vincono tutte le gare nuoto, e i neri tutte quelle di velocità in atletica. Senza che questo permetta di dedurre qualcosa su chi sia “meglio” o “peggio”, tra l’atletica e il nuoto, o tra neri e bianchi.

Di certo la matematica non è un’attività sportiva, il che è vero letteralmente, nel senso che la medaglia Fields non si assegna in campionati. Ma chi pensa che l’attività intellettuale sia diversa dall’attività fisica è un antiscientista, fermo all’anacronistica divisione Cartesiana fra anima (o mente) e corpo. Mentre attraverso chi ha studiato il cervello possiamo sapere (se si studia, ovviamente) che tutto è corpo, anche se naturalmente i muscoli e il cervello sono cose diverse. Ma pur sempre materiali entrambe.

Inoltre, è paradossale che ci siano ragazze e donne che credono le costellazioni possano determinare il carattere e la vita di una persona, ma si offendano se si ipotizza che il sesso al quale si appartiene e il cervello che si ha possano determinare le abilità di una persona, tacciando quest’ipotesi come “sessismo”, senza però usare il termine “costellazionismo” per ipotesi di tipo paranormale.

Allo stesso tempo, se uomini e donne hanno gusti codificati in base al sesso, e le donne hanno bisogno di un porno codificato secondo il loro essere donne (sentimentale e non impersonale, senza posizioni acrobatiche), e gli uomini uno codificato secondo il loro essere uomini (non sentimentale e impersonale, con posizioni acrobatiche), è giusto che ci siano porno diversi basati su ciò che sappiamo interessa alle donne e agli uomini.

Quello che risulta paradossale è che quando si parla di “porno per donne” le femministe sono tutte contente, ma quando si dice che il cervello maschile e cervello femminile possano essere differenti in altri campi, le stesse femministe si stracciano le vesti tacciando di maschilismo tale affermazione.

Purtroppo alcuni non hanno capito, (o pur avendolo capito non riescono ad accettarlo), che per poter avere una rappresentazione del mondo realistica bisogna studiare, nel tempo che si ha disposizione, e affrontare le resistenze interiori nei confronti delle verità che non combaciano con i propri desideri, ad esempio il desiderio di avere tutte le abilità intellettuali che possono avere gli uomini, o viceversa. Come Cipolla diceva il numero degli stupidi viene sempre sottostimato, e la probabilità che un individuo sia stupido è indipendente da qualunque altra sua caratteristica. Ad esempio, che sia matematico, o donna, o entrambe le cose.

LA FRANKLIN E LA SCOPERTA DEL DNA

Una delle mistificazioni dello pseudofemminismo si è abbatuta anche sulla storia della scoperta del DNA.
Nella storia della scoperta del DNA, a favore della tesi secondo cui “le donne non sono diventate famose in certi ambiti perché gli uomini maschilisti glielo hanno impedito” molti ripetono in genere il fatto che Watson ha “rubato” la scoperta a Rosalind Elsie Franklin, na biofisica britannica e cristallografa a raggi X, perché ha visto quella foto e ne ha dedotto la struttura della doppia elica.
Ma queste persone dimenticano anche che la Franklin non solo l’aveva vista, ma anche fatta, e ne aveva viste e fatte parecchie altre, ma non ne aveva dedotto niente.  La franklin non voleva fare modelli del dna, perché riteneva che fosse prematuro pensare alla sua struttura, e bisognasse continuare a ottenere dati spettrografici. Watson, una volta che vide le immagini, capì immediatamente cosa esse significavano, cosa che la Franklin non fece: questo non sembra deporre granché a suo favore. anzi, si potrebbe addirittura dire che la Franklin fece una scoperta che non capì. Ci sono stati altri casi nella storia di scoperte fatte ma non capite, a partire dalla fissione dell’atomo (non riconosciuta come tale) da parte di fermi nel 1934.

Lo stesso Watson ha affermato che se la franklin fosse vissuta non avrebbe preso il Nobel “perché non si danno i nobel per gli errori”. Watson parlava del premio Nobel per la medicina, per la modellistica del DNA, alla franklin. E infatti, oggi si parla di lei come una possibile vincitrice di quello per la chimica, per il suo lavoro cristallografico.

Qualunque informazione le famose foto “rubate”, la radiografia della forma B del DNA (la numero 51) (che in realtà non lo furono affatto, o almeno non da watson: fu wilkins, che lavorava nello stesso laboratorio della franklin, a fargliele vedere, e semmai il “ladro” è lui) contenessero, né la Franklin, né Wilkins furono in grado di estrarla. Il che non depone molto a favore né dell’una, né dell’altra.

Wilkins prese il Nobel non per aver scoperto la struttura del DNA, ma per aver fatto foto dello stesso genere, che servirono in parte a Watson e Crick per arrivare al loro modello. Il merito è loro, e nessuno glielo contesta.

Il motivo per cui si dice “Watson e Crick”, nell’ordine in cui i loro nomi appaiono in entrambi i lavori che pubblicarono all’epoca, sia perché l’intuizione fondamentale la ebbe appunto watson, e crick riconobbe il fatto. altrimenti, per lo meno si sarebbero scambiati i nomi nei due lavori.

Watson è stato odiato da molti, perché dice le cose come stanno, senza nascondersi dietro i paraventi.
Il suo libro “la doppia elica” fece scandalo proprio perché alzò il velo che pietosamente si stende sopra la ricerca, per mostrarla soltanto nei suoi aspetti positivi: la ricerca della conoscenza, il ritrovamento della verità, le applicazioni per il beneficio dell’umanità, eccetera. ma sotto questo velo si nascondono spesso altre motivazioni personali: la carriera, la competizione, gli onori, eccetera. questi aspetti però ci sarebbero anche se watsono, e i pochi come lui, non ne parlassero, rompendo l’incantesimo.

C’è chi è intensamente prevenuta contro Watson, e rivela un atteggiamento “femminista” con caratteri uguali e contrari a quelli del “maschilismo” che vorrebbe stigmatizzare.
Ma si dovrebbe accettare il fatto che Watson era semplicemente un genio (tra l’altro, aveva 22 anni al momento della scoperta). Anche se pure Crick lo era, ovviamente, e Watson l’ha sempre ripetuto. E naturalmente i geni spesso provocano reazioni di rigetto, fra coloro che hanno a che fare con loro, per ovvi motivi.

PERSONE CHE STANNO CRESCENDO E STEREOTIPI

sull’importanza della libera scelta dei giochi nell’età dello sviluppo: destinare ai maschietti dei giochi e alle femmine degli altri vuol dire limitare la fantasia e creatività dei bambini e ha conseguenze negative soprattutto perché consolida stereotipi che differenziano i sessi in modi non attinenti alla realtà, e quindi gratuitamente discriminatori.
La grande catena specializzata nella vendita di giocattoli Toys’R’Us, sollecitata da questa campagna di idee contro il sessismo, ha deciso di dire pubblicamente addio alla separazione in settori di giochi secondo il genere. Basta giochi per femmine e giochi per maschi, basta divisioni, nei loro negozi ci saranno solo giochi mescolati, giochi per tutti/e, giochi e basta.
Prove generali: La Toys “R” Us aveva già lanciato per Natale scorso un primo catalogo dedicato ai magazzini collocati in Svezia in cui i giochi venivano smarcati dal genere:
“Se i maschietti, come le bambine, in Svezia amano giocare a far da mangiare o occuparsi della casa allora noi vogliamo rappresentare questa tendenza”
Evidentemente i loro collaboratori hanno saputo, aldilà dell’autentico o meno impegno nella lotta alle discriminazioni di genere, cogliere quella che é una reale tendenza del mercato, interpretando anche l’importanza delle proteste e campagne che negli ultimi anni hanno toccato questo tema e con cui gli addetti al settore devono sempre di più confrontarsi, possibilmente aprendo gli occhi e caricandosi delle dovute responsabilità.
Smettiamo di limitare l’immaginazione dei bambini, questo lo slogan della petizione Let toys be toys firmata da oltre 8mila persone. Oltre a costituire un sito (che vi consiglio di esplorare per bene vista la ricchezza di materiali e rubriche) dove raccolgono testimonianze di genitori e bambini, l’associazione ha creato una sorta di sistema di monitoraggio “del nemico” e ha inventato marchio di qualità per premiare o riconoscere i magazzini che non insistono sugli stereotipi di genere. Guardate qui il bollino di Toymark e qui il comunicato stampa. Per i genitori ecco qui un articolo in lingua inglese sul legame fra giochi e apprendimento e qualche consiglio per non limitare la fantasia del bambino .
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La nuova politica aziendale di Toys “R” Us sembra già promettere bene pure dal punto di vista delle vendite, per questo motivo anche molte altre importanti marche sono pronte a a seguirla. Sempre in reazione alla campagna Let toys be toys infatti altri grandi nomi come Tesco, Sainsbury’s, Boots, The Entertainer et TK Maxx si sono impegnati pubblicamente a sopprimere nei loro magazzini la divisione dei compartimenti specializzati «maschi» e «femmine» .
Ma non si tratta di episodi isolati. Anche in Francia questa presa di coscienza inizia a farsi strada ed ha avuto inizio grazie al catalogo natalizio 2012 diffuso da Super U , catena di supermercati che ha reagito non conformandosi ai soliti clichés di genere. Qui sotto trovate qualche immagine: nel catalogo comparivano mescolate foto di bambine che giocano con costruzioni, macchine telecomandate e trattori e bimbi che cullano bambolotti o giocano alla cucina. Incredibile eh? Quando la realtà diventa avanguardia !!!!!!
La stessa operazione venne fatta anche nel catalogo diffuso dal grande magazzino di giochi francese “La Grande Récré” ma al momento i loro magazzini presentano ancora una divisione tra reparto per maschietti e quello per le femminucce. La creazione dei cataloghi ha costituito un primo passo certo, ma le associazioni che si sono occupate di queste tematiche, fra cui quelle che hanno pubblicato il libro Contre le jouets sexistes, sorvegliano e lavorano ancora affinché il cambiamento divenga reale e visibile anche percorrendo i reparti di negozi di giochi o di grandi magazzini. Fra pochi mesi, a Natale, potremo divertirci o indignarci visionando i nuovi cataloghi e magari confrontarne le caratteristiche a seconda dei paesi di provenienza.

PARI OPPORTUNITà SESSUALI

Gli steretipi di genere inerenti gli approcci sessuali saranno smantellati dal contributo di maschi e femmine.
Il primo passo nell’approccio sessuale non spetterà esclusivamente al maschio spetterà alla ragazza, ma sarà indipendente da norme culturali, e quindi potrà spettare alla donna.
Anche gli stereotipi di genere inerenti i comportamenti sociali saranno smantellati. Sarà un bel gesto per la ragazza aprire la portiera dell’auto al ragazzo. Al primo appuntamento potrà essere la ragazza a pagare senza che lei pretenda che sia il maschio a farlo, o senza che lui si giudichi devirilizzato.
Le ragazze “troie” saranno guardate con stima e ammirazione, e i ragazzi non saranno accusati di oggettificare le donne con il loro desiderio sessuale.
I maschi svolgeranno i lavori domestici secondo una ripartizione equa tra lavoro a casa e fuori, così come le femmine.
I camionisti saranno anche di sesso femminile.
Alle bambine sarà insegnato che non darla quando si ha voglia di fare sesso è moralmente sbagliato, soprattutto se si finge di non volerla dare.
Ai bambini maschi sarà insegnato che essere corteggiati è bello, e potranno esibire le loro doti di civetteria senza vergogna. Potranno apprezzare la propria immagine quanto possono farlo le donne, truccandosi per modificarsi, e facendosi fotografare.
Sarà vietata qualsiasi distinzione fra giocattoli maschili e femminili.
La distinzione fra bagno dei maschi e bagno delle femmine sarà considerata una violazione dei diritti umani, alla stregua dell’apartheid.
Saranno abolite le distinzioni tra i vestiti maschili e quelli femminili, nonché criteri di sobrietà in base al sesso.
Verranno presi pesi di quantità minori in lavori pesanti, in modo che sia le donne che gli uomini possano farli, senza giustificazioni di incapacità o di fretta. Il profitto sarà secondario in confronto alla parità.

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