Paura delle rappresentazioni femminili di fantasia e sovrainterpretazione della realtà

Molte persone sono abituate a confondere realtà e fantasia. A cercare verità nella fantasia letteraria o cinematografica e a vedere come fantasie teorie scientifiche. Da questa confusione può nascere la paura per le rappresentazioni di fantasia.
Se un manichino non ha la testa e le gambe, non si prende in considerazione il fatto che il suo scopo non è quello di riprodurre un essere umano femminile, e lo si vede come una mancanza di rispetto verso le donne. Una sovrainterpretazione di un oggetto reale e una paura per le rappresentazioni fantastiche.
Tutto ciò che attiene alle donne dovrebbe essere perfettamente identico alla realtà, secondo questo tipo di pensiero.

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Un manichino senza testa è una donna decapitata. Un manichino stilizzato come un cartone animato è una donna deformata e instabile. Un manichino senza testa e gambe e retto da un’asta è infilzato. Si usano aggettivi realistici per rappresentazioni non realistiche confondendo finzione e realtà.  Questo accade anche in tante altre situazioni. Non si capisce per qual motivo le problematiche bioetiche dovrebbero essere affrontate con apporti di discipline letterarie o religiose. Che hanno la stessa rilevanza, per l’argomento, di quelle musicali o pittoriche, ad esempio. Se si pensa che anche il cinema costituisce una “riflessione sul reale”, analoga e complementare alla letteratura, dunque, dovremmo rivolgerci ai registi o agli attori perché ci indirizzino nelle questioni bioetiche. Ma questo è assurdo. Come è assurdo interpretare in termini realistici dei manichini o delle pubblicità.
Tra le paure che si tenta di eliminare criticando certe rappresentazioni è che  molti si convincano che questa sia la realtà. Ma un essere umano che si convince che una donna non ha una testa o delle gambe o è deforme ha una malattia mentale, una perdita totale di contatto con la realtà. Questa paura è quindi irrazionale. Se invece si interpretano l’assenza di testa e gambe con dei significati ulteriori, come ad esempio che le donne non hanno la ragione oppure che la loro personalità generalmente identificata nel viso può essere ignorata, è comunque una paura irrazionale. E in ogni caso si dovrebber criticare questa interpretazione e non chi rappresenta le donne in questi modi. Si dovrebbe dire, certe persone hanno dei disturbi psicologici e dovrebbero curarsi, nel frattempo possiamo evitare di rappresentare le donne in un certo modo per evitare che queste persone disturbate pensino le donne in questo modo. Invece si assegna il significato di mancanza di rispetto della volontà, di denigrazione della donna ai manichini. E quindi forse il disturbo non ce l’hanno solo le altre persone che si tenta di aiutare, ma lo hanno le persone che criticano queste rappresentazioni e hanno paura che altre persone le scambino per la realtà.

Paragonarsi agli altri porta a rendersi infelici, in un grado proporzionale a quanto è dettagliato il paragone. Ma questo paragone è una scelta personale e in quanto tale una propria responsabilità. Pensare che ci siano messaggi subliminali nei manichin implica il pensare che delle persone li abbiano disegnati con lo scopo di far paragonare le persone e provocarle un disagio che le porta a voler acquistare il vestito per dimostrare a sé stesse di corrispondere al canone di bellezza e quindi sentirsi sicure di essere piaciute e amate. Ma questa supposizione non ha basi per essere creduta e può essere soltanto una paranoia.
Inoltre, se una persona vuole paragonarsi troverà molti modi per farlo anche se i manichini fossero diversificati tra loro magri, grassi, alti e bassi. Ad esempio la pelle non dovrebbe essere sempre liscia, ma dovrebbe avere anche peli, o brufoli, o cicatrici, e i manichi non dovrebbero essere sempre proporzionati ma dovrebbero avere anche spalle sproporzionate, piedi troppo piccoli o troppo grandi. Una riproduzione esatta della realtà. Ma aver bisogno che ci sia una riproduzoine esatta della realtà dei corpi umani nel vendere vestiti per scacciare da dentro di sé lo stimolo a paragonarsi e svalutarsi significa avere paura delle rappresentazioni di fantasia e aver paura di affrontare le proprie insicurezze.

UGDC ha sfornato un altro dei suoi post attendibili e razionali. In cui compie questa confusione mentale tra fantasia e realtà, e aggiunge significati inesistenti alle cose reali. “Che corpi vendi? manichini e nazismo estetico”.

Anche in pubblicità viene applicata continuamente questa confusione. Ico Gasparri ha affermato che una donna fotografata con una semicroce con le punte che le escono dalla bocca e dalle orecchie è un orrore e una violenza. perché per infilare dentro le orecchie una cosa del genere si proverebbe un dolore inaudito. Questa immagine pubblicizzava una mostra d’arte, precisamente la triennale. E l’arte si sa che non è la riproduzione della realtà come potrebbe essere il fotogiornalismo invece.

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L’ebefrenia è l’incapacità  di capire il linguaggio in maniera metaforica, prendendo tutto in maniera letterale. Questo vale anche per le immagini. Ci sono moltissime persone che non riescono a vederle in modo metaforico, e quindi si sentono colpite come se fosse un atto reale. I giudizi di certe persone, giudicati da chi non ci crede minimamente possono provocare ilarità o turbamento.

Se ogni rappresentazione di fantasia fosse il sintomo di una approvazione reale di qualcosa, allora anche un portacoltelli a forma di uomo come ne sono stati messi in commercio tanti sarebbe un approvazione di un omicidio.

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4 commenti

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4 risposte a “Paura delle rappresentazioni femminili di fantasia e sovrainterpretazione della realtà

  1. Ciao!
    Bell’articolo. A me capita spesso di trovare un certo tipo di misoginia nelle cose che ho attorno, ma bisognerebbe distinguere quando il significato, è misogino, o se è tale solo l’apparenza. Esempio idiota: apparentemente, un idiota potrebbe dire che Kill Bill è misogino perché una donna è sepolta viva. Uno che ha un cervello, e che il film l’ha visto tutto, capisce che è vero l’esatto contrario: in Kill Bill i personaggi femminili sono tutte quelle donne che prendono in mano la loro vita e si fanno un’identità al di là del rapporto con l’uomo. E non sto parlando da fan accanita di Tarantino, era tanto per fare un esempio.
    Finché si tratta di scandalizzarsi per il linguaggio con cui i giornalisti parlano del femminicidio, mettendo sempre su storie come “raptus, delitto passionale, poverino era geloso” sono d’accordo, ma trovo inutile, assurdo e fastidioso scagliarsi contro degli stupidissimi manichini, che altro non vogliono se non mostrare la merce esposta. Fermo restando che per quanto mi riguarda tutti e tutte possono vestirsi come vogliono, al di là del peso, mi sembra ovvio che una persona è più invogliata a comprare una minigonna se tale gonna addosso al manichino sta bene, idem una maglietta. Se il cliente, a ragione o a torto, trova che l’effetto sia ridicolo, non compra. Mi sembra perfettamente naturale, e non vale solo per le persone sovrappeso. Io trovo che sarebbe fuori luogo anche mettere abiti stile lolita a dei manichini di donne magre, ma molto alte e molto “nordiche”, perché l’effetto è ridicolo. Alla fine per invogliare il cliente a comprare si mostra il meglio. Tutto qui.

    • neymayer

      Grazie mille per il tuo approfondito commento!
      Sono felice di vedere che anche qualcun altro condivide ciò che penso anche io.
      Sul fatto che non tutto è misogino o maschilista, e che quindi è necessario identificare le differenze tra ciò che è e non è misogino/maschilista ho scritto diversi post. E ho tentato anche di scriverlo tra i commenti in diverse pagine femministe. La quasi totalità di certe pagine mi ha bannato, dopo anche aver letto insulti sia dalle amministratrici che dalle commentatrici del tipo “maschilista di merda” o “idiota”. Questo semplicemente perché il semplice mettere in discussione un giudizio di maschilismo porta molte persone a pensare che chi mette in discussione questo giudizio è automaticamente maschilista e quindi contro i diritti delle donne. Un passaggio logico assurdo. Ma i pregiudizi sono spesso più forti dei giudizi a posteriori.

      Parlando di Kill Bill prima di tutto bisogna dire che la storia è un’opera di fantasia e non una cronaca di un fatto accaduto, e che un film non è la realtà né identifica il pensiero del/della regista, sceneggiatore/trice, attore/trice, che lo interpretano. Quindi bisognerebbe chiedersi non se il film Kill Bill è misogino o no, ma se il personaggio del film Bill è misogino o no. Ma a vedere la storia non è così. Lui amava Beatrix, e non ha tentato di ucciderla perché donna, ma perché secondo lui era successo qualcosa che giustificava tale uccisione. Quindi semmai il personaggio Bill è crudele. Ma anche se fosse misogino, rappresentare un uomo misogino non significa automaticamente affermare al mondo che tutti gli uomini dovrebbero essere misogini perché è cosa buona e giusta. Ma dei film le femministe non parlano molto, perché è evidente a quasi tutti, e sottolineo il “quasi”, che un film non è la riproduzione della realtà. Le femministe infatti parlano prevalentemente di pubblicità o varietà in tv. Ma che di nuovo non solo la riproduzione della realtà. Né sono a scopo educativo. Uno spot della Nike non è Super Quark. E quindi va preso per quello che è. Un tentativo di far venire voglia di comprare quella merce. Sicuramente può influenzare, ma influenzare non significa plasmare. Ad esempio io non indosso quasi mai abiti con loghi, perché secondo me rovinano l’estetica dell’abito, salvo rari casi in cui lo valorizzano.

      Anche nel caso del femminicidio che citi è necessario non dare mai per scontato niente. Ho scritto un articolo sulla rimozione sistematica di termini quali gelosia, raptus eccetera. Ogni presa di posizione assoluta, dogmatica, a priori, fatta di pregiudizi è da evitare se ci cerca la verità e le soluzioni reali e a problemi reali. Quindi non va detto non si devono usare a priori termini quali “gelosia”, “raptus” eccetera, ma soltanto “femminicidio”. Ti rimando all’articolo che ho scritto http://neymayerguidi.wordpress.com/2013/05/26/gelosia-invidia-rabbia-disperazione-e-femminicidio/

  2. Ciao! Grazie di essere passata nel mio blog. Concordo che su alcune questioni si esagera un pò troppo (tipo i manichini senza testa che vengono percepiti come decapitati), però in generale secondo me ci sono sempre dei messaggi subliminali che vogliono passare facendo i manichini magrissimi… del tipo: bello quel vestito sul manichino in vetrina! entro, lo provo. oddio mi sta malissimo, mi fa le cosce enormi! -> devo dimagrire così sarò figa anche io e il vestito mi starà benissimo come al manichino. C’è il rischio che si possa pensare in questo modo, soprattutto se sei un’adolescente, magari con poca autostima, che cerca di farsi notare tramite l’aspetto per piacere agli altri…

    • neymayer

      Grazie a te per avermi scritto!
      Paragonarsi agli altri porta a rendersi infelici, in un grado proporzionale a quanto è dettagliato il paragone. Ma questo paragone è una scelta personale e in quanto tale una propria responsabilità. Pensare che ci siano messaggi subliminali nei manichini implica il pensare che delle persone li abbiano disegnati con lo scopo di far paragonare le persone e provocarle un disagio che le porta a voler acquistare il vestito per dimostrare a sé stesse di corrispondere al canone di bellezza e quindi sentirsi sicure di essere piaciute e amate. Ma questa supposizione non ha basi per essere creduta e può essere soltanto una paranoia.
      Inoltre, se una persona vuole paragonarsi troverà molti modi per farlo anche se i manichini fossero diversificati tra loro magri, grassi, alti e bassi. Ad esempio la pelle non dovrebbe essere sempre liscia, ma dovrebbe avere anche peli, o brufoli, o cicatrici, e i manichi non dovrebbero essere sempre proporzionati ma dovrebbero avere anche spalle sproporzionate, piedi troppo piccoli o troppo grandi. Una riproduzione esatta della realtà. Ma aver bisogno che ci sia una riproduzione esatta della realtà dei corpi umani nel vendere vestiti per scacciare da dentro di sé lo stimolo a paragonarsi e svalutarsi significa avere paura delle rappresentazioni di fantasia e aver paura di affrontare le proprie insicurezze.

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