Paura di vedere immagini: l’uso del corpo nudo per rappresentare oggetti

Con l’immagine del corpo così come la natura lo fa, cioè nudo, si possono produrre molte configurazioni. Non solo un corpo può essere nudo, o stare in pose che esaltano le curve o le sue diverse parti, ma si possono utilizzare le caratteristiche della percezione visiva per creare illusioni ottiche. 

Fingere visivamente che un corpo nudo sia un oggetto, attraverso colori sovrapposti al corpo. Il body painting è un esempio. Si dipingono sopra al corpo vestiti, e vedendolo la persona sembra vestita, e quindi sembra che la pelle non sia pelle ma stoffa di vario tipo.

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Oppure attraverso l’accostamento al corpo di oggetti o altri corpi come fece Salvador Dalì.

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Un corpo singolo accanto a dei sassi può sembrare un sasso.
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Oppure un sedere accanto a degli uccelli in proporzione molto più piccoli di esso può sembrare una collina.
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Una vagina con sovrapposti parti di un hamburger può sembrare un hamburger.

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Il fotografo Allan Teger ha fatto moltissime foto chiamate “bodyscapes” in cui i corpi diventano qualcosa di diverso da un corpo, spesso paesaggi.

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Fingere visivamente che un corpo nudo sia qualcos’altro è possibile perché gli esseri umani percepiscono visivamente in un certo modo.
Appena viene visto, un oggetto è identificato in base alla sua forma e/o al suo colore e se ne riconosce facilmente la funzione. Guardando un tavolo sul quale si lavora, si distingue subito, un paio di forbici da una matita o da una penna, e si conoscono anche quali funzioni questi oggetti assolvano.
Il cervello analizza i margini di una forma. I corpi nudi sottoposti alla percezione visiva per poter essere riconosciuti con facilità devono essere isolati rispetto ad altre informazioni presente nell’ambiente.
La vicinanza con altri oggetti o corpi, crea difficoltà di identificazione, così come il cambio di colore del corpo, nel body painting, aggiunge questa difficoltà di identificazione.

LA PERCEZIONE DELLA FORMA

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Osservando tre diversi insiemi di cerchi neri, nelle tre configurazioni i cerchi sono sempre 20, ma assumono chiaramente un diverso significato per chi li osserva. A sinistra, un insieme sparso di cerchi neri che non ricordano niente, e poiché non ricordano un’immagine nella memoria, non si sa assegnare un nome a quella configurazione. Più a destra, si può dire di vedere una serie ordinata di quattro linee. Più in là si vede un cerchio, e la forma della lettera k, e in conseguenza alla lettera il cerchio diventa la lettera “o”, e il tutto lo si riconosco come la parola “ok”. In questi ultimi casi non si percepiscono più i singoli cerchi separatamente, ma li si vedono raggruppati in un insieme significativo a cui si può attribuire anche un nome. Se si sposta l’attenzione sui cerchi, ci si rende conto che quelle figure sono composte da cerchi, ma si tratta di un dato che assume un valore percettivo minore rispetto le figure che risaltano nella percezione.
Il processo mentale che permette di riconoscere figure, oggetti, lettere e altro da un insieme di stimoli che arrivano separatamente agli occhi dell’osservatore è stato oggetto di numerose ricerche a partire dalla fine dell’Ottocento. In sintesi, questi studi sono stati orientati da due tipi principali di orientamento teorico. Delle prime teorie, la più importante è stata la teoria della forma, avviata nei primi Dieci del Novecento da psicologi tedeschi. Nota come teoria della Gestalt. Questa teoria si occupò delle leggi fondamentali della percezione, proponendo una spiegazione di come avviene che, al di là dei singoli elementi sensoriali, la mente percepisca delle forme distinte (una linea, un oggetto, una lettera, un corpo nudo).
A partire dagli anni Sessanta del Novecento, una nuova teoria, il cognitivismo, evidenziò come nel riconoscimento di un oggetto intervengano altri processi cognitivi, quali la memoria e il linguaggio.
La teoria della Gestal ha avuto una larga influenza sulle arti visive, o sul design. Un particolare interesse fu suscitato dalle leggi dell’organizzazione percettiva, relative cioè alle modalità di “raggruppamento” dei singoli stimoli in configurazioni che vengono percepite come unitarie, staccandosi dal resto degli altri stimoli, e rappresentando appunto una figura significativa, rispetto allo sfondo indistinto degli altri stimoli.
Le leggi della Gestalt sono: vicinanza, somiglianza, destino comune, buona continuazione, buona forma o pregnanza.

I PROBLEMI MORALI DELL’USARE IL CORPO PER PRODURRE RAPPRESENTAZIONI DI COSE

L’atto di fingere visivamente che un corpo nudo sia un oggetto può provocare fastidio ad alcune persone, che possono giudicare immorale tale atto.

Questo è accaduto nel caso della pubblicità fatta a un auto.
Negli Stati Uniti la Fiat ha fatto realizzare uno spot della 500 Abarth Cabrio nel quale 12 modelle nude e dipinte si dispongono in modo tale da costruire, un autoveicolo fatto di esseri umani, dipinte dal body painter Craig Tracy e riprese dal fotografo R.J. Muna. Un gruppo di operaie cassintegrate dello stabilimento Fiat di Pomigliano vicino Napoli ha contestato la pubblicità realizzata.

Delle ragazze sono state disposte secondo uno schema precedentemente fatto, in modo da creare una forma che somigliasse all’auto da pubblicizzare, dopodiché è stata proiettata su di loro l’immagine dell’auto e sopra alla proiezione sono stati pitturati i corpi.

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Il body painter nel video del backstage spiega che voleva far diventare l’auto sexy: “That’s the best thing about the project, it was the challenge, having a different Fiat, something that was sexy, a little bit dangerous, that made it all worthwhile.” Tradotto in Italiano: “È questo l’aspetto migliore del progetto, è stata la sfida di avere una Fiat diversa, qualcosa di sexy, con un che di pericoloso, che ha reso il tutto qualcosa che valesse la pena fare.”

Il testo riportato dai giornali delle ex dipendenti è:

«Qualcuno la chiama “arte” ma a noi fa rabbrividire il pensiero sottinteso con cui Marchionne intende strumentalizzare i corpi delle donne da lui considerati “cose”, semplici pezzi di componentistica da manipolare per “fare prodotto”. Donne usate come sottogruppi da assemblare, corpi negati come i diritti dei lavoratori. Questa logica aberrante non è diversa, ma rafforzativa e peggiorativa, del precedente slogan della Fiat “noi siamo quello che facciamo” (per la Panda di Pomigliano), come a dire che il lavoro e la vita umana diventano merce di rango e valore inferiore alle merci stesse in quanto ‘serventì del fine produttivo. è una filosofia che pretenderebbe di estromettere i diritti dei lavoratori e quelli sindacali dalle fabbriche».

Le lavoratrici, per esprimere la loro sofferenza riguardo lo spot, hanno utilizzato metafore, (cose, pezzi di componentistica da manipolare, sottogruppi da assemblare, corpi negati, il lavoro e la vita umana diventano merce di rango e valore inferiore alle merci stesse) e per capire il reale significato delle metafore è necessario eliminare la loro componente di fantasia e mantenere la loro componente fisica, reale e misurabile.

L’interpretazione, e le conseguenti accuse fatte da, un gruppo di operaie in cassa integrazione dello stabilimento Fiat sono:

Le accuse fatte alla pubblicità sono:
oggettificazione delle donne
strumentalizzazione

sessismo
rappresentazione dei diritti negati dei lavoratori


Il messaggio che le ex operaie della FIAT hanno interpretato è: “le donne sono oggetti”. 

Per chi ascolta questo giudizio e vuole sapere se è vero o no diventa necessario verificare.
Imputano al capo della FIAT di considerare le donne come cose.
Facendo questo passaggio logico: poiché il capo della FIAT ha pagato per creare uno spot in cui le donne sono come cose, allora il capo della FIAT pensa le donne come cose.

L’ipotesi di chi si preoccupa dei diritti delle donne è che:
1. Nell’immagine la fotomodella o il soggetto rappresentato è “oggettificato”
2. Dunque, l’immagine invia il messaggio “in questo mondo di fantasia gli oggetti e le persone non hanno differenze”
Fin qui però non ci sarebbero conseguenze sul mondo reale, a meno che l’osservatore non confondesse il mondo dell’immagine con la realtà. E continuasse l’affermazione dell’immagine con il passaggio logico “e dunque se si possono trattare le donne come si trattano gli oggetti in questa immagine, anche nel mondo reale si possono trattare le donne come nel mondo di fantasia di quest’immagine”

Bisogna verificare se è vero che nello spot le donne rappresentate sono come cose, e nel caso fosse vero capire che valore abbia questo e cosa comporti nella realtà fisica.

Non si capisce perché un’azienda di auto debba inviare un messaggio sulle donne in generale. Ma si può ipotizzare che il messaggio inviato sia involontario. Ma, ipotizzando l’involontarietà si pensa che il messaggio si trovi nell’immagine e non nella testa di chi interpreta.

La vicinanza con altri oggetti o corpi, crea difficoltà di identificazione, così come il cambio di colore del corpo, nel body painting, aggiunge questa difficoltà di identificazione. Si sfrutta questo processo percettivo per dare l’illusione dell’esistenza di un auto. Si può sfruttare questo processo percettivo per dare l’illusione che un corpo sia un oggetto. Un sasso, nel caso di un fotografo famoso.

SESSISMO

Lo slogan della pubblicità è “made of pure muscle”, “fatta di puri muscoli” e i muscoli li hanno sia le donne che gli uomini, ma sicuramente gli uomini possono averli per natura più sviluppati, e il sessismo attribuisce solo a loro il concetto di forza, quindi si può dire che sarebbe stato più congruente con lo slogan inserire uomini, ma non perde comunque di efficacia con le donne, poiché le forme del corpo femminile per rispondere ai canoni estetici dominanti possono essere modellate con l’allenamento dei muscoli in ore di palestra da parte delle fotomodelle o delle performer. In ogni caso la congruenza di una scelta pubblicitaria è un problema di chi ci deve fare profitti e non di chi deve giudicarla moralmente. Infatti, per chi difende i diritti delle donne, non è la scelta incongruente con lo slogan a essere il problema, ma i motivi per cui ci sono donne e non uomini. Motivi che si possono trovare nel sessismo, inteso come differenza netta tra i ruoli e le capacità del sesso femminile e maschile. Tuttavia, affermare che la scelta sia sessista, non equivale a dire che la scelta sia discriminante nei confronti del sesso femminile. Questo perché il sessismo ha vantaggi e svantaggi per entrambi i sessi, ed esiste perché sia donne che uomini traggono vantaggi da esso.
La scelta di donne per dare una immagine di bellezza, sensuale, un valore aggiunto all’auto conferma l’idea che la donna a differenza dell’uomo possieda questa caratteristica per natura, e che quindi il corpo femminile viene preferito rispetto a quello maschile dalla maggioranza delle persone e delle aziende, e che quindi i fotomodelli hanno minori possibili di lavoro delle modelle.

ASSOCIAZIONE DONNE E OGGETTO INTERPRETATO DAL FEMMINISMO COME ASSOCIAZIONE MASCHILISTA
Per alcune persone preoccupate per i diritti delle donne sono certe associazioni a dover essere evitate a priori, indipendentemente dal se avvengano per soldi o per piacere, perché interpretate come maschiliste come:

Donne e motori
Donne e cucina
Donne e bambini

Chi desidera giudicare negativamente qualcosa a priori può continuare a farlo, ma i principii a priori non possono essere accettati come metri di misura morale.
Se per tanto tempo i razzisti hanno associato gli africani alle scimmie, oggi è molto difficile dare dell’orango a qualcuno senza essere considerato razzista.

OGGETTIFICAZIONE

Il processo di oggettificazione avverrebbe nel momento in cui il corpo o i corpi vengono disposti in modo da rappresentare qualcosa di non vivente. La parola “oggettificazione” contiene in sé un giudizio negativo il cui motivo non è esplicitato. Quindi si dovrebbe capire perché disporre il corpo in modo da rappresentare qualcosa di non vivente sia negativo, sbagliato e immorale.

Bisogna definire il significato di oggettificazione per poter sapere se qualcosa è o non è oggettificazione. Poiché un oggetto non ha una volontà, c’è oggettificazione quando si ignora la volontà altrui.
In alcuni casi la si conosce e si agisce ugualmente contro questa volontà, e in altri la si immagina ma si fa in modo di non doverla affrontare. Si può andare contro la volontà altrui nell’usare il suo corpo (violenza sessuale, ricatto economico, minaccia con armi) oppure non si può avere la sua volontà (se la persona è in coma, oppure drogata) o si inganna la sua volontà facendogli credere che sta vivendo un’esperienza diversa da quella reale (dichiarare di essere innamorati senza esserlo) per avere l’opportunità di usare il suo corpo tramite la sua scelta volontaria.

Quindi, questo non può essere il caso di fotomodelle che si inseriscono volontariamente sul mercato del lavoro e che vengono pagate per formare una configurazione di corpi che somigli a un oggetto inanimato come un auto, o come un teschio nel caso dell’immagine prodotta da Dalì, né si può ipotizzare che siano i personaggi di fantasia che potrebbero interpretare a essere oggettificati, poiché per esserci dei personaggi ci deve essere un minimo di personalità, ma poiché si vedono solo corpi, non ci sono personaggi, quindi non ci può essere oggettificazione.

Infatti, l’immagine di Dalì usa gli stessi principii utilizzati dallo spot della FIAT, per dare l’illusione che ci sia un teschio, ma nessun femminista direbbe che oggettifica il corpo delle donne. Questo perché arbitrariamente si dice che c’è “oggettificazione” in certe immagini piuttosto che altre.
Il fatto che sia arbitrario il giudizio è ulteriormente dimostrato da una disparità di giudizio verso lo stesso tipo di immagine.
In Australia è stata realizzata una campagna di sicurezza stradale dall’artista Emma Hack, specialista in pittura del corpo, che ha creato una composizione con 17 persone rappresentante un’auto incidentata. Poiché il messaggio è educativo, le persone che si preoccupano dei diritti delle donne non l’hanno giudicato come oggettificazione o mercificazione. Il giudizio sull’immagine è quindi scomposto in due parti.

Se l’immagine deve vendere una merce (un’auto) è sessista e oggettificante
Se l’immagine non deve vendere una merce (un’auto) non è sessista e oggettificante.

Secondo questo principio l’oggettificazione e il sessismo sarebbero dipendenti all’esistenza di un profitto economico.
Ma se questo fosse vero, ogni pubblicizzazione di una merce sarebbe oggettificante e sessista, e dunque non dovrebbero esistere immagini con donne con certe caratteristiche in nessuna pubblicità, ma potrebbero esistere in tutte le altre immagini prodotte dagli esseri umani che non siano a scopi di lucro.

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PROIEZIONE DELLE PROPRIE SOFFERENZE SULLE IMMAGINI
Poiché non c’è oggettificazione nel produrre un’immagine composta da una configurazione di corpi nudi, si può dedurre che le cassintegrate che hanno protestato, lo hanno fatto per la sofferenza dei loro diritti di lavoratrici negati, che hanno proiettato sullo spot pubblicitario, confondendo il problema del lavoro con il problema immaginario della rappresentazione femminile di fantasia usata per lo spot interpretata come oggettificante.
Il problema del lavoro è reale, invece il problema dell’oggettificazione è un falso problema, e quindi avrebbero dovuto occuparsi del lavoro, al massimo limitandosi a dire che l’immagine poteva essere interpretata come lo sfruttamento delle lavoratrici. Che è una interpretazione possibile. Ma lo sfruttamento delle lavoratrici non è dovuto alla possibilità di usare il proprio corpo per produrre immagini di un certo tipo, ma è dovuta al sistema economico in cui vivono, che per eliminare lo sfruttamento, va cambiato. La pubblicità dell’auto quindi può essere il simbolo del profitto, che ha bisogno di invogliare ad acquistare auto anche se i cittadini non ne hanno bisogno, invece che produrre solo quelle di cui la società ha realmente bisogno, e che quindi, nel momento in cui le auto non sono vendute, il lavoro è perso, e i bisogni che i lavoratori e le lavoratrici soddisfano con il lavoro insoddisfatti. Si dovrebbe vietare più che altro di pubblicizzare con espedienti creativi merci per indurre al consumo, che è causa di tanti mali.

COME INTERPRETARE L’USO DELL’IMMAGINE DEL CORPO

Le persone che lavorano con le immagini trattano le immagini manipolandole in tutte le possibilità che esse hanno di essere manipolate, e lo fanno perché farlo non produce effetti diretti negli esseri umani che vivono nella società. Solo attraverso l’interpretazione personale una persona può provare sofferenza, indignarsi, arrabbiarsi, e dare la colpa agli altri per le proprie interpretazioni
Quindi dire che si trattano corpi come oggetti è falso, è vero invece che si trattano le immagini di corpi come immagini, e quindi soggette a manipolazioni che un essere vivente non potrebbe né dovrebbe subire. Il problema sta quindi nel dare un valore diverso a un’immagine di un corpo, come se fosse reale, come se fosse più importante delle altre immagini, e soggetta a leggi diverse. Come se fosse un’immagine mentale e non su carta o monitor. Perché attraverso le immagini su carta e monitor si possono influenzare le immagini mentali. Ma la soluzione sta nel diventare consapevoli che gli esseri umani hanno immagini mentali, e devono controllarle e non farsi controllare da esse. Non sta invece nell’aver paura di vedere le immagini su carta o monitor, o nell’aver paura che gli altri le vedano perché potrebbero interpretarle male.

1 Commento

Archiviato in Femminismo

Una risposta a “Paura di vedere immagini: l’uso del corpo nudo per rappresentare oggetti

  1. wwwsilverlandinfo

    Davvero esilaranti queste immagini, quando la creatività non trova confini.

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