Il corpo e la mente in azione per sopravvivere, ricercare piacere e felicità

LA SCARSITà DEGLI ELEMENTI E LA NECESSITà DI PREVEDERE E AGIRE
Fin dal momento in cui apre gli occhi ed è felice dello spettacolo che contelmpla, cioè prima ancora di capire cosa sta vedendo, l’uomo si immerge negli elementi della Natura.

Naturalmente ciascuno permarrebbe volentieri in questo stato di puro “egoismo” se il godimento non fosse turbato dall’incontro con i suoi limiti. Ma cuore, fegato, polmoni, reni, muscoli hanno un fabbisogno energetico imponente, e gli elementi della Natura di cui si vive, infatti, col passare del tempo, più o meno inaspettatamente, per qualche ragione scarseggiano: si avrebbe bisogno d’acqua e non piove, di stabilità e c’è il terremoto, di cibo e c’è carestia, ci sono le altre persone che si arrabbiano, che hanno aspettative e così via. Così la felicità viene meno. Finisce il “paradiso terrestre”, appare il “bisogno”, cioè una sofferenza fisica che convoglia le proprie energie a usare il proprio corpo per compiere qualche azione nell’ambiente, comprese le menti degli altri esseri umani, circostante per cambiare qualcosa e riottenere la presenza di cose e relazioni tramite le quali riottenere uno stato di rilassamento e godimento.

Ogni persona è vincolata alla propria condizione umana in cui si ha una gerarchia di bisogni e tutto quello che si fa risulta direttamente o indirettamente da emozioni che esigono che quei bisogni vengano soddisfatti.

Formulata dall’eminente psicologo Abraham Maslow, questa teoria dice che gli esseri umani sono motivati da bisogni insoddisfatti. Non solo: aggiunge che, in sequenza gerarchica, determinati bisogni inferiori debbono essere soddisfatti prima di poter soddisfare quelli superiori.
Se nel momento presente si sta soffocando perché è andato di traverso un boccone, il proprio bisogno di ossigeno sarà più forte del bisogno d’amore. Se non si fosse amati da nessuno sarebbe una cosa seccante, ma non si morirebbe immediatamente.

Per rispondere a ognuno dei propri bisogni e soddisfare il proprio sistema emotivo altamente evoluto, realizzando così lo scopo biologico della vita, bisogna concentrarsi su tre aree vitali.

DENARO – SALUTE – PIACERE (sesso, amore, gastronomia, arte…).
Ogni area può essere generata, mantenuta, migliorata o trascurata.

PREVEDERE E AGIRE
La natura, e la legge della giungla, hanno deciso che gli umani per sopravvivere debbano faticare lavorando, e nel faticare lavorando debbano rischiare la salute e la vita. Si pensi al cacciare gli animali e il rischiare di essere uccisi.

Dall’incontro con i limiti del godimento della vita sorge allora la necessità di prevedere l’avvenire per poi agire sull’ambiente, spostarsi dove c’è ciò che serve, in modo da favorire il ritorno dell’abbondanza e della felicità e sfavorire la scarsità e la sofferenza.

Alla necessità di prevedere corrisponde una mente, con una memoria per ricordare, un facoltà immaginativa per ragionare e una ragione per dedurre e indurre, e alla necessità di separarsi e avvicinarsi e congiungersi alle cose del mondo corrisponde il fatto che l’essere umano possiede un corpo che si muove, può interagire con l’ambiente, e modificarlo.

LA MENTE
Si può prevedere che stare dentro una casa permetta di ripararsi dalle intemperie, ma anche di delimitare ciò che ci appartiene, o di ospitare gli altri per goderne la compagnia e il sesso senza essere visti e disturbati dagli altri.
E si può prevedere che ritirarsi in casa, quando c’è un temporale ad esempio, non avrebbe senso se dentro non ci fosse acqua e cibo. Solo se possiede ciò che all’occorrenza serve la casa può svolgere la sua funzione in modo completo.

Se si appende del cibo al soffitto di una stanza arredata con sole cassette della frutta, un umano impiega pochi secondi a progettare una pila di cassette per raggiungere il cibo, uno scimpanzé quasi mezz’ora e un maiale mai.
Il pensiero simula pericoli e opportunità che non sono nella realtà nel momento presente. E nel caso in seguito diventano parte della realtà presente si sa come affrontarli, scaricando lo stress con l’azione.

Ed è per ottenere il risultato benefico delle proprie previsioni che l’uomo lavora. Per sospendere, dominare, aggiornare, l’avvenire imprevedibile e renderlo prevedibile.

Per usare il proprio corpo e la proprie attività cerebrali al fine di ottenere ciò che serve è necessario sospendere il godimento immediato. La ricerca di ciò che serve occupa il tempo di ognuno, lo riempie forzatamente, lo toglie da altro, toglie una quota di riposo, di libertà e di felicità per impadronirci degli elementi depositandoli in un luogo sicuro per poterli mettere in relazione con i nostri bisogni e tornare a goderne quando ne abbiamo bisogno, svegli ma rilassati e in assenza di stress. L’attività finalizzata a procurarsi ciò che serve per vivere distoglie dai piaceri della vita per proteggerne il godimento dai limiti e dall’insicurezza del futuro.

La prima tappa dello sviluppo umano può essere individuata in questo passaggio, dalla beatitudine del godimento propria dell’homo ludens all’attivismo fattivo dell’homo faber (o dell’animal laborans). È quel passaggio complesso dell’evoluzione umana, il passaggio attuatosi circa dieci milioni di anni fa, dall’era dei raccoglitori di cibo a quella dell’agricoltura. Per un lungo periodo l’uomo si immerge nella Natura alla ricerca di cibo e forse non sa ancora che cerca “cibo”, ma ha solo fame e trova elementi da “godere” man mano che li incontra; talvolta non trova di che vivere e “il bisogno aguzza l’ingegno”. Usa quello che trova così come la natura lo ha fatto per soddisfare i propri bisogni, ma poi si accorge che può fare di più, e che ne ha bisogno per lottare contro la fame, la fatica, le intemperie, le malattie, il dolore e procrastinare la morte.

Alla intrinseca lentezza e progressività dell’evoluzione biologica, i primati sostituirono quella assai più rapida e flessibile dell’innovazione culturale. Pur nella loro strutturale inadeguatezza a competere con gli animali della savana, quei primati ebbero la fortuna di trovarsi in possesso di un organo retaggio della precedente vita sugli alberi: le mani.

Anche se si erano sviluppate per tutt’altro scopo, e cioè per aggrapparsi ai rami, le mani si prestano assai bene ad afferrare, trattenere e lavorare oggetti. Così di generazione in generazione le loro mani inferiori presero la forma di “piedi”.

In seguito il regolare utilizzo di utensili costrinse i predecessori dell’attuale popolazione ad affinare la capacità di osservazione finalizzata a qualcosa: “quella certa pietra potrà tornarmi utile, quindi la raccolgo e me la porto nel posto in cui vivo” e di pianificazione “faccio adesso questa cosa, poiché gioverà a un mio scopo futuro”. In questo modo, l’uomo avrebbe preso coscienza che nonostante tutte le difficoltà e i limiti poteva esercitare una parte di controllo sulla propria vita, godendo di quella parte della natura (l’insieme di tutte le specie viventi, i fattori climatici e geologici e così via) che è favorevole all’uomo e conducendo una battaglia contro quella parte della natura che è ostile all’uomo.

L’AMBIENTE NATURALE
La natura, e la legge della giungla, hanno deciso che gli umani dovessero vivere in un’ambiente ostile: La carenza di cibo le intemperie, le naturali malattie, le naturali piante velenose, i naturali predatori, come belve, tigri o lupi, ma anche con gli eventi naturali (tempeste, fulmini, freddo…), e i naturali virus.

E dunque che per sopravvivere debbano faticare lavorando, e nel faticare lavorando debbano rischiare la salute e la vita. Si pensi al cacciare gli animali per mangiare e il rischiare di essere uccisi.

IL MOVIMENTO DEL CORPO PER USARE E MODIFICARE L’AMBIENTE NATURALE E GLI ALTRI ESSERI VIVENTI 
Gli oggetti inanimati non si muovono, bensì sono mossi, da un vivente, dal vento, dall’acqua, dalla gravità o dal calore. Può sembrare che le piante non si muovano e che facciano perciò eccezione a questa regola, ma non è così. Innanzitutto con il tempo anch’esse crescono, cambiano fronde e fogliame e sostituiscono alcune loro parti; inoltre al loro interno tutto. Utilizzando opportuni strumenti si può notare come al loro interno e dentro alle loro cellule ci sia lo stesso frenetico movimento e incessante flusso di materia che si osserva all’interno delle cellule animali.

La vita non è quindi separabile dal movimento, soprattutto interno, e non potrebbe essere diversamente. Essere vivi vuol dire spostare e convogliare sotto attento controllo quantità minuscole o cospicue di materiale da un punto a un altro.

Anche i vegetali agiscono sull’ambiente, assorbendo acqua e sali attraverso le radici, metabolizzando anidride carbonica con le foglie, crescendo ed espandendosi anche fino a frangere le rocce: ma, non disponendo di muscoli, né in generale di neuroni, fanno tutto per via biochimica, con assai maggiore lentezza e minor varietà di comportamenti.

Grazie ai muscoli, e al loro sofisticato sistema di innesto e gestione, gli animali sono in grado di manifestare comportamenti assenti nei vegetali, come mordere, masticare, digerire e defecare, aspirare ed espirare aria, camminare, correre, saltare, volare o nuotare, afferrare e modificare oggetti, zappare la terra o premere pulsanti di una tastiere digitare un testo, grattarsi ed emettere suoni, masturbarsi e fare sesso.

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Gli arti superiori hanno la prensilità e quelli inferiori si sono invece dedicati alla locomozione.

Il piede umano è una mano modificata riducendo la lunghezza e la motilità delle dita, allungano e arcuando il palmo e irrobustendo il tendine di Achille, onde usare l’arto a mò di leva per sollevare a ogni passo il baricentro, movimento chiamato più propriamente locomozione.

Le mani si sono specializzate ancor meglio per la presa, con la completa opponibilità del pollice a tutte le altre dita, la fine modulazione della forza e la possibilità di sostenere oggetti conformandosi a coppa. Suonare la sonata al chiaro di luna di Beethoveen non sarebbe possibile se noi uomini non avessimo nervi che vanno direttamente dalla corteccia cerebrale alle dita

Di molti movimenti e azioni in genere siamo in grado di distinguere l’intenzione, e quindi la motivazione. Una caratteristica tipica di molti viventi è proprio l’intenzione: essi ci paiono voler fare qualcosa e adoperarsi a compierla. I viventi si muovono e muovono le loro parti con un’intenzione.

Il fare, usando quello che c’è o modificandolo, è un modo per risolvere i problemi, che pure riscontrabile in altre specie, alcuni milioni di anni fa ha assunto un ruolo determinante nel comportamento del ramo dei primati dal quale discendono gli umani.
Per mantenersi vivi il corpo necessita di una certa quantità di energia, che aumenta un pò quando si fa un’attività fisicamente pesante. Perciò si prende dall’ambiente una certa quantità di energia di buona qualità, attraverso il cibo, e per prenderla ci si deve muovere e spostare il cibo da fuori a dentro il corpo.

A causa della costante presenza del corpo, esso è il centro della propria attenzione e degli scopi che ci si prefigge immaginando di compiere azioni e compiendo azioni.

Lo stesso corpo attraverso la sensazione del dolore e del piacere fisico induce a compiere azioni al suo esterno che hanno come scopo finale un effetto su di esso: sfamarlo mangiando cibo, dissetarlo bevendo acqua, lavarlo usando l’acqua e il sapone, riposarlo appoggiandolo sul letto, eccitarlo guardando corpi nudi, stimolarlo, emozionarlo, curarlo, accarezzarlo, coprirlo dal freddo o dalla luce solare, evitare di stare a contatto con rifiuti tossici che producono odori disgustosi, difenderlo da aggressioni fisiche da parte di altre persone.
Queste azioni vengono compiute ciclicamente per tutta la vita, e sono una delle poche cose prevedibili e stabili del proprio futuro, nonostante il futuro non sia prevedibile e stabile a causa della morte, e dunque la cessazione di questa ciclicità di azioni. Al di là del lavoro inteso come professione, in cui ci si proccaccia il denaro, il lavoro del corpo è uno sforzo di base richiesto per metterci nelle condizioni minimi di lavorare in una professione. Quindi lavorare è un istitno fisiologico naturale che serve a rispondere alle sensazioni che dentro il corpo ordinano di procurarsi ciò che serve e ciò che si desidera, anche solo lavare i piatti. Lo stress del lavoro è remunerato dal fatto che ciò che si vuole prima o poi verrà raggiunto (le prede nella giungla, il denaro nella società civile, il sesso).

Poi, la propria mente producendo un desiderio porta a compiere altre azioni con lo scopo di avere un effetto su di esso, anche se non necessario alla sopravvivenza, come allenarlo o dimagrirlo, al fine di produrre sensazioni estetiche su altre persone che guardano il proprio corpo.
Anche quando si compiono azioni che non hanno effetto sul proprio corpo spesso hanno effetto sul corpo altrui, come aiutare qualcuno a rialzarsi da una caduta a terra, o parlare con qualcuno per fornirgli conoscenze e informazioni su di sé e sul mondo.

L’esistenza del corpo e il suo funzionamento dunque condiziona e direziona l’intera vita degli individui delle popolazioni del pianeta terra, i quali sono costantemente impegnati a percepire ciò che sente (sensazioni, emozioni, sentimenti) e ad agire di conseguenza. Se infatti non esistessero bisogni fisiologici come mangiare, bere, dormire, ripararsi dalle intemperie, non esisterebbe la necessità di compiere centinaia di azioni che abitualmente gli umani compiono, come gettare i rifiuti differenziandoli in carta, vetro, plastica e alluminio, indifferenziata, e batterie.

Infatti gli umani, per tutta la loro vita, dalla nascita alla morte, poiché hanno un corpo, sentono nel corpo sensazioni, emozioni e sentimenti che li portano continuamente a soddisfare dei bisogni.

LA PAURA CHE SPINGE AD AGIRE PER SOPRAVVIVERE

Lo stress è come l’iniezione per il bambino. Lo terrorizza, gli fa male, ma gli salva la pelle. Perché spinge a reagire alle aggressioni. Infatti è finalizzato all’azione. Il cervello invia un segnale alle ghiandole surrenali le quali immettono adrenalina nel sangue. L’adrenalina provoca la contrazione muscolare, che mette nella condizione di scattare come una molla e salvare la pelle.
Si chiude la bocca dello stomaco, viene un nodo alla gola, non si riesce più a respirare, si rizzano i capelli in testa, vengono i sudori freddi.
L’azione poi scarica lo stress. I muscoli contratti permettono di distendersi dando luogo alla fuga.
Ma se non si scarica lo stress con l’azione, rimane incollato addosso.

La paura fa scattare lo stress: Paura dei pericoli, degli imprevisti, delle malattie, della povertà, della solitudine, della vecchiaia, della morte.
La paura è la risposta che gli esseri umani danno alle aggressioni, ovvero tutto ciò che minaccia la soddisfazione dei propri bisogni.
Lo stress è quindi necessario per vivere. La contrazione muscolare predispone al movimento. Senza contrazione muscolare non ci si potrebbe muovere. Infatti al mattino quando ci si alza dal letto ci si muove a fatica. Perché si è privi di adrenalina. Ed è per questo che al mattino si beve caffè. Perché stimola la produzione di adrenalina.

Per quanto brutta sia stata ritenuta la vita, l’uomo ha sempre avuto paura di perderla. E questo è veramente il mistero dei misteri, se la vogliamo mettere sul piano razionale. Se una cosa non ti piace, e ti lamenti in continuazione, perché mai hai paura di perderla? Possiamo prendere in considerazione almeno due motivi. Il primo, semplicissimo, si fonda sull’ipotesi che la vita, brutta fino a questo punto, possa in futuro migliorare. Certo, nessuno lo può escludere, tutto sta nella fiducia che si ripone in una tale evenienza. Se si sta male per fattori contingenti, è una soluzione accettabile, ad esempio, nel mondo di oggi, di una malattia grave, di una relazione infelice, da giovani o dopo, oppure di una nevrosi. La paura di morire è un dato esistenziale primario e come tale difficile da analizzare. Alla base c’è un animale istinto di conservazione, difficile da scomporre nelle sue componenti e da discutere. È un impulso incoercibile che sprigiona da tutte le nostre fibre. Nel caso degli animali non si concepiscono nemmeno alternative a tale stato di cose, e al fondo è così anche per noi. Ma a livello superiore, e della presa di coscienza, noi siamo in grado quasi di «oggettivare» la morte e di renderla un argomento di riflessione. E se ne sono dette di tutti i colori. Si è detto che abbiamo paura di morire perché una volta morti perderemmo tutto quello che abbiamo. Si è detto che morire ci introdurrebbe a qualcosa di nuovo e assolutamente inusitato, l’ignoto insomma. Si è detto che ciò che ci terrorizza è la dissoluzione, il vuoto, la mancanza di tutto, inclusa la sofferenza. E il vuoto ci spaventa a morte. Da sempre. Si tratta, come si vede, di ipotesi, perché nessuno ne ha mai avuto esperienza. Nessuno, dopo essere morto, è tornato a raccontarci la sua esperienza. Poiché non sappiamo com’è, non sappiamo nemmeno cosa temere. Di fatto noi conosciamo solo la vita e le sue infinite articolazioni.

LO STRESS INUTILE E NEGATIVO
Di fronte a certe aggressioni però non si può sfuggire, come la vecchiaia e la morte. Quindi i propri muscoli rimangono contratti.
Si diventa dei nodi stretti allo spasimo dallo sforzo, e si ha una contrazione muscolare cronica. Che è divenuta tale perché non scaricata con l’azione.

Ci sono inoltre aggressioni possibili ma non presenti, e neanche probabili.
Quindi si devono eliminare le paura immaginarie e paure nei confronti di eventi inevitabili. Ma la mente ha perduto la capacità di fare la distinzione tra paure reali e paure immaginarie.
Nella paura immaginaria, l’aggressore, o l’evento aggressore, non è fisicamente presente ma solo pensato.
Se si è a bordo di un aereo che sta precipitando, la propria paura ha una base reale.
Se invece si pensa che il proprio aereo può precipitare mentre si è seduti nell’aereoporto, la propria paura ha una base immaginaria.
Le paure immaginarie riguardano il possibile, non la realtà. Il nevrotico pensa “è possibile che cade l’aereo, dunque ho paura, dunque non lo prendo”. Ed effettivamente è possibile che un aereo cada, ma non è probabile.

Aggressioni simboliche sono le accuse ingiuste (di fatti che non si è realmente compiuto o non si è compiuto intenzionalmente), sensi di colpa, rimorsi, sconfitte, una caduta professionale, economica e sociale, contravvenzioni, referti medici e convocazioni giudiziarie.

Ma la mente non fa distinzione tra di esse. ssa configura comunque un’aggressione e fa andare di volta in volta in ansia o in depressione. E l’infelicità è un succedersi sitematico di ansia e die derpessione. Ed è l’assenza di ansia e depressione che si chiama serenità. La felicità consiste nella serenità.

Per mantenere la serenità anche in situazioni negative, in qualsiasi situazione, anche in un campo di concentramento, e renderla indipendente dagli avvenimenti esterni, è necessario avere un pieno controllo dei propri pensieri, perché è necessario non essere assilati dai propri pensieri negativi. Porre la serenità al di sopra di tutto e soltanto in secondo piano tutto il resto (l’essere amati, la propria posizione professionale, economica e sociale, la propria caapacità di consumo, la propria capacità di attrarre e fare sesso con tanti e bei corpi).

USCIRE DALLA MENTE PER CALMARSI
Se la mente è invasa dai pensieri negativi ma si è in grado di liberarsene, si può cercare di vivere nella realtà fuori della mente. Portare sistematicamente l’attenzione al mondo circostante sottraendola da un pensiero che fa soffrire. Contemplando o agendo in nel mondo circostante, anche facendo attività che possono essere vissute come noiose come lavare i piatti. Sedersi e osservare il mondo attorno.

Se la sofferenza è forte, e in casa non si riesce a uscire fuori dalla mente, si possono cercare luoghi che conciliano l’uscita dalla mente, ad esempio nei giardini della città all’aperto, la biblioteca pubblica, e se si hanno i mezzi e il denaro andare in campagna o al mare o sulla vetta di una montagna, o in un pezzo di natura, pacifica le emozioni. Osservare l’ondeggiare dell’erba, il danzare delle piante, il cantare d’arcobaleno dei fiori. La pace degli animali, il lento peregrinare delle nuvole, il loro mutare di forma nel palcoscenico del cielo.

LA REALIZZAZIONE DI UNA PERSONALITà DAL MASSIMO STATO DI SERENITà
Bisogna realizzare 5 poteri: il controllo della mente, la presenza nella realtà, la consapevoleza del cambiamento, la non possessività, l’amore universale.

Il controllo della mente consiste nell’eliminazione dei pensieri negativi (quelli che danno sofferenza) e nello sviluppo dei pensieri positivi (quelli che danno serenità).
Una volta pulita e quindi calmata la mente, si può portare l’attenzione al mondo che ci circonda e interagire con esso.
Con ciò si relizza il secondo potere: la presenza nella realtà. La presenza nella realtà non può non rivelarci che essa è in continuo cambiamento.
Si acquisice quindi il terzo potere: la consapevolezza del cambiamento.
Esso conduce alla realizzazione del quarto potere, la non possessività. Non si può infatti possedere ciò che cambia continuamente.
Il non voler possedere le cose e le persone in una forma definita conduce alla loro accettazione incondizionata. Se si ama qualcuno in modo totale lo si accetta così com’è. Se si comincia a fare le pulci a qualcuno che si è detto di amare, trovandogli difetti e colpe, non lo si ama, ma si crede di amarlo.

LA RAPPRESENTAZIONE MENTALE DEL MONDO, PREVISIONE DEL FUTURO E CONTROLLO

Negli esseri umani, oltre a una fisica e una matematica ingenua, e la memorizzazione delle percezioni, ci sono anche una percezione e un’articolazione collettive.
La civiltà, cioè il risultato dell’evoluzione culturale che ci caratterizza e ci distingue dagli animali, ha avuto e ha tuttora molto da aggiungere a questo quadro, a livello di analisi, accumulazione e memorizzazione degli eventi e della loro articolazione. Il contatto con gli altri, specie nella prima età, la comunicazione con essi che la facoltà del linguaggio ci permette e la possibilità di usufruire delle conoscenze collettive accumulate negli anni modificano più o meno profondamente la struttura e il dettaglio della nostra percezione intellettuale del mondo, arricchendola e rendendola quasi irriconoscibile.

Se dalla percezione irriflessa e pressoché istintiva si passa poi a una sua considerazione più ponderata e articolata, si entra nel campo della scienza o, meglio, dell’investigazione scientifica della natura del mondo stesso.

Le persone hanno bisogno di conoscere il mondo rappresentandoselo e credendo alla rappresentazione mentale prodotta. Ma spesso le rappresentazioni del mondo che ci si fa non corrispondono alla realtà.

La selezione naturale ha perfezionato i propri cervelli rendendoli capaci di estrarre il massimo contenuto informativo dagli indizi più banali e, anche se spesso può capitare di arrivare a conclusioni sbagliate, di veicolare con esattezza le informazioni attraverso il linguaggio.
Si sa per esempio, e si da per scontato, che siamo tutti dotati di agentitivà (la facoltà di far accadere gli eventi e di intervenire sulla realtà) e che ciascuno agisce per un proprio intento ed è un individuo a sé.
Ci accorgiamo che le nostre azioni producono conseguenze, e se notiamo che un certo tipo di comportamento da esiti positivi e un altro no, impariamo a ripetere l’azione che produce buoni risultati. Noi umani non smettiamo mai di ipotizzare relazioni di causalità.


Scegliere tra varie possibilità immaginate di agire per evitare la sofferenza e ottenere il piacere presuppone il poter prevedere a vari gradi il proprio futuro.

Poiché ogni scelta fatta per ottenere un effetto sia interno al corpo che esterno al corpo accade nel presente ma ha effetti nel futuro, per evitare la sofferenza e soddisfare i propri desideri di piacere questo dev’essere possibile attraverso la previsione delle conseguenze delle proprie scelte e azioni sul futuro l’agire nel proprio ambiente presente presente per ottenere qualcosa nel futuro, ma per agire nel presente in modo da ottenere un futuro desiderato deve essere possibile prevedere il futuro.

La notizia positiva relativamente all’esigenza umana di prevedere il futuro e di comprendere il passato è che a questa esigenza corrisponde la sorprendente scoperta che la Natura non è caotica, come ci si sarebbe potuto aspettare, bensì ordinata. E che il suo ordine non appare soggettivamente imposto all’essere umano, come quello alfabetico delle parole di un linguaggio. Bensì risulta oggettivamente intrinseco alle cose, come quello matematico degli oggetti aritmetici o geometrici, o quello logico dei ragionamenti. Nella Natura si manifesta dunque un ordine universale, che si chiama Lògos in greco, Ratio in latino e Ragione in italiano. Che si può dunque comprendere mediante la misura e la ragione

Il caso non impera affatto nel mondo, come dimostra appunto l’esistenza di innumerevoli leggi scientifiche, verificate sperimentalmente. Tuttavia, dire che “il caso non impera”, come dimostra la scienza in molti ambiti, non significa affatto dire che “il caso non esiste”. Il caso ha un ruolo importante anche nelle spiegazioni scientifiche, dal collasso della funzione d’onda nella meccanica quantistica, alle mutazioni del DNA. Ad esempio, il famoso libro di Monod “caso e necessità”, fin dal titolo sottolinea l’esistenza di zone di necessità e di altre zone di caso, tutte all’interno della natura, e dunque della scienza. La natura ha deciso che non tutto dovesse essere lasciato al caso, ma qualcosa sì.

Dalla supposizione dell’esistenza di una razionalità dell’universo alcuni vogliono ricavarci delle implicazioni metafisiche, ma non si vede per qual motivo supporre l’esistenza di una razionalità dell’universo implichi in qualche modo un fine razionale, visto che la razionalità dell’universo riguarda le cause degli eventi: cioè, l’esatto contrario. Meno che mai dovrebbe implicare l’esistenza di un creatore. al contrario, la razionalità dell’universo, cioè l’accordo fra la ragione umana e il comportamento della natura, non è altro che un effetto dell’adattamento dell’uomo al mondo in cui vive: la ragione è un prodotto dell’evoluzione, e se non si accordasse con il mondo reale non sarebbe affatto un vantaggio, e anzi costituirebbe uno svantaggio, evolutivo.

Detto altrimenti, è ovvio che il mondo sia razionale, perché ciò che noi chiamiamo ragione si è evoluto in accordo al modo in cui il mondo è.

Leibniz faceva al proposito un esempio molto semplice: se uno mette a caso dei punti sul foglio, poi trova facilmente un polinomio che passa per quei punti, e che rappresenta una “legge razionale” per la loro generazione. Se anche non c’è una razionalità pianificata a priori, se ne trova comunque una descrittiva a posteriori. Tra l’altro, Lebniz usava l’esempio proprio per dimostrare che, comunque l’universo fosse fatto, lo troveremmo comunque razionale, rispetto alle leggi che lo descrivono. Dunque, non ci sono implicazioni metafisiche nelle spiegazioni, nonostante ciò che credono alcuni (per quantificarli eufemisticamente).

Dal momento che in parte si può prevedere il futuro la programmazione serve a vari livelli, dall’individuo allo Stato alle organizzazioni sovranazionali. Senza programmazione è caos, barbarie.

Serve programmare l’istruzione, l’università, la ricerca scientifica. Servono la pianificazione industriale, quella del territorio ecc.

LA NATURA PERICOLOSA

La natura, sin da quando un essere umano nasce, gli mette davanti pericoli e sofferenze. I neonati, fino a quando non arriverà il momento della vaccinazione, sono esposti a batteri e virus del tutto naturali. C’è una piccola finestra nella quale non è possibile (sono troppo piccoli) vaccinare i bambini, può farlo la madre in gravidanza. Nel periodo della gestazione è infatti indicato vaccinarsi per l’influenza e per difterite, tetano, pertosse (con il vaccino acellulare). Proteggeremo nostro figlio appena nato.
Durante la vita la natura gli da la fame, la fatica, la depressione, le intemperie, le malattie, il dolore e i pericoli naturali che minano a interrompere la vita prima della sua fine naturale.

In un ambiente naturale ci sono naturali predatori, come belve, tigri o lupi che possono ferire, sbranare e uccidere gli umani. La natura ci da eliminazione automatica dei meno dotati, malattia come fatalità insormontabile, sporcizia.

Naturale è il veleno di cobra, le piante velenose come la cicuta, gli effetti negativi degli eventi naturali (tempeste, fulmini, terremoti, nubifrafi, cicloni tropicali, freddo…). La natura ci da enormi vortici nuvolosi ( chiamati cicloni tropicali) che spesso portano distruzione e morte nei territori su cui si abbattono.

Ci da le zanzare, che sono degli insetti non solo fastidiosi ma anche estremamente pericolosi, essendo in grado di trasmettere molte malattie infettive, anche letali, uccidono centinaia di migliaia di uomini (in particolare bambini) con le malattie che diffondono. Ci da le zecche che possono entrare in contatto col corpo umano e, a propria volta, ospitare tutta una serie di microrganismi potenzialmente pericolosi per l’uomo. Tra questi spiccano varie specie di batteri appartenenti al genere Borrelia. Questi batteri sono responsabili della malattia trasmessa da insetti o altri artropodi più diffusa al mondo dopo la malaria ( invece trasmessa da zanzare): la cosiddetta malattia di Lyme.

Naturale è la collera che può portare le persone a uccidersi l’un l’altra. Ci da assassini, stupratori, ladri, ricattatori.

 

MODIFICAZIONE DELL’AMBIENTE E DOMESTICAZIONE DEGLI ALTRI VIVENTI

La prima tappa dello sviluppo umano può essere individuata nel passaggio dalla beatitudine del godimento propria dell’homo ludens all’attivismo fattivo dell’homo faber (o dell’animal laborans). È quel passaggio complesso dell’evoluzione umana, il passaggio attuatosi circa dieci milioni di anni fa, dall’era dei raccoglitori di cibo a quella dell’agricoltura. Per un lungo periodo l’uomo si immerge nella Natura alla ricerca di cibo e forse non sa ancora che cerca “cibo”, ma ha solo fame e trova elementi da “godere” man mano che li incontra; talvolta non trova di che vivere e “il bisogno aguzza l’ingegno”. Basta portare gli alberi in un terreno dentro il quale gli altri non possano entrare per esser più sicuri di avere i frutti l’anno prossimo.

La proprietà del terreno da coltivare è la condizione dell’agricoltura: bisogna delimitare, cioè definire, il terreno perché perda la sua elementarità (di indefinito), perché da “Natura” diventi “Coltura”. Il lavoro per delimitare il territorio di coltivazione rende possibile il lavoro per coltivare i campi, e il lavoro necessario a coltivare il campo giustifica la proprietà del terreno.

Grazie a un elevato coefficiente di encefalizzazione gli umani hanno potuto conoscere le leggi che governano i comportamenti della materia, e da questa conoscenza del mondo hanno poi aggiunto al movimento del corpo una ragione nel muoverlo, e hanno così ricavato applicazioni, grazie alla disponibilità di articolate estremità prensili, le mani, retaggio della vita arboricola.

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L’idea che la condizione umana non sia immutabile ma possa essere cambiata in meglio, dall’opera dell’uomo ha portato gli umani a usare il proprio corpo e il proprio cervello sia per utilizzare il mondo così come lo hanno trovato quando non dannoso o quando costretti dalla mancanza di alternative, spostando pezzi di materia così come sono, nell’ambiente esterno da un luogo all’altro, o introducendoli dentro il proprio corpo come nel caso del cibo, sia modificandolo, in modo che diventasse utile alle loro necessità, aiutando gli umani nella loro eterna lotta contro la fame, la fatica, le intemperie, le malattie, il dolore e i pericoli (i lupi, i ladri ecc) che minano a interrompere la vita prima della sua fine naturale. Aumentando l’aspettativa di vita, la salute, l’istruzione, il tempo libero (la lavatrice fa risparmiare giornate di duro lavoro consentendo di fare altro). La violenza nel tempo si è spettacolarmente ridotta.

Infatti, la maggior parte degli oggetti che gli umani usano esistono perché qualcuno in precedenza ha modificato la materia naturale che ha trovato e li ha prodotti. è necessario modificare l’ambiente naturale e tenere a bada le intemperie, gli animali, gli insetti, le piante che producono sostanze tossiche e le erbe mortali (come la Belladonna), e le persone. gli antibiotici sono tra i farmaci più preziosi che l’uomo abbia scoperto nel corso della propria storia. Una volta si moriva facilmente per una polmonite, una tonsillite, una banale infezione: oggi non più.

CONTROLLO DELLE PERSONE
Le persone possono fare violenza, ricattare, con l’artificio può fa apparire come vera una situazione che non lo è inducendo in errore la persona, la vittima diventa certa dell’esistenza di una situazione che in realtà non esiste e cede del denaro, fino a uccidere. Oppure involontariamente possono trasmettere virus, e dunque si può obbligarle a vaccinarsi. Questo cambiamento della natura permette così ai più deboli (per sistema immunitario, forza fisica, potere economico) di sopravvivere.

Mediante il contratto sociale, fondato sul principio di non fare male agli altri, gli esseri umani hanno cambiato il loro naturale stato d convivenza di tutti contro tutti, in cui ognuno si difendeva come poteva da solo, rinunciando alla libertà individuale totale (che consiste tutti possono fare tutto ciò che vogliono) acquisita dalla natura alla nascita, e la limitano (tutti possono fare solo ciò che non è limitato) escludendo dalla propria libertà il diritto di far del male agli altri (violenza, fisica e psicologica, truffa..) in cambio della sicurezza di essere protetti da un insieme di persone a cui è dato il potere di mantenere l’ordine sociale, tramite manganelli, pistole, telecamere ecc…

CONTROLLO DELL’AMBIENTE
Enormi vortici nuvolosi ( chiamati cicloni tropicali) che spesso portano distruzione e morte nei territori su cui si abbattono.

CONTROLLO DEGLI INSETTI
Le zanzare, sono degli insetti non solo fastidiosi ma anche estremamente pericolosi, essendo in grado di trasmettere molte malattie infettive, anche letali, uccidono centinaia di migliaia di uomini (in particolare bambini) con le malattie che diffondono. Certe estati a causa dell’alternarsi di caldo torrido e pioggie le zanzare si sviluppano in maniera abbondantissima e come conseguenza si hanno tantissimi casi clinici e alcuni morti. Le vespe sono un problema solo se stabiliscono la loro dimora in una casa abitata.

Si deve considerare che il sistema nervoso delle mosche, e degli insetti in generale, è diverso da quello di mammiferi, uccelli e pesci: non possiedono i recettori del dolore, i cosiddetti nocicettori, cellule specializzate in grado di inviare segnali al cervello attraverso il midollo spinale, e non sono in grado di interpretare “emotivamente” gli stimoli esterni.

Per questi motivi (sono pericolose e non soffrono) diventa necessario pretendere che i comuni facciano il loro dovere con disinfestazioni frequenti ed efficaci tramite insetticidi strettamente regolamentati e anche ognuno di noi deve fare in modo, a casa propria, di non favorire la replicazione delle zanzare, svuotando i ristagni d’acqu (vasi di fiori e piante, le grondaie intasate, ciotole per gli animali domestici e spazzatura umida). In questo caso l’immunità di gruppo (la protezione indiretta che si verifica quando la vaccinazione di una parte significativa di una popolazione finisce con il fornire una tutela anche agli individui che non hanno sviluppato direttamente l’immunità) l’abbiamo se spariscono le zanzare.

Ricordadosi che ponendo come principio di eliminare le zanzere quando si può non si riuscirà mai (a meno di scoperte sconvolgenti) a estinguere le zanzare quindi il problema che la nicchia ecologica occupata ora dalle zanzare potrebbe essere occupata da qualcosa di peggio non si porrà.

L’agricoltura moderna fa largo uso di sostanze chimiche per proteggere le colture da infestanti e parassiti. Queste sostanze vengono collettivamente identificate dal termine pesticidi o, più correttamente, fitofarmaci. All’interno di questa famiglia troviamo varie classi: erbicidi per eliminare le piante infestanti, insetticidi per proteggere dagli insetti, fungicidi e così via.

Essere quindi contrari all’uccisione delle zanzare perché sono esseri viventi (o perché si crede che le sostanze chimiche siano tutte dannose) porta a malattie sugli esseri viventi umani e rischio di morte.

Ci si può affidare a un ceto di professionisti competententi per affrontare malattie, sofferenza e morte. scegliere se andare in automobile o in ascensore anziché a piedi.

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Eliminati o allontanati dall’ambiente i naturali predatori, come belve, tigri o lupi, e ridotti ed evitati gli effetti negativi degli eventi naturali (tempeste, fulmini, terremoti, freddo…), controllati i virus con l’igiene e i vaccini, gli umani hanno prodotto cibo in quantità, modificando ai propri scopi specie vegetali o animali risultate utili, e lo stesso ambiente. Gli antibiotici ci hanno cambiato la vita. Nel senso letterale del termine. Insieme ai vaccini e al miglioramento generale delle condizioni igieniche, non ce l’hanno solo allungata rispetto a un secolo fa. Ce l’hanno anche migliorata dal punto di vista qualitativo, permettendo di limitare i danni delle malattie infettive causate da batteri. Pensate per esempio alla necessità, molto frequente nel passato, di amputare gli arti a seguito di ferite, anche non gravissime, che s’infettavano. In condizioni particolari, addirittura, si preferiva amputare per non andare incontro alle complicanze infettive. Nella scena iniziale del pluripremiato film Balla coi lupi ambientato durante la Guerra di Secessione Americana il tenente John Dunbar (interpretato da Kevin Costner),  riesce con un atto eroico a non farsi amputare un piede e sopravvive, è semplicemente fortunato.

Alla giungla è stata sostituita la sanità, la scuola, i trasporti pubblici, gli asili, gli archivi, la giustizia, e le aggressioni che si subiscono da quando c’è stata la civilizzazione sono prevalentemente di altro tipo: accuse, sensi di colpa, rimorsi, sconfitte, tradimenti, abbandoni quando non addirittura atti simbolici come contravvenzioni, referti medici e convocazioni giudiziarie.
Oggi non è più il sole a svegliarci, ma una sveglia. Si va in bagno a lavarsi con acqua calda e poi, in un ambiente piacevolmente climatizzato, si fa colazione con alimenti prodotti e confezionati da qualcuno. Dopo la colazione si prende un autobus e si va a lavoro.

La domesticazione è uno dei primi atti contro l’ordine naturale che la nostra specie abbia compiuto. Domesticare piante e animali selvatici significa privilegiare i caratteri utili all’uomo (come, per esempio, la grandezza di semi e frutti nelle piante o la docilità nel caso degli animali) eliminando quei caratteri che permettono loro di vivere allo stato selvatico. Domesticare, di fatto, vuol dire appiattire la variabilità genetica: per esempio nei vegetali si sono privilegiati i caratteri, e quindi i geni, legati al sapore che l’uomo ritiene gradevole, eliminando i geni responsabili della produzione di sostanze sgradevoli o tossiche che però spesso avevano la funzione di allontanare i parassiti e gli insetti in una sorta di guerra chimica non voluta dall’uomo ma dalla natura.
E così, tramite lo studio della natura nel corso dei secoli è stata applicata la scienza chimica all’alimentazione e oggi i cibi non sono mai stati cosi’ sani da quando c’e’ la chimica, e, ad esempio, pochi elettrodomestici hanno rivoluzionato il nostro modo di preparare e di consumare cibo e bevande come il frigorifero.

Dalla scoperta del bisogno che l’ambiente attorno a sé sia in un certo modo consegue la scoperta che esso può diventare nel modo immaginato in seguito al compimento di certe azioni mirate, e che quindi l’insoddisfazione e il disagio provati all’interno del corpo sono una risorsa dell’umanità per essere in grado di accorgersi di poter/voler portare dei cambiamenti nella propria vita all’esterno di esso (dai gesti più frequenti e semplici come cambiare abiti, lavarli, pulire il pavimento al cambiare casa, cambiare città, cambiare lavoro, cambiare fidanzato/a e così via).

I PERICOLI NON ELIMINATI DAL MONDO MODIFICATO DALL’UOMO
Nonostante decine di secoli di lavoro umano per modificare l’ambiente, controllando gli eventi atmosferici, gli animali e gli esseri umani, non si è riusciti a eliminare tutto ciò che di negativo per le esigenze umane c’è, riuscendo ad esempio a impedire definitivamente che le persone facciano male ad altre persone, e rendere quindi l’ambiente adatto ai bisogni umani. Ma solo una piccola parte dell’ambiente è stata modificata e resa innocua, oppure meno probabilmente pericolosa, e dunque il mondo non assomiglia ancora neanche lontanamente al mondo come si avrebbe bisogno che fosse: privo di stress, disagi e pericoli psicologici e mortali. L’essere umano continua a nascere con le stesse attitudini e le stesse potenzialità dei suoi antenati di cento o deucentomila anni prima. Basta che si allenti il controllo sociale, basta la sola presenza di un habitat che favorisca l’indifferenza per le sofferenze di alcuni, che non alimenti la pietas umana o inciti addirittura alla ferocia, che si ha subito l’impressione di essere ritornati all’età della pietra.

Attualmente, anche gli animali domestici possono essere pericolosi: una donna anziana può essere graffiata dal gatto sulle gambe, e se soffre di vene varicose e i graffi le provocano un’emorragia può morire.

Le persone fanno del male ad altre persone in moltissimi modi, a volte inimmaginabili se non li si viene a conoscere leggendoli sul giornale:
La scala di danni che un essere umano può fare a un altro essere umano parte dai danni fisici: omicidio, tortura, stupro, aggressioni fisiche (schiaffi, pugni, calci, spintoni, sputi, accoltellamenti) anche concretizzate in gruppo e reiterati nel tempo per mesi o anni, o la molestia uditiva. Anche per fare are un breve tragitto di strada a piedi da solo una persona può vivere momenti di tensione e paura per i potenziali incontri che si possono fare (rapinatori, ubriachi, strafatti di droghe, persone che hanno una disregolazione emotiva e magari litigano con la fidanzata e vogliono sfogarsi picchiando a caso un passante) e anche in pieno giorno qualche affiliato della camorra può sparare un colpo per uccidere chi ha fatto qualche torto e colpire per caso un bambino di pochi anni.
Potenziali danni fisici che producono paura: le minacce di morte a tu per tu, con armi o più persone, o via messaggio, i ricatti (se non fai x ti produco un danno),
Danni a ciò che si possiede, alla propria reputazione e alla propria fedina penale: delitti contro il patrimonio che non comportano violenza sulle persone come furti, truffe, danneggiamenti, uso della propria identità per commettere atti illeciti, sottrazione di oggetti e delitti contro il patrimonio che comportano invece violenza sulle persone (come la rapina e l’estorsione), farlo licenziare ingiustamente, accusarlo ingiustamente di crimini, mettere in giro false voci sul suo conto, fotografare/filmare in momenti in cui non desidera essere ripreso e poi invia le sue immagini ad altri per diffamarlo o per minacciarlo;
Danni alla propria emotività: prendere in giro, dire cose cattive e spiacevoli o chiamando con nomi offensivi, sgradevoli, dicendo parolacce e scortesie, messaggi molesti tramite SMS o in chat.

Purtroppo già gli umani tendono all’egoismo e alla violenza, se poi fanno uso di droghe pesanti e vivono nel crimine pensando come più valida la giustizia privata possono perdere ogni inibizione e uccide per un debito di 100 euro. esistono persone che hanno una mentalità che le porta a preferire la giustizia privata alla legge, e che la loro giustizia privata è sproporzionata rispetto a quello che ritengono di aver subito, e che è contemplato e non escluso la violenza e l’omicidio. e magari sono persone che fanno uso di droghe e perdono il senso di colpa, il senso dell’empatia, il senso dell’etica e così via. Oppure fanno del male quando insultano, fanno recriminazioni, accusano, provocano, deridono, provocando ferite emotive.

AMBIENTE
I nubifragi fanno morire le persone dentro le auto travolte dall’acqua. E le tecnologie che gli umani costruiscono possono presentare errori, la manutenzione necessaria a mantenere sicuri e funzionali i ponti può non essere fatta così crollando sulle persone, i semafori possono non funzionare e creare incidenti, gli alberi pericolanti possono non essere tagliati e travolgere persone uccidendole durante una bufera, e così via. Il fatto che nonostante millenni di sforzi a modificare la natura per viverci meglio si stia ancora così mostra come quanto poco alla natura freghi se gli umani soffrono e muoiono e che permette loro di migliorare un po’ la situazione ma a piccolissimi passi.

NECESSITà DELL’INDIVIDUO DI AUTODIFENDERSI DA PERICOLO PREVEDIBILI
A causa del fatto che il mondo (ambiente ed esseri viventi), nonostante tutte le modifiche apportate ad esso da parte degli umani per farlo essere il più adatto possibile a essere sicuro e tutte le persone che lavorano per mantenere ordine e sicurezza per i cittadini delle società è ancora pieno di pericoli che provengono dall’ambiente e dalle altre persone.

Alcuni dei pericoli del mondo si è costretti a subirli senza possibilità di prevederli peché troppo complesso riuscire a prevederli, mentre altri pericoli sono prevedibili a vari gradi e dunque si può ragionare e agire con l’intenzione di evitarli.

Ci sono infatti situazioni in cui si è soli a difendersi dai pericoli e a prendere decisioni utili a non subire danni, e se non si preve e sceglie di agire in modo utile a evitare questi danni si finisce col subirli realmente. Per questo diventa necessario e utile prevenire ciò che di prevedibile e negativo può accadergli (ad esempio, evitando certi posti o andandoci con delle dovute tutele, evitando certi comportamenti anche quando non fanno nulla di male agli altri ma sono comunque non tollerati da omofobi, razzisti, sessuofobi, certe persone ecc), cercando di evitare o ridurre l’impatto negativo di ciò che sta accadendo e solo dopo l’evento negativo cercare giustizia con le forze dell’ordine.
Perché la società (cittadini e forze dell’ordine) non può essere sempre presente a difendere gli individui da ingiuste aggressioni, dal momento che è impegnata anche in altre cose o in certi casi è impotente, ad esempio negli spazi privati non può essere presente perché appunto privati, e inoltre può essere inefficiente e quindi inaffidabile (ad es. forze dell’ordine che non fanno abbastanza per bloccare criminali..). Infatti il codice penale prevede la legittima difesa.
Se un nero si siede su un sedile di un autobus dove un bianco dice che non ci si deve sedere perché lui è nero, e si trova in una società razzista, è conveniente per lui alzarsi e andarsene sottomettendosi, ma è comunque ingiusto che il bianco imponga la sua forza sul nero. La stessa cosa vale nei confronti di chi produce pornografia amatoriale e viene insultato ed emarginato.  Sottomettersi alla forza degli altri evitando di compiere le azioni che agli altri non piacciono (baciarsi in pubblico se si è dello stesso stesso, essere neri e girare in pubblico ecc) a volte è l’unica alternativa a subire la loro ingiusta violenza.

Ad esempio, nonostante esistano le forze dell’ordine che devono difendere le persone dalle altre persone, ci si deve ancora difendere dagli altri esseri umani (da delitti contro il patrimonio che non comportano violenza sulle persone furti, truffe, danneggiamenti, sottrazione di oggetti e delitti contro il patrimonio che comportano violenza sulle persone  (come la rapina e l’estorsione) perché le forze dell’ordine non possono essere sempre presenti, e hanno un tempo d’attesa per arrivare sul luogo dell’aggresione a difendere il cittadino, e gli altri cittadini non sono sempre presenti per assistere e proteggere dalle altre persone, e perché il senso dell’etica può non essere presente nelle persone e dunque, nonostante sia ingiusto, possono voler fare del male. Perciò, se si riesce a prevedere pericoli e danni si è gli unici a poter prevenire e proteggersi allontandosi da certe persone, difendendosi. In attesa dell’arrivo delle forze dell’ordine, se non si può fuggire, e si è soli, o si deve aiutare qualcun a difendersi diventa necessario difendersi da soli.
Ovvio che se una è congelata non può difendersi, ma anche una che prova a difendersi può comunque non riuscirci e rimanerci morta. era solo una descrizione della realtà.

Ad esempio è sufficientemente prevedibile che all’interno di luoghi pieni di tossicodipendenti e criminali si potrà essere derubati, aggrediti, stuprati, abbandonati in overdose o uccisi.

Quando le forze dell’ordine non possono agire, e neanche gli altri cittadini, si è costretti a difendersi da soli da rischi e pericoli se si può esserne consapevoli.

Tuttavia, nonostante gli eventi in cui si è costretti a essere da soli a prevenire e difendersi abbiano un margine di prevedibilità, non tutte le persone sono uguali, e alcune persone non prevedono senza intenzione ciò che altre riescono a prevedere.

La percezione del rischio è personale: si decide di affrontare o evitare la situazione di rischio in modo soggettivo. Ogni attività quotidiana è basata sulla percezione che si ha del rischio ed è il frutto di una sua conscia (o inconscia) valutazione. Il processo percettivo del rischio è poi fortemente influenzato dalle emozioni generate nel momento in cui scopriamo ed impariamo un nuovo pericolo e quale possibile danno può arrecarci.

La percezione individuale del rischio:
•         è influenzata da abitudini ed esperienze pregresse: ad esempio, nel lavoro l’individuo tende a sottovalutare i rischi connessi alle abitudini di lavoro (es. il mancato utilizzo di dispositivi di protezione individuale), i rischi che si presentano quotidianamente (es. allestimento di un ponteggio) e quelli a bassa probabilità (es. crollo del ponteggio);
•         si basa sull’esperienza personale o di altri;
•         varia in rapporto all’accettabilità collettiva del rischio, che si modifica nel tempo, nei luoghi, nei gruppi di lavoro, nelle culture ed in rapporto ai valori personali e culturali, all’età, al sesso.

Ad esempio perché hanno una rappresentazione delle situazioni pericolose molto attenuata (pensano che certe situazioni non siano così pericolose e che loro siano molto furbi, abbiano molta esperienza, ad esempio perché cresciuti in una famigla di criminali in cui la gestione di rapporti con persone pericolose è frequente e va a buon fine, e che quindi se la possano cavare) e per questo non sono in grado di prevedere certi danni.

Oltre ai fattori soggettivi (ognuno ha un cervello differente più o meno prestante, più o meno attento ecc) ci può sicuramente essere una sensazione di sicurezza eccessiva, solo perché sono stati eliminati o allontanati dall’ambiente i naturali predatori, come belve, tigri o lupi e il mondo è a misura d’uomo, come se ormai si fosse salvi dai pericoli della vita. Ma basta leggere i giornali e si scopre che ci si può fare male o morire nei modi più inaspettati. Può esserci quindi una collettiva svalutazione del rischio dovuta alla falsa convinzione che ci sia sempre qualcuno o qualcosa (un poliziotto, una barriera fisica) che ci impedisce di rischiare e quindi, se non c’è, che non ci sia neanche il rischio: è la condizione del bambino che si affida ciecamente ai genitori.

O pur prevedendoli non sono in grado di resistere a impulsi che sfociano in comportamenti rischio, per diversi motivi su cui hanno poco o per niente controllo, come nel caso della dipendenza da sostanze, per cui si subisce la fortissima pressione generata dal desiderio di assumere nuovamente la sostanza, e porta chi lo subisce a fare di tutto per essere soddisfatto, andando contro ad ogni logica e ad ogni buon senso.

Per questo c’è una grandissima parte di lavoro da fare per evitare che le persone subiscano danneggiamenti o rimediarne che lo può fare solo la società (arrestando i prevaricatori, i dicriminatori, chi esercita violenza per motivi di intolleranza come i razzisti, gli spacciatori e sgomberando i luoghi occupati in cui avvengono comportamenti a rischio ad esempio), perché la società, a differenza del singolo individuo, ha la forza e gli strumenti adeguati per proteteggere soprattutto chi mentalmente più debole non riesce a prevedere pericoli prevedibili, in modo certo, e non agisce nel modo più conveniente (bambini, adolescenti, anziani, malati di mente, persone ingenue e ignoranti, ferite da eventi e traumatizzate, con disturbi psichici).

Dunque, dato che tabacco, bevande alcoliche (birra, vino, superalcolici), droghe pesanti fanno male lo Stato deve provvedere a tutelare i minori in modo che non si facciano del male senza rendersene conto.

Ad esempio anche un ragazzo che fa il figo con lo scooter davanti agli amici perché ritiene di essere in grado di avere il controllo e poi cade e si fa male poteva evitarlo, ma il pronto soccorso e gente che ha studiato e ha le tecnologie adeguate lo cura e può continuare a vivere senza morire dissanguato come invece accadrebbe in natura.

COLPEVOLIZZAZIONE DELLA VITTIMA PER DANNI IN SITUAZIONI PARZIALMENTE PREVEDIBILI CHE NON HA EVITATO
Le persone sono molto interessate a dire che chi subisce danni o muore per mano di persone che si possono incontrare in una situazione che era parzialmente prevedibile ed evitabile è un idiota e che non è importante soffermarsi sull’atto criminale che chi ha danneggiato non doveva compiere. E dopo aver detto che certe persone sono idiote si affrettano a dire “mica come me che sono intelligente e non andrei mai in certi posti o non farei mai certe scelte”. Ma si tratta di colpevolizzazione della vittima ritenere la vittima di un crimine o di altre sventure parzialmente o interamente responsabile di ciò che le è accaduto e spesso nell’indurre la vittima stessa ad autocolpevolizzarsi.

Infatti, è un dato di fatto che tutti vogliano evitare ferite e la morte, dunque l’espressione “se la sono cercata” è una inversione dei fatti. Non se la sono cercata, sennò sarebbe un tentato suicidio riuscito.

Semplicemente alcuni hanno una capacità di previsione maggiore di altri, una sensibilità al rischio maggiore, e possiamo anche dire che chi non riesce a prevedere rischi prevedibili sia stupido, ma la stupidità non è una scelta. Non c’è nessuno che va in farmacia per comprare pillole capaci di rendere stupidi con la precisa intenzione di diventare stupidi.

E quando ad esempio non si incolpa una persona affetta da gravi disabilità mentali per eventuali incidenti che le hanno procurato danni si sta appunto pensando che non è colpa sua. Nel momento in cui tali disabilità non sono così vistose e palesi diventa più difficile capire questo concetto.

Ma imputare la causa di un danno provocato da qualcun altro alla volontà e alle scelte della persona che vive quel danno, magari aggiungendo che quella persona non va punita e non deve essere lo Stato ad asssicurare al massimo grado la sicurezza delle persone, e affermare che è conveniente, necessario e salutare comportarsi in modi non pericolosi per sé e non andare in luoghi pericolosi, o dire che certi comportamenti e luoghi sono pericolosi sono due affermazioni differenti. E può essere vera l’affermazione che bisogna essere prudenti, ma è vera anche l’affermazione che chi compie un danno sbaglia, lo Stato deve impedirglielo se può, e punirlo se non è riuscito a impedirglielo.

altre persone invece non sanno esprimere correttamente i loro pensieri e fanno confusione tra il concetto di imputare la causa di un danno alla persona che lo ha ricevuto e affermare che è conveniente, necessario e salutare comportarsi in modi non pericolosi per sé e non andare in luoghi pericolosi, o dire che certi comportamenti e luoghi sono pericolosi. Dire la seconda cosa non implica dire che è giusto subire danni. è un modo diffuso quello di dirottare tutta l’attenzione sulle mancanze di una persona quando subisce qualcosa che in varia misura poteva essere prevista ed evitata. Se una persona dice “mi hanno rubato la bici” ma l’aveva lasciata aperta per pochi minuti pensando di trovarsi in un situazione sicura l’altro lo correggerà dicendogli “no, te la sei fatta rubare” intendendo dire che è responsabilità di ognuno fare tutto il possibile per non farsi rubare i propri possedimenti quando questo è facilmente possibile (ad esempio facendo il piccolo sforzo di chiudere sempre la bici col lucchetto).  Quando in realtà è vero sia che gli è stata rubata la bici, sia che ha peccato d’ingenuità, e non solo una delle due.Si deve fare attenzione quando si vuol dire che è necessario per il proprio bene che ognuno faccia il possibile per prevenire danni, dal furto di una bicicletta lasciata aperta senza catena, a possibili aggressioni fisiche. perché si potrebbe confondere col dire che è giusto essere derubati di una bici, picchiati, stuprati ecc

Un ciottolo può apparire solo un ciottolo, un ramo solo un ramo, ma può anche non accadere così. Infatti, è possibile che in questi oggetti, magari grazie all’apporto di alcune piccole o grandi modifiche, si vedano strumenti utili al compimento di qualche operazione. Questo particolare modo di vedere con la mente ha portato i nostri antenati remoti, a immaginare un uso appropriato di una delle tante cose che componevano il mondo, realizzandone la conversione da oggetto a strumento. La combinazione di strumenti diversi ha portato poi allo sviluppo di nuovi strumenti complessi sempre più raffinati e potenti.

Infatti, senza la capacità di concentrarsi su ciò che manca o che va migliorato e provare emozioni motivanti all’azione, la specie umana non avrebbe ottenuto niente di ciò che serve per non morire e per gioire, e si vivrebbe ancora in caverne senza riscaldamento, frigorifero, e cellulari. Perciò è necessario osservare, accettare e ringraziare la propria insoddisfazione e chiedersi che cosa si può fare per lei e che cosa lei vorrebbe farci fare per noi stessi.

Un tempo si viveva falcidiati dalle malattie, specialmente in tenera età, minacciati dai pericoli più vari, mal nutriti e per nulla curati. I nostri antenati dovevano stare sempre all’erta per paura di venire aggrediti dalle belve feroci, si dovevano procurare il nutrimento per sopravvivere, e anche secoli dopo erano costretti a fare i mestieri più duri per mangiare e mantenere la famiglia. Mettere i pesi su un carro e spingerli anziché trascinarli è un evidente miglioramento, così come addomesticare addomesticare gli animali, praticare l’agricoltura e fondare le città.
I nostri antenati di diecimila anni fa non avevano certo il tempo libero che abbiamo noi, dovevano scappare, procurarsi il cibo, ripararsi dalle intemperie e dai pericoli mortali. Noi, anche grazie alla nostra cultura, ci siamo guadagnati un sacco di tempo libero, che definiamo libero proprio perché lo occupiamo occupiamo dedicandoci ad attività gratuite, che ci piacciono molto, in certi casi tanto da farci perdere la testa, sebbene biologicamente continuino a essere inutili.

IL MOVIMENTO  DEL MONDO
La parola natura è il participio futuro femminile di nasco, così come nata è il participio perfetto femminile. Letteralmente “natura”, significa “nascitura”, o “colei che è continuamente sul nascere”. Il concetto di generazione perenne era già presente nel greco physis, “il generare” o “la generazione”, ottenuto analogamente dal verbo phyo, “genero”, e dal quale deriva l’italiano “fisica”.
Col tempo c’è stata una identificazione della Natura con la materia. Ma in origine la parola latina di materia indivicava il tronco dell’albero, e derivava da mater, “madre”, che a sua volta derivava dal sanscrito matra, “misura” o “ordinamento”. Agli inizi l’idea stessa di generazione era quindi collegata al processo di formazione dell’ordine, individuale o cosmico.

CICLICITà DELLA NATURA COME FONTE DI PREVISIONE

La scelta tra varie possibilità immaginarie può essere automatica e non ragionata oppure consapevole e ragionata. Quando si ragiona sulle azioni possibili da compiere ci si affida alla propria conoscenza della Natura per farlo.

Dove c’è nascita c’è il suo opposto, ovvero la morte. La nascita e la morte, cioè l’inizio e la fine, delimitano non solo la vita nel suo insieme astratto, con il parto e l’arresto cardiaco, ma anche ogni momento intermedio fra i due eventi. Di conseguenza non si incontra la fine solo alla fine della vita quando esaliamo l’ultimo respiro, ma ci confrontiamo con essa in ogni istante, perché la Natura è continuamente sul nascere in alcune sue parti e continuamente sul morire in altre sue parti. La ciclicità è presente nei ritmi dell’ambiente e nei ritmi del corpo umano : C’è il giorno e poi per un intervallo di tempo finito c’è la notte e poi c’è di nuovo il giorno e così via, c’è il caldo e poi freddo, c’è l’estate estate e poi l’inverno, si ha fame, e poi la sensazione di fame sparisce, dopo un pò di tempo la sensazione di fame ritorna, e poi sparisce di nuovo e così via.

La Natura è continuamente sul nascere in alcune sue parti e continuamente sul morire in altre sue parti, e certi eventi che in un momento finiscono, ricominciano in un altro momento.
La ciclicità è presente nei ritmi dell’ambiente e nei ritmi del corpo umano : C’è il giorno e poi per un intervallo di tempo finito c’è la notte e poi c’è di nuovo il giorno e così via, c’è il caldo e poi freddo, c’è l’estate estate e poi l’inverno, si ha fame, e poi la sensazione di fame sparisce, dopo un pò di tempo la sensazione di fame ritorna, e poi sparisce di nuovo e così via.

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La ciclicità è il carattere di un fenomeno che si ripete a intervalli costanti, e poiché la maggior parte degli eventi sono ciclici sono anche prevedibili e programmabili attraverso la loro singola conoscenza. Il giorno, la settimana, il mese, l’anno. Dalla conoscenza dell’esistenza della ciclicità si possono prevedere alcuni eventi e agire di conseguenza. Si può prevedere che arriverà il giorno dopo la notte, e quando arriverà il giorno dopo la notte, che arriverà il freddo dopo la fine dell’estate e agire per avere pronti vestiti invernali da indossare. Si può prevedere che inserendo dell’acqua in una pentola con sotto del fuoco, dopo alcuni minuti l’acqua bollirà, e inserendo della pasta secca dentro l’acqua in ebollizione, dopo alcuni la pasta sarà cotta, e così via per molte altri fenomeni. Si può prevedere che usando un fono che emette aria calda su dei capelli bagnati dopo un pò di tempo questi diventeranno asciutti. Se, al contrario, non si potesse prevedere niente si potrebbe provare con tranquillità a riscaldare l’acqua con cui si riempie la vasca da bagno accendendo il phon dentro la vasca e magari vedere che non si muore elettrizzati, ma l’acqua si scalda. Ma si sa che così non è, e nessuno sano di mente proverebbe a vedere se le cose vanno diversamente in questo caso.

Il giorno, è il minore dei cicli, il più piccolo.
Ci si veglia dal sonno, e dopodichè si inizia a vivere.
Il lavoro, l’università, lo studio, l’alimentazione, (divisa in colazione, pranzo e cena), la defecazione. E la sera di nuovo a dormire.
Il giorno è un ciclo determinato da un evento naturale: l’alternarsi del giorno e della notte.
Il ciclo settimanale è legato prima alla nostra cultura (Cattolica) e poi alle nostre abitudini.
La ciclicità della stagione è determinata da un evento naturale: la rotazione della terra sull’orbita attorno al sole.
L’anno è determinato innanzitutto da un fattore naturale (la Terra che percorre un’orbita attorno al sole) e, come conseguenza, dalle nostre abitudini.

Per mangiare frutta, si deve fare delle scorte per il futuro, cioè produrre più di quanto si consuma nel presente, perché la frutta non cresce tutto l’anno, quindi se ne deve produrre quanto basta per l’inverno, preparare conserve eccetera. Si potrebbe temere anche che la prossima annata sarà meno favorevole, magari per ragioni climatiche, e di conseguenza dovrei cercare di aumentare la produzione di quest’anno per compensare la minore produzione dell’anno successivo.

Gli umani possiedono una certa «impressione» del mondo, e questa è senza dubbio sufficiente a farli vivere in esso e accettare la maggior parte delle sfide che ci pone.
Gli eventi capitati agli antenati degli antenati umani hanno pilotato il loro sistema nervoso verso una propria «visione» delle cose e un’aspettativa del corso degli eventi, che si sono fissate con i secoli nel loro patrimonio genetico e da esso in quel delle persone vive nel presente. Si tratta di fare previsioni su ciò che accadrà, ma soprattutto su ciò che non potrà accadere . Un corpo scagliato contro un tronco rimbalzerà , o al massimo vi si conficcherà, ma non potrà compenetrarsi con esso. Se c’è un rumore, ci sarà qualcosa o qualcuno che lo genera.
Un oggetto nascosto non sparisce. Se a un oggetto qualsiasi ne aggiungo un altro dello stesso tipo, ne troverò poi due, non uno o nessuno. Banalità, certo, ma banalità che ci portiamo cucite dentro. Se non fosse così ci saremmo estinti, e a qualcuno magari è capitato davvero. Si parla in questi casi del possesso di una «fisica ingenua » e di una «matematica ingenua», come dire congenite, indubbiamente già presenti nel bambino piccolo. A tutto ciò si aggiunge la capacità di memorizzare la maggioranza di queste percezioni.

Per evitare la sofferenza e ottenere il piacere è necessario dominare le proprie emozioni le quali possono portare a conseguenze negative, e dominare il proprio ambiente il quale può procurare danni al corpo.

Se le persone non credessero che c’è un ordine conoscibile nella vita non comprerebbero fotocamere per produrre fotografie, perché non potrebbero fare un collegamento di causa ed effetto tra il presente e il futuro, e allo stesso modo non chiederennero a nessuno di far foto, e soprattutto non pagherebbero qualcuno per fare loro siti web in modo da ottenere contatti, sempre perché non potrebbero fare un collegamento tra il pagare la creazione del sito e i guadagni futuri. Così come si impara ad allacciarsi le scarpe, vestirsi, leggere un libro, cucinare, andare in bici, usare un cellulare, guidare l’auto, si può imparare a fotografare.

Il passaggio dall’incertezza alla quasi certezza, che si produce quando si osservano lunghe sequenze è una necessità umana, perchè il successo di ciò che si intraprende dipende da circostanze di cui alcune sono certe e altre aleatorie. È importante stimare correttamente le probabilità di queste ultime, e di conseguenza costruire una teoria delle probabilità da poter confrontare con la realtà. In quadro deterministico, lo stato dell’universo in un istante dato determina il suo stato per ogni istante successivo.

La definizione usuale di probabilità è un rapporto tra i casi favorevoli e quelli possibili.

Nelle idealizzazioni fisiche si dice che due eventi sono “incompatibili” se non possono prodursi contemporaneamente, si dicono indipendenti se non hanno alcun rapporto fra loro, ossia se il fatto che uno dei due si verifichi non ha in media alcuna influenza sul realizzarsi dell’altro.

Dunque, per dominare le proprie emozioni e il proprio ambiente è necessario conoscere ciò che c’è, cioè la Natura, perché attraverso la conoscenza della Natura si può conoscere una parte del futuro.

Esiste, infatti una condizione necessaria tra i fatti dell’esperienza che vengono interpretati, nella loro successione temporale, come collegati da un rapporto di causa-effetto. La ciclicità è Il carattere di un fenomeno che si ripete a intervalli costanti, e poiché gli eventi sono ciclici sono anche prevedibili e programmabili.

Mediante analisi delle cause e degli effetti è possibile comprendere i meccanismi di funzionamento del mondo o realtà fisica giungendo alle leggi fisiche, nella misura in cui la realtà dei fenomeni possiede concretezza assoluta e conoscibilità nell’ambito delle umane capacità, mentre ciò che rimane sconosciuto dipende solo dai limiti della nostra capacità di interpretare la realtà in termini esclusivamente razionali.
Su questi principi deterministi si basano le ricerche e le scoperte nelle scienze esatte (fisica, biologia, ecc.), a differenza delle scienze umane (come la psicologia, la sociologia, ecc.) dove, mancando evidenti rapporti di causalità lineare tra fenomeni che pure si conseguono, devono avvalersi di strumenti dimostrativi diversi: statistici, dialettici, filosofici.

Il desiderio di ottenere qualcosa porta alla scoperta di ostacoli che bloccano l’ottenimento di ciò che si desidera, ma poiché esiste la possibilità di eliminare o ridurre certi impedimenti, e tutti sanno istintivamente di questa possibilità, la scoperta delle difficoltà porta al desiderio di controllare le cause e gli effetti in modo da muovere le cose in modo che non incontrino impedimenti e si possa raggiungere la soddisfazione del desiderio iniziale.

Il processo di controllo del mondo e di sé stessi è un processo  che quotidianamente le persone vivono.
Gli esseri umani controllano continuamente sé stessi e il proprio ambiente in modo da far seguire una direzione diversa alle cose rispetto a quella naturale, e quindi evitare malattie, sofferenze, pericoli e produrre invece benessere, e piacere.
Ad esempio, si sente sonno la sera e si decide di lasciarsi andare a questa esigenza, mettendosi sul letto e spegnendo la luce elettrica, tuttavia si sa che se non ci si sveglia in un certo orario al mattino si arriva in ritardo a lavoro, a un appuntamento, o alla partenza del treno, e dunque per evitare questi problemi si controlla il proprio risveglio e per farlo si attiva una tecnologia inventata appositamente, cioè la sveglia. Un apparecchio sonoro, generalmente incorporato in un orologio, che emette un suono che può anche essere di diverso tipo ed intensità.

41b8LYigdCL._SY300_Lo stesso allarme c’è anche nel microonde con cui si cuociono gli alimenti per avvisare di estrarre l’alimento invece che comportarsi nell’altra possibilità che si ha, cioè lasciare l’alimento all’interno ancora per molto tempo o pensare che manchi molto alla fine.
La cucina è un modo per modificare e controllare una parte del proprio ambiente, vegetali e animali, attraverso reazioni chimiche innescate dall’uso delle tecnologie come i fornelli, le padelle e le pentole. Così come il frullatore serve per fare cambiare la frutta da uno stato in cui è compatta a uno stato in cui è frullata.

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Il controllo del fuoco ha avuto un’enorme influenza sull’evoluzione umana: la presenza del fuoco teneva lontani i predatori, mentre l’introduzione della cottura dei cibi ne ha migliorato la digeribilità, con significative ripercussioni sullo sviluppo dell’organismo.
Ma i cambiamenti sono stati notevoli anche sul piano sociale: la disponibilità di luce nelle ore notturne ha cambiato i ritmi circadiani, aumentando il tempo da dedicare a interazioni sociali che non fossero in conflitto con le attività di sussistenza. Ma i cambiamenti sono stati notevoli anche sul piano sociale: la disponibilità di luce nelle ore notturne ha cambiato i ritmi circadiani, aumentando il tempo da dedicare a interazioni sociali che non fossero in conflitto con le attività di sussistenza.

Il sistema cognitivo attiene al pensiero e origina nelle strutture cerebrali, tuttavia è in strettissima relazione con il funzionamento del corpo e con la regolazione dei processi emozionali. Per duemila anni in Occidente si è vissuto nella falsa credenza che “mente” e “corpo” fossero separati. Ma oggi si sa che non è così, e che i pensieri influenzano il funzionamento del corpo e viceversa.
L’ordine della Natura può essere conosciuto e, poiché gli umani hanno la capacità di conservare nel tempo le informazioni apprese e di recuperarle quando servono in modo pertinente, l’ordine della Natura può anche essere memorizzato.

è vero che l’evoluzione della natura è guidata dal caso, e ha prodotto cose egregie, ma ci sono voluti tempi biblici. se uno vuole produrre cose egregie in tempi umani, è meglio che si lasci guidare non dal caso, ma dalla ragione. ad esempio, se vuol scrivere un libro, meglio che non batta a caso i tasti, se vuole produrlo in tempi ragionevoli.

LIMITI DELLA PREVISIONE
Rescher, Nicholas, nel suo “Predicting the future: An introduction to the theory of forecasting, State University”  ha spiegato come sia possibile prevedere con buona certezza eventi che si verificheranno anche tra moltissimo tempo. Gli eventi astronomici sono facilmente prevedibili perché nello spazio tutto è in un certo senso “semplificato”, le leggi della fisica che conosciamo si applicano con estrema precisione, i moti dei pianeti e delle galassie sono “quasi” costanti e le forze in gioco sono ben calcolabili, per questo possiamo sapere prima quello che accadrà. Questa serie di eventi si chiama “Cronologia del futuro lontano” e predice, ad esempio, che tra un miliardo di anni la luminosità del sole sarà aumentata del 10% e quindi la temperatura media sulla Terra sarà di 47 °C, dando inizio all’evaporazione di tutti gli oceani.

Senza andare così avanti nel tempo ci sono altre previsioni future che ci riguardano da vicino, ad esempio siamo in grado di prevedere che tra 250.000 alle Hawaii sorgerà una nuova isola vulcanica.

Predire gli eventi più concreti e vicini

Saper predire gli eventi che accadranno da qui a breve è certamente la più interessante delle possibilità, perché permette di conoscere veramente il futuro, cioè quello che ci riguarda da vicino e probabilmente ci interessa maggiormente. Per riuscire in questa impresa occorre però cambiare approccio ed analizzare il concetto di “casualità”.

Il caso è sempre legato alla probabilità, per questo ogni evento ha una certa probabilità di verificarsi.

Un esempio piuttosto sciocco è il seguente: se fosse gennaio che probabilità avremmo che domani facciano 30 gradi? Zero! Invece quante probabilità abbiamo che sia freddo? Molte! In questo senso possiamo prevedere che domani farà freddo. Che grande previsione del futuro, direte! Il concetto però diventa meno esilarante quando parliamo di lavoro o salute: che probabilità ho di trovare lavoro se studio giurisprudenza piuttosto che informatica, oppure, che probabilità ho di prendere l’influenza se sto in mezzo alle persone piuttosto che chiuso in casa?

S’incomincia a intuire che alcuni eventi futuri possono essere predetti semplicemente ragionando dal punto di vista delle probabilità. “Prevedo” che troverò lavoro da qui a tre anni perché scelgo di studiare informatica ed è possibile un boom nella richiesta di programmatori vista l’importanza che sta assumendo l’intelligenza artificiale, in tutti i campi. “Prevedo” di non ammalarmi quest’inverno perché scelgo di frequentare meno i bar o alcuni luoghi pubblici, luoghi dove è più probabile contrarre la malattia.

Tutto questo può essere ancora raffinato, fino ad arrivare ad una predizione del futuro più precisa e (in alcuni campi) quasi certa al 100%. Vediamo alcuni esempi concreti e realmente utilizzabili nella vita quotidiana, per prevedere il futuro.

Costruire il futuro invece di prevederlo

Desidereremmo infine sapere anzitempo come sarà la nostra vita tra 5 o 10 anni, dove saremo e casato faremo. Tutti vorremmo conoscere questo tipo di futuro, eppure non vi è modo perché la vita è imprevedibile e non possiamo sapere quali difficoltà incontreremo.

Tuttavia, anche in questo caso possiamo cambiare punto di vista; invece di lasciare che sia il caso a determinare ciò che accadrà, scegliamo noi cosa vorremmo diventare o dove vorremmo essere tra 5 o 10 anni, e ragioniamo su cosa conviene fare per avere il maggior numero di possibilità che questo accada. La cosa importante è darsi dei traguardi realistici e ben definiti: essere ricchi non è un traguardo, aver pagato il mutuo di casa, sì.

Da questi esempi emerge che non dobbiamo preoccuparci di prevedere un singolo evento, ma solo di fare tutto ciò che rende statisticamente più probabile che uno scenario si verifichi; in questo modo le singole sconfitte o i singoli errori non avranno importanza, perché ciò che desideriamo accadrà semplicemente se la maggior parte dei nostri sforzi avrà esito positivo.

Questo ragionamento sulla predizione del futuro ci porta ad un’importante presa di consapevolezza: il modo più sicuro che abbiamo per predire il futuro è costruirlo esattamente come vogliamo che sia. Visto che la nostra strada non è già segnata e che nessuno può dirci cosa accadrà, utilizziamo il “segreto” della probabilità per creare noi stessi, ogni giorno, le migliori condizioni perché il futuro si avveri.

costruire l'avvenire

Quando avevo una band, per anni abbiamo atteso che arrivasse il discografico di turno, ci prendesse sotto la propria ala protettiva, ci facesse fare un disco, ci curasse il look e la presenza live, trasformandoci in star (eravamo ragazzini), ma crescendo abbiamo capito che avremmo potuto costruire noi la band futura che saremmo voluti essere. E quando abbiamo incominciato a farlo le cose sono venute da sé: abbiamo fatto un disco, abbiamo trovato una casa discografica, siamo stati in tour in Inghilterra; ci siamo costruiti il futuro facendo tutto quello che andava fatto, dandoci quella chance che abbiamo sempre aspettato venisse dall’esterno.

LA CONOSCENZA DEL MONDO COME STRUMENTO UTILE ALL’USO DEL CORPO
La vita è un “gioco” estremamente complesso, le cui regole sono le leggi naturali e sociali, e le cui mosse sono i possibili comportamenti legali, individuali e collettivi.

Da questo deriva che il corpo da solo non basta per agire e raggiungere un risultato, bisogna anche usare la mente per conoscere il mondo e poi muovere il corpo in base alla conoscenza del mondo acquisita che permette di prevedere il possibile ed evitare pericoli, difendersi da aggressioni, risolvere problemi e raggiungere gli elementi che danno sopravvivenza e piacere.

Per questo sorge la “cultura” (definizione e conoscenza), e a causa di questa necessità sin da bambini si è costretti a imparare a risolvere problemi, difendersi dagli altri e dall’ambiente circostante. Ed è per questo che la crescita da bambini ad adulti consiste sostanzialmente nell’imparare le regole del gioco della vita e praticare le possibili mosse in modo da memorizzarle istintivamente.

Tutti, per alimentare questo processo conoscitivo sulla vita si chiedono infatti “ora cosa devo fare in modo da ottenere un vantaggio ed evitare uno svantaggio?” pensando al futuro, e si chiedono “cosa ho sbagliato a fare?” meditando sul passato.

Il processo si replica con alterne vicende in ogni storia educativa, storia che ha una delle sue principali dimensioni nel passaggio dall’infanzia dell’homo ludens all’età adulta dell’homo faber e dell’animal laborans. Una versione di questo “passaggio antropologico” è stata studiata e descritta da Freud come passaggio dalla prevalenza infantile del “principio del piacere” (Es) alla prevalenza adulta del “principio di realtà” (Ego), con la mediazione dei “principi etici o leggi” (Superego): «Dov’era l’Es deve avvenire l’Io». In questa concezione, il bambino impara a rinviare il godimento e a lavorare per paura della realtà di cui diventa via via sempre più consapevole (se continui a giocare, le tue energie si esauriscono e muori) e del giudizio di chi lo educa (genitori e insegnanti) che gli prospetta il rischio della separazione, cioè di perderne la protezione e l’approvazione o addirittura di riceverne la punizione.

L’azione, così come il lavoro nel senso di professione, sarebbe l’attività volta a modificare modificare le condizioni che hanno ostacolato o potrebbero ostacolare il godimento.  Con il lavoro trasformo la Natura in “mondo” – gli elementi indefiniti e imprevedibili in “cose” definite, prevedibili e “utilizzabili”.

Gli umani che crescono imparano sia facendosi domande e trovando autonomamente risposte, si imparando da chi ha già trovato soluzioni.
Ad esempio i gatti, finché non sono capaci di alimentarsi diversamente e devono costruire la loro prestanza fisica, la mamma gatta li allatta, e protegge i suoi cuccioli da pericoli esterni.
Quando i gattini sono diventati sufficientemente robusti da essere capaci di saltare e correre, prima ancora che abbia smesso di allattare, la mamma gatta comincia a compiere delle azioni in loro presenza. Ad esempio cattura un topo, gli spezza la spina dorsale affinché non corra troppo o non scappi e lo pone davanti ai gattini facendogli vedere comi si fa a bloccarlo e a catturarlo. I gattini fanno anche loro questo esercizio e imparano a cacciare, per imitazione dell’esempio di mamma gatta.
Da bambini si guarda i genitori pulire il pavimento con la scopa e si ripete l’azione, si impara ad allacciarsi le scarpe e così via. Tutti questi apprendimenti contribuiscono al controllo del proprio ambiente materiale.
Il compito dei genitori è quindi quello di fornire ai propri figli il modello comportamentale dell’adulto, affinché essi lo memorizzino e possano averlo a disposizione una volta che le condizioni ambientali siano adatte alla sua attuazione.
La ripetizione prolungata dell’imitazione del modello comportamentale dà luogo alla sua radicalizzazione che consiste nella sua memorizzazione sistematica e completa, ossia nel perfezionamento nella memoria del protocollo comportamentale in tutti i suoi particolari.

Ad aiutare a soddisfare la necessità di controllare il proprio ambiente c’è il fatto che il senso di controllo ha basi biologiche: la Natura ha creato nel sistema nervoso umano un meccanismo che lo spinge a esplorare sé stessi e l’ambiente e a ricercarne il controllo. Ciò ha favorito la sopravvivenza di animali “non specializzati”, permettendo alla specie umana di trasformare un apparente handicap (non avere un ambiente, una forma di nutrimento e un’attività specifici) in un vantaggio evolutivo. Il piacere di farcela si appoggia a specifici neurotrasmettitori e particolari aree cerebrali, e il senso della propria autoefficacia rappresenta una fonte di piacere già tra i neonati di 7-8 settimane.

Un gioco sufficientemente complicato può dunque diventare una metafora della vita: questo è appunto il caso degli scacchi, la cui struttura è abbastanza elaborata da permettere alla metafora di non essere banale, e di rispecchiare aspetti significativi della vita stessa.

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La partita a scacchi tra il cavaliere e la morte nel Settimo sigillo di Ingmar Bergman, o quella tra l’astronauta e il computer HAL 9000 in 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, mostrano che gli scacchi sono una metafora della vita.

Gli psicoanalisti hanno ad esempio rilevato come un gioco il cui scopo è lo scacco al re, il pezzo più importante e allo stesso tempo più vulnerabile, sia un’evidente immagine del conflitto edipico secondo cui l’avvicendamento generazionale passa attraverso una soppressione violenta del padre: il che spiegherebbe sia lo scarso interesse per il gioco da parte delle donne (nessuna è mai stata campionessa mondiale di scacchi su 24 persone che lo sono state), che il carattere di violenza a stento sublimata che esso può assumere per i giocatori maschi. Di quest’ultimo sono testimonianza lo stesso termine “scacco matto”, che deriva dal persiano shah-mat e significa “il re è morto”, e l’affermazione del campione del mondo Garry Kasparov, secondo cui “gli scacchi sono lo sport più violento che esista”.

Il gioco implica la possibilità di perdere la partita (e ricominciarne un’altra), e molte volte si perde la partita e non lo si accetta. E si pensa di risolvere il problema attraverso la capacità d’immaginare significati e mondi alternativi e sovrapporli alla realtà, dicendo che è il computer che “bara” a scacchi, come fa Kurt Russell rovesciando il suo bicchiere di scotch dentro il computer “lurido baro” nelle scene iniziali de «La Cosa» di John Carpenter.

PERFORMANCE
Per arrivare al risultato desiderato è necessaria quella che nel linguaggio sportivo viene chiamata “performance”. Alcune delle performance delle giornate di una persona sono molto semplici. Come scendere le scale senza inciampare e rompersi una gamba.

Ma altre diventano stressanti e fonte di una grande sofferenza, ad esempio soddisfare le aspettative altrui: Genitori, fidanzati, amici, colleghi, datori di lavoro. Infatti, rispetto agli oggetti questi hanno aspettative, desideri, avversioni e dunque non si può essere sé stessi senza subirne le conseguenze.
Si cerca così di controllare la situazione, conoscendo la mente della persona verso la quale si deve soddisfare una certa richiesta e tentando di prevedere le sue reazioni.

Per questo, quando si può, si arriva anche a interrompere la relazione se continuare a performare risulta indesiderabile.
Ma in altri casi si è costretti a continuare, ad esempio quando c’è bisogno di soldi nei confronti del datore di lavoro e dei colleghi.
La performance inizia quando si entra nel luogo di lavoro e finisce quando si esce dal luogo di lavoro, provocando un senso di leggerezza e sollievo.
Ci si riequilibria distraendosi e riposando sul letto, per poi ricominciare il giorno seguente, idealmente fino al giorno della pensione.

APPRENDIMENTO E MEMORIAmemoria

Si può definire l’apprendimento come una modificazione relativamente duratura e stabile del comportamento a seguito di una esperienza, di solito ripetuta più volte. L’apprendimento, pertanto, va distinto dalle modificazione del comportamento dovute a programmi genetici e a circuiti nervosi sottesi ai riflessi, a condotte istintive e a processi maturativi.

Fra le varie forme di apprendimento, è utile distinguere fra apprendimento individuale (competenza di acquisire nuove informazioni a seguito di un’esperienza personale con l’ambiente fisico attraverso vari meccanismi come un procedimento per tentativi ed errori, l’associazione ecc.) e l’apprendimento sociale (capacità di acquisire nuove conoscenze e pratiche grazie all’interazione con i propri consimili).
L’apprendimento sociale risulta più vantaggioso di quello individuale, in quanto il primo risulta più affidabile e il secondo più soggetto a errori.

APPRENDIMENTO ASSOCIATIVO
Le forme di vita più semplici, grazie al loro patrimonio genetico, ereditano modi e mezzi per fare fronte all’ambiente. Anche gli organismi umani possiedono dei comportamenti innati, come la chiusura protettiva delle palpebre. L’essere umano e gli animali superiori, tuttavia, a differenza delle forme di vita più semplici, sono capaci di muoversi nell’ambiente imparando a fare due tipi fondamentali di previsioni:
1. quali eventi seguono ad altri eventi nel mondo circostante (rilevare la causalità).
2. quali eventi sono sotto il proprio controllo e sono quindi modificabili dalle proprie azioni.
Tramite questi due tipi di previsioni ci si può adattare all’ambiente e ai suoi cambiamenti.
L’essere umano, inoltre, è l’unico animale che non solo si è adattato, ma ha adattato gli ambienti a se stesso e ne ha creati di nuovi. Nel corso del tempo, ha introdotto tecnologie sempre più sofisticate che hanno prodotto gli innumerevoli contesti artificiali (culturali) in cui oggi si vive.

IL PROCESSO EVOLUTIVO DI ADATTAMENTO ALL’AMBIENTE

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Il processo storico della trasformazione da homo ludens (che gode di ciò che c’è subendo tutto ciò che la natura pone in assenza di forza contraria) a homo faber (che modifica ciò che c’è per goderne contro il naturale susseguirsi degli eventi) si replica con alterne vicende in ogni storia educativa, storia che ha una delle sue principali dimensioni nel passaggio dall’infanzia in cui prevale la ricerca del piacere all’età adulta in cui prevale la sospensione del piacere per fare cose utili a gestire i limiti che la realtà pone al piacere con la mediazione dei principi etici o leggi.

Sin da bambini s’impara a rinviare il godimento e ad agire per un fine indipendentemente se l’agire sia faticoso e si sentando degli impulsi contrari a smettere e riposarsi. Cioè si impara a compiere un lavoro (svegliandosi presto al mattino per andare a scuola nonostante voglia continuare a dormire, seguendo la lezione nonostante voglia scherzare con i compagni di classe e alzarsi dalla sedia perché non sopporta più di rimanere seduto, a casa facendo i compiti nonostante voglia divertirsi e giocare o dormire o riordinando i giochi usati nonostante voglia riposarsi senza riordinare). E questa forzatura contraria ai propri istinti avviene per paura della realtà di cui diventa via via sempre più consapevole (se continui a giocare, le tue energie si esauriscono e muori) e del giudizio di chi lo educa (genitori e insegnanti) che gli prospetta il rischio del silenzio, degli sguardi tristi e imbronciati, della separazione, cioè di perderne la protezione e l’approvazione o addirittura di riceverne la punizione terribile della della separazione che è la vera minaccia per ogni bambino, in quanto la sua vita dipende dal genitore. Questo resistere allo stress continua nell’età adulta e s’intensifica con l’aumento dell’autonomia e delle cose da fare indipendentemente dal piacere che se ne prova per ottenere comunque vantaggi desiderati.

I bambini non possono imparare a camminare senza barcollare e cadere, ma tenerli chiusi in carrozzina per evitare che si sbuccino le ginocchia è una ricetta sicura per confinarli nell’infanzia.

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Ognuno nasce ed è l’angioletto di qualcuno, ma da grande può diventare vittima di qualcuno se non ha la forza e il coraggio di diventare un guerriero. E l’arma più potente di un guerriero è la sua mente. Da piccoli, la maggior parte dei bambini, si immagina la vita più semplice di quella che sarà, chi si immagina laureato, con un lavoro che gli piace, dei figli, o chi famoso, o chi soddisfatto. Questo probabilmente perché si cresce nella fantasia, prima dei cartoni, poi dei film e telefilm, e anche nei racconti ovattati dei genitori e dei parenti, m anche perché sono i genitori a fare tutte le azioni difficili, faticose, rischiose. La vita è iniziata con il lungo periodo dell’infanzia e della fanciullezza, dove tutto era sfumato ma anche dorato. Non ci si rendeva perfettamente conto di ciò che avveniva e di come fosse il mondo, e inoltre tutti intorno a noi tendevano a darne un’immagine serena, razionale e rassicurante. È innanzitutto la propria vita che era migliore un tempo, benché confusamente migliore, e questa sensazione tende a rafforzare la convinzione collettiva che il passato in generale sia un Eldorado da rimpiangere.

L’apprendimento di tutto ciò che è necessario per vivere sereni fino alla morte richiede tempo per essere completato. E poiché un essere umano nasce e poi cresce, solo ad un certo punto della sua vita, partendo da una conoscenza istintiva, accumulerà conoscenze, e avrà una quantità di conoscenza e un’esperienza sufficiente della Natura delle cose per saper dominare sé stesso e il proprio ambiente.
Gli umani nascono con un cervello incompiuto. Due settimane dopo la nascita, il cervello del neonato presenta pochissimi prolungamenti dendritici (cioè collegamenti tra neuroni): esso è del tutto immaturo.E quindi devono dedicare una parte consistente della propria vita a impegnarsi per apprendere nuove capacità specifiche utili alla sopravvivenza, in termini motori, cognitivi ed emozionali.
Il cervello di un bambino che cresce aggiusta pian piano i propri circuiti neuronali e impara infine semplici regole e relazioni causa-effetto che regolano l’ambiente in cui vive, per esempio per muoversi correttamente all’interno di esso.
Ci vuole qualche mese prima che un neonato riesca ad afferrare un oggetto, qualche anno prima che inizi a disegnare e poi a scrivere, manifestando così l’eventuale preferenza per l’uso di una mano e o altre parti del corpo.

Nel corso dell’evoluzione, il cervello degli esseri umani si è espanso rapidamente, e lo stesso ha fatto il cranio, fino a raggiungere dimensioni, rispetto al resto del corpo, che non hanno eguali in tutte le altre specie animali. Il canale uterino invece non si è ingrandito in proporzione, rendendo il parto naturale un processo spesso problematico, e in ogni caso traumatico sia per la madre sia per il nascituro.

A facilitare parzialmente l’attraversamento del canale del parto è la notevole elasticità della scatola cranica del bambino, il cui sviluppo si completa nel corso del primo anno di vita. Questa elasticità si deve al fatto che le ossa del cranio non sono ancora saldate, ma sono temporaneamente separate da membrane fibrose chiamate fontanelle.

Questo fa sì che durante il parto la testa del neonato subisca un vero e proprio rimodellamento per effetto degli stress meccanici, con effetti significativi sul suo organismo: si stima per esempio che dopo la nascita il 43 per cento dei neonati soffra di emorragie cerebrali e retiniche asintomatiche.

Come cambia la forma del cranio con il parto

Per questo rispetto ad altre specie animali, quella umana è l’unica che dedica molto tempo e risorse alla cura della prole, alla sua formazione e ala sua educazione, prevedendo periodi e istituzioni (come la scuola) altamente specializzate per l’apprendimento. l’infanzia oggi è un lungo intermezzo fatto di poche responsabilità e di obiettivi propedeutici. i bambini vengono giudicati per i risultati ottenuti in prove che li dovrebbero preparare a svolgere compiti veri. A scuola non ci stai 8 ore o anche 9, e se si sbaglia qualcosa non si rischia di perdere la possibilità di pagarsi le merci e i servizi che servono per vivere. Al massimo si rischia un brutto voto, una nota, un rimprovero dai genitori.

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Possono capitare tanti errori a chi non sa fare le cose nel modo giusto. si opta per le cose più semplici e comprensibili, ma anche più fisicamente facili da fare. magari per molti anni, mangiare sughi pronti per anni. tutto pronto, e tutto sempre uguale. senza pensare che possono venire dei disturbi. come intolleranze alimentari e altre cose. e con molta fatica si cerca d’imparare a mangiare bene, agli orari giusti e così via. ci si rende anche conto di quale sia la differenza di avere qualcuno che si prende cura di te. oltre al fatto che si possono bruciare pentole, riempito di fumo la cucina, fatto andare a male tanto cibo, far proliferare batteri nel frigo spento fino a farlo diventare nero.

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L’uomo è, di fatto, un animale sociale, e la sua appartenenza al gruppo, alla famiglia, alla polis, contribuisce enormemente alla sua natura. Al momento della nascita, nessun uomo può dirsi figlio del suo tempo, e forse neanche «uomo» nel pieno senso che attribuiamo al termine, ma a tre anni di età siamo già uomini a tutti gli effetti e a cinque o sei anni in genere siamo figli del nostro tempo, sebbene ancora all’inizio del percorso di apprendimento. Il processo che in questi primi anni di vita ci eleva dalla condizione di cucciolo di animale a quella di cucciolo di uomo è il risultato dell’interazione e della comunicazione con il mondo e le persone che ci circondano, che modificano materialmente il nostro cervello, e consolidano e proteggono i suoi cambiamenti giorno dopo giorno.

Nel momento in cui veniamo al mondo, il nostro cervello è ancora piuttosto piccolo e completerà il suo sviluppo durante un discreto numero di anni in cui si troverà a vivere nel mondo esterno e a percepirlo attraverso gli organi di senso e le loro connessioni. In questo periodo, il cervello di ogni individuo subisce una serie di piccole modifiche, attraverso le quali la realtà circostante si «stampa» nella sua mente e nel suo corpo, in un processo necessario ma non geneticamente codificato che trasforma l’animale umano in un essere fondamentalmente culturale. Stiamo parlando, in sostanza, di quell’influenza ambientale che contribuisce, insieme ai geni e al caso, alle nostre azioni e reazioni.

L’apprendimento è un dispositivo molto diffuso nel regno animale. Esso comporta un indubbio vantaggio evolutivo, anche se implica un costo (dispendio di risorse per passare dalla condizione di non conoscere a quella di conoscere). In particolare, gli esseri umani sono nella condizione di apprendere sempre, in qualsiasi circostanza. L’apprendimento è intrinseco all’esperienza, perché da ciò che si fa si può trarre informazioni utili per azioni successive.

Ad aiutare a risolvere i problemi che si creano non solo esiste un ordine nel mondo che può essere conosciuto e utilizzato, ma c’è anche il fatto che agli esseri umani piace la sensazione di risolvere problemi, piace sentirsi intelligenti, in grado di occuparsene, in questo caso in grado di fotografare strafighe/i nude/i.

Ma per poter avere ogni tanto questa soddisfazione, hanno bisogno di qualche problema da risolvere. Si crede dunque di voler evitare i problemi, mentre servono per poter vivere l’emozione positiva tipica dell’essere in grado di risolverli. Prova ne sia il fatto che, se per una settimana di seguito “tutto va bene” e non ci sono problemi in vista, presto ci si sente nervosi, o ci si annoia, o improvvisamente irrita o manca qualcosa, o ci si interessa ai problemi altrui, oppure si guardano film in cui i personaggi devono risolvere qualche problema nella loro vita.
Starsene semplicemente tranquilli, distesi sul divano o comodamente seduti in poltrona, come il gatto, per un lungo periodo non è da umani.

Quindi si può scegliere di pensare eventuali problemi, come cose di cui ci si può occupare, e come buone occasioni per mettere alla prova la propria creatività umana. Si può anche notare grazie a quali visioni, scopi, disegni di vita si riesce ad assegnare significati alle cose adatti a vederci dei problemi.

Dunque, una volta consapevoli che un percorso troppo disordinato e fallimentare può portare alla sofferenza ma che si possono controllare alcuni aspetti della realtà, per controllare ciò che è possibile controllare ed evitare sofferenze varie, si procederà nel conoscere tutte le tappe, gli eventuali problemi e le eventuali soluzioni.

VERITà E FALSITà NELLA RAPPRESENTAZIONE MENTALE DEL MONDO

Alcune spiegazioni tradizionali ci hanno in passato consentito di fare previsioni esatte per ragioni poi dimostratesi scientificamente valide; in altri casi le previsioni erano attendibili anche se i fondamenti del ragionamento erano errati “Non bisogna mangiare quel certo tipo di pesce perché è tabù” era una regola che prescindeva dalla reale comprensione della velenosità di quei pesci. Altre volte, infine, interpretazioni corrette davano luogo a previsioni errate. Questo è il caso dei molti popoli di caccia e raccolta che attribuiscono agentività non solo a uomini e animali, ma anche a altri “soggetti” in movimento come i fiumi, il sole e la luna: i popoli tradizionali tendono spesso a credere che i corpi celesti siano creature vive, oppure cose mosse da creature vive.
Un’ipotesi plausibile del perché esista la religione è sia una sorta di effetto collaterale del progressivo affinamento da parte del cervello della capacità di dedurre cause, agenti e intenti, di prevedere pericoli e formulare spiegazioni causali di valore predittivo, utili cioè alla sopravvivenza.

IL CONTROLLO ATTRAVERSO LA CORRETTA RAPPRESENTAZIONE DELLA REALTà

Alcuni amano pensare che il proprio percorso verso il successo in qualche azione possa essere, e sarà, privo di fallimenti, una linea retta, ma questa aspettativa non corrisponde alla realtà. Perché spesso capita di inciampare, sia letteralmente quando si cammina per strada e si incontra una buca, che metaforicamente, commettere errori, finire in vicoli ciechi, e di dover tornare indietro e ricominciare daccapo. Ma non ci sono «posti» preferenziali nell’universo, le leggi della fisica sono uguali ovunque e sempre.
Al contrario , infatti, c’è chi accetta che il viaggio non sarà sempre una linea retta e omogenea tra desiderio e soddisfazione, e che incontrerà ostacoli e deviazioni, e porte chiuse impossibile da aprire. Al lato estremo c’è chi accetta e giustifica un percorso totalmente contorto e insensato.

Il modo più aderente alla realtà di rappresentarsi il percorso della vita attraverso una linea sta tra l’immaginazione astratta di una linea retta e una linea completamente contorta. Quindi, il percorso meno contorto possibile, ma sempre non lineare.  Chi crede in questo è radicato nella realtà e si basa sui fatti e sulla ragione, ed evita a sé stesso delusioni.causa_effetto

LA RAPPRESENTAZIONE MENTALE SULLE LIMITAZIONI DELLA MENTE E DEL CORPO: IL MITO DEL TUTTO è POSSIBILE

Nel rappresentarsi le potenzialità del proprio corpo, così come delle tecnologie che il proprio corpo può utilizzare, così come delle proprietà della materia, si può sopravvalutare e sottovalutare oltre che valutare fedelmente queste potenzialità. Ci si ritrova quindi a chiedersi “il risultato x che ho bisogno/desiderio di ottenere è possibile o no?”.

Si possono sentir dire espressioni come “sapere è potere” e “volere è potere”, “se vuoi puoi”, o “basta volerle le cose per ottenerle”.

Per poter decidere di agire o di non agire evitando un danno è necessario sapere che una certa azione produce un danno, dunque sapere è importante.

Ad esempio, per le sue caratteristiche, l’eternit (il cemento-amianto) è stato largamente utilizzato dagli anni cinquanta agli ottanta nella costruzione edilizia perché non si sapeva che l’amianto è un materiale cancerogeno.

Tuttavia il sapere non è l’unico passaggio necessario per agire per il proprio bene secondo lo schema sapere -> agire per il proprio bene.

Serve anche il volere applicare ciò che si sa. Infatti, una persona depressa, disperata, che ha peso di piacere nella vita, vive una progressiva impotenza e anche se sa che l’impiccagione, l’avvelenamento da pesticidi e l’utilizzo di armi da fuoco provocano la morte non riesce ad avere sufficiente volontà per applicare ciò che sa per evitare il suo più grande male: la morte.

Dunque: sapere -> volere

Ma anche quando si vuole qualcosa non è sicuro che si può qualcosa: dunque sapere -> volere -> forse potere

L’azienda multinazionale Adidas, specializzata nella produzione di articoli sportivi per coloro che praticano attività sportiva in modo dilettantistico e in modo professionale, creò uno spot televisivo usando lo slogan “Impossible is nothing” attraverso spot diversi in ognuno dei quali un testimonial famoso racconta la sua storia a conferma del fatto che niente è impossibile.

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Per tanto bisogna comprendere se queste affermazioni siano vere o false. E per capirlo servono degli esempi contrari.

Dunque, con buona pace degli scrittori di libri motivazionali e delle aziende multinazionali, la verità è che non si può fare e ottenere tutto ciò che si vuole, ma si può voler ottenere ciò che non si può ottenere (rimanendo frustrati) oppure si può voler ottenere quello che si può ottenere (rimanendo soddisfatti se lo si ottiene), e dunque certe affermazioni sono apertamente antiscientifiche.
Infatti, la propria volontà (con i suoi desideri, o le sue ipotesi di possibili azioni da compiere) e il proprio corpo spesso non sono in sintonia: la volontà tenta di compiere azioni attraverso il corpo per cui il corpo tenta di ribellarsi motivando a terminare il tentativo attraverso la sofferenza fisica e psicologica.

LA VOLONTà COME CAUSA DI TUTTI GLI EVENTI CHE SI VIVONO
Non solo, in modo del tutto assurdo, secondo alcuni è vero che “tutto è possibile e niente è impossibile”, ma secondo queste persone sarebbe vero anche che “tutto quello che accade a una singola persona è opera sua, inconsciamente parlando, e niente di quello che gli accade non è opera sua, incosciamente parlando”. Come se ritrovarsi bagnati sotto la pioggia perché sta piovendo sia una conseguenza della propria volontà di cui non si è consapevoli nonostante quando si è usciti di casa era bel tempo e non ha senso premunirsi di ombrello in tal caso, o ritrovarsi un’auto contro la propria perché ci ha tagliato la strada sia una conseguenza della propria volontà.

Addirittura, chi crede in entità metafisiche come l’anima, può unire questa credenza con quella per cui tutto ciò che accade a una persona, compresa la povertà, è una sua scelta e l’effetto della propria volontà, una scelta fatta prima della nascita quando non si aveva un corpo ma si era una pura anima, arrivando a un livello di assurdità massimo, secondo cui le persone, prima di nascere scelgono il luogo in cui nascere,e scelgono i genitori dai quali nascere nascere, l’anno in cui nascere, il corpo in cui nascere, (se ha un corpo con handicap lo ha scelto) in base alla lezione che l’anima vuole apprendere, e dunque chi è nato da genitori imbecilli ed egoisti (che picchiano e stuprano), o in luoghi con problemi economici, sanitari, politici come l’Africa, o in epoche di guerra e disoccupazione diffusa, e ne vive tutte le sofferenze che comportano, in realtà ha scelto di vivere tutti quegli eventi che lo fanno soffrire, sta vivendo la vita che ha scelto.

Oppure, secondo queste corbellerie, l’anima svilupperebbe una connessione con i suoi “futuri genitori” e aspetterebbe il momento più opportuno per materializzarsi attraverso il concepimento. Nel libro di Walter Makichen “Spirit Babes: How To Communicate with the Children You’ve Meant To Have” viene scritto di presunte numerose “testimonianze” raccolte dall’autore di connessioni fra coppie di futuri genitori e i loro figli non ancora nati. Secondo queste teorie i genitori hanno quindi un ruolo fondamentale quando accolgono una nuova anima nella famiglia. I loro desideri, i loro pensieri e le loro intenzioni contribuiranno a creare il segnale energetico al quale risponderà l’anima “giusta”.

Già senza senza monitorare il cervello con tecnologie avanzate il ragionamento non fila, e si capisce che fila molto di più il pensiero per cui “alcune cose tra quelle che accadono a una singola persona sono opera sua”. Ma a voler essere più precisi, se queste persone, che spesso credono di aver compreso più di tanti altri, si informassero si accorgerebbero ad esempio che molti decenni fai il neurochirurgo Benjamin Libet e il fisiologo Hans Kornhuber hanno scoperto che i comandi cerebrali all’azione precedono di mezzo secondo la decisione cosciente di compierla. Dalla quale si può dedurre che non può la volontà cosciente essere la causa di un’azione se il cervello la sta già eseguendo inconsciamente, e che si è scambiato per secoli un effetto per una causa.

LE LIMITAZIONI DEL CORPO E DELLA MENTE

L’azione di voltare le pagine di un libro è sotto il controllo della propria volontà, non lo è invece quella di agire sui muscoli dell’occhio per alterare le dimensioni della pupilla o passare da pupille marroni a pupille azzurre, per essere più affascinanti per qualcuno, con la semplice forza di volontà.

Tutti i corpi e le menti hanno delle limitazioni, e dunque la libertà di un individuo ha restrizioni di ogni genere: non solo storiche e sociologiche (Marx), ma anche psicologiche e fisiologiche (Freud), e ancora fisico-chimiche, economiche, politiche e così via.

Partendo dal corpo, tutti devono fermarsi a mangiare, bere, defecare, orinare e dormire e non possono quindi seguire la volontà di compiere altre azioni in quei momenti evitando queste. E tutte le azioni utili al soddisfacimento dei bisogni primari impegnano del tempo, e costringono a occupare uno spazio preciso (stare in bagno, stare sul letto, stare in cucina, stare in ufficio, stare in auto, stare insieme a una persona e non a cento altre lontane). Einstein ha insegnato che lo spazio e il tempo non sono separati e costituiscono un tutto unico chiamato spazio-tempo, le cui parti si influenzano a vicenda.

La vita comincia con un totale stato d’impotenza. Il neonato non può agire da solo, perché è quasi completamente alla mercé dei suoi riflessi. Che la madre si avvicini quando piange non significa che il piccolo possa controllare il comportamento materno. Il pianto è, semplicemente, una risposta riflessa alla sofferenza e allo sconforto. Il neonato non può decidere di piangere.
Solo una serie di muscoli sembra rispondere ad un semplice controllo volontario: quelli implicati nella suzione.

Il periodo che intercorre tra l’infanzia e la vecchiaia consiste in un lungo processo di emancipazione da uno stato d’impotenza ad uno di controllo personale. Il controllo personale è dato dall’abilità di cambiare le situazioni mediante un’azione intenzionale. Si tratta della condizione opposta all’impotenza. Nei primi tre o quattro mesi di vita il bambino può controllare volontariamente alcuni movimenti delle braccia e delle gambe. A poco a poco, i movimenti delle braccia si affinano, fino a permettere il raggiungimento degli oggetti. Poi, con grande sorpresa dei genitori, il pianto diventa intenzionale: in quel momento il bambino può invocare la madre. Egli utilizza indiscriminatamente questo nuovo potere fino a quando, un brutto giorno, smette di funzionare.

Il primo anno di vita termina con due eventi straordinari: i primi passi e le prime parole. Se tutto va bene, se le richieste mentali e fisiche del bambino sono sufficientemente soddisfatte, gli anni che seguono sono caratterizzati da una progressiva diminuzione dell’impotenza e dall’acquisizione del controllo personale. Ma per tutto il corso della vita sterminati limiti rimangono.

Da adulti, quando si acquisisce maggiore potere, non si può comunque agire sui muscoli dell’occhio per alterare le dimensioni della pupilla o passare da pupille marroni a pupille azzurre, per essere più affascinanti per qualcuno, con la semplice forza di volontà, non si può cambiare colore della pelle, o diventare più alti, con la forza della volontà.

Gli umani non riescono a seguire nello stesso momento due linee di significato, vale a dire leggere due libri in contemporanea, fare due telefonate o seguire due conferenze. Per questo chi prova a praticare il multitasking mentre studia o lavora diventa inefficiente. Così come non è in grado di volare, di respirare sott’acqua con le branchie.

Chi ha una dipendenza e sceglie di fare a meno della sostanza, che sia nicotina, alcol o cocaina, avrà delle crisi d’astinenza. L’astinenza provoca uno stress fortissimo, e dunque non si può dire che chi deve scegliere di non assumere certe sostanze sia totalmente libero di non farlo, esattamente come è libero di non andare al cinema. Nessuno vorrebbe volontariamente arrivare avere le convulsioni e cercare di chiedere aiuto nonostante non si riesca a parlare bene. Questo è sufficiente a dimostrare che non è un problema che uno sceglie volontariamente. Al contrario, le ragazze e i ragazzi che non hanno problemi economici sono libere/i di non spacciare.

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La poliomielite è una malattia molto contagiosa causata da un virus che tende a localizzarsi nella parte del midollo spinale che controlla il movimento.
Il virus causa la paralisi dei muscoli che successivamente si atrofizzano.
In molti casi la malattia può non avere conseguenze ma in altri la paralisi muscolare può causare asimmetrie agli arti, debolezza, mancanza di funzionalità e la morte.
Quando questa paralisi colpisce i muscoli respiratori l’individuo colpito non è capace di respirare bene e può farlo solo con l’aiuto di macchinari. Senza di essi non sopravvivrebbe.

Nessuno può vivere in eterno ed evitare di morire,e nessuno può essere giovane fino alla fine della vita ed evitare di invecchiare.
E talvolta anche negli ultimi anni di vita si torna a uno stato d’impotenza come quando si è neonati o bambini. Si può perdere la capacità di camminare, oppure il controllo degli sfinteri, oppure ancora quelle che sono le conquiste più significative del secondo anno di vita: la capacità di richiamare alla mente le parole e l’abilità di dirigere il pensiero.

Tertium non datur (traduzione: un terzo (o una terza) non è dato/a) è una locuzione che appartiene al repertorio delle celebri frasi in lingua latina entrate nel patrimonio culturale mondiale. Sta a significare che una terza soluzione (una terza via, o possibilità) non esiste rispetto a una situazione che paia prefigurarne soltanto due. Si potrebbe leggere quindi come:Non ci sono altre possibilità eccetto queste due. Ad esempio: o mi trovo in cucina a farmi da mangiare, o mi trovo in centro a fare una passeggiata con un/una amico/a.

Per questa limitazione spazio-temporale si dice “non ho il dono dell’ubiquità”. L’ubiquità o onnipresenza è la capacità di trovarsi in più luoghi nello stesso momento. La parola deriva dal latino ubique che significa “in ogni luogo”. La filosofia medievale utilizzava questa proprietà per spiegare la capacità di Dio di essere presente contemporaneamente in ogni posto del suo creato. Secondo l’Antico Testamento Dio possiede l’onnipresenza, ovvero la capacità di trovarsi in tutti i luoghi in un dato momento.

Per quanto riguarda le limitazioni fisico-chimiche, ad esempio, polveri, gas, vapori, fumi, radiazioni possono provocare danni e malattie, dunque non si può liberamente volere di starci a contatto perché si vuole stare in qualche luogo.

Il primo limite fisiologico che i lontanissimi antenati furono costretti seriamente ad affrontare riguardava la “forza”, essendo i loro corpi esili e leggeri, evoluti per muoversi agilmente tra i rami degli alberi.
Per capire da dove proviene la forza bisogna ricorrere all’anatomia e alla fisiologia. Tra gli organismi viventi, gli animali si distinguono dai vegetali, e ancor più da funghi e muffe, per la propensione ad agire, cioè a modificare la posizione e la forma di ciò che è alla loro portata, i loro stessi corpi compresi. Tale capacità consegue da qualcosa che sta al di sotto della pelle, ovvero alla disponibilità di uno scheletro articolato, composto da vari elementi indipendenti e connessi tra loro da giunture, e di muscoli, robusti fasci di neuroni fibriformi, in grado di accorciarsi a comando, esercitando un’azione meccanica.
L’energia necessaria proviene dalla combustione di zuccheri, quindi dal cibo ingerito e dall’ossigeno assunto con la respirazione; i muscoli sono pertanto dei motori lineari, atti a trasformare energia chimica in energia meccanica, più calore. Dal punto di vista termodinamico, sono equivalenti, anche se con modalità di funzionamento completamente diverse, ai motori a combustione interna dei veicoli.

La mancanza di acqua causa disidratazione, condizione che risulta fatale per l’organismo dopo circa 10 giorni. Senza acqua, infatti, il sangue diventa più denso e vengono compromesse così l’attività cardiaca, quella renale e quella di molti altri organi essenziali alla vita.

Senza alimentarsi ma bevendo regolarmente acqua, secondo osservazioni fatte su digiuni volontari, si può resistere da uno a due mesi. Il tutto dipende anche molto dall’attività fisica che si esercita. Molti asceti, per esempio, resistono più a lungo in quanto restano quasi immobili per giorni.

Dipende dall’alimentazione, dalle fibre ingerite, dallo stile di vita, dall’attività fisica. Secondo gli esperti, un’attività è regolare quando si aggira sulle 3-4 volte settimanali. In casi estremi, come per gli astronauti che hanno una dieta priva di fibre, si può evacuare anche solo una volta al mese.

La soglia considerata critica per evitare danni all’udito è di 90 decibel, quella del dolore intorno a 120 decibel. Suoni di 185 – 200 decibel possono persino uccidere l’uomo: si ritiene infatti che causerebbero emboli d’aria fatali. A questa intensità si giunge vicino a un aereo in decollo.

Se la temperatura corporea supera 42 °C, il nostro organismo rischia l’ipertermia (stati febbrili e danni al sistema nervoso). Succede quando la temperatura ambientale raggiunge i 60 °C e l’umidità è molto elevata, cosa che non ci permette di espellere il calore in eccesso sudando.

Già a quote attorno ai 4.500 metri il corpo umano è in pericolo, perché l’ossigeno inizia a essere insufficiente. Salendo ancora di più si arriva a quella che viene definita Death Zone (circa 8.000 metri), dove solo fisici allenati, e spesso equipaggiati di bombole, possono sopravvivere per brevi periodi.

Il mancato rifornimento di ossigeno ai tessuti porta al decesso in circa 3-4 minuti. Le prime cellule a morire sono quelle cerebrali. In alcune condizioni, come una profonda ipotermia (temperatura particolarmente bassa), il corpo abbassa molto il metabolismo e può resistere parecchi minuti in più.

Un uomo riesce a sopportare un’accelerazione positiva di 5g (cioè 5 volte l’accelerazione di gravità) senza riportare danni, ma solo per pochi secondi. All’aumentare dei g e del tempo cui si è sottoposti, il sangue defluisce verso le gambe e il cervello resta senza sangue e senza ossigeno.

La privazione del sonno, secondo gli studiosi, compromette il nostro benessere fino a danneggiare le prestazioni lavorative e le relazioni interpersonali e soprattutto il funzionamento cerebrale. Se prolungata, causa gravi alterazioni psichiche che, dopo circa 10 giorni, possono causare la morte.

Lo stesso stile di vita sedentario, soprattutto da bambini, attuato per essere posizionati davanti alla tv o al monitor a guardare cartoni, film, telefilm, videoclip musicali mantenendo in maniera prolungata una stessa posizione, soprattutto se scorretta, con la schiena staccata dallo schienale ma rilassata per provare più sollievo, con gli anni può portare a mal di schiena, lombalgia, scoliosi. In questo modo, i bambini che credono che un giorno diventeranno forti e capaci come gli eroi della finzione che vedono in realtà avranno difficoltà a rimanere in piedi o seduti per molto tempo e ad agire per lavorare.

Camminare a lungo può capitare nel lavoro, ad esempio nel volantinaggio, oppure durante una fiera in cui il capo ha ordinato di rimanere in piedi tutto il giorno, ripetendolo anche per una settimana, davanti a delle merci da vendere.
Meno frequenti delle vesciche, le tendiniti ( definite anche più correttamente peritendinite perché in effetti riguarda il peritenonio) comunque sono l’inconveniente più serio che possa capitare ad una persona che cammina o corre. Sono sempre in agguato e possono manifestarsi quando meno te lo aspetti e se non curate in maniera precoce e adeguata diventano la causa principale del dover abbandonare il cammino.
Sono un processo infiammatorio al peritenonio, cioè la “guaina” che riveste il tendine dovuto generalmente l’eccessivo stress meccanico, un sovraffaticamento come nel caso dei pellegrini. Quando il medico diagnostica una fascite plantare significa che il legamento arcuato si è infiammato a causa dell’eccessivo utilizzo. Nella fase precoce la fascite plantare tende a coinvolgere l’inserzione di questo legamento a livello calcaneare causando dolore in quest’area. Successivamente il dolore tende a spostarsi verso l’avampiede migrando lungo tutta la pianta e risparmiando soltanto la punta delle dita (falangi distali del piede).

Nei principianti la scarsa esperienza e lo scarso allenamento possono portare a frequenti “febbri da corsa”, soprattutto se, nell’ottica di bruciare le tappe, l’atleta è portato a tirare a ogni allenamento; nei soggetti molto allenati è invece il sovrallenamento che può portare a un’eccessiva frequenza del fenomeno. Succede anche nel lavoro.

Febbre e dolori muscolari evidenziano un impegno eccessivo e sono la fotografia di un corpo che deve ripristinare il suo stato ottimale. permane dopo 8-12 ore ma anche 24-36 ore!

A causa dell’esistenza di limitazioni fisiologiche che se superate producono sofferenza e danni permanenti, gli Stati stabiliscono delle leggi apposite per impedire ai datori di lavoro di far usare ai lavoratori il proprio corpo in un modo che non si infortuni o venga colto da malattie professionali. Vengono stabilite misure tecniche preventive di sicurezza, relative alle attrezzature, ai dispositivi di protezione individuali e alle procedure di prevenzione nello svolgimento delle operazioni. Ma non tutti sono allergici alla polvere, o sono celiaci.

LIMITAZIONI ECONOMICHE
Ma ci sono anche limitazioni, da un punto di vista esterno al proprio corpo e alla propria mente, come quello economico a una persona che ha 1000 euro in banca non basta voler comprare qualcosa che ne costa tremila per poterlo fare (secondo il motto “volere è potere”), al contrario di quanto accade a una persona che ha 40mila euro in banca, alla quale basta voler comprare la stessa cosa che ne costa tremila per poterlo fare

In uno studio sulle Condizioni per la produzione e il consumo (1857) Ernst Engel notò che, poiché non si può mangiare sotto un certo limite, chi ha un reddito molto basso deve spendere una buona parte per sfamarsi. E poiché non si può mangiare oltre un certo limite, chi ha un reddito molto alto può spenderne solo una piccola parte per gozzovigliare. Dunque, al crescere del reddito la percentuale che viene spesa per sfamarsi decresce, anche se il valore assoluto della spesa può salire per la quantità e la qualità di cibo acquistato dai ricchi. Quindi, in caso di crisi economica le persone sono costrette a convogliare una buona parte del proprio reddito sui generi di prima necessità.

Proprio perché il corpo ha molte limitazioni, ed è fonte di sofferenza, spesso le persone hanno un rapporto di amore e odio col proprio corpo.
Lo odiano se il corpo li fa sentire in certi modi spiacevoli, ad esempio stanchi e assonnati quando non hanno un letto a disposizione per sdraiarsi, riposare i muscoli e addormentarsi, o quando sentono chiudersi gli occhi incitano a chiudere gli occhi quando devono stare aperti per lavorare, sdraiarsi quando devono stare in piedi, con la voglia di stare a letto e non fare altro, di camminare piano quando si deve camminare veloce, quando sono accaldati, sudati e appiccicosi, oppure infreddoliti e così via.

Poiché gli umani hanno la libertà di scegliere di fare qualcosa indipendentemente da cosa il corpo comunica loro di fare con le sue sensazioni (lavorare al pc come la testa dice di fare invece che mangiare come la pancia dice di fare, o defecare, o dormire, o masturbarsi al posto di fare qualcos’altro), gli umani hanno bisogno di conoscere consapevolmente cosa è necessario fare per evitare sofferenza e ricercare piacere.
Partendo da obiettivi generici come “evitare sofferenza” e “trovare piacere” passano a dividere il tempo a disposizione (giorni, settimane, mesi) in grandi categorie di azioni da compiere: riposo, manutenzione (casa, corpo), lavoro, risoluzione problemi (denuncia di smarrimento oggetti), piacere (sesso, dialogo, arte, musica), studio della vita, formazione lavorativa (libri, tutorial, blog, youtubers, forum) e così via. E usano agende e calendari, per ricordarsi di fare qualcosa nel futuro, indipendentemente da cosa si sente si vorrebbe fare quel giorno.

Però le persone devono sacrificarsi e vivono il corpo così com’è, soprattutto per ottenere soldi, per lavoro. Devono alzarsi, andare sotto il sole, a piedi, in bici, in motorino, in auto. Poi lo amano anche, quando si mettono a dormire, quando si rinfrescano, quando ascoltano la musica, si fanno una doccia, quando si mangiano un dolce, quando si guardano un bel film, si grattano, si masturbano, fanno sesso.
Molti umani, quelli non ricchi in genere, devono sviluppare autocontrollo fisico per svolgere in modo sistematico e quotidiano delle azioni, indipendentemente da ciò che sentono di voler fare, nella loro professione.
Negli altri momenti della vita fuori dal lavoro sarebbe inaccettabile una tale costrizione fisiologica, anzi, la spontaneità e la naturalità è osannata all’inverosimile. E poi ci si costringe a stare 8 ore o seduti o in piedi con delle pause di 15 minuti ogni 2, per mesi o anni. Anzi, per 40 anni in teoria, che è il tempo che serve per prendere una pensione. Se infatti le persone non avessero un corpo soggetto a stanchezza, sonno, fame, sete, mal di muscoli, di ossa, danneggiamenti, e non fosse neanche soggetto al desiderio di provare piaceri non relativi ai bisogni primari, non avrebbero nessuna difficoltà a lavorare.

LE VARIE LIMITAZIONI
Le opinioni delle persone sono influenzate da altre persone attraverso ciò che leggono e sentono, e nelle conversazioni che intrattengono. Molti dei propri impulsi, desideri e avversioni sembrano poi nascere naturalmente e istintivamente, e si può soltanto opporre una sorta di veto quando viene il momento di tradurli in azione.
Si può prendere cura del proprio corpo, per esempio andando in palestra e seguendo un’alimentazione sana. Si può decidere cosa comprare nei limiti delle proprie disponibilità finanziarie, e la reputazione di cui si gode tra colleghi, amici e parenti è qualcosa su cui si può intervenire attraverso il dialogo o l’azione.

Le nostre abitudini sono il prodotto delle prime interazioni tra il proprio patrimonio genetico e l’ambiente in cui si trascorre la propria infanzia e la fanciullezza.

Non si può esercitare controllo sul proprio patrimonio genetico (il risultato dell’incontro casuale tra uno degli spermatozoi del proprio padre e uno degli ovuli della propria madre) o sull’ambiente in cui si è stati allevati (fattore altrettanto importante). Ad esempio, da bambini si può mangiare tutto quello che i genitori o i nonni preparano, nella quantità e con la frequenza che essi ritengono opportune.

Una parte importante della propria crescita e di maturazione consiste infatti nell’imparare a esercitare un controllo maggiore sulla propria vita, anche per quanto riguarda le scelte su cosa e quanto mangiare.

LE LIMITAZIONI DEI RAPPORTI CON GLI ALTRI

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Così come siamo limitati dal tempo, dallo spazio, dalle necessità nel poter far sesso con tante persone, siamo limitati anche nel vivere l’amicizia e l’amore con molte persone. nel momento in cui si parla qualcuno, dando attenzione alle sue parole, e formulando risposte alle sue domande o alle su riflessioni, non li si può fare con qualcun altro, bisogna attendere la fine della conversazione per iniziare un’altra. Perciò, più aumenta il numero delle persone che frequentemente si incontra per parlare, fare sesso, darsi affetto, più diventa difficile mantenere la frequenza. Il tempo che si dedica a ogni persona non è prestabilito, e dunque non è eguale al tempo che si dedica a ogni persona. Alcune di queste persone, che hanno forti necessità psicologiche, possono lamentarsi dicendo “non mi cerchi mai, ma cerchi altre persone”. Fondamentalmente si segue una preferenza spontanea a ricercare di più certe persone e meno delle altre, e si crea così una gerarchia d’importanza: i molto amici, i poco amici, i conoscenti.

L’IMPORTANZA DI RICONOSCERE LA DIFFERENZA TRA CONTROLLO E ASSENZA DI CONTROLLO

Poiché la realtà è fatta in un modo per cui ci sono limitazioni nell’agire, nel percepire e nel pensare umano, l’espressione “tutto è possibile” è una sciocchezza, così come lo è “tutto è impossibile”. Dunque, la prima espressione è il motto dei creduloni, non dei dubbiosi, il secondo quello dei disfattisti.

La verità è che il mondo è più divertente e interessante proprio perché “alcune cose sono possibili, e altre no”.

C’è un insieme finito di cose, processi, eventi, capacità su cui si ha controllo e un insieme finito di cose su cui non si ha controllo, e che è falso che tutto è sotto il proprio controllo, ma poiché la mente si crea una rappresentazione indipendente dalla realtà può credere che qualcosa che è sotto il proprio controllo non lo sia, e qualcosa che non è sotto il proprio controllo lo sia, o addirittura che “tutto è sotto il proprio controllo” o “niente è sotto il proprio controllo”. L’umiltà è appunto la virtù per la quale l’uomo riconosce i propri limiti, rifuggendo da ogni forma di superbia.

E infatti facendo esperienza si è molto interessati a memorizzare su quali fenomeni della vita sui quali si ha controllo e su quali non si ha controllo, per evitare di perdere tempo e speranze su quelli che non si può controllare.

Ma gli esseri umani possiedono una strana tendenza a preoccuparsi e indirizzare le loro energie proprio su quelle cose che non sono in grado di controllare.

Si dovrebbe invece prestare attenzione a quei termini dell’equazione che si possono condizionare o influenzare, quindi concentrare la propria attenzione e indirizzare i propri sforzi laddove si ha maggior possibilità di controllo, per poi lasciare che l’universo segua il suo corso. In questo modo si riuscirà a risparmiare energie, evitando al contempo molte preoccupazioni.

Pertanto deve essere la ragione a giudicare e correggere certe rappresentazioni non attinenti alla realtà.

La disciplina del desiderio (detta anche accettazione stoica) concerne la distinzione fra ciò che è opportuno e ciò che non è opportuno volere ed è a sua volta determinata dal fatto che esistono cose che sono in nostro potere e altre che non lo sono.
Possiamo comprendere questa fondamentale ripartizione approfondendo le nostre conoscenze sui meccanismi che regolano il funzionamento del mondo, poiché soltanto chi non ha studiato la fisica commetterebbe l’errore di pensare di poter controllare più di quanto è in suo effettivo potere (diventando pertanto vittima delle proprie illusioni).

La temperanza consisterebbe appunto nel regolare i propri desideri perché siano commisurati con quanto ci è possibile ottenere.

Si dovrebbe mettere in pratica il concetto socratico del “conosci te stesso”. Conoscere le proprie capacità fisiche e psicologiche significa anche conoscere i propri limiti; ignorarle, o peggio ancora, illudersi riguardo a esse, può invece essere estremamente pericoloso.
Si dovrebbe sempre essere profondamente consapevoli di ciò che ci è possibile fare, consci del fato che ciò non dipende soltanto dalle proprie capacità ma anche dalle particolari (e mutevoli) condizioni fisiche e sociali in cui di volta in volta ci si viene a trovare.
Bisogna quindi allenarsi a capire quando si perde la consapevolezza delle proprie capacità in rapporto alle proprie attività:
si deve formare un sistema di allarme interno che dica quando è il momento di smettere di soffrire e di cominciare (o ricominciare) a prendere l’iniziativa.

 

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In Mattatoio N.5, del 1969, Billy tiene incorniciata alla parete del suo studio di optometria sulla Terra una preghiera: “Dio mi conceda la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso, e la saggezza di comprendere sempre la differenza”.
Si tratta del testo della preghiera della serenità, che simboleggia il fine ultimo della ricerca del protagonista del libro: Billy desidera la serenità sopra ogni altra cosa e pensa di poterla ottenere riconoscendo che il passato non può essere cambiato e che è possibile intervenire solo sul presente.

Una ammissione che esige coraggio.

Il testo della preghiera, almeno nella sua forma più recente, è attribuito a Reinhold Niebhur, un teologo statunitense che cominciò a usarlo nei propri sermoni a partire dal 1934.

Il medesimo concetto è stato espresso da diverse culture lungo i secoli. Il filosofo ebreo Shelomoh ibn Gabirol lo formulò: “è stato detto.: Principio della sapienza è capire ciò che è e ciò che non può essere e consolarci accettando ciò che non possiamo cambiare.

Anche Santideva, filosofo buddhista vissuto nell’VIII secolo, scrisse qualcosa di simile: “Se esiste un rimedio per una preoccupazione, perché scoraggiarsi? E se invece non c’è soluzione, perché abbattersi?”.

Ma di questo principio esiste una versione ancora più antica, che si ritrova nelle Diatribe di Epitteto (“Bisogna rendere migliore quel che è in nostro potere, e delle altre cose usare come richiede la loro natura”) sia all’inizio del suo Enchiridion o Manuale.

Uno dei modi per riuscire a non confondere a quale categoria appartiene un fenomeno della vita è farsi una lista mentale, o anche scritta, di ciò che si può controllare e ciò che non si può controllare, e ogni volta che accade qualcosa controllare se quell’evento fa parte di una o dell’altra lista.

Bisogna comprendere che rinunciare al piacere di una credenza rassicurante per conoscere la realtà non è uno svantaggio. Probabilmente queste credenze contrarie alla realtà hanno l’effetto psicologico piacevole di evitare ansia e angoscia nel pensare che su certi eventi non si ha potere o si ha un potere ridotto, ma allo stesso tempo hanno anche l’effetto psicologico di giustificare il disinteresse per le sofferenze nei confronti degli altri, poco o molto bisognosi di aiuto, dal momento che se lo hanno scelto loro di avere tutti i problemi che hanno non c’è da dispiacersi o da aiutare o da riflettere.

Si può spiegare il motivo per cui certe affermazioni che negano l’esistenza di limitazioni umane circolano ipotizzando che le persone hanno bisogno di credere a ciò che non c’è per fuggire mentalmente da ciò che c’è, ma anche per ottenere dei vantaggi.
Chi scrive libri automotivazionali ha interesse a far credere ai propri potenziali lettori e ai lettori effettivi che le espressioni “volere è potere”, “se vuoi puoi”, o “basta volerle le cose per ottenerle” siano affermazioni vere, perché così i lettori, provata l’ebrezza del credere di potersi sollevare dall’oscurità e dalla miseria alla fama, acquisteranno i loro libri e loro potranno spendere i soldi guadagnati tramite libri e corsi annessi per procurarsi piacere. Lo stesso interesse ce l’hanno le aziende.

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In certi casi, l’impossibilità a ottenere un risultato non dipende dalle leggi della natura ma dalle leggi degli umani. Come ad esempio il corrispondere a certe caratteristiche prescelte. E in quei casi chi vuole assolutamente ottenere un risultato, soprattutto se trova ingiuste le leggi degli umani, può ricorrere alla mistificazione della percezione altrui: Fargli credere vero qualcosa che è falso.

Gattaca – La porta dell’universo è un film di fantascienza, del 1997 di Andrew Niccol,
Accostata al filone del biopunk: legata ad aspetti sociologici e psicologici, è ambientata in un futuro prossimo in cui sono emerse nuove lotte di classe tra chi è nato programmato
geneticamente e chi è venuto al mondo con un patrimonio genetico naturale.

Per scelta volontaria di sua madre che “si affidò a dio invece che al genetista”, Vincent viene concepito in modo naturale.
Fin dalla nascita gli vengono diagnosticate affezioni neurologiche, mania depressiva, sindrome ipercinetica, cardiopatia, soggetto a morte prematura, aspettativa di vita 30 anni.
Vincent studia costantemente, e conosce praticamente a memoria tutti i libri di testo per l’esame di ammissione per entrare a Gattaca, l’ente aerospaziale responsabile delle missioni interplanetarie, ma sa di non poter superare l’analisi genetica che verrà effettuata sul suo sangue che è il prerequisito per riuscire nell’impresa: una pratica formalmente illegale, ma che tutte le aziende, aggirando la legge con la scusa di un comune esame anti-droga, mettono sistematicamente in atto.

Così Vincent decide di accostare alla forza di volontà nell’allenare mente e corpo a corrispondere al massimo grado alle richieste dell’ente aereospaziale la menzogna.
Con l’aiuto di un misterioso individuo, Vincent decide di “comprare” l’identità di Jerome, un ex atleta valido nato geneticamente perfetto ma che, divenuto paraplegico a seguito di un incidente, si è ritrovato completamente estromesso da un mondo che richiede la perfetta idoneità fisica.
Contando su una vaga somiglianza fisica, Vincent si sottopone clandestinamente a diversi interventi chirurgici e ad allenamenti intensivi, riuscendo a nascondere giornalmente la sua vera identità attraverso l’uso di sacche di sangue e urina di Jerome, che presenta alle analisi.

LA STANCHEZZA
FAI UNA VITA TROPPO SEDENTARIA. Il grasso che si accumula nell’organismo non solo richiede più energia per “essere portato in giro”, ma rilascia leptina, un ormone collegato a un maggior senso di fatica percepito. Chi è sovrappeso ha anche più alti livelli di infiammazione cronica. Non c’è da stupirsi quindi, se dopo solo sei settimane di esercizio fisico moderato le persone riportino maggiori livelli di energia. Chi fa sport regolarmente riporta in genere anche una migliore qualità del sonno, a parità di ore dormite.

BEVI TROPPO CAFFÈ. La caffeina contrasta l’attività dell’adenosina, un composto chimico che agisce da naturale sedativo nel sistema nervoso centrale, accumulandosi durante il giorno e facendoci venire sonno la sera. Al mattino può darci “la spinta” necessaria, tuttavia consumare caffè o bevande energizzanti meno di sei ore prima di dormire può influenzare la qualità del sonno. Spesso, non a caso, chi non assume caffeina si sente più riposato al risveglio.

HAI BEVUTO POCA ACQUA. L’idratazione è indispensabile per il mantenimento dell’attenzione: è sufficiente una diminuzione dell’1,5% dei liquidi nell’organismo per registrare un calo nella concentrazione. Quando l’acqua scarseggia il sangue si fa più denso e i nutrienti arrivano ai muscoli e agli organi (cervello incluso) più lentamente. Fortunatamente, una disidratazione pari al 2% è sufficiente a farci avvertire la sete, e correre ai ripari.

NON SEGUI UNA COSTANTE ROUTINE. Dormire fino a mezzogiorno nei weekend rende estremamente difficile adattarsi di nuovo agli orari “da ufficio” in settimana. Se avete arretrati di stanchezza da recuperare, piuttosto concedetevi pisolini di 20 minuti tra sabato e domenica, cercando però di svegliarvi a orari non troppo diversi da quelli feriali. A lungo andare, sarà più rigenerante.

SOFFRI DI ANSIA O DEPRESSIONE. La spossatezza è uno dei primi sintomi del disturbo d’ansia generalizzato: preoccuparsi costantemente degli esiti delle proprie decisioni o di che cosa pensano gli altri può risultare fisicamente estenuante. Inoltre, chi ha disturbi di ansia o depressione, fa più fatica a dormire, spesso soffre di insonnia o non trova il sonno rigenerante, anche se – in caso di depressione – si può dormire anche più del solito.

OTTIMISMO E PESSIMISMO NELLA PREVISIONE DEL FUTURO
Nel prevedere quanto tempo durerà nel futuro un evento negativo accaduto (cioè capace di produrre sofferenza in chi lo vive), o nel prevedere che effetti futuri produrrà quest’evento già accaduto (uno svantaggio, una difficoltà, un trauma), o nel prevedere quali effetti produrrà il compimento di un’azione ancora non compiuta (una affermazione non fatta, una scelta non presa, un comportamento non attuato) ognuno deve usare gli strumenti mentali che ha in testa e le informazioni che percepisce fuori di sé per stabilire se sia più o meno probabile una o l’altra possibilità. La stessa cosa accade nello spiegare cosa è accaduto e perché è accaduto e trarne una conclusione, ognuno deve usare i suoi strumenti mentali. Un evento x (una o più liti coniugali) potranno essere collegati ad eventi y negativi futuri (il divorzio, la ricerca di un amante), oppure potranno collegare gli eventi presenti a qualcosa di neutro o positivo.

Una volta ipotizzato l’andamento futuro di un evento, gli altri possono giudicare questo pensiero (“corretto”, “scorretto”, “probabile”, “improbabile”, “possibile”) soprattutto se l’ipotesi fatta è che uno o più bisogni e desideri non verranno soddisfatti per qualche motivo. Ad esempio: “non troverò una persona che mi ami, nei prossimi anni, o mai”, “non troverò un amico che non mi abbandoni mai all’improvviso per futili motivi”, “non troverò un lavoro in cui io non venga sfruttato e sovraccaricato, nei prossimi anni, o mai”.

Nel giudicare le ipotesi fatte pubblicamente, ad esempio a un amico, riguardo al futuro, o le spiegazioni date riguardo alle cause di eventi presenti, le persone possono utilizzare parole come “ottimista” e “pessimista” o “positivo” e “negativo”. Da questo deriva che il modo in cui si spiega a sé stessi gli eventi può rendere impotenti perché si crede che qualsiasi cosa si farà non potrà cambiare nulla in meglio oppure dare la forza di fronte a un’aversità, ad esempio una momentanea sconfitta.

C’è chi tende a credere che un evento brutto porterà sempre a un evento ancora più brutto e chi invece tende a credere che porterà a un evento neutro e si risolverà e chi a non immaginare nulla se non ha sufficienti informazioni per farlo.
in gran parte non possiamo prevedere il futuro e gli effetti che avranno le nostre azioni. quindi essere certi che le cose andranno male se si cerca di far qualcosa non è sempre la via giusta. in alcuni casi è certo, mentre in altri non si hanno sufficienti informazioni per fare previsioni negative, e pensare che gli effetti saranno negativi, e di che intensità, e saranno permanenti e inaccettabili, diventando passivi e letargici, stanchi.

Se ci si spiega gli eventi pensando siano permanenti (“durerà per sempre”) e pervasivi (“sta mettendo a repentaglio tutta la mia vita”) ci si creeranno aspettative sul futuro coerenti. Per esempio, se si viene rifiutati da qualcuno che si ama, si può dire a sé stessi “Le donne/gli uomini mi disprezzano” (spiegazione pervasiva) e “nessuno starà mai con me” (spiegazione permanente). In questo caso, entrambi i fattori, permanenza e pervasivitià, creeranno in sé l’aspettativa di un costante rifiuto, e cioè non solo da pare della persona che si è allontanata, ma anche da parte di qualsiasi altra di cui si potrebbe avere desiderio.

Dal momento che senza una definizione una parola è inutilizzabile per comunicare tanto quanto un rumore di una pietra che cade bisogna per prima cosa capire cosa significhino queste due parole.

Secondo il dizionario il pessimista “ha o manifesta un atteggiamento di accentuata sfiducia nei confronti degli aspetti attuali o dei possibili svolgimenti di una situazione”.
L’ottimista invece “è chi è portato a considerare, giudicare e prevedere gli avvenimenti nel modo più favorevole”.

Questi due modi di interpretare gli eventi presenti e futuri hanno conseguenze importanti.

Chi rifiuta in assoluto la possibilità di essere pessimisti, inteso come “manifestare un atteggiamento di accentuata sfiducia nei confronti degli aspetti attuali o dei possibili svolgimenti di una situazione” come se fosse un errore di ragionamento, dicendo all’altro “sei pessimista”, con questo rifiuto implica la necessità di credere in due possibili rappresentazioni del mondo:
1. che le situazioni non possano svolgersi nel modo opposto ai propri bisogni e desideri.
2. che se anche le situazioni si svolgeranno in modo opposto a bisogni e desideri si debba comunque fare previsioni a priori conformi ai propri bisogni e desideri.

Nonostante la verità che “non tutto è possibile” i creduloni del “tutto è possibile” criticano aspramente chi al contrario crede che “non tutto è possibile”, e soprattutto chi evidenzia le limitazioni che ci sono nell’agire, soprattutto le limitazioni nelle ipotesi fatte da chi crede che invece “tutto è possibile”. “no, quello che dici non è possibile”. Gli epiteti usati sono spesso “sei negativo” o “sei pessimista”.

Credere che le cose andranno bene anche se le informazioni disponibili portano a dedurre che andranno male è stupido. Ed effettivamente c’è chi malgrado tutti gli sforzi nel tentare di abbandonare la speranza non mi riesce di mettere insieme due giorni di fila senza nutrire qualche speranza, riguardo l’amore, il lavoro, le amicizie, le passioni. Un caso cronico di bicchiere mezzo pieno.

Ad esempio, un credente del “tutto è possibile” potrebbe dire “ah, per risolvere quel problema prova a fare così” e l’altro invece di rispondere “hai ragione, posso farlo!” può rispondere “ma per fare quella cosa servirebbe quest’altra cosa che non ho, dunque non posso farlo”. Così l’altro può dire “lo puoi fare, ma sei una persona negativa e quindi credi che non lo puoi fare”.
Addirittura arrivano anche a smettere di frequentare le persone che negano sia tutto possibile, e a circondarsi solo di creduloni simili a loro. Fatto che in realtà dimostra che non si è del tutto liberi, ad esempio liberi di essere amici di chiunque, liberi di accettare che l’altro abbia credenze diverse, e faccia previsioni diverse, ma che al contrario dimostra che spesso, chi crede di poter fare tutto, è persino costretto ad essere amico solo dei propri simili e a non rendersi contro delle proprie contraddizioni.

Non solo tutti gli individui hanno limitazioni di ogni genere, ma ognuno ne ha diverse dagli altri. Di conseguenza quello che può riuscire a fare qualcuno non può farlo qualcun altro, e viceversa.

La definizione data dal dizionario non coincide con la definizione data da tutte le persone che utilizzano certe parole.
Secondo alcuni i pessimisti sarebbero caratterizzati dalla tendenza a credere che eventi negativi attuali dureranno molto tempo, distruggeranno tutto e siano la conseguenza di colpe proprie.
Gli ottimisti tendono a credere che la sconfitta sia solo temporanea e che le sue cause siano circoscritte ad uno specifico evento. Gli ottimisti credono che il fallimento non sia la conseguenza dei propri errori, ma delle circostanze, della sfortuna o dell’azione di qualcun altro. Gli ottimisti non si scoraggiano dopo una sconfitta. Percepiscono una situazione negativa come una sfida da sostenere strenuamente.

Al contrario di quanto sostengono molte persone per cui si dovrebbe sempre immaginare che le cose andranno al meglio (oppure si è pessimisti e negativi) farsi delle rappresentazioni negative del futuro può rivelarsi utile. L’idea di fondo, accolta nelle moderne terapie di psicologia cognitivo-comportamentale e altre
discipline simili, è quella di pensare costantemente ai possibili esiti sfavorevoli di una situazione, ripetendo a sé stessi che in realtà essi non sono così negativi come sembrano, perché si possiedono le risorse interiori per affrontarli.
Questo esercizio, veniva chiamato dai romani praemeditatio malorum (letteralmente “previsione dei mali”).
Anticipare situazioni negative porta a immaginare anche possibili soluzioni e diminuisce la paura che si prova nei loro confronti e prepara psicologicamente ad affrontare un’eventuale crisi nel momento in cui questa si presenti. Ma la praemeditatio malorum possiede anche un altro aspetto positivo, poiché alimenta un rinnovato senso di gratitudine e riconoscenza per tutte quelle volte in cui non ci è successo nulla di male.


LE POSSIBILITà DELLA MENTE E DEL CORPO LIMITATE DALLA MANCANZA DI VOLONTà

La mente e il corpo hanno molte possibilità di azione, e non solo limitazioni.
Spesso titoli di libri o videocorsi che riportano affermazioni assoluto e piacevoli da sentire come “se vuoi puoi” in realtà presentano un contenuto molto diverso, che si pone l’obiettivo di modificare qualcosa della propria vita che è modificabile, anche se con fatica. Ma è molto diverso dire che “tra le cose che si possono fare, se si vuole si può sopportare la fatica fisica e psicologica per realizzarle” rispetto a “se vuoi puoi”. Infatti, è vero che a volte non si fa ciò che si può fare, perché faticoso o perché comporta ansia, paura e dolore, anche se sarebbe benefico e ci si può riuscire.

LA CREAZIONE DI FUGHE VIRTUALI E TEMPORANEE DALLE LIMITAZIONI DEL CORPO

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Gli schermi ancora più grandi rispetto a quelli dei portatili sono riservati al tempo libero, spesso serale, nel quale si ritorna a casa da lavoro stanchi e con il desiderio di riposarsi e pensare a tutt’altro rispetto al lavoro: giganteschi televisori HD con occhiali 3D e mixer 5 canali trasportano le persone in altri mondi attraverso film e telefilm, facendo riempire il tempo libero che resta dagli attori, ossia da persone estranee che recitano personaggi solitamente inventati, la cui caratterizzazione è frutto di un lungo impegno e la cui presenza nelle case è frutto dei media.

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Proprio perché le limitazioni del corpo sono molte e alcune insuperabili, ma la mente desidera ciò che non ha e anche ciò che non può ottenere con il proprio corpo (l’assenza di stanchezza, l’immortalità, o il resuscitare temporaneamente per far giustizia chi ci ha uccisi e ha ucciso anche chi amavamo e così via), spesso questi limiti sono difficili da accettare psicologicamente, e si cerca dei modi per fingere di superarli.

C’è un certo tipo d’arte (letteratura e cinema) che è da sempre utilizzata in modo illusorio e autoconsolatorio, come fuga mentale dalle limitazioni del corpo, un pò come si fa con gli stupefacenti, e infatti letteratura e cinema di questo genere fanno grandi incassi, come gli stupefacenti. Infatti, se la religione è l’oppio dei popoli, lo possono essere anche la letteratura e il cinema, anche se politicamente corretti.

Questa tipo di letteratura e di cinema rappresentano la realtà abbellendola di gradi molto alti, anche quando racconta situazioni tragiche, e dona così grande piacere alle persone stanche, e annoiate dalle leggi della vita, che dedicano alcune ore delle proprie giornate libere da impegni come il mantenimento del proprio corpo, della propria casa, dal guadagno di soldi, alla visione di questi film, per poi finito il film ricominciare a lavorare per guadagnare soldi, fare spesa, cucinare, riordinare casa e così via.

Questo tipo di cinema mostra persone che col semplice desiderio di fare ciò che è fisicamente impossibile fare col proprio corpo, o psicologicamente improbabile fare, riescono a farlo, al contrario di quello che succede nelle vite di chi li guarda.
A volte rappresenta uomini che allenando i propri muscoli riescono a sollevare carichi incredibili, o a resistere a urti e colpi traumatici, e quasi sempre l’uso dei superpoteri dei fumetti o dei film di fantasia, implica di per sé una chiara violazione delle leggi note della fisica e richiede una sospensione deliberata e volontaria dell’incredulità.
La supervelocità, come Flash e Johnny Quick. Grazie alla sua capacità di correre velocissimo, Flash è stato spesso rappresentato mentre afferra proiettili che gli vengono sparati addosso, nonostante un essere umano senza superpoteri può correre a velocità intorno ai 24 km/h. La capacità di volare, che Batman acquisisce tramite mezzi inaccessibili alle persone, e che Superman ha fisiologicamente, la superforza, che hanno sia Superman che Capitan America, che permette loro di piegare l’acciaio a mani nude. O il superudito, o il superrespiro e così via.

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Anche quando il supereroe non è dotato di superpoteri, come Batman, fa affidamento su uno straordinario allenamento fisico, spirituale e psicologico e un equipaggiamento all’avanguardia che protegge il corpo del supereroe e amplifica le sue capacità, ovvero la più avanzata tecnologia esistente sul pianeta, grazie anche alle sue risorse economiche pressoché illimitate, e rimane comunque qualcosa di irraggiungibile, seppure pensabile. Ma anche in questo caso la recitazione e la resa cinematografica pur rappresentando una situazione possibile risulta essere irrealistica perché inserisce scene impossibili, come cadute da palazzi senza fratture o morti certe.

Non è infatti necessario rappresentare una storia di che viola apertamente le leggi della natura per rappresentare qualcosa di impossibile, ma anche una storia fatta di poliziotti o agenti segreti, che usano armi, usate anche dalle persone reali che sottostanno alle leggi della natura, può essere inverosimile, come accade in moltissimi film d’azione, ad esempio Die Hard, Mission Impossibile, 007, o Speed, dove certe scene sono fisicamente possibili senza schianti d’auto, esplosioni, feriti e morti, solo perché macchine, cavi invisibili, stuntman, e nascosti agli spettatori le rendono possibili. Tra l’altro le prestazioni che vengono descritte nei libri di 007 di Fleming sono in chiaro contrasto con la quantità di alcool consumata da James Bond. Le prestazioni, fisiche, mentali e senza dubbio anche sessuali a cui si fa riferimento sono in chiaro contrasto con il numero di drink a cui 007 è abituato. È un personaggio di fascino, sempre pieno di donne. Niente a che vedere con lo stile di vita di un alcolista.

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A ricordare che gli avvenimenti visti al cinema sono falsi anche a livello di contenuto e non semplicemente falsi perché riprodotti su un sopporto visivo che non è la realtà, c’è il fatto nonostante gli umani siano riusciti a creare dispositivi che per qualche ora danno l’illusione che il mondo sia diverso da come è, al contrario dei personaggi di fantasia, le persone che si fanno riprendere dalle telecamere per fingere di essere supereroi, gli attori, a volte si feriscono o muoiono. E quindi molte persone nella storia sono morte per permettere ad altre persone di poter vedere film al cinema o a casa in cui persone fingono di fare qualcosa che non possono fare.

Da un punto di vista fisiologico, nel cinema, per dare l’illusione che un personaggio faccia qualcosa di fisicamente difficile e rischioso o impossibile vengono utilizzati gli Stuntman, ovvero acrobati particolarmente esperti nel fingere cadute, tuffi, salti e scene pericolose in genere (in inglese stunts). Nei film, in particolare d’azione, i cascatori fanno da controfigura agli attori protagonisti nelle scene più pericolose.

C’è una lunga lista d’incidenti, spesso mortali, nel cinema:

Dopo aver ottenuto il ruolo dell’Uomo di latta nel film del 1939 Il Mago di Oz, l’attore Buddy Ebsen scoprì che era allergico al trucco utilizzato per il suo costume, e dopo aver inalato la sostanza argentea per dieci giorni di riprese, è finito in ospedale con un polmone collassato. Soffrì di problemi di respirazione per il resto della sua vita.
Durante le riprese del film Harry Potter e i Doni della Morte, David Holmes (controfigura di Daniel Radcliffe) è rimasto paralizzato dopo una caduta che ha gravemente ferito la spina dorsale.
Durante le riprese di una scena di lotta per il film del 1989 “Cyborg”, Jean-Claude Van Damme ha accidentalmente pugnalato la sua co-star Jackson “Rock” Pinckney nell’occhio. Pinckney ha perso una vista all’occhio e ha citato in giudizio Van Damme: ha ricevuto 487.500 dollari di danni.

E, come già detto Brandon Lee, figlio di Bruce Lee, è stato ucciso accidentalmente durante le riprese del Corvo.

Da un punto di vista cognitivo, e fonetico, anche le battute dei personaggi sono possibili perché sono state pensate dagli sceneggiatori, che hanno passato del tempo, scritto e corretto, si sono consultati con altri per per stabilire quale fosse la cosa giusta da dire, senza considerare l’abilità nel dirla degli attori e dei doppiatori, che hanno studiato per dire tutto in modo chiaro, e con i tempi richiesti da un film, mentre la maggior parte delle persone reali non riuscirebbe a parlare in modo così affascinante e convincente come nei film.

Sicuramente può affascinare l’idea di poter somigliare a un personaggio di un film come fosse la forma perfetta che un triangolo o un quadrato non potrà mai essere.

Infatti, i bambini spesso pensano che qualunque cosa si possa immaginare con la mente, o ancora meglio mostrare attraverso un film deve esistere, e che quindi con impegno potrebbero diventare i personaggi che vedono sul monitor, come Batman o Superman, salvo poi scoprire da grandi che anche azioni ritenute infinitamente più realistiche, possibili e semplici rispetto a quelle degli eroi dei film, come fare spesa, cucinare, lavare i piatti, pulire a terra, rifare il letto, lavare i vestiti, andare a lavoro, stare in piedi tutti il giorno, mantenere il posto, cercare lavoro, rimanere senza l’amore del partner, sopportare la paura del futuro, le crisi depressive, e la voglia di sparire dalla vita, possono essere azioni difficili da realizzare (tutte insieme o singolarmente e tutti i giorni) e a volte impossibili.

Come la canzone Bombs dei Faithless:
“We think we’re heroes
We think we’re kings
We plan all kinds of fabulous things”

Nel romanzo, come nel film, Fight Club scritto da Chuck Palahniuk, il personaggio dominante Tyler Durden dice “Noi siamo i figli di mezzo della storia, cresciuti dalla televisione a credere che un giorno saremo milionari e divi del cinema e rockstar, ma non andrà così. E stiamo or ora cominciando a capire questo fatto.”

Ovviamente un adulto che a differenza di un bambino ha scoperto l’ulteriore illusione dei film di fantasia rispetto ai film realistici può continuare a guardare certi film, allentando la tensione provocata dalla realtà, senza prenderli a modello, né tantomeno crederci, o eclissare gli altri tipi di fruizione attinenti alla realtà, e regolando il tempo dedicato per non sottrarlo in modo massiccio a fruizioni piu’ importanti. Non solo film realistici ma soprattutto saggi, documentari, e documenti storici, così come corsi, tutorial, conferenze e così via.

LA CREDENZA IN POTERI SOPRANNATURALI COME FUGA MENTALE DALL’ESISTENZA DEI LIMITI FISIOLOGICI

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I libri/film possono aggiungere idee mai sentite prima, interpretazioni della bibbia, dei poteri paranormali, dei vampiri e così via. E ovviamente vengono giudicati diversamente in base alle persone. Le persone che sono già propense a credere a qualcosa di antiscientifico e irreale poiché non sopportano il dolore provato nel pensare che le realtà sia in un certo modo avranno nuove conferme alle proprie idee irrealistiche e anche nuove idee con le quali evadere dalla rappresentazione delle realtà corretta, le altre persone che invece non sono propense avranno un nuovo film da scartare dalla lista dei libri/film da rivedere e da consigliare.

Rispetto a una sniffata di coca, oppure a una iniezione di eroina un libro/film trasmette una rappresentazione del mondo che le sostanze non possono trasmettere. Dunque, il libro/film non produce danni fisiologici in sé, a meno che non si leggano/vedano 10 ore al giorno tutti i giorni nel qual caso la vista e la schiena ne risentiranno, ma producono una errata rappresentazione del mondo che può portare a conseguenze emotive e fisiche negative, poiché agire in base a un’errata rappresentazione produce spesso azioni inefficaci o pericolose. Dunque sicuramente si tratta di un fattore di rischio e non di una conseguenza automatica, il vedere certi film.

In certi casi i “poteri” di cui molti personaggi di film sono dotati pretendono non solo di essere creduti reali solo per quelle ore di durata del romanzo/film, come nei casi di altri film di fantasia come Superman, e tanti altri, ma pretendono di essere creduti reali anche nella realtà al di fuori dei cinema, anzi, il mondo di Superman o Harry Potter non sarebbe reale mentre quello dei sensitivi lo sarebbe, e che quindi non tutto ciò che si può immaginare con la mente esiste, ma solo delle immaginazioni certificate dalle varie sette e chiese.
Anzi, poiché la magia e i suoi trucchi rappresentano una religione casalinga, e la religione e i suoi miracoli costituiscono una magia istituzionalizzata, le due imprese competono per la stessa nicchia ecologica.
Lo conferma una lettera del 2003 in cui il futuro Benedetto XVI scriveva che quelle di Harry Potter “sono subdole seduzioni che corrompono la fede nell’anima dei giovani ancor prima che si sia completamente formata”.

MORTE E AL DI Là

I romanzi/film sui poteri della religione istituzionalizzata aumentano la carica emotiva e il sollievo che provano le persone nello sperare che ci sia qualche possibilità che il proprio corpo non abbia le limitazioni che ha, ma ad esempio possa comunicare con i vivi da morti e comunicare con i morti da vivi, e che i morti, o gli angeli, possano agire sulla realtà, o che i corpi morti possano addirittura resuscitare (arrivando anche a malinterpretare gli zombie di Romero come qualcosa di possibile e non una semplice metafora o espediente tecnico), e che infine il mondo non sia come è.

La religione, la letteratura, il cinema forniscono rappresentazioni mentali riguardo la morte che sono apertamente antiscientifiche, poiché la scienza dimostra che non si può comunicare con i morti, né tantomeno i morti possono agire sulla realtà, perché quando si muore non c’è niente.

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Ma proprio perché esistono certe credenze legate alla morte in genere, quando una persona muore, si viene invitati da parenti e amici a presenziare al funerale il giorno dopo la morte. Un rito celebrato in genere al cospetto della salma con la partecipazione di alcuni individui appartenenti al gruppo sociale di riferimento (famiglia, cerchia delle amicizie del defunto, conoscenti, colleghi, etc.) in una chiesa in cui qualcuno racconta storie sull’anima e sull’aldilà.

A volte, guardare nei film i sensitivi rappresentati che parlano con i morti, può aiutare alcune persone che qualcosa ci sia al di là, ma i loro sono spesso poteri indotti da qualche forma di schizofrenia infantile, e si manifestano in una fantasiosa forma di spiritismo voodoo, che permette loro di mettersi in comunicazione con i morti legati a una persona di cui il personaggio abbia toccato brevemente le mani.

Alcuni registi presentano questi film da loro fatti come un atto di coraggio di fronte al silenzio di cui la società moderna circonderebbe l’aldilà, e questo aiuta ulteriormente alcune persone a credere che tutto ciò possa essere reale.
Ma in molti luoghi, l’atto di coraggio consisterebbe nell’affermare che la credenza nell’aldilà e negli spiriti è una forma di superstizione nel migliore dei casi, e un sintomo di psicosi nel peggiori.

Queste amenità fanno semplicemente ridere le persone di buon senso, che si basano sui fatti e non sui desideri, per descriversi la realtà. Ma sono prese seriamente da chi sia rintontito dai martellanti indottrinamenti religiosi, filosofici e letterari che ripetono in tutte le salse che la realtà sensoriale non solo non è tutto, ma non è nemmeno la vera realtà. E che l’aldilà non solo esiste, ma è popolato di entità con le quali alcuni possono entrare in contatto diretto, che possono invocare attraverso pratiche magiche, religiose o laiche.

In realtà chiedersi cosa c’è nel mondo al di là è insensato, allo stesso modo del chiedersi cosa c’era prima del big bang. Le nostre categorie, di vita o di tempo, hanno senso solo all’interno di questi contesti.
Il concetto di prima o dopo si applica a un mondo in cui esista il tempo, che secondo il modello standard viene in essere col big bang: dunque, non ha senso chiedersi cosa ci fosse prima di esso. E, sempre allo stesso modo, il concetto di vita si applica agli organismi di questo mondo: anzi, di questa terra. Dunque, non ha senso applicarlo a un supposto al di là. Ma nemmeno a situazioni fisiche radicalmente diverse da quelle della terra.

Stupido pensare che, poiché ci sono cose che non si può percepire con i sensi (ad esempio lo spettro di luce non visibile) allora esiste qualunque cosa si può immaginare con la mente. La realtà rimane oggettiva anche quando non è sensibile, e scambiare il possibile della metafisica, della teologia e del paranormale con l’esistente nel mondo esterno configura un disturbo delle capacità cognitive che va sotto il nome di psicosi.

Quando qualcuno muore si soffre perché non potrà più gioire della vita e non si potrà più gioire della sua presenza, e allo stesso tempo si ha paura per chi se ne dovrà andare e per sé stessi.

Per mostrare dove sia l’errore di ragionamento nel preoccuparsi del dopo la morte si può citare Woody Allen, che ha scritto in Rivincite (1971): “Non credo nell’aldilà, ma comunque mi porto un cambio di biancheria”. E in Senza piume (1975): “Il principale problema della morte è la paura che non ci sia l’aldilà: un pensiero deprimente, soprattutto per chi si è preoccupato di radersi prima di morire. Un’altra paura è che l’aldilà ci sia, ma nessuno sappia indicarti dove si svolge”.
Pensare alla biancheria o alla barba a proposito dell’aldilà può sembrare stupido. Ma già Lucrezio aveva notato nel De rerum natura che la vera stupidità sta nel “credere che da morti avremo le stesse preoccupazioni che da vivi”. Il fatto è che “non riusciamo a immaginare il nostro cadavere insenziente e ci immaginiamo invece essere al suo posto, attribuendogli le nostre sensazioni”.
La saggia visione di Lucrezio (e delle neuroscienze) è che l’anima, essendo una funzione del corpo, non è immortale e alla fine si dissolve. Che la morte non è nulla per i vivi e non ci riguarda. Che le paure del “dopo” derivano dall’immaginare il proprio cadavere come se fosse ancora vivo. Che dovremmo andarcene felici di aver vissuto, perché l’inferno è solo una trasposizione delle pene della vita (freddo, eccessivo calore, ferite, pericoli, sofferenza psicologica). E che queste ultime derivano spesso dal vivere stupidamente senza conoscere la realtà.

VIVERE IN MODO SENSATO LA MORTE DI QUALCUNO
Poiché l’anima e l’al di là sono concetti insensati, si dovrebbe abbandonare certi modi di interpretare e vivere la morte di qualcuno, perché ci sono altri modi più sensati per vivere la morte di qualcuno. Uno dei motivi per cui può essere utile scrivere la storia della propria vita è che quando qualcuno muore, che sia per suicidio, per malattia, per incidente, per vecchiaia sarebbe molto più interessante e utile a chi rimane in vita e vuole ricordarlo leggere una sua autobiografia, nella quale sono inserite fotografie e video della sua vita, che presenziare a un funerale in una chiesa in cui qualcuno racconta storie sull’anima e sull’aldilà.
In qualche modo un Social Network, che mantiene i suoi contenuti anche alla morte del/della suo/a proprietario/a, espleta anche questa funzione di ricordo nei confronti delle persone che non hanno fisicamente con sé dei ricordi da poter leggere, vedere e ascoltare, e possono quindi ricordare qualcuno tramite dei mezzi anche se non ha raccolto direttamente materiale di sé con l’intento di lasciarlo a chi rimane in vita.
In quel momento, tutti quelle condivisioni che quotidianamente sono state condivise che avevano poco valore poiché si pensava che ci sarebbe stato ancora molto altro tempo assumono un altro tipo d’importanza, e si vorrebbe trovarci indizi di qualcosa che non si era conosciuto, che non si era capito, che si era sottovalutato.
Si può contemplare tutto ciò, essere felici che quella persona abbia vissuto tutto ciò, riflettere sul fatto che prima o poi anche noi vivremo quel momento finale, e continuare a vivere.

Il paranormale è la metafisica degli stupidi ignoranti, così come la metafisica è il paranormale degli stupidi colti. Gli uni e gli altri abbandonano il mondo reale e normale, con tutti i veri misteri scientifici che circondano le persone, e si addentrano in un mondo irreale e anomalo, con tutte le false mistificazioni infantili che li ossessionano: la parapsicologia, la telepatia, la chiaroveggenza, la precognizione, la telecinesi, e chi più ne ha più ne metta.

Il metodo per decostruire il paranormale è semplice: un accurato e scientifico esame delle fonti che rivela invariabilmente come dietro ai racconti di miracoli, prodezze e misteri, si nascondano imprecisioni, errori, esagerazioni, millantazioni, invenzioni e truffe che trasformano l’innocuo e il quotidiano nello straordinario e nell’eccezionale.

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Se proprio uno volesse, potrebbe seriamente sperimentare senza tante false storie delle vere esperienze paranormali, a prova di CICAP ( Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze). Prima fra tutte la sensazione di essere fuori dal corpo, che viene indotta dalla cosiddetta camera di deprivazione sensoriale inventata da John Lilly. La vasca consiste in un guscio di vetroresina che accoglie al suo interno una soluzione ipersatura di solfato di magnesio, mantenuta costantemente alla temperatura di 34,8 °C. Una volta preso posto all’interno, il corpo umano inizia a galleggiare sulla superficie del liquido che ha una profondità di soli 20 cm. All’interno della vasca si ricreano il buio e il silenzio assoluti, in modo da annullare tutti gli stimoli esterni. Dopo circa mezz’ora di sospensione nel liquido, si iniziano ad avvertire i primi segnali che qualcosa di insolito sta accadendo all’organismo. La percezione dei confini corporei in genere svanisce, per cui la persona che vi è immersa non sente più di possedere un corpo che la confina. La sensazione di profondo rilassamento indotta da questo stato induce quella che viene chiamata “risposta parasimpatica”.
L’organismo si trova ad essere defaticato dall’impegno costante di monitorare la temperatura corporea e l’assetto gravitazionale (che occupano il 90% delle risorse), e inizia a produrre sostanze associate al benessere come le endorfine. Dopo un’ora di permanenza in questo stato, tutte le tensioni corporee sono eliminate, e anche lo stress psicologico accumulato viene rilasciato.

Lo racconta in dettaglio Richard Feynman in Sta scherzando, mister Feynman, ed è sicuramente meglio leggere un libro di un genio che ha cambiato la fisica, che guardare un film di un attore-regista che produce amenità.

PORNOGRAFIA VS CINEMA DI FANTASIA
Al contrario del cinema di fantasia la pornografia rappresenta ciò che del corpo si vuole rimuovere dalla memoria attraverso la fantasia, l’idealizzazione, la copertura con vestiti, l’uso di concetti astratti come “romanticismo” (l’esistenza dei genitali, di sperma, saliva, corpi con smagliature, cellulite, peli e così via, e di desideri semplici quanto mangiare, bere e dormire, rispetto a volare, salvare vite umane o l’intero mondo con azioni eroiche).

Nella pornografia, quello che accade non è fatto in computer grafica come in molti film di fantasia, e non ci sono artifici per far credere di fare ciò che non si sta facendo, non ci sono stuntman, e non è il montaggio che fa credere che ciò che si vede stia accadendo, gli attori compiono realmente atti sessuali. E gli atti sessuali mostrati così come avvengono senza censure e vedo non vedo, sono il contrario di costruire e sovrapporre delle idee astratte e magiche alla realtà dei fatti per cui gli umani si uniscono in rapporti sessuali per il potere del godimento.
L’uso del linguaggio nella pornografia non è finalizzato a rappresentare il mondo e le sue leggi, infatti i personaggi non enunciano teorie sull’al di là, sui poteri paranormali, sulle leggi della natura, sulla politica, l’economia ma si limitano a descrivere ciò che sentono e vogliono (“mi piace”, “voglio che fai più forte e più veloce” o “voglio che me lo metti nel culo”) o a chiedere all’altro di dire ciò che sente e vuole (“vuoi scoparmi?” “vuoi mettermelo nella fica?”).

L’USO DELLE TECNOLOGIE PER SUPERARE I LIMITI MENTALI E FISICI
Amplificare, grazie a utensili e opportune tecniche per impiegarli, le potenzialità del corpo umano e aggiungerne di completamente nuove, è un ricerca portata avanti da tantissime persone in tutto il mondo ogni giorno.
E tutto ciò che circonda i corpi nudi con i quali gli umani nascono, dagli abiti a un millimetro di distanza dal corpo che riscaldano e proteggono, alle pareti di casa a qualche metro di distanza dal corpo, alle strade sulle quali i piedi del corpo camminano, agli oggetti come bici e auto, sono costruiti in funzione dei corpi umani che abitano lo spazio attorno a sé.

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Si modifica il clima della propria casa o dell’ufficio in modo da evitare le sensazione di caldo e freddo sul corpo, con strumenti costruiti in funzione dei bisogno del corpo. Accendendo termosifoni o la stufa a gas per scaldarlo, o si accende il condizionatore d’aria per raffreddare il clima che raffredda la pelle del proprio corpo.

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Si chiudono in sacchetti di plastica e in contenitori di plastica i rifiuti organici per evitare che sprigionino cattivi odori e attirino insetti, e poi li si portano fuori casa consegnandoli a degli addetti per evitare che si accumulino in casa sottraendo spazio e salute.

Le limitazioni del corpo sono molte e alcune insuperabili, ad esempio non si può volare.
Tra le azioni che gli umani possono compiere non possono scegliere liberamente di compierle per tutto il tempo che vogliono perché interviene la sensazione di fatica e stanchezza, non si può correre più di una certa velocità e per un certo periodo di tempo.

La forza muscolare è la capacità della macchina umana di fronteggiare tutte quelle situazioni in cui è necessario vincere una resistenza od opporsi ad essa (come la forza di gravità). La forza muscolare si incrementa già nei primi mesi di vita, permettendoci di effettuare quell’iter obbligatorio che ci porta in tempi brevi alla posizione eretta e successivamente a camminare.

Il cervello assembla una miriade di dati provenienti dalle fibre muscolari, dal tasso di alcuni substrati nel sangue e nel cervello, dalla frequenza del battito cardiaco, dal livello di alcuni gas durante gli scambi respiratori e da molti altri dati, dando origine a una sensazione finale che arriva in coscienza come dato unitario: “ho ancora energia” o piuttosto “non ce la faccio più!”. Si è inoltre limitati dalla sofferenza fisica dovuta a ferite, ustioni, infiammazioni e così via. E rimanere giovani e vivi va contro la seconda legge della termodinamica, dunque si è costretti a vivere la vecchiaia e la morte.

Gli strumenti hanno spesso lo scopo diventare estensioni del corpo e dei sensi. Amplificare, grazie a utensili e opportune tecniche per impiegarli, le potenzialità del corpo umano, aggiungerne di completamente nuove, e utilizzare certe parti del corpo per altri scopi da quelli che avrebbero senza l’intervento umano, come si fa con i profilattici che permettono di attivare il processo riproduttivo fino all’orgasmo all’interno della vagina, provando quindi piacere senza però fecondare e riprodursi.

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Si usano la bici, la moto, l’auto, il treno per spostare il proprio corpo più velocemente rispetto all’uso delle gambe e senza affaticarlo e fargli venire un bisogno di bere, mangiare, riposarsi su un letto, evitare il fastidio del sudore prodotto dal surriscaldamento del corpo causato a sua volta dal movimento prolungato, e anche di evitare la conseguente necessità di lavare gli abiti.

Queste tecnologie infatti simulano il risultato di ciò che il corpo fa deambulando seguendo vie diverse, invece che con degli arti con delle ruote. Oppure, la sedia, le poltrone e i letti per fermarlo e riposarlo, e si usa il microscopio per aumentare le capacità dell’occhio di vedere oggetti piccoli e vedere oggetti più piccoli di quelli che gli occhi vedono senza l’ausilio di strumenti, il telefono per portare alle orecchie i suoni di voci di persone lontane. La robotica “indossabile”, come per esempio gli esoscheletri, pensati sia per la riabilitazione che per l’ausilio di lavoratori o di persone anziane nello svolgere azioni impegnative fisicamente.

Le auto, di tutti i tipi, sono tecnologie pericolose, soprattutto a causa dell’errore umano. Per questo quando si fa una gita in autobus, le regole di sicurezza degli autisti impongono soste di varie ore tra una guida e un’altra, e richiedono la presenza di due autisti su ogni bus per i viaggi lunghi.
Ma questi rischi vengono costantemente sottovalutati.
A volte, la folle corsa al guadagno, e la scusa della crisi, possono radicalmente abbassare i seri controlli e le misure di sicurezza sul lavoro, a vantaggio degli stupidi controlli e delle misure di “sicurezza” negli aeroporti (e ora anche nelle stazioni delle grandi città). Naturalmente tagliare sulla sicurezza nel lavoro ha un costo, che in genere si limita a ritardi e rotture (nei due sensi della parola), ma a volte può arrivare a presentare costi umani molto elevati.

Per sollevare o trasportare pesi ha fatto ricorso a varie forme di “leva”. Anche il gatto se ne avvale, quando agendo con la zampina sull’estremo opposto al cardine, riesce a far ruotare una massiccia porta. Sono leve il badile, i remi e il timone delle barche, il torchio e la zeppa, il piede di porco e le pinze, gli apribottiglie e cavatappi, i pedali e le ruote dentate della trasmissione a catena delle biciclette, il cambio delle automobili.

Volendo invece spostare carichi senza sollevarli, ci si scontra con la resistenza di attrito, dipendente dalle caratteristiche delle due superfici di contatto e dal peso dell’oggetto che si vuole muovere. L’attrito con il suolo si può ridurre spianando il percorso o rendendolo scivoloso con acqua o sabbia bagnata, oppure frapponendo dei cilindri di legno o di pietra, come rulli.
Un notevole passo avanti ai fini dello spostamento, ma per carichi non troppo pesanti, fu rappresentato dalla ruota, il cui segreto consiste nel trasferire l’attrito dal suolo al mozzo, più liscio e più facilmente lubrificabile con grasso e olio, attrito che fu poi eliminato dall’avvento del cuscinetto a sfere.

Alcuni degli strumenti prodotti servono per soddisfare il bisogno di alimentarsi: Le pentole e le padelle sopra ai fornelli per cucinare il cibo da ingerire nel corpo, le posate per mangiare il cibo cucinato, i sacchetti della spazzatura per gettare i rifiuti creati dal cucinare, il detersivo e le spugne per lavare pentole e posate utilizzate, e lo spazzolino e il dentifricio per lavare i quelle parti del corpo chiamate denti utilizzati per mangiare. L’ombrello per riparare il corpo dalla pioggia.

Altri per curare malattie o ridurne i sintomi. Malattie oggi considerate banali (dall’infezione di una ferita ad una peritonite) erano spesso causa di morte fino agli anni prima della II guerra mondiale.

Di qualcosa si muore necessariamene e se allunghiamo la durata della vita moriremo di malattie dovute a questa sopravvivenza prolungata.
Oggi moriamo per malattie cardiovascolari, tumori, malattie degenerative (che aumentano con l’età), prima morivano per bronchite, infezioni, tumori, emorragie o fratture, c’era un’altissima mortalità infantile, intere famiglie falcidiate dalle malattie per l’infanzia, la tubercolosi riempiva interi ospedali che, per contenere tutti i malati, dovevano essere costruiti appositamente (i cosiddetti “sanatori”).

Le malattie sessualmente trasmesse (come la sifilide) erano delle piaghe sociali e persino norme oggi considerate ovvie, come l’igiene, non erano così diffuse. La maggioranza delle cause di morte del 1800 oggi sono guaribili o curabili.

In natura non esistono fognature e acque potabili, e le infezioni del passato erano spesso dovute proprio ad acque inquinate per l’assenza di queste tecnologie.

Non avere cosa portare ai figli a cena o vedere morire metà della propria famiglia per rosolia è stato sostituito in larga parte con uno stress minore dovuto alla competizione per il lavoro. Anche se la competizione può provocare moltissimo stress, disagio e depressione.

Anche la vita dei malati cronici (invalidi, persone con malattie neurodegenerative…) è resa molto più semplice dal progresso. L’era informatica ha trovato un modo per fare comunicare chi non riesce a farlo, l’elettronica, i microchip e l’informatica rendono la vita quotidiana di milioni di persone accettabile.

“Curare” non significa necessariamente “guarire”, si può curare un organo o un apparato per permettere l’alimentazione, si può ridurre o eliminare il dolore o si può evitare un’emorragia interna causata dal tumore. Fare qualcosa anche in assenza di possibilità di guarigione. E la differenza tra il passato e il presente più evidente la possiamo notare nelle malattie più gravi, quelle che neanche oggi riusciamo a curare ma proviamo a contenere. Le armi che abbiamo oggi per curare malattie come i tumori o quelle neurodegenerative sono potentissime, molto costose ed a disposizione di tutti. Molte delle cure attuali, specialmente se non c’è possibilità di guarigione, puntano al miglioramento della qualità di vita o all’allungamento della sopravvivenza. Un farmaco chemioterapico, a dispetto di importanti (a volte) effetti collaterali, può ridurre o eliminare gravissimi disturbi causati da un tumore avanzato, sintomi che rendono impossibile una vita normale e che spesso sono la stessa causa di morte.

Proprio perché gli umani hanno la possibilità di utilizzare strumenti e modificare il proprio ambiente, hanno il bisogno di imparare a dominare il proprio ambiente: saper trovare il cibo, e cucinarlo, e dunque saper trovare lavoro e mantenerlo, e così via, saper utilizzare tutti gli strumenti necessari alla vita in società.
E nel momento in cui invecchiano, non riuscendo più a utilizzare facilmente il proprio corpo, le persone hanno bisogno di una persona che sostituisca le loro gambe, le loro braccia, le loro mani, per cambiarle, pulirle, alzarle dal letto, nutrirle. Che è l’assistente sanitario o il badante.

IL LAVORO IN CASA E IN FAMIGLIA
La casa è il primo, più diffuso e più importante luogo di lavoro non retribuito. Le faccende domestiche, con differenti sfumature esistono da secoli.
Fino alla rivoluzione industriale tutta la famiglia, uomini, donne e bambini, si occupava dei “lavori di casa”, che spesso costituivano l’unica forma di lavoro. Vi rientravano tutte le attività che permettevano alla famiglia, o alla comunità, di sopravvivere: procurarsi cibo, acqua, un riparo, fonti di calore, mobili e vestiti, per esempio. Gli uomini aravano i campi, allevavano il bestiame, macellavano gli animali, tagliavano gli alberi e spaccavano la legna. (La stessa parola husband, “marito”, deriva da hus, forma antica per house, “casa”; da cui hus-bond, “legato alla casa”). Le donne filavano e tessevano la lana, cucivano i vestiti, coltivavano l’orto, preparavano i pasti, facevano il bucato e raccoglievano l’acqua al torrente o al pozzo e così via.
Lo sviluppo industriale ha creato nuovi posti di lavoro, situati in fabbriche e uffici lontani da casa. Questo passaggio ha stravolto completamente l’andamento della vita domestica, dando vita ai “lavori di casa” per come li si conosce oggi.
Il consumo di prodotti industriali come la farina raffinata soppiantò usanze come la macinazione casalinga del grano, un compito maschile, o il suo faticoso trasporto al mulino più vicino; i forni e le stufe in ghisa rimpiazzarono i focolari alimentati da quella legna che gli uomini spaccavano per cucinare e riscaldarsi.

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