Sesso, diritto di avere figli, dovere di fare figli

Tra i vari problemi di chi vuole seguire naturalmente e in modo sano l’istinto sessuale e goderne nel fare sesso, c’è che ovviamente il sesso, se fatto senza precauzioni (profilattico e pillola) può portare a gravidanze nonostante il coito interrotto.
Le persone vogliono fare sesso senza profilattico perché è molto più piacevole, e allo stesso tempo non vogliono avere gravidanze, e nel caso la donna possa prendere la pillola non c’è problema, ma nel caso non possa prendere la pillola c’è il problema.

Chi è contrario al sesso senza preservativo e contemporaneamente senza pillola, con una donna che non si è sterilizzata ed è fertile, deve in contemporanea essere contrario alla propria nascita, la nascita dei propri genitori, quella della propria fidanzata, dei propri amici ecc
Qualcuno ha pur dovuto fare sesso senza preservativo per far nascere la popolazione umana. Non ha senso quindi essere contrari a priori, ha senso invece essere contrari in determinati casi.

Fortunatamente la cultura (la scienza) ha fatto in modo di poter contrastare moltissimo le possibili conseguenze negative naturali del fare sesso (gravidanze indesiderate e MST) e adattare la natura alle esigenze umane, grazie ad esempio ai test per le malattie sessualmente trasmissili, e ai vaccini. Il vaccino per l’aids, dopo il quale il rischio di trasmissione due partner dei quali uno è infettato, ma si sta curando, risulta essere zero. . Per questo pornoattrici e pornoattori non usano il preservativo, e le pornoattrici si fanno anche eiaculare dentro la vagina.

C’è chi pensa che sbaglia chi non usa il profilattico se non può usare la pillola, e dovrebbe rinunciare a quel piacere per tutta la vita, tranne quando vorrà un figlio.
Oppure voler usare i preservativi anziché fare sesso senza non equivale a non poter mai avere figli. Ad esempio, dallo stupro può avvenire una gravidanza, ma anche dalla rottura accidentale del preservativo. E ci sono casi in cui, volontariamente si decide di avere un figlio, verificando di avere le condizioni adeguate per mantenerlo, ma poi casualmente ci si ritrova tre figli gemelli nella pancia che non si ha le capacità di mantenere. Ma le gravidanze non sempre possono essere desiderate e non sempre possono essere ideali per il nascituro.

Tra i vari ostacoli al rispettare i propri reali interessi nel fare sesso senza profilattico ma senza avere figli, c’è l’idea che in fondo sia necessario al proprio benessere mentale ed emotivo fare figli e dunque legarsi in modo stabile con un’altra persona (tramite matrimonio) e che non sia sufficiente fare solo sesso per stare bene, anzi anche il sesso non proreativo dovrebbe essere fatto col fidanzato o il conigue per poter dare felicità. Questo perché si suppone che la Natura imponga questo progetto agli esseri umani, tramite sensazioni ed emozioni, e a un certo punto della vita adulta si dovrebbe smettere di fare sesso evitando di sposarsi ed evitando le gravidanze. E dunque chiunque preferisca fare sesso non procreativo (e neanche affettivo), o divertirsi nei più disparati modi con la sessualità (compresa la pornografia), piuttosto che sposarsi e procreare in qualche modo subirà il giudizio.

Ma la verità è che l’istinto sessuale è rivolto alla ricerca del piacere che produce l’atto di fare sesso (coito e orgasmi), non è rivolto al matrimonio monogamo (che è una scelta contraria all’istinto sessuale il quale porta a fare sesso con moltissime persone) e non è rivolto alla procreazione (come alcuni invece credono e amano credere e violentemente affermano), che invece sono più un bisogno indotto culturalmente. Infatti, in tempi prescientifici, nella giungla, non si sapeva nemmeno che il coito fosse collegato alla gravidanza, perché la nascita del bambino accadeva molti mesi dopo, e non era di immediata intuizione fare un collegamento di causa-effetto. Dunque, non potendo sapere quale fosse l’effetto del fare sesso, si faceva sesso per piacere, e non per ottenere un figlio diversi mesi dopo. Una persona non è istintivamente cosciente che il piacere che prova nel sesso serve a indurlo a procreare nel caso in cui lo faccia senza precauzioni, quindi istintivamente lo vuole fare per provare piacere e non per procreare. Oggi, a un certo punto si scopre che i bambini arrivano grazie al sesso, ed è solo grazie a questa conoscenza che una persona può scegliere di fare sesso senza usare contraccettivi per fare figli, ma questo tipo di scopo è frutto di un processo razionale e non istintivo. E infatti se una persona non procrea non gli succede niente di male, infatti si può fare sesso senza procreare anche per tutta la vita, perché non è un bisogno come lo sono mangiare, bere, dormire ecc..eiaculare.

PRESSIONI SOCIALI AD AVERE FIGLI

Il bisogno di procreare, e dunque di legarsi in modo formale con qualcuno col quale crescere questi figli, meglio ancora sposandolo, è indotto, su maschi e femmine, tramite gli altri sin dall’infanzia.

Alcuni pensano che le pressioni a procreare e diventare genitori siano solo sulle donne perché ascoltano la propaganda femminista che mostra e analizza solo ciò che accade alle donne, partendo dal presupposto che esse siano oppresse dagli uomini e non viceversa e che dunque l’attenzione delle analisi socologiche vada rivolta solo sulle donne.

PRESSIONI SUI MASCHI

Ci sono pressioni a procreare espresse in una forma che indica esplicitamente entrambi i sessi tipo “le coppie che non hanno figli non sono una vera famiglia”, e ci sono pressioni espresse al femminile, ad esempio perché si sta parlando con una femmina (che comunque implicano il contributo del maschio, ovvero sperma, mantenimento, protezione, se si vuole fare un figlio con un uomo, deve dare il consenso anche l’uomo, perché non si può farlo tramite lo stupro) e pressioni espresse al maschile (che comunque implicano il contributo della femmina, come l’utero, la gravidanza, la cura della prole) sulla base di ciò che si ritiene debbano essere i ruoli naturali di maschio e femmina, che sono speculari e interdipendenti.

Ogni pressione fatta a una donna per procreare è automaticamente fatta anche all’uomo per farla procreare, dato che esso serve per inseminarla e per fare il genitore e proteggerla mentre si cura dei figli.
Infatti non si possono fare figli senza i maschi che devono donare il loro sperma, e nessuno che incentiva una donna a vedere il diventare madre come una cosa positiva si aspetta che trovi semplicemente un donatore di sperma e progetti di farci sesso solo per avere lo sperma ma poi partorisca da sola e cresca da sola un figlio raccontandogli che non voleva dargli un padre. Anzitutto perché il matrimonio (monogamo) è uno dei modelli di vita a cui si educano le persone, ma anche perché sarebbe gravoso per lei accudire da sola il figlio e lavorare (anzi, le persone si lamentano proprio del marito che si da poco da fare a casa coi figli, perché si presuppone che sia importante che ci sia), ma anche perché si ritiene che il figlio maschio debba avere un modello anche maschile da imitare e non solo femminile, e che un figlio con solo la madre sia svantaggiato sotto molti punti di vista (anche economici) rispetto a chi ha due genitori.

Inoltre, per quanto riguarda i diritti riproduttivi maschili quando si tira in ballo l’idea di Rinuncia di Paternità, nota anche come “Aborto Cartaceo”, il maschio molto probabilmente riceverà sguardi di disgusto, come se si fosse il peggior essere umano possibile sul pianeta anche solo per aver suggerito che i padri dovrebbero avere gli stessi diritti riproduttivi che hanno le madri. Come se gli uomini non fossero esseri umani tanto quanto le donne. E la madre potrebbe raccontare al figlio che il padre non lo voleva, e che dunque era un bastardo.

Alcuni diranno qualche frase sconclusionata su come “padri inadempienti stanno per distruggere i valori della famiglia” o qualche altra stupidaggine che funga da sinonimo. Altri diranno che far sì che gli uomini abbiano gli stessi diritti delle donne sia da persone che odiano le donne.

Se un uomo si sente che non è disposto a essere un padre e sceglie di non avere un figlio, lui è considerato un fannullone, uno che si merita di essere cacciato dalla società, un salasso per il sistema, e il genitore colpevole per tutti i problemi che il bambino affronterà nella vita crescendo con un solo genitore. E potrà essere la stessa madre a dire certe cose del padre, magari al figlio.

Dunque, le pressioni e le generalizzazioni, anche quando formulate solo al femminile “il sogno di ogni donna è essere madre” sono rivolte indirettamente anche ai maschi che dovranno collaborare, non solo sessualmente, al progetto di far diventare madre la donna, e l’idea femminista che gli uomini siano esenti da tali pressioni perché siano pressioni volte a favorire il maschio è irrazionale, e nasce da una non comprensione del linguaggio.

Anzi, si parla sempre al singolare, parlando della scelta della donna di diventare madre, come se non servisse il consenso del maschio o fosse dato per scontato. Che una donna dica “se fare figli lo decido io” anziché “io e il padre” sembra quasi che così estorca un figlio a un uomo tramite lo stupro e che il consenso dell’uomo non sia contemplato nella scelta di procreare. Come se bastasse avere una gravidanza per poter essere in diritto di fare un figlio, e si possa crescere un figlio senza padre, che è servito solo a fornire lo sperma.

In generale si disincentivano le relazioni d’amicizia con sesso, confrontandole ai fidanzamenti monogami e mostrando il perché si dovrebbe avere una preferenza netta su questi ultimi, e si disincentiva la voglia di fare semplicemente sesso (senza nemmeno amare), insistendo col dire che sia necessario per la propria felicità trovare una persona con la quale costruire una famiglia, che in genere è destinata ai figli (procreati o se non si può fare altrimenti adottati). Ci sono poi discorsi della famiglia rivolti sia ai figli maschi o femmine (“quando ci dai un nipote? ci farebbe tanto felici”), della gente che dice sia ai maschi che alle femmine (che dice che avere un figlio sarà automaticamente una gioia dal momento in cui nasce al momento in cui diventa indipendente, o che bisogna affrettarsi a fare un figlio entro i trent’anni o dopo non si hanno più le energie fisiche e ci si può pentire di non averlo fatto, o che si pensa di non volere un figlio solo perché non si è trovata la donna o l’uomo giusti che facciano nascere tale desiderio, oppure a chi ha già dei figli “non dai un fratellino / sorellina a…?”).

O tramite rimproveri e giudizi rivolti a entrambi i sessi (“a trent’anni i tuoi coetanei stanno a casa coi figli e non a divertirsi in giro”, “sei egoista se non fai figli, ti vuoi godere la vita senza farla godere a un nuovo essere umano”, “sei un proco o una troia se vuoi solo fare sesso senza fidanzarti-sposarti e fare figli”). Se un maschio vuole fare una vasectomia o una femmina una chiusa delle tube con lo scopo di determinare una protezione definitiva nei confronti di gravidanze molti gli diranno che potrà pentirsene perché i figli sono così belli ed essere padri o madri è una delle cose più belle della vita, perché l’idea di vivre la vita facendo sesso per il gusto di farlo senza mai procreare, oppure di adottare e non procreare non piace molto alla maggioranza.

Un ragazzo è giudicato dalla maggioranza maturo e responsabile quando, fondamentalmente, accetta di iniziare una relazione sentimentale fondata su aspettative e doveri, di lavorare per poter pagare ciò che serve ad avere un matrimonio e procreare e mantenere una famiglia. Ovvero di adempiere al suo ruolo di genere, di breadwinner (il modello in cui il peso economico e del sostentamento dell’intera famiglia grava su di un solo membro maschile), o perlomeno con una promessa implicita e credibile di farlo a breve (il fidanzamento ad esempio non è altro che una promessa di matrimonio, atto che formalizzerà poi i conseguenti doveri). Un padre potrà dire dei suoi due figli maschio e femmina “la femminuccia che ha 21anni ha una bella bambina ed è stata piu coraggiosa di suo fratello più grande che invece non ha avuto figli”.
I maschi subiscono come le donne pressioni a conformarsi al modello dominante riguardo al sesso e alla procreazione da parte della gente: da parte di quelli che giudicano un uomo in base a quante donne con cui fa sesso (“ci vuole un po’ di ritegno”, “non frequenterei mai un ragazzo che si è scopato mezza città”, “è squallido e triste scopare per il gusto di farlo”, “come potrà fidarsi una donna di un uomo che fa sesso con tante e ci prova con tante, non lo vorrà come marito”).

O che giudicano un uomo che dice alla propria compagna che non vuole figli come un uomo che priva la sua compagna di una grande gioia e di un suo bisogno naturale in quanto unica tra i due dotata della capacità di procreare e dunque la ferisce e non la ama veramente ed è giusto che lei lo lasci per un altro che invece vuole figli.

O la gente che critica aspramente un maschio che cerca sesso per il puro gusto oltre una certa età e non vuole figli dicendo “dovreste farvi una famiglia e dei figli a 40 anni, e non cercare di fare ancora il playboy dei miei coglioni con ragazzine di 20 anni”, “non hai voglia di crescere e prenderti responsabilità, sei un bambino non un vero uomo, il tuo scopo è fare figli oppure non avresti gli spermatozoi”).

PRESSIONI SU MASCHI E FEMMINE

Le pressioni e i condizionamenti psicologici dei media (che censurano nudità e pose sessuali ma mostrano mamme incinte e sorridenti mai stanche), i social network censurano ogni allusione sessuale e ogni nudità sessuale, ma mostrano senza censura seni di mamme che allattano o vagine di mamme che partoriscono. Ci sono molte pressioni da parte dello Stato e dell’economia a procreare (che ritiene i figli strumenti per il welfare, ricambi per la forza-lavoro e consumatori coi quali trarre profitto e continuare a produrre e vendere). Fedele al dogma che vedeva nella crescita della popolazione un volano per lo sviluppo economico, nel 1966 Ceaușescu mise fuori legge l’aborto per le donne sotto i 42 anni che avessero meno di quattro figli. Evitare attivamente di avere figli fu paragonato a un atto di diserzione; la contraccezione fu ostacolata e i divorzi divennero sempre più difficili da ottenere. Chiunque fosse senza prole fu condannato a pagare una tassa.
Infatti, per qualsiasi tipo di investimento monetario individuale è necessario avere reddito e sicurezze economiche, anche chi non volesse usare i propri genitali per fare figli, ma volesse investire denaro per fare sesso con escort dovrebbe aver bisogno di una paga sufficiente, contratti che tutelino. Solo che nel caso del procreare si pensa che lo Stato debba finanziare chi vuole fare questo investimento economico con l’idea che i figli possano servire alla società. E infatti chi vuole fare figli o chi li ha fatti si lamenta di ricevere pochi soldi e poche agevolazioni. Fare figli è una scelta e c’è chi deve occuparsi di genitori malati o di partner, e questa non è una scelta, ma non ha tutti quei giorni a disposizione che ha chi sceglie di fare figli.
Pressioni da parte delle persone che hanno figli (“da quando ho un figlio la mia vita ha acquisito un senso!” e che “non si può essere realmente felici e maturi se non si hanno figli”, “fare un figlio tiene coesa la coppia”, o “quando sono giù, mi basta un suo calcetto per farmi uscire un bel sorriso e farmi andare avanti”), o le persone influenti nella società in generale che fomentano le nascite (fregandosene poi di che fine faranno quei figli nati una volta adulti). A partire da papa Francesco, che è stato osannato dagli ambientalisti per le sue astratte parole nell’enciclica Laudato sì, nonostante i figli siano la principale causa di inquinamento ambientale (in parte non per loro colpa dato che devono giustamente consumare per sopravvivere).

Ma anche stimolato tramite l’esposizione a foto e video (sia pubblicitarie delle famiglie perfette col pancione, sia delle mamme che amano mostrare le loro pance, o i loro neonati nella culla, scattandosi foto amatorialmente o professionalmente).
Una induzione esterna che spinge alla procreazione è che molte persone, comprese le istituzioni, invitano a un altruismo disinteressato nei confronti della nazione, a far figli per la nazione, più che per essi o per sé stessi, perché si assume che ci sarebbero pochi figli rispetto al tasso di sostituzione/riproduzione, anche se poi queste stesse persone pensano contemporaneamente che “In Italia si fanno pochi figli, bisogna incentivare le famiglie” e “Siamo troppi, non possiamo accogliere tutti questi immigrati”, che sono entrambe false affermazioni, e rappresentano una contraddizione, dal momento che allora si potrebbe accogliere gli immigrati e i loro figli. E inoltre si da ingiustamente per scontato che far nascere un figlio sia automaticamente far nascere un futuro lavoratore in regola che paga le tasse ed è quindi utile alla società, e non un futuro disoccupato da aiutare economicamente o un lavoratore autonomo o un imprenditore che evade le tasse o una persona che abbia bisogno di cure per tutta la vita pagate dallo Stato, o comunque una persona che aumenta la competizione nella ricerca di lavoro.

Naturalmente la voglia di essere genitori può venire anche in altri modi rispetto alla persuasione volontaria della società, ad esempio vedendo direttamente i figli degli altri genitori e provare una bella sensazione a tenerli in braccio, vederli sorridere, aiutarli a fare le cose, insegnargli le cose, vederli crescere e quindi immaginare di poter diventare genitori.

Se infatti la procreazione non fosse un bisogno indotto culturalmente, non ci sarebbe bisogno di avere piacere dal sesso, e lo si farebbe appunto per procreare e poi curarsi del nascituro. E invece il piacere c’è, perché quando lo si fa si pensi a quello, e si procrei di straforo. Infatti, molte gravidanze avvengono “per sbaglio”, senza programmazione. E la maggioranza delle volte si cerca di evitarle con i contraccettivi. E infine non avrebbero nemmeno senso tutte le pratiche non procreative, comprese le gang bang (una persona che fa sesso con una moltitudine di partner).

I bisogni primari sono l’ossigeno, acqua potabile, cibo, una coperta per riscaldarsi mentre si dorme, dei vestiti per coprirsi da intemperie e insetti ecc e tra questi non c’è il fare figli.
Infatti, proprio perché non è un bisogno, si può vivere bene senza fare figli (come si può vivere bene senza occuparsi di animali domestici) e si può fare sesso, e tutto ciò che è legato al sesso, e amare, e provare felicità anche senza fare figli così come si può amare senza sposarsi o fidanzarsi, e senza fare sesso, mentre non si può vivere bene a lungo senza avere orgasmi (si è a rischio malattie mentali), anche se si può vivere bene non facendo sesso per un certo periodo di tempo e non tutti i giorni, e solo oltre un certo periodo si sta male.

Per quanto riguarda la gioia nel vivere, si può gioire di una persona anziana che ti sorride per strada, di un fiore che sta sbocciando, l’ odore della primavera, il sole in faccia che ti riscalda, parlare con uno sconosciuto strampalato che ti apre un mondo, ascoltarti una volta a casa da soli della bella musica classica, andare al cinema, allo zoo al bowling con qualcuno.
Per quanto riguarda l’amare, ci sono tantissime persone in difficoltà che possono essere aiutate, provare compassione è il fondamento dell’amare, e quindi si può provare piacere prestare o regalare del denaro a chi ne ha bisogno, aiutarlo a trovargli un lavoro o fornirglielo.

LE IDEE PRO FIGLI

Molte persone ritengono che fare figli sia fare “un dono a sé stessi”, “un dono alla società”, “un dono a loro stessi”.

UN DONO A LORO STESSI
se la vita sia un dono o una condanna è ovviamente relativo. Non è sempre un dono e non è sempre una condanna. Dipende. Ma se una persona si permette di dire che la vita sia un dono per tutti e non solo per alcuni, allora si meriterebbe di vivere la vita di alcuni che soffrono, soprattutto quelli che si impiccano. Che la vita sia sempre bella per tutti è falso.

UN DONO A Sé STESSI

Ogni volta che si vuole valutare la possibilità di prendere la responsabilità della vita di un altro essere, che sia un animale domestico, o un figlio, procreato o adottato, si devono valutare i pro e i contro. E poiché ognuno è diverso, quello che è sostenibile per qualcuno non lo è per qualcun altro. E dunque bisogna valutare caso per caso.
41435223_10156270070277702_134840828970401792_nA contribure nella scelta di fare figli quando non si dovrebbe, per il proprio bene, quello del partner, e quello dei figli, c’è l’idea che avere un figlio sia sempre e automaticamente una gioia, sia per sé stessi che per la società, ma è semplicemente falsa. Un figlio può essere una gioia per la madre, ma può essere anche il suo contrario.
Alcune mamme li abbandonano per strada nel passeggino o li ammazzano i figli per quanto poco bella trovano la condizione di essere responsabili di una vita.

Quando si crede a questa idea non si considera che si tratta anche di una fatica che può generare stress e nervosismo (da piccolo piange, urla, si sveglia a qualsiasi ora, toglie libertà anche di vedere un film o uscire con un amico), e che può portare a litigi col partner sullo stabilire quale sia il giusto comportamento da adottare per educare il figlio, quali scelte compiere per la sua vita, e quanto tempo dedicare in modo equo al figlio. I figli si sa che vanno nutriti, vestiti, equipaggiati. va loro ricomprato ciò che gli viene rubato a scuola, o rotto. l’apparecchio per i denti, le tasse scolastiche, il ticket sanitario. bisogna pagare la luce dello stanzino che lasciano accesa anche per 24 ore di fila.Non aiuta a farsi un’idea più oggettiva e meno ottimista il fatto che nonostante la realtà raramente si vedono sulle riviste foto che ritraggono mamme stanche e addolorate a causa del fatto che avendo scelto di avere il dovere di dedicarsi al nascituro non hanno la libertà di rispettare i propri tempi, orari, spazi e che devono allattare anche quando è fastidioso.Dunque, non si può dire a riorio se un figlio sarà la gioia più grande del mondo, anche perché una volta cresciuto potrà diventare un tossicodipendente, un alcolista, una persona disturbata, soffrire di anoressia, bulimia, bipolarismo, o una persona problematica, si potrà suicidare, far preoccupare i genitori, farli chiamare chi l’ha visto se scompare una settimana volontariamente, rubare loro soldi e gioielli, mentire loro, ritrovarlo mentre si fa una siringa in bagno, o mentre va in overdose con la schiuma alla bocca e le convulsioni. E in tutto ciò non c’è niente di gioioso. Ci sono moltissimi motivi per non volere figli.

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È con una rapina in una gioielleria che si apre “Onora il padre e la madre” di Sidney Lumet. Il maggiore, Andy, propone al più piccolo un modo apparentemente semplice per risolvere i propri problemi: una rapina nella gioielleria dei genitori che grazie all’assicurazione lascerebbe tutti indenni.

Da questo momento in poi i due fratelli, complementari l’uno all’altro nell’espressione della tragicità del loro destino, intraprendono un percorso psicologico che non farà altro che condurli verso la constatazione della meschinità e della mediocrità dell’animo umano posto di fronte a determinate circostanze.

Dedicarsi a un figlio è un impegno invasivo di tempo ed energie. Dal punto di vista psicologico, molte donne sembrano percepire istintivamente non solo una difficoltà di conciliazione, ma anche una vera e propria incompatibilità tra la ricerca scientifica e la maternità. Ad esempio, Rita Levi-Montalcini scriveva, in Elogio dell’imperfezione: “Fin dall’adolescenza ho considerato l’impegno di farmi una famiglia difficilmente compatibile con la dedizione a tempo pieno dell’attività da me scelta, e non l’ho mai rammaricato”. E Brenda Maddox riferisce, nella sua biografia Rosalind Franklin, che la scienziaa dichiarò più volte: “Non è giusto per i figli avere una madre in carriera”.

Posizioni dirigenziali e o lavori accademici pretendono un totale coinvolgimento emotivo o mentale, oltre a un orario di lavoro di ottanta ore settimanali. E molte donne poste di fronte al dilemma tra carriera e vita privata scelgono la vita privata (sposarsi e/o anche fare figli) e magari lavori che lasciano più tempo libero e più energie: lavori part-time o lavori autonomi che si possono fare da casa.
oppure, anche se in misura minore a causa dello stigma che implica la necessità di avere diverso coraggio, lavori che hanno a che fare con la nudità (fotomodelle e top model) e la sessualità (webcam-girl, stripper, pornoattrici, escort) che fanno guadagnare investendo poco tempo rispetto ai lavori non sessuali. Questo anche a causa del fatto che hanno una propensione naturale all’allattamento.

La vita familiare di Einstein, come quella di tutti gli uomini di successo, troppo occupati a dominare l’ambiente, è stata un disastro. Tutti gli uomini di successo sono stati pessimi genitori. Persino il Mahatma Gandhi, come padre è stato uno schifo. Perché o ti dedichi alla famiglia o ti dedichi al successo.

Proprio perché essere genitori può portare conseguenze terribili lo Stato dovrebbe intervenire prima del parto, e dopo il parto e non lasciare totale libertà alle persone di scegliere se diventare o meno genitori.

UN DONO ALLA SOCIETà
Oltre al pensare che un figlio sia necessariamente un dono per sé stessi, si pensa che procreare un figlio sia automaticamente donare qualcosa di positivo all’umanità, dimenticando che anche tipi come Hitler sono stati procreati, e dimenticando che i disoccupati tanto disprezzati dalle stesse persone che invece tanto apprezzano i genitori, sono stati anch’essi procreati. Anzi, alcuni disoccupati lo sono anche perché non hanno ricevuto un’adozione adeguata e sono partiti già svantaggiati. Dunque si dimenticha che un futuro figlio potrebbe essere un futuro disoccupato. Questo smentisce l’idea che un figlio sia necessariamente una risorsa per la società.

Dunque se uno deve scegliere di fare nascere un bambino non dovrebbe sicuramente scegliere di farlo pensando che con certezza sarà una gioia e una risorsa utile per sé e per il mondo, perché non lo è con certezza, ma semmai dovrebbe pensare che c’è semplicemente la possibilità, e non la certezza, di gioire e far gioire il mondo, e che allo stesso tempo c’è il rischio contrario. Se anche uno volesse essere egoista e disinteressarsi del bene del mondo, e del nascituro, ma solo del proprio, dovrebbe comunque considerare che non può sapere con certezza se sarà un bene per sé stesso, e in alcuni casi può prevedere con molta sicurezza che sarà una condanna a sé stesso far nascere un figlio. Dunque per far nascere un figlio dovrebbe trovare motivi molto validi, soprattutto perché ne esistono altri di figli che hanno bisogno di essere adottati, e anch’essi possono essere utili alla società.

In ogni caso, se una persona, pur consapevole che non è necessario avere figli per essere felici, e che si tratta di un bisogno indotto culturalmente vuole seguire questo desiderio e procreare deve vagliare e controllare che tutto sia in regola, e nel caso così non sia prevenire, abortire, far adottare.

è giusto che una madre sia libera di scegliere di abortire senza che qualcuno tenti di impedirglielo o un padre sia libero di scegliere di non donare il proprio sperma per farci un figlio, ma non è giusto che futuri madre e padre siano liberi di scegliere se procreare.

Quando si deve stabilire cosa sia giusto e cosa ingiusto, e dunque cosa si deve o non deve fare, e su cosa si può sindacare, si deve partire da un metro di misura comune.

L’etica impone che ciò che interessa la sfera privata, tra adulti consenzienti, non dovrebbe essere ristretto in nessun modo: ognuno deve poter fare cosa vuole. Questo vale ad esempio per per l’omosessualità, ma anche, ad esempio, per il matrimonio poligamo. Non c’è motivo per cui se alcuni esseri si vogliono legare ad altri esseri, anche se sono in tre e non in due, non dovrebbe essere loro consentito (eppure in Italia è illegale).

Nelle scelte i cui effetti coinvolgono anche altri esseri bisogna ragionare diversamente rispetto a quando si agisce avendo effetti solo su sé stessi, e porre dei limiti al proprio potere di scegliere e agire. E questo vale per l’adozione delle coppie, eterosessuali o omosessuali, e per la procreazione perché appunto genera esseri che dovranno lottare per mantenersi in vita e cercare la felicità. Ovviamente non per l’aborto, perché gli esseri lì non ci sono ancora, e se si abortisce non ci saranno mai, nonostante ciò che sbraitano in chiesa.

Ma quando nel fare sesso le donne arrivano a una gravidanza non desiderata c’è la resistenza sociale all’interruzione di gravidanza per motivi morali, sentimentali e religiosi. L’uomo viene accusato di non volersi prendere le sue responsabilità e non essere abbastanza autodisciplinato da non fare sesso senza profilattico e la donna viene accusata di aver permesso all’uomo di penetrarla senza profilattico e doversi prendere la responsabilità di far nascere il figlio.
E quando la gravidanza è desiderata ma non ci sono le condizioni necessarie a dare serenità al figlio l’imposizione dell’interruzione di gravidanza da parte dello Stato è ostacolata dall’opinione pubblica.

 

ABORTO

L’aborto volontario è l’interruzione della gravidanza prima del suo termine naturale con mezzi esterni (quando è “aborto spontaneo” questo avviene senza interventi esterni, spontaneamente, appunto).

Per motivi personali (psicologici, sociali o fisici), in Italia, la donna può richiedere l’interruzione della gravidanza fino alla 13ma settimana circa (90 giorni dall’ultima mestruazione), è tutto regolato dalle leggi vigenti.
In particolare, da noi, la legge che regola e chiarisce la possibilità di interruzione di gravidanza è la 194/78.
In caso di problema che metta a rischio la salute materna, questo limite è esteso e, finché il feto non ha possibilità di vita autonoma, è possibile scegliere di abortire.
Nella maggioranza dei paesi moderni l’aborto è regolato in modo simile. In alcuni paesi (anche europei, come la Francia, la Spagna o il Regno unito), l’aborto si può effettuare fino alla fine della gravidanza se questa mette a repentaglio la vita o la salute della madre (anche una grave malformazione fetale mette a repentaglio la salute psicologica materna). Se una donna ha una gravidanza il cui proseguimento mette a grave rischio la sua salute, può quindi chiedere (e ottenere) di abortire fino alla fine della gravidanza. In alcuni stati (soprattutto i più poveri) sono ancora tanti (ma anche da noi se ne vedono alcuni, rari) gli aborti illegali (fatti a casa, da improvvisati, con mezzi di fortuna) che, oltre ad essere un reato, sono rischiosissimi e realmente un azzardo.
Alcuni passaggi possono risultare impressionanti per i più sensibili che hanno sempre la possibilità di non leggere il post.

I commenti che andassero fuori tema saranno eliminati senza preavviso.

In Italia, l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG, “aborto volontario”) si può eseguire quando una donna potrebbe correre rischi fisici o psicologici proseguendola. Sarà la donna a scegliere se interrompere o meno la gestazione. Questo fino al 90mo giorno di gravidanza (terzo mese, circa 12 settimane). Quando però è dimostrata e certificata una grave malattia del feto e questa può creare problemi di salute alla gestante (anche solo dal punto di vista psicologico) è permesso interrompere la gravidanza oltre questo termine (fino a quando il feto non ha capacità di vita autonoma, quindi più o meno a 22 settimane), si chiama in gergo “aborto terapeutico” e può avvenire in teoria fino alla fine della gestazione (per esempio per una malformazione talmente grave da non permettere mai vita autonoma al nascituro) ma in pratica, visto che le tecniche diagnostiche oggi permettono diagnosi molto precoci, questo non avviene quasi mai.

L’interruzione di gravidanza si può ottenere con diverse tecniche, quasi sempre la tecnica usata dipende dalla settimana di gestazione in cui si ricorre all’intervento.
La tecnica più utilizzata è la cosiddetta: “isterosuzione” accompagnata dalla “revisione della cavità uterina”.
IVG, come si fa?
Isterosuzione
Si pratica in genere fino alla 12ma settimana. Si inserisce una cannula dentro l’utero che “risucchia” il contenuto (si chiama “materiale ovulare”, cioè embrione, annessi embrionali come placenta, liquido amniotico, sacco amniotico). Spesso questa tecnica è completata con la “revisione della cavità uterina”. Si pratica in anestesia generale.

Revisione cavità uterina (RCU)

Con uno strumento apposito (curette, una sorta di piccolo cucchiaio) si “grattano” le pareti dell’utero per eliminare il suo contenuto. Spesso questa procedura segue la prima, l’isterosuzione, come completamento. Si pratica in anestesia generale. Questo intervento è detto popolarmente “raschiamento“. In alcuni casi (dipende dalle scelte del reparto in cui avviene l’intervento) al posto dello strumento a cucchiaio si usano delle pinze che estraggono il materiale ovulare, procedura leggermente meno sicura della precedente.

Questa tecnica ha rare complicanze, la più frequente è la perforazione uterina (con lo strumento si “intacca”, fino a perforarla, la parete dell’utero, che è molto sottile, succede nell’1% circa dei casi e quasi sempre risolvibile spontaneamente).

Interruzione di gravidanza con terapia orale
Si utilizza una compressa di una sostanza (prostaglandine) che causa contrazioni dell’utero che causano l’espulsione del prodotto del concepimento. In alcuni casi, quando l’espulsione non è completa, si deve procedere a isterosuzione e/o revisione della cavità uterina. Alcuni preferiscono fare questa procedura in ospedale, visto che possono esserci perdite di sangue e dolori. In altri casi si può andare a casa e poi tornare per un controllo. Questa procedura è indicata nelle settimane di gravidanza iniziali. Ha aspetti positivi e meno e necessita di un buon colloquio con la donna per spiegarne le caratteristiche (visto che spesso si gestisce parte della procedura a casa).
Induzione del parto abortivo
Quando la gravidanza è più avanzata (dalla 14ma settimana in poi) ed eseguire le procedure precedenti può essere difficile o rischioso, si preferisce indurre un normale parto con delle sostanze che stimolano le contrazioni uterine. La presenza di contrazioni causa l’espulsione (il parto) del feto abortito che è quasi sempre privo di vita vista anche la sua forte prematurità. Se il feto nascesse vivo bisognerebbe prestare ogni assistenza possibile per mantenerlo in vita.
In alcuni stati si usano alcune procedure per causare la morte del feto prima dell’espulsione quando, la stimolazione del parto, vista l’epoca avanzata della gravidanza, causerebbe la nascita di un feto vivo e vitale.
In alcuni casi si usa una puntura intracardiaca di una soluzione tossica (sotto guida dell’ecografo, prima di iniziare il procedimento) che causa arresto cardiaco del feto (e poi si procederà al parto). In rari casi (succedeva soprattutto negli Stati Uniti, la tecnica è stata poi proibita per legge) si procedeva all'”aborto a nascita parziale“, si stimolavano le contrazioni e, solo al momento della nascita, si causava la morte del feto con varie tecniche (tralascio i particolari perché cruenti). Questa procedura (ormai quasi scomparsa) era usata quando era importante mantenere integro il feto per esami dopo la nascita o quando i genitori chiedevano la sua integrità per vederlo o farne foto per ricordo (negli Stati Uniti è molto diffusa e popolare l’abitudine di ritrarre, filmare, fotografare un feto morto).Questa possibilità è rimbalzata nei mesi scorsi nelle cronache perché secondo qualcuno la tecnica sarebbe stata “riabilitata” nello stato di Washington, si tratta di una bufala. C’è da sapere che in quasi tutti gli stati USA questa modalità di aborto è, come detto, proibita.Come si procede.
L’interruzione di gravidanza in Italia si fa recandosi presso un medico (ginecologo) di un ospedale pubblico che, accertatosi della gravidanza, deve compilare un documento sottoscritto dalla donna che richiede l’intervento.
Seguiranno sette giorni detti di “riflessione” nei quali la donna è invitata a ponderare la sua scelta. Se confermata si procederà a ricovero (solo in strutture pubbliche o convenzionate con il servizio sanitario nazionale) e l’intervento. Se c’è un’urgenza particolare (importante pericolo di vita, per esempio) è permesso evitare i sette giorni di pausa. In genere è previsto un solo giorno di ricovero (day hospital) e si può riprendere dopo poche ore la propria normale attività.
Eseguire un’interruzione di gravidanza non causa conseguenze fisiche particolari essendo un intervento di chirurgia minore, se però si eseguono diversi interventi sull’utero (per esempio diversi “raschiamenti“) questo può invece causare complicanze anche serie. Ovviamente, come per qualsiasi intervento chirurgico, esistono dei rischi legati all’intervento stesso, all’anestesia o alla degenza. Le conseguenze psicologiche, non per forza presenti, a volte meritano un attento monitoraggio e, se necessario, un sostegno da parte di esperti.
In Italia, a differenza di altri paesi, l’unica figura che può eseguire un aborto è il medico specialista in ginecologia che ha comunque diritto all’obiezione di coscienza (rifiuto di eseguire l’intervento). Si deve sottolineare però che un medico obiettore non viene a meno dai suoi doveri professionali ed è obbligato ad assistere la persona prima e dopo l’intervento, sia per normali attività, come le informazioni e i documenti del ricovero, che per urgenze e l’assistenza durante il ricovero, chi si sottraesse a queste procedure si sottrae ai suoi doveri professionali.
Il numero di interruzioni di gravidanza nel nostro paese si è ridotto notevolmente, in maniera drastica  (nel 1982 sono state 284.000, nel 2000 furono 135.133, nel 2016 84.926) e questo è probabilmente dovuto all’uso più diffuso di contraccettivi, all’informazione, alla possibilità di acquisto di pillola contraccettiva post coitale (pillola del giorno dopo) e a fattori socio economici. La stima (ovviamente non esistono dati precisi) delle interruzioni che avveniva prima della legge sull’interruzione legale di gravidanza, parlano di 350.000 interruzioni ogni anno.
Per legge è possibile acquistare la “pillola del giorno dopo” in farmacia con ricetta se si è minorenni e senza bisogno di ricetta dalla maggiore età. Una donna minorenne può farsi prescrivere questa pillola anche dal suo ginecologo privato o in ospedale, dal pronto soccorso.Per chi pensasse di avere una gravidanza indesiderata esiste anche la possibilità di non riconoscere il neonato subito dopo la nascita (e quindi affidarlo per l’adozione) e di partorire in maniera anonima rinunciando al figlio.

 

DIRITTO DI NASCERE DOVERE DI FAR NASCERE

Tra le idee che meno si basano sulla realtà che ci sono riguardo allo scegliere se abortire o no quando si è fatto semplicemente sesso senza aver progettato una gravidanza, oppure se progettare o no una gravidanza al fine di diventare genitori, oppure se farsi sterilizzare, c’è che si abbia dei doveri nei confronti di esseri che non esistono ancora, e che sia egoista abortire o farsi sterilizzare perché nega al potenziale futuro figlio l’opportunità di vivere, e che per essere altruisti bisogna procreare e lasciare sempre le tube aperte per tutta la vita. La logica mostra come non si possa negare assolutamente niente a chi non esiste. Si attribuiscono dei diritti all’idea di figlio perché si confonde le realtà con la fantasia. Quindi è falso che ogni maschio abbia nei testicoli almeno uno spermatozoo che ha il diritto di nascere.

Invece può essere egoista fare figli, perché la vita non è sempre un bene, ma lo è solo a determinate condizioni, e dunque in determinate condizioni negative può essere altruista non fare figli.

Una delle condizioni importanti per far in modo che la vita di un nascituro è prepararsi alla nascita di un figlio, e se quindi non è programmata non si è preparati. Dal credere a questa stupida idea che non fare figli sia egoista (ma lasciare i figli nati nelle case famiglia non sia egoista) può nascere senso di colpa, e tormento, per non aver procerato, o per essersi chiuse le tube, oppure si può scegliere di non chiudersele e di non abortire, dunque è bene rifletterci ed eliminarla dalla testa, e non ascoltare certe persone.

Una delle condizioni importanti per far in modo che la vita di un nascituro è prepararsi alla nascita di un figlio, e se quindi non è programmata non si è preparati.

Molte persone non riescono a fare sesso non finalizzato alla procreazione senza profilattico e senza pillola a causa di stupide idee sull’aborto oppure a causa dell’attaccamento affettivo che contrasta la necessità logica per il nascituro dell’adozione.
Non si può generalizzare e dire che per tutte le madri non è facile abortire. Non è semplice per le madri che hanno certe idee filosofiche su cosa sia un embrione, ma per le altre che invece ritengono che non sia nulla, che la differenza fra l’uovo e la gallina è dello stesso genere di quella tra embrioni e persone, non avranno problemi. Tutto dipende dai propri pensieri in proposito. ogni argomento “morale” è una versione religiosa dell’ “etica”. e ci può essere un’etica laica, anche se non sarebbe soddisfacente per i religiosi, ma non una morale laica.

“La vita umana fin dal concepimento” è un’espressione contraria non soltanto all’evidenza scientifica, ma anche alla tradizione teologica. Per quanto riguarda la prima, infatti, si sa che almeno fino al quattordicesimo giorno dal concepimento il pre-embrione non può essere considerato un individuo attuale. Prima del sesto giorno, perché le sue cellule sono ancora totipotenti, e dunque ciascuna di esse è un individuo potenziale. E tra il sesto e il quattordicesimo giorno, perché il pre-embrione può ancora dividersi in gemelli monozigoti, e dunque nemmeno esso ha ancora un’individualità attuale.
Quanto all’umanità, poi, tutto dipende da cosa significa il termine.
Se la presenza di un sistema nervoso, questo comincia a svilupparsi dopo il quattordicesimo giorno. Se la percettività sensoriale, allora il tatto arriva al secondo o terzo mese, il gusto al sesto e l’olfatto all’ottavo. Se l’autocoscienza, bisogna naturalmente attendere mesi dopo la nascita. è ovvio che l’autocoscienza (distinta dalla pura e semplice coscienza) certamente non esiste non solo nella nascita, ma anche per un certo periodo dopo, in particolare, l’embrione e il feto non sono autoscienti, non più di quanto possano esserlo gli animali inferiori. Se la parola un paio d’anni. Se la ragione, quella per qualcuno può anche non arrivare mai.

il feto non è una “vita umana”, in nessun senso del termine, e non piùd i quanto lo sia un fegato o un rene, dai quali com’è noto si possono estrarre cellule staminali che a loro volta possono diventare “vite umane”, ma che certo non lo sono al momento.

Anche per la natura gli aborti sono la migliore selezione delle nascite, e infatti il 90 per 100 degli ovuli fecondati o non si impianta, o abortisce spontaneamente nelle prime settimane.

poiché è chiaro che l’embrione non è una persona, e che un bambino lo è, il passaggio avviene nel mezzo. poiché il processo è graduale, e non c’è un momento preciso in cui si possa dire che prima non si aveva una persona, e dopo sì, la demarcazione è largamente arbitraria. è il ben noto paradosso del sorite, o della massa critica.

esiste però una discontinuità evidente, ed è il momento del parto. il fatto che in occidente si concordi sul fatto che una persona nasca nel momento della nascita, e non al momento del concepimento, è dimostrato da quando le si fa compiere gli anni. si può citare il parto come unica discontinuità evidente in un processo continuo che si conclude solo molto dopo la nascita. e lo si può proporre come scelta convenzionale per il limite all’aborto, proprio su questa base (convenzionale come tutte le altre, ma certo distinta da quelle scelte, più o meno a casaccio, dalle legislazioni).

il parto stacca il feto dalla madre, ed è l’analogo del distacco delle macchine dal malato terminale. in fondo, è la differenza tra la vita (sebbene ancora non cosciente) autonoma, e quella che non lo è, perché attaccata alla madre o alla macchina.

ma naturalmente scegliere il parto come demarcazione va contro troppe obiezioni di natura morale, cioè metafisica. allora si potrebbe spostare leggermente all’indietro il momento, a quando il feto non è in grado di sopravvivere staccato dalla madre, nemmeno in incubatrice. il problema è che non si sa se si possa definire precisamente un tale momento. ma certo sei o sette mesi dovrebbero essere sufficienti.

dunque, la cosa più sensata sarebbe permettere l’aborto prima, e non l’uccisione dopo, per motivi di pura convenienza, come sembra faccia il canada. gli altri, in base a ovvi retaggi di natura religiosa, da cui questi dibattiti non sono mai immuni, meno che mai nel nostro paese, scelgono a casaccio, allungando i tempi quando sono più “materialisti” (cioè scientifici e sensati), e accorciandoli quando sono più “idealisti” (cioè religiosi e insensati).

il vero problema, è il pericolo che c’è PER LA MADRE ad abortire tardi. e questo dovrebbe naturalmente essere tenuto in considerazione. ma non ha nulla a che vedere con il problema morale dell’aborto.

Dunque abortire non è non rispettare la vita, ma al contrario, far nascere in certe condizioni svantaggiate (ad esempio in seguito a uno stupro che difficilmente genererà amore nei confronti del figlio che ne è conseguito, o in condizioni di povertà che porterà a competere con altri nascituri che invece sono nati economicamente avvantaggiati) è non rispettare la vita e il bisogno di non soffrire durante la vita. Perché gli umani per stare bene hanno bisogno di alcune condizioni e non solo di essere vivi, e se mancano tali condizioni soffrono, dunque se al figlio mancheranno certe condizioni ne soffrirà, dunque è giusto e d’obbligo non farli nascere in tali casi. Dare la vita è una decisione seria, non è “una cosa che capita”. Se deve essere una cosa che capita, mancano proprio i presupposti fondamentali per poter essere buoni genitori, quindi meglio la pillola del giorno dopo (o dei tre giorni dopo) o un aborto il prima possibile.
Non ci deve essere alcun senso di colpa nell’abortire, mentre al contrario ci deve essere senso di colpa nel far nascere un essere nelle condizioni non adatte (senso di colpa che dovrebbe poi portare al sacrificio massimo per poter rimediare alla nascita avvenuta).

probabilmente, poiché è estramemente complicato non fare ingiusto male a nessuno, ed è estremamente complicato rispettare tutti gli esseri (si rischia il suicidio) dovremmo fare una classifica delle azioni da non compiere per evitare di fare del male ingiusto agli altri esseri viventi. e mano a mano che la gravità della cosa diminuisce poter scegliere più liberamente se farlo o no. Tra non avere alcuna accortezza e limitazione nel non uccidere gli animali e non farli soffrire e averne massima al punto da non vivere più o rischiare la morte ci sono vari gradi intermedi.

La non violenza non può mai essere veramente assoluta: mangiare è infatti una violenza fatta al cibo, ma lasciarsi morire di fame è una violenza fatta a se stessi. E non si deve fare del male agli altri esseri viventi a patto che non ci si faccia del male. Infatti ci si può difendere dagli animali e dagli umani anche uccidendoli.

Non intimiditi dal paradosso, i jain hanno comunque sviluppato un sistema di regole a loro volta paradossali, per cercare di fare il meglio possibile: respirare attraverso un panno per non ingoiare insetti; spazzare il cammino per non pestarli; bere solo di giorno, e solo acqua bollita, e non mangiare mai avanzi, per minimizzare la quantità di microbi ingerita; e così via.

Riguardo al rispetto della vita, non essendo possibile averlo in assoluto, pena il suicidio, si può definire una lista di priorità.

Un principio oggettivo utile per stabilire quali animali non uccidere è quello di guardare quali esseri materialmente possano o no provare sofferenza (se hanno o non hanno un sistema nervoso in grado di produrre sofferenza). Ma la maggior parte delle persone preferisce usare il principio soggettivo “gli animali che mi piacciono”, a cominciare da quelli domestici.
La maggioranza delle persone se ne fregano se qualcuno va a rubare un animale a una madre animale, ma si indignano se qualcuno va a rubare un animale domestico, per motivi affettivi personali.
O struggendosi per gli agnelli uccisi a pasqua ma non per la maggior parte degli animali usati per l’alimentazione che sono cuccioli o poco più. Una mucca vivrebbe in media 30 anni eppure 2/3 della carne bovina al supermercato è di vitello macellato a 6 mesi o vitellone macellato prima dei 2 anni. In inghilterra si subiscono insulti se visti cuocere un coniglio o un cavallo, in israele un maiale, in India una mucca e così via.

Gli scienziati sono giunti alla conclusione che solo i vertebrati, gli artropodi e i cefalopodi hanno una struttura cerebrale che permette di avere una coscienza e se ci sono animali che non hanno coscienza, allora si può essere abbastanza certi che le piante, che non hanno neanche i neuroni, non hanno un cervello. Dunque, le piante non hanno una coscienza, non sentono dolore e non provano emozioni.

Gli esperti spiegano che le piante non hanno bisogno di un sistema nervoso sviluppato per vivere, ma utilizzano segnali elettrici in due modi: per regolare la distribuzione delle molecole cariche attraverso le membrane e per inviare messaggi a lunga distanza attraverso l’organismo. Nel primo caso, le foglie di una pianta potrebbero arricciarsi perché il movimento degli ioni causa il movimento dell’acqua dalle cellule, cambiando la loro forma. Nel secondo caso, una puntura d’insetto su una foglia potrebbe dare inizio a risposte difensive delle foglie più lontane. Entrambe le azioni possono apparire come se una pianta stesse reagendo ad uno stimolo, ma gli scienziati sottolineano che queste risposte sono codificate geneticamente e sono state messe a punto attraverso generazioni di selezione naturale: quindi non attraverso una coscienza.

Il fatto che i pesci non si abbandonino a imprecazioni “sonore” non significa che non provino dolore. Le creature acquatiche vivono le esperienze dolorose in modo non così diverso dai mammiferi. Molte specie di pesci sono state osservate modificare il proprio comportamento in seguito a uno stimolo doloroso. Alcune diventano meno attive, altre perdono l’appetito, vanno in iperventilazione o strofinano l’area “offesa” come per massaggiarla. Quando alcuni pesci riportano ferite alla bocca, strofinano il muso contro l’acquario, massaggiandolo come facciamo con il piede dopo una botta al mignolino. Mentre il calore estremo ha un effetto negativo sul comportamento degli zebrafish, effetto che può essere ridotto dalla somministrazione di antidolorifici. L’efficacia dei farmaci nell’attenuazione di questi comportamenti conferma che anche le basi molecolari della percezione del dolore sono simili a quelle che conosciamo.

Un altro è quando sia evitabile e non necessario per la propria sopravvivenza infliggere sofferenza.

Quando si ragiona sulla tutela della vita (in generale) tutti, o molti, sarebbero d’accordo a mettere in cima alla lista l’essere umano, ma anche molti animali e vegetali attuali, prima di esseri umani potenziali rifiutando l’aborto. è per questo che non si capisce coloro che ad esempio sono contrari all’aborto, con l’idea che sia uccidere una vita potenziale e che si debba proteggere la vita (senza specificare quella umana), ma continuano a mangiar carne, o anche uova, visto che la differenza fra l’uovo e la gallina è appunto dello stesso genere di quella tra embrioni e persone, anche se dirlo può far effetto. I contrari all’aborto e alla chiusura delle tube non sono interessati alla protezione della vita in sé (che comprenderebbe anche quella animale), ma di quella umana, e nello specifico di quella dei nascituri, e non in generale anche di quella dei già nati che invece vengono lasciati allo sbaraglio ad occuparsi di sé stessi solo tramite ciò che possiedono (il proprio corpo, la propria mente, le proprie risorse interiori) a competere con nascituri nati economicamente avvantaggiati in un mercato del lavoro spiegato. Quando certe persone dicono che vogliono difendere “la vita” senza specificare se umana o anche animale stanno semplificando il loro reale pensiero, e magari non se ne rendono neanche conto.

Così come quando quando si dice che le persone fanno figli perchè “vogliono amare un essere vivente”, perché ganno dell’amore disinteressato da dare si dice una falsità,, si semplifica la realtà e si idealizza ed enfatizza la cosa, perché in verità si ha un interesse particolare nell’amare solo ed esclusivamente i propri figli. Così come quando non si è disinteressati e non si ha un amore spirituale e universale quando si vuole donare tanto a una persona per il fatto che ci si vuole fare sesso. Infatti, in genere le persone contrarie all’aborto perché ritengono significhi uccidere un essere vivente, affermano che mangiare carne è una scelta come un’altra e nella scala della gravità ritengono sia molto peggio stuprare una ragazza, lasciandola viva, che uccidere un animale.

INQUINAMENTO

Tra i vari esseri da rispettare ci sono le future generazioni, ai quali consegnare un buon mondo, quindi ad esempio un mondo in un buono stato ambientale. Inoltre clima, ambiente, inquinamento, sono tutti aspetti che influiscono tantissimo sulla salute e sulla comparsa di malattie, proprio di quelle malattie che sono le cause principali di disabilità e morte. Dai dati emerge chiaramente che molti dei tumori oggi più diffusi hanno un evidente correlazione con l’ambiente e il pensiero va subito agli inquinanti dell’aria e degli alimenti. Per non parlare del fatto che il clima stesso, con gli eventi atmosferici più estremi, il caldo o il freddo eccessivi, sono sicuramente molto influenti sulla salute del singolo e della popolazione.

Mentre il riscaldamento globale recente interessa il 98% della superficie terrestre, gli altri periodi di riscaldamento o raffreddamento hanno interessato zone più limitate e non sono avvenuti contemporaneamente su tutto il pianeta. Inoltre, questi cambiamenti più antichi sono compatibili con una variabilità naturale e casuale del clima, mentre il riscaldamento recente non lo è.

In sostanza, il riscaldamento recente è caratteristico di un cambiamento globale dovuto ad una forzante ubiquitaria come l’anidride carbonica, cambiamento che non ha precedenti negli ultimi 2000 anni.

La vita oggi è ospitale, domani lo sarà di meno. Che ci adatteremo è certo, che staremo sempre meglio no. La scienza dice come sarà il clima domani, ed è l’unica certezza che ci dà oggi la scienza. Mentre che avremo i mezzi per rimediare a questo danno certo, oggi è solo wishful thinking.

il rispetto della natura e delle condizioni ambientali non deriva da un sentimento religioso, ma utilitaristico. le attuali condizioni ambientali sono quelle che hanno permesso finora la nostra vita, e cambiarle radicalmente (ad esempio, ingigantendo il buco d’ozono, l’effetto serra, la deforestazione, eccetera) potrebbe semplicemente mettere in pericolo la sopravvivenza della nostra specie: dunque, è (o meglio, dovrebbe essere) l’istinto di autoconservazione a spingerci alla conservazione delle attuali condizioni.

naturalmente, per la natura queste condizioni sono indifferenti. qualche miliardo di anni fa la composizione dell’atmosfera era radicalmente diversa, ed è stata mutata da quella che non a caso si chiama la “catastrofe dell’ossigeno”: l’immissione da parte delle piante di dosi massicce di ossigeno nell’atmosfera, con la conseguente estinzione della gran parte degli organismi anaerobici (alcuni si sono salvati rifugiandosi in sacche anaerobiche, come gli intestini degli animali!).

analogamente, qualche milione di anni fa un grande meteorite ha provocato condizioni climatiche da inverno nucleare, con la conseguente estinzione dei grandi animali, come i dinosauri, e l’evoluzione delle specie oggi viventi, compresi noi. eccetera.

insomma, noi tendiamo a ipostatizzare i nostri bisogni in necessità morali, senza renderci conto di quanto l’ambiente sia sostanzialmente insensibile a cambiamenti anche radicali. naturalmente, per rimanere sulla terra, perchè il resto dell’universo è altrettanto insensibile all’esistenza o meno della terra o del sistema solare.

Se anche una persona riuscisse a sopportare la fatica di studiare per imparare a cucinare solo vegetali e cucinare solo vegetali e comprare in giro solo vegetali nonostante la carne sia ovunque (anche nella pizza al taglio), non impedirebbe che nuovi animali vengano uccisi per l’alimentazione. Se si parla di mere scelte individuali non servono sicuramente a niente se non a mettersi in pace la coscienza illudendosi che servano, diverso è parlare di politiche vere.
Poiché una dieta vegetariana non comporta problemi nutrizionali si può scegliere di diventare vegetariani e accettare che venga imposto per decreto di diventare vegetariani, dato che gli allevamenti inquinano e producono sofferenza.

Se si tiene a ridurre individualmente l’inquinamento e al consumo di risorse allora si dovrebbe collettivamente eliminare o ridurre tutti i comportamenti e i consumi non strettamene necessari che consumano e inquinano, a cominciare da quelli che inquinano di più, per passare a quelli che inquinano di meno.

Al primo posto dei comportamenti che consumano risorse, iquinano (e creano anche disoccupazione a causa dell’aumento della diminuzione dei posti di lavoro liberi) c’è il procreare nuovi consumatori. Che se sono ricchi possono consumare tanto e in modo inefficiente. Procreare è la più grande fonte d’inquinamento (non l’atto in sè, ma l’essere umano consumatore che ne deriva).

Vivere senza automobile è il secondo gesto personale che più può ridurre l’impatto del singolo: fa risparmiare 2,4 tonnellate di CO2 all’anno. Vi ricordo sempre l’obiettivo del 2050 di 2,1 tonnellate per anno a testa. Senza vuol dire andare a piedi o in bici. Se si usa i trasporti pubblici la riduzione sarà inferiore. Il terzo comportamento più virtuoso nella lista è evitare un singolo volo aereo oltreoceano. UNO. Costa 1,6 tonnellate di CO2. Ovviamente è un valore medio che dipende dal peso del bagaglio, dalla lunghezza del volo e così via. Il costo energetico totale non è banalmente quello del carburante, ma anche dell’energia necessaria costruire un aereo, a raffinare il carburante a trasportarlo, insomma a far funzionare tutta la baracca.

Poi si può comprare un’auto più efficiente, elettrica, e infine, tra i comportamenti ad alto impatto, c’è il passare a una dieta a base completamente vegetale, che fa risparmiare nella media 0,8 tonnellate di CO2 per anno. Ovviamente quest’ultimo dato varia moltissimo: il risparmio è tanto più elevato quanto più è alto il consumo di partenza.

Passando per ridurre il consumo di tutto ciò che non è necessario e inquinante.

Di merci e servi non necessari alla sopravvivenza, e che consumano risorse e inquinano ce ne sono a milioni: Gli anelli, gli orecchini, lo smalto per le unghie, i fornetti UV per le unghie, le collane, i profumi, i tatuaggi, i piercing, i cyberdreads sintetici, la ceretta, le protesi al seno, le action figures, le candele profumate, i fumetti, i romanzi, la produzione di film (e la loro proiezione nelle sale, e i gadget inerenti), la produzione di videogames, le discoteche, andare fuori città in vacanza spendendo per auto, treno, aereo, albergo…una lista infinita di merci e servizi che inquinano e consumano materie.

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Ridurre il consumo di prodotti animali ha un impatto limitato. Viene solo dopo non fare figli, non usare l’auto, non usare voli aerei, usare energia rinnovabile, e c’è da distinguere tra i più impattanti bovini e il meno impattante pollame. E poi non è solo questione di CO2 (e di altri gas serra), ma anche di acqua, di suolo, su cui il singolo non ha potere. Diventare tutti vegetariani o vegani lasciando uguale tutto il resto non risolverà affatto il problema.

Ci sono persone che si dichiarano ecologiste e impestano l’atmosfera di PM10 perche’ bruciano i pellets nella stufa a casa. E se gli fai notare che e’ uno dei problemi principali di inquinamento atmosferico si incazzano perché vogliono continuare a farlo pur essendo ecologiste.

Ma non siamo esseri razionali disincarnati che agiscono o non agiscano solo seguendo motivazioni razionali, di cui possiamo rendere perfettamente conto. Siamo pensiero incarnato in corpi vissuti, e siamo fatti di carne, sensibilità, desideri, sentimenti, che sempre entrano in gioco nelle nostre scelte e nelle nostre azioni. Il nostro supposto sapere, da solo, non produce nessuna decisione, perché si deve scontrare con la capacità di fare rinunce. fa male al cuore sapere che rinunciare a procreare può dare tanti benefici al mondo, perché per molte persone avere figli è la gioia più grande e non ci vogliono assolutamente rinunciare, dunque preferiscono illudersi che piccole rinunce di altro tipo siano sufficienti.

E infatti le persone sono felici di consumare merci e servizi non necessari e di procreare nuovi consumatori e non si sentono in colpa di procreare nuovi consumatori, con le loro tonnellate di CO2 annesse. E non non riuscirebbero a vivere senza automobile, e non rinuncerebbero ad andare a vedere un concerto prendendo un aereo.

Per questo ci si limita a parlare di ridurre piccolissime cose, come alcuni utilizzi della plastica tipo le cannunce dei cockatail, o a fare bene la raccolta differenziata, perché nessuno ha voglia di rinunciare a procreare, né si ha voglia di accettare una legge che imponga la riduzione delle nascite.

SPERIMENTAZIONE ANIMALE
Il progresso della ricerca biomedica per trovare rimedi alle malattie, nuovi farmaci e vaccini, nonché per fornire le basi del sapere medico e veterinario richiede, in molti ambiti, di ricorrere alla sperimentazione animale.
Gli animalisti, che rappresentano meno del 3% della popolazione, rifiutano categoricamente qualsiasi forma di impiego degli animali, sia per l’alimentazione sia per la ricerca scientifica. Costoro stanno esercitando con false foto e informazioni false e decontestualizzate spessissimo, una crescente pressione sull’opinione pubblica, sulla politica e sulla società per l’abolizione della sperimentazione animale. Diffondono notizie false, talora supportate da sedicenti esperti privi di qualsiasi competenza documentata, e alimentano una campagna di sospetto e odio nei confronti di chi opera a favore del progresso scientifico e della salute umana e animale.
Ben 97 su 109 premi Nobel per la Medicina e la Fisiologia (e tutti quelli degli ultimi 30 anni) sono stati assegnati per scoperte che hanno richiesto l’impiego di animali. Dai risultati della sperimentazione animale sono derivati i testi e le basi su cui si formano i nostri medici, veterinari, psicologi e professionisti della salute. Inoltre, la sperimentazione animale ha reso possibili progressi medici rivoluzionari come gli antibiotici, i trapianti d’organo, la terapia di malattie come diabete, il Parkinson, la depressione, le paralisi da lesioni spinali, patologie cardio-vascolari e molte altre. Infine, è indispensabile che tutti i nuovi farmaci siano testati su modelli animali prima che sull’uomo, affinché soltanto quelli risultati più sicuri e promettenti possano essere sperimentati sui pazienti.
L’impiego degli animali per la ricerca è quindi incontrovertibilmente indispensabile.
Tuttavia, persino chi si ciba di carne nutre a volte perplessità rispetto all’impiego degli animali nella ricerca (appena lo 0,001% rispetto agli animali utilizzati a scopo alimentare). Com’è possibile? Cadendo nell’inganno di una equivalenza tra sperimentazione animale e tortura, incarnata nel concetto dispregiativo di “vivisezione”. Si tratta di un’equivalenza insensata, particolarmente in Italia, che è il paese con la legislazione più restrittiva d’Europa in materia di tutela degli animali utilizzati a fini scientifici. Animali come conigli e suini sono sottoposti a cure e tutele largamente superiori quando destinati ad un uso scientifico rispetto a quando allevati a scopo alimentare. I roditori, eliminati in quanto animali infestanti nelle nostre città, rappresentano quasi il 90% degli animali utilizzati per la ricerca, dove sono invece tutelati da rigide normative. Infine, se gli scopi dell’esperimento richiedono la soppressione dell’animale al termine delle procedure, la legge impone che ciò avvenga da parte di personale adeguatamente formato senza arrecare sofferenza. L’impiego di animali per la sperimentazione è delicato, costoso, strettamente controllato dalle autorità competenti e viene evitato ogni qual volta esistano validi metodi alternativi.
Ad oggi, l’uso degli animali è considerato ancora imprescindibile dalla comunità scientifica internazionale in molti settori di ricerca, come gli studi sul cervello, sulle dipendenze patologiche e sui trapianti, minacciati nel nostro Paese da una normativa inadeguata.

IMPORRE LA MORTE PER NECESSITà
Si può distinguere l’imposizione della morte degli animali per autodifesa, per sopravvivenza alimentare, per motivi gastronomici, e per motivi ludici. Naturalmente può essere orribile anche la morte imposta per motivi alimentari e non solo quella della caccia a fini ludici. Ma, in una graduatoria, è più giustificabile della morte imposta per fini ludici. L’autodifesa e la sopravvivenza sono le motivazioni più giustificabili, mentre i motivi gastronomici (nel senso del gusto per la carne) e ancora di più quelli ludici (nel senso del gusto per la caccia ai fini dell’uccisione degli animali) sono meno giustificabili.

Alcuni affermano che i figli potenziali abbiano diritto di nascere anche quando i genitori non volevano fare figli ma volevano solo fare sesso, o addirittura quando una donna viene stuprata.
Ma se l’etica deve seguire il principio di “non fare del male” la verità è che i figli non hanno il diritto di nascere a priori, ad esempio se facendo sesso per il gusto di farlo gli anticoncezionali avessero fallito, o se una madre viene stuprata e non ha nessuna caratteristica per volere ed essere capace di crescere un figlio, ma al contrario hanno invece diritto di non nascere perché questo eviterebbe loro sofferenze oggettive.

La prima è: non è sufficiente essere rimaste incinta per far nascere un figlio, ma devi avere voglia anche di avere un figlio. va contro gli interessi del nascituro pensare che delle persone devono diventare dei genitori per forza se c’è una gravidanza e un figlio deve avere dei genitori forzati per il suo bene. la cosa strana è che una persona voglia che un figlio abbia come genitore una persona che non l’ha voluto e non lo potrà amare come un’altra che l’ha voluto, e anzi, c’è il rischio che odi il figlio e abbia tendenze suicide od omicide, lo tratteranno male, con distacco, e poi lo metteranno in lavatrice.

In questo modo le persone che negano l’aborto legale danno vita all’aborto clandestino. Il quale, può uccidere la donna in stato di gravidanza, di cui però non si preoccupano gli anti-abortisti o obiettori di coscienza o pro-life. Sono a favore di una vita, che è una costruzione mentale, quella del nascituro, ma sicuramente non sono a favore per la vita della madre, donna che loro considerano colpevole di aver scelto un rapporto sessuale pericoloso, e quindi soggetta a dover subire danni su di sé per rimediare all’errore.
Come è successo a una ragazza di 17 anni che ha pagato 50 euro per delle pasticche realmente destinate all’ulcera ma usate con l’intento di abortire, da una coppia di nomadi romeni, che ha rischiato la vita a causa di una grave infezione. La ragazza si era rivolta alla coppia di improvvisati dottori per nascondere alla madre quella gravidanza.
l fratello di 12 anni e Marta, la sua ragazza appena quindicenne, lo hanno trovato appeso alla trave che attraversa il deposito sotto casa, un ragazzo di 17 anni di Rivoli. non ha potuto sopravvivere alla notizia che il consultorio aveva negato l’autorizzazione all’aborto alla sua ragazza.
“Si è sentito impotente” ha raccontato la fidanzata. Lei ha telefonato a lui dicendogli che al secondo appuntamento il giudice tutelare le aveva chiesto di ripassare al consultorio, che insisteva affinchè lei dicesse ai miei genitori di essere incinta ma lei aveva troppa paura, non voleva che si sapesse che aspettavo un figlio, e aveva chiesto di fare tutto in segreto”.
La madre che racconta  “Sarebbe bastato un po’ di buon senso e di umanità. Invece quando io ho accompagnato i ragazzi al consultorio siamo stati accolti con aggressività. Io sono stata allontanata, mio figlio è stato trattato come un appestato e Marta come una colpevole”.
Una volta che il figlio si è ucciso ha schiaffeggiato la responsabile e l’assistente sociale che si occupavano del caso. I due sono finiti al pronto soccorso. “Sono loro i responsabili della morte di mio figlio – spiega Luisa P. – Durante uno degli incontri la responsabile gli ha detto che non aveva il diritto di fare certe cose ma lo ha fatto con termini crudi, irripetibili…”.

La quantità dei medici obiettori di coscienza, che può casualmente essere minima o grandissima, è evidente che impediscono la reale applicazione della legge 194. L’obiezione di coscienza è illegalmente utilizzata anche per la prescrizione della pillola del giorno dopo.
Questa è una violenza, quella che ti porta a ingerire un farmaco che potrebbe ucciderti perché le tue scelte non sono sostenute così come dovrebbero essere,

E’ probabilmente una morale feroce, una morale che etichetta come “troia”, “facile”, “poco di buono” una ragazza che fa sesso e rimane incinta senza averlo scelto, una morale sessuofobica quella che ha portato la ragazza a tacere.

QUANTITà DI FIGLI
La situazione si complica nel caso in cui le gravidanze gemellari ( generalmente due o, più raramente, tre feti) se la donna è incinta di 3 gemelle/i contemporaneamente perché sembra rinunciare a più vite, e dovrebbe cambiare qualcosa nella scelta di non procreare. come se c’è un solo figlio nella pancia si può scegliere di non procreare irresponsabilmente mentre se ce ne sono 3. probabilmente si crede che sia palese ed evidente che si sia costretti a fare tre figli insieme se ce li si ritrova casualmente nella pancia tutti e tre insieme è perché si crede che gli embrioni siano vite oppure che dare in adozione uno o due dei figli nati porti a infelicità perenne. In realtà all’aumentare dei feti nella pancia aumenta anche l’impossibilità di mantenerli tutti, anche solo per motivi di attenzione ed energia fisica (è così difficile conciliare tutto a certi ritmi che l’errore umano come dimenticare un bambino in auto, per quanto folle sia , è possibile) e aumenta dunque anche la necessità di ricorrere ad aborto o adozione.
una certa quantità di figli (più di 2), a meno che non si sia una famiglia poligama di almeno tre o 4 membri che si occupano dei figli, porta grandi rischi di disattenzione, e dunque è da evitare ci sono molte persone che hanno una ridotta soglia di attenzione e una ridotta energia psicofisica, e altre che ne hanno una elevata. ma ci sono anche fattori ambientali che la riducono, anche a quelli che hanno molta attenzione (se ad esempio ci si deve occupare anche di un genitore malato, o si ha qualcuno in famiglia che è isterico e urla per ogni minima cosa).

DIRITTO DI DIVENTARE GENITORE A PRESCINDERE DALLE CONDIZIONI

Un principio base per cui alcuni scelgono di fare figli è “credo mi farà stare bene dunque lo faccio”. Sicuramente un figlio può rendere felice un genitore, e magari aiutarlo a fargli sparire la depressione, ma questo è un vantaggio a rischio dei figli. non solo perché se non ci sono le condizioni adatte possono vivere soffrendo, ma perché quando non funziona avere figli per uscire dalla depressione le madri possono anche peggiorare drasticamente, e alcune impazzire e uccidere i figli, anche infilandoli in lavatrice.

Tutti nascono da qualcuno e da qualche parte, e i suoi genitori gli lasciano in eredità capitali di vario genere: biologici, culturali, sociali ed economici.
Ciascuna di queste eredità è regolata da leggi di vario tipo, alcune delle quali immutabili e naturali, e altre variabili e convenzionali.
A un estremo dello spettro sta l’ereditarietà biologica, che è completamente naturale. Le sue leggi, scoperte da Gregor Mendel nel 1866, possono piacere o non piacere, ma non si possono violare. Ad esempio, il colore della pelle lo ereditiamo dai nostri genitori, ma se non ci piace dobbiamo comunque tenercelo.
All’altro estremo dello spettro sta l’eredità economica, che è invece puramente convenzionale. Le società capitaliste non solo accordano il diritto di lasciare i propri beni ai figli, ma spesso addirittura lo impongono, almeno parzialmente, attraverso il dovere di lasciare loro una quota legittima del proprio patrimonio.

Una volta nati, crescono vivendo situazioni differenti, e per caso si possono incontrare persone positive, ed economicamente fruttuose oppure il contrario.
Già rispondere agli annunci di lavoro è come giocare al gratta e vinci, uno su 1500 prende a lavorare, e chi prima arriva meglio alloggia. mi sembra tutto molto casuale piuttosto che meritato.
Dal momento che le persone nascono in condizioni differenti e casuali, e crescono in in condizioni differenti e casuali, possono casualmente diventare in modi molto diversi tra loro: ignoranti, infantili, economicamente povere, e per questo i diritti dei nascituri possono non essere rispettati.

Partendo da quello che propri genitori hanno da dare al figlio esso dovrà vivere la sua vita. Nel caso gli abbiano lasciato degli svantaggi biologici (come degli handicap), culturali (fedi religiose, complottismo, razzismo, ignoranza), sociali (tossicodipendenza, criminalità, guerre, disoccupazione) ed economici (povertà) dovrà lottare per recuperare, mentre nel caso contrario basta proseguire e godersi la vita. Chi ha i genitori giusti può scegliere di godersi la vita, e ha un vantaggio su chi ha i genitori sbagliati.

Da questo si può dedurre che non sempre i due che hanno fatto sesso e devono decidere se abortire o no hanno le condizioni per far crescere i figli in modo sereno e felice. Tuttavia, chiunque fa e cresce figli, anche una tossicodipendente ignorante e senza lavoro. A volte sono i desideri delle madri a far del male ai figli facendoli nascere in condizioni di sofferenza (anche quando le madri sono tossicodipendenti, o depresse con tendenze suicide, o addirittura che hanno già tentato il suicidio gettandosi dalla finestra e rimanendo invalide) altre volte sono le loro false idee, cioè che l’aborto sia egoismo, che il feto sia un essere umano e vada salvato, che una madre abbia il diritto di diventare genitore anche in condizioni negative.

Ma se si parte dal principio che non bisogna fare del male allora adattarsi alla realtà se la realtà non permette di avere figli e farli crescere bene e assicurargli di rimanere vivi, per il bene dei nascituri.
proprio vedendo i bambini senza genitori o con genitori dannosi o sentirli parlare della propria vita da adulti che si capisce che non si dovrebbe avere il diritto di procreare e far nascere figli a priori.
Moltissime donne dicono che il sesso non è un bisogno quindi si può fare a meno di pagare le prostitute in caso di necessità ma non dicono che la procreazione non è un bisogno quindi si può fare a meno di procreare quando le condizioni non lo permettono.
ci sono tante madri egoiste alle quali non interessa minimamente se al figlio faccia piacere vivere un certo tipo di vita o no. Assurdo come le madri difendano con tanta violenza il loro desiderio di maternità insultando chiunque lo metta in discussione.
Alcuni vorrebbero che solo i genitori esprimessero giudizi e pareri riguardo alla loro esperienza o al loro desiderio di essere genitori e non anche i figli di genitori che possono dire di aver vissuto soffrendo a causa dei propri genitori. Anche chi è figlio deve parlare della sua esperienza di essere figlio, e poter dire quindi cosa non avrebbe voluto vivere e cosa un genitore avrebbe dovuto evitare. I genitori che vogliono il monopolio del giudizio sono egoisti.

L’IDEA CHE SI POSSA VIVERE BENE ANCHE NEL DISAGIO COME LASCIAPASSARE A PROCREARE

Alcune madri considerano solo il diritto di godere dell’esistenza e della presenza di un figlio nella propria vita senza considerare i diritti del figlio di vivere una vita di un certo tipo e non di qualsiasi tipo.
E a volte si limitano a considerare solo ciò che vogliono loro anche con la convinzione che è giusto dare una vita di merda a un figlio perché, secondo quanto ne sanno ci sarebbero stati grandi personaggi della storia che ce l’hanno fatta pur nella grave sofferenza, o persone che hanno sofferto e faticato, ad esempio i bambini orfani che soffrono la fame in Africa, ma sono vivi (anche se non specificano per quanto ancora saranno vivi), o chi è nato con handicap, ma alla fine è riuscito a sopravvivere, anche col corpo indebolito e rovinato, o a risolvere i problemi, e quindi anche il proprio figlio può fare così invece che evitare di nascere perché non ci sono condizioni adeguate a garantirgli un certo tipo di vita.
Ma allora secondo questo principio eliminiamo gli airbag dalla auto perché ci sono quelli che in caso di incidente sono sopravvissuti anche senza, o Eliminiamo l’obbligo scolastico perché ci sono quelli che hanno fatto grandi cose anche senza essere andati a scuola.
Gli tocca, c’è il dovere di nascere e vivere la vita più disagiata. Queste donne tengono molto al loro consenso, ad esempio in ambito sessuale, ma non a quello dei nascituri riguardo al se vogliano o no vivere una vita di merda, svantaggiata rispetto ad altri, e lottare per forse fallire o riuscire. Certe madri anche di fronte alle notizie di tentati e riusciti suicidi di giovani che non hanno avuto abbastanza sicurezze per sopravvivere pensano che è giusto far nascere un figlio e farlo rischiare di volersi suicidare. La cosa più importante è procreare. Affermare che sia accettabile rischiare che un figlio non sopravviva alle condizioni in cui è nato perché non c’è la certezza assoluta che la vita gli vada sempre male e potrebbe anche sopravvivere, dato che altri sono sopravvissuti, equivale ad accettare che tutti quelli che hanno sofferto e non sono sopravvissuti dovevano finire in quel modo, anche morti sulle spiagge nel tentativo di emigrare coi genitori.

Tuttavia molte persone, in contrasto al divieto di far nascere figli se non ci sono le condizioni, dicono che la madre dovrebbe vere il diritto di far nascere i figli, o la cellula fecondata il diritto di nascere, o in generale la donna il diritto di fare quello che vuole con una propria parte del corpo, in questo caso l’utero, e quindi il diritto di diventare genitore.

La realtà in termini di aborto e diritto ad avere figli è ben diversa da quella ideale. A Trento, nel 2011, un conflitto ha opposto una sedicenne incinta e i suoi genitori. Lei avrebbe voluto tenere il figlio concepito con un albanese. Loro si sono rivolti al tribunale per farla abortire (di nuovo, visto che la ragazza è recidiva). Ma il giudice ha negato l’imposizione dell’intervento, perché per la nostra legislazione l’aborto è un diritto (limitato), ma non un dovere. Naturalmente, non si può pretendere molto di diverso, in un paese in cui la politica famigliare è ispirata a valori predicati da eunuchi che si rifanno agli insegnamenti di una “famiglia” in cui tutti i membri (padre, madre e figlio) erano vergini.

Finché fratello e sorella fanno sesso senza fare figli non è un problema che riguarda gli altri. Il rapporto sessuale tra consanguinei, detto incesto, in sé non è pericoloso né a livello di salute fisica che psichica.  Ma nel momento in cui fanno figli, volontariamente riguarda appunto i figli, e deve essere loro impedito, perché il nostro patrimonio genetico ha bisogno di variazione, accoppiarsi con un consanguineo non permette di introdurre elementi di variazione nel codice genetico del figlio e a lungo andare tale codice può indebolirsi. Inoltre più è vicina la consanguineità tra i genitori più è stato riscontrata una incidenza di malattie ereditarie recessive.

Per anni hanno vissuto come una coppia normale, poi la verità è venuta a galla e sono finiti nei guai. Robin Price, per 30 anni ha nascosto a sua figlia di essere frutto di un amore incestuoso, quello tra lui e sua sorella
L’uomo e la donna per anni hanno vissuto come una coppia normale fino a quando la polizia non ha bussato a casa sua per chiedere delle spiegazioni. Price e sua sorella hanno avuto una lunga relazione da cui sono nati tre figli, due dei quali morti in tenera età. La più grande, che da tempo non vedeva la madre, ha deciso di saperne di più sulla donna e ha scoperto che in realtà era sua zia, sorella del padre. La donna, come riporta il Sun, dopo essersi separata, ha avuto un’altra famiglia con un altro uomo, ma il fratello ha mantenuto per tutto questo tempo il segreto per tutelarsi legalmente e proteggere la figlia. L’uomo ha ammesso che tra loro era scoppiata una passione travolgente a cui non erano riusciti a sottrarsi, dopo aver appreso della gravidanza hanno deciso di amarsi come una coppia normale ma dopo alcuni anni si sono separati. L’indignazione della figlia, che l’ha spinta a denunciare i genitori, potrebbe costare cara ad entrambi che rischiano una condanna fino a 7 anni di carcere.

la difesa della vita significa, anzitutto, creare le condizioni perché chi nasce viva degnamente, invece di pretendere che chiunque nasca, in attesa che quelle condizioni vengano create.

GENITORI OMOSESSUALI
Stabilire se sia giusto o no che un/a bambino/a abbia genitori omosessuali dovrebbe interessare gli omosessuali, chi ha il potere di fare leggi per vietarlo o permetterlo, e solo in caso di referendum i comuni cittadini. Ma può comunque essere utile per degli etero che hanno rapporti con omosessuali e devono esprimere loro la propria opinione, perché richiesta, o appunto in caso di referendum, per votare coscientemente.

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Molti dicono che è sufficiente ci siamo amore tra i partner per stabilire che sia giusto diventino genitori, ma l’amore non sembra avere una grande importanza nelle considerazioni dei giudici, quando essi impediscono a due genitori eterosessuali, che hanno voluto un figlio e l’hanno procreato, di tenerlo, a causa della loro tarda età. quindi, o viene utilizzato sempre questo argomento, o mai.

pertanto i discorsi sulle adozioni omosessuali guadagnerebbero dalla formulazione di regole generali che definissero i diritti dei bambini in adozione, dalle quali si potesse poi dedurre una risposta in tutti i casi, e in altri ancora, e non soltanto in quelli (politicamente corretti per qualcuno, e politicamente scorretti per altri) delle coppie omosessuali.

si deve considerare che nonostante avere due genitori dello stesso sesso sia naturalmente meglio che non averne nessuno si può immaginare che affidare un bambino a una coppia omosessuale possa provocare disagi e difficoltà nel bambino stesso, visto che non tanto e non solo la società, ma la natura stessa, hanno stabilito che la procreazione debba avvenire tra un uomo e una donna, e che dunque i bambini debbano avere un padre e una madre. Ad esempio per imparare modelli comportamentali imitando il padre o la madre utili a relazionarsi con gli altri del proprio sesso.

Per evitare malinterpretazioni da parte di persone ossessionate dall’antimofobia, che vedono omofobia ovunque, dire che “la natura ha stabilito che la procreazione debba avvenire tra un uomo e una donna” non significa dire che in natura l’omosessualità non esista. In natura esiste eccome l’omosessualità, ma fino a prova contraria solo due sessi diversi possono procreare.

in poche parole, si può essere abbastanza sfavorevoli, a priori, all’adozione da parte di coppie omosessuali, mentre ovviamente favorevole ai matrimoni (e non solo alle unioni) omosessuali. le persone adulte possono fare ciò che vogliono di sé stesse, ma non devono poter fare ciò che vogliono di altri: soprattutto di bambini, che non possono decidere per sé stessi.

Diverso sarebbe per i bisessuali poligami, che facendo un figlio con un partner, poi aggiungano alla loro coppia un altro partner del proprio stesso sesso. In quel caso il bambino avrebbe i due modelli genitoriali assicurati, più una terza di persona di supporto, come può avvenire già nei confronti di un fratello/sorella, parente di vario tipo. solo che il matrimonio poligamo è illegale in italia.

per lo stesso motivo si può essere favorevoli al fatto che chiunque segua le superstizioni che vuole, personalmente, ma sfavorevoli al fatto che pretenda di imporle anche agli altri, socialmente. in particolare, sfavorevoli al diritto di battezzare i propri bambini, ed essere per un ritorno al battesimo adulto, che era comunque la prassi nell’antichità. così come essere sfavorevoli all’imposizione della religione nelle scuole: qualunque religione essa sia, compreso l’ebraismo o l’islam nelle scuole ebraiche o islamiche parificate.

Perferendo una società come quella spartana, in cui i bambini fossero sottratti all’influenza individuale dei genitori, e posti tutti alle stesse condizioni economiche, sociali e intellettuali, in modo da lasciar loro la scelta di ciò che vorranno fare e pensare nella vita, evitando che partano più o meno svantaggiati gli uni nei confronti degli altri, come invece sono ora.

ADOZIONE E PROCREAZIONE ASSISTITA

In ogni caso, se si deve dare il diritto di avere genitori omosessuali, un conto è darglielo adottando e un conto tramite la procreazione assistita.

La procreazione assistita è una forma di “accanimento terapeutico”, spesso estremamente “accanita”. si può capire il desiderio di paternità, e soprattutto di maternità, ma ci sono tanti altri desideri nella vita, che spesso non possono essere soddisfatti e non per questo si trovano mille artifici. intestardirsi a volerli realizzare, spesso in maniere rocambolesche (dal punto di vista tecnico e scientifico) è un eccesso, da un lato, e un capriccio, dall’altro.

La procreazione naturale è, appunto, naturale, e non fa che seguire gli istinti basilari dell’individuo, la procreazione artificiale è, appunto, artificiale: potrebbe essere ammissibile in un mondo sottopopolato, in cui non ci sono bambini bisognosi d’amore da adottare, ma in uno sovrappopolato, in cui è pieno di bambini svantaggiati da adottare, ed è pieno di persone che consumano e inquinano, si configura come un accanimento terapeutico. e, singolarmente, le stesse persone che sono favorevoli (o contrarie) a questo tipo di accanimento sull’inizio vita, sono quelle che sono contrarie (o favorevoli) all’analogo accanimento sul fine vita.

il problema è che dal donare amore, le persone si aspettano di ricevere molto, spesso illudendosi, come accade nell’innamoramento, che è una idealizzazione dell’altro. e quindi non si accontentano, non gli basta.

soprattutto in un mondo in cui ci sono milioni di bambini senza assistenza morale e materiale da parte dei genitori o dei parenti tenuti ad occuparsene, che attendono di essere adottati e amati, e che se non adottati possono finire in case famiglia in cui non si vive affatto bene, il desiderio di paternità, e in parte minore anche quello di maternità, ma anche il desiderio di donare amore e prendersi la responsabilità della vita di qualcun altro si possono soddisfare altrettanto bene con l’adozione.

AMORE CONDIZIONATO
Volere a tutti i costi un figlio generato dal proprio corpo quando invece si potrebbe averlo generato da un corpo altrui (senza richiedere la gravidanza attivamente) e mettere prima dei diritti dei nascituri il proprio diritto a diventare genitori è espressione più di egoismo che di “amore”: se non altro, perché è difficile amare qualcuno che ancora non esiste.

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Alcuni pensano che non procreare sia egoista. Ma a un’attenta analisi si capisce che procreare non è un gesto totalmente altruista.
Così come quando si compra un cucciolo di cane lo si fa perché si ritene si avrà dei vantaggi nel farlo, sia che si procrei che se si adotti, lo si fa perché si ritiene si avranno dei vantaggi e delle gratificazioni nel farlo:

Essere impegnati nel crescere un figlio obbliga a non usare il proprio tempo nel procacciarsi altri piaceri, la cui ricerca puòcomportare tanta fatica e tanti problemi inaspettati e imprevedibili e a volte irrisolvibili, a volte anche drammatici (per rimanere in tema ricerca di sesso/amore gli amori non corrisposti che fanno soffrire, il sesso facile che in realtà è difficile da procurarsi, e magari rischia di far arrabbiare qualcuno, al produrre pornografia venendo discriminati dalla società). Scegliendo tale via diventa tutto molto più prevedibile e tranquillo. Molti pensano che un figlio aiuti a non sentirsi soli e indifesi col passare degli anni e l’indebolimento del corpo e della mente quando si è anziani.

Ma nel caso della procreazione c’è un’aggiunta rispetto all’adozione. Il sacrificio delle proprie energie, del proprio tempo, del proprio corpo, della propria mente per la vita dei figli è come chi si sacrifica per una passione, e rischia anche la morte. mica lo fa per il bene della montagna, scalarla. o per il bene della fotografia, fare fotogiornalismo in guerra. lo fa perché lo fa sentire vivo.

Ma se l’interesse che si ha è amare in modo generico, qualcuno che ha bisogno di essere amato, ad esempio le persone ormai maggiorenni che hanno alcune delle caratteristiche psicologiche peculiari dei bambini (bisognosi d’amore, paura cronica, persone in difficoltà) non è necessario né procreare né adottare per poterlo fare.
Tutte le volte che le circostanze lo richiedono, cioè tutte le volte che qualcuno si presenterà nella condizione di bisognoso di aiuto e quindi nella personalità di “bambino” un adulto desideroso di amare sarà in grado di assumere la sua personalità genitoriale. Genitori, fratelli, amici, amici di amici, mendicanti e anche cani randagi: è pieno il mondo di persone e animali da amare, e ai quali fare da genitori, anche in circostanze limitate, in senso esteso.

Se l’interesse che si ha è amare precisamente un bambino, e non un genericamente donare amore in senso genitoriale e altruista a degli adulti (ad esempio perché a differenza dei figli si sta meno tempo a contatto con le persone adulte e non si sarebbe sufficientemente soddisfatti del risultato di trasmissione delle proprie conoscenze), allora non è necessario procreare ma è sufficiente adottare bambini procreati da altri che potrebbero anche finire male se rimanessero in casa famiglia e poi alla maggiore età dovessero cavarsela da soli a competere con adulti che hanno madre e padre e soldi.

Infatti, con la sterilizzazione non si perde la capacità di amare e crescere un figlio adottandolo, insieme al proprio partner, ma si perde la possibilità di vivere tutte quelle cose connesse alla procreazione, che è diverso. E si potrebbe pensare che in una situazione in cui ci sono già bambini bisognosi si dovrebbe dare priorità a chi ha bisogno di sopravvivere e vivere rispetto a quelli che ancora non esistono e non hanno alcun bisogno.

Moltissime persone condividono l’idea che sia giusto aiutare “prima quelli della nostra nazione” e fino a quando non si è finito di aiutari quelli che devono venire prima respingere gli immigrati sulla base che c’è una priorità naturale nell’impiegare le proprie risorse per aiutare chi è in difficoltà, dunque per logica ci si aspetterebbe che si pensasse sensato pensare “prima quelli già nati” e quindi adottare anziché procreare. Ma stranamente queste stesse preferiscono procreare che adottare, mostrando come poco credano in tali gerarchie e priorità, e che si tratti solo di razzismo.

Inoltre, si può anche amare dei figli sia senza procreare che senza adottare, ad esempio, cercando o accogliendo l’arrivo casuale di un partner che ha già figli ma che non ha una/un partner perché separato o perché il partner si è disinteressato dei figli o non li ha riconosciuti o è morto, e quindi amando i figli del partner uomo o donna separato/a da un’altra persona con il/la quale ha fatto dei figli. Ma certi tipi di amore per i figli sono differenti. Anzi, molte madri entrano in competizione coi figli della precedente moglie, e alcune riescono a ottenere di separare i padri ai figli precedenti lasciandoli crescere ai nonni paterni.

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Se l’interesse che si ha non è un interesse generico nell’amare una persona bisognosa d’amore, come amare e crescere un bambino qualsiasi insieme a un partner adottandolo, ma è un interesse preciso nel procreare, perché se non si procrea “non ci si pensa realmente padre o madre”, allora se si ha bisogno di amare un bambino che non esiste ancora, e quindi un bambino che non ha bisogno di nascere di esistere e di essere amato di essere salvato dai pericoli del mondo perché appunto non esiste (e solo chi esiste può avere bisogni e desideri tra cui quello di esistere e di vivere), piuttosto che adottare un bambino che ha bisogno di essere amato, perché si è ritrovato in una famiglia disfunzionale e a parte lo Stato non ha nessuno, e si giudica invece l’adottare come una opzione da considerare solo per chi è affetto da una condizione fisica permanente che non rende possibile il concepimento, una sfortuna, è prevalentemente perché si ama non solo il dare la vita a un bambino per permettergli di godere di una vita dalle condizioni positive, ritenendo una vita del genere sia un qualcosa di bello, ma si ama soprattutto vivere e godere di tutto ciò che con l’adozione non si potrebbe vivere e avere, che invece con la procreazione si può avere. Dunque si ama l’idea di essere genitori per beneficiare sé stessi e non per beneficiare soltanto e principalmente il bambino che viene procreato perché lo si ama (cosa impossibile perché non esiste ancora).

Tra l’altro quando si procrea, al contrario di quando si adotta, si ha il rischio, spesso poco consapevole, che il caso doni figli con handicap, e che anche una volta fatta una diagnosi prenatale per qualche motivo non si voglia scegliere di abortire, dando così una vita svantaggiata a un essere che non aveva bisogno di nascere e non si merita di nascere così. Al contrario di quando si adotta, in cui si può scegliere di non adottare un bambino Down perché si sa di non avere abbastanza amore da dargli, oppure si può adottare anche un bambino con la sindrome di Down per salvarlo da una vita già iniziata male, che è diverso dal prendersi la responsabilità di dargli tale vita procreandolo.

Una lista delle cose che la procreazione può dare può essere:

L’idea di vivere la paternità (il curarsi della madre che non si può muovere dal letto, l’assisterla all’ospedale, il sentire scalciare il bambino nella pancia della madre) o la maternità (mostrare il test di gravidanza al partner che poi lo mostrerà agli amici, portare il figlio in grembo, vedere il proprio corpo modificato in modo irreversibile e interpretarlo come un sacrificio che arricchisce, vedere le ecografie della propria pancia dal vivo e portarsi a casa le foto, fotografarle col pancione accanto e condividere le foto di queste ecografie sui social, farsi le foto ricordo del cambiamento fisico, farsi fotografare da un fotografo professionista con le scarpette già comprate accanto alla pancia, incontrare le persone per strada e mostrare il pancione, dato che una donna incinta è interpretata come una eroina o una semidivinità, farsi foto all’ospedale, vivere il parto e tutto il coinvolgimento psicofisico, e in certi casi anche le foto e i video del parto, farsi le foto del taglio cesareo coi punti per mostrare la bellezza di tanta sofferenza e sacrificio, dopo il parto il fatto che il volto del/della figlio/a somiglierà al proprio volto “guardatelo/a, è tutto sua mamma. che bello”, condividere le immagini del corpo cambiato dopo la gravidanza, una volta nato chiedere a tutti se somiglia al papà o alla mamma a causa dell’ereditarietà genetica, allattare il figlio, se sono due gemelli allattarli contemporaneamente e pensare che sia un sacrificio blellissimo).

Dunque quando si preferisce la procreazione all’adozione non si ama soltanto il figlio che verrà, non lo si procrea solo per donargli un qualcosa di bello (la vita), a differenza dell’adozione, dove il bambino già c’è, ed è nato da genitori o sprovveduti (poveri o con tossicodipendenze) o sfortunati (ad esempio morti in un incidente), ma non ci può essere tutto ciò che c’è con la procreazione, e non se ne può quindi godere. Anzi, l’amore verso i bambini non è indiscriminato, infatti, molti genitori sono ben tranquilli a sapere che molti bambini muoiono in mare.

Un uomo o una donna procrea per godere del fatto di essere padre o madre, ma questo non è considerato egoista, al contrario di una persona che vuole godere della vita senza essere madre (pur magari donando ad altri esseri umani come genitori, partner, amici, sconosciuti).

Questa mancanza di amore universale, in chi invece ha un amore smodato e particolare per il proprio figlio, lo si vede ad esempio nel fatto che che chi incontra una persona separata con dei figli penserà “non sono figli miei e non devo curarli se non mi va” ma lo si farebbe se si fossero i propri, perché appunto non si ha un amore generico verso i figli di qualcuno che si ama.

Così come a quasi nessuno verrebbe in mente di dare amore generico, e spendere tanto tempo e denaro per il bene di una persona quanto se ne investe per un figlio procreato, fosse anche un amico (mantenere un figlio fino ai 18 anni costa circa 170.000 euro dunque significa scegliere di investire quesi soldi e il relativo tempo per guadagnarli per un essere umano). Procreare prendendosi la responsabilità di essere anche buoni genitori consiste sicuramente nel donare il proprio tempo, le proprie energie, il proprio corpo a un essere umano, che è sicuramente positivo per il genitore, ma è un interesse specifico non altruistico, non è come l’amore universale di un Buddha o di un santo, e infatti non implica necessariamente si abbia dell’amore generico da dare a chi ne ha bisogno, non implica essere delle persone buone e amorevoli e piene di altruismo. Anche Pablo Escobar amava i suoi figli e uccideva quelli degli altri. Le persone hanno attorno a sé moltissime persone bisognose di bene e amore, compresi i fratelli o gli amici, a cui potrebbero dare, ma piuttosto che dare a loro, s’inventano un’altra persona, procreandola, che non ha bisogno di nulla ancora, e danno tutto a questo essere e niente a chi gli stava già intorno prima. Anzi, spesso avvantaggiano i propri figli procreati con la speranza e il preciso scopo di farli emergere e vincere la competizione con gli altri figli svantaggiati. Figli che magari dovranno sottostare alle dipendenze dei propri figli nelle aziende ereditate che riceveranno da loro ordini, temeranno gli errori e di essere licenziati, e pagaro loro l’affitto di una casa donatagli dai genitori. E sperano che i figli svantaggiati degli immigrati si vivano la loro vita disagiata rimanendo nei loro paesi senza competere coi propri e “rubargli il lavoro”.

Perciò quando si dice che si faccia figli perchè si ha dell’amore disinteressato da dare si dice una falsità e si idealizza ed enfatizza la cosa, perché in verità si ha un interesse particolare, così come quando non si è disinteressati e non si ha un amore spirituale e universale quando si vuole donare tanto a una persona per il fatto che ci si vuole fare sesso.

La scusa del fatto che si è costretti a procreare perché adottare costa di più che procreare è appunto una giustificazione non rispondente a verità. Nel caso dei costi di adozione per la procedura nazionale la spesa a carico degli adottanti riesce anche a essere contenuta dal momento che non è previsto il coinvolgimento di enti privati e perché, in linea di massima, l’intero percorso di adozione è in genere più breve. Di fatto è la collettività che si fa carico della spesa necessaria per sostenere il minore finché non viene dichiarato adottabile, e bisogna considerare che chi adotta risparmia sul periodo della gravidanza e dei primi mesi della nascita del bambino, quindi non spende di più di chi non adotta.

La preferenza della procreazione all’adozione accade prevalentemente perché quasi nessuno ama in modo incondizionato, cioè senza aver bisogno di ricevere in cambio qualcosa dall’essere al quale dona per essere motivato a continuare a dare spontaneamente, ma si ha bisogno di ricevere qualcosa di positivo, che faccia felici e sentirsi motivati nel dare amore e, i figli degli altri vengono visti come esseri dai quali non si può ottenere a sufficienza per sentirsi felici, perché non hanno le caratteristiche dei figli propri, nonostante magari quando li si vede possano far sorridere e intenerire e si possa voler anche abbracciarli per qualche minuto, o giocarci quando si va a trovare amici che hanno procreato, e dunque non sono ritenuti figli per i quali vale la pena donare tanto amore e diventare i loro genitori.

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La preferenza nel comprare un cane di razza all’adottare un cane casuale randagio è simile alla preferenza di procreare qualcuno che non ha bisogno d’amore (perché non esiste ancora nel momento in cui si sceglie di procreare e quindi non può averne bisogno) invece che dare amore a un figlio già nato dal grembo di un’altra madre, che in quanto vivo ne ha bisogno.

Infatti, un animale da comprare da dei vantaggi che un animale randagio non ha: si può scegliere la razza per motivi estetici ma anche per il temperamento e la sua storia genetica. Un cane sprovvisto di pedigree non può essere considerato un “cane di razza”, anche se morfologicamente simile e non potrà partecipare alle manifestazioni ufficiali (esposizioni, prove di lavoro, ecc). Sarà inoltre ben difficile che un allevatore accetti di accoppiare il proprio cane con un soggetto di cui si sa poco e su cui non si hanno notizie verificabili circa la corretta selezione e le origini. I cuccioli eventualmente prodotti non possono inoltre essere automaticamente iscritti al Libro genealogico.

Allo stesso modo di un cane comprato che da vantaggi che un cane casuale non ha, un figlio procreato da dei vantaggi che un figlio adottato non ha, e per questo motivo si preferisce un animale comprato a uno casuale così come un figlio procreato a uno adottato.

è diffusa l’idea che “è logico che se si può partorire non si adotta, e che l’adozione è per chi non può partorire”, infatti per alcune persone sembra assurdo rinunciare a certe vantaggi che da la procreazione che non possono interessare al nascituro e che non danno nessun beneficio al nascituro  e non hanno niente a che fare col benessere dei figli (un figlio non se lo può neanche ricordare ciò che si è fatto per lui/lei quando è nato dalla pancia della madre, ad esempio che è stato allattato al suo seno) ma che danno beneficio solo a sé, per donare amore a chi ne ha bisogno e non ha bisogno di nascere per cominciare ad aver bisogno d’amore, cosa che dimostra che più che amare gli altri per il loro bene si è interessati a godere di ciò che dona una relazione con caratteristiche specifiche. e la maggioranza delle persone preferisce procreare che adottare è per motivi che non hanno nessun influsso positivo nei figli ma solo su sé stessi.

Chi è infertile può soffrire e viverla come una cosa molto brutta perché non possono aver figli propri, e dire di averla superata con lacrime e fatica. E per adottare deve essere pronto emotivamente ad accettare come figlio tuo un figlio di qualcun altro, un bambino che nella maggior parte dei casi ha anche caratteri somatici completamente diversi dai propri.

Ci sono anche casi eclatanti che dimostrano con semplicità che l’aver procreato non significa autmaticamente essere altruisti e amare. Casi in cui i genitori per il loro bisogno di possedere i figli arrivano a ucciderli direttamente e consapevolmente, oppure arrivano a ferirli e ucciderli come forma di vendetta indiretta sui sentimenti del padre o della madre. Alcuni uccidono i figli senza avere l’intenzione di ucciderli, e senza aver previsto che sarebbero morti, perché non riescono a capire di avere stupide idee sui vaccini e l’omeopatia, ma credono siano idee valide, e quindi non possono arrivare alla conclusione di star facendo rischiare la vita ai propri figli.
oppure li uccidono perché non rispettano le proprie regole sessuali ma in questi casi si capisce più facilmente quanto poco amore per i figli ci sia, e quanto amore per il possederli e sentirsi genitori e padroni della loro vita e della loro morte. Addirittura può accadere che una madre si getta dal 25esimo piano col figlio di 7 anni per vincere lo scontro con l’ex marito per la custodia del bambino e impedire che il suo bisogno di possesso esclusivo venga disatteso.  O la madre infermiera che ha preso i farmaci in ospedale e ha preparato il veleno uccidendo i suoi bambini con una puntura. Poi ha scritto al marito: «Mi hai spento il sorriso». Mi hai fatto soffrire: «Adesso soffrirai tu». Poi ha afferrato l’ultima siringa, se l’è piantata nel braccio e si è lasciata andare.
Un uomo, che si sta separando dalla moglie, ha dato fuoco alla sua abitazione con all’interno il figlio di 11 anni che puoi muore nonostante medici del 118 e i Vigili del Fuoco lo abbiano estratto dalla casa in fiamme, in cui era stato segnalato in arresto cardiaco. Oppure casi in cui madri, padri, o entrami i genitori fanno prostituire figli e figlie di 4-5-6 anni in cambio di denaro o droga.

così come quando una persona deve scegliere tra procreare o adottare preferisce procreare che adottare, quando deve scegliere un cane preferisce comprarlo di razza che prenderlo gratuito non di razza.

quando si vuole procreare e si dice che lo si fa per “amore” bisognerebbe fare attenzione a che significato si da alla parola amore e capire quanta dose d’amore incondizionato c’è realmente in questo atto, dal momento che se si vuole amare c’è tanta gente d’amare. mentre in realtà spesso chi procrea è il primo a dire “prima gli italiani, che morissero in mare gli stranieri, anche i bambini”.

La propria conoscenza sul mondo e la propria esperienza di vita la si può trasmettere a chiunque voglia acquisirla. Ma se si vuole trasmetterla a chi avrà naturalmente più propensione ad acquisirla perché non ne ha nessuna perché ancora piccolo lo si può fare adottando.

CONTROLLARE LA PROCREAZIONE: IL CORPO DEL FIGLIO NON è MIO, NON DECIDO IO

Le persone acquisiscono dalla natura di procreare come e quando vogliono e crescere i propri figli come vogliono, e addirittura farli morire.
Quando si deve stabilire cosa sia giusto e cosa ingiusto si deve partire da un metro di misura comune.L’etica impone che ciò che interessa la sfera privata, tra adulti consenzienti, non dovrebbe essere ristretto in nessun modo: ognuno deve poter fare cosa vuole. E questo vale non solo per l’omosessualità, ma anche, ad esempio, per il matrimonio poligamo. Per quale motivo, se alcuni esseri si vogliono legare ad altri esseri, non dovrebbe essere loro consentito?

Dove invece intervengono altri esseri si deve ragionare diversamente. E questo vale per l’adozione delle coppie, eterosessuali o omosessuali, e per la procreazione, perché genera altri esseri aventi diritti. Ovviamente non per l’aborto, perché gli esseri lì non ci sono ancora, e se si abortisce non ci saranno mai, nonostante ciò che sbraitano in chiesa.

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La scelta di non far nascere un figlio scegliendo di abortire (o scegliendo di sterilizzarsi) ha effetti solo sul corpo della donna che lo contiene, dato che a parte il suo corpo non c’è una vita al suo interno ma un embrione che non corrisponde a una vita, e dunque non c’è nessuna conseguenza per la vita potenziale, dato che non esistendo non può avere conseguenze, dunque è giusto che la donna disponga come vuole del suo corpo. Nessuno dovrebbe impedirle di non abortire, ma dovrebbe aiutarla a farlo al meglio, e la donna non si dovrebbe sentire in colpa, poiché non succede niente di male, e dovrebbero interpretarlo come si fa per qualsiasi altro intervento chirurgico, tipo per rifarsi il naso o le tette.

Al contrario di quanto accade quando la madre sceglie l’aborto la scelta di far nascere un figlio, sia procreandolo naturalmente e quindi scegliendo di evitare l’aborto, che procreandolo artificialmente, coinvolge, non solo il corpo della donna che vive il periodo in cui l’embrione si sviluppa all’interno del suo corpo, ma anche altri esseri:
A cominciare dal nascituro, passando per il padre, per la collettività che pagherà diverse spese (premio nascita, il costo del parto, bonus bebé, voucher babyisitter, rimborso asilo nido) e quant’altro, ma anche che dovrà trovare un posto di lavoro a tale futura persona adulta, per i nonni, e finendo con gli effetti sull’ambiente che il suo consumo e inquinamento produrrà che si ripercuotono sulla vita delle altre persone già nate.

Il nascituro è ovviamente anzitutto coinvolto nella scelta di farlo nascere perché la scelta di non usare contraccettivi, non farsi sterilizzare o non abortire, fa nascere “persone” che dovranno sopravvivere alla vita, dato che essa non è solo bellezza e piacere, ma anche dolore. Dato che si ha un corpo che è esposto alle ferite esterne, si stanca, si deteriora e si ammala e muore.
Un nascituro che dovrà affrontare gli eventi difficili inevitabili per tutti, dal trauma d’imparare a svegliarsi presto per andare a scuola a essere giudicati e comandati, alle difficoltà della vita in generale come il lavoro, dovrà affrontare anche la propria morte (compresa la morte dei genitori).
Ma che potrà anche avere maggiori difficoltà rispetto al necessario, e potrà essere svantaggiato rispetto agli altri nascituri, anche nella competizione (compresa la possibilità di doversi occupare economicamente di un proprio genitore, anche in giovane età e anche quando non si riesce ad automantenersi).

SINTETIZZANDO:

1. ABORTO? l’unico corpo coinvolto è della madre, dunque l’uomo che l’ha inseminata non può pretendere che lei non abortisca, né la società.
2. CONCEPIMENTO? non è coinvolto solo il corpo della madre ma anche del nascituro, e se la madre vuole che il maschio con cui ha scelto di fare sesso senza precauzioni si occupi del figlio anche se non vuole un figlio è coinvolto anche il padre, dunque non può decidere di far nascere solo in base a ciò che vuole lei, perché si può decidere autonomamente solo se gli effetti delle proprie scelte ricadono solo su sé stessi.

ENTRANDO NEL DETTAGLIO:

La frase sintetica, orecchiabile e suggestiva, che spesso viene usata quando si giudica la scelta di interrompere la gravidanza e non far nascere il feto, per comunicare che si ritiene giusto che la donna in gravidanza scelga di non far nascere senza che qualcun altro le imponga la scelta contraria, è “il corpo è mio, decido io”. Questa espressione sta appunto a significare che se non nasce nessuno non c’è nessun altro corpo oltre a quello della madre, e di conseguenza è libera di scegliere di abortire, perché su di sé si ha libertà. E dunque l’uomo che l’ha inseminata non può pretendere che lei non abortisca, né la società.

Ma lo stesso principio che vale nell’interrompere la gravidanza non può valere nel caso del proseguirla e far nascere, perché sarebbe mettere al centro la donna, quando non c’è solo lei. Dunque, per quanto riguarda il decidere, quando ancora si ha la pancia vuota, di fare sesso senza anticoncezionali al fine di determinare una gravidanza e procreare, o di non abortire quando si ha la pancia piena e far nascere un essere umano, il principio che una madre deve seguire per poter scegliere è “il corpo del nascituro nella mia pancia non è mio, dunque non devo decidere solo in base a ciò che voglio io, ma anche in base a ciò che necessita il nascituro”.

Cioè la madre non deve decidere se non interrompere la gravidanza ma farla proseguire e far così nascere solo in base a suoi motivi soggettivi e personali, come se in gioco ci fosse solo il suo corpo, perché in gioco non c’è solo il suo corpo. Così come non deve decidere in totale libertà cosa fare durante la gravidanza (ad esempio sarebbe dannoso bere alcol e fumare tabacco e cannabis durante la gravidanza perché anche se il feto non si vede e alcol e fumo vengono introdotti nel corpo della madre quelle sostanze che agiscono sul cervello della madre agiscono anche sull’organismo del proprio potenziale figlio). E quindi gli altri possono “mettere becco”, perché procreare non è una decisione strettamente personale.

Perché in gioco nella scelta di far nascere non c’è solo il corpo della madre ma c’è anche quello del nascituro. E i motivi soggettivi della madre per far nascere potrebbero essere a vantaggio proprio ma dannosi per il nascituro una volta nato.

E se la madre pretende che il maschio che l’ha inseminata facendoci sesso e che non vuole figli diventi padre e lavori per mantenere il figlio allora è coinvolto anche il padre. Se il padre si rifiuta di riconoscere il proprio figlio la madre o il figlio possono agire in tribunale per ottenere una sentenza di accertamento della paternità: in buona sostanza la pronuncia del giudice – che certo non può obbligare fisicamente il padre a riconoscere il figlio – comporta essa stessa il riconoscimento e ha gli stessi effetti di tale dichiarazione, senza quindi bisogno che ci sia il consenso del padre. Questo perché il riconoscimento del figlio è un atto dovuto dal genitore e, anzi, se omesso, legittima i figli ad agire contro di quest’ultimo per il risarcimento del danno, anche dopo molti anni dalla nascita e una volta divenuti maggiorenni.

Perciò, come non si può prendere a pugni una persona o derubarla, non si può dare una vita prevedibilmente cattiva a un figlio, e una madre deve invece decidere se procreare o no anche usando il ragionamento logico e le conoscenze acquisite tramite il metodo scientifico che mostrano quali siano gli effetti oggettivi di certe scelte, cioè procreare se la vita che può donare sia prevedibilmente sufficientemente buona.

E quindi scegliendo su base oggettiva deve poter arrivare alla conclusione che in certe circostanze, nonostante abbia tanta voglia di procreare, sia invece giusto nei confronti del nascituro non farlo (scegliendo gli anticoncezionali prima di fare sesso, abortendo dopo aver fatto sesso), perché “il corpo del nascituro non è mio”, e limitarsi quindi a fare sesso (con chi si vuole e con quanti si vuole) senza fare figli. E non ha alcuna importanza se abortire sia faticoso o facile. Neanche andare in carcere o pagare multe salate è facile. Ma quando qualcuno fa del male a qualcun altro lo si incarcerà o gli si fa pagare delle multe.

Dunque, se vuoi concepire senza il consenso del padre non puoi obbligarlo a fare il padre, e se vuoi concepire senza un padre bisogna vedere se crescere un figlio da sola possa essere un problema per il figlio.

RESPONSABILITà DEL PADRE
Le responsabilità del padre che ha fornito il seme, anche senza accorgersene e senza averlo programmato e voluto, perché si sentirà responsabile di una vita, e in colpa di lasciar solo il figlio a essere cresciuto dalla madre, condizionandosi a esere genitore per evitare le conseguenze negative del non esserlo. Il film Locke 2013 mostra come un uomo sposato alla vigilia della più importante sfida della sua carriera verrà costretto da una donna con la quale ha fatto sesso da ubriaco a prendere una decisione che – in 90 minuti – metterà tutto in discussione: disinteressarsi oppure assisteral e dare il cognome al figlio non programmato. La sequela di eventi scatenati, in questo modo, sconvolgerà la sua vita familiare e il suo lavoro, portandolo così a entrare in crisi con se stesso e con il mondo intorno a lui. Ci possono essere delle conseguenze negative nel forzarsi a essere padre per senso di responsabilità nell’aver fatto sesso senza profilattico. Molti padri non vogliono occuparsi del lavoro domestico necessario ai figli perché in realtà non li avrebbero voluti, mentre la madre ha scelto di farli nascere anche se il padre non voleva essere padre.

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E coinvolge anche gli altri umani oltre al nascituro, che già sono nati e vivono da molto nell’ambiente in cui si vive, anche semplicemente perché il parto ha un costo, e in Italia costa sui 6000 euro (più o meno) cifra che viene divisa tra tutti. Infatti, partorire è gratis per il singolo perché i costi sono divisi per la comunità.

Diverso negli Stati Uniti in cui partorire costa all’individuo che vuole farlo. Le donne possono avere un’assicurazione che, pagando, copre parte delle spese. Con una buona assicurazione si riesce a non pagare nulla o poco (circa 100 euro per un parto, in media), l’ospedale emetterà la fattura chiedendo il rimborso direttamente all’assicurazione.
Una buona assicurazione però costa tanto e non tutti possono permettersela. Poi esistono assicurazioni che coprono qualsiasi costo sanitario (che ovviamente sono molto dispendiose, solo per persone molto benestanti), altre che ne coprono alcuni o solo in parte e così via, una copertura assicurativa è prevista anche in alcuni contratti di lavoro.
Questo non succede solo negli USA ma in molti stati esteri.

Con un’assicurazione di livello medio statunitense le cose cambiano, per esempio con Medicaid, che è il servizio per i meno abbienti, una gravidanza seguita dai medici in media costa ventinovemila dollari ma si arriva anche a 50.000 dollari, dipende anche dal tipo di parto (spontaneo o cesareo).
Solo i nullatenenti possono pagare cifre molto basse (niente o pochi euro) con il resto coperto da servizi sociali. A fine ricovero l’ospedale fornisce una fattura con tutti i costi: antibiotico 120$, ecografia 200$, filo di sutura riassorbibile 23$, anestesista 400$, esame del sangue 50$ e così via, si pagheranno cose che in altri paesi sono considerate scontate, come il contatto con il neonato o i consigli per l’allattamento.

Il bonus mamma domani, o premio nascita è un beneficio, dell’importo di 800 euro, completamente esentasse. corrisposto alle future madri, a partire dal compimento del 7°mese di gravidanza, poi il costo del parto, di circa 6 mila euro, il bonus bebè, contributo riconosciuto mensilmente ai genitori con figli minori di 1 anno, il voucher babysitter, un contributo riconosciuto dall’Inps alle madri lavoratrici che si trovano negli 11 mesi successivi al congedo obbligatorio di maternità, se rinunciano, almeno in parte, al congedo parentale (o maternità facoltativa), il rimborso riconosciuto dall’Inps direttamente all’interessato a fronte della retta pagata per l’asilo nido, sino a un importo massimo di mille euro annuali

Perciò un genitore, per tutto il periodo in cui il figlio non sarà autonomo, ha la responsabilità di tenere cura anche del proprio corpo nel migliore dei modi, perché da esso dipende anche il benessere del figlio, e il corpo che non cura sarà anche il suo, ma il corpo che è nato e ha bisogno di sopravvivere e vivere non è il suo, ma del figlio.

Quindi questo vale sia nello scegliere di curarsi nel modo più efficace (affidarsi al consenso scientifico piuttosto che alle magie) come ad esempio nell’evitare comportamenti a rischio: lista estreamente numerosa.

Per poter controllare la procreazione, sia volontariamente che Statalmente, bisognerebbe avere un metro di misura oggettivo e comune per stabilire chi è giusto che abbia il diritto di fare figli e chi no, e quindi come è sbagliato che un essere vivente viva.

Non programmare una gravidanza e non abortire ma passare alla nascita non vuol dire essere pessimi genitori solo se casualmente si è pronti e adatti a crescere figli.

Per decidere se abortire oppure no ci si deve basare su dei principii oggettivi, e non su desideri soggettivi.
Tutti credono che sia giusto che le persone decidano della propria vita e che non debbano essere altri a decidere per loro, e tutti credono che sia ingiusto fare del male e giusto evitare il male evitabile agli altri. Da questo principio generale si può conseguire che la decisione di nascere dovrebbe essere del nascituro perché questa decisione riguarda la sua vita in modo diretto, in quanto una volta vivo dovrà lottare per mantenersi in vita e ricercare la felicità, e non riguarda direttamente la vita della madre o del padre a cui riguarda solo in modo diretto (nel senso che dovranno investire tempo, energie e denaro sul figlio).

Tuttavia, uno dei motivi per cui le donne pensano sia giusto mettere davanti a tutto i propri diritti è che pensano che i figli dentro la pancia non abbiano nessun diritto e che quando saranno nati sarà un discorso a parte. Ma il fatto che nel presente, all’interno del grembo della madre il bambino non sia ancora cosciente non significa che un giorno non sarà cosciente e dovrà vivere la sua vita e avere un giudizio su di essa e avrà dei diritti. E dal momento che gli umani hanno la capacità di prevedere il futuro non si vede perché far finta che il nascituro non avrà dei diritti che i genitori devono rispettare già nel presente solo perché ancora non è nato. Tuttavia va di moda dire che le madri devono essere libere di abortire se non vogliono un figlio, ma rimane molto più difficile pensare che debbano abortire anche quando lo vogliono se non ci sono le condizioni adeguate a garantire i diritti del figlio. Perché quando si parla di decidere di non far nascere un bambino per motivi diversi dagli interessi della donna si pensa che si stia parlando unicamente della vita delle donne e non anche della vita dei nascituri. si parla di aborto, e se ne parla sempre e solo come un diritto della madre a vantaggio del proprio benessere, e mai come un diritto del nascituro a vantaggio dei suoi futuri interessi contro quelli della madre. I nati da adottare sono protetti dai genitori che non possono garantire loro una vita adeguata, mentre i nascituri non sono affatto protetti, ma sono alla mercé della libera scelta delle madri, le quali non dovrebbero avere il diritto di far nascere a scelta libera.

Sono tutti pronti a dire “io non mi permetto di giudicare o decidere sulle scelte di una donna/mamma” ma nessuno che dice “io non mi permetto di decidere se una persona debba vivere o no”. Non bisognerebbe parlare solo di diritto ad abortire (senza che qualcuno tenti d’impedirlo) quando le donne non vogliono diventare madri ma bisognerebbe parlare anche di diritto di essere abortiti quando le condizioni future di vita sono prevedibilmente negative, quindi l’aborto è un diritto sia della madre che del nascituro.

Per questo nonostante non possa proferire parola in quanto ancora non nato non si dovrebbe pensare che allora poiché non c’è in futuro non abbia diritti ma si dovrebbe usare l’immaginazione ed immedesimarsi in esso cercando di prevedere cosa penserebbe del suo essere in vita nelle condizioni che gli si possono donare. Se la vita è un piacere per il nascituro che la vivrà la scelta di farlo nascere può essere considerato un dono altruistico nei suoi confronti, ma se la vita che si dona porta con sé elementi oggettivi di sofferenza allora non potrà essere un piacere per il nascituro e dunque un dono.

Di conseguenza al fatto che un genitore, che sia bravo o cattivo, già di base mette al mondo un figlio che non ha chiesto di nascere, ed è letteralmente un condannato a morte, e la morte è un evento di per sé che spaventa e ritenuto spiacevole e che solo in pochi riescono ad accettare stoicamente, ed è un essere che dovrà faticare per soddisfare i suoi bisogni primari, e soffrire per le difficoltà e i fallimenti, aver paura dei rischi e dei pericoli del vivere, piangere per sfogarsi delle offese dell’ambiente circostante, che in certi casi possono essere devastanti.

Dunque, in un paese ideale e razionale, si dovrebbe pensare che la donna e l’uomo che fanno sesso non protetto non sono proprietari della vita di qualcuno. La donna ha solo il potere naturale di donarla a un nascituro, e l’uomo ha solo il potere di donare ciò che serve alla donna per far nascere una vita, e per questo non dovrebbe avere il diritto di far nascere un figlio per motivi che soddisfano solo il proprio ego ma non anche le future esigenze del nascituro, e quindi la scelta di procreare in modo responsabile richiederebbe anzitutto e soprattutto la considerazione e la difesa del diritti dei nascituri. Sia decidendo, prima dell’atto sessuale, se usare o no contraccettivi o rischiare di essere disposti all’aborto, sia valutando cosa fare riguardo a una gravidanza non programmata pur con tutte le precauzioni prese.

IN QUALI CONDIZIONI DOVREBBE VIVERE UNA PERSONA
La vita non è un bene in sé. Appare come un bene in sé a chi è già nato e non è depresso con tendenze suicide perché ha un istinto di sopravvivenza che lo riempie di paura e terrore all’idea di morire, e lo porta a preferire vivere anche nelle condizioni più turpi piuttosto che morire, ed è giusto che lotti per sopravvivere e apprezzi quel poco di bellezza che la sua vita ha.

Di base gli esseri viventi sono una bestemmia nell’universo fisico e sono soggetti quindi a continui problemi di ogni tipo. La vita è univocamente connessa alla sofferenza e, purtroppo, al male. Se infatti esiste il piacere e la gioia che però non sono eventi che necessariamente accadono, anche i più fortunati sono sicuramente condannati a conoscere almeno un po’ di sofferenza fisica e psicologica prima di morire. Ad esempio, riguardo a quella psicologica tutti devono confrontarsi con la propria morte naturale, e molti con la morte naturale dei propri amati come i genitori, i parenti. Ma ci sono condizioni di vita enormemente migliori di altre. Dunque, potendo scegliere, la vita è un bene solo se è una buona vita. E non basta che ci sia una possibilità di rivalsa per renderla meritevole di esser vissuta: una possibilità è troppo poco, serve un’elevata probabilità.

Dunque, Per scegliere di far nascere è necessario rispettare le future esigenze, e i futuri diritti, dei nascituri, e non solo percepire dentro di sé un forte desiderio di procreare.

E per rispettare le future esigenze, e i futuri diritti, dei nascituri è ovviamente necessario prima conoscere quali esse siano, per poi decidere cosa fare non fare in base a esse.

E per conoscere le loro esigenze non è necessario, e non ha senso, attendere che i nascituri nascano, crescano, imparino a parlare e gli si domandi quali siano le loro esigenze, e se questo viaggio non richiesto nella vita sia di loro gradimento, perché i diritti dei nascituri derivano naturalmente dai bisogni oggettivi che appartengono sin dalla nascita a ognuno (mangiare, bere, dormire, ripararsi dall’ambiente…) ma includono quelli enunciati in teoria dalla Costituzione: salute, istruzione, lavoro. Ma anche quelli rivendicati in pratica da chiunque: benessere, felicità, autorealizzazione. Compreso il ricevere amore, affetto e stima da piccoli.

Un essere che nasce deve vivere sereno, non vedere i genitori litigare per la mancanza di soldi e lavoro, da adulto lavorare poco e guadagnare il sufficiente per una vita agiata e con la sicurezza di avere sempre la possibilità di soddisfare tutti i bisogni primari, avere pari opportunità rispetto agli altri e non sentirsi inferiore e discriminato, trovare una società che lo formi e lo aiuti nei momenti difficili.  Inoltre, il compito dei genitori è quindi quello di fornire ai propri figli il modello comportamentale dell’adulto, affinché essi lo memorizzino e possano averlo a disposizione una volta che le condizioni ambientali siano adatte alla sua attuazione.

La ripetizione prolungata dell’imitazione del modello comportamentale dà luogo alla sua radicalizzazione che consiste nella sua memorizzazione sistematica e completa, ossia nel perfezionamento nella memoria del protocollo comportamentale in tutti i suoi particolari. Ma se l’adulto non è presente, o è presente per motivi lavorativi, e separa la sua vita privata da quella lavorativa, oppure è un disadattato con problemi psicologici, tutto ciò non avviene.
lasciar che una persona cresca in solitudine, sentendosi svantaggiata rispetto agli altri, fatichi, soffra, si senta umiliata, depressa, incapace, e non cresciuta a causa dell’assenza di figure di riferimento adeguate, a tentare di sopravvivere e poi muoia di freddo e di fame per strada, dopo aver pensato di rubare, di spacciare, di prostituirsi, perché non ha una casa né soldi non è peggiore di farlo morire dentro al grembo prima di nascere.

QUALE LUOGO DI NASCITA SCEGLIERE
Il pianeta non è tutto uguale, e ci sono posti in cui si può vivere molto bene e altri in cui si può vivere molto male. I motivi sono diversi: Eventi atmosferici (Posti in cui i terremoti, i cicloni, le eruzioni vulcaniche sono frequenti e posti in cui non ci sono), ordine sociale (posti in cui la criminalità, il disordine, l’inefficienza è evidente e posti in cui no), posti in cui certi cibi non si trovano e posti in cui è facile trovarne. Paesi con una cultura ufficiale unica, cattolica di destra, nazionalpopolare e altri paesi che sono atei, multietnici, con un’identità culturale che affondi le proprie radici nell’Illuminismo e nel marxismo più illuminato, e che sviluppi queste ultime all’altezza della modernità contemporanea. Pensare che ogni luogo del mondo non sia adatto alla buona vita è eccessivo perché sono decine di secoli che gli umani lavorano per modificare l’ambiente naturale e renderlo adatto alla buona vita e hanno ottenuto moltissimi risultati positivi.

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Oltre alle eredità economiche, si aggiunge l’eredità geografica. Il pianeta non è tutto uguale, e ci sono posti in cui si può vivere molto bene e altri in cui si può vivere molto male. Si può quindi nascere eredtando un luogo arretrato tecnologicamente, povero, in cui è scoppiata una guerra civile e già da bambini si rischiano infezioni, ferite, o la vita, o di vivere nella paura, traumi e nell’ansia, e se i genitori decidono di emigrare rischiare di morire in mare da bambini o morirci realmente, per arrivare in un luogo in cui moltissime persone non fanno che guardarli male, e invitarli ad andarsene.

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Se anche dovessero sopravvivere li si farà affrontare un viaggio traumatico e pericoloso. Una volta arrivati sulla nuova terra i genitori ci arrivano senza conoscere la lingua, senza avere amici e parenti disposti ad aiutarli, non riuscendo facilmente a creare rapporti d’amicizia o sentimentali con italiani e italiane che possano agevolare loro la vita, e moltissimi datori di lavoro sono razzisti e non li prenderebbero a lavorare, e anche quelli che non sono razzisti hanno paura che la loro clientela sia razzista e non verrebbero ad acquistare nei loro negozi. dunque le uniche cose che trovano, oltre a vivere da emarginati, sono rubare e spacciare (neanche truffare perché servono abilità linguistiche e di somigliare ai propri simili).

Pertanto si dovrebbe scegliere di far nascere un figlio in un luogo sufficientemente buono, senza cadere nella paranoia di pensare che il posto in cui si vive potrebbe peggiorare drasticamente quando non si hanno dati certi per pensare sia un evento probabile. Naturalmente le decisioni vanno valutate sulla base delle conseguenze attese, che dipendono dalle probabilità al momento della decisione, allo stato di cose contingente (che ci costringe a stimare futuri attesi in maniera il più possibile ragionevole, questo per rispondere alla tua obiezione).

Dal momento che ciò che interessa la sfera privata, tra adulti consenzienti, non dovrebbe essere ristretto in nessun modo mentre dove invece intervengono altri esseri, le cose cambiano.

Ogni potenziale genitore vive in qualche luogo, ha una qualche tipo di condizione economica, psicologica e familiare, ma non tutte le condizioni sono uguali.
Si può concludere che chi non ha determinate caratteristiche psicologiche (ad esempio assenza di malattie mentali, o dipendenze che possono portare i genitori anche a far prostituire i figli in cambio di droga, o una madre a rapire il bambino neonato risultato positivo alla cocaina che si trovava ricoverato, perché teme che i servizi sociali lo allontanino da lei) ed economiche (un lavoro stabile, dei risparmi congrui), oppure non vive in un posto con determinate caratteristiche (sicurezza, assenza di guerre, prospettive di lavoro). Chi ha una ereditarietà genetica non sana, e ne è consapevole di questa sua tara genetica, che può portarlo a generare una persona affetta da qualche problema, ad esempio la sindrome di down, che comporta ad esempio un QI medio di quelli con la sindrome di Down di circa la metà di quelli senza la sindrome, disabilità dal punto di vista della capacità motoria dovrebbe evitare di far nascere figli, usando anticoncenzionali o abortendo, per evitare loro tanta sofferenza, se nel luogo in cui vive sono disponibili i mezzi (anticoncezionali, strumenti per l’aborto) o la libertà legale di farlo. Perché far nascere un Down, sapendolo, è da torturatori nei confronti dei Down, in quanto la loro condizione li porterà non solo a gioiore di tanto in tanto, ma a soffrire per una vasta serie di fattori (ad esempio non essere autonomi, spesso insoddisfatti nelle relazioni con gli altri, ad esempio quelle sessuali, al punto da dover essere sistematicamente costretti a pagare per fare sesso), e dunque hanno il diritto di non vivere disabilità e sofferenze che altri nati invece non hanno (naturalmente, sarebbe scontato se l’emotività non portasse a confusione, una volta nati hanno diritto di vivere tanto quanto qualsiasi altro essere umano, e che non farli nascere sapendolo non implica minimamente ucciderli da vivi come qualche stupido può pensare), inoltre far nascere persone con problemi comporta anche una grande spesa per la società.

Quindi, non solo una deve abortire se non vuole un figlio, ma anche se lo vuole e non è nelle condizioni adeguate per averlo deve abortire, solo quella che vuole un figlio ed è nelle condizioni di averlo deve essere libera di non abortire.
E se si vuole fare figli ma si vive in un posto inadatto prima si emigra, si sistema la propria vita e poi si fanno figli. Se non c’è l’opportunità o il desiderio di emigrare ci si adatta alla realtà e non si fanno figli.
Tra l’altro se si vive in un paese in cui c’è una guerra civile è probabile ci siano molti bambini rimasti orfani, e dunque se si sente un forte bisogno di curarsi di un bambino ci si può prendere cura di loro invece che generarne di nuovi.

Quando si può è giusto che non si procrei. Se non si può è un altro conto. Purtroppo non in tutti i casi si possono usare le conoscenze scientifiche per evitare di procreare pur facendo sesso: Se non si hanno le conoscenze per seguire tale modello etico (ad esempio perché in certi luoghi poveri non si sa nemmeno cosa sia la contraccezione, o nemmeno che i figli nascono tramite lo sperma e si può almeno tentare il coito interrotto o non si conosce l’aborto) a causa della mancanza d’istruzione, dell’assenza di libri, internet e quant’altro non lo si seguirà, e che non lo seguirà per questi motivi non ne avrà colpa, ma sarà colpa delle circostanze che li ha resi incapaci di avere un controllo mentale della procreazione. Oppure nel caso in cui in alcuni stati non è facile fare sesso non riproduttivo, ed è illegale abortire, e si rischia anche la morte e l’unica alternativa al fare figli è masturbarsi tutta la vita. Questi casi non negano la validità del modello etico a cui aspirare ma affermano semplicemente che non si può attuare in tutti i casi e che in alcuni l’unica possibilità rimane quella di non conoscere mai le gioie del sesso ma limitarsi a masturbarsi tutta la vita, sempre che in un certo posto non sia obbligatorio fare sesso per procreare (nel senso che se qualcuno scopre che non stai facendo sesso per procreare ti fa del male). In quest’ultimo caso i nascituri sono condannati dal potere costituito a nascere e soffrire, e i genitori sono condannati a farli nascere e farli soffrire per evitare di morire.

Che l’essere umano non sia solo razionale, e che ci siano persone più irrazionali di altre, non c’è dubbio. Ma questo fatto non può essere usato come giustificazione di una procreazione irresponsabile. Solo chi non conosce l’esistenza di modi per evitare di far nascere figli può essere giustificato. Chi invece conosce tutto ma non riesce a resistere al desiderio di avere un figlio è meno giustificato di un tossicodipendente che pur avendo promesso di smettere di drogarsi è ricaduto. Questo perché il bisogno di cocaina o eroina è dimostrabilmente molto più forte del bisogno di fare un figlio.

molte persone, soprattutto donne, credono che i primi diritti da rispettare sono sempre e comunque quelli della donna ingravidata e non quelli del feto, ma questo è puro egoismo. Il feto non ha colpa di essere stato generato, mentre lei lo ha scelto di farsi inseminare. anche quando la gravidanza arriva nonostante si sia usato metodi contraccettivi che non hanno funzionato, la causa della generazione del feto è sempre la madre che ha scelto di fare sesso pur non avendo colpa dell’esito e non il feto, che è invece totalmente innocente, e in quanto innocente non deve pagare il problema del contraccettivo nascendo in una vita non buona a causa del piacere sessuale iniziale della madre.

Per descrivere in modo realistico certi concetti generici bisognerebbe fare una lunghissima descrizione di una vita ideale, ed elencare tutto ciò che di umanamente evitabile un essere umano non dovrebbe vivere.

Dal momento che le persone crescono in modo casuale, possono diventare ignoranti, emotive, infantili e quant’altro di negativo, e per questo i diritti dei nascituri possono non essere rispettati dai suoi genitori.

L’idea che la giustizia sociale possa essere raggiunta solo a patto che tutti i propri simili, siano o diventino esseri umani decenti o virtuosi,è una speranza mal riposta. Ma i diritti delle persone, compresi quelli dei nascituri, non possono dipendere dalla benevolenza o dall’intelligenza degli altri, infatti non esistono solo persone buone, altruiste, razionali. E non esistono solo padri e madri che sanno fare e sono in grado di poter fare i genitori.
Perciò si deve rendere la società a prova di egoisti, malati di mente, e imbecilli, in modo che non possano danneggiare gli altri. La limitazione della libertà personale è il fondamento della società. Mediante il contratto sociale, fondato sul principio di non fare male agli altri, gli individui rinunciano alla libertà individuale totale (tutti possono fare tutto ciò che vogliono) che acquisiscono dalla natura, e la limitano (tutti possono fare solo ciò che non è limitato) escludendo dalla propria libertà il diritto di far violenza, fisica e psicologica, in cambio della sicurezza di essere protetti. E questo ordine sociale richiede di essere imposto, poiché non tutte le persone sono ragionevoli, e non tutte lo sono sempre, e per questo esiste la polizia, che serve a limitare la libertà di chi spontaneamente non si autolimita.

Non ci si può affidare a persone che per il semplice fatto che hanno dei genitali e la capacità di riprodursi fanno figli, perché non tutti possono essere buoni genitori e non tutti possono capire che non sono in grado, deve intervenire qualcuno dall’esterno: Come si può leggere sui giornali una mamma può anche essere arrestata per le violenze sulla figlia, di cui si può scoprire che è stata con il preciso intento di realizzare le fantasie sessuali condivise.

Dal momento che non ci si può affidare all’interiorità di chi avendo dei genitali per procreare può procreare, per essere sicuri che i diritti dei nascituri verranno tutelati, perché queste persone possono sempre essere pessimi genitori e prendere decisioni contrarie ai loro diritti (ad esempio non si può sperare che un/a tossicodipendente in preda all’astinenza prenda decisioni giuste per il proprio figlio), allora lo Stato coi suoi vari organi deve intervenire dove necessario e prevedibile, prevenendo nascite infauste e cercando di risolvere nascite che non dovevano accadere, e di tutelare i figli nati, anche dai genitori stessi.

Se si può evitare, non è razionale accollare allo Stato il procurare tutte le merci e i servizi necessari a un nuovo nato quando non riesce a procurarli a quelli già nati facendo soffrire per strada le persone e facendo annegare in mare chi cerca di entrare nel Paese perché si è scelto di non abortire nonostante non si abbiano le risorse economiche per mantenere. Sarebbe più razionale fare in modo di ridurre le nascite, e impiegare il lavoro delle persone, le risorse necessarie per produrre merci e servizi per le persone già nate e vive.

Per prevenire il problema che produce una nuova nascita in condizioni non adeguate, per prima cosa ogni madre appena scopre di essere incinta dovrebbe essere obbligata a comunicare di essere incinta al proprio comune, in modo che lei e il padre che ha accettato di essere tale con lei debbano essere richiamati a un colloquio per valutare se siano in grado di essere genitori, in modo da prevenire tutto ciò che di negativo può essere prevenuto, invitando all’aborto, o giò avvisando che se non si vuole abortire ci si dovrà preparare psicologicamente ad affidare.

E, in determinati casi, lo Stato dovrebbe, in base alla gravità delle condizioni dei genitori, non solo rendere l’aborto un diritto della madre, che può liberamente scegliere di abortire qualora non volesse il figlio, ma anche un dovere della madre, qualora pur volendo il figlio non fosse in grado di dargli una vita buona e pari opportunità con la media degli altri figli.

E questo dovrebbe essere imposto nonostante le possibili (non probabili) complicazioni dell’intervento (in genere lievi e risolvibili) e dunque passare a imporre o l’aborto o l’adozione dopo il parto, in base alla situazione, a chi non è in grado di essere genitore, perché i diritti del nascituro sono più importanti del desiderio di avere figli della madre.

Anzitutto le complicanze dell’interruzione di gravidanza, sono praticamente tutte risolvibili. Le complicanze dell’interruzione di gravidanza di tipo chirurgico, come sanguinamenti uterini (di grado lieve) ed i crampi addominali (anche qui di grado lieve) o le infezioni e le perforazioni uterine che possono avvenire durante l’intervento, in tutte risolvibili e senza conseguenze. E c’è gente che si fa scarnificare la pelle, e appendere sui ganci.

Ma fastidiose o no, tali complicanze sono problemi della madre, che non può evitare di assumersi le sue responsabilità in quanto il figlio è innocente. Così come anche stare in carcere è un danno alla persona, ma non si può evitare di farlo, dato che chi ha danneggiato e chi si potrebbe danneggiare ancora in quanto soggetto pericoloso è innocente.

Il caso di una donna tossicodipendente a livello elevato (che da incinta fuma tabacco, prende metadone, assume cocaina, mangia in modo insalubre, non è autonoma nella vita), o di una donna che è incinta e già è accaduto che l’altro figlio già nato sia stata gravemente maltrattato o ucciso è un caso in cui, il nascituro è evidentemente a rischio e si può prevenire prima della nascita, si può aprire il dibattito sul se sia giusto IMPORRE l’aborto a una donna, estendendo le stesse procedure utilizzate nei confronti di chiunque compie un crimine (ma anche di chi è affetto da un virus e viene forzatamente messo in quarantena, togliendogli la libertà di spostare il suo corpo), anziché lasciarle la libertà di partorire come e quando vuole.
Considerando anche che c’è il rischio che alcune madri di tossicodipendenti le stimolino a tenere il figlio dicendogli “voglio diventare nonna, lo mantengo io”, con la stupida speranza che queste cambino vita e sperimentando sulla pelle del nascituro.
In questi casi, prima si cerca di convincerla ad abortire argomentando e spiegando perché il figlio avrebbe una cattiva vita, poi la si minaccia di ripercussioni economiche e legali, poi se ancora vuole partorire pur drogandosi allora, così come si fa con qualunque criminale che danneggia qualcun altro anche in modi più lievi (tipo un furto che lascia illeso il corpo del derubato) la si preleva con la forza, poi la si addormenta con una iniezione e gli si fa l’operazione per abortire da addormentata. Così come lo Stato obbliga a stare a casa durante una pandemia, può obbligare a una riduzione delle nascite sulla base di criteri oggettivi. Allo stesso modo se si scopre che un genitore ha curato il figlio con l’omeopatia gli si dovrebbe imporre il divieto di fare nuovi figli, dunque l’obbligo all’estrema attenzione dell’uso degli anticoncezionali e all’aborto nel caso si avesse fallito la prevenzione.
In certi casi, dopo aver imposto l’aborto, qualora si tratti di una persona irrecuperabile, sarebbe opportuno considerare anche di intervenire con la chiusura delle tube, in modo da evitare che riaccada.

Oppure, se non si vuole obbligare all’aborto (non si sa perché) allora si potrebbe pensare di obbligare a trasferirsi in una struttura protetta a spese dello Stato per tutta la durata della gravidanza, in modo che la madre incapace di essere un degno genitore e il compagno possano essere monitorati, e si eviti che si droghi e fumi, e obbligando all’affido una volta nato.

Se si afferma che “una donna che non è nelle condizioni di far crescere bene un figlio sarebbe meglio che abortisse” ma al contempo si dice che “lo Stato non deve fare nulla per impedirgli di procreare” in pratica si riconosce che dovrebbe abortire, però ci si disinteressa dei diritti del nascituro pur sapendo che non verranno rispettati, in nome del diritto della madre di procreare. Quindi si afferma che i diritti della madre devono prevalere su quelli del figlio.

Certamente a un neonato non fa differenza se i genitori siano biologici o adottivi, quindi se viene adottato da una famiglia con i dovuti requisiti quando ancora è neonato, allora si tratta di una procreazione irresponsabile che è stata corretta in seguito.

Ma per prima cosa l’idea che piuttosto che abortire, quando non si è a rischio di vita nel farlo, sia preferibile dare in adozione il figlio di una madre, o di una coppia di genitori, che non hanno i requisiti per averlo, discende dall’idea che abortire sia o un omicidio o simile ad esso.
Ma dato che ciò non è vero, si può considerare il fatto che la procreazione non è ecologica, oltre al fatto che in parte i costi ricadono sullo Stato (già dal costo del parto, agli eventuali incentivi per asili, ma anche eventualmente nel caso questo nascituro una volta diventerà disoccupato e avrà bisogno di sussidi). Perciò sarebbe più sensato abortire che adottare.

Se comunque si optasse per l’adozione, dovrebbe essere verificato che il nascituro andrà a una famiglia prima del parto, ed entro il tempo utile a decidere per l’aborto, in modo che si trovi con sicurezza la famiglia adatta. Deve avvenire con certezza, perché non è pieno di persone che vogliono adottare, ma di persone che vogliono procreare. Dunque, l’adozione non è una certezza, ma solo una possibilità, insieme alla casa famiglia. Nella casa famiglia non ci sono le condizioni adatte, e c’è il rischio che i lavoratori che lavorano nella casa famiglia non siano adeguati, e usino violenza, verbale e fisica, sui bambini. Uno dei motivi per decidere di non far nascere figli senza averne le condizioni è che si rischia di farli finire così. Considerando che dei genitori egoisti faranno di tutto per tenersi il figlio, compreso mentire, e nascondere problematiche che porterebbero gli assistenti sociali a toglierglieli tipo la tossicodipendenza.

Per fare solo alcuni esempi che discendono logicamente da questo modello:

Dal momento della creazione del tempo col Big Bang, al momento in cui sul pianeta Terra un essere umano nasce, quest’essere umano non esisteva, e non aveva bisogno di esistere.

Nel momento in cui comincia a essere cosciente di esistere un essere umano ha bisogno di sopravvivere, ha paura di morire e non è libero di suicidarsi per interrompere il dolore, ha un forte desiderio di rimanere in vita per vivere i piaceri della vita, ed è quindi condizionato a sopportare la fatica, il dolore, i ricatti di chi ha più potere, ma ha desiderio e bisogno di vivere una vita ideale. Considerando che si nasce e si continua a vivere non si può sfuggire a vecchiaia e morte, a un minimo di fatica, paura, perdita emotiva, si ha bisogno di vivere una vita meno peggiore che ci possa essere, e non qualunque tipo di vita:

Nella vita ideale, maschile e femminile, un essere che nasce vive sereno, lavora poco e guadagna il denaro che gli serve per tutte le merci e i servizi necessari e per una vita agiata, ha pari opportunità rispetto agli altri che gli permettono di non sentirsi inferiore e discriminato, trova una società che lo formi e lo aiuti nei momenti difficili, vive nella sicurezza di non essere aggredito dagli altri esseri umani, o di non essere ucciso prima del tempo inevitabile da malattie, poi inevitabilmente muore di morte naturale e non violenta e smette di esistere per un tempo infinito, a un’età in cui il corpo non ha più molto per godere.

Tuttavia, la vita ideale non è assicurata, e c’è chi vive la vita meno peggiore, e chi la peggiore. Dopodiché, dal “punto di vista” del morto, tutto ciò che è successo non avrà più alcuna importanza. E questo, può essere un pensiero che consola e tranquillizza in momenti di stanchezza e paura.

A cominciare dai genitori: non deve essere abbandonano a morire sulla strada appena nato dai genitori, o lasciato in auto sotto al sole a morire soffocato, o lasciato sul passeggino in spiaggia davanti al mare mentre ci si distrae facendosi selfie e il passeggino finisce in mare, non deve morire per stupide idee sull’omeopatia e i vaccini dei genitori.
chi vuole rifiutare la scienza lo faccia solo con sé stesso, e veda gli effetti del non curarsi e credere all’omeopatia sul proprio corpo, vedendo aggravare la malattia e magari morirci. ma un bambino non è responsabile delle false credenze del genitore, perciò deve essere curato con i metodi scientifici.
Nonostante gli ideali, nella vita reale i genitori possono far correre dei rischi ai loro figli tramite le loro scelte basate su informazioni sbagliate.
Il caso estremo si ha nella cura dei neonati: è capitato che una coppia vegana lasciasse morire il figlio di inedia cercando di alimentarlo secondo i loro principi. La coppia era convinta di alimentare correttamente il bambino, dandogli un biberon di latte di soia e un succo di mela, è ovvio che tirare su un bambino in questa maniera sia da scriteriati, e sicuramente questa è una situazione eccezionale, d’altro canto l’ignoranza dei principi base dell’alimentazione può portare anche a questi eventi.
Deve avere la presenza dei genitori quindi ci si può anche impegnare a non fare figli se non ci sono le condizioni adatte per farle, una tra tutte il tempo e la serenità per interagire con essi (se si lavora 10 ore al giorno invece che 5 le cose vanno diversamente).

Per quanto riguarda l’educazione, una stato ideale dovrebbe assicurare ai nascituri una vita ideale nella non imparino cose inutili, controproducenti, autodistruttive e false.

Ad esempio, dialetti locali inutili o locuzioni sgrammaticate che imparate a due-cinque anni (l’età alla quale si impara una lingua per locuzioni) restano in loro a vita.
Non dovrebbero ricevere un imprinting di valori di ispirazione religiosa a due-tre anni, da cui ad esempio una ragazza non si libererà mai più in vita sua: ad esempio la “colpa” cattolica, soprattutto legata al sesso, credendo che il sesso per puro piacere sia peccato, sia malato, e da evitare (credenza che impedisce quindi di usufruire di valide sensazioni ed emozioni da sostituire a tabacco, alcol, droghe). Il problema è che alcune madri fumano durante la gravidanza (fumare in gravidanza potrebbe rallentare lo sviluppo del sistema nervoso centrale del feto.), fanno un’alimentazione di merda, quando i bambini nascono fanno fare loro un’alimentazione di merda, non si preoccupano di stimolare le capacità cognitive dei bambini da piccoli, li fanno crescere fin da piccolissimi in un ambiente con pochi stimoli, parlano loro fin da piccolissimi in maniera sgrammaticata dando loro un imprinting indelebile… e poi se la prendono coi figli quando questi vanno male a scuola, fanno temi alle elementari pieni di errori (perché le strutture grammaticali corrette le impari nei primi quattro anni di vita e dopo non sarà mai la stessa cosa), non si impegnano (perché è chiaro che coi danni di sopra avrai deficit di attenzione ecc.), sono svogliati ecc. La verità è che nessuno è artefice del suo destino e il rifiuto del determinismo è la peggior barbarie.

Non dovrebbero vestire a uno, due, tre anni con colori “da maschietto” e con colori “da femminuccia” e ricevere chiare indicazioni sulla lunghezza dei capelli se si è uomini o donne, sugli atteggiamenti che si devono tenere in quanto appartenenti a un determinato sesso, le cose che si devono apprezzare in quanto appartenenti a un determinato sesso e così via.

Quindi non dovrebbero neanche portare i bambini in luoghi in cui ci sono moltissimi disturbati e tossicodipendenti come nei rave party. O stare spesso a letto a causa degli psicofarmaci presi per evitare di assumere droghe.

IL DIRITTO ALLA LIBERTà QUASI TOTALE SUI FIGLI

se il metro di misura è di non fare male agli altri si può dire che se ai figli è assicurato tutto ciò che serve nel momento in cui le madri non sono presenti allora possono non essere presenti, come fanno quando vanno a lavoro, e possono fare tutto ciò che non provoca danni a sé stesse e ai figli, compreso andare in discoteca, senza drogarsi o alcolizzarsi perché indirettamente si rendono incapaci di occuparsi dei figli, oppure possono anche scopare, in modo sicuro, con chi vogliono perché questo non provoca problemi ai figli.

Ma è diffusa l’idea che un genitore debba avere massima libertà sui figli, nel senso che nessuno, né lo Stato, né gli altri possano impedire loro di prendere delle decisioni he hanno effetti su di essi.

Naturalmente possono prendere decisioni che hanno effetti sul nascituro durante la gravidanza e prima del parto, dal fumare tabacco e bere alcolici durante la gravidanza, considerando che l’alcol ingerito dalla donna in gravidanza raggiunge direttamente il feto causando danni più o meno gravi (in base alle dosi) soprattutto al sistema nervoso e al cuore ed esiste persino una sindrome (sindrome feto-alcolica) causata direttamente dall’uso di alcol in gravidanza.

La prima decisione più importante che i genitori possono prendere, in particolare la madre, è quella di decidere di farlo nascere, piuttosto che abortire, indipendentemente dalle condizioni di vita che il nascituro troverà.
Ad esempio, nascere in luogo degradato o pericoloso. Passando alla gestione del figlio (con delle ovvie restrizioni della libertà su casi estremi, tipo stuprarlo), libertà nel tenerlo in vita nonostante abbia una malattia incurabile che gli distrugge il cervello, farlo allenare alla muay thai, e farlo combattere rischiando di morire, e appunto morire, nel se vaccinarlo o no, ma anche che nome dargli, ad esempio un nome da femmina (giulia) se è maschio, e che nessuno debba dire niente loro perché l’utero e il corpo dal quale è nato è il loro.

Ma che un genitore abbia potere assoluto e totale libertà di scelta sul figlio (permettendogli di fare certe cose, impedendogli di farne delle altre) mette in condizioni il figlio di essere danneggiato, perché le sue scelte di genitore possono andare contro i bisogni e i diritti del figlio, e possono essere anche criminali (ad esempio farlo prostituire), anche senza che ne abbia l’intenzione (per errore di ragionamento), perché sin da quando nasce ci sono bisogni oggettivi “dentro” il bambino, che tutti possono conoscere e prevedere, e che devono essere rispettati anche contro la volontà dei genitori. e dunque è ingiusto.

Una madre non ha il diritto di prendere decisioni sbagliate che influenzeranno il futuro del figlio, nemmeno durante la gestazione. Un genitore, ad esempio, non deve far soffrire in modo atroce un bambino affetto da una malattia incurabile tenendolo in vita artificialmente per un anno per evitare di soffrire la sua perdita.

Molti al diritto di diventare genitori associano anche il diritto di educarli come meglio credono in libertà. Quindi chi crede in Shiva educherà a credere in Shiva, chi in Allah in Allah, chi crede che i vaccini causino l’autismo dirà ai figli così e chi crede che drogarsi faccia bene insegnerà questo e così via. Portandoli così a possedere una mente svantaggiata dalla quale si potranno emancipare da soli con fatica, dopo aver perso molto tempo e avendo fatto molto male agli altri, oppure dalla quale non riusciranno più a emanciparsi.

In una società ideale, i genitori possono avere le loro credenze, ma quando devono educare i figli si devono affidare alle credenze consolidate che loro non capiscono, quelle della scienza e della verità. Questo è sicuramente controintuitivo ma è più giusto.

LIBERTà TOTALE è INGIUSTA
Non si dovrebbe ritenere che i genitori abbiano il diritto di dire ai figli qualunque cosa salta loro in testa, indipendentemente dalla verità di ciò che dicono. Esiste un reato di circonvenzione di incapace, che si applica ovviamente anche ai bambini. Raccontare storie fasulle, o dare informazioni sbagliate ad esempio sulle droghe, a chi non ha i mezzi intellettuali per giudicarne la veridicità ricade appunto in questa tipologia di reato.

poiché i diritti dei nascituri possono non essere rispettati dai suoi genitori, dunque non ci si può affidare all’interiorità delle genitori e per questo gli altri, a cominciare dallo Stato coi suoi vari organi deve intervenire, ma passando anche per i cittadini che vengono a conoscenza di comportamenti scorretti e pericolosi, devono intervenire nei più disparati modi. I cittadini ad esempio possono esprimere opinioni o contattare direttamente le autorità.

Inoltre, proprio per questo nelle società civilizzate esiste la possibilità di limitare, o addirittura di revocare, la patria potestà, quando un genitore non si dimostra degno del compito. il che significa che, come d’altronde sempre succede nelle costituzioni e nelle leggi, i diritti non sono mai da intendere in maniera assoluta, e ricevono invece ben precise delimitazioni.

Si può facilmente prevedere che dei criminali, dei mafiosi, dei camorristi, persone già incarcerate per reati, trasmetteranno i propri valori ai figli. Dunque, lo si può evitare.

Di sicuro oggi è difficile che una persona possa essere un buon genitore se fa un figlio prima dei trent’anni. perché oggi più del passato serve molta esperienza di vita, e tempo passato a riflettere sulle questioni importanti, per poter insegnare cose giuste a un figlio.

Oppure il personale responsabile dell’educazione dei giovani sarebbe formato e selezionato secondo criteri stabiliti dall’élite scientifica e scientifico-pedagogica di un paese. L’élite sarebbe determinata con criteri analoghi a quelli del reciproco riconoscimento all’interno della comunità scientifica (allo stesso modo in cui si riconoscono gli oncologi più autorevoli).

Il governo metterebbe in pratica l’ideale del “governo degli ingegneri”. Il ministro della pubblica istruzione, prima di far insegnare a dei bambini o ragazzi, imporrebbe decine di questionari e test psicologici (anche con l’aiuto di neurotecnologie) a tranello per vedere se l’insegnante si dichiari ateo e materialista e se lo è davvero o mente (o, anche, se mente a sé stesso). E se non passa i test non insegna.

POVERTà E CONSEGUENZE NEGATIVE SULLA PROCREAZIONE
Se chi fa sesso per piacere e rimane incinta senza volerlo, o chi progetta volontariamente di avere un figlio è povero (non ha risparmi, non ha lavoro, la sua famiglia è povera anche la sua famiglia), a meno che lo Stato non abbia la capacità di assicurare la vita del nascituro e di chi deve sostentarsi per curarlo e farlo crescere, economicamente parlando, attraverso l’erogazione del denaro che manca, il figlio sarà svantaggiato rispetto a un modello di vita ideale, ma anche rispetto ad altri che non hanno questi problemi.

IMPOSSIBILITà DI PREVEDERE

Alcuni pensano che sia impossibile prevedere se un genitore può o non può rispettare i diritti dei nascituri, ma forse si dimenticano che anche per quanto riguarda loro stessi sanno prevedere moltissime loro esigenze future.

Un essere vivente deve soddisfare i bisogni primari (mangiare, bere, dormire, ripararsi dal freddo e dal caldo…). Proprio perché certe esigenze non sono variabili e soggettive, ma sono sempre presenti, tutti i giorni, sin da quando deve ancora nascere un essere umano si sa già prevedere prima della sua nascita che se non sarà ucciso in giovane età, ad esempio da malattie sulle quali non si ha controllo, ma vivrà a lungo allora un nascituro avrà ad esempio bisogno per rimanere vivo di mangiare anche 30-60 tonnellate di cibo nell’arco della sua vita, e di una casa con un letto, una grandissima quantità di kilowatt di energia, migliaia di metri cubi di gas, centinaia di abiti da sostituire a quelli usurati e macchiati e così via.
Mantenere un figlio ha un costo equivalente al comune vivere di un adulto, perché secondo una indagine di Federconsumatori mantenere un figlio fino ai 18 anni costa circa 170.000 euro e si tratta di circa di 800 euro al mese.

Inoltre, si sa che un neonato e un bambino piccolo hanno bisogno di cose specifiche diverse dagli adulti: pannolini, passeggino, box, biberon, creme, salviette, girello, cure varie, ma anche che sia felice con feste di compleanno e giocattoli.

E da adulto dovrà sforzarsi in modo proporzionale alle mancanze e sfortune economiche che si ritrova, e sarà svantaggiato ad altri figli più avvantaggiati, dunque sarà svantaggiato anche nella competizione alla sopravvivenza economica nel mercato del lavoro.

Per quanto riguarda la sicurezza economica, la libertà, la non ricattabilità da parte della società: Quando è più adulto una persona non deve essere costretta a fare lavori che non vuole fare, non deve mancargli il tempo e la forza per godere dei piaceri della vita, non deve aver paura di morire di fame, non deve essere costretta a chiedere aiuto agli amici e a dover ricambiare, a emigrare e subire la discriminazione, e non deve essere ricattabile da chi ha potere economico.

Ed è infatti anche tramite questo calcolo sul futuro che una persona può valutare le proprie condizioni economiche, le condizioni economiche della città in cui vive, e dello Stato in cui vive, e magari scegliere che sia meglio non generare figli, ma al massimo aiutare come può chi gli sta attorno.

Perciò, ciò che è prevedibile, si dovrebbe prevedere e non ad esempio a casi in cui dei genitori perdono la casa per un terremoto, oppure vengono uccisi in un attentato terroristico.
Nella nostra epoca in molti casi è prevedibile anche la possibilità della disoccupazione, dal momento che per diversi motivi è in aumento.

C’è chi può permettersi di essere sicuro di poter mantenere un figlio anche per 18 anni, anche con una possibile disoccupazione, perché ha guadagnato tanto da coprire 18 anni di consumo di un figlio. Magari guadagna 3mila euro al mese, e ha lavorato per 10 anni, guadagnando 360mila euro e mettendosi da parte 120mila euro e in quel caso a livello economico è facile stare tranquilli. Ma c’è invece chi non ha tanto denaro.
Dunque per quanto riguarda i requisiti economici, se chi vuole fare figli è povero e non ha neanche le condizioni per avere possibilità lavorative (nessuna qualifica ed esperienza lavorativa, nessuna voglia di lavorare, tossicodipendente, alcolista, problemi cognitivi, abitudini sbagliate), a meno che lo Stato non abbia la capacità di assicurare la vita ai figli, economicamente parlando, al figlio, lo Stato dovrebbe imporre l’aborto piuttosto che l’adozione.
Quando gli assistenti sociali una volta che i figli sono già nati e stanno crescendo constatano che i genitori non sono idonei a tenere i figli, glieli tolgono, con le conseguenti sofferenze psicologiche, e i conseguenti costi sociali che sarebbero evitati con l’aborto.

Certe prospettive possono venire a mancare in alcuni casi. Infatti non tutti possono fare i genitori in modo benefico per loro mancanze economiche, psicologiche, culturali.
Teoricamente si può essere nelle condizioni adeguate per crescere figli anche a vent’anni, e si può non esserlo anche anche 35 anni. Questo perché ognuno fa esperienze diverse che lo portano a condizioni differenti. Ma tendenzialmente prima dei trenta è molto difficile che si sia nelle condizioni adeguate.

Sembra strano che molte persone si rappresentino la realtà dicendo che “il lavoro non c’è, dunque non si può aiutare gli immigrati” ma non lo facciano anche quando scelgono di procreare “il lavoro non c’è dunque meglio non procreare”.
Da questo si desume che se c’è interesse si dona qualcosa, dal momento che dare la vita equivale a spendere tanti soldi, mentre se non c’è interesse non si dona nulla.

Demonizzare il piacere sessuale perché può produrre gravidanze impreviste non è giusto né utile a eliminare gli imprevisti dolorosi. Se si fa sesso per puro piacere senza protezioni e si rimane incinta, ma le possibilità di crescere il figlio/a non sono buone, oppure non c’è la volontà e quindi anche forzandosi la crescita non sarà una buona crescita, è necessario abortire piuttosto che condannare l’atto sessuale, ma molti preferiscono condannare l’atto sessuale frequente e per puro piacere perché vedono nell’aborto un atto estremamente negativo.

PROCREAZIONE CONTROLLATA DALLO STATO
Proprio perché la procreazione coinvolge gli altri e non è un fatto privato, prima di regolamentare l’adozione, anche di coppie eterosessuali, bisognerebbe regolamentare la procreazione, anche di coppie regolarmente sposate.
Non si vede perché ci si deve preoccupare così tanto dei bambini che già esistono, e che dunque in qualche modo bisogna sistemare, e niente dei bambini che ancora non esistono,e ai quali si potrebbero evitare genitori incapaci o distruttivi, come quelli che poi li abbandonano a morire sulla strada appena nati. o li fanno morire per le loro stupide idee sull’omeopatia e i vaccini.

Se due anziani non dovrebbero essere idonei ad adottare un orfano, che è già nato, come spesso si dice, non dovrebbero esserlo neanche a procrearne uno nuovo, che ancora non lo è, e che quindi arriverà quando loro saranno ancora più anziani, come invece spesso non si dice, difendendo il diritto di procreare a qualunque età si voglia. Dunque l’età dovrebbe essere un impedimento nel primo caso, e anche nel secondo, e non solo non nel secondo.

Allo stesso modo due giovani e dal futuro incerto, o persone non sufficientemente benestanti, non dovrebbero adottare un bambino, e non dovrebbero poterne farne uno.  Chi pensa che invece non possano adottare ma possano farne uno forse pensa che il loro figlio ha meno diritti di quello che loro non possono adottare.

La logica di questi ragionamenti sfugge. E si può temere che non ci sia nessuna logica, nella legislazione. se non quella che quando i bambini ci sono già, ci si comporta razionalmente.

dopo aver inoltrato la domanda, il tribunale interessato dispone le indagini necessarie per accertare la capacità ad educare il minore, la situazione lavorativa ed economica di entrambi (certificati reddituali mod. 101 o mod. 740 oppure busta paga), la situazione di salute di chi vuole adottare (certificato di idoneità rilasciato dal medico curante), familiare, i motivi della domanda.

Una parte delle persone che procrea o vorrebbe procreare afferma di non adottare anche perché procreare sarebbe più economico (il parto è a spese dello Stato) e nella procreazione hanno la possibilità di avere figli anche se non hanno le condizioni adeguate per averli (economiche, psicologiche, sociali ecc). Ma questo significa disinteressarsi della sicurezza e del benessere dei potenziali figli pur di ottenere il piacere di essere genitori, cosa che invece sarebbe impossibile per i controlli che riceve chi adotta.

Ma se si pensa alla tutela dei figli, bisognerebbe estendere le procedure per l’affido o l’adozione allo stesso modo alla procreazione, sulla base del semplice principio che non si capisce perché, se una famiglia è inadatta ad adottare, dovrebbe invece esserlo a procreare. Con l’aggravante che un’adozione riguarda un bambino che già c’è, e che bisogna in qualche modo sistemare, mentre la procreazione riguarda un bambino che ancora non c’è, e che si può evitare di far venire al mondo in condizioni non adeguate. che poi sono quelle che spesso portano all’adozione.
Non si capisce perché quando si parla di evitare di dare in affidamento a chiunque ma procedere col verificare le condizioni adeguate prima di affidare, nessuno dice che sia ingiusto, e che si debba invece considerare anche il desiderio di adottare, i sentimenti dei genitori, e non solo la fredda logica, e quindi non si debba fare alcun controllo. E nessuno dice sia una dittatura fare controlli, o una limitazione della libertà di scelta come quando invece accade quando si dice che si deve verificare se i genitori abbiano le caratteristiche adeguate per procreare.

Si tratta di una discriminazione quella di porre paletti all’adozione ma non alla procreazione, un atteggiamento di parte nei confronti di chi procrea, che acceca e non mette nella condizione di pensare al bene dei nascituri per dare prevalenza alla soddisfazione dei genitori, anche quelli malati di mente, rispetto a degli innocenti nascituri. Strano non si trovi ripugnante partorire in un bosco della droga ma si trovi ripugnante l’idea di obbligare ad abortire una tossicodipendente livello super sayan (che prende metadone, fuma tabacco, assume cocaina durante la gravidanza, e non è autonoma, né ricca, e non sa nemmeno chi sia il padre poiché magari ha fatto sesso senza profilattico per ottenere denaro). Col rischio che una madre di una ragazza del genere possa incitarla a tenere il figlio solo con la speranza che lei cambi vita, e quindi facendo una sperimentazione sulla pelle del nacituro.

Questo significa dare prevalenza ai desideri deliranti di una madre psicopatica rispetto a un nascituro innocente.  C’è un grande menefreghismo nei confronti dei nascituri e tanta protezione nei confronti dei desideri dei genitori. Anzi, si incita alla procreazione e poi ci si frega altamente di come vivranno tali figli. Alla fine a chi è nato svantaggiato grazie alla concessione di libertà di scelta totale nel procreare gli si dirà che se la deve cavare da solo, e che se non ce la fa sono cazzi suoi. Tutti si indignano quando si propone questo, ma molti sono d’accordo nell’uccidere adolescenti che compioni crimini cresciuti in famiglie disadattate che potevano non nascere se solo si fosse imposto l’aborto.

L’idea che i genitori che procreano i propri figli siano automaticamente buoni e giusti, solo perché lo attendono 9 mesi, al contrario di chi adotta, è ingenua e falsa. Basta vedere quanti genitori che li hanno attesi per 9 mesi picchiano, trascurano, abbandonano, stuprano, uccidono i propri figli. Riflette solo un atteggiamento di parte nei confronti dei genitori che procreano.

In ogni caso, anche se si volesse dare credito a un argomento così ingenuto, si dovrebbe comunque considerare che un nascituro non ha bisogno solo di amore, ma anche di denaro. E se anche fosse vero che i genitori che procreano sono automaticamente amorevoli solo perché lo attendono per 9 mesi e procreano anziché adottarlo, non sarebbe comunque automatico che abbiano le sicurezze economiche adeguate.

In poche parole, meglio prevenire (evitando la procreazione) che curare (con l’adozione, o anche con l’aborto, che è l’altra faccia della medaglia).

Nessuno giudica dittatoriali, totalitarie o naziste le procedure per l’affidamento dei bambini, quindi non si vede perché giudicare così l’idea di estenderle alla procreazione.

questo è ovviamente un principio teorico: l’applicazione pratica è complicata, in questo caso come in altri. ad esempio, nella democrazia.

ma nel caso della “patente di genitorialità”, in fondo si potrebbero applicare le stesse leggi già in vigore per l’adozione. se una coppia non risulta idonea ad adottare, a maggior ragione non dovrebbe esserlo a procreare. e dunque bisognerebbe impedirglielo. e non sarebbe un’imposizione maggiore, o meno “democratica”, di quanto già non siano le leggi per l’adozione: anzi, lo sarebbero meno.

ovviamente, i criteri sarebbero comunque condizioni necessarie, ma non sufficienti, per adottare o procreare. ma applicarli sarebbe comunque un passo avanti.

ma è ovvio che queste proposte vanno contro l’ideologia del “crescete e moltiplicatevi”, e se un politico facesse seriamente una proposta in questo senso, verrebbe linciato.

nell’adozione il problema non si pone, invece, perché la moltiplicazione è già avvenuta. ma almeno questo smaschera le motivazioni che stanno dietro l’ideologia precedente, e dimostra che questa non ha nulla a che fare con il benessere del bambino.

Un genitore deve per forza di cose avere il diritto di prendere decisioni per il proprio figlio, perché se non lo fa lui lo fa il figlio, il quale può voler alimentarsi con sole caramelle e coca cola tutti i giorni arrivando pure a morire. Ma può prendere decisioni giuste o sbagliate, come non far andare il figlio alle feste con gli amici per evitare che mangi la torta fatta col burro e andare contro i principii vegani.

E alcune, invece di attendere le condizioni giuste vogliono prendere la scorciatoia.

Esistono diverse possibilità:
– donne con una famiglia che le può aiutare anche fisicamente
– donne senza famiglia e anche senza appoggio del padre.

DISCRIMINANTE DI ETà
Se due genitori diventano genitori dopo i 55 anni inizia a diventare un problema progressivo con l’aumentare dell’età, ad esempio se un padre ha 70 anni alla nascita del figlio, quando il figlio avrà 10 anni, se il padre sarà ancora vivo, lui ne avrà 80, e quando ne avrà 15 e avrà bisogno di un modello comportamentale da imitare per costruirsi la sua personalità adulta capace di dominare l’ambiente, affrontare i problemi e avere sicurezza in sé il padre sarà troppo stanco, e mentalmente debilitato per fornire questo modello.

Da una parte le ragioni del cuore. Dall’altra quelle della legge. Le prime hanno spinto una coppia a ricorrere alla fecondazione eterologa all’estero per diventare genitori nonostante l’età, 58 lei, 70 lui. Quelle del Tribunale dei minori di Torino hanno, invece, stabilito che la loro bambina dovrà essere data in adozione. Viola, il nome è di fantasia, oggi ha 16 mesi e da 15 vive con una famiglia affidataria. In tutto questo tempo i giudici, aiutati da psicologi e psichiatri, hanno studiato il caso. Una realtà complessa e delicata che vede come protagonista una giovane vita desiderata e concepita da quelli che molti definiscono come genitori-nonni. Troppo anziani per allevare un figlio.

E ora il verdetto del collegio presieduto dal giudice Donata Clerici fotografa la scelta di un uomo e una donna «fondata sulla volontà di onnipotenza, sul desiderio di soddisfare a tutti i costi i propri bisogni». E ancora: «Non si sono posti seriamente domande in merito al fatto che Viola si ritroverà orfana in giovane età».

Eppure i genitori di Viola, Gabriella e Luigi Deambrosis – lei bibliotecaria, lui impiegato, ex sindaco di un piccolo centro del Monferrato -, raccontano un’altra verità. «Per noi è stato come subire un furto – dicono, tenendosi per mano -. Ma le vere vittime di questa ingiustizia non siamo noi: è la nostra bimba. Perché deve essere strappata alla sua famiglia d’origine? Guardi queste foto, guardi come sorride quando sta con noi, la vediamo solo ogni quindici giorni e ogni volta, quando ci allontaniamo da lei, riviviamo quella mattina in cui i carabinieri vennero a prenderla a casa».

Un passo indietro è doveroso. Perché se è vero che nelle 16 pagine della sentenza del Tribunale si pone molto l’accento «sull’eccessivo desiderio di genitorialità» della coppia, è altrettanto vero che esiste un antefatto, oggetto di una causa penale per abbandono dei minori. Viola aveva appena un mese quando venne notata piangere disperata, da sola, sull’auto del papà vicino a casa, a Mirabello, un paese di mille anime poco distante da Casale Monferrato. «Stavo scaricando la spesa, mentre mia moglie era andata a farsi una puntura, ma non ho mai perso di vista né la bimba, né l’auto» si difende Luigi Deambrosis.

«La bambina è rimasta sola sull’auto, non vigilata in modo costante, 40-45 minuti – scrivono i giudici -, il padre si è riavvicinato alla bambina senza mostrare allarme per il suo pianto e la madre, quando torna a casa, chiede al marito come sta la figlia, lui risponde bene senza dirle che è in auto, lei sale le scale e va al piano di sopra senza accertarsi della presenza e delle condizioni della figlia». Difesi dall’avvocato Giulio Calosso, i genitori di Viola affronteranno a febbraio l’udienza preliminare del processo per questa storia. Intanto insistono nel ribadire il «nostro amore incondizionato per nostra figlia».

La mamma: «Quando ci siamo sposati, nel ‘90, avevo 36 anni. Quando ho visto che non rimanevo incinta, mi sono sottoposta ad oltre 10 tentativi di fecondazione assistita in Italia. Tutti falliti. Cosa dovevo fare? Arrendermi? Io e mio marito ci siamo interrogati a lungo sull’opportunità di andare avanti e così abbiamo deciso di rivolgerci all’estero per l’eterologa». In mezzo ci sono state anche due richieste di adozione, la prima nel ‘99, la seconda nel 2003, entrambe respinte. Assistita dagli avvocati Fabio Deorsola e Gianni e Antonio Dionisio, la coppia si appellerà alla sentenza del Tribunale dei minori.

«Quello che ci amareggia di più, però, è il modo in cui ci hanno dipinto – dicono -, siamo brave persone, crediamo che un figlio sia l’espressione dell’amore di una coppia e invece ci hanno portato via la nostra dolcissima Viola». Secondo i periti del Tribunale il padre «ha scompensi in senso dissociativo e psicotico», la madre «non stabilisce con la figlia contatto emotivo, … mostrando una ferita narcisistica intollerabile». Ma nelle foto Gabriella stringe e sorride sempre alla sua bambina. «Siamo di fronte a un pregiudizio – chiosa l’avvocato Deorsola – che vede l’adozione come alternativa al desiderio di genitorialità».

PRESSIONI SOCIALI

Di pressioni sociali a favore della procreazioni, maschi e femmine, ne ricevono da tutte le parti.

Molti uomini diventano padri solo per compiacere le compagne, per non essere lasciati. E altri uomini si confrontano agli altri uomini sposati con figli o che dicono di voler figli (magari amici, o conoscenti) e si sentono come in difetto.

Il problema è che nessuno, uomo o donna che sia, dovrebbe ricevere pressioni a fare figli, perché per fare figli è necessario avere una grandissima motivazione, oppure una volta fatti li si cresce senza motivazione, e li si cresce male.

I RICCHI CONSIGLIANO DI FAR FIGLI AI POVERI CHE SFRUTTANO
Nel 2016 il Consiglio dei ministri ha approvato la proposta di istituire per il 22 settembre di ogni anno una giornata nazionale dedicata all’informazione sulla fertilità umana. Giorno in cui vengono prodotte delle immagini pubblicitarie con l’intento di promuovere certe scelte e disincentivarne altre. Tra queste c’è la campagna sulla fertilità, che mostra chiaramente non tanto l’intento di informare, ma piuttosto quello di promuovere un’ideologia di parte. Che ignora le difficoltà che molti genitori incontrano nel ricorrere alla legge sull’interruzione volontaria di gravidanza.

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Nella foto scelta nel 2016 i buoni (fertili) sono biondastri bianchi e belli e vanno al mare in luminose giornate di sole, dunque nel tempo libero da lavoro, e probabilmente perché si possono permettere di andare al mare. Il suo titolo, nel catalogo dell’agenzia che la vende, è: “Gruppo di amici che si godono una giornata al mare”.

Sul piano culturale queste immagini lavorano silenziosamente a un’enorme operazione di costruzione artificiale dell’immaginario pubblico. Qualcuno le ha definite “la fabbrica dell’ordinario”. La loro anonima banalità apparentemente non-significante le fa passare sotto la soglia dell’attenzione critica. Eppure danno forma ogni giorno, nel modo più invadente e occulto, alla nostra percezione del quotidiano.

Le foto di stock non sono, come si crede, e come crede purtroppo anche qualche addetto ai lavori, un contenuto neutro, un materiale grezzo da costruzione, come la calce o i mattoni per il muratore. Sono immagini che contengono e rilasciano ideologia, morale, politica a piene mani. Sono foto utilizzate anche dai motivatori, dagli allenatori della mente, da tutte quelle persone che per guadagnare soldi producono fantasie di serenità e gioia in chi ne ha poche.

Ma non tutti sono ricchi, e possono mostrare grandi sorrisi, e denti bianchissimi, in giornate di sole, nel tempo libero, al mare come nelle foto presa dai siti di stock immagini.

Alcuni ricchi sembrano percepire il mondo attraverso le foto dei siti di stock immagini, e quindi sembrano paradossalmente non accorgersi delle differenti possibilità che ha un povero rispetto a un ricco, quando trattandolo come un pari a livello economico gli dispensa perle di saggezza sullo scegliere uno stile di vita dispendioso economicamente, come quello di essere genitori, mentre allo stesso tempo gli toglie quella possibilità di scegliere quello stile di vita non ricompensandolo in modo adeguato per il lavoro che gli fornisce, ed evadendo le tasse che servono anche ai più poveri. Alcuni possono permettersi figli anche perché non danno il giusto compenso a chi fornisce loro dei servizi, che per questo motivo perdono la possibilità di permettersi di avere dei figli, ed essere così costretti a rimandare o a non farli, se li vogliono.

Una donna con lauto stipendio e risparmi, che condivide la sua vita con un uomo con lauto stipendio (medico, avvocato, ingegnere…) può pagare una baby sitter e una un’addetta alle pulizie domestiche.
La baby sitter per farla lavorare dal lunedì al venerdì, per farle prendere figli all’uscita da scuola, rispondere al telefono di casa mentre i datori del suo stipendo stanno facendo altro per poi informarli “è il signor x, Giovanni”, cucinare per genitori, figli, e parenti, lavare i piatti, pulire il frigorifero, cambiare pannolini, dare indicazioni alla donna delle pulizie, per sostituire lei e il padre mentre lavorano e guadagnano soldi.

Una quantità di tempo e di compiti al punto che il bambino della signora pagante chiamerà mamma la baby sitter, e nel caso il bambino della babysitter sia con loro presente mentre l’altro bambino la chiama mamma si offenderà e arrabbierà. E, inoltre, la baby sitter farà pranzare i propri figli più tardi, per poter preparare il pranzo in tempo ai figli della mamma pagante.

La baby sitter e la donna delle pulizie, così come eventuali persone che lavorano per questi ricchi con figli, ricevendo una quantità di soldi inferiore, però non potranno a loro volta pagare baby sitter e donne delle pulizie.
Mentre questi ricchi, col tempo libero guadagnato, possono fare progetti di business, sfruttando ragazzi che non trovano lavoro, usando finanziamenti pubblici destinati alla loro formazione che non riceveranno e impiego futuro che non riceveranno una volta finiti i finanziamenti.

Certe persone danno il consiglio di progettare di fare un figlio, sia a maschi che a femmine, prima dei 35 anni, perché dopo si riduce la fertilità, o perché si riducono le forze “devi pensare ai figli prima di quell’età”, a chi non ha le loro possibilità economiche, anzi, magari a chi lavora per loro, in nero, ed è sottopagato e sfruttato, come una baby sitter o un’addetta alle pulizie domestiche e dicendo pure “il problema non sono i soldi ma che i giovani pensano a divertirsi e pensano che saranno sempre giovani” e appoggiando ideologicamente iniziative indecenti del ministero, non si accorge delle differenze economiche che ci sono tra le varie persone, né del fatto che in grande parte sono determinate dallo sfruttamento dei ricchi borghesi, che se proprio ci tengano che la gente faccia figli prima dei 35 anni potrebbero rinunciare a risparmiare soldi per i loro desideri sottraendoli dalle paghe delle persone che lavorano per loro. Paradossale consigliare di pensare a far figli a persone che non hanno soldi per farne e che non ne hanno anche per colpa propria.

Diritti riproduttivi maschili e femminili, a confronto: obbligo di diventare padre

Due persone possono scegliere contemporaneamente di fare sesso senza usare anticoncezionali (preservativo o pillola). Ma possono farlo con l’idea che se sfortuitamente il salto della quaglia non fosse stato sufficiente il figlio verrà abortito oppure no.

Nel momento in cui i due decidono di far sesso senza che nessuno dei due usasse dei contraccettivi la maggioranza non si mette d’accordo su cosa fare nel caso l’altra rimanesse incinta. In questo casi la donna può ritenere giusto non abortire e obbligare il padre a fare il padre non per amore ma per senso del dovere.

Dal momento che esiste la contraccezione e l’aborto procreare è una scelta, soprattutto della madre dal momento che solo lei può scegliere di abortire dopo aver scelto di accogliere il pene nudo senza prendere la pillola, e quindi procreare non è una costrizione necessaria.

Per quanto riguarda i diritti riproduttivi maschili ci sono un sacco di alternative legali al forzare la madre all’aborto che potrebbero creare un’alternativa simile all’aborto. Ad esempio, una Rinuncia di Paternità legale, in cui se il padre chiede l’aborto e la madre si rifiuta, egli può compilare i documenti per rendere il bambino non ufficialmente suo, sulla base del fatto che il suo sperma non è finito nella vagina della madre perché aveva programmato e desiderato un figlio ma perché voleva provare piacere senza profilattico in comune accordo con la madre che anch’essa voleva provare piacere senza l’uso del profilattico.

Per quanto riguarda i diritti riproduttivi maschili quando si tira in ballo l’idea di Rinuncia di Paternità, nota anche come “Aborto Cartaceo”, si riceveranno sguardi di disgusto, come se si fosse il peggior essere umano possibile sul pianeta anche solo per aver suggerito che i padri dovrebbero avere gli stessi diritti riproduttivi che hanno le madri. Come se gli uomini non fossero esseri umani tanto quanto le donne.

Alcuni diranno qualche frase sconclusionata su come “padri inadempienti stanno per distruggere i valori della famiglia” o qualche altra stupidaggine che funga da sinonimo. Altri diranno che far sì che gli uomini abbiano gli stessi diritti delle donne sia da persone che odiano le donne.

Tuttavia, l’argomento più irritante che si sente in questi casi è bipartisan.

“Se non desideri avere dei bambini, non dovresti avere rapporti sessuali.”

Questo argomento, che ha portato all’enorme fallimento noto come “istruzione della sola astinenza”, questo argomento che vede l’astinenza come controllo delle nascite è una ridicola negazione della natura umana, e crede che è possibile riprogrammare gli esseri umani a voler scopare attraverso “film educativi” triti e ritriti dei primi anni ’90.

Naturalmente, c’è anche la doppia morale irritante per quanto riguarda il sesso del genitore che non vuole essere tale. Se un uomo si sente che non è disposto a essere un padre e sceglie di non avere un figlio, lui è un fannullone, uno che si merita di essere cacciato dalla società, un salasso per il sistema, e il genitore colpevole per tutti i problemi che il bambino affronterà nella vita crescendo con un solo genitore.

La società moderna ha questa strana idea per cui i “padri inadempienti” sono fuori a viversi la bella vita, fumare erba su qualche spiaggia caraibica circondati da prostitute costose sorseggiando rum di lusso da una noce di cocco, mentre le madri-schiave cercano di sostenere il proprio bambino da sole. Ovviamente non esiste nulla di meno vero di questa descrizione.
In primis, la maggior parte di loro non stanno fuori divertendosi e facendo finta che non esistano i loro figli, infatti uno studio della Johns Hopkins University [3] ha scoperto che i padri a basso reddito, la maggior parte dei contribuenti di mantenimento per i figli, paga per il bambino, in media, tanto quanto fa la madre. La differenza? I padri tendono a fornire questo denaro attraverso cibo, vestiti e regali, piuttosto che attraverso depositi diretti in contanti.
E con questo, un primo mito è stato smascherato.

Uno studio del 2001 [4] dell’Urban Institute ha rilevato che dei 7 milioni di padri che non hanno prestato il mantenimento ai figli ogni anno, 2,5 milioni semplicemente non avevano abbastanza soldi per pagare il mantenimento al bambino in aggiunta alle spese necessarie per sopravvivere loro stessi (cibo, utilities, affitto, ecc.). Anche se questa sarebbe già una grande percentuale di contribuenti per il mantenimento dei figli che semplicemente non possono permettersi il costo, il numero è probabilmente cresciuto negli ultimi anni. Nel 2001, quando lo studio venne fatto, il tasso di povertà era del 12,2% [5]. Più di recente, è stimato al 15% [6] il numero degli americani che si sono impoveriti, nonostante il fatto che la definizione di povertà utilizzata nel 2010 è molto più conservativa rispetto a quella del 2001.
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Il punto dell’intero discorso non è dire che l’uomo debba avere l’equivalente di *tutti* questi metodi contraccettivi, ma almeno UN contraccettivo funzionante da usare prima del rapporto. Tenete conto che se nasce un figlio voluto solo dalla donna ma non dall’uomo, quest’ultimo può essere obbligato a pagare il mantenimento al figlio. O si cambia questa legge, o si tutela maggiormente l’uomo in termini di contraccettivi. Preferibilmente entrambe le cose, perché i diritti non fanno male a nessuno.
Naturalmente quando una ormai è incinta gli anticoncezionali e cose varie le deve prendere la donna per forza di cose.
Ci sono interessantissimi progressi sul fronte della pillola contraccettiva maschile. A differenza di quelle sperimentate finora, questa sembra non avere alcun effetto collaterale rilevante.
Il giorno in cui un uomo potrà essere sufficientemente padrone del suo destino si sta forse avvicinando, anche se per la parità di diritti riproduttivi servirà anche una legge che permetta la rinuncia di paternità.

MADRE SENZA PADRE: PATERNITà NON VOLUTA
Ad esempio la donna in gravidanza che vuole far nascere il figlio si può trovare su una strada, senza aiuto da genitori, parenti o amici, ma anche senza la volontà del padre di avere un figlio. E volere un figlio in queste condizioni è folle e spesso ingenuo “in qualche modo farò” frutto di una mente infantile, ingenua, ed egocentrica.
Alcune donne vogliono obbligare gli uomini a essere padri, per donargli denaro, perché loro da sole non guadagnano abbastanza. Se l’uomo non riconosce il figlio può andare incontro a molti problemi. Tra le caratteristiche principali dell’azione di riconoscimento di un figlio naturale c’è sicuramente la richiesta del danno morale. Infatti, il figlio non riconosciuto, soprattutto se questa spiacevole situazione si è protratta sino all’età adulta, accompagna quasi sempre all’azione di riconoscimento anche la domanda di un risarcimento di natura morale

Si potrebbe essere favorevoli anche a rendere obbligatorio alle donne di dover chiedere all’uomo col quale vogliono fare sesso senza profilattico e senza pillola se nel caso rimangono incinta voglia essere padre, e se non dice sì allora è violenza costringerlo a fare il padre. Invece di spendere tempo, energia, denaro per chi già esiste (bambini da adottare, poveri connazionali, immigrati) si arriva addirittura a costringere un uomo a spendere il suo denaro per un essere che non esiste.
Se il padre non è consenziente alla sua nascita ci sarà quindi un problema nel difendere certi diritti, perché la madre sarà da sola. Anche se il padre venisse obbligato a dare soldi attraverso la coercizione della legge, non si potrebbe obbligare la sua psicologia dargli amore. Inoltre, basta lavorare in nero per evitare di essere obbligati a dare soldi.
Una madre che obbliga un uomo a dare il mantenimento anche se lui non è interessato al concepimento, cioè usa lo sperma di qualcuno per farsi un figlio senza il suo volere non ha le caratteristiche psicologiche adeguate per fare il genitore, semmai per fare la stronza. Potrebbe andare alla banca del seme invece di usare lo sperma di un uomo contro lo sua volontà, soprattutto con l’inganno.

Le giustificazioni alla violenza ci sono: Non può essere una buona madre. Quello che sinceramente dovrebbe raccontare una volta più grande al figlio sarà “figlio mio, ho trovato un uomo che voleva scopare ma non diventare padre, però poi l’ho obbligato a mantenerti, ora sopporta tutti i problemi che hai”.

Molte persone che dichiarano di essere a favore della parità di diritti tra i sessi disprezzano l’idea che si possa obbligare la madre ad abortire se crede di non potercela fare da sola, ma se lei vuole abortire perché non ha voglia di fare un figlio allora ok. Dimostrando che in realtà credono di essere per la parità ma non lo sono. L’importante è che tutto sia funzionale alla donna, non importa l’effetto che ha sui figli, né sui padri.

“abbiamo scopato, ora sono incinta e lo voglio tenere, ma da sola non ce la faccio, allora ti obbligo a occupartene anche tu, così sono felice di essere mamma”. Molte sono mosse anche da un concetto religioso di “responsabilità”. Nel momento in cui si è in gravidanza credono di avere responsabilità ed essere moralmente obbligate a far nascere il figlio.

Ogni donna è libera di correre il rischio di avere una relazione sentimentale con una persona aggressiva, autoritaria, egoista, alcolista, tossicodipendente, che promette di smettere di picchiarla.

Ma non è libera di correre il rischio se gli effetti possono riversarsi sul figlio, che deve ancora nascere o che sia già nato, ad esempio farlo crescere con un padre in carcere, da sola, con possibilità economiche e logistiche ridotte.

Quindi se una donna denuncia il partner/padre ma poi lui le fa promesse a cambiare stile di vita, non deve ritirare la denuncia e non deve continuare la relazione, perché le probabilità che riaccada sono più alte rispetto a qualcuno che non lo ha mai fatto.

Se la paternità non è voluta, immaginando il caso di un uomo che, fidandosi delle dichiarazioni della propria compagna secondo cui starebbe prendendo la pillola o non è nei “giorni fertili”, abbia avuto un rapporto non protetto.
Si può chiedere un risarcimento solo quando si è vittima di un danno ingiusto. Tuttavia, la nascita di un figlio, per quanto non desiderato, non può mai costituire un danno ingiusto. Peraltro non si è mai completamente «genitori a sorpresa» perché, nel momento in cui si consuma il rapporto sessuale non protetto, si accetta sempre un margine di rischio. Rischio anche derivante dal fatto che la propria compagna potrebbe non aver detto il vero in merito alle proprie condizioni fisiche. Tale «responsabilità colposa» dell’uomo, che accetta di «avere rapporti sessuali senza l’uso di contraccettivi» lo rende compartecipe dell’effetto che – come è noto per chi ha studiato “l’impollinazione dei fiori” – è sempre il frutto della volontà di due persone (coscienti o incoscienti che siano).

In sintesi, anche se l’uomo viene riconosciuto come padre biologico del bambino partorito dalla donna con cui ha avuto diversi rapporti sessuali non protetti, a questi non spetta alcun risarcimento per il concepimento avvenuto contro la sua volontà e a sua insaputa.

NASCONDERE AL PADRE LA NASCITA DEL FIGLIO
Una madre non può nascondere al padre la nascita del figlio, per quanto abbia dei risentimenti più o meno giustificati nei confronti dell’uomo. Questo perché il padre ha il sacrosanto diritto di riconoscere il proprio bambino, tranne in qualche rarissima eccezione. Se anche il papà fosse a conoscenza della nascita del figlio in un secondo momento e la madre si opponesse al riconoscimento, l’uomo potrebbe rivolgersi al tribunale per difendere i propri diritti.

Ci sono dei padri – come delle madri – a cui non importa nulla della nascita di un figlio, anzi: non ne vogliono proprio sapere. Ma ci sono anche degli uomini che scoprono dopo chissà quanto di essere diventati genitori. Nascondere al padre la nascita del figlio è sbagliato non solo da un punto di vista morale, ma anche da un punto di vista legale.
Linteresse del minore, già riconosciuto dalla madre, al  riconoscimento  della paternità  naturale  è definito dal complesso dei diritti che a lui deriverebbero dal secondo  riconoscimento, vale a dire dal diritto alla propria identità personale nella sua precisa ed integrale dimensione socio-psicofisica, dal diritto cioè ad avere una identità precisa e stabile con padre e madre definiti, e, altresì dal diritto di godere dell’apporto affettivo, educativo, assistenziale e patrimoniale del padre.

Può succedere che una coppia di fidanzati abbia deciso di rompere il loro legame per un grave motivo quando la donna non sapeva ancora di essere incinta o quando lo sapeva da poco tempo, quindi senza mostrare evidenti segnali di una gravidanza, e lei decida di crescere il bimbo da sola. Oppure, si può pensare al caso di una ragazza che sia rimasta incinta dopo un rapporto occasionale e voglia nascondere al padre la nascita del figlio (magari perché anche il ragazzo se ne è disinteressato).

Come ogni regola, anche quella che impedisce di nascondere al padre la nascita del figlio e, quindi, il riconoscimento del bambino, ha le sue eccezioni. Non può pretendere alcunché:

  • chi è stato interdetto;
  • chi è minore di sedici anni;
  • chi è ritenuto un criminale, cioè una persona stabilmente inserita nella criminalità organizzata oppure detenuta per gravi reati.

Tutto ciò, ovviamente a tutela dell’interesse del minore.

RIMEDI
In mancanza di adeguate prospettive per il nascituro che rendano l’adempimento delle sue oggettive esigenze (per prima cosa essere amato dai suoi genitori, poi la salute, l’istruzione, il lavoro, il benessere, la felicità, l’autorealizzazione) se non certe, cosa ovviamente impossibile da assicurare, almeno probabili e prevedibili, una madre non dovrebbe essere libera di decidere se far nascere un figlio, ma si dovrebbe sentire in dovere di evitare la procreazione, e per avere maggiore sicurezza i tribunali dovrebbero intervenire per impedire la procreazione. Anzitutto, in maniera preventiva, forzando all’uso di anticoncezionali. E poi, quando la prevenzione avesse fallito, se le madri non scelgono spontaneamente di cessare la gravidanza, imponendo la cessazione della gravidanza.

Anche perché in certe condizioni la perdita del figlio, anche se non con l’imposizione dell’aborto, accade già in modo simile. Quando gli assistenti sociali constatano che i genitori non sono idonei a tenere i figli, glieli tolgono, con le conseguenti sofferenze psicologiche, e i conseguenti costi sociali che sarebbero evitati con l’aborto.
La procreazione responsabile è un dovere civile e sociale anche, e soprattutto, dei cittadini adulti sposati. E uno stato degno di questo nome dovrebbe vigilare affinché essa fosse praticata, e imposta quando non lo fosse. Allo stesso modo il piacere sessuale non deve compromettere la vita degli altri.

Impedirgli di vivere in certi casi significa impedirgli di vivere senza amore, salute, istruzione, lavoro, benessere, felicità, autorealizzazione…ecc e quindi impedirgli di soffrire.
Non basta far nascere un figlio per far si che certe condizioni esistano. Certe vite sono terribili, e infatti alcuni si tolgono la vita.

OBIEZIONE AL RIMEDIO: VIOLENZA
Il fatto che sia una violenza impedire a una donna di avere un figlio se lei vuole un figlio e non vuole abortire, non giustifica la soddisfazione del suo desiderio, perché più importante del desiderio di avere un figlio sono importanti i diritti del bambino, e dunque il desiderio di avere un figlio non è sempre giustificato.
Soprattutto se vuole farlo nascere senza il consenso di un altro genitore ma obbligandolo a fare il padre, fregandosene sia dei diritti del padre che dei diritti del figlio.
La violenza è ampiamente accettata nella società quando è utile alla difesa dei diritti, ad esempio ogni volta che si sanziona e arresta qualcuno, o si toglie il figlio a qualcuno per affidarlo a qualcun altro. Ma c’è una violenza giustificata e una non giustificata. Quella della madre sul padre e sul figlio non è giustificata. Quindi è paradossale usare il concetto di “violenza” come se in nessun caso fosse giustificata.
Una madre che obbliga un uomo a dare il mantenimento anche se lui non è interessato al concepimento, cioè usa lo sperma di qualcuno per farsi un figlio senza il suo volere non ha le caratteristiche psicologiche adeguate per fare il genitore, semmai per fare la stronza.

L’obbligo all’affidamento non è una violenza minore dell’aborto dal momento che soffrire per un periodo limitato come la gravidanza è meglio che soffrire per 18 anni e anche di più nel non poter vivere col proprio figlio che esiste realmente.
Anche obbligare al mantenimento è una violenza, e obbligare il figlio a vivere una vita di sofferenza è una violenza.

Il figlio potrebbe crescere in due modi:
1.Il genitore obbligato al mantenimento potrebbe fare di tutto per non mantenerlo, lavorando in nero
2.Il genitore obbligato al mantenimento che risulta in grado di mantenere si limiterà a dare soldi e non tratterà mai il figlio con attenzione e amore, anzi, vivrà per conto suo con un’altra famiglia. E uno dei pochi momenti in cui si incontreranno sarà durante il suo funerale. Sempre se il figlio non ha tentato prima il suicidio riuscendoci.

CONDANNA DELL’ATTO SESSUALE POICHé PUò PROVOCARE GRAVIDANZE NON OPPORTUNE
Ma demonizzare il piacere sessuale perché può produrre imprevisti non è giusto né utile a eliminare gli imprevisti dolorosi. Se si fa sesso per puro piacere senza protezioni e si rimane incinta, ma le possibilità di crescere il figlio/a non sono buone, oppure non c’è la volontà e quindi anche forzandosi la crescita non sarà una buona crescita, si può abortire piuttosto che condannare l’atto sessuale per puro piacere.

Molti preferiscono condannare l’atto sessuale perché vedono nell’aborto un atto estremamente negativo. Ma a proposito della “vita umana fin dal concepimento”, tutto dipende invece da cosa significa il termine se indica la presenza di un sistema nervoso, questo comincia a svilupparsi dopo il 14esimo giorno. se la percettività sensoriale, allora il tatto arriva al secondo o terzo mese, il gusto al sesto e l’olfatto all’ottavo. se l’autocoscienza, bisogna naturalmente attendere mesi dopo la nascita. se la parola, un paio d’anni. se la ragione, quella purtroppo per qualcuno non arriva mai dunque, un aborto “esteso” si potrebbe invocare anche per molte persone “adulte”.

Non solo nell’utero, ma ancora nel canale del parto, il cervello del feto è in stand-by, senza reazioni corticali. Fino alla nascita il feto è vitale, ma non vivo. Il cervello viene attivato solo al momento del distacco dalla madre: una situazione analoga a quella della flora batterica, che si instaura nell’intestino al momento della “contaminazione” provocata dalla prima poppata. Sono due delle varie fasi del booting, o dell’inizializzazione, della macchina.
Un organismo attaccato a un altro, che viva in simbiosi con esso e in un ambiente acquatico, ha un cervello attivo ma non autonomo: se non altro, perché molte funzioni che il cervello di un organismo indipendente e che viva in un ambiente aereo deve svolgere, sono inutili e silenziate, o non ancora attivate.
La cosa è circolare: un uomo è un essere vivente, e il feto non è vivo fino a quando non inizia a vivere autonomamente. D’altra parte, lo stesso succede per le automobili: un’auto non è tale fino a quando non è terminato il suo assemblaggio, ed essa è in grado di essere accesa e funzionare autonomamente. Non solo una mezza auto, ma nemmeno il 99 per 100 di una auto è un’auto. Si può anche spingere un’auto spenta o rotta, ma non per questo possiamo dire che l’auto sta funzionando. Il termine “automobile” descrive perfettamente l’idea di macchina vitale. una macchina spinta o trainata non è un’automobile: per essere tale, deve potersi muovere da sola, ed essere appunto una “automobile”.
Il parallelo tra organismi e macchine in generale, e auto in particolare, non è peregrino, perché la vita non è una proprietà metafisica, ma uno stato fisico: cioè, la capacità di funzionare autonomamente. Da questo punto di vista le macchine sono più progredite di noi, perché possono “vivere” e “morire” a fasi alterne, anche se l’alternanza avviene solo tra due momenti estremi: quello iniziale, analogo alla nascita, in cui la macchina è pronta per funzionare, e quello terminale, analogo alla morte, in cui la macchina si rompe e non è più in grado di funzionare. Nel mezzo, la macchina è viva quando viene messa in moto (appunto), e morta quando viene spenta. Le macchine sono organismi meccanici, e gli organismi sono macchine biologiche.
La cosa è possibile anche per certi organismi biologici semplici, come i tardigradi, che hanno appunto la capacità di “morire e rinascere”, dopo aver sospeso completamente l’attività metabolica per anni, e a volte anche per decenni. ma negli organismi superiori l’organizzazione è troppo complessa, e una volta spento il meccanismo, non si può più riaccenderlo.
Naturalmente, se dire che una macchina vive e muore fa un po’ ridere, dovrebbe allo stesso modo far ridere dirlo degli organismi superiori o degli umani. O viceversa, se non fa ridere dirlo degli umani, non dovrebbe far ridere neppure dirlo delle macchine. E si può pensare quanto assurdo sarebbe dire che in un’auto che si rompe se n’è andata l’anima, che era arrivata quand’essa era stata assemblata e aveva acquistato la capacità di funzionare. O quanto assurdo sarebbe dire che esiste un luogo in cui le anime delle auto vanno quando esse si rompono e vengono rottamate.

In questo modo danno vita all’aborto clandestino. Il quale, può uccidere la donna in stato di gravidanza, di cui però non si preoccupano gli anti-abortisti o obiettori di coscienza o pro-life. Sono a favore di una vita, che è una costruzione mentale, quella del nascituro, ma sicuramente non sono a favore per la vita della madre, donna che loro considerano colpevole di aver scelto un rapporto sessuale pericoloso, e quindi soggetta a dover subire danni su di sé per rimediare all’errore.
Come è successo a una ragazza di 17 anni che ha pagato 50 euro per delle pasticche realmente destinate all’ulcera ma usate con l’intento di abortire, da una coppia di nomadi romeni, che ha rischiato la vita a causa di una grave infezione. La ragazza si era rivolta alla coppia di improvvisati dottori per nascondere alla madre quella gravidanza.
l fratello di 12 anni e Marta, la sua ragazza appena quindicenne, lo hanno trovato appeso alla trave che attraversa il deposito sotto casa, un ragazzo di 17 anni di Rivoli. non ha potuto sopravvivere alla notizia che il consultorio aveva negato l’autorizzazione all’aborto alla sua ragazza.
“Si è sentito impotente” ha raccontato la fidanzata. Lei ha telefonato a lui dicendogli che al secondo appuntamento il giudice tutelare le aveva chiesto di ripassare al consultorio, che insisteva affinchè lei dicesse ai miei genitori di essere incinta ma lei aveva troppa paura, non voleva che si sapesse che aspettavo un figlio, e aveva chiesto di fare tutto in segreto”.
La madre che racconta “Sarebbe bastato un po’ di buon senso e di umanità. Invece quando io ho accompagnato i ragazzi al consultorio siamo stati accolti con aggressività. Io sono stata allontanata, mio figlio è stato trattato come un appestato e Marta come una colpevole”.
Una volta che il figlio si è ucciso ha schiaffeggiato la responsabile e l’assistente sociale che si occupavano del caso. I due sono finiti al pronto soccorso. “Sono loro i responsabili della morte di mio figlio – spiega Luisa P. – Durante uno degli incontri la responsabile gli ha detto che non aveva il diritto di fare certe cose ma lo ha fatto con termini crudi, irripetibili…”.
La quantità dei medici obiettori di coscienza, che può casualmente essere minima o grandissima, è evidente che impediscono la reale applicazione della legge 194. L’obiezione di coscienza è illegalmente utilizzata anche per la prescrizione della pillola del giorno dopo.
Questa è una violenza, quella che ti porta a ingerire un farmaco che potrebbe ucciderti perché le tue scelte non sono sostenute così come dovrebbero essere.
E’ probabilmente una morale feroce, una morale che etichetta come “troia”, “facile”, “poco di buono” una ragazza che fa sesso e rimane incinta senza averlo scelto, una morale sessuofobica quella che ha portato la ragazza a tacere.
Oltre all’educazione lo Stato dovrebbe investire su tutte le tecnologie che servono a ridurre i rischi del vivere il piacere dei rapporti sessuali. Sia rendendoli accessibili a tutti, sia investendo in ricerca scientifica, sei in formazione sessuale. Poiché la consapevolezza del funzionamento del corpo, delle tecnologie esistenti riguardo alla sessualità, e delle conseguenze di certi atti non sono automatiche ma vanno scoperte e memorizzate.

IL SUPPOSTO BISOGNO DI FIGLI NUOVI
Molte persone affermano che certe condizioni sono da disincentivare quando la popolazione sta invecchiando, dall’omosessualità, al sesso non finalizzato al fidanzamento/matrimonio/procreazione. Quando in realtà questo non è un pericolo.

I veri nemici dell’umanità sono gli irresponsabili che fomentano le nascite (fregandosene poi di che fine faranno quei figli nati). A partire da papa Francesco.

Nel famoso Saggio sul principio di popolazione (1798) Thomas Malthus propose di considerare gli effetti di una crescita demografica a tasso costante. E non ebbe difficoltà a notare che si trattava di un’ipotesi irrealistica: la crescita sarebbe infatti aumentata esponenzialmente nel tempo, diventando presto insostenibile in un ambiente in cui le risorse disponibili sono invece, ovviamente, limitate.
Nella Nota sulla legge che la popolazione segue nella sua crescita (1838) Pierre-Francois Verhulst propose dunque un modello più realistico, nel quale il tasso di crescita non è costante, ma rallenta la crescita in eccesso e stimola quella in difetto. Esattamente ciò che succede in Natura nella lotta per la sopravvivenza del più adatto, come notò Charles Darwin nel suo storico studio su L’origine delle specie (1859).

Il primo a descrivere il meccanismo dei cambiamenti climatici è stato il matematico e fisico francese Jean-Baptiste Joseph Fourier, che nella sua Mémoire sur la température du globe terrestre et des espaces planétaires (1827) scriveva: «Lo sviluppo e il progresso delle società umane, unito all’azione delle forze naturali, possono mutare considerevolmente ed estesamente lo stato della superficie, la distribuzione delle acque e i movimenti dell’atmosfera. Questi effetti possono, nel corso dei secoli, causare variazioni della temperatura media del pianeta».
Fu invece il chimico svedese Svante Arrhenius, premio Nobel nel 1903, a calcolare nel
suo studio On the Influence of Carbonic Acid in the Air upon the Temperature of the Ground (1896) che un dimezzamento della CO2 avrebbe portato a un’era glaciale, e un suo raddoppio a un aumento della temperatura di 3 o 4 °C.
All’epoca le emissioni industriali non erano preoccupanti, ma lo divennero in seguito:
la curva di Keeling, rilevata a partire dal 1958 da Charles Keeling all’osservatorio di Mauna Loa mostra una crescita costante dell’anidride carbonica nella troposfera, quasi raddoppiata dall’inizio dell’era industriale.

Lungi dall’essere passate inosservate, queste e altre ricerche hanno avuto una vasta risonanza, dal famoso Rapporto sui limiti dello sviluppo (1972) del Club di Roma al premio Nobel per la pace assegnato nel 2007 ad Al Gore e all’IPCC, il panel intergovernativo sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite.
E qualcosa si è già fatto, per depurare l’atmosfera. Per esempio, nella seconda metà del
Novecento tra i gas più preoccupanti c’erano i clorofluorocarburi e il protossido di azoto,
emessi da circuiti dei frigoriferi, bombolette spray e fertilizzanti. Il Nobel per la chimica, assegnato nel 1995 a Paul Crutzen, Frank Sherwood Rowland e Mario Molina, per aver
mostrato che questi gas erano responsabili del famigerato buco dell’ozono, stimolò la stesura del Protocollo di Montreal nel 1987, la cui immediata adozione risolse senza troppi sforzi il problema della diminuzione dell’ozono.

Il problema del contenimento delle emissioni di anidride carbonica è risultato molto
più refrattario, come hanno dimostrato il fallimento del coercitivo Protocollo di Kyoto del
1997 e la sua sostituzione con il volontaristico Accordo di Parigi nel 2016. Il motivo profondo di questo fallimento è spiegato da una serie di simulazioni matematiche, che provano come il desiderio ambientalista di tornare anche solo al livello di consumo di risorse del 2000 sia incompatibile con la pretesa economica di preservare il livello di crescita attuale.
Un rapporto sull’uso delle risorse globali pubblicato nel 2017 dal Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite mostra che neppure gli strumenti più arditi della green economy, e cioè una supertassazione che decuplicasse il prezzo attuale del carbone, e un superprogresso tecnologico che raddoppiasse l’efficienza attuale dello sfruttamento delle risorse, potrebbero impedire a una crescita annua costante del 2 o 3 per cento di raddoppiare o triplicare entro il 2050 il livello di consumo delle risorse del 2000.

Detto altrimenti, si potranno realizzare i propri sogni ecologici solo contestando radicalmente l’attuale sistema economico, e riducendo drasticamente i propri consumi rispetto a quello non solo dei propri genitori, ma anche dei propri fratelli maggiori, e riducendo le nascite.

Un cittadino che vivesse senz’auto ridurrebbe la sua impronta ecologica annuale di 2,4 tonnellate di CO2, mentre se rinunciasse a un volo aereo transatlantico a/r la diminuirebbe di 1,60 tonnellate.  Se decidesse invece di passare a una dieta vegetariana, la decrescita sarebbe di 0,82 tonnellate (scelta quattro volte più efficiente della raccolta differenziata e otto volte più efficace dell’installazione di lampadine a risparmio energetico).

Ma ciò è nulla rispetto a una decisione che potrebbe ridurre l’impronta ecologica di 58 tonnellate di CO2 all’anno durante tutto l’arco della propria esistenza: non fare un figlio. Un essere umano produce tonnelate di carbonio nella sua vita. Pesticidi, detergenti, enormi quantità di plastica, il combustibile nucleare per tenerlo al caldo. Dunque, un essere umano che procrea un nuovo consumatore produce tonnelate di carbonio, pesticidi, detergenti ecc moltiplicato per due, se procrea due gemelli allora produce inquinamento e consumo di risorse per 3 (lui e i figli)ecc. Ed è agghiacciante il fatto che ci siano genitori che prendono il far figli come uno sport, arrivando anche a 22 figli, e partecipando a programmi televisivi che gasandoli di una forte attenzione forse stimolano a farne di nuovi. Come la nota famiglia Radford.

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Se uno è nato, non ha colpa di essere nato, e dunque non ha colpa di consumare (e inquinare) merci e servizi necessari per sopravvivere e consumare una piccola percentuale di merci e servizi non necessari per godersi la vita ((che non arrecano danno al prossimo). Le responsabilità di un consumo che inquina ce le può avere all’interno dell’insieme delle merci e i servizi non necessari che acquista, o di tutte le azioni non necesarie che fa, compreso procreare. Ma se è giusto che si sacrifichi in qualcosa nell’ambito del non necessario non è giusto che si sacrifichi, nell’ambito del necessario, chi è vittima di essere vivo, mentre gli altri continuino a consumare merci e servizi non necessari e a inquinare, ad esempio procreando.

Tutto il consumo e l’inquinamento che un essere umano produce, giustamente, perché necessario per sopravvivere, e per godere un minimo della vita, non è niente in confronto al produrre un nuovo consumatore tramite la procreazione.

I figli dei paesi sviluppati non solo hanno le stesse esigenze primarie di quelli del terzo mondo, e dunque hanno la necessità di consumare beni e servizi primari (la cui produzione sottrae risorse e inquina) così come ce l’hanno quelli del terzo mondo. Ma avendo più soldi consumano molto di più degli altri, sia nella quantità delle merci e dei servizi primari, sia soprattutto nel settore delle merci e dei servizi non necessari. Al punto da poter collezionare merci per il solo gusto di possederle. Un bambino che nascesse in Sud Sudan non avrebbe di certo quell’impatto di un bambino australiano, statunitense, o anche italiano. E tutti vorrebbero in astratto (anche se poi in concreto non si applicherebbero a concretizzare nulla) che i bambini avessero pari opportunità, con i loro costi energetici.

Di conseguenza si dovrebbe fare il possibile per ridurre il consumo dei figli ricchi (facendo un decreto sull’abolizione delle eredità e dell’uso del patrimonio dei genitori per merci e servizi non necessari, senza il quale invece possono consumare facilmente merci e servizi non necessari e dunque inquinare inutilmente).

Mettendo al mondo degli eredi, ogni genitore è in parte responsabile delle sue emissioni. Più precisamente della metà delle emissioni dei figli, di ¼ di quelle dei propri nipoti, e così via. In media, fare un figlio quintuplicherebbe l’impronta ecologica del genitore.
Dunque, bisognerebbe considerare la procreazione un gesto poco ecologico, puntare sull’educazione femminile volta a promuovere la contraccezione e l’aborto, insegnando a valutare quando ci sono fattori negativi presenti nel procreare (per il nascituro e per sé stessi), e liberando questa decisione dalla pressione sociale, incentivando il sesso senza procreazione.

Ancora oggi in Italia è forte l’aspettativa che ogni uomo dia il proprio sperma e il proprio denaro per rendere possibile a una donna di portare dentro di sé un pargolo, e tante coppie fanno questo passo più per abitudine, conformismo o aspettative altrui, che per reale interesse.

Ancora oggi una persona che fa sesso senza voler sposarsi e fare figli, o una coppia fidanzata o sposata che non vuole fare figli può essere accusata di egoismo nei confronti di un figlio che “vuole nascere e godere della vita” e nei confronti della propria nazione che ha bisogno di nuovi figli, ma la verità è che chi prende consapevolmente questa decisione compie in realtà un gesto estremamente altruista, visto che in primis evita di far vivere la vita a chi non ha le condizioni di viverla bene, ma anche di mettere al mondo nuovi disoccupati da aiutare o da lasciar morire per strada voltandosi dall’altra parte, e contribuisce a rendere il futuro ecologico del pianeta un po’ migliore. Dunque, la scelta di non avere figli, o averne uno solo, dovrebbe diventare altrettanto valida e legittima.

Inoltre un figlio nato può diventare un disoccupato, soprattutto in un’epoca in cui c’è forte disoccupazione tecnologica.

Alla luce di diversi fatti le conclusioni a cui si dovrebbe giungere non sono che si dovrebbe procreare e si dovrebbe lasciare sempre aperte le tube.

Questi fatti sono: che un nuovo essere umano procreato consuma e inquina moltissimo, potrebbe essere un futuro disoccupato o un futuro invalido per cui i contribuenti dovranno pagare, potrebbe essere un futuro criminale, e che ci possono essere a prescindere molti altri motivi per cui non procreare (incapacità di essere genitori, insufficienza economica, desiderio di concentrarsi sulla carriera o sul piacere di vivere senza la responsabilità di una ivta), serve un modello di gestione delle gravidanze più compatibile con la realtà: bisognerebbe ricordarsi che la procreazione, se da un lato dona emozioni molte positive ai genitori che desiderano avere figli, è da valutare con attenzione e non è per tutti.

Il fatto che il procreato consumi e inquini, si può aggiungere ad altre rilevanti motivazioni contrarie al procreare: i dirtti dei nascituri che necessatino considerare se ad esempio i genitori sono persone sane di mente, hanno un lavoro, hanno la possibilità di assicurare un futuro economico roseo ecc.

Il bene comune dovrebbe quindi essere solo uno dei fatti da valutare per decidere se non procreare o abortire, valtuando anche il bene del nascituro, il bene dei bambini da adottare e infine al proprio bene.

Quindi si dovrebbe impegnarsi a trovare i possibili paletti e requisiti necessari per poter avere il diritto di procreare e diventare genitori, anziché ignorarli e non avere alcun limite e procreare tutti, anche tre figli a coppia. Valutare individualmente tutte le possibili motivazioni per non essere genitori, compresi i propri deficit. E a livello politico imporli a chi non se li mette spontaneamente.

Puntare sull’educazione femminile dal momento che la donna dei due è l’ultima ad avere la parola sulla procreazione in seguito a un rapporto sessuale non protetto o al fallimento involontario dei contraccettivi, e può anche imporre all’uomo di fare il padre pur non avendolo desiderato.
E puntare sulla promozione della contraccezione e dell’aborto (liberandolo dallo stigma e dalle false credenze, ad esempio che abortire equivalga a uccidere un essere umano) soprattutto quando ci sono fattori negativi presenti nell’essere genitori.

Liberare le persone dal falso mito che sia necessario procreare per essere felici, e che senza un figlio non si possa essere realmente felici. Incentivare l’idea che sia meglio per la sopravvivenza di tutti fare sesso, con chi si vuole e con quante persone si vuole (anche facendosi fotografare e videoregistrare), ma senza fare figli. Liberando quindi il sesso facile (ma con l’uso di anticoncezionali) dallo stigma sociale. Eliminando come modello unico accettato, ossessivamente proposto e imposto, che è fare sesso in privato col partner, al fine di avere una relazione duratura e magari fare figli. liberare dallo stigma il sesso non procreativo e non affettivo e farlo come si vuole, anche per guadagnare denaro, che sono comportamenti che non hanno un impatto sull’ambiente, ma non fare sesso per fare figli, che invece un impatto sull’ambiente ce l’ha.

Incentivando le pratiche sessuali che non sono procreative, come il sesso anale e quindi liberandole dallo stigma. Fare pubblicità progresso in cui si mostrano le possibili conseguenze negative del diventare genitori, la fatica, la mancanza di tempo libero. Usare le facce delle madri infanticide come la Franzoni per parlare dello stress di essere madri, e ricordare che non è automatico ci si sentirà soltanto bene a diventare madri. Incentivare le adozioni piuttosto che la procreazione.

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Nel film Essi Vivono il protagonista a un certo punto indossa un paio di occhiali da sole speciali e scopre che il mondo che lo circonda non è altro che un involucro in bianco e nero invaso da messaggi subliminali nelle pubblicità. Sui cartelli pubblicitari e fra le pagine dei quotidiani campeggiano imperativi economici, sociali e culturali come fossero i comandamenti della religione cristiana. Tra questi c’è SPOSATI E RIPRODUCITI, poiché al capitalismo servono sempre nuovi figli per farli lavorare e sacrificare a costo di disinteressarsi dei danni all’ambiente che nuovi consumatori/inquinatori comportano.

Si dovrebbero quindi invertire le pressioni che ci sono nel procreare, e inviare il messaggio contrario “FAI SESSO, IN QUALUNQUE MODO TU VOGLIA, CON CHI VUOI, QUANTO VUOI, IN 2, IN 8, PER PASSIONE, PER SOLDI, PER ASSOCIAZIONI BENEFICHE, MA NON RIPRODURTI” le persone si sentiranno più libere di non procreare,o di scegliere metodi contraccettivi chirurgici.

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