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Un punto di vista su fotografia di corpi nudi, pornografia, sessualità, amore, femminismo, musica, cinema, economia, politica, saggi divulgativi.

Chi pensa che l’attività intellettuale sia diversa dall’attività fisica è un antiscientista, fermo all’anacronistica divisione Cartesiana fra anima (o mente) e corpo. Mentre, attraverso chi ha studiato il cervello possiamo sapere (se si studia, ovviamente) che tutto è corpo, anche se naturalmente i muscoli e il cervello sono cose diverse. Ma pur sempre materiali entrambe.

Le cose stanno come stanno, e per sapere come stanno non basta una testa, per quanto brillante, ma ci vuole un esercito di teste che procedano in maniera coordinata e sensata. Il che è appunto ciò che fa la scienza. E per conoscere il mondo si devono utilizzare certi oggetti, che siano libri cartacei o digitali, nei quali i risultati di certe ricerche sono scritti.

Non sarebbe possibile un progresso nella conoscenza se ogni nuovo essere umano nato si limitasse a ciò che scopre da solo, perché nessuno, usando semplicemente i propri sensi, la propria memoria, e la propria ragione, singolarmente, può raggiungere una qualsiasi conclusione che sia diversa da quanto gli fanno credere i suoi sensi, né riesce a immaginare l’esistenza delle cellule e degli atomi, o di un cervello, o i tempi dell’evoluzione biologica, ma ha bisogno dei risultati del collettivo umano.

Da soli non avremmo una scienza, prodotto di una continua interazione fra umani e fra umani e cose. Da soli non avremmo una storia né la capacità di conoscere fatti di terre lontane. Da soli non avremmo una logica, che è una costruzione eminentemente collettiva, visto che nessuno è perfettamente logico.

Se uno vuole avere una visione del mondo, e se la fa da solo nella sua testa, può al massimo produrre quello che producevano i presocratici. E infatti i filosofi fanno così, e credono di dire chissà che, e non fanno che fare il primo passo nella costruzione della visione. Il caso tipico è Wittgenstein, che si gloriava appunto di non leggere ciò che avevano scritto gli altri, e di pensare con la sua testa. Ma che, a conti fatti, non ha prodotto cose così originali, e al più ha ritrovato le cose già dette millenni prima, con qualche nuovo “twist”.

Se invece uno vuole farsi una visione del mondo basata sui fatti, sperimentali e teorici, che sono stati trovati nel corso della storia, almeno della scienza, non può che fare appunto una sintesi. cosa che d’altra parte hanno fatto anche i grandi filosofi, d’altronde. Ad esempio, aristotele tra il divenire di eraclito e l’essere di parmenide. e kant, tra l’empirismo di locke e hume, e il razionalismo di cartesio e leibniz.

Non c’è bisogno che un nuovo nato si limiti a sé stesso e riscopra il teorema di Pitagora, né che si metta personalmente a scavare per ricostruire di nuovo la storia geologica del pianeta o della propria regione, né che che apra crani per scoprire che dentro c’è il cervello.
Per questo il punto di vista di ognuno è frutto di miriadi di teste, e c’è la necessità di leggere i testi giusti per conoscere. I sensi offrono la loro versione della realtà, l’unica possibile per ciascuno, se non ci si confronta con gli altri e con gli strumenti che la collettività umana ha approntato.

Qualcuno ha detto che 2+2 fa 4 e tutti gli altri lo possono ripetere, e anzi, fanno un servizio utile a ripeterlo, perché è semplicemente un’informazione, questo vale anche per le verità storiche, scientifiche e così via. L’atteggiamento avverso al ripetere ciò che qualcun altro ha detto o letto perché si dovrebbe dire solo cose che si è pensato da soli e nel modo in cui le si è pensati da soli denota una ossessione per l’originalità e il “copyright” che forse deriva dalla pubblicità e dal capitalismo, per cui anche le informazioni utili possono essere tenute nascoste a meno che non si paghi qualcosa. L’espressione “è una mia idea” sembra che per molti sia migliore di “è un’idea altrui”. Anzi, dire che si crede in idee di altri, o si sta riportando idee che si sono lette o sentite invece che pensate in autonomia, sembra un qualcosa di cui ci si debba vergognare. Quando invece è meglio avere nella testa idee altrui e giuste che idee proprie ma sbagliate, e dunque è solo egocentrismo e narcisismo l’interesse verso il crearsi idee proprie.

 

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