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Il vibratore nello spot Desigual che mostra tolleranza e libertà VS. la rimozione della sessualità

Nella pubblicità della Desigual, quattro donne svolgono azioni diverse al mattino ma tutte si vestono e colorano la loro giornata con Desigual. La canzone di sottofondo canta “Live your life! be yourself!”. Il messaggio inviato è che anche le madri possono masturbarsi con i vibratori. Che ogni donna può vivere una vita diversain libertà, diversità, serenità, e tolleranza, senza paura di pressioni, e che ognuna ha il suo stile esclusivo, e la sua routine mattutina.

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La tv italiana ha tagliato molte cose: il vibratore, i capezzoli femminili, le mutande con su scritta la parola “sex” e tutti i riferimenti al sesso.

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Il dibattito e le proteste sulla pubblicità dell’azienda Disegual dimostra come la sessualità sia negativizzata.

E poiché le maggiori proteste vengono da donne, non è semplicemente una rimozione della sessualità delle donne come molte femministe sostengono, ma della sessualità in generale.
Il blog femminista un altro genere di comunicazione afferma “Nelle nostre reti televisive, a quanto pare, non possono andare in onda riferimenti alla masturbazione femminile e alla sessualità libera di una donna, perché ciò non è accettato dalla mentalità sessuofoba e anche sessista del nostro paese, dove le donne devono condividere la propria sessualità solo all’interno della coppia e dove l’autodeterminazione dei nostri corpi viene negata totalmente“.
Pur aggiungendo la sesuofobia, tutto il discorso del blog femminista ruota intorno al sessismo e alla supposta censura esclusiva sulle donne. Infatti aggiungono “Questo è un aspetto che rivela la disparità tra uomo e donne nella gestione della propria sessualità, perché masturbarsi per una donna in Italia viene ancora visto come un peccato. ” e infine “Lo spot tagliato in questo modo rivela quindi le credenze del nostro paese che cancellano l’autoerotismo femminile, ancora oggi condannato.”

Sotto al video pubblicato nella pagina facebook dell’azienda, moltissime donne, chiedono di rimuovere il vibratore, di non metterlo mai in una pubblicità, di non farlo vedere ai bambini in nessuna pubblicità.
Perché “si è passato il limite”, ci sono “regole di decoro”, “vergogna”, “volgare”, “osceno”, “pochezza”, “vomitevole”, “prostituzione consapevole”, è il “surrogato di un umano”, “inappropriato”, “inadeguato”, “da censurare”.

COERENZA DELLO SPOT CON LA MERCE
E aggiungendo che “non c’entra niente con una linea di abbigliamento”.

Ma perché nessuno si chiede “che c’entra un neonato con una linea di abbigliamento?” o che c’entra ballare mentre ci si fa la doccia o ci si vede, o baciare un uomo? tutte cose presenti nello spot.

Solo il vibratore non c’entra? se non c’entra il vibratore non c’entra neanche nessuna storia. Fa parte delle storie di vita di molte donne.
E inoltre, quante pubblicità utilizzano elementi che non sono collegati con la merce? ad esempio cuccioli di cane con la carta igienica e lo scottex.

scottex

GIUDIZI SUL SUPPORTO AUTOEROTICO
Una donna dopo aver definito il vibratore un surrogato di un un pene umano, quindi svalutato, chiede: “voi maschi non lo trovate offensivo per voi?”.

Per quale motivo un maschio dovrebbe trovare offensivo pubblicizzare la masturbazione tecnologica femminile in quanto maschio? Una donna non si può masturbare con un vibratore perché sennò un maschio si offende? e questo lo dice una donna! Molte volte le donne sono maschiliste, e molti uomini non sono maschilisti. Ma è possibile anche che queste donne che trovano offensiva per l’altro sesso la masturbazione tecnologica si offenderebbero anche se un uomo si masturbasse con un masturbatore vaginale.

Lo stato delle cose è che la bellezza estetica ha il potere su tutto, ma la sessualità è rimossa invece. Se c’è è sempre allusa, ma mai esplicita. Viviamo in un mondo in cui le ragazze vengono premiate se partecipano a Miss Italia, e i ragazzi vengono chiamati esteti se apprezzano le bellezze di miss italia, ma chiamate troie se mostrano libidine e seduzione, e gli uomini porci se sono interessati alla sessualità delle donne. Infatti, le ragazze passano una quantità incredibile di tempo a farsi belle, ma non seduttive e non a concretizzare la seduzione attraverso il sesso, così anche gli uomini. Il piacere fisico è eclissato e spostato in modo sproporzionato sul piacere dell’ego. Che è la definizione di narcisismo.

Un uomo si chiede “se dobbiamo aspettarci analogamente una pubblicità per uomini in compagnia di una bambola gonfiabile” e aggiunge che questa possibilità gli fa “tristezza”.

Ma se anche fosse? in ogni caso il corrispettivo del vibratore sarebbe un masturbatore vaginale e non una bambola gonfiabile.
Anzi, sarebbe meglio se ci fosse anche la versione maschile. Perchè il vibratore è molto più tollerato e conosciuto rispetto al masturbatore vaginale. E quindi c’è una disparità di opportunità tra uomo e donne. L’uomo subisce molte più pressioni nell’autoerotismo, soprattutto quello fatto con supporti tecnologici.

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Infatti, se la pubblicità fosse stata fatta in versione maschile avrebbe suscitato molto più scandalo, e sarebbe stata interpretata come ridicola. Non si vedono pubblicità in cui si vedono masturbatori vaginali per uomo, ma si possono vedere pubblicità in cui ci sono vibratori per donna. E questo è infatti un male, per l’uomo. Dato che la normalizzazione della tecnologia per l’autoerotismo permetterebbe a chi la vive, di viverla più libero da giudizi negativi, insulti, e censure.
Non se ne ne vedono molte di pubblicità in generale che riguardano la sessualità in tv, ad esempio dei profilattici.

Lo IAP parla infatti di indecenza, e questo concetto è trasversale, anche se nei confronti dell’uomo molte persone è come se non avessero speranze dato che lo considerano una “bestia”, e quindi un essere che non conosce il concetto di decenza/indecenza.

“Il gioco di parole contenuto nell’headline in relazione alle immagini che mostrano l’oggetto rosa di forma fallica non lasciano spazio all’immaginazione sul significato indecente. In ciò si sostanzia altresì una intollerabile commistione tra la sfera intima della sessualità (territorio che resta di scelta personale e riservata) e la sfera esteriore della pubblicità commerciale, che il messaggio presenta al fine unico di provocare disagio e turbamento. Ritiene il Comitato di Controllo che non sia certamente il tema dell’autoerotismo in sé a non poter essere utilizzato in pubblicità, soprattutto considerando che il Giurì ha sempre affermato che non esistono temi tabù, ma le modalità di esibizione della sfera intima, strumentalizzandola al solo fine di colpire l’emotività dello spettatore per indurre la memorizzazione del marchio.”

INFLUENZA SUI MINORI
Qualcuno dice: “Come fa un genitore a spiegare alla figlia di dieci anni come nel mio caso cos’è quel pezzo di plastica che toglie dal letto la ragazza nello spot??? Tanta vale allora trasmettere anche quelle di altri articoli e dei liquori e delle sigarette!!”

Qualcun altro aggiunge: “Stanno rovinando la testa dei nostri figli!”.

Alcol e fumo di sigarette sono paragonati al sesso. Quando invece il sesso è un prodotto della natura umana e non è dannoso al contrario dell’alcol e del fumo di sigaretta, non fa venire cirrosi o tumori, ed è gratuito nella maggioranza delle sue forme.
In un contesto del genere gli adulti che relegano a osceno segreto privato la sessualità hanno il terrore che i bambini lo scoprano. Che scoprano che i genitori si toccano, oppure che li imitino e si tocchino.

IL CONCETTO DI DONNA-OGGETTO?
La donna oggetto è praticamente non presa più in considerazione per il blog Un altro genere di comunicazione. Infatti, il fatto che la sessualità sia mostrata in un modo che loro definiscono “positivo, e attivo” fa dimenticare il fatto che in tutte le altre pubblicità criticano la visione di parti del corpo sessuali o il fatto che ci sia il sesso come argomento. Per alcune quindi è più importante che la sessualità venga fatta come vorrebbero loro piuttosto che il corpo venga mostrato come vogliono loro. Per attiva si intende semplicemente il fatto che loro non assumono ciò che assumono per le altre pubblicità, ovvero, nelle altre pubblicità la donna asseconda il maschio, oppure è costretta, o è ricattata, o è morta dentro, o è incapace di intendere e di volere, ciò è passiva. Qui, perché è lei da sola a usare il vibratore, e quindi non c’è l’influsso di un maschio, allora è attiva. Ma ovviamente, l’assunzione che la presenza di un maschio comporti passività è falsa. Nello stupro, nel ricatto, nella psicosi ci può essere passività. In tutti gli altri casi una donna sceglie se fare o non fare sesso.

Qualche altra femminista invece ci ha visto un continuo richiamo al “sesso penetrativo”, forse perché si vede il sedere, dichiarando di non sentirsi serena per questo, e che non è gender-friendly, come se questo fatto fosse negativo in sé. Ma considerare la penetrazione del pene negativa in sé è un pò come dichiarare di essere lesbiche o asessuate.

Ma se si afferma così, si finisce per essere accusati di pensare in base allo stereotipo della femminista “lesbica”. Tuttavia si può considerare anche l’asessualità, e quindi non essere dentro allo stereotipo.
Puoi leccare, toccare, carezzare, soffiare, strofinare però, se non ti piace la penetrazione, non vuol dire che a chi piace non è gender-friendly o è maschilista.

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“Un altro di genere di comunicazione” e l’interpretazione di stupro invece che tradimento

Come spesso accade, le analisi del blog “Un altro genere di comunicazione” non sono approfondite, né spiegano i perché delle loro affermazioni e giudizi, dette/i in modo sicuro e autoritario. Un esempio di cui ho scritto è sullo spot del profumo One Million.

In questo caso il blog ha trattato la nuova versione della pubblicità Clendy con un post dal titolo “non era morta ma stuprata”, analizzando solo la versione femminile e non quella maschile, come aveva già fatto con la prima versione della pubblicità nel post intitolato “Elimina tutte le tracce. Di intelligenza”, e come ha fatto per lo spot del profumo One million, di cui esistono sia la versione maschile che quella femminile.
E come avevo già scritto analizzando la prima versione della pubblicità Clendy, ribadisco che è strano che una pagina che si dichiara essere “contro il sessismo, e TUTTE le disuguaglianze di genere” e quindi contro la discriminazione di entrambi i generi sessuali, femminile e maschile, tralasci ripetutamente il genere maschile nelle sue analisi pubblicitarie, e discrimini, nel senso di “differenziare”, tra femminile e maschile nella scelta su cui dare attenzione. Questo dato potrebbe essere ininfluente oppure potrebbe essere significativo, per una valutazione oggettiva delle pubblicità.

Infatti, come ho già detto, esiste una fallacia logica chiamata “valutazione parziale”, che consiste nel non prendere in considerazione tutti i casi, e tutte le opinioni. Per analizzare una pubblicità è infatti necessario essere neutrali, cioè avere un atteggiamento scientifico.

Le accuse fatte dal blog alla pubblicità sono:

  1. La donna è ritratta in modo svilente per il fatto di essere stata “una ragazza facile”.
  2. La donna è ritratta in modo passivo, tramortita dall’alcool come se la sua condizione- di essere ubriaca e di aver consumato una notte di sesso- fosse riprovevole.
  3. Oggettificazione della donna
  4. Disparità di ubriacatura. La donna è ubriaca, e l’uomo non è ubriaco.
  5. Inviare il messaggio che una donna dica di sì al sesso solo dopo essere stata ubriacata.
  6. Femminicidio simbolico.
  7. Viene rappresentato uno stupro.
  8. Rappresentazione di un vanto da parte dell’uomo dello stupro effettutato.
  9. Rappresenta la disparità nei lavori domestici tra uomo e donna.

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LEI SI, LUI NO
Per prima cosa, è doveroso denunciare una falsità oggettiva e palese.
La pagina Un altro genere di comunicazione (abbreviata in UGDC) fa l’errore di affermare che “emerge un altro tassello che compone la nostra cultura sessista e prevaricatrice nei confronti delle donne: lei era ubriaca, lui no.
Ora, a meno che non si intenda che IN QUELLA IMMAGINE lui era ubriaco e lei no, nella interpretazione più probabile dell’affermazione vogliono dire che non c’è la versione femminile, quando invece c’è.
E dire che qualcosa che c’è non c’è, equivale a dire una falsità.
Se si fossero informate, magari anche vedendo il post del mio blog di ieri, e quindi precedente al loro post, avrebbero visto che c’è anche la versione femminile. Quindi viene spontaneo chiedersi, perché non si siano informate, senza però poter dare una risposta reale, poiché nessuno si trova nelle loro teste.
Se invece, sapessero che esiste la versione femminile, e intendessero dire che IN QUELLA IMMAGINE,  lei è ubriaca e lui no, equivarrebbe a dire che “non si possono rappresentare donne ubriache, ma invece si possono rappresentare uomini ubriachi”. In ogni caso non sarebbero affermazioni giuste.
Nel primo perché non corrisponde alla realtà, nel secondo perché è discriminatorio impedire rappresentazioni di eventi della vita soltanto per le donne perché considerato “genere protetto”.

STUPRO DI UNA DONNA UBRIACA
Nel post sulla pagina fan di facebook scrivono
“Clendy ci riprova e dice che si può fare sesso con una donna ubriaca”.

UGDC scrive “l’immagine sta mettendo in pratica una rappresentazione che esalta il gesto come una conquista del soggetto ritratto in scena”. Aggiunge “è motivo di vanto, per un uomo, saltare su una donna ubriaca e venirle dentro con il rischio di metterla incinta contro la sua volontà o senza mettersi il problema che lei provi piacere o meno?
L’uomo ha una espressione da ubriaco, capelli spettinati e un occhio mezzo chiuso, e mezzo sorriso, quasi ridicola.
Il vanto è un sentimento che comporta altre espressioni facciali. Totalmente diverse. Quindi non ci sono elementi che possano confermare l’ipotesi interpretativa che sia rappresentato un vanto di un uomo che ha stuprato una donna. Ed è quindi un’accusa falsa. Né ci sono elementi per poter dire che lui le è saltato sopra e le è venuto dentro contro la volontà di lei.

E così incolpa l’azienda di promuovere un reato anche se l’aziende è innocente, infatti, l’azienda non dice, attraverso l’immagine, che si può fare  sesso con una donna ubriaca e stuprarla. E inoltre, se fosse vero che l’azienda dice ciò, sarebbe vero anche che l’azienda dice la stessa cosa nei confronti del maschio. Interpretando così l’immagine la pagine spiega che “consumare rapporti sessuali con persone ubriache è violenza sessuale, questo è riconosciuto sia dal codice penale che sia a livello individuale, in quanto l’alcool rende l’individuo incapace di intendere e volere, dunque anche di esprimere il proprio consenso. Inoltre, difficilmente la persona ubriaca si ricorda della notte precedente, difficilmente è collaborativa durante il rapporto sessuale. Si tratta di stupro, dunque e l’immagine sta mettendo in pratica una rappresentazione che esalta il gesto come una conquista del soggetto ritratto in scena”.

AGGRAVANTE DELL’INCAPACITà DIFFUSA NEL RICONOSCERE LA DIFFERENZA TRA STUPRO E RAPPORTO SESSUALE CONSENSUALE
Aggiungono inoltre che il paese in cui viviamo è un paese di “disinformati sessuali che a malapena riconoscono uno stupro da un rapporto consensuale” e per questo motivo è pericoloso diffondere immagini simili attraverso pubblicità.

UBRIACATURA COME UNICO MODO PER OTTENERE IL CONSENSO
“E’ da paese civile pensare che una donna dica sì solo dopo essere stata ubriacata?”

L’ipotesi interpretativa che l’immagine invii il messaggio che una donna possa dare il consenso al sesso solo dopo essere stata ubriacata non si può verificare, poiché nell’immagine non ci sono elementi né visivi né scritti che possano far pensare questo. Non c’è scritto “l’unico modo per avere sesso è far ubriacare le donne”.

LAVORI DOMESTICI
“Cosa ci fa lui con uno straccio in mano? Pulisce “le prove” del tradimento? (eh sì perché l’uomo può prendere lo straccio in mano non per pulire casa, ma solo per nascondere “le tracce” alla moglie”)
.
Ma, con questa frase, se la pagina critica il messaggio che ipotizza l’azienda voglia inviare, implica che sia rappresentato un tradimento e non uno stupro. E anche utilizzando questa interpretazione, del tradimento, la pagina UGDC afferma che questa rappresentazione è ingiusta, perché rappresenta la disparità nei lavori di casa tra uomo e donna.
Antonelli nella videointervista afferma “Le casalinghe ora avranno una lettura diversa, perché è lui che pulisce”, ma probabilmente non aveva calcolato che certe persone usano ogni particolare per confermare le proprie teorie, come il pensiero che questa sia una pubblicità maschilista, sessista e istigatrice alla violenza sessuale e nel primo caso all’uccisione di donne per il motivo che sono donne (femminicidio).

Infine, rivolgendosi all’azienda:
“Carissima Clendy, il femminicidio può essere anche simbolico e lo stupro è uno di questi.”
Difficile interpretare questa frase. Significa che lo stupro è uno dei simboli dell’uccisione delle donne in quanto donne, cioè il femminicidio?

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Come ho già detto la versione femminile non è stata presa in considerazione, ed è stata negata anche la sua esistenza.
Questo perché esiste una diversa percezione della gravità della violenza a seconda del sesso della vittima.
Tuttavia, poiché invece esiste, tutte le accuse fatte alla versione maschile, per un principio di coerenza, dovrebbero farle alla versione femminile.

  1. L’uomo è ritratto in modo svilente, e passivo, tramortito dall’alcool, come se la sua condizione di essere ubriaco e aver consumato una notte di sesso fosse riprovevole.
  2. Oggettificazione dell’uomo.
  3. Disparità di ubriacatura (in quell’immagine) l’uomo è ubriaco, la donna no.
  4. Inviare il messaggio che un uomo dica sì al sesso solo dopo essere stato ubriacato.
  5. Maschilicidio simbolico.
  6. Viene rappresentato uno stupro.
  7. Rappresentazione di un vanto da parte della donna sullo stupro dell’uomo.
  8. Rappresenta la disparità nei lavori domestici tra uomo e la donna (è lei che tiene il panno e non lui)

Antonelli nella videointervista dichiara a proposito delle cause di questo tipo di interpretazione delle immagini “c’è stata una attenzione specifica, dettata probabilmente da episodi quotidiani. Insomma, è stato fatto a lupo a lupo. Ci si è aggrappati su questo tipo di concetto per sottolineare un periodo di forti problematiche di questo tipo“.

Dalle buone intenzioni (parità politica, sociale ed economica delle donne con gli uomini) possono nascere azioni scorrette. Questo capita ogni volta che si estremizza una qualità.
L’empatia può diventare eccessiva disponibilità e sottomissione.
Così come l’amore di sé può diventare egoismo o narcisismo.

Sono quindi, apprendimenti sbagliati, portano a un equilibrio disfunzionale. E sono l‘effetto dell’esasperazione e dell’irrigidimento di strategie volte ad adattarsi al proprio ambiente (nel caso del femminismo l’ambiente è quello in cui generalmente le donne vengono messe in difficoltà da disparità di opportunità) che a causa dell’esasperazione si trasformano in disadattive, ovvero tentate soluzioni a problemi, dimostratesi efficaci rispetto a determinate situazioni problematiche (ad esempio la lotta a favore del diritto di voto, a favore della sicurezza nei reati di stupro ecc..) che però non sono efficaci per altre situazioni (ad esempio molte immagini pubblicitarie in cui ci sono rapporti uomo-donna di seduzione), che si convertono in ciò che mantiene e complica il problema anziché risolverlo. Ma proprio perché all’inizio funzionano, queste soluzioni costituiscono il fondamento della loro reiterata applicazione, sino a diventare automatiche e non più dominate dalla razionalità.
Infatti, le accuse avanzate da certe persone che appartengono ai vari femminismi si ripetono spesso: oggettificazione, rappresentazione di disparità economica, politica, sociale, maschilismo, patriarcato eccetera.
Ma è possibile che l’interesse nel cercare questi fenomeni oscuri l’interesse nel cercare la verità, portando così ad adattare i fatti alle teorie, e non le teorie ai fatti.

Le amministratrici di (UGDC) non sono infatti le uniche a ignorare completamente la figura maschile. In questi giorni al cinema c’è un film italiano con tre donne, di cui una tiene una pistola in mano, e i piedi di un cadavere maschile. Ma nessuno ha detto niente su questo, perché non c’è la percezione diffusa del pericolo e della disapprovazione, poiché la propaganda di idee si concentra sul femminile.

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Ho inviato un messaggio nel blog di UGDC, sperando di avere una risposta e capire se sono io a sbagliarmi per poi correggermi, continuare invece a correggere loro. Ma dopo aver atteso la moderazione, il commento non è stato approvato. Non c’erano insulti, né ripetizioni, né dilungamenti, né sarcasmi, né provocazione. Era breve, chiaro, formale e volto a essere costruttivo.

UGDC

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Il ritorno di Clendy : la versione della pubblicità “moderata” dai femminismi

Dopo essere stato “moderato” (ovvero, aver visto cancellare un mio commento, e quindi forse è più informativa la parola “azzittito”) ed essere stato bannato dalla pagina Il maschilista di Merda per aver detto la mia opinione riguardo alla nuova versione della pubblicità dei panni in microfibra dell’azienda Clendy, analizzerò questa nuova versione, anch’essa “moderata”, da molte altre figure (il corpo delle donne, IAP, Laura Boldrini, Elsa Fornero…).
Per chi volesse approfondire, ieri ho scritto la mia opinione riguardo la censura, la moderazione e il ban nelle pagine web . E precedentemente ho scritto delle vecchie versioni della pubblicità Clendy .

Per prima cosa le differenze:

Nella seconda e nuova versione della pubblicità femminile la ragazza  è vestita allo stesso modo della prima versione, il luogo è lo stesso, e c’è sempre un altro uomo. Ma la ragazza in una posa leggermente diversa. Le gambe hanno la stessa posizione, anche se una è più evidente, e quindi forse più seducente. Ciò che cambia in modo consistente è che dell’uomo ora è visibile il viso, perché tiene in bocca una trombetta che usa durante le feste, tiene un bicchiere nella mano e accanto c’è una bottiglia stappata col tappo di sughero accanto (spumante o champagne), un boa bianco.  Ed è stata tolta l’ombra con il coltello in mano. Inoltre si è aggiunta una scritta “un momento prima”, il cui significato non è di immediata comprensione, ma ci si può arrivare conoscenza la vicenda della campagna pubblicitaria e collegandola con la parola “momento”. Quella frase “sottolinea la linea temporale tra la prima campagna e la seconda, altro non è che un prequel” mi ha detto Stefano Antonelli, direttore marketing della campagna pubblicitaria, al quale ho chiesto chiarimenti in proposito. Tutto il resto è rimasto invariato.

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Questa è la versione della pubblicità precedente alla “moderazione”:

Nella nuova e seconda versione maschile della pubblicità della donna ora è visibile il viso, e anche lei ha in bocca la trombetta come ce l’ha l’uomo nell’altra immagine. L’uomo ha i capelli spettinati, al contrario di quello della prima versione della pubblicità. E ha anche una espressione un pò da ubriaco, con un’occhio semichiuso e un accenno di sorriso, al contrario dell’altra versione in cui era molto serio. Si legge l’orario dalla sveglia su comodino le 2:50 di notte, mentre nell’altra non si leggeva. Sono visibili scarpe col tacco rosse, generalmente indossate per essere “eleganti”, come si fa quando si va a una festa, e infatti anche qui ci sono bottiglie, bicchieri e boa. Come nella versione precedente, sono visibili le gambe nude, ma al rigirate dall’altro lato (e quindi meno seducenti). Anche qui è sparita l’ombra col coltello in mano.

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Questa è la versione precedente alla “moderazione”

Qui una videointervista a Stefano Antonelli, direttore marketing:

Come ho già accennato, sono già state fatte nuove critiche alla pubblicità. Secondo alcuni ora rappresenta uno stupro. “Da femminicidio a stupro” una ragazza ha detto sul web. Io le ho risposto che “è pura paranoia pensare che ora è stupro dato che non c’è nessun indizio che possa confermare questa teoria”. Dopodiché sono stato moderato e bannato. Poi ho scritto privatamente alla ragazza per chiedere un suo parere sulla cosa, e dicendolo che secondo me è ingiusto, e che invece è giusto ascoltare tutti i pareri perché gli effetti sono seri, dato che si tratta di lavoro e reputazione (di chi ha prodotto le pubblicità), che possono essere giustamente accusati/e, ma anche ingiustamente accusati/e.

E lei ha reagito scrivendo sulla pagina il maschilista di merda:
“Il MDM è quello psicopatico che ti contatta in privato per un tuo commento su questa pagina ed inizia a dire cose assurde e senza senso parlando di soldi spesi per truccare modelli della pubblicità Clendy.” E la pagina ha ripostato questo commento sulla bacheca.

Se questo è il modo per difendere le donne, qualcuno sentirà l’esigenza di difendersi “dalle” donne.

Questa pubblicità può essere presa come esempio della fallacia logica della valutazione parziale, che consiste nel non prendere in considerazione tutti i casi, e tutte le opinioni.
Per fare una scelta infatti è necessario soppesare tanto i pro che i contro, e la decisione si orienta sul versante che fa pendere la bilancia dalla sua parte. Dedicando attenzione solo alle obiezioni, o solo ai vantaggi, finiamo per trascurare elementi che potrebbero incidere sulla decisione, e dei quali dovremmo attentamente tenere conto. L’esclusione di tali elementi di rilievo dell’argomentazione è il nucleo di tale fallacia.

La realtà è una percezione, e una interpretazione.

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One million e la critica di parte che include la donna-oggetto ma esclude l’uomo-oggetto

Come spesso accade, le analisi del blog “Un altro genere di comunicazione” non sono approfondite, né spiegano i perché delle loro affermazioni e giudizi, dette/i in modo sicuro e autoritario.

Questa volta hanno criticato lo spot pubblicitario per il profumo One Million dedicato all’uomo.

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Nella scena c’è un uomo che entra nella sua casa da un portone blindato come quello di una banca, trova una donna seduta accanto al letto, lei si alza e prende la mano di lui muovendosi vero la direzione dalla quale lui è venuto, spinge a terra la mando di lui e se ne va dietro un separé, lui si siede sul letto e mostra poteri soprannaturali che lo rendono onnipotente, capace di ottenere quello che vuole semplicemente facendo schioccare le dita. E schioccandole lei si toglie tutto ciò che ha addosso, dagli anelli d’oro, alle collane d’oro, alla cintura d’oro e i vestiti lussuosi, rimanendo nuda e diventando improvvisamente dorata. Così si dirige da lui e lo abbraccia sensualmente.

Gli aspetti dello spot che criticano sono:

  1. Che non abbiano usato “qualcosa di veramente originale, o divertente, o simpatico, o intelligente.
  2. Che hanno attinto a mortificanti stereotipi che sviliscono anche gli uomini. 
  3. Di aver rappresentato la donna-oggetto.

Inoltre, imputano al pubblicitario/a, ma implicitamente anche a tutti quelli che hanno permesso l’esistenza di questo spot come lo stilista Paco Rabanne, il modello Mat Gordon, la modella Dree Hemingway, il regista Paul Gore, la fotografa Nathaniel Goldberg, i musicisti Chemical Brothers, di essere disinteressati :

  1. se con il loro spot rafforzano l’idea che le donne non abbiano desideri propri, ma siano solo l’oggetto a disposizione del desiderio sessuale (stereotipato anche quello) maschile
  2. se con il mio spot vado a nutrire la cultura dello stupro che giustifica le aggressioni sessuali nei confronti delle donne da parte di uomini.
  3. se con il loro spot offendono le donne, ridotte ad oggetto sessuale e anche gli uomini rappresentati sempre come in preda alle loro pulsioni sessuali e con il chiodo fisso della donna nuda a propria disposizione.

Inoltre, hanno aggiunto che si rappresenta un “maniaco sessuale, un porco”, cioè uno che “ha in mente solo il sesso”, “uno che considera le donne come oggetti sessuali” accusando la Stampa, la TV, e il linguaggio comune di chiamarlo invece “uomo focoso”, o  “uomo che non deve chiedere mai”, perché queste espressioni che “lo ingentiliscono”, “lo giustificano”, “lo rendono un modello vincente e ironico”, e il concetto di “ironia” viene così usato per “chiudere la bocca a tante femministe” dicendo: “E fatevi una risata, è IRONICO!”

Analizzare una grande quantità di giudizi è impegnativo, ma è importante per evitare che l’accettare passivamente o superficialmente certi giudizi che valgono per la propria persona o per un gruppo di persone, ma non per tutti, porti a compiere azioni sbagliate, come segnalazioni ingiustificate alle autorità, dato che le azioni esistono in funzione dei pensieri e delle emozioni che a loro volta sono provocate da pensieri. Infatti, si può anche inconsapevolmente, forzare il mondo reale con dei giudizi che hanno valore nella mente e non fuori di essa, che però vengono fatti passare per descrizioni, cioè rappresentazioni oggettive.
Questa forzatura può venire a causa dei propri desideri o necessità che prendono il sopravvento sul giudizio razionale e distaccato: ad esempio il desiderio di un mondo in cui non ci sia più discriminazione di diritti tra donne e uomini, in cui non ci siano più violenze psicologiche e sessuali sulle donne. Desideri legittimi.

L’USO DELLO STEREOTIPO

Lo stereotipo è una visione semplificata e largamente condivisa su un luogo, un oggetto, un avvenimento o un gruppo riconoscibile di persone accomunate da certe caratteristiche o qualità.
Il vantaggio degli stereotipi è che riducono la fatica di pensare, e lo svantaggio è che possono produrre comportamenti non aderenti alla realtà facendo confondere percezioni e realtà.
Si tratta di un concetto astratto e schematico che può avere un significato neutrale (ad es. lo stereotipo del Natale con la neve e il caminetto acceso), positivo (la cucina italiana è la più raffinata del mondo) o negativo (l’associazione tra consumo di droghe e la musica rock) e, in questo caso, rispecchia talvolta l’opinione di un gruppo sociale riguardo ad altri gruppi.

Ad esempio se si pensa a un utensile a mano e a un colore, è probabile pensare ad un martello e al colore rosso. Questo perchè il martello e il colore rosso sono stereotipi delle categorie “utensili a mano” e “colori”.

Utilizzare conoscenze come questa può rafforzare l’effetto icona di una fotografia. Cioè la velocità con la quale la percezione visiva si concentra su una immagine, e quindi la facilità con cui la memorizza.
Se le persone hanno solo una frazione di secondo di osservazione, quindi una soglia d’attenzione bassa, i fotografi scelgono di essere saggi ed utilizzate gli stereotipi, così la gente potrà facilmente individuare gli elementi della loro immagine.
Nella categoria dei ‘classici di bellezza femminile’, ad esempio, Marilyn Monroe sarebbe probabilmente un buon candidato per uno stereotipo.

00v/47/arve/G1998/091

L’effetto icona indica che l’immagine che si ha in mente sarà ancora la stessa quando verrà visualizzata con le dimensioni di una piccola icona o se vista solo per un quarto di secondo. Si riuscirà ancora a decifrare cosa sta succedendo nella foto. Eccellenti scatti commerciali hanno questa caratteristica e usano illuminazione e colori differenti per creare contrasti tra gli elementi dell’immagine.
Nella vita quotidiana, in rapida evoluzione, è necessario creare immagini che vadano dritte al punto. Nella fotografia di stock, l’effetto “icona” è l’essenza per far risaltare l’immagine. Troppi ostacoli ed elementi di design faranno confusione riducendo di molto l’effetto “icona”.
Quindi, come visivamente i fotografi scelgono con cura ciò che vogliono in primo piano e i livelli di sfondo, in modo da non creare confusione e disordine, così fanno con il livello concettuale. E questo quindi non è un atto maschilista o con fini di sottomissione o in qualche modo negativi. Togliendo un sacco di elementi di distrazione si rende l’effetto “icona” in modo molto più forte.

Gli stereotipi usati per rappresentare il genere maschile sono più di uno. Infatti, lo stereotipo dominante del maschio è il cavernicolo. Ma c’è anche il suo opposto: l’uomo ricco, bello, e scaltro.

Questo tipo di stereotipo è più una fantasia e un desiderio che una rappresentazione. Poiché, la maggioranza degli uomini non sono ricchi, né ricchi e belli allo stesso tempo, né ricchi e belli e capaci di sedurre con lo schiocco delle dita allo stesso tempo.

Tuttavia, è più probabile che un maschio si senta offeso se lo definiscono “maniaco sessuale” o “porco” o se si negativizzi la predominanza della sessualità nei suoi interessi piuttosto che se lo si rappresenti come uomo elegante, bello, ricco e capace di sedurre una donna con lo schiocco delle dita.

Infatti, chi usa l’appellativo “porco” o “maniaco sessuale” e tutti i suoi sinonimi verso un uomo, riferendosi alla sua attività sessuale, sta negando a tutti gli uomini, e alle donne che hanno rapporti sessuali con loro, il diritto ad una sessualità e ad un ruolo autodeterminato, portando avanti tradizioni, secondo cui la dedizione alla famiglia formata da due persone monogame sono valori importanti per ritenersi veri uomini; o concetti per cui ci si deve dedicare a cose diverse dal sesso, o non con tale intensità o quantità di tempo, costringendo gli uomini, attraverso il senso di colpa e la vergogna, a doversi legare sentimentalmente in modo monogamico, e dunque dipendere soltanto da una donna per appagare i propri bisogni sessuali, senza venir considerati ragazzi o uomini da emarginare e denigrare se si fa il contrario.
Ma gli uomini hanno il diritto di fare sesso con tante persone e con la frequenza che vogliono, tanto quanto le donne. E hanno il dovere di fare molta introspezione prima di promettere fedeltà sessuale, ed è necessario che chiariscano al partner che questa promessa non può essere mantenuta con la forza, perché è una promessa scelta in libertà e diventerebbe una promessa imposta in modo autoritario.

Ipotizzare che il personaggio rappresentato nello spot pensi solo al sesso è impossibile, o non sarebbe vestito elegante né ricco, perché richiede tempo per esserlo, ma al massimo, che faccia il suo lavoro, i suoi acquisti in funzione del sesso. Ma non ci sono dati per ipotizzare una cosa del genere, dato che si può vedere solo una breve scena in cui avviene una seduzione, e non basta, oppure basterebbe che una persona viva una situazione di seduzione per dire che fa tutto ciò che fa in funzione del sesso. Questa negazione è ulteriormente confermata da un altro video della stessa campagna pubblicitaria in cui si mostra l’uomo in più situazioni: l’uso di auto di lusso, il gioco della roulette o dei dadi, l’esibizionismo attraverso l’esser fotografato in luoghi da star, la moda, e il sesso. Quindi, un spettro più generico rivolto al piacere edonistico e narcisistico e non solo sessuale.

Usando il profumo è possibile che qualche ragazza avvicinandosi al collo, per salutare o in posti come le discoteche dove per parlare è necessario avvicinarsi alle orecchie, avverta il profumo e faccia dei complimenti al ragazzo. Questo potrebbe aumentare le possibilità di un rapporto sessuale, o di una conoscenza, perché rompe il ghiaccio. Ma a parte queste di certo non permette di fare ciò che è possibile vedere nello spot. E chi crede che invece il profumo gli permetta di schioccare le dita e fare sesso ha dei problemi cognitivi seri, e quindi non può essere considerato per analizzare gli effetti di questo spot.

RAFFORZA L’IDEA CHE LE DONNE NON HANNO DESIDERI PROPRI

Prima di tutto, avere l’idea che le donne non abbiano desideri propri è molto difficile. Infatti, qualsiasi relazione, anche una relazione di violenza sessuale, informa della resistenza passiva alle proposte. Non perché un uomo prova a sedurre una donna la donna esegue la richiesta poiché è priva di desideri. Infatti, se fosse così non esisterebbero stupri, perché le donne accetterebbero qualsiasi proposta.
Quindi è posta male l’accusa.
In realtà si dovrebbe dire che rafforza il “far finta che le donne non abbiano desideri propri” o meglio ancora il “disinteressarsi e ignorare che abbiano desideri propri”.
Corretta l’accusa, si deve dire che la donna rappresentata indossa degli accessori lussuosi, e si dirige verso l’uomo e se ne va senza che lui glielo chieda, e questo dimostra un suo desiderio, oppure si dovrebbe considerare l’ipotesi che la donna rappresentata sia una schiava comprata da una tratta di schiave obbligata a vestirsi su ordine del padrone e a muoversi sempre su suo ordine, oppure che sia stata manipolata psicologicamente facendo leva sulle sue insicurezze, o che sia stata ricattata economicamente perché povera e bisognosa di soldi, ma queste ipotesi non sono confermate da nessun elemento nello spot, anche perché lo schiavismo è illegale ed è difficile ipotizzare che l’azienda del profumo usi un reato per pubblicizzarlo. Perciò, non essendo rappresentata un’assenza di desiderio non c’è motivo di non c’è motivo di pensare che lui è il “padrone” e lei è “sottomessa” e “vittima” dell’uso della forza psicologica di lui, e quindi pensare che la visione di questa rappresentazione possa rafforzare l’idea che gruppi ristretti di uomini potrebbero avere, cioè che le donne non abbiano desideri propri e che quindi accettano tutto.

DONNA-OGGETTO

Non è un concetto che tutti conoscono, e non è una parola usata da tutti quotidianamente. C’è chi infatti ricordandola malamente dice “oggettizzare” invece che “oggettificare”. Perciò è necessario spiegare cosa significhi.

Il filosofo Simone Regazzoni nel libro Pornosofia scrive: Per Lukacs la reificazione (dal latino res, “cosa”) è un processo in cui “un rapporto, una relazione tra persone riceve il carattere di cosalità” In altri termini, la reificazione sarebbe l’attribuzione del carattere di cosalità alle relazioni tra persone, la trasformazione degli altri o di sé in oggetti, in mere cose.”

Per comprendere qual’è il cambiamento che accade tra l’interpretare una relazione in modo oggettuale e l’interpretare una relazione in modo soggettuale, è necessario comprendere quali sono le caratteristiche che hanno gli oggetti ma che non hanno gli esseri umani, cioè i soggetti.
Quindi, si può cercare di paragonare le persone alle cose e trovare le differenze: Banalmente, le persone sono materia vivente e gli oggetti sono materia non vivente. 

In una frazione di secondo le persone sanno istintivamente distinguere un essere vivente da un oggetto e dire “ciao! quanto tempo! come stai?” a un soggetto ma non a un oggetto.

Una delle differenze tra esseri umani e cose è che non si possono violentare gli oggetti. Non hanno una volontà che può essere violata, e quindi non difendono questa volontà urlando, piangendo, scalciando o chiedendo aiuto. Invece chi violenta è consapevole di star violando la volontà di qualcuno e di faticare nel farlo, percepisce con i sensi urla, pianti, calci, e richiami d’aiuto. 

Infatti, bisogna specificare che la parola “oggetto” viene usata come metafora. La metafora (dal greco μεταφορά, da metaphérō, «io trasporto») è una figura retorica, cioè un artificio in un discorso, volto a creare un particolare effetto, che implica un trasferimento di significato. Si ha quando, al termine che normalmente, in una descrizione realistica occuperebbe il posto nella frase, se ne sostituisce un altro la cui “essenza” o funzione va a sovrapporsi a quella del termine originario creando, così, immagini di forte carica espressiva. Dunque ciò che si afferma non è realmente così, ma si può immaginare che sia così, e che sia una metafora è ulteriormente dimostrato dal fatto che in fisica non si possono trasformare esseri umani in oggetti se non uccidendoli.

Questo dimostra che pensare che l’oggettificazione è il trattare qualcuno pensando che sia un oggetto è falso, ma è il trattare qualcuno come si tratterebbe un oggetto, ovvero: senza chiedere il permesso, senza assicurarsi che l’altro sia d’accordo. Infatti, chi parla agli oggetti viene considerato “matto”, e nessuno direbbe “ciao” quanto tempo! come stai?” a un palo della luce.  Non si può neanche pensare che chi violenta psicologicamente e fisicamente creda che la donna che violenta non abbia percezioni sensoriali come non le ha un oggetto, oppure crederebbe che è in coma, ma sarebbe schizofrenico anche questo. è molto più sensato pensare che chi violenta sappia che la donna ha una volontà e una sensibilità. Perciò, la metafora dell’oggetto per descrivere la violenza psicologica e fisica è insensata. Sarebbe più aderente alla realtà il dire donna-animale, intendendo un certo tipo di animali la cui sofferenza viene ignorata, e non quelli domestici ai quali si compra anche il cappotto, o meglio ancora donna-insetto, dato che della sofferenza degli insetti nessuno si interessa. “Strumento” già spiega meglio della parola “oggetto”.

Dunque, questo dimostra che quando si parla di oggettificazione non si sta parlando di un fenomeno fisico, e che quando si dice che il corpo di una donna è oggettificato si aggiunge un’altra metafora alla parola metaforica “oggettificazione”, perché non è il corpo di una donna fotografata che viene oggettificato, ma è la relazione. Quindi non donna-oggetto ma relazione-oggetto, cioè strumentale.

Per non sbagliarsi quindi è meglio sostituire “donna-oggetto” con “sottomissione”, “prevaricazione”, “violenza” o qualsiasi altro concetto che vada in quella direzione.

Analizzando lo spot si può dire che la ragazza cammina, toglie la mano di lui dalla sua, si spoglia, lo guarda in modo seducente negli occhi, tutte azioni che si possono compiere soltanto con volontà.
Dunque, si confonde il desiderare sessualmente qualcuno e il soddisfare questo desiderio in modo reciproco con il concetto di sottomissione.

L’immaginazione contribuisce nel giudicare le pubblicità, portando a vedere caratteristiche non presenti nell’immagine che confermano le proprie interpretazioni. Ad esempio c’è chi, per rimarcare la presenza di oggettificazione, guardando la collana di lei  le “sembra un collare” cioè un simbolo di sottomissione. Interpretazione di una collana a cui si può credere solo se si da per scontato che lei non possa desiderare e fare volontariamente ciò che fa, e che per analogia la collana non sia semplicemente una collana, ma un collare. Perché dandolo per scontato non ci si accorge che non ci sono prove nelle azioni che lei compie che dimostrino che lei sia sottomessa.
Quindi, in assenza di dimostrazioni a favore di questa interpretazione, sarebbe necessario tenere a freno l’immaginazione attraverso la considerazione delle prove contrarie alle ipotesi immaginate.

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CRITICA DI PARTE O SESSISMO SUL SESSIMO

Uno degli errori principali che commette chi è interessato a denunciare la donna-oggetto è quello di disinteressarsi del lato maschile, e non usa i suoi stessi strumenti concettuali (l’oggettificazione) quindi per denunciare quello che secondo le premesse da loro credute dovrebbe essere l’uomo-oggetto. Infatti, la campagna pubblicitaria ha rappresentato gli stessi eventi con una protagonista femminile su un altro spot. Una donna schiocca le dita e ottiene auto di lusso, scarpe di lusso, e uomini di lusso (solo che in questo caso non è solo uno l’uomo, ma tanti, una decina).

Eppure il sottotitolo del blog è “UN BLOG CONTRO IL SESSISMO, L’OMOFOBIA E TUTTE LE DISUGUAGLIANZE DI GENERE” e quindi dovrebbe comprendere entrambi i sessi, e non concentrarsi esclusivamente, o prevalentemente (dato sul genere femminile).

Quindi, la critica del blog “Un altro genere di comunicazione” oltre a essere falsa nell’attribuire oggettificazione sulla donna, oltre a essere falsa nell’attribuire l’effetto di rafforzare l’idea che le donne non abbiano desideri propri, paradossalmente, critica un supposto sessismo nello spot facendolo in modo sessista.

Oltre al disinteresse maschile c’è un totale disinteresse nei confronti del messaggio consumista che promuove il lusso che in realtà è un problema reale per la sostenibilità dell’ambiente, e il dislivello economico per cui i ricchi pensano a consumare lusso ed evadono tasse che potrebbero servire ai più poveri.

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Panni in microfibra Clendy e l’interpretazione di femminicidio invece che assassinio

Dei pubblicitari hanno ideato la campagna pubblicitaria esposta a Napoli che ritrae un uomo in una immagine, e una donna in un’altra immagine, tenere in mano un panno per smacchiare le tracce di un presunto assassinio, invitando a usare il prodigioso prodotto che come è scritto sull’immagine “elimina tutte le tracce”.

Essenzialmente è stata fatta un tipo di accusa  a questa pubbilicità.

Poiché in una delle immagini c’è una donna uccisa, istiga anche al femminicidio.

A dimostrare questa ipotesi è stato usato il fatto che la pubblicità è stata distribuita in una nazione in cui le donne uccise sono molte, e dunque essendoci una predisposizione all’uccisione di donne, la visione di tale pubblicità può stimolare quella predisposizione all’uccidere donne per il motivo che sono donne (femminicidio) presente in una parte degli individui maschi di quella nazione.

Inoltre, sono stati sollevati anche altri problemi morali per cui è stato detto che è “offensiva”, e “ritrae le donne come oggetti sessuali da usare, per poi disfarsene”, che è una “violenza simbolica” e una “mancanza di rispetto”.

Per impedire l’evento tragico ipotizzato, (il femminicidio, ma anche lo stupro) il sito “il corpo delle donne” ha invitato i suoi contatti a segnalare la pubblicità allo IAP (Istituto Autodisciplina Pubblicitaria), così come hanno fatto molte altre pagine web femministe. Su Change.org (un sito per diffondere petizioni) è stata fatta una petizione chiamata “Clendy: ritira la pubblicità ispirata al femminicidio“, poi se ne è parlato al telegiornale, l’assessore comunale Pina Tommasielli ha convocato la Elpis, società partecipata che raccoglie la pubblicità per il Comune di Napoli, mentre i partiti politici Pd e Sel hanno chiesto un intervento del Presidente della Camera, Laura Boldrini, e infine il Ministro per le pari opportunità, Elsa Fornero, ha provveduto a chiedere allo IAP il ritiro della pubblicità.

Così, la pubblicità è stata ritirata, e sono stati criticati e insultati sui social network il pubblicitario e l’azienda che lo ha pagato. Alcuni utenti hanno dichiarato di aver segnalato la pagina fan di Facebook spuntando la casella di motivazione: “i contenuti incitano all’odio e/o alla violenza”, è stato proposto di boicottare tutte le merci dell’azienda, e del pubblicitario sono stati criticati pubblicamente anche i lavori precedenti, con la conseguenza di poter perdere nuovi ingaggi. E infine, la Clendy ha sostenuto inutilmente costi come il pagamento dell’agenzia, del fotografo, dei modelli, del set, della stylist e della truccatrice, l’affitto degli spazi pubblicitari, la stampa dei manifesti, il costo degli attacchini per oscurare manifesto per manifesto. E soprattutto l’immagine dell’azienda e del prodotto.

Poiché una penalizzazione del genere, per poter essere legittima, deve essere verificata, è necessario analizzare la verità delle motivazioni che hanno prodotto le azioni elencate. E per verificare certi giudizi è necessario farlo in modo razionale, logico, approfondito e scientifico.

ANALISI DELLE IMMAGINI PUBBLICITARIE

Poiché un’immagine non è una storia, cioè un insieme di eventi temporali, ma un singolo frammento temporale, alla cui visione  si può immaginare una storia precedente e successiva a quel frammento temporale, per comprendere quale fatto è rappresentato in una immagine è necessario ricostruire i fatti precedenti e immaginare quelli successivi allo stato delle cose visibili nell’immagine, e quindi ipotizzare in quale luogo si trovino i due, che relazione abbiano, e quale causa psicologica può aver prodotto le loro azioni visibili, ed è quindi necessario cercare negli elementi visibili delle immagini degli indizi. 

Nell’immagine femminile  l’uomo è vestito e a terra in una stanza e la donna è seduta su una sedia posta davanti al corpo dell’uomo. Il fatto che sia vestito fa dedurre che non c’è un messaggio esplicito che prima ci fosse stato un rapporto sessuale, anche se non è da escludere perché un uomo può avere un rapporto sessuale con una donna anche soltanto abbassando la zip e le mutande e tirando su la gonna di lei, ma è poco probabile.
In questo caso si può notare che c’è una pavimentazione elegante, delle lampade incastrate a muro che difficilmente si trovano nelle case, e una sedia trasparente particolare sulla quale poggia la donna, quindi potrebbe essere un ufficio, ipotesi confermata dal vestito fatto con tessuti eleganti sia della donna che dell’uomo che è vestito di nero al contrario dell’altro che ha la camicia bianca e i jeans, simbolicamente ritenuti più informali dei pantaloni neri di raso. Ci sono poche informazioni rispetto a quelle necessarie per fare collegamenti logici, quindi potrebbe averlo ucciso per qualsiasi motivo, ma dei motivi probabili sono il mobbing sul lavoro, senza escludere l’odio nei confronti del genere maschile.

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Nell’immagine maschile, la donna è sul letto, sotto le coperte dalle quali escono le gambe nude ma non il sedere, quindi per quanto ne sa l’osservatore potrebbe trovarsi in mutande o essere nuda, e il ragazzo non ha ne scarpe né calzini, e la camicia che indossa è sbottonata e  acciaffata, come se si fosse rivestito da poco. Rimanda quindi con sicurezza ad un rapporto sessuale. Invece, ci sono più possibilità interpretative sul tipo di relazione tra i due: forse sono una coppia, oppure è un incontro di sesso occasionale. Nel caso siano una coppia il motivo della morte non è comprensibile. L’ipotesi che lui sia stato lasciato da lei e abbia reagito con l’assassinio è improbabile poiché lei non avrebbe fatto sesso con lui dichiarandogli di lasciarlo. Quindi, rimane lo stupro come giustificazione del luogo e del modo in cui si trova la donna. Nel caso fosse un incontro di sesso occasionale, lui si sta rivestendo per andarsene, e dovrebbe eliminare ogni traccia di liquidi maschili o femminili, o make up di lei, per non far sapere alla sua fidanzata di averla tradita. L’ipotesi del sesso occasionale però è contrastata dall’ombra sulla parete in cui sembra in modo confuso che il ragazzo stia impugnando un coltello, e quindi la paraola “tracce” nello slogan “cancella tutte le tracce” collegata a questo elemento assume il significato di indizi che possono portare a identificare il colpevole di un assassinio, e quindi “le tracce” sarebbero fatte di sangue. L’ombra non corrisponde al ragazzo, quindi o è un’ombra di una persona nascosta o è un simbolo applicato all’immagine appositamente per descrivere come interpretare l’immagine.
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Per comprendere se queste accuse corrispondono alla realtà è necessario fare delle verifiche:
1. Vedere una rappresentazione di un omicidio provoca lo stimolo a uccidere o influenza il pubblico sul tema dell’omicidio.
2. L’immagine rappresenta un femminicidio ( è necessario comprendere se nelle immagini delle pubblicità ci sono indizi secondo cui la donna rappresentata sia stata uccisa in quanto appartenente al genere femminile).
3. Se il numero di donne uccise nella nazione in cui è presente la pubblicità di una donna morta è alto, la pubblicità non deve essere esposta.

1. ISTIGAZIONE ALL’OMICIDIO O ALL’INDULGENZA SULL’OMICIDIO

Per quanto riguarda l’omicidio i pubblicitari giustificano la scelta dicendo che non c’è sangue sui cartelloni, che quindi il messaggio è ‘dolce’ e che per di più hanno anche pensato la versione, nella quale chi pulisce le presunte tracce è una donna, e per terra c’è un uomo, e che quindi non è femminicidio. Ma Stefano Antonelli, ideatore della campagna pubblicitaria, si difende: “Non mi spiego tanto clamore. Nè capisco perchè ci si accusa di spingere al femminicidio, visto che che abbiamo peparato anche la versione in cui è l’uomo a essere disteso. Una pubblicità vive anche di allusioni e di ironie”.” se quella del maschio deve stare, allora è giusto che stia anche quella della femmina.

Le campagne pubblicitarie, per far parlare i prodotti che reclamizzano usano tutto ciò che può essere usato indipendentemente da quanto il popolo giudichi giusto tale uso. Ad esempio, temi drammatici come i disturbi alimentari, la violenza della polizia, lo stupro, o l’assassinio. Poiché le singole persone possono errare involontariamente, o compiere del male volontariamente è necessario che qualcuno esterno alle agenzie pubblicitarie analizzi le scelte e scelga se censurare o permettere la pubblicità. La maggior parte delle pubblicità censurate vengono accusate di non cogliere l’influenza che la pubblicità ha sulla società e dunque di non prendersi la responsabilità di autocensurarsi e scegliere altri modi di fare pubblicità.

Nel caso dei panni in microfibra Clendy, la domanda essenziale alla quale rispondere per poter sapere come giudicare certe pubblicità e come agire una volta giudicate è: è giusto o sbagliato usare rappresentazioni di accadimenti spiacevoli o tragici per pubblicizzare una merce? Se è ingiusto, lo è in tutti casi?

Esistono altri casi di pubblicità in cui viene usato l’omicidio. Ad esempio l’Eastpak, in cui è una donna ad aver ucciso un uomo. L’Association des Professionnels pour une Publicité Responsable (BVP) ha ritirato la pubblicità per contenuto violento.

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Si deve partire dal dato che sin dai tempi più antichi la morte e la violenza, hanno ispirato le rappresentazioni del mondo nell’arte, nella poesia, e nella letteratura e questo è un fatto accettato. Quindi, alla luce delle proteste per la pubblicità dei panni in microfibra si può implicare che secondo le persone ci sono differenze tra le arti e la pubblicità che eliminano la giustificazione dell’uso di certi temi drammatici delle vite delle persone di una società per una pubblicità.

Tuttavia in pubblicità l’umorismo è generalmente accettato. Allora si deve dedurre che c’è una differenza tra questo umorismo e altri umorismi.

La parola “umorismo” deriva dal latino ‘humorert-em’ o ‘umorert-rem’ (umidità, liquido), che si avvicina al greco ‘yg-ròs’ (bagnato, umido), e sembra quindi derivare il suo significato dalle teorie della medicina ippocratica, che attribuiva a dei fluidi (umori appunto) l’influenza sulla salute e l’indole degli esseri umani. Infatti, il fenomeno della risata si presenta come una modificazione del ritmo respiratorio, sospensione dell’aspirazione, scosse che si ripercuotono nella laringe, contrazioni concatenate di molti muscoli (in particolare facciali e addominali), scopertura dei denti, e talvolta lacrimazione.
Quindi, è una serie di espressioni linguistiche che una volta ascoltate producono degli stati emotivi piacevoli e spesso delle risate.
Come sia possibile questo effetto tentò di spiegarlo Aristotele, dicendo che il ridicolo sarebbe “ciò che è fuori tempo e fuori luogo”. In seguito, il filosofo Henri Bergson nel saggio “Il Riso”, del 1900, aggiunse che l’apprezzamento della situazione comica prevede «qualcosa come un’anestesia momentanea del cuore»: l’empatia, l’identificazione con la persona oggetto del riso è bandita.
In modo più specifico l’espressione umorismo nero (o humour nero) si riferisce a un sottogenere di satira e di comicità che tratta di eventi o argomenti generalmente considerati molto seri o addirittura tabù, come la guerra, la morte, la violenza, la religione, la malattia (e quindi la disabilità), la sessualità, la diversità culturale, l’omicidio e così via. Sebbene l’umorismo nero possa essere fine a se stesso, e avere l’unico scopo di causare l’ilarità attraverso la violazione di regole non scritte di buon gusto, è stato anche usato in letteratura e in altri campi con l’intento di spingere l’ascoltatore a ragionare in modo serio su temi difficili. Esistono tanti esempi di umorismo nero nella letteraturea e nelle opere televisive e cinematografiche.

Infatti, la paura di chi giudica negativamente l’umorismo su fatti drammatici in pubblicità è che produca nelle persone indulgenza a certi eventi, e quindi li accetti, non li contrasti, e porti le persone a imitarli e realizzarli.

Questa paura si basa sulla teoria del funzionamento mentale chiamata “teoria ipodermica” (Bullet Theory), chiamata anche teoria dell’ago ipodermico (dall’inglese Hypodermic Needle Theory) che è una teoria che considera i mass media come potenti strumenti persuasivi che agiscono direttamente su di una massa passiva e inerte.

La teoria ipodermica è il primo tentativo di comprendere il funzionamento della comunicazione interpersonale in maniera sistematica, sviluppata negli anni quaranta negli Stati Uniti nel periodo tra le due guerre mondiali (1920-1930) per mano di Harold Lasswell capostipite della communication research (corrente di studio della mass communication) sulla base delle ricerche della psicologia comportamentale, e in base a questo filone psicologico vede la comunicazione come un processo diretto di stimolo e risposta automatica del ricevente, in cui il messaggio viene ricevuto senza alcuna intermediazione e, importante da sottolineare, gli effetti sono dati per scontati, e quindi nemmeno analizzati.
Come si evince dalla traduzione letterale, il termine bullet sta a significare la parola “proiettile” ovvero il messaggio mediale che colpisce direttamente un soggetto, evidentemente senza possibilità di opporsi. I messaggi colpiscono personalmente gli individui, in modo diretto e immediato, modificandone opinioni e comportamenti.
In altri termini, il messaggio “sparato” dal medium viene “iniettato” direttamente nel cervello del ricevente, il quale ha un ruolo del tutto passivo.
La Bullet Theory ha ancora oggi un valore schematico che illustra un particolare aspetto dei media. Ad esempio il concetto di target (letteralmente: bersaglio), usato in pubblicità per indicare i destinatari di un annuncio, deriva da questa teoria.

Oggi sta ad indicare il fenomeno con cui gli Stati Uniti d’America e gli altri stati capitalisti usano gli attuali “potentissimi” mezzi di comunicazione (la televisione e internet, ad esempio) per inviare i loro messaggi di propaganda, tramite messaggi subliminali e pubblicità indiretta.
La teoria ipodermica sostiene una relazione diretta tra stimolo (esposizione al messaggio) e risposta (comportamento). Nella pratica intende dimostrare che se una persona è raggiunta da un messaggio di propaganda, quest’ultima può essere manipolata a proprio piacimento e indotta ad agire secondo il proprio volere.
La teoria ipodermica ha come suo fondamento e giustificazione la teoria della “società di massa”. Quest’ultima deriva dalla trasformazione della società preindustriale in società industrializzata e dalla conseguente crescita della divisione e specializzazione del lavoro. In particolare, la società di massa è composta, secondo tale pensiero, da individui: indifferenziati; isolati e atomizzati; anonimi e poco colti; senza organizzazione e leadership ; facilmente suggestionabili; contraddistinti da comportamenti collettivi uniformi. Di conseguenza tali individui sono il bersaglio ideale per i messaggi propagandistici, che mirano ad ottenere dalla massa un dato comportamento. Inoltre, a rafforzare ancora di più le conclusioni della teoria ipodermica, c’è, nel clima culturale del periodo, la “teoria dell’azione”, elaborata dall’approccio comportamentista della psicologia behaviorista, che studia il comportamento umano attraverso l’esperimento e l’osservazione. Secondo la teoria dell’azione la società di massa risponde in modo uniforme ed automatico allo stimolo ricevuto dai media e questo meccanismo è descrivibile da un semplice modello comportamentale di questo tipo:
stimolo del messaggio -> risposta dell’audience.

Ciò esalta ulteriormente l’idea di reazioni meccaniche e condizionate ai messaggi. Di opinione diversa erano i teorici della cosiddetta scuola di Chicago, che rifiutavano la rappresentazione di una massa indifferenziata ed attribuivano ai mass media appena nati grandi potenzialità per la democrazia (ad esempio per dare voce alle minoranze degli immigrati), sia pure sempre nell’ambito di un’audience ritenuta passiva. In seguito sono state prese in considerazione due variabili precedentemente trascurate: le caratteristiche psicologiche dell’individuo; i fattori sociali di relazione e di differenza (età, sesso, classe sociale, razza, etc…).
Si giunge pertanto alla conclusione che la risposta allo stimolo non è passiva, immediata e meccanicistica, ma è mediata da una certa resistenza dei destinatari del messaggio e si configura quindi in questo modo:
stimolo -> resistenza -> risposta.

Due sono le teorie che vengono elaborate all’interno di questo nuovo approccio: la teoria della persuasione e la teoria degli effetti limitati.

Quindi, poiché l’immagine è interpretabile in più modi non si può incolpare gli utenti per aver scelto una interpretazione della storia piuttosto che un’altra. Ma si può criticarli per non aver  scelto l’interpretazione ironica, anche se in un contesto in cui si è bombardati da anni di fatti di cronaca dove di ironico non c’è proprio nulla, perché è palesemente infondata l’ipotesi che i pubblicitari avessero potuto avere interesse nel legittimare l’omicidio o il femminicidio, e stimolarlo, dato che in realtà l’interesse di un’azienda è sempre il guadagno e non la stimolazione di pensieri o inclinazioni che sono reato. Oltre a ciò li si può incolpare per la discriminazione fatta tra uomo e donna nel prendere posizione e invitare a eliminare la pubblicità.

Le persone che hanno protestato hanno commesso con certezza due errori:
1. La discriminazione tra uomo e donna nella scelta di protestare
2. La scelta interpretativa infondata di femminicidio invece che assassinio

DISCRIMINAZIONE TRA UOMO E DONNA NELLA SCELTA DI PROTESTARE

Questo fatto fa notare una discriminazione tra il genere maschile e femminile. Infatti, benché siano presenti entrambi i generi sessuali nella pubblicità, ed entrambi siano stati uccisi, le proteste, compresa anche quella di un’autorità come il ministro delle pari opportunità che per definizione deve essere tenuto/a a rispettare entrambi i generi sessuali senza privilegiarne nessuno, ha parlato soltanto di donne. Elsa Fornero ha dichiarato che “pubblicità siffatte, che prendono spunto dal drammatico fenomeno del ‘femminicidio’, oltre a svilire l’immagine della donna, istigano ad ingiustificati e gravissimi comportamenti violenti. L’attenzione per le donne ed i loro diritti passa anche attraverso una pubblicità corretta che non svilisca la loro dignità”.

Inoltre, se chi crede che la pubblicità influenzi le persone in un modo così pervasivo da portarle a compiere ciò che vedono oppure a portarle a inserire nella categoria delle cose di cui non occuparsi ciò che vedono, allora dovrebbero protestare anche per la rappresentazione dell’uomo che in entrambe le pubblicità commette qualcosa di ingiusto, l’omicidio, e nell’altro si può immaginare che le persone possano avere la propensione a immaginare che sia mobbing o molestie sessuali.

Per comprendere i motivi di questa omissione si può ipotizzare una differente attribuzione di valore alla morte del maschio e della femmina da parte di chi ha omesso. Per cercare dimostrazioni oggettive si può analizzare il contesto sociale in cui questo fatto è accaduto. Per impostazioni culturali la maggioranza delle persone che si sacrificano in guerra sono uomini, e infatti, è spesso usata l’espressione “ha ucciso donne e bambini” per disprezzare l’opera di un esercito, omettendo l’uccisione di uomini, e ai bambini maschi si regalano da generazioni giochi che rappresentano guerrieri, e alle bambine femmine giochi di principesse. Infatti, la donna veniva tenuta lontana dal fronte, per tutelare la minore capacità riproduttiva femminile, poiché le donne possono fare una o due decine di figli mentre gli uomini potenzialmente migliaia, e per tutelare la cura dei figli.
Essendo quindi la morte di una donna una perdita notevole in termini di nuovi nati per la società allora la morte di una donna è sempre stata ritenuta più preoccupante di quella di un uomo. Esiste anche il detto diffuso “una donna non si tocca neanche con un fiore”, a dimostrare la credenza tramandata della differenza di valore tra la sofferenza e la morte e maschile e quella femminile.
Ma poiché non essendoci più guerre continue, soprattutto in Italia, e la mortalità infantile è a una percentuale bassissima rispetto al passato, questa scelta interpretativa non è più necessaria. E dunque è un concetto controproducente e sessista. Ma questo dato di fatto non basta per spiegare l’omissione della pubblicità maschile. Infatti, si deve considerare il bombardamento mediatico sui temi della difesa delle donne, che influenzano la selezione automatica dell’attenzione degli individui della società odierna.
Infatti, tutte le proteste sono state fatte da donne: il sito il corpo delle donne di Lorella Zanardo, Laura Boldrini, Elsa Fornero, le pagine femministe, e anche chi ha fatto la petizione su Change.org era una donna.
La maggioranza dei commentatori uomini sui social network e dei blog in cui è girata la notizia non si sono espressi negativamente sulla pubblicità in cui c’è l’uomo, ma solo su quella in cui c’è la donna. Solo pochissimi hanno sottolineato la discriminazione tra le due pubblicità. Si può ipotizzare che non lo abbiano fatto perché non si siano sentiti colpiti da certe immagini, forse perché non sono portati a dare tanta importanza a certe immagini che rappresentano il genere maschile, al contrario delle donne.

SCELTA INTERPRETATIVA INFONDATA DI FEMMINICIDIO PIUTTOSTO CHE ASSASSINIO

L’uso di un termine per categorizzare un evento implica la verifica della corrispondenza tra le caratteristiche dell’evento e il significato della categoria.
Il modo sensato di usare il termine “femminicidio”, prevede che l’evento giudicato tale sia un evento in cui c’è l’uccisione di una donna “in quanto donna”. Quindi, poiché una uccisione può essere o femminicidio o assassinio, il problema nasce nella verifica della corrispondenza tra l’evento giudicato e il giudizio, che non può essere data per scontata e pensata come autoevidente.

Se il “femminicidio” è “l’uccisione di una donna con la motivazione che appartiene al genere sessuale femminile”, non ci sono informazioni nell’immagine per poter dire che quello è un femminicidio invece che un assassinio, cioè una uccisione fatta al di là di motivi che hanno a che fare col genere sessuale.
Tuttavia, alcune persone fanno confusione, e utilizzano altri significati della parole.

Ad esempio:

  1. “uccisione di una donna”
  2.  “uccisione di donne che hanno relazioni affettive con fidanzati o mariti”.
  3. “insieme di uccisioni di donne avvenute in un arco di tempo ristretto e di grande quantità”

Poiché le persone vengono a conoscenza delle parole tutte in modi diverso l’una dall’altra, e quindi anche in tempi diversi, è possibile che una persona comprenda il significato della parola femminicidio un giorno, e una la comprenda due anni dopo. Ma ci sono persone invece che anche dopo anni ancora non hanno compreso questo significato, e magari sono persone che agiscono nelle denunce di questi eventi, portando a caso come quello della Clendy. Infatti, il caso della Clendy, mostra come anche a livello politico e legislativo influiscano gli errori sedimentati nell’opinione comune.

Solo se si considera con la parola “femminicidio” un “insieme di uccisioni di donne avvenute in un arco di tempo ristretto e di grande quantità” lo si può chiamare “femminicidio”.
Ma questo uso del termine è improprio, poiché è l’altro uso quello ufficiale, e va quindi esplicitato che si usa la parola in quel senso, perché se non viene esplicitato ci si trova davanti a due possibili interpretazioni tra le quali non si può scegliere con sicurezza. L’uso di questo termine senza esplicitazione denota un’attribuzione di maggiore rilievo a ogni assassinio che accada su una donna rispetto a un uomo. E quindi un’altra discriminazione.

Poiché nell’ambito degli omicidi, hanno denominazioni particolari l’omicidio del padre (parricidio), della madre (matricidio), del coniuge (uxoricidio), di bambini (infanticidio), del fratello o sorella (fratricidio) e del sovrano (regicidio) che riflettono la particolare riprovazione riservata dalla generalità delle società verso chi uccide queste persone, si può intendere femminicidio anche come “uccisione di una persona verso la quale si tiene una considerazione particolare rispetto ad altre” (ad esempio i maschi, poiché il termine “maschilicidio” non è usato). Ma anche questo uso del termine deve essere esplicitato per poter essere compreso.

Gli errori di assegnare significati a questo termine, ripetuti nel tempo, influenzano i significati degli altri, e portano a denunciare fatti che non rientrano nel significato.

Si può spiegare il fatto che certe persone abbiano giudicato con sicurezza che quello visto fosse un femminicidio inteso nel senso di “uccisione di donne in quanto donne” a causa dell’utilizzo di un metodo ingenuo che non prevede verifiche. Le basi logiche della scienza forense sono utili per giudicare una immagine pubblicitaria. Alla scienza forense, per analizzare immagini pubblicitaria, vanno eliminate le sperimentazioni fisiche, che non si possono compiere vedendo un’immagine.
L’atteggiamento logico è ogni traccia analizzabile dell’immagine può essere utile per creare/scartare ipotesi.
Per procedere a creare scartare ipotesi è necessario caratterizzare gli elementi visibili: cos’è? chi cosa l’ha prodotto? che correlazioni ci sono? e poi si deve passare dalle ipotesi al giudizio. Un atteggiamento rivolto all’oggettività quantifica la delimitazione del campo di indeterminazione.

La replica dell’azienda. “Credo che siamo dinanzi alla classica tempesta in un bicchiere d’acqua. C’è stata una lettura distorta del messaggio. Certo è che non c’è alcuna ispirazione al femminicidio: chi lo afferma lo fa in maniera davvero impropria”. Così, il consulente marketing dell’azienda, Stefano Antonelli. “La ditta – spiega – voleva far leva sull’ironia del messaggio: sul manifesto si vantano le doti del nuovo prodotto che, assicura, ‘ammazza’ lo sporco”. “Ci dispiace che ci sia stato questo clamore mediatico – aggiunge Antonelli – è semplicemente un messaggio pubblicitario, come tanti altri, che serve a richiamare l’attenzione. Nessun intento offensivo verso le donne, come dimostra anche la doppia versione del manifesto (quella in cui si vede una donna con Clendy in mano e un uomo stesso sul letto sullo sfondo n.d.r). Anzi da ieri sera siamo noi ad essere oggetto di messaggi offensivi”.

Il rappresentante dell’azienda ha risposto con un comunicato scritto e pubblico :

Costernato di fronte alla lettura assolutamente negativa, eccessiva se si considera la volgarità ed aggressività di altre pubblità, data all’affissione pubblicitaria “ELIMINA TUTTE LE TRACCE” relativa al kit in microfibra “Elite” commercializzato dalla società che rappresento e alla conseguente speculazione mediatica che ne è seguita, voglio, con questo breve comunicato, chiarire, una volta per tutte, che non era assolutamente nelle nostre intenzioni lanciare alcun messaggio di violenza contro le donne che, al contrario, rappresentano per la nostra azienda un punto di riferimento per lo sviluppo e la creazione di prodotti di qualità.
Nel rispetto di quanti hanno colto un messaggio offensivo nella campagna pubblicitaria, certamente di natura involontaria e nel contempo, in ottemperanza a quanto disposto dal Comitato di Controllo dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, comunico che provvederemo all’immediata rimozione di tutti i manifesti pubblicitari affissi.

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OGGETTIFICAZIONE
Da notare come sia pervasivo il concetto di donna-oggetto da esser stato nominato anche in questa pubblicità a proposito delle gambe della ragazza. Ma c’è da dire che si vedano le gambe è certo, che in questo ci sia un significato no. Se si attribuisce un significato nel fatto che le gambe della donna presente nelle due immagini siano scoperte si deve considerare che nell’immagine in cui è la donna l’assassina le gambe sono scoperte perché ha la gonna, ma sono in una posizione simile a quella dell’uomo, quindi non c’è una differenza rispetto all’uomo data dal pubblicitario.
E nell’altra immagine, se non si fossero viste le gambe sarebbe stato difficile capire che era una donna, a meno che non avessero fatto vedere soltanto il viso, o una mano col suo braccio, ma in quel modo l’indizio del rapporto sessuale sarebbe stato minore, e magari non volevano che si pensasse che il sesso non ci fosse di mezzo. In ogni caso non dimostra nulla. Inoltre, s
e si considera che le gambe dell’uomo non vengono mostrate perché sono pelose e meno delicate e non apprezzabili quanto quelle delle donne è un vantaggio in meno per lui e uno in più per lei.Le persone che criticano questo fatto non si accorgono che sono loro stesse a spiegare che non è l’atto in sé di mostrare delle gambe o altre parti del corpo in una immagine pubblicitaria che secondo loro rende irrispettoso quell’atto dicendo “della donna si vogliano mettere in evidenza SOLTANTO PARTI DI CORPO”. Ma se si afferma che il problema delle gambe scoperte è l’unicità del tipo di rappresentazione femminile presente in grande quantità nelle pubblicità non si può dire che non va bene mostrare le gambe, o altre parti del corpo ancora più conturbanti come il seno o i glutei. ma dovresti dire che IN RELAZIONE alla quantità di immagini dello stesso tipo quella immagine è di troppo. Ma si deve anche considerare che, se ci fosse un modo per ridurre la quantità di immagine in cui le donne vengono rappresentate per la loro bellezza estetica o per la loro caratteristica sessuale, come si potrebbe pretendere che una pubblicità a caso tra le tante venga eliminata. Non è il singolo elemento che fa la quantità, ma tutti gli elementi insieme. Quindi criticare la singola pubblicità dicendo che quella visione di gambe è irrispettosa è falso, e confonde le idee. Dovresti criticare lo stato delle cose in generale e non l’atto in sé.SESSISMO NELLE POSE E NELLA NUDITà
Che il corpo di una donna sia l’unico a essere bello o sessuale e lo abbia deciso una cultura maschilista è una idea falsa. Benché nel processo storico ci possa essere stato il predominio delle scelte maschili nella creazione dell’idea di bellezza appartenente al genere femminile, non è possibile che sia l’unico fattore. Infatti, le donne fotografate non solo non rifiutano questo modello, ma ne traggono vantaggi, e competono tra loro per avere più vantaggi delle altre, e allo stesso molti uomini traggono svantaggi da questa unidirezionalità della bellezza nei confronti delle donne. Inoltre, è anche una questione percettiva geometrica. Le donne possiedono linee più circolari, e gli uomini linee più squadrate, e alla circolarità sono attribuiti concetti come “bellezza”, “dolcezza”, “Morbidezza” ecc. Tutti concetti che contribuiscono a far dire a molte persone che “è più bella una donna che un uomo”, o che “la bellezza appartiene soltanto al genere femminile”. Quindi non è possibile identificare la causa dell’attribuzione di bellezza, sensualità, sessualità al maschilismo. Come alcune persone hanno fatto notare rifacendo in modo parodistico certe pubblicità inserendo i maschi al posto delle femmine per rispondere alla domanda “E se gli uomini posassero come fanno le donne?” il risultato è ridicolo. Questo è il motivo per cui le aziende non scelgono uomini per fare certe pose e mostrare certe parti del corpo.Dire che il motivo per cui si trovano ridicoli gli uomini in certe foto che sono state fatte sotto il nome di “e se gli uomini posassero come le donne?” deriva dal fatto che l’uomo non voglia essere reso oggetto sessuale ma voglia farlo fare soltanto alle donne è ridicolo, oppure nessun uomo si farebbe trombare rendendosi oggetto sessuale. In questo caso la metafora “oggetto” inganna. Infatti, poiché non si tratta di rappresentazioni in cui c’è costrizione, si intende con oggetto come “obiettivo” o come “contenuto dell’attenzione”.

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Questi confronti non mostrano che le pose siano derisibili, imbarazzanti o non dignitose, e quindi una sottomissione esercitata dal genere maschile su quello femminile, concetto definito con l’espressione “ecco come ci mettono!” dove il ci si riferisce ai maschi, ma mostrano in realtà come i maschi vengano considerati inadeguati all’atto di mostrarsi in quanto estetica, sensualità e sessualità, e invece adeguati in quanto a forza fisica, che può anche essere estetica in certe pose. Infatti mostrati focalizzando l’attenzione sulla sessualità fanno ridere, al contrario delle femmine che invece non fanno ridere, ma piacciono. E inoltre anche se le pose sono diverse e ciò che mostrano i maschi è diverso, l’atto di posare e mostrare lo compiono anche loro. Pettorali e bicipiti in genere. I pettorali non possono mostrarli le femmine, e il seno non possono mostrarlo i maschi. Quindi la differenza di opportunità è data dalla natura in questo caso.
Alcune persone contestano il fatto che le parti del corpo che vengono messe in risalto attraverso le pose sono diversi nelle donne e negli uomini giudicandola come una discriminazione a svantaggio delle donne operata dal genere maschile e a vantaggio del genere maschile. Ma il parallelo tra le parti del corpo maschili e femminili è sbagliato. Ad esempio quello tra il sedere maschile e quello femminile è scorretto, perché dato che le pubblicità sono prevalentemente dirette a eterosessuali, è difficile che il sedere maschile attiri sessualmente le donne, perché bisogna considerare che soltanto gli omosessuali usano il sedere nei rapporti sessuali, le donne al massimo lo toccano, e anche a livello estetico indipendente dalla sessualità il sedere maschile non è considerato bello o non quanto quello femminile nella maggioranza dei casi, per la sua forma e per i peli. Infatti la maggior parte delle fotografe donne fotografano altre donne. Inoltre, il genere maschile non ha vantaggi nel non mostrare il sedere. Forse lo svantaggio è che per questo motivo non può ricoprire rappresentazioni fotografiche in cui è il sedere a essere importante, né essere pagato per queste prestazioni fotografiche a scopo commerciale. Questo è possibile perché le differenze di trattamento non sono automaticamente discriminatorie.
Inoltre, se fosse giusta una critica del genere, la sua soluzione sarebbe paradossale. Cioè o imporre una inversione di pose, quelle maschili fatte su quelle femminili e quelle femminili fatte su quelle maschili, oppure un’assenza di pose sessualizzate per le donne e per parità un’assenza di pose eroiche per gli uomini.

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