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Regolamentazione della visione della nudità in base al principio di appropriatezza al contesto

Una persona può credere giusto stabilire regole che permettono l’esposizione del corpo nudo, o la fotografia di questo corpo nudo in determinati contesti e modalità e vietano l’esposizione o la fotografia di questo corpo nudo in altri contesti e modalità. Dicendo che in un caso sia appropriato mostrarsi nudi e in un altro sia inappropriato. Infatti, permettere qualcosa in un contesto non include automaticamente permetterlo in tutti i contesti: Viene permesso espletare gli escrementi nel water di casa, o nel water di un bar, ma non in un giardino pubblico, o sulle strade della città, così come viene permesso masturbarsi in casa e fare sesso in casa, ma non sulla panchina di un giardino pubblico.

La regolamentazione della visione della nudità resa possibile attraverso la fotografia, può essere attuata in base al principio di appropriatezza, cioè partendo dal pensiero che ci sono luoghi pubblici in cui si possono condividere foto di nudità e altri  in cui non si possono condividere foto di nudità oppure ci sono modi di produrre immagini che possono essere accettati e altri che non possono essere accettati.
Inopportuno significa “non appropriato alla situazione o allo scopo” quindi un’azione non congruente con degli scopi, dei desideri e dei bisogni.
Ma per poter mettere in pratica questo principio bisogna stabilire quando una fotografia di nudo è opportuna e quando è inopportuna.

Per stabilirlo si può considerare che nell’aggiungere oggetti o abiti alla nudità fotografata, gli oggetti e gli abiti hanno dei significati e dei valori positivi o negativi, e si possono utilizzare oggetti o abiti che hanno uno scopo negativo, oppure serio.
Gli oggetti e gli abiti possono ad esempio essere quelli di un esercito, è una forza armata creata da uno Stato, o come espressione spontanea di un popolo, per fare fronte ad una guerra. Se qualcuno si veste da nazista per fare delle foto di nudo può essere criticato. Il luogo utilizzato per scattarsi o farsi scattare foto di nudo/seminudo può essere un luogo di lavoro, e sul luogo di lavoro generalmente non ci si possono scattare foto seminudi/e.

I casi sono tantissimi, e un caso di esempio in cui l’esposizione della nudità non è stata permessa è il caso delle quattro soldatesse israeliane del 2013 che si sono fatte fotografare mentre indossano solo le mutande e reggiseno, o anche senza reggiseno, a parte l’elmetto e cinturoni da combattimento per truppe di fanteria per poi pubblicare lo scatto su Facebook, alle migliaia di click di apprezzamento si sono aggiunte migliaia di polemiche tanto da creare in Israele, secondo quanto riportato dalla tv, due partiti opposti: da una parte quello dei sostenitori che hanno apprezzato e approvato l’iniziativa, dall’altro i contrari che hanno etichettano il comportamento delle soldatesse come scandaloso e vergognoso. Di questa fazione facevano parte i vertici militari di Israele che increduli hanno voluto accertarsi prima se si trattasse veramente di soldatesse. Se così fosse stato si sarebbe trattato “di una grave infrazione della disciplina militare”. L’esercito israeliano in seguito ha comunicato di aver sottoposto ad un provvedimento disciplinare le giovani donne. Ma non sono stati rilasciati troppi dettagli sul tipo di provvedimenti che presi, a parte che si sarebbe trattato di partecipazioni a conferenze educative che garantissero che il reato non si sarebbe ripetuto.

Se c’è un regolamento già esistente riguardo alla nudità inerente a ciò che una persona ha utilizzato per produrre l’immagine, oggetto, abito, o luogo, si deve giudicare per primo quel regolamento, se invece ci sono semplicemente giudizi non scritti si devono giudicare essi. Difficile immaginare che un esercito abbia creato delle regole per la visione della nudità attraverso fotografie perché non è un aspetto contemplato in un esercito.
Si tratta quindi di giudicare se le ragazze sono libere di usare il proprio ruolo di militari per produrre immagini di nudo con le quali divertirsi oppure se non possono essere libere di farlo. E quindi è necessario conoscere da cosa sia determinata la libertà di una persona di fare o non fare qualcosa.
C’è chi può affermare che le ragazze sono libere di farsi foto anche con armi, divise e usando il proprio ruolo e chi invece può affermare che non lo sono. Ma per dire che una persona è libera ci deve essere qualche motivo, dato che la libertà c’è se ci sono certe condizioni. Se il metro di misura per stabilire la libertà o la non libertà di qualcuno è la sofferenza degli altri, ci si deve chiedere se estetizzare le armi, le divise, e il ruolo di militare può provocare sofferenza alle altre persone.
Chi è contro l’esercito può invece essere a favore dell’estetizzare armi, uniformi e ruoli dell’esercito senza contraddirsi? per essere a favore dell’estetizzazione ma contro l’esercito si dovrebbe voler mantenere le armi, le uniformi, e i ruoli dell’esercito senza però usarli realmente. Se è giusto che delle donne militari si scattino foto seminude in un luogo di lavoro allora sarebbe giusto che qualsiasi altra donna e uomo si scattassero foto seminudi/e in ufficio, al supermercato, o i fabbrica.
Il fatto che le immagini siano state pubblicate in un luogo virtuale chiuso agli estranei non cambia il fatto quello che non che i/le militari non non dovrebbero scherzare con armi reali o uniformi come se giocassero. Gli scopi delle armi sono uccidere, e delle divise riconoscere chi è autorizzato da una nazione a certe azioni e chi invece non è autorizzato, e un luogo dell’esercito serve per compiere azioni inerenti agli scopi di un esercito, e non per fare foto di nudo. Quindi le foto sarebbero inappropriate relativamente agli scopi. E questa inappropriatezza invierebbe un messaggio che alcune militari non sanno ciò che fanno.

Le armi e le divise si comprano anche fuori dall’esercito, reali o riproduzioni, quindi le foto le possono fare sia chi fa parte dell’esercito e usa per il loro scopo armi e uniformi sia chi non fa parte dell’esercito e non usa per il loro scopo armi e uniformi, quindi si può giudicare sia l’uso improprio di certi simboli come armi e uniformi oppure l’uso improprio del proprio ruolo e il potere di possedere armi e uniformi che esso conferisce a chi è un/una militare, e non è un giudizio che non concerne solo l’esercito, ma tutti i cittadini, poiché l’esercito esiste in funzione dei cittadini e quindi essi possono giudicare il suo operato.
Per giudicare la condivisione di foto di nudità create con oggetti e indumenti dell’esercito o di chi ha ruoli all’interno all’esercito non è necessario conoscere come funziona un esercito, ma tutti i cittadini possono giudicarlo.
Ci sarà un regolamento interno all’esercito ma anche una serie di giudizi fatti dall’esterno dell’esercito, ed entrambi devono essere verificati per poter avere delle ragioni con le quali giustificarli. Al di là del giudizio che segue utilizzando come metro di giudizio il codice di comportamento dell’esercito che serve per regolare il comportamento all’interno dei luoghi di proprietà delle ‘esercito, per i luoghi esterni ad esso sono le persone esterne all’esercito che devono discutere su come regolamentare la condivisione di foto di nudità unita a certi oggetti, si possono astrarre le conformazioni visive degli oggetti dai ricordi di ciò che essi significano in una data società, indumenti, luoghi o ruoli, tuttavia essi rimanderanno comunque la memoria all’esercito. Se non avessero postato nel social network le foto, ma le avessero tenute per sé, e al massimo fatte vedere soltanto a poche persone senza però fornire loro la possibilità di disporre dell’immagine, allora l’atto non avrebbe potuto ricevere lo stesso giudizio.
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