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Cosa c’è da limitare nelle foto di Miley Cyrus?

Non avevo mai ascoltato nessuna canzone di Miley Cyrus, né avevo visto nessun suo videoclip. Poi ho ascoltato e visto Wrecking Ball. E mi ha emozionato, mi è piaciuto. E l’ho rivisto altre volte.

A sentire le persone sul web non riuscirei a percepire la realtà così com’è. Oppure, sarei una persona cattiva, perché percepisco e interpreto la realtà in un modo che non dovrei.

In questi giorni è stato detto di tutto sulle foto che ha scattato con Terry Richardson.

Queste le foto:

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Definite “volgari” e “oscene”.
Di lei è stato detto che “offende l’immagine della donna” e “incita alla violenza sessuale i ragazzini”.
Di lei è stato che è una “troia”, e che “si prostituisce”.
Per dire di lei che è una troia sono state create e condivise sul web immagini con su scritto Hannah Bottana.

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Anche Sinead O’Connor le ha scritto una lettera, dichiarando di scriverla con “spirito di maternità e amore”.
Una lettera, in cui l’avvisa che l’industria della musica “Ti faranno prostituire, sfrutteranno tutto il tuo valore, e ti faranno credere che è quello che vuoi TU… E quando tu sarai finita in riabilitazione, loro staranno a prendere il sole sui loro yacht ad Antigua[…] Neppure agli uomini che ti sbavano intorno frega nulla di te, non farti ingannare. Molte donne scambiano la lussuria per amore. Se ti desiderano sessualmente, non vuol dire che ti abbiano a cuore. (…) Vali più del tuo sex appeal».

«Che ti piaccia o no, noi donne nell’industria musicale sia dei modelli. Il messaggio che tu continui a inviare è che sia fico prostituirsi. Non è fico, Miley, è pericoloso.”

Amanda palmer ha risposto dicendo “Miley, a quanto mi sembra di capire, sta guidando il gioco. Scrive lei il copione e firma gli assegni e anche se penso sia facile immaginarla in una stanza piena di stron*i del management e della casa discografica, non penso che nessuno di loro abbia fatto da regista per il suo piano di diventare una fierissima bomba del sesso che scuote il culo e sta mezza nuda. Creo sia tutta farina del suo sacco”.

La Palmer poi continua: “Il sesso vende. Lo sappiamo tutti. E Miley lo sa meglio di chiunque altro: dondolarti nuda su una palla d’acciaio gigante semplicemente è più vantaggioso che dondolarsi su una palla d’acciaio gigante con tutti i vestiti addosso. Siamo mammiferi. ‘Hey guarda un paio di tette!’. Ed è ancora più affascinante: “Guarda le tette di Hannah Montana!’. Ma niente di tutto ciò significa che Miley stia seguendo le indicazioni di altri. Anzi, mi pare che lei stia disperatamente cercando di scrivere il proprio copione e cerchi di essere davvero presa sul serio (anche se in un modo scherzoso e nuda)”.

Se non si vuole essere passivi di fronte alle affermazioni del web, o quelle di Sinead O’Connor, oppure se non si vuole seguire soltanto le proprie reazioni emotive, si dovrebbe ragionare su ciò che è stato detto. E chiedere perché. Perché Miley Cyrus sarebbe una puttana, perché le sue foto sarebbero volgari, perché inciterebbero alla violenza sessuale, perché si starebbe prostituendo.

VOLGARE

Partiamo da “volgare”.

Ciò che la maggioranza dei/delle fotografi/e e fotomodelle fuggono è il concetto di “volgare”.
Per volgare si può intendere una mancanza di qualcosa considerato virtù. Mancanza di cultura, di educazione, di finezza e di signorilità, di elevatezza e di nobiltà spirituale. E per questo, secondo la maggioranza delle persone della volgarità ci si dovrebbe vergognare.

Per questo motivo, moltissimi/e fotografi/e e fotomodelle/i si preoccupano del fatto che realizzare la volgarità è molto facile per il fotografo di nudo, per quanto ben intenzionato egli sia, specialmente se alle prime armi in questo genere.

L’aggettivo volgare  significa appartenente al volgo, delle classi popolari; con riferimento alla lingua, quella parlata dalla generalità della popolazione, contrapposta a quella della tradizione colta e letteraria. Rozzo, grossolano, indecente, osceno,privo di ogni qualità e valore.

Alla fotografia di corpi nudi chiamata “fotografia di nudo” viene associato il compito della rappresentazione della bellezza di un corpo, sia esso maschile o femminile.
Potremo concentrare la nostra attenzione su un singolo particolare che lo caratterizza o coglierlo nel suo insieme concentrandoci, in questo caso, sull’armonia delle sue forme o sulla grazia della posa assunta. I sinonimi sono “triviale” “becero”

Secondo alcune persone la volgarità riassume e compendia tutte le altre caratteristiche negative: la superficialità, l’egoismo, il narcisismo patologico, l’arrivismo cialtrone, l’utilitarismo cinico, la brutalità e la mancanza di compassione.

Quindi, la volgarità non è solo un fatto estetico, o anti-estetico: essa è anche il segno di un orientamento morale, una vera e propria malattia psicologica, sia nel singolo individuo che nella società tutta, e quindi la volgarità è immoralità.

La volgarità è l’affermazione dei lati peggiori della personalità, il narcisismo infantile, la cialtroneria, l’esibizionismo, l’edonismo da quattro soldi, il compiacimento dei propri vizi e difetti, spacciati sistematicamente per virtù e qualità.

Secondo certe persone c’è una architettura volgare, così come una pittura e una scultura volgari; una musica volgare; una scienza, o quanto meno una divulgazione scientifica, volgare, una televisione volgare, un cinema volgare, un mondo informatico volgare; una danza volgare, una ginnastica volgare, uno sport volgare (e quest’ultimo aspetto riguarda sia chi lo pratica, sia chi fa il tifo negli stadi); una letteratura volgare, una poesia volgare, un teatro volgare; una scuola volgare e una università volgare (da parte dei docenti e da parte degli studenti); un modo volgare di trascorrere il tempo libero e un modo volgare di lavorare.
Quindi, si può concludere che il termine volgare è un termine generico per identificare un’azione che è fatta in modo diverso da come si dovrebbe farla secondo certi parametri. Ogni critica è un tentativo di limitazione, e le singole critiche si differenziano per le informazioni che esprimono sul cosa limitare. La parola “volgare” è diversa dalla parola “impertinente” oppure dalla parola “superficiale”. Tuttavia le informazioni che singole parole astratte forniscono sono informazioni che vanno intuite, vaghe, non universali, di difficile se non impossibile uso.

Se la critica diventa di dominio sociale, allora questi parametri dovrebbero essere imposti per un benessere comune. Che la società sia regolata rientra nella norma, ed è giusto. Il patto sociale ha introdotto una limitazione della libertà individuale, per raggiungere il fine superiore di una società più civile e organizzata. Infatti, nello stato (selvaggio) di natura c’era libertà individuale, in particolare di assalirsi l’un l’altro e di regolare i propri conti individualmente. E non per questo oggi torneremmo a quello stadio.
Tuttavia, limitare non significa annullare e dunque si deve capire fin dove limitare e fin dove non limitare. Perciò, ogni volta che si definisce volgare un comportamento o una produzione umana si deve anche spiegarne il motivo per cui quell’azione dovrebbe essere regolata diversamente.

Cosa c’è da limitare nelle foto di Miley Cyrus?

La limitazione che è stata invocata è di tipo morale, ma spesso è stata presentata attraverso caratteristiche di tipo visivo. Estetica e moralità sembrano sovrapporsi per alcune persone. è stato detto che le foto da lei fatte sono “inutili”, oppure “senza senso”, o che la parete è stata pitturata male e pitturata in modo diverso in foto successive, e che lei aveva l’effetto occhi rossi, il fenomeno per cui, nelle foto scattate con l’uso del flash, spesso accade che gli occhi dei soggetti acquisiscano un colore rosso piuttosto marcato. Tuttavia, sono tutte critiche che non hanno un interessa riguardo alla sofferenza o al benessere della società.

In Italia, ha fatto discutere un passaggio della delibera presentata a fine giugno 2013 a Milano dalla giunta, su “Indirizzi fondamentali in materia di pubblicità discriminatoria e lesiva della dignità della donna” nella quale si propone di contrastare la diffusione della pubblicità sessista.

Il testo della delibera è stato distribuito e reso pubblico a settembre nel corso di un convegno dal titolo “Quando comunicazione fa rima con discriminazione”.

Contrastare “le immagini volgari, indecenti, ripugnanti, devianti da quello che la comunità percepisce come “normale”, tali da ledere la sensibilità del pubblico;
Il punto che fa discutere è il numero 2, perché in esso ci sono due parole importanti: ‘normale’ e ‘comunità’. In molti luoghi virtuali si stanno mettendo a disposizione materiali di discussione sull’ambiguità, pericolosità dell’uso leggero delle parole in documenti pubblici: se è vero infatti che le parole sono pietre, e che in particolare le parole che la politica usa nei suoi documenti pubblici fanno scuola e sono da esempio, allora, dicono le attiviste milanesi, in varie prese di posizione pubbliche e molto dibattute qui, qui e qui (con un intervento video) bisogna fare molta attenzione.
Chi decide cosa è normale? A quale comunità si fa riferimento?

INVITA ALLA VIOLENZA SESSUALE

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Riguardo al provocare eccitazione con l’abbigliamento, oppure con la nudità, poiché l’abbigliamento e la nudità sono qualcosa che si vede, possono essere fotografati, e dunque, anche attraverso le foto si può provocare eccitazione.
E, poiché esiste la causalità, cioè una relazione di dipendenza tra un evento attuale o futuro e un evento precedente nel tempo, le persone fanno collegamenti tra eventi diversi tra loro, e molte persone fanno anche il collegamento di considerare l’esposizione del corpo nelle sue varie forme (abbigliamento provocante, fotografie) come causa di violenze, sia morale che fisiche (lo stupro) da parte di chi vede quell’esposizione del corpo, o dal vivo o in foto, violenze non rivolte soltanto contro il soggetto fotografato, ma contro un qualsiasi soggetto appartenente allo stesso sesso del soggetto fotografato.
Credere a questa teoria porta a diverse implicazioni logiche.
Se fosse vera questa teoria, la persona che espone il proprio corpo avrebbe una responsabilità gravissima.
Oltre alla responsabilità nei confronti degli altri avrebbe anche una colpa in ciò che potrebbe subire o ciò che ha subito lei.
Infatti, in base a questa credenza, poiché sapere è potere, molte persone arrivano alla conclusione che il vivere molestie, e violenze, può essere un rischio scelto della ragazza che può prevedere il danno subito, dato che l’esposizione del corpo, nei suoi vari gradi produce violenze, una scelta dovuta alla disattenzione per il rischio, sebbene non un desiderio apprezzato, o la prudenza è quindi un dovere morale mancato. Oppure una mancanza di intelligenza, nell’avere la capacità di fare collegamenti corretti tra cause ed effetti, o è disattenzione, e quindi un dovere mancato, e quindi si merita una sofferenza per i doveri inadempiuti, perché inoltre la punizione potrebbe essere utile, perché probabilmente il vivere una situazione di sofferenza potrà farle imparare come comportarsi, cioè acquisire e modificare le proprie conoscenze, valori, e preferenze, (che vengono spesso criticati anche in forma interrogativa del tipo: “perché si vestono così?” “cosa sperano di ottenere?”) quindi i comportamenti, riguardo all’abbigliamento e alla sessualità, e portarla a prevedere il futuro e prevenire molestie e stupri.
Questa credenza è la stessa che viene usata quotidianamente per giudicare tante altre situazioni pericolose.
Se una persona si reca nel Bronx con una maglietta su cui è scritta una frase che inneggia all’odio razziale nei confronti degli afroamericani, gli afroamericani reagiranno, o poiché è risaputo che sono aggressivi nel Bronx, è prevedibile questa reazione ed evitabile attraverso l’inibizione del comportamento di andare nel Bronx con una maglietta del genere.
Così come chi fuma, poiché è risaputo che il fumo “nuoce gravemente alla salute” è prevedibile un tumore ed evitabile tramite l’inibizione del comportamento, cioè il fumare.
O una ragazza che si ubriaca a un rave party, e perdendo la possibilità di controllarsi o difendersi, viene stuprata.
Per poter affermare che ci sia un collegamento tra l’abbigliamento e le molestie, lo stalking e lo stupro bisognerebbe verificare se le donne molestate e stuprate sono quelle che si vestono in modo da lasciare scoperte le zone più erotiche del corpo, oppure se invece non hanno niente a che fare con questo tipo di ragazze, e anche in che quantità siano quelle che usano un abbigliamento provocante e quante quelle che invece usano un abbigliamento morigerato.

“Chi è causa del suo mal pianga se stesso” è un antico proverbio.
Il significato mira ad ammonire colui che ha prodotto la causa del proprio danno: costui dovrà prendersela esclusivamente con sé stesso, e non addossare la responsabilità ad altri.
Tuttavia, per falsificare l’assolutezza della teoria della colpa, è sufficiente un solo contro esempio a questa credenza, ed è che in spiaggia si sta in bikini, ma non per questo avvengono quotidianamente stupri durante l’estate.

In reazione al concetto di “gli sta bene, se l’è cercata” ci sono ragazze che protestano contro il concetto di colpa nell’agire in un modo in cui, in una società pericolosa, potrebbero provocare molestie, violenze e stupri, fotografandosi seminude con cartelli con su scritto: “”Non cambieremo il nostro modo di vestire perché è più conveniente per la vostra mancanza di auto controllo. La colpa è degli stupratori non delle vittime!”.
Tuttavia, alcune femministe, nonostante critichino chi le invita a coprirsi per evitare molestie e stupri, favoriscono leggi e azioni sociali (premio immagini amiche, Boldrini) che portano a esporre soltanto immagini di corpi coperti. Questa è una contraddizione che indebolisce sia la protesta per rimanere scoperte, che la protesta per far coprire. Questa contraddizione è uno dei motivi per il concetto di colpa si diffonde, e oltre alle molestie, e le violenze si aggiunge la sofferenza per il disprezzo sociale.

Se siamo d’accordo nel ritenere che i cittadini di un Paese civile non sono l’effetto del caso, bensì il frutto di un processo educativo, dobbiamo riconoscere che nessun processo formativo ha accompagnato questo potente cambiamento. La scuola, che avrebbe potuto e dovuto fornire percorsi di educazione alla relazione e alla sessualità, veniva sistematicamente resa sempre più impotente, l’altro importante agente di socializzazione, la televisione, agiva da indiscussa proponitrice di divertimento e abitudine al pensiero superficiale e al non ascolto delle emozioni negative. Piuttosto che pensare che gli uomini siano incapaci di accettare la libertà delle donne che li hanno amati sia dovuto a un loro pensarle come oggetti da possedere, o una supremazia naturale del genere maschile su quello femminile che facendosi forza attraverso relazioni e dispositivi culturali ha creato una mentalità e una società patriarcale e maschilista, causata dalla visione ripetuta del loro corpo, è necessario capire che molte violenze nascono dalla dipendenza dall’altro, dipendenza che esiste grazie a una personalità infantile, caratterizzata dalla mancanza di autonomia. Personalità che automaticamente si crea nei primi anni di vita, e che è protratta a causa dell’iperprotettività delle società industrializzate, oltre che da culture che esalta la dipendenza affettiva, il possesso nelle relazioni come dimostrazione di amore, la gelosia come dimostrazione d’amore. Giulio Cesare Giacobbe nel suo libro “Alla ricerca delle coccole perdute” scrive:
“L’adulto è un bambino che ha imparato a procurarsi il cibo da solo, a difendersi da solo, a sopravvivere da solo, a dominare da solo l’ambiente reale e non più soltanto quello del gioco.
Elenca gli aspetti positivi dell’adulto
“domina il suo territorio, la libertà è il suo valore primario, ha sicurezza in sé stesso, sopporta il disagio, non dipende da nessuno, non ha bisogno dell’approvazione degli altri, ha una stima illimitata di sé, non ha paure immaginarie, non ha né aspettative né rifiuti, accetta la realtà com’è e vi si adatta, si gode la vita
è un cacciatore di piaceri, non gli interessa il possesso, ma l’uso, non chiede mai, prende quello che vuole,
è capace di amicizia (collaborazione, aiuto), ha una grande capacità di vita sociale”

In altri casi è dovuta a frustrazioni causate da precedenti colpevolizzazioni alla propria intimità sessuale, che provocando rabbie represse per anni si liberano improvvisamente. E tanti altri motivi, diversi dall’aspetto estetico, cioè abbigliamento e cosmesi.

Dunque, invece di far coprire le ragazze per strada, sui social network, in tv, o sui manifesti pubblicitari serve educare le persone a capire che certe immagini non sono un invito alla violenza né verbale, né fisica, nemmeno un invito a degradare, a disinteressarsi della volontà altrui, o a non avere empatia. Insegnare alle persone a non fare violenze invece che insegnare alle ragazze a coprirsi.
Bisognerebbe potenziare la scuola, dare agli insegnanti gli strumenti adeguati per educare i ragazzi alla relazione, ad ascoltare la frustrazione della perdita, dell’insoddisfazione, senza reagire con rabbia. Censurare la possibilità di godere della visione dei corpi, mostrandoli o vedendoli, incentiva a relegarla in ambito privato e segreto, e quindi all’insoddisfazione e quindi al possesso di una persona, perché il possesso da la sensazione di avere la sicurezza della soddisfazione.

Infine, se dal punto di vista di chi critica le persone che espongono il proprio corpo in un certo modo esse producono desiderio di violenze sessuali nei confronti di altre persone dello stesso sesso, e quindi hanno grandi responsabilità nei confronti degli altri, soprattutto delle persone appartenenti al proprio sesso, allora quelle stesse persone che criticano dovrebbero credere che allo stesso tempo, la persona che giudica in base a questa teoria ha la responsabilità di doverla spiegare e dimostrare a causa del fatto che affermandola chiede alle persone che espongono il proprio corpo di censurare il proprio comportamento, pentirsi, sentirsi in colpa per ciò che ritiene abbiano causato. Tuttavia, molte persone che accusano gli altri di avere responsabilità così gravi, non rispondono del loro dover giustificare le proprie accuse. E questo non è coerente con quel senso di responsabilità che invocano nei confronti degli altri. Due pesi e due misure.

TROIA

Se l’equazione “fotografata nuda = troia” fosse vera per tutti, sarebbero tutte troie le seguenti ragazze famose e amate da grandi masse di persone, sia attrici che cantanti, “Marylin Monroe, Madonna, Rihanna, Lady Gaga, Christina Aguilera, Jena Malone…”

Marilyn Monroe

Madonna

Lady Gaga

Christina Aguilera

Rihanna

Jena Malone

Anche la Venere di Botticelli se fosse esistita realmente e avesse posato per il dipinto, secondo il principio “visibile nuda su qualche materiale = troia”, si sarebbe potuta legittimamente chiamare “troia”.

COSA è NECESSARIO SAPERE PER REAGIRE IN MODO ADEGUATO E RAZIONALE AL GIUDIZIO

Quindi, per prendere in considerazione questo giudizio è necessario per prima cosa pensare che potrebbe essere vero che tutte le ragazze visibili nude nelle foto sono troie perché sono visibili nude nelle foto. Ma per scoprire se tutte queste ragazze siano troie oppure no è necessario indagare e verificare se a questo giudizio corrisponde una realtà. Ma per scoprire se a questo giudizio corrisponde una realtà è necessario scoprire anche se è vero che essere troia è un comportamento da ritenere immorale e quindi agire per eliminarlo. Quindi è necessario prendere in considerazione la possibilità che potrebbe anche essere vero.

Ma per sapere se una che si fa fotografare o si fotografa nuda è troia, e se è sbagliato essere troia, è necessario capire esattamente che cosa significa la parola “troia” e i suoi sinonimi.

PERCHè è NECESSARIO DEFINIRE IL SIGNIFICATO DELLA PAROLA TROIA

Perché anche se si può credere che tutti sappiano perfettamente cosa questa parola voglia dire, parlando con molte persone diverse si può verificare autonomamente che molte danno definizioni leggermente o anche molto diverse tra loro della parola “troia”.

Ad esempio “una che la da a tutti” o “una stupida“, che sono significati diversi.

A conferma della disparità di significati che le persone danno a tale parola, e al disorientamento che quindi si crea nel confrontarsi con questo concetto, riporto una domanda trovata in un forum: “ma fare un pompino è una cosa da troie? anche se si fa solo ed esclusivamente al proprio fidanzato?” questa domanda denota che qualcuno ignora ciò che rientra in questo termine e ciò che è escluso da questo termine.

Infatti, se non ci fosse ignoranza non ci sarebbe chi ha bisogno di chiedere spiegazioni ad altri per poter inserire con sicurezza nella categoria “troia” qualche comportamento da lei o da altri compiuto. Infatti, il giudizio troia non fornisce informazioni utili a chi volesse conformarsi a tale giudizio su come operare, perché fornisce solo un comando generico: “poiché sbagli, ti ordino di non sbagliare!” dove “lo sbaglio” consiste nell’essere troia.

Senza conoscere il significato delle parole si finisce col non comprendersi nel momento in cui si comunica, perché si ordina la realtà in categorie diverse da quelle degli altri dimenticandosi di comunicarle, e aspettandosi che gli altri attribuiscano lo stesso significato alle parole.

Il logico matematico Alfred Tarski scrisse nel suo libro “Truth and Proof”:

“Ogni volta che si precisa il significato di un termine tratto dal linguaggio quotidiano, si dovrebbe tener presente che lo scopo e lo status logico di una tale spiegazione può variare da un caso all’altro. Per esempio, la spiegazione può essere intesa come un resoconto dell’uso effettivo del termine in questione e in tal caso ha senso domandarsi se il resoconto sia corretto. In altri casi la spiegazione può essere di natura normativa, ossia può essere fornita come indicazione circa l’uso del termine in modo ben definito, senza tuttavia pretendere che il suggerimento si adegui al modo in cui il termine viene effettivamente usato nella pratica; una tale spiegazione può essere valutata, per esempio, dal punto di vista della sua utilità anziché da quello della sua correttezza”.

Come fare a capire che significa una parola se non la si sa, come se si fosse un alieno sceso sulla terra che cerca di conoscere il linguaggio umano?

1. Osservando i momenti in cui gli esseri umani pronunciano certe parole e trovare il collegamento con il loro ambiente esterno

2. Leggere il vocabolario ( un’opera che raccoglie, in modo ordinato secondo criteri anche variabili da un’opera all’altra, le parole e le locuzioni di un lessico fornendone informazioni quali il significato, l’uso, l’etimologia, la traduzione in un’altra lingua, la pronuncia, la sillabazione, i sinonimi, i contrari ).

Tuttavia il vocabolario ha un limite se si vuole conoscere la definizione di una parola perché spesso non si trovano nuove informazioni nella definizione, ma le stesse dette in parole più estese, che però non risolvono la domanda “che cosa significa?“. Infatti come scrive Wikipedia “Una caratteristica che accomuna tutti i dizionari è quella di ricorrere a sinonimi o perifrasi. La sinonimia si basa su una parziale equivalenza di significato dei termini, più che sulla totale identità.

Per introdurre le definizioni, ci si serve anche di perifrasi rese con frasi relative (‘seduttore’ equivale a ‘che seduce’, ‘che esercita una forte attrazione’).

3. Chiedere alle persone “che cosa significa la parola X?”

Significato del termine “troia” e dei suoi sinonimi:

Ho chiesto: “Che significa la parola troia?

E mi è stato risposto: “Non ho capito se intendi una vera prostituta. che tipo di troia???”

Mi aspettavo di ricevere una risposta che valesse per tutte le ragazze che vengono quotidianamente chiamate troia, e non una risposta che valga per un tipo di troia. Un principio in base al quale sapere quando chiamare una ragazza troia. Ma ho trovato emozioni in base alle quali le persone chiamano troia una ragazza.

Ho provato a cambiare domanda dato che non mi riusciva facile capire cosa è una troia.

Quando le persone chiamano troia una ragazza?

Nel vocabolario ci sono 4 significati della parola troia:

1 popolare: Femmina del maiale non castrata destinata alla riproduzione

2 volgare-offensivo: Prostituta, usato spec. come epiteto ingiurioso

3. (spreg. triv.) donna di malaffare (Malaffare viene usato a proposito di persone, gruppi sociali e sim. che vivono fuori della legalità o verso chi è disonesto, cioè chi non rispetta gli altri e non agisce lealmente verso il prossimo )

4. che si concede con estrema facilità

VERIFICA DEL VALORE NEGATIVO DEI DIVERSI SIGNIFICATI

1. La parola “troia” nel significato della “femmina del maiale” alcune persone trovano caratteristiche simili con delle ragazze. Ma non ha senso disprezzare una ragazza perché si trovano delle caratteristiche simili in un animale. Se la femmina umana chiamata “troia” è come la femmina del maiale significa che non è castrata, e non essere castrati si può ritenere una cosa buona per la sua salute e soddisfazione, e non un pericolo per gli altri, e psicologicamente non è impotente sessualmente o repressa, e anche questa caratteristica è è una cosa buona per la salute della femmina umana, e dunque inutilizzabile per disprezzare una ragazza. Inoltre, se fosse realmente come la femmina del maiale sarebbe destinata dall’allevatore alla riproduzione, ma la femmina umana non ha allevatori che la spingono alla riproduzione, sceglie di fare sesso e anche senza riprodursi, ma per soddisfare la propria libidine e provare e riprovare piacere.

L’unica somiglianza è che si accoppia con i genitali di un altro. Cosa che però fanno tutte le specie sessuate. Anche le coppie umane monogame votate al matrimonio lungo l’intera vita.

Si può vedere una somiglianza nel fatto che molti uomini o donne si accoppiano con lei, e quindi la sua attività prevalente è l’accoppiamento sessuale promiscuo, come è l’attività prevalente della scrofa, ma in questo c’è sia una importanza personale che sociale, le altre e gli altri che fanno sesso con lei provano benefici.

Inoltre, la femmina del maiale è capacissima di prendersi cura dei propri figli nonostante le sue abitudini sessuali. Come lo sarebbe la donna umana se le fosse permesso.

Infine, esseri umani e maiali hanno dna rassomiglianti e dunque prenderli come metro di misura per l’insulto è decisamente contraddittorio, oltre che antiscientifico, e antropocentrico. Le ricerche scientifiche su di essi, sono state utili per scoprire geni in potenza riguardanti molteplici malattie: conclusioni usufruibili in futuro per altri studi sull’utilizzo dei maiali in agricoltura e nella biomedicina.  Nelle patologie che affliggono l’essere umano, gli studiosi hanno scoperto 112 correlazioni con gli aminoacidi implicati nelle malattie che tormentano il maiale: fra tali patologie pure quelle più rischiose e pericolose, Alzheimer, Parkinson, obesità e diabete.

2. Nel secondo caso anche senza leggere il dizionario, è possibile sapere che i termini “troia, mignotta, zoccola, cagna, baldracca ecc..” sono legati alla prostituzione, perché tutte le prostitute vengono anche chiamate “troie” o “mignotte” o “puttane” o tutti i sinonimi esistenti, da chi ne parla.

Perciò è necessario chiedersi cosa significa “prostituta” e chiedersi se è sbagliato prostituirsi, e in quale quantità ci sia un collegamento con chi si fa fotografare nuda o in pose provocanti o in atti sessuali.

Nel vocabolario Treccani.it online alla parola “prostituzione” i risultati di ricerca sono:

prostituzióne singolare femminile [dal latino Tardo prostitutio-onis, derivato di prostituĕre «prostituire»]. –

1. Il fatto di prostituire, di prostituirsi, spec. come attività abituale e professionale di chi offre prestazioni sessuali a scopo di lucro.

2. In etnologia e nella storia delle religioni, p. sacra, atto rituale presente nelle cerimonie di culto di molte popolazioni, che si compiva occasionalmente durante la cerimonia o la cui pratica era stabilmente affidata a sacerdotesse, secondo concezioni cosmologiche che attribuivano all’atto sessuale un valore propiziatorio legato al culto della fertilità.

La Wikipedia italiana risponde così:

“Con il termine prostituzione si indica l’attività di chi offre prestazioni sessuali, dietro pagamento di un corrispettivo in denaro. L’attività, fornita da persone di qualsiasi orientamento sessuale, può avere carattere autonomo, professionale, abituale o saltuario.

L’uso del termine non è univoco e a seconda del Paese, del periodo storico o del contesto socio-culturale può includere qualsiasi atto sessuale e qualsiasi tipo di compenso (anche non in denaro) o indicare, moralisticamente ed erroneamente, coloro che svolgono atti sessuali fuori dal matrimonio, o uno stile di vita simile a coloro che offrono le prestazioni o chi intrattiene atti sessuali disapprovati. Può indicare anche un comportamento zelante più del dovuto nei confronti di un superiore, finalizzato all’ottenimento di gratifiche lavorative o economiche”.

Saltando altre parti non interessanti per l’analisi, alla voce “Modi di dire” di Wikipedia si trova scritto:

“Nel linguaggio colloquiale esistono moltissimi sinonimi del termine “prostituta”, la maggior parte dei quali, pur avendo un’origine dialettale, sono entrati a far parte dell’italiano parlato nelle diverse regioni e hanno carattere prevalentemente offensivo.

Tra i principali si trovano: puttana (il più comune a livello nazionale e di varie ipotesi etimologiche, probabilmente originario da putto, in quanto i rapporti a pagamento causavano spesso gravidanze, oppure dal latino putta “ragazza” passato attraverso il francese antico putain “puzzolente”; è possibile, in alternativa, che sia collegato al demone Putana, che sotto sembianze di bellissima donna avrebbe dovuto avvelenare Krishna allattandolo al seno), troia (di origine contadina; propriamente: femmina di maiale destinata alla riproduzione), zoccola e maiala (termini d’uso in Toscana), mignotta, battona, bagascia (termine d’origine ligure), baldracca, sgualdrina, vacca, ed il sempre piu usato vezzeggiativo in senso dispregiativo puttanella oltre ai meno noti androcchia, pelanda, sciacquetta, ‘tufera e lumera.

Molti di questi termini volgari vengono usati anche, con significato non letterale, per indicare le donne che conducono una vita sessuale libera e intensa, nonché sono spesso utilizzati come epiteti offensivi sempre nei confronti delle donne.

Sinonimi di differente e più moderna origine sono invece termini allusivi come passeggiatrice, laida, squillo (in riferimento alla chiamata telefonica), lucciola (quest’ultimo in riferimento agli accendini accesi che si intravedono di notte ai lati delle strade) e eufemismi come donna di facili costumi o di larghe vedute. Tra i sinonimi che non provengono dal linguaggio popolare troviamo invece meretrice (usato soprattutto nel periodo tardo imperiale e nel medioevo), cortigiana, lupa (termine che deriva direttamente dal latino, da cui anche “lupanare”). Recentemente si è diffuso in Italia, anche grazie ad episodi di cronaca, il termine escort, un prestito dall’inglese come sinonimo di “squillo di lusso”, ovvero una persona che lavora per appuntamenti, in proprio e/o tramite contatti forniti da terzi.

Termini invece più neutri dalla punto di vista della “coloritura” linguistica e più formali sono: prostituta, meretrice e peripatetica. Sempre nel linguaggio colloquiale, per definire l’atto con cui si usufruisce dei servizi delle prostitute si usa l’espressione andare a puttane. In senso figurato, l’espressione è anche usata per indicare la rovina completa di un’idea o progetto. Quando tale rovina è attribuibile a qualcuno in particolare, si usa l’espressione analoga mandare a puttane, sinonimo di “mandare a monte”. Di uso molto comune è la locuzione fare una puttanata, figurativo per “compiere un’azione sbagliata” ovvero “agire in malo modo”. Il termine puttaniere indica un cliente abituale di prostitute.”

Nella Treccani il significato letterale è : “attività abituale e professionale di chi offre prestazioni sessuali a scopo di lucro

Chi usa l’appellativo “puttana” verso una donna, riferendosi alla sua attività sessuale, sta negando a tutte le donne, e agli uomini che hanno rapporti sessuali con queste donne, il diritto ad una sessualità vissuta con chi vogliono e con quante persone vogliono, e con la frequenza che vogliono, e ad un ruolo autodeterminato, protraendo tradizioni, secondo cui o la verginità o l’astinenza sessuale o la monogamia devono essere valori importanti per una donna, senza spiegarne il perché, e tradizioni secondo cui è brutto, cattivo, pericoloso e quindi immorale fare sesso promiscuo e occasionale; costringendole, attraverso il tentativo di instaurare il senso di colpa e la vergogna, e non attraverso la ragione, o minando la conoscenza che gli altri hanno del complesso delle condizioni da cui dipende il valore sociale della persona giudicata. E così a doversi legare sentimentalmente in modo monogamico, e dunque dipendere soltanto da una persona (uomo/donna) per appagare i propri desideri e impulsi sessuali senza venir considerate ragazze o donne da emarginare e denigrare. Provocando così repressione, patologie, e difese psicologiche complesse, fatte di inganni, e insulti ad altre donne per distinguersi non essere giudicate “troie”.

Allo stesso modo, chi usa l’appellativo “porco” o “maniaco sessuale” e tutti i suoi sinonimi verso un uomo, riferendosi alla sua attività sessuale, sta negando a tutti gli uomini, e alle donne che hanno rapporti sessuali con loro, il diritto ad una sessualità e ad un ruolo autodeterminato, portando avanti tradizioni, secondo cui la dedizione alla famiglia formata da due persone monogame sono valori importanti per ritenersi veri uomini; o concetti per cui ci si deve dedicare a cose diverse dal sesso, o non con tale intensità o quantità di tempo, costringendo gli uomini, attraverso il senso di colpa e la vergogna, a doversi legare sentimentalmente in modo monogamico, e dunque dipendere soltanto da una donna per appagare i propri bisogni sessuali senza venir considerati ragazzi o uomini da emarginare e denigrare

Gli uomini hanno il diritto di fare sesso con tante persone e con la frequenza che vogliono.

Negando e impedendo queste libertà si provocano sofferenze, repressioni e disturbi psichici. Come frigidità, paura del sesso, senso di disgusto del sesso, vergogna e senso di colpa, con conseguente aggressività volta a ribellarsi alla costrizione di reprimere la propria energia sessuale. Oppure un uso della propria energia per attività totalmente astratte che portano al bisogno di potere mentale e non di piacere fisico, come il narcisismo. Reprimere il piacere fisico può portare ragazze a cercare nella fotografia una valvola di sfogo per ottenere piacere mentale attraverso il potere della loro immagine sull’eccitazione altrui, e quindi non farlo come gesto gioioso, ma come gesto pieno di tensione.

Alexander Lowen spiega nel suo libro “Il narcisismo” che è: “Un esagerato investimento nella propria immagine a spese del sé.[…]Ciò che accade è che il narcisista si identifica con l’immagine idealizzata . L’immagine reale di sé è così perduta.[…]Il disturbo fondamentale della personalità narcisista è la negazione dei sentimenti.[…]Mancando la forza reale che deriva dai sentimenti intensi, il narcisista ha bisogno del potere, e lo cerca per compensare questa deficienza. Il potere sembra infondere energia all’immagine del narcisista, sembra conferirle una potenza che altrimenti non avrebbe.”  e nel suo libro “il piacere” scrive: “il potere è divenuto il valore primario, mentre il piacere è stato confinato alla posizione di valore secondario. […]Il corpo, al contrario dell’Io, desidera piacere, e non il potere. Il piacere del corpo è la fonte da cui scaturiscono tutti i nostri buoni sentimenti e pensieri..[…]L’egoista, nonostante sembri agire senza inibizioni, non gode del suo esibizionismo perché tutta la sua attenzione e le sue energie sono focalizzate sull’immagine che spera di rappresentare. Il suo comportamento è dominato dall’Io ed è incanalato verso il raggiungimento del potere, e non verso l’esperienza del piacere.”

Non si scherza con certi termini perché certe azioni non fanno niente di male agli altri. E così come è normale pensare che non si scherza dicendo “froci” e “negri” deve essere normale pensare che non si scherza dicendo “troie”. è diseducativo.
Tuttavia, si può pensare impossibile che tutte le donne si sostengano a vicenda evitando di chiamarsi troie dal momento che una parte di esse è spaventata dalla possibilità che il ragazzo che desiderano preferisca una ragazza che si concede più facilmente, o il fidanzato le tradisca e desideri una relazione poligama. Hanno un forte bisogno di eliminare dalla mente delle altre ragazze e dal loro sistema nervoso in cui sono registrati i comportamenti abituali le idee a favore di un certo tipo di sessualità e i comportamenti che rifletto idee a favore di un certo tipo di sessualità. Ed è difficile credere che possa sparire per sempre questa esigenza, ma potrebbe essere ridotta in una cultura che pone come valore la libertà sessuale, e considera termini come “troia” e “porco” da evitare tanto quanto attualmente si considera “frocio” o “negro” termini da evitare.

MODELLI SESSUALIZZATI AGLI ADOLESCENTI

Ogni volta che un donna famosa si spoglia in modo indiscriminato davanti al suo pubblico qualcuno dice che non dovrebbe farlo, perché condizionerebbe i giovani. Ad esempio è successo con Kim Kardashian.

è infantile il concetto che per amarsi e rispettarsi non bisogna mostrare il lato sessuale del proprio corpo in modo indiscriminato ma solo al fidanzato che ha promesso amore eterno. perché questo concetto riconduce il benessere al ricevere affetto e amore da qualcuno, esattamente come fa un bambino piccolo, che se la mamma si alza dal letto per andare a pensare a sé stessa, a guardare un film o magari anche a masturbarsi mentre lui dorme, il bambino piange, e si sente abbandonato, e pensa che la mamma non gli voglia più bene, e che la sua vita sia in pericolo.

anzitutto non hai detto che la Kardashian dev’essere libera di mostrarsi, anzi, hai detto che deve limitarsi, perché è un personaggio pubblico che può influenzare i giovani e fargli pensare che mostrarsi in modo sessualmente eccitante e a un pubblico indiscriminato possa essere una cosa buona e non negativa. mentre i giovani dovrebbero pensare che si tratta di un’azione dal valore negativo, che mostrare il lato sessuale del corpo non al fidanzato ma a tutti è frutto di una malattia mentale.

per quanto riguarda invece le ragazze non famose, naturalmente ci sono persone che buttano la critica al mostrarsi in modo sessualmente provocante in modo indiscriminato su motivazioni di benessere psicologico ed emotivo, e non etico, e dunque lasciano comunque la libertà di agire (dal momento che riguarderebbe solo i soggetti criticati). però la libertà di agire viene comunque emotivamente condizionata se ci si sente continuamente dire che ci si sta facendo del male senza rendersene conto. ed è comprensibile che qualcuno tenti di generare questo condizionamento interiore quando si tratta di fumare sigarette o bere alcolici, assumere droghe pesanti, ma non quando non è vero che ci si sta facendo del male.

Per quanto riguarda la possibilità degli adolscenti di imitare modelli osservati, spesso la tv fornisce modelli di ragazze e ragazzi asessuati e laccati, e quindi irreali, perché nella realtà si è sessuati. Una rappresentazione non asessuata e laccata, è molto più realistica quindi. Anzi, se un adolescente protrae un modello alla Hanna Montana dopo i cambiamenti puberali e quindi non integra nel sé il proprio nuovo corpo, perde il contatto con il suo corpo e la realtà, diventa nevrotica/o, e rimane mentalmente bambino anche se fisiologicamente adulto, quindi incapace di godere del nuovo corpo che la natura a un certo punto della vita gli ha donato perché ancora ancorato a un’immagine di sé asessuata e infantile, e condizionati quindi a ricercare le coccole di un genitore, fosse anche il fidanzato che viene immaginato come principe azzurro, asessuato anche lui, e quindi irrealistico e irragiungibile.
Hanna Montana era la rappresentazione di una personalità asessuata e laccata. Come Cenerentola è una rappresentazione falsata, come Biancaneve è una rappresentazione falsata, come la Bella e la bestia è una rappresentazione falsata. E quindi non dovrebbe essere una delusione il cambiamento da Hanna Montana alla nuova Miley Cyrus sessualizzata. Fare sesso o masturbarsi è una esigenza del tutto naturale durante l’adolescenza, e dunque un diritto che deve essere rispettato, consigliando gli adolescenti su come evitare rischi nel fare sesso (malattie e gravidanze indesiderate).

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