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Analisi delle critiche ad Agent Provocateur 2013

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Il blog UGDC (un altro genere di comunicazione) ha analizzato l’ultimo spot di Agent Provocateur.

Le accuse fatte sono:
1. immaginario legato alla sessualità pieno di cliché (streap club o club privato in cui uomini vestiti possono rimirare, toccare, baciare e fare sesso con una schiera di donne, che tra pizzi e merletti, allusioni sessuali e pose da contorsioniste ammiccano agli scrutatori di turno)
2. normalizza l’immaginario dell’harem.
3. L’immaginario erotico veicolato è quello della pornografia mainstream e di fatto lo spot risulta essere un video soft pornografico e lesbo chic.
4. conformate al modello unico dominante della taglia 38, delle bocche carnose e del culo sodo. La varietà di corpi non esiste.
5. Le donne si fanno oggetto di uno sguardo terzo che scruta e giudica, uno sguardo introiettato, che le fa sentire inadeguate se non conformate all’unico canone di appetibilità veicolato.
6.Incarnano una sessualità passiva e di servizio.
7. inserisce i rapporti lesbici in una cornice di appetibilità per il maschio, svuotando di fatto la soggettività delle donne e veicolando un’idea stereotipata di sesso lesbico.

STEREOTIPO DI GENERE E PUBBLICITà
Quando l’aspettativa data dal ruolo diventa normativa, è preferibile usare l’espressione “stereotipo di genere”. Entrambi i termini rappresentano risposte diversamente graduate a comportamenti.
Nel caso dell’aspettativa ci sarà uno stupore, o una delusione, nel caso della normatività dei rimproveri, delle critiche, delle aggressioni.  L’immagine che rappresenta un essere umano può essere un modello per chi la vede. Cioè un aspetto ritenuto degno d’imitazione.
Per imitazione si indica l’utilizzare lo stesso make up o simili, gli stessi vestiti o simili, gli stessi atteggiamenti o simili. Ma un modello a cui ispirarsi volontariamente è diverso da una norma alla quale costringersi ad assomigliare. Nella scelta volontaria non c’è sofferenza, ma nella scelta non volontaria c’è sofferenza. La norma esiste solo se gli altri con i loro comportamenti o le loro parole (critiche, aggressioni, rimproveri, emarginazioni) impongono una scelta a qualcuno. Ad esempio tenere i capelli corti per gli uomini, e i capelli lunghi per le donne. Dunque, se la norma estetica o comportamentale dipende da un certo tipo di comportamento delle persone non dipende dalle pubblicità. Perciò, possono esistere pubblicità che presentano degli stereotipi, in un mondo in cui le persone non impongono attraverso critiche, emarginazioni o regole scritte questi stereotipi. Quindi essere contro la divisione netta tra i sessi non coincide con l’essere contro le pubblicità in cui vengono rappresentati stereotipi.

Inoltre, la soluzione al sessismo in pubblicità data dai vari femminismi è eliminare l’immagine di donne nude, o che rispondono a idee precostituite (stereotipo) per pubblicizzare qualcosa (merci, musica, pensieri sociali o politici).

Ma l’eliminazione totale di un certo tipo di donna dalle pubblicità produrrebbe l’assenza di donne nude, o stereotipizzate e la presenza di uomini nudi o stereotipizzati. E dunque il sessismo non sarebbe eliminato in generale, ma solo nello specifico nei confronti delle donne.

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Quindi, poiché eliminando soltanto la nudità femminile si crea un sessismo sul maschio, si devono eliminare le nudità di entrambi i sessi.

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Ma eliminare sia l’immagine stereotipata della donna che dell’uomo elimina la libertà delle persone di aspirare a modelli stereotipata con l’approvazione sociale, e la situazione si ribalterebbe. Dall’intolleranza verso chi non corrisponde al canone estetico e allo stereotipo si passerebbe all’intolleranza verso chi corrisponde al canone estetico e allo stereotipo.
Quindi, si potrebbero soluzioni diverse rispetto all’eliminazione di ciò che provoca sofferenze.
Se l’uso dell’immagine di un corpo femminile per pubblicizzare una merce, (su carta o su video) ma anche un pensiero come una pubblicità progresso o sociale, o un videoclip musicale, viene usata perché alla donna viene collegato il concetto di bellezza, e all’uomo quello di forza, ed è quindi un’idea che divide i sessi in due ruoli netti e distinti, si può ipotizzare che per eliminare il collegamento tra il concetto di bellezza e donna, si dovrebbe inserire obbligatoriamente in ogni immagine di nudo in cui si esalta la bellezza della donna anche l’immagine di un uomo nudo in cui si esalta la sua bellezza, e vietare l’uso dell’immagine di nudo un singolo sesso. In questo modo il trattamento sarebbe paritario e la nudità non sarebbe più sessista.

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In sintesi, le possibilità di cambiamento sono quattro:
1. Si elimina la nudità femminile e si lascia quella maschile
2. Si elimina la nudità femminile e maschile.
3. Si lascia la nudità ma si obbliga all’alternanza delle immagini a ogni rivista e azienda pubblicitaria
4. Si eliminano le immagini con un solo sesso e si obbliga a inserire sempre i due sessi i contemporanea


NORMALIZZARE L’HAREM
Con harem viene indicato un posto in cui gli uomini possono soddisfare i loro desideri sessuali con donne a pagamento. Chi è contro la prostituzione vorrà eliminare questa possibilità, e dunque sarà preoccupato di eliminare anche la sua rappresentazione visiva, ad esempio in pubblicità. Ma per eliminarla in modo razionale è necessario analizzare i motivi del perché eliminarla.

C’è chi è a favore della legalizzazione e tutela del lavoro sessuale (anche chiamato prostituzione) e chi non è a favore. Per capire come giudicare questo evento può essere utile confrontare i vari giudizi emessi dalle due parti opposte.

PERCHé PROSTITUIRSI è UN MALE?

C’è chi protesta per la propria libertà di non soffrire per le proprie scelte, ma di esserne felice.

Facendo eventi come la Slutwalk, o La marcha de la puta (la marcia della puttana).

Rivendicano:

1. Il diritto a decidere autonomamente i motivi per cui fare o non fare sesso con qualcuno, compreso il farsi pagare.
2. Chiedono di usare le energie che si utilizzano per contrastare l’esistenza della prostituzione nel tutelarla da violenza e ricatti economici, in modo che la scelta sessuale sia il meno condizionata possibile dal bisogno di soldi.

Morgane Merteuil, segretario generale di Strass, il sindacato francese del lavoro del sesso nato nel marzo del 2009 che conta 500 aderenti ha detto riferendosi alle femministe: «La vostra propaganda attorno al principio della dignità della donna ha costruito un unico modello di emancipazione verso il quale noi tutte dovremmo essere attratte. […]Non tutte le donne vogliono le stesse cose e hanno gli stessi obiettivi.[…]Prostituirsi può essere un modo di riappropriarsi del proprio corpo e della propria sessualità.[…]Siamo per la presa di coscienza che solo quando saremo libere nelle nostre scelte, il femminismo di lotta potrà essere considerato degno, indipendentemente dal tipo di decisioni prese.”

Obbligare una donna a non prostituirsi non è una scelta giusta, quanto obbligare una donna a prostituirsi. Solo che nel secondo caso è evidente a tutti, nel primo invece molti si sentono in diritto di imporre questo limite.

Solo se produce un maleficio si può vietare un beneficio a una persona. E la prostituzione fatta in assenza di sofferenza non produce malefici alla società. Il problema starebbe nella disparità di opportunità. Le donne avrebbero possibilità di guadagnare con la propria sessualità e gli uomini no, oppure in quantità sproporzionate, come già avviene in ambito di immagini del corpo nudo o seminudo.

Anche se fosse degradante, cosa che non è, non sarebbe giusto imporre a una donna di non fare quello che vuole col suo corpo se questa imposizione non è legittimata da un maleficio sociale che produce. Limitarla e riempirla con giudizi del tipo “ti degradi” “sei condizionata” è una violenza psicologica. E infatti molte ne soffrono di questa quantità di giudizi che ricevono.

MOTIVI PER CUI SI è A FAVORE DELLA PROSTITUZIONE

Le ragazze che vogliono prostituirsi hanno motivi diversi tra loro:

1. Guadagnano soldi.
2. Il proprio corpo è sempre disponibile a sé stesse mentre il lavoro dipendente o autonomo non è sempre disponibile.
3. Nel momento in cui provano piacere il lavoro è meno faticoso di altri lavori.


MOTIVI PER CUI SI è CONTRO LA PROSTITUZIONE

La prostituzione produce effetti diversi sulle donne che la praticano, che variano in dipendenza da come essa viene praticata.

Si possono prendere come esempio due modi opposti:

A. per libera scelta in un ambiente sicuro, quindi senza tensione.
B. per costrizione, come minacce di morte, o minacce di percosse.

Nel caso della prostituzione avvenuta per costrizione le conseguenze negative di cui molte persone si preoccupano di evitare e di far evitare alle donne sono:

1. la costrizione (minacce, percosse, usura, mancanza di libertà causata da bisogni finanziari dovuti alla povertà)
2. conseguenze psicologiche negative (desensibilizzazione, ricerca dell’oblio attraverso alcol e droga, depressione, ansia)
3. conseguenze fisiche negative (malattie, gravidanze)


La distinzione tra prostituzione scelta e subita viene negata da alcune persone in seguito ad una credenza, 
la credenza secondo cui nella prostituzione le donne vendono il corpo e gli uomini acquistano il diritto di proprietà del corpo delle donne, e acquistando questa proprietà le donne automaticamente sono costrette a fare sesso. 
E quindi queste persone credono che la prostituzione sia sempre costrizione, e che le donne che desiderano prostituirsi non comprendano che non c’è una prostituzione buona, ma che ne esiste soltanto una cattiva, e dunque pensano di dover agire per il loro bene contro la loro volontà.

Bisogna quindi verificare questa premessa per poter sapere se la deduzione fatta basandosi su essa sia una deduzione attinente alla realtà.

PROPRIETà DEL CORPO ALTRUI

Nei confronti di questa credenza c’è da considerare che teoricamente, la mediazione del denaro conferisce ai clienti lo status di poter chiedere di poter fare o farsi fare qualcosa con l’aspettativa che la richiesta verrà accettata temporaneamente, il tempo necessario per raggiungere l’orgasmo. La prostituzione, dunque, non è l’esplicitazione del rapporto patriarcale di dominio degli uomini sulle donne.

 Quindi, è l’interpretazione del singolo uomo che può trasformare la prostituzione in un rapporto patriarcale di dominio, poiché alcuni uomini, a differenza di altri, si interessano di sapere se le richieste sono accettate o no, e al massimo richiedono indietro la cifra e rinunciano al rapporto sessuale. E dunque non è la prostituzione in sé che va giudicata negativamente, ma il rapporto che alcuni uomini hanno con la prostituzione. E si dovrebbe cercare quindi soluzioni volte a controllare il rapporto di quegli uomini con la prostituzione. E nel caso in cui non si trovassero soluzioni ammettere di non riuscire a risolvere il problema indicandolo nell’interpretazione della prostituzione piuttosto che nella prostituzione.

Una volta che si è capita la distinzione tra gli effetti della prostituzione scelta e quella subita si può dire che il sistema, o al plurale i sistemi, adottati nella gestione della professione sessuale non assicurano la libertà di scelta delle ragazze che si prostituiscono, ma questo non equivale a dare un valore negativo alla sessualità come lavoro retribuito.

C’è chi dice che anche legalizzando il lavoro sessuale, la sofferenza che ne può derivare causata dalla coercizione non cessa, e chi afferma che aumenta.


BISOGNI FINANZIARI COME MANCANZA DI LIBERTà DI SCELTA

Le persone che vogliono abolire la prostituzione pensano che l’espressione delle scelte personali non sia favorita dallo scambio di servizi sessuali in cambio di denaro, perché la scelta che compiono le prostitute non è legata alla loro autonomia sessuale, quanto piuttosto ai loro bisogni finanziari. Quindi le intenzioni di chi crede ciò nel rifiutare la prostituzione non hanno lo scopo di oltraggiare la libertà sessuale degli individui, quanto piuttosto quello di creare le condizioni sociali che permettano di non oltraggiare questa libertà. Difendendo l’autonomia sessuale dei più poveri e delle persone più vulnerabili della società.
Quale deve vincere? la libertà di scegliere come fare sesso o la libertà di scegliere come guadagnare soldi? Libertà di esplorare le proprie preferenze sessuali, a condizione che le pratiche si svolgano tra adulti consenzienti. E quindi l’autonomia sessuale esiste soltanto in assenza di coercizioni economiche, e quindi la prostituzione impedisce l’espressione delle preferenze sessuali, soprattutto dei più poveri o nel caso in cui venga discriminato a livello lavorativo un genere sessuale. In base a questo principio, si potrebbe dire che tutti hanno la libertà di scegliere come muovere i propri arti, e che se ci sono motivazioni economiche, questa libertà venga negata. Ma per dare validità a questo principio è necessario trovare differenze tra la prostituzione e le altre attività lavorative come quelle dei camerieri, muratori, carpentieri, e scrittori che scelgono di muoversi, stare seduti, pensare, non in libertà ma obbligati dal bisogno di soldi.
Bisogna quindi spiegare perché la sessualità non può subire le stesse leggi che subiscono le altre attività umane, come il ragionamento per chi scrive saggi, romanzi, poesie, e il movimento e la forza fisica per chi fa il muratore, il cameriere o altro

Il principio secondo il quale la sessualità, non è un’attività separata da ciò che ci costituisce come soggetti e invece le altre attività lavorative sono separate da ciò che ci costituisce come soggetti.
La norma secondo la quale la sessualità deve essere soltanto attuata per il desiderio sessuale, e una persona non può scegliere di farla per motivi economici.

Che significa essere dei soggetti? Che cosa ci costituisce come soggetti?

 Sulla prostituzione è necessario dire che ci sono alcune donne che guadagnano anche settemila euro al mese. Una cifra non necessaria per la sopravvivenza mensile, e neanche per accumulare denaro utile a una sicurezza. Vittime sono le prostitute che sono costrette a farlo e che guadagnano 20 euro a prestazione sessuale sulla strada. e i carnefici/e sono tutte le persone che rendendo illegale questo mestiere e le costringono a farlo sulla strada.

CONFORMAZIONE AL MODELLO UNICO

Il ragionamento di chi si preoccupa per il benessere delle donne è: il trattamento della bellezza femminile può far soffrire le donne, dunque il trattamento della bellezza femminile deve essere eliminato.

Alcune soluzioni che si possono ipotizzare per soddisfare le esigenze di chi è contro il modello unico di bellezza nel mercato sono:

1. Obbligare le aziende a produrre sempre merci (abbigliamento) e pubblicità che soddisfino anche i desideri delle persone che non rientrano nel canone di bellezza.
2. Permettere alle aziende di produrre merci (abbigliamento) e pubblicità rivolte principalmente a chi rientra nel canone di bellezza, ma obbligarle a produrre anche merci e pubblicità che si rivolgono principalmente a chi non rientra nel canone di bellezza.

Per poter attuare la prima soluzione bisogna capire se è giusto obbligare un’azienda a produrre abbigliamento per persone che hanno differenti tagli, e obbligarle a pubblicizzare i loro abbigliamenti mostrando donne anche non corrispondenti ai canoni estetici. Per imporre qualcosa a qualcuno uno Stato dovrebbe avere la giustificazione dell’esistenza di conseguenze negative provocate da ciò che dovrebbe impedire, oltre al confrontarle con le conseguenze negative subite da chi dovrebbe essere limitato.
Le conseguenze negative dell’impresa potrebbero essere la diminuzione delle vendite, poiché ad alcuni le immagini provocherebbero reazioni emotive spiacevoli, che causerebbe conseguenze negative nei dipendenti dell’impresa, poiché ci sarebbe una diminuzione dei compensi, o licenziamenti. Quindi, per poter attuare la norma della diversificazione dei modelli estetici si dovrebbero trasformare tutte le imprese in servizi sociali in cui l’utilità della merce e della pubblicità siano rivolte al benessere sociale e non al profitto privato.

Si può invece obbligare a non produrre immagini con su scritte affermazioni assolute e generalizzanti. Ad esempio, utilizzando la reazione emotiva alla visione di certe immagini, una campagna pubblicitaria di uno yogurt ha inviato il messaggio “Scordatelo.  I gusti degli uomini non cambieranno mai”. Riferendosi alla possibilità di attrarre pur essendo grasse.

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Ma gli uomini non hanno tutti gli stessi gusti estetici, ma la maggior parte preferiscono le ragazze nel canone estetico. Quindi è un’affermazione ambigua, che da valore soltanto alla maggioranza.

 Quindi:

1. invece che aver paura di far diventare normale il concetto di harem si dovrebbe farlo diventare normale, legalizzarlo e tutelarlo piuttosto che lasciare venga fatto di nascosto e in modo pericoloso.

2. non si dovrebbe utilizzare il grado di somigilianza col porno come metro di misura per giudicare negativamente una pubblicità, perché il messaggio può essere frainteso, e chi lo ricevo può pensare che si stia denigrando la pornofrafia (soprattutto mainstream) quando invece il problema è che si faccia leva su emozioni forti per vendere merci di ultima necessità a un costo eccessivo (più di 100 euro per un intimo).

3. invece che vietare qualsiasi rappresentazione di un certo tipo di estetica o ruolo di genere, permettere pubblicità in cui siano rappresentati estetiche canoniche e ruoli stereotipati, ma imporre l’esistenza di una quantità proporzionale con altre rappresentazioni di altri tipi di estetiche in altre pubblicità ad ogni impresa, o eliminare la pubblicità trasformando il lavoro da profitto privato a servizio sociale.

 

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