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La Zanardo a favore della Yamamay e l’idea di perseguire il profitto senza offendere e umiliare (le donne)

Lorella Zanardo (autrice di Il corpo delle donne, e Nuovi occhi per i media) scrive sul suo blog, a proposito della pubblicità della Yamamay.

La Zanardo sostiene diverse cose. Ne analizzerò solo alcune perché ho molta difficoltà a soffermarmi troppo tempo su affermazioni che in modo estremamente sintetico implicano una moltitudine di falsità che non vengono filtrate dalle persone che le ascoltano.

La Zanardo afferma che qualsiasi pubblicità in cui si parla di violenza sulle donne aiuta ad innalzare il livello di consapevolezza.
Ma bisogna capire cosa significhi il termine “consapevolezza” per capire se lei dice il vero. Con una immagine, non si capisce perché accade ciò che accade, si sa solo che accade, non è neanche cronaca.

Poi aggiunge che investire soldi per pubblicità in cui c’è il tema della violenza sulle donne è meglio che investire soldi per pubblicità in cui ci sono “tette e culi”.
Forse, se la Zanardo chiama “tette e culi”, quelli che sono “seni e glutei”, e ripete più volte queste parole, c’è un motivo, che chi ascolta, poiché non è dentro la testa della Zanardo, può solo ipotizzare, prendendo in considerazione ad esempio il suo libro “il corpo delle donne”. E quindi, un dispregiativo, riguardo all’uso dell’immagine del corpo femminile, in particolare delle zone più erotiche.
In questo modo la Zanardo identifica il problema più grande nella visione del corpo nudo femminile, per motivi che non spiega nel post, ma spiega in altre parti. Motivi che possono essere considerati inconsistenti da molte persone.
Infine dice che utilizzare il tema della violenza sulle donne per fare profitto “non fa danno”. Ma invece, il tema, se utilizzato per fare profitti può perdere la sua realisticità nella traduzione pubblicitaria, e quindi la sua importanza.

Inoltre, da questo pensiero si può dedurre che se in nessuna pubblicità ci fosse più nessuna immagine considerata da eliminare, allora la pubblicità sarebbe una cosa buona.

Ma in realtà, i danni della pubblicità, indipendentemente dalla presenza di immagini di donne, sono reali e verificabili.
Prima di tutto, servono a aumentare il desiderio di consumare.
Il maggiore consumo produce il fatto che risorse limitate, e crescita esponenziale, portano alla catastrofe, e le persone lavorano più di quanto hanno bisogno di lavorare. Inoltre, la pubblicità esiste perché esiste il sistema capitalista e la domanda e l’offerta. E vederla come una cosa buona porta a preoccuparsi di utilizzare le pubblicità per aiutare le imprese a guadagnare.

Ma il problema non è che le piccole e medie imprese vengano sopraffatte dagli interessi di quelle grandi, ma è il fatto che ci siano le imprese: piccole, medie e grandi. Perché la loro esistenza presuppone un modello di vita rudimentale, basato sull’ “omnes contra omnium”. o sulla “legge della giungla”. o sulla “legge del mercato”, se si preferisce.

Ma l’unico modo razionale e “umanistico” di procedere, sarebbe di produrre e consumare socialmente, e di suddividere equamente guadagni e perdite tra tutti. naturalmente, perché questo abbia senso, non può essere fatto solo all’interno delle nazioni, ma dovrebbe essere realizzato globalmente. la vera globalizzazione sarebbe quella: un sistema economico planetario di produzione e di consumo dell’utile (mentre le imprese, PiccoleMedieGrandi, in genere tendono a produrre il vendibile, che non coincide affatto con l’utile).

In tal modo, le crisi sarebbero soltanto mondiali, e ripartite spalmandole su tutti.

Certe persone sfruttano il sistema che hanno trovato, il quale permette di vendere anche tavolette del water con suoni e luci colorate, grazie a pubblicità, per soddisfare i propri desideri a danno degli altri, dell’ambiente, e dei valori di onestà.

Il concetto di onesto ha perso significato. Se la disonestè è legale e l’onestà è legata al concetto di legalità allora tutto cambia. Secondo la legge, è onesto anche che i presentatori di un Festival come San Remo abbiano guadagnato anche 600mila euro, o che un comico come Benigni ne abbia guadagnati 6milioni di euro in una sola serata, per un servizio che nella scala delle necessità è molto lontano dai primi posti, secondo la legge. Ma non secondo il significato reale di onesto. E queste persone approfittano di un sistema disonesto, perché sono protette nel fare cose disoneste.

A proposito delle nozioni di prezzo, e dunque anche di compenso, si può dire che esiste un prezzo/compenso determinato in base al lavoro effettuato e al suo valore, mentre esiste un prezzo/compenso determinato dalle leggi della domanda e dell’offerta (in particolare, dall’introito pubblicitario, ottenuto tramite simbologie, memorabilità della merce o del servizio attraverso la celebrazione della sua storia).

Per evitare che si crei confusione sul significato di “valore di un lavoro” si può specificare che esso sia l’attinenza più prossima a quei bisogni la cui non soddisfazione provoca una sofferenza molto forte e che possono provocare danni all’organismo fino alla morte, che per questa caratteristica possono essere distinti dagli altri categorizzandoli come “primari”. Più quest’attinenza si allontana dai bisogni primari meno valore ha un lavoro.

Per vivere in società in cui le persone non soffrano a causa di mancanza di retribuzioni e privilegi dovuti al possedimento di capitali enormi rispetto agli stipendi medi, è necessario limitare il commercio e l’industria in modo da farli diventare dei servizi sociali: al servizio dei cittadini, cioè, e non dei commercianti e degli industriali.

In particolare, considerare un reato prezzi di beni o servizi non determinati in base a criteri di costo (materiali ed energie naturali o psicofisiche utilizzate) e utilità (il valore che hanno nel soddisfare i bisogni degli esseri umani), ma solo in base al meccanismo di domanda e offerta.

E regolamentare anche in maniera indiretta, tramite tasse progressive, che tendano radicalmente e velocemente verso il 100 per 100, la produzione e la vendita di beni di ultima necessità: dalle ferrari in giù. E quindi, eliminare le pubblicità.

L’argomentazione “fosse anche che una sola delle 300mila che segue Yamamay su fb, cercando un tanga, si soffermasse a riflettere sul tema violenza, sarebbe un successo” è dello stesso tipo delle argomentazioni  come”i ricchi fanno bene ai poveri perché investono soldi per le aziende in cui i poveri possono lavorare”.
Bisognerebbe capire perché chi si preoccupa dei diritti delle donne non si accorge di tutti i diritti degli esseri umani violati attraverso l’uso della pubblicità. Non si può perseguire il profitto senza offendere e umiliare.

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Immagini e video pubblicitari giusti secondo i femminismi

Per comprendere come i vari femminismi vorrebbero che le immagini fossero gestite, è necessario raccogliere tutti i divieti posti dai vari movimenti per i diritti delle donne:
oggettificazione,
mercificazione,
sessualizzazione,
eteronormativismo,
modello unico di bellezza,
ironizzazione sessuale
 (verbale o simbolica)

In base a questi divieti, riguardo le immagini si può dire che per essere giudicata giusta/o e legittima/o, una immagine o un video pubblicitario, o un videoclip musicale, deve rappresentare:
donne vestite,
non sensuali,
non normatizzate esteticamente,
non fotoritoccate,

che non compiono azioni inerenti a ruoli di genere sessisti,
che mostrano anche atti omosessuali,
e l’immagine non deve contenere frasi in cui si ironizza sulla sessualità femminile.

Delle immagini maschili non ne parlano i femminismi, quindi si può dedurre che possano rimanere così come vengono attualmente presentate. Non sembrano parlare neanche di film o romanzi, anche se pure essi sono oggetti scambiati con soldi.

Una volta eliminate certe possibilità, secondo i principii dei vari femminismi, si può delineare le possibilità rimanenti per produrre immagini o video in cui sono presenti donne con i quali poter fare commercio.

Per poter giustificare questo cambiamento, è naturalmente necessario giustificare i singoli principii.

Dell’oggettificazione ho scritto nel post :
Oggettificazione: Le fotomodelle (di nudo) saranno disoccupate a causa della Boldrini?
Della mercificazione ho scritto nel post:
Tutti parlano di mercificazione del corpo delle donne ma nessuno spiega cos’è: un pò di chiarezza
Del sessismo ho scritto nel post:
Cosa è e cosa non è il sessismo in pubblicità
Della violenza nelle immagini ho scritto nei post:
“Un altro di genere di comunicazione” e l’interpretazione di stupro invece che tradimento
Il ritorno di Clendy : la versione della pubblicità “moderata” dai femminismi
Del modello unico di bellezza ho scritto nei post:
Il modello unico di bellezza e i contrasti distruttivi e produttivi
Fotoritocco ed etica degli effetti psicologici

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Tutti parlano di mercificazione del corpo delle donne ma nessuno spiega cos’è: un pò di chiarezza

I temi trattati in questo post sono:
La funzione della parola mercificazione
I problemi nel comprendere il significato della parola mercificazione
Difficoltà della comprensione del concetto a causa dell’inclusione di elementi diversi tra loro

LA FUNZIONE DELLA PAROLA MERCIFICAZIONE

L’espressione “mercificazione del corpo delle donne” pone chi l’ascolta in una condizione di scelta sul se essere d’accordo o in disaccordo, interessarsi o disinteressarsi. Porta a ragionare, provare emozioni, scegliere ed agire.
Perché è una espressione che ha un valore oltre che un significato.
Ogni parola, può avere un valore neutro, positivo o negativo, in base ai bisogni umani e sociali, e a cosa li soddisfa oppure li mette in pericolo.
Nel caso della parola mercificazione, è quasi sempre usata con un valore negativo. Questo valore, serve per mettere in guardia chi l’ascolta che quella cosa indicata da quella parola è pericolosa per i bisogni di qualcuno o per il benessere della società o per la persona che l’ascolta, e dunque propone di scegliere e agire in base a questa nuova informazione ricevuta.

I PROBLEMI NEL COMPRENDERE IL SIGNIFICATO DELLA PAROLA MERCIFICAZIONE

A una parola corrisponde qualcosa nel mondo reale. Un oggetto, un evento, un sentimento. Questa corrispondenza viene chiamata significato.
Tuttavia, l’essere umano ha la capacità di immaginare cose non attinenti alla realtà, e preoccuparsi quando non c’è motivo di preoccuparsi. Quindi, ha bisogno di verificare i suoi pensieri per poter agire in base ad essi. Per giudicare se un giudizio è corretto o no è banalmente necessario comprendere cosa esso significhi.

Molte delle persone che utilizzano certe parole non spiegano cosa esse significano, ma o danno per scontato che l’altro ne conosca già il significato, oppure si aspettano che cercheranno autonomamente il significato della parola, perché magari hanno l’intenzione di stimolare soltanto la curiosità e non di assicurarsi che l’altrui comprensione sia completa e chiara.

Nel caso della parola mercificazione, i giornali, i blog, ma anche le dichiarazioni fatte in tv, anche da figure di rilievo come il capo dello Stato, o dei Parlamentari, la parola viene usata quotidianamente ma mai spiegata. Chi sente dire la parola “mercificazione” una o più volte, senza sapere cosa significhi, soprattutto pronunciata da femministe/i, e vuole giudicare se questo è un giudizio corretto o scorretto troverà difficoltà nel capire che cosa significa perché la sua definizione non viene praticamente mai esplicitata da chi usa questa parola.

E per uno/una stesso/a femminista, o anche per chi vuole semplicemente giudicare la correttezza o scorrettezza del giudizio, diventa difficile capire come essere femminista, o come giudicare il valore di ciò che accade alle persone, perché ha due alternative:

1. Intuire, scoprire o dedurne il significato autonomamente.
2. Disinteressarsi di esser sicuro/a di aver capito, e giudicare senza sapere veramente perché.

La ricerca autonoma del significato può avvenire in diversi modi:

1. cercare di immaginare il significato, tramite assonanze con parole conosciute, o con concetti sentiti dire da altri e collegati alla parola
2. leggere sul vocabolario

Entrambe le soluzioni hanno dei problemi.

Nel tentativo di intuire il significato, l’immaginazione, essendo indipendente dalla realtà, può non corrispondere a realtà. La non corrispondenza tra la propria idea che una parola abbia un certo significato e il reale significato stabilito nella società produce il fraintendimento.
Nella maggior parte dei discorsi le persone danno molti significati diversi tra loro alla stessa parola, e finiscono per parlarsi credendo che l’altro pensi alla stessa cosa che si sta pensando, creando così fraintendimenti, o anche litigi che non sarebbero avvenuti se non ci fosse stata una confusione iniziale.
La confusione è resa ancora più complessa da un altro processo. Ovvero, non solo una persona può dare un significato a una parola diverso dal significato che un’altra persona dà alla stessa parola, ma può dare più significati alla stessa parola che utilizza anche un’altra persona ma con un altro significato. Dunque, il chiarimento tra i due diventa ancora più difficile.

DIFFICOLTà DI COMPRENSIONE DEL CONCETTO A CAUSA DELL’INCLUSIONE DI ELEMENTI DIVERSI TRA LORO

Diventa davvero difficile capire cosa sia la mercificazione se si includono all’interno di questo concetto eventi diversi tra loro e non pertinenti, e non di tutto e di più senza dargli un ordine e una giustificazione. Infatti una definizione serve a delimitare l’estensione del concetto e ad indicarne la sua area d’uso. Ad esempio, non si può infatti usare la parola “gatto” per indicare un “cane”.

C’è chi include nel concetto di “mercificazione del corpo delle donne”
1. sottoporre il corpo a leggi alienanti
2. usarlo per vendere merci
3. esporre l’immagine del corpo in modo ripetitivo e ossessivo
4. proporlo con la stessa conformazione fisica corrispondente ai canoni maggioritari

E quindi, chi è consapevole di questa possibilità di non corrispondenza con la realtà, se è interessato alla verità deve andare a cercare il significato delle singole parole che compongono la definizione della parola che si vuole comprendere, ma anche prevedere che l’altro possa attribuire un significato alla parola non attinente alla realtà, e quindi indagare sul significato che egli dà alla parola.

IL VOCABOLARIO
L’altro metodo è più sicuro. Ci si può attenere alla parola, e vedere se è composta da parole che possono essere comprese più facilmente separate dalla parola singola. E poi andare a leggere sui vocabolari.

Nel comprendere il significato di un termine, si trovano dei problemi nel basarsi sulla definizione dei vocabolari, soprattutto se è un concetto complesso o astratto. Essendo sintetiche, le definizioni dei vocabolari lasciano all’immaginazione il capire il significato delle singole parole che compongono la definizione della parola di cui si vuole capire il significato.
Infatti, definire significa spiegare il significato di vocaboli mediante altri vocaboli di significato noto. Ma se gli altri vocaboli che servono a spiegare il primo vocabolo non fossero noti a chi tenta di capire nasce un nuovo problema per lui/lei, quello di capire i nuovi vocaboli. Questo, prima di tutto è un lavoro mentalmente faticoso, e la fatica di comprendere, soprattutto in un mondo in cui il pensiero profondo è sistematicamente sostituito da quello superficiale e breve, degli sms, dei post nei social network, dei post nei blog, va contro gli interessi di chi vuole diffondere certe conoscenze e idee, perché è probabile che una persona rinuncerà alla comprensione, conseguenze di cui chi parla di un certo concetto ha la possibilità di disinteressarsi, ma anzi, aspettarsi che l’altro debba fare quel lavoro da solo perché fa parte della normalità.

E oltre a ciò non da la sicurezza di aver davvero capito cosa indica nel mondo quella parola. Inoltre, in alcuni casi, seguendo il significato dei vocabolari, si può rimanere confusi sull’utilizzo fatto di certe parole, perché osservando quell’utilizzo non si vede una corrispondenza tra il significato al quale si è arrivati autonomamente e il significato a cui alludono le altre persone che utilizzano la medesima parola.
Bisogna quindi comprendere cosa indica nel mondo la parola “mercificazione”.

IL SIGNIFICATO DELLA PAROLA MERCIFICAZIONE

La parola mercificare ha in sé la parola “merce” più la parola “ficare”, che è una parola presa dal latino, sulla base di “facere” che significava “fare” e si trova in parole come edificare, pacificare,esemplificare, lubrificare, ecc., nei quali significa «fare, rendere, fabbricare» e simili e quindi nel caso di mercificazione significa “fare merce un qualcosa” o “rendere merce qualcosa”, dandogli un prezzo.

Tuttavia, questo significato alla parola è accompagnato da un altro significato, utilizzato spesso dalle/dai femministe/i.

Significato che si trova anche nel dizionario: Riduzione a merce di scambio di beni, valori che non hanno di per sé natura commerciale.

Oppure: trattare valori o beni spirituali o culturali come se fossero prodotti da commerciare. Quindi, la parola “mercificazione” si può usare anche per dire accade il mercificare la letteratura.

Una volta scoperto il significato della parola diventa necessario comprendere:

1. Il significato dei termini singoli usati per la definizione del concetto di mercificazione: “riduzione” “valore” e “natura commerciale“.

2. Perché certe cose non hanno di per sé natura commerciale e altre invece si, e in particolare verificare l’idea che l’immagine del corpo nudo, o la visione del corpo reale nudo, non hanno natura commerciale.

RIDUZIONE

La parola riduzione indica un “mutamento della condizione di qualcuno o qualcosa, soprattutto in senso restrittivo” una “diminuzione di numero o di quantità”. Questa parola è simile a “degradare” che significa “ridurre di grado”.

Bisogna capire cosa è a essere ridotto negli atti di scambiare la visione della nudità con soldi, o foto di nudità con soldi, o video di nudità con soldi. Poiché si dice che il corpo muta, e si riduce a merce, dopo lo scambio di soldi con la sua visione diretta o tramite fotografia o video, significa che prima di essere ridotto a merce possedeva qualcosa in più rispetto al momento in cui è stato ridotta a merce.
Per capire cos’è che manca dopo il mutamento a merce del corpo bisogna delineare le differenze tra una merce e un corpo.

Il processo si può dividere in quattro fasi:
1. C’è una persona che ha un corpo.
2. Questa persona compie l’atto di mostrarlo
3. Dopo aver mostrato il proprio corpo riceve soldi
4. Utilizza i soldi guadagnati per acquistare una merce o un servizio

Ma la riduzione o diminuzione di qualcosa non può riferirsi a una entità fisica che lo compone. Perché se una persona prende soldi per compiere l’azione di mostrare il suo corpo, il suo corpo non subisce mutamenti fisici.
Quindi bisogna capire cosa c’è al di là della materia che può subire un cambiamento di riduzione.
Per comprendere a cosa si riferisce chi parla di riduzione, si può utilizzare un’espressione del linguaggio del tipo “ma come ti sei ridotto/a?”. Una persona che pronuncia questa espressione si riferisce alla condizione in cui vive l’altra persona a cui si rivolge. Una condizione contraria ai bisogni umani. Ad esempio, un/a alcolizzato/a, un/a tossicodipendente, un/a dipendente dal gioco d’azzardo che ha perso tutti i soldi. Quindi la riduzione si riferisce a una scala immaginaria che misura il benessere umano. Perciò, con riduzione a merce di un corpo si riferisce a una riduzione di qualcosa di concettuale e non fisica. Alla riduzione della scala di benessere di una persona può seguire simultaneamente una riduzione di considerazione di tale persona, ad esempio perché gli si attribuisce la colpa di aver ceduto alla dipendenza del gioco d’azzardo, della tossicodipendenza o dell’alcol e essersi fatto/a del male.
Perciò sono due gli elementi a essere ridotti:
1. riduzione della scala immaginaria che misura il benessere della persona il cui corpo viene mercificato.
2. riduzione del valore positivo attribuito alla persona il cui corpo viene mercificato.

La supposizione che avvenga una riduzione di benessere è un errore che deriva dall’idea che la parola “merce” corrisponda a un ente fisico e non a un concetto. Una merce, a livello fisico è materia naturale o tecnicamente prodotto, suscettibile di essere scambiato con altri beni (e si parla in questo caso di baratto), oppure con denaro all’interno di un mercato e si distingue da tutto il resto della materia attraverso il pensiero umano che attribuisce a della materia il nome di merce e ad altra il nome di oggetto o di generica materia, ma non si distingue dal resto della materia per delle caratteristiche fisiche. Questa distinzione viene aiutata attraverso etichette e codici a barre.
Quindi, l’interpretazione del corpo viene mutata da un tipo di interpretazione a un altro tipo.
Da corpo a merce.
Con una merce si è padroni di fare ciò che si vuole dopo un pagamento. Distruggerla, colorarla, qualsiasi cosa, la si può anche buttare nel cestino. E fare ciò che si vuole con il corpo di una persona, distruggerlo, colorarlo, buttarlo nel cestino è un atto inconcepibile.

Una volta conosciuta l’idea secondo cui qualcuno interpreti un corpo come una merce invece che come un corpo, si può ipotizzare che la preoccupazione di chi vuole eliminare quell’evento che definisce “mercificazione del corpo delle donne” è che le persone si comportino in un modo inconcepibile con la donna, ma concepibile con una merce, in seguito all’evento chiamato “mercificazione”.

Quindi, si potrebbe dedurre che la preoccupazione di chi protesta contro quella che definisce mercificazione del corpo delle donne è quella di evitare una riduzione del benessere della persona il cui corpo viene mercificato. Ma questa deduzione non corrisponderebbe con molte dichiarazioni fatte da chi protesta contro quella che definisce “mercificazione del corpo delle donne”.

Nell’espressione “ridurre un corpo a merce” o “vendere un corpo” riferita alle immagini pubblicitarie c’è un errore.

Rendere un corpo una merce e ridurre un corpo a una merce per alcune persone sarebbero sinonimi. Se si rende merce la sessualità, la visione di un corpo nudo, la visione fotografica, o in video del suo corpo si riduce a merce il suo corpo.

Ma in realtà, se avvengono questi atti (sesso, nudità, foto, video) il corpo rimane un corpo privo di prezzo e non cambia da corpo a merce.

NATURA COMMERCIALE

Usare il termine natura, significa riferirsi all’insieme delle cose che esistono e che sono governate da leggi costanti che l’essere umano può conoscere, chiamate “leggi di natura”. Quindi, nell’unire la parola “natura” alla parola “commerciale” è come se si dicesse che il commercio è stabilito secondo leggi di natura, e si aggiungesse che gli esseri umani devono seguire la natura.

Per verificare se questa idea corrisponde con la realtà è necessario comprendere cosa sia il commercio.

Il commercio è quel sistema che permette agli esseri umani di sopravvivere e soddisfare le proprie esigenze in una società, attraverso lo scambio del denaro con il lavoro.

Qualcuno da un bene o un servizio mentre qualcun altro da la possibilità di chiedere legittimamente un bene o un servizio a qualcun altro attraverso lo scambio fisico di denaro.

Per quanto riguarda la naturalità del commercio si deve considerare che le leggi del commercio sono stabilite dagli esseri umani, e non dalla natura.

Quindi forse chi usa tali espressioni non si riferisce alla natura, ma a degli assiomi di partenza. Un assioma è una proposizione o un principio che viene assunto come vero perché ritenuto evidente o perché fornisce il punto di partenza di un quadro teorico di riferimento.

Quindi, probabilmente chi pensa ci sia una “natura commerciale” si riferisce al fatto che in precedenza allo scambio di soldi con beni o servizi, è stato stabilito che certe cose non fanno parte del commercio.

LA MERCIFICAZIONE NEL SENSO DATO DA MARX

C’è un ulteriore significato del termine “mercificazione”, riportato anche nei dizionari.

“Nella teoria marxiana, processo interno al sistema capitalistico, che tende a sottoporre tutte le relazioni e creazioni umane alle leggi alienanti che caratterizzano la produzione di merci”

Il filosofo, economista, storico, sociologo Karl Marx usò il termine “mercificazione” nei suoi libri. Per comprendere il senso che Marx dà al termine mercificazione diventa necessario comprendere cos’è l’alienazione.

L’economia politica, per Marx, aveva trascurato il rapporto tra l’operaio, il suo lavoro e la produzione per celare l’alienazione, caratteristica del lavoro nella società industriale moderna. L’alienazione, termine che Marx recupera da Hegel, è il “diventare altro”, il “cedere ad altri ciò che è proprio”.

La definizione di cedere è “rinunciare temporaneamente o definitivamente a qualcosa per darla agl’altri”.

Marx aveva analizzato il fatto che, sfortunatamente, la maggior parte della gente lavora anzitutto per mantenere sé stesso e la propria famiglia, invece che per ottenere soddisfazione nel poterlo fare, come fa ad esempio chi fa ricerca per passione, o chi fa foto per passione. Spesso, dunque, fa un lavoro che trova la sua giustificazione al di fuori di sé, nel denaro che procura. Marx parlava al proposito di “alienazione”, un termine che oggi è giustamente entrato nel linguaggio comune, anche se poi spesso non lo si applica dove si dovrebbe.

Vedendo la corsa ai soldi che caratterizza la nostra società, si può dedurre che questa società si basa, da un lato, su una serie di lavori in gran parte alienanti, e dall’altro, su una popolazione in gran parte alienata. lo dimostra ad esempio il fatto che ci sia nei weekend, nelle vacanze e nel pensionamento, una simmetrica “corsa via dal lavoro”; che conferma a sua volta un’insoddisfazione di fondo nel fare il lavoro. E dunque, l’alienazione, cioè la giustificazione del lavoro al di fuori di sé, sta in tutti i lavori, e non solo nel lavoro della fotomodella, o nella prostituzione. Quindi non si capisce perché si debba dare un rilievo maggiore alle fotomodelle e alle prostitute.

LA MERCIFICAZIONE E IL CORPO

Riguardo alla mercificazione specifica del corpo, esistono diversi significati che si danno a questa espressione:
1. rendere merce il corpo
2. ridurre a merce il corpo
3. lucrare tramite il corpo
4. lucrare tramite il corpo altrui
5. cedere ad altri ciò che è proprio in cambio di soldi (Marx)

Rendere qualcosa in un modo, ridurre qualcosa a qualcos’altro, e lucrare su qualcosa e lucrare su qualcosa che non è proprio sono atti diversi.

In un caso, tramite l’esistenza e l’uso del corpo si guadagnano soldi, nell’altro caso si rende merce il corpo e si da a un pagatore il potere di usarlo in cambio di soldi.

RENDERE MERCE IL CORPO

Poiché nel femminismo il concetto di mercificazione è riferito al corpo femminile nel contesto di fotografie o video di nudità parziali o totali e atti sessuali, e infatti si sente spesso dire che “il corpo delle donne è mercificato”, cioè “il corpo è reso merce” e quindi scambiato con dei soldi, bisogna definire cos’è un corpo, e verificare se effettivamente sia mercificato basandosi sulla definizione del termine “mercificazione”.

Il corpo è una quantità di materia definita nello spazio, contraddistinta da proprietà particolari, nel caso dell’organismo umano la caratteristica che viene chiamata “vita”, e avente una data forma e una certa massa.

Tuttavia, scambiare soldi con il corpo di esseri umani, bambini, adulti, anziani, per renderli schiavi, o di parti di esseri umani come gli organi del corpo (i reni), è sbagliato e illegale, ed è un ridurre a merce qualcosa che non deve essere ridotto a merce. Ma non ha niente a che fare con certe attività in cui non si scambia il corpo ma la prestazione.

Per capire cosa realmente sia la mercificazione del corpo così come la mercificazione coercitiva del sesso, ed evitare di parlare a sproposito, ci si può riferire a dei casi realmente accaduti e documentati dai giornali.

Un altro modo per rendere merce il corpo è il sequestro di persona che comprende il tagliare parti del corpo come forma di condizionamento di un caro al pagamento del riscatto.
Il sequestro a scopo di estorsione è un delitto contro la libertà personale e il patrimonio, previsto dal codice penale italiano all’art. 630. Condotta tipica del reato consiste nel privare taluno della libertà personale per un fine estorsivo.

La privazione della libertà personale può essere provocata non solo con l’uso di violenza fisica o di minaccia, ma anche con l’inganno. La violenza è intesa come l’uso dell’energia fisica tale da non permettere alcuna forma di resistenza, ma la Cassazione (con sentenza 14566/2005) ha delineato anche la forma della violenza morale che, ricorre quando pur in assenza di parole e di specifici atti intimidatori, si pone in essere un atteggiamento suscettibile di togliere alla persona offesa la capacità di determinarsi e di agire secondo la propria volontà.

Circa la minaccia essa va intesa come il prospettarsi di un male ingiusto e notevole, anche senza l’utilizzo di ulteriori strumenti coercitivi.

Il reato in questione, però, è perpetrabile anche attraverso l’induzione in errore di un soggetto. La privazione della libertà può essere assoluta e relativa. Nel primo caso vi è l’impossibilità assoluta di autoliberazione, nel secondo vi sono ostacoli che rendono difficile il recupero della libertà.

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Il 10 luglio 1973 venne rapito a Roma a piazza Farnese dalla ‘ndrangheta, facente capo alle ‘Ndrine dei Mammoliti, Piromalli e Femia, con la richiesta di un riscatto di diciassette milioni di dollari. Nel novembre dello stesso anno, un suo orecchio ed alcune fotografie sono fatte pervenire dai rapitori ai giornali per sollecitare ulteriori pagamenti, onde indurre l’inflessibile e ricchissimo nonno Paul Getty I a pagare il riscatto.

Oppure il corpo sessuale e la coercizione della volontà contenuta in esso come merce di scambio per ottenere la droga. In uno scantinato a Torino, una ragazza italiana è stata sequestrata da una donna e violentata da due uomini, usata come merce per pagare le dosi di cocaina.
La sua aguzzina la blocca per strada e sotto la minaccia di un taglierino si fa consegnare il bancomat. Cerca i soldi per la droga, dice, alla ragazza. Ma poi cambia idea e invece di un prelievo alla cassa automatica di una banca, trascina la giovane nello scantinato. “Sarai tu i miei contanti”, le dice. I primi due spacciatori arrivano per consegnare le dosi e accettano quel “pagamento”. E a quell’episodio, probabilmente, ne sarebbero seguiti altri se la ragazza non avesse convinto la sua aguzzina a lasciarla andare promettendole che avrebbe accettato di prostituirsi per suo conto. Appena uscita in strada, la ragazza si è fiondata nel primo bar e ha chiesto aiuto.

Ciò a cui si riferiscono molte persone con l’affermazione “rendere merce il corpo” è “il fotografare persone o registrare in video la loro immagine per poi scambiarle con soldi” e questo non è illegale. Quindi, ci deve essere una differenza tra questi atti.

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Tossicodipendenti e alcolisti che hanno continuo bisogno di denaro, nordafricani e disperati che non riescono a trovare una fonte di guadagno legale possono essere vittime di associazioni a delinquere per truffare le assicurazioni con un perito assicurativo corrotto. Persone che per soldi si sono fratturare braccia e gambe, per simulare un incidente, con l’impiego di pesanti dischi di ghisa da 20 chili, praticando una iniezione di anestetico procurato direttamente da una complice infermiera, e percepire il premio assicurativo, ricevendo 300 euro subito con la falsa promessa di intascare il 40% dalle assicurazioni che poi invece vanno tutte a chi li sfrutta.
Con un tariffario fisso: “300 per un braccio rotto, 400 euro per una gamba, 800 per un braccio e una gamba rotti, 1000 euro per fratture complete degli arti”.
Anche quando una volta sdraiato il o la malcapitato aveva visibili rimostranze praticavano comunque la frattura.
Per questo le vittime erano costrette per lunghi periodi all’uso di stampelle ed a volte di sedie a rotelle proprio a causa della gravità delle mutilazioni.
Solo dopo la messinscena dell’incidente, venivano avviate le pratiche assicurative che potevano valere fino a 150 mila euro ciascuna.

si può dire un canguro che viene ucciso dai visitatori di uno zoo, che gli hanno gettato addosso dei grossi sassi ferendolo a morte per ottenere una reazione e farlo saltare, ma che rimasto intrappolato per un piede malato non salta lo oggettificano: trattare gli esseri viventi senzienti come fossero oggetti e strumenti al proprio servizio.

LUCRARE TRAMITE IL CORPO

Nell’atto di lucrare tramite l’uso del corpo possono rientrare tutte le persone che usano il corpo per ottenere soldi, comprese quindi le fotomodelle che non producono pubblicità. Dunque le fotomodelle mercificano il loro corpo, e se la mercificazione è negativa, compiono un atto negativo. E se questo atto negativo è nemico dei principii del femminismo compiono un atto antifemminista.

RIDURRE A MERCE IL CORPO

Se la mercificazione è ridurre a merce qualcosa che non deve essere merce, per poter sapere quando c’è mercificazione bisogna sapere:
1. cosa non deve essere merce
2. perché non deve essere merce

Quindi nel caso del corpo, bisogna comprendere se immagini o video di corpi nudi, o se la visione reale di corpi nudi possano essere scambiate con soldi oppure no, e se no, per quale motivo immagini di corpo non possano essere resi merci ma immagini corpi vestiti invece possano essere resi merci. Quando si accusa di mercificazione il corpo nudo si seleziona il corpo e si esclude tutto il resto. Non è un problema la mercificazione delle immagini di donne vestite, o con i capelli rossi, ma il corpo.

DIFFERENZA TRA RENDERE MERCE L’IMMAGINE DEL CORPO VESTITO E RENDERE MERCE  L’IMMAGINE DEL CORPO NUDO

GIUSTIZIA O MENO DEL RENDERE MERCI IMMAGINI DI CORPI
Per capire se immagini o video di corpi nudi, o se la visione reale di corpi nudi possano essere scambiate con soldi si può confrontare questi atti con tutti gli altri atti mercificati che non vengono accusati di mercificazione, e dal confronto trovare le caratteristiche che differiscono e che quindi possono essere la causa di tale accusa.

L’atto preso in considerazione nell’accusa di mercificazione si distingue in almeno tre tipi:

1. il soggetto scambia soldi con la visione reale del proprio corpo nudo
2. il soggetto scambia soldi con la visione in fotografia del proprio corpo nudo
3. il soggetto scambia soldi con la visione in video del proprio corpo nudo

poiché molte persone, soprattutto quelle che si dichiarano femministe, affermano di non essere contrario in generale allo scambio di soldi per la visione del corpo nudo, nella realtà, in foto o in video, ma solo in alcuni casi specifici, cioè quelli pubblicitari, diventa necessario comprendere la differenza tra lo scambio di soldi per pubblicità e per qualcosa che non pubblicità, e comprendere perché la pubblicità non va bene ma lo scambio di soldi per qualcosa che non è pubblicità va bene. La differenza è che in un caso è assente la merce accanto al soggetto e in un altro è presente la merce accanto al soggetto.

Si deve procedere cercando di capire quali sono le differenti conseguenze nell’inserire una merce accanto a un soggetto reale (nelle vetrine, negli stand, accanto a merci come moto o auto) o no all’interno di un’immagine o di un video.

DIFFERENZA TRA OGGETTIFICAZIONE E MERCIFICAZIONE

L’insieme totale di ciò che una persona, in genere donna, può fare attraverso la visione del proprio corpo (visione reale, foto e video) è soggetto a diversi giudizi in base alle differenti modalità.

Ci può essere:

Presenza di corpo nudo, assenza di soldi, assenza di merce

Presenza di corpo nudo, presenza di soldi, assenza di merce

Presenza di corpo nudo, presenza di soldi, presenza di merce

Il concetto di oggettificazione può includere tutte e tre le varianti, mentre il concetto di mercificazione può includere o il secondo e il terzo caso o solo il terzo caso in base alla definizione iniziale di giudica l’atto.

Se la definizione di mercificazione che ha una persona è “l’atto di scambiare soldi con la visione del corpo reale, in foto e in video” sia il caso in cui ci sia presenza di corpo nudo, presenza di soldi, assenza di merce che il caso in cui ci sia presenza di corpo nudo, presenza di soldi, presenza di merce possono essere giudicati mercificazione.

Il caso in cui ci sia presenza di corpo nudo, presenza di soldi, assenza di merce non è incluso nel concetto di mercificazione da molte/i femministe/i, tuttavia viene interpretato come una sorta di prostituzione da molte persone.

USO DELL’IMMAGINE DEL CORPO NUDO DI DONNA RITENUTO GIUSTO
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OGGETTIFICAZIONE, STRUMENTALIZZAZIONE, MERCIFICAZIONEPer non rimanere confusi, con emozioni negative che tendono a rinunciare a capire il problema sulle immagini di corpi, o sulla visione in generale di corpi, si deve fare ordine e chiarezza sulla differenza dei concetti di “oggettificazione”, “strumentalizzazione” e “mercificazione”, che spesso vengono usate come fossero sinonimi.

La “strumentalizzazione”, si può definire come “rendere qualcosa o qualcuno come un mezzo per ottenere qualcosa”.

La “mercificazione” invece si può definire come “rendere merce qualcosa”.

Uno sgabello utilizzato per raggiungere la marmellata inserita in alto nei cassetti della cucina è uno strumento, e quindi la materia che compone lo sgabello viene strumentalizzata. Ma in questa interpretazione del concetto non c’è un valore negativo, questo porta a dedurre che esiste sia un valore positivo che uno negativo del termine.

Il concetto di strumentalizzazione ha delle comunanze con i concetti di “oggettificazione” e “mercificazione”. Ciò che viene oggettificato viene reso mezzo per ottenere un qualcosa, così come ciò che è mercificato viene reso mezzo per ottenere qualcosa. Ma ciò che è strumentalizzato non viene necessariamente reso merce.

MERCIFICAZIONE DELL’IDEA ASTRATTA DI DONNA
Una volta compreso che la parola “mercificazione” significa “ridurre a merce qualcosa che non deve essere ridotto a merce” si deve considerare che si può attribuire questo processo sia all’immagine reale del soggetto fotografato, sia all’immagine fotografica o video del soggetto ripreso sia l’immagine mentale della Donna con la D maiuscola, ovvero la generalizzazione dell’insieme delle donne esistenti sul pianeta terra.

Quindi, chi ascolta una tale accusa deve scegliere come interpretare l’accusa. Se includendo tutte e tre le possibilità, o le possibili combinazioni di tali possibilità, o solo una possibilità.

ORGANIZZAZIONE DELL’ATTIVITà COMMERCIALE ESTERNA AL SOGGETTO COME SININOMI DI MERCIFICAZIONE

Coloro che si professano femministe possono non criticare l’esposizione del corpo femminile in cambio di soldi chiamandola mercificazione, ma solo nel caso in cui l’atto di esporre il corpo in cambio di soldi sia organizzato e ideato da qualcuno di esterno dalle ragazze che vengono osservate, definito sistema maschilista-patriarcale, e quindi accettabile nel caso in cui sia organizzata dal soggetto autonomo o da una cooperativa formata dai soggetti stessi oggetto dell’esposizione del corpo. Quindi, secondo questo pensiero, le fotomodelle che scelgono di farsi pagare per l’esposizione del proprio corpo non compiono male. E nel caso in cui si tratti di una esposzione più complessa, ad esempio una sfilata, in cui non è sufficiente spogliarsi e sostare davanti a un’osservatore, ma è necessario coordinarsi con altre persone, ad esempio le altre ragazze, i cameraman, i presentatori del programma televisivo, per essere legittima l’attività commerciale dovrebbe essere diretta dalle ragazze che vengono osservate. Il problema è che se le ragazze vengono osservato non possono dirigere allo stesso tempo.

Questa definizione di “mercificazione” si differenzia dalle altre tre esistenti

1. Rendere merce qualcosa, dandogli un prezzo
2. Ridurre soltanto a merce qualcosa, dandogli un prezzo
3. Usare la visione dell’aspetto o della sessualità femminile per vendere merci (in senso generico)

E si può riassumere come “utilizzare l’aspetto estetico femminile o sessuale per vendere merci senza essere colei che è il soggetto utilizzato per vendere merci”. Questa definizione è più specifica del’atto generico di “usare la visione dell’aspetto o della sessualità femminile per vendere merci”, perché in questa definizione sono incluse nell’accusa anche le ragazze che si mostrano per vendere merci.

Quindi, diventano quattro le definizioni del concetto di mercificazione:

1. Rendere merce qualcosa, dandogli un prezzo (valore neutro)
2. Ridurre soltanto a merce qualcosa, dandogli un prezzo (valore negativo)
3. Usare la visione dell’aspetto o della sessualità femminile per vendere merci (in senso generico)
4. Usare l’aspetto estetico femminile o sessuale per vendere merci senza essere colei/lui che è il soggetto utilizzato per vendere merci

DIFFICOLTà DI COMPRENSIONE DEL CONCETTO AL CAUSA DEL DIRE QUALCOSA E PENSARE DI DIRE QUALCOS’ALTRO

C’è chi scrive o dice qualcosa pensando di scrivere e dire qualcos’altro, e in questo modo chi riceve il messaggio rimane confuso.
C’è chi può dire che “mercificare” è “lucrare attraverso il corpo” ma intendere “lucrare attraverso il corpo altrui”. Questa è una pratica comune. Spesso le persone dicono una cosa e ne intendono un’altra. Ed è necessario esplicitare ciò che si pensa per evitare confusione.

DECISIONE DEI CONTENUTI DELLE IMMAGINI DA PARTE DI CHI POSSIEDE LE AZIENDE PUBBLICITARIE O LE RIVISTE O HA POTERE ECONOMICO COME SINONIMO DI MANCANZA DI LIBERTà INDIVIDUALE

C’è chi pensa che solo chi ha i soldi per far lavorare le ragazze producendo foto è libero e può fare liberamente delle scelte. Che le ragazze che posano per foto commerciali non abbiano deciso loro come funzioni il sistema è ovvio. Ognuno nasce e si ritrova il mondo già fatto e con una storia lunga millenni. Neanche molti proprietari di aziende decidono cosa fare, anzi, cercano di capire cosa il pubblico può consumare e si adattano, o al massimo creano abitudini per far consumare, anche quando tentano di creare abitudini, è sempre un tentativo e non una magia che porta risultati certi, quindi non è una scelta totalmente libera la produzione di merci. è evidente che in uno sistema in cui per sopravvivere sono necessari i soldi tutti non sono totalmente liberi di fare ciò che vogliono, ma questo accade per qualsiasi lavoro e non solo per le fotomodelle di nudo.

Il potere economico può essere in mano a chiunque. Quindi, può essere posseduto da un maschilista come da un anti-maschilista. Perciò è possibile che esistano sia merci maschiliste che merci anti-maschiliste. Ma anche relazioni professionali maschiliste e relazioni professionali anti-maschiliste. Perciò, è necessario comprendere la differenza tra le due.

LE IPOTETICHE CONSEGUENZE NEGATIVE DELLA MERCIFICAZIONE

Alcune persone ipotizzano che dall’atto di utilizzare l’immagine reale, fotografica o videografica di un corpo seminudo o nudo, per aumentare le probabilità di vendita delle merci avvenga la creazione dell’idea che le donne sono una merce, e quindi un comportamento conseguente a questa idea che consiste nell’ignorare la loro sofferenza e i loro desideri. E questo è lo stesso effetto che produrrebbe il processo di oggettificazione, infatti le merci sono oggetti (alimenti, utensili, armadi, letti, cellulari…). Per chiarire le idee sul concetto di oggettificazione e mercificazione è necessario comprendere quando questi due concetti coincidono.

MERCIFICAZIONE E SESSUALITà

In base alle dichiarazioni fatte da molte/i femministe/i si può ipotizzare che il significato che queste persone danno a questa parola può essere che la mercificazione sia la presenza di sessualità in ciò che si scambia con il denaro, ma allora la parola “mercificazione” dovrebbe essere accompagnata sempre da “della sessualità femminile”, perché la parola “mercificazione” è generica, e quindi non indica soltanto la sessualizzazione. Ma poiché non viene sempre detta in questo modo, è difficile capire se è quello che realmente pensano significhi mercificazione.

Quindi, le ipotesi che si possono fare sui significati che le persone attribuiscono al significato di mercificazione sono:

  1. Rendere merce qualcosa, dandogli un prezzo
  2. Ridurre soltanto a merce qualcosa, dandogli un prezzo
  3. Usare la visione dell’aspetto o della sessualità femminile per vendere merci

POSARE NUDA PER FOTO COME PASSAGGIO INEVITABILE PER UNA DONNA E SINONIMO DI MASCHILISMO E MERCIFICAZIONE

Una delle accuse di mercificazione e conseguente maschilismo è che viene resa necessaria una certa attività a un sesso, quello femminile, per guadagnare soldi, o per accedere a ruoli che, l’altro sesso raggiunge senza compiere quell’attività. L’esposizione del corpo su foto o video viene interpretata come necessaria per raggiungere la fama, al contrario del sesso maschile. Come prova di questa teoria viene indicata la quantità di attrici che hanno posato nude per fotografie.

Per quanto riguarda le attrici che hanno posato per Playboy, escludendo le italiane, che la maggioranza non sono grandi attrici, e infatti puntano di più sulle qualità estetiche, le straniere (escludendo la Bardot del 1933) sono Charlize Theron, Drew Barrymore, Shannen Doherty, Kim Basinger, Juliette Binoche, Jessica Alba, Sharon Stone.

Potrebbero essercene delle altre ma sicuramente non sono tutte e non sono per la maggior parte quelle che vediamo in quasi tutti film più famosi. E inoltre non è importante la quantità delle attrici per determinare se è un passaggio necessario per diventare attrici famose. Ma se anche fosse vero che per diventare attrici famose è necessario fare foto di nudo per riviste famose, diventare attrici famose non è necessario, e dunque la scelta di fare foto di nudo per diventare attrici famose è una libera scelta, non condizionata dai bisogni primari.

Infatti nelle interviste alle ragazze che posano per Playboy si può osservare che sono contente perché la considerano “una tra le riviste più popolari nel mondo”. O perché ci hanno posato altre famose attrici. Quindi il problema della costrizione-sottomissione e mancanza di libertà non sussiste.

Le ragazze che posano per Playboy sono contente perché la considerano “una tra le riviste più popolari nel mondo”. O perché ci hanno posato altre famose attrici.  Quindi non si tratta di costrizioni-sottomissione e mancanza di libertà. Nè di un passo necessario per fare carriere nel cinema. Ci sono tantissimi esempi di attrici che non hanno mai posato nude per riviste erotiche. è un atto che può aiutare, ma può anche non aiutare, perché molte persone sono contro le foto di nudo in generale, o contro le foto di nudo nelle riviste. E infatti le chiamano “troie”, o mostrano disprezzo in tanti altri modi.

Per capire se certe attrici hanno scelto di posare nude per fini di potere all’interno dell’industria cinematografica si può analizzare la loro carriera:

Le foto della Binoche non mostrano praticamente niente del suo corpo perché sono tutte in movimento e sfocate (l’esatto contrario della pornografia). Inoltre la Binoche è diventata famosa nel 1989 con l’insostenibile leggerezza dell’essere e il set lo ha scattato nel 2007, (quindi non aveva bisogno di questo set per diventare famosa) la Theron è diventata famosa nel 1997 con l’avvocato del diavolo insieme ad Al Pacino e il set lo ha scattato nel 1999, la Barrymore è famosa per il suo desiderio spontaneo di mostrarsi nuda, e anzi, anche per il farlo contro il volere di tanti (Steven Spielberg, il padrino della Barrymore, per il suo ventesimo compleanno le regalò una copia della rivista completamente ritoccata, dove lei appariva perfettamente vestita in ogni foto; in allegato lasciò una nota con scritto “copriti”). Kim Basinger è famosa per 9 settimane e mezzo, un film in cui ci sono molte scene erotiche, che ha scelto liberamente di fare. Tutte le altre attrici comparse su Playboy sono spesso attrici porno, oppure sono attrici non molto famose né molto brave. E inoltre per sapere realmente le varie dinamiche bisognerebbe conoscerle personalmente per capire se gli andava oppure lo hanno fatto perché costrette dal bisogno di soldi. Ma anche senza conoscerle si può pensare che ogni donna ha altre possibilità oltre a diventare un’attrice famosa grazia alle foto di nudo (anche se in realtà facendole queste foto si gioca tanti altri lavori). Quindi è impossibile che le ragazze pubblicate su playboy lo hanno fatto perché non arrivavano a fine mese, è probabile invece che l’abbiano fatto perché preferivano una vita in cui potevano avere un grande potere d’acquisto grazie a tanti soldi che poteva permettere loro di vivere nel lusso, e preferivano sentirsi ammirate da tante invece che anonime.

Le ragazze che posano per Playboy sono contente perché la considerano “una tra le riviste più popolari nel mondo”. O perché ci hanno posato altre famose attrici. Quindi non parlerei di costrizioni-sottomissione e mancanza di libertà.

Le ragazze che posano per Playboy sono contente perché la considerano “una tra le riviste più popolari nel mondo”. O perché ci hanno posato altre famose attrici.  Quindi non si tratta di costrizioni-sottomissione e mancanza di libertà. Nè di un passo necessario per fare carriere nel cinema. Ci sono tantissimi esempi di attrici che non hanno mai posato nude per riviste erotiche. è un atto che può aiutare, ma può anche non aiutare, perché molte persone sono contro le foto di nudo in generale, o contro le foto di nudo nelle riviste. E infatti le chiamano “troie”, o mostrano disprezzo in tanti altri modi.

Perciò se ci sono squilibri di potere non sono causati dal maschilismo, ma dal sistema economico adottato per vivere che permette squilibri di potere. Infatti, senza sistema economico non c’è potere, se non c’è potere non ci sono squilibri di potere.

Per capire perché le cose stanno così è necessario osservare il sistema monetario. Le conseguenze del sistema monetario includono la priorità del profitto da parte di chi da lo stipendio a un lavoratore, che evidenzia la vasta presenza di corruzione, e di violazione delle persone.

Se una compagnia riesce a convincere il pubblico che il proprio prodotto ha valore allora potrà venderlo, e anche a un costo elevato.

Nell’economia monetaria domanda e offerta definiscono il modo in cui i beni e servizi ottengono valore. Meno una cosa è disponibile più ha valore. Se una compagnia riesce a convincere il pubblico che il proprio prodotto è raro potrà venderlo e anche a un prezzo più alto. Per questo vengono usate le immagini di ragazze considerate bellissime, perché la bellezza è considerata un valore ed è considerata una caratteristica dell’aspetto rara perché non si vede ovunque. E un modello unico di bellezza è necessario a mantenere scarsa la presenza di essa, e quindi a mantenere elevato il valore economico di essa. Sono processi economici e non maschilisti.

Per eliminare disparità di potere sarebbe necessario applicare il metodo scientifico, e quindi delle tecnologie che esso può creare, allo sviluppo sociale, invece che accusare di maschilismo le aziende che producono riviste.

MERCIFICAZIONE DEL SOGGETTO FOTOGRAFATO MEDIATA E IMMEDIATA

Giudicare mercificazione una immagine pubblicitaria può significare giudicare l’atto del soggetto fotografato di scambiare soldi con la ripresa fotografica o videografica della sua immagine. Sia nel caso che lo scambio di soldi con la ripresa dell’immagine sia mediato che immediato.

Lo scambio di soldi con l’immagine, il video o la visione del corpo nudo può essere mediata o immediata.

Nel caso delle ballerine in discoteca non avviene uno scambio diretto, quindi immediato, di soldi e servizio tra l’osservatore della ballerina e la stessa, perché l’osservatore paga il biglietto d’ingresso, e poi sono i gestori del locale a prendere una percentuale del suo biglietto per darla alla ballerina, e quindi fanno da mediatori.

Partendo dalla definizione di “mercificazione” che si trova nel dizionario bisogna chiedersi se la forza fisica di un muratore, la cordialità di un cameriere, hanno di per sé natura commerciale?

Ma in questa domanda non c’entra l’uso del corpo in generale delle donne, dato che nessuno, a parte la ragazza che lo possiede, può usare il suo corpo.

Tutti i lavori necessitano dell’uso del corpo. Un muratore, un carpentiere, un cameriere, un barista, usano tutti il loro corpo per guadagnare soldi, e scambiano soldi con il prodotto ottenuto attraverso l’uso del proprio corpo, vengono scelti per le loro caratteristiche fisiche, forza, resistenza, robustezza, e nel caso del cameriere anche la bellezza.

La differenza tra i vari lavori sta in cosa il cliente paga. In casi diversi da quello delle fotomodelle, o delle performer come le ballerine di night club, o pin up, ciò che la persona paga non è connesso con il corpo quanto lo è il lavoro di altri. In alcuni casi paga un prodotto ottenuto attraverso l’uso del corpo (una casa, un caffé, una canzone) e in altri casi paga l’immagine del corpo su carta o monitor, oppure sulla retina dell’occhio e il prodotto delle azioni del corpo per produrre una immagine di un certo tipo (pose, espressioni).

La differenza tra chi guadagna soldi attraverso l’osservazione altrui del proprio corpo (fotomodelle, vallette, attrici, pornoattrici) sta nella natura di ciò che gli altri pagano. In un caso chi usa il proprio corpo per lavorare guadagna soldi per il prodotto  finale percepibile dai sensi in modo separato da chi lo produce (una casa, un caffé, una informazione verbale) che riesce a produrre con una serie di movimenti del proprio corpo, e invece nell’altro caso si guadagna soldi per l’osservazione del proprio corpo che attua l’osservatore che decide di dare soldi, e quindi il pagatore non riesce a percepire l’oggetto acquistato in modo separato dal corpo di chi lo produce, e lo pensa non come un oggetto esterno ma coincidente col produttore, la ragazza.

ASSENZA DI PERCEZIONE DELL’ESTERNALITà DAL CORPO DEL PRODUTTORE DELL’OGGETTO ACQUISTATO

Tuttavia, attraverso gli studi scientifici compiuti da persone vissute in epoche passate, si può sapere che a livello più piccolo di ciò che i sensi possono percepire avviene qualcosa di esterno al corpo del soggetto che mostra la sua nudità.

La teoria matematica di James Clerk Maxwell del 1873, prediceva che le “perturbazioni elettromagnetiche”, generate da scariche elettriche o da rapidi movimenti di magneti, dovevano propagarsi nello spazio mostrando caratteristiche simili alla diffusione della luce. Nel 1887 Heinrich Hertz progettò una serie di esperimenti in cui dimostrò l’esistenza delle onde elettromagnetiche confermando la validità delle ipotesi di Maxwell. La mente non distingue tra percezione e realtà, ma se la ragione produce certe teorie, attraverso la facoltà immaginativa umana si può credere in teorie come quella delle onde elettromagnetiche, producendo così un cambiamento nelle emozioni, allineandole alle stesse che si provano valutando il lavoro del muratore o del cameriere, e quindi comportandosi diversamente, ad esempio smettendo di protestare per quella specifica attività. Ci sono esempi diversi che coinvolgono la visione del corpo (atleti, calciatori, ballerine, cantanti, attori) sono tutte persone che si guardano o dal vivo o in tv o in foto e che scambiano la loro visione con dei soldi. Ma il loro mostrarsi non viene interpretato come mercificazione.

Le onde elettromagnetiche sono esterne al corpo, e l’immagine creata sulla retina è esterna al corpo di chi guadagna i soldi. I raggi luminosi passano attraverso il cristallino e vengono messi a fuoco sulla retina. Gli impulsi nervosi vengono convogliati dalle fibre del nervo ottico verso la corteccia visiva, che si trova nella parte posteriore del cervello. Il soggetto che mostra la sua nudità utilizza la luce, e quindi viene pagato per eseguire degli atti, che sono essenzialmente 2 atti.

1. togliersi i vestiti

2. rimanere in una posizione visibile davanti all’osservatore.

Chi crede qualcosa di diverso dal fatto che sia prodotto qualcosa di esterno dal corpo lo fa perché semplifica il processo, partendo dalla premessa per cui se la ragazza si spoglia e qualcun altro la paga per guardare il suo corpo allora si può pensare che la ragazza vende il suo corpo. A queste persone si può far presente come funziona a livello scientifico la percezione visiva.

Diventa ancora più difficile credere che la prostituzione o la pornografia non siano pagare per l’uso del corpo, poiché la percezione umana porta a pensare che se non c’è distanza tra il proprio corpo e una materia esterna ad esso non c’è mediazione, e dunque accade un uso diretto. Ma in realtà i corpi non si incontrano mai, non si fondono mai, gli elettroni che li compongono si respingono a vicenda, e producono delle sensazioni sulla pelle. Dunque ciò che produce un atto sessuale pagato è delle sensazioni nell’altro corpo, perciò esterne al corpo di chi viene pagato.

La fotomodella compie degli atti che producono un elemento esterno al suo corpo, che è l’immagine sulla retina, così come un muratore compie degli atti e produce un elemento esterno al suo corpo, una casa.

La ballerina di strip-tease muovendosi produce immagini percettive ed emozioni, ad esempio incurva il bacino dando risalto al sedere, quindi non qualcosa di esterno dai due soggetti dello scambio economico, come nel caso del muratore (la casa) o del barista (il caffé), i quali sono un mezzo per arrivare a consumare una merce evitando al cliente di produrla autonomamente col proprio corpo. Viene quindi mercificata la visione del corpo, il riflesso delle onde elettromagnetiche percepite dagli occhi. In aggiunta, in base al tipo di lavoro legato all’immagine vengono mercificati anche vari movimenti del corpo. Una ballerina di lap dance si muove molto di più di una fotomodella, una pornoattrice si muove e provo anche sensazioni ed emozioni, per cui il consumatore ne paga la visione. Viene quindi resa merce l’immagine, i movimenti, la visione fisica delle sensazioni e delle emozioni (attraverso le espressioni del viso, o i suoni provenienti dalla bocca) ma anche attraverso l’eiaculazione nel caso dei maschi.

Ma anche un presentatore, o uno speaker radiofonico guadagnano soldi per l’ascolto della sua voce, quindi qualcosa che non è esterno ai due che fanno uno scambio economico, ma che è prodotto col proprio corpo (le corde vocali).

In entrambi i casi c’è una percezione del corpo, ma cambia il senso interessato, vista e udito.

Perché nel caso del presentatore o dello speaker radiofonico non è definita una mercificazione della voce umana, maschile o femminile che sia?

Si può dire che il cameriere viene anche osservato e gratifica in modo lieve chi lo guarda attraverso l’abbigliamento imposto dal locale che gli da lo stipendio, così come la promoter, ma non è lo scambio principale che fanno col proprio datore di lavoro, il quale invece è lo spostare oggetti utili all’alimentazione in un ristorante (cameriere) e la capacità di parlare e informare (promoter).

E questo è un modo di guadagnare soldi legittimato e non perseguitato dallo Stato. Un atto che somiglia al noleggio, perché qualcuno obbliga a far utilizzare a un altro soggetto il proprio corpo per un dato tempo, in cambio di un determinato corrispettivo di soldi.

In modo analogo, il datore di lavoro ha il diritto di usare indirettamente le mani, le braccia, le gambe, i muscoli, e l’intelletto dei lavoratori che hanno scelto di lavorare per lui in cambio di un corrispettivo di soldi per ottenere dei soldi attraverso le merci da loro prodotte.

Perciò, per dare parità di condizioni a chi lavora col proprio corpo nudo anche l’uso del corpo nudo non deve essere condannato e ostacolato dallo Stato, ma invece lo è.
Quindi, riguardo a fotomodelle di nudo, ballerine, intrattenitrici, attrici porno, webcamgirl, prostitute molti dicono che “vendono il corpo”, e di chi usufruisce del servizio che acquistano una donna“, ma entrambe non sono espressioni pertinenti, perché non è quello che realmente accade.
Il dizionario riflette la confusione mentale e i valori morali della società in cui è stato redatto, dunque il fatto che anche il dizionario usi espressioni come “vendere il corpo” non comporta che queste espressioni siano realistiche.

La vendita è diversa dal noleggio così come è diversa dal baratto e così via. Chi vende un servizio generato tramite l’uso del proprio corpo non vende il proprio corpo ma il servizio. Infatti, nei lavori che implicano la sessualità non è in vendita nessun corpo. Nel caso della fotomodella erotica, o della webcamgirl, o della stripper, è in vendita la visione del corpo e dei suoi movimenti, e tutto ciò che permette tale visione (la volontà del soggetto, il tempo del soggetto, l’energia fisica del soggetto), nel caso della pornoattrice e della prostituta viene scambiato con i soldi l’atto di fare sesso tramite parti del corpo, non la persona o il corpo che fa sesso.

Il corpo che fornisce il servizio sessuale, così come chi fornisce un servizio sessuale online tramite webcam, o una stimolazione sessuale visiva facendo strip-tease, o pornografia rimane al legittimo proprietario una volta finito il servizio. Le merci vendute invece appartengono fino alla loro dissoluzione a chi le ha comprate.

Espressioni del genere sono semplicemente espressioni spesso volutamente usate da chi è contrario all’atto e vorrebbe impedirne la realizzazione, per modificare la percezione dell’atto di prostituirsi in mo da provarne un’emozione negativa.

Una immagine di una donna completamente vestita, non mostra il suo corpo, ma vestiti e il suo volto. Ma perché non esistono persone che protestano per una mercificazione della visione del volto della donna, invece che della visione corpo della donna?

Quindi nella critica all’uso del corpo che ipotizza che usandolo verrebbe oggettificato e mercificato c’è una differenza tra il lavoro della fotomodella di nudo, l’attrice pornografica, la prostituta e i muratori, baristi, camerieri, carpentieri che sta in quali parti del corpo vengono usate.

Infatti, quando si critica “l’uso del corpo” non si sta realmente criticando l’uso del corpo in generale, ma l’uso del corpo in modo sessuale. Infatti, la prostituta usa la vagina, il seno, parti considerate intime al contrario di mani, braccia, e gambe, e infatti né i muratori, né i carpentieri, né i camerieri, né i baristi usano le parti intime del corpo per guadagnare soldi. Infatti, una prostituta anche se usasse soltanto parti del corpo che non rientrano in quelle intime, e quindi usate anche dagli altri lavoratori come mani, braccia e gambe, lo farebbero sui genitali di qualcun altro o sulla pelle di qualcun altro a fini erotici.

E nonostante in fotografia nessuno a parte il soggetto fotografato usa un corpo, l’immagine del corpo nudo in un certo tipo di fotografia fatta per essere retribuita con soldi può eccitare.

Non è quindi il corpo a essere protetto da critiche e leggi ma la sessualità.

Tuttavia lo sfruttamento per poter portare a mettere fuori legge il lavoro stesso deve essere netto, prevalente e chiaro per poter agire solo nell’industria del porno, perché lo sfruttamento c’è anche nel settore operaio e contadino ma nessuno pensa di chiudere i settori industriali operai o agricoli per questo, ma tutt’al più di migliorare le tutele e i diritti dei lavoratori, anche perché sono i lavoratori stessi a non voler chiudere le loro attività lavorative visto che forniscono loro il pane in contesti dove guadagnarsi a quel modo il pane spesso è meglio di altro come criminalità, droga, o prostituzione illegale.

Il muratore come il cameriere provano emozioni per il fatto che stanno agendo per guadagnare soldi. Il muratore può ferirsi con delle schegge lanciate dal martello pneumatico contro una parete. il cameriere può provare emozioni nell’interagire con clienti insoddisfatti. così come una pornoattrice prova emozioni nel fare sesso. o una fotomodella prova emozioni nel farsi fotografare. La differenza è che chi da i soldi non è interessato a osservare le azioni che compie il corpo del muratore e o del cameriere, né l’espressione fisica delle emozioni del muratore e del cameriere espresse sul suo volto, ma anzi potrebbe esserne infastidito vedendo tali espressioni emotive.

Invece nel caso della pornoattrice, o della fotomodella chi paga è interessato a osservare l’espressione fisica delle sue emozioni e il suo corpo. Questo atto, pagare per osservare espressioni fisiche delle emozioni del corpo altrui, o il corpo in sé, anche se il volto non rivela particolari emozioni, e quindi rendere merce la visione del corpo (e non il corpo fisico) o rendere merce la visione delle espressioni del volto (e non il volto fisico), è un atto che viene condannato da tanti, soprattutto da persone che si dichiarano femministe, come mercificazione.

Ma l’atto di pagare per usufruire del lavoro prodotto con l’uso del corpo di qualcuno, il quale ha provato emozioni, che non si osservano, né si è interessati a osservare o sentirsele raccontare, non viene condannato come mercificazione.

Tuttavia, se il metro di misura del giusto e sbagliato è la sofferenza umana, il muratore, quando usa i suoi muscoli e fatica, o quando viene ferito da schegge di pareti, soffre. Così come quando il cameriere viene rimproverato, ridicolizzato, dai clienti, oppure lavora il doppio delle ore che per legge si deve lavorare, soffre. Quando invece una fotomodella non soffre nel posare nuda, oppure una pornoattrice non soffre nel fare sesso, salvo incidenti, che però non sono considerati normali nel percorso, invece è considerato normale ferirsi con delle schegge, non è un infortunio per cui qualcuno risarcise un danno. Per essere risarciti bisogna passare un tot di giorni all’ospedale. Quindi in teoria si possono accumulare moltissime cicatrici negli anni, senza nessun risarcimento. Il concetto di mercificazione è quindi utilizzato in modo contraddittorio rispetto al suo scopo di proteggere le persone da sofferenze. Agisce dove non ci sono sofferenze e non agisce dove ci sono sofferenze, per il fatto che si crede che ci siano sofferenze dove non ci sono, e poiché si vuole risparmiare agli altri e a sé stessi queste sofferenze si è contro tali atti. Il desiderio di risparmiare sofferenze agli altri è un valore positivo, ma per non cadere nella sua esagerazione, cioè un’applicazione non attinente alla realtà, è necessario un altro valore che lo equilibri, ad esempio il desiderio di essere analitici, e attinenti alla realtà, quindi verificando ciò che si crede vero, e confrontarsi con chi la pensa in modo contrario.

Per gli effetti negativi che possono avere certe intenzioni, se si ha l’intenzione di risparmiare realmente sofferenze agli altri, si dovrebbe verificare il concetto di mercificazione e correggere gli errori insiti, se ci sono.

In un mondo ideale, nessuno si sentirebbe costretto a compiere delle azioni per sopravvivere. La sopravvivenza sarebbe assicurata. La condizione naturale dell’essere umano, quella di dover soddisfare dei bisogni, e di dover soffrire, rischiare la morte per soddisfarli sarebbe sparita. Ma finché esiste questa condizione, e per occuparsi dei propri bisogni si utilizza il sistema monetario, qualcuno pagherà per far agire qualcun altro, in modo da produrre qualcosa che soddisfi una esigenza. Un terzo elemento diverso dai due, cliente e lavoratore/tric. Una casa, un caffé, una fotografia, un video.

LE ZONE EROGENE E LA SESSUALITà DIFESE DA OGGETTIFICAZIONE E MERCIFICAZIONE

Quindi invece che di oggettificazione o mercificazione del corpo in senso generale si sta parlando di certe parti anatomiche specifiche del corpo, le zone erogene. Il modo meno ambiguo di chiamare ciò che si critica è quindi “oggettificazione e  mercificazione delle zone erogene” e non del corpo nella sua totalità. Chiamare con un nome diverso ciò che si critica comporta il produrre continui errori di giudizio, e una incapacità di identificare ciò che si tenta di proteggere con i divieti.

Una zona erogena è un’area del corpo umano, spesso un organo o parte di esso, la cui stimolazione esterna è legata all’eccitazione e al piacere sessuale. Letteralmente erogeno significa “che genera amore” (amore come eros), e si riferisce appunto alla proprietà della zona in questione di procurare piacere sessuale.

Nel corpo, le zone erogene comuni sono i genitali, la cui stimolazione anche breve provoca sensazioni di eccitazione sessuale e piacere. Altre due zone erogene sono i capezzoli e l’ombelico. Altre zone erogene sono legate per lo più all’esperienza individuale ed alle preferenze: possono essere zone erogene la zona perianale ed altre aree particolarmente sensibili del corpo.

Celeberrimo è il punto G, una formazione anatomica posta nella parete interna della vagina, la cui stimolazione profonda provoca un piacere intenso e, talvolta, l’eiaculazione femminile.

Certe frasi come “è triste che si ricorra al lato sessuale del corpo per vendere elettrodomestici” sono ambigue, perché possono essere interpretate come “per vendere altre cose invece non è triste”. Infatti per alcune persone l’uso del proprio corpo per ottenere soldi destinati alla beneficenza può essere accettato.

Perché l’uso delle zone erogene, anche in modo indiretto attraverso le fotografie, provocano un comportamento differente in chi critica e censura?

La sessualità viene protetta e identificata con certi sentimenti che secondo un certo pensiero devono essere lasciati liberi dal desiderio dei soldi.

C’è chi pensa: “Se si afferma che esiste un “mercato” allora si afferma che le donne sono merce” Ma prima di tutto che vuol dire “le donne sono merce”? quel verbo essere “sono” che spazio temporale indica? sempre? ogni tanto? per 5 minuti?

Una merce è un qualsiasi prodotto o bene economico mobile che può essere oggetto di scambio in seguito a un pagamento. Il corpo di una donna non può essere scambiato in senso fisico dopo un pagamento. Rimane lì dove sta il suo corpo una volta fotografata e stampata la fotografia. Non è il corpo che viene scambiato per un pagamento ma la foto di quel corpo, e dunque non è mercificato in questo caso il corpo, ma è mercificata la fotografia.

Se voglio usare il mio corpo, la mia bellezza, lo decido io, non lo lascio fare al giornale che pubblica le mie foto per aumentare i click alla pagina, solo perché sono X o Y.

Ma se qualcuno non vuole lasciare decidere a una rivista se usare le sue foto o no, perché non lo devono fare anche tutte le altre donne?

La mercificazione è un atto che avviene ovunque in una società basata sui consumi e in cui esiste la moneta.

La fatica fisica è mercificata, il lavoro mentale è mercificato, e non solo l’aspetto estetico, quindi perché demercificare solo l’aspetto estetico?

Considerando il bisogno umano di non soffrire e di stare bene la mercificazione può essere differenziata in una mercificazione spontanea piacevole e una mercificazione di convenienza spiacevole.

Per eliminare questo problema sarebbe necessario introdurre il reddito di cittadinanza che permetterebbe di lavorare solo se si vuole e non per evitare di stare male.

Il concetto di espropriazione del corpo, e il suo farlo diventare di dominio pubblico produce il concetto che non può esistere una mercificazione spontanea e piacevole, ma che essa sia solo una illusione che copre la realtà in cui c’è autosfruttamento o autoabuso. Ma per pensarla così si deve pensare che il proprio corpo sia soggetto a una qualche legge speciale che ne vieta l’uso. Legge che in natura non esiste.

Dunque, non è una violenza che accade quando si fotografa una ragazza nuda o una parte del suo corpo nudo, ma lo stimolo di una paura di una possibile violenza in chi guarda l’immagina ed è predisposto a provare paura per possibili violenze. Ma benché ci si possa dispiacere al sapere che qualcuno si è spaventato per una foto prodotta da sé stessi, non si è responsabili delle paure immaginarie altrui, e dunque si può continuare a produrre foto nonostante le paure di alcuni che le osservano.

COSA è REALMENTE INGIUSTO NELLA MERCIFICAZIONE DELL’IMMAGINE DEL CORPO?

Le ragazze possono scegliere liberamente oppure costrette da dei bisogni, possono essere pagate poco, male, in nero, senza contratti, oppure con contratti. Ed è possibile che abbiano delle richieste legittime in base alle quali protestare e censurare ma che riguardano tutt’altro rispetto all’atto di mercificare l’immagine del corpo. Magari migliori condizioni contrattuali, per esempio.

Avuta notizia della condizione di sfruttamento può essere giusto e utile fare un presidio disturbante, un volantinaggio.

Negare la possibilità di scegliere di guadagnare soldi con l’esposizione del proprio corpo, dal vivo, in foto o in video, sarebbe giustificato se producesse sofferenze.
L’atto di esporre il corpo per guadagnare soldi non produce sofferenze nei soggetti che compiono tale atto.

L’unico caso in cui possa provare sofferenza non è prodotto dall’atto in sé, ma dalla combinazione dell’atto e delle condizioni in cui si compie, ed è il caso in cui non sia una libera scelta ma dovuta alla povertà. Condizione di cui possono soffrire sia donne che uomini in tanti altri atti retribuiti diversi dall’esposizione del corpo. Di cui la soluzione non sta nell’impedire l’atto dello scambio della visione del corpo con dei soldi, ma nell’assicurare il lavoro oppure gli elementi necessari alla soddisfazione dei bisogni primari.

L’esposizione del corpo retribuita a livello sociale produce sofferenze in modo indiretto, attraverso privilegi economici con la propria sessualità dovuta all’esistenza del sessismo, secondo cui la donna è una principessa e l’uomo un guerriero, quindi la donna si mostra e soddisfa il suo bisogno/desiderio di guadagnando e l’uomo paga e soddisfa il suo bisogno/desiderio di eccitazione. Facendo in modo che gli altri abbiano ciò di cui hanno bisogno senza dover soffrire mentre qualcuno può guadagnare per il semplice fatto che ha un corpo nudo, e può denudarsi, anche parzialmente.

Se il problema delle pubblicità fosse la quantità di donne sessualizzate, e non quella che viene chiamata oggettificazione, la soluzione sarebbe mostrare più scienziate, più imprenditrici, più professioniste, più manager, e non solo ragazze sessualizzate.

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Perché essere contro Miss Italia e i concorsi di bellezza

Nella pagina Fan di Miss Italia è comparsa una domanda: “Si è detto di tutto e di più negli ultimi giorni sulla possibile cancellazione della 74esima edizione del Concorso dai palinsesti Rai. E voi che cosa ne pensate?”

Se si vuole dare un giudizio in modo razionale, è necessario seguire dei passaggi logici:

  1. Conoscere ciò che si vuole giudicare.
  2. Fare confronti tra ciò che c’è e ciò che potrebbe esserci.
  3. Avere un metro di misura concettuale.
  4. Includere una spiegazione del giudizio che si fa.

COS’È?
Miss Italia è un concorso di bellezza che per 75 anni, una volta all’anno, durante il quale è stata eletta una ragazza a “più bella d’Italia”, aggiungendo all’elezione presentazioni delle ragazze, e sfilate, e rituali di premiazione.

I motivi per cui molte persone guardano questo tipo di eventi in TV  sono diversi:
Danno piacere guardarli, perché si guardano le ragazze, e perché si fa ragionare la mente su cose semplici come “chi è la più bella”, e questo porta a distrarsi da problemi stressanti, o a evadere la noia.

Il metro di misura da usare per un giudizio da positivo a negativo è l’impatto che un evento ha sulla popolazione in cui esso accade. Un impatto che produce sofferenza, in modo diretto o indiretto, è negativo. E quindi analizzare gli effetti culturali, psicologici, economici.


IL PREMIO

Tutta la nostra vita è condizionata, senza che ce ne accorgiamo, da premi e da punizioni date dall’ambiente.
Cioè da gratificazioni fisiche che ci danno l’energia per agire e sofferenze che ce la tolgono, regolando così ogni nostro comportamento, anche quando pensiamo di prendere decisioni in piena autonomia e indipendenza.

Nel nostro cervello infatti abbiamo memorizzato un’enorme quantità di esperienze, positive e negative, in base alle quali formuliamo dei giudizi su ciò che vediamo (agendo poi di conseguenza). Il nostro cervello registra automaticamente gli avvenimenti che provocano in noi particolari emozioni.

Ad esempio: nascite, funerali, matrimoni, incidenti, viaggi, amori, separazioni, vincite, malattie, successi e insuccessi (nella scuola, nel lavoro, nella vita familiare), figuracce, litigate, lutti, regali, esperienze sessuali, guadagni, pericoli corsi eccetera. Perché tutte queste cose riescono a imprimersi più facilmente nella memoria?

Perché il nostro cervello (attraverso una lunghissima storia evolutiva di centinaia di milioni di anni) si è man mano strutturato per rispondere nel migliore dei modi al problema numero uno di un organismo: sopravvivere. E sopravvive meglio chi impara (attraverso la memorizzazione e l’esperienza) a evitare le cose negative e a ottenere quelle positive. Ad esempio a procurarsi del cibo e a evitare un predatore.

Quando ci troviamo in una situazione emotiva, sia essa piacevole o spiacevole (del tipo di quelle elencate prima), scatta un allarme, e nella nostra corteccia cerebrale si diffondono delle particolari sostanze chimiche stimolate da una zona arcaica sottostante, il sistema limbico, che presiede alle emozioni e all’affettività. Sono queste sostanze, a permettere il fissaggio a lungo termine delle memorie, grazie a vere e proprie crescite di nuovi “rametti” nervosi.

Queste memorie rimangono ancor più impresse perché ogni tanto, ripensandoci, noi le riattiviamo e le rinforziamo (così come avviene per il ripasso di un testo di storia studiato).

Riempiendo man mano il nostro cervello di queste esperienze creiamo una griglia mentale attraverso la quale passano le nuove percezioni: esse vengono immediatamente confrontate con le esperienze precedenti e catalogate in utili/non utili, buone/cattive, gradevoli/sgradevoli, portatrici di premi o di punizioni.

Il premio sociale ha lo stesso processo psicologico del premio che l’ambiente da, è un riconoscimento di un’attività, di un gesto, di un’opera e comunque di qualcosa di eccezionale che produce piacere, e quindi un ricordo che agendo in un certo modo si può provare di nuovo piacere. Così esistono anche i premi per la bellezza.

Che differenza c’è tra un premio e un apprezzamento?

Il premio è qualcosa di cui vengono a conoscenza una quantità di persone elevata. L’apprezzamento può venirlo a sapere anche soltanto la singola persona apprezzata. Un apprezzamento individuale ha effetti diversi da un apprezzamento nello spazio pubblico. Mostrare che qualcosa ha potere in uno spazio pubblico può creare quel potere.

In che modo vengono premiate le miss?

  1. Simboli: Lo stesso termine inglese “Miss” è una onoreficenza. E una onoreficienza secondo il dizionario è “un riconoscimento di onore (titolo, carica, decorazioni ) che si concede pubblicamente a una persona a riconoscimento dei suoi meriti“. Poi ci sono simboli fisici come la fascia, e la corona, i fiori ricevuti dai fan.
  2. Video (delle miss che arrivano nel teatro, le interviste per sapere se sono preoccupate o no)
  3. Applausi da grandi quantità di persone, anche sotto casa della vincitrice,
  4. La possibilità di essere contattate direttamente al sito di miss italia,
  5. La consapevolezza di far parte di qualcosa a cui la rete pubblica ha dato tanta importanza da metterla in prima serata che si traduce in autostima.
  6. La consapevolezza di esser giudicata positivamente da una grande quantità di persone (giuria più spettatori).
  7. Gli articoli e le foto sulle riviste e i servizi in TV.
  8. Gli incontri e le foto col sindaco del proprio comune di nascita, gli assessorii presidenti (Obama).
  9. L’invito a programmi vari in tv.
  10. Ingaggi pubblicitari retribuiti.
  11. L’attenzione dei fan che fanno gli auguri per il compleanno in grandi quantità.

E poiché molte ragazze si commuovono, e piangono dalla felicità sicuramente tutto questo elenco di accadimenti in qualche modo provoca questa reazione positiva. <<“Un brivido sconvolgente e irripetibile”, è il parere di Anna Valle, Miss Italia 1995. Emozioni, sogni, amori, successi: tutto è racchiuso in questa manifestazione tra le più amate del nostro Paese.>>

Per alcune avere uno spazio al telegiornale in cui vengono trasmesse informazioni importanti le fa sentire importanti, e quindi felici. Chi è famoso/molto conosciuto/prestigioso/rinomato: gode di una stima positiva da parte di tante persone che gli procura vantaggi sociali, relazionali ed economici.

Poiché leggere un elenco di certe vantaggi può non essere sufficiente per comprendere il significato reale di certe parole si possono analizzare in modo più approfondito alcuni punti dell’elenco.

Dalila Pasquariello, Miss Deborah Milano nel 2011, è la nuova annunciatrice dei programmi di Rai 3. Quinta classificata a Montecatini Terme, ha dichiarato: “È una grande opportunità di lavoro. Sono grata a Miss Italia che mi ha portata fino a qui!”

Francesca Chillemi è la protagonista del primo Calendario Ufficiale del Concorso, realizzato per il 2004 e reso disponibile GRATIS sul sito ufficiale. Viene scaricato da 70 mila utenti.
Un’idea che ha fatto centro! (Foto ® Lorenzo Bringheli)

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Distribuito in tutte le edicole d’Italia (solo 1 euro) il nuovo numero di SI con l’inserto speciale dedicato al concorso di bellezza con in regalo il poster di Giusy Buscemi, Miss Italia 2012, e delle 100 finaliste.

Questi sono alcuni esempi di ingaggi pubblicitari dati alle miss:

Tania Zamparo è diventata giornalista per la rete televisiva Sky dopo aver vinto il concorso Miss Italia.

Alle miss è data anche la possibilità di poter esprimere il proprio pensiero su temi di importanza sociale, e chiedere alla società di agire in un certo modo. Possibilità che non viene data a molte altre persone.




IL SIMBOLO DELLA CORONA
“stanotte ho dormito soltanto un’ora ma avevo accanto a me la corona appoggiata sul cuscino che irradiava luce, era bellissima.” Era la corona che irradiava luce, o il significato attribuito alla corona che le faceva notare che irradia la luce, come qualsiasi altro materiale del genere di qualsiasi altra forma?

IL COMPLIMENTO

1. Di tipo emotivo“Che bella!” “Brava” “Stupenda!” “Che figa!” “Complimenti!”.

Un complimento è una espressione con cui un altro sottolinea il proprio piacere per una qualità estetica che il soggetto fotografato o visto possiede.

E perché sentirsi fare dei complimenti è un vantaggio?

Esistono persone che interpretano un complimento come una semplice informazione o descrizione della realtà causata dall’esistenza di certe caratteristiche nell’aspetto di una persona che non ha effetti positivi, o grandi vantaggi.

Ma pensare questo è un errore logico, perché una informazione è “Ogni notizia, ogni elemento conoscitivo comunicato o acquisito che sostituisce il noto all’ignoto, il certo all’incerto, che permette di sapere qualcosa che non si sapeva“.

E quindi se un complimento fosse un’informazione dire “Sei bella” “Che figa!” equivarrebbe a dire “Ti informo che sei bella. Potresti non saperlo” “Non so se lo sai, ma se non lo sai te lo dico io: sei bella“.

Ma che utilità avrebbe informare una ragazza del suo essere bella? Nessuna. E una ragazza di 20 anni, non avrebbe avuto il tempo necessario per scoprirlo da sola? Si, quindi non è necessario, e non può essere questo lo scopo del fare complimenti.

Per desiderare di descrivere qualcosa a qualcuno NON è sufficiente la semplice esistenza dell’oggetto descritto. Non accade che X esiste, e poiché esiste io scelgo di descrivere come X è.

E che non è sufficiente lo si può dedurre dal dato di fatto riscontrabile guardandosi attorno che nessuno descrive tutto ciò che esiste e percepisce nel proprio ambiente.

Si può sentire qualcuno che passeggiando in città insieme a qualcuno afferma “è una bella giornata oggi!” ma poi a questa descrizione non seguono “Gli alberi sono verdi” “L’asfalto della strada è grigio” “L’autobus che sta passando è arancione” “I palazzi su questa strada sono gialli“, anche se sarebbero affermazioni vere, cioè corrispondenti alla realtà.

Se qualcuno descrivesse tutto ciò che percepisce a qualcun altro per il semplice fatto che esiste l’altro lo troverebbe anomalo, e si stancherebbe di ascoltarlo e a un certo punto gli direbbe “ma sei impazzito/a?“.

Inoltre è un dato di fatto che si sta ben attenti a non descrivere alcune realtà esistenti, e invece si descrivono altre realtà con facilità e piacere come la bellezza. Ad esempio è molto improbabile anche se possibile che qualcuno parlando con qualcun altro dica “la caccola che ti esce dal naso mi fa schifo“, si tenterà di non farci caso, o si dirà “hai qualcosa sul naso” omettendo la descrizione specifica di cosa c’è sul naso e la descrizione di ciò che mi provoca. Perché in genere se si informa una ragazza che qualcosa del suo aspetto non ci piace questa si infastidisce.

Questo fenomeno quotidiano dimostra che c’è un motivo diverso dalla semplice esistenza di qualcosa che provoca un complimento, e dimostra anche che si seleziona qualche particolare percepito e si esclude il resto dai complimenti.

C’è un altro errore logico, e cioè che il semplice dire “Sei bella” non è una descrizione della realtà, perché l’essere o non essere bella dipende da chi osserva quella ragazza.

Il dire “Corrispondi al canone estetico dominante” o “Corrispondi ai miei canoni estetici” o “Mi da piacere guardarti” sarebbero invece descrizioni della realtà.

Ludovica Scarpa nel suo libro “Senza offesa, fai schifo” del 2011 scrive:

La realtà di -primo ordine- è quella misurabile, che non dipende da chi la osserva: la stanza che è larga metri 3,20, mettiamo, o il treno che è partito con 6 minuti di ritardo. Sono -dati di fatto- condivisibili, riscontrabili, se condividiamo il significato delle unità di misura -metro- e -minuto-. Se dico che la stanza che hai scelto per la riunione -è troppo stretta-, esprimo invece un giudizio, un’interpretazione, perchè sia compresa dovrò esporre le mie argomentazioni: in base a quali aspettative la ritengo -troppo stretta-?

Come poter capire qual’è il motivo reale per cui si fanno complimenti?

In genere le ragazze ringraziano chi dice così, quindi sicuramente non provano emozioni negative nel sentirsi dire certe cose.  Perciò c’è un effetto emotivo, ed è di un certo tipo e non di un altro, e quindi si ricerca un certo tipo di effetto dalla propria azione di fare complimenti.

Secondo il famoso psicologo Eric Berne, fondatore dell’“analisi transazionale” (una teoria della personalità, un approccio psicologico ai fini della  crescita e del cambiamento della persona, che si focalizza sia sulla sfera intrapsichica sia sulla relazione interpersonale), gli elogi sono “carezze verbali” necessarie per la nostra crescita fisica ed emotiva, perché sono l’unico mezzo attraverso cui ci sentiamo riconosciuti, vivi, certi che gli altri si accorgono di noi. Tutta la vita si gioca nel cercare e nel ricevere carezze positive, siano esse verbali (come appunto le lodi o i complimenti), non verbali (sorrisi, cenni affettuosi), o fisiche (abbracci, baci, gesti). Senza di esse, sostiene Berne, le persone avvizziscono, si spengono, si ripiegano in se stesse.

Eric Berne in “Games people game” tradotto in Italia con “A che gioco giochiamo” del 1964 scrive:

“Spitz ha notato che i neonati privati di cure manuali per un certo periodo di tempo alla lunga tendono a sprofondare in una irreversibile depressione per soccombere infine ai disturbi intercorrenti. In sostanza questo significa che la privazione emotiva, come la chiama Spitz, può avere un esito fatale. Queste osservazioni portarono alla formulazione del concetto di fame di stimolo e indicarono che le forme di stimoli particolarmente desiderate sono quelle generate dall’intimità fisica;[…]Si può dunque postulare l’esistenza di una catena biologica che va dalla privazione emotiva e sensoria all’apatia e di qui modifiche degenerative e alla morte. In questo senso la fame di stimolo ha con la sopravvivenza dell’organismo umano lo stesso rapporto della fame di cibo.[…]Finito il periodo di stretta intimità con la madre, l’individuo si trova per il resto della vita di fronte a un dilemma che mette in gioco il suo destino e la sua sopravvivenza. Un corno del dilemma è rappresentato dalle forze sociali, psicologiche e biologiche che si oppongono alla perpetuazione dell’intimità fisica di tipo infantile; l’altro dallo sforzo continuo che si fa per perpetuarla. L’individuo finisce col ricorrere quasi sempre ad un compromesso. Impara ad accontentarsi di forme di toccamento più sottili, simboliche perfino, al punto che un semplice cenno di saluto serve in qualche misura allo scopo, anche se non soddisfa la fame di contatto fisico originaria. Si possono dare più nomi al processo del compromesso: sublimazione, per esempio. Ma comunque lo si chiami, porterà ad una parziale trasformazione della fame di stimolo infantile in quella che si può chiamare fame di riconoscimento.”

Tuttavia il complimento fatto a una ragazza che desidera complimenti può essere una carezza verbale vuota, poiché uno può dire “sei bellissima” senza pensarlo realmente ma con lo scopo di rendere a sua volta la persona che ha ricevuto il complimento disponibile a ricambiare con altre “carezze verbali”, e finché l’altra persona non saprà la verità rimarrà un vantaggio per lei.

Ma nel caso in cui il complimento non pensato realmente venga utilizzato come strumento per fare fare a una ragazza ciò che non farebbe senza quelle emozioni è un vantaggio oppure no?

Può essere la tattica usata da un violentatore, e quell’emozione può portare la ragazza a non accorgersi della realtà, o di una persona che promette amore per aver sesso, senza il consenso dell’altro bisognoso di amore e non di sesso. Perciò in questo caso non è un vantaggio, anche se il guadagno dell’emozione c’è lo stesso.

Questi vantaggi sono sbagliati? Recano danni agli altri?

ANALISI DELL’IMPATTO DEI CONCORSI DI BELLEZZA

Per prima cosa bisogna comprendere come si misura e valuta la bellezza all’interno di questi concorsi, e inoltre, perché una ragazza dovrebbe ottenere certi premi per il fatto che è bella? (non basta il premio di essere bella?)
La bellezza viene valutata tramite voto.

Il voto ha delle limitazioni:

  1. si basa su opinioni personali che non si attengono a caratteristiche oggettive, 
  2. si può basare su amicizie, parentele, richiesta di favori ad amici di amici,
  3. si può basare voti comprati per interessi economici delle regioni di provenienza delle ragazze, 
  4. si basa sulla quantità casuale e variabile di anno in anno delle persone che seguono il programma.


A livello culturale:

  1. Svalutazione delle competenze e sopravvalutazione della bellezza con conseguente contributo all’ignoranza diffusa.
  2. Accettazione come normale della contraddizione e dell’inganno per vendere merci di lusso.
  3. Promozione del lusso e disinteresse per altri stili di vita o per le conseguenze del lusso.

Il fatto che vengano condivisi nel web, sulla TV video di Miss Italia, in cui le Miss parlano di temi sociali, da l’idea che per il fatto di essere bella, e che questa bellezza è stata riconosciuta dal voto di una grande quantità di persone allora è interessante ascoltare le sue opinioni, piuttosto che di una persona competente nella materia trattata. Questo atto consolida l’idea che sia necessaria l’esistenza di Star per veicolare messaggi di importanza sociale, e che le persone competenti in realtà abbiano meno valore delle Star o di chi è bella. Una confusione dannosa che contribuisce all’ignoranza su temi importanti e tecnici che non possono essere trattati con opinioni non verificate e superficiali.

Sulla pagina Fan ci sono post con scritti slogan con affermazioni false del tipo “Scopri in questo video il segreto per restare bella della Miss” in cui si riesce a capire palesemente che le Miss non hanno nessun segreto per restare belle, e infatti cliccando si arriva a un video promozionale in cui la Miss spiega le proprietà del gel all’aloe vera. Cioè una pubblicità a una merce. In questo si fa passare come normale l’inganno per vendere merci di lusso.

Nella pagina vengono sponsorizzati gioielli con concetti scollegati, pretestuosi e stupidi “Ogni donna è unica, come i gioielli che indossa! Con Miluna crei il tuo gioiello con gemme, perle, pendenti e braccialetti. Il nostro preferito è questo: scettro, fascia doppia, perla bianca e corona… per essere sempre una Miss!” quindi, in base all’affermazione “per essere sempre una Miss” se non li indossi non sei una Miss, e quindi l’unicità delle donne citata all’inizio viene contraddetta alla fine. Si lascia così passare come normale la contraddizione e l’inganno per vendere merci di lusso.

A livello psicologico: 

  1. Motivazione a dare importanza alla bellezza estetica e possedere ciò che serve per ricevere una premiazione.
  2. Incitamento a credere che chi possiede la bellezza si meriti certi vantaggi.

Questa esposizione educa le ragazze a pensare che una miss è necessaria, e ha un valore sociale, e quindi le stimola ad agire per diventarla.
C’è stata anche un’azione diretta a creare questo tipo di significato. Un esempio è la bambola Tanya Miss Italia. Nome creato sull’assonanza tra Tanya e Italia. E usato nello spot per dire “è la più bella d’Italia, è Tanya. è proprio lei Miss Italia, è Tanya. Fra tutte sei la regina più bella, sei tu. Sei la più preziosa amica che ho. Sei sempre più affascinante, elegante. D’argento, raso, tulle e oro. E tu lo sai che ti adoro.” Alla fine dello spot viene detto da una Miss: “Miss Italia è solo Tanya, e tu?”.
Il messaggio intero è collegato in modo abbastanza incomprensibile e rende il messaggio ambiguo e non comprensibile in modo automatico. Una tecnica tipica dei messaggi subliminali.

Per le bambine che può avere un effetto di modello. La pubblicità è costruita in modo da creare emozioni positive nei confronti del concetto di Miss.
Il messaggio che si può dedurre è: “è necessario essere delle Miss. Il lusso è una cosa buona (argento, raso, tulle e oro), e se sei una Miss hai anche il lusso. E tu che cosa sei?”.

Inoltre, si fa passare di meritarsi certi vantaggi , infatti alcune Miss hanno affermato:

“ce l’ho messa tutta a vincere” ma in che senso ce l’ha messa tutta? ad aspettare di essere votata, a stare in piedi per essere valutata, a recarsi nel posto in cui si facevano le selezioni“questo è l’inizio di un percorso. devo dimostrare di poter avere questo titolo, e quindi cercherò di impegnarmi al massimo.” è un titolo che si può avere? che si merita di avere dimostrando di meritarlo? e come si di mostra che lo si può avere?

Questa concezione è ulteriormente dimostrata dalla vicenda in cui ci furono delle polemiche per degli interventi chirurgici attribuite ad alcune concorrenti, paragonato al doping nello sport.  Patrizia Mirigiliani, ha detto che “è impossibile capire se un seno sia rifatto o meno”. Il regolamento non prevede un’esclusione perché quando è nato il concorso, la chirurgia estetica non era così diffusa. Ci si rifà però al buonsenso, quindi il problema non sussiste: “Se una ragazza evidenzia parti del corpo, seno o viso, decisamente ritoccati, non penso proprio che arriverebbe alle finali”. Come se meritasse di meno il premio. Un’assurdità illogica. Dato che non si ha merito di avere un corpo e che sia in un certo modo.

Dunque, poiché la bellezza, priva di interventi della tecnologia, è un risultato dei processi naturali (ormoni, DNA, influenza dell’ambiente), dovrebbero premiare la natura e non le ragazze, ma invece sono le ragazze che finiscono a fare film e spot. E automaticamente si creano classi di ragazze. Chi può e chi non può. La natura è infatti discriminatoria, la civiltà invece serve per modificare questa discriminazione. La scienza infatti è stata applicata in tutti i campi per modificare la natura.

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In realtà è più sensato usare il concetto di merito in gare come il Body Building, perché i concorrenti hanno sopportato dolore fisico per ingrandire e scolpire i muscoli, in anni di lavoro, escludendo il doping. Hanno dovuto studiare le tecniche di alimentazione, e di gonfiamento dei muscoli. Molto più senso ha il concorso di bellezza Miss Bum Bum del Brasile. In cui le miss vengono mascherate per non far distrarre gli osservatori dalla bellezza del sedere.

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A livello economico:

  1. Uso di soldi per azioni con effetti culturalmente e psicologicamente dannosi e sottrazione di soldi ad azioni utili al benessere e alla povertà economica della società.
  2. L’utilizzo del concorso per donare un’immagine positiva alle regioni, o migliorare la condizione economica delle regioni svaluta il ruolo degli assessori e di tutte le persone che lavorano nei comuni e nelle regioni che sono costretta ricorrere a questo tipo di cose.

Infatti, il costo del concorso viene pagato in prevalenza con le tasse dei cittadini di una Regione.

Nel 2011 il finanziamento è stato di 230 mila euro, nel 2012 l’acquisto di attrezzature ammonta a € 490.000 da cedere in comodato gratuito ai CEQ di Confindustria, attraverso l’utilizzo di un finanziamento della Regione.

Quindi si dovrebbero fare i concorsi di bellezza senza che siano pagati dai cittadini.

Nella pagina fan di facebook vengono poste domande retoriche inutili volte a stimolare la curiosità e i possibili ascolti che rivelano l’interpretazione da dare al programma “Riuscirà l’Abruzzo a prendersi la sua rivincita quest’anno?”. In pratica le ragazze rappresentano regioni in base alla loro nascita, il motivo per cui rappresentano le regioni è dovuto agli introiti economici e pubblicitari sottoforma di turismo o di premi.

Si fanno foto con presidenti di regioni, assessori. si parla dei menù delle miss. vengono postate citazioni delle miss “il segreto di vivere bene”

Impedimenti all’eliminazione dell’evento:
– Fedeltà alla tradizione (credenza di un’aspettativa e un bisogno diffusi)
– Il pensiero che sia un problema personale e che quindi attraverso il telecomando ci si liberi del problema
– Interessi economici (lavoro delle persone)
– Superficialità delle persone
– Ignoranza sui fatti
– Attenzione su altre cause come il fotoritocco
– La necessità dello svago


MOTIVI PER CUI NON ELIMINARE I CONCORSI DI BELLEZZA
SI DA IMPORTANZA A UN PROBLEMA PERSONALE

Se cambi canale il canone RAI lo devi pagare lo stesso, se spegni la tv e la regali le conseguenze del programma ci sono lo stesso. Un albero che cade nella foresta, fa rumore anche se non c’è nessuno a sentirlo. Poiché le conseguenze vanno al di là del gradire o non gradire la visione del programma.

SI ELIMINA UNA POSSIBILITà LO SVAGO
è  uno svago passivo e collettivo, che consiste nell’osservazione inattiva dell’attività di altri. Sarebbe più piacevole se la popolazione avesse una gamma di possibilità di interessi molto più intelligenti non connessi al lavoro.

ALTRE CAUSE DEI DISTURBI ESTETICI
Al fotoritocco è attribuito il potere e la responsabilità di far sentire frustrate le ragazze e provocare in loro disturbi psicologici, intervengono i politici per eliminarlo o tenerlo sotto controllo, ma questo non accade invece con i concorsi di bellezza, che sono molto più probabilmente la causa di certi disturbi.

NEGARE LA POSSIBILITà DELLA BELLEZZA
C’è chi crede che negativizzare un concorso di bellezza equivalga a negativizzare l’esistenza della bellezza.
Prima di tutto la bellezza, non è una qualità misurabile della realtà, ma una percezione soggettiva, che può avere delle somiglianze nella moltitudine degli esseri umani, a causa della somiglianza nella struttura mentale degli stessi. Per seconda cosa un concorso di bellezza non è semplicemente l’esposizione delle qualità fisiche giudicate belle di un essere umano. Ma, a questa esposizione vengono aggiunte moltissime altre cose inerenti al potere e non al piacere estetico. Come i premi (corona, fascia, applausi, fiori, apparizioni in tv, nel web, interviste, ingaggi in pubblicità, possibilità lavorative di vario tipo).

LIBERTà, AUTONOMIA, E POSSIBILITà DI LAVORO
C’è chi sostiene che censurare una possibilità lavorativa come un concorso di bellezza è sbagliato perché la libertà e l’autonomia devono essere preservate a priori. Ma se questo fosse giusto, allora nessuna legge dovrebbe limitare le possibilità umane. Ma invece le leggi esistono proprio per limitare le possibilità umane, al fine di risparmiare delle sofferenze, e raggiungere una maggiore efficienza nel ricercare la soddisfazione dei bisogni umani. Molte donne sono interessate ai soldi facili. bisognerbbe trovare il modo per rendere meno difficile guadagnare soldi, ad esempio assicurando il lavoro, in modo che certi espedienti di lavoro inutile, come i concorsi di bellezza, non sarebbero più necessari.
La macchina di Miss Italia fa lavorare circa 1300 persone in tutta Italia e non solo per le 3 serate che si vedono in tv, ma per 365 giorni l’anno. La RAI prima dell’interruzione del programma pagava circa 700 mila euro all’anno il marchio Miss Italia. Per questo c’è stato chi afferma che non si possono eliminare concorsi di bellezza come Miss Italia perché danno da lavorare a tante persone e offrono attraverso la notorietà possibilità lavorative a tante persone. Ma anche la mafia da lavoro a tante persone, la vendita di droga, di armi, il lavoro in nero. Tuttavia non sono lavori considerati legittimi né legali perché provocano effetti negativi. Quindi, per legittimare un lavoro non è sufficiente considerare se fa guadagnare e quante persone fa guadagnare oppure no, ma bisogna anche considerare se questo lavoro provoca degli effetti negativi. Infatti, se bastasse considerare il beneficio economico che ne traggono alcune persone, anche grandi quantità di persone, allora basterebbe inventarsi qualsiasi lavoro che faccia lavorare una quantità di persone per poter dire che è legittimo e che non può essere impedito. Il problema della disoccupazione di chi si occupa dei concorsi di bellezza si potrebbe risolvere attraverso aiuti dallo Stato a iniziare attività lavorative diverse. E invece la grande quantità di persone che lavora per i concorsi potrebbe convogliare il proprio lavoro per inventarsi altri lavori non dannosi per la società ma utili, contribuendo così ad eliminare l’idea che per sopravvivere e vivere guadagnando soldi sia necessario inventarsi lavori inutili è basati su false idee come che la bellezza meriti dei premi.

L’UTILITà DEL CONCORSO DI BELLEZZA

Alcune dichiarazioni della Vicepresidente del Senato Emma Bonino possono essere utili per comprendere cosa le persone vedono di utile in un corso del genere: le emozioni che provano.
La Bonino ha infatti dichiarato nel gennaio 2012 durante la presentazione della proposta di legge in materia di tutela delle donne lavoratrici e con disabilità contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali: «La mia è un’affermazione di impegno che intendo portare avanti sulla scia dell’emozione scaturita anche dallo straordinario Calendario che ho visto oggi realizzato dall’ANMIL insieme all’INAIL e a Miss Italia con le foto della Luxardo» ha proseguito la Vice Presidente del Senato aggiungendo che «È un miracolo per la politica quando si vivono questi rari momenti di vero e genuino pathos».
“Emozione” e “pathos” sono le due parole chiave usate dalla Bonino. Questo perché l’immagine unita alla notorietà può collegare a temi importanti emozioni positive. Ma usare questo processo mentale per giustificare qualsiasi attività è immorale se queste attività producono esiti ingiusti. Inoltre, questo non è un giudizio sul concorso di bellezza indipendentemente dall’uso che si fa della sua notorietà, ma appunto è un giudizio su cosa ci si può fare al di là del concorso. E quindi non elimina il giudizio sul concorso in sé, ma lo tralascia se esaltato, come è stato fatto dal concorso per veicolare un’immagine positiva e tentare di ottenere alcuni vantaggi di un eventuale giudizio positivo, come una eventuale non cancellazione del programma dal palinsesto RAI.

Calendario2012_EmmaBonino

STRUMENTALIZZAZIONE DI TEMI SOCIALI
I motivi per cui le Miss partecipano a eventi sociali sono a fine di lucro, e per giustificare l’utilità del programma. Si è creato un potere di intrattenimento che può giustificare la sua esistenza usandolo per qualcosa su cui le persone vorrebbero fosse focalizzata l’attenzione.

Miss Italia ha strumentalizzato molti temi sociali per far proseguire i propri guadagni attraverso il programma. Parlando di “valore sociale della bellezza”, e non di “valore economico della notorietà e della bellezza canonica” in un società dei consumi e del marketing in cui chi buca lo schermo finisce ai vertici della rappresentanza politica, indipendentemente dalle sue competenze o buone intenzioni.

Prima puntata di 'Striscia la Notizia'
Anche nel mondo dello spettacolo ci sono persone che affermano questa disparità di opportunità. Ad esempio la showgirl Hunziker ha scatenato polemiche nel web, ospite di Tessa Gelisio nella trasmissione “Cotto e mangiato”, parlando del piatto che aveva preparato, ha detto: “La mia creazione è una torta di laurea. E’ un biscotto secco. Uno che si laurea di ‘sti tempi è meglio che si abitui a far la fame”.  Detto da una che pur non essendo laureata gode di un successo inarrestabile dimostra come funzionano le cose e allo stesso tempo come non dovrebbero funzionare.

Il Vicepresidente del Senato, Valeria Fedeli, nel suo messaggio al convegno ” Miss Italia: Il valore sociale della bellezza” ha detto “sono state portate avanti importanti campagne sociali a partire da quella contro l’anoressia fino a quella a sostegno delle donne invalide del lavoro. Il Concorso è riuscito a far crescere, nelle piazze ove avvenivano le pre-selezioni, l’attenzione verso temi che ci stanno a cuore, un impegno che continua anche in quest’ultima edizione contro il femminicidio. Io penso che un evento come Miss Italia può avere un ruolo chiave perché ha la possibilità di lanciare un importante messaggio a tanti giovani, sia uomini che donne”.


Il calendario “Donne che vincono” è un paradosso per un concorso che esalta la bellezza priva di difetti estetici, e la premia in moltissimi modi. Poiché il calendario presenta donne che hanno subito infortuni sul lavoro, e quindi che hanno cicatrici e protesi. Donne che quindi non possono essere ammesse al concorso, ma possono partecipare a un calendario con applicato il logo “Miss Italia” e pubblicizzato da Miss Italia. Nella cui presentazione è scritto “questo calendario ha trovato la bellezza dove nessuno la va a cercare. Le foto in esso contenute ci insegnano che lungo il cammino si trovano solidarietà impensabili o forse solo impensate dai più”.
Soprattutto il fatto che nelle foto ci siano anche le miss, non infortunate nel lavoro, poiché il loro lavoro non è pericoloso, è un contrasto che è difficile comprendere perché non sia interpretato come una sottolineatura della differenza di trattamento tra donne e donne, ma venga interpretato come una esaltazione della forza delle donne hanno saputo resistere alla sofferenza di incidenti così gravi.

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Sul sito di Miss Italia si può constatare come questo evento venga interpretato come una esigenza dei cittadini, e quindi forse è per questo che viene legittimata la ricaduta dei costi su di loro:

Di certo Miss Italia è un “fatto sociale”, una manifestazione che da 72 anni corona il sogno delle ragazze italiane, trasformandole in regine e accompagnandole lungo un percorso di maturazione e crescita personale. E’ un appuntamento che fa parte dell’immaginario collettivo poiché riesce a raccontare in maniera semplice la storia di ragazze comuni che per qualche giorno diventano star: una favola di tanti anni fa, ora vissuta davanti ai riflettori della televisione, ma che, appunto come un gioco, regala le stesse emozioni. “Un brivido sconvolgente e irripetibile”, è il parere di Anna Valle, Miss Italia 1995. Emozioni, sogni, amori, successi: tutto è racchiuso in questa manifestazione tra le più amate del nostro Paese.[…]Miss Italia ha attraversato gran parte del XX secolo accompagnando le ragazze del nostro Paese fino ad oggi: dai primi tempi delle Miss Sorriso, al dopoguerra – quando aiutò a dimenticare le difficoltà quotidiane – al periodo del boom, agli anni della contestazione, fino a diventare un evento televisivo.

Questa descrizione dimostra come esistendo già dagli anni del dopoguerra uno stereotipo di aspetto estetico giudicabile “bello” viene portato avanti perché ritenuto un’aspettativa del pubblico “tra le più amate del nostro paese“.

Ma è vero che i cittadini italiani si aspettano questo evento? se non ci fosse più a cosa si rinuncerebbe?

Molti accettano semplicemente che ci sia, e assecondano la proposta, e che si aspettano continui semplicemente perché c’è stato in precedenza, ma non lo desiderano, né lo richiedano. Molti altri invece lo rifiutano, e vorrebbe che fosse impedito il realizzare un evento del genere con soldi pubblici in reti pubbliche. Infatti, a dimostrazione della falsità dell’affermazione che “fa parte dell’immaginario collettivo” e le persone “se lo aspettano” alla fine è stato tolto dal palinstesto RAI.

Perciò diventa utile capire perché interessa interessa a qualcuno un evento del genere.

Forse comprendendo cos’è un concorso di bellezza si possono capire le esigenze che tenta di soddisfare.

Su Wikipedia si legge:

Un concorso di bellezza è una competizione basata principalmente, sebbene non sempre del tutto, su un giudizio sulla bellezza fisica dei partecipanti. In alcuni casi i criteri di giudizio utilizzati possono essere altri, tra i quali la personalità, dimostrazioni di talento e risposte alle domande che vengono poste.[…]
Nei concorsi di bellezza riservati a partecipanti di sesso femminile, le vincitrici vengono spesso nominate “reginette di bellezza”.

Trovo necessario chiarire il termine “competizione” di questa definizione di “concorso di bellezza”, perché ha due significati diversi, e si possono confondere.

Nell’accezione originale, competere deriva dal verbo latino competere: da cum = con, assieme e petere = dirigersi verso, cercare; significa quindi andare insieme, convergere, incontrarsi, domandare insieme. Cum petere indica, più ampiamente, la capacità o la volontà di ricerca comune per approfondire la conoscenza, acquisire le capacità individuali al fine di migliorare la qualità del fare, condividendone i benefici; definisce quindi un percorso di riconoscimento e di crescita culturale. Competente è colui che ha autorità riconosciuta per capacità, cultura, ecc. e significa anche conveniente, congruo, appropriato.

Nell’accezione latina non è contemplato il significato di competizione e competitivo così come è inteso comunemente oggi, in ogni ambito sociale: nella politica, nell’economia, nell’ambiente di lavoro, nella cultura, nello spettacolo.

Oggi competere è inteso come sforzo per superare l’altro, la concorrenza; più che un confronto di merito, basato sulle capacità culturali e sul desiderio di migliorare la propria conoscenza, a beneficio proprio e dell’intera umanità, diventa sopraffare, con ogni mezzo, chi esercita capacità e conoscenze simili per acquisire posizioni economiche, di prestigio e di potere sempre maggiori.

Riporto dei commenti che dimostrano che tipo di aspettative hanno alcuni da un concorso del genere:

dovrebbe rappresentare la bellezza ideale, e non si è mai vista una miss con i denti da castoro.

ha tutte le caratteristiche di una futura top model ma non è così rappresentativa delle ragazze italiane“.

Tuttavia le due aspettative sono diverse. Una è “la bellezza ideale“, e una è “rappresentare le ragazze italiane“.

Il presentatore di Miss Italia Fabrizio Frizzi dice alle ragazze concorrenti: “voi siete le ambasciatrici della bellezza italiana“. Forse qualcuno ci crede.

Ma chi può rappresentare le ragazze italiane?

Infatti, le miss non sono il popolo femminile italiano su scala ridotta. Non sono un campione in piccolo in cui le rappresentanti vengono immaginate come le migliori rappresentanti. Non si può rappresentare un gruppo. Perché le italiane sono composte da donne che hanno tutti i difetti esclusi dal canone. Anoressiche oppure obese. Alte e basse. Bionde e more. Con le lentiggini o i brufoli. Le donne italiane hanno tratti somatici che si possono definire stranieri, possono avere la pelle scura come gli afroamericani. Ciò che è sbagliato è la rappresentazione dei generi, sia femminile che maschile. Non c’è nessuna necessità di posizionarsi davanti a uno schermo per vedere delle persone che rappresentano l’idea di genere femminile e maschile, l’insieme delle persone chiamate maschi e delle persone chiamate femmine. Tentare di farlo è perdere tempo in un fallimento sicuro, e in un prodotto non necessario. Possiamo rapportarci direttamente con maschi e femmine senza la rappresentazione di maschi e femmine, della loro bellezza, della loro intelligenza, della loro forza fisica.

C’è sempre qualche soggetto che dichiara oggettiva la bellezza, anche se ristretta a una nazione. Ma se ad altri soggetti piacciono le ragazze con pearcing, tatuaggi, smagliature, lentiggini, cicatrici e altre caratteristiche che non devono possedere le Miss?

Chi è in grado di valutare la bellezza ideale per tutti?

E se c’è il desiderio di fare una classifica della bellezza tra le ragazze e darle un voto, non sarebbe più appropriato che ognuno lo facesse per conto proprio? A casa sua si guarda centinaia e centinaia di foto, o di video, e si scrive la sua propria classifica. Che importa della classifica risultante dal voto dell’insieme delle persone?

Si scrive delle vincitrici “La più bella d’Italia” o di qualsiasi altro paese.

Ma come si possono attuare queste due cose? Chi è in grado di valutare la bellezza ideale, e chi può rappresentare le ragazze italiane?

Le miss non sono il popolo femminile italiano su scala ridotta. Non sono un campione in piccolo in cui le rappresentanti vengono immaginate come le migliori rappresentanti. Non si può rappresentare un gruppo. Perché le italiane sono composte da donne che hanno tutti i difetti esclusi dal canone. Anoressiche oppure obese. Alte e basse. Bionde e more. Con le lentiggini o i brufoli. Le donne italiane hanno tratti somatici che si possono definire stranieri, possono avere la pelle scura come gli afroamericani. Ciò che è sbagliato è la rappresentazione dei generi, sia femminile che maschile. Non c’è nessuna necessità di posizionarsi davanti a uno schermo per vedere delle persone che rappresentano l’idea di genere femminile e maschile, l’insieme delle persone chiamate maschi e delle persone chiamate femmine. Tentare di farlo è perdere tempo in un fallimento sicuro, e in un prodotto non necessario. Possiamo rapportarci direttamente con maschi e femmine senza la rappresentazione di maschi e femmine, della loro bellezza, della loro intelligenza, della loro forza fisica.

In due articoli del contratto di servizio 2010-2012 della RAI, viene spiegato come usare la TV nei confronti delle donne.

Vengono usate espressioni come “figura femminile” “rappresentazione della donna” “rappresentazione reale” e “rappresentazione stereotipata”

Ma che cos’e la rappresentazione?

Raffigurazione attraverso segni, simboli o parole di entita concrete o astratte.

Per rappresentazione nelle arti figurative si intende un’immagine nata dalla mente creativa che, tramite qualsiasi tipo di tecnica, architettonica, scultorea, pittorica o altro mezzo, si fa oggetto per essere comunicata a terzi. Come un pittore, un illustratore che fa ritratti di una donna sola che metaforicamente simbolizza tutte le donne. La rappresentazione in matematica è l’associazione ad una entità o a una struttura tendenzialmente astratta di un oggetto più specifico avente lo stesso comportamento formale.

Ma quindi è come una fiction? si rappresenta la vita reale? E se si, perché? Non si potrebbe non farlo risparmiando energie e tempo?

Come può una immagine video o fotografica provocare emozioni si possono provare solo se ci accade qualcosa fiscamente, direttamente, come il sentirsi offesi a una persona che non è presa in causa direttamente, perché non è l’impressione della luce sul sensore della fotocamera o della videocamera emessa da tale persona, ma da un’altra, e quindi non si riferisce a lei? Accade ciò che alcuni pensano che accada con le bambole voodoo?

Forse questo effetto dipende dal pensiero che il proprio aspetto esteriore non sia soltanto proprio, ma appartenente un po’ a tutti.

Fors esecondo questo pensiero l’aspetto di un essere umano di sesso femminile, quando e fuori di casa sua, appartiene anche agli altri esseri umani di sesso femminile secondo molte persone, soprattutto secondo quelle di sesso femminile. E quindi una immagine, fotografica o video, è anche l’impressione della luce sul sensore delle altre persone. Ma questo è irreale e metafisico.

Eppure gli si dà pure un nome: “l’identita della donna”.

Cos’e l’identita della donna?

Un concetto astratto, col quale una donna si immagina, e si da un senso nel mondo. Molte donne si sentono “rappresentate”, “dipinte” bene o male.

E vogliono protestare per poter essere rappresentate in modo diverso. Ma per vivere in modo razionale, e quindi etico, non si dovrebbe scambiare i simboli per gli oggetti reali, o si finisce a fare come i religiosi che adorano entità astratte come la trinità. Va quindi abbandonata l’interpretazione della visione di persone in tv come rappresentati di generi sessuali.

C’è chi propone di “rendere giustizia della moltitudine di figure femminili e reali che non vengono mai prese in considerazione nella società”.

Il servizio pubblico televisivo ha il dovere di riservare altrettanta visibilità anche ad altri tipi di persone di sesso femminile: quelle che vanno nello spazio, scendono in miniera, siedono in cattedra e nei tribunali, coordinano ricerche, operano negli ospedali, dirigono film e aziende, fanno politica, vanno in ufficio e contemporaneamente si occupano dell’organizzazione e del bilancio familiare.

E quindi va richiesto allo Stato Italiano questo dovere.

Ma non ha senso chiedere “trasmissioni idonee a comunicare al pubblico una più completa e realistica rappresentazione del ruolo che le donne svolgono nella vita sociale, culturale, economica del Paese, nelle istituzioni e nella famiglia”.

CONSEGUENZE SOCIALI NEGATIVE

L’altro tipo di conseguenza negativa è nei confronti di chi interpreta la visione di persone che sono in TV come rappresentanti di gruppi umani. Poiché vedendo certe donne e non vedendo altri tipi di esseri umani che non possono partecipare, cioè le ragazze non considerate belle, o gli uomini ai quali viene sottratta la possibilità di essere considerati belli esteticamente dalla maggior parte delle persone, ed essere premiati per la loro bellezza come accade con le donne, o nei confronti di chi potrebbe partecipare ma ancora non lo ha fatto che viene stimolato a iniziare questa competizione per ottenere i vantaggi connessi. Vengono rappresentate in una condizione di superiorità, nei confronti dei vantaggi che ottengono (visibilità, complimenti, attenzione, interviste, proposte pubblicitarie con un ricavo economico, l’amicizia, anche della patron “Patrizia Mirigliani”, opportunità, divertimento, inviti in vari locali, doni come album di foto scattatele durante i vari eventi) e automaticamente ma in modo implicito si creano rappresentazioni di minoranza nei confronti di femmine che non possono neanche partecipare a tali concorsi o di maschi, e di transessuali, che quindi non ottengono gli stessi vantaggi pubblicamente. Cosa che in una società democratica non dovrebbe accadere. Tutti dovrebbero avere lo stesso valore, anche se differenti di aspetto, e di intelligenza. Come afferma Valeria Ottonelli “La rappresentazione di potere è potere”. Slegando l’attività di ricercare una bellezza meno soggettiva di quella che può giudicare una singola persona attraverso la media del giudizio di più persone dall’unione col potere diventa una cosa fattibile. Fatta per gusto di farla, come giocare a dama. Una masturbazione mentale che può essere piacevole, ma non di certo sovvenzionata dallo stato, o unita al potere, e a vantaggi di vario tipo.

CRITICHE INFONDATE


Ci sono molti movimenti culturali che boicottano Miss Italia, ma lo fanno aggiungendo alle motivazioni per il boicottaggio delle motivazioni estranee e infondate, che provocano molte discussioni e confusione oltre che perdita di tempo.

Si aggiungono accadimenti storici passati al presente. Poiché viene divulgata frequentemente la storia del dominio maschile nei confronti delle donne avvenuto in passato.

Le femministe non si preoccupano delle conseguenze sulle sperimentazioni animali dei cosmetici.

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O dell’inquinamento ambientale per le sostanze usate, o delle spreco di risorse non rinnovabili per produrle, o per i pericolo di salute dall’usarle.

Alcune donne affermano di avere il diritto di rivendicare di essere considerate soggetti pensanti e non solo corpi da giudicare. Se le donne hanno il “diritto di essere considerate soggetti pensanti e non solo corpi da giudicare”, poiché ad ogni diritto corrisponde allora altre donne hanno il dovere di non produrre una “immagine non stereotipata della donna a prevenzione della violenza”. Dunque, nel caso i concorsi di bellezza producano ciò che le donne hanno il diritto di impedire di produrre ad altre donne, quelle donne che non rispettano tale diritto dovrebbero essere soggette alle penalità che ha il potere di infliggere la legge.
Dunque, poiché una punizione legale è un atto grave, richiede giustificazioni, e quindi va dimostrato che i concorsi di bellezza producano l’effetto incriminato.

PASSIVITà E ATTIVITà : ESSERE BELLE PER Sé STESSE O PER GLI ALTRI
Se le ragazze si autogestissero creando un concorso di bellezza da sole e non per il guadagno di qualche furbacchione, sarebbero in linea con quello che pensiamo, che non è “la copertura delle tette” a prescindere, ma la banalizzazione della donna, la stereotipizzazione della donna.
se le aspiranti miss avessero organizzato un concorso autogestito non avrebbero avuto ne ‘ la stessa visibilita’ ne’ i vari contratti assicurati dall’organizzazione e avrebbero dovuto ovviamente pagare di tasca loro.

CHE COSA SI GUADAGNA DAL PREMIARE LA BELLEZZA DI CERTE RAGAZZE?

E’ molto chiaro che dietro a cio’ ci sono degli interessi pubblicitari, dove aziende finanziano il concorso prestando il loro logo e facendosi pubblicità.

E in un concorso di bellezza cosa dovrebbe vendere? Trucchi, creme, cosmesi e tutti i prodotti per diventare più bella, assomigliando a quei modelli proposti e premiati.

Quali sono gli interessi che si nascondono dietro la proposta di un canone estetico sempre piu’ lontano da quello medio?

Con la proposta di  vedere la premiazione di ragazze che possiedono corpi canonici  si fa in modo che milioni di ragazze e ragazzine diventino consumatrici, rivolgendosi a chirurghi estetici o acquistando prodotti per assomigliare a chi è stata premiata.

Il mercato si rivolge a donne sempre più giovani, talvolta adolescenti bisognosi di affetto e spaventati dalla vita, e in crisi con il loro corpo perché non gli dona ciò che vogliono.


QUALI SONO INFATTI LE POSSIBILI CONSEGUENZE SULLE DESTINATARIE?

Esposta a messaggi di questo tipo ad ogni ora del giorno, la destinataria non fa che abbassare la propria autostima riducendo la propria identità e la propria possibilità di essere felice al successo sugli altri del proprio aspetto estetico, sviluppando spesso disturbi alimentari, sopratutto se non ha i soldi (data la giovane età) per acquistare quello che la pubblicità le fa vedere serve per ottenere vantaggi, promettendole che diventerà bella e potente come la Miss in copertina o in televisione.

Potete trovare una vasta varietà di telenovele, programmi di cucina, fiction destinate a casalinghe, accompagnate da una lunga serie di pubblicità che ti promettono che sarai bella come la protagonista delle fiction.

Accanto alle fiction, ci sono gli immancabili programmi televisivi come giochi a premi o programmi sportivi arredati da avvenenti signorine che ancheggiano vestite di ridotti bikini o minigonne seguite da una sfilza di pubblicità che ripetono che “la cellulite è una malattia” , “compra la crema per apparire giovane” e tantissime pubblicità rivolte a target maschile perché in quella fascia orario le donne stanno preparando la cena e il marito è seduto sul divano sognando di  acquistare l’auto di lusso per conquistare ragazze che hanno la metà dei suoi anni o di comprare la cremina per curare la cellulite della moglie o almeno è quello che ci fanno credere i tanti spot e programmi studiati per produrre quell’effetto.

Inoltre, attraverso il programma si può tentare e si è tentato di influenzare le coscienze. Ad esempio sul giudizio nei confronti delle foto di nudo.

E tentare di creare consenso su concetti come “l’avere dei figli è una ricchezza per una donna”. Per questo nel 1994 il Concorso apre alle madri e alle donne sposate. Coincidenza: vince Alessandra Meloni e Beatrice Bocci, mamma, si classifica seconda.

“(i miei genitori) mi hanno sempre seguita. fanno sempre il tifo per me. ho dedicato questa vittoria a loro” ha detto una Miss. E perché invece i genitori per tutte le altre cose della vita mettono quasi sempre i bastoni fra le ruote? perché se si fanno foto di nudo (vietate a Miss Italia) le si fanno di nascosto? perché se vengono a sapere ci si è dati al porno dicono “se entri ancora in casa ti spezzo le gambe” invece che seguire e fare il tifo per la figlia, la quale può dedicare le sue vittorie ai genitori?

LA STRATEGIA DELL’APERTURA ALLE TAGLIE FORTI E ALLA VERA BELLEZZA
C’è molta ipocrisia tra i/le mercanti di bellezza. Ora è di moda inneggiare alla “vera bellezza” alla “giusta bellezza” alla “sana bellezza” senza però dire niente in riguardo al potere legato alla bellezza. Il quale, finché rimarrà, non potrà che provocare ansie e sofferenza, qualunque sia il modello di moda di volta in volta. Stanno solo cambiando moda. Cercando di non perdere possibili acquirenti di prodotti o consumatori di spot pubblicitari. Che esista un modello e che questo modello sia assoggettato al sistema economico sono il problema reale.

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Marshall B. Rosenberg scrive: “Nel suo libro, How to make you miserable, Dan Greenberg illustra in maniera umoristica il potere insidioso che un modo di pensare basato su paragoni può esercitare su di noi. Egli sostiene che, se i lettori hanno un sincero desiderio di rendere la propria vita infelice, allora possono imparare a paragonarsi agli altri. Per chi non ha familiarità con questa pratica, egli propone anche alcuni esercizi. Il primo mostra fotografie a grandezza naturale di un uomo e di una donna che incarnano i canoni ideali di bellezza fisica secondo gli standards contemporanei diffusi dai mass media. Ai lettori si suggerisce di prendere le proprie misure fisiche, confrontarle con quelle dei due attraenti esemplari indicate sulle fotografie e soffermarsi a riflettere sulle differenze. Questo esercizio produce il risultato che promette: cominciamo a sentirci infelice non appena iniziamo a fare questi paragoni.”

DISINTERESSE PER IL POTERE DATO AI CONCORSI DI BELLEZZA PER CONCENTRARSI SULLE DISCRIMINAZIONI DELLE TENDENZE SESSUALI NEI CONCORSI DI BELLEZZA

 

C’è chi vede la possibilità di partecipare a concorsi di bellezza ai trans come un miglioramento. Si è svolta a Kathmandu, in Nepal, la prima gara di bellezza tra transessuali intitolata Miss Pink Nepal: hanno partecipato quattordici transessuali provenienti dalle varie regioni del paese. La giuria ha incoronato vincitrice Purnima: sarà lei a rappresentare il Nepal a Miss Pink 2013 in Tailandia. Sempre a Kathmandu si è svolto anche il primo torneo di sport gay dell’Asia del Sud. Vi hanno preso parte oltre 300 atleti GLBT provenienti da 30 paesi.

E infatti, un evento del genere è un miglioramento dal punto di vista dell’accettazione delle inclinazioni sessuali altrui. Ma non lo è dal punto di vista della parificazioni dei poteri. L’eleggere qualcuna/o a Miss attraverso i media in una società in cui la bellezza non è solo un piacere estetico ma è sinonimo di potere economico, sociale e affettivo, equivale a creare gerarchie. Dunque, aggiungere altri tipi di persone, equivale ad estendere certi privilegi ad altre persone. E non a democratizzare il mondo. Quando si darà la notizia che nessuno farà più concorsi di bellezza premiati e sponsorizzati e mediatizzati, allora sarà una grande conquista.

Per dare una valutazione definitiva si può fare un confronto tra i pro e i contro dei concorsi di bellezza.

I motivi per essere a favore dei concorsi di bellezza sono:

  1. Distraggono dai problemi, fanno evadere dalla noia, provocano piacere visivo.
  2. Fanno guadagnare chi lavora nei concorsi di bellezza.
  3. Fanno guadagnare indirettamente chi li promuove (gli assessori).

Un concorso di bellezza non si limita a valutare l’estetica di ragazze secondo dei canoni o dei parametri soggettivi. I motivi per essere contro ai concorsi di bellezza sono:

  1. I premi aggiunti al concorso svalutano le competenze di chi non ha le caratteristiche estetiche premiate (attraverso l’esposizione delle opinioni delle Miss in TV o al telegiornale) e sopravvalutano la bellezza valutandola come un bene sociale contribuendo così all’ignoranza diffusa.
  2. Induce ad accettare come normale l’uso della contraddizione e dell’inganno negli spot per vendere merci di lusso.
  3. Promuove il lusso, aggiungendo la pubblicità di merci come gioielli e abiti, e induce al disinteresse per altri stili di vita o per le conseguenze negative del lusso.
  4. Motiva a dare importanza alla bellezza estetica e possedere ciò che serve per ricevere una premiazione e disincentiva ad altro, contribuendo all’esistenza di disturbi psicologici di inadeguatezza in base alla pressione economica.
  5. Crea una disparità di genere con gli uomini, i quali sono esclusi dai concorsi di bellezza, o per lo meno da quelli pubblicizzati da canali televisivi nazionali.
  6. Usa soldi (ottenuti sia con introiti pubblicitari che con finanziamenti pubblici) per azioni con effetti culturalmente e psicologicamente dannosi e sottrae quindi questi soldi ad azioni utili al benessere o al contrasto della povertà economica nella società.
  7. Promuove il concetto illusorio che si possa rappresentare la bellezza migliore di una nazione.

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