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La differenziazione netta tra il sesso maschile e femminile

Il dimorfismo sessuale è la differenza morfologica tra individui che appartengono alla stessa specie.
Un esempio pacifico di dimorfismo è la differenza negli organi genitali, ma le differenze tra maschio e femmina della stessa specie possono riguardare anche le dimensioni, la diversa colorazione, la presenza o meno di ornamenti (come il palco di corna del cervo maschio), e persino la presenza o assenza di specifici comportamenti, come il calore nei cani. Il periodo durante il quale la femmina è feconda e disponibile all’accoppiamento.

Le gonadi femminili si dicono ovaie e producono gli ovociti. Quelle maschili sono dette testicoli e producono gli spermatozoi. Le prime sono situate nell’addome e i secondi sono posti nello scroto.

I caratteri sessuali vengono distinti in primari e secondari.
I caratteri sessuali primari sono le gonadi, cioè i testicoli che producono spermatozoi, nell’uomo e le ovaie nella donna (v. Genitale, apparato), dove si originano le cellule riproduttive e vengono secreti gli ormoni sessuali.

I caratteri sessuali secondari possono essere distinti in genitali ed extragenitali: i primi sono rappresentati dagli organi riproduttivi accessori (pene, vagina, utero ecc.), mentre i secondi sono costituiti dalle molte differenze esteriori che non sono direttamente implicate nella riproduzione.

Il sesso si identifica nei cromosomi e quindi nello sviluppo di gonadi e altri caratteri sessuali secondari differenziati, nell’uomo la presenza di barba, la voce profonda, forte sviluppo muscolare.

Nelle donne assenza di barba, voce acuta, seno, diversa disposizione di grassi, basso sviluppo muscolare, mestruazioni.
Quindi nella prevalenza ormonale in circolo fra testosterone ed estrogeni.

Ovviamente non basta non avere le mestruazioni per non essere di sesso femminile, o le bambine e le anziane non sarebbero di sesso femminile. Ma non ci sono solo le mestruazioni.

Il sesso dell’individuo è irrevocabilmente determinato su basi genetiche, ma la differenziazione sessuale presenta una tipica evoluzione nel corso della vita. Le gonadi e gli organi riproduttivi accessori, differenziati nei due sessi fin dalla nascita, ma non completamente sviluppati nel bambino, nell’età puberale subiscono un rapido sviluppo, che culmina con il raggiungimento della maturità sessuale, cioè della capacità riproduttiva.

Anche i caratteri sessuali secondari extragenitali rimangono poco distinti prima della pubertà e si rendono più manifesti solo dopo tale processo di maturazione. Lo sviluppo delle differenze sessuali è condizionato, oltre che da fattori genetici, anche da alcuni ormoni, in particolare quelli sessuali, che vengono principalmente prodotti dalle gonadi.

Gli ormoni sessuali appartengono al gruppo degli steroidi, sostanze di grande importanza biologica di cui fanno parte anche il colesterolo, gli acidi biliari, le vitamine del gruppo D e gli ormoni prodotti dalla corteccia surrenale.

Gli ormoni che promuovono lo sviluppo e il mantenimento dei caratteri sessuali femminili sono detti ormoni estrogeni, mentre a quelli che agiscono sui caratteri sessuali maschili viene dato il nome di androgeni. Il meccanismo di azione degli ormoni sessuali è affidato ad azioni di tipo stimolante o inibente nei confronti di specifiche caratteristiche biologiche preesistenti e la loro azione non si evidenzia fino a che essi non abbiano raggiunto una determinata concentrazione nel sangue.

È ormai ben accertato che l’azione degli ormoni sessuali è di tipo specifico (mascolinizzante o femminilizzante) indipendentemente dal sesso dell’individuo in cui essi agiscono; inoltre, benché gli androgeni predominino nel maschio e gli estrogeni nella femmina, gli ormoni sessuali che caratterizzano un sesso non sono assenti, né sono privi di effetto, nell’altro.

Gli androgeni e gli estrogeni presentano proprietà comuni, la cui spiegazione deve essere ricercata nella loro parentela chimica. In entrambi i sessi essi non scompaiono dopo l’asportazione delle gonadi, poiché sono prodotti, sia pure in piccola quantità, anche dalla corteccia surrenale. L’azione degli ormoni sessuali, inoltre, è sotto il controllo di fattori extragonadici, il più importante dei quali è rappresentato dall’ipofisi. Nell’uomo praticamente tutti i caratteri sessuali secondari sono sotto l’influenza del testosterone, il principale ormone gonadico maschile, ma anche altri androgeni, prodotti dalle ghiandole surrenali, hanno un effetto non trascurabile. I testicoli elaborano testosterone anche durante la vita fetale e ciò determina, già in questo periodo, lo sviluppo delle caratteristiche maschili.

La secrezione di ormoni sessuali avviene comunque in misura alquanto ridotta fino alla pubertà, epoca in cui la loro concentrazione ematica va progressivamente aumentando fino a raggiungere, nel periodo della maturità sessuale, un valore costante, che si ridurrà solo con l’avvento della vecchiaia. Tuttavia, la conclusione della vita sessuale e riproduttiva del maschio (climaterio maschile) non è affatto regolare né certa come lo è nella femmina: sono stati documentati casi di uomini che avevano conservato una vita sessuale attiva e feconda fino all’età di 70 anni e anche oltre. Gli androgeni stimolano potentemente la sintesi proteica in parecchi organi del corpo, e non solamente negli organi riproduttivi, e lo slancio accrescitivo dell’adolescente in entrambi i sessi è dovuto almeno in parte a questi effetti anabolici.

Tuttavia, anche se, come conseguenza del loro effetto anabolico, gli androgeni aumentano la velocità di accrescimento, essi determinano anche l’inattivazione delle placche epifisarie, e in tal modo finiscono per arrestare la crescita (effetto autolimitante). Nei maschi all’epoca della pubertà si verificano ampi cambiamenti che riguardano anche i caratteri sessuali secondari, per es. il mutamento della configurazione del corpo, lo sviluppo dei peli, l’accrescimento dei genitali, la modificazione della voce ecc. Il maggiore sviluppo dell’apparato osteomuscolare che si riscontra nei maschi rispetto alle femmine è una delle espressioni della maggiore disponibilità di androgeni. Gli ormoni sessuali femminili secreti dall’ovaio sono gli estrogeni e il progesterone. Quest’ultimo è presente nel sangue in quantitativi rilevanti solo in coincidenza della fase luteinica del ciclo ovarico e i suoi effetti sui caratteri sessuali extragenitali sono di scarsa rilevanza. Al contrario, gli estrogeni nella femmina hanno effetti analoghi a quelli che il testosterone induce nel maschio, in quanto possiedono un’azione determinante sugli organi sessuali e sui caratteri sessuali secondari extragenitali.

Oltre a esercitare i loro effetti sull’apparato riproduttivo femminile, gli estrogeni inducono tutti quei cambiamenti nell’aspetto femminile che caratterizzano la fase puberale: l’ingrossamento delle mammelle, la distribuzione di tipo femminile dei peli, la conformazione rotondeggiante dovuta all’accumulo di grasso sottocutaneo in determinate regioni del corpo (anche, addome ecc.). Nonostante gli estrogeni esercitino sui tessuti non appartenenti all’apparato riproduttivo un effetto anabolico meno potente rispetto a quello del testosterone, essi contribuiscono tuttavia in modo non trascurabile alla spinta accrescitiva generale del corpo che si verifica durante la pubertà. Il declino della funzione sessuale e riproduttiva nella donna avviene assai più drasticamente di quanto non accada nell’uomo.

Lo stadio della vita nel quale le gonadi vanno incontro a modificazioni degenerative o senescenti viene detto climaterio (dal greco κλιμακτήρ, “gradino”), proprio a causa della repentinità con cui si manifesta. A quest’epoca il ciclo mestruale cessa e tale evento viene detto menopausa. Poiché nel climaterio gli ormoni sessuali vengono ormai prodotti soltanto in quantità assai modeste, sia gli organi riproduttivi sia i caratteri sessuali secondari vanno incontro a profonde modificazioni, così che le differenze dell’aspetto fisico che caratterizzano l’uomo e la donna in età adulta si attenuano progressivamente.

CELLULITE DONNE E PANCETTA UOMINI
Gli uomini sembrano non conoscere l’antiestetico problema della cellulite in virtù di alcune differenze fisiologiche rispetto alle donne, a partire dalla distribuzione dell’adipe.

Nella donna, gli strati di grasso tendono a svilupparsi in superficie, verso la pelle, e così ogni “accumulo” risulta subito più evidente. Nell’uomo, invece, la morfologia del tessuto adiposo (che è, in percentuale, inferiore) fa sì che l’adipe si sviluppi più in profondità, verso lo strato muscolare, senza quindi alterare l’estetica della pelle.

Il resto ovviamente lo fa la carenza di estrogeni, gli ormoni che nelle donne rallentano l’eliminazione di acqua, grassi e scorie, favorendone l’accumulo (in grumi) in certe zone del corpo, soprattutto cosce e glutei, dove si crea la fastidiosa “buccia d’arancia”.

 

LA PANCETTA. Se il “lato b” degli uomini è praticamente immune dalla cellulite, le cose cambiano  sensibilmente quando si sale verso l’addome: proprio lì è invece facile che quest’ultima si concentri in abbondanza, creando la cosiddetta pancetta che (almeno quello) quasi tutti gli uomini, a una certa età, hanno.

 

E attenzione: la pancetta maschile non ha quindi scusanti ormonali, ma è quasi sempre dovuta a una cattiva ed eccessiva alimentazione.

PRO E CONTRO L’ESISTENZA DELLA DIFFERENZIAZIONE NETTA TRA MASCHIO E FEMMINA

Dell’esistenza di una differenziazione dei caratteri sessuali primari e secondari nessuno afferma che sia falsa. Quindi, tutte le contrarietà nel credere nelle differenziazioni tra l’uomo e la donna sono relative alle differenziazioni che vanno al di là dei caratteri sessuali primari e secondari.
Chi non crede nelle differenziazioni che vanno al di là di queste differenze primarie, differenze psicologiche, emotive, neurologiche, nega l’idea che esistano differenze nette tra uomo e donna. Oltre a ciò afferma che le differenze nette che esistono nei caratteri sessuali non impediscono di avere comportamenti diversi da quelli relativi alle funzioni dei loro caratteri sessuali, ovvero la riproduzione eterosessuale. Si può fare sesso con persone dello stesso sesso, oppure si può non generare mai un figlio neanche relazionandosi e facendo sesso con persone dell’altro sesso.
Poiché, sono differenziazioni che non sono percepibili dai sensi, al contrario dei genitali o della barba, per sapere qual’è la verità sono necessarie ricerche scientifiche, e quindi chi non è uno scienziato, è necessario che legga libri di divulgazione scientifica su queste teorie.

Ma c’è un altro motivo, oltre al desiderio di conoscere la verità, per cui le persone sono interessate a queste idee sulle differenze tra uomo e donna. Perché queste teorie producono in chi le crede vere dei comportamenti corrispondenti. E questi comportamenti possono produrre sofferenze, le persone sono interessate a capire se sono evitabili o inevitabili, in modo da migliorare il mondo secondo i loro bisogni.

Nella vita di tutti i giorni c’è una disuguaglianza di trattamenti positivi e negativi tra il sesso maschile femminile. tra uomo rispetto alla donna, e donna rispetto all’uomo.

Questo avviene perché c’è l’idea che certi comportamenti, abbigliamenti, pensieri, desideri siano per natura femminili ed altri per natura maschili.
Questo pensiero viene chiamato sessismo.
Una persona che non ha studiato Diritto, né Psicologia, né Rapporti di genere nella storia, farà molta fatica a comprendere certi discorsi. Quindi, è necessario che prima di giudicare compensi la mancanza di informazioni necessarie per giudicare, conoscendo il significato del termine,e le conseguenze reali e negative di ciò che il termine indica.

Se esistano o no, abbigliamenti, azioni, passioni, lavori e quant’altro da femmina o maschio è una questione scientifica, il cui risultato può essere vero o falso. Mentre se sia giusto o no imporre abbigliamenti, azioni, passioni, lavori e quant’altro è una questione etico-politica, il cui risultato può essere giusto o sbagliato.

Si può dire che esista qualcosa da maschio o femmina ma allo stesso tempo che non è giusto imporlo se la persona in questione non vuole e se non arreca danno agli altri. Pertanto, indipendentemente dalla verità, se fosse vero che il rosa è effettivamente un colore da femmina, si potrebbe comunque dire che non è giusto imporlo alle femmine e imporre ai maschi di non indossarlo, dal momento che non reca danno agli altri il fare diversamente.
La cultura sessista fa dire a molte donne “porta tu questo pacco su che sei un uomo!”, “ripara tu l’antenna che sei un uomo!”, “ripara tu l’elettrodomestico rotto, che sei un uomo!”, “se un uomo non prova anche il lavoro rischioso allora è uno scansafatiche!”. mentre una rappresentazione antisessista afferma che “sei una ragazza e puoi fare la muratrice”, “puoi fare lavori rischiosi se te la senti, così come un ragazzo può fare il casalingo e la moglie può mantenerlo”.

Il termine sessismo viene utilizzato con diversi significati:

1. Idea che i sessi abbiano caratteristiche fisiche, psicologiche e comportamentali nettamente diverse tra loro, e che da questo fatto si possa dedurre sia utile, sensato e giusto gestire i comportamenti pubblici dei due sessi stabilendo ruoli, norme, precetti di comportamento da seguire diversi in molti ambiti della vita sociale.
2. Diversificazione di trattamento tra i sessi non necessaria, iniqua e ingiusta, compiuta sia da un uomo che una donna su uomini e donne, in ambito sociale, con lo scopo di ottenere un vantaggio immotivato a scapito dell’altro sesso.
3. L’espressione della superiorità del sesso maschile, o la giustificazione, dell’idea dell’inferiorità del sesso femminile rispetto a quello maschile e la conseguente discriminazione operata nei confronti delle donne in campo sociopolitico, culturale, professionale etc a vantaggio degli uomini

In un caso la parola indica l’idea che ci sia una differenziazione netta, nell’altro la parola indica una discriminazione negativa. Infatti le idee producono comportamenti, e le idee sessiste possono produrre comportamenti iniqui.

Il terzo uso del termine è improprio, e in realtà si tratta del significato che è contenuto dalla parola “maschilismo”.

L’Antisessismo ha due “branche” principali: il mascolinismo e il femminismo.

Il Femminismo è un movimento che richiede diritti alle donne fino alla parità del sesso femminile a quello maschile, in contrapposizione a una società patriarcale, ovvero discriminatoria nei confronti delle donne. Il patriarcato è il sistema di fissità di ruoli di genere che non permette di raggiungere l’equità del sesso femminile con quello maschile e, a detta delle/degli stess* femminist*, nuoce anche agli uomini, in quanto i ruoli di genere che confinano la donna a casa, sono gli stessi che delegano i lavori pesanti, maggiori pene a parità di reato, l’obbligo militare, ecc. agli uomini.

Viene invece chiamato Mascolinismo o Mascolismo nei paesi di lingua neolatina e Movimento per i Diritti degli Uomini (MRM) o Movimento per i Diritti Umani degli Uomini (MHRM) nei paesi anglofoni quella corrente dell’antisessismo che richiede diritti per gli uomini fino alla parità. Di norma i secondi rifiutano il termine patriarcato in quanto il sistema degli stereotipi di genere colpisce anche gli uomini, mentre i femministi lo conservano per motivi storici.

Il sessismo nei confronti delle donne viene invece chiamato misoginia o maschilismo, mentre il sessismo nei confronti degli uomini viene denominato misandria o donnismo.

Molte donniste si nascondono sotto il nome femminismo, così come molti maschilisti si autoproclamano attivisti per i diritti degli uomini (MRA) o mascolinisti quando invece sono chiaramente sessisti, ma ciò non deve condurre a pensare che tutti i MRA e che tutte le femministe lo siano, perchè le definizioni dei corrispettivi movimenti sono quelle riportate dai dizionari, e non si deve smettere di usarli se è invece qualcun altro che usa i termini in modo non ufficiale.

NEGARE IL PROPRIO SESSO PERCHé NON CI SI COMPORTA SECONDO LE REGOLE
Anche chi è favorevole alla libertà di vivere la propria sessualità in modo diverso dalla norma, ad esempio cambiando il proprio corpo attraverso assunzione di ormoni ed interventi medico-chirurgici, può comunque ritenere corretto usare il linguaggio in un modo specifico e facendo distinzione tra uomini e donne, e chi ha una anomalia della differenaziazione sessuale (ermafroditismo e pseudoermafroditismo).

Il problema filosofico è semplicemente se “sentire” di essere qualcosa o qualcuno sia sufficiente a rendere tali, o se non sia necessario anche “esserlo” in maniera precisa.

“Sentire di essere un gatto” è un’esperienza psicologica possibile, ad esempio sotto influsso di droghe psicodislettiche, ma uno può anche dire di “essere mentalmente un gatto” o “un gigante”, ma questo non basta a renderlo un gatto o un gigante. Se uno si sente napoleone, come a volte succede, la cosa è puramente psicologica. Ma è proprio questo a impedirgli di essere per davvero napoleone: la mancanza di riscontri oggettivi.

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Allo stesso modo cercare di apparire come un gatto, attraverso interventi chirurgici e tatuaggi è possibile, ma c’è differenza tra apparire ed essere. Anche magritte invitava a discernere tra l’apparire della pipa e l’essere una pipa.

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sarebbe lo stesso se i medici incominciassero a cercare di convincere i malati che non sono malati, ma hanno una forma diversa di salute. o i politici che i poveri non sono poveri, ma hanno una ricchezza diversa (che poi è quello che cercano di fare i preti). si tratta in tutti i casi di truffa, e si finisce di far star peggio la gente, invece di aiutarla. il tutto, all’insegna di sciocche ideologie.

non bisogna confondere l’identità di genere con l’omosessualità, la bisessualità, la sessualità indefinità, il terzo sesso, il travestitismo, eccetera. il travestito non è una persona che si veste da donna perché si sente donna, ma un uomo che si sente uomo e si veste da donna.

Il “cogito ergo sum” significa “penso, dunque sono un essere pensante” e non “penso di essere qualcosa, dunque sono quel qualcosa”. Cartesio si rivolterebbe nella tomba, pensando a come viene interpretato da qualcuno.

Il problema è se abbia senso parlare di una sostanza distinta dagli accidenti: è appunto il problema che ha mandato la scienza in rotta di collisione con la religione, a causa appunto della transustanziazione (la conversione della sostanza del pane nella sostanza del corpo di Cristo e della sostanza del vino nella sostanza del sangue di Cristo). Oggi nessuno scienziato pensa che la cosa abbia senso. E non è un caso, che le problematiche del “gender” arrivano non dai dipartimenti scientifici, ma da quelli sociologici americani: un nome, un programma.

Dietro l’ideologia del gender, che di per sé non interesserebbe altro che le persone coinvolte, anche se ora sta diventando una questione sociale, e dunque finisce per interessare tutti (esattamente come la religione), sta un “attacco” al linguaggio, che viene usato pretendendo di assegnare alle parole sensi diversi da quelli convenzionali. e dunque un “attacco” al pensiero: almeno, di quello che vorrebbe usare le parole in maniera “chiara e distinta” e non a caso come nelle poesie surrealiste (ovviamente, quando si parla seriamente: quando si scrivono poesie e non si pretende di convincere gli altri che hanno senso, di nuovo si può fare cosa si vuole).

Il caso di Jenner, una delle personalità più famose che hanno parlato apertamente della loro transizione verso il sesso opposto, è emblematico. Se si sente mentalmente una donna, ma non ha nessuna delle caratteristiche che fanno una donna donna, cosa significa cosa sta dicendo? Il problema è scientifico, non etico o sociale, e per questo è sospetto che venga discusso dai sociologi. Il suo caso è come le “memorie ritrovate”, che in realtà sono impiantate. In altre parole, a nessuno come jenner verrebbe in mente di considerarsi una donna, se non vivesse in una società in cui questo “genere” di cose sono state presentate come reali. Esattamente come per le “deviazioni” scoperte dalla psicanalisi, che nessuno aveva prima che Freud se le inventasse.

In ogni caso, per empatia nei confronti di chi sente l’esigenza psicologica di essere chiamato con nomi di sesso opposto al quale fisicamente appartengono, li si può chiamare così, Maria invece che Mario, ma si deve avere l’onestà intellettuale di riconoscere che il cambiamento non è stato totale e ciò che è necessario per essere di un sesso è rimasto, nonostante il cambio di vestiti, e le operazioni.

L’idea fissa di philip dick, era che tutti possano cospirare coalizzati alle spalle di qualcuno (che era lui, ovviamente), a fargli credere il contrario della realtà.

In fondo la condizione di Jenner e altri potrebbe essere analoga: la cospirazione della sociologia americana è ormai riuscita a far credere a qualcuno di essere diverso da quello che è, e uguale a ciò che loro credono si possa essere.

Per questo molti non avrebbero avuto problemi di (questo) genere, se non fossero stati vittime di una “cultura” che insegna certe assurdità. Vale nel caso della transustanziazione, come in quello del gender.

In una direzione diversa, ma non opposta, molti delitti non sarebbero stati compiuti, se non ci fosse stato un “effetto imitazione” provocato dall’attenzione morbosa riservata dai media ad altri delitti dello stesso genere.

La questione del “gender” è un bell’esempio di politicamente corretto, una pura ideologia, che viene imposta dall’attenzione che riceve nei media e nella società:
La caratteristica tipica del politicamente corretto è che si tratta di un argomento sul quale uno deve stare ben attento a parlare, e soprattutto a dire che che non è vero, se non vuole rischiare di essere travolto da valanghe di reazioni Pavloviane.

Che è l’equivalente di non poter dire che “il re è nudo” (celebre frase detta da un bambino della fiaba ‘I vestiti nuovi dell’imperatore’ di Hans Christian Andersen) all’imperatore vanitoso, completamente dedito alla cura del suo aspetto esteriore ingannato da alcuni imbroglioni giunti in città spargono la voce di essere tessitori e di avere a disposizione un nuovo e formidabile tessuto, sottile, leggero e meraviglioso, con la peculiarità di risultare invisibile agli stolti e agli indegni.
In un contesto in cui i cortigiani inviati dal re non riescono a vederlo, ma per non essere giudicati male, riferiscono all’imperatore lodando la magnificenza del tessuto. Col nuovo vestito sfila per le vie della città di fronte a una folla di cittadini che  lodano a gran voce l’eleganza del sovrano, nonostante non vedano nulla, solo per paura di essere condannati. Così come il re non è nudo, il maschio che dice di sentirsi donna non è donna. E così come i suoi servi lo compiacicono dicendogli che è vestito e che ha un bellissimo vestito, così chi si affida al politcamente corretto dice a certe persone che è vero che se si sentono donne sono donne.

Negli anni ’70 la sociologia statunitense, già in odore di stupidità sia per il sostantivo che per l’aggettivo, ha inventato un analogo profano della transustanziazione: l’idea, cioè, che come un’ostia può non avere la sostanza del pane, pur mantenendone tutti gli attributi, così un uomo può non avere la sostanza del maschio pur mantenendone tutti gli “attributi”. Idem per la donna.

È naturale che un essere umano possa sentire attrazione sessuale per il proprio sesso, invece che per quello opposto: talmente naturale, che la cosa avviene appunto in Natura anche in molte altre specie animali.

IL MASCHIO CHE SI COMPORTA IN MODO DIVERSO DAL SUO RUOLO
A un essere umano maschio può piacere vestirsi, truccarsi come di frequente fa il sesso femminile e ci si aspetta dal sesso femminile, per un codice non scritto, invece che come fa in genere il proprio: portare i tacchi è soggettivo e non necessario quanto indossare una cravatta, e viceversa.
Si prova spontaneamente l’interesse per cose che la società non vuole destinare al proprio sesso. quando un maschio entra nei negozi si sente annoiato dagli abiti da uomo e interessato agli abiti da donna, si piace di più con la matita agli occhi e l’eyeliner che senza. preferisce anche non essere chi fa il primo passo per provarci con una ragazza, e non salvare prima le donne in incidenti, e non sentirsi in dovere di mantenere ma non essere mantenuto, farsi pagare il conto alla donna invece che pagarglielo, non proporsi per sollevare i carichi pesanti togliendoli alla donna…

Ci si può sicuramente comportare in modo contrario alla cultura in cui si è nati e cresciuti, e questo può stupire e sdegnare gli altri, alcune persone possono chiedere se si abbia la fica invece che il pene proprio perché non si è spontaneamente contenti di seguire il codice comportamentale stabilito per il proprio sesso. Ma non perché si indossano dei tacchi, pur essendo uomini, e questi sono associati alle donne nella propria cultura di riferimento allora si diventa e si è automaticamente donna, perché indossare tacchi non è come avere le mestruazioni.
Si può immaginare che sarebbe più bello essere femmina anche se si è maschi. E si può struggersi, impazzire e farsi venire un esaurimento perché si è maschi e si vuole essere femmina ma non si può, così come chi si uccide perché non accetta che non può essere bello/a (alto, con certe caratteristiche ecc).
Ma bisogna stare attenti a certe parole come “sentirsi/percepirsi femmina dunque non essere maschi” o si cade nella metafisica.
Si dovrebbe utilizzare il termina maschio e femmina per indicare il sesso, e invece per indicare quella parte culturale in base alla quale maschi e femmine si comportano si dovrebbero utilizzare altre parole, perché il loro sesso rimane immutato sia se si mettono i tacchi che le scarpe, o la gonna, sia se si vestono di rosa o di azzurro, sia se si truccano il viso o no, sia se si depilano o no, sia se si sottopongono a trattamenti estetici-chirurgici (rimozione barba, mastoplastica additiva, cambio dei tratti del viso) o no, non cambia i cromosomi, ma mantiene le caratteristiche basilari per essere uomo.
se nasci basso e ti senti alto non puoi essere alto, se nasci mora e ti senti bionda non puoi essere bionda (soltanto apparire bionda facendo la tinta ai capelli e appena smetti di fartela torni del colore originale).
chi dotato di attributi sessuali primari solo maschili o solo femminili, assume i caratteri fisici e sessuali dell’altro sesso, anche sottoponendosi a interventi chirurgici che rendano la trasformazione anatomica più persuasiva possibile agli occhi di chi lo guarda non diventa una donna se è uomo. così come un cosplayer non diventa il personaggio che rappresenta anche se gli somiglia molto.
Ma certe persone non comprendono la differenza tra essere e apparire, forse perché è piacevole dimenticare questa differenza. se non si accettano le catalogazioni dei biologi la motivazione è puramente psicologica. esattamente come chi non accetta che l’omeopatia non sia una cura nonostante la sciena abbia detto così perché accettarlo lo farebbe sentire male. si ha bisogno di credere di essere ciò che non si è. Nel film Fight Club, il personaggio Tyler Durden afferma “Infilarti le piume nel culo non fa di te una gallina”, infatti se ti modifichi per sembrare una donna sei un uomo che non si comporta nel modo in cui ci si aspetta si comporti un uomo, non una donna. non si cambia sesso usando le conoscenze scientifiche per modificare il corpo, perchè sennò sarebbe magia e non scienza. semplicemente le parole vanno usate in modo univoco e le parole “uomo” e “donna” non possono avere 4 significati in tutto se sono 2 parole. 2 parole 2 significati.

1. uomo
2. donna
3. uomo che si comporta in un modo ritenuto da uomo (cisgender)
4. uomo che si comporta in un modo ritenuto da donna
5. donna che si comporta in un modo ritenuto da donna
6. donna che si comporta in un modo ritenuto da uomo

in questo modo non si fa nessuna confusione. è utile e necessario. funziona così con tutte le parole. se uno dice sedia non è che intende 3 cose differenti e l’altro deve indovinare. il significato è uno solo. perciò è necessario e utile usare “uomo” e “donna” e dire “sono uomo” o “sono donna” in modo univoco.

sono terminologie nuove quelle come “cisgender” che significa “chi è di un certo sesso e concorda con il comportamento o ruolo considerato appropriato dalla società per il proprio sesso”.

Ma quando un decatleta come Bruce Jenner (poi diventato Caitlyn Jenner) vince le Olimpiadi maschili nel 1976, stabilisce più volte il record del mondo, ha tre mogli e sei figli, rifiuta riassegnazioni chirurgiche del sesso e terapie ormonali, mantiene i cromosomi maschili e l’attrazione sessuale verso le donne ma ritiene di «essere mentalmente una donna», sta solo facendo ottima metafisica, buona sociologia, cattiva letteratura e pessima scienza.

Il problema sollevato non è, ovviamente, quello che si presenta nei casi di cromosomi XXY, o di altre singolarità genetiche, biologiche o fisiologiche, ad esempio la presenza di entrambi gli organi genitali, che sono ovviamente reali. Ma quello che si presenta in assenza completa di tutto ciò, e che ciò nonostante insiste a volersi definire come “donna” (nel caso di Jenner, o “uomo”, in altri casi).

ESSERE CONTRARI ALLA DISCRIMINAZIONE UOMO-DONNA
ci sono evidenti e grosse differenze di trattamento tra uomini e donne, e alcuni affermano che sia giusto ci siano e altri affermano sia sbagliato.

la maggioranza afferma sia sbagliato quando si parla delle differenze che riguardano e danno fastidio alle donne, e giusto quando si parla delle differenze che riguardano e danno fastidio agli uomini (come nel caso “eh, gli uomini stuprano e molestano molto di più quindi è giusto trattarli in modo differente dalle donne nelle occasioni x, y, z”).

Verificare tutte le teorie che le persone credono vere e con le quali giustificano limitazioni della libertà e obblighi è difficile e richiede molto tempo, pazienza, ma anche distacco emotivo.

richiede molto tempo perché le teorie sono tantissime, e spesso sono contraddittorie e vanno riordinate una volta ascoltate. Ci vuole pazienza perché spesso vengono esposte con rabbia e dando per scontato che non si possa portare argomenti contrari perché la loro verità sarebbe ovvia e assoluta.

LA TEORIA DELL’OPPRESSIONE DEGLI UOMINI SULLE DONNE

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Il movimento per i diritti delle donne chiamato femminismo, è interessato all’eliminazione delle discriminazioni a danno del sesso femminile, e dunque è interessato all’esistenza di idee intorno alle differenze dei sessi. Soprattutto all’idea che i sessi siano nettamente diversi e che per questo motivo sia logico assegnare ruoli diversi con i connessi vantaggi e svantaggi.
L’errore di molti/e femministi/e nel definire il concetto di sessismo è quello di pensare che esso sia “la discriminazione sessuale nei confronti delle donne” invece che “la limitazione a certi comportamenti nei confronti del sesso maschile o del sesso femminile”.

Molte femministe lo fanno inconsapevolmente, altre, invece credono che l’antisessismo e il femminismo siano la stessa cosa, come sinonimi.
Per comprendere se due parole sono sinonimi  bisogna comprendere prima di tutto cos’è un sinonimo.

La sinonimìa (dal greco synōnymía, «comunanza di nome») in semantica indica la relazione che c’è tra due lessemi che hanno lo stesso significato. È dunque la relazione opposta all’antonimia.
Il riconoscimento di sinonimi può essere guidato dal criterio della sostituibilità, ma la sostituibilità assoluta di due parole non è accettabile. Il rapporto significato, significante e referente extralinguistico è unico e irripetibile singolarmente solo per ogni parola. Si tratta quindi di equivalenza, non di identità perfetta di senso; anzi, è proprio la possibilità di variare leggermente il significato che spiega l’uso retorico della sinonimia: vedere e guardare, viso e volto.

Se antisessismo e femminismo fossero sinonimi, sarebbero parole che esprimono lo stesso concetto. Ma se fossero parole che esprimono lo stesso concetto non si spiegherebbe la loro forma sonora che indica elementi del mondo differenti tra loro, né l’insieme degli elementi d’interesse di quel movimento che indica la parola “femminismo” che vanno al di là degli stereotipi di genere che invece sono gli unici elementi indicati dal termine “sessismo”.

Per quanto riguarda la forma sonora delle parole “femminismo” e “sessismo”, la parola “femminismo” contiene la parole “femmina”, e solo le femmine sono femmine, ma non gli uomini, invece la parola “antisessismo” contiene la parola “sesso”, e il sesso è una proprietà che fa parte sia degli uomini che delle donne. E dunque, se fossero sinonimi, non si spiegherebbe il motivo per cui una parola che contiene un sesso specifico “femminismo” si usi per indicare sia il sesso femminile che quello maschile, e perché si usi una parola che non contiene nessun sesso specifico “sessismo” per indicare qualcosa di inerente al sesso femminile.
Quindi, poiché il termine “sessismo” non specifica quale sesso, ed è quindi un termine generico, si può dedurre che esso indica la discriminazione in base al sesso, sia maschile che femminile. E non soltanto quello femminile, come invece indica la paroal “femminismo”. E dunque, la discriminazione sessuale femminile si potrebbe chiamare “sessismo femminile”, e sarebbe una specificità del sessismo.

Infatti, i vocabolari riportano che il termine è nato su somiglianza del termine “razzismo”, e anche la parola razzismo ha una definizione generica e una specifica. Quella generica non indica solo la discriminazione dei neri, o solo degli ebrei, ma la discriminazione in base alla razza di qualsiasi tipo.
Quindi, in base a quale comportamento viene etichettato con il termine “sessista”, se è un comportamento agito nei confronti del sesso femminile o maschile, può assumere i significati specifici di “sessismo maschile” o “sessismo femminile. E se invece si indica il comportamento astratto di diversificare i sessi in modo netto (al di là delle differenze oggettive) si usa il termine indefinito “sessismo”.

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Inoltre, confrontando il significato del termine “femminismo” che può essere “lotta per i diritti delle donne” non coincide con “lotta contro gli stereotipi di genere nelle donne e negli uomini” per due motivi, perché si parla solo di donne e perché i diritti delle donne vanno al di là al diritto di comportarsi in modo diverso degli stereotipi di genere. Quindi si potrebbe dire che la “lotta contro gli stereotipi di genere nelle donne” fa parte delle lotte femministe.

Infatti, se una aspettativa normativa nei confronti delle donne è quella che si occupino della casa e dei bambini,immaginando che dopo lotte contro questa aspettativa normativa avvenga un cambiamento, e dunque, una volta sparito lo stereotipo, le donne possono iniziare a occuparsi di altro senza subire conseguenze negative, ma nelle stesso periodo di tempo, se anche gli uomini subiscono uno stereotipo (ad esempio quello di essere forti, avere i capelli corti, dedicarsi ai lavori pesanti), questo cambiamento nelle aspettative nei confronti degli uomini non ha effetti. E dunque, le donne hanno la possibilità di vivere senza lo stereotipo eliminato, ma gli uomini no. Perché le aspettative e le norme che le persone hanno nei confronti di un sesso e dell’altro sono indipendenti tra loro.

DISINTERESSE PER IL SESSISMO CONTRO IL SESSO MASCHILE
Tra le persone che si preoccupano dei diritti delle donne e del loro benessere sociale c’è chi afferma che se anche gli capitasse di riconoscere del sessismo contro gli uomini, di questo sessismo anti maschile non gli importerebbe nulla, come non gli importa nulla della cosiddetta misandria (odio contro gli uomini).
Questo disinteresse nasce dal pensare che i casi di misandria, possono esssre interessanti soltanto per psicologi o psichiatri, ma non per chi si interessa di società e politica, o di persone in generale, perché non costituiscono un fenomeno politico e sociale. E non costituiscono un fenomeno politico e socilae perché non c’è un regime femminile in cui gli uomini siano lapidati dalle donne, oppure frustati sulla pubblica piazza, per avere sbagliato abito, oppure costretti a vestirsi dentro una tuta da palombaro. O non ci sono organizzazioni femminili che fanno la tratta dei maschi. O protettrici che li sfruttano e clientesse che godono nel dominarli. Né centinaia, forse migliaia di uomini sfigurati dall’acido muriatico, per aver osato dire di no ad una donna. O uccisi a centinaia ogni anno, per lo stesso motivo. O uomini intrappolati tra le mura domestiche, privi di un reddito e di relazioni sociali, oggetto di violenze fisiche e psicologiche. O uomini messi nella condizione di dover scegliere se leccare una vagina o no, per poter accedere ad un posto di lavoro. O uomini che fanno da harem ad una sultana, in una delle sue tante ville private. O un palazzo della pubblica amministrazione in cui ci sono dirigenti tutti donna e gli adetti alle pulizie tutti maschi.
In un mondo fatto così, secondo queste persone, l’unico sessismo che ha una importanza è il maschilismo, è quello dei maschi eterosessuali contro tutti gli altri generi e orientamenti: le donne, i gay, i trans. Tuttavia, si può sempre catolagare i due tipi di sessismo in modo diverso, senza ignorarne nessuno. Un sessismo più esteso e uno meno esteso, più emergente e meno emergente.

IL PATRIARCATO NON ESISTE
Assordato che sia naturalmente ovvio che è giusto pretendere la non discriminazione delle donne, e dunque la parità con gli uomini, non è necessario utilizzare il concetto di patriarcato per essere favorevoli ai diritti delle donne. Si può quindi essere a favore di tutti i diritti delle donne senza dare credito alla teoria del patriarcato.

Il concetto di patriarcato è una proposta di spiegazione di qualcosa e come tale non deve essere accettata in silenzio senza ragionare, ma può essere confutata, in base a opportune verifiche e riflessioni logiche. La spiegazione del Patriarcato, secondo la quale, nel corso della storia, gli uomini avrebbero sempre dominato le donne, opprimendole e relegandole nei ruoli peggiori, è una rappresentazione del mondo che non coincide con la realtà, che viene fatta passare come un dato scientifico rigorosamente verificato al livello della Legge gravitazionale di Newton, in modo che nessuno si senta in diritto di contestarla con argomenti e prove contrari.

Se facciamo coincidere la data di origine di questa spiegazione con quella della compilazione del “documento di nascita” del Femminismo, la Convenzione di Seneca Falls o Dichiarazione dei Sentimenti, vediamo che semplicemente si tratta di una visione parziale del mondo. Le persone che hanno compilato la Dichiarazione dei Sentimenti erano donne che non ce la facevano più a reggere i ruoli che la società aveva imposto loro, che prese da un errore cognitivo di selettività delle informazioni, hanno universalizzato la loro esperienza: dal loro punto di vista non erano semplicemente vittime, erano diventate le uniche vittime. Non sono riuscite a vedere, rinchiuse nella bolla della loro esperienza, nella bolla della loro oppressione, l’oppressione che subivano gli uomini, e quindi hanno dato per scontato che questi ultimi non fossero vittime come loro, ma solo e unicamente carnefici.

Oppure rare volte hanno visto tale oppressione sui maschi, e infatti i femministi che hanno addirittura parlato di “un sistema patriarcale che danneggia anche gli uomini”. Cioè che anche quando fossero stati vittime di qualcosa, lo sarebbero stati a causa di pensieri elaborati da altri uomini per il vantaggio maschile e mai a vantaggio femminile. Ma hanno fatto finta di non capire che se danneggia anche gli uomini, non ha senso parlare di sistema patriarcale. Così come non si chiamerebbe mai un sistema che danneggia anche i neri “neriarcato”.

In verità sia uomini che donne sono equamente oppressi dalla società, anche se a volte in modalità differenti a causa della loro differenza fisica, e uomini e donne che compongono la società sono equamente responsabili di tale oppressione: Bioppressione, bisessismo.

Il tradizionalismo bisessista (chiamato erroneamente “maschilismo”) opprime sia uomini che donne.
Il sistema tradizionalista, che vede le donne come soggetti infantilizzati (che, come i bambini, hanno bisogno di – libertà e + tutela) e tratta gli uomini come oggetti sacrificabili (che come gli adulti, hanno bisogno + libertà e – tutela) punta alla sottomissione di entrambi a dei modelli.

La sottomissione totale deriva da una mancanza sia di libertà che di tutela, pertanto sia uomini che donne sono stati sottomessi parzialmente e in maniera complementare dal sistema tradizionalista/bisessista: le donne che non corrispondevano al modello di femminilità egemonica, e gli uomini che non corrispondevano al modello di mascolinità voluto dalla cultura tradizionalista (e non maschilista), sono entrambi stati oppressi con pari gravità.

Il femminismo, negando l’aspetto del bisessismo che opprime gli uomini (ginocentrismo) ma riconoscendo solo quello che opprime le donne (maschilismo), al punto da chiamare TUTTO il sistema bisessista solo come questa metà, ha de facto appoggiato il sistema tradizionalista-bisessista nel suo aspetto ginocentrico.
Rappresenta quindi un tradizionalismo 2.0 spurgato dal maschilismo, un ginocentrismo più puro rispetto al ginocentrismo “bilanciato” dal maschilismo del bisessismo originario.

Quindi non solo esiste un sistema che punta a opprimere gli uomini. Ne esistono 2. Uno originario (tradizionalismo bisessista) e uno successivo (femminismo) che appoggia la metà misandrica del primo.

I “motivi storici” per cui il femminismo si chiama così non sono nient’altro che l’idea per cui in passato le donne sarebbero state più oppresse degli uomini.
In realtà, però, anche quando le donne erano più discriminate di oggi, gli uomini lo erano ugualmente ma in maniera complementare; infatti i problemi degli uomini non sono nati oggi, esistono da sempre.- Quando le donne lottavano per il voto, gli uomini morivano in guerra perché il voto era connesso alla leva (e ancora oggi che la leva vera e propria è stata sospesa, gli uomini sono gli unici che continuano ad essere inseriti nelle liste di leva).
Il voto era connesso alla leva proprio perché sarebbe stato molto scorretto dare il voto a qualcuno, e quindi la possibilità di decidere di mandare milioni di persone in guerra, se chi decideva non aveva l’obbligo a partire anch’egli, come nel caso delle donne.
– Quando le donne non potevano lavorare fuori casa (o potevano lavorare fuori casa con una paga minore), gli uomini non potevano lavorare in casa (salvo lavori ad alto rischio come riparazioni, manutenzioni et similia che tra l’altro aumentano la mortalità maschile), né fare i casalinghi.
Ancora oggi gli uomini casalinghi vengono derisi e disprezzati, e non educati da madri e e nonne ai lavori di casa (ma semmai vengono educati dai padri a usare cacciavite, chiave a brugola, martello, tenaglia, trapano, sega, metro, pinze…) mentre le donne lavoratrici sono la norma.- Quando le donne non avevano il diritto alla compravendita senza l’autorizzazione del marito, il marito era obbligato a mantenerle (e era proprio per assicurarsi di poter adempiere a quest’obbligo che lui doveva avere il controllo su ciò che lei spendeva, perché se lei avesse speso tutto, lui come avrebbe fatto a mantenerla?), e ancora oggi la pressione sociale al mantenimento delle donne da parte degli uomini (che prima era obbligo legale) porta gli uomini ad essere la quasi totalità dei suicidi per cause economiche.
In passato chi era un uomo e faticava a mettere il piatto a tavola, la sua realizzazione personale coincideva col riuscire a farlo e mantenere la tua famiglia. Mentre chi era donna in un’epoca in cui la mortalità infantile era altissima, la sua realizzazione personale era il crescere figli sani. In passato la realizzazione personale era diversificata per sesso e consisteva nello svolgere bene il proprio ruolo determinato in base al sesso. Ma la società di oggi è diversa da quella di ieri, e nella sua diversità non ha più bisogno dei ruoli diversificati in base al sesso: conservarli sarebbe solo una zavorra. Sarebbero svantaggi senza più vantaggi.- Allo stesso modo, quando le donne non potevano studiare, quegli uomini che potevano farlo dovevano usare la loro istruzione per mantenerle. Questo proprio perché a differenza degli uomini, le donne non erano tenute a mantenere chicchessia, bensì ad essere mantenute dal marito, per cui il loro grado di istruzione era ininfluente nel loro diritto a essere mantenute, mentre invece era necessario agli uomini affinché potessero assicurare un maggiore benessere alle proprie donne.
Infatti se una ragazza avesse preso uno dei pochi posti disponibili a scuola, a un ragazzo sarebbe stata negata l’istruzione, il che lo avrebbe costretto ad un lavoro meno remunerativo che avrebbe abbassato non solo la qualità della sua vita, ma anche e soprattutto la qualità di vita delle persone che avevano il diritto ad essere mantenute da lui, ovvero sua moglie e i suoi eventuali figli.
Inoltre l’obbligo a mantenere spingeva (e ancora spinge, attraverso la pressione sociale) gli uomini a intraprendere lavori ad alto rischio, pericolosi o massacranti, che ancora oggi sono purtroppo a maggioranza maschile, e che portano gli uomini ad essere ancora oggi la quasi totalità delle morti sul lavoro.- Proprio per l’obbligo al mantenere, anche quando le donne non potevano ereditare a differenza dei loro fratelli, esse avevano comunque diritto all’eredità che il marito aveva ricevuto dai suoi parenti: se anche le mogli avessero potuto ereditare, infatti, avrebbero avuto sia l’eredità propria che quella del marito, poiché egli aveva l’obbligo a condividerla con la moglie per provvedere al suo mantenimento.- Quando c’erano leggi poco severe contro la violenza sulle donne, quella sugli uomini non aveva proprio leggi e anzi veniva pubblicamente derisa.- Quando la legge a tutela delle donne stuprate era molto permissiva, gli uomini vittime di stupro da parte di donne non erano proprio considerati vittime.- Quando le testimonianze femminili di eventi terzi valevano meno di quelle maschili in tribunale e/o le donne non potevano diventare giudici o parte della giuria, gli uomini venivano condannati e puniti più duramente a parità di crimine commesso, e in alcuni Paesi addirittura erano i mariti ad andare in carcere per i reati delle mogli (vedasi la dottrina legale della Coverture). Ancora oggi, a parità di reato e di circostanze, gli uomini ricevono pene il 63% più lunghe ed hanno il doppio di possibilità di essere incarcerati se condannati.- Quando le donne avevano minor libertà di movimento, come succede ad esempio ancora oggi in alcuni Paesi Islamici, dove la moglie può uscire solo se accompagnata o con il permesso del marito, l’uomo aveva l’obbligo a proteggerla in caso di aggressione.
Infatti vi era una condanna sociale maggiore se in caso di aggressione fuggiva lui e la moglie si faceva male o moriva rispetto a quando invece era lei a fuggire e lui a farsi male o morire.
Ovviamente se si assegna agli uomini l’obbligo a proteggere le donne, non possono farle uscire senza di loro o senza il loro permesso (ovvero senza che abbiano valutato che il luogo dove le mogli andranno è privo di pericoli), perché se non so dove vai, come posso assolvere all’obbligo di proteggerti?
L’unico modo per dare alle donne libertà di movimento è liberare prima gli uomini dall’obbligo di proteggerle e di sacrificarsi per loro in caso di aggressione o attacco di altro tipo.- Quando l’adulterio era punito più pesantemente per le donne, gli uomini erano obbligati a mantenere un figlio non loro se il tradimento della moglie non veniva scoperto (a volte addirittura anche se veniva scoperto). Al contrario, quando tradivano gli uomini, i figli o erano mantenuti dai mariti ignari delle amanti o erano mantenuti dagli stessi mariti traditori, quindi non pesavano sui soldi della moglie.
Il tradimento della moglie dunque pesava economicamente sul marito ma era trattato con maggiore severità, mentre il tradimento del marito non pesava economicamente sulla moglie ma era trattato con minore severità.
In più, questa differenza di trattamento è spiegabile dal fatto che, in un’epoca in cui i test del DNA non esistevano, il tradimento della moglie era più difficile da scoprire perché “mater semper certa est, pater numquam” (“la madre è sempre certa, il padre mai”).
L’uomo, inoltre, doveva calcolare quanti figli avere perché, se fossero stati in numero maggiore rispetto alle sue risorse economiche, non avrebbe potuto mantenere né loro né sua moglie.
L’uomo che tradiva, dunque, si prendeva la responsabilità di assicurare che le risorse rimaste sarebbero bastate a mantenere anche gli altri figli e la moglie (visto che le mogli potevano andare dai giudici per ottenere provvedimenti contro i mariti inadempienti da questo punto di vista), mentre la moglie che tradiva, non gestendo lei i soldi (ma non avendo al contempo nemmeno l’obbligo al mantenimento), aumentando le bocche da sfamare, avrebbe rischiato di aggiungere spese eccessive rispetto alle risorse economiche del marito, e perciò di abbassare la qualità di vita dell’intero nucleo familiare (lei stessa inclusa) che dipendeva economicamente da lui.- Quando le donne non avevano diritto all’aborto, gli uomini non avevano alcun diritto alla rinuncia di paternità, e ancora oggi, mentre le donne hanno ottenuto sia il diritto all’aborto che alla rinuncia di maternità lasciando il figlio anonimamente in ospedale al momento del parto (“parto in anonimato”) o abbandonandolo successivamente in una “culla per la vita” (una moderna versione della “ruota degli esposti”), la legge ancora non riconosce agli uomini il diritto riproduttivo a rinunciare alla paternità legale di un figlio non voluto. Quindi il consenso al sesso da parte di una donna non è consenso alla riproduzione, mentre invece il consenso al sesso da parte di un uomo ancora comporta legalmente un consenso alla riproduzione.- Quando le donne non avevano congedi di maternità, gli uomini non avevano congedi di paternità e ancora adesso questi ultimi sono minuscoli rispetto ai primi.- Le donne morivano maggiormente per parto e la scienza ha fatto diminuire drasticamente tali decessi grazie a uno sforzo mirato, mentre gli uomini morivano in età più giovane e questo divario al posto di diminuire si è allargato nel corso degli anni.- Durante le emergenze la vita delle donne, proprio in virtù della loro capacità di partorire, era considerata più importante e da salvare prima.- Quando le lesbiche erano invisibilizzate dalla società, l’omosessualità maschile era punita molto più di quella femminile, e ancora oggi molti Stati che condannano l’omosessualità lo fanno solo con quella maschile o questa riceve le pene peggiori, come la morte.- Quando le donne hanno iniziato a lavorare, gli uomini hanno comunque dovuto fare più anni di lavoro prima di arrivare alla pensione e solo adesso si sta ponendo rimedio.- Quando il linguaggio era più orientato al maschile non facendo sentire rappresentate le donne, gli uomini venivano automaticamente invisibilizzati proprio da tale linguaggio: se morivano 5 uomini e 2 donne si diceva che vi erano stati “7 morti, tra cui 2 donne“; se un problema attaccava principalmente gli uomini era un problema “della gente”, se attaccava principalmente donne era un “problema delle donne” o peggio “un problema di genere”.
Questo problema persiste anche laddove si sia risolto quello del linguaggio orientato al maschile, ad esempio si sente spesso dire “sono morte 7 persone, di cui 2 donne”: in questo caso il linguaggio è neutro (“persone”) e non più maschile (“morti”) ma il numero di donne continua ad essere specificato.- Quando le donne non potevano aspirare a entrare al governo di un Paese o a governare come monarca (negli stati pre-democratici… tra l’altro, ciao regina Vittoria!), gli strati più bassi della società come i senzatetto erano a maggioranza maschile e tuttora lo sono.
Inoltre le donne esercitavano forme di potere indiretto come ad esempio nell’educazione (una forma innegabile di potere, al punto che veniva utilizzata per indottrinare le future generazioni anche nei periodi di colonizzazione, vedasi l’impegno dei missionari gesuiti a costruire scuole cattoliche per imporre la loro religione alla popolazione), che spettava alle madri (pensiamo al potere che aveva la madre di un regnante, ad esempio, nel controllare le sue strategie). Altri esempi di potere informale femminile, oltre a quello delle madri nell’influenza sui figli e sulle future generazioni, sono quelli delle reggenti, delle mogli dei governanti, delle incitatrici nelle faide di sangue, delle donne della campagna delle Piume Bianche nella Prima Guerra Mondiale, delle coniugi che inviavano il marito ad accusare di stregoneria una compaesana a loro particolarmente sgradita, e molti altri ancora.- Quando le donne venivano considerate emotive, agli uomini veniva (e ancora viene) negata la possibilità di esprimere emozioni e li si induceva a reprimerle, portando ad un minor tasso di denunce quando erano vittime di abusi, ad un maggior under-reporting, a una minore attenzione alla propria salute sia fisica che mentale, all’impossibilità di esprimere normali sentimenti di tristezza, paura o insicurezza e quindi ad un’assenza di aiuti, attenzioni, servizi e tutele per gli uomini offerti dalla società. Tutto questo a sua volta si è manifestato nelle percentuali di suicidi, che già in passato erano e ancora oggi restano a maggioranza maschile, e si è tradotto anche in un ampio divario nell’aspettativa di vita tra uomini e donne a danno dei primi.- A questi problemi si sono aggiunti quelli del collocamento dei figli dopo il divorzio e quello della dispersione scolastica maggiormente maschile. Problemi moderni, questi ultimi, ma tutti gli altri molto più antichi.

DARE RISALTO ALLE PARTI DEL CORPO DIFFERENTI TRA IL SESSO FEMMINILE E MASCHILE COME SINONIMO DI DISCRIMINAZIONE

Se una donna che ha un seno, e un uomo che ha un pene decidono di indossare dei vestiti in cui solo il seno o solo il pene sono visibili, danno un peso visivo a quelle parti del corpo che l’osservatore/trice noterà. Ma questo dare un peso visivo alle parti del corpo differenti non è una discriminazione verso i sessi. Secondo questa teoria non si dovrebbero accentuare le differenze tra uomo e donna, con vestiti, pose, e materiali vari. Anche Hokusai, ingrandiva i genitali.
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L’IDEA CHE LE IDEE SESSISTE ESISTANO CON L’UNICO SCOPO DI DISCRIMINARE LE DONNE

Affermare che le idee sulle differenze emotive, comportamentali, neurologiche Non è assolutamente vero che è un presupposto che esiste ai soli fini della discriminazione delle donne. se dici così, affermi che tutti gli scienziati che hanno elaborato teorie neurosessiste le hanno elaborate semplicemente perché avevano intenzione di aiutare gli uomini a dominare le donne. Una teoria complottista. Molto più probabile che invece credessero nelle loro teorie. Quelle teorie non sono a unico svantaggio delle donne ma anche degli uomini, e che non hanno solo svantaggi ma anche vantaggi. Ed è per questo che il sessismo esiste. Perché donne e uomini ne traggono vantaggi, e traendone vantaggi lo fanno esistere.

L’IDEA CHE IL SESSISMO MASCHILE NON ESISTA
L’esistenza di idee che dividono nettamente le aspettative riguardo alle appartenenti al sesso femminile dagli appartenenti al sesso maschile è reale, e testimoniata anche da libri come “gli uomini vengono da marte e le donne vengono da venere”.
Se purtroppo il termine antisessismo, così come sessismo, sono monopolizzati dal femminismo, è meglio non usarli per indicare l’idea netta che gli uomini (etero) debbano essere o siano in un certo modo e le conseguenze che ne derivano, in modo da non fare confusione con chi lotta per i diritti delle donne.

A contrastare l’idea che antisessismo e femminismo siano sinonimi, c’è il fatto che se anche, per qualche motivo sconosciuto, antisessismo e femminismo fossero sinonimi, non si capirebbe come mai nelle pagine femministe si parla quotidianamente di donne e non anche di uomini, dato che anche gli uomini vengono limitati nelle loro possibilità di comportamento in diversi ambiti: lavorativo, estetico, affettivo.
E non si capirebbe perché certe admin di pagine femminsite, quando si introduce un fatto relativo agli uomini dicano spesso “qui si parla di donne e non di uomini”.
Se fossero sinonimi, con le dovute proporzioni relative alla situazione storica in cui si vive, si dovrebbe parlare di entrambi i sessi. Se anche, nella storia, non fosse mai accaduta una sola discriminazione sugli uomini, il concetto resterebbe comunque indipendente dai fatti storici. Tanté che, questa è la tesi di molti/e femministi riguardo al termine “maschilismo”. Essi/e affermano che non può esistere una connotazione positiva di tal termine, anche cambiandolo di forma (ad esempio mascolinismo), perché non si è mai verificata una oppressione del genere maschile.
In base a quest’idea la frase “Comportarsi da uomo” è sessista perché dicendo così si vuole far sembrare le donne come delle deboli. Questo non significa che le/i femministe/i siano a favore del sessismo sugli uomini, ma significa che in teoria non lo combattono. E nel caso si faccia notare questa cosa possono rispondere che in una pagina femminista si parla di donne e non di uomini, come se parlare di uomini fosse andare fuori tema.

Nel significato femminista del termine “sessismo” un atteggiamento sessista si può manifestare in alcune convinzioni, ad esempio:

1. la presunta superiorità o il presunto maggior valore di un genere rispetto all’altro.
2. la presunta superiorità o il presunto maggior valore di un sesso rispetto all’altro.
3. l’odio per le donne (misoginia).
4. l’odio per gli uomini (misandria).
5. l’attitudine ad inquadrare uomini e donne in base agli stereotipi di genere e ai relativi pregiudizi.
6. assegnare arbitrariamente qualità (positive o negative) in base al sesso.

Le idee sessiste si manifestano in una sorta di essenzialismo secondo cui gli individui possono essere compresi e giudicati semplicisticamente in base ad alcune caratteristiche fisiche o del gruppo di appartenenza, in questo caso il gruppo maschi o femmine. Anche le persone che in vari luoghi e periodi storici non rientravano “fenotipicamente” in un genere definito (intersessuali, ermafroditi o pseudoermafroditi) o che si rifiutavano di aderire al ruolo loro assegnato in base al sesso (transessuali sia uomini che donne, crossdresser e in alcuni casi gay e lesbiche) sono state e sono ancora oggi oggetto di discriminazioni che si possono leggere come discriminazioni sessiste, in quanto derivanti dalla necessità implicita, nella semplificazione sessista, di dividere nelle due categorie suddette: maschi e femmine.

In tutte le società conosciute, maschile e femminile sono definiti prima di tutto come generi sociali ben distinti. Il genere biologico (maschio o femmina) a volte da solo non basta per definire l’appartenenza ad un genere.

SOLUZIONE AL FRAINTENDIMENTO DEI SIGNIFICATI
Poiché il termine “sessismo” è largamente usato dai femminismi, le probabilità che le persone interpretino il significato di tale termine nel senso di “diversificazione iniqua e ingiusta in ambito sociale da parte del sesso maschile a svantaggio quello femminile” sono molto alte, al contrario delle probabilità che questo termine venga interpretato come  “idea che i sessi abbiano caratteristiche fisiche e psicologiche nettamente diverse che portano a ruoli diversi in ambito sociale”. Perciò, per risolvere questo problema ed evitare fraintendimenti si può provare a utilizzare solo la definizione estesa quando si parla dell’idea della divisione netta dei sessi, e lasciare che il termine “sessismo” sia interpretato in modo femminista da chi vuole utilizzarlo.
Una volta che si definisce il problema in modo esteso, e si verifica nella realtà ciò che esso indica, chi prima parlava di “sessismo” intendendo “idea che i sessi abbiano caratteristiche fisiche e psicologiche nettamente diverse che portano a ruoli diversi in ambito sociale” non potrà più essere frainteso, perché non c’è possibilità di pensare che l’idea di una divisione netta dei sessi riguardi soltanto il genere femminile. Si può inoltre usare un’etichetta diversa come “divisionismo sessuale” invece che “sessismo”.

RUOLO DI GENERE E STEREOTIPO DI GENERE
Oltre alle differenze che la natura pone a uomo e donna, esistono anche delle differenziazioni tra uomo e donna non stabilite dalla natura ma dall’essere umano stesso che molti si aspettano vengano concretizzate da uomo e donna, che sono il risultato di un modello culturale di comportamenti sociali indotti e diversificati tra maschi e femmine, a volte diventa norma che vieta diritti o induce a comportamenti di appartenenza sessuale.
Questa differenza essendo il risultato di una idea e non di un processo spontaneo, capita di incontrare donne che sembrano più coincidenti alla categoria di aspettative destinante agli uomini (mascoline) rispetto a tanti uomini e uomini che sembrano più coincidenti con le aspettative destinate alle donne (femminei) risetto a tante donne.

In altri termini, se l’identità sessuata di una persona è formata da sesso gonadico, identità di genere e ruolo di genere, è solo quest’ultimo a mutare nei diversi contesti culturali e storici. Se però il ruolo o, lo stereotipo di genere variano a seconda del contesto culturale, essi, nella maggior parte delle culture umane, sono indissolubilmente legati al sesso gonadico. Il ruolo di genere è, infatti, una sorta di binario comportamentale entro il quale stare per essere considerati uomini e donne normali senza subire stigma. Similmente lo stereotipo è il ruolo, quando diventa “norma”, “obbligo”, “divieto” persino in forma scritta (leggi).

L’idea che si ha di “donna” e di “uomo” è solo una delle tante immagini che si utilizzano per pensare il mondo, e si tratta di generalizzazioni. In quanto generalizzazioni, si possono sostenere percentuali, riguardo a comportamenti di uomini e donne, ma non peculiarità. Una lista delle differenze di aspettative riguardo a uomini e donne è utile per memorizzare come funzionano le cose.

Dalla nascita in poi, l’ambiente sociale propone comportamenti, situazioni e atteggiamenti ritenuti idonei al proprio sesso, e guida ad assumere ruoli sessuali maschili e femminili.

Il primo luogo in cui i ruoli sessuali prendono forma e vengono trasmessi è senz’altro la famiglia. Già grazie all’ecografia si può scoprire il sesso di un bambino ancora prima che nasca, e già durante la gravidanza i genitori preparano la cameretta, i giochi e il corredino, scegliendo gli oggetti e l’arredamento considerati più adatti ai maschi o alle femmine.

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Nonostante la società sia sessista i genitori hanno molto potere, e se non seguono la società possono condizionare molto i figli. Per quanto riguarda il potere dei genitori di crescere figli in contrasto coi dettami della società c’è il film Captain Fantatic, in cui si mostrano un padre e una madre fuori dagli schemi che hanno vissuto in isolamento con la sua famiglia per oltre un decennio, lontano dalla moderna e consumistica società.

Con i parenti e gli amici, all’asilo e a scuola, guardando i cartoni animati in tv bambini e bambine vengono via via invitati a comportarsi nel modo che si considera tipico di un sesso o dell’altro. E man mano che si cresce, le norme sociali che definiscono i ruoli sessuali si fanno più precise.

La differenziazione di educazione si basa prevelantemente sull’idea che gli uomini in quanto uomini possono sopportare dolore fisico e psicologico, e la loro salute o la loro vita è sacrificabile soprattutto in funzione di donne e bambini. Si pensa che abbiano a priori più forza muscolare delle donne, e che debbano allenarla, e che abbiano meno bisogno di protezione, sia fisica che psicologica.

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Per quanto riguarda il condizionamento che la società impone ai bambini c’è un’interessante puntata dei Simpson (Le ragazze vogliono solo sommare), in cui Lisa si finge maschio mettendosi una parrucca coi capelli corti e vestiti da maschio, ed entrata a scuola per osservare scopre come vengono educati i maschi, come giocano, come reagiscono: e quasi sempre c’è la violenza, l’imitazione della lotta dei cartoni, il giocare a prendersi a pugni, a sfottersi con insulti, il non interessarsi minimamente di come si sente l’altro ecc

Sin da bambini a casa i maschi vedono supereroi che fanno la lotta, coi giocattoli fanno la lotta e a scuola, come a una festa di compleanno, si possono vedere i maschietti che fanno la lotta, e si fanno male per errore, e si vendicano di eventuali botte ricevute rispondendo con altre botte. Imparano a farsi rispettare con la forza fisica e i genitori li lasciano giocare. Mentre alle femmine i genitori comprano giochi non bellicosi, e insegnano a essere calme e gentile, perciò le bambine femmine giocano in tranquillità, e se dovesse raramente accadere qualche diverbio in cui una da una spinta all’altra non viene considerato come un gioco, e i genitori le rimproverano del comportamento attuato spiegando loro che è sbagliato.

Da grandi le cose rimangono così. Se si organizza una festa autoallestendo il locale i tavoli pesanti li sposteranno e monteranno i maschi mentre le femmine attendono o fanno altro.

A causa di una educazione differente dalle donne, basata sull’idea che gli uomini possono sopportare dolore fisico e psicologico, e la loro salute o la loro vita è sacrificabile, e hanno a priori più forza muscolare delle donne e meno bisogno di protezione, gli uomini hanno maggiori possibilità di vivere situazione negative: maggiori psosibilità di suicidarsi, di diventare senzatetto, di perdere casa e figli dopo il divorzio, non hanno accesso a servizi antiviolenza, sono la maggioranza delle vittime di violenza e omicidio sia di quelli a mano di uomini che di quelli a mano di donne, sono ancora iscritti a liste di leva (visto che la leva è stata sospesa e non abolita, perché in caso di grave crisi internazionale e attacco al paese si riattiva) a differenza delle femmine, sono la maggioranza delle vittime del caporalato, sono la maggioranza degli abbandoni scolastici, non hanno diritto a congedi di paternità lunghi quanto quelli di maternità, secondo numerosi studi a parità di reato hanno una pena il 63% maggiore e sempre a parità di crimine e condizioni hanno il doppio di possibilità di essere incarcerati, la prevenzione delle malattie maschili rispetto a quella delle malattie femminili è in un rapporto di 1:30, non sono riconosciuti i diritti riproduttivi maschili come la rinuncia di paternità mentre sono riconosciuti i diritti riproduttivi femminili come rinuncia di maternità al momento del parto e aborto, una madre può dare il figlio in adozione anonima a terzi al momento del parto senza che il padre biologico venga avvisato o gli venga richiesto di diventare genitore unico del bambino (così un bimbo rischia di diventare orfano di padre vivo e desideroso di accudirlo), ancora oggi gli uomini sono la quasi totalità dei morti sul lavoro e di coloro che intraprendono lavori pericolosi o faticosi (anche quelli dove la differenza di forza fisica non c’entra perché vi sono macchinari che renderebbero tale differenza ininfluente), sono il 95% dei suicidi per motivi economici visto che è tabù che un uomo sia casalingo o mantenuto dalla moglie, e dunque spesso rimangono soli a cavarsela, mentre ovviamente non è tabù che una donna lavori (in mansioni non massacranti e pericolose).

UOMO:
A livello fisico: forza fisica, sacrificio
A livello psicologico:  analisi, calcolo
A livello sociale: potere economico
contro: incapacità di gestire la casa e di fare il genitore

DONNA:
A livello fisico: bellezza, seduzione,
A livello psicologico: maternità ed empatia

COMPORTAMENTI DIFFERENZIATI IN BASE AL SESSO

La credenza in queste idee produce comportamenti diverso in base al sesso.

Nel passato, la prima differenza fondamentale tra uomo e donna era quella tra chi poteva e chi non poteva fare figli.
Infatti, dato che il lavoro manuale era il mezzo di produzione primario, sicuramente avevano molta importanza i mezzi per crearlo, ovvero la riproduzione e l’aumento della popolazione: la riproduzione sessuale serviva per far crescere la popolazione e quindi aumentare le capacità produttiva e difensiva del gruppo. Questo richiedeva un gran numero di nascite, vista l’alta mortalità infantile, ma solo metà popolazione era in grado di partorire.
Questa importanza data alla riproduzione è stata sicuramente una forte spinta alle donne a specializzarsi nell’ambito domestico e agli uomini ad assumere il ruolo di protettori e fornitori di risorse, in modo da sopperire alla mancanza di contributi delle donne in gravidanza.
Che le culture differiscano tra di loro è vero, ma differiscono a livello di struttura superficiale. Esistono invece modelli più profondi, derivati originariamente da questioni biologiche e che pertanto sono condivisi da tutti i popoli. Se noi diciamo che i ruoli di genere si sono evoluti in un certo modo a causa della differenza biologica tra chi poteva partorire e chi no, questa forza modellatrice non potrà che aver prodotto schemi di genere comuni a tutte le culture. La struttura superficiale può differire, quella profonda no. Ad esempio, in Afghanistan le donne portano il burka: ad un occhio inesperto questa potrà sembrare una differenza colossale, ma a ben guardare lì i ruoli di genere sono identici ai nostri di cento o duecento anni fa, anche come intensità. L’uomo ha più libertà ma è anche più sacrificabile; la donna è meno libera e più protetta. Questo è il nocciolo fondamentale, ed è presente in tutte le culture, comprese quelle poche matrilocali e matrilineari. Tutto il resto è, relativamente parlando, sovrastruttura.

L’aspettativa imposta agli uomini era quindi quella di provvedere ad altri (compagna, figli e villaggio) oltre che a sè stessi.
La nostra società esalta i suoi eroi maschi che si sacrificano perché altri vivano, ma, stando a quello che è stato appena detto, le norme sociali nascono per spingere gli individui a svolgere compiti benefici per la società; la celebrazione dell’auto-sacrificio eroico dei maschi è un modo di incoraggiare gli uomini a vedere la loro morte per una nobile causa come un giusto contributo alla società e, con questo, far sì che gli uomini siano più inclini a morire per gli altri. In tempi di pace il massimo pericolo lavorativo erano le fabbriche, e quindi erano gli uomini a lavorarci, in quanto sacrificabili, così le donne venivano protette dal pericolo del lavoro nelle fabbriche.
In tempi di guerra, il massimo pericolo diventava il conflitto armato stesso, perciò gli uomini venivano reclutati e qualcuno doveva evidentemente rimpiazzarli nelle fabbriche, e così le donne durante la guerra venivano protette da un pericolo maggiore, la guerra.
Il rischio dei lavori cosiddetti non-pericolosi (lavori d’ufficio e intellettuali), era comunque rappresentato dal fatto che tramite essi si doveva mantenere la famiglia, obbligo che alle donne non toccava (ed erano invece loro ad usufruire del beneficio del mantenimento). Gli uomini quindi, anche tramite questi lavori non-pericolosi, erano meno tutelati perché economicamente non li manteneva nessuno e ciò dunque implicava una forma di rischio che le donne invece non correvano.

Quando gli uomini ottennero il diritto di voto (e ben prima di quella data), erano obbligati a servire il loro paese, se necessario, e obbligati a servire le loro comunità tramite il servizio civile e il volontariato, assistendo gli agenti di polizia e così via. Quando le donne ottennero il diritto di voto, non fu imposto loro alcun obbligo reciproco.

UOMINI E DONNE : FORZA E BELLEZZA

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pagare il conto alla donna, sollevare i carichi pesanti togliendoli alla donna. la protezione non è un atteggiamento reciproco, ma unicamente maschile;

L’IDEA CHE L’UOMO DEBBA PROTEGGERE LA DONNA MA NON VICEVERSA
in moltissimi film c’è sempre il classico dualismo “uomo buono/uomo cattivo”, dove l’uomo buono salva la donna dall’uomo cattivo. Ad esempio spesso si vede che nel mentre di un litigio tra un uomo e una donna, l’uomo (buono) viene raffigurato mentre chiede alla donna se “va tutto bene” o addirittura assalta l’uomo (“cattivo”), a volte picchiandolo fino allo svenimento, senza minimamente sapere di cosa stavano discutendo i due finendo il tutto con “scusalo”. Dopo di che, la donna immancabilmente cade tra le braccia dell’uomo buono (perché ovviamente tutti i buoni pestano sconosciuti che discutono per strada, eh!) e lei si sente “protettaaahh”.
E’ evidente come questo tipo di rappresentazione alimenti una mancata solidarietà maschile e contribuisca a far crescere invece il ginocentrismo, l’empathy gap, il “white knight -ismo” e la sacrificabilità maschile. Basti solo notare che a parti invertite (un uomo attaccato verbalmente da una donna) non viene rappresentata una donna (“buona”) che “salva” l’uomo.dall’altra (“cattiva”).

Le femministe spesso hanno giustamente criticato questo tema (sebbene da un punto di vista ginocentrico, per cui si vede solo l’infantilizzazione femminile, senza notare che nel contesto l’infantilizzazione è un vantaggio perché protegge ed è uno svantaggio di molto maggiore per gli uomini che rimangono senza protezione), il tema appunto del “damsel in distress”. Il problema è che le stesse femministe poi dopo chiedano agli uomini di “alzare la voce contro la violenza sulle donne” e sostengano iniziative come “He for She”, in cui cioè richiedono agli uomini di intervenire.
Ma se io intervengo per proteggere le donne, non le sto infantilizzando? Come faccio a proteggere le donne dalla protezione? Per “proteggere le donne dalla protezione” si deve semplicemente smettere di proteggere.
Cioè il contrario dell’He For She.
Però in questo caso, il ruolo tradizionalista va benissimo per le femministe.
Ecco quindi che quando sento una femminista dire “non ho bisogno di protezione” capisco che quello che intende è: “Non ho bisogno di protezione quando lo intendi tu, ora non mi serve, resta lì che quando mi serve ti chiamo”.
Essenzialmente è richiedere che le donne abbiano due scelte: essere protette e proteggersi da sole, ma negano che gli uomini abbiano anche loro le stesse due scelte: essere protetti e proteggersi da soli.
In realtà come capiamo, se vuoi essere protetta serve che qualcuno ti protegga, quindi il femminismo chiede che le donne scelgano tra:
– essere protette
– proteggersi da sole
– proteggano quando vogliono

E che gli uomini invece abbiano la scelta tra:
– proteggere sempre (protezione “tradizionalista”)
– proteggere quando vuole la donna (protezione “femminista”)
+ il proteggersi da soli (di default)

Come notiamo, anche quando le donne possono proteggere, POSSONO appunto proteggere. Non hanno la PRESSIONE SOCIALE a proteggere.
Quindi gli uomini DEVONO proteggere, le donne POSSONO proteggere.

Con la “riforma femminista” gli uomini continuano a DOVER proteggere e non hanno la possibilità di poter essere protetti, figuriamoci di poter essere protetti quando decidono essi stessi!

A me quindi questa riforma femminista del tema Damsel in Distress non convince per niente, e mi sembra semplicemente una versione tradizionalista ritoccata per togliere gli svantaggi alle donne e far rimanere tutti gli svantaggi agli uomini.

La vera rivoluzione anti-tradizionalista invece è:
– dare alle donne la stessa PRESSIONE SOCIALE a proteggere gli uomini
– dare agli uomini la stessa PROTEZIONE che ricevono le donne.

Questa cosa non è accaduta.

Accompagnamento, aggressioni e (auto)difesa

Poiché si ritiene che una donna da sola rischi maggiormente di essere aggredita da un uomo, e che un uomo sia sempre più forte di una donna e che la forza abbia una grande importanza nel difendersi in situazioni di pericolo, si consegue che un uomo in caso di pericolo (aggressioni, furti, risse, ecc.) non deve essere protetto, difeso e soccorso dalla propria partner, ma deve proteggersi da solo, mentre lui lo deve fare con lei in caso sia in pericolo;

La forza fisica è sopravvalutata nelle situazioni di pericolo. Essa ha infatti un’importanza marginale in praticamente tutte le situazioni di pericolo che con questa scusa si vorrebbero appioppare al sesso maschile. Nel momento in cui si fa notare la disparità, però, molti la giustificano affermando che l’uomo è più alto e forte, e perciò “tornerebbe più utile” in caso di aggressioni, stupri o rapine da parte di malintenzionati. Alcuni ipotizzano addirittura che la sola presenza di un accompagnatore di sesso maschile, per il suo essere percepito come una vittima più “ostica”, ridurrebbe il rischio che tali episodi si verifichino. Ma come hanno mostrato studi tedeschi, canadesi, e statunitensi, sono gli uomini coloro che subiscono più aggressioni per strada. Se da un lato è vero che anche i criminali stessi possono vedere erroneamente le donne come vittime più indifese e quindi più facili da attaccare, dall’altro lato è anche vero che la cavalleria non è mai morta. A quanto pare, quest’ultima esercita un’influenza molto più forte e di segno contrario. L’idea che i delinquenti siano del tutto estranei al sistema di valori dell’ambiente sociale in cui sono nati e cresciuti, d’altronde, risulta davvero poco credibile: esistono ambienti culturali, come quello dei criminali appunto, dove la violenza è sdoganata e la vita altrui ha poco valore, ma sarebbe ingenuo e irrazionale credere che questi ambienti sfuggano alle logiche ancestrali della sacrificabilità maschile e dell’empathy gap, che tutte le società si sono portate dietro dalla preistoria fino ai giorni nostri.
Quindi non è vero che una donna che cammina da sola di notte rischi maggiormente di essere aggredita rispetto a un uomo. E, aggiungiamo, non è neanche vero che quest’ultimo corra meno pericoli nel caso in cui l’aggressione effettivamente si verifichi. Infatti basta riflettere un attimo per capire che la dinamica delle aggressioni è leggermente diversa da quella di una sfida a braccio di ferro, dove chi ha più muscoli necessariamente la spunta. Se un uomo non è allenato, se non è reattivo, se si blocca e va nel panico, o se gli vengono puntate contro armi proprie o improprie, le sue probabilità di uscire illeso da un’aggressione sono più o meno le stesse di quelle della donna media. Non conta tanto la forza fisica (tranne quando ci sono divari estremi), ma volerla e saperla usare. La pretesa che l’accompagnamento a casa sia unilaterale, dunque, e non reciproco, è fondata solo qualora l’accompagnatore abbia ricevuto qualche sorta di allenamento militare, che gli consenta di evitare il freezing e di avere la meglio a mani nude su avversari spesso armati, senza correre particolari rischi per la propria incolumità.

un uomo non deve essere riaccompagnato a casa dalla propria partner con l’idea di proteggerlo, ma lui deve farlo con lei. In parte questa mancanza di reciprocità è inconscia, dovuta ad un’interiorizzazione dei ruoli di genere.
un uomo non può dire “mi sento protetto quando sto con te” o “mi piace sentirmi così vicino a te, sento come se mi proteggessi”.
nel caso di convivenza, un uomo in difficoltà economiche non deve avere la stessa possibilità di una donna nelle stesse condizioni di poter essere mantenuto dalla partner e dedicarsi ai lavori di casa come casalingo, ma lui è obbligato ad essere breadwinner e la donna è l’unica a poter diventare casalinga o a essere mantenuta. Se un uomo viene preso a schiaffi da una donna a causa di un contrasto puramente verbale con lei gli si dice che lui è più forte e resistente di una donna, dunque sa incassarli meglio di una donna, a meno che non sia una culturista, e dunque non si deve lamentare e se lo fa gli si dice “non mi fai pena”, e non può lasciarsi andare all’istinto naturale di controreagire, ma deve incassare e andarsene.
è proprio in virtù di questa maggiore libertà dalle aspettative di genere, di questo potenziale di liberazione maschile presente nelle relazioni omo, che tali relazioni sono state reputate pericolose e da sopprimere. È proprio perché la società non voleva darla vinta così facilmente agli uomini, permettendo loro di fuggire – mediante rapporti con altri uomini – dalle aspettative di genere a loro imposte, che l’omosessualità è stata duramente contrastata, soprattutto e con maggior vigore quella maschile.
Le relazioni omosessuali permettono alle persone di “scappare” dai loro ruoli, e proprio perché un uomo che si sottraeva al suo ruolo di genere, che era quello di proteggere e mantenere unilateralmente una donna, rappresentava un affronto ben più grande per il sistema tradizionalista del sottrarsi di una donna (che sfuggendo al proprio ruolo aveva come effetto collaterale soltanto quello di non lasciarsi mantenere, che è meno grave rispetto al rifiutarsi di mantenere qualcuno che, secondo i dettami della società, avrebbe il diritto a essere mantenuto), l’omosessualità maschile è stata avversata molto più duramente di quella femminile. Proprio per evidenziare questa maggiore discriminazione degli uomini gay è stato coniato il termine omo-misandria, che riassume così la loro doppia oppressione sia in quanto uomini che in quanto gay.

UOMINI E L’ASPETTATIVA DI ENERGIA FISICA

Verso gli uomini c’è l’aspettativa della forza, energia muscolare, prestanza fisica. Le fonti di energia muscolare umana sono i muscoli che trasformano l’energia chimica di una molecola ad alta energia, l’ATP, in energia meccanica.
I muscoli possono essere considerati il motore del corpo umano, essi determinano i movimenti, dai più impercettibili ai più complessi. Grazie alle fibre muscolari i muscoli si contraggono , trasformando l’energia chimica in energia meccanica, con la quale muovono il corpo. Nel processo, l’ATP, molecola complessa composta da una molecola A (adenosina) e da tre (T) molecole di P (fosforo), si trasforma in ADP. Durante le prestazioni atletiche assumono importanza una combinazione di diversi fattori: Resistenza, Forza, Velocità, mobilità articolare ed elasticità muscolare. La resistenza fisica, detta brevemente resistenza, è la capacità fisica che permette di sostenere un determinato sforzo il più a lungo possibile contrastando il fenomeno della fatica.

Avere più energia a disposizione significa mantenere più a lungo lo sforzo senza cali prestativi; in poche parole, energia è sinonimo non solo di potenza, ma anche di resistenza.
Quando si compie uno sforzo per prima cosa terminano le riserve energetiche, quindi finisce la benzina, che per il muscolo si chiama glicogeno (zucchero “di riserva”), o, per le attività di brevissima durata ATP (di riserva) e creatin-fosfato. Poi si accumulano gli “scarti” del metabolismo, il più conosciuto dei quali è l’acido lattico che, essendo un acido, abbassa il ph e mette fuori uso parecchi enzimi muscolari, cioè gli operai che ci riforniscono dell’energia necessaria alla contrazione. Di conseguenza si assisterà ad un minor sviluppo di tensione muscolare, ma anche una ridotta capacità di utilizzare sia gli zuccheri di riserva che quelli liberi nel sangue, oltre ad una ridotta affinità per il calcio da parte della troponina, una delle proteine che compongono i muscoli. Dovete infatti sapere che il calcio, oltre ad essere un elemento fondamentale delle ossa, assume un ruolo molto importante nel processo della contrazione, che non potrebbe esistere senza il legame del calcio con le proteine muscolari. In pratica senza calcio non potremmo vivere….Ma il pallone (almeno qui) non c’entra! Tornando allo stato di fatica dobbiamo anche ricordare le alterazioni dell’equilibrio elettrolitico, in particolare un aumento del sodio intracellulare e del potassio extracellulare che portano ad una diminuita efficienza della contrazione, oltre a ridurre la sensibilità al calcio da parte della cellula. Passiamo poi alla fatica centrale, per intenderci quella determinata dal cervello. Diminuisce la frequenza di scarica dei motoneuroni, i “messaggeri” che fanno contrarre il muscolo, ed inoltre è ridotta la sintesi di dopamina, con conseguente aumento della sensazione di dolore. Ma non è tutto qui. La volontà è un fattore importantissimo, perché attraverso di essa noi possiamo “vincere” sui segnali che il nostro organismo ci lancia. Così come sappiamo mantenere il ginocchio flesso quando il dottore ci “prova i riflessi” (bhe forse il dottore si preoccuperà un po’ se non lo avvisiamo…), così possiamo prolungare uno sforzo, se fortemente stimolati ed impegnati. E’ questo che ad alti livelli fa la differenza tra un buon atleta e un campione, che anche nei momenti più difficili sa tirare fuori quel qualcosa di più e, magari, salire su un podio che altri si potrebbero solo sognare, anche se ugualmente dotati dal punto di vista fisico. Quindi la fatica è anche un processo mentale, oltre che fisico, ed imparare a gestirla psicologicamente è indubbiamente uno dei fattori principali per il successo sportivo, oltre che di quello nella vita di tutti i giorni.

DIFFERENZA DI BELLEZZA E SENSUALITà TRA UOMO E DONNA

Se ci sono donne che affermano che “gli uomini di sexy non hanno nulla” si spiega come mai le stesse donne fotografe nella maggioranza dei casi fotografano altre donne sia vestite che nude, e raramente uomini vestiti, ancora di meno uomini nudi.

Alcune donne credono che mostrano il proprio seno a chi non hanno scelto per motivi sentimentali o sessuali (o di salute nel caso di un medico) perdono valore, ma non credono che ciò non accada anche agli uomini se mostrano il proprio petto, perché attribuiscono un valore diverso al seno rispetto al petto.

L’esclusività della bellezza e della sensualità attribuita al corpo femminile permette a molte aziende di dare un valore aggiunto alle proprie merci accostandole al corpo femminile, il quale per magia trasmetterebbe il proprio valore alla merce e così aumentare i guadagni dell’azienda, e di conseguenza permette a molte donne di guadagnare attraverso l’uso del proprio corpo o dell’immagine del proprio corpo.

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Alla G-Spirits, ha messo sul mercato una vodka in edizione limitata la cui caratteristica è che la vodka è stata “filtrata” (o meglio versata) sul corpo di modelle nude, soprattutto sul seno. Questo fatto dovrebbe fare qualche differenza per il consumatore. Si comunica che il contatto della pelle del corpo femminile, soprattutto del seno, con il liquido della vodka trasmetterebbe il valore che secondo chi ci crede avrebbe il corpo femminile alla vodka. E ogni bottiglia costerà circa 150$, una cifra molto più alta del normale, e avrà inclusa nel packaging una foto esclusiva della modella su cui è stata versata la vodka, nonchè un utilissimo certificato di autenticità.

Se hai due tette i tuoi problemi economici potrebbero essere solo un ricordo. Almeno in base a una delle trovate di marketing del sito hard Pornhub. L’idea, ancora solo sulla carta, si baserebbe sulla possibilità di “pagare” in negozio tramite una foto del proprio seno.

I commercianti che accettano la “moneta” dovranno apporre un logo in vetrina, un po’ come con le carte di credito o i buoni pasto.

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La donna, farà i suoi acquisti. Che ciò le valga un panino con la mortadella o calzature di lusso non è dato saperlo. Comunque sia, una volta fatte le sue scelte, la donna si recherà dal cassiere. Dunque solleverà la maglietta, slaccerà il reggiseno e si farà fotografare in topless. Mentre lei potrà uscire dal negozio, il commerciante invierà la foto a Pornhub e sarà pagato dal sito.

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Sulla falsa riga del Bitcon, la nuova moneta digitale che permette acquisti online, il portale a luci rosse PornHub è intenzionato a lanciare il TitCoins, una App grazie alla quale le donne prosperose e non certo pudiche potranno procedere ad acquisti online mostrando, in cambio, una foto del proprio seno. La piattaforma, è solo un’idea.

Il fatto che le ragazze non vogliono mostrare il proprio seno in primis, e il corpo nudo, pensando che facendolo perderebbero valore, al contrario di quanto pensano accadrebbe ai maschi, o il caso della vodka versata sul corpo di modelle nude, soprattutto sul seno, e poi venduta presentandola come diversa, i TitCoins, mostrano la differenza di cultura e di possibilità tra il sesso maschile e femminile.

Il sesso femminile può rendere merce la visione diretta o indiretta del proprio corpo, a causa del fatto che la maggioranza attribuisce un valore al corpo femminile, tanto da pagare per vederlo, i maschi non possono rendere merce l’immagine del proprio corpo, o non nella stessa proporzione, a causa del fatto che la maggioranza non attribuisce un valore al corpo maschile, e non accetta di pagare per vederlo.

brazilSono stati fatti molti spot con il seno come principale protagonista, come quello dei Vengaboys per il campionato di calcio brasiliano.

RAPPORTO PSICO-SESSUALE UOMO-DONNA
In base ad alcune teorie, gli uomini, a differenza delle donne, scelgono la loro partner in base al criterio dell’ottimizzazione riproduttiva. Desiderano un esemplare di donna particolarmente dotato per i loro geni: giovani, labbra piene, pelle liscia e soda, occhi chiari, capelli lucenti, muscoli allenati, giusta distribuzione di grasso, andatura elastica, sguardo vivace e alto livello di energia, poiché queste caratteristiche indicano fertilità.

L’UOMO E L’IDEA DI POTERE ECONOMICO: LA GESTIONE DEI SOLDI DEGLI UOMINI NEI CONFRONTI DELLE DONNE
Ci sono donne che si offendono se andando al ristorante con un uomo con il quale c’è attrazione reciproca non gli pagano la cena. pensando “Se avesse voluto dimostrarmi che ci teneva mi avrebbe offerto la cena” oppure “Un uomo che non paga anche per la donna che frequenta è un taccagno-un egoista-un cafone”.Il maschio è spesso rappresentato come bancomat umano.

GESTIONE DELLA CASA UOMO E DONNA

Donna
La donna invece, che oltre ad avere una carriera ha anche una famiglia e non riesce a essere una casalinga perfetta viene vista come un qualcosa di negativo, addirittura perde il suo status di donna in quanto vengono a mancare i ruoli e le caratteristiche fondamentali imposti alla sua natura femminile dalla società. La bellezza è imposta anche a chi non la vuole sfruttare.

Uomo
Il modello inadeguato di uomo può esser rappresentato dagli sketch comici alla Homer Simpson. Pigro, incapace di occuparsi della casa, disordinato, stupido.


Un altro esempio è la pubblicità della tv Samsung chiamata “Evolution kit”

La moglie installa un programma di evoluzione sul marito che passa tutto il giorno davanti alla tv sporcando tutto senza pulire che comincia a pulire casa, cucinare, occuparsi del neonato.

Oppure ci sono donne che si sentono dire “tu sei un uomo”, ma definire uomo una donna che non rispetta le regole non scritte della femmina perfetta è un’offesa per entrambi i sessi, in quanto il termine uomo viene utilizzato con una connotazione negativa anche se per quest’ultimo comportamenti del genere vengono giustificati. Secondo questo modello l’uomo è uomo e quindi libero di esprimersi ruttando ed imprecare a piacimento durante l’esposizione di un concetto affinché possa così dimostrare la propria virilità.

Sportschau è una delle trasmissione di una televisione pubblica tedesca, pagata dai contribuenti. Il programma, una sorta di Novantesimo Minuto con le sintesi delle partire della Bundesliga, è finito nelle polemiche per una pubblicità che gioca sugli stereotipi delle grandi passioni degli uomini, il calcio e le belle donne. L’uomo è rappresentato come un cavernicolo con la pancia grande, la barba, ammaliato dalla partita.

Si vede un uomo di Neanderthal tornare a casa, sedersi sulla poltrona di pietra e accendere la televisione per guardarsi una partita di calcio.

La moglie cerca così la sua attenzione. Non ottenendola si cambia d’abito, prima mettendosi in minigonna e top, poi spogliandosi e rimanendo solo con un reggiseno a forma di pallone. A questo punto il marito esulta con un sorriso. La moglie, ottenuta l’attenzione sperata, sospira: “Gli uomini di Neanderhal…” e in sottofondo si sente una voce che dice: “Gli uomini sono sempre stati così”.

Uno spot che in pochi istanti racchiude i due generi sessuali negli stereotipi classici della moglie bella e accondiscendente e dell’uomo etero calcio-poltrona e fica.


SESSUALITà MASCHILE E FEMMINILE 

Anche nell’arte si usa questo tipo di rappresentazione per gli uomini.  “Racional” – Sculpture by Yoan Capote.The sculpture embodies the dichotomy between pleasure and fear, thought and desire, instinct, and reason.





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 APPREZZAMENTO ESTETICO

Gli uomini non si vedono quasi mai nelle foto. Soprattutto se  nudi.

A dimostrazione dell’assenza degli uomini nelle rappresentazioni visive, c’è il fatto che i curatori del Leopold Museum di Vienna hanno selezionato una trentina di capolavori di nudo maschile da esporre in una mostra chiamata “Nackte Männer”, Uomini nudi dedicata alla nudità maschile nell’arte figurativa dal 1800 fino ai nostri giorni, dal 19 ottobre 2012 al 28 gennaio 2013. Questo evento è nato a seguito di una semplice constatazione, ovvero la presenza esclusiva, negli ultimi duecento anni, di nudo femminile esposto durante le fiere artistiche, a fronte delle moltissime opere disponibili che ritraggono uomini ma mai presentate durante eventi e mostre.

Infatti, se la bellezza del corpo maschile è stata esaltata dalle culture del passato come quella Greca, possiamo notare come nell’arte moderna e contemporanea il nudo maschile sia stato censurato, dando spazio esclusivamente a corpi di donna, anche fortemente sessualizzati.

Tuttavia, la teoria per cui gli uomini non siano presenti a causa della volontà degli uomini maschilisti è contraddetta dal fatto che gli uomini non si trovano, o si trovano in quantità decisamente minore anche nelle foto scattate da donne. E neanche nelle foto scattate da donne eterosessuali, scattate per puro piacere e non pagate da altri, e quindi scelte liberamente, in condizioni in cui la propria eterosessualità può motivare a fotografare corpi di sesso diverso.

 

L’ esposizione è stata anticipata dalle polemiche sul suo manifesto pubblicitario, opera del 2009 “Vive la France” di Pierre & Gilles dal titolo che ritrae tre calciatori, un europeo, un arabo ed un africano , vestiti solo con calzettoni e scarpe da calcio, per rappresentare la multiculturalità francese.  Affissi per le strade di Vienna, i circa 180 manifesti hanno suscitato una grande levata di scudi che ha costretto i responsponsabili del museo a far coprire i peni dei calciatori con una striscia rossa.

“Molte persone si sono veramente arrabbiate che abbiamo avuto paura per la sicurezza, in materia di protezione dei visitatori del museo.” Ha dichiarato Pokorny, il responsabile del Leopold. ” Ci dispiace” ha aggiunto, “ma c’e’ sempre la speranza di aver fatto progressi. Ora siamo nel 21esimo secolo.

Quasi trecento sono le opere che saranno esposte fino al 18 gennaio 2013 con autori come Albrecht Dürer, Peter Paul Rubens, Paul Cézanne, Auguste Rodin, Gustav Klimt, Edvard Munch, Giovanni Giacometti, Egon Schiele, Andy Warhol, Robert Mapplethorpe e Keith Haring.

Fanno molta più notizia immagini di peni che di vagine, quando ci sono. Proprio perché la loro visione è più straordinaria della visione della vagina. Ad esempio quando Bonito Oliva si è fatto ritrarre nudo.

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QUAL’è LA CAUSA DEL NON APPREZZAMENTO DEL NUDO MASCHILE?

C’è chi identifica la causa di questo fenomeno di censura del corpo maschile nel fatto che “il bigottismo impone una morale a senso unico, che veda la donna come oggetto di giudizio e di desiderio e mai come fruitrice e utente di contenuto; di contro l’uomo deve rivestire un ruolo di “autorità” è non può essere “smutandato”, pena la perdità di virilità e dignità” ma la verità è che, nonostante questo possa essere uno dei motivi, il motivo principale per cui il nudo maschile è censurato non è l’imposizione agli uomini di essere autoritari e alle donne di essere oggetti di giudizio e desiderio, poiché sono le stesse donne in gran numero a disprezzare il corpo nudo maschile, tra le quali molte affermano “la bellezza appartiene soltanto al genere femminile”. Le fotografe donne fotografano quasi sempre e solo donne, nude o vestite. Quindi provano piacere nel guardare il corpo di una donna e non nel guardare quello di un uomo, e inoltre ci guadagnano dai vantaggi che la società collega all’essere belli. Concorsi di bellezza, lavori in pubblicità, gentilezza eccetera. Quindi è vero che il nudo va bene ma solo se è “donna” nella nostra società, ma le cause di questo fatto sono più complesse.

C’è chi pensa che una donna nuda se fotografata in maniera sbagliata potrebbe essere troppo provocante o nel peggiore dei casi volgare, e invece un uomo con il pene in bella vista, anche se fotografato nel migliore dei modi sembrerà sempre che stia posando per una rivista erotica per uomini, e non volendo fare foto erotiche non le fanno.

C’è chi pensa che il corpo femminile simboleggia meglio la perfezione del corpo umano.. Le sue forme rotonde, a differenza di quelle maschili, ricordano una delle figure geometriche più importanti proprio per la sua perfezione: il cerchio.

perché perfezione del corpo umano? il corpo umano è perfetto da che punto di vista? sia uomini che donne hanno parti anatomiche inutili come la coda, e altre fragili, e dei sensi deboli. perfezione geometrica? i corpi umani non corrispondono mai alle forme astratte della geometria, gli somigliano.

la gerarchia della perfezione nelle forme geometriche influenza il valore che si danno alle forme del corpo.

Il cerchio  non ha inizio né fine, né direzione né orientamento, e la “volta del  cielo” (anche a causa delle orbite circolari delle stelle intorno al polo celeste) viene rappresentata come una cupola sferica, motivo per

cui il cerchio è simbolo anche del cielo e di tutto ciò che è spirituale.

Se gli uomini non fanno la stessa cosa che fanno loro è perché vengono privati del concetto di bellezza (hanno i peli, non hanno il seno, non hanno il sedere tondo e sporgente come il loro, e soprattutto hanno il pene!!! tutte cose ritenute brutte da moltissime persone). Infatti molte donne affermano che al di là di cosa ne pensino altri la verità è che “la bellezza appartiene soltanto al genere femminile”.

E questo pensiero comporta delle emozioni e delle conseguenze di inferiorità. Essendo la bellezza collegata a diversi comportamenti e sentimenti, come la gentilezza, il soccorso, l’ascolto, l’interesse.

Può succedere che rispondendo alla chiamata di un ragazzo visto per mezz’ora giorni prima, ma insieme a un altro amico, questo si senta al sicuro di comportarsi spontaneamente perché amico di un amico e al: “pronto?” sentirsi fare un rutto megagalattico, senza aggiungere niente, ma dicendo, Sono “X”. Chiedendo perché abbia ruttato, sentirsi rispondere: “Perché si! mi andava, mica sei una bella fica!“.

Questo episodio testimonia come la bellezza è spesso considerata una virtù da ammirare e apprezzare, che comporta maggior gentilezza, e rispetto, e dunque è una credenza che divide il genere umano in insiemi ai quali vanno riservati trattamenti diversi. Se il concetto di bellezza fosse slegato da certi privilegi sarebbe diverso, su nessuna base sensata.

C’è chi spiega l’esistenza di questi pensieri in molte donne dicendo “una credenza personale deriva da modelli maschilisti interiorizzati e conferma che questo è un mondo costruito dagli uomini per gli uomini”, ma come si dimostra questa affermazione?

In ogni caso, se anche fosse così, molte donne ci guadagnano molto da questo modello maschilista interiorizzato. E molti uomini ci perdono molto. Già dalla semplice soddisfazione di avere un abbigliamento vario e creativo, al fatto di godere di applausi, fiori, complimenti, ingaggi in pubblicità remunerate, interviste in tv, pubblicazioni sulle riviste, e incoronazioni varie, al fatto di aspettare che qualcuno le conquisti perché “belle”. Già per questo fatto io smetterei di chiamarlo “modello maschilista”, ma lo chiamerei “modello”.

Questo sarebbe un mondo costruito dagli uomini per gli uomini? e cosa ci guadagnano gli uomini ad autodefinirsi privi di bellezza, e puntare il faro dell’attenzione estetica solo sulle donne, premiandole con concorsi di bellezza e lavori in cui la difficoltà è minima, perché consistono nel far immortalare in foto e video la loro bellezza, lodata, ammirata, stimata, che le porta vantaggi economici, sociali, affettivi e sessuali? non ci guadagnano molto.

Si può provare dispiacere per aver constatato la disuguaglianza di possibilità in ambito fotografico tra l’essere una donna e l’essere un uomo.

Perché sono spesso stato rifiutato come soggetto fotografico sentendomi dire: “Mi dispiace, ma preferisco fotografare ragazze. Ne trovo tante e sono anche molto belle“. Oppure, vedere premiata una foto che io giudicavo brutta, e di facile realizzazione veniva premiata con complimenti al contrario di una mia foto che io giudicavo bella e di difficile realizzazione.


DIFFERENZE NECESSARIE E DIFFERENZE IMPOSTE

Dal fatto che maschi e femmine hanno diverse differenze anatomiche deriva che hanno un bisogno la cui soddisfazione è necessaria, oppure un desiderio la cui soddisfazione non è necessaria di alcune merci e servizi differenti tra loro:
ad esempio le donne hanno le mammelle, dunque, quelle che le hanno sufficientemente grandi hanno desiderio, che nella maggioranza dei casi non necessario soddisfare, di portare il reggiseno che non ha senso lo indossino invece gli uomini.
Avendo le donne il ciclo hanno un bisogno che è necessario soddisfare con gli assorbenti, o, per chi non è allergica, la coppetta mestruale. Mentre gli uomini avendo la barba (e non potendola lasciar lunga in tutti i casi) hanno come seminecessaria il rasoio, e come merce non necessaria il dopobarba o le mutande col fronte cucito in modo tale da esserci sufficiente spazio per contenere pene e testicoli senza schiacciarli.

DifferenzeBiologiche

Escludendo gli oggetti, strumenti, abbigliamenti la cui esistenza deriva da una funzione che risponde a caratteristiche anatomiche e biologiche del corpo di uno specifico sesso (come gli assorbenti), sulla maggioranza degli altri oggetti che rimangono, ad esempio riguardanti l’aspetto estetico (abbigliamento, cosmesi decorativa, stile dei capelli) come cravatte, gonne, scarpe coi tacchi, eye liner, matita, rossetto ecc, non ci sono motivazioni che portino a pensare sia obbligatorio le usino o gli uomini o le donne, ma possono usarli entrambi, perché non derivano da differenze oggettive anatomiche nei sessi che impedisca il loro uso in entrambi i sessi.

L’aspettativa che alcuni abbigliamenti o alcune cosmesi vengano utilizzati solo per un sesso escludendo l’altro sesso, deriva da una imposizione culturale non attinente alla realtà, inventata, che deriva da altre differenziazioni non biologiche ma circostanziali: se agli uomini sono destinati lavori corporali, manuali, faticosi, di forza, e di rischio per i quali le unghie lunghe sono un intralcio, o i capelli lunghi possono essere d’intralcio perché s’impigliano sulla maschera da saldatore, o vanno a finire davanti agli occhi mentre ci si muove ecc allora si stabilirà a priori che gli uomini non debbano avere unghie lunghe e capelli lunghi.

E quindi, a causa della conformazione a tali modelli, incontrando persone nel mondo si trovera la maggioranza dei maschi che si comporta o si presenta esteriormente in un certo modo diverso da quello delle femmine e la maggioranza delle femmine in un altro modo diverso da quello dei maschi, anche se questo non è necessario non è inevitabile, e opprime la libertà individuale. E questo ruolo è talmente introiettato che molte persone non riescono a capire che se un uomo si mette il rossetto, indossa la gonna, tiene i capelli lunghi non diventa una donna in quanto sesso, semmai si può dire che assume il ruolo che è stato reso esclusivo della donna. Come diceva Tyler Durdern “infilarti le piume nel culo non fa di te una gallina”.

Ad esempio, solo le donne hanno il seno dunque solo le donne ha senso utilizzino il reggiseno, mentre il retro del tanga non soddisfa una necessità prettamente femminile come un reggiseno, perché sia le donne che gli uomini hanno le natiche, e la forma del retro del tanga è compatibile con l’anatomia sia maschile che femminile.

Quindi, poiché il fronte del tanga invece è stretto e non consente di contenere il pene e i testicoli, sarebbe possibile per un uomo indossare un altro tipo di tanga il cui retro è uguale sia per uomini e donne e il fronte diverso, dal momento che gli uomini hanno pene e testicoli che devono essere contenuti e non fuoriscire ai lati e le donne no.

Allo stesso modo se una bambina o una ragazza indossa l’azzurro il suo corpo non esplode né l’abito si strappa o viene respinto da una energia oscura del corpo in quanto di sesso femminile.

DifferenzeBiologiche_eNonUomo e donna non dovrebbero avere ruoli imposti per convenzione.

COME DOVREBBERO ANDARE LE COSE IN AMBITO ASPETTO
Dal momento che non è necessario imporre modelli esteriori differenziati per sesso, e non fa del male a nessuno non conformarsi a dei modelli prestabiliti, gli uomini dovrebbero avere il diritto di gestire e modificare il proprio aspetto allo stesso modo delle donne senza che nessuno dica niente in contrario o ricattati economicamente.
Quindi dovrebbero poter indossare camice rosa o coi fiori, depilarsi, tenere i capelli lunghi, truccarsi, mettere il rossetto, mettere l’ombretto, tenere le unghie lunge, mettere la gonna, mettere i tacchi, indossare mutande con le natiche scoprenti, postare foto sexy delle natiche online ecc ecc
E le donne dovrebbero poter non depilarsi le ascelle.

E si dovrebbe imparare ad apprezzare l’aspetto dei corpi maschili e femminili, comprensivi del loro abbigliamento, non in base al modello al quale dovrebbero adattarsi, ma in base alle sensazioni visive pure.

 

DIFFERENZE NEL GIUDIZIO SULL’ASPETTO DEL CORPO TRA MASCHIO E FEMMINA

Discostarsi dalle aspettative su come si debba gestire il proprio aspetto esteriore comporta problemi sociali, anche gravi, sia per maschi che per femmine.
Come il non trovare lavoro o il perderlo. Infatti, il datore di lavoro è interessato a soddisfare le aspettative dei clienti, comprese quelle nei confronti dell’aspetto dei dipendenti. Sunque se avrà un pubblico razzista non assumerà un nero, e se avrà un pubblico sessista non assumerà neanche un bianco il cui aspetto sia non conforme al suo modello sessuale. Anche se tali imposizioni non sono necessarie al fine di poter svolgere il lavoro, senza le quali non si potrebbe svolgere, ma sono funzionali al gratificare il bisogno delle persone di vivere in un modo con modelli prestabiliti.
O potrà accadere vedersi vergognare parenti e amici di mostrarsi insieme quando si esce, il ricevere frequenti commenti negativi e inviti a cambiare aspetto.
Quasi qualsiasi caratteristica fisica, di maschi e femmine, può essere presa di mira da chi pretende che le persone si conformino ai modelli dominanti.

Le reazioni altrui che condizionano a prendere le proprie scelte esteriori o puniscono le scelte prese riguardano naturalemnte ciò che è visibile del corpo in pubblico, non ad esempio i genitali. Tuttavia chi opta per transizione del proprio corpo da femmina a maschio o da maschio a femmina ha dei tratti visibili di tale cambiamento, ed è riconoscibile anche senza guardargli i genitali.

Alcune di esse vengono imposte sia a uomini che a donne (come il non avere tatuaggi e piercing sul volto o l’essere magri).

Altre vengono imposte in modo differenziato a donne e uomini (ad esempio, viene imposto di tenere i capelli corti agli uomini e, incentivate le donne a tenerli lunghi pur lasciando loro la libertà di tenerli corti. Non indossare rossetto e tacchi per gli uomini, e incentivando le donne a indossare rossetto e tacchi, pur avendo la libertà di non indossarli).

I maschi sin da bambini vengono educati a gestire il proprio aspetto secondo modelli differenti dalle femmine. Nella gestione di iò che si può modificare frequentemente del proprio corpo come capelli e unghie (capelli corti e unghie corte), come nell’abbigliamento (colori degli abiti non eccentrici, scarpe piane…) e imparano ad apprezzare ciò che è ritenuto coerente col proprio sesso e disprezzare ciò che è ritenuto inadatto al proprio sesso, e quindi a prendere in giro tutti gli altri bambini che avessero qualcosa di non conforme al modello.

E nei casi limite una madre che si vede tornare il figlio da scuola vestito di rosa perché ha sporcato tutti gli abiti potrà rimproverare le maestre dicendo loro “mio figlio è meglio rimanga sporco di pipì che si vesta di rosa che può confondergli le idee su come un maschio si deve vestire”.

Gli uomini, dalla pubertà in poi, al contrario delle donne che invece vengono incentivate a tenere i capelli lunghi ma comunque possono tranquillamente averli anche corti ricevendo ugualmente complimenti, se vogliono tenere i capelli lunghi si sentiranno dire che stanno male coi capelli lunghi, che sono poco macolini, che impicciano per i lavori da uomo (per fare il saldatore, il carpentiere, ecc) perchè sono una lunghezza da riservare alle donne, e gli si dice che quindi “sembrano donne”. Se poi hanno un taglio particolare, e qualche colore, sui loro capelli lunghi, gli si può dire che “sembrano delle mignotte”.

Quando gli uomini diventano maggiorenni e capaci di stipulare un contratto di lavoro trovano idee sulla divisione dell’aspetto anche nel mondo dell lavoro e se le non le rispettano non possono lavorare. Quando gli uomini dai capelli lunghi sono involontariamente disoccupati e cercano lavoro viene detto loro che se non lo trovano è anche colpa del fatto che si ostinano a tenere i capelli lunghi. Così anche nel caso di tutte le altre scelte esteriori non corrispondenti al modello maschile: che si mostrano nelle foto che postano nei social mentre vestono di rosa (anche se molte persone ritengono che sia giusto i maschi si possano vestire di rosa o con colori floreali, nessuno dice che invece sia giusto possano fare tutto il resto che fannole donne, dal make up ai tacchi), che hanno gli orecchini, che amano truccarsi il volto (peggio ancora se col rossetto), che indossano i tacchi invece di adattarsi al gusto dominante.

I transessuali che si sono rifatti il corpo si ritrovano a non poter nemmeno adottare in modo efficiente uno dei due modelli, maschile e femminile, proposti e imposti dalla società perché non somigliano più né uno né all’altro. Anche qualora lo facessero, alcuni tratti li potrebbero far riconoscere come operati. E hanno ancora più problemi, perché gli ambiti che rimangono in cui non ci sono discriminazioni nei confronti del loro aspetto sono pochi, e spesso non amati dalla maggioranza delle persone. Ad esempio gli ambiti sessuali (pornografia, servizi webcam, escorting).

per quanto riguarda la depilazione genitale, dato che se non è per lavoro, in genere la vede solo il/la partner che la vede non è per moda. è per piacere a chi t’interessa. così come un maschio si depilerà per piacere alle ragazze che si vuole trombare, se queste non desiderano al contrario i peli.

Se invece si mettono matita, rossetto, smalto, gonna allora sarà ancora peggio, e sarà il datore di lavoro stesso a dire che non è possibile assumere un uomo che si concia da donna, soprattutto al pubblico dove le persone rimarrebbero indignate e non tornerebbero più, e alcuni amici e alcune amiche si sentiranno a disagio a uscire a passeggiare in un luoghi in cui possono essere visti insieme a un uomo che usa un’estetica destinata alla donna, anche fosse una maglietta rosa, e quindi preferiranno evitare, dicendolo anche apertamente.

Molte donne affermano “la donna è l’essere più perfetto che sia stato creato, ed è giusto che mostri la sua perfezione”.

Gli uomini sono scoraggiati nel togliersi i peli se lo vogliono con “ma che sei gay” “l’uomo deve essere peloso”, e le donne sono incoraggiate a toglierli. E questa caratteristica culturale gli uomini sono esclusi dal commercio della loro immagine e le d. Quindi ci perdono. Dunque, non è un fenomeno che colpisce solo le donne. Sono i peli in sé che non vengono accettati.

Inoltre già nell’antico Egitto le donne si radevano i peli del pube dato che solo un corpo liscio e senza peli (con l’eccezione dei capelli) rappresentava vera bellezza, giovinezza e innocenza. Lo si faceva con creme a base di miele e olii.

Lo stesso avveniva anche in Grecia dove le donne con peli pubici erano considerate orribili, soprattutto nei ceti più elevati.

A Roma si utilizzava la depilazione tramite apposite pinzette.

In Oriente le leggi rituali prescrivevano la depilazione della regione pubica: i peli erano fatti cadere con una sostanza composta da trisolfuro d’arsenico e calce. Per questo, nell’antica Roma, gli schiavi di origine orientale erano considerati dei veri e propri maestri nell’arte della depilazione, che praticavano servendosi di resine ed impacchi di pece caldi.

Questa abitudine proseguì nei secoli, cadendo in disuso a partire dall’epoca di Caterina de Medici, che proibì la depilazione per le donne in attesa.

Arrivando ad anni più vicini a noi, la depilazione è stata riscoperta negli anni ’60 ma a depilarsi integralmente o quasi erano le attrici e gli attori dei film a luci rosse, per esigenze di copione, le ballerine e poche altre. Signore e signorine “normali” evitavano interventi troppo “radicali” ed al massimo procedevano alla depilazione solo nel periodo estivo.

Oggi, complici i tanga e nuove forme di erotismo, il pelo pubico è sempre più “out” ma quali sono i sistemi migliori per avere un “luogo intimo” perfetto? Ecco tutto quello che avreste voluto chiedere.

Dunque, può essere che siano state fatte delle campagne pubblicitarie per creare questo desiderio di farsi i peli, e che prima non ci fosse questo standard, ma è questione di periodi storici, e di luoghi, magari nello stesso posto prima ancora dell’assenza di questo standard c’era l’estetica come assenza di peli.

è necessario chiarire che la disparità di trattamento nei confronti dell bellezza non è un problema di sessi, poiché anche tra le donne ci sono categorie che possono beneficiare di questa disparità e categorie che non possono. Le “belle” e le “brutte”.

Credo sia manipolare i fatti a favore del femminismo dire quanto dite.

Dovrebbere essere considerato reato il discriminare un uomo o una donna se agiscono in modo differente dai modelli relativi a uomini e donne, lasciando la libertà a tutti di seguire dei modelli prestabiliti.

Dal fatto che il mercato fornisca molte merci e servizi, relativi all’aspetto (abbigliamento, accessori, cosmesi, trattamenti estetici) differenziati creativamente tra loro, alle donne, e pochi agli uomini, e che la società si aspetti un uso massiccio delle merci e dei servizi relativi all’estetica da parte delle donne, mentre ponga molte più restrizioni alla libera scelta di come apparire agli uomini, deriva che genere femmile e genere maschile abbiano vantaggi e svantaggi differenti.

Il genere femminile, al contrario di quello maschile, è molto esposto al rischio di consumare ossessivamente in ambito estetico (abbigliamento, cosmesi, profumi) al punto dal rimanere senza risparmi e avere sempre il bisogno di sottomettersi a datori di lavoro e clienti per l’assenza di una cifra da parte utile a dare sicurezza, in quanto il potere più forte del genere femminile è l’attrattività sessuale e di conseguenza il suo interesse principale è l’estetica del proprio corpo.
La soddisfazione del desiderio estetico è percepito dalla stragrande maggioranza delle donne come inevitabile, al punto da dire che “si ha il problema di doversi depilare” e che non si “non può avere le gambe coi peli” e non che non si vuole.

Oltre al forte bisogno di suscitare certe emozioni col proprio aspetto, o di non suscitarne di negative, ci sono le aziende che impegnano persone competenti per sedurre il cervello delle donne e convincerle a comprare.
Il problema che riscontrano nel resistere all’acquisto di trucchi è anche che sono belli da vedere anche se non li si mette in faccia. L’incanto di una trousse di ombretti appena comprata, con le pasticche di colore intatte e vellutate e il pennello vergine. O la seduzione fetish di un rossetto nuovo con la sua punta scarlatta che si erge ancora nuova dall’astuccio. Matite per occhi e per labbra e boccette di smalto risvegliano nelle donne adulte la loro attrazione e la loro sete di potere seduttivo. Scatta la febbre da collezionista, e se ne comprano di ogni colore, che stiano bene o no su sé stesse, per il puro gusto di avere un beauty-case assortito, da vedere e rivedere, in bagno o in camera da letto. Inoltre, per persuadere all’acquisto le profumerie offrono il make up artist all’interno della profumeria, che è l’equivalente per un maschio della lap-dancer nel night club.
Poi, molte ragazze credono che se si cambia atteggiamento interiore, credenze, valori allora si debba necessariamente cambiare look, come se le due cose fossero collegate, mentre un maschio che cambia interiormente non cambia colore di capelli o colore di rossetto.

Per questo crescere una figlia può costare molto di più rispetto ad un figlio. La differenza è dovuta al costo dei vestiti, al trucco, agli articoli da bagno, alle scarpe e molte altre cose, vestiti, prodotti di bellezza, giocattoli costosi come la casa delle bambole o la cucina.

Le ragazze, durante il periodo dell’adolescenza, riescono a spendere 14 mila euro solo in cosmetici e prodotti per la toeletta. I ragazzi, invece, spendono 9 mila euro solo in tecnologia. Una bella differenza tra le due cose. Questi però sono niente a confronto dei vestiti che costano quasi il 37% in più di quelli dei ragazzi.


Mentre il genere maschile si ritroverà con meno libertà, e più frustrazione nel caso desideri apparire in modo molto differente rispetto al modello maschile che dovrebbe seguire.


ABBIGLIAMENTO

Anallizzando le differenze di estetica tra uomo e donna non attinenti alla biologia umana e quindi non necessarie, ovvero determinate culturalmente, nell’abbigliamento agli uomini le industrie forniscono un certo tipo di vestiti molto simili tra loro, alle donne un altro tipo di vestiti molto diversi tra loro.
Le donne hanno un numero maggiore di merci e servizi da poter scegliere riguardo al proprio aspetto rispetto al numero di merci e servizi che hanno da scegliere gli uomini. Gli uomini ad esempio non indossano molte delle cose che indossano le donne: autoreggenti, tanga, scarpe coi tacchi ecc.

L’abbigliamento tra uomo e donna è differente, e la quantità di pelle scoperta non è uguale. La donna è quella che è accettato si possa scoprire di più. Dunque, nei rapporti in cui c’è esclsusività sessuale una donna non ha molto da limitare a un uomo a livello di abbiligaliamento, che è sempre più coperto di una donna, e tra l’altro una quantità maggiore di donne rispetto agli uomini è interessata all’amore e non al sesso.

Al di là del reggiseno che nel caso di seni molto grandi ha la funzione pratica di sostenere e fermare le mammelle limitando l’oscillazione verticale e orizzontale durante il movimento (ad es.mentre la donna cammina), gli altri indumenti hanno una funzione soltanto estetica, come le calze autoreggenti.

Per le donne vestiti e accessori fatti con linee sinuose che ricordano l’ideale del corpo femminile nella maggioranza dei casi, e per gli uomini vestiti e accessori fatti con linee rigide e spigolose, che ricordano il corpo ideale maschile nella maggioranza dei casi. Questa abitudine determina una aspettativa che crea un dispiacere quando una donna vuole vestirsi con linee rigide, e un uomo con linee sinuose poiché gli altri mostrano stupore, disapprovazione e diffidenza nella sanità mentale dell’altro che non comprende le regole della società.

Le donne curano il proprio aspetto per mantenerlo esteticamente piacevole e seducente, e hanno il diritto di modificarlo, anche in modo creativo e innaturale.

Partendo dall’alto del corpo e arrivando al basso si possono identificare:

Avendo in maggioranza le donne i capelli lunghi rispetto agli uomini, che invece o per natura a causa della maggior frequenza di calvizie negli uomini, o per cultura, a causa del fatto che si ritiene gli uomini siano più belli e interessanti coi capelli corti, le donne hanno modo di spendere denaro per curarli e modificarli: Tenerli lucidi, fare certi tagli di capelli, tingerli, aggiungere cyberdreads colorati…

Strumenti per amplificare tratti del viso e modificarne l’apparenza: Trucco agli occhi, fard per il viso , tinte per capelli, cyberdreads colorati, orecchini, anelli, collane, bracciali, smalto, unhie lunge per le donne, unghie corte per gli uomini, scollature sul seno e sulla schiena, gonne (anche molto corte), calze, pantaloni aderenti, panta collant, leggins, scarpe col tacco. è evidente che questi accessori creano un interesse estetico, e sono strumenti utili per sedurre se lo si vuole.

GIACCA E CRAVATTA
Gli uomini a differenza delle donne sono spesso obbligati a giacca e cravatta, anche in ambienti molto caldi, e l’ipertermia conseguente ha effetti dannosi sulla salute. Comporta perdita di liquidi per sudorazione, repirazione e perspiratio, con conseguente aumento della densità del sangue, aumento dello sforzo cardiaco, formazione di calcoli alle vie urinarie, cefalee, nausee , vomito, svenimento. Il caldo per alcuni non fa “solo sudare”, e una persona costretta ad abiti invernali d’estate sverrebbe un minuto sì e l’altro anche, causa pressione bassa.

SCARPE

Le donne in occidente vengono lasciate libere sia d’indossare scarpe piane che scarpe coi tacchi, anche se si ritiene siano più belle con le scarpe coi tacchi, e molte di loro si vedono più belle coi tacchi e dunque scelgono liberamente di acquistarle, anche in grandi quantità (anche collezionarle) e indossarle nel loro tempo libero.
Nella maggioranza dei lavori accessibili per le donne esse hanno non è necessario indossare tacchi, e possono scegliere quelli se è una loro necessità che devono assicurarsi, mentre per altri lavori al pubblico richiedono alle donne di indossare tacchi, anche se non troppo alti, come promoter, hostess. E in altri lavori è fortemente richiesto, indossare anche tacchi altri, come per le stripper nei night club, di avere un abbigliamento che esalti il più possibile la sessualità del loro corpo, e dunque anche i tacchi perché aumentano l’attrattivià sessuale delle natiche femminili e dunque l’interesse per i clienti a pagare per guardare i loro corpi.
Mentre gli uomini, in qualsiasi lavoro, possono indossare solo scarpe piane, infatti nel caso si presentassero coi tacchi in ufficio, o in un negozio d’abbigliamento perderebber il lavoro e lo stigma sociale. La gente penserebbe siano matti e incapaci di comprendere le regole della società, e i datori di lavoro si vergognerebbe di mostrare a colleghi e clienti di aver assunto una persona che non si sa piegare ai voleri estetici divisi su base sessuale dell’azienda.

L’obbligo di far indossare i tacchi durante l’orario di lavoro comporta la possibilità di provare dolore ai piedi di chi li indossa di problemi ai piedi dovuta al fatto che le scarpe diventano più strette in punta (non lasciano spazio alle dita e le stringono come una morsa fino a deformarle) e obbligano il peso del corpo a scaricarsi sull’avampiede, in un tempo prolungato, in cui non le si può togliere ma al massimo fare un pausa e in bagno attendere qualche minuto senza. E sono una delle cause dell’alluce valgo e delle metatarsalgie (cioè i dolori alla base delle dita dovuti alla compressione e alla caduta delle teste metatarsali). Tuttavia, non essendo l’obbligo esteso a tutti i lavori (cioè non è simmetrico “le donne devono sempre indossare i tacchi” “gli uomini non devono mai indossare i tacchi”), chi non vuole sopportare tale dolore, oppure ha i piedi più fragili, potrà scegliere altri lavori, o tentare di proporre compromessi.

Mentre l’obbligo di non indossare mai i tacchi in nessun lavoro, non può portare a conseguenze fisiche negative, ma porta solo a una frustrazione estetica, ma sopratutto a una discriminazione sessuale nel momento in cui quest’obbligo vale solo per i maschi.

In giappone l’aderenza a modelli totalmente differenti tra i sessi è imposta in modo simmetrico sia agli uomini che alle donne. Si pensa che una donna non rispetta le buone maniere se indossa scarpe senza tacco come fanno gli uomini, e dunque non è libera di indossare invariabilmente scarpe piane o scarpe coi tacchi, e al contempo si pensa che un uomo non rispetta le buone maniere se indossa scarpe col tacco come fanno le donne, quindi non è libero di indossare invariabilmente scarpe piane o scapre col tacco in base al proprio gusto.

L’abbigliamento in ufficio è disciplinato da regole molto ferree in Giappone. In particolare, per le donne, presentarsi a un colloquio o una riunione in scarpe basse è considerato una mancanza di rispetto. Chi si rifiuta di mettere i tacchi, quindi, potrebbe non essere considerata per una determinata posizione, pur avendo i requisiti, o passare per una persona poco seria (o, peggio ancora, una maleducata). Anche chi, pur volendo, non può indossare quel tipo di scarpe per problemi fisici, può andare incontro a questo tipo di limitazioni.

Ishikawa, la donna che ha iniziato la protesta e che ne è diventata il simbolo dopo essersi fatta fotografare con le scarpe da tennis su una scrivania, dice che questa regola è discriminatoria e dannosa per la salute delle donne.

O le pratiche di seduzione, nella maggior parte dei casi gli uomini provano a sedurre, e le donne si fanno sedurre.
Va specificato che la barba è un tratto biologico del sesso maschile, non è determinata culturalmente, quindi non va inclusa nelle differenza determinate culturalmente. gli uomini possono avere la barba lunga come la barba corta, e se anche ci fosse una regola che impone agli uomini la barba corta non si potrebbe comparare con le donne, perché le donne la barba non ce l’hanno, e semmai sarebbe una regola che differenzia gli uomini dagli altri uomini e non dalle donne.


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La differenziazione dei prodotti per capelli tra uomo e donna è
uomo: shampo, gel
donna: shampoo, balsamo, lacca, colore

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In genere gli uomini li portano corti e le donne lunghi. Si tratta di uno stupido uso introdotto da san Paolo, che dice nella Prima lettera ai Corinzi: “è la natura a insegnarci che è indecoroso per l’uomo lasciarsi crescere i capelli, mentre è una gloria per la donna: la chioma le stata data a guisa di velo”.
Per quanto riguarda i capelli gli uomini possono essere rifiutati per lavori, ad esempio riprese televisive per la rai che obbliga per contratto gli uomini ad avere i capelli corti. O possono sentirsi dire da amici o parenti che è meglio se li tagliano per cercare lavoro, che diminuisce le probabilità di essere assunti perché sono identificati come sintomi di mancanza di ordine, e di affidabilità. Ma questo non accade con le donne, che invece sono lodate per i loro bellissimi e lunghi capelli. Oltre a ciò le unghie gli uomini non possono tenerle lunghe, invece alle donne viene attribuita più bellezza e vengono anche smaltate. Il fatto che se un uomo si lascia le unghie lunghe come una donna viene guardato male e gli si dice “che schifo” non è grave quanto altri fatti, ma comunque è fastidioso e condiziona molti a tagliarsele o non a nascondersi le mani.
Inoltre, una discriminazione leggera, se portata avanti per i “diritti” delle donne è accettata maggiormente, mentre una polemica stupida portata avanti per i “diritti” degli uomini è riconosciuta subito come tale.

MAKE UP
Non solo il sesso fa la differenza nel mondo, cioè quello femminile su quello maschile, ma anche il make up, che copre difetti estetici, oppure aggiunge linee ed effetti che il viso non ha, ma che è riservato per regola sociale alle donne in modo totale nella vita quotidiana, in modo parziale nella fotografia pubblicitaria dove per l’uomo è ammesso il trucco di base che serve a rendere più omogeneo il colore della pelle. Il trucco che invece crea illusoriamente linee esitenti è esclusiva del sesso femminile (gli uomini etero sarebbero chiamati gay se utilizzassero certi make up). E soprattutto le persone non fanno differenza tra percezione e realtà, perciò se percepiscono una ragazza truccata e sentono attrazione per lei, credono che lei abbia le qualità che percepiscono, quando invece esse sono date dal make up.

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CAPELLI
Non è semplice preferire un’estetica diversa da quella che la società impone a maschi e femmine, dunque non è semplice avere i capelli in modo diverso da come impone il modello per il maschio (corti) e per la femmina (lunghi) senza nessuna conseguenza negativa.
Per quanto riguarda la libertà del maschio di avere i capelli corti, ad esempio, la RAI per contratto, agli operatori video maschi (quelli che riprendono con la telecamera) soprattutto chi riprende vicende politiche, a Montecitorio, obbliga nel contratto di lavoro di tagliare i capelli, senza spiegarne il motivo. Anche le onoranze funebri chiedono ai maschi che vogliono essere assunti di tenere i capelli corti. Inoltre, la maggioranza dirà a un maschio che sta male coi capelli lunghi, perché si è uomini, alcuni chiederanno se si è omosessuali, altri diranno che si è ribelli, altre persone diranno che si abbassano le probabilità di trovare lavoro e dunque se si rimane senza soldi è colpa propria e non si deve chiedere aiuto. Anche le fidanzate preoccupate per la situazione economica del proprio fidanzato maschio faranno pressioni per fargli tagliare i capelli o legarli tutti i giorni in modo da non farli vedere lunghi, in modo da aumentare le probabilità di trovare lavoro. E se il maschio si rifiuterà gli diranno che sta facendo scelte sbagliate, e mostreranno insoddisfazione.

A contribuire alla costruzione del modello secondo il quale maschio deve avere i capelli corti, c’è anche il fatto che si è molto più abituati a vedere maschi pelati che donne pelate. Il testosterone, l’ormone che conferisce la mascolinità causa, seppure indirettamente, anche la pelata.

Una ragazza coi capelli corti si potrà sentir dire da un datore di lavoro “non hai capito cosa vuoi essere. Prima capisci qualcosa a proposito della tua identità, poi ti potrai proporre per lavori in cui si cercano RAGAZZE. A noi servono donne, non maschi mancati. Ti presenti come donna, ma hai l’aspetto da maschio.”

Nel web è stata condivisa un’immagine ironica con su scritto “circa il 52% degli uomini è costretto ad assumere farmaci per risolvere problemi di disfunzione erettile dovuto alla visione di donne con i capelli corti. facciamo qualcosa. l’erezione è un diritto dell’uomo”.
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SOPRACCIGLIA

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Il metodo per modellare le sopracciglia degli uomini è diverso da quello utilizzato dalle donne e si limita ad eliminare i punti in cui le sopracciglia seguono un andamento irregolare e le aree in cui le sopracciglia sono eccessivamente folte.
Gli uomini e le donne devono stabilire matematicamente dove il sopracciglio debba cominciare e dove debba finire, dare una forma simmetrica alle sopracciglia, devono tagliarsi la barba in modo che sia simmetrica e perfetta.

BARBA
Esistono frasi ironiche create per ridicolizzare gli uomini che non amano la barba del tipo “c’è un nome per gli uomini senza barba: donna”.

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UNGHIE
Gli uomini si devono tagliare le unghie, al contrario delle donne. E le donne possono smaltarle volendo.

GONNA
Per migliaia di anni anche gli uomini non hanno indossato i pantaloni, inventati e imposti alla moda dell’epoca dai barbari invasori dell’impero romano.
Molte donne indossano la gonna d’estate per godere dell’aria fresca che sentono. Ma questo gli uomini non possono farlo. E se sentono fischi o apprezzamenti maschili possono scegliere di non indossarla più per non sentirli. Se anche gli uomini potessero farlo forse diminuirebbe lo stupore di molti uomini.

I motivi per cui  uomini che usano abbigliamenti progettati per donne vengono criticati sono diversi: Non appartenere al genere sessuale maschile, e l’essere antiestetici. Per questi motivi gli uomini possono o essere rifiutati per fare dei lavori o perdere il lavoro.

Il quotidiano svedese Expressen rivela la singolare forma di protesta di un gruppo di conducenti di treni di Stoccolma, ai quali la società di trasporti Roslagsbanan vieta, nelle giornate di caldo, di indossare pantaloni corti. Tredici conducenti – tutti uomini – hanno così pensato bene di indossare una gonna, fornita nella dotazione di abbigliamento standard della società senza – tuttavia – specificare se possanoo indossarla solo donne o anche uomini. E Roslagsbanan sembra averla presa bene: i responsabili, infatti, assicurano che non c’è nessun problema se degli uomini indossano delle gonne: “Non intendiamo fare nessun tipo di discriminazione”.

IL VANTAGGIO FEMMINILE DELLA CURA ESTETICA

Se lo potessero fare anche gli uomini senza essere derisi, scambiati automaticamente per omosessuali, o scartati dalle ragazze allora le donne non potrebbero dire “noi ci trucchiamo, cerettiamo ecc voi no, quindi un uomo dovrebbe tenerlo in considerazione quando riflettete sul fatto che spendete soldi per offrire discoteche, ristoranti, cinema, regali, sigarette, drink, venire sotto casa a prendere in auto ecc”. Alcuni uomini, pur non potendo usufruire in libertà dei medesimi oggetti che le donne usano per abbellirsi, compensano esteticamente indossando orologi costosi, cravatte, e girando con auto costose

ACCESSORI
Gli ombrelli da sole per uomo non appaiono nemmeno nei risultati di google. Infatti, per tutta la storia moderna è stato socialmente impedito agli uomini di portare quelli da sole.

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CONSEGUENZE DELLA DIFFERENZIAZIONE IN ESTETICA
Il fatto che i capelli lunghi, la depilazione, compresa la barba, il make up, la gonna, i vestiti attillati, creativi, con colori accesi, siano resi legittimi esclusivamente al sesso femminile produce che questi diventino alcuni dei motivi per cui nelle foto in generale, e in particolare nelle pubblicità, si vedono donne e non uomini.
Poiché il make up attira attenzione e cambia completamente il viso, si può ipotizzare che se agli uomini fosse permesso quello che è permesso alle donne in ambito estetico, come il farsi make up pesanti, anche loro riuscirebbero a fare quello che fanno loro.  Compreso guadagnare molti soldi con la propria immagine. Così come, poiché i capelli lunghi danno un senso più delicato e forte dei capelli corti, se il maschio potesse portarli senza rimproveri sociali forse ci sarebbe anche più richiesta della sua immagine. L’unica differenza che produrrebbe differenti reazioni emotive alla vista dell’aspetto di maschio e femmina rimarrebbe il seno, la vagina, e la rotondità del corpo femminile, che provocano in moltissime persone emozioni piacevoli, al contrario del petto, del pene, e della spigolosità del corpo maschile.

ATTRIBUZIONE DI OMOSESSUALITà AL MASCHIO CHE TRAVALICA I LIMITI ESTETICI

Il termine camp si riferisce all’uso deliberato, consapevole e sofisticato del kitsch nell’arte, nell’abbigliamento, negli atteggiamenti.

L’essenza del camp, consiste in primis nella passione per ciò che di visivamente estetico è fatto dall’umano, ma soprattutto nella passione per ciò che di visivamente estetico è diverso da ciò che di solito viene fatto dall’umano, che a causa di metri di misura standard può essere definito eccessivo ed esagerato, cioè che va oltre il limite socialmente prestabilito a livello visivo.

Boy+George
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Essendo associati ai due sessi, maschio e femmina, delle regole per l’abbigliamento, il make up altro, i Camp trovano bello anche il contrario di ciò che la regola imporrebbe, e quindi ciò che in base a questa idea di divisione netta tra sesso femminile e maschile viene saparato con i termini “femminilità” e “maschilità”. Perciò trovanobello negli uomini virili qualcosa ritenuto esclusiva femminile, e nelle donne femminili qualcosa ritenuto maschile. Infatti, generalmente sono le donne a impiegare il proprio tempo nello scegliere con accuratezza l’abbigliamento e nell’uso del make up, e non gli uomini.

Nel 1909 l’Oxford English Dictionary propone la seguente definizione del termine “camp” : ostentato, esagerato, teatrale, effeminato o omosessuale; riguarda le caratteristiche dell’omosessualità. Come nome, comportamento camp, maniere camp, ecc.; un uomo che esibisce tale comportamento.

Si può dire che gli omosessuali grazie all’uso dell’artificio e della stilizzazione nel presentarsi agli altri hanno trovato un modo per potersi dichiarare tali distraendo dai giudizi negativi attraverso l’apprezzamento estetico e il fenomeno mediatico.

ANTIESTETISMO
giudizi sull’antiestetismo dell’indossare un certo tipo di abbigliamento vengon fatti sia su uomini che su donne. se gli uomini indossano certi vestiti da donna vengono giudicati antiestetici. chi crede nel principio dell’antiestetismo pensa che l’altro gli produce una sofferenza estetica e quindi deve evitare di produrgli tale sofferenza. bisogna soppesare quali delle due esigenze deve prevalere.  nella giustizia devono prevalere le ragioni piuttosto che i desideri personali, dunque bisogna esplicitare che il male agli occhi dipende prima di tutto da una personale interpretazione, e quindi non è una responsabilità altrui, ma delle persona che giudicando in un certo modo provoca una emozione negativa, e che potrebbe invece scegliere di giudicare in un altro modo l’evento e quindi provare emozioni diverse. dunque tra le due esigenze, mostrarsi come più ci piace, e evitare l’emozione sgradevole provocata dalla visione, prevale la libertà di vestirsi come più ci piace. se non fosse così tutti sarebbero soggetti a qualsiasi paranoia altrui.

LIBERTà ESTETICA
La nostra società glorifica l’estetica, e l’estetica significa il corrispondere a un certo tipo di canoni estetici, ed è questo che produce imposizioni in ambito estetico.
Per le donne vengono fatte lotte in cui si dice che esse hanno il diritto di vestirsi come meglio credono. Per gli uomini non vengono fatte tali lotte. Questo perché spesso si pensa che le pressioni per i canoni estetici abbiano una causa maschilista, quando invece le pressioni vengono fatte sia da donne che da uomini perché non rispondono alle proprie esigenze estetiche, esigenze che hanno sia donne che uomini.

Ogni persona è libera di giudicare male gli altri dentro di sé, basta che non giudichi esplicitamente e non faccia pressione sugli altri per indurli a conformarsi ai propri parametri. quindi, non si deve usare le proprie energie per eliminare i parametri delle altre persone. si deve far diventare reato invece le offese e le discriminazione in base all’estetica che una persona sceglie. sia che sia donna sia che sia uomo. perché nessun principio a cui una persona può liberamente credere, come può essere il dovere di corrispondere alle idee di “femmina” o di “maschio”, oppure il dovere di “essere estetici” e di “non essere antiestetici”, può legittimare offese e discriminazioni, sopratutto che precludono il lavoro.
Argomentazioni prive di oggettività devono essere rifiutate nell’applicazione a soluzioni su problematiche sociali. quindi, qualunque cittadino/a può essere infastidito dalle norme imposte ma questo non lo legittima a infrangerle se non ha delle motivazioni oggettive. e l’interpretare come indecente la visione di una persona vestita in un certo modo non ha motivazione oggettive, ma soggettive, dunque è giusto che le persone abbiano la loro libertà di vestirsi come vogliono e chi pensa il contrario venga costretto a rispettare la libertà altrui.

Se proprio non potete fare a meno di mettervi lì a preoccuparvi della percentuale adiposa nei corpi altrui, abbiate perlomeno la “decenza” e il “buon gusto” di tenervelo per voi.
Non sono gli altri a doversi adattare al vostro sguardo, siete voi che potete benissimo girarvi dall’altra parte e non rompere le palle.
Le persone abbiano dei gusti propri, io ho i miei gusti, e mi piace poterne godere. ma non mi permetto di andare a dire agli altri che devono ascoltare la musica che ascolto io o provare disgusto guardando i corpi che disgustano a me. uno può anche dire che non gli piacciono le ragazze grasse o magre o sane. ma non insultare. l’ingiuria è un reato. né obbligare gli altri a non mostrarsi per i propri gusti personali. non si può rispettare tutti i desideri allo stesso tempo. alcuni devono prevalere sugli altri. e in questo caso il proprio gusto soggetto non può prevalere sul desiderio degli altri di vestirsi come vogliono.
A volte, le persone che criticano gli altri in base al proprio gusto estetico e allo stesso tempo si dichiarano essere femministe/i, non si accorgono che spesso il loro disgusto può coincidere con il sessismo, cioè con il fatto che l’uomo deve apparire in un certo modo e la donna in un altro modo, oppure accade l’emozione sgradevole che porta a giudicare antiestetico un modo di abbigliarsi di qualcuno/a.

COMPLIMENTI ESTETICI
I complimenti estetici a sconosciute/i possono essere interpretati in modi molto diversi.

Infatti, chi li vuole fare non sa mai come possono essere interpretati. può allora astenersi del tutto o tentare. io ti consiglio di non farti condizionare se è importante mettere la gonna. E reagire in modo indifferente. dicendo ciò che pensi “grazie, ma non mi piacciono questi complimenti” ad esempio.
Una ragazza può dire a un ragazzo “che bel culetto che hai” come può fare la stessa cosa un ragazzo a una ragazza, quindi si deve analizzare il fenomeno da un punto di vista generale e non specifico sul sesso femminile.

COLORI

Il rosa, e i colori accesi sono usati quasi sempre con le femmin, e l’azzurro il nero, il grigio, il marrone con i maschi. Viene diffusa l’aspettativa che siano indossati solo da donne, oppure solo da omosessuali. Famoso è il caso del ragazzo che si è suicidato che veniva chiamato “il ragazzo dai pantaloni rosa” nella sua scuola, ma anche su facebook per circa un anno. Schernendolo per il suo look diverso dalla norma. Il giorno del suicidio, secondo quanto riferito dai compagni, una docente avrebbe ripreso il ragazzo per aver usato uno smalto per le unghie.

Questo dimostra che la critica fatta nei confronti dei messaggi pubblicitari è falsa, cioè che a una donna viene impedito di “modificarsi” esteticamente per attrarre e provare piacere, chiamandola “troia” e un uomo invece viene stimolato a modificarsi esteticamente ad attrarre senza impedimenti. Inoltre, ciò che viene considerato positivo in alcune pubblicità non coincide con ciò che favoriscono le persone di una città, di una regione o di una nazione. La pubblicità in genere favorisce i desideri sessuali di entrambi i generi sessuali perché il suo interesse primario è guadagnare e non moralizzare. Spesso chi critica non considera la differenza tra pubblicità e pubblico che osserva la pubblicità tralasciando di verificare il pubblico che visiona pubblicità maschili insieme a quello che afferma il pubblico che visiona pubblicità femminili.

Oppure dettagli dei vestiti come brillantini, pizzo, cuori, gatti e cani, poix sono solo per femmine.

COSMESI E CURA DEL CORPO

Di conseguenza i prodotti per la cura del corpo sono diversi e in quantità maggiore. Le donne si depilano in grande maggioranza con cerette. Si mettono creme. Usano molti tipi di profumo.

Ascelle

ZONE INTIME

Non si può affermare che le donne siano considerate disgustose con i peli sulla vagina, o sul corpo da tutti gli uomini e l’uomo invece non sia considerato tale da tutte le donne. Che i peli di una una donna o di un uomo siano considerati disgustosi da alcuni uomini o da alcune donne invece è una descrizione aderente alla realtà. Infatti, i peli degli uomini possono essere disgustati dalle donne tanto quanto i peli delle donne possono disgustare le donne. O può essere disprezzato il loro averli troppo lunghi o troppo folti.

A questa preferenza di volta in volta possono essere attribuiti giudizi come “sessista” o “maschilista”. In ogni caso, una preferenza estetica non può essere considerata sessista e quindi discriminatoria semplicemente per il fatto che l’obiettivo di questa preferenza è una donna. Poiché nel caso di uomini eterosessuali, se questi hanno preferenze estetiche, soprattutto di tipo sessuale, non possono che essere rivolte verso le donne. Invece nel caso di uomini bisessuali anche agli uomini. Quindi il sessismo (cioè la discriminazione sulla base del genere sessuale di ruoli che comporta disprezzo nel caso in cui non siano rispettati) non sussiste nell’avere preferenze nei confronti di una donna. Oppure, se fosse sufficiente avere preferenze, anche l’essere eterosessuali sarebbe sessista, perché prevederebbe che solo le donne possano far sesso con chi è eterosessuale, ma non gli uomini.

Che i peli pubici siano oggettivamente necessari e non si debbano togliere per il proprio benessere è da dimostrare. Poiché ci sono diverse teorie per spiegare la presenza del pelo pubico nel corpo umano:

il riscaldamento, indicazione visiva del raggiungimento della maturità sessuale, l’azione combinata di diversi feromoni, riduzione dell’attrito durante l’atto sessuale, la protezione di aree sensibili come quelle genitali,

indicatore dell’attività esocrina del pancreas.

Ma le teorie più accreditate sono che i peli siano un retaggio antico ormai non più utile che però è rimasto, come è rimasta la coda. Perché i peli non sono sufficienti a riscaldare, infatti ci si copre con vestiti. E uno dei motivi per cui li si elimina è che, soprattutto nei maschi, d’estate riscaldano troppo, trattengono quantità maggiore di odori come anche il sudore.

Infatti, i peli hanno la capacità di trattenere odori, come l’urina (e nel caso dei peli dell’ano, l’odore degli escrementi). In ambito sessuale fare cunnilungus in presenza di peli comporta di ingerirli, tossire, sentire che pungono nella gola, provare fastidio. Vedere la vagina senza peli può eccitare di più e dare una sensazione di liberazione dalla proibizione della visione di certe zone del corpo. E fare una fellatio può portare a tirare i peli quando si fa frizione tirando in alto la pelle del pene e inavvertitamente prendendo anche dei peli, che facendo molto male contrasta la sensazione di piacere.

Alcune ragazze non riescono a sopportare la depilazione completa a causa dell’arrossamento, dei peli incarniti, e dell’irritazione che producono sofferenza. Queste donne che non vogliono farlo ma se lo sentono proporre dai propri partner si pensano in dovere di farlo, e si spiegano questa richiesta come causa da un condizionamento della pornografia.

Proporre la RIBELLIONE che cosa significa? proporre di dire “non mi va” quando qualcuno chiede se si può radere? non è un atto creativo né difficile da immaginare.

Perché certe femministe pensano sia giusto dare consigli su quanto fare sesso o quanta pornografia guardare o quale tipo di pornografia guardare? il compito del femminismo non è condizionare le scelte individuali delle persone, ma creare condizioni sociali di pari opportunità tra uomo e donna. Opportunità che non possono diventare regole, o smettono di essere opportunità, ovvero scelte che che possono essere prese o meno senza subire sofferenze (neanche verbali come “ti sei fatto/a condizionare dalla pornografia!”). Dire che ci si deve “rendere conto di star subendo un condizionamento” da parte della pornografia è esso stesso un tentativo di condizionamento.

Se una ragazza odia depilarsi ma dichiara di voler sopportare quel dolore per far felice qualcun altro non compie niente di diverso da ciò che si compie quotidianamente ogni volta che ci si censura dal criticare o dal telefonare o altro. Se la sofferenza che prova è alta la responsabilità è sua che si autoinfligge tale sofferenza e non sceglie alternative. Non si può dare la responsabilità agli altri per avere delle preferenze. E anche se fosse vero, che il chiedere di depilarsi sia un atto maschilista, non si può dare la responsabilità ai maschilisti di fare pornografia maschilista che una volta vista condizionerà le preferenze dell’osservatore. Perché se ci si fa condizionare è perché si trova un vantaggio, in termini fisici un piacere, nell’agire in quel modo piuttosto che in un altro.

Si da per scontato che derivi dalla pornografia “maschilista”. Nella pornografia però anche gli uomini sono depilati, eppure questo non porta a far depilare la maggioranza degli uomini. Dire che le nostre preferenze sono determinate con precisione millimetrica dalle pubblicità e dalla cultura è dire che siamo robot al 100% e quindi programmabili (al millimetro). Non è così. Inoltre la pornografia è talmente varia, che chi l’ha vista ogni tanto non se lo immagina neanche. Inoltre, il pretendere che il partner si depili per poter avere un rapporto sessuale non è una mancanza di rispetto. Perché si può scegliere, o fare o non fare. L’obbligarlo, con insistenze o giudizi oggettivi è invece una violenza. E questo avresti dovuto specificare nel post.

PELI

I peli sono disprezzati ed eliminati in modi diversi negli uomini e nelle donne. Generalmente gli si radono la barba, oppure si tolgono i peli dalle spalle che superano i due centimetri di lunghezza.

La donna invece si depila le braccia, le gambe e altro.

Alcune persone, soprattutto femministe, pensano che le donne siano state indotto nel corso dei secoli le a sottoporsi alla depilazione, considerandola una tortura inspiegabile.

l’immagine solleva un discorso molto + ampio. non solo se depilarsi oppure no, per un fatto estetico. ma per una appartenenza alla femminilità. allora il discorso diventa davvero lungo.

Non ci sono sono vie giuste in assoluto riguardo alla depilazione. depilarsi o non depilarsi. ognuno deve poter scegliere cosa fare. e quindi lasciare gli altri liberi o non liberi di depilarsi, potrebbe essere una questione giusta. Dire i peli non sono brutti non è efficace, perché è un giudizio, e tutti sono liberi di scegliere i giudizi che vogliono. Ma se si dice che i peli raccolgo o non raccolgono sporco invece si parla di realtà fisica, e si può dire se è vero o falso.

Per alcuni la peluria che esce minacciosa fuori dalle mutande non si può proprio vedere sulle donne, come se tutto questo fosse in qualche modo connaturato al genere femminile.

Alcuni modelli culturali ci siano entrati talmente dentro da diventare la lente attraverso cui leggiamo la realtà e risultare invisibili, seppure presenti. Ci dicono che taglia dobbiamo portare, come dobbiamo essere per risultare appetibili, addirittura che cosa mangiare.

L’essere glabre e lisce è sia per la visione e il tatto di altri.

C’è chi pensa “non è né bellezza né femminilità. Non rispetta il senso estetico”.

Perché dovrei alterare lo stato naturale del mio corpo per essere vista come socialmente accettabile? non ci dovrebbero essere certi doveri.

A quanto ci risulta il concetto di “femminilità”, così come quello di “bellezza”, è socialmente costruito  su canoni estetici prestabiliti, che possono variare nel tempo anche in base al periodo storico e alle mode. Non esiste un concetto assoluto di “femminilità” e “bellezza”, tanto più che i canoni promulgati dai media e dai  ”costumi” vigenti, come nel caso dell’epilazione integrale, si rifanno maggiormente a caratteristiche artificiose e costruite culturalmente piuttosto che date “per natura”, che soddisfano a loro volta un immaginario socialmente condiviso. Pertanto non si può parlare di “femminilità” come una premessa metafisica di appetibilità e di fatto questa parola si svuota di tutto il significato comunemente attribuitole.

Come potrebbe, in effetti, un pube femminile (ovvero appartenente ad una donna) non essere considerato ”femminile” nel momento in cui mantiene la sua peluria in dotazione se si parla in senso oggettivo? in senso soggettivo può invece non essere femminle.

Rimane un mistero e un paradosso. I messaggi che acquisiamo inconsciamente non descrivono LA femminilità o LA bellezza in senso assoluto, ma riguardano da una parte il concetto di appetibilità femminile, così come imposto “dall’alto”, e dall’altro il profitto del mercato dell’estetica. Infine, quando si parla di senso estetico ci domandiamo “senso estetico di chi?”. Il senso estetico è per definizione individuale e soggettivo, seppure condizionato dall’esposizione costante ad un certo tipo di immagini. Pertanto è disonesto e sovradeterminante pensare di potersi arrogare il diritto di definire ciò che dovrebbe essere considerato universalmente ”bello”.

C’è un limite al decoro e alla decenza. Offende il buon gusto, l’eleganza. Non si può andare in giro “conciate” in questo modo. Se non ti depili e metti il perizoma sono risate assicurate.

Le reazioni suscitate dal pelo pubico fanno appello a concetti quali decoro, decenza, buon gusto ed eleganza.

Ma cerchiamo di decostruire questi significati attraverso la loro definizione:

Decoro: complesso di valori e atteggiamenti ritenuti confacenti a una vita dignitosa, riservata, corretta.

Decenza: rispetto della morale, delle convenienze sociali.

Buongusto: capacità di cogliere e apprezzare ciò che è bello.

Eleganza: che possiede grazia e un certo pregio estetico.

Igiene
Comodità

Le femministe interpretano questo fatto come una limitazione della libertà di autodeterminazione fatta solo con le donne, quando invece viene fatta anche con gli uomini, e lo definiscono come “controllo sociale” sui corpi femminili, e affermano che non sia previsto in egual misura per gli uomini.

IGIENE

Se la logica non ci inganna, la presenza naturale del pelo pubico a qualcosa dovrà pur servire. Per quanto riguarda l’igiene si deve considera che l’igiene personale è dato in maggior parte dall’adeguata frequenza dei lavaggi e non dall’eliminazione dei peli, anche se questa aiuta.

Anche perché il pelo pubico ha proprio la specifica funzione di proteggere le parti più delicate e diminuire la possibilità di contrarre infezioni.

Checché ne dicano i comitati estetiste e cerettatrici, che hanno chiaramente il loro buon tornaconto nel promulgare l’idea che il pelo sia sporco, abbiamo fonti non finanziate dalle lobby della lotta al pelo che sostengono tutt’altro: “La rimozione dei peli pubici irrita ed infiamma naturalmente i follicoli, lasciando microscopiche ferite aperte. Per rimanere lisci bisogna rimuovere i peli frequentemente, causando regolare irritazione della zona depilata a rasoio o ceretta. L’irritazione, assieme al calore e all’umidità della zona genitale, favorisce la proliferazione di batteri patogeni tra i più aggressivi“.

Il nostro intento però non è tanto quello di dimostrare scientificamente la dannosità dell’epilazione, questione che non rientra nei nostri scopi; a nostro parere ognuna dovrebbe sentirsi libera di scegliere se depilarsi integralmente o tenersi fino all’ultimo pelo, senza essere bersaglio del giudizio altrui. Quello che non ci torna è come mai solo il “pelo pubico femminile” sia socialmente inteso come sporco. A quanto pare le nostre interlocutrici di questi giorni si assicureranno che i loro partner, quindi spesso anche gli uomini, presentino un pube adeguatamente glabro e depilato prima di avere qualsiasi tipo di contatto ravvicinato, altrimenti chissà quanti batteri!

Oppure l’uomo… ha da puzzà?

Per quanto riguarda la comodità sarebbe carino che si esprimesse chi decide di tenersi i peli nelle mutante, tra cui la stragrande maggioranza degli uomini!

Ci sono altri concetti più importanti nella lotta delle donne contro la società maschilista che tergiversare sulla depilazione, il femminismo con tutto ciò non c’entra nulla.

Forse chi ci ha mosso queste “accuse” di “pseudo-femminismo” pensa che noi giriamo tutto il giorno coi peli in bella mostra per far dispetto alla gente che incontriamo o per omologarci ad un canone di sovversione acriticamente.

Vorremmo far presente che il femminismo forse col pelo in sé non c’entra più di tanto (e infatti pelo o non pelo per noi fa lo stesso!) ma con l’autodeterminazione dei corpi sì, e nessuno può dirci che per decoro dobbiamo obbligatoriamente depilarci! Il decoro è una norma sociale e a noi le norme sociali stanno strette. Da notare, tra l’altro, come siano soprattutto le donne, in questo caso, ad aver introiettato norme imposte da terzi e uno sguardo esterno e giudicante su di sé.

Tutto questo non si traduce nel dover sovvertire nulla a priori e per principio, ma nel proclamare semplicemente la libertà di scelta. A questo punto ci chiediamo… Risulta ancora tanto difficile accettare la libertà di scelta altrui? ma le cose van fatte come si deve: se mi tocca subire per una settimana gambe simil carta vetrata per godere di un paio di giorni di simil-velluto…meglio la foresta perenne. o una è particolarmente scrupolosa o il rasoio lo deve evitare!

dipende anche dalla persona e le caratteristiche della sua pelle, e non solo dal modo in cui si fa la depilazione.

“La mia peluria non è sporca”. Margot, Femen Belgique.

COIBENTAZIONE

Il pelo sostituisce nei mammiferi le scaglie di pesci, rettili e anfibi. Se queste però hanno ruolo nella termoregolazione, i peli dei mammiferi hanno invece fondamentale ruolo nella coibentazione, cioè il mantenimento della temperatura, mentre la regolazione della stessa è sotto l’ègida del sistema circolatorio.

I peli servono cioè a difendersi dalle temperature troppo alte e soprattutto da quelle inferiori alla norma: evidente è il caso dell’orso o della marmotta, ad esempio, che posseggono una folta pelliccia per difendersi dall’eccessivo freddo invernale.

Ma nell’essere umano i peli sono talmente pochi che lasciano la pelle completamente esposta al freddo o al caldo, sono quindi retaggi di un adattamento dell’essere umano all’ambiente in epoche precedenti agli abiti, e i sistemi di riscaldamento o raffreddamento dell’ambiente.

DIFFERENZE DI ASPETTATIVA UOMO E DONNA NELLA DEPILAZIONE

Si può spiegare la differenza di aspettative in ambito di peli tra uomini e donne anche con il fatto che le donne si trovano alle prese con vestiti che lasciano scoperte le gambe al contrario degli uomini, anche quando rivestite dalle calze, e di conseguenza aumenta in contemporanea la frequenza della depilazione nelle donne, ma anche farlo in modo sicuro, per evitare di ricoprire le gambe di lesioni e sfregi.

Oggi la donna può scegliere tra la depilazione temporanea, pratica ed economica, la definitiva, impegnativa e costosa, e la via di mezzo, quella che libera dal problema per un periodo di tempo.

Depilazione ed epilazione sono due parole di uso comunissimo, tanto comune che spesso vengono confuse, eppure sono ben diverse. Entrambe hanno a che fare con la rimozione dei peli superflui e inestetici, ma cambia il metodo di intervento. Il termine depilazione indica la rimozione dei peli dalla superficie cutanea, mentre con epilazione si intende l’eliminazione di tutto il pelo, non solo del fusto ma anche del bulbo.

CAPEZZOLI

STRESS DEL CORPO

LAVORO

Poiché esistono, nella maggioranza delle persone, delle aspettative diverse verso uomini e donne, (su cosa sono in grado di fare, che tipo di esperienza avranno, cosa possono sopportare ecc) queste aspettative colpiscono anche chi deve cercare qualcuno da far lavorare.

E il fatto che nell’insieme totale dei lavori esistenti, poiché per svolgerli sono necessarie caratteristiche diverse tra loro, forza e assenza di forza, i lavori che richiedono la caratteristica della forza fisica saranno collegati con i maschi nella maggioranza dei casi, poiché da essi la maggioranza delle persone si aspetta la caratteristica di forza (in quanto si ritiene che per biologia siano sempre più forti e resistenti delle donne e in quanto si ritiene che nel corso della vita, sin da bambini, abbiano fatto esperienze di rafforzamento della forza e della resistenza, dai giochi con gli amici, al tipo di sport, al modellamento muscolare del corpo a fini estetici che per un uomo è molto più importante in quanto una donna può essere bella anche passando le giornate in completa pigrizia. rimodellamento che al contempo però produce anche un aumento di forza fisica e non solo un effetto estetico).

Invece i lavori che non richiedono la caratteristica di forza saranno collegati, nella maggioranza dei casi, alle femmine perché da esse la maggioranza delle persone non si aspetta la caratteristica di forza.

In realtà la differenza di forza fisica tra uomo e donna è meno ampia di quanto comunemente si creda, ed è presente solo in media, non per tutti gli individui. Esistono quindi uomini con una forza nella media, uomini più forti della media, e infine uomini la cui forza è solo marginalmente superiore, pari o anche inferiore a quella di una donna. Inoltre il divario, già di suo non così largo, diventa davvero minimo per quanto riguarda la forza nelle gambe, le quali tra l’altro sono più usate delle braccia per colpire determinati punti deboli che gli uomini hanno e le donne no.

in teoria è chi si propone che dovrebbe sapere se sa fare tutto delle mansioni di una casa e prendersi cura di un anziano. ma magari può sbagliarsi o può volontariamente disinteressarsi di fare un’autovalutazione oggettiva. quindi è comprensibile che una persona voglia mettere dei paletti preventivi.

divisione_lavoro_donna_uomoIl problema di questo modello che pregiudica le persone senza conoscerle individualmente è che può non azzeccarci. Alcuni uomini saranno fisicamente più deboli di altre donne, magari avranno anche problemi che impediscono loro grossi sforzi (ernia, vertebre schiacciate ecc…) e avranno fatto esperienze che non hanno a che fare con la forza: niente lotta con gli amici, niente palestra, niente calcio ecc ma magari si saranno dedicati di più alle relazioni, alla cura, alla casa ecc. gli uomini vengono educati e abituati molto di più al rischio da modelli reali e di fantasia. In questo modo finisce che un uomo non possa mai accedere a certi lavori per dei pregiudizi, in quanto “lavori da donna”, non tanto perché realmente non è in grado.

se un maschio che non ha grande forza muscolare riceve aspettative di forza muscolare, unite a derisioni “che sei una femminuccia che non riesci a fare…?” rimane infastidito e magari si sentirà condizionato a esagerare, facendosi male, soprattutto nel lavoro.
Poiché i mestieri si fanno nella realtà fisica, si può dividere le attività lavorative descrivendo le caratteristiche fisiche che le distinguono e ciò che esse richiedono per essere svolte, invece che distinguerle attraverso delle etichette astratte come ” settori di primario, secondario e terziario” cioè delle parole, che in fisica sono suoni, che ordinano mentalmente attraverso la successioni numerica i lavori, ma non forniscono informazioni fisiche su cosa essi sono nella realtà fisica, e quindi non descrivono immediatamente queste differenze, ma le lasciano all’immaginazione individuale. Il vantaggio di descrivere in modo fisico i processi è quello di far comprendere velocemente e in modo più sicuro ciò che si analizza attraverso la mente.
Una divisione mentale dei lavori basato sulla descrizione fisica del loro processo è utile per comprendere quali richiedono una attività fisica notevole e quali invece richiedono un’attività fisica ridotta.

X cerca personale maschile per lavoro di sgombero locali da effettuarsi presso privati e aziende.

Perciò, si può dire che esistono due specie di lavoro:
La prima consiste nell’alterare la posizione di una cosa (quindi di materia) su o presso la superficie della terra, relativamente a un’altra cosa; Ad esempio quelle materie utili a soddisfare i bisogni umani, come il cibo, coltivato e trasportato, o le case costruite attraverso la mescolanza di varie materie come cemento e ferro, la coltivazione della terra, dell’allevamento, della silvicoltura, la pesca, la caccia, l’estrazione di materiali dal suolo (miniere, cave, torbiere,  giacimenti…).
La seconda specie di lavoro consiste nel dire ad altri di farlo, come fanno i manager. La prima specie di lavoro è sgradevole e mal retribuita. La seconda è gradevole e ben retribuita, ed anche suscettibile di infinite variazioni. Per esempio, non soltanto esistono persone che danno ordini, ma anche persone che danno consigli circa gli ordini che bisogna dare.

Per quanto riguarda la specie di lavoro che consiste nell’alterare la posizione di una cosa su o presso la superficie della terra, relativamente a un’altra cosa, le aspettative di energia muscolare, prestanza fisica, e forza verso il maschio producono, in grandi quantità, comportamenti conformi a queste aspettative. I comportamenti prodotti attraverso le idee sessiste sul maschio sono quelle di selezionare maschi per un certo tipo di lavoro piuttosto che un altro tipo di lavoro: il lavoro manuale.

Ovviamente, affermare che gli uomini possono morire con maggiori probabilità sul lavoro e muoiono più frequentemente sul lavoro rispetto alle donne non significa dire che solo gli uomini possono morire sul lavoro o muoiono sul lavoro mentre le donne non possono morire sul lavoro e non muoiono sul lavoro.

E I fattori nocivi dell’ambiente di lavoro sono molti.
Quelli generici quali per esempio luce, rumore, temperatura, ventilazione, umidità. Quelli tipici della produzione quali per esempio polveri, gas, vapori, fumi, radiazioni. Quelli relativi alla fatica fisica e quella psicofisica quali ritmi eccessivi, monotonia, ripetitività, posizioni disagevoli, saturazione dei tempi, orario di lavoro giornaliero, a turni.
E se si confronta i lavori maggiormente fatti da donne con quelli fatti da uomini si vede la differenza.

La legge italiana non definisce l’infortunio in modo preciso, ma ne fissa i requisiti nell’art.2 del Testo Unico 1124/65: “L’infortunio è l’evento avvenuto per causa violenta in occasione di lavoro, da cui sia derivata la morte o un’inabilità permanente al lavoro, assoluta o parziale, ovvero un’inabilità temporanea assoluta che comporti astensione dal lavoro per più di tre giorni”. La causa violenta viene identificata in un fattore esterno, improvviso e imprevisto, che in modo rapido e intenso provoca un effetto lesivo. La definizione di “occasione di lavoro”, attraverso cui si deinea il carattere professionale dell’infortunio, mette in evidenza che tra l’attività lavorativa fornita dall’infortunato e l’incidente vi sia un rapporto, anche indiretto, di causa ed effetto.  Tuttavia, per quanto la definizione assicurativa permetta di ricondurre alla tutela di legge un’ampia casistica, è evidente che si tratta di un punto di vista parziale. Non vengono considerati infortuni, infatti, quelli che provocano un’assenza dal lavoro inferiore a tre giorni, e che sono comunque eventi importanti da prendere in considerazione ai fini della prevenzione.

IL CARICO DI LAVORO FISICO
Un aspetto fondamentale per la sicurezza è il carico di lavoro imposto alle persone rispetto ai compiti richiesti. Quando l’attività svolta è principalmente fisica, è necessario valutare che ciò che viene richiesto non sia superiore alle capacità del lavoratore in uno specifico contesto.

 LE CONSEGUENZE DEL SESSISMO NEL LAVORO

Ci sono lavori in cui non ci sono aspettative sul sesso e sia uomini che donne hanno pari probabilità di essere scelti indipendentemente dal loro sesso, mentre ci sono dei lavori in cui, in base a delle idee riguardo a uomini e donne, è più probabile che chi assume preferisca le donne, e altri in cui è più probabile che accedere solo gli uomini.

DifferenzeSesso_Lavoro.jpg
Nei lavori di vendita di merci, alla cassa o al banco in cui le persone chiedono cosa vogliono acquistare, spesso i datori di lavoro, maschi o femmine, preferiscono le donne agli uomini, o escludono categoricamente gli uomini, con diverse motivazioni, che riguardano le loro caratteristiche fisiche, mentali ed emotive:
in certi casi perché attirano di più il cliente maschio, in altri perché sono più gentili ed empatiche degli uomini, in altri casi perché sono più esperte e competenti in certi lavori degli uomini, hanno delle mani più esili, con delle dita fine, e quindi più adatte a certi lavori manuali degli uomini. Sono gli uomini stessi quindi a scegliere di formarsi e di fare esperienza in certi settori. Dunque, anche quando un corso da saldatore viene pagato dalla regione per formare persone disoccupate che non riescono a trovare lavoro si troverà solo uomini a partecipare alla formazione. E magari il corso preliminare sulla sicurezza sul lavoro sarà fatto da una donna, il cui lavoro consiste nel parlare, e far ruotare delle slide sul pc che vengono proiettate sulla parete (niente di pericoloso e muscolarmente faticoso).

Panetterie, pasticcerie, i bar, i negozi di fotografia, alla consegna delle foto stampate spesso è scelto per il suo genere sessuale, cioè donne. Mentre i fotografi scattano le foto, se sono esterni lavorano a collaborazione e per 14 ore di matrimonio guadagnano 50 euro mentre le donne 800 per un mese intero di lavoro alla cassa. per il semplice fatto che si è nati maschi non si può competere per fare il commesso di gioielleria perché cercano una donna.

Le badanti donne vengono preferite anche per gli uomini e non solo per le donne che potrebbe essere giustificate da motivi psicologici dovuti a una cultura in cui vedere o parlare di cose inerenti ai genitali o alla zona anale è riservato a persone dello stesso sesso (i maschi possono vedere e parlare tranquillamente di testicoli e altro, le femmine possono tranquillamente parle di vulve altro tra loro, senza provare vergogna). Infatti, sono le stesse donne anziane a richiedere donne come badanti, perché il dialogo e la visione di una donna, la mette più a suo agio, e  per la vergogna della donna assistita che potrebbe provare con un uomo se dovesse mostrarsi in bagno seminuda o nuda.

Geograficamente, nelle città con una quantità di industrie che prevale sui negozi, soprattutto se piccole città, la presenza di maschi è prevalentemente spostata nelle periferie, mentre in centro ci sono prevalentemente femmine, a riprova del preconcetto per cui il maschio è fatto per la forza lavoro e la femmina per lavori più intellettuali o manualmente meno faticosi oppure dovuti alla loro presenza estetica.

DISCRIMINAZIONE DEL MASCHIO
Forse le persone dovrebbero lamentarsi quando si sentono dire “scelgo una donna perché sa lavare meglio”, in questo modo potrebbero generare una pressione nel datore di lavoro, che col tempo potrebbe scegliere di testare la persona prima di seguire un preconcetto che può rivelarsi utile ma anche inutile. Far fare una prova di un paio di giorni almeno, sarebbe comunque una discriminazione per gli uomini, che dovrebbero dimostrare di saper fare qualcosa che le donne invece non dovrebbero dimostrare di saper fare con una prova di due giorni. Ma sarebbe una discriminazione preferibile a non poter prendere uno stipendio mensile.

Per quanto riguarda la seconda specie di lavoro, le differenze di immagini mentali tra uomo e donna che influiscono sono quelle secondo cui l’uomo è intelligente, analitico, competitivo e interessato alla carriera e la donna invece è empatica, e non competitiva. Gli uomini tendono a negare l’esistenza di parti interne vissute come problematiche, come la sensibilità, la tristezza e il senso di inadeguatezza, che li imbarazzano in quanto non corrispondono alla norma su come un uomo deve essere.

OCCUPAZIONI IN CUI SI CERCANO UOMINI: per quanto riguarda i lavori muscolarmente pesanti, serve una caratteristica specifica: essere muscolarmente dotati. E qui subentra lo stereotipo per cui l’uomo sarebbe sempre più forte della donna e quindi si cercano uomini: Pompieri, Taglialegna, Camionisti, Operai edili, Minatori,  Magazzinieri, Addetti alle onoranze funebri…

OCCUPAZIONI IN CUI SI CERCANO DONNE: Lavori il cui l’apporto estetico del corpo è maggiore, come le fotomodelle, dal momento che il corpo dell’uomo non è considerato “un’opera d’arte”, o comunque è utile in aggiunta ad altre caratteristiche, come la segretaria, receptionist, barista, venditrice (al banco, promoter), hostess.
Il lavoro di cura è principale (badanti, oss, domestiche, baby sitter, pulizia di case e centri commerciali per quanto riguarda la parte soft come lavare i vetri con guanti, panno e spruzzino, o passare la scopa, e non la parte più pesante che svolge l’unico uomo assunto tra tante donne).

I reclutatori, uomini e donne, ritenendo che una donna viene educata dalla madre e dalla nonna alle pulizie di casa mentre un uomo no, allora sarà più esperta (sia nel senso di conoscere cosa fare e come si usano gli strumenti, sia nel senso di esperienza manuale) non solo al lavoro domestico retribuito, ma anche alla pulizia di centri commerciali, rispetto a un uomo. Dunque, è conveniente prendere a lavorare solo donne perché i centri commerciali che pagano per il servizio saranno maggiormente soddisfatti.

Classificare mestieri dal migliore al peggiore, basandosi su una combinazione di fattori come stipendio, stress, ambiente di lavoro, prospettive, sicurezza e fatica fisica, si può rilevare  i mestieri peggiori sono svolti quasi esclusivamente da maschi (Il venticinquesimo mestiere, per metà svolto dalle donne, era la danza professionale che, come il calcio professionale. indubbiamente era in coda per la scarsa sicurezza, le scarse prospettive, l’elevato tasso di infortuni e l’elevato livello di stress).

Qualche esempio: magazzinieri, camionisti, lattonieri, conciatetti, costruttori di caldaie, boscaioli, carpentieri, ascensoristi, muratori o capisquadra, operatori di macchinari per l’edilizia, giocatori di calcio, saldatori, costruttori di mulini, metallurgici. Questi «mestieri peggiori» hanno tutti un elemento in comune: dal 95 al 100 per cento toccano agli uomini.

Ogni giorno muoiono sul lavoro tanti uomini quanti mediamente ne morivano in Vietnam in una giornata. In sostanza, gli uomini sono chiamati tre volte alla leva: per tutte le guerre, come guardia del corpo gratuita nei confronti delle donne e per tutti i mestieri pericolosi, o «professioni mortali». Gli uomini si sentono sempre psicologicamente richiamati.

Più un mestiere è pericoloso più è massiccia la presenza di uomini.

Il principio della scelta d’assunzione di persone in base all’estetica, qualità attribuita da molti esclusivamente al sesso femminile, spesso prevale sull’attribuzione di competenze a un sesso. Infatti, nonostante in genere sia attribuito al maschio la competenza dell’elettronica, in un supermercato, in cui sono assunte prevalentemente donne nel reparto elettronica possono essere assunte anche solo donne. Agli uomini, che hanno una grande corporatura e sono anche alti, nei supermercati è principalmente affidato il reparto del magazzino, per sollevare pesi con dei muletti, casse d’acqua, cassette della frutta. Alle donne il compito di inserire negli scaffali i prodotti scaricati dagli uomini. A volte si trovano nel reparto formaggi o salumi. Alle casse sono quasi ovunque assunte solo donne. Si possono trovare dieci o venti casse di sole donne.

Prevalentemente nei centri commerciali gli uomini sono nei reparti di magazzino, nella sicurezza, copiatura delle chiavi, o riparazione delle scarpe, salumi, formaggi.
Le donne spesso sono le uniche assunte nei negozi di abbigliamento sia maschile che femminile, ma anche soltanto maschile, mentre viene spontaneo pensare che rientra nella norma non assumere un uomo in un negozio di soli abiti femminili.

In lavori in cui si devono sollevare materiali pesanti per spostarli altrove, alcuni uomini possono essere rifiutati dai datori di lavoro, perché non sono alti, non hanno spalle larghe mani grandi, o grandi muscoli, poiché immaginano che questi uomini non riuscirebbero a svolgere il lavoro, facendo cadere i pesi, oppure facendo pause per riposarsi, o subendo malori come lo svenimento, anche se vorrebbero essere assunti perché hanno bisogno di guadagnare soldi per sopravvivere.

Si può catalogare gli svantaggi derivati dalla divisione del lavoro tra uomo e donna nei mestieri che richiedono forza fisica.
Vantaggi uomini nel lavoro: maggiore guadagno rispetto alle donne che non possono accedere a lavori manuali o pericolosi.
Svantaggi uomini nel lavoro: maggiore fatica fisica rispetto alle donne, maggiori danni al corpo (alla pelle, perdita di arti), pericolo di morte, inaccessibilità a lavori leggeri nel caso non trovino lavori nei settori dedicato agli uomini.
Vantaggi donne nel lavoro: Assenza di fatica fisica, assenza di danni al corpo, assenza di pericolo di morte, maggiore facilità nel trovare lavoro base.
Svantaggi donne nel lavoro: stipendio più basso degli uomini, inaccessibilità a lavori pesanti.

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Uno dei motivi per cui i mestieri svolti dagli uomini sono meglio pagati, è che sono anche più pericolosi. Il supplemento di paga potrebbe essere definito «indennità per la professione mortale». E, nell’ambito di una data professione mortale, quanto più un incarico è pericoloso tanto più probabilmente sarà affidato a un uomo.

Come le donne forniscono l’utero per creare i bambini, spesso gli uomini forniscono il grembo finanziario per mantenere i bambini.

Molti sono spinti a scegliere professioni mortali proprio per fornire questo grembo finanziario.

LEGGE E PARITà DI OPPORTUNITà LAVORATIVE
Ai sensi del d. lgs. n. 198/2006 è vietata ogni discriminazione basata sul sesso nell’accesso al lavoro. Il divieto vale per qualsiasi forma di lavoro e per le iniziative di formazione, orientamento e selezione professionale. Ogni atto o comportamento che produca un effetto pregiudizievole, in via diretta o indiretta, è considerato discriminante. La legge ammette alcune deroghe per mansioni particolarmente pesanti, individuate nei diversi contratti collettivi; altre deroghe sono concesse nell’ambito della moda, dell’arte e dello spettacolo, quando la natura sessuale del soggetto sia ritenuta essenziale per il tipo di attività lavorativa da svolgere. Lavoratore e lavoratrice hanno diritto alla medesima retribuzione nel caso in cui svolgano prestazioni uguali o di pari valore. Anche nell’attribuzione di mansioni e qualifiche, e nella progressione della carriera, le lavoratrici non possono essere discriminate dal datore di lavoro. Ulteriore tutela di parità è stabilita per le lavoratrici nel campo pensionistico. Infatti, anche se in possesso dei requisiti per il diritto alla pensione, possono scegliere di continuare a lavorare fino al raggiungimento dei medesimi limiti pensionistici maschili. Gli atti, di qualunque tipo, concernenti il rapporto di lavoro di lavoratori vittima di comportamenti discriminatori sono nulli se adottati in seguito al rifiuto dei comportamenti medesimi. L’insieme delle misure positive utilizzate per la rimozione delle differenze che di fatto impediscono le pari opportunità tra i due sessi, dette azioni positive sono disciplinate all’art. 42 del d. lgs. n. 198/2006.

Certi annunci di lavoro oltre che illegali sono ridicoli: indicano il sesso che si cerca, femmina o maschio, o il limite di età di 40 anni e poi appena più in basso riportano la dicitura di legge “Il presente annuncio è rivolto ad entrambi i sessi, ai sensi delle leggi 903/77 e 125/91, e a persone di tutte le età e tutte le nazionalità, ai sensi dei decreti legislativi 215/03 e 216/03”.

Tuttavia, negli annunci di lavoro si può leggere “Il presente annuncio è rivolto ad entrambi i sessi, ai sensi delle leggi 903/77 e 125/91” poi però il titolo è cercasi “commessa, banchista, addetta alle pulizie, barista esperta”, quindi rivolto solo al genere femminile.

discriminazione

Inoltre,la legge 198/2006 che dice “è vietata ogni discriminazione basata sul sesso nell’accesso al lavoro” non parla affatto di divieti riguardo a come un appartenente al sesso gestisce il suo apparire, ad esempio avendo i capelli lunghi invece che corti se è uomo. E questo quindi non vieta ad esempio alla RAI di scrivere sul suo contratto che l’uomo assunto come cameraman deve avere i capelli corti per poter essere assunto.
Non si potrebbero applicare delle quote azzurre ai maschi, perché così perderebbero di valore le quote rosa, e quindi si dovrebbero fare ulteriori cose per avvantaggiare il genere femminile.

Nella legislazione più recente assume rilievo prevalente la tutela paritaria o di riequilibrio della posizione della lavoratrice nel mercato del lavoro.
Una decisa svolta nel senso del rafforzamento della tutela paritaria fu impressa dalla l. 903/77.
Infatti, negli anni ’70, sulla spinta dei movimenti femminili, viene in rilievo il problema generale della condizione femminile e sul piano dell’occupazione emerge con chiarezza, tra l’altro, come le tradizionali norme di protezione si risolvano a svantaggio della donna, in quanto, aumentando il costo della manodopera femminile, finiscono per disincentivare il suo impiego da parte degli imprenditori.
La legge 903/77 mira proprio a ribaltare la tradizionale prospettiva della tutela differenziata e ad attuare una parità di trattamento.

LEGGE 903/77 “PARITA’ DI TRATTAMENTO TRA UOMINI E DONNE IN MATERIA DI LAVORO”

Articolo 1
E’ vietata qualsiasi discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda l’accesso al lavoro indipendentemente dalle modalità di assunzione e qualunque sia il settore o il ramo di attività, a tutti i livelli della gerarchia professionale.
La discriminazione di cui al comma precedente è vietata anche se attuata:
1) attraverso il riferimento allo stato matrimoniale o di famiglia o di gravidanza;
2) in modo indiretto, attraverso meccanismi di preselezione ovvero a mezzo stampa o con qualsiasi altra forma pubblicitaria che indichi come requisito professionale l’appartenenza all’uno o all’altro sesso.
Il divieto di cui ai commi precedenti si applica anche alle iniziative in materia di orientamento, formazione, perfezionamento e aggiornamento professionale, per quanto concerne sia l’accesso sia i contenuti.
Eventuali deroghe alle disposizioni che precedono sono ammesse soltanto per mansioni di lavoro particolarmente pesanti individuate attraverso la contrattazione collettiva.
Non costituisce discriminazione condizionare all’appartenenza ad un determinato sesso l’assunzione in attività della moda, dell’arte e dello spettacolo, quando ciò sia essenziale alla natura del lavoro o della prestazione.

Ergo, se le discriminazioni sessuali nel lavoro esistono vanno identificate, e non affermate a priori in base al principio che le donne sono discriminate sugli uomini. Dato che in base ai dati di fatto anche agli uomini possono essere rifiutati tantissimi lavori per darli alle donne, e quindi non fila il meccanismo per cui in base al principio “le donne vengono discriminate e gli uomini no” si arriva a dire che quando a una donna viene rifiutato un lavoro si tratta automaticamente di maschilismo. Il lavoro si basa sulla discriminazione. Al di là del sessismo, è proprio la discriminazione che colpisce tutti. Quando invece il lavoro di tutti si basa sulla discriminazione di sesso, età, etnia, titoli di studio, possesso di patente/auto, esperienza nel settore, aspetto estetico e tante altre caratteristiche. Il sessismo infatti non è maschilismo e non causato unicamente dal maschilismo. Il sessismo lo vivono tutti e ne subiscono le conseguenze negative e ne godono le conseguenze positive. Che la cultura maschilista sia diffusa è evidente, basta pensare alle nostre consuetudini di tutti i giorni. Ad esempio noi riteniamo normale che la donna sia condotta al matrimonio dal padre che la consegna allo sposo: che debba cioè essere “consegnata“ da un uomo ad un altro uomo. Meno evidente è il peso di questa cultura nel determinismo del lavoro o delle differenze quotidiane che non è mai netta e diretta contro le donne, ma contro tante persone differenti tra loro.

Sentiamo ripetere spesso che le donne sono relegate a fare lavori malpagati, senza sbocco, in ambienti di lavoro miserabili come le fabbriche. Ma non degli svantaggi che gli uomini subiscono a causa del sessismo.

Non è compito dei cittadini risolvere il problema, ma se le segnalazioni non arrivano dove devono arrivare una responsabilità ce l’hanno anche i cittadini, eccome. Ciò che si dovrebbe fare è contattare i gestori del sito che ha pubblicato l’annuncio o direttamente l’agenzia per il lavoro che propone l’offerta di lavoro, e chiedere spiegazioni. Poi viene tutto il resto, cioè la denuncia della discriminazione alle autorità competenti, come l’UNAR, l’ufficio antidiscriminazioni presso la Presidenza del Consiglio, e trattandosi di un annuncio di lavoro, lo stesso Ministero del Lavoro.

ESCLUSIONE DELLE DONNE DAI RUOLI DI POTERE 

Se uno vuole evitare che ci sia “chi muore di fame” e chi “muore di troppo cibo”, deve essere pronto a impedire non solo l’accumulo, ma anche l’utilizzo del capitale mal accumulato.
Non esistono “capitali puliti”, ma solo “capitali sporchi”. Quindi, nel caso dei diritti delle donne nel lavoro. Rivendicare che esse facciano parte del potere, dato che si dice che i lavori a loro accessibili non ricoprono ruoli di potere, è sbagliato, sarebbe invece giusto che rivendicassero il diritto al lavoro, comprendendo anche il loro sesso.

CASALINGA

Ad esempio una casalinga può gestire l’economia di casa in totale autonomia, consultandosi con l’uomo ma avendo sempre lei l’ultima parola.

giudicare come una discriminazione a priori il fatto che la donna si è sempre, per secoli, occupata più di faccende domestiche e l’uomo più di lavoro, è un’operazione demagogica. Sappiamo quanto, secoli fa, il lavoro e la vita fuori da casa erano un ambiente pericolosissimo nel quale si rischiava la salute, se non la vita. Restare a casa era un “lusso” riservato alle donne, per la maggior parte contente di stare a casa.

ERRORE DEL CONSIDERARE LE DONNE COME UNICHE A ESSERE TRATTATE IN MODO DIVERSO

Nel criticare le aspettative nei confronti delle donne ci si dimentica che la differenza di aspettative, e la diversa educazione vale per entrambi i generi sessuali. Poiché se una femmina viene educata in modo diverso da un maschio, allora un maschio viene educato in modo diverso da una femmina. Infatti, i maschi hanno giocattoli da guerrieri e le femmine da principesse. Ma in quanto a differenza stanno pari, tutte e due sono trattati in modo diverso. Se poi vogliamo parlare del come sono trattati e chi è trattato meglio o peggio, è un altro discorso.

ADATTAMENTO ALLE IDEE DOMINANTI COME CAUSA DEL SESSISMO

Poiché il sessismo può produrre vantaggi ai vari sessi, donne e uomini, approfittano dei vantaggi del sessismo. Ad esempio moltissime donne scelgono di, mostrare la vagina, o il corpo nudo, a pagamento, facendo soldi in fretta in rapporto a una paga media di un operaio uomo, dalle 100 euro alle 300  per un paio di ore di foto di nudo, e questo è possibile a loro semplicemente hanno un corpo al quale è attribuito un valore prezioso, in questo modo contribuiscono a mantenere il sessismo.
Ma adattarsi a ciò che c’è, benché sia un principio utile e naturale, è il principio della giungla e non della civiltà. La parità tra i sessi infatti non è data per natura, in cui vige il caso e la forza, ma è prodotta dal pensiero razionale.

Diventa necessario comprendere i motivi per cui le donne preferiscono trarre vantaggi dalle idee sul proprio sesso piuttosto che puntare alla parità tra i sessi, soprattutto in ambito lavorativo, dato che il lavoro dovrebbe essere assicurato a tutti dallo Stato.
A volte lo fanno perché lavorare è una necessità, e quindi, come tutti utilizzano ciò che hanno a disposizione, e come la maggioranza delle persone, si disinteressano se altri non hanno le stesse possibilità. E a volte lo fanno perché il lusso è un desiderio forte, o anche il lavorare nel modo meno faticoso possibile.
Molte donne sono interessate al potere che ottengono col proprio corpo che al piacere fisico. Una caratteristica spesso pertinenti ai narcisisti.

IDENTIFICAZIONE DEL VALORE SOCIALE DELLA BELLEZZA FEMMINILE NEL MASCHILISMO 

Alcune femministe identificano la causa del valore sociale della “bellezza femminile” nel pensiero che il rispetto delle norme socialmente accettate sia richiesto solo alle donne e che la femminilità è l’unica a dover essere controllata. Ma questo è palesemente falso. Perché l’estetica maschile è normata quanto quella femminile. Anzi, l’estetica femminile ha molte più libertà di quella maschile.


DIFFERENZE TRA FOTOGRAFO UOMO E FOTOMODELLA DONNA

Da piccola una adolescente femmina sfoglia le riviste, poi si compra tanti abiti e si fa tante foto per assomigliare a queste riviste, trucca le compagne di scuola, e si fa amica ragazze belle, così le fotografa, le trucca e poi fa loro indossare gli abiti che si è comprata nel frattempo, poi un giorno i genitori gli pagano un monolocale per far foto, guadagna soldi per fare questo e la mandano a fare conferenze, compra vernici, oggetti e altro.

INTERESSE, AMICIZIA, APPREZZAMENTI

A testimoniare questo conflitto d’interessi tra chi produce foto e chi non le produce, oltre ai commenti, ci sono dei Meme o delle immagini che vengono condivise su Facebook dalle quali si possono ricavare le idee prevalenti su questo tema.

In questa immagine viene rappresentato un ragazzo senza qualità estetiche rilevanti per il mondo, e una ragazza con qualità estetiche rilevanti, e attraenti sessualmente.

Qualcuno mi ha detto: “se il pubblico elegge qualcuno a celebrità, la persona eletta deve rendere loro qualcosa di  più di un semplice faccino carino o di un bel paio di tette“.

Ma se le persone rendono celebre qualcuno, perché si dicono a vicenda e lo dicono al soggetto stesso: “io stimo/mi piace quella persona”, e vari complimenti, perché quella persona deve fare qualcosa in più di ciò che già fa? è celebre per quello che fa e non per quello che farà in più una volta reso/a celebre.

Dunque il problema reale è che certe persone pensano che non si deve rendere celebri certe altre persone. Cioè non si deve rendere celebri persone che ultre a un faccino carino o un bel paio di tette non hanno altro da dare al pubblico.

A volte ho provato dispiacere per aver constatato la disuguaglianza di possibilità in ambito fotografico tra l’essere una donna e l’essere un uomo.

Perché sono spesso stato rifiutato come soggetto fotografico sentendomi dire: “Mi dispiace, ma preferisco fotografare ragazze. Ne trovo tante e sono anche molto belle“.

A testimoniare questo conflitto d’interessi tra chi produce foto e chi non le produce, oltre ai commenti, ci sono dei Meme o delle immagini che vengono condivise su Facebook dalle quali si possono ricavare le idee prevalenti su questo tema.

SESSUALITà

Un ragazzo ETERO è fidanzato con una ragazza BISESSUALE GELOSISSIMA.

Se lui parla con un’altra, anche se non dal vivo ma in chat, o se guarda negli occhi un’altra per parlarle, anche se è la migliore amica della fidanzata, o la sorella della fidanzata, lui subisce la gelosia di lei, sottoforma di “non voglio più stare con te” “te la volevi scopare eh?!” e se dice di no si sente dire “stai mentendo, almeno ammettilo” eccetera. Arrivando ad aver paura a non parlare più con nessuna.

Tuttavia se lei parla con le ragazze, sorride, si da gli sguardi, fa apprezzamenti sul loro corpo, e ci fa amicizia, secondo lei è nel giusto.

Questo è un trattamento profondamente iniquo, disparitario, diseguale.

La giustificazione di questo comportamento con “non c’è competizione” è falsa. La competizione, se si intende l’amore in questi termini, c’è eccome. Ed è dello stesso tipo per cui esiste la gelosia tra gli etero. Perché la perdita perenne dell’altro, la perdita del possesso fisico ed emotivo e l’esclusività dell’altro avvengono anche con una persona dello stesso sesso.

Anzi, questo concetto errato porta ad un altro concetto errato. Cioè che una ragazza bisessuale, o etero, gelosa, che impone certe regole non possa avere lo stesso trattamento se, parla, abbraccia, bacia, flirta, e prova emozioni per un amico Gay.

Lui è gay, ma lei è etero. Perché la perdita perenne dell’altro, la perdita del possesso fisico ed emotivo e l’esclusività dell’altro avvengono anche con una persona che non ci corrisponde. Anzi, spesso il fatto che non ci corrisponda aumenta il desiderio.

Inoltre se al contrario è lui a essere amico di ragazze lesbiche, ad abbracciarle, sorridere, o baciarle a stampo in bocca come potrebbe fare lei, non è la stessa cosa, perché lui è un maschio, e in quanto maschio non è puro, perché non può non essere eccitato sessualmente, è un porco, e quindi non è affidabile.

Tuttavia, una marea di ragazze sono bisessuali, e quindi hanno il doppio degli stimoli di chi non lo è, e questo è trascurabile secondo loro, quando allo stesso tempo non è trascurabile neanche uno sguardo dall’altra parte. Due pesi, due misure.

Una forma di potere è ciò che induce le persone a riconoscere intuitivamente gerarchie sociali implicite . Il linguaggio del potere è costituito da gesti, pose, sguardi, cappotti e cravatte , fotografie, codici linguistici , ecc ; I legami comunitari sono l’essenza del potere . Il potere non è una questione formale , così la libertà dal potere è una cosa diversa dalla libertà formale di scelta . Alimentazione si basa su abitudini , il senso comune , l’istruzione e tutto ciò che contribuisce a puntellare quello che viene percepito come ” normalità” attraverso implicito ( o ” ovvio” ) codici sociali . Per lottare contro il potere è la lotta contro ogni idea implicita di normalità .
La discriminazione di genere è una conseguenza del potere. Non è basata sulla legge, ma sulle abitudini, il buon senso, l’educazione e tutto ciò che contribuisce a puntellare quello che viene percepito come “normalità di genere” attraverso impliciti, evidenti, e ovvi codici di genere.
Il potere sessuale è una forma di potere basato su un’idea comune del senso di ” normalità”. Su approcci e comportamenti sessuali differenziati per genere . Una specifica forma di potere sessuale è il potere sessuale femminile . La potenza sessuale femminile è una forma di potere basata sulla differenze di genere e sulla ricettività alle offerte sessuali. Una conseguenza ovvia del potere sessuale femminile è la facilità con cui una donna non qualificata può riuscire a essere pagata per del sesso che non ha caratteristiche eccezionali o scarsamente trovabili .
Come qualsiasi altra forma di potere, il potere sessuale femminile non è una questione formale , così la libertà dal potere sessuale femminile è una cosa diversa dalla libertà formale di scelta . Se un uomo ” liberamente” decide di pagare una donna non qualificata per del sesso normale , in realtà egli è una vittima : è una vittima del potere sessuale femminile che la donna ha trovato vivendo e ha scelto di utilizzare. La libertà di scelta è irrilevante in questo numero . L’usura è spesso basata su accordi di libera scelta , ma è considerata immorale ed illegale . Poi possiamo dire che viene pagato per il sesso normale è una sorta di usura . Approfittando del differenziale di genere nell’accesso al sesso occasionale.

C’è chi accetta senza problemi, come un fatto “naturale”, che una femmina possa trovare qualcuno con cui fare sesso occasionale con più facilità rispetto a un maschio. Ma è una cosa profondamente ingiusta. Sui siti di incontri, il rapporto che c’è tra maschi veri e femmine vere è di 100 a 1. Se un gruppo di dieci ragazze cerca dieci ragazzi per fare un’orgia in venti, li trova facilmente. Per un gruppo di dieci ragazzi, la cosa è enormemente più difficile. Tutto ciò non è bello e non è giusto. E qualsiasi giustificazione “naturalistica” di questo stato delle cose è semplicemente disgustosa. La “natura” non va accettata, va trasformata. Oggi una ragazza maschilista è una ragazza che pensa, ad esempio, che i maschi dovrebbero avere le stesse opportunità di sesso occasionale delle femmine. Una ragazza maschilista è una ragazza che pensa che i maschi non dovrebbero svolgere mediamente lavori fisicamente più usuranti di quelli mediamente svolti dalle femmine. Una ragazza maschilista è una ragazza che pensa che l’età pensionabile delle femmine non dovrebbe essere minore di quella dei maschi. Una ragazza maschilista è una ragazza che pensa che, a parità di bravura, non si dovrebbe preferire un politico femmina a uno, altrettanto bravo, maschio.

È una cosa immorale che le femmine possano ottenere vantaggi in virtù del loro “potenziale” sessuale. Ed è demenziale pensare di poter contrastare tale problema con la repressione. Se vieti le sigarette, ne fai aumentare – certo non diminuire – il “prezzo” (e il potere di chi ne dispone). Idem per il sesso. Più si agirà in maniera repressiva, più si farà aumentare il valore di mercato del potenziale sessuale femminile. Viceversa, se maschi e femmine avessero davvero pari opportunità per quanto concerne il sesso occasionale, il potenziale sessuale femminile sarebbe assai più difficilmente vendibile, e potrebbero spenderlo esclusivamente quelle (o quelli) dotati di qualità (naturali o acquisite con l’esercizio) particolari, come accade negli altri ambiti. Chi scrive cerca di dare il suo piccolo contributo in questa direzione vivendo il sesso occasionale come qualcosa di normale, di quotidiano, da praticarsi con la stessa facilità e disinvoltura con cui si beve un caffè. Ma non basta la dimensione privata: è necessaria anche la diffusione pubblica, la rappresentazione culturale di questi modelli di comportamento. Dovrebbe essere questo, in fondo, uno dei compiti della pornografia: diffondere un modello di sessualità priva di sovrastrutture, in cui le femmine siano altrettanto propense dei maschi a fare sesso occassionale. Si tratta della riproposizione di istanze nate diverse decadi fa, che però restano attuali perché di fatto non si sono realizzate, o non si sono realizzate appieno. Chi, pur avendo la necessità di guadagnare quel minimo necessario per vivere, cerca di portare avanti questa battaglia anche realizzando progetti senza scopo di lucro fa imbestialire alcune “concorrenti” femmine. Negli Stati Uniti, paese che si definisce baluardo della democrazia, le donne condannate a morte e giustiziate dal 1976 ad oggi sono meno dell’un percento rispetto agli uomini. Si potrebbe ipotizzare che la maggior propensione a delinquere da parte dei maschi dipenda in qualche misura dal loro essere generalmente privi, a differenza delle femmine, di possibilità relativamente agevoli, e non troppo rischiose, di conseguire vantaggi materiali. Il fatto che, fra i clochard negli Stati Uniti, gli uomini singoli siano il triplo rispetto alle donne singole indurrebbe a ragionare in questa direzione. A scuola, secondo una ricerca Ocse, a parità di performance gli studenti maschi vengono generalmente penalizzati. I dati su cui si potrebbe riflettere sono infiniti.
Se si vuole equità, si deve lottare contro l’idea che le differenze di genere siano naturalmente giustificate e non debbano essere rase al suolo . Proponendo un modello di perfetta simmetria tra la disponibilità maschile e femminile per il sesso occasionale. Se un diritto è un dispositivo sociale collegato a un bisogno umano, si può dire che che il sesso occasionale è un diritto di tutti e dovrebbe quindi essere rispettato in pratica.

La natura non si preoccupa della giustizia. Le differenze naturali sono la causa di tutte le asimmetrie e quindi di tutte le discriminazioni di genere. Non c’è stato un momento in cui si è persa la “retta via”, non c ‘è stato un momento in cui una situazione originariamente giusta è stata “corrotta”. Se cerchiamo il buono e il giusto non dobbiamo mai guardare al passato e al “naturale”, ma al futuro e all’artificiale. Perché l’unico “buono” e l’unico “giusto” che hanno senso sono quelli che vogliamo noi. Noi, non il passato. Noi, non la natura. Dobbiamo realizzare noi il buono e il giusto che noi vogliamo. Dobbiamo essere transumanisti. L’uomo deve essere transumanista. L’essere umano deve essere il  forgiatore di se stesso, del proprio corpo, del proprio DNA, della propria mente, del proprio “essere”. La Legge di natura la dettiamo noi. La Legge di natura è quello che piace a noi.

Ogni differenza di genere è un’ingiustizia di genere. Sarebbe invece giusto se un maschio potesse pretendere anche lui le “prerogative naturali” di una femmina (capacità di generare, ecc.), e una femmina quelle di un maschio (assenza di mestruazioni, ecc.). Dire al primo “non puoi, sei maschio” o alla seconda “non puoi, sei femmina” è come dire a un ragazzo con sindrome di Down “non puoi, sei down”. È la stessa cosa. L’essere umano deve invece superare tutti gli apparenti limiti della sua presunta “struttura naturale”. Ogni “pensiero della differenza” deve quindi tener presente che nessuna differenza dovrebbe essere considerata “naturale”. L’idea di “differenza naturale” è alla base del sessismo così come del razzismo. Lo schema di ragionamento è lo stesso: poiché si è “naturalmente” diversi (vedi presunta diversità “naturale” fra le razze, a cui si credeva non molto tempo fa), si hanno esigenze diverse e si ha bisogno di essere tutelati in maniera diversa. Questa disgustosa e fallace argomentazione è stata alla base del razzismo così come di certo femminismo della differenza. E invece no: l’uomo è privo di “struttura naturale” perché l’uomo non è creato da Dio, perché Dio non esiste, esiste la Natura, e la Natura ha dato la possibilità all’essere umando di modificarsi e modificare il mondo.

SESSIMO IN PUBBLICITà

Il giornale “Internazionale” titola “American Apparel non ama le donne“. E quindi fa un collegamento tra l’atto di esporre foto di donne nude nello stesso luogo fisico di uomini vestiti come un atto di mancanza d’amore verso le donne, e quindi disprezzo verso esse.

In Svezia le associazioni dei consumatori hanno accusato di sessismo la catena di abbigliamento statunitense American Apparel per la sua pubblicità che mostra degli uomini sempre vestiti e sobri e delle donne svestite in atteggiamenti provocanti per promuovere lo stesso capo d’abbigliamento, pubblicizzato come unisex.

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Emelie Eriksson, una blogger di 24 anni, ha sollevato il problema postando le pubblicità femminili e maschili della casa di moda americana a confronto sul suo blog. Il suo post è stato letto da centomila persone e le associazioni per la tutela dei consumatori hanno chiesto alle autorità che vigilano sulle pubblicità di sanzionare American Apparel. Tuttavia le autorità svedesi hanno risposto che non è nella loro giurisdizione oscurare il sito della casa di moda, perché è in inglese e ha un dominio non registrato in Svezia.

“Le pubblicità di American Apparel sono assurde, è evidente che hanno un’immagine degradante della donna ed è incredibile che non ci siano critiche dure a questo tipo di pubblicità”, ha detto Eriksson a The Local, un giornale svedese in lingua inglese.

Il mese scorso alcune pubblicità della stessa marca sono state bandite dal Regno Unito per l’eccessiva volgarità che è stata ritenuta offensiva per le donne.

NUDITà UOMINI E DONNE IN PUBBLICITà

Esistono diversi esempi di nudità di uomini. Ma queste non vengono denunciato come oggettificazioni. E infatti sarebbe giusto se non si denunciasse nessuna delle due rappresentazioni come oggettificazione. Dato che offendono solo chi offendono e non tutti gli uomini e le donne.

MASCHILISMO E FEMMINILISMO

Un uomo può venir insultato con maschilista di merda senza che nessuno la percepisca come una ingiustizia, se una donna viene insultata chiamandola femmina di merda la società disapproverà in coro questo avvenimento. Questo nella maggioranza dei casi. Se un uomo da uno schiaffo a una donna dopo aver scoperto che l’ha tradito verrà chiamato maschilista, se una donna gli da uno schiaffo per lo stesso modo non verrà mai chiamata femminilista, così come se lei gli sputa in faccia dopo che lui chiede chiarimenti su rivelazioni che gli sono state fatte sulla propria fidanzata non verrai mai chiamata femminilista.

Esiste il concetto che l’uomo può pensarsi superiore alla donna ma non il contrario. Spesso le donne pensano che se un uomo da uno schiaffo a una donna ha un valore, se una donna da uno schiaffo a un uomo ha un altro valore. Il maschio è automaticamente maschilista, la femmina non ha mai una ideologia dietro.

Da che mondo è mondo il dolore fisico non si misura con il maschilismo. Se un uomo muscoloso da uno schiaffo a una donna minuta è probabile che le faccia più male di quanto la donna minuta farebbe male a lui. Ma così si parla di intensità del dolore e non della presenza di una cultura o di una ideologia come il maschilismo. Si può dire che è più grave ma non che è maschilista a priori.

Ma se si prova confutare certe argomentazioni si viene chiamati maschilisti, che è un insulto perché indica una persona profondamente irrispettosa. Ma dare del maschilista viene interpretato come esprimere una opinione personale e non un insulto.

Può dare molto fastidio sentirsi chiamare “maschilista” quando non si crede di esserlo. Perché significa dire che l’altro crede di avere “una superiorità fisica e intellettuale sulle donne che lo porta a essere profondamente irrispettoso”, e questo è un insulto. Reagendo dicendo alla donna di non permettersi di insultarlo lei può rispondere “è solo un parere personale” perché viene percepito dalla maggioranza come inoffensivo.

Se l’uomo avesse detto “scema” “idiota” “stupida” “stronza” o “sei in malafede” o “ce l’hai con gli uomini” o “misandrica” e lei avesse detto a lui che non si doveva permettere di offenderla, risponderle è “SOLO UN MIO PARERE PERSONALE” sarebbe sembrato ridicolo.

Ma il fatto è che “maschilista” è sempre giusto per alcune persone. le offese servono per modificare psicologicamente le persone e se anche non le approvo posso trovarci un senso.

Per alcune femministe dire che il proprio ragionamento è falso sarebbe essere maschilisti. Ma allora un maschilista è qualcuno che dice che è falso il ragionamento di una che si dichiara femminista in modo a priorioristico, cioè indipendentemente da chi ha ragione.  E questo quindi non è solo un insulto, ma anche un insulto sessista e ingiusto.

Il problema è che ogni persona offesa ingiustamente, replica. ma se ti danno del maschilista come replichi?

FUNZIONE SESSUALE DELL’ABBIGLIAMENTO

C’è anche chi protesta per questa differenza di trattamento nei confronti della tendenza a produrre e indossare vestiti che sottolineano l’anatomia sessuale soltanto o prevalentemente per uno dei due sessi maschio-femmina. Oppure nel creare immagini in cui le donne mostrano la loro sensualità, seduttività e bellezza ma gli uomini no, dimenticando che avviene sia tra maschi che tra femmine e non solo per un genere sessuale, e pensando che questa sia una discriminazione che porta svantaggi e non vantaggi, quando invece sensualità, seduttività e bellezza sono grandi vantaggi. Poiché viviamo in sistema economico, ciò che trova più consumatori vince in visibilità.  La prevalenza di certi immagini e la scarsità di altre immagini dipende dal mercato. Infatti, il mercato delle immagini in cui viene sottolineata la sessualità femminile è variato in periodi di forte critica e quindi di abbassamento dei consumi. E dunque le fotomodelle, o le vallette per essere affiancate con immagini di donne diverse, che fanno qualcosa di importante, come le ricercatrici scientifiche, le sportive, le scrittrici dovrebbero vivere in un paese in cui non è il guadagno economico ad avere la priorità.

Ad esempio i bambini vengono educati a pensare che è giusto che i maschi compiano azioni faticose, rischiose, che mancano della delicatezza estetica di cui invece vivono le femmine, che si concentrano sull’indossare abiti eleganti, e a farsi chiamare “principessa” e ad essere trattate con gentilezza, evitando loro fatica e rischio.

Fino al secolo scorso era rarissimo vedere donne inquadrate negli eserciti in guerra. Alle donne veniva vietata, (o risparmiata), la durezza delle campagne militari.

La storia ha sempre visto le donne escluse dal settore militare e, pur essendoci state delle eccezioni con addirittura donne a capo di eserciti quali Giovanna d’Arco e Dihya, in generale la presenza femminile fino al secolo scorso può essere ritenuta episodica. Cosa ha determinato ciò?

La risposta più semplice che si può dare al quesito è che gli uomini siano più forti fisicamente delle donne e questo contava molto specie in passato quando il corpo a corpo dominava.  Pur se questa considerazione è assolutamente ragionevole bisogna considerare che gli uomini sono  più performanti fisicamente delle donne in media e non in assoluto. Tuttavia se la motivazione risiedesse esclusivamente nella forza fisica l’arruolamento non sarebbe avvenuto in base al sesso ma in base a delle prove attitudinali. Molte donne infatti amano che ci sia questa differenza di genere, e non si propongono per lavori faticosi, o rischiosi.

La maggior parte delle merci viene prodotta immaginando di rivolgersi a persone che si identificano in tali idee su come naturalmente sono maschi e femmine.

VENDITA LIBRI

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Per giustificare una differenziazione bisogna vedere se è inevitabile, e se pur essendo evitabile è utile.
Il mercato per influenzare psicologicamente i consumatori deve raggrupparli e concentrarsi su delle leve, e questo è inevitabile per fare profitto.
Dato che, sicuramente una donna vive esperienze diverse da un uomo, per il suo essere donna, così come un uomo vive esperienze diverse da un uomo per il suo essere uomo. Ad esempio un uomo non vive le mestruazioni e una donna non vive l’eiaculazione (per lo meno quella maschile). Quindi, poiché gli esseri umani sono interessati a ciò che li riguarda direttamente, un testo di letteratura può interessare con più probabilità chi si può identificare nel personaggio. Ma l’identificazione può avvenire sia nei confronti di personaggi femminili che maschili. Invece le informazioni sulla vita di una donna si possono ricevere soltanto descrivendo la vita di una donna. Ma bisogna considerare che la letteratura non è scienza, ed è la scienza che fornisce informazioni sulla realtà e non la letteratura. Quindi, se si cerca di comprendere qualcosa sul proprio sesso leggendo letteratura si sbaglia.

La scienza include la psicologia, e qualsiasi testo scientifico psicologico descrive con il linguaggio un processo mentale senza fermarsi soltanto ai processi microscopici e impercepibili con i sensi.
Come fa un romanzo, senza però aggiungere interpretazioni soggettive scambiandole per vere, e storie fantastiche.
I romanzi, la gente li legge perché divertono e ci trovano emozioni, empatia con gli autori e i personaggi, distrazione dai propri personali problemi, e questo fa bene a chi li legge sul breve termine.
Ma spesso la gente cerca nei romanzi conoscenza e saggezza, per risolvere i propri problemi sul lungo termine, e fa male a farlo, perché non è lì che si trovano.
Anche se la descrizione di eventi è un racconto, e può essere necessaria per conoscere come risolvere certi problemi della vita, è ovviamente, più facile leggere un romanzo o un testo sacro che un libro di matematica o di scienza o di psicologia o di filosofia.
La letteratura ci ha abituati alla dissolvenza del confine che separa la realtà e la finzione, con opere che si presentano come realiste, pur essendo completamente fantastiche. Cosa spinga i letterati a inventare mondi fantastici, invece di preoccuparsi di quello reale, è un problema da psicanalisti.
Dunque, molti si accontentano, e si illudono di trovare in un luogo ciò che si trova solo in un altro. Continuando a chiedere consigli ad amici, conoscenti, inesperti, rispetto a chi utilizza conoscenze registrate in tutto l’arco di tempo in cui l’umanità ha ricercato spiegazioni agli eventi della vita. Persone che sedendosi sulle spalle di giganti riescono a vedere molto oltre, e che se non usassero le spalle di quei giganti vedrebbero o come gli altri, o poco più lontano.

Allora chi è interessato a invogliare all’acquisto può utilizzare stratagemmi visivi per farlo, il colore, e la rappresentazione di donne.
Tuttavia, la funzionalità ha un limite, e bisogna verificare dove finisce. Finché si descrive esperienze che solo una donna può vivere, o solo un uomo può vivere, la funzione di identificazione può essere giustificabile, ma quando si descrive esperienze che possono essere vissute da entrambi sessi la differenziazione non è giustificabile.


ELIMINARE I CONDIZIONAMENTI SOCIALI

L’azione di dire a qualcuno che è condizionato dalla società nelle sue scelte è sicuramente guidata da una buona intenzione, quella di pensare che gli altri preferiscano vivere in modo libero e quindi aiutarli a sapere cosa fare o non fare per essere liberi. E infatti, alcune persone si fermano a questo pensiero e quindi compiono l’azione di dissuadere qualcuno a pensare di essere condizionato e quindi di desiderare qualcosa di diverso in uno stato di assenza di condizionamento.

Ma pensare che le persone che ci circondano, e noi stessi, facciamo delle scelte che obbediscono a pressioni sociali e culturali e quindi non siamo autonomi è inutilmente offensivo nei nostri confronti.

Inutilmente perché l’autonomia totale e l’autodeterminazione totali non sono possibili, poiché nella nostra vita quotidiana viviamo meccanismi di influenzamento perpetuo. Questi meccanismi sono la causa per cui molti figli di notai finiscono per fare il notaio, o che qualcuno scelga di studiare matematica invece che letteratura poiché ha letto un libro di un matematico che lo ha interessato e influenzato. Quindi dobbiamo pensare che siamo autonomi quanto basta per non considerarci incapaci di intendere e di volere.

E inoltre fare un’affermazione del genere a qualcuno presuppone che chi informa l’altro sia al di fuori di questi condizionamenti, senza però dimostrare che effettivamente sia così, e implica anche ne sappia più di quanto ne può sapere la persona giudicata su se stessa. Inoltre, in messaggi nel genere non si dice “se fate x potreste essere condizionati da y” ma “non fate x! perché sicuramente lo fate perché siete condizionati da y” che è una affermazione certa e non una ipotesi o una preoccupazione. Diventa una violenza invece imporre di non essere condizionati. Se i condizionamenti persistono è perché a molti piacciono. E quindi possono piacere. Ciò che si deve fare è dare la libertà di uscire dai condizionamenti senza essere condannati.

Il conformista si conforma perché è consapevole delle conseguenze negative del non conformarsi. Infatti, su Wikipedia è scritto “l’origine del conformismo risiede molto spesso nella radice animale dell’essere umano che attinge le sue paure dalla solitudine fuori dal branco. È una sorta di comportamento mimetico: l’individuo si nasconde nell’ambiente sociale nel quale vive, assumendone i tratti più comuni, in termini di modi di essere, di fare, di pensare. Il senso di protezione che ne deriva rafforza ulteriormente i comportamenti conformisti.”

ABUSO DEGLI STEREOTIPI NEGATIVI ESISTENTI PER OTTENERE VANTAGGI

C’è chi usa la credenza degli altri in certi stereotipi per guadagnare soldi. E ci riesce perché è facile che qualcuno creda a qualcosa che è già creduto dalla maggioranza delle persone, per il semplice fatto che è creduto dalla maggioranza delle persone. Erin Pizzey afferma: “La violenza domestica è una industria da milioni di dollari. E le donne che la controllano non vogliono lasciare alcuna prova che possa togliere denaro. La National Federation of woma’s aid prende qualcosa come 12 milioni di dollari dal governo. Non è una questione di genere, è questione di schemi di comportamento appresi nell’infanzia, è stato soppiantato da una macchina molto efficente chiamato movimento femminista che semplicemente afferma “tutti gli uomini lo fanno a tutte le donne”.

Ridurre il problema al facile teorema donna-buona/uomo-cattivo “Noi siamo il Bene, loro il Male”, “Noi l’amore, loro l’odio” è fuorviante e controproducente.

COS’è LA DISCRIMINAZIONE

Il termine “discriminazione” è ambiguo, e fuorviante.

Lo si può intendere come “Diversificazione iniqua causata da un giudizio di superiorità sessuale; disparità di trattamento, in spregio a fondamentali principi di uguaglianza sociale e politica e umana. Mancato riconoscimento della pari dignità.”

Oppure come “Separazione; differenziazione, far differenza o distinzione tra persone o tra cose”.

Sono due significati molto diversi.

Nel primo caso è il trattamento non paritario, ma particolare e diverso rispetto agli altri individui o gruppi di individui, nel quale manca giustificazione per questo differente trattamento, attuato nei confronti di un individuo o un gruppo di individui in virtù della loro appartenenza ad una particolare categoria.

Alcuni esempi di discriminazione possono essere il razzismo, il sessismo, lo specismo e l’omofobia.

Con questa definizione è chiaro che molti trattamenti particolari  non sono discriminatori, come i congedi di maternità perché si differenziano da altri trattamenti non uguali nell’avere una giustificazione, il bisogno che altri non hanno di avere tempo per soddisfare i bisogni fisiologici, affettivi e relazionali del neonato. O il dare amore alla propria fidanzata e non fare sesso con tutti gli altri in un rapporto monogamico, giustificato dalla propria preferenza. Giustificazione che impedisce alle persone razionali di rimproverare l’altro perché lo sta discriminando non dandogli amore o sesso. Alcune persone confondono la discriminazione generica, cioè il semplice distinguere una cosa da un’altra requisito senza il quale si verrebbe giudicati come aventi qualche patologia, con la discriminazione negativa, e pensandosi discriminate si sentono arrabbiate e agiscono incolpando gli altri.

A livello internazionale la legislazione in materia di discriminazione è determinata dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, redatto dalle Nazioni Unite e firmato a Parigi il 10 dicembre 1948, in cui si sanciva il rispetto nei confronti di ogni individuo indipendente dalla sua appartenenza ad una particolare religione, etnia, sesso, lingua.

La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea all’articolo 21 afferma che:

È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali.

Nel secondo caso: Il cervello umano conosce usando la discriminazione, per categorizzazione. Se il cervello umano non vede differenze non apprende.

Non è quindi la differenza che esista da negare ma l’imposizione di una idea culturale non in corrispondenza con la natura su come le cose siano eliminando i fatti e le informazioni che non confermano questa idea. Oppure la fobia della diversità, l’odio verso di essa. La differenza è intrinseca in noi, nell’esistenza. Io esisto perché sono diverso da te. Posso riconoscermi in quanto TU esisti. E’ un’epifania riscoprirsi nell’alterità, delineare la propria identità in rapporto e relazione con l’altro. Riconoscersi attraverso uno sguardo altro. Senza “l’altro” io non posso esistere, determinarmi, definirmi. Io posso vivere solo all’interno di una relazione, senza relazione non esisto, la mia identità è annullata. E la relazione è presente solo quando c’è diversità.

Il cervello quindi discrimina? Divide? Categorizza? Potremmo dire che coglie le differenze e attraverso di esse sviluppa il giudizio. Non un giudizio metafisico, assoluto. Spesso è un giudizio etico, “dall’esterno”. Il giudizio “giusto”, metafisico, assoluto non esiste. Comporterebbe un incontro tra emico ed etico, tra “il dentro dell’altro” e “il fuori dell’altro” che non può realmente avvenire. Lo scambio si effettua quindi attraverso relazioni immaginifiche, secondo quello che “io credo che l’altro creda”.

L’incontro con “l’altro”, col diverso, quindi, è stato nella storia sempre problematico e pieno di conseguenze catastrofiche. L’incontro col “tu” ha spesso provocato una fobia per la paura della perdita di identità personale, quando invece è l’unico modo per definirla. Si è temuto, e si teme tutt’ora, una perdita di autonomia e identità. Questo è un fraintendimento alla base del concetto di autodeterminazione, che può avvenire, come già detto, solo nella relazione con “l’altro”, che è per definizione diverso.

Ecco allora il proliferare di guerre per la supremazia, per il controllo e il potere, per la rivendicazione della propria autonomia e identità. Ecco nascere l’etnocentrismo, secondo il quale le culture “altre” possono essere giudicate solo ed esclusivamente secondo i metodi e gli standard della nostra cultura, la cultura “normale”, giusta, reale. Ecco nascere la xenofobia, la paura di ciò che è diverso da noi per natura, razza, specie, e da cui ha luogo l’intolleranza. Ecco nascere il sessismo: misoginia e omofobia. In entrambi i casi si “teme” che l’autodeterminazione sessuale di genere scardini i precetti dell’identità “virile” del patriarcato. Possiamo annoverare anche lo specismo, secondo cui la il genere umano è una razza “eletta” rispetto al mondo animale. Non di meno risultano le contro parti, quali ad esempio la misandria.

Siamo tutti quindi diversi non-diversi? Semplicemente c’è bisogno di prendere consapevolezza che noi questa diversità la viviamo tutti i giorni, in quanto tu sei diverso da me perché io sono diverso da te e per questo siamo in relazione. Ed è semplicemente poiché siamo tutti diversi che, in definitiva, siamo tutti uguali!

INVIDIA DELLA VAGINA

Come Sigmund Freud coniò il concetto di invidia del pene, esiste anche l’invidia della vagina. Non tanto sul fatto che l’organo in sé viene considerato meno ridicolo alla vista e più delicato all’olfatto rispetto al copulatorio maschile. Né indugerò sulla superiorità estetico-funzionale di altre specifiche: già un neonato sa cosa scegliere tra i seni di Salma Hayek e quelli di Hugh Grant. Né vi annoierò ricordandovi che le donne vivono più a lungo, non hanno peli sulla schiena come noi e altri pitecantropi, conoscono con la gestazione la sola autentica emozione divina che ci viene concessa, e così via. No, parlo di tutt’altro. Per esempio, dei giornali. Provate a scegliere un top magazine femminile, che so, Elle, per dire a caso. Confrontatelo con le riviste maschili più diffuse del mondo (e qui non faccio nomi, per carità di patria): guardate la grafica, la ricchezza e l’intelligenza degli argomenti, la passione e la ricerca nella scansione dei servizi. E i gioielli? Pensa all’orologino svizzero che ti regala la suocera il giorno del matrimonio (già il giorno dopo va avanti) e mettilo vicino a questi bracciali di Gucci tempestati di diamanti che mi abbagliano solo a vederli stampati su una pagina di pubblicità. E i cosmetici? Vuoi mettere la magia delle griffe esclusive per lei con certi viscidi gel che i maschietti appiccicano sui rotoli del punto vita? Ma l’invidia addirittura deflagra in un qualsiasi guardaroba Haute couture. Lì abbiamo solo scheletri nell’armadio: le nostre orrende cravatte, una in fila all’altra, che per fortuna non mettiamo più. Il motivo principale della rabbia e della conseguente violenza nei confronti di tante donne non è il maschilismo, cioè la credenza che l’essere umano di genere maschile sia superiore alla donna e abbia dei diritti esclusivi, ma la frustrazione, l’impotenza e la fragilità dal constatare di aver bisogno di una donna che ha dei poteri che lui non ha e che è capace di abusare di questo bisogno dell’uomo per goderne.

IPOTESI INFONDATA DI DISCRIMINAZIONE SESSUALE

Per poter sapere se qualcuno si giudica superiore in quanto appartenente a un genere è necessario o sentirglielo dire, o leggere qualche suo scritto in cui afferma ciò, ma non si può ascoltare i suoi pensieri, quindi ipotizzare che un dato comportamento derivi da un certo pensiero può rivelarsi sbagliato.

In molte canzoni presenti nel mercato musicale si parla del piacere sessuale provato in modo metaforico, e nei videoclip musicali di queste canzoni si inseriscono degli elementi che rappresentino in modo metaforico questo piacere sessuale.

Alcuni presumono che una rappresentazione del genere sia un comportamento derivato da un giudizio sessista, cioè un giudizio in cui chi giudica presume di avere una superiorità o un maggior valore rispetto al genere sessuale opposto al suo, e dunque si comporti in base a questo pensiero. Ma, appunto è presunta, una presunzione, e quindi non può essere certa, e può non essere corrispondente alla realtà. Infatti, come può una persona esterna sapere quali sono i giudizi interni e le emozioni esterne di una persona dato che non li può sentire direttamente? Inoltre, a molte ragazze piace, si vuole negare questo piacere? Usando il concetto che ciò che è pubblico va censurato perché può influenzare, si costringe a limitare a fenomeno privato tutto ciò che non è ammesso dalla maggioranza. Ma per quale motivo?

Rappresentare una donna che da soddisfazione a un uomo attraverso il suo corpo perché è discriminarla? (inteso come ritenerla con meno valore dell’altro). Perché è lei che da piacere lui e non viceversa? Quindi se fosse rappresentato un uomo che da piacere a una donna sarebbe discriminatorio nei confronti dell’uomo, e dunque l’unica rappresentazione paritaria, e giusta, e accettabile sarebbe la rappresentazione dei due che si danno piacere a vicenda. Ma chi ha detto che quando una donna sta in costume davanti a un uomo, o sculetta davanti a un uomo, o piega la schiena per mostragli il sedere, o lecca un lecca lecca ricordando il pene che viene leccato e succhiato, non riceva piacere dallo sguardo dell’uomo? Il pensare che non sia così, è solo una supposizione.

Non c’è niente di discriminatorio in video di questo tipo. Si può criticare la tecnica musicale e video. Ma è semplice l’espressione del piacere maschile eterosessuali nei confronti delle pratiche sessuali. Volgare? Che significa? Cambiando tecnica musicale ma lasciando lo stesso messaggio si arriva a Michael Nyman autore della colonna sonora di film riconosciuti mondialmente come capolavori come “lezioni di piano”. Una sua canzone “Apri le coscie, acciò ch’io vegga bene”. Discriminatorio e volgare anche lui?

Il subvertising è una pratica che sta tra il sovvertire e il fare pubblicità a un certo tipo di pensiero attraverso pubblicità che veicolano pensieri opposti. La sua più comune applicazione la si può trovare sui cartelloni pubblicitari come parodia del prodotto stesso o del politico di turno. Può apparire come un’immagine nuova o come modifica dell’immagine originale.

Su alcuni poster pubblicitari in cui si possono vedere ragazze in intimo che si toccano il seno viene scritto “sessimo. non comprarlo!” questo dimostra come un pensiero falsificato provochi delle azioni reali inappropriate.

COME LE PERSONE TENTANO DI CREARE PARITà DI DIRITTI UMANI?

Per limitare gli effetti della discriminazione si adottano politiche di discriminazione positiva: si privilegiano, cioè, quelle categorie che sono state o si ritengono discriminate, ad esempio riservando agli appartenenti a questi gruppi di persone posti di lavoro in enti pubblici o università.

Un altro modo è la protesta, e infatti c’è chi dice “assolutamente da eliminare libri o giocattoli o merci che dividono i bambini in base al sesso e propongono loro dei ruoli”.

Ma per quanto sia importante considerare che anche la scelta ripetuta di certi colori come il rosa e il nero, o il rosa e l’azzurro, per identificare i generi ci condizioni nei nostri comportamenti, una volta considerato questo fenomeno come si può impedire agli altri di farlo accadere?

Alcuni uomini soffrono del fatto che vengono fatte loro continue pressioni per corrispondere all’idea di uomo etero. Se indossi la maglietta rosa forse sei gay. Se hai capelli lunghi non sei uomo. Se per caso volessi usare il fondotinta è la fine. Nei negozi, i reparti di abbigliamento degli uomini sono quasi sempre monotoni. Quelli per le donne sono creativissimi. Tuttavia. Come modificare questo fenomeno? Gli esseri umani hanno naturalmente delle preferenze. E si può certamente constatare che le preferenze alle quali si abituano crescendo diventano preferenze personali, che molti difendono autonomamente. Quando qualcuno tenta di modificare le preferenze a qualcun’altro quest’ultimo si difende, o fugge. Sono le stesse persone che rinforzano certi modelli dicendo la propria opinione agli altri o criticando chi non corrisponde a questi modelli, e non lo fanno neanche con l’idea di giudicarsi superiori o di fare del male. Dicono “io sento che preferisco che gli uomini non indossino il rosa” ad esempio. Oppure “sono una femmina, mi sta meglio il rosa”. Esempi banali fatti con l’intenzione di chiarire velocemente il concetto che sto esponendo. Quando nascono i bambini, i genitori sentono felicità nel mettere il fiocco azzurro se è maschio, e il fiocco rosa se è femmina. Molti non rinuncerebbero a questo piacere. Quindi, una protesta di questo genere come si confronta con la preferenza spontanea di certe persone?

Un altro modo è la protezione a priori.

I maschi vengono privati di un godimento estetico, dalla banale penna della bic, diversa da quella destinata ad un uomo perché non ha il “corpo sottile” o non ha il “design elegante” dato che la bic sottolinea “solo per lei”, a tanti altri godimenti estetici. Oppure a trattamenti psicologici come la gentilezza.

Tuttavia come ottenere l’eliminazione di questa disparità?

scrivere un post in cui si dice “questa cosa non va bene!” potrebbe non cambiare nulla.

Anzi, forse può creare tensione, perché se una consumatrice compra quelle merci che sono state fatte con l’intenzione di differenziare ciò che possono e non possono fare o avere o sentire o pensare le persone che appartengono a un certo genere sessuale e gli piace tutto ciò, come lo slogan della bic “for her”, anche lei contribuisce a creare un’abitudine estetica e concettuale. Molte donne adorano questa differenziazione sessuale, proprio perché possono ottenere dei privilegi senza la quale non potrebbero ottenerla.

Ma qualcuno può dirle che non può avere la libertà di apprezzare tale slogan e comprare tali merci?

Si può negare questa libertà a una persona? come qualcuno può dire “a me basterebbe una penna che non macchia” “qualcuno può dire a me basta una penna rosa che identifichi il colore delle femmine”. Inoltre è una differenziazione estetica così diffusa ed estesa che le penne sono solo la punta dell’iceberg. Anche l’abbigliamento, le auto, l’intimo, qualsiasi cosa! eliminare questo fenomeno sarebbe imporre un grande cambiamento. E come fare per far accadere questo cambiamento? mettendo una legge che vieti alle aziende di creare merci differenziate? O sperando che tutte le consumatrici e i consumatori smettano di preferire e provare piacere nel vivere lo stile di vita in cui c’è questa differenziazione estetica? questa speranza mi sembra utopistica, e quindi frustrante

LUI e LEI

C’è chi pensa che per eliminare questa insoddisfazione e disparità si debba cancellare le differenze concettuali tra maschile e femminile nella lingua, in nome di una società più libera e rispettosa di chi in questa divisione non riesce a collocarsi. Eliminando i pronomi che identificano un genere.

“Hen” è il nuovo pronome neutro svedese (già discusso dai linguisti negli anni ’60) che va ad aggiungersi al maschile “han” (lui) e al femminile “hon” (lei) nella versione online dell’Enciclopedia Nazionale.

Alcuni marchi di abbigliamento per bambini hanno eliminato la dicitura “ragazzo” e “ragazza” dai suoi capi e la Federazione nazionale di Bowling propone un campionato unico per maschi e femmine, ci sono anche politici che avanzano l’idea di toilette unite. Non solo: le bambine non si chiameranno più solo Eva, Ulla e Annika: in Svezia per legge sono stati approvati 170 nomi unisex. L’intenzione è quella di condizionare il meno possibile le scelte sessuali dei cittadini, soprattutto di quelli che ancora devono formarsi: i bambini. Per questo nella capitale Stoccolma, la scuola materna Egalia, aperta nel 2010, ha deciso di evitare il più possibile “espressioni di genere”: nelle canzoni si cerca di usare “hen” e nei disegni la famiglia non è solo “mamma e papà”, ma anche “papà e papà” e “mamma e mamma”.

Non basterebbe cambiare significato ai concetti di maschio e femmine invece che eliminarli? Se si toglie al significato di maschio quello di automaticamente etero, o automaticamente violento, e a quello di femmina il significato di automaticamente dolce e sensibile, le distinzioni rimangono ma non la disparità di trattamento.

Un bambino non cresce con degli stereotipi da corrispondere semplicemente perché qualcuno gli dice che è un maschio, o perché legge che è maschio su una etichetta di un vestito, ma perché a tale nome vengono associati certi comportamenti e non altri. Il bagno unisex potrebbe essere utile per eliminare l’imbarazzo che c’è nel confrontarsi con l’esistenza di un sesso differente, per pensare che non c’è niente da nascondere o da evitare di vedere. Se si incontra una donna in bagno, o un uomo in bagno.

Va invece eliminato l’uso di maschio e femmina in senso stereotipato. Astenendosi da caratteristiche che non sono astraibili dal singolo individuo, come la sua sensibilità, il suo grado di aggressività, i suoi interessi e inclinazioni, il suo tipo di attrazione sessuale.

Egualitarismo non significa affatto annullamento delle differenze. Il problema semmai è quando la differenza è male interpretata e sentita come qualcosa di obbligatorio e necessario. Il punto è di evitare di pensare che la differenza sessuale morfologica implichi un diverso ruolo di genere, differenze attitudinali, un diverso sentire il proprio posto nel mondo. Il punto delle politiche di genere, a mio avviso, non consiste quindi nell’annullare eventuali differenze tra i sessi. Così come in tutte le politiche di integrazione dovrebbe avvenire, anche in quelle sessuali si dovrebbe dar spazio a tutte le espressioni degli individui.

In Italia, e non solo, il processo linguistico dovrebbe essere appoggiato a una serie di provvedimenti integrati che riguardano i mass media, le scuole, l’educazione: trovare progetti ad ampio raggio che agiscano in sinergia, all’interno dei quali la modificazione linguistica trova spazio, altrimenti è una goccia nel mare.

c’è l’idea che gli adulti non dovrebbero disturbare i bambini nella ricerca della loro sessualità

il fatto di non orientare il bambino a sentirsi catalogato in quanto maschio o femmina che corrispondono a una idea fissa. Il problema è stabilire nella prassi come declinare quest’intenzione. Il rischio è proporre la neutralità quando il contesto agisce in contraddizione. Il bambino si trova a dover prendere collocazione nella realtà secondo criteri che hanno assunto naturalità quando magari hanno origine culturale e storica. Inutile imporgli la neutralità a scuola se poi è esposto a messaggi in cui i ruoli sessuali appaiono strutturati e gerarchici, come avviene in certi cartoni animati. Il problema è molto ampio, gli stereotipi di genere sono in larga parte pacificamente veicolati dai mass media e rinforzati nei contesti lavorativi e nelle prassi sociali. In Italia si cerca, anche faticosamente, di riportare l’attenzione sul problema, che è molto più che un elemento di militanza. È un elemento di civiltà, relativo ai diritti della persona.

Quand’è che gli stereotipi di genere vanno combattuti? O vanno combattuti a prescindere?

Aura:  Vanno combattuti sempre, fin dai primissimi stadi, fin dai fiocchi rosa e azzurri, prima che, in età adulta, si arrivi a ruoli socialmente permanenti, largamente condivisi e quindi difficili da decostruire. Il problema è quando lo stereotipo impone delle norme costruite e non naturali che risultano invalidanti per il singolo

Se il significato imparato delle parole che usiamo determinano se un qualcosa (qualcuno) è di genere maschile o femminile, la nuova edizione della lingua svedese avrà un effetto illuminante su questo argomento.

In linguistica e in grammatica, il pronome o sostituente (dal latino pronomen, “al posto del nome”) è una parte del discorso che si usa per sostituire una parte del testo precedente (anafora) o successivo (catafora) oppure per riferirsi a un elemento del contesto in cui si svolge il discorso (funzione deittica). Di conseguenza per interpretare un pronome occorre fare riferimento rispettivamente al cotesto (o contesto linguistico) o al contesto. In tutte le lingue i pronomi esistono in un numero limitato (è cioè una classe chiusa). Il pronome può sostituire anche altre parti del discorso; ad esempio:

non è il negare differenze sessuali attraverso un pronome che si può elimina il significato che molte persone danno a uomini e donne che li fanno comportare in un certo modo non equalitario. Perché i comportamenti non equalitari non dipendono dalle differenze sessuali ma dalle abitudini a comportarsi i un certo modo. Quando un bambino nasce trova già tutte le cose fatte, ma si chiede perché vanno così le cose, e nel momento in cui pensa che non sia giusto vadano così, può scegliere di comportarsi diversamente. Moltissime persone non scelgono di comportarsi diversamente, ma si trovano bene con i comportamenti che hanno trovato. Molte donne si trovano bene a imitare le altre donne che hanno visto e indossare gonne, tacchi, borse a tracolla, rossetti, e portare capelli lunghi. Così come molti uomini a rinunciare a una esaltazione estetica creativa quanto quella delle donne.

LIMITI DELLE LIMITAZIONI

C’è chi giudica una discriminazione di tipo sessista e maschilista e da eliminare anche una locandina di un film come questa, in cui Scarlett Johansson è l’unica in posa di spalle, così da mostrare il sedere nella tutina aderente, e il seno di profilo.

Ma tutte le immagini esistenti, comprese le immagini in sequenza che creano i filmati vanno regolate in modo da non mostrare gli esseri umani in un dato modo? Nessuna donna dovrebbe essere libera di fari fotografare in modo che seno e glutei siano evidenti? La giustificazione per un tale atto è irrazionale, perché proteggere a priori tutte le donne impedendo la visione del loro corpo in un certo modo, sarebbe una regolazione estremamente laboriosa e faticosa ed estremamente limitativa. Nessuno potrebbe vedere o mostrare qualcosa di diverso rispetto a quello che rientra in ciò che è approvato. Dunque, anche le limitazioni devono avere limiti per non negare la libertà e la soddisfazione altrui.

C’è chi pensa: “se il pubblico elegge qualcuno a celebrità, la persona eletta deve rendere loro qualcosa di  più di un semplice faccino carino o di un bel paio di tette“.

ma se le persone rendono celebre qualcuno, perché si dicono a vicenda e lo dicono al soggetto stesso: “io stimo/mi piace quella persona“, e vari complimenti, perché quella persona deve fare qualcosa in più di ciò che già fa? è celebre per quello che fa e non per quello che farà in più una volta reso/a celebre.

Dunque il problema reale è che certe persone pensano che non si deve rendere celebri certe altre persone. Cioè non si deve rendere celebri persone che oltre a un faccino carino o un bel paio di tette non hanno altro da dare al pubblico.

CLASSIFICHE E STATISTICHE

Una delle critiche tipiche nei confronti delle immagini di donne, soprattutto se nude o in atti sessuali è che siano frutto del maschilismo.

Ci sono degli strumenti che possono essere usati per convalidare delle ipotesi, come ad esempio le statistiche e le classifiche. Ma come tutti gli strumenti possono essere usate per confermare idee senza che esse le confermino realmente a livello logico, ma solo a livello psicologico.

C’è chi le usa per dimostrare che esiste disuguaglianza di genere tra uomini e donne nell’attività politica e nell’impiego, a sfavore delle donne.

Ad esempio il Global Gender Gap. Urapporto internazionale sul divario di genere pubblicato per la prima volta nel 2006 dal World Economic Forum.

Ma come può una classifica che registra la quantità di donne che fanno qualcosa senza tenere in considerazione il perché esiste una quantità del genere e non una superiore o inferiore e relazionare queste quantità alle quantità degli altri paesi descrivere che un paese non è un paese per donne, o che non c’è parità di genere? Molte donne si disinteressano di partecipare attivamente in politica, o si disinteressano di cercare lavoro, perché sognano qualcosa di meglio attendendo anni, e a volte non trovandolo mai, o perché possono vivere dai genitori e fare corsi di qualsiasi tipo, o perché possono farsi mantenere da fidanzati o mariti.

Il Gender Gap non classifica i paesi secondo il benessere delle donne, ma in funzione della rilevanza delle differenze fra uomini e donne all’interno di ogni paese. Quindi, un paese in cui uomini e donne stessero molto male, ma in misura perfettamente eguale, sarebbe in cima alla graduatoria. E dare valore al malessere che prende il primo posto è assurdo. Quindi, i dati non parlano da sé. Vanno capiti e interpretati. Come invece affermano alcune donne.

Bisogna sottolineare come i problemi della logica di genere (di cui il pensiero della differenza, la conseguente giustificazione dello status quo dei differenti approcci sessuali ecc. sono inconsapevoli declinazioni) sono problemi anche maschili. E dovrebbero essere considerati, semplicemente, problemi umani.

PERCHé ESSERE CONTRO LA DIVISIONE NETTA DEI SESSI
Sentirsi a proprio agio con se stessi è anche sentire che si è quel che davvero ci si sente d’essere e che non si è caduti prigionieri di ruoli di genere che non si desiderano.  Perché con il principio molto utilizzato del dare valore alle maggioranze esse assumono spesso un ruolo improprio, come l’individuazione e la separazione tra giusto e sbagliato, e così si arriva a soffrire nel sentire pressioni a essere come non si vorrebbe essere. Giusto il destrimano, sbagliato il mancino. Giusto/a lo/la etero, sbagliato/a il/la omosessuale o il/la poliamoroso/a. Viene chiamato “ruolo di genere” ciò che la società si aspetta dai comportamenti differenziati maschili e femminili. Considerare l’esistenza del ruolo di genere consente di comprendere come i concetti di uomo e di donna possano essere variati nella storia, essere diversi secondo etnia, cultura, religione di diversi popoli.

STEREOTIPO DI GENERE E PUBBLICITà
Quando l’aspettativa data dal ruolo diventa normativa, è preferibile usare l’espressione “stereotipo di genere”. Entrambi i termini rappresentano risposte diversamente graduate a comportamenti.
Nel caso dell’aspettativa ci sarà uno stupore, o una delusione, nel caso della normatività dei rimproveri, delle critiche, delle aggressioni.  L’immagine che rappresenta un essere umano può essere un modello per chi la vede. Cioè un aspetto ritenuto degno d’imitazione.
Per imitazione si indica l’utilizzare lo stesso make up o simili, gli stessi vestiti o simili, gli stessi atteggiamenti o simili. Ma un modello a cui ispirarsi volontariamente è diverso da una norma alla quale costringersi ad assomigliare. Nella scelta volontaria non c’è sofferenza, ma nella scelta non volontaria c’è sofferenza. La norma esiste solo se gli altri con i loro comportamenti o le loro parole (critiche, aggressioni, rimproveri, emarginazioni) impongono una scelta a qualcuno. Ad esempio tenere i capelli corti per gli uomini, e i capelli lunghi per le donne. Dunque, se la norma estetica o comportamentale dipende da un certo tipo di comportamento delle persone non dipende dalle pubblicità. Perciò, possono esistere pubblicità che presentano degli stereotipi, in un mondo in cui le persone non impongono attraverso critiche, emarginazioni o regole scritte questi stereotipi. Quindi essere contro la divisione netta tra i sessi non coincide con l’essere contro le pubblicità in cui vengono rappresentati stereotipi.

Alcune differenze di comportamento tra uomini e consistono nell’associazione di certe azioni che sono capaci di produrre benessere e vantaggi nell’altro compiuto in seguito alla visione della bellezza estetica femminile. Qualcuno vede la bellezza estetica in un essere umano e sente di voler agire in un certo modo.

Questa diseguaglianza c’è sia tra il genere maschile e il genere femminile, sia tra la parte di genere femminile il cui aspetto corrisponde allo standard di bellezza e la parte del genere femminile che non corrisponde allo standard di bellezza.

CONSEGUENZE NEGATIVE DEL SESSISMO

La differenza di sesso è stata nella storia una disparità in molti ambiti, più o meno gravi. In base ai bisogni primari si può inserire tra gli effetti più gravi quello economico, politico, affettivo, ma anche in ambito estetico.

Ad esempio le donne, perché erano appunto di sesso femminile, venivano private del diritto di voto. Tutt’ora alla differenza di sesso corrispondono altre differenze, sul piano concettuale, riguardo alle pratiche sociali. Anche l’abbigliamento.

Le conseguenze del sessismo, che è l’idea per cui la natura determina differenza tra uomo e donna e quindi si deve dividere in modo netto ruoli tra uomo e donna, e quindi che ci si può aspettare da uomini e donne che corrispondano alle norme loro poste, sono molte. Poiché dagli uomini ci si aspetta forza ma non bellezza, essi si occupano in maggioranza di lavori pesanti e o pericolosi (Pompieri, Taglialegna, Camionisti, Operai edili, Minatori) o di attività pericolose (Moto GP, Formula 1, Pugilato, Wrestling) o attività criminali.
La selezione di lavori pesanti e pericolosi ha la conseguenza di produrre più vittime di incidenti e morti sul lavoro, oppure di morti per crimini e mafia maschili che femminili, e di conseguenza i maschi non hanno quei vantaggi che le donne hanno in ambito lavorativo, poiché da loro ci si aspetta bellezza e non forza, ovvero il vantaggio di non occuparsi di lavori pesanti, o di attività pericolose come quelle criminali, e quindi di subire meno incidenti e meno morti sul lavoro o per crimini, e non hanno il vantaggio di guadagnare soldi attraverso l’uso dell’immagine del proprio corpo, e quindi senza fatica proporzionale a chi guadagna per delle competenze. Le donne a causa del vantaggio di poter guadagnare con la propria immagine estetica hanno lo svantaggio di essere in maggioranza giudicate esteticamente e subire molte più pressioni degli uomini per l’estetica, e di guadagnare in maggioranza di meno perché si occupano di lavori meno pesanti e pericolosi.

Poiché sono i significati che si attribuiscono alla realtà a costruirla per la propria percezione, attribuzioni di senso diverse portano allo sviluppo di stili comunicativi e competenze diverse, in uomini e donne. Gli uomini spesso non sanno cucinare, o pulire la casa, e invece le donne sanno cucinare e pulire la casa.

CONSEGUENZE SESSISMO IN FOTOGRAFIA
Un/una fotografo/a al di là della sua capacità di gestire la fotocamera e la luce, è anche criticato in base alle aspettative e alle idee sui ruoli di genere e gli stereotipi di genere usate come metro di misura per giudicare le fotografie che produce. Per cui fotografando una donna con un comportamento oppure con delle caratteristiche estetiche, o un abbigliamenti esclusi dall’idea di donna verrà criticato/a, e probabilmente giudicato un cattivo fotografo/a perché incapace di riconoscere qualcosa di inopportuno.

ANTISESSISMO

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Quando l’uomo fa l’uomo nel senso sessista del termine e picchia le donne però non va bene. Dunque se non va bene quello non dovrebbe andar bene che l’uomo faccia l’uomo nel senso sessista in assoluto. Quindi se non volete che gli uomini vi picchino perché hanno una visione sessista del proprio essere uomini smettetela di dire loro che sono femminucce quando non si comportano in modo stereotipato, dal non avere carattere, al piangere, al dire mi sono sentito offeso, al tenere i capelli lunghi, rifarsi le sopracciglia, e farsi la ceretta.

è ingiusto differenziare i comportamenti di uomo e donna ed aspettarsi che gli uomini e le donne rispondano ai loro ruoli.

Un uomo dovrebbe avere la libertà di versare l’acqua al ristorante, pagare il conto, aprire lo sportello non perché sa che un uomo deve fare così per essere romantico, un gentiluomo. Lo deve fare pensando che la donna può fare esattamente la stessa cosa.

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Quindi non ci si deve aspettare certi comportamenti solo dagli uomini, ma anche dalle donne, e ognuno deve essere libero di metterli in atto solo se gli va, e non perché appartiene a un certo sesso.

Così come in ambito estetico, le donne dovrebbero essere libere di avere i capelli corti o a zero, non depilarsi, ed essere impassibili e non ipersensibili, mentre gli uomini dovrebbero avere il diritto di avere i capelli lunghi, depilarsi, truccarsi, mettere i tacchi.

Così come in ambito psicologico gli uomini dovrebbero aver il diritto di piangere dicendo di sentirsi umiliati, offesi, aggrediti senza essere presi in giro.

SOLUZIONI AL SESSISMO

NELLE IMMAGINI PUBBLICITARIE

Poiché le immagini, soprattutto con contenuti verbali, possono influenzare parametri, desideri e comportamenti ci si preoccupa che esse non producano comportamenti pericolosi, o che producono sofferenza.

Cucina

Ci si preoccupa di non produrre desideri sessisti, attraverso la visione ripetuta di certi contenuti pubblicitari, come il desiderio che la donna si occupi dell’alimentazione o della pulizia della casa e l’uomo invece no. Ma per quale motivo, se per quanto riguarda aspettative e desideri, ad esempio occuparsi dell’alimentazione del partner o della famiglia intera nei confronti di una donna perché donna non produce una costrizione. Se il fidanzato, o il marito, vogliono che solo la propria partner cucini, o pulisca casa, lei può rifiutarsi e dire di no, come per qualsiasi altro suo desiderio. E quindi non si crea un problema.

La soluzione al sessismo in pubblicità data dai vari femminismi è eliminare l’immagine di donne nude, o che rispondono a idee precostituite (stereotipo) per pubblicizzare qualcosa (merci, musica, pensieri sociali o politici).
Ma l’eliminazione totale di un certo tipo di donna dalle pubblicità produrrebbe l’assenza di donne nude, o stereotipizzate e la presenza di uomini nudi o stereotipizzati. E dunque il sessismo non sarebbe eliminato in generale, ma solo nello specifico nei confronti delle donne.

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Quindi, poiché eliminando soltanto la nudità femminile si crea un sessismo sul maschio, si devono eliminare le nudità di entrambi i sessi.

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Ma eliminare sia l’immagine stereotipata della donna che dell’uomo elimina la libertà delle persone di aspirare a modelli stereotipata con l’approvazione sociale, e la situazione si ribalterebbe. Dall’intolleranza verso chi non corrisponde al canone estetico e allo stereotipo si passerebbe all’intolleranza verso chi corrisponde al canone estetico e allo stereotipo.
Negare la validità delle distinzioni di genere può essere interpretato da chi invece le ama e ne trae vantaggi come una limitazione di libertà nel viverle o una svalutazione del loro viverle. Questo quindi può portare a uno scontro tra esigenze opposte che impedisce qualsiasi cambiamento oppure fa vincere qualcuno a danno di qualcun altro. Perciò, piuttosto che condannare l’esistenza di distinzioni, forse si dovrebbe condannare la coercizione nel dover vivere queste distinzioni, e dunque contribuire a creare un mondo in cui chi vuole il rosa e l’azzurro per femmine e maschi, o capelli lunghi e corti, può scegliere liberamente di vivere questo tipo di vita, come chi invece non vuole vivere quel tipo di vita.
Quindi, si potrebbero soluzioni diverse rispetto all’eliminazione di ciò che provoca sofferenze.
Se l’uso dell’immagine di un corpo femminile per pubblicizzare una merce, (su carta o su video) ma anche un pensiero come una pubblicità progresso o sociale, o un videoclip musicale, viene usata perché alla donna viene collegato il concetto di bellezza, e all’uomo quello di forza, ed è quindi un’idea che divide i sessi in due ruoli netti e distinti, si può ipotizzare che per eliminare il collegamento tra il concetto di bellezza e donna, si dovrebbe inserire obbligatoriamente in ogni immagine di nudo in cui si esalta la bellezza della donna anche l’immagine di un uomo nudo in cui si esalta la sua bellezza, e vietare l’uso dell’immagine di nudo un singolo sesso. In questo modo il trattamento sarebbe paritario e la nudità non sarebbe più sessista.

soluzioni_alternativeIn sintesi, le possibilità di cambiamento sono quattro:
1. Si elimina la nudità femminile e si lascia quella maschile
2. Si elimina la nudità femminile e maschile.
3. Si lascia la nudità ma si obbliga all’alternanza delle immagini a ogni rivista e azienda pubblicitaria
4. Si eliminano le immagini con un solo sesso e si obbliga a inserire sempre i due sessi i contemporanea

MODI UTILIZZATI PER OTTENERE L’ELIMINAZIONE DELLE IMMAGINI SESSISTE
I modi utilizzati per ottenere l’eliminazione delle immagini femminili giudicate sessiste è criticarle, e amplificare la critica nel web, oppure fare petizioni, oppure riprodurre le pubblicità in modo da ridicolizzarle e far cambiare idea ai pubblicitari.

SOLUZIONI ALLA DIFFERENZIAZIONE SESSUALE NELL’EDUCAZIONE

sull’importanza della libera scelta dei giochi nell’età dello sviluppo: destinare ai maschietti dei giochi e alle femmine degli altri vuol dire limitare la fantasia e creatività dei bambini e ha conseguenze negative soprattutto perché consolida stereotipi che differenziano i sessi in modi non attinenti alla realtà, e quindi gratuitamente discriminatori.
La grande catena specializzata nella vendita di giocattoli Toys’R’Us, sollecitata da questa campagna di idee contro il sessismo, ha deciso di dire pubblicamente addio alla separazione in settori di giochi secondo il genere. Basta giochi per femmine e giochi per maschi, basta divisioni, nei loro negozi ci saranno solo giochi mescolati, giochi per tutti/e, giochi e basta.
Prove generali: La Toys “R” Us aveva già lanciato per Natale scorso un primo catalogo dedicato ai magazzini collocati in Svezia in cui i giochi venivano smarcati dal genere:
“Se i maschietti, come le bambine, in Svezia amano giocare a far da mangiare o occuparsi della casa allora noi vogliamo rappresentare questa tendenza”
Evidentemente i loro collaboratori hanno saputo, aldilà dell’autentico o meno impegno nella lotta alle discriminazioni di genere, cogliere quella che é una reale tendenza del mercato, interpretando anche l’importanza delle proteste e campagne che negli ultimi anni hanno toccato questo tema e con cui gli addetti al settore devono sempre di più confrontarsi, possibilmente aprendo gli occhi e caricandosi delle dovute responsabilità.
Smettiamo di limitare l’immaginazione dei bambini, questo lo slogan della petizione Let toys be toys firmata da oltre 8mila persone. Oltre a costituire un sito (che vi consiglio di esplorare per bene vista la ricchezza di materiali e rubriche) dove raccolgono testimonianze di genitori e bambini, l’associazione ha creato una sorta di sistema di monitoraggio “del nemico” e ha inventato marchio di qualità per premiare o riconoscere i magazzini che non insistono sugli stereotipi di genere. Guardate qui il bollino di Toymark e qui il comunicato stampa. Per i genitori ecco qui un articolo in lingua inglese sul legame fra giochi e apprendimento e qualche consiglio per non limitare la fantasia del bambino .
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La nuova politica aziendale di Toys “R” Us sembra già promettere bene pure dal punto di vista delle vendite, per questo motivo anche molte altre importanti marche sono pronte a a seguirla. Sempre in reazione alla campagna Let toys be toys infatti altri grandi nomi come Tesco, Sainsbury’s, Boots, The Entertainer et TK Maxx si sono impegnati pubblicamente a sopprimere nei loro magazzini la divisione dei compartimenti specializzati «maschi» e «femmine» .
Ma non si tratta di episodi isolati. Anche in Francia questa presa di coscienza inizia a farsi strada ed ha avuto inizio grazie al catalogo natalizio 2012 diffuso da Super U , catena di supermercati che ha reagito non conformandosi ai soliti clichés di genere. Qui sotto trovate qualche immagine: nel catalogo comparivano mescolate foto di bambine che giocano con costruzioni, macchine telecomandate e trattori e bimbi che cullano bambolotti o giocano alla cucina. Incredibile eh? Quando la realtà diventa avanguardia !!!!!!
La stessa operazione venne fatta anche nel catalogo diffuso dal grande magazzino di giochi francese “La Grande Récré” ma al momento i loro magazzini presentano ancora una divisione tra reparto per maschietti e quello per le femminucce. La creazione dei cataloghi ha costituito un primo passo certo, ma le associazioni che si sono occupate di queste tematiche, fra cui quelle che hanno pubblicato il libro Contre le jouets sexistes, sorvegliano e lavorano ancora affinché il cambiamento divenga reale e visibile anche percorrendo i reparti di negozi di giochi o di grandi magazzini. Fra pochi mesi, a Natale, potremo divertirci o indignarci visionando i nuovi cataloghi e magari confrontarne le caratteristiche a seconda dei paesi di provenienza.

SOLUZIONI AL DIVISIONISMO SESSUALE NELL’ESTETICA

Ciò che mantiene una cultura e permette che venga trasmessa agli esseri umani ed evita che venga sostituita con un’altra è il giudizio negativo e positivo degli altri, che inventa il concetto di “infrazione”, oltre alla visione continua di un certo look e al bisogno umano di sentirsi integrati in un gruppo. Molti genitori vanno controcorrente.

Un genitore in contemporanea al concedere al figlio la giusta libertà di gestire il suo aspetto, e i giochi con i quali gioca, indipendentemente dai modelli che differenziano nettamente uomini e donne (capelli, colori, tipologia di abito ecc), un genitore dovrebbe spiegare bene la differenza tra il sesso e il ruolo che ci si aspetta una persona svolga in base al suo sesso.

In modo da evitare che il figlio faccia confusione e arrive a pensare semplicemente che maschi e femmine ha senso che indossino qualsiasi cosa, perché non esistono i sessi.

Cioè che poiché certe differenziazioni, come i colori diversi per maschi e femmine, sono convenzioni che non hanno a che fare con l’anatomia, al contrario di un reggiseno o di un assorbente, allora non esistono i sessi, e quindi ha senso che un maschio si metta il reggiseno o l’assorbente

Il gesto di Nils Pickert che nel 2012 ha raccontato alla rivista Emma facendo molto discutere. di aver iniziato a indossare una gonna rossa per far sentire adeguato il figlio di 5 anni, il quale preferiva indossare abiti femminili, ha fatto molto discutere, e ho prodotto giudizi negativi, “in questo modo si confondono le idee al bambino” “non è un buon padre chi fa così”.

“Mio figlio preferisce indossare abiti da donna, così ho iniziato a mettere la gonna anch’io, per solidarietà […]. Sono uno di quei genitori che cercano di educare i figli all’uguaglianza di genere, non sono uno di quegli pseudo-papini-accademici che nei loro studi blaterano di giustizia di genere, per poi cadere nei soliti cliché dei ruoli appena nasce loro un bambino: lui pensa alla carriera, lei si prende cura del resto”.

NEL LAVORO
Riguardo alla differenziazione netta o quasi, dei lavori offerti al sesso maschile e quello femminile, c’è chi pensando che i o le titolari di attività in cui è necessario un essere umano (venditore) a contatto con altri esseri umani (umani) assumano solo o prevalentemente donne è perché in questo modo i clienti saranno invoglia a fermarsi o a ritornare in quel posto perché ad essi piace vedere o parlare con qualcuno che apprezzano esteticamente, in particolare se donna. Gli uomini che non riescono a trovare lavoro nei settori dedicati agli uomini e tentano in quelli dedicati alle donne sarebbero vittime del loro piacere di guardare l’aspetto del sesso femminile.

Dare la colpa al piacere di guardare le donne piuttosto che al sistema di produrre soldi, che non assicura il lavoro a tutti, al contrario di quanto è scritto nella Costituzione, è ingiusto, e se seguito alla lettera porta a conseguenze paradossali.
Infatti, in base a questo ragionamento allora si dovrebbe eliminare questo piacere tramite strategie non ben conosciute aspettando che il mercato cambi. allora le ragazze dovrebbero smettere di indossare shorts, esser provocanti, o sexy, o anche belle, o semplicemente dovrebbero smettere di esistere in modo che molti uomini non le stuprino più.

Il lavoro dovrebbe essere assicurato a tutti, e solo se certe differenziazioni se sono inevitabili, o se evitabili ma utili e giuste, potrebbero essere accettate. Il problema è che l’inevitabilità di certe differenziazioni è giustificata dal modello economico in cui viviamo, in cui il profitto è la cosa più importante, se l’impresa non guadagna deve chiudere, e se guadagnano di più escludendo gli uomini e accettando solo donne in lavori in cui c’è il contatto con il cliente così vanno le cose, dunque, si deve cambiare si deve cambiare questo sistema  verso un sistema basato su un uso razionale delle risorse del pianeta terra e del lavoro umano, per impedire che accada questa disparità di opportunità.

Ma poiché per cambiare il sistema economico ci vogliono tempi storici e interventi politici che non possono attuare i singoli cittadini privi di potere, nel frattempo si potrebbe obbligare il governo a controlli nelle imprese, che obblighino i titolari a giustificare il perché sono presenti solo donne o solo uomini.

EDUCAZIONE
I bambini non dovrebbero essere indotti culturalmente verso alcun comportamento considerato da maschio o da femmina, lasciando libere le possibilità di sviluppo delle loro identità personali che includono quella di genere. La presenza di genitali diversi non dovrebbe esser collegata come segno inequivocabile di una netta separazione sessista per la quale chi ha il pene deve essere e comportarsi da maschio  e chi ha la vagina deve essere e comportarsi da femmina.

SESSISMO E FEMMINISMO
Si ricorda che la CEDAW – universalmente riconosciuta come una sorta di Carta dei diritti delle donne – definisce “discriminazione contro le donne” “ogni distinzione, esclusione o limitazione basata sul sesso, che abbia l’effetto o lo scopo di compromettere o annullare il riconoscimento, il godimento o l’esercizio da parte delle donne, indipendentemente dal loro stato matrimoniale e in condizioni di uguaglianza fra uomini e donne, dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale, civile, o in qualsiasi altro campo”.

8. Il manifesto deontologico dei creativi pubblicitari. Nel 2011 l’Adci, il club dei creativi pubblicitari, pubblica un manifesto deontologico che invita tutti gli addetti ai lavori a progettare campagne non volgari, appropriate e rispettose. Che non rafforzino stereotipi e cliché arretrati e dannosi. Che non usino il corpo come oggetto sessuale da abbinare ai prodotti in modo pretestuoso. È un passo importante ma, ovviamente, non basta: l’Adci rappresenta un gruppo di creativi, non l’intero sistema pubblicitario italiano. Può incoraggiare e premiare la buona pubblicità, ma non può punire quella cattiva.

9. Punire i “cattivi”: l’attività del giurì. Non tutti sanno che da anni è attivo in Italia lo Iap. L’Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria è un ente privato a cui aderiscono le aziende che commissionano la pubblicità, le agenzie che la progettano e i media che la diffondono. Lo Iap ha firmato di recente un accordo anche con il ministero delle pari opportunità. Agisce in base a un codice di autodisciplina, riconosciuto dalla corte di cassazione, che consente a un organo giudicante, il giurì della pubblicità, di bloccare e far ritirare le campagne sessiste o offensive. Nel 2012 il giurì ha preso in esame quasi mille casi. Tutti i cittadini possono denunciare pubblicità offensive. Farlo è semplice.

Il fatto molto positivo è che il giurì agisce, come è necessario, in tempi rapidi (pochi giorni). Ma c’è un’ampia area di miglioramento: il giurì agisce a partire dalle attuali norme di legge italiane, le quali non hanno ancora, per esempio, recepito le indicazioni europee del 2008, intitolate Impatto del marketing e della pubblicità sulla parità tra donne e uomini. Oggi il giurì può far cessare subito le campagne clamorosamente sessiste e offensive. E lo fa, ma resta un’ampia area grigia che sfugge alle sue sanzioni.

In Italia è attivo anche l’antitrust (Autorità garante della concorrenza e del mercato), che però si occupa solo di pubblicità ingannevole.

10. Il caso dei salumi calabresi, le buone intenzioni e i pessimi risultati. Dal 2011 gira in rete una ripugnante immagine pubblicitaria che, per promuovere salumi calabresi, mostra una fellatio. L’azienda cosentina che la firma ha cessato di esistere nel febbraio 2012, ma l’immagine è ancora più che visibile online, e continua a rimbalzare tra siti e commenti scandalizzati o furbetti: appare anche in uno slideshow sul sito di un importante quotidiano nazionale, e il 21 aprile 2013 l’ennesimo post che la riproduce è fra i topic della rete con 10.400 citazioni.

L’immagine è stata segnalata più volte allo Iap, che però non è intervenuto: non ne trova traccia al di fuori della rete e sospetta che si tratti di un falso. Come mai? Semplice: quell’immagine non appartiene a una campagna pubblicitaria uscita sui mass media, ma a un dépliant, diffuso durante un concorso per istituti alberghieri. Un episodio tanto sgradevole quanto marginale.

11. L’effetto paradosso. Il caso di cui sopra fa riflettere: il sommarsi di citazioni in rete ha, in realtà, involontariamente moltiplicato all’infinito la visibilità di quel dépliant idiota, che di suo sarebbe rapidamente finito nella discarica dell’oblio.

Lo stesso meccanismo di diffusione sul web continua a premiare altre campagne becere il cui ritiro è stato imposto anni fa e che, spesso diffuse solo su base locale, avrebbero comunque avuto scarsissima visibilità.

La sanzione dello Iap punisce le campagne “cancellandole” dal sistema dei mezzi di comunicazione tradizionali: ma se le stesse campagne, magari proprio per il fatto di essere state censurate, ottengono online una visibilità alta, gratuita e permanente, le aziende colpevoli si fregano le mani dalla gioia. E l’efficacia della sanzione dello Iap viene di fatto azzerata.

12. I grandi meriti dell’attivismo contro la pubblicità sessista. Da tempo sono attivi moltissimi gruppi, blogger, opinioniste che tengono sotto controllo la pubblicità sessista e, con pazienza e tenacia, ne denunciano i danni.

A proposito di pazienza, mi permetto una riga autobiografica: scrivo contro la comunicazione sessista da fine anni ottanta, quando non c’era neanche la definizione. Come vedete, non ho ancora smesso.

Ma torniamo ai gruppi: fanno su base volontaria un’azione meritoria e impagabile di monitoraggio e sensibilizzazione. Costituiscono una fittissima rete, diffusa su tutto il territorio, che si esprime attraverso decine di siti, blog, pagine su Facebook, convegni, manifestazioni. Un patrimonio di energia prezioso e un elemento strategico cruciale se, come spero, si decidesse di agire sul serio contro la pubblicità sessista.

13. Quanta pubblicità produciamo in Italia? La società Nielsen stima che in Italia siano prodotte e diffuse ogni anno tra mezzi d’informazione classici (stampa, tv, affissione, radio, cinema) e internet circa 80-100mila campagne pubblicitarie diverse. A questa massa va aggiunta tutta l’enorme quantità di materiali promozionali che non sono trasmessi dall’informazione: cartelli da banco e da vetrina, volantini, locandine, manifesti e segnaletica promozionale per i punti vendita, striscioni, dépliant come quello dei salumi calabresi.

Poiché ogni campagna pubblicitaria è di norma accompagnata dalla produzione di diversi materiali promozionali, credo che una realistica e cauta stima globale possa considerare qualcosa come 400mila “pezzi” di pubblicità prodotti ogni anno. Più di mille al giorno, Natale e ferragosto compresi.

14. Censurare la pubblicità? Primo esempio. Guardate la differenza tra l’immagine dell’azienda di abbigliamento H&M che potete vedere qui in Europa (a sinistra) e la stessa immagine predisposta per un’uscita in Arabia Saudita (a destra).

Di norma le multinazionali adattano la loro pubblicità alla sensibilità di ogni paese: nessuna azienda fa pubblicità con l’intento di dispiacere ai suoi potenziali consumatori o, peggio ancora, ai governi nazionali. Anche senza arrivare a coprire le spalle delle modelle, le multinazionali potrebbero essere più sensibili anche in Italia, come chiede Laura Boldrini?

Certo che sì. Ma avete presente la reputazione che, all’estero, il paese del bunga bunga si è creato? E volete che le multinazionali siano caute proprio qui da noi?

Dobbiamo essere noi per primi a darci regole chiare e a comportarci in modo coerente con la pubblicità, e non solo con quella. Solo così potremo mettere in riga non solo le multinazionali: spesso, le campagne peggiori sono prodotte e diffuse in situazioni periferiche.

15. Censurare la pubblicità sessista? Secondo esempio.Qui sotto a sinistra vedete una campagna pubblicitaria con una nota personaggia televisiva in posa ammiccante. Si può discutere se sia censurabile o meno ma, insomma, diciamolo: se lei non si stesse tirando giù le mutande sarebbe meglio.

Però, sempre a proposito di mutande: qui sotto vedete la stessa personaggia proposta in prima serata da mamma Rai durante il festival di Sanremo.

Come dicevo molte righe più sopra, è difficile parlare di donne e pubblicità rinunciando a leggere la pubblicità medesima all’interno del più ampio sistema dei media, con particolare attenzione alla tv così come Zanardo l’ha raccontata, e all’interno dell’ancor più ampio sistema paese: quello ricordato ai punti 2 e 3.

16. Bisognerà pur cominciare a cambiare le cose. Perché non cominciare dalla pubblicità, allora? Personalmente ne sarei entusiasta. La pubblicità stessa avrebbe, tra l’altro, una straordinaria occasione per tornare a essere credibile, creativa e all’avanguardia nel cambiamento. Ma vediamo come si può fare.

Sottoporre tutta la pubblicità a verifica preventiva mi sembra improponibile, non solo dati i 400mila pezzi prodotti ogni anno (e la difficoltà di intercettare, per esempio, un dépliant diffuso su base locale), ma anche tenendo conto dei tempi di attuazione.

Giusto per fare un esempio: i quotidiani, i cui introiti derivano per oltre il 50 per cento dalla pubblicità, ospitano una gran quantità di campagne tattiche. Si tratta di promozioni, sconti, offerte speciali, decisi dalle imprese e varati in tempi brevissimi: se ogni annuncio dovesse aspettare settimane per essere approvato, gran parte della pubblicità tattica finirebbe, con le conseguenze che tutti potete immaginare.

Sottoporre solo una parte (per esempio, le affissioni comunali) a verifica preventiva mi sembra ugualmente improponibile. Nel paese dei furbi, avremmo mille distorsioni: manifesti censurati che escono in formato maxi sugli spazi privati, che escono in una città sì e nell’altra no, immagini censurate dirottate sulla stampa, e così via.

E, comunque, in assenza di norme certe, aggiornate e capaci di intercettare tutta la pubblicità sessista (stereotipi e cliché compresi) non si va da nessuna parte.

17. Indirizzi chiari, sanzioni certe. Prima di tutto bisogna prendere in mano la risoluzione europea del 2008, tradurla in indirizzi chiari e realistici che servano a orientare aziende, agenzie e tutti gli addetti ai lavori (e magari di riflesso l’intero sistema dei media) e in norme di legge altrettanto chiare e realistiche che, una volta applicate, prevedano sanzioni anche pecuniarie: oggi, infatti, l’esclusione dai mass media inflitta dallo Iap non ha alcun impatto su un volantino o un dépliant e su chi l’ha prodotto e diffuso.

E poi bisogna diffondere gli indirizzi, spiegarli, educare. E far rispettare le norme, potenziando lo Iap o affiancandolo. L’importante è che le norme e le sanzioni ci siano, e che l’applicazione sia certa e tempestiva.

18. La funzione strategica dell’attivismo. Torniamo al punto 12 e all’attivismo contro la pubblicità sessista: sulla base di norme finalmente esaurienti, e avendo un interlocutore certo e tempestivo, la rete territoriale dell’attivismo può esercitare, come già sta facendo ma con risultati più efficaci, un monitoraggio capillare e prezioso, sapendo bene cosa denunciare, in che termini, a chi. E può offrire un supporto forte al cambiamento.

19. Un’opportunità per le aziende, e per il paese. Le aziende vogliono fare pubblicità efficace. Per convincerle che la pubblicità efficace è quella che rispetta le donne bisogna intrecciare dissuasione e persuasione: dire anche – e comincio a farlo qui – che le aziende che sapranno per prime rappresentare in modo moderno e soddisfacente l’universo femminile, senza intrappolarlo in stereotipi e cliché, otterranno non solo la gratitudine di tutti, ma anche un vantaggio competitivo tangibile e clienti più affezionate e grate. Qualche azienda se n’è già accorta, ma sono troppo poche.

20. Una petizione popolare per cominciare. E, di nuovo, è l’Adci, il club dei creativi pubblicitari, a lanciare un segno per cambiare: ha messo online una petizione pubblica contro la diffusione ripetuta di stereotipi di genere, e per chiedere che le indicazioni europee in materia siano finalmente recepite e tradotte in norme di legge. Se volete una pubblicità meno sessista e più rispettosa potete firmare adesso. E allora, forza, che aspettate a farlo?

Parole e immagini
Le parole possono cambiare completamente un’immagine. E un’immagine neutra o positiva può diventare negativa in base ad esse.
Si accusa certe frasi aggiunte a immagini in cui ci sono immagini di corpi di donne di essere sessiste:
“E tu dove glielo metteresti?”
“Montami a costo zero”
“E lei quante volte viene?”
Il riferimento è sessuale.

VANTAGGI E SVANTAGGI DEL SESSISMO
Anche alcune femministe affermano che ci siano vantaggi nel sessismo.

E lo chiamano “sessismo benevolo”, cioè un insieme di atteggiamenti basati sulla differenziazione netta tra i sessi soggettivamente positivi. Come l’opinione che le donne siano “fiori delicati”, o che le donne, ma non gli uomini, non si toccano neanche con un fiore. Una differenziazione che va avantaggio di un sesso, e che quindi può essere apprezzata e usata da quel sesso, al contrario di una differenzazione che va a svantaggio di quel sesso. Vengono interpretati come complimenti, favori, dimostrazioni d’affetto, di attenzione, di rispetto, di gentilezza, di attenzione, di importanza. nonostante i sentimenti positivi che può indicare nel ricevente, le sue fondamenta risiedono nella stereotipizzazione tradizionale. Ad esempio, il commento di un uomo ad una collega su quanto sia ‘carina’, per quanto benintenzionato, può minare in lei la sensazione di venire presa sul serio come professionista. Quando qualcuno percepisce un comportamento sessista ma benevolo o vantaggioso è meno motivato ad intraprendere azioni collettive contro il sessismo, come firmare una petizione, partecipare a una manifestazione, o in generale agire “contro il sessismo”. Perché le persone, uomini o donne, esposte al sessismo benevolo hanno più probabilità di pensare che ci sono molti vantaggi nell’essere del sesso che si è, focalizzando la propria attenzione sui vantaggi. e avevano anche più probabilità di impegnarsi nella giustificazione del sistema, un processo attraverso il quale le persone giustificano lo status quo e credono che i gruppi giudicati svantaggiati da alcuni non abbiano reali problemi da affrontare nella società odierna

IMPEDIMENTI ALL’ANTISESSISMO: SESSISMO CONSENSUALE

Il problema dell’esistenza del sessismo nasce dal fatto che esso ha delle conseguenze rifiutate da chi lo vive, in quanto dolorose a vari livelli.
Viene chiamato antisessismo, il rifiuto della netta divisione tra i sessi che produce comportamenti e impostazioni sociali che a chi si definisce antisessista danno fastidio.
Ma poiché esiste chi accetta e preferisce il sessismo e chi lo rifiuta, non è possibile semplicemente eliminare il sessismo, ad esempio considerandolo reato, o disinteressarsi dei problemi che provoca, considerandolo libero, dunque è necessario stabilire chi deve prevalere su chi, o se ci sono possibilità di accontentare entrambi. Questa decisione deve essere presa in base al metro di misura della sofferenza umana, dovuta all’esistenza di bisogni primari o anche desideri. Dunque è necessario identificare le differenze di trattamento tra i due sessi.
Distinguere le differenze tra uomini e donne date dalla natura e quelle date dall’essere umano, valutare quali giustificazioni abbiano quelle date dall’essere umano, e poiché anche se esistono differenze naturali la natura non è buona in sé, è necessario identificare ciò che è inevitabile da ciò che è evitabile nell’ambito naturale, e valutare se la modifica di ciò che è evitabile provochi sofferenze e se queste sofferenze siano giustificabili o no, nel caso la modifica sia giustificabile, procedere col modificare ciò che è evitabile in vista di un miglioramento, basato sulle conseguenze negative prodotte da queste differenze che si eviterebbero, e stabilendo cosa si può imporre o no, come si fa attraverso la legge nei confronti di tante possibilità umane che vengono limitate a causa della sofferenza che producono.

La natura non bada alle esigenze psicologiche di parità tra uomo e donna, in qualsiasi specie vivente, perciò è la civiltà che deve avere il compito di produrre comportamenti e opportunità il più possibile paritari, e quindi deve valutare ciò che si può modificare da ciò che non si può modificare.

 

VANTAGGI E SVANTAGGI DEL SESSISMO

DIFFERENZE DI TRATTAMENTO TRA UOMO E DONNA

In ambito lavorativo:
Uomini – Poiché dagli uomini ci si aspetta forza ma non bellezza, essi si occupano in maggioranza di lavori pesanti e o pericolosi (Pompieri, Taglialegna, Camionisti, Operai edili, Minatori, Magazinieri) o di attività pericolose (Moto GP, Formula 1, Pugilato, Wrestling) o attività criminali, oppure attività in cui non c’è un valore aggiunto al proprio lavoro come il fotografo, oppure attività legate alla forza come i negozi di abbigliamento sportivo.
Donne – (bar, banchiste, cassiere al supermercato, fotomodelle, profumerie, negozi per bambini, baby sitter, biglietti del cinema, abbigliamento ecc)

In ambito affettivo:
Donne – (la donna si fa corteggiare, non paga la cena fuori ecc)
Uomini – (l’uomo paga la cena fuori, apre lo sportello dell’auto, aiuta con i pesi durante la spesa, si pensa sia l’unico attratto dal sesso, e che sia incapace all’empatia)

In ambito sociale:
per gli affitti si ricercano spesso donne e non uomini poiché pensate come ordinate, che non fanno confusione, corrette, non portano prostitute in casa.

In ambito estetico:
Donne (Trucco agli occhi, capelli lunghi e lucidi, o certi tagli di capelli (cleopatra) orecchini, anelli, collane, bracciali, smalto, unhie lunge, scollature sul seno e sulla schiena, gonne (anche molto corte), calze, pantaloni aderenti, panta collant, leggins, scarpe col tacco.
Uomini – (Viso senza make up, capelli corti, cravatta, scarpe piatte ecc)

conseguenze_divisione_lavoro_donna_uomoUomini: spesa ridotta al minimo per cosmetici e prodotti per la cura del corpo. maggior tempo libero.
Donne: spesa maggiore in cosmetici e prodotti per la cura del corpo. minor tempo libero (pettinarsi, truccarsi, colorarsi capelli, depilarsi, scegliere tra quantità maggiori vestiti e accessori)

conseguenze_sessismo_estetica

 DISCRIMINAZIONE POSITIVA NEI CONFRONTI DELLE DONNE

C’è un paradosso in quella che viene chiamata “discriminazione positiva” e che poi tra le tante varie traduzioni pratiche può prendere la forma di “quote rosa”. Nel discriminare al fine di produrre un effetto positivo su chi è stato discriminato, ad esempio nell’ambito del sesso, si agevola a caso delle persone appartenenti a quel sesso.
Si sostituisce Darwin con la Austin sulle banconote perché la Austin è donna e Darwin uomo. Si chiede che ci siano rappresentanti donne, indipendentemente da chi, come se fossero una riproduzione in scala dello Stato che rappresentano, si chiede che vengano fatte studiare autrici letterarie donne supponendo che questo educherebbe al rispetto delle donne.
Si assegnano nomine di senatore/trice a vita a donne in quanto donne, come la Cattaneo, preferita a un uomo, ad esempio Umberto Eco, perché donna.
La Cattaneo, è un’ottima persona, un’ottima ricercatrice, e una donna impegnata. Ma non ha “meriti eccezionali” (noti), e il presidente Napolitano l’ha riconosciuto: nella sua motivazione per le nomine, infatti, ha detto di aver scelto tre personalità indiscusse, e di aver voluto fare un regalo alla ricerca, intendendo di aver scelto praticamente a caso una donna promettente. Facendo così è andato contro la lettera della costituzione. La costituzione, nomina espressamente la letteratura tra le possibili motivazioni per la nomina di senatore a vita. ora, sarebbe difficile trovare uno scrittore italiano più noto e popolare al mondo. e anche, trovare in italia un intellettuale che più simboleggi per noi la cultura non solo umanistica, ma globale (nel senso rinascimentale). La Cattaneo, al paragone è un’emerita sconosciuta, e non si può certo dire, in nessun senso (letterale o metaforico) che abbia “illustrato la patria in maniera eccezionale”.
Si fa andare in pensione più tardi gli uomini e prima le donne eccetera. La lista è lunga.
Paradossalmente se si continuasse così per tanto tempo, forse la situazione potrebbe ribaltarsi. Ovvero le discriminazioni sarebbero verso i maschi. Questa discriminazione positiva è abbastanza casuale, come lo è quella negativa. Sarebbe più razionale far rispettare principii indipendenti dal sesso. Tipo la parità tra i sessi. E non inventare una parità quando non c’è. Cioè, se non ci sono due premi nobel, uno maschio e uno femmina, ma solo due maschi, o solo due femmine, non ci si dovrebbe inventare un premio nobel maschio o un premio nobel femmina ad hoc per creare parità. Quello che c’è c’è. Indipendentemente dal sesso.

DONNE E NOBEL

Ai nostri giorni una delle forme più diffuse di questa malattia dello spirito è il “politicamente corretto”: cioè, la pretesa di impedire che si chiamino le cose col loro nome, perché questo urterebbe la sensibilità di coloro che avanzano appunto la pretesa. Le armi che i politicamente corretti brandiscono sono le accuse che essi riversano su coloro che si rifiutano di piegarsi alle loro pretese: accuse tanto più infamanti, quanto più le pretese sono ridicole.

La conseguenza può essere, come racconta Philip Roth in La macchia umana, “un’orgia colossale di bacchettoneria”, in cui “i cialtroni tronfi e morigerati, smaniosi di incolpare, deplorare e punire, fanno i moralisti a più non posso, tutti in un parossismo calcolato di quello che Hawthorne identificò come lo spirito di persecuzione”. Spirito che oggi si incarna appunto nell’ipocrita conformismo del “politicamente corretto”.

Il record di questo genere di stupidità si è raggiunto negli anni ’70, quando le femministe statunitensi ebbero a ridire sul termine history: secondo loro il prefisso his sottolinea infatti che la storia è scritta da una prospettiva maschile, e andrebbe quindi riscritta in prospettiva femminile e chiamata herstory. Naturalmente ci sono state case editrici che hanno intrapreso questa encomiabile impresa.

Un’altra bella invenzione di questo genere è stato il concetto di gender, che costituisce un analogo profano della sacra transustanziazione: l’idea, cioè, che come un’ostia può non avere la sostanza del pane, pur mantenendone tutti gli attributi, così un uomo può non avere la sostanza del maschio, pur mantenendone tutti gli “attributi”, letterali e metaforici. E idem per la donna, naturalmente.

Di questo pane azzimo si nutrono le sociologhe statunitensi, ma l’hanno introdotto nella loro dieta persino le matematiche italiane: ad esempio, quelle riunite in un Gruppo di Lavoro Pari Opportunità dell’Unione Matematica Italiana, che si preoccupa appunto di problematiche gender and science (rigorosamente in inglese, secondo un altro comandamento del “politicamente corretto”).

I politically correct, ad esempio, storcono il naso di fronte al determinismo sessuale, tacciandolo di sessismo, e preferiscono ricordare l’innegabile unilateralità dell’educazione femminile, che fino a non molto tempo fa spingeva le donne a diventare “mogli e madri”. Rita Levi Montalcini amava ricordare come avesse appunto dovuto ribellarsi a questa pretesa nella sua propria famiglia. E come ai congressi ai quali partecipava da giovane i relatori aprissero le loro conferenze con un Lady and gentlemen, “Signora e signori”, a conferma della generalità della situazione.

A sostegno di questa interpretazione sembra andare anche la statistica. In Italia, ad esempio, tra i professori associati di matematica le donne sono una maggioranza, ma diventano una netta minoranza tra i professori ordinari, lasciando sospettare che i figli finiscano per interferire con il proseguimento delle loro carriere, in una disciplina che richiede una concentrazione e una dedizione costante ed esclusiva.

Tuttavia, le donne scienziate sono comunque meno di quante ci si potrebbe aspettare. Si può infatti citare i dati della Fondazione Nobel a proposito della presenza femminile tra i vincitori dell’omonimo premio, e di integrarli con dati simili legati ad analoghi premi in discipline non premiate dal Nobel.
Ad esempio, nel 2016 nessuna donna ha vinto un premio Nobel. E fino al 2015 l’hanno vinto 16 nella pace, 15 in letteratura, 12 in medicina, 4 in chimica, 2 in fisica e 1 in economia. Cioè 49 donne su 885 premi Nobel vinti.
Inoltre, 2 donne hanno vinto finora il premio Turing per l’informatica su 64, 1 la medaglia Fields in matematica su 56 e nessuna è mai stata campionessa mondiale di scacchi su 24 persone lo sono state.

Non è certo un caso che, alla richiesta di un nome di grande matematica, la risposta sia quasi universalmente Ipazia di Alessandria. Della quale sarebbe però difficile ricordare anche un solo teorema, invece che le gloriose vicende della sua vita da “libera pensatrice”, e quelle tragiche della sua morte per mano dei fondamentalisti cristiani istigati dall’arcivescovo Cirillo alla fine del quarto secolo. Non a caso, il film Agora su di lei le attribuisce risultati sulle coniche che sono invece dovuti ad Apollonio, più di mezzo millennio prima. La stessa cosa vale per le compositrici, a fronte di un gran numero invece di grandi esecutrici, da Clara Schumann a Martha Argerich.

Una progressione discendente dalle discipline più concrete a quelle più astratte, nelle discipline premiate con i premi citati (pace, letteratura, medicina, chimica, fisica, informatica, economia, matematica e scacchi) che sembra indicare come l’attitudine femminile sia direttamente proporzionale alla concretezza e indirettamente proporzionale all’astrazione nelle discipline scientifiche.
Affermazione che non significa che le donne non sono portate per l’astrazione in generale, ma che sono portate meno per le discipline più astratte (scacchi, matematica, eccetera) e più per quelle concrete (chimica, medicina, eccetera), nello spettro citato.

In questo contesto le superficiali e sciocche spiegazioni sociologiche basate sulle “convenzioni sociali” non solo non fanno onore in bocca a persone di estrazione scientifica, e meno che mai in matematici e matematiche ma, soprattutto, non possono spiegare la “progressione discendente” nei dati: al massimo, potrebbero essere invocate, volendo essere pseudoscientifici, se i dati mostrassero una costante assenza di donne in tutte le discipline, cosa che invece non fanno.

Sia l’educazione che la famiglia dovrebbero però permettere abbondanti fluttuazioni statistiche, mentre invece le eccezioni costituite dalle matematiche al top mondiale tendono a far sospettare qualcosa di più profondo.
Una spiegazione scientifica degna di questo nome dovrebbe invece spiegare perché le “convenzioni sociali” e le “cure famigliari” non hanno impedito a madame Curie di prendere due Nobel appena il premio è stato istituito, e di eccellere in proporzione ben maggiore delle matematiche, ma impediscono ancora un secolo dopo a una donna di vincere il campionato del mondo di scacchi.
Forse che le “convenzioni sociali” e le “cure famigliari” sono tre volte più efficaci in chimica che in medicina? due volte più efficaci in fisica che in chimica, e in matematica che in fisica? e infinitamente più efficaci negli scacchi che in matematica? e se si, perché?

In unione sovietica prima, e in russia dopo, gli scacchi sono stati diffusi capillarmente in tutte le categorie di persone, e in entrambi i sessi, e sono diventati uno sport nazionale. i campioni mondiali sono quasi sempre stati sovietici o russi, a parte un paio di eccezioni. e ciò nonostante, nessuna sovietica o russa ha mai raggiunto i livelli maschili. tanto che esistono appunto campionati femminili separati.

Ma la maggioranza delle femministe ad affermazioni del genere reagisce diffondendo urbi et orbi una reprimenda nello stile descritto da Roth in cui accusano di “maschilismo” chiunque dica certe cose. Esse spiegano acutamente che la distribuzione citata è dovuta a profondi motivi, quali il fatto che “le ragazze non vengono sufficientemente indirizzate verso gli studi scientifici”, o che “la ricerca e la cura famigliare sono difficili da conciliare”.

Come questo possa spiegare il fatto che alcune donne, che invece sono state indirizzate verso gli studi scientifici e hanno evidentemente conciliato ricerca e cura famigliare, poi vincano molti più premi in medicina e chimica che non in economia e matematica, rimane un mistero.

Così come rimane un mistero per qual motivo avere meno attitudine per gli scacchi che per la medicina sia da considerare offensivo per qualcuno, donna o uomo che sia: anzi, spesso le discipline teoriche vengono appunto snobbate come inutili, rispetto a quelle più pratiche.

Secondo certe persone che muovono certe critiche un premio nobel della medicina, o della chimica, è automaticamente meno intelligente di una medaglia fields, o di un campione mondiale di scacchi.
Ma si può dare per scontato che a quei livelli siano tutti ugualmente intelligenti, ma poiché non tutti la pensano così si può dedurre che dietro certe posizioni ci sia implicita una campanilistica gerarchia di valori, nella quale la matematica sta al top e la medicina al bottom.

Una possibile spiegazione della strana situazione delle donne nella matematica è stata proposta dal più famoso scienziato vivente: James Watson, scopritore della doppia elica, e noto anticonformista. Secondo lui, il quoziente intellettivo medio delle donne è più alto di quello degli uomini, ma le donne hanno meno varianza. Cioè, le donne sono più intelligenti in media degli uomini, ma hanno meno punte di loro: nella genialità, da un lato, e nell’autismo e nella schizofrenia, dall’altro.

Watson sa di cosa parla, visto che nella sua stessa famiglia si trovano entrambe le punte: suo figlio è infatti schizofrenico, e lui ha spesso organizzato convegni su questa malattia, per cercare di comprenderla meglio. Se poi abbia ragione in generale, rimane da vedere. Per ora, Maryam Mirzakhani è un a favore delle donne, e il futuro dirà se si tratta di un’eccezione isolata o l’inizio di un nuovo trend.

D’altronde, anche nelle gare sportive si tengono campionati femminili, e nessuno si sogna di negare che esistono differenze genetiche fra uomini e donne. Così come esistono differenze tra bianchi e neri: ad esempio, i bianchi vincono tutte le gare nuoto, e i neri tutte quelle di velocità in atletica. Senza che questo permetta di dedurre qualcosa su chi sia “meglio” o “peggio”, tra l’atletica e il nuoto, o tra neri e bianchi.

Di certo la matematica non è un’attività sportiva, il che è vero letteralmente, nel senso che la medaglia Fields non si assegna in campionati. Ma chi pensa che l’attività intellettuale sia diversa dall’attività fisica è un antiscientista, fermo all’anacronistica divisione Cartesiana fra anima (o mente) e corpo. Mentre attraverso chi ha studiato il cervello possiamo sapere (se si studia, ovviamente) che tutto è corpo, anche se naturalmente i muscoli e il cervello sono cose diverse. Ma pur sempre materiali entrambe.

Inoltre, è paradossale che ci siano ragazze e donne che credono le costellazioni possano determinare il carattere e la vita di una persona, ma si offendano se si ipotizza che il sesso al quale si appartiene e il cervello che si ha possano determinare le abilità di una persona, tacciando quest’ipotesi come “sessismo”, senza però usare il termine “costellazionismo” per ipotesi di tipo paranormale.

Allo stesso tempo, se uomini e donne hanno gusti codificati in base al sesso, e le donne hanno bisogno di un porno codificato secondo il loro essere donne (sentimentale e non impersonale, senza posizioni acrobatiche), e gli uomini uno codificato secondo il loro essere uomini (non sentimentale e impersonale, con posizioni acrobatiche), è giusto che ci siano porno diversi basati su ciò che sappiamo interessa alle donne e agli uomini.

Quello che risulta paradossale è che quando si parla di “porno per donne” le femministe sono tutte contente, ma quando si dice che il cervello maschile e cervello femminile possano essere differenti in altri campi, le stesse femministe si stracciano le vesti tacciando di maschilismo tale affermazione.

Purtroppo alcuni non hanno capito, (o pur avendolo capito non riescono ad accettarlo), che per poter avere una rappresentazione del mondo realistica bisogna studiare, nel tempo che si ha disposizione, e affrontare le resistenze interiori nei confronti delle verità che non combaciano con i propri desideri, ad esempio il desiderio di avere tutte le abilità intellettuali che possono avere gli uomini, o viceversa. Come Cipolla diceva il numero degli stupidi viene sempre sottostimato, e la probabilità che un individuo sia stupido è indipendente da qualunque altra sua caratteristica. Ad esempio, che sia matematico, o donna, o entrambe le cose.

LA FRANKLIN E LA SCOPERTA DEL DNA

Una delle mistificazioni dello pseudofemminismo si è abbatuta anche sulla storia della scoperta del DNA.
Nella storia della scoperta del DNA, a favore della tesi secondo cui “le donne non sono diventate famose in certi ambiti perché gli uomini maschilisti glielo hanno impedito” molti ripetono in genere il fatto che Watson ha “rubato” la scoperta a Rosalind Elsie Franklin, na biofisica britannica e cristallografa a raggi X, perché ha visto quella foto e ne ha dedotto la struttura della doppia elica.
Ma queste persone dimenticano anche che la Franklin non solo l’aveva vista, ma anche fatta, e ne aveva viste e fatte parecchie altre, ma non ne aveva dedotto niente.  La franklin non voleva fare modelli del dna, perché riteneva che fosse prematuro pensare alla sua struttura, e bisognasse continuare a ottenere dati spettrografici. Watson, una volta che vide le immagini, capì immediatamente cosa esse significavano, cosa che la Franklin non fece: questo non sembra deporre granché a suo favore. anzi, si potrebbe addirittura dire che la Franklin fece una scoperta che non capì. Ci sono stati altri casi nella storia di scoperte fatte ma non capite, a partire dalla fissione dell’atomo (non riconosciuta come tale) da parte di fermi nel 1934.

Lo stesso Watson ha affermato che se la franklin fosse vissuta non avrebbe preso il Nobel “perché non si danno i nobel per gli errori”. Watson parlava del premio Nobel per la medicina, per la modellistica del DNA, alla franklin. E infatti, oggi si parla di lei come una possibile vincitrice di quello per la chimica, per il suo lavoro cristallografico.

Qualunque informazione le famose foto “rubate”, la radiografia della forma B del DNA (la numero 51) (che in realtà non lo furono affatto, o almeno non da watson: fu wilkins, che lavorava nello stesso laboratorio della franklin, a fargliele vedere, e semmai il “ladro” è lui) contenessero, né la Franklin, né Wilkins furono in grado di estrarla. Il che non depone molto a favore né dell’una, né dell’altra.

Wilkins prese il Nobel non per aver scoperto la struttura del DNA, ma per aver fatto foto dello stesso genere, che servirono in parte a Watson e Crick per arrivare al loro modello. Il merito è loro, e nessuno glielo contesta.

Il motivo per cui si dice “Watson e Crick”, nell’ordine in cui i loro nomi appaiono in entrambi i lavori che pubblicarono all’epoca, sia perché l’intuizione fondamentale la ebbe appunto watson, e crick riconobbe il fatto. altrimenti, per lo meno si sarebbero scambiati i nomi nei due lavori.

Watson è stato odiato da molti, perché dice le cose come stanno, senza nascondersi dietro i paraventi.
Il suo libro “la doppia elica” fece scandalo proprio perché alzò il velo che pietosamente si stende sopra la ricerca, per mostrarla soltanto nei suoi aspetti positivi: la ricerca della conoscenza, il ritrovamento della verità, le applicazioni per il beneficio dell’umanità, eccetera. ma sotto questo velo si nascondono spesso altre motivazioni personali: la carriera, la competizione, gli onori, eccetera. questi aspetti però ci sarebbero anche se watsono, e i pochi come lui, non ne parlassero, rompendo l’incantesimo.

C’è chi è intensamente prevenuta contro Watson, e rivela un atteggiamento “femminista” con caratteri uguali e contrari a quelli del “maschilismo” che vorrebbe stigmatizzare.
Ma si dovrebbe accettare il fatto che Watson era semplicemente un genio (tra l’altro, aveva 22 anni al momento della scoperta). Anche se pure Crick lo era, ovviamente, e Watson l’ha sempre ripetuto. E naturalmente i geni spesso provocano reazioni di rigetto, fra coloro che hanno a che fare con loro, per ovvi motivi.

PERSONE CHE STANNO CRESCENDO E STEREOTIPI

sull’importanza della libera scelta dei giochi nell’età dello sviluppo: destinare ai maschietti dei giochi e alle femmine degli altri vuol dire limitare la fantasia e creatività dei bambini e ha conseguenze negative soprattutto perché consolida stereotipi che differenziano i sessi in modi non attinenti alla realtà, e quindi gratuitamente discriminatori.
La grande catena specializzata nella vendita di giocattoli Toys’R’Us, sollecitata da questa campagna di idee contro il sessismo, ha deciso di dire pubblicamente addio alla separazione in settori di giochi secondo il genere. Basta giochi per femmine e giochi per maschi, basta divisioni, nei loro negozi ci saranno solo giochi mescolati, giochi per tutti/e, giochi e basta.
Prove generali: La Toys “R” Us aveva già lanciato per Natale scorso un primo catalogo dedicato ai magazzini collocati in Svezia in cui i giochi venivano smarcati dal genere:
“Se i maschietti, come le bambine, in Svezia amano giocare a far da mangiare o occuparsi della casa allora noi vogliamo rappresentare questa tendenza”
Evidentemente i loro collaboratori hanno saputo, aldilà dell’autentico o meno impegno nella lotta alle discriminazioni di genere, cogliere quella che é una reale tendenza del mercato, interpretando anche l’importanza delle proteste e campagne che negli ultimi anni hanno toccato questo tema e con cui gli addetti al settore devono sempre di più confrontarsi, possibilmente aprendo gli occhi e caricandosi delle dovute responsabilità.
Smettiamo di limitare l’immaginazione dei bambini, questo lo slogan della petizione Let toys be toys firmata da oltre 8mila persone. Oltre a costituire un sito (che vi consiglio di esplorare per bene vista la ricchezza di materiali e rubriche) dove raccolgono testimonianze di genitori e bambini, l’associazione ha creato una sorta di sistema di monitoraggio “del nemico” e ha inventato marchio di qualità per premiare o riconoscere i magazzini che non insistono sugli stereotipi di genere. Guardate qui il bollino di Toymark e qui il comunicato stampa. Per i genitori ecco qui un articolo in lingua inglese sul legame fra giochi e apprendimento e qualche consiglio per non limitare la fantasia del bambino .
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La nuova politica aziendale di Toys “R” Us sembra già promettere bene pure dal punto di vista delle vendite, per questo motivo anche molte altre importanti marche sono pronte a a seguirla. Sempre in reazione alla campagna Let toys be toys infatti altri grandi nomi come Tesco, Sainsbury’s, Boots, The Entertainer et TK Maxx si sono impegnati pubblicamente a sopprimere nei loro magazzini la divisione dei compartimenti specializzati «maschi» e «femmine» .
Ma non si tratta di episodi isolati. Anche in Francia questa presa di coscienza inizia a farsi strada ed ha avuto inizio grazie al catalogo natalizio 2012 diffuso da Super U , catena di supermercati che ha reagito non conformandosi ai soliti clichés di genere. Qui sotto trovate qualche immagine: nel catalogo comparivano mescolate foto di bambine che giocano con costruzioni, macchine telecomandate e trattori e bimbi che cullano bambolotti o giocano alla cucina. Incredibile eh? Quando la realtà diventa avanguardia !!!!!!
La stessa operazione venne fatta anche nel catalogo diffuso dal grande magazzino di giochi francese “La Grande Récré” ma al momento i loro magazzini presentano ancora una divisione tra reparto per maschietti e quello per le femminucce. La creazione dei cataloghi ha costituito un primo passo certo, ma le associazioni che si sono occupate di queste tematiche, fra cui quelle che hanno pubblicato il libro Contre le jouets sexistes, sorvegliano e lavorano ancora affinché il cambiamento divenga reale e visibile anche percorrendo i reparti di negozi di giochi o di grandi magazzini. Fra pochi mesi, a Natale, potremo divertirci o indignarci visionando i nuovi cataloghi e magari confrontarne le caratteristiche a seconda dei paesi di provenienza.

PARI OPPORTUNITà SESSUALI

Gli steretipi di genere inerenti gli approcci sessuali saranno smantellati dal contributo di maschi e femmine.
Il primo passo nell’approccio sessuale non spetterà esclusivamente al maschio spetterà alla ragazza, ma sarà indipendente da norme culturali, e quindi potrà spettare alla donna.
Anche gli stereotipi di genere inerenti i comportamenti sociali saranno smantellati. Sarà un bel gesto per la ragazza aprire la portiera dell’auto al ragazzo. Al primo appuntamento potrà essere la ragazza a pagare senza che lei pretenda che sia il maschio a farlo, o senza che lui si giudichi devirilizzato.
Le ragazze “troie” saranno guardate con stima e ammirazione, e i ragazzi non saranno accusati di oggettificare le donne con il loro desiderio sessuale.
I maschi svolgeranno i lavori domestici secondo una ripartizione equa tra lavoro a casa e fuori, così come le femmine.
I camionisti saranno anche di sesso femminile.
Alle bambine sarà insegnato che non darla quando si ha voglia di fare sesso è moralmente sbagliato, soprattutto se si finge di non volerla dare.
Ai bambini maschi sarà insegnato che essere corteggiati è bello, e potranno esibire le loro doti di civetteria senza vergogna. Potranno apprezzare la propria immagine quanto possono farlo le donne, truccandosi per modificarsi, e facendosi fotografare.
Sarà vietata qualsiasi distinzione fra giocattoli maschili e femminili.
La distinzione fra bagno dei maschi e bagno delle femmine sarà considerata una violazione dei diritti umani, alla stregua dell’apartheid.
Saranno abolite le distinzioni tra i vestiti maschili e quelli femminili, nonché criteri di sobrietà in base al sesso.
Verranno presi pesi di quantità minori in lavori pesanti, in modo che sia le donne che gli uomini possano farli, senza giustificazioni di incapacità o di fretta. Il profitto sarà secondario in confronto alla parità.

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Oggettificazione: Le fotomodelle (di nudo) saranno disoccupate a causa della Boldrini?

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Le fotomodelle, soprattutto quelle specializzate in nudo, avranno meno lavori grazie a Laura Boldrini.

«Serve porre dei limiti all‘uso del corpo della donna nella comunicazione». È l’appello che ha lanciato Laura Boldrini a Venezia nell’ambito della Festa dell’Europa.
La tesi della Boldrini per cui si dovrebbe limitare l’uso del corpo della donna è che «Così si alimenta la cultura della violenza, passa il messaggio che la donna è solo un oggetto» e secondo la Boldrini “dall’oggettivazione alla violenza il passo è breve”. Dunque, “è inaccettabile che in questo paese – ha detto Laura Boldrini – ogni prodotto, dallo yogurt al dentifricio, sia veicolato attraverso il corpo della donna”. E quindi, “serve più civiltà ponendo delle regole”.

Già nel 2010 il presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano diceva:
“E’ evidente che la comunicazione di un’immagine della donna che risponda a funzioni ornamentali o che venga offerta come bene di consumo offende profondamente la dignità delle donne italiane. Non solo: questo stile di comunicazione nei media, nelle pubblicità, nel dibattito pubblico può offrire un contesto favorevole dove attecchiscono molestie sessuali, verbali e fisiche, se non veri e propri atti di violenza anche da parte di giovanissimi.”

Alla Boldrini si uniscono tante altre donne di potere, che vogliono estendere il loro potere di moderare estendendo la quantità di pubblicità sulle quali è permesso moderare.
Come la vicesindaco Ada Lucia De Cesaris da rilanciare: «Chiediamo al parlamento di introdurre al più presto norme specifiche per poter intervenire in modo efficace. Oggi noi Comuni possiamo limitarci agli spazi pubblicitari che controlliamo direttamente: sono tanti, ma in media molto più piccoli di quei cartelloni giganteschi su cui si vedono messaggi discriminatori e volgari, che certo non insegnano niente di buono ai nostri figli, e su cui non possiamo intervenire in alcun modo». Ad esempio i megacartelloni sui palazzi in ristrutturazione.

Le azioni previste sono “sanzioni per chi usa in modo negativo il corpo della donna, nelle pubblicità come negli spettacoli tv, ma anche meccanismi premiali per le pubblicità virtuose”.
Ad esempio per la città di Milano, magari pensando a uno sconto sul canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche (COSAP) per “chi evita lo stereotipo della donna nuda sdraiata sull’auto” per vendere l’auto.

Oltre alle sanzioni, hanno agito attraverso i consumatori, a Torino, per esempio, l’assessorato alle Pari opportunità ha realizzato una campagna di sensibilizzazione della cittadinanza e boicottaggio delle azinede definita “contro lo sfruttamento del corpo femminile e le immagini offensive per le donne nelle pubblicità” con il messaggio ‘Svendi il mio corpo? Tieniti i tuoi prodotti’.

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è stato istituito un premio chiamato “Premio immagini amiche” (http://www.premioimmaginiamiche.it/) che ha ricevuto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, e ha ottenuto il Patrocinio del Ministero per le Pari Opportunità. Avvenuto per tre volte in tre anni consecutivi, attraverso una cerimonia di assegnazione del Premio alla presenza della Ministra per le Pari Opportunità Mara Carfagna, preceduta da una conferenza sul “Ruolo delle donne nella leadership politica, tra rappresentazione e rappresentanza” con la partecipazione di numerosi rappresentanti del mondo politico e della comunicazione.

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Il Premio “Immagini Amiche” dichiara di voler valorizzare una comunicazione per immagini che non strumentalizzi le donne, non utilizzi stereotipi e al tempo stesso veicoli messaggi creativi propositivi.  Non è censura, assicura, anche se questo è un nodo fondamentale: «C’è un confine sottile tra la tutela dell’immagine e della dignità della donna e la libertà di manifestazione del pensiero — spiega D’Amico — ma ci conforta il fatto che per le normative europee, non recepite in Italia, non vi è censura quando si tutelano i principi costituzionali supremi come, per esempio, l’uguaglianza tra uomo e donna».

«Se veramente pensiamo ancora oggi, e insegniamo ai bambini, che per vendere l’auto serva una donna seminuda c’è qualcosa che non va», ragiona la vicesindaco De Cesaris, che ricorda come Milano abbia aderito alla campagna “Città libere dalla pubblicità offensiva» promossa dall’Udi: «Una risoluzione del 2008 del Parlamento europeo ha evidenziato come la pubblicità contribuisca ad alimentare gli stereotipi di genere e come la percezione del corpo delle donne come oggetto da possedere possa incentivare la violenza. In Italia non l’abbiamo ancora recepita, speriamo che con l’appello della Boldrini le cose cambino».

Una legge contro le pubblicità che offendono le donne. Assieme a un nuovo regolamento del Comune che proibisca affissioni pubblicitarie sessiste e premi, invece, chi lancia messaggi positivi. , è la sua tesi.

Il giornale L’Unità ha una pagina dedicata all’analisi delle pubblicità definite dal giornale “sessiste”. L’analisi avviene attraverso testi e video in cui qualcuno descrive e giudica l’immagine.

Così è successo per la campagna per diffondere una petizione contro la pubblicità sessista, in occasione della manifestazione “Giovani leoni” organizzata da Sipra, il brief per la sezione stampa ha invitato i giovani concorrenti a immaginare la campagna per diffondere una petizione. La petizione è firmata da Massimo Guastini, presidente dell’Art Directors Club Italiano (ADCI) ed è rivolta al Ministro per le Pari Opportunità Josefa Idem, a cui si chiede di tradurre in poche norme semplici e vincolanti la “Risoluzione Europea del 3 settembre 2008 sull’impatto del marketing e della pubblicità sulla parità fra donne e uomini”. La petizione è stata fatta su Change.org. La campagna stampa che l’ADCI ha scelto per sostenere la petizione è di Lara Rodriguez e Giorgio Fresi (Tbwa).

Il testo della petizione è:

Una larga maggioranza degli italiani manifesta crescente insofferenza nei confronti delle pubblicità sessista, che abusa del corpo femminile e offende la dignità di tutti.
L’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria può agire tempestivamente contro gli eccessi più clamorosi imponendo, in base alle norme attualmente vigenti, un rapido ritiro delle campagne più offensive. Ma non basta.
I modi in cui una pubblicità può essere degradante sono molti, sottili e infidi: la diffusione ripetuta di stereotipi di genere consolida discriminazioni e frena lo sviluppo sociale, ancorandolo a schemi culturali arretrati, riduttivi e dannosi.
Vediamo donne tutte uguali e unicamente dedite alla bellezza seduttiva, o alla pulizia della casa e alla cura della famiglia, la cui identità si esaurisce nell’essere “casalinghe” o “sexy” o “madri” o “nonne”. Vediamo uomini tutti uguali e interessati solo a sesso, successo, calcio. Vediamo bambini intrappolati in comportamenti e relazioni familiari connotate dal genere: questi sono esempi di cliché.
La loro ripetizione incoraggia il pensiero unico.
La Risoluzione Europea del 3 settembre 2008 ci esorta a cambiare le cose.
L’Art Directors Club Italiano, che da anni propone buone pratiche e lotta contro la trasandatezza, la sciatteria, la volgarità, la stupidità e il pensiero unico che gli stereotipi di genere veicolano.

Chiede
che le indicazioni europee vengano recepite e tradotte in indirizzi chiari e in poche norme semplici e vincolanti, tali da permettere di scoraggiare e sanzionare con maggior incisività la pubblicità sessista.

Ritiene
che tali indirizzi e norme possano disincentivare la pubblicità sessista, sensibilizzando l’intero settore (professionisti, agenzie, aziende, fotografi, registi…), migliorando la produzione pubblicitaria italiana e influendo positivamente sul sistema dei media e sul clima nazionale.

Come Presidente dell’Art Directors Club Italiano, ti invito a firmare. Per una pubblicità meno sessista e più innovativa e rispettosa, firma adesso.

Il giornale “Internazionale” titola “American Apparel non ama le donne“. E quindi fa un collegamento tra l’atto di esporre foto di donne nude nello stesso luogo fisico di uomini vestiti come un atto di mancanza d’amore verso le donne, e quindi disprezzo verso esse.

In Svezia le associazioni dei consumatori hanno accusato di sessismo la catena di abbigliamento statunitense American Apparel per la sua pubblicità che mostra degli uomini sempre vestiti e sobri e delle donne svestite in atteggiamenti provocanti per promuovere lo stesso capo d’abbigliamento, pubblicizzato come unisex.

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Emelie Eriksson, una blogger di 24 anni, ha sollevato il problema postando le pubblicità femminili e maschili della casa di moda americana a confronto sul suo blog. Il suo post è stato letto da centomila persone e le associazioni per la tutela dei consumatori hanno chiesto alle autorità che vigilano sulle pubblicità di sanzionare American Apparel. Tuttavia le autorità svedesi hanno risposto che non è nella loro giurisdizione oscurare il sito della casa di moda, perché è in inglese e ha un dominio non registrato in Svezia.

“Le pubblicità di American Apparel sono assurde, è evidente che hanno un’immagine degradante della donna ed è incredibile che non ci siano critiche dure a questo tipo di pubblicità”, ha detto Eriksson a The Local, un giornale svedese in lingua inglese.


In sintesi, si sta chiedendo a molte donne,
le fotomodelle in primis, di sacrificare i loro desideri (guadagnare soldi facendo fotografare il proprio corpo per pubblicità). Ed è possibile obbligare un/a cittadino/a contro la propria volontà a non compiere certe azioni, ma questo obbligo deve essere giustificato. E poiché molte donne sono infastidite, e arrabbiate per questo sacrificio imposto, è evidente che serve giustificare. Un rappresentante della società in parlamento ha il dovere di dare spiegazioni a tutti i cittadini, soprattutto a quelli che devono rinunciare a qualcosa per conformarsi alle nuove regole introdotte.

C’è il caso in cui tutte le persone che producono foto da eliminare siano donne: la pubblicitaria, la fotografa, la make-up artist, la fotomodella.
Si potrebbe così dire che si proteggono le donne dalle azioni di alcune donne.

Una persona esterna alle persone che fanno queste dichiarazioni o che portano avanti queste propagande di idee, per non essere passiva ma razionale deve giudicare le affermazioni. Nessuno dei personaggi che si sono espressi a proposito delle immagini di donne e il concetto di oggettificazione ha spiegato e dimostrato come possa essere ritenuto vero e valido questo concetto. Però invece è stato ripetuto quotidianamente, per anni che è sbagliato (quello che si chiama “lavaggio del cervello” ma a fin di bene, secondo chi crede sia a fin di bene).
E tutti possono dire “dovete pagare più tasse perché se lo fate il mondo diventerà perfetto” oppure “dovete avere fede in dio perché se lo fate vivrete per sempre”.

Allora chi vuole capire, deve trovare  autonomamente dimostrazioni e spiegazioni. Ma oltre a un interesse in una comprensione personale, a livello politico è necessario che chi partecipa delle decisioni di una nazione comprenda ancora di più la validità di certi ragionamenti.
Su questa comprensione si può dire che il ministro per le pari opportunità Josefa Idem nel 2013 ha dichiarato «Sarebbe ora che su un problema così grave e incivile, si attivasse, non solo il settore pubblico, ma anche i privati. Come ministero siamo pronti ad accogliere i contributi delle tante aziende che, a loro volta, sono così pronte a carpire l’attenzione delle donne quando si parla di marketing, di vendere prodotti o servizi. Suggerisco infine un’altra bella idea per trovare risorse: prevedere elevate sanzioni pecuniarie per quelle pubblicità lesive della dignità e dell’immagine delle donne». «Oggi serve una scelta politica: più risorse ai centri anti violenza e alle case rifugio», ha aggiunto la presidente della Camera, Laura Boldrini. Se si decide di ottenere risorse economiche attraverso “elevate sanzioni pecuniarie per quelle pubblicità lesive della dignità e dell’immagine delle donne” si concentrerà l’attenzione nel cercare queste pubblicità, e si forzeranno anche le cose. Nel momento in cui ci sono interessi economici è possibile che nasca il desiderio di forzare le cose. E non è difficile forzarle dato che la verifica di certi concetti non è scientifica, ma basato soprattutto sulla percezione maggioritaria che può essere ottenuta con una continua ripetizione del concetto. Dunque, per agire in modo giusto, diventa necessaria una verifica scientifica oppure l’abbandono di tale possibilità.

Un cittadino esterno alle attività politiche, come possono essere un fotografo o una fotomodella o una persona che osserva le immagini pubblicitarie, per sapere distinguere la validità o l’invalidità di certe accuse, è necessario prima conoscere il significato di tutti i termini utilizzati.
Si parla di “limitare l’uso del corpo della donna”. Perché un certo “uso negativo”“offende le donne”, “sfrutta il loro corpo”, lo “svende”, è “sessista”, “alimenta la cultura della violenza”, “contribuisce ad alimentare gli stereotipi di genere e la percezione del corpo delle donne come oggetto da possedere” e quindi va sanzionato, e vanno invece premiati i “messaggi positivi”, “virtuosi”.

Si devono quindi analizzare i significati delle seguenti parole:

  1. Uso
  2. Oggetto/Donna-oggetto/Oggettificazione
  3. Strumentalizzazione
  4. Offesa
  5. Svendita
  6. Sessismo
  7. Violenza
  8. Stereotipo
  9. Possesso
  10. Positivo
  11. Virtuoso
  12. Dignità
  13. Degradante
  14. Pensiero unico
  15. Umiliante
  16. Subalterno

E i significati della seguente espressione:

  1. Mancanza d’amore per le donne o disprezzo per le donne


USO (del corpo)

Laura Boldrini, ha chiesto uno stop alle réclame che “usano le donne”.

Nell’assegnazione del premio ci sono molti concetti astratti che si prestano a interpretazioni, e tra le varie interpretazioni ci sono immagini che presentano nudità, pose, evocazioni che vengono etichettate come nemiche e quindi da escludere dal premio.

Per poter comprendere l’espressione “uso del corpo delle donne” bisogna rispondere a due domande

  1. Che cosa si intende per “usare”
  2. Che cosa si intende per “usare le donne”?

Alla parola usare nel dizionario si trova:

1 L’atto di servirsi di qlco. e il modo di questa utilizzazione SIN impiego, utilizzo: l’u. del computer; un buon, un cattivo u. del denaro || fare u., servirsi, adoperare, ricorrere

La parola servirsi somiglia alla parola servizio, come nell’espressione servizio a domicilio, oppure servito, come il pranzo è servito. Queste parole indicano l’ottenere qualcosa che si desidera, che si vuole, che produce un beneficio. Questo concetto è ulteriormente sottolineato da un’altra parola simile: usufruire.

usufruire:
1 Godere di usufrutto su qlco.: u. di un’abitazione
2 estens. Fare uso, avvalersi, godere di qlco.

La parola godere esprime un piacere, un sollievo per qualche cosa che si è ottenuto, perché ne si aveva bisogno o lo si desiderava.
Nel caso delle fotografie destinate alla pubblicità, l’ottenimento piacevole è principalmente il guadagno per chi produce le immagini e chi le utilizza per pubblicità e la stimolazione degli acquisti tramite le pubblicità, e poi altri ottenimenti psicologici, come il senso di competenza per essere riusciti a produrre un’immagine, e i vari complimenti che si ricevono nel caso venga apprezzata.

Per comprendere il problema dell’uso del corpo delle donne è necessario prima comprendere:
1. a cosa ci si riferisce con l’espressione “uso del corpo”
2. se realmente avvenga un “uso del corpo”
3. di chi sia il corpo “usato”.

VERIFICA DEL REALE AVVENIMENTO DELL’USO DEL CORPO IN FOTOGRAFIA

Le persone che utilizzano l’espressione “uso del corpo” nel giudicare negativamente immagini pubblicitarie danno per scontato che sia avvenuto un uso del corpo, e quindi aggiungano a questo dato di fato scontato un giudizio negativo. Ma non per il semplice fatto che si sta giudicando un qualcosa a cui una parola si riferisce, quel fatto è realmente avvenuto. Si può dire “X ha urlato con Y davanti ai suoi amici, e questo comportamento è sbagliato” ma l’aver pronunciato questa frase non implica che X abbia realmente urlato con Y.

Nel godere dell’aspetto altrui o nel far godere qualcuno dell’aspetto altrui attraverso un’immagine, c’è chi dice che agenzie pubblicitarie, fotografi e fotomodelle, usano il corpo delle donne e che questo è ingiusto.

Ma chi ascolta l’espressione “usare il corpo delle donne“, soprattutto un fotografo che scatta foto pubblicitarie a donne, può giudicarla ambigua perché indicherebbe sia una possibile passività sia una possibile attività nell’essere usate da parte delle donne, e allo stesso tempo indicherebbe una proprietà che tutti sanno di non avere ma che hanno soltanto le altre persone, cioè il possedere il corpo delle altre donne.
Infatti, se si cerca su google “usare il corpo” si trovano risultati come “Non usare il tuo corpo per attirare attenzioni, troverai solo persone disposte ad usarlo” oppure “Usare il tuo corpo per ottenere favori”. Quindi, da queste espressioni, si deve dedurre che in genere si può usare il proprio corpo, oppure si può usare il corpo altrui, ma non si può usare il corpo altrui attraverso l’uso del proprio corpo.

ERRORE LOGICO DEL PENSARE DI USARE DIRETTAMENTE IL CORPO DI UNA DONNA

Dato che si parla di corpo, che è un qualcosa che appartiene al mondo fisico, perché può essere misurato con grandezze fisiche, quali il peso, l’altezza, il volume, la temperatura, alle quali si possono assegnare valori numerici, non si può evitare di verificare ciò che accade nella realtà fisica per concludere che se il corpo del soggetto fotografato venga usato dai pubblicitari e dai fotografi, così anche per concludere se i corpi delle donne abbiano subito qualche azione spiacevole, invece che supporre che certe azioni sono sempre spiacevoli per tutte le donne, e che quindi ogni volta che si presentano le donne soffrono.

Quindi, considerando cosa accade durante e dopo un set fotografico a livello fisico si può dire che un fotografo usa il proprio corpo, nello specifico la propria capacità di muovere le mani, le gambe, gli occhi, per posizionarsi, osservare nel mirino, posizionare la fotocamera in modo che il sensore sia perpendicolare al soggetto, spingere i pulsanti per impostare i valori del diaframma, dei tempi di scatto, degli ISO, e scattare premendo il pulsante col dito, tutte azioni che senza queste pressioni fisiche sui pulsanti non potrebbero avvenire, oltre al proprio corpo usa indirettamente anche le onde elettromagnetiche riflesse dal corpo del soggetto, indirettamente perché è la fotocamera che ne manipola il corso, e usa anche indirettamente la volontà del soggetto di far usare al fotografo le onde elettromagnetiche riflesse dal proprio corpo, elaborate dalla fotocamera per produrre una fotografia. Ma non usa il corpo del soggetto in modo diretto, quindi si può dire semplicemente senza specificare diretto indiretto che non usa il corpo del soggetto fotografato. Infatti, soltanto perché è un modo di dire diffuso si dice e si pensa che usi il corpo del soggetto, per semplificare questo processo complesso. Ma semplificando si può finire col confondere il termine usare con i termini “abusare” o “violentare”. A questo fraintendimento sono soggette le persone spaventate dalla possibilità degli altri di abusarle, che sono attente in cerca di indizi che mostrino un abuso, e lo trovano anche dove non c’è. Quindi l’unico corpo che usa il fotografo o la fotografa è il proprio.


C’è chi aggiunge il problema del ricevere soldi per l’uso delle foto, chiamando tale fenomeno ( mercificazione del corpo ) facendo confusione.

Affermando che una rivista non debba pubblicare le foto fatte o in uno studio o in una sfilata per guadagnare fama o soldi, perché questo significa usare il corpo delle donne, e il corpo delle donne non va usato. Ma perché aggiungere una retribuzione economica comporta questa enorme differenza?

I creatori di una rivista non usano direttamente il corpo delle donne, o di una certa donna, ma utilizzano direttamente le foto scattate a quel corpo, con lo scopo di stamparle su carta, aggiungendoci parole e segni grafici.

Così pensando  si confonde “il corpo” con “le onde elettromagnetiche riflesse dal corpo”. Infatti, il fotografo usa le onde elettromagnetiche e non il corpo. Oppure quando fotografa dettagli del corpo dovrebbe farla a pezzi e vendere quei pezzi alle riviste. E quando la fotografa per intero, dovrebbe impacchettare tutta la persona senza vestiti, all’interno di una fotografia.

Una volta corretto questo errore linguistico, e chiarito che si parla di “uso dell’immagine del corpo di una donna”, e che l’uso indiretto della sua volontà (uso indiretto del corpo) non è condannabile, dato che è un processo che avviene ogni giorno nell’ambito del lavoro, si  deve deve passare ad analizzare le accuse nei confronti del modo in cui l’immagine di una donna viene usato, e non del mero uso della sua immagine.

SIGNIFICATO DELL’ESPRESSIONE “USO DEL CORPO DELLA DONNA”
Se con “uso del corpo” ci si riferisce all’uso in sé del corpo, si crea una disparità di giudizio nei confronti di tutti gli altri usi che non vengono giudicati negativi che esistono. Ogni giorno, infatti, si usa il proprio corpo.
Camminiamo, battiamo le dita sulla tastiera, lavoriamo, facciamo sesso per provare piacere, facciamo sport, e usiamo anche il nostro cervello che sta all’interno di quello che consideriamo essere il nostro corpo, ma non lo consideriamo negativo.
Dunque, chi cerca di capire perché quello che viene chiamato “uso del corpo delle donne” in pubblicità sia ritenuto negativo può ipotizzare che forse gli accusatori si riferiscano a un uso del corpo diverso dall’uso quotidiano del corpo, ad esempio l’uso del corpo altrui e non del proprio.
Ma, se questo fosse il tipo di uso del corpo criticato, si creerebbe di nuovo una disparità di giudizio, poiché ogni giorno chi fornisce un lavoro da fare a qualcuno in cambio di soldi usa indirettamente il corpo altrui per ottenere un beneficio. Per indirettamente si intende che si usa la volontà altrui di usare il proprio corpo.
E quindi, se considerassimo l’uso negativo in sé, si dovrebbe necessariamente considerare tutti gli usi del corpo come negativi.
Quindi, le due ipotesi sul senso in cui viene utilizzata l’espressione “uso del corpo delle donne”, ovvero uso del corpo in sé e uso del corpo altrui, si rivelano dei falsi problemi, e dunque si può procedere con l’ipotizzare che le persone si riferiscano all’uso “dell’immagine del corpo che rappresenta le donne” e non al corpo dei soggetti fotografati.

CRITICA AL MODO IN CUI VIENE USATA L’IMMAGINE DI UNA DONNA
Ci sono almeno due modi per usare il termine “immagine”. Riferendosi a:

  1. Le onde elettromagnetiche riflesse dal corpo delle donne fotografate quotidianamente nel mondo e visualizzate tramite un supporto (schermo, carta).
  2. L’immagine (immaginazione) mentale delle persone che hanno nei confronti delle donne.

Fondamentalmente si afferma che:

La frequenza dell’uso dell’immagine di corpi femminili sia eccessiva, o che l’uso di immagini di corpi femminili in un certo modo sia illegittima.

Secondo gli accusatori c’è abuso dell’immagine del corpo di qualcuno quando:

  1. si usa l’immagine del corpo di una donna per esaltare o decorare altre cose, come le merci.
  2. si usa l’immagine del corpo di una donna per rappresentare una persona sempre disponibile a soddisfare desideri (soprattutto sessuali).
  3. si usa l’immagine del corpo di una donna in un certo modo che è troppo frequente rispetto agli altri modi in cui si potrebbe usarla.
  4. si usa l’immagine del corpo di una donna in un modo in cui non si dovrebbe mai usare (donne nude accanto ad uomini vestiti).


C’è chi afferma che sia solo un fraintendimento quello di intendere che le persone critichino l’uso del proprio corpo nudo da parte delle donne, ma che in realtà si critichi solo l’uso in ambito commerciale. Ma ci sono molti esempi che smentiscono questa affermazione sull’andamento delle cose, e mostrano come in realtà non si critichi solo l’uso dell’immagine di un corpo femminile come decorazione di una merce o come rappresentazione di una donna sempre disponibile, e soltanto in pubblicità, ma che lo si fa anche dal vivo, per quanto riguarda performance che non hanno a che fare con l’accostamento a merci o che non rappresentano personaggi.
Ad esempio vengono criticati i motoraduni, poichè ci si inseriscono spogliarelli e varie performance che hanno a che fare con la nudità e la sessualità. Come è accaduto nella pagina “Femminismo” e nella pagina “Il maschilista di merda” che hanno criticato nelle loro pagine il Motoraduno “Ruotesfonde” del 2013, linkando l’evento e scrivendo “non so a voi, ma a me viene davvero lo schifo più profondo. leggete il volantino, più che un motoraduno sembra un bordello”.

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E tra i commenti c’è chi suggerisce che fare certe cose “dal vivo sia decisamente ancora più degradante” rispetto alle pubblicità.

Chi non percepisce automaticamente lo schifo che percepiscono le persone che criticano un evento del genere si chiedono perchè queste persone scelgono di giudicare pubblicamente un motoraduno gestito così e dire che sembra un bordello. Soprattutto considerando il fatto che sono pagine che sostengono la denominazione “troiofobia”, contro la soprressione della libertà sessuale delle donne. Lo stesso linguaggio infatti, in particarle “sembra un bordello”, usato da altre persone, sarebbe stato da loro stesse criticato. Questo dimostra come la razionalità sia poco usata in certi giudizi, e che si faccia due pesi e due misure.

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A volte chi si occupa di violenza, dall’essere gruppi di donne e persone disponibili sui territori per qualunque richiesta di aiuto, che deve venire da chi ne ha bisogno senza forzature, è diventato/a rieducatore/trice del sentire delle donne. Quelle che non percepiscono certi concetti devono essere rieducate, oppure i maschi non cambieranno mai se troveranno ancora donne in un certo modo. Si impone così una morale per cui ogni donna, a prescindere da quello che le piace o no, viene costretta a percepire come violenza perfino quello che le piace.

USO DELL’IMMAGINE DI QUALCUNO NELL’ESALTAZIONE O DECORAZIONE DI ALTRE COSE
Secondo alcune teorie l’immagine del corpo delle donne è abusata quando decora ed esalta qualcos’altro e quindi ad essere criticato è l’uso dell’immagine in quei casi e non in tutti i casi. E neanche la donna che fa foto amatoriali o professionali ma che non pubblicizzano una merce o che non rappresentano una donna sempre disponibile. Questo perché secondo alcuni la donna che gira in minigonna per strada non provoca violenza, così come le donne che condividono le proprie immagini di nudo nei social network o nei propri siti, e invece la donna in pubblicità la provoca.

La fotografa Anne Geddes sarebbe una grande oggettificatrice in base a questa teoria.

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Le conseguenze di questa teoria sono molte.
Lo stesso atto di appendere un calendario di nudo in camera può essere oggettificante, in base a questa teoria, perché l’immagine stampata della donna decora la stanza. Così come inserire delle immagini di donne nude su un sito web accanto ai nomi dei link perché decorano il sito. Allora, tutto ciò dovrebbe essere vietato dallo Stato o disprezzato dalla morale?

La stessa cosa accade con gli animali, ma degli animali il femminismo non si preoccupa che possano essere abusati in seguito alla visione di certe immagini.

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Qual’è la differenza tra una donna in pubblicità e nella vita reale?
Secondo i sostenitori della teoria dell’oggettificazione una donna che indossa la minigonna e cammina per strada, potrà essere seducente, ma non è una donna oggetto.
Perché una donna per essere definita “donna-oggetto” deve presentare le caratteristiche di:
proporsi come bene a disposizione dell’osservatore
decorare l’ambiente che ha attorno

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Una donna in pubblicità (sia fotografiche che video) viene definita in modo diverso da una donna nella vita reale, perché una donna in pubblicità si propone come “bene a disposizione”, e una donna che passeggia, o vive la sua vita in locali, uffici, case in gonna, vestita sexy non si propone come bene a disposizione.
Per comprendere questo concetto bisogna capire che cosa significhi “proporsi come bene a disposizione”, e verificare se effettivamente in pubblicità una donna si proponga come bene a disposizione.

Inoltre, una donna nella vita reale non usa la propria immagine per decorare l’ambiente che ha attorno, non decora né la strada, né le automobili, né ad altri prodotti, né altre persone e personaggi ritenuti più esperti e autorevoli di lei. In realtà, a volte una donna può essere pagata per uscire con l’uomo, e fargli fare bella figura, e quindi decorarlo.

Ma in genere usa la gonna per decorare il proprio corpo, e usa il proprio corpo per decorare la propria personalità. Quindi, secondo questa teoria il problema relativo alla violenza non è il nudo, né l’immagine della donna, ma il modo in cui l’immagine del corpo della donna viene mostrata che viene definito con degli aggettivi: oggettivata, subalterna, degradante e umiliante.
Questo è un giudizio politico sull’uso dell’immagine dei corpi e quindi la libertà individuale di veline, ballerine e modelle non può prevalere su qualcosa che riguarda la politica, e quindi il popolo.
Quindi, è l’uso della propria immagine al fine di abbellire qualcos’altro che alcuni ritengono sbagliato. Ma anche un testimonial (donna o uomo) decora ed esalta altre cose, ad esempio merci.

Ma che cosa significa rappresentare una donna “sempre” disponibile?
Una immagine non possiede la dimensione del tempo, perciò si può rappresentare il tempo con degli artefatti. Ad esempio inserendo nella stessa immagine più atti compiuti dalla stessa persona in modo da indicare momenti precisi di tempo diversi tra l’oro e lasciare all’osservatore il compito di immaginare ciò che accade prima e dopo gli atti visibili.
Per rappresentare una donna sempre disponibile come si fa?

SPECULAZIONE SULL’IMMAGINE DEL CORPO

Difficile comprendere che cosa significhi “speculare sui corpi” riferito alle immagini pubblicitarie o ai video televisivi. Se il termine “speculare” significa “comprare e vendere guadagnando sulla differenza dei prezzi”, oppure “approfittare” “fare profitto”, per quanto riguarda il guadagnare soldi bisognerebbe chiedersi perché guadagnare soldi attraverso l’immagine di corpi vestiti, oppure di cani, gatti sarebbe diverso dal guadagnare soldi attraverso immagini di corpi umani svestiti, soprattutto se femminili. Se è sbagliato guadagnare soldi attraverso immagini di corpi umani svestiti, dovrebbe essere sbagliato guadagnare soldi attraverso immagini di qualsiasi corpo, a meno che non ci sia una differenza tra corpi vestiti e svestiti, o tra esseri umani e animali. Qual’è questa differenza che chi giudica negativamente l’atto di guadagnare attraverso l’immagine del corpo non viene detto, viene dato per scontato. Per quanto riguarda “l’approfittarsi” ovvero “cercare un utile sfruttando senza scrupoli situazioni favorevoli” sicuramente le fotomodelle sfruttano la situazione favore di avere un aspetto conforme ai canoni, e di essere donne e quindi soggette a giudizio estetico, a differenza, in proporzione, degli uomini. Ma anche le fotomodelle che si fanno fotografare vestite sfruttano la corrispondenza del proprio aspetto con i canoni richiesti. Si tratta di trarre un utile a danno degli altri, bisognerebbe chiarire qual’è il danno che provoca agli altri. Forse il fatto che le ragazze considerate belle, e le persone di sesso femminile, possono ricevere certe opportunità economiche e gli altri no.

USO UNIDIREZIONALE DELL’IMMAGINE DEL CORPO DI UNA DONNA

Tutti i soggetti coinvolti, pubblicitario/a, fotografo/a e fotomodella, usano la fotocamera per ottenere ciò che vogliono, entrambi usano le onde elettromagnetiche per ottenere ciò che vogliono. C’è uno uso reciproco e non a senso unico, e indiretto e non diretto del corpo del soggetto. E una soddisfazione reciproca. Il piacere di sapere che altri provano piacere per lo stesso oggetto osservato, in questo caso le foto, il piacere di sentirsi stimati per le proprie caratteristiche estetiche e capacità creative, e il piacere di ricevere soldi con i quali soddisfare i propri bisogni e i propri desideri. Quindi usano indirettamente editori e riviste per arrivare a usare chi vede queste riviste. Senza i quali non esisterebbero riviste.

Esiste una differenza tra uso diretto uso indiretto.

Una volta compreso che non è il corpo ad essere usato, ma l’immagine del corpo, si può passare ad analizzare le altre accuse o aggravanti di sessismo tra uomo e donna, come il pensiero che il fotografo non fa usare l’immagine del proprio corpo, mentre la fotomodella fa usare l’immagine del proprio corpo diventano falsificate. Perché in realtà il fotografo non fa usare l’immagine del suo corpo. La fotomodella fa usare l’immagine del suo corpo.
Così come la fotomodella usa indirettamente la fotocamera che possiede il fotografo, la sua conoscenza della fotocamera, la sua conoscenza delle regole della percezione, il suo gusto, la sua capacità di muoversi, il suo tempo e usa direttamente la sua volontà a fotografarla per poter guadagnare soldi od ottenere vantaggi psicologici di altro tipo. In totale parità e reciprocità.

FREQUENZA DELL’USO DELL’IMMAGINE DEL CORPO DI UNA DONNA

ABUSO (dell’immagine del corpo)

C’è chi usa la parola “abuso” per dire che c’è un “abuso del corpo delle donne” o dell’immagine delle donne.
Abuso significa, eccessivo, illecito, improprio. Esprime quindi una critica molto diversa dalla critica che negativizza l’uso generico dell’immagine del corpo delle donne. Infatti la Boldrini propone di limitare questo uso, e quindi si può implicare che lo consideri un abuso. Poiché non si usa il corpo delle donne, ma l’immagine del corpo delle donne, si deve tradurre l’espressione con “abuso dell’immagine del corpo delle donne”.
Allora il problema sta nel capire dove sta l’eccesso di uso e perché si può considerare un eccesso, in base a quale parametro è un eccesso.
Rientra nel concetto di abuso, un utilizzo termine “uso” con valenza negativa.

La parola “uso” assume un significato molto negato si diventa “usata/o”. “Mi sento usata/o”, “è stata usata/o”. Essere usata/o come una ruota di scorta”. Indica una svalutazione dell’altro, dei suoi desideri, e bisogni.
Forse questa identificazione tra la parola “uso” e il concetto di mancanza di empatia porta a credere che ogni “uso” di una persona sia privo di empatia, e quindi da criticare, e impedire. Perciò l’uso dell’immagine del corpo delle donne sarebbe una mancanza di empatia nei confronti delle donne. Ed è questa identificazione tra il concetto di “uso” e “mancanza di empatia o mancanza di rispetto” che porta alla denigrazione di certe donne che attuano certi comportamenti sessuali. Denigrazione fatta con la parola “troia”. Per molti, una troia è una donna che si fa usare (senza empatia e senza rispetto).
Come può avvenire un uso dell’altro senza empatia e senza rispetto? attraverso l’inganno, attraverso la forza, attraverso l’alterazione mentale dell’altro con sostanze stupefacenti o alcoliche.

Dalla falsa credenza che il corpo venga usato nascono rappresentazioni di concetti rivolte a denunciare e accusare i produttori di oggettificazione.

  1. il corpo viene usato in modo passivo al soggetto, come senza consenso (senza chiedere il permesso)
  2. il corpo viene usato in modo separato dalla mente e della persona (oggettificazione)

Un sedere tagliato dal resto del corpo all’interno di una confezione in genere usata per distribuire carne da cottura con scritto “dirty market” ovvero “mercato sporco”. L’idea rappresentata è quella dell’espressione “pezzi di carne” di “le donne vengono trattate come pezzi di carne”.

CONFUSIONE TRA SCEGLIERE DI DARE PIACERE, SOTTOMETTERSI ED ESSERE ABUSATI

C’è una differenza tra dare piacere e sottomettersi? Se si, qual’è la differenza tra dare piacere e sottomettersi?
Compiacere significa “assecondare, condiscendere, fare piacere a qualcuno. soddisfare, accontentare.”

Per quanto riguarda le relazioni con gli altri molte persone spesso mettono in atto due tipi di comportamenti non produttivi con l’idea di creare qualcosa di positivo per sé.

Uno è quello di pretendere di cambiare gli altri, criticandoli, insultandoli, ricattandoli, aggredendoli, l’altro è quello di cercare di cambiare, o, meglio, di adattare se stessi alle esigenze degli altri tanto da rinnegare la propria personalità, i propri desideri, i propri bisogni e soffrirne.

Compiacere gli altri, se inteso come “comportarsi nel modo che si suppone ci renda piu’ graditi/e e si permetta di essere accettati/e e  amati/e dagli altri”, può non permettere di sentirsi sereni, ma provochi addirittura sofferenza, perché tesi nell’autocensurare qualcosa che impedisce di esprimersi a pieno e quindi di tirare fuori tutto il proprio valore e la peculiarità del proprio fascino in modo che si riceva un apprezzamento dovuto a una conoscenza reale e non falsificata. Ma questa è una possibilità, e non una conseguenza inevitabile e predeterminata.

E poiché, se si parla di giusto e sbagliato ci si riferisce alla sofferenza e al piacere nei confronti dei quali tutti fanno i conti, si può concludere che il compiacere si divida in due tipi: Quello in cui c’è sofferenza e quello in cui non c’è sofferenza. Infatti, se uno nel soddisfare la richiesta di qualcuno chiede qualcosa non prova sofferenza, non fa uno sbaglio o se nel cambiare qualcosa di sé non provoca sofferenza in sé stesso non c’è un problema. E quindi non c’è né pretesa autoritaria, né sottomissione.

Se così non fosse, ma fosse vero il pensiero semplicistico che afferma la sottomissione sia “fare ciò che vuole un altro”, a prescindere da ciò che provoca, tutto può essere interpretato come sottomissione, anche una madre che imbocca un bambino, anche qualcuno che aiuta qualcuno che gli chiede aiuto, e quindi sbagliato. Ma così non è.

Tuttavia, il lavoro della fotomodella comporta un guadagno e quindi una reciprocità. Lei da qualcosa e riceve qualcosa.
Scambiare le metafore per la realtà può avere conseguenze deleterie. Perché non equivalgono le foto e la realtà. Oppure sarebbe oggettificante la stessa pubblicità sociale che si propone di eliminare e criticare le fotografie in cui ci sono corpi o parti del corpo nude, e quindi sarebbe contraddittoria. Ma chi la crea sa che non è automaticamente oggettivante una foto così. Infatti deve aggiungere qualcosa. Come la confezione nella quale viene venduta la carne per alimentarsi. E il fatto che sia tagliata, come è tagliato il sedere contenuto da tale confezione. Elementi che nella realtà in cui qualcuno fotografa qualcun altro non ci sono.

E ci sono alcune ragazze che possono anche abusare della disponibilità del fotografo. Fingono di provare sentimenti per il fotografo e ottenere da lui fotografie gratuite, anche con una sorta di dovere poiché fidanzate con essi. Una ragazza che pretende con arroganza le foto scattatele per poterle usare e ottenere vantaggi grazie al desiderio degli altri di vedere il suo aspetto perché dovrebbe essere definita come oggettificata e sottomessa?

Il corpo di un singolo individuo femminile (il corpo di una donna) non appartiene a tutte le donne, cioè un’idea astratta con la quale si immagina tutta la somma degli esseri umani femminili sul pianeta terra, ma appartiene alla persona reale e non astratta che si sente viva in quel corpo.

E poiché in diritto, la proprietà è un diritto reale che ha per contenuto la facoltà di godere e di disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo, entro i limiti e con l’osservanza degli obblighi previsti dall’ordinamento giuridico (art. 832 del codice civile italiano), dunque ad avere la possibilità di decidere come usare il proprio corpo e non gli altri. Gli altri hanno solo il diritto di usare la sua scelta di usare il suo corpo. Che si usi la scelta dell’altro di usare il proprio corpo e non direttamente il corpo dell’altro è dimostrato dal fatto che le persone che non vogliono farsi vedere non lo fanno neanche a pagarle oro, ad esempio quelle che si vergognano, o imbarazzano. Quindi, non si usa il corpo del soggetto fotografato, ma la sua scelta di far usare le onde elettromagnetiche riflesse dal proprio corpo.
Perciò, traducendo con questa concezione si dovrebbe dire “limitare l’uso della scelta di far usare il proprio corpo”.

Quindi, poiché nella realtà quando si parla di uso del proprio corpo non si pensa che si stia usando anche il corpo degli altri, viene naturale ipotizzare che chi usa l’espressione “il corpo delle donne” forse intende dire qualcos’altro di diverso rispetto al corpo della somma degli esseri umani femminili, ma cosa si intende dire?

Si può partire dal considerare che, c’è differenza tra dire: “Il corpo di una donna” e “il corpo della Donna” con la d maiuscola e singolare e “il corpo delle donne”.

Queste differenze sono:

  1. che il corpo viene oggettificato
  2. che la scelta dei contenuti, dello stile fotografico è dell’azienda, o di chi possiede i soldi e questo viene inteso come sinonimo di mancanza di libertà individuale

Dopo aver compreso che l’uso del corpo non è un male in sé, e che in fotografia non si usa il corpo del soggetto fotografato ma si usano le onde elettromagnetiche riflesse dal suo corpo e la sua libera volontà da farsi fotografare, è necessario comprendere cosa significa oggettificazione.

STRUMENTALIZZAZIONE
Il premio immagini amiche sul sito recita che intende valorizzare una comunicazione che non strumentalizzi le donne.
Tuttavia, per capire che cosa significhi ciò che i creatori del premio immagini amiche vogliono perseguire bisogna sapere a cosa certe parole si riferiscano nel mondo reale. “Strumentalizzare le donne” cosa significa? Qualcuno, analizzando in modo approfondito tale espressione può arrivare a delle conclusioni opposte rispetto a quelle di chi organizza un tale premio, e quindi a essere in disaccordo con l’etichettare nemiche certe immagini. Perciò, se non si vuole giungere a conclusioni arbitrarie e ingiuste, è necessario un procedimento comune per analizzare certe immagini, i cui passaggi siano spiegati e giustificati.

Uno sgabello utilizzato per raggiungere la marmellata inserita in alto nei cassetti della cucina è uno strumento, e quindi la materia che compone lo sgabello viene strumentalizzata. Così come le posate, i piatti, il letto, il personal computer.
Ma in questa interpretazione del concetto non c’è un valore negativo, e l’assenza di un valore negativo porta a dedurre che se esiste un valore negativo della parola, allora non è l’unico valore, ma esiste sia un valore positivo che uno negativo del termine.
Si tratta di comprendere cosa questa parola indichi quando è usata in modo negativo, tra le varie azioni che compiono gli esseri umani nei confronti degli altri esseri umani, e perché quelle azioni indicate dalla parola abbiano un valore negativo.

Per capire cosa significa, si può considerare che il concetto di strumentalizzazione ha delle comunanze con i concetti di “oggettificazione” e “mercificazione”. Ciò che viene oggettificato viene reso mezzo per ottenere un qualcosa, al di là della sensibilità umana, così come ciò che è mercificato viene reso mezzo per ottenere qualcosa. Ma ciò che è strumentalizzato non viene necessariamente reso merce. Si può quindi dire che le parole “strumentalizzazione” e “oggettificazione” indicano gli stessi eventi nel mondo reale.

ESSERE OGGETTIFICATI

Per affermare che queste immagini esterne, stampate o su monitor, siano negative si usa spesso il termine “oggettificazione”. Accusando chi le ha prodotte di non rispettare le donne.
Ma se un fotografo o una fotografa, o un soggetto fanno certe foto e affermano invece che il loro desiderio è quello di rispettare le donne, l’altro che giudica la foto oggettificante non riesce a capire, e ci vede una contraddizione. E può dire: “ciò che le tue immagini comunicano è contrario al rispetto della donna, e se tu vuoi essere uno che rispetta le donne, quelle foto sono l’ultima cosa che devi fare. Una donna nuda con le gambe aperte, o la figa aperta è l’ultima cosa che devi fotografare”. Dunque è necessario chiarire chi dei due abbia ragione. Per chiarire dove sta la verità è necessario verificare nella realtà.

Se si vuole conoscere la verità, non si può dare per scontato niente, perché ogni pensiero sulla realtà può essere vero o falso, dato che la caratteristica dei pensieri è che non sono la realtà e sono indipendenti dalla realtà, ma possono coincidere con essa e darne una rappresentazione fedele.
Quindi, chi afferma di essere oggettificata/o da una foto, per poter permettere a chi lo ascolta di crederci, deve dimostrare che quest’affermazione corrisponde alla realtà.

Procedendo alla scoperta della verità di un’affermazione del genere si deve considerare che per poter essere vera l’affermazione “sono oggettificata/o”, riferita alla visione di una foto fatta a un’altra persona, dovrebbero essere vere anche altre cose.
1. Per prima cosa dovrebbe essere vero che si può essere che l’oggettificazione esiste.
2. Più in particolare dovrebbe essere vero che si può essere oggettificati attraverso un evento che accade al di fuori del proprio ambiente percepito. Infatti, chi vede una foto fatta da un’altra persona a un’altra persona, e vista da altre persone, per arrivare a pensare di essere oggettificata deve prima pensare che in conseguenza all’esistenza di quella foto qualcosa possa accadere a sé stessi.
3. Inoltre, dovrebbe essere vero che la foto in questione abbia il potere di oggettificare.

Quindi, cercando un ordine con cui procedere, la prima azione che si dovrebbe compiere dovrebbe essere scoprire se l’oggettificazione esiste, perché se non esiste non avrebbe senso ricercare la verità del pensiero che si possa essere oggettificati attraverso la produzione di una foto fatta da altri, o che una certa foto che si vuole giudicare abbia il potere di oggettificare.
Se si scoprisse che l’oggettificazione esiste, allora si dovrebbe procedere con lo scoprire se si può essere oggettificati attraverso foto fatte da altri, e infine si dovrebbe scoprire se quella precisa foto che si vuole giudicare possiede le caratteristiche per oggettificare qualcuno.
Tuttavia per iniziare tutto il procedimento logico che porta alla conclusione sulla verità o falsità delle accuse rivolte a certe immagini, si deve prima sapere cos’è l’oggettificazione.

OGGETTIFICAZIONE

Cos’è l’oggettificazione?

Non è un concetto che tutti conoscono, e non è una parola usata da tutti quotidianamente. C’è chi infatti ricordandola malamente dice “oggettizzare” invece che “oggettificare”. Perciò è necessario spiegare cosa significhi.

Il filosofo Simone Regazzoni nel libro Pornosofia scrive: Per Lukacs la reificazione (dal latino res, “cosa”) è un processo in cui “un rapporto, una relazione tra persone riceve il carattere di cosalità” In altri termini, la reificazione sarebbe l’attribuzione del carattere di cosalità alle relazioni tra persone, la trasformazione degli altri o di sé in oggetti, in mere cose.”

Per comprendere quale cambiamento di relazione si descrive nell’usare la parola oggettificazione è necessario comprendere quali sono le caratteristiche che hanno gli oggetti ma che non hanno gli esseri umani.
Si può cercare di paragonare le persone alle cose e trovare le differenze. Le persone sono materia vivente e gli oggetti sono materia non vivente.

Gli scienziati distinsero i viventi dai non viventi. Solo i viventi fanno il ciclo vitale, un percorso che va dalla nascita alla morte. Le attività che i viventi svolgono si chiamano funzioni vitali. Tutti i viventi hanno bisogno innanzitutto di nutrirsi ma animali e vegetali non si nutrono allo stesso modo. I vegetali, al contrario degli altri animali, non hanno bisogno di mangiare un altro essere vivente ma grazie alla luce del sole, si fabbricano il cibo da soli. Tutti i viventi sono composti da cellule. Le cellule sono i componenti di base di tutte le strutture viventi. Alcuni organismi sono costituiti da singole cellule, come i batteri, altri da moltissime cellule, come noi umani. Richiedono energia. I sistemi viventi conseguono uno stato di organizzazione usando energia che estraggono dal loro ambiente. Anche molti sistemi fisici estraggono energia dall’ambiente, ma un sistema vivente si distingue per il fatto che utilizza l’energia per convertire il materiale tratto dall’ambiente in una forma che è caratteristica di se stesso. Questo processo è noto come metabolismo. Si riproducono. Tutti gli organismi viventi si riproducono in modo sessuato o asessuato. Mostrano ereditarietà. Gli organismi viventi ereditano tratti dagli “organismi-genitori” che li hanno creati. Questo meccanismo è chiamato ereditarietà. Rispondono all’ambiente. Tutti gli organismi viventi rispondono agli stimoli dell’ambiente in cui vivono. Mantengono l’omeostasi. Tutti gli esseri viventi mantengono uno stato di equilibrio interno. Questa caratteristica è chiamata omeostasi. Si evolvono e si adattano. Tutti gli organismi viventi si evolvono e si adattano al proprio ambiente.

FUNZIONAMENTO DELL’OGGETTIFICAZIONE
Poiché si pensa che ci sia una interdipendenza tra immagini esterne al proprio corpo (percepite) ed interne alla propria mente (pensate) si teme che la visione ripetuta di certe immagini esterne ritenute negative da alcune persone, ma non da altre, modifichi le immagini interneportando a comportamenti negativi.

LA DISTINZIONE TRA OGGETTO ED ESSERE UMANO

Ma gli essere umani non hanno la capacità di percepire attraverso i soli sensi l’esistenza di cellule, l’uso dell’energia che queste cellule fanno, le funzioni vitali di un organismo, perché queste conoscenze si possono ottenere solo attraverso l’uso di strumenti come i microscopi, eppure in una frazione di secondo sanno distinguere un essere vivente da un oggetto e dire “ciao! quanto tempo! come stai?”.

RICONOSCIMENTO VISIVO DEGLI OGGETTI
La percezione visiva nella specie umana riguarda stimoli complessi che sono riconosciuti attraverso un’interazione fra il risultato dell’analisi delle loro caratteristiche fisiche, da una parte, e le informazioni depositate in memoria, dall’altra. Il riconoscimento di un oggetto avviene attraverso il confronto (matching) fra lo stimolo esterno e la sua rappresentazione conservata nella memoria, ciò che vien detto traccia mnestica e in cui è associato il nome relativo all’oggetto riconosciuto.

La relazione tra la percezione e gli altri processi cognitivi nel riconoscimento di stimoli visivi viene studiata distinguendo vari stadi di elaborazione dell’informazione fisica presente nello stimolo in arrivo ai fotorecettori retinici. Nei primi stadi è compiuta un’analisi di tipo sensoriale, relativa alle caratteristiche fisiche dello stimolo (orientamento, frequenza spaziale, lunghezza d’onda, movimento). Questa analisi primaria permette di staccare la figura dallo sfondo, di distinguerla fisicamente dagli altri stimoli. L’identificazione avviene quando a ciascuna figura è assegnato un nome. Il nome non costituisce solo un’etichetta che serve a distinguere uno stimolo da un altro. A tal fine basterebbe denominare ciascuno stimolo con un numero scelto a caso. Il nome, invece, rimanda piuttosto a un reticolo di altri nomi che sono conservati in memoria e che denotano ciascuno il significato di questo stimolo.

Oltre a saper riconoscere le forme umane, riescono a riconoscere che questi umani sono vivi attraverso ciò che è visibile e udibile. Movimenti e rumori dei movimenti del corpo e suoni del linguaggio. Gli esseri umani si muovono e producono dei rumori muovendosi, ed emettono suoni quando parlano e gli oggetti invece sono immobili, quindi non producono rumori, e non parlano.

SENSO LETTERALE DI OGGETTIFICAZIONE COME AGNOSIA
Se si prende in modo letterale il concetto di oggettificazione il risultato è il parlare dell’agnosia. L’agnosia (dal greco a-gnosis, “non conoscere”) è un disturbo della percezione caratterizzato dal mancato riconoscimento di oggetti, persone, suoni, forme, odori già noti, in assenza di disturbi della memoria e in assenza di lesioni dei sistemi sensoriali elementari. Può presentarsi separatamente in relazione a ciascuno dei cinque sensi e per ogni senso sono riscontrabili diversi tipi di agnosia (prosopoagnosia, agnosia musicale, stereoagnosia o agnosia tattile, agnosia visuo-motoria, ecc.). In pratica, la persona affetta da agnosia può utilizzare una forchetta invece di un cucchiaio pensando di aver scelto il cucchiaio, oppure una scarpa al posto di una tazza o un temperino invece della matita. Spesso è associata a lesioni riguardanti aree posteriori del cervello. Varie forme di agnosia vengono descritte in alcuni saggi di Oliver Sacks.

L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello è un saggio neurologico di Oliver Sacks, pubblicato per la prima volta a New York nel 1985. In esso l’autore racconta alcune sue esperienze cliniche di neurologo e descrive alcuni casi di pazienti con lesioni encefaliche di vario tipo, che hanno prodotto i comportamenti più dolorosi e imprevedibili.

Questo caso, considerato tanto importante dall’autore da spingerlo a intitolarvi tutto il saggio, narra del dottor P., «eminente musicista», che cominciò gradualmente a manifestare una progressiva incapacità di dare un significato a ciò che vedeva, ed a confondere tra di loro gli oggetti (e soprattutto le persone viventi) appartenenti alla sua vita quotidiana. Il titolo deriva proprio da una delle gaffes di questo paziente, che alla fine di un colloquio con il dottor Sacks confuse la testa di sua moglie con il suo cappello, e l’afferrò tentando di mettersela in testa.
Nella sua trattazione, Sacks sottolinea più volte come il dottor P. non avesse alcun deficit visivo, ed avesse anzi uno spirito di osservazione molto acuto: semplicemente, in lui era scomparsa la capacità di assegnare un significato visivo agli oggetti che vedeva attorno a sé, sebbene fosse in grado di riconoscerli utilizzando gli altri quattro sensi.

Mentre una persona che apprezza la sessualità di un’altra persona, e ne gode, anche quando è uno scambio monetario, non scambia nessuno per oggetto, rispetta i diritti di quella persona come qualsiasi altra persona vestita e verso la quale non prova alcuna attrazione. Non esiste un orifizio anale senza una persona, senza la sua volontà, la sua intelligenza, la sua memoria e quant’altro. quindi anche quando si fa sesso per il puro gusto di farlo, e senza legarsi affettivamente, conoscersi profondamente, diventare amici, e anche quando si paga per farlo, lo si fa comunque con una persona e si sa che lo si sta facendo con una persona. quando avviene uno stupro si ignora questa persona, ma si sa che è una persona. al massimo, metaforicamente si può dire che ci si comporta come se fosse solo un orifizio.

PARAGONE TRA DONNA E OGGETTO COME METAFORA
Una delle differenze tra esseri umani e cose è che non si possono violentare gli oggetti. Non hanno una volontà che può essere violata, e quindi non difendono questa volontà urlando, piangendo, scalciando o chiedendo aiuto. Invece chi violenta è consapevole di star violando la volontà di qualcuno e di faticare nel farlo, percepisce coni sensi urla, pianti, calci, e richiami d’aiuto. Perciò, il paragone tra donna e oggetto è un paragone debole.

Infatti bisogna specificare che la parola oggetto viene usata come metafora. La metafora (dal greco μεταφορά, da metaphérō, «io trasporto») è una figura retorica, cioè un artificio in un discorso, volto a creare un particolare effetto, che implica un trasferimento di significato. Si ha quando, al termine che normalmente, in una descrizione realistica occuperebbe il posto nella frase, se ne sostituisce un altro la cui “essenza” o funzione va a sovrapporsi a quella del termine originario creando, così, immagini di forte carica espressiva. Dunque ciò che si afferma non è realmente così, ma si può immaginare che sia così, e che sia una metafora è ulteriormente dimostrato dal fatto che in fisica non si possono trasformare esseri umani in oggetti se non uccidendoli.

Infatti, chi parla agli oggetti viene considerato “matto”, e nessuno direbbe “ciao” quanto tempo! come stai?” a un palo della luce. Dunque, questo dimostra che quando si parla di oggettificazione non si sta parlando di un fenomeno fisico, e che quando si dice che il corpo di una donna è oggettificato si aggiunge un’altra metafora alla parola metaforica “oggettificazione”, perché non è il corpo di una donna fotografata che viene oggettificato, ma è la relazione. Quindi non donna-oggetto ma relazione-oggetto, cioè strumentale.

E inoltre anche se ci si riferisce alla visione dell’osservatore anche in quel caso si usa la parola oggettificazione come una metafora, oppure l’osservatore sarebbe affetto da schizofrenia perché scambierebbe un essere umano con un oggetto come può essere un porta cd, una bottiglia, un caricabatterie, senza accorgersi che respira, si muove, e soffre.

SIGNIFICATO MATERIALE DEL TERMINE OGGETTIFICAZIONE
In sintesi, c’è oggettificazione quando si ignora la volontà contraria altrui nell’usare il suo corpo o si inganna la sua volontà facendogli credere che sta vivendo un’esperienza diversa da quella reale (dichiarare di essere innamorati) per avere l’opportunità di usare il suo corpo tramite la sua scelta volontaria.

ESISTENZA DELL’OGGETTIFICAZIONE

Quindi, una volta scartati dei significati insensati al termine “oggettificazione” e compreso il reale significato del termine “oggettificazione”, in base a questa definizione si può identificare l’oggettificazione in alcune vicende della vita, e quindi affermare che esiste. C’è oggettificazione nello stupro, o nel ricatto, cioè la costrizione attraverso violenza o minaccia, a far fare o a non far fare qualche atto a qualcuno al fine di trarne un ingiusto profitto con altrui danno. Ed entrambi gli atti giudicabili oggettificanti sono reati.
Quando un/una datore/datrice di lavoro pretende dal proprio dipendente comportamenti che non rispettano la sua umanità, e quindi le caratteristiche umane come la fallibilità, il bisogno di riposarsi, di non sentirsi umiliato, perseguitato, reso inferiore lo sta oggettificando.

Un esempio di estrema oggettificazione può essere rappresentata da un fatto di cronaca. Ad esempio nell’Aprile 2013, un macellaio è stato arrestato con l’accusa di aver ucciso, fatto a pezzi e messo in vendita la carne di sua moglie nel banco della sua macelleria in Egitto spacciandola per agnello.

Un cliente si è insospettito dalla carne e ha chiamato la polizia chiedendo che fossero fatti i rilievi che hanno poi confermato che si trattasse di carne umana, l’uomo poi ha confessato. Il movente? La moglie continuava a disobbedirgli.
Le oggettificazioni possono essere catalogate per grado di intensità dei danni che procurano. L’omicidio è l’oggettificazione più grave poiché annulla la volontà altrui, poi lo stupro che ignora la volontà altrui e in alcuni casi viene fatto con il godimento del non rispettare la volontà altrui, il ricatto che ignora la sensibilità e i bisogni altrui, e la pretesa che l’altro funzioni come qualsiasi strumento quotidiano e non come un essere umano, che ha la caratteristica di soffrire, distrarre l’attenzione, fallire, aver bisogno di riposo dalla fatica fisica, di poter riprovare a compiere la stessa azione, di sentirsi accettato e nel giusto, ad esempio una macchina, un computer, che si piegano alla volontà dell’umano che li usa, un funzionamento che può avere diversi scopi, come il far guadagnare l’azienda in cui lavora, o il soddisfare le necessità del partner, dal parlare come vuole l’altro, ad esempio vestirsi come vuole l’altro, pensare ciò che vuole l’altro, fare sesso come vuole l’altro.

Una volta stabilito che si può essere oggettificati dalle altre persone, bisogna capire se questo può accadere anche nella produzione o nella visione di fotografie di persone nude o in atti che rimandano al sesso. Per capirlo si possono considerare le spiegazioni che le persone danno riguardo al proprio giudizio sulle immagine in cui identificano la presenza di oggettificazione.

SENTIRSI OGGETTIFICATI

Una falsa prova usata da molte persone per dimostrare la presenza di oggettificazione in una fotografia è quella dell’esprimere un sentimento chiamandolo “oggettificazione”.
Molte persone affermano “mi sono sentita/o oggettificata/o” guardando quella foto. E da questa affermazione fanno seguire “poiché mi sento oggettificata, allora quell’immagine è oggettificante”.
Affermare, di sentirsi oggettificati, può non essere considerato un errore da molte persone, eppure a una analisi di ciò che realmente significa questa affermazione si giunge alla conclusione che è il risultato di uno scambiare emozioni con pensieri, perché l’oggettificazione non è un’emozione, ma un pensiero, si pensa di essere oggettificati e poi si prova un’emozione negativa, non ci si sente oggettificati.

Una comune fonte di confusione provocata dal linguaggio abituale è l’utilizzo della parola “sentire” fatto senza in realtà esprimere un sentimento, ma con la credenza che si stia realmente esprimendo un sentimento. Ad esempio, nella frase “mi sento di non aver fatto un buon affare” le parole “mi sento” potrebbero essere sostituite, con maggior precisione, da “penso”. In generale, i sentimenti non sono espressi in modo chiaro quando il verbo sentire è seguito da parole quali “che”, “come”, “come se”. Ad esempio “sento che dovresti saperne di più”. “Sento di essere un fallimento”. “Mi sento come se vivessi con un muro”.

Dietro a una parola che indica un sentimento come “sento” si nasconde quindi un pensiero che diventa invisibile a chi pronuncia qualcosa su ciò che sente, a causa del fatto che la propria attenzione è incentrata sulla parola sentire e illusa che si stia parlando di sentire. Questa confusione provoca una interpretazione non corrispondente alla realtà, e di conseguenza comportamenti non corrispondenti alla realtà. Quindi, se si vuole essere in sintonia con la realtà si deve distinguere le parole che esprimono dei sentimenti veri e propri e le parole che esprimo quello che pensiamo di essere, o che ci stia accadendo.

 

Il motivo per cui una persona penserebbe di essere oggettificata a causa di una foto fatta a un’altra persona, è che questa persona pensa che essendo della stessa specie, o dello stesso sesso, del soggetto fotografato, e che la persona che osserva la fotografia prodotta attraverso un altro essere umano, incriminata di essere oggettificante

E quindi non si può generalizzare sui rapporti sessuali poiché si usa il corpo altrui. Oppure, per il semplice fatto che c’è un uso del corpo ogni rapporto sessuale ma anche psicosessuale (e quindi sentimentale) sarebbe oggettificante, perché senza l’uso e la concentrazione sul corpo non ci sarebbe libido.

L’uso oggettuale del corpo, ovvero fatto concentrandosi sulle sue caratteristiche fisiche viene fatto autonomamente da moltissime ragazze. Nel body painting, e nei tatuaggi si usa il corpo per mostrare dei disegni colorati o non colorati.

Si potrebbe trovare una somiglianza nel rapporto con gli oggetti nel fatto che sulle superfici inorganiche si dipinge, o si disegna, o ci si stampa qualcosa proprio perché non soffrono questi materiali. farsi tatuaggi provoca dolori, bruciori, che fanno anche piangere e ai quali bisogna resistere stando per fermi per poterli fare. cosa che una fotografia non fa, perché non agisce sul corpo, ma sulla luce riflessa da un corpo.Un pennello sfiora il corpo e ci lascia sopra delle sostanze, un ago per tatuaggi buca il corpo e lascia dentro le ferite della pelle delle sostanze, ritardando la cicatrizzazione con sostanze particolari. Oppure farsi mettere un piercing. Cioè forare alcune parti superficiali del corpo allo scopo di introdurre oggetti in metallo (talvolta ornati con pietre preziose), osso, pietra o altro materiale. Ma questo tipo di azione non viene accusato di creare la donna oggetto. Le immagini che accusano di creare la donna oggetto hanno una caratteristica differente. C’è il sesso oppure i soldi.

Allo stesso modo in cui certe ragazze chiedono a qualcuno di farsi tatuare sul corpo, o inserire nella pelle del corpo i piercing, chiedono a qualcuno di farsi fotografare il corpo.

Ancora più corrispondente al concetto di usare il corpo senza curarsi della sua sofferenza come fosse un oggetto insensibile, , è la body modification, che consiste nell’usare ganci per appendersi. C’è chi lo fa per puro e semplice divertimento e chi per scaricare lo stress. Ci sono anche motivazioni più profonde, ovviamente, come la ricerca di un contatto più diretto con la propria corporeità e i propri limiti, compreso quello del dolore. E poi ci sono quelli che lo fanno semplicemente per dimostrare a se stessi o agli altri che sono in grado di farlo. In ogni caso la volontà di farlo c’è. E quindi non c’è oggettificazione.

CathieJung

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Michele Köbke, la ragazza che vuole il punto vita più stretto al mondo
“Non si capisce come mai Michele Köbke, una giovane berlinese di 24 anni, sia così tanto votata al restringimento straordinario del suo punto vita. Fatto è che da tre anni sottopone il suo fisico a delle tecniche di contrazione assurde, che hanno ridotto la sua circonferenza dai 64 centimetri iniziali alla misura surreale dei 40, in barba ai consigli medici che avvertono che a lungo andare potrebbe riscontrare seri danni alla salute.

Ma non è ancora soddisfatta la ragazza, e giorno e notte continua a fasciare il suo busto con corsetti sempre più stretti, affinchè possa scalzare dal podio del Guinnes dei primati l’americana Cathie Jung, che ha già raggiunto da tempo la circonferenza dei 38 centimetri.

Nemmeno la Barbie, di cui è stata studiata l’anatomia mostruosa di cui godrebbe se fosse vera, arriva a tanto: la circonferenza vita della bambola più ‘invidiata’ del mondo misurerebbe, infatti, 46 cm: troppo per la ragazza tedesca, che, con fierezza, esibisce su Facebook il risultato dei suoi sforzi.“

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“La tradizione kantiana in etica sostiene che gli esseri umani non devono essere trattati solo come “mezzi/cose” ma anche come “fini”. Io affermo provocatoriamente che gli esseri umani debbano essere trattati come “cose”, nel senso che devono essere rispettati come spesso – ormai – sono rispettate solo le cose: libri, reti e mezzi informatici, bandiere, dipinti, opere d’arte, sistemi ecologici, culture, istituzioni, che oggigiorno sono trattati come se avessero valore (morale) intrinseco”.

IPOTESI DEL MESSAGGIO DEL MONDO IMMAGINARIO CHE RAPPRESENTA L’IMMAGINE
Non è molto credibile che una immagine pubblicitaria abbia in sé un messaggio relativo alle donne, e non relativo alle merci o ai bisogni dei possibili consumatori, e che quindi invii questo messaggio sulle donne a chi la vede.
Questo messaggio ipotizzato sarebbe che nel mondo fantastico e inesistente dell’immagine quei corpi che danno l’illusione di un auto significhino “in questo mondo di fantasia gli oggetti e le persone (o esclusivamente le donne) non hanno differenze, e dunque possono essere trattati nel modo in cui si vede nell’immagine”.
Ma poiché è difficile immaginare che gli scopi di una pubblicità siano quelli di informare chi la vede che nel mondo inventato e realizzato da un team di persone “oggetti e persone”. Inviare questa informazione infatti ai possibili consumatori, è totalmente inutile ai profitti dell’impresa.
In ogni caso, se anche, per qualche motivo sconosciuto, fosse questo lo scopo dell’azienda, presentare un mondo irreale non è in sé un male. Questo forse lo credevano gli antichi, che essendo superstiziosi e credendo nella magia avevano paura che le immagini potessero avere effetti fisici sulla realtà. Ma non lo può credere un essere umano che vive nel 2013, circondato da tecnologie e saperi scientifici. Si crede che l’immagine affermi, nel mondo reale le donne sono come in quest’immagine, e le regole di quest’immagine valgono anche per il mondo reale. Si confonde fantasia con realtà.

CONCENTRAZIONE SULLA FORMA DEL CORPO ED ESCLUSIONE DEL CONTENUTO MENTALE
Quando si parla di oggettificazione in fotografia si fa spesso delle analogie. Con il manichino, la bambola, bambola gonfiabile o di silicone, il burattino e la marionetta.

Si mette in contrapposizione il concetto di “persona” al concetto di “manichino” e “bambola”, perché questi oggetti hanno una forma umana ma non hanno vita.

Il burattino è un tipo di pupazzo con il corpo di pezza e la testa di legno o altro materiale, che compare in scena a mezzo busto, mosso dal basso, dalla mano del burattinaio, che lo infila come un guanto. Il burattino va distinto dalla marionetta, tipo di pupazzo, in legno o altro materiale, che compare in scena a corpo intero ed è solitamente mosso dall’alto tramite dei fili.

mano e burattino

Molte persone credono che debba esserci un divieto di concentrarsi sulla forma di un essere umano escludendo il contenuto mentale. Il contenuto mentale di una persona non è percepibile, possiamo percepire il suo corpo e i suoni che produce con le corde vocali. Quindi tutti vivono la mente altrui attraverso delle interpretazioni, ma non la conoscono mai direttamente. In una fotografia mancano delle caratteristiche che nella realtà abitualmente si esperiscono. I suoni, e il tempo. Attraverso la parola gli esseri umani comunicano ciò che sentono e pensano, in un arco di tempo. Quindi, la fotografia parte come un supporto che elimina delle caratteristiche utili alla conoscenza del contenuto mentale di un essere umano. Per poter conoscere la mente della persona vista in foto rimane l’espressione del viso, e le simbologie attraverso il contesto. Ci si può disinteressare dell’espressione del viso come del contesto, e concentrarsi sull’immagine del corpo della persona rappresentata in una fotografia.

 

OFFESA

Lou Marinoff nel suo libro Plato, not Prozac! tradotto in Italia con “Platone è meglio del Prozac”:

“Ho lavorato filosoficamente con Vincent per definire la differenza tra offesa e nocumento. Se qualcuno o qualcosa ci fa del male – se, per esempio, produce una lesione fisica a dispetto della tua volontà – non sei corresponsabile del danno subito. Il principio formulato in merito da John Stuart Mill suona che l’unico scopo in vista del quale la forza possa essere esercitata su un membro di una comunità civilizzata legittimamente e contro la sua volontà, è quello di prevenire danni ad altri”. Ma l’offesa è qualcosa d’altro. Se qualcuno o qualcosa ci offende – cioè in qualche modo ci insulta – siamo senza dubbio corresponsabili. Perché? Perché ci si è offesi. Si può essere danneggiati da qualcosa come un urto fisico, ma sei parte attiva nel sentirti offeso da qualcosa come un dipinto. Rammenta i botta e risposta:
“Spiacente, non l’ho fatto apposta.”
“Lei è perfettamente scusato.”
Cortesie del genere sono state rese obsolete da una cultura della sbadataggine, che ha permesso che l’offesa venisse confusa con una lesione fisica. Marco Aurelio conosceva la differenza già nel secondo secolo, ma la nostra progredita cultura l’ha dimenticata. Oggi capita che le persone si offendano, e poi accusino altri di aver fatto loro del male, e il sistema avalla questo atteggiamento con metodi che minano le libertà individuali. Peggio ancora, il sistema rafforza questa confusione risarcendo finanziariamente le persone per essersi sentite offese.”

CORRELAZIONE TRA VISIONE DELLE IMMAGINI E VIOLENZE O FEMMINICIDI

In genere una persona che crede nell’esistenza del concetto di donna-oggetto e crede che sia molto frequente pensa trova una dimostrazione del suo pensiero nell’espressione “La storia della donna oggetto è reale,e ne sono prova stupri e femminicidi, che avvengono perché si pensa che la donna ci appartenga,che sia di nostra proprietà come un oggetto.”

Tuttavia, chi fa questo tipo di ragionamento omette una parte importante del ragionamento, cioè la dimostrazione che la prova portata a favore della tesi che qualcosa sia vero sia vera anche essa.
Hai detto “X è vero. La prova per questa affermazione è che Y esiste”.
X ed Y possono non avere nessuna relazione e quindi si può anche dire sostituendo a X l’espressione “donna-oggetto” e ad Y l’espressione “Ananas” e il risultato sarebbe “La donna oggetto è vera, perché esiste l’Ananas”. Quest’affermazione verrebbe subito rigettata perché la non correlazione tra i due elementi è evidente. Forse perché se ne senta palrare tantissimo, e infatti metti in contrapposizione il fatto che “non hai mai sentito parlare di persone che vedono l’immagine di una bambola fatta a pezzi” e l’infanticidio e invece hai sentito parlare della relazione tra donna-oggetto con gli stupri e i femminicidi.
Ma nel caso in cui invece si usa “stupri” e “femminicidi” non viene rigettata perché in generale si da per scontato che essi abbiano una relazione di causa-effetto con la donna-oggetto. Ma questo va dimostrato con delle spiegazioni.
La relazione tra l’esistenza di stupri e femminicidi con la donna oggetto non può essere data per scontata, e quindi non può essere utilizzata come prova dell’affermazione che la donna-oggetto è un problema reale. Si deve prima provare che c’è una relazione tra il concetto di donna-oggetto e gli stupri e i femminicidi, e poi affermare che questa relazione prova la realtà della donna oggetto. Se leggi i discorsi fatti nei media. Né Napolitano, né la Boldrini, né la Carfagna, né nessun altro politico che ha parlato del pericolo della donna-oggetto, hanno mai spiegato come fosse possibile la relazione tra una immagine con uno stupro e un femminicidio, lo hanno semplicemente assunto come vero e come base sulla quale partire.

non è il provocare eccitazione che produce direttamente violenza, ma sono certi atteggiamenti aggressivi e manipolatori nei confronti di chi recepisce la provocazione sessuale.

può capitare che in discoteca una ragazza si tiri su o giù la maglietta in modo da lasciare visibile il reggiseno, e a volte con dei movimenti bruschi fatti ballando si possano vedere porzioni di capezzoli. magari unendo a ciò sorrisi e sguardi verso maschi, se uno si avvicina a ballare accanto per vedere se la ragazza ci sta a baciare, strusciare, farsi toccare e poi magari appartarsi per fare sesso, e la ragazza risponde con una gomitata allo stomaco, o una spinta, e un urlo con un’espressione arrabbiata e aggressiva, la risposta è molto contraddittoria e strana. Questo può indispettire il ragazzo che se tendenzialmente violento o ubriaco o drogato può reagire in modo aggressivo difendendosi.
Inoltre, perché ci deve essere un terzo esterno a proteggere una ragazza da possibili conseguenze su sé stessa di suoi comportamenti, e non può essere la ragazza stessa a scegliere se rischiare mostrando nudità?
Si ha paura che la visione di donne sessualmente disponibili porti a pensare che le donne che si incontrano nella realtà siano disponibili sessualmente in modo perenne, ma questo sarebbe un sintomo di nevrosi, e inoltre non giustifichere gli stupri. Se si pensa che una donna sia sessualmente disponibile non si può pensare di stuprarla. Si stupra se non è sessualmente disponibile.

Affermare che è necessario eliminare corpi scoperti, o pose e sguardi sensuali per ridurre le molestie e le violenze equivale ad affermare che chi scopre il proprio corpo, o si pone in modo sensuale produce le violenze che può subire.

Riguardo l’abbigliamento, poiché è qualcosa che si vede, rientrano anche le fotografie, il modo in cui si sono fatte, e il contesto in cui sono state pubblicate.

Poiché esiste la causalità, cioè una relazione di dipendenza tra un evento attuale o futuro e un evento precedente nel tempo, le persone fanno collegamenti tra eventi diversi tra loro, e nel considerare l’esposizione del corpo nelle sue varie forme (abbigliamento provocante, fotografie) il passaggio dall’esposizione del corpo a uno stupro nel futuro sia automatico e sicuro, o quasi sicuro.

In base a questa credenza, poiché sapere è potere, molte persone arrivano alla conclusione che il vivere molestie, e violenze,  o è una scelta della ragazza, sebbene non un desiderio apprezzato, o è un dovere morale mancato, cioè essere intelligenti, e quindi fare collegamenti corretti tra cause ed effetti, o è disattenzione, e quindi un dovere mancato, e quindi si merita una sofferenza per i doveri inadempiuti, e inoltre la punizione è utile perché probabilmente il vivere una situazione di sofferenza potrà farle imparare, cioè acquisire e modificare le proprie conoscenze, valori, e preferenze, quindi i comportamenti, riguardo all’abbigliamento e alla sessualità, e portarla a prevedere il futuro e prevenire molestie e stupri.

Questa credenza è la stessa che viene usata quotidianamente per giudicare tante altre situazioni pericolose.

Se una persona si reca nel Bronx con una maglietta su cui è scritta una frase che inneggia all’odio razziale nei confronti degli afroamericani, gli afroamericani reagiranno, o poiché è risaputo che sono aggressivi nel Bronx, è prevedibile questa reazione ed evitabile attraverso l’inibizione del comportamento di andare nel Bronx con una maglietta del genere.

Così come chi fuma, poiché è risaputo che il fumo “nuoce gravemente alla salute” è prevedibile un tumore ed evitabile tramite l’inibizione del comportamento, cioè il fumare.

O una ragazza che si ubriaca a un rave party, e perdendo la possibilità di controllarsi o difendersi, viene stuprata.

Per poter affermare che ci sia un collegamento tra l’aspetto, fatto di abbigliamento, cosmesi, stile di capelli e le molestie, lo stalking e lo stupro bisognerebbe verificare se le donne molestate e stuprate sono quelle che si vestono in modo da lasciare scoperte le zone più erotiche del corpo, oppure se invece non hanno niente a che fare con questo tipo di ragazze, e anche in che quantità siano quelle che usano un abbigliamento provocante e quante quelle che invece usano un abbigliamento morigerato.

Tuttavia, per falsificare l’assolutezza della teoria della colpa, è sufficiente un solo contro esempio a questa credenza, ed è che in spiaggia si sta in bikini, ma non per questo avvengono quotidianamente stupri durante l’estate.

In reazione al concetto di “gli sta bene, se l’è cercata” ci sono ragazze che protestano contro il concetto di colpa nell’agire in un modo in cui, in una società pericolosa, potrebbero provocare molestie, violenze e stupri, fotografandosi seminude con cartelli con su scritto: “Non cambieremo il nostro modo di vestire perché è più conveniente per la vostra mancanza di auto controllo. La colpa è degli stupratori non delle vittime!”.

Tuttavia, alcune femministe, nonostante critichino chi le invita a coprirsi per evitare molestie e stupri, favoriscono leggi e azioni sociali (premio immagini amiche, Boldrini) che portano a esporre soltanto immagini di corpi coperti. Questa è una contraddizione che indebolisce sia la protesta per rimanere scoperte, che la protesta per far coprire.  Questa contraddizione è uno dei motivi per il concetto di colpa si diffonde, e oltre alle molestie, e le violenze si aggiunge la sofferenza per il disprezzo sociale.

Se siamo d’accordo nel ritenere che i cittadini di un Paese civile non sono l’effetto del caso, bensì il frutto di un processo educativo, dobbiamo riconoscere che nessun processo formativo ha accompagnato questo potente cambiamento. La scuola, che avrebbe potuto e dovuto fornire percorsi di educazione alla relazione e alla sessualità, veniva sistematicamente resa sempre più impotente, l’altro importante agente di socializzazione, la televisione, agiva da indiscussa proponitrice di divertimento e abitudine al pensiero superficiale e al non ascolto delle emozioni negative. Piuttosto che pensare che gli uomini siano incapaci di accettare la libertà delle donne che li hanno amati sia dovuto a un loro pensarle come oggetti da possedere, o una supremazia naturale del genere maschile su quello femminile che facendosi forza attraverso relazioni e dispositivi culturali ha creato una mentalità e una società patriarcale e maschilista, causata dalla visione ripetuta del loro corpo, è necessario capire che molte violenze nascono dalla dipendenza dall’altro, dipendenza che esiste grazie a una personalità infantile, caratterizzata dalla mancanza di autonomia. Personalità che automaticamente si crea nei primi anni di vita, e che è protratta a causa dell’iperprotettività delle società industrializzate, oltre che da culture che esalta la dipendenza affettiva, il possesso nelle relazioni come dimostrazione di amore, la gelosia come dimostrazione d’amore.

Giulio Cesare Giacobbe nel suo libro “Alla ricerca delle coccole perdute” scrive:

“L’adulto è un bambino che ha imparato a procurarsi il cibo da solo, a difendersi da solo, a sopravvivere da solo, a dominare da solo l’ambiente reale e non più soltanto quello del gioco.

Elenca gli aspetti positivi dell’adulto

“domina il suo territorio, la libertà è il suo valore primario, ha sicurezza in sé stesso, sopporta il disagio, non dipende da nessuno, non ha bisogno dell’approvazione degli altri, ha una stima illimitata di sé, non ha paure immaginarie, non ha né aspettative né rifiuti, accetta la realtà com’è e vi si adatta, si gode la vita

è un cacciatore di piaceri, non gli interessa il possesso, ma l’uso, non chiede mai, prende quello che vuole,

è capace di amicizia (collaborazione, aiuto), ha una grande capacità di vita sociale”

In altri casi è dovuta a frustrazioni causate da precedenti colpevolizzazioni alla propria intimità sessuale, che provocando rabbie represse per anni si liberano improvvisamente. E tanti altri motivi, diversi dall’aspetto estetico, cioè abbigliamento e cosmesi.

Dunque, invece di far coprire le ragazze per strada, sui social network, in tv, o sui manifesti pubblicitari serve potenziare la scuola, dare agli insegnanti gli strumenti adeguati per educare i ragazzi alla relazione, ad ascoltare la frustrazione della perdita, dell’insoddisfazione, senza reagire con rabbia. Censurare la possibilità di godere della visione dei corpi, mostrandoli o vedendoli, incentiva a relegarla in ambito privato e segreto, e quindi all’insoddisfazione e quindi al possesso di una persona, perché il possesso da la sensazione di avere la sicurezza della soddisfazione.

C’è stata una polemica in Spagna perché nella Tve, televisione di Stato, si manda in onda una trasmissione di consigli ai genitori su come insegnare alle figlie a vestirsi in modo da non provocare, con suggerimenti per non fare girare le figlie troppo svestite, per insegnare la dignità e a vestirsi in modo non provocatorio.
Nel passaggio televisivo, trasmesso alle 3 del pomeriggio, parla una madre che pensa quasi di investirsi in una missione perché ritiene che in questa epoca bisogna insegnar tutto. Infine l’invito a non esprimere con l’abbigliamento la propria sessualità.
Tutto ciò si realizza in una nazione che dopo la vittoria del PP al governo sta riportando indietro la legge sull’aborto di 28 anni e l’influenza culturale che si avverte sembra essere giusto quella della trasmissione moralista.
Se quello che si insegna alle ragazze è di non provocare quante volte saranno criminalizzate quando subiranno una molestia o uno stupro?
Ci potrebbe essere un collegamento sul successo nelle campagne per ricoprire i corpi delle donne nelle pubblicità. Una variante del moralismo visibile in Spagna, il dire che lo si fa per le donne è un modo per fargli piacere qualcosa qualcosa che diversamente non piacerebbe proprio per niente alle donne. Il non poter esprimere la propria sensualità e sessualità.

qui il video: http://www.publico.es/455359/tve-explica-como-vestir-a-las-hijas-con-decoro-para-que-no-provoquen

Concita De Gregorio scrive: “La realtà virtuale lo consente, ed è talmente efficace da essere stata adottata come terapia nei corsi di riabilitazione per persone violente, generalmente uomini. Ho partecipato pochi giorni fa a un seminario all’università La Sapienza, Laboratorio di neuroscienze cognitive e sociali. Mari Sanchez Vives, che dirige un gruppo di ricerca a Barcellona, ha presentato i risultati di un lavoro sorprendente e incredibilmente innovativo. Detto in parole molto semplici: la sua equipe ha preso un gruppo di uomini condannati per maltrattamento e violenza e attraverso la realtà virtuale li ha messi nella condizione esatta in cui si sentono (si sono sentite) le loro vittime. Un piccolo casco in testa li mette nella condizione di vedere e sentire il proprio corpo come quello di una donna. Un’illusione ad altissimo tasso di verosimiglianza. Diventano avatar: il cervello vede un altro corpo e lo registra come proprio. Sono uomini violenti che all’improvviso si trovano nei panni delle donne che violentano. L’esperimento prevede che siano aggrediti, in un corridoio stretto, da un uomo che avanza verso di loro minaccioso, spaccando oggetti e insultando. Dice cose come ‘perché ti sei messa quel trucco in faccia, toglilo, come devo fare a farti capire le cose, eh? Come devo fare?”. La reazione fisica dei soggetti è di terribile stress: sudano, si accelera il battito cardiaco, reagiscono fisicamente, indietreggiano, si difendono, qualche volta si rannicchiano altre provano a reagire. Intervistati, dopo, confermano di essersi sentiti malissimo. Di aver avuto davvero l’impressione di essere in pericolo. Le persone che si sono sottoposte ad esperimento – i risultati sono già stati resi noti in  un importante convegno nordamericano – sono il campione pilota. Tredici uomini, tutti volontari, sottoposti al trattamento di riabilitazione che in Spagna è obbligatorio in casi di condanna per violenza. Da settembre, in collaborazione col dipartimento di Giustizia, l’esperienza di ‘trovarsi nei panni della vittima’ sarà un passaggio obbligatorio del corso riabilitativo, per tutti.”

CONTRORISPOSTA ALLE ANALISI RAZIONALI

Come controrisposta alle analisi razionali di giudizi rivolti contro molte pubblicità c’è chi suggerisce di “guardate la foto di una donna seminuda, carponi con le scarpe addosso (immagine della pubblicita’ realmente fatta) e sostituirci un uomo di colore nella stessa posa”. Se improvvisamente si sentirà nascere l’indignazione definita da alcuni “sacrosanta” allora si percepiscono le cose in modo corretto. Ma se non si sente nascere l’indignazione allora vuol dire che avete talmente introiettato la subalternita’ delle donne rispetto agli uomini da non sentire piu’ l’indignazione per quanto riguarda il genere femminile, ed e’ grave. Un perfetto esempio di affermazione senza spiegazione del perché. Come dire: “se il colore giallo via fa schifo, va bene, ed è sacrosanto, se non vi fa schifo è grave, e siete condizionati”.

FAR CONVIVERE DESIDERI OPPOSTI

In italia ci sono due visioni lontane nel tutelare il corpo delle donne. Così come in altri paesi come quelli Islamici, segno che in Italia come ovunque il modo migliore sta nel mezzo. Nel far convivere desideri opposti e permettere a chi vuole coprirsi fino al collo oppure oltre di farlo, e permettere di chi vuole scoprirsi di farlo.

In Tunisia c’è una doppia battaglia: dalle Femen come Amina alle studentesse sostenitrici del Niqab (il velo integrale).

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Entrambi i movimenti vogliono rivendicare la libertà della donna nell’usare il proprio corpo. Amina, conosciuta ai molti per la scritta sul seno “Il mio corpo mi appartiene e non è fonte di onore per gli altri” ha sollevato l’indignazione del suo popolo, tanto che la madre stessa ha chiesto mediaticamente scusa accusando la figlia di avere disturbi psichiatrici e ha preso le distanze dalle sue azioni. Le studentesse che hanno presidiato recentemente la facoltà di Scienze dell’Università di Tunisi hanno urlato a gran voce:”Il corpo e l’anima delle donne devono essere protetti contro le aggressioni”e hanno rivendicato il diritto di indossare il niqab.

Mi ha fatto molto pensare come in uno stesso Paese ci siano due visioni così lontane nel tutelare il corpo delle donne. Il Ministro degli Interni tunisino sta affrontando una battaglia personale per abolire il niqab suscitando la rabbia dei salafiti, anche se le motivazioni sono prettamente ristrette alla sicurezza del Paese. Donne che si sentono protette sotto un velo, private della propria esteriorità, del proprio corpo, di una parte dell’identità; dall’altra donne che rivendicano l’essere libera, spogliandosi anche perchè così la protesta è più forte. Due volti difficili da argomentare indubbiamente ma che mi fanno molto riflettere.

Nella nostra cultura alcune scelte sono ancora più difficili da capire, soprattutto nella nostra Era in cui la nudità è sinonimo di avvenenza, sensualità e non di comunicazione. Nel libro “Fresco sulle labbra,fuoco nel cuore” l’autrice Hanan Al-Shaykh spiega come la scelta di indossare il velo rappresenta un illusorio “rifiugio di libertà” per impedire agli uomini di guardarle come oggetto sessuale. Parlare di sesso è ancora un tabù tanto che libri come “Sex and the Citadel. Intimate Life in a Changing Arab World” suscitano scandalo parlando della sessualità dentro il mondo islamico. Testo già censurato in Egitto, contiene molti dati e interviste su vari fenomeni, come le mutilazioni genitali femminili e il dating on line.

PARITà UOMO DONNA NELLA VISIONE DEL CORPO IN PUBBLICITà

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COME REAGIRE AL CONCETTO DI DONNA-OGGETTO

Questo è l’errore di moltissime femministe. Il pensiero di quelle che giungono a conclusioni errate è schematico. Una parola significa sempre e soltanto un solo significato, nonostante le intenzioni di chi la pronuncia e le reazioni di chi reagisce, così come un gesto significa sempre e soltanto un solo significato, nonostante le intenzioni di chi lo compie e le reazioni di chi lo sperimenta. E il significato lo stabilisce sempre e soltanto lei. O i gruppi di persone che la pensano allo stesso modo.

Il problema più difficile da risolvere non è spiegare dove sta l’errore, anche se è molto difficile, perché chi non vuole capire ha sempre delle obiezioni da fare. Ma è fare in modo che le paure personali, e i parametri personali di certe persone non siano imposti alle altre che non li condividono. Un cittadino che vede discutere continuamente di cose che non condivide e vede impostare la società attraverso la creazioni di stati emotivi negativi con giudizi, critiche, offese, propagande d’idee, e soprattutto leggi dovrebbe avere il modo di far sentire la sua idea contraria.

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Battiato e l’interpretazione della parola “troia”

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Chi usa l’appellativo troia o puttaniere verso una donna o un uomo, riferendosi a un certo tipo di scopi ricercati con la sua attività sessuale, come il voler ottenere dei vantaggi che a differenza di altri producono problemi agli altri individui o alla società intera, come nella politica, in cui è necessario ottenere poteri in base alle competenze e ai meriti, sta sottolineando l’importanza che attribuisce alla presenza di correttezza e di merito ai fini del benessere sociale, e tentando di inibire un tale comportamento attraverso emozioni negative come la vergogna o il senso di colpa, e non negando la libertà sessuale e il diritto di godere del piacere sessuale, né di usare il proprio corpo per procurarsi i soldi necessari alla manutenzione della propria vita. Che esista questo tipo di uso della parola troia o sinonimi è testimoniato dal fatto che le persone usino questa parola intendendo concetti diversi rispetto alla promiscuità sessuale o alla prostituzione. E un uso della parola in modo ufficiale e verificabile è testimoniato dai due libri di Debora Ferretti: “Il manuale delle giovani mignotte” 1 e 2.
La quale afferma “Le donne sono geneticamente predisposte per esercitare la seduzione finalizzata e gli uomini sono geneticamente predisposti per subire la seduzione femminile e darle un prezzo. Dove prezzo va inteso in senso lato, molto lato. Può essere il trancio di margherita con più mozzarella o l’annullamento di una multa per divieto di sosta. Oppure: diventare first lady, amministratore delegato della multinazionale, parlamentare. L’obiettivo varia da mignotta a mignotta, è lampante.”

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Tuttavia, se il tipo di uso del termine “troia” tra i vari possibili non è specificato, la scelta interpretativa di chi lo ascolta può  non corrispondere alle intenzioni di chi lo ha pronunciato. Soprattutto perché questo uso del termine “troia” deriva da un significato prevalente diverso che si sceglierà con più probabilità, e quindi se non si vuole rischiare che le donne che ascoltano si pensino colpite senza rientrare nell’obiettivo reale del comunicatore è meglio specificare il senso, o usare altri termini.

Probabilmente, per evitare questo termine è necessario che ce ne sia un altro abbastanza forte da provocare la stessa sofferenza. “Ladra/e” potrebbe essere pertinente perché ruba il posto a chi si impegna nel modo corretto per ottenerlo. Ma sarebbe diffamazione secondo la legge italiana. Quindi, si dovrebbe usare un termine diverso, che non costituisce reato usare. Ma questo implica il sapere quali termini sono reato e quali no. Tuttavia non è una conoscenza che si acquisisce nella vita di tutti i giorni, e quindi queste informazioni andrebbero ricercate e verificare se usare termini come “usurpatrici”, “sfruttatrici”, “disoneste”, “mafiose” non è reato. Per capirlo si può considerare che l‘invenzione del reato diffamazione ha la funzione di tutelare la reputazione delle persone intesa dalla cassazione come “patrimonio intellettuale, politico, religioso, sociale, ideologico o professionale dell’individuo o della persona giuridica, comprensiva anche del profilo connesso alla attività economica e professionale svolta dall’individuo e alla considerazione che essa ottiene nel gruppo sociale, sicché la condotta lesiva può attenere anche al buon nome commerciale di un soggetto” (Cass. Pen. 16.06.2011 n. 37383).

I tre fraintendimenti principali del messaggio sono:

  1. L’uso del termine da un valore negativo alla prostituzione.
  2. L’uso del termine da un valore negativo alla sessualità promiscua.
  3. L’uso del termine da un valore diverso alla donna che vende le prestazioni sessuali e all’uomo che le compra.

Uno dei fraintendimenti, dovuti dalla indipendenza interpretativa che gli esseri umani hanno rispetto a chi pronuncia il messaggio, è che ad esempio riferirsi a delle parlamentari, si pensi equivalga a usare come metro di misura di negatività le prostitute, poiché paragonare alcune parlamentari alle prostitute per proprietà transitiva porterebbe ad avergli attribuito negatività e quindi aver affermato che la prostituzione è negativa e quindi aver insultato le prostitute.
se “parlamentari” = “prostitute” -> allora “prostitute” = “categoria del negativo”.
Tuttavia, si può creare questo processo anche senza la consapevolezza e quindi l’intenzionalità. E dunque può farlo anche chi non da un valore negativo alla prostituzione.

Inoltre, con questo termine si sottolinea il mezzo attraverso il quale si compie l’azione scorretta di prendere un posto che va assegnato a qualcun altro, e si potrebbe pensare che in questa focalizzazione ci sia implicito il giudizio che quel mezzo è peggiore di altri mezzi, come l’usare l’amicizia per raggiungere gli stessi vantaggi in parlamento, o la corruzione monetaria, mafia, concussione, appropriazione indebita, compravendita di voti, la violazione delle norme costituzionali. La parola “troia” sembra così peggiore della parola “mafiosa” o “corrotta”.

In ogni caso chi la pronuncia non ha la responsabilità di stimolare credenze già esistenti in chi fraintende e pensa di aver trovato un altro che condivide il proprio pensiero, e che vedendo che c’è anche qualcun altro si sente protetto e quindi continuerà o comincerà a sua volta a utilizzare lo stesso termine, con un altro significato però, per criticare altri aspetti degli stessi soggetti criticati dal primo che ha comunicato il termine.

E poiché in realtà ogni mezzo usato per arrivare a un fine negativo è da giudicare come qualsiasi altro, questa sottolineatura potrebbe essere interpretata come futile e stigmatizzante, ovvero come un giudizio sull’uso del mezzo in qualsiasi situazione, che invece deve essere relativizzato ad alcune situazioni.

Infatti, questo fraintendimento è avvenuto e ha portato a conseguenze importanti.
La decisione di Rosario Crocetta, presidente della Regione Sicilia, di revocare l’incarico al cantautore Franco Battiato è arrivata all’indomani della polemica per le parole pronunciate al Parlamento Europeo a Bruxelles in veste di assessore al Turismo e allo Spettacolo della Regione Sicilia, parlando della politica italiana:

“Ci sono troie in giro in Parlamento che farebbero di tutto” aggiungendo sarcasticamente che dovrebbero aprire un casino invece che fare politica.


Crocetta ha detto “Un artista porta tutto all’iperbole, ma il linguaggio delle istituzioni deve essere molto più attento.” Infatti, se si limita la critica della scelta del termine troia al contesto in cui è stata detta può essere accettata. Perché un ruolo politico prevede chiarezza e quindi una parola ambigua, soprattutto se il senso non è esplicitato, contraddice i requisiti di tale ruolo, e perché un ruolo politico prevede che la critica agli altri politici sia fatta con moderazione.
Tuttavia, sarebbe giusto chiarire quali possano essere i termini moderati con i quali si possono criticare i comportamenti di alcune parlamentari che grazie a favori sessuali hanno ottenuto le loro cariche.

Il problema dell’accusa a Battiato sta nel fatto che i motivi dell’inaccettabilità dell’uso di tale parola siano stati estesi ad argomenti impertinenti, viste le sue dichiarazioni sul senso dell’uso del termine troia, come “la dignità delle donne”, “delle prostitute”, di “tutte le parlamentari” e non solo di “quelle criticate”, e dei parlamentari maschi e femmine, e questa estensione è scorretta.

Infatti, il cantautore siciliano intervistato da Vittorio Zucconi ha dichiarato sull’uso che ha fatto del termine “troie” che “Non era riferita alle donne, dunque non devo scusarmi. Io sono fatto così, sono libero, e Crocetta lo sa bene. Io non sono un politico. Voglio denunciare la prostituzione dei politici che si sono venduti”.

Quindi, in base a cosa il presidente della Regione Sicilia ha preso la sua decisione? Se si sbagliasse avrebbe preso una decisione che ha effetti negativi sugli altri senza poter essere penalizzato. Ogni autorità esiste perché funzionale al benessere del popolo, quindi dovrebbe prendere delle decisioni discutibili dal popolo. E molte donne hanno negato di sentirsi offese, e hanno rifiutato la decisione del presidente della Regione Sicilia. Alcune hanno addirittura affermato che non gradiscono il ruolo di vittima, fragile, debole, indifesa, che le hanno ricucito addosso difendendole in questo modo.

Il Fatto Quotidiano ha deciso di sostenere tramite una raccolta firme sul suo sito una petizione firmata da personaggi famosi.

Ecco il testo dell’appello: “Egregio presidente Crocetta, esprimiamo il nostro rammarico per l’esclusione di Franco Battiato dalla sua Giunta. La straordinaria sensibilità artistica, il prestigio, il rigore e il senso dell’etica di Franco Battiato sono indiscutibili. La strumentalizzazione politica delle parole dell’artista è invece, secondo noi, profondamente ingiusta, anche alla luce del fatto che Battiato ha prontamente e chiaramente precisato che non voleva certo offendere né le donne né le istituzioni attuali. L’assenza di Franco Battiato dalla Sua Giunta è una grande perdita per la Regione da Lei presieduta. Distinti saluti”.

Poi le firme in calce: Dario Fo, Franco Rame, Aldo Nove, Barbara Spinelli, Alessandro Bergonzoni, Mimmo Paladino, Marco Travaglio, Stefano Bonaga, Piera Degli Esposti, Aldo Cazzullo, Demetrio Paparoni, Nanni Balestrini, Roberto Alajmo, Samuele Bersani, Marco Alemanno, Mario Sesti, Franco Mussida, Elisabetta Sgarbi, Eugenio Lio, Antonio Forcellino, Paola Pallottino.
Si può dedurre che secondo il punto di vista di chi ha accusato Battiato non viene considerato che una parola può indicare concetti diversi in base alla frase in cui è posta.

Dato che il termine troia può essere usato in molti modi diversi tra loro si deve dire che Battiato non ha usato il termine nel senso di “donna che fa sesso con tante persone” o “donna che fa fotografie nuda” o “donna che chiede di scambiare soldi con prestazioni sessuali”.

Se si fosse usato il termine con il significato di “prostituta” (cioè donna che scambia prestazioni sessuali con soldi) sarebbe stato un problema privato e non pubblico, infatti non finiscono sui giornali tutti/e quelli/e che pagano per fare sesso.

La possibilità di scegliere più interpretazioni ha portato alcune persone a difendere Battiato interpretando l’uso della parola troia con l’indicare l’essersi fatte fotografare nude, imputandolo sul web ad alcune parlamentari che in anni precedenti hanno posato nude per riviste come la Mussolini, la Brambilla, Iva Zanicchi, negativizzando l’atto di farsi fotografare nude, ed offendendo così le donne che fanno fotografie di nudo, (e i fotografi che gliele fanno) o facendo implicitamente un collegamento tra quelle foto e la scorrettezza politica che non c’è, perché che si facciano calendari con foto di nudo per ottenere vantaggi è sicuro, per lo meno i soldi del servizio. Ma che i calendari siano ciò che hanno permesso di rubare il posto in parlamento, o abbiano contribuito, è impossibile.

Quindi, dovendo eliminare gli altri usi del termine, si può arrivare alla conclusione che il significato usato da Battiato è stato in realtà “donna che tenta di ottenere vantaggi attraverso la soddisfazione psicosessuale di chi ha il potere di dargli quei vantaggi che spettano invece a chi ha le competenze e non le caratteristiche giuste per soddisfazioni sessuali”.

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Perciò si può dire che Battiato può essere criticato per aver usato una parola fraintendibile svolgendo un ruolo politico che prevede chiarezza, ma non può essere accusato di sessismo o maschilismo.

Se l’assessore Crocetta avesse preso la sua decisione per la preoccupazione di una offesa nei confronti delle prostitute, come minimo avrebbe dovuto dire che non c’è niente di male nel prostituirsi volontariamente, e avrebbe dovuto fare proposte per tutelare il loro lavoro ed eliminare gli impedimenti a svolgerlo che esistono, come il reato verso chi aiuta le prostitute a compiere il loro lavoro (favoreggiamento). Ma non ha detto niente a proposito di questo, quindi si può dedurre che la sua preoccupazione non fosse rivolta alle prostitute.

I motivi per cui è stato dato valore a una interpretazione errata dell’uso del termine troia sono dovuti a interessi politici o a errori logici dovuti a una fiducia a priori nell’ideologia in difesa delle donne, o a delle false credenze a proposito del linguaggio.

Termine al femminile
Secondo il genere, un nome può essere maschile o femminile, se designa esseri animati di tale sesso (padre, leone, madre, leonessa).
Sono generalmente maschili i nomi terminanti in o (appartengono alla seconda declinazione); femminili i nomi che hanno la desinenza in a (appartengono alla prima declinazione): uomo, cavallo, fuoco, tramonto, pensiero; casa, sedia, luna, stella, alba. Non mancano però le eccezioni: nomi femminili in o (mano, radio, moto, auto, dinamo, Saffo, Ino, Ero) e nomi maschili in a (poeta, profeta, patriarca, papa, duca).

Quindi, per quanto riguarda il linguaggio, c’è chi pensando che poiché troia è un termine declinato al femminile, usarlo indica un attribuire una colpa nel compiere l’azione che il termine indica imputabile solo se a compierla è chi appartiene al genere femminile, e quindi indica una discriminazione tra uomo e donna.

Tuttavia, forse chi crede questo non sa che esistono diversi insulti usati al maschile o al femminile e l’usarli non implica automaticamente l’affermare che solo chi appartiene al genere sessuale nominato è disprezzabile nel compiere l’azione che si indica con tali insulti.
Infatti, è quasi sempre implicito che se una donna viene definita troia perché quello che fa viene considerato disprezzabile, allora per proprietà transitiva anche chi le permette di fare qualcosa di disprezzabile è disprezzabile. In base a questo principio si dovrebbe pensare che dire “porco” a un uomo equivale a dire che soltanto gli uomini possono essere accusati di compiere un’azione negativa se fanno ciò a cui si riferisce con il termine “porco” ovvero “fare sesso con donne diverse in un arco di tempo breve”, o “l’avere desiderio di farlo”. Ma questo non è vero.

C’è invece chi pensa che il concetto esista solo al femminile, e quindi sia sempre una discriminazione. Ma questo non è vero perché le etichette usate con i maschi esistono, e sono tantissime. Per citarne alcune:
In ambito di prostituzione “marchettaro”,  “puttaniere”,”bocchinaro” o “pompinaro”  e “bocchinaro”, che non significa soltanto “colui che fai i bocchini” ma anche “colui che si fa fare i bocchini”, e quindi denigrato poiché si fa fare i “bocchini” o “pompini” dalle prostitute.
In ambito di sesso libero da pagamento “donnaiolo”, “farfallone”, “troione”.
Oppure l’indicare una perdita di umanità nel compiere certe azioni con termini come “porco/maiale” o “bestia”, “cavernicolo”.
Oppure l’indicare come causa del comportamento criticato una malattia “bavoso”, “malato”, “pervertito”, “schifoso”.
Oppure l’indicare una non aderenza al valore della definizione di “uomo” o “persona per bene” come “uomo tarocco”, “pseudo-uomo”, “sottospecie di uomo”, “viscido”.
Oppure vengono maschilizzati i nomi di solito usati al femminile “troio”, “zoccolo”, “puttano”, “sciupafemmine”.
Inoltre ci sono  “segaiolo”, “segaiolo seriale”, “morto di figa”, “represso”, “sfigato” che non sono termini da intendere soltanto per chi non fa sesso, perché anche chi fa sesso spesso si fa le “seghe”, e anche chi ha una relazione fissa può farsi le “seghe”, ad esempio guardandosi un porno, e “sfigato” si usa come termine generico simile a “sfortunato perché stupido”.

I nomi dispregiativi più morbidi sono “Latin lover”e “Gigolò”, i quali, per quanto possano essere morbidi vengono associati a concetti e sensazioni negative, come l’inaffidabilità.

Per quanto riguarda le parole usate solo al femminile, a parte alcune indicazioni (come i punti cardinali, i mesi o i metalli da declinare al maschile e i nomi dei frutti, delle scienze e nozioni astratte, feste religiose continenti, stati e province, città e isole da declinare al femminile), la determinazione del genere dei nomi non segue regole fisse e quindi occorre affidarsi all’uso e consultare il vocabolario. Quindi, non è una scorrettezza linguistica declinare al maschile la parola “troia” dicendo “troio”, o usare un genere promiscuo come si fa con “la rondine maschio” e dire “la troia maschio” quindi il fatto che non sia abitualmente usata questa declinazione non impedisce di usarla. L’impedimento sta nel fatto che tutto ciò che è inusuale viene giudicato inappropriato o fa ridere. Il personaggio del fumetto di Andrea Camerini del 2007 è chiamato “il troio”. Ed esiste anche la parola “puttano”, anche se viene usata in modo scherzoso poiché il fatto che sia sgrammaticata fa ridere. Ci hanno fatto anche un film in cui la parola Gigolò è stata tradotta in italiano con “puttano”. “Deuce Bigalow – Puttano in saldo”.

Inoltre, anche senza l’uso di parole costruite appositamente per la denigrazione del fatto sessuale maschile, esistono moltissimi altri modi in cui le persone dimostrano disapprovazione, ed emarginazione per certi comportamenti. Invece che emettere il suono di una parola, eliminare dalle amicizie l’uomo che compie certi gesti, oppure troncare una relazione sentimentale, o mettere in dubbio la sua professionalità.

Inoltre, nell’immaginario collettivo quando si parla di prostituzione maschile si usa l’espressione “dare via il culo”, proprio perché se gli uomini tentassero di prostituirsi in modo etero non guadagnerebbe un centesimo, questo mancanza di guadagno economico spiega l’alta quantità di prostitute donne e la bassissima quantità di clienti femmine e prostituti uomini etero. Dimostrando così che storicamente l’uso dispregiativo verso l’atto della prostituzione è riferito alle donne perché sono state esse a prostituirsi in grandi quantità.

Per quanto riguarda la fiducia a priori nell’ideologia in difesa delle donne, c’è da dire che la difesa da discriminazione è stata fatta prevalentemente se non esclusivamente nei confronti delle donne, dato che il giorno dopo Beppe Grillo, ad esempio, ha ripetuto cose analoghe, o peggiori (“partiti puttanieri”) ma non gli è accaduto lo stesso trattamento, anche se lui non lo ha detto al parlamento europeo, e non è un candidato politico nonostante proprietaro del logo del partito politico Movimento5Stelle, e infatti Crimi ha detto “il fatto che ciò avvenga in luogo extraparlamentare è una responsabilità del signor Giuseppe Piero Grillo”.
Quindi, è stupefacente che una giunta che collabora con il movimento 5 stelle capitanata da Beppe Grillo, si sia stupita di un’espressione che è appunto tipica dei Grillo e della maggior parte degli attivisti che usa lo stile comunicativo di Grillo. C’è da chiedersi come è possibile che sia tanto difficile togliersi di torno figure politiche tanto compromesse, sporche, corrotte ed è così semplice cadere se c’è di mezzo qualcosa che riguarda le donne.

Inoltre, si possono giudicare anche le azioni precedenti di chi pronuncia una parola del genere per comprendere se nelle sue intenzioni ci sia sessismo o maschilismo, e giudicando le azioni che Battiato ha compiuto durante il suo lavoro non si potrebbe dire che è maschilista, perché si è battuto contro il femminicidio, causa portata avanti dal femminismo, e per preservare la memoria di Stefania Noce, presentandosi alla celebrazione della sua memoria, soprattutto in un territorio, come la Sicilia, piuttosto conservatore ed ancora retrivo riguardo le tematiche di genere. Ha spesso preso decisioni piuttosto anticonformiste ed impopolari in un contesto in cui vige il gregarismo e la corruzione. Si può quindi dedurre che le donne siano “strumentalizzate”, anche per far “fuori” gli intellettuali ed i politici “scomodi” al sistema.

Gli interessi politici si possono dedurre anche dalle affermazioni a proposito di Battiato di una deputata del PartitoDemocratico:
“Il presidente della Regione dimostra ancora una volta di avere a cuore le istituzioni e la dignità delle donne. La Sicilia ha bisogno di rappresentanti che non ci mettano in cattiva luce e che lavorino per il rilancio della nostra regione Cambiamento non vuol dire mancanza di rispetto”.
Avendo fatto parte del PD crocetta, si può ipotizzare che non voleva andare contro idee di amici, ma questa è solo un’ipotesi, poiché ha cacciato anche Zichichi. Crocetta lo ha dichiarato anche in un servizio delle Iene che si è sentito costretto a mandarlo via poiché aveva tantissime persone importanti contro. Alla domanda fatta dalle Iene “perchè lo hai cacciato?” Crocetta ha risposto “Aveva bombardato la Sicilia, mi aveva mandato i caschi blu dell’ONU. Non avevo altra scelta da fare”.
http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/390095/intervista-rosario-crocetta.html

Cacciando Battiato il coro che negli ultimi anni è diventato maggioritario nella difesa delle donne può giudicare giusta e dovuta l’azione, e infatti tantissime pagine femministe hanno protestato nei confronti delle parole di Battiato: Interessi nel consenso del popolo, il quale da potere a chi lavora nelle istituzioni.

Michaela Biancofiore, deputata del PDL, intervistata dal quotidiano la Repubblica, dichiara a proposito della vicenda:
“La rappresentazione data da Battiato è grave. Talmente grave che sarebbe bello che le donne di tutti gli schieramenti si riunissero in una class action.”

Questo dimostra come si confonda tra il riferirsi ad “alcune parlamentari” e “tutte le parlamentari” in quanto appartenenti al genere femminile. C’è quest confusione perché si pensa che ogni offesa ricevuta a una donna sia fatta anche a tutte le altre.

Si parla sempre di uso del corpo delle donne in pubblicità facendo l’errore di confondere tra uso dell’immagine del corpo di una donna che secondo qualcuno rappresenta tutte le donne, e l’uso di un corpo altrui senza il suo permesso (una violenza). Ma non si parla mai dell’uso illegittimo che le donne fanno del loro corpo in politica. Ma il vero uso del corpo delle donne è quello che le donne fanno sul proprio. Posare nude in calendari che distribuiti nell’intera nazione creano la notorietà della modella non è un merito utile per diventare ministro delle pari opportunità. Sull’istruzione, la signora Carfagna è laureata in giurisprudenza, ma non basta una laurea in giurisprudenza per diventare ministro delle pari opportunità, oppure tutti i laureati in giurisprudenza che vogliono diventarlo ci riuscirebbero. Quindi il discorso non verte sulla sua istruzione, bensì sul suo uso del corpo per fare carriera, ovvero quel qualcosa che manca anche a chi è laureato.
Fu in seguito a all’episodio, nel quale Berlusconi disse in pubblico che se non fosse già stato sposato con Veronica Lario, avrebbe sposato la soubrette, Mara Carfagna, che il 31 gennaio 2007 la signora Berlusconi scrisse una lettera a Repubblica, nella quale pretese pubblicamente le scuse dal marito. In una successiva mail del 28 aprile 2009, la signora criticò come “ciarpame senza pudore” le candidature delle veline in politica, e pochi giorni dopo chiese la separazione da Berlusconi.
Nel frattempo, nel 2006 la velina Carfagna era stata eletta deputato, e nel 2008 divenne ministro per le pari opportunità. Una indecenza, per un’arrivista che era apparsa nuda sulla copertina di una rivista nel 2001, e su un intero calendario nel 2005, e per questo era arrivata ad avere notorietà.
Nei tre anni e mezzo in cui rimase in carica, il ministro si distinse per una relazione extraconiugale durata due anni e mezzo con il deputato finiano Italo Bocchino, rivelata pubblicamente nel 2011 dalla moglie di questo.
L’ex ministra, ma tuttora deputata, è stata insultata al supermercato da due persone. Il ministro dell’Interno, suo collega di partito, dà la colpa dell’episodio ai “cattivi maestri”: tra i quali, probabilmente, vanno annoverati tutti coloro che non dimenticano, e continuano a ricordarlo a chi l’ha dimenticato, come e perché la signora Carfagna sia entrata in politica e abbia fatto carriera. La presidente della Camera ha espresso solidarietà alla collega di seggio in una “lunga e affettuosa telefonata”: evidentemente, lo spirito di casta ha sempre il sopravvento sulla decenza. Anche se l’ingiuria è sempre un reato, si devono trovare modi legittimi per denunciare e condannare certi comportamenti.Il passaggio dalla camera da letto, coniugale o extraconiugale, al potere è una prassi ben praticata. Per fare degli esempi, reggenti cinesi, prima fra tutte la famigerata Wu Xi. O si può ricordare quante donne sono arrivate alla presidenza perché mogli di presidenti morti o uccisi: Corazon Aquino nelle Filippine, Isabelita Peron prima, e la Kirchner ora, in Argentina, indipendentemente dal loro valore.
La “democrazia” essendo influenzata dal mercato e dalla pubblicità è strutturata in maniera tale da permettere che persone serie e preparate,  abbiano dovuto perdere elezioni contro chi non era affatto preparato, solo perché questi ultimi “bucano lo schermo”.

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