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“TROYA” la canzone antitradimento interpretata come maschilista (intervista all’autrice)

Giorni fa mi sono imbattuto in una canzone chiamata “troya”.


Una parte del testo della canzone:

– Piacere di conoscerti sono la fidanzata di quello con cui prima ti sei imballata (si troietta) sono estasiata, dalla tua parata, sei così educata che quasi mi hai imbrogliata. quelle come te, i sorrisetti ammiccanti, le mangio a colazione coi cereali più croccanti. è chiaro hai bisogno di qualcuno da scoparti, ma il mondo è pieno di cazzi vacanti. e tu col mio cazzo sicuro non ci canti.[…]mi fai tenerezza nella tua piccola piccolezza. Puttana, lucciola, mignotta, bagascia, vacca, baldracca, passeggiatrice, cagna, meretrice, zoccola, donnaccia, ma il migliore che so è troia con la y. –

Così, poiché ho scritto un post riferito al termine troia e all’accusa di maschilismo, mi sono informato e alla fine ho intervistato l’autrice della canzone.

La rapper Juggy ha scritto una canzone che dimostra come il termine “troia” sia utilizzato, in modo serio, dalle donne sulle altre donne per scopi personali, ovvero per riuscire a stimolare processi psicologici nella donna insultata che porti a ottenere una sua inibizione utile al proprio benessere, e non per rendere onore alla superiorità maschile di maschilisti, come pensano in molti/e, e che quindi certe parole non sono proprietà esclusiva del patriarcato, come certe persone affermano. Per quanto riguarda il possesso, esso è trasversale, colpisce tutte le persone che non sono capaci di accettare la mancanza di controllo che hanno sugli altri. Spesso le persone fragili, (nevrotiche infantili) oppure le persone che sono cresciute con l’idea che l’amore produca automaticamente uno stile di vita chiamato fidanzamento che non prevede autodeterminazione ma costruzione continua di un’idea attraverso la rimozione degli ostacoli, comprese persone, nel caso specifico di stimoli che impediscano la monogamia.

Di seguito l’intervista:

Ciao Juggy, questa è una intervista insolita, ovvero non vuole essere celebrativa né pubblicitaria. Ti ho conosciuta attraverso la canzone “Troya” ma non m’interessa giudicare la tua canzone a livello musicale, ma la scelta del testo, e forse anche il tipo di linguaggio con il genere del rap.
Devo quindi farti una premessa prima di cominciare a chiederti qualcosa.

Come ti ho già detto in chat, io non approvo il messaggio della tua canzone, da un punto di vista etico. Il motivo è che in generale la parola troia, come tutte le altre parole riferite alla sessualità che possono essere dette agli uomini, come “porco”, non sono parole che io trovo giuste per un mondo fatto di empatia, civiltà e non violenza.
E in particolare, nel modo in cui la usi tu (poiché esistono molti usi della parola) riferita al tradimento, o meglio a chi aumenta la possibilità di tradimento provandoci con ragazzi/e fidanzati/e, trovo inutile agire così, e più utile agire in un altro modo. Premettendo che a chiunque capiti che un/a ragazzo/a ci provi con il/la ragazzo/a con cui si è fidanzati in modo monogamico (esistono anche altri tipi di fidanzamento) potrà soffrire.

La fedeltà sessuale, nel fidanzamento o nel matrimonio, è una scelta perché nessuno obbliga con minacce di morte una donna o un uomo a frequentare un altro uomo o donna ed essergli fedele sessualmente. E se per qualcuno/a è bella la fedeltà sessuale è giustissimo che la persegua. Ma gli stati emotivi e il contesto in cui si vive cambiano. E quindi, essendo la fedeltà una scelta, nel momento in cui ci si accorge che non fa più per sé, si può cambiare questa scelta, come appunto si può divorziare. L’atto sessuale fatto con un’altra persona mentre si ha un relazione monogamica nasce da una inattesa emozione alla cui soddisfazione non si vuole rinunciare. Dopo quest’atto, oppure poco prima di scegliere di seguire le proprie emozioni e si può comunicarlo al partner oppure ingannarlo. Ciò che al massimo una persona vorrebbe è che prima di fare sesso si tronchi la relazione che già si ha. Il problema è che molti/e non vorrebbero troncare le loro relazioni per fare sesso con altri/e, e quindi scelgono la via dell’occhio non vede cuore non duole, che in effetti funziona, poiché il dolore è cognitivo e non fisico. Ma dura solo fino a quando non si viene scoperti.

Una persona può soffrire sia per la consumazione dell’atto sessuale sia per l’inganno o anche per la rottura della relazione al fine di fare sesso con un’altra persona.
Ma nel caso della fedeltà sessuale, la propria sofferenza non implica che l’altro abbia il dovere di mantenere un progetto fatto all’inizio della relazione se esso va contro i suoi nuovi bisogni. Anzi, è proprio questo concetto di dovere, e quindi di dovere disatteso che porta al concetto di punizione, e quindi di aggressioni verbali e simboliche (come lo sputo in faccia) a violenze fisiche fino all’omicidio. Non a caso la maggior parte delle notizie di aggressioni e uccisioni avviene nelle relazioni sentimentali con ex donne e uomini. In discoteca, spesso i maschi usano direttamente bottiglie e cinte per allontanare gli altri uomini dal provarci con le donne con le quali hanno una relazione (e loro stanno a guardare senza dire niente). Alcuni finiscono in ospedale con dei punti, altri muoiono. Le femmine si tirano e strappano i capelli oltre a darsi pugni.

Quindi se chi desidera una rapporto monogamico fa diventare la scelta reciproca una norma è naturale che ne segua non solo sofferenza quando le cose non vanno come ci si aspettava, ma anche rabbia. Infatti, in genere non ci si limita a dire di essere dispiaciuti perché le cose sono andate in modo diverso da come le si desiderava, ma aggiungono vari gradi di reazioni aggressive. Urla, insulti. Lancio di oggetti. Persecuzioni. Diffamazioni. Fino all’omicidio.
Per questo è sbagliato fomentare le persone a insultare (che è sempre reato di ingiuria al contrario del tradimento) dicendo che “chi tradisce si merita di essere chiamata/o in tutti i modi possibili dalla persona che ha ferito”. Sarebbe più giusto per il tradito riflettere, o per chi aiuta il tradito a superare la vicenda far riflettere sul livello di intensità di sicurezza che ripongono nelle promesse e nel loro impegno nel mantenerle.

Il fatto che si progetti un matrimonio monogamico non obbliga nessuno a portarlo avanti se le esigenze cambiano. esiste infatti il divorzio perché appunto ognuno ha il diritto a modificare comportamento se non lo soddisfa più. E nessun dispiacere e nessun pianto possono obbligare qualcuno a dare all’altro ciò che desidera. Inoltre, l’insultare qualcuno è un gesto inutile perché non modifica il passato, e non fa ottenere vantaggi nel presente, e in più non tollerare il tradimento reagendo con la rottura della relazione significa che si da più importanza alla monogamia che alla relazione, e che quindi probabilmente non è così importante continuare la relazione, e dunque non è neanche necessario agitarsi tanto per la sua perdita.

Ecco le mie domande:

Ney: Ho trovato la tua canzone in pagine femministe su Facebook, condivisa da ragazze che scrivono “la sto odiando” o comunque disprezzo. Che cosa ne pensi delle ragazze/donne che dichiarandosi femministe e lottando per i diritti delle donne ti additano per questa canzone, e ti accusano di essere maschilista?

Juggy: Partiamo dal presupposto che questa è una canzone che ho scritto ormai più di sei anni fa, quando ero praticamente una ragazzina in quanto non avevo nemmeno 20 anni.
E’ una canzone caratterizzata da una forte ironia e penso si percepisca dal testo che volutamente tende ad “enfatizzare” delle situazioni. La canzone non è riferita ad una troya in particolare, ma bensì a diverse persone incontrate nella mia vita che in qualche modo mi hanno creato dei disagi o problemi o che semplicemente mi stanno antipatiche: da quella che ci prova con il mio ragazzo (non ho mai parlato di tradimento o corna da parte del mio ragazzo nella canzone in questione!), dalla finta amica che ti sfrutta per un passaggio in discoteca, dalla professoressa che, pur sapendo che hai l’ultimo esame per laurearti, ti boccia, dalla scarsa che crede di fare rap ed invece è inascoltabile.
E’ una canzone volutamente forte, perché il mio obbiettivo era quello di stupire, di non passare inosservata, di fare anche, perché no, sorridere gli ascoltatori!
E’ una canzone contro donne stronze è vero ma questo non fa di me una maschilista. Cosa c’entra? Se avessi fatto una canzone contro gli uomini avrei dimostrato invece di essere femminista, secondo i ragionamenti delle femministe?
In quel momento ero incazzata, furiosa, ispirata e, come in tutti i momenti in cui mi sento così, mi sono sfogata scrivendo: penso sia molto meglio di alzare le mani o insultare, io nei miei pezzi fortunatamente posso dire ciò che voglio e togliere da me stessa un po’ di quella rabbia accumulata.
Chi sono io al di fuori? Una ragazza come tante, che ha fatto un sacco di altre canzoni oltre troya, che cerca di non farsi mettere i piedi in testa da nessuno (né da uomini né da donne), che crede nel potere delle donne (e penso si percepisca da ogni cosa che dico/scrivo/faccio), che si fa un mazzo così per raggiungere i propri sogni.
Sono anche parte di un collettivo FLY GIRLS tutto al femminile che è nato dall’idea della rapper Vaitea di dare più spazio alle donne nel rap (e non solo) e che poi si è esteso anche al rap maschile. Abbiamo sempre creduto molto nel potenziale delle donne, così come in quello degli uomini. Anzi non capisco proprio che bisogno ci sia di distinguerli quando è palese che uomini e donne siano uguali.
Alle femministe che mi criticano consiglio di condividere altri video e diffondere altri messaggi se mi odiano così tanto, anche se mi fa piacere che si parli di me. E di ascoltarsi RESTO CON ME, pezzo che ho fatto con una meravigliosa cantante di nome Michi. Sono egocentrica, come tutti i rapper

Ney: Pensi che esistano altri modi, magari migliori, per gestire il pericolo di tradimento?

Juggy: Ribadisco che che la canzone non parla di tradimento.
Penso che il tradimento non possa essere gestito, quando avviene si può decidere se perdonarlo, rivelarlo, accettarlo.
Sicuramente se il mio uomo mi tradisse non andrei mai dall’”amante” a chiedere conto e ragione ma sempre e solo da lui. L’amante non ha nessuna colpa perché è il fidanzato o la fidanzata in questione che si deve spiegare con il partner. Non credo nella violenza, non è nella mia indole. Credo nel dialogo e nel confronto: l’unico modo intelligente di risolvere i problemi.


Ney: Io credo che l’uso del termine “troia” non sia automaticamente un uso maschilista, ma che dipenda dalle intenzioni di chi usa tale parola. E che quindi vada considerato il contesto per comprendere di quale uso si sta parlando. Al contrario molte persone, comprese quelle delle pagine femministe nelle quali ho trovato la tua canzone, credono esista un unico uso della parola, e che questo uso sia sempre e comunque maschilista, e che anche se la persona che utilizza tale parola affermasse di non essere maschilista sarebbe una maschilista inconsapevole, tu cosa ne pensi?

Juggy: Penso che tutta questa questione tenda ad ampliare il problema. Un problema che di fatto non esiste. Uomini e donne sono uguali. Io troya lo uso anche per dire stronza, per un uomo puoi dire puttaniere o stronzo. Che differenza c’è?
Io che non mi sono mai posta il problema della differenza uomo e donna perché è lampante che siano sullo stesso piano, beh non riesco a farmene un problema.

Ney: Tu dici che la parola troia la usi anche come sinonimo di stronza, e che questo uso non fa di te una maschilista. Questo è un uso della parola molto diffuso. Il problema che vedono in questo molte femministe sta nel fatto che assumono ci sia disparità negli insulti tra uomo e donna. Ovvero che troia è una parola declinabile solo al femminile e non al maschile con “troio” e che quando le persone devono dire stronzo a un uomo non utilizzano termini diversi da “stronzo”, termini che letteralmente avrebbero riferimenti sessuali come “troia”, e spiegano questo processo col fatto che la sessualità delle donne è normata dal patriarcato mentre quella degli uomini è libera osannata e agevolata. Ma io non credo sia verso, e ho scritto anche un post su questo. Prima di tutto perché “sfigato” lo sento dire tante volte, e poi perché esistono tantissimi altri insulti al maschile riguardanti la sessualità, e perché il fatto che esistano termini solo al femminile può essere spiegato in molti altri modi rispetto al patriarcato e inoltre, chi utilizza oggi termini nati in epoche passate non vuole automaticamente comunicare significati che magari avevano in origine. E quindi, anche nel caso qualche femminista non creda che tu sia maschilista, ti accuserebbe comunque di perpetuare il maschilismo attraverso parole e significati che si suppone siano state coniate da esso. Pensi perpetuare e assecondare il maschilismo (magari non essendo maschilista) è quello che hai fatto con quella canzone?

Juggy: L’insulto mezza sega è un insulto tipicamente rivolto agli uomini. Quindi se faccio una canzone in cui insulto un uomo dandogli della mezza sega sarei femminista? Ma per favore!


Ney: Il turpiloquio, il linguaggio forte, è necessario nel rap? Non rischia di aumentara stili di comunicazione violenti che già esistono?

Juggy: Non è necessario. Sai tempo fa parlando su msn con questa mia amica, lei ha iniziato a scrivere il termine troya con la Y ed a me è venuto in mente la possibilità di fare un ritornello di una canzone in cui elencavo tutti i nomi per dire troya che terminasse dicendo che il migliore era comunque troya con la Y. La canzone è nata per farsi due risate!!! Basta coi finti moralismi!
Penso che se una persona è violenta lo è comunque, non lo diventa certo dopo aver ascoltato una canzone! Sono altri i problemi della vita!
Il rap nasce come sottocultura e musica di protesta quindi è probabile sia più colorita rispetto ad altri generi ma non è necessario ci siano parolacce nel rap.
Detto questo, tra tutte le canzoni bellissime, profonde ed intense che ho fatto, nessuno si è mai interessato tanto ad una mia canzone come è successo per Troya. Quindi a questo punto, se ci pensiamo su: i pezzi intelligenti non vanno, quelli più leggeri vanno ma sono criticati. Io non posso farci niente di fatto. Sono le persone che lo hanno condiviso e ne hanno parlato con amici e conoscenti ad aver reso la canzone troya “famosa”. Non è dipeso da me.
Io semplicemente non volevo passare inosservata e penso di esserci riuscita.

Quindi, che ne pensi di Fabri Fibra cacciato dal concerto del 1°maggio, al quale avrebbe dovuto partecipare, a causa delle proteste femministe sui suoi testi accusati di essere misogini?

Non so precisamente cosa sia accaduto perché non ho seguito bene le notizie ma in sostanza penso che sia stato un avvenimento che ha fatto ancora più parlare di lui, molto più di quanto avrebbero fatto parlare le sue canzoni quindi se si voleva ottenere un risultato, si è ottenuto l’esatto opposto.
A questo punto bisognerebbe eliminare dalla tv anche i reality di MTV, Grande Fratello, e chissà quanti film perché danno un cattivo esempio. L’arte descrive una realtà, una possibilità di come lo cose possano andare. Sta alla persona fare le proprie valutazioni
Ascoltare ed apprezzare una canzone piuttosto che un’altra poi magari per il concerto del primo maggio non avrebbe cantato canzoni contro le donne.

Troya è solo uno dei miei tanti pezzi. Solo una delle mie mille sfaccettature. Non fermatevi in superficie, andate a fondo nelle cose:) un saluto a tutti anche a chi mi odia!

 

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